L’ Incontro anticipa le azioni e proteste che si terranno questa settimana a Buenos Aires e a Mendoza in Argentina
I gruppi chiedono che Papa Francesco visiti il suo paese d’origine e risolva la crescente crisi di abusi da parte del clero in Argentina, e promuova la “vera” Tolleranza Zero dichiarata.
I gruppi concordano che il Concordato pontificio con l’Argentina deve essere modificato per quel che riguarda i casi di crimini sessuali su minori.
29 APRILE, ROMA, ITALIA – Francesco Zanardi e Simone Padovani, rappresentanti di Ending Clergy Abuse (ECA), una rete globale di vittime di abusi da parte del clero, attivisti e organizzazioni, si incontrano lunedì mattina con l’ambasciatore argentino presso la Santa Sede, Rogelio Francisco Emilio Pfirter. L’incontro si svolge a Roma. Si svolge in anticipo di una settimana rispetto alle azioni e proteste che si svolgeranno in Argentina con lo scopo di invitare Papa Francesco a visitare il suo paese d’origine e affrontare la crescente crisi di abusi sessuali. I sopravvissuti vogliono che il Papa promuova la “vera tolleranza zero” in Argentina per gli abusi sessuali da parte dei sacerdoti e l’insabbiamento dei vescovi.
I vescovi argentini, che saranno a Roma nelle prossime tre settimane di incontro con il Papa, hanno anche chiesto che Francesco vada in Argentina. Papa Francesco non è mai tornato in patria durante i sei anni del suo pontificato.
I rappresentanti della Corte che parteciperanno all’incontro saranno guidati da Francesco Zanardi, presidente della più antica e più grande organizzazione italiana di sopravvissuti, Rete L’ABUSO, e da Simone Padovani. Consegneranno una lettera da parte della rete globale invitando l’Ambasciatore Pfifter a:
– Guidare immediatamente i vescovi e i superiori religiosi argentini per attuare la vera tolleranza zero nelle politiche e nelle pratiche;
– Avviare indagini su vescovi argentini in attività che hanno protetto i preti predatori;
– Modificare il Concordato del 1966 tra la Santa Sede e l’Argentina in modo che i vescovi non possano più invocarlo per non divulgare informazioni sui reati sessuali su minori da parte da parte delle autorità civili.
La lettera è co-firmata da un eminente leader dei sopravvissuti in Argentina, Julieta Anazco (Iglesia sin Abuso)
CONTATTI:
Peter Isely, membro fondatore della ECA
Email: peterisely@gmail.com
Tel: +1414.429.7259
Tim Law, Presidente ECA USA / ECA Board Member
Email: timalaw@aol.com
Tel: +1206.412.0165
Julieta Anazco, fondatrice di Iglesia sin Abuso
Email: almadediamante1972@hotmail.com
Tel: +54 9 221 6743793 (Argentina)
Francesco Zanardi, membro fondatore della ECA
Email: portavoce@retelabuso.org
Tel: +39 3927030000 (Italia)
Simone Padovani, membro fondatore della ECA
Email: simon.padovani@gmail.com
Tel: +39 3921454211 (Italia)
Fratel Nicola come fratel Eliseo. E lo scandalo si allarga
La ricostruzione
di Laura Tedesco
VERONA – «Da casita de Dios a casa degli orrori», uno scandalo che si allarga e si ripete. Da Verona all’Argentina. Don Nicola Corradi colpito da un primo mandato d’arresto a fine 2016 e adesso anche da un secondo, don Eliseo Pirmati raggiunto da un ordine di carcerazione internazionale, con annessa richiesta di estradizione, tre notti fa, tra martedì e mercoledì. Indagati nell’ambito di due inchieste-fotocopia condotte dalle procure sudamericane di Mendoza e La Plata, don Nicola e don Eliseo devono difendersi dagli stessi, pesantissimi, reati: atti e abusi sessuali su minore, stupro, corruzione di minore.
Due sacerdoti legati a doppio filo dalle origini (sono entrambi veronesi), dall’età (ultraottantenne), dall’appartenenza allo stesso istituto religioso (quello del Provolo, che ospita bambini e ragazzi sordomuti e ha la sede madre a Verona). Ma, soprattutto, due religiosi accomunati da un destino giudiziario che, oggi in Argentina come una decina d’anni fa a Verona, sembra sfociare per entrambi negli stessi esiti.
Due «sentenze» contrapposte, quelle a cui sono giunte le indagini in Italia e in Sudamerica: un nulla di fatto in terra scaligera (dove i fatti risultavano «non più perseguibili penalmente» per l’eccessivo tempo trascorso tra i presunti abusi e le denunce delle vittime), e invece il pugno di ferro in atto oltreoceano. Rimasti invischiati nello scandalo delle presunte violenze commesse ai danni di allievi sordomuti nella sede madre del Provolo, a Verona, alla fine don Nicola e don Eliseo vennero infatti scagionati entrambi grazie alla prescrizione dalla magistratura scaligera.
Tutto ciò mentre, per don Corradi e don Pirmati, i vertici dell’Istituto decidevano di inviarli in «missione» in Argentina. Ed è lì che, stando ai pm d’oltreoceano, i due sacerdoti veronesi ci sarebbero «ricascati», perpetrando ulteriori violenze su giovani sordomuti, spesso minorenni, iscritti alle succursali del Provolo nelle città di Lujàn (Mendoza) e La Plata. Prima di essere assegnato nel 1996 a Mendoza, dove un documento della sede di Verona nel 2001 lo qualifica come vice direttore e primo consigliere, don Corradi aveva insegnato all’Istituto Provolo di La Plata, Buenos Aires.
E anche in quella città, dopo l’arresto di don Nicola a fine 2016 per le presunte violenze di cui si sarebbe macchiato a Lujàn, sono cominciate ad arrivare a suo carico denunce di abusi risalenti agli anni ‘90 e sfociate,adesso, nella seconda richiesta di arresto contro il religioso veronese, tuttora ai domiciliari a Mendoza per ragioni di salute in attesa del processo.
Secondo la stampa argentina, don Corradi e don Pirmati sarebbero stati «trasferiti dai superiori religiosi in Sudamerica per coprire gli abusi commessi in Italia». Gianni Bisoli è uno dei 67 ex studenti della sede veronese del Provolo che nel 2009 denunciarono «le violenze perpetrate nei nostri confronti» da alcuni dei sacerdoti che operavano all’interno dell’istituto per sordomuti delle fine degli anni ‘50 fino al 1984: tra le righe degli esposti che non si è mai stancato di inviare «per chiedere giustizia», Bisoli ha più volte accusato di abusi sia don Corradi che don Pirmati. «Le violenze sono state perpetrate dai due religiosi sia al Provolo di Verona che a Villa Cervi (San Zeno di Montagna), per questo sono stati entrambi citati nella lettera che abbiamo inviato al Papa il 20 ottobre 2014 – ha rivelato ieri l’avvocato Marco Lodi Rizzini, referente dell’associazione sordi Provolo onlus -. Fratel Pirmati è stato poi stato trasferito in Argentina, a La Plata, ma ogni anno tornava per un mese o 2 al Provolo di Verona durante le vacanze estive».
Ora don Eliseo si troverebbe per ragioni di età e di salute in una casa di cura a Verona: «Uno studente abusato, dopo una vita tormentata e piena di dubbi e lancinanti ricordi, si è suicidato» accusa Lodi Rizzini. E il «buco nero» si allarga. Sempre di più.
Pedofilia sui sordomuti in Sudamerica: nuovo ordine di cattura per don Corradi, ai domiciliari dal 2016
VERONA – E gli arresti salgono a tre. «Gli abusi esistevano, abbiamo le prove»: poche parole, quelle usate ieri in Argentina dal giudice di sorveglianza di La Plata Jorge Moya Panisello e dal pubblico ministero Cecilia Corfield, per annunciare due nuovi ordini di carcerazione per le presunte violenze commesse su bambini e ragazzi che frequentavano la succursale sudamericana di La Plata dell’Istituto per sordomuti Provolo (la cui casa madre è a Verona).
E così, dopo il mandato di cattura internazionale con annessa richiesta di estradizione scattato la notte tra martedì e mercoledì a carico del religioso veronese ultraottantenne don Eliseo Pirmati (ospitato al momento in una casa di cura a Verona per ragioni di salute), da oltreoceano è rimbalzata ieri la notizia di altre due richieste di arresto per le presunte violenze avvenute al Provolo di La Plata.
Una riguarda proprio quel don Nicola Corradi, anch’egli veronese, già sottoposto agli arresti domiciliari a Mendoza da fine 2016 nell’ambito di un’inchiesta fotocopia per i presunti abusi avvenuti anche nella succursale del Provolo a Lujàn (vicino Mendoza): lasciata la sede madre di Verona (dov’era a suo tempo stato coinvolto in un’indagine sfociata nella prescrizione), i vertici dell’Istituto lo avevano infatti mandato in missione prima a La Plata (dove ha operato anche don Eliseo per poi far di recente rientro in terra scaligera) e poi a Mendoza, dove don Nicola è ora atteso dall’inizio del processo. Insieme ai due preti veronesi, a La Plata è stato chiesto l’arresto anche per un impiegato laico che si sarebbe macchiato degli stessi abusi.
Al Provolo di La Plata, secondo gli inquirenti, le violenze sui giovanissimi sordomuti si verificavano «quasi sempre di sabato» e Corradi, si legge nelle carte dell’accusa,«è stata la più alta autorità dell’Istituto da 1970 al 1997 ed è accusato di abusi sessuali aggravati dall’essere prete»: otto, al momento, gli episodi che gli contesta la procura di La Plata, mentre l’impiegato laico risponde di «abusi sessuali aggravati dal suo status di tutore o educatore, cinque violenze sessuali e corruzione di minori».
Quanto a don Pirmati, infine, è sospettato di «almeno tre episodi di abusi sessuali aggravati dalla sua condizione di sacerdote, atti osceni e corruzione di minori, aggravata dal fatto che le vittime hanno meno di 13 anni».
Azioni pubbliche e proteste da tenersi a Buenos Aires e Mendoza.
I sopravvissuti e gli attivisti inviteranno Papa Francesco a “tornare a casa” e ad applicare “tolleranza zero” per gli abusi.
L’Argentina, dicono i gruppi, è “ground zero” per la promessa del Papa di “una battaglia a tutto campo” contro gli abusi e le insabbiamenti.
(Vedi sotto per il programma completo degli eventi pubblici e dei media)
Buenos Aires, 24 aprile 2019 – Due mesi dopo lo storico summit papale che promette la fine degli abusi e delle coperture del clero in tutto il mondo, due gruppi globali che combattono per la responsabilità nella chiesa cattolica si uniranno alle vittime in Argentina per chiedere a Papa Francesco di tornare nel suo paese d’origine e mettere in atto ciò che dicono “vera tolleranza zero”.
ECA è una rete internazionale di eminenti sopravvissuti e attivisti provenienti da 5 continenti e 29 paesi. L’ECA ha guidato le proteste dei sopravvissuti globali a Roma durante il vertice di febbraio sull’abuso sessuale del clero del Papa e ha incontrato alti funzionari vaticani.
Bishop-Accountability.org, è la principale organizzazione di ricerca globale che segue i casi di abuso in tutto il mondo, incluso in Argentina, e ha sede negli Stati Uniti
La chiamata arriva come cardinale Mario Poli, vescovo Óscar Ojea, e gli altri vescovi argentini si riuniscono a Roma per incontrare papa Francesco. I vescovi hanno detto che chiederanno al Papa di tornare in Argentina, dove è stato arcivescovo, provinciale dei gesuiti e leader della conferenza episcopale. Sia Papa Giovanni Paolo II che Papa Benedetto XVI hanno visitato presto i loro paesi d’origine e spesso nei loro pontificati. Nessun papa ha visitato l’Argentina dal 1987.
I due gruppi globali si uniranno alle vittime, agli attivisti e ai gruppi argentini in tre eventi a Buenos Aires e Mendoza tra il 2 e il 6 maggio. I leader dei gruppi:
– Evidenziare ciò che dicono è il “ruolo chiave” dell’Argentina nel risolvere la crisi di abusi globali nella chiesa cattolica
– Presenta il curriculum di Papa Francesco sulla gestione dei casi di abuso in Argentina
– Identificare i vescovi argentini che dovrebbero essere indagati per non aver protetto i bambini
– Annunciare le misure urgenti che Francesco e i vescovi devono adottare per raggiungere la vera tolleranza zero e perché richieda a Francesco di tornare nel suo paese d’origine.
PROGRAMMA COMPLETO DI EVENTI NEWS PRENDENDO ABUSO CLERGY (ECA), BISHOPACCOUNTABILITY.ORG E GRUPPI DI SOPRAVVIVENZA ARGENTINA
Chi: i leader di BishopAccountability.org e Ending Clergy Abuse Abuse (ECA), insieme alle vittime argentine di abusi sessuali
Dove: Fuori da Condarco 581, Flores, Buenos Aires (Hogar Sacerdotal de Bs As Mons. Mariano A. Espinosa)
10:00 Domenica mattina, 5 maggio: Vigilia diurna dei sopravvissuti argentini sui gradini della Cattedrale Metropolitana di Buenos Aires
Chi: 15-20 vittime argentine, insieme a leader di ECA e BishopAccountability.org
Dove: San Martín 27, C1004 CABA, Argentina
13:00 – 16:00 Domenica pomeriggio, 5 maggio: Survivor Forum on Sex Abuse
Chi: sopravvissuti argentini e attivisti sopravvissuti lanciano una nuova ONG argentina e discutono questioni e strategie per rendere giustizia alle vittime di abusi sessuali nella chiesa e nello stato argentino.
Dove: En un Auditorio Eva Perón de la Asociación Trabajadores del Estado , Carlos Calvo 1375
12:00 Lunedì 6 maggio: Dimostrazione e marzo a Mendoza con i sopravvissuti del Próvolo disabili udenti
Chi: i leader di BishopAccountability.org e Ending Clergy Abuse (ECA), insieme alle vittime di disabilità uditive che hanno subito abusi all’Istituto del Próvolo per i non udenti a Lujan de Cuyo
Dove: L’ evento inizia ad Arzobispado de Mendoza, San Juan, M5500 Mendoza. A seguito di brevi osservazioni di sopravvissuti e attivisti, i gruppi marciano verso il Poder Judicial de Mendoza, Patricias Mendocinas 441, Mendoza
CONTATTO
DA BISHOPACCOUNTABILITY.ORG: Anne Barrett Doyle, condirettore barrett.doyle@comcast.net US mobile e WhatsApp: 001 781 439 5208
DALLA CCE ( ABUSIONE DEGLI ABUSI CLERGY ) Peter Isely peterisely@gmail.com, contactus@ecaglobal.org +14144297259 (disponibile GMT)
L’indagine sui presunti casi di pedofilia avvenuti nell’Istituto Provolo in Argentina si allarga e tocca ancora una volta la provincia di Verona. La Procura di La Plata ha emanato un ordine di carcerazione internazionale per don Eliseo José Primati, 83enne attualmente ricoverano a Verona per motivi di salute. Insieme a don Eliseo José Primati, la Procura ha accusato anche il veronese don Nicola Corradi, il quale si trova agli arresti domiciliari nella città argentina di Mendoza, già accusato di stupro, abusi sessuali e corruzione di minori ai danni di alunni sordomuti dell’istituto Provolo di Lujan de Cuyo.
Queste nuove accuse si riferiscono ad altri presunti abusi che, secondo gli investigatori, si sarebbero verificati tra il 1982 e il 2002 all’istituto Provolo di La Plata, vicino a Buenos Aires, come riportato dai quotidiani argentini come il Clarìn. Per don Corradi si tratta di nuovi addebiti, rispetto a quelli di cui già deve rispondere nella provincia di Mendoza, mentre è la prima volta che la magistratura coinvolge anche don Primati in questa grande indagine e per l’83enne chiederà pure l’estradizione.
La Procura argentina ha raccolto le testimonianze degli studenti sordomuti che erano mandati al Provolo o che venivano accolti perché orfani. E le accuse sono aggravate proprio dal fatto che le vittime, oltre ad essere minorenni, avevano anche delle disabilità che non permettevano loro di difendersi dagli abusi che vengono contestati ai religiosi che operavano all’interno degli istituti.
Lo scandalo si allarga: accuse di abusi e stupro a un anziano sacerdote ora in Veneto
VERONA«Obbligati a subire anni di violenze e sopraffazioni». Bambini e ragazzi sordomuti «costretti a sopportare abusi e vessazioni senza potersi opporre né difendere». A distanza di due anni e mezzo dall’arresto del sacerdote veronese Nicola Corradi (tuttora ristretto ai domiciliari a Mendoza in attesa del processo), in Argentina lo scandalo per le presunte violenze commesse nelle succursali sudamericane dell’Istituto Provolo per sordomuti (la cui sede è a Verona) si estende a un secondo religioso. Nelle scorse ore, infatti, dalla procura di La Plata è scattato un ordine di carcerazione internazionale per don Eliseo Josè Primati. Quest’ultimo, al momento, si troverebbe in una casa di cura della provincia di Verona e, in comune con don Corradi, ha l’età (entrambi 83enni) e soprattutto le pesantissime accuse che gli contesta la magistratura d’oltreoceano: abusi e atti sessuali, stupro, corruzione di minori ai danni di alunni sordomuti dell’Istituto Provolo di La Plata, dove don Primati ha operato per anni prima di rientrare in tempi recenti nella casa madre del Provolo in terra scaligera. Adesso, invece, don Eliseo sarebbe ricoverato presso una struttura di cura veronese per motivi d’età e di salute: i gravissimi crimini di cui, secondo l’accusa, si sarebbe reso responsabile a La Plata, hanno comunque indotto la magistratura argentina a chiederne oltre all’arresto anche l’estradizione dall’Italia. Un caso che rischia di diventare internazionale.
La testimonianza
«Quel prete mi ha violentato. Per colpa di don Eliseo ho vissuto anni di abusi e vergogna, costretto per lungo tempo a sopportare senza poter reagire». Daniel Sgardelis ha 43 anni, è nato e vive a Tartagal, Salta, in Argentina. Ma la sua infanzia e l’adolescenza li ha trascorsi nella città sudamericana di La Plata,a studiare e vivere all’Antonio Provolo Institute. «La mia vita è stata rovinata da tutto questo, era come un buco nero. Ho sofferto troppo e mi sono quasi ucciso. State facendo giustizia per gli abusi commessi dai preti dell’Istituto Provolo sui ragazzi sordomuti nella sede di Lujan de Cuyo, a Mendoza (dove esercitava don Corradi, ndr), ma ora vogliamo la verità anche per i crimini avvenuti nella sede di La Plata. Conosco persone che si sono suicidate per tutto quello che è successo». Ed è stato così che, a partire dalle denunce di Sgardelis e di «decine di altri ex allievi», il procuratore di La Plata Cecilia Cordfield, specializzata in reati a sfondo sessuale, ha deciso di aprire in Argentina una seconda inchiesta sulle presunte violenze commesse ai danni di bambini e adolescenti sordomuti da personale religioso e civile delle sedi locali del Provolo. Erano quasi due anni che, nel riserbo più totale, gli inquirenti di La Plata indagavano, raccoglievano denunce e testimonianze, cercavano riscontri. Una seconda inchiesta che, negli ultimi giorni, è giunta alla svolta: il procuratore Corfield ha chiesto la carcerazione di don Primati e il «giudice delle garanzie» (l’equivalente argentino del nostro gip, giudice per le indagini preliminari) Silver Jorge Moya Panisello ha firmato l’ordine di arresto internazionale due notti fa, tra martedì e mercoledì. Stando alla procura di La Plata, al momento ammonterebbero a undici le vittime di abusi sessuali nella locale sede del Provolo che chiamano in causa don Eliseo. Violenze che, stando all’accusa, l’anziano religioso avrebbe commesso tra il 1982 e il 2002, prima di far ritorno in Italia.
L’associazione Rete L’Abuso
«Ci è voluto tempo, ma finalmente – reagisce Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete L’Abuso org – gli inquirenti argentini con questo mandato d’arresto per don Primati attestano la totale veridicità delle nostre denunce. Con un ampio dossier che raccoglieva numerose e documentate segnalazioni, puntavamo il dito proprio all’indirizzo di don Eliseo». E non è tutto: «Dal nostro pool di legali argentini, ci giunge notizia che – rivela Zanardi – questa nuova inchiesta di La Plata potrebbe estendersi ad altri soggetti e riservare ulteriori sviluppi. Finalmente le vittime, dopo anni e anni di porte sbattute in faccia, stanno ricevendo la giustizia che tanto invocavano». Altri colpi di scena all’orizzonte?
Geneva 7 February 2019; “The Committee is concerned about the numerous cases of children being sexually abused by religious personnel of the Catholic Church in the territory of the Member State and for the low number of criminal investigations and prosecutions by the Italian judiciary”.
di Francesco Zanardi – These are not our words but those of the United Nations High Commissioner for Human Rights, more precisely those contained in the recommendations of 7 February (point 21 of the report) that the Committee for the Rights of the Child disputes with Italy – in this case – against the Italian Justice, but continuing, in the same document, also against the Italian Government defaulting and conniving, to the detriment of Italian minors “sacrificed to the clergy” for mere diplomatic relationship, with a foreign state, leader in the world for pedophilia: the Vatican.
What I will tell you has been widely documented and confirmed also by two investigative journalists, Emanuela Provera and Federico Tulli, who have even made a book “Giustizia divina” (publisher-Chiarelettere)
It all starts in 2014, when, after four years of activity of the newly formed Associazione Rete LʻABUSO, the documents of the various criminal cases that the association was following throughout Italy starting to arrive.
I began to notice, in various precautionary measures of the various prosecutors of the Republic of our peninsula, that many priests under investigation and under house arrest, many of them ended up in five structures, scattered from north to south of Italy. Although I had noticed this, I didn’t get to anything specific.
But in November 2016, in the middle of the night and seized by euphoria, my colleague from the Verona association for deaf students who were abused in the Catholic Institute Antonio Provolo in Verona, called me. He told me that Don Nicola Corradi (a paedophile priest who fled Verona in 1970) was arrested in Mendoza (Argentina). With him three other people.
The colleague asks me for help, they have thirty years of papers of the alleged victims (a hundred deaf children, now adults, who have never obtained justice), of the 27 priests and lay brothers accused of abuses in the Provolo of Verona, an infinite correspondence between them and the diocese. But in that tide of documents produced, they didn’t know where to start.
The folder was actually huge and incomprehensible to me, I didn’t even know the facts well, nor the characters. I decided then to make the first selection, eliminating all the documentation relating to deceased priests, and other data at that time not detected or incomprehensible, which I later saw again in a clearer context.
It was during that selection that at a certain point I arrived at Don Giuseppe Pernigotti. My eye fell on him because the Provolo Institute is a Congregation of Pontifical Right and the congregations, in general, even when they transfer them, always keep the priests inside them. Don Pernigotti instead no. It was, in my opinion strangely, to Fabrica (VT). I thought that I had to go deeper.
I searched on the internet and “tombola”, at first sight, I discover that Don Pernigotti was the President of the FIAS (Italian Federation of Priest Assistance) and while surfing the site, I understood about the FIAS assistance structures. A blow came to me, they were the same structures that returned to me in the documents of the various Italian prosecutors, the same to which the suspected priests were entrusted to the domiciliation. (Data confirmed by the heads of the structures and contained in the book-inquiry Divine Justice)
I decide that the issue must be deepened, but I don’t know how: a similar investigation is very expensive, and Rete L’Abuso does not have the resources.
I spent a few weeks, crossing the data I acquired. They were all connected, but I didn’t understand, until an LA7 journalist, Luca Bertazzoni, calls me asking if I had any case. I take the ball by introducing Don Pernigotti as one of the accused by Provolo’s students. I told Bertazzoni that I found him at Fabrica, where, in the meantime, I had sent an associate of ours to verify that he was the same Pernigotti of the Provolo. Luca Bertazzoni did the service, here he is:
Link to the video:
It emerges that Don Giuseppe Pernigotti manages or, at least, is at the head of a structure that appears to be assisting priests, but favouring them with a series of professionals and solutions that help them avoid civil justice. In the follow up of my investigation I discover that the FIAS is present throughout Italy, the one managed by Pernigotti was only the headquarters, whose website disappeared immediately after the service of LA7.
Finally, in my mind, many circles had closed and what was previously smoky, now it was very clear, too much. But who was I going to tell him about? I also knew that it was Justice itself that entrusted those under suspicion or the condemned to those facilities.
However, thanks to that service by Bertazzoni, who had pretended to be a pedophile priest and to whom don Giuseppe Pernigotti gave a “pizzino” with the indications, names and phone numbers to which to turn, I made a more detailed check. In the “pizzino” indicated the Agape Community that I already knew, but going deeper I will discover something that worries me. The Community is based in Via Forte Bravetta 338 (in the map on the side is indicated by the purple square) and borders with the Department of Penitentiary Administration, the National Autonomous Police Union and a dislocated seat of the Ministries of Grace and Justice. Of course from there, to advance and argue that there was a “cover-up” network run by the church and tolerated by the Italian state, what I had was not enough.
While deepening all this, I had repeatedly compared myself with one of the two authors of the book, Federico Tulli, a person I have known since 2010, whom I esteem and trust and with whom I often compare myself as he is also very experienced in the subject, already author of two books: “Church and pedophilia” and “Church and pedophilia the Italian case”.
Federico and Emanuela had already begun to investigate since the beginning of 2015, launching a journalistic investigation that will last almost three years, visiting these structures in person, interviewing those who direct them and documenting them. During their investigation, the number of facilities rises to 18, today we have identified 21.
What are these structures and how do they provide the clergy with impunity from prison?
(as you will discover in the book “Giustizia Divina” not only to paedophile priests)
As also confirmed by Provera and Tulli, who were able to enter in those structures, they appear as normal pensioners, with bedrooms, common areas, TVs etc. There is no control of the police, as normally happens to those who are under house arrest. You can receive visits, or at least nothing prevents it.
You can enter and exit with extreme ease. A group of priests in 2016 have confirmed that: worried about the comings and goings of faces known to the judicial chronicles, they pointed out the Villa Sacro Cuore (PG) structure.
But the most sensational case, which once again confirms the criticality as well as the lightness of the “home detentions” enjoyed by the clergy, is the case of Don Ruggero Conti, definitively sentenced to 14 years on the charge of having abused 7 children between 10 and 12 years old. He never did a day in jail (health reasons), he too was entrusted to a facility (which we will later discover used to care for adolescents) from which, without difficulty, in September 2017 he escaped, with so much money at his disposal to afford a taxi from Rome to Milan.
These are just a few cases and they are by no means the reason why Rete L’Abuso is firmly convinced – at this point, as we shall see, until there is evidence to the contrary – that exists between the Italian State and the Church, a tacit agreement that guarantees to the clergy impunity from prison.
We provide some numbers and some other data
From how it emerges on our map, removed the priests still awaiting trial, we count in the last 15 years, in Italy, at least 143 sentences definitively, we ignore which is the real submerged.
The authors of the book “Divine Justice” took the trouble, not only to verify what I claimed about the structures but, having removed the juvenile and female prisons, they asked the other 191 Italian prison facilities, how many priests have in charge.
125 prisons replied; only five priests, one of whom was convicted of pedophilia.
And all the others, what happened to them?
The perception for public opinion is that justice takes its course and condemnations, while instead most often do not make a single day in prison, on the contrary, the anomaly at this point rises on those 4 plus the 5th paedophile, who had a similar difference in treatment compared to other colleagues.
But the “holy” privileges and “divine” immunities that the Italian State provides to the clergy, unfortunately, are not limited to this and the damage to society, on this turn, is even worse.
I speak of the c.d. anti-pedophilia certificate, from which, by courtesy of the legislator, the clergy is exempt. And it is here that the connivance between state and church really scrapes the bottom of the barrel because on the constitutional basis it is already anomalous that a category should be privileged with this exemption: privileging only the priests would have been really too conspicuous and so, our legislator, not has exempted the priests, but precisely the whole category to which they belong, volunteering. Paradoxically, the category has always been more at risk.
Thanks to this luminary choice of the legislator – which legally becomes a civil responsibility – today paedophiles, not just priests, know that the Italian state has reserved volunteering for them, as a fertile hunting ground.
One of our legal advisors, the lawyer Mario Caligiuri of the Court of Rome (holder of the dossier in question) explains, with regard to the canonical rite, that “In this way it is generated by another court, in advance of the celebration of the ordinary rite, an unreasonable imbalance in favour of the alleged abuser »
“Not only is the assistance of the defender of those who has denounced the abuse not admitted in the ecclesiastical justice hall, but above all the psychological support of technicians with proven experience legitimized to work because the victim, a person who has suffered one, is denied. emotional upheaval does not incur the creation of false memories. Until it fails to comply with the provisions for the care and support of victims of the Lanzarote Convention “.
“Thinking about counter-examination, the most disturbing figure emerges from the side of constitutional guarantees.
The defence of a priest, already accused of abuses by the Vatican, has the advantage of acquiring, before the possible Italian trial, the narrative re-enactment that the victim will give of the historical fact, the weak points on which to tread the hand, the peculiarities even character, its emotional reality ».
With this information, you have the chance to make it fall into contradiction. “It is no coincidence that the reciprocal study of the adversary is a given that lawyers treat a lot in the processes – confirms Caligiuri -. We are therefore in the presence of unequal treatment in favour of Catholic priests compared to any other Italian citizen ».
In 2012, Italy ratified this protocol for the protection of children against sexual exploitation and sexual abuse. Countries that are not members of the Council of Europe can also join, but the Vatican has never done so.
However, the canonical trials take place in the dioceses, on Italian soil, and this is, in fact, a violation by the church that, thanks to the complicity of the Italian institutions, which pretend not to see, finds not only the constitutional guarantees of citizens disregarded but also various international treaties and conventions to which Italy has adhered.
But there is more to support our accusations against the state. The complicit silence of the institutions
“An important excerpt from the movie Spotlight, at the end he cites those that in 2000, like today in Italy, were the centers that Rete L’Abuso and the book “Divine Justice”, we denounce today in Italy”. Richard Sipe, who worked in the treatment centers and who in this article we cite for his report, as part of the “Projections” on the phenomenon in Italy is already mentioned.
Among the most industrialized countries, Italy is the only one that has never considered – despite the impressive data emerging from other countries – the need to quantify the extent of the phenomenon.
The Irish colleague Mark Vincent Healy, an expert on statistics, based on the data emerged from the governmental inquiry commissions carried out all over the world has produced a projection of the Italian data, the extent of the abuses in Italy has the potential to be the greatest of any country.
And yet we did not lack the stimuli and requests to the Government to tackle the problem.
– On 27 September 2017, thanks to the Deputy Matteo Mantero, Rete L’Abuso manages to deposit in Italy the first parliamentary question addressed to PRESIDENCY OF THE COUNCIL OF MINISTERS, MINISTRY OF THE INTERIOR, MINISTRY OF JUSTICE, MINISTRY OF FOREIGN AFFAIRS AND COOPERATION INTERNATIONAL. To date, no answer, the question still lies on the website of the Chamber of Deputies.
–On 19 February 2018, through the lawyer Mario Caligiuri, the ABUSE Network sends a warning to the following institutions; PRESIDENCY OF THE REPUBLIC, PRESIDENCY OF THE COUNCIL OF MINISTERS, REGIONAL INFORMATION CENTER OF THE UNITED NATIONS – UN COMMITTEE FOR THE RIGHTS OF THE CHILD, PRESIDENCY OF THE 12TH SOCIAL AFFAIRS COMMISSION.
Also, in this case, there will be no response from the Italian institutions.
–On October 18, 2018, again the Lawyer Mario Caligiuri, on behalf of Rete L’Abuso, denounces the Government to the Judicial Authority, based on the non-response and the consequent serious non-fulfilment by the State against minor citizens, already known from previous communications.
A few days later, this file will also be archived. Although it contained news of a crime, the Public Prosecutor’s Office limited itself, in the reasons, to file for territorial incompetence.
The whole affair was reported by the Associazione Rete L ‘ABUSO, to the United Nations High Commissioner for Human Rights, among the documents of the 80th section held in Geneva on 22 and 23 January.
On 7 February 2019, the Committee for the Rights of the Child of the United Nations gave us reason, disputing to the Italian State the points we report below, which only concern the matter that Rete the ABUSE, by Statute, pursues. (here the full text in Italian)
The video of the UN Committee Member Jorge Cardona who raised the topic during the two days of the session, is also shown on the video. The intervention is very short, the Italian State, even in that place did not give answers but limited itself to exposing, as measures, the same points that were the subject of the dispute.
Video of the interrogation of UN to Italy:
Below, in point 21 of the recommendations of the Committee for the Rights of the Child, as contested by Italy by the United Nations. Here are the points raised in our “Justice Report on the Italy case” speaker for the Network LUSA ABUSO Francesco Zanardi.
Exploitation and sexual abuse
Welcomes the national plan for preventing and combating the abuse and sexual exploitation of children 2015-2017 and the revitalization of the Observatory to combat pedophilia and child pornography, the Committee is concerned about the many cases of children victims of sexual abuse by religious personnel of the Catholic Church in the territory of the Member State and for the low number of criminal investigations and prosecutions by the Italian judiciary. With reference to its previous recommendations (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) and to the general comment n. 13 (2011) on the child’s right to freedom and against all forms of violence against him and taking note of Objective 16.2 for Sustainable Development, the Committee recommends that Italy:
(a) Adopt, with the active involvement of children, a new national plan to prevent and combat the abuse and sexual exploitation of children and ensure their uniform implementation throughout its territory and at all levels of government;
(b) Establish an independent and impartial commission of inquiry to examine all cases of sexual abuse of children by Catholic Church religious personnel;
(c) Guarantee the transparent and effective investigation of all cases of sexual violence allegedly committed by religious personnel of the Catholic Church, the prosecution of the alleged perpetrators, the adequate criminal punishment of those who have been found guilty, and the compensation and rehabilitation of child victims, including those who have become adults;
(d) Establish sensitive channels for children, for children and others, to report on the violence suffered;
(e) Protect children from further abuse, inter alia by ensuring that people convicted of child abuse are prevented and dissuaded from contact with children, particularly at a professional level;
(f) Undertake all efforts towards the Holy See to remove obstacles to the effectiveness of criminal proceedings against the Catholic Church’s religious suspected of violence against minors, particularly in the Lateran Pacts revised in 1985, to combat impunity of such acts;
(g) To make the reporting of any alleged violence against children to the competent authorities of the Member State obligatory for everyone, even for the religious personnel of the Catholic Church;
(h) Amend the legislation implementing the Lanzarote Convention to ensure that it does not exclude volunteering, including the Catholic Church’s religious personnel, from its prevention and protection tools.
With the Motu Proprio, Pope Francis confirms impunity from the penal trial for priests who abuse minors outside the Vatican and embassies.
It would be advisable, as well as a duty to report, for constitutional duty, that the press ask the State to account for this serious situation. But except for the Left magazine, which in recent years has given visibility to the case, everything is silent, despite our complaints.
Francesco Zanardi
President of the ABUSE Network (Association of survivors of sexual abuse of the clergy)
among the founding members of the international ECA Global
and President of the Human Rights Connect ABUSE Network
Ginevra 7 febbraio 2019; “Il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana”.
Queste non sono parole nostre ma dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, più precisamente quelle contenute nelle raccomandazioni del 7 febbraio scorso (punto 21 del report) che il Comitato per i diritti del fanciullo contesta all’Italia – in questo caso – nei confronti della Giustizia italiana, ma che proseguono, nello stesso documento, anche nei confronti del Governo italiano inadempiente e connivente, a danno di cittadini minorenni italiani “sacrificati al clero” per mero rapporto diplomatico, con uno stato estero, leader nel mondo per la pedofilia: il Vaticano.
Quanto vi racconterò è stato ampiamente documentato e confermato anche da due giornalisti d’inchiesta, Emanuela Provera e Federico Tulli, che ne hanno fatto persino un libro “Giustizia divina” (editore-Chiarelettere)
Tutto ha inizio nell’anno 2014, quando, dopo quattro anni di attività dell’allora neonata Associazione Rete L’ABUSO, iniziano ad arrivare i documenti dei vari casi penali che l’associazione stava seguendo in tutta Italia.
Iniziai a notare, in diversi provvedimenti cautelari delle varie Procure della Repubblica della nostra penisola, che sacerdoti indagati, e costretti ai domiciliari, all’epoca molti di loro finivano in cinque strutture, sparse da nord a sud dell’Italia. Malgrado avessi notato questa cosa, allora non arrivai a nulla di preciso.
Ma nel novembre del 2016, in piena notte e preso dall’euforia, mi chiama il collega dell’associazione veronese degli ex allievi sordi, abusati nell’istituto cattolico Antonio Provolo di Verona. Mi comunica che don Nicola Corradi (un prete pedofilo fuggito da Verona nel 1970) è stato arrestato a Mendoza (Argentina). Con lui altre tre persone.
Il collega mi chiede aiuto, hanno trenta anni di carte delle presunte vittime (un centinaio di bambini sordi, oggi adulti, che non hanno mai ottenuto giustizia), dei 27 tra sacerdoti e fratelli laici accusati di abusi nel Provolo di Verona, un infinito carteggio tra loro e la diocesi… ma in quella marea di documenti prodotti, non sapevano da dove partire.
Il faldone era effettivamente enorme e per me incomprensibile, non conoscevo neppure bene i fatti, né i personaggi. Decisi allora di fare una prima cernita, eliminando tutta la documentazione relativa a sacerdoti deceduti, e altri dati in quel momento non rilevati o incomprensibili, che poi rividi successivamente in un contesto più chiaro.
Fu proprio durante quella selezione che ad un certo punto arrivai a don Giuseppe Pernigotti. Mi cadde l’occhio su di lui perché l’Istituto Provolo è una Congregazione di Diritto Pontificio e le congregazionei, in genere, anche quando li trasferiscono, mantengono sempre i sacerdoti al loro interno. Don Pernigotti invece no. Era, a mio avviso stranamente, a Fabrica (VT). Ritenni di dover approfondire.
Cercai su internet e… tombola, al primo colpo scopro che don Pernigotti è il Presidente della FIAS (Federazione italiana assistenza sacerdoti) e mentre navigo nel sito, capito sulle strutture di assistenza FIAS. Mi venne un colpo, erano le stesse strutture che mi ritornavano nei documenti delle varie Procure italiane, le stesse alle quali venivano affidati ai domiciliari i sacerdoti indagati. (Dato confermato dai responsabili delle strutture e contenuto nel libro-inchiesta Giustizia divina)
Decido che la questione debba essere approfondita, ma non so come: un’indagine simile è molto dispendiosa, la Rete L’ABUSO non ha i mezzi.
Passo qualche settimana, incrociando i dati che acquisivo, erano tutti collegati, ma non capivo, finchè non mi chiama il giornalista de LA7 Luca Bertazzoni chiedendomi se avevo qualche caso. Colgo la palla al balzo introducendo don Pernigotti come uno degli accusati dagli ex allievi del Provolo. Dico a Bertazzoni che lo ho trovato a Fabrica, dove, nel frattempo, avevo mandato un nostro associato per verificare che fosse lo stesso Pernigotti del Provolo. Luca Bertazzoni fa il servizio, eccolo
Emerge che don Giuseppe Pernigotti gestisce o, almeno, è a capo di una struttura che da quanto appare assiste sì i sacerdoti, ma favoreggiandoli con una serie di professionisti e di soluzioni che li aiutano a evitare la giustizia civile. Nel proseguo della mia indagine scoprirò che la FIAS è presente in tutta Italia, quella gestita da Pernigotti era solo la sede centrale, il cui sito web scomparì subito dopo il servizio de LA7.
Finalmente, nella mia mente, molti cerchi si erano chiusi e quello che prima era fumoso, adesso era chiarissimo, fin troppo. Ma a chi lo andavo a dire? Sapevo anche che era la stessa Giustizia ad affidare a quelle strutture gli indagati con restrizioni o i condannati.
Grazie però a quel servizio di Bertazzoni, che si era finto un prete pedofilo e al quale don Giuseppe Pernigotti diede un “pizzino” con le indicazioni, nomi e numeri di telefono ai quali rivolgersi, feci un controllo più approfondito. Nel “pizzino” era indicata la Comunità Agape che già conoscevo, ma approfondendo scoprirò qualcosa che mi inquieta. La Comunità ha sede in via Forte Bravetta 338 (nella mappa a lato è indicata dal quadrato viola) e confina con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, il Sindacato Nazionale Autonomo di Polizia e una sede dislocata dei Ministeri di Grazia e Giustizia. Certo che da li, ad avanzare e sostenere che ci fosse una rete di “insabbiamento” gestita dalla chiesa e tollerata dallo Stato italiano, quello che avevo non bastava.
Mentre approfondivo tutto ciò, mi ero più volte confrontato con uno dei due autori del libro, Federico Tulli, una persona che conosco dal 2010, di cui ho stima e fiducia e con il quale mi confronto spesso in quanto è anche molto esperto nella materia, già autore di due libri: “Chiesa e pedofilia” e “Chiesa e pedofilia il caso italiano”.
Federico ed Emanuela già dall’inizio del 2015 avevano iniziato a indagare avviando un’inchiesta giornalistica che durerà quasi TRE anni, visitando di persona queste strutture, intervistando chi le dirige e documentando. Durante la loro inchiesta, il numero delle strutture sale a 18, oggi ne abbiamo individuate 21. (quadrati viola sulla mappa)
Cosa sono queste strutture e in quale modo forniscono al clero l’impunità dal carcere?
(come scoprirete nel libro “Giustizia divina” non solo ai preti pedofili)
Come confermano anche Provera e Tulli, che in quelle strutture ci sono entrati, appaiono come normali pensionati, con le camere da letto, aree comuni, tv ecc. Non vi è nessun controllo delle forze dell’ordine, come normalmente accade a chi è ai domiciliari. Si possono ricevere visite, o almeno nulla lo impedisce.
Si entra e si esce con estrema facilità, come ci conferma anche un gruppo di sacerdoti che, in questo caso, preoccupati del viavai di volti noti alle cronache giudiziarie, nel 2016 ci segnalò la struttura Villa Sacro Cuore (PG).
Ma il caso più clamoroso, che ancora una volta riconferma la criticità nonché la leggerezza delle “detenzioni domiciliari” di cui gode il clero, è il caso di don Ruggero Conti, condannato in via definitiva a 14 anni con l’accusa di aver abusato di 7 bimbi tra i 10 e i 12 anni. Non ha mai fatto un giorno di carcere (motivi di salute), affidato anche lui ad una struttura (che poi scopriremo adibita alla cura degli adolescenti) dalla quale, senza difficoltà, nel settembre 2017 è evaso, con a sua disposizione tanto denaro da permettersi un taxi da Roma a Milano.
Questi sono solo alcuni casi e non sono affatto il motivo per il quale la Rete L’ABUSO è fermamente convinta – a questo punto, come vedremo, fino a prova contraria – che esista tra lo Stato italiano e la Chiesa, un tacito accordo che garantisce al clero l’impunità dal carcere.
Forniamo qualche numero e qualche altro dato
Da come si evince sulla nostra mappa, tolti i sacerdoti ancora in attesa di giudizio, contiamo negli ultimi 15 anni, in Italia, almeno 143 condanne in via definitiva, ignoriamo quale sia il reale sommerso.
Gli autori del libro “Giustizia divina” si sono presi la briga, non solo di verificare quanto sostenevo riguardo alle strutture ma, tolti i carceri minorili e femminili, hanno chiesto alle altre 191 strutture carcerarie italiane, quanti sacerdoti hanno in carico.
Hanno risposto 125 carceri; solo cinque sacerdoti di cui uno solo condannato per pedofilia.
E tutti gli altri, che fine hanno fatto ?
La percezione per l’opinione pubblica è che la giustizia faccia il suo corso e condanni, mentre invece la maggior parte spesso non fa un solo giorno di carcere, anzi, l’anomalia a questo punto sorge su quei 4 più il 5° pedofilo, che hanno avuto in confronto agli altri colleghi, una simile disparità di trattamento.
Ma i “santi” privilegi e le immunità “divine” che lo Stato italiano fornisce al clero, purtroppo non si limitano a questo e i danni alla società, a questo giro, risultano ancora peggiori.
Parlo del c.d. certificato anti pedofilia, dal quale per gentile concessione del legislatore, il clero è esente. Ed è qui che la connivenza tra Stato e chiesa, raschia davvero il fondo del barile perché sulle basi costituzionali è già anomalo che una categoria venga privilegiata con questa esenzione: privilegiare solo i preti sarebbe stato davvero troppo vistoso e così, il nostro legislatore, non ha esentato i preti, ma appunto l’intera categoria alla quale appartengono, il volontariato. Paradossalmente la categoria da sempre più a rischio.
Grazie a questa luminare scelta del legislatore – che giuridicamente si trasforma in responsabile civile – oggi i pedofili, non solo i preti, sanno che lo Stato italiano ha riservato loro, come fertile terreno di caccia, il volontariato.
Continua…
Uno dei nostri consulenti legali, l’avvocato Mario Caligiuri del Foro di Roma (titolare del fascicolo in oggetto) spiega, riguardo al rito canonico, che «In questo modo viene generato da un altro tribunale, in anticipo alla celebrazione del rito ordinario, un irragionevole squilibrio a favore del presunto abusante»
«Non solo nell’aula di giustizia ecclesiastica non è ammessa l’assistenza del difensore di chi ha denunciato l’abuso, ma soprattutto viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che ha subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi. Fino a disattendere quanto stabilito per la cura e il sostegno alle vittime dalla Convenzione di Lanzarote».
«Pensando al controesame, il dato più inquietante emerge dal versante delle garanzie costituzionali.
La difesa di un sacerdote, già imputato per abusi dal Vaticano, ha il vantaggio di acquisire, prima dell’eventuale processo italiano, la rievocazione narrativa che la vittima darà del fatto storico, i punti deboli su cui calcare la mano, le peculiarità anche caratteriali, la sua realtà emotiva».
Con queste informazioni si ha la possibilità di farla cadere in contraddizione. «Non a caso lo studio reciproco dell’avversario è un dato che gli avvocati curano molto nei processi – conferma Caligiuri -. Siamo pertanto in presenza di una disparità di trattamento in favore dei preti cattolici rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano».
L’Italia ha ratificato nel 2012 questo protocollo per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali. Possono aderire anche i Paesi che non fanno parte del Consiglio d’Europa ma il Vaticano non l’ha mai fatto.
Tuttavia, i processi canonici si svolgono nelle diocesi, in terra italiana, e questa è di fatto una violazione da parte della chiesa che, grazie alla complicità delle istituzioni italiane, che fingono di non vedere, trova disattese non solo le garanzie costituzionali dei cittadini, ma anche diversi trattati e convenzioni internazionali alle quali l’Italia ha aderito.
Ma c’è altro a sostegno delle nostre accuse contro lo Stato. Il silenzio complice delle Istituzioni
“Importante estratto tratto dal film Spotlight, al termine cita quelli che nel 2000, come oggi in Italia, erano i centri che la Rete L’ABUSO e il libro Giustizia divina, denunciamo oggi in Italia”. Si cita già all’ora Richard Sipe, che ha lavorato nei centri di cura e che in questo articolo citiamo per il suo rapporto, parte delle “Proiezioni” sul fenomeno in Italia.
Tra i paesi più industrializzati, l’Italia è l’unica che non ha mai ritenuto – malgrado i dati impressionanti che emergono dagli altri paesi – di dover quantificare l’entità del fenomeno.
Il collega irlandese Mark Vincent Healy, esperto di statistiche, sulla base dei dati emersi dalle commissioni governative di inchiesta effettuate in tutto il mondo ha prodotto una proiezione del dato italiano, la portata degli abusi in Italia ha il potenziale per essere il più grande di qualsiasi paese.
Eppure non sono mancati da parte nostra gli stimoli e i solleciti al Governo ad affrontare il problema.
–Il 27 settembre 2017, grazie al Deputato Matteo Mantero, la Rete L’ABUSO riesce a depositare in Italia la prima interrogazione parlamentare indirizzata a PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MINISTERO DELL’INTERNO, MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI E DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE. Ad oggi, nessuna risposta, l’interrogazione giace ancora sul sito della Camera dei Deputati.
–Il 19 febbraio 2018, tramite l’avvocato Mario Caligiuri, la Rete L’ABUSO invia una diffida alle seguenti istituzioni; PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA , PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI , CENTRO REGIONALE DI INFORMAZIONE DELLE NAZIONI UNITE – COMITATO ONU PER I DIRITTI DEL FANCIULLO, PRESIDENZA DELLA 12ª COMMISSIONE AFFARI SOCIALI.
Anche in questo caso non vi sarà alcuna risposta da parte delle Istituzioni italiane.
–Il 18 ottobre 2018, sempre l’Avvocato Mario Caligiuri, per conto della Rete L’ABUSO, denuncia all’Autorità Giudiziaria il Governo, sulla base della mancata risposta e per le conseguenti gravi inadempienze dello Stato ai danni di cittadini minorenni, già note dalle precedenti comunicazioni.
Pochi giorni dopo, sarà archiviato anche questo fascicolo. Malgrado contenesse notizia di reato, la Procura si limitata, nelle motivazioni, ad archiviare per incompetenza territoriale.
Il 7 febbraio 2019, il Comitato per i diritti del fanciullo della Nazioni Unite, ci ha dato ragione, contestando allo Stato Italiano i punti che riportiamo di seguito, che riguardano unicamente la materia che Rete l’ABUSO, per Statuto, persegue. (qui il testo integrale in italiano)
Riportiamo in video anche l’intervento del Membro del Comitato Onu Jorge Cardona che ha sollevato il tema durante i 2 giorni di seduta. L’intervento è molto breve, lo Stato italiano, anche in quella sede non ha dato risposte, ma si è limitato ad esporre, come provvedimenti, gli stessi punti oggetto della contestazione.
Di seguito, al punto 21 delle raccomandazioni del Comitato per i diritti del fanciullo, quanto contestato all’Italia dalle Nazioni Unite. Qui i punti sollevati nel nostro “Report Giustizia sul caso Italia” relatore per Rete L’ABUSO Francesco Zanardi.
Sfruttamento e abuso sessuale
21. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:
(a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;
(b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;
(c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;
(d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;
(e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;
(f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;
(g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;
(h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.
Con il Motu Proprio, papa Francesco conferma l’impunità dal giudizio penale per i sacerdoti che abuseranno di minori al di fuori dello Stato del Vaticano e delle ambasciate.
Sarebbe opportuno, oltre che dovere di cronaca, per dovere costituzionale, che la stampa chiedesse conto allo Stato di questa grave situazione. Ma tranne il settimanale Left che in questi anni ha dato visibilità al caso, tutto tace, malgrado le nostre denunce.
Francesco Zanardi
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Città del Vaticano – In Vaticano nominare Zanchetta suscita enormi imbarazzi. Non fosse altro perché l’arcivescovo argentino molto amico di Papa Francesco – chiamato a Roma nel 2017 a ricoprire un importante incarico all’Apsa – è sotto indagine da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede per una serie di abusi sessuali. Sul suo cellulare sono state trovate fotografie porno, selfie in compagnia di giovani. Insomma, un caso scomodo non solo per la faccenda degli abusi, ma perchè getta una luce obliqua persino su Papa Francesco, responsabile della sua promozione nonostante le chiacchiere che in Argentina tutti conoscevano. Zanchetta però è stato invitato ugualmente dal Papa a unirsi agli esercizi spirituali nella Casa del Divin Maestro ad Ariccia. Come se niente fosse. La notizia che inizialmente è circolata su alcuni giornali anglosassoni, tra cui il Catholic Herald, ha inziato a fare il giro del mondo, suscitando sconcerto.
Le denunce contro Zanchetta sono presentate alla nunziatura di Buenos Aires e indicano abusi in seminario. Per il neo direttore ad interim della sala stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti, le notizie sono giunte mesi dopo la nomina da parte del Papa. Ma secondo quanto racconta il giornale El Tribuno di Oran, la diocesi di provenienza di Zanchetta, diversi preti della diocesi affermano che una denuncia era stata presentata già nel 2015, e che di ciò si parlava apertamente nella diocesi e fra i preti. Il Papa, dunque, allude El Tribuno, non poteva non sapere.
Secondo Juan Pablo Gallego, avvocato argentino, Papa Francesco sarebbe confessore e amico di un prete accusato di pedofilia.
Papa Francesconon fa ritorno in Argentina ormai da ben 6 anni. In molti si chiedono il perché di questo, ma secondo un avvocato (impegnato nella difesa di molte vittime di abusi) le ragioni che tratterrebbero questo ritorno sono chiare. A suo dire, infatti, sarebbe per evitare il caso don Julio Grassi. Si tratta di un prete pienamente coinvolto in una serie di scandali sessuali e Bergoglio ne fu confessore e amico quando era arcivescovo di Madrid.
I lati oscuri di Papa Francesco: confessore di un prete pedofilo
In occasione di un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano, l’avvocato argentino Juan Pablo Gallego ha dichiarato perché, secondo lui, Papa Francesco preferirebbe evitare di tornare nel suo paese da quando è arrivato al soglio pontificio (ormai sono 6 anni).
Gallego è un avvocato molto celebre, poiché si è occupato dei principali scandali che hanno colpito il clero argentino. A suo dire, Bergoglio preferirebbe rimanere lontano da casa per evitare la questione relativa a don Julio Grassi, prete di cui fu confessore e coinvolto in uno scandalo di pedofilia.
Fu proprio Gallego a presentare la prima denuncia nei confronti di Padre Grassi. Lo fece a nome di un ragazzo che, nel 1996, fu vittima di abusi continui e “aberranti” per soddisfare i desideri di Julio César Grassi. Dopo un processo lungo è complicato, tutto si concluse con la condanna a 15 anni di carcere per abusi sessuali ripetuti su minori (nonostante ciò, Grassi non è stato espulso).
La conoscenza (ben nota) tra Bergoglio e Grassi
Secondo Gallego, tra Bergoglio e Grassi ci sarebbe stata una stretta amicizia sino a non troppo tempo fa.
Essa, in pratica, si sarebbe interrotta soltanto con l’ascesa del primo al soglio pontificio. Lo stesso Gallego, infatti, aveva incontrato Bergoglio nel 2006, quando l’altro non era ancora al vertice della Chiesa. A detta dell’avvocato, Papa Francesco, in quegli anni, non abbandonò mai l’amico Grassi.
Non ci furono atti illegali da parte di Bergoglio, ma Gallego sostiene che fu proprio l’odierno Papa a commissionare la contro-inchiesta che ebbe l’obiettivo di annientare la credibilità delle vittime. Si scoprì, infatti, che alcuni avvocati furono persino pagati dalla Chiesa, così da tirarsi fuori da questo processo (o almeno provarci). Bergoglio, allora presidente della Conferenza episcopale argentina, avrebbe, dunque, attivato a tutti gli effetti la difesa di Grassi.
Bergoglio, inoltre, sarebbe stato anche il confessore di Grassi. Dal momento, però, che esiste la regola del “segreto del confessionale“, per cui il confessore non può rivelare mai cosa gli confida il confessato, Gallego si dice convinto che il Papa conosca bene le colpe del prete pedofilo. Sarebbe insomma per questi motivi che evita di tornare in Argentina, così da evitarsi fastidiosi imbarazzi, soprattutto ora che la questione degli abusi interni alla Chiesa sta diventando un tema di proporzioni dichiarate ed enormi.