Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, caso prete a  Verona è internazionale

    Pedofilia, caso prete a Verona è internazionale

    Le indagini sui casi di pedofilia all’Istituto Provolo diventano un caso internazionale. La procura di La Plata, in Argentina, ha fatto scattare un ordine di carcerazione internazionale per Don Eliseo Josè Pirmati. Il sacerdote 83enne che pochi giorni fa era stato intercettato, da un giornalista de “L’Espresso”, mentre girava tranquillamente per le strade di Verona.

    La notizia, inevitabilmente, ha fatto clamore in Argentina. Pesantissime le accuse contestate al sacerdote: abusi e atti sessuali, stupro, corruzione di minori ai danni di alunni sordomuti. Tutti minori che frequentavano l’Istituto Provolo di La Plata, dove Don Pirmati ha operato per anni prima di rientrare in tempi recenti nella sede centrale del Provolo, a Verona.

    La magistratura argentina ha chiesto l’estradizione del sacerdote. E ora arrivano iniziative anche dall’Italia. Nelle scorse ore, è partito, su iniziativa dell’associazione che tutela “i sopravvissuti dagli abusi sessuali del clero”, un esposto alla Procura di Verona e anche al Ministero della Giustizia.

    https://www.tgverona.it/pages/826850/cronaca/pedofilia_caso_prete_a_verona_e_internazionale.html?n=1560786689406

  • Ricercato per pedofilia in Argentina, sacerdote trovato a spasso per Verona

    Ricercato per pedofilia in Argentina, sacerdote trovato a spasso per Verona

    „Il religioso 83enne Eliseo Pirmati è stato filmato dal giornalista de L’Espresso Andrea Tornago, il quale gli ha rivolto diverse domande, a cui però il sacerdote non ha dato risposte convincenti“

    Non so niente, non c’entro niente. Sono un uomo qualunque della strada». Il sacerdote di 83 anni Eliseo Pirmati ha risposto con queste parole e ha cercado di oscurare con la mano la telecamera Andrea Tornago. Il giornalista de L’Espresso ha intercettato il religioso e lo ha inseguito per le strade di Verona, rivolgendogli domande sul suo coinvolgimento nello scandalo pedofilia scoppiato nelle sedi argentine dell’istituto veronese Provolo.

    Pirmati è stato ripreso da Tornago da quando il sacerdote è uscito dalla chiesa di Santa Teresa degli Scalzi, dove aveva celebrato messa, fino alla struttura centrale del Provolo di Verona, dove il religioso si sarebbe stabilito dal 2017 dopo aver passato più di quarant’anni in Argentina. Il video è stato pubblicato in esclusiva sul sito de L’Espresso e mostra soprattutto il silenzio di Eliseo Pirmati di fronte alle domande del giornalista, il quale lo ha incalzato soprattutto sull’ordine di arresto che lo riguarda. La Procura di La Plata, in Argentina, ha infatti emesso un ordine di carcerazione internazionale per don Eliseo Pirmati, ritenuto responsabile di abusi sessuali e di corruzione di minori ai danni degli alunni sordomuti che venivano affidati all’istituto Provolo di Lujan de Cuyo.

    «Don Eliseo Pirmati se ne gira tranquillo tranquillo per Verona, protetto sotto l’ala di mamma chiesa», lamenta Rete L’Abuso, associazione di supporto alle vittime di abusi sessuali del clero. «Pare anche che il Vaticano sia inadempiente – prosegue Rete L’Abuso – Né Papa Bergoglio, né il presidente della Cei, né altri, starebbero prendendo provvedimenti. In questo caso l’azione sarebbe sia contro l’omertoso vescovo Giuseppe Zenti, sia verso il prete, per il quale ci si aspettava che venisse almeno sottoposto ad un rito canonico».

    http://www.veronasera.it/cronaca/video-espresso-pedofilia-provolo-pirmati-13-giugno-2019.html

  • Pedofilia, in Argentina prete italiano del Provolo a processo: “Abusi su oltre 20 bimbi”

    Pedofilia, in Argentina prete italiano del Provolo a processo: “Abusi su oltre 20 bimbi”

    Un processo per pedofilia si terrà in Argentina a partire dal 5 agosto: imputati due sacerdoti accusati di avere abusato di bambini in una scuola per sordomuti. Un avvocato delle vittime ha riferito che “il prete italiano Nicola Corradi, il sacerdote Horacio Corbacho e un terzo uomo che ha lavorato all’istituto Antonio Provolo andranno sotto processo con l’accusa di avere abusato più di venti bambini”.

    In Argentina, a partire dal prossimo 5 agosto, si terrà un processo per reati di pedofilia. Tra gli imputati ci sono due sacerdoti, tra cui un nostro connazionale, accusati di avere abusato di decine di bambini in una scuola che accoglieva sordomuti. Il caso coinvolge i bambini che frequentavano l’istituto nella provincia di Mendoza in Argentina. Secondo quanto riferito da un avvocato delle vittime, “il prete italiano Nicola Corradi, il sacerdote Horacio Corbacho e un terzo uomo che ha lavorato all’istituto Antonio Provolo andranno sotto processo con l’accusa di avere abusato più di venti bambini”.

    Il prete italiano è agli arresti domiciliari in Argentina – L’indagine scattata nei confronti degli insegnanti dell’istituto italiano, con sedi in Veneto e anche all’estero, come in Argentina, era iniziata nel 2016. Don Nicola Corradi, sacerdote veronese, denunciato per la prima volta negli anni Ottanta sempre per casi di pedofilia presso l’Istituto Antonio Provolo di Verona, a causa della sua età avanzata si trova attualmente ai domiciliari in Sudamerica ed è in attesa dell’imminente avvio del maxi processo per le violenze denunciate dagli ex alunni della sede del Provolo a Mendoza. Padre Corradi e padre Corbacho sono stati arrestati in Argentina nel novembre del 2016 dopo le testimonianze di alcune vittime. La scuola nel Paese di papa Francesco è stata chiusa.

    https://www.fanpage.it/pedofilia-in-argentina-prete-italiano-del-provolo-a-processo-abusi-su-oltre-20-bimbi/

  • Caso Provolo; Rete L’ABUSO formalizza alle autorità la presenza di don Pirmati a Verona e chiede valutazione di idoneità all’estradizione

    Caso Provolo; Rete L’ABUSO formalizza alle autorità la presenza di don Pirmati a Verona e chiede valutazione di idoneità all’estradizione

    Attraverso un’istanza inviata a; Procura della Repubblica di Verona e per conoscenza;  Giudice argentino Jorge Moya Panisello; Ambasciata Argentina in Italia; Ministero della Giustizia italiana; Alto Commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite, ha formalizzato la presenza di don Eliseo Pirmati a Verona, chiedendone, sulla base dell’art. 705 c.p.p., una valutazione di idoneità all’estradizione.

    Don Pirmati era scomparso dalla struttura argentina nel dicembre del 2017 e inseguito da un mandato di arresto, accusato di abusi sessuali ripetuti e pluriaggravati, atti osceni e corruzione di minori.

    Si diceva che il sacerdote fosse malato e ricoverato in condizioni precarie presso una struttura del veronese ma pochi giorni fa un giornalista de L’ESPRESSO, Andrea Tornago, lo ha rintracciato in giro per Verona, e dalle immagini di questo video il sacerdote sembrerebbe tutt’alto che in precarie condizioni.

    Di li si è ritenuto necessario informare gli organi preposti e chiedere una valutazione dell’idoneità. L’Associazione è in attesa di ulteriore documentazione dall’Argentina, dietro la quale potrebbe promuovere ulteriori azioni.

    L’Ufficio di Presidenza
    Istanza Pirmati

  • Abusi nelle colonie del Provolo: come erano le estati dell’orrore per i bambini sordi

    Abusi nelle colonie del Provolo: come erano le estati dell’orrore per i bambini sordi

    Nei toni seppia, il paesaggio della pianura padana italiana sembra bucolico. Il ragazzo nella foto, tuttavia, offre un sorriso forzato. È più una smorfia che una di quelle espressioni che l’infanzia concede quando è felice. Lui ha 10, 11 anni. Sta succedendo nella prima delle quattro estati della colonia vacanze che sarà il suo calvario.

    Gianni Bisoli, la foto del bambino, è oggi un italiano di 70 anni che ha ancora le cicatrici da quelle serate tiepide nei i primi anni ’60 in cui Eliseo Pirmati , il religioso Veronese accusato di aver commesso abusi sessuali su minori sordi in Italia e Argentina, lo portava fuori dal letto per allontanarlo, impunemente e senza alcun linguaggio dei segni, dal resto dei ragazzi e dall’ingenuità propria della sua età.

    Bisoli era una delle centinaia di bambini sordi che l’Istituto Provolo di Verona, nel Veneto italiano, vantava di educare e crescere nella misericordia di Dio.

    Pirmati, il religioso di 83 anni che la giustizia argentina intende estradare dall’Italia per le aberrazioni che ha commesso nella sede del Provolo de La Plata, è stato uno dei laici consacrati che non hanno saltato un’estate della colonia di Cervia, nel mare Adriatico, dove l’Istituto raccolse numerose classi di bambini per una vacanza che, in alcuni casi, fu un martirio.

    Durante i mesi di luglio e agosto, i diversi luoghi che il Provolo aveva in Italia – Verona, Gorizia, Chievo,  Chiavari – trasferirono i bambini sordomuti a Cervia. Lì, le vessazioni, crudeli come quelle che si svolgevano in aula nelle stanze dell’Istituto, diventavano ancora più spietate e frequenti: tempo libero, orari flessibili e attività ricreative senza le coordinate dell’anno scolastico hanno scatenato la depravazione degli abusatori, dei sacerdoti consacrati e dei laici, che si sono rifugiati nel silenzio involontario delle loro vittime, bambini sordi che, fino a quasi gli anni ’80, non erano integrati nelle normali scuole. Non essere in grado di ascoltare o parlare è stato erroneamente considerato, anche nella metà del XX secolo, una sorta di ritardo mentale.

    “Avevo più paura degli abusi in campo di vacanza rispetto a quando sono stato violentato all’Istituto”, dice Gianni, diventato sordo quando aveva 8 anni e che i sacerdoti Provolo chiamavano “Il Bello”. Pirmati, ad esempio, mi portava fuori dal letto e mi portava fuori all’aperto, nell’oscurità della notte a Cervia. Era estate, non faceva freddo, ma nulla era visibile. Pirmati mi faceva abbassare i pantaloni e alzarmi in piedi. Mi accarezzava, mi costringeva a masturbarmi.”

    “Ci faceva camminare nel prato, arrampicarci sulle colline. Se qualcuno di noi voleva fare pipì, ci costringeva ad andare avanti e toccarci. Diventavo rosso”, dice Pierpaolo Zanatta, un sordomuto che ha trascorso la sua prima estate nel villaggio turistico di Provolo nel 1977, quando aveva 7 anni.

    Durante la stagione infernale vissuta nell’Istituto – che appartiene alla Compagnia di Maria e fu fondata nel 1840 dal prete Antonio Provolo per l’educazione dei bambini sordomuti – Bisoli e Zanatta furono anche vittime degli abusi commessi da Nicola Corradi, il sacerdote italiano che è stato arrestato nel 2016 in Argentina e sarà sottoposto a un processo con un’audizione.

    “Pirmati era sempre nella colonia. Proveniva dal Provolo di Gorizia, in Friuli, ma ogni estate lo vedevamo. Era sempre con Sergio Orso, un altro laico consacrato che mi ha abusato“, dice Zanatta.

    Nel 2009 Orso concede un’intervista all’Espresso dove, in cambio di non rivelare la sua identità, confessa: “Sì, sono uno di quelli accusati dai sordomuti che vivevano nell’Istituto Provolo di Verona e facevo quelle cose. Non c’è nient’altro da nascondere. Io, almeno, ho il coraggio di dirlo. Gli altri sono silenziosi e rimangono in silenzio“, ha detto.

    Orso ha parlato dopo che 67 ex allievi del Provolo di Verona hanno sporto denuncia contro 26 sacerdoti e laici consacrati dell’Istituto, per abusi commessi tra gli anni ’50 e il 1985. “Sono stato sodomizzato e costretto a fare sesso orale e masturbazione dai seguenti sacerdoti e fratelli laici“, ha scritto nella lettera  Gianni Bisoli in cui ha nominato 16 religiosi che, come lui stesso definisce,”hanno rovinato la sua vita“.

    Orso ha ammesso che “gli abusi sono durati molti, molti anni. Ho iniziato da giovane e non mi rendevo conto, in quel momento ero un semplice assistente. Lo facevano quasi tutti, anche in altri istituti. Era normale.” “Quando le denunce sono state rese pubbliche, la maggior parte dei sacerdoti è rimasta in silenzio”, ha aggiunto nella sua confessione. “È stata generata una catena di odio tra i sacerdoti. È difficile condividere il marchio della pedofilia e tutti hanno tenuto i loro pensieri. E poi l’avvocato diceva di non parlare con nessuno. Qualcuno ha parlato. Ha fatto bene. Ora mi sento sollevato.” Orso è morto nel 2015. Ha trascorso i suoi ultimi anni nell’ospedale psichiatrico Villa Santa Giuliana, una clinica religiosa dell’Istituto delle Suore della Misericordia a Verona, dove gli è stato detto, per errore o confusione, dove poteva essere ora Pirmati, nascosto dalla giustizia argentina.

    Perché un giorno Eliseo Pirmati è scomparso. Ha smesso di frequentare la colonia di Cervia. Non è stato più visto nella sede del Provolo di Gorizia. “Il superiore dell’Istituto ci ha detto che era in Argentina“, dice Pierpaolo Zanatta. Confessa che era solito infiltrarsi nell’ufficio del direttore, dove portava formaggi e salami per mangiare di nascosto. Ricorda, inoltre, che il direttore spesso riceveva la corrispondenza dal superiore del Provolo de La Plata. “Ce l’ho molto presente perché sono rimasto colpito dalle buste che dicevano “La Plata, Argentina”,” dice.

    Due anni fa, una telecamera nascosta ha registrato la confessione di Eligio Piccoli, un sacerdote di oltre 85 anni che è stato internato nella Casa del Clero di Negrar, a 14 chilometri da Verona. Nel video Piccoli ha riconosciuto che c’erano almeno dieci sacerdoti che hanno abusato sessualmente i ragazzi all’Istituto e che, quando sono stati scoperti, sono stati immediatamente trasferiti: “Ti è stato detto:” O vai in America o vai a casa tua”, ammise il prete. “Sì, in Argentina, Argentina“, ha confermato che era la destinazione dei trasferimenti.

    Nel 2016 Clarín ha rivelato le accuse di abuso negli uffici del Provolo de Luján de Cuyo, a Mendoza; a La Plata, provincia di Buenos Aires, e a Verona, in Italia. Questa è stata la scoperta del macabro meccanismo di una rete di pedofilia tra l’Italia e l’Argentina che nascondeva e trasferiva sacerdoti e religiosi. Da allora la segretezza attorno agli ex membri e alle attuali autorità del Provolo è blindata, chiusa ermeticamente.

    Dov’è Eliseo Pirmati, la domanda con cui le sue vittime hanno convissuto fino a questa settimana, quando si è scoperto che conduce una vita serena e tranquilla a Verona, che è in buona salute e che frequenta la messa nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi, in Via Carmelitani Scalzi, nel centro della città.

    “Dicevano che era tornato in Italia dall’Argentina a dicembre 2017 e che era stato ricoverato per problemi di salute”, dice Paola Lodi Rizzini, ex studentessa del Provolo di Verona che nel 2015 è riuscita a parlare dieci minuti con Papa Francesco e gli ha dato un lettera in cui le vittime della violenza sessuale dell’Istituto per sordomuti e gli chiedono di creare una commissione di inchiesta. Il Vaticano, in quel momento, ammise gli abusi ma non prese misure concrete.

    “Don Pirmati, sa che esiste un mandato di cattura contro di lei dall’Argentina? Hai intenzione di presentarsi?” Sorpreso da una macchina fotografica de L’Espresso a Pirmati solo pochi giorni fa.

    “Scusa, ma non fare queste cose stupide. Chi sei? “, Il laico consacrato ha risposto mentre copriva la macchina con la mano.

    “Non so niente. Non ho nulla a che fare“, ripeteva mentre si affrettava a proseguire.

    L’Istituto di Verona oggi non ospita più bambini sordi. Affittate le loro strutture ad associazioni o scuole. Ma mantiene le stanze private per sacerdoti e religiosi che vivono ancora lì. Pirmati sarebbe uno di loro. Il cancello di legno della casa madre del Provolo era il suo rifugio per evitare di rispondere al giornalista de L’Espresso: “Perché non parli? Com’era la vita all’Istituto Provolo di La Plata? Cosa ha detto il vescovo? Ne hai parlato con il vescovo?”

    Nel febbraio di quest’anno, Bergoglio ha convocato un sinodo di tre giorni in Vaticano con i presidenti delle conferenze episcopali per affrontare e combattere la pedofilia nel clero, un crimine che il Papa ha definito un “crimine abominevole”.

    “Ma non abbiamo avuto alcuna risposta concreta. Si è ricordata l’importanza dell’obbligo di informare l’autorità civile, l’apertura degli archivi e la rimozione di coloro che avevano permesso l’occultamento”, afferma Francesco Zanardi, portavoce della Rete italiana Abuso (Red El Abuso), che, dal 2010, riunisce attivisti, vittime e professionisti volontari per sostenere coloro che hanno subito abusi da membri del clero e mettere in atto le denunce.

    “I documenti prodotti confermano la linea di complicità da parte del Vaticano e un Papa che purtroppo sta riciclando un vecchio sistema”, aggiunge Zanardi.

    “Pirmati era violento. Colpiva con furia“, afferma Giorgio della Bernardina, presidente dell’Associazione Sordi Antonio Provolo a Verona, dove gli alunni dell’Istituto si incontrano più volte alla settimana e da dove provengono i primi reclami.

    A 83 anni, Eliseo Pirmati è libero e va a messa. Continua a figurare, con la sua parrocchia di origine – a Cogollo, in provincia di Verona – e la congregazione a cui appartiene – Compañia de María – nella lista dei missionari onorevoli del Veronese che stanno facendo buone opere in tutto il mondo.

    Inviato speciale a Verona (Italia)
    (Traduzione con Google)
    https://www.clarin.com/sociedad/abusos-colonias-provolo-veranos-horror-chicos-sordos_0_HnstSsOpO.html?fbclid=IwAR2R8MB22ANFkux1dfjPVfNS_VlC3WrwiazmV4zgCz3fzX2wmE-I5Gn9cks

  • “VOS ESTIS LUX MUNDI” cola a picco in un nanosecondo con don Pirmati , il vescovo Zenti e il caso Provolo

    “VOS ESTIS LUX MUNDI” cola a picco in un nanosecondo con don Pirmati , il vescovo Zenti e il caso Provolo

    Su L’ESPRESSO di oggi, Andrea Tornago è andato a caccia del prete veronese accusato di pedofilia ed inseguito da una richiesta di estradizione della magistratura argentina.

    L’assordante silenzio del Vaticano, soprattutto quello di Bergoglio, il pontefice dei mille proclami incompiuti, si fa notare non poco, soprattutto adesso che il Motu proprio è entrato in vigore il 1 giugno.

    Malgrado ciò, al di là delle chiacchiere, nei fatti pare che lo stesso vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, non lo stia applicando un gran che.

    Pare anche che il Vaticano sia inadempiente: né Bergoglio, nè il presidente della CEI Bassetti, né altri, starebbero prendendo provvedimenti: in questo caso l’azione sarebbe sia contro lo stesso vescovo omertoso sia verso il prete, per quest’ultimo ci si aspettava, dopo tante parole, venisse almeno sottoposto ad un rito canonico.

    Invece don Eliseo Pirmati se ne gira tranquillo tranquillo per Verona dal dicembre del 2017, protetto sotto l’ala di mamma chiesa.

    Redazione

  • Esclusivo: don Eliseo Pirmati, il prete ricercato per pedofilia gira indisturbato per Verona

    Esclusivo: don Eliseo Pirmati, il prete ricercato per pedofilia gira indisturbato per Verona

    Il religioso, colpito da un ordine di arresto in Argentina per lo scandalo che ha travolto le sedi sudamericane dell’istituto Provolo per bambini sordi, risiede serenamente in Italia. L’Espresso l’ha incontrato mentre si recava a messa

    Capelli bianchi, completo scuro, il passo spedito che non tradisce gli 83 anni, Eliseo Pirmati ha l’aria di chi vorrebbe solo confondersi tra la gente. È il religioso veronese ricercato dalla polizia argentina per  lo scandalo pedofilia  che ha travolto le sedi sudamericane dell’istituto Provolo, colpito da un ordine di arresto firmato lo scorso 23 aprile dal giudice di La Plata, Jorge Moya Panisello, per abusi sessuali ripetuti e pluriaggravati, atti osceni e corruzione di minori. Ora vive in Italia, a Verona, dove è tornato improvvisamente nel dicembre del 2017, mentre in Argentina dilagava l’inchiesta giudiziaria sugli abusi ai danni dei bambini sordi coinvolgendo anche la struttura di La Plata, dove è stato inviato in missione nel 1974.
    L’Espresso l’ha incontrato alcuni giorni fa mentre si recava a messa in una centrale chiesa di Verona, Santa Teresa degli Scalzi, ed è in grado di pubblicare in esclusiva le immagini.

    Il religioso del Provolo, per il quale i magistrati argentini hanno firmato una richiesta di estradizione, dopo la funzione è tornato nell’edificio centrale dell’istituto Antonio Provolo di Verona, sede della congregazione vaticana della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordi, dove ha stabilito la sua residenza al suo ritorno in Italia. Lo stesso istituto da cui lo scandalo pedofilia era partito 10 anni fa, rivelato dall’Espresso e insabbiato dalle autorità ecclesiastiche, prima di arrivare a contagiare l’Argentina.

    Don Pirmati ha sostenuto di non conoscere i provvedimenti delle autorità argentine e ha negato ogni coinvolgimento: «Non so niente, non c’entro niente – ha dichiarato a L’Espresso – Sono un uomo qualunque della strada».
    Nell’inchiesta di La Plata, Eliseo Pirmati è accusato di raccapriccianti abusi nei confronti dei minori che aveva in custodia, per di più privi della possibilità di esprimersi in quanto sordi, violenze aggravate dalla minore età delle vittime e dalla sua qualifica di ministro di culto religioso.

    Gli abusi, secondo i magistrati, «provocarono un danno irreparabile alla salute dei bambini, tanto nella sessualità quanto nella vita quotidiana: angoscia, inquietudine, desideri di autoeliminazione». Un anno dopo i primi arresti di religiosi e laici del Provolo in Argentina nel dicembre del 2016, tra i quali figurava il sacerdote veronese Nicola Corradi, un aereo di linea ha riportato don Pirmati in Italia, dove ora vive indisturbato nella sede dell’istituto Antonio Provolo.

    http://espresso.repubblica.it/inchieste/2019/06/12/news/esclusivo-don-pirmati-prete-ricercato-per-pedofilia-gira-verona-1.335866?ref=HEF_RULLO

  • Abusi: quanto è grave il problema in Argentina

    Abusi: quanto è grave il problema in Argentina

    L’Argentina ha circa 5600 sacerdoti. Secondo le indagini di LA NACION, negli ultimi 20 anni ci sono stati 63 casi con denunce di abusi sessuali. In 17 casi c’è una condanna giudiziaria e in 22 un processo giudiziario in corso. A questi dobbiamo aggiungere il 24 con accuse coerenti, ma non sono mai stati perseguiti (in quattro di essi c’è stato un processo troncato).

    Come si confrontano questi numeri con quello che è successo in altri paesi? In relazione al numero di religiosi coinvolti negli Stati Uniti , in Cile , in Irlanda, in Australia o in Germania , le cifre dall’Argentina sembrano minori. Ma c’è una grande differenza: in Argentina non c’è mai stata un’indagine globale, come in quei paesi. Né della Chiesa né della giustizia. La dimensione del problema, quindi, può essere molto più grave di quanto indicato dai primi numeri rivelati da LA NACION.

    Non ci sono referenti globali. Non è nemmeno possibile sapere esattamente cosa succede in un determinato paese perché quelli che hanno avviato indagini, come gli Stati Uniti, sono sempre stati parziali. In alcuni casi, i pubblici ministeri erano stimolati; in altri, le diocesi. “È impossibile sapere quanti casi ci sono in tutto il mondo perché la Chiesa ha cercato di nasconderli per secoli, ma quello che sappiamo è che ciò che è noto è solo la punta dell’iceberg”, dice Carlos Lombardi, avvocato specializzato in diritto canonico. e un riferimento della Rete di sopravvissuti di abuso ecclesiastico.

    Il procuratore Gustavo Stroppiana è colui che porta avanti il ​​caso per abuso di bambini sordi nell’Istituto del Próvolo di Mendoza. Sebbene il caso sia stato ramificato nel quartier generale di La Plata, la sua indagine non può superare i limiti della provincia. “Non riesco a indagare su ciò che accade al di fuori della mia giurisdizione, non ho la concorrenza. Ci sono coinvolte che ha chiamato satelitely, ma non possiamo indagare, osserva. Sì possiamo, ad esempio, mostrare la sistematicità delle spedizioni, ma poi funzionerà dal procuratore di La Plata Cecilia Cordfield per indagare su ciò che è successo lì, la nostra funzione ci limita “.

    Stroppiana aggiunge un altro elemento: la mancanza di collaborazione della Chiesa. “La Chiesa potrebbe portare un’indagine per scoprire chi e dove sono i preti denunciati. Non abbiamo avuto collaborazione da parte della Chiesa. Due inviati dal Vaticano si sono presentati, abbiamo avuto due colloqui, abbiamo inviato una lettera ufficiale per chiedere informazioni, ma non ci ha mai risposto” dice.

    In altri paesi

    “Noi, membri di questa grande giuria, abbiamo bisogno che tu ascolti”,  inizia così il rapporto che la Giustizia della Pennsylvania  ha rilasciato il 15 agosto dello scorso anno. Continua: “Ci sono state altre segnalazioni di bambini abusati sessualmente all’interno della Chiesa cattolica, ma mai di questa portata Per molti di noi, tutte quelle storie stavano accadendo altrove, lontano ora conosciamo la verità … Succede ovunque” .

    In tutte le 1356 pagine, il rapporto dettaglia i nomi di 301 sacerdoti accusati di abuso. Le sue vittime, in oltre sette decenni, sono più di 1.000.

    Dati Pennsylvania incontrati un mese dopo che l’Autorità di proseguimento nazionale del Cile rivelano la portata del problema in questo paese: 158 persone legate alla Chiesa, sacerdoti e laici, sono stati indagati per abusi sessuali.

    Così, uno per uno, vennero a conoscenza di rapporti che rendevano conto di una tragedia in cui gli aggressori venivano contati in centinaia.

    Il rapporto della Pennsylvania, un mese dopo, fu seguito da quello tedesco: a settembre un’indagine scoprì che tra il 1946 e il 2014 i sacerdoti denunciati per abuso nella Repubblica federale di Germania erano 1670. Di tutti questi nomi, solo 88 erano sanzionati con l’espulsione. I dati erano nati da un’indagine richiesta dall’Episcopato tedesco a tre università e alla quale avevano accesso i quotidiani Der Spiegel e Die Zeit .

    Pochi giorni dopo, l’arcidiocesi di Los Angeles ha pubblicato una lista con i nomi di 309 sacerdoti accusati di abuso. Le accuse erano così convincenti che le testimonianze sono state consegnate alla polizia e ai religiosi a cui è stato vietato di esercitare il sacerdozio nelle loro parrocchie.

    L’anno 2018 non era iniziato nel modo migliore per papa Francesco. La sua storica visita in Cile il 15 gennaio è stata contaminata dalle affermazioni delle vittime di abusi ecclesiastici, la cui perseveranza si è conclusa con una richiesta di scuse da parte del Papa stesso e nella decisione della giustizia di andare avanti in un’indagine. Era il primo passo di una serie di rapporti che mostravano la grandezza degli abusi.

    Nel 2009, il governo irlandese ha stabilito che “non c’è dubbio che gli abusi sessuali su minori nel clero sono stati coperti” da gennaio 1975 a maggio 2004. Il governo di quel paese aveva deciso di affrontare la propria indagine sulla Diocesi di Dublino. Invece, è stata un’indagine del giornale del Boston Globe – ricevuto in seguito dal film Spotlight –che ha mostrato la trama del cover-up nella diocesi di Boston e ha costretto le dimissioni del cardinale Bernard Law.

    Nel 2017, una commissione del governo australiano ha stabilito che il 7% dei preti di quel paese sono stati accusati di abusi tra il 1950 e il 2015. Tra questi c’era il numero tre del Vaticano, il cardinale George Pell, di 76 anni, che a dicembre Nel 2018 fu condannato per cinque casi di pedofilia.

    https://www.lanacion.com.ar/sociedad/abusos-iglesia-argentina-nid2250045

  • Vaticano, Zanchetta sotto accusa anche in Argentina: “Abusi sessuali aggravati”

    Vaticano, Zanchetta sotto accusa anche in Argentina: “Abusi sessuali aggravati”

    L’addebito contro l’ex vescovo emerito di Oran chiamato nel 2017 da Papa Francesco a dirigere l’Apsa è stato formalizzato in tribunale dal procuratore della provincia di Salta, Monica Viazzi. Il 28 maggio Bergoglio aveva annunciato l’apertura di un’indagine nei suoi confronti dinanzi alla Congregazione per la Dottrina della Fede

    Ora l’accusa è stata formalizzata in un tribunale. Ed è la prima volta. Monsignor Gustavo Oscar Zanchetta, dimessosi dalla diocesi di Oran nel 2017 e successivamente chiamato in Vaticano da Papa Francesco, è stato accusato da un pubblico ministero in Argentina di avere abusato sessualmente di seminaristi. Il procuratore della provincia argentina di Salta, Monica Viazzi, sostiene che il prelato ha commesso “abusi sessuali continui aggravati“.

    Il 19 dicembre 2017 Jorge Mario Bergoglio aveva nominato Zanchetta assessore dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa). A inizio di gennaio erano emerse sulla stampa le prime notizie circa le accuse mosse al prelato. Pochi giorni prima, a fine dicembre 2018, il giornale argentino El Tribuno aveva scritto che tre sacerdoti avevano puntato il dito contro il monsignore davanti al Nunzio a Buenos Aires, accusandolo di abuso di potere, economico e sessuale all’interno del seminario. Il Vaticano aveva immediatamente precisato che gli addebiti erano giunte mesi dopo la nomina all’Apsa.

    Il 20 gennaio in un’intervista all’Associated Press il reverendo Juan Jose Manzano aveva sostenuto che il Vaticano era a conoscenza dei comportamenti inappropriati di Zanchetta fin dal 2015: “Nel 2015 abbiamo inviato un ‘supporto digitale’ con foto selfie” in cui l’ex vescovo di Oran era in pose “oscene e inappropriate”, ha raccontato il sacerdote. “È stato un allarme che abbiamo lanciato alla Santa Sede attraverso alcuni vescovi in via informale. La Nunziatura non è intervenuta direttamente, ma il Santo Padre ha convocato Zanchetta e lui si è giustificato dicendo che il suo cellulare era stato violato, e che c’erano persone che volevano danneggiare l’immagine del Papa”.

    Manzano aveva aggiunto che Bergoglio conosceva bene Zanchetta in quanto quest’ultimo era stato sottosegretario della conferenza episcopale argentina. Lo stesso religioso nell’intervista aveva sostenuto che da cardinale Jorge Bergoglio era stato il confessore di Zanchetta e lo trattava come “un figlio spirituale”. Ma allo stesso tempo il reverendo aveva difeso il pontefice considerandolo una vittima delle “manipolazioni” del vescovo argentino sotto indagine.

    Il 28 maggio Papa Francesco ha annunciato l’apertura di un’inchiesta su Zanchetta. “Circa quindici giorni fa mi è ufficialmente arrivata l’indagine preliminare – ha spiegato Bergoglio in un’intervista a Televisa – L’ho letta, e ho visto che era necessario fare un processo. Allora l’ho passata alla Congregazione per la Dottrina della Fede – aggiunge il pontefice – stanno facendo il processo”.

    Ripercorrendo la vicenda, il Papa ha sottolineato che “c’era stata un’accusa e, prima di chiedergli la rinuncia, l’ho fatto venire subito qui con la persona che lo accusava. Un’accusa con telefono”. “Si’, ma alla fine si è difeso dicendo che lo avevano hackerato, e si è difeso bene – ha spiegato Francesco – Allora di fronte all’evidenza e a una buona difesa resta il dubbio, ma in dubio pro reo. Ed è venuto il cardinale di Buenos Aires per essere testimone di tutto”.

    “Io ho chiamato la Nunziatura e il Nunzio mi ha detto: ‘Guardi, la questione della denuncia per maltrattamenti è seria’. L’ho fatto venire qui e gli ho chiesto la rinuncia. Bello e chiaro. L’ho mandato in Spagna a fare un test psichiatrico. Alcuni media hanno detto: ‘Il Papa gli ha regalato una vacanza in Spagna’. Ma è stato lì per fare un test psichiatrico, il risultato del test e’ stato nella norma, hanno consigliato una terapia una volta al mese. Doveva andare a Madrid e fare ogni mese una terapia di due giorni, per cui non conveniva farlo tornare in Argentina. Alcuni lo hanno interpretato qui in Italia come un ‘parcheggio’”.

    “Perché ho raccontato tutto questo? Per dire alla gente impaziente, che dice ‘non ha fatto nulla’, che il Papa non deve pubblicare ogni giorno quello che sta facendo, ma fin dal primo momento di questo caso, non sono rimasto a guardare – ha sottolineato Francesco – Ci sono casi molto lunghi, che hanno bisogno di più tempo, come questo, e ora spiego il perché. Perché, per un motivo o per l’altro, non avevo gli elementi necessari, ma oggi è in corso un processo nella Congregazione per la Dottrina della Fede. Cioè non mi sono fermato”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/06/08/vaticano-zanchetta-sotto-accusa-anche-in-argentina-abusi-sessuali-aggravati/5240742/

  • «Sesso, alcol e selfie», così il vescovo Zanchetta abusava di giovani seminaristi: il pm argentino lo accusa

    «Sesso, alcol e selfie», così il vescovo Zanchetta abusava di giovani seminaristi: il pm argentino lo accusa

    Un pubblico ministero in Argentina accusa monsignor Gustavo Zanchetta, dimessosi dalla diocesi di Oran nel 2017 e successivamente chiamato in Vaticano dal Papa, di avere abusato sessualmente di seminaristi. Il procuratore della provincia argentina di Salta, Monica Viazzi, lo accusa di «abusi sessuali continui aggravati». È la prima volta che viene formalizzato questo per lui in un tribunale.

    Il Papa aveva recentemente rivelato, in un’intervista televisiva, che Zanchetta è sotto processo anche in Vaticano. La vicenda di monsignor Zanchetta comincia nel 2016, quando arrivano le prime notizie di comportamenti sessuali inappropriati e veri e propri abusi nei confronti di giovani seminaristi. Il vescovo lascia improvvisamente la sua diocesi nel 2017 e alla fine dello stesso anno il Papa lo chiama a lavorare all’Apsa, l’amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica.

    Ma il trasferimento non ha placato la voglia di giustizia delle vittime, tanto che in Vaticano è stata decisa un’indagine preliminare. «L’ho letta, e ho visto che era necessario fare un processo. Allora l’ho passata alla Congregazione per la Dottrina della Fede – aveva spiegato il pontefice una decina di giorni fa alla tv messicana -, stanno facendo il processo».

    Dalla giustizia del Vaticano a quella del suo Paese d’origine. Se al momento non emergono per Zanchetta accuse di pedofilia, ovvero di abusi sui minori, per quanto riguarda invece i seminaristi le accuse sono dettagliate. La denuncia del 2016, firmata dal rettore e da due ex vicari del seminario in questione, elencava il comportamento problematico di Zanchetta con i seminaristi, tra cui il passeggiare di notte nelle loro stanze, chiedere loro massaggi, entrare nelle loro stanze per svegliarli e invitarli a bere alcolici, fino alle aggressioni.

    Una «ossessiva onnipresenza» che non dava tregua alle vittime. Ci sarebbero anche dei selfie con il vescovo in situazioni inappropriate. Lui si è sempre difeso, anche con il Papa, dicendo che qualcuno aveva manomesso il suo cellulare. Ora la parola passa ai giudici. Intanto, sempre in tema di abusi da parte del clero, la Corte Suprema del Canada ha autorizzato un’azione collettiva contro la Congregazione della Santa Croce e l’Oratorio di San Giuseppe, che hanno collegi in diverse città del Paese, per presunti abusi sessuali commessi da alcuni religiosi.

    La vicenda nasce dalla testimonianza di un uomo che aveva frequentato la scuola elementare di Notre-Dame-des-Neiges per quattro anni negli anni ’50. Sostiene di essere stato aggredito sessualmente da religiosi durante questo periodo, sia a scuola sia mentre prestava servizio come chierichetto all’Oratorio di San Giuseppe. L’uomo è convinto che centinaia di altri ragazzi, all’epoca, siano stati aggrediti da religiosi. Per questo aveva chiesto alla Corte di autorizzare un’azione collettiva.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_vaticano_zanchetta_argentina_ultime_notizie-4545063.html?fbclid=IwAR1frOIphp54XQLJhdz0ZzPMS7MahNa8MrC4caxZwvQlgdNmSilSI_5j0ng