Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: argentina

  • PROVOLO;  L’istanza preventiva della Rete L’ABUSO al Governo italiano sull’estradizione di Pirmati

    PROVOLO; L’istanza preventiva della Rete L’ABUSO al Governo italiano sull’estradizione di Pirmati

    Il 13 luglio scorso, dopo che l’Espresso diede la notizia che Eliseo Pirmati – oggetto di una richiesta di estradizione del Governo argentino – girava in ottime condizioni di salute e del tutto indisturbato per Verona – gli avvocati della Rete L’ABUSO che nei primi mesi del 2017, attraverso tre denunce alla Procura della Repubblica di Verona, erano riusciti a far aprire un fascicolo – hanno ritenuto di dover formalizzare alle autorità italiane e parallelamente informare quelle argentine, quanto era emerso dal settimanale l’Espresso. (Istanza Pirmati )

    Un atto dovuto, in quanto le Istituzioni non acquisiscono questo tipo di notizie dai giornali e, soprattutto, perché la richiesta di estradizione argentina, non era ancora stata notificata all’Italia, quindi tecnicamente il Governo italiano non era informato e, di conseguenza, non aveva motivi di agire. Il rischio, alla notizia dell’imminente richiesta di estradizione, era che data l’età del Pirmati, appellandosi a problemi di salute , questa potesse essere negata.

    Al fine di scongiurare questa possibilità, visto che l’Espresso era anche riuscito a filmare il Pirmati, che nei video appariva in forma ed in prefetto stato di salute, si è ritenuto di vitale importanza, inviare l’informativa sia all’Italia che all’Argentina.

    Il Ministero della Giustizia–Dipartimento per gli Affari di Giustizia, Direzione Generale della Giustizia Penale–Ufficio II- Cooperazione Giudiziaria Internazionale, ha accolto l’istanza pochi giorni dopo, il 18 luglio.

    Pochi giorni fa, il Governo argentito ha formalmente notificato la richiesta alle autorità italiane.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Caso Provolo, l’Argentina chiede l’estradizione di Pirmati

    Caso Provolo, l’Argentina chiede l’estradizione di Pirmati

    Emergono novità dall’Argentina sul caso Provolo. Nelle scorse settimane, ad inizio agosto, la magistratura locale aveva ripreso il processo per gli abusi sui bambini sordomuti dell’Istituto Provolo, che ha sede a Verona.

    Tra i tre imputati, c’era anche il sacerdote veronese Nicola Corradi, 83 anni, accusato assieme ad Horacio Corbacho e all’impiegato Armando Gómez, di aver abusato di minori tra il 2005 e il 2015. E lunedì il presidente della Corte Suprema di Giustizia di Buenos Aires ha inviato al Ministero degli Esteri del governo il mandato di arresto e la richiesta di estradizione per un altro prete, che ora vive e gira per Verona.

    E’ Eliseo Pirmati, anche lui accusato di aver abusato di bambini sordomuti nella decade tra il 1980 e il 1990 nell’Istituto Provolo a La Plata. L’indagine era cominciata a fine 2016, si apprende da fonti argentine, quando emerse che i sacerdoti Nicola Corradi e Horacio Corbacho avevano lavorato insieme nella sede dell’Istituto a La Plata.

    A completare il quadro poi la testimonianza di una delle presunte vittime di Pirmati, che riferì di essere arrivato al Provolo all’età di 10 anni, nel 1989, per poi rimanerci fino al 1993, quando fu «ridotto alla schivitù e abusato sessualmente.»

    Caso Provolo, l’Argentina chiede l’estradizione di Pirmati

  • Argentina, presunti abusi su minori al Provolo: giovane accusa Don Corradi

    Argentina, presunti abusi su minori al Provolo: giovane accusa Don Corradi

    Il processo del tribunale di Mendoza è ripartito, dopo che Armando Gómez è stato ritenuto in grado di sostenere il giudizio, con la visione delle registrazioni delle testimonianze delle presunte vittime

    Dopo l’interruzione scattata prima di Ferragosto, per valutare se il giardiniere Armando Gómez, 49 anni, fosse in grado di sostenere il giudizio, è ripartito il processo argentino del tribunale di Mendoza sui presunti abusi sessuali che sarebbero avvenuti all’Istituto Provolo di Luján de Cuyo, ai danni di studenti con problemi di udito di età compresa, all’epoca dei presunti fatti, tra i 5 e i 16 anni.
    L’inchiesta, scattata nel novembre 2016, vede coinvolti complessivamente 14 imputati (tra sacerdoti, suore e amministratori) e 20 vittime, dopo le denunce depositate proprio nella zona di Mendoza. Questo primo caso però, ricorda El Clarin, riguarda tre principali imputati: oltre a Gomez infatti, sono stati chiamati a difendersi i sacerdoti Horacio Corbacho, 59 anni, e Nicola Corradi, 83 anni, i quali rischierebbero una pena di 50 anni di carcere.

    Come riporta il quotidiano argentino, Gómez è stato sottoposto ad una perizia che lo ha ritenuto in grado di sostenere il processo. Secondo la difesa, l’uomo, che sarebbe ipoacusico, analfabeta e cresciuto in un contesto di violenza familiare, attraverserebbe una fase di problemi psichici che gli impedirebbero di capire quanto sarebbe successo. Secondo però i due esperti ordinati dalla corte e dalla Procura, “Gomez comprende il linguaggio dei segni argentino (LSA), può comunicare, si trova nel tempo e nello spazio e può comprendere il dibattito orale e pubblico” e il processo è dunque ripartito.

    Ripreso il dibattimento, prosegue El Clarin, il tribunale penale 2 di Mendoza ha continuato ad ascoltare e visionare le testimonianze di 8 presunte vittime, registrate tra il 2017 e il 2018. Gli ex alunni oggi hanno un’età compresa tra i 17 e i 28 anni, mentre i maltrattamenti e gli abusi si sarebbero verificati quando avevano tra i 5 e i 16 anni.

    Giovedì è stato trasmesso il racconto di un 18enne, che ha accusato Horacio Corbacho di aver abusato sessualmente di lui quando aveva 5 anni, mentre l’avvocato delle vittime, Oscar Barrera, ha indicato l’istituto religioso come presunto teatro degli episodi.
    Successivamente è stata riprodotta la testimonianza di una ragazza di 26 anni, che ha frequentato l’istituto tra il 2003 e il 2008, la cui identità è stata tenuta riservata. Questa ha accusato Don Corradi di averla molestata sessualmente e le suore della scuola di abuso, menzionando anche Kosaka Kumiko, che sarà giudicata in un processo a parte. Inoltre la giovane ha raccontato che una delle ragazze avrebbe iniziato a procurarsi da sola dei tagli a causa degli abusi subiti e che l’avrebbe incoraggiata a denunciare i presunti episodi.

    Il processo ora andrà avanti con la visione di oltre 30 ore di video, che verranno analizzate nel processo contro gli imputati. El Clarin ricorda che il caso è diviso in tre parti: alcuni dei processi non hanno ancora una data di inizio e in questi saranno giudicati il reggente della scuola e il personale amministrativo e docente coinvolto come partecipanti, e due suore.

    https://www.veronasera.it/cronaca/argentina-abusi-minori-provolo-accusa-don-corradi-23-agosto-2019.html

  • Preti pedofili, in Argentina comincia il processo per gli abusi sui bimbi sordi

    Preti pedofili, in Argentina comincia il processo per gli abusi sui bimbi sordi

    La magistratura argentina sarà la prima nel mondo a fornire una verità giudiziaria su caso Provolo, travolto da da oltre dieci anni da uno dei più gravi scandali nella Chiesa cattolica, denunciato  per la prima volta dall’Espresso e rimasto fino ad ora totalmente impunito

    DI ANDREA TORNAGO

    Si è aperto in Argentina, a Mendoza, il primo processo nei confronti dei religiosi dell’Istituto Provolo per l’educazione dei sordomuti – con sede a Verona ma presente in vari paesi nel mondo – travolto da ormai più di dieci anni da uno dei più gravi scandali internazionali di pedofilia nella Chiesa cattolica, denunciato nel 2009 per la prima volta dall’Espresso e rimasto fino ad ora totalmente impunito.  Il dibattimento verrà tradotto integralmente e in simultanea nella lingua dei segni.  Davanti al giudice Carlos Díaz, in un processo celebrato a porte chiuse per via della crudezza delle testimonianze e della minore età delle vittime, i tre imputati si sono rifiutati di rispondere alle domande e hanno chiesto che i minori tornino in aula per testimoniare sui fatti contestati, istanza rigettata per evitare di rinnovare inutilmente la sofferenza alle vittime: verranno utilizzate le testimonianze acquisite nel corso delle audizioni protette. Il sacerdote veronese Nicola Corradi, 83 anni, l’argentino Horacio Corbacho, 59, e l’impiegato Armando Gómez, 57, sono accusati di abusi sessuali aggravati nei confronti di minori, avvenuti tra il 2005 e il 2015. L’inchiesta di Mendoza però è più ampia e riguarda in totale 14 indagati, tra cui una suora e undici civili, e ha già portato a una condanna a dieci anni con rito abbreviato per il religioso Jorge Luis Bordón, accusato in parte degli stessi fatti oggetto del processo di Mendoza.

    La magistratura argentina sarà dunque la prima nel mondo a fornire una verità giudiziaria su caso Provolo, i cui raccapriccianti abusi ricostruiti dalle testimonianze delle vittime iniziarono a Verona negli anni ’60, e proseguirono nelle sedi sudamericane dell’istituto, in cui i sacerdoti venivano di volta in volta trasferiti. Questo sistema alla “Spotlight” trova riscontro anche nelle carte giudiziarie italiane. Le «tendenze pedofile» di Nicola Corradi, secondo la Procura di Verona che nel gennaio del 2018 ha archiviato le indagini per favoreggiamento dei sacerdoti arrestati in Argentina, erano note all’interno delle congregazione del Provolo già dal «gennaio del 1970», data in cui il prete «si trasferì (o fu fatto trasferire?)» – si legge nella richiesta di archiviazione firmata dal pm veronese Valeria Ardito – e in cui «avrebbe dovuto effettuarsi un oculato controllo sulla sede presso la quale il sacerdote sarebbe stato destinato».

    Ma le autorità ecclesiastiche non fecero nulla. Nemmeno quando, in occasione della denuncia collettiva davanti alle telecamere dell’Espresso nel 2009,  una delle vittime degli abusi fece proprio il nome di don Corradi: nell’inchiesta ecclesiastica che seguì, conclusa nel 2011, la posizione di Corradi non fu nemmeno esaminata. Poco dopo, nel novembre del 2016, Corradi viene arrestato in Argentina per le violenze denunciate a Mendoza.

    La causa di Mendoza è solo la prima. Le indagini si sono presto estese anche all’altra sede argentina del Provolo nella città La Plata, capoluogo della provincia di Buenos Aires. Anche in quell’inchiesta, Nicola Corradi è accusato di violenze sessuali sui minori sordomuti commesse in anni precedenti, insieme al religioso veronese Eliseo Pirmati, tornato a vivere nel 2017 nella sede centrale del Provolo a Verona e su cui pende una richiesta di estradizione in Argentina, e al guardiano José Britez. A La Plata, i pm argentini contestano agli indagati  in alcuni casi anche la «riduzione in schiavitù» dei bimbi e l’esercizio di una violenza che «in nulla si differenzia dalla tortura». Non mancano le frizioni con le gerarchie cattoliche locali e con il Vaticano, da cui dipende direttamente la congregazione di cui fa parte il Provolo: «Nessuna collaborazione da parte della Chiesa cattolica – ha denunciato il pm argentino Gustavo Stroppiana -, il vescovo Alberto Bochatey, commissario designato da Papa Francesco nel caso Provolo, non ha mai chiesto di parlare con me né ha fornito informazioni utili all’indagine».

    http://espresso.repubblica.it/attualita/2019/08/07/news/preti-pedofili-in-argentina-comincia-il-processo-per-gli-abusi-sui-bimbi-sordi-1.337586
     

  • Abusi su minori sordomuti: a processo un prete veronese

    Abusi su minori sordomuti: a processo un prete veronese

    Iniziato il processo per abusi sessuali su minori sordomuti in un Istituto a Mendoza (Argentina). Coinvolto anche Nicola Corradi, un prete veronese.

    Conclusa a Mendoza la prima udienza del processo che vede coinvolti due religiosi accusati di abusi su bambini sordomuti. Uno di loro è Nicola Corradi, un prete veronese di 83 anni. Si è rifiutato, insieme agli altri indagati, di rispondere alle domande.

    Abusi su minori, processo per un prete veronese

    Iniziarono nel 2016 le prime indagini nei confronti di tre uomini, Nicola Corradi di 83 anni e Horacio Corbacho di 59, entrambi preti, e l’impiegato 57enne Armando Gómez. Il capo d’accusa è di aver compiuto violenze sessuali su bambini sordomuti, aggravato dal fatto che avrebbero dovuto essere preposti alla loro protezione.

    Il caso coinvolge circa venti bambini di una scuola nella provincia di Mendoza (Argentina). L’Istituto del paese di Papa Francesco è stato chiuso dopo la denuncia delle vittime. Negli anni Ottanta, il prete nostro connazionale che è ora a processo era già stato denunciato sempre per casi di pedofilia presso l’Istituto Antonio Provolo di Verona.

    Il processo è iniziato ieri, 5 agosto. I tre imputati hanno scelto di non rispondere ad alcuna domanda.

    I loro legali hanno tentato di dilatare i tempi del processo chiedendo che gli interessati potessero tornare in aula per testimoniare di nuovo. Richiesta che è stata obiettata sia dal pubblico ministero che dagli avvocati difensori.

    Il tribunale dovrà esprimersi nel corso della seconda udienza. Al momento Corbacho e Gómez sono in carcere preventivo, mentre il veronese Corradi è agli arresti domiciliari a causa della sua età avanzata.

  • ‘Sono demoniaci’: parlano le vittime sorde dei preti pedofili argentini

    ‘Sono demoniaci’: parlano le vittime sorde dei preti pedofili argentini

    La testimonianza delle vittime scuote il processo contro i sacerdoti cattolici di Mendoza accusati di abuso sessuale.

    Ezequiel Villalonga ha trascorso gran parte della sua vita presso l’Istituto Provolo di Mendoza, una scuola cattolica per bambini non udenti. Ma ora il diciottenne, che è sordo e muto, ha perso ogni fiducia nella Chiesa.

    Lui e i suoi compagni di classe affermano di essere vittime dei preti pedofili che gestivano l’istituzione, parte di uno scandalo radicale che ha scosso l’Argentina, la patria di papa Francesco.

    “Penso che tutto nella Chiesa sia falso. Tutto ciò che ci hanno fatto leggere, recitare, come (hanno detto) le persone dovrebbero vivere”, ha detto in lingua dei segni, poco prima dell’inizio del processo dei sacerdoti lunedì.

    “Penso che mentano e che siano demoniaci”, ha aggiunto.

    Ezequiel imparò la lingua dei segni solo da adulto, perché nonostante la missione specializzata dell’Istituto, la scuola situata ai piedi delle Ande non gli insegnò come parlare.

    Aveva solo sette mesi quando sua madre si rese conto che era sordo. Quando Ezequiel aveva quattro anni, lo mandò al Provolo, che fu fondato nel 1995, 621 miglia (1.000 chilometri) a ovest di Buenos Aires.

    Fino a quando Ezequiel aveva 16 anni, quando finalmente lo scandalo scoppiò, trascorse le sue giornate all’interno del massiccio edificio con un tetto verde. Una volta dentro i suoi muri di mattoni rossi, gli era permesso di tornare a casa solo nei fine settimana.

    “La vita lì è stata terribile. Non abbiamo imparato nulla, non potevamo parlarci perché non conoscevamo la lingua dei segni”, ha detto.

    “Scrivevamo senza sapere cosa dicesse, e quando chiedevamo ad altri compagni di classe, nessuno capiva nulla”, ha aggiunto, parlando al quartier generale della ONG Xumek (che significa “sole” nella lingua indigena di Huarpe), che gli ha fornito con un avvocato.

    Le sue testimonianze, e quelle di altre 20 vittime, sono al centro di un processo per i sacerdoti Nicola Corradi, 83 anni, e Horacio Corbacho, 59 anni, nonché l’ex giardiniere della scuola Armando Gomez, 49 anni.

    “Voglio che vadano tutti in prigione. Corbacho, Corradi e Gomez, in modo che possiamo risolverlo”, ha detto Ezequiel.

    Corradi arrivò in Argentina nel 1970 dall’Istituto Provolo originale di Verona – che è stato anche scosso da uno scandalo della pedofilia negli ultimi anni – per gestire il Provolo a La Plata.

    Nel 1998, si trasferì a soli 42 miglia a nord di Mendoza, dove lavorò come capo dell’Istituto fino al suo arresto nel novembre 2016.

    L’ex chierichetto Jorge Bordon, che ora ha 50 anni, è stato condannato l’anno scorso a 10 anni di prigione come parte dell’affare, dopo aver ammesso di aver abusato di cinque vittime. Quindici altri sono anche accusati e saranno giudicati nel corso di altre due prove.

    “Come hanno potuto?” 

    Paola Gonzalez si è interrotta ricordando il momento in cui ha appreso che sua figlia Milagros, che ora ha 16 anni, era stata maltrattata mentre frequentava l’Istituto.

    Prima dello scandalo, la scuola libera era stata considerata piuttosto prestigiosa.

    “Avresti dovuto vedere il suo corpicino quando entrò (nel Provolo). Era così piccola”, ha detto Gonzalez, seduto nella sua casa a Mendoza.

    “Non capisco, non riesco a immaginare un tale male. Come hanno potuto fare così tanto male a una creatura così fragile?” chiese lei.

    Quando le prime testimonianze delle vittime furono rese pubbliche, Gonzalez chiese a sua figlia se fosse stata maltrattata al Provolo.

    “Era seduta proprio lì”, ha detto la donna delle pulizie, indicando il punto in cui sua figlia “ha mimato che le avevano sbottonato (vestiti) e tirato giù i pantaloni.”

    “Poi ha guardato di nuovo in basso”, ha ricordato Gonzalez, che afferma di aver trasformato il suo “dolore in combattimento”.

    “È una grande vittoria che ci sia una prova”, ha aggiunto.

    “Non ci sono abbastanza parole per entrare in empatia con l’orrore che hanno vissuto e che li ha feriti così tanto”, ha detto mons. Alberto Bochatey, vescovo ausiliare di La Plata.

    “Dobbiamo chiedere perdono e cercare di guarire il meglio che possiamo, senza odio.”

    Nel luglio 2017, Papa Francesco ha nominato Bochatey Commissario Apostolico per esaminare la Compagnia di Maria, il gruppo che gestisce gli istituti di Provolo.

    “Quando sono stato nominato, la prima cosa che ho fatto è stato cercare di avvicinare le vittime e chiedere loro perdono, e mi hanno mandato a fare i bagagli”, ha detto Bochatey.

    “Fino ad oggi, non sono stato in grado di farlo”, ha detto, aggiungendo che è “molto felice che il processo sia iniziato.”

    – AFP

    https://www.batimes.com.ar/news/argentina/theyre-demonic-the-deaf-victims-of-argentinas-pedophile-priests-speak-out.phtml

  • Pedofilia: ciò che La Nación non ha detto sulla responsabilità di Francesco

    Pedofilia: ciò che La Nación non ha detto sulla responsabilità di Francesco

    L’inchiesta condotta da La Nación giorni fa lamenta due omissioni e un errore.

    Julian Maradeo

    Innanzitutto, la colpa: sorprendentemente, la Rete dei sopravvissuti all’abuso ecclesiastico dell’Argentina – l’unico attore collettivo nel paese, composto da una équipe multidisciplinare – non è stata consultata. Pubblicato il rapporto, l’avvocato della Rete, Carlos Lombardi, ha chiesto il diritto di replica per le affermazioni del vescovo di San Francisco (Cordova), Sergio Osvaldo Buenanueva, che l’Episcopato ha scelto per progettare la strategia locale su come affrontare il problema da parte della curia.

    Nelle linee che inviò alla Nazione, senza risposta, Lombardi sostenne, fondamentalmente, questi tre punti:
    A) Le dichiarazioni del vescovo Sergio Buenanueva a La Nación sono davvero deplorevoli. Quando dice “C’era un sistema malato nella Chiesa che copriva gli abusi”, è un cinico atroce. Non solo c’era. Attualmente, il sistema di occultamento continua. Fa parte del sistema perché – come sostiene l’ex sacerdote messicano Alberto Athie – esistono tre livelli di responsabilità istituzionale. Il primo è quello del prete abusatore. Il secondo, del vescovo insabbiatore, quello che applica le regole progettate in Vaticano per proteggere gli stupratori. Il terzo livello è quello di coloro che hanno premeditatamente elaborato il sistema, concentrato nel Codice di Diritto Canonico, l’autentico uovo di serpente.

    B) Seguendo l’ordine delle dichiarazioni, quando afferma che “la Chiesa argentina non ha precedenti di maltrattamenti tra i suoi membri”, sta riconoscendo un problema che fa parte della strategia istituzionale: il mantenimento degli archivi segreti, il vaso di Pandora dove si fermeranno, secondo il canone 1339 inc. 3 del Codice Canonico, tutti i reclami e le avvertenze degli abusati.

    C) Ti chiedi come è possibile che abbiamo perso di vista il fatto che il bene da difendere non era la buona immagine della Chiesa, ma il bene di una persona che Cristo ha posto al centro della nostra missione? È un’espressione degna del personaggio di Moliere, Tartufo. Un tale atto di ipocrisia nascosta come Buenanueva stesso fa parte del meccanismo illecito (…) Non c’era coscienza? C’è oggi? Chiediamo al vescovo di La Plata Víctor Manuel Fernández, perché continua a sostenere il sacerdote Eduardo Lorenzo, denunciato per abuso sessuale di un giovane e nominato all’inizio di quest’anno alla scuola “Nostra Signora del Carmen”, a Tolosa. O al vescovo di Mendoza, Marcelo Colombo, che ha usato come motivo per chiedere un’estensione della giurisdizione per giudicare il monaco Diego Roqué – cioè per sbarazzarsi del problema – “la necessità di offrire la più assoluta indipendenza e imparzialità all’imputato” e “evitare, secondo i precedenti già esistenti nell’Arcidiocesi di Mendoza e con risultati negativi per ciò, l’eventuale azione penale, in sede statale, dei procedimenti dei nostri tribunali”.

    Omissioni e prove

    La Nazione ha trascurato gli elementi che dimostrano che Francesco è parte del problema, ostacolando il sistema di copertura dei preti abusatori fino a quando non esplode pubblicamente.
    Il 28 ottobre 2015, il giovane italiano Giuseppe Consiglio si è avvicinato al Santo Padre, nell’Aula Paolo VI. Calvo, con una linea della barba che va da un lobo all’altro e con una giacca nera che supera la vita, stringe la mano destra di Francesco mentre con l’altra consegna una lettera, che descrive il percorso seguito dai 14 sacerdoti che sono stati trasferiti dopo gli abusi commessi presso l’Istituto Próvolo Veronese. È spiegato dalla lingua dei segni. Il successore di San Pietro si scusa timidamente e gli chiede di “pregare per me”.

    Quella consegna istantanea e lo sguardo del giovane / gesto elusivo del Papa – sono stati interpretati per i posteri da Rete L’Abuso. Anni dopo, quella foto fece il giro del mondo.
    Quando? A partire da dicembre 2016, ovvero più di un anno dopo, quando sono iniziati gli arresti di sacerdoti e personale amministrativo negli istituti che Próvolo aveva avuto a La Plata e Luján de Cuyo, Mendoza.
    Anche se le prime lamentele in Italia furono conosciute pubblicamente nei primi anni del 21 ° secolo e credendo che Jorge Bergoglio, allora arcivescovo di Buenos Aires e cardinale, non lo scoprì mai, essendo il capo del Vaticano non intervenne per nessuno dei due istituti finché non fu insostenibile.

    A cui è necessario aggiungere un altro antecedente che non può essere passato inosservato: nell’agosto 2015, alla conferenza mondiale organizzata da Survivors Network of Those Abused by Priests (SNAP), a Washington, la sopravvissuta Julieta Añazco ha denunciato che i sacerdoti italiani erano stati inviati al Próvolo argentino dopo aver abusato a Verona di ragazzi con problemi di udito. Né il Papa ha fatto nulla lì.

    Inoltre, Juliet ha detto a La Trama, perché ha rifiutato l’invito di Papa Francesco a recarsi in Vaticano, dove avrebbe dovuto scusarsi: “In un caldo pomeriggio di febbraio 2014, sono andato a quello che pensavo sarebbe stato un incontro con uno dei denuncianti del prete Julio César Grassi, poiché avevo bisogno di conoscerli, abbracciarli, condividere il nostro dolore e la nostra lotta. Ero stata in grado di trovarli attraverso diverse persone e quel pomeriggio pensavo che alcuni di loro sarebbero stati a quell’incontro, ma non era così. Ho trovato un invito per andare in Vaticano. Avevo reso pubblica la mia denuncia da 5 mesi, ero in crisi e molto vulnerabile. Si scopre che la persona con cui ho avuto l’incontro conosceva l’ambasciatore argentino a Roma, Eduardo Valdes, che stava organizzando un incontro tra Papa Francesco e le vittime di abusi ecclesiastici in Argentina, per scusarsi.
    Mi disse anche che lo stesso invito era stato dato a un altro sopravvissuto e aveva già detto di sì, che avrebbe viaggiato così che il Papa potesse scusarsi.
    Non ci ho nemmeno pensato e ho anch’io detto di sì, ho pensato di portare tutte le nostre cause, che a quel tempo erano poche, in modo che il Sommo Pontefice lo scoprisse e potesse fare qualcosa.
    Già a quel tempo ci stavamo organizzando come una rete, quindi, quando ho parlato dell’invito, tutti i miei colleghi mi hanno detto automaticamente di no. Fortunatamente, all’interno della Rete, c’erano già il Dr. Carlos Lombardi e la psicologa Liliana Rodríguez, oltre alle mamme e ai sopravvissuti, che hanno combattuto per molti anni. Tutti avevano voluto andare da Bergoglio quando era cardinale a Buenos Aires, tutti gli scrivevano, chiedevano di essere ascoltati e non aveva mai incontrato nessuna vittima. Quindi, ho capito che l’unica cosa che avrebbero fatto con me è scattare foto e pubblicarle con un titolo che dice che Papa Francesco si è scusato con le vittime dell’Argentina, e nel frattempo le suore e i sacerdoti che ci hanno maltrattati sarebbero rimasti in contatto con i bambini, che è ciò che ci preoccupa di più. Così, per posta, ho detto alla persona che intercedeva tra noi e l’ambasciatore a Roma che non avrei viaggiato e ho spiegato il perché”.

    Seconda omissione

    Nel gennaio 2014, quando il Comitato dei diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite ha pubblicato le “Osservazioni conclusive sul secondo rapporto periodico della Santa Sede”. La prima cosa che ha messo in discussione il rapporto è che “purtroppo, poiché il secondo rapporto periodico è stato consegnato con un ritardo significativo, il Comitato non ha avuto l’opportunità di analizzare l’attuazione della Convenzione da parte della Santa Sede per 14 anni “.
    Al punto 29 delle osservazioni formulate nel 2014, in un linguaggio burocratico, il Comitato ha sottolineato che “è particolarmente preoccupato per il trattamento delle segnalazioni di abusi sessuali su minori, la Santa Sede ha sistematicamente posto la conservazione della reputazione della Chiesa e la protezione degli autori al di sopra degli interessi dei bambini, come osservato da diverse commissioni nazionali di ricerca”.
    Quindi, nel 34, si riferiva a un aspetto legato al patto del silenzio, sebbene in questo caso in relazione ai figli di sacerdoti che, a priori, dovevano praticare il celibato: “Il Comitato raccomanda alla Santa Sede di valutare il numero di bambini nati da sacerdoti cattolici, identificare chi sono e adottare tutte le misure necessarie per garantire i diritti di questi bambini alla conoscenza e alla cura dei loro genitori, a seconda dei casi. Il Comitato raccomanda inoltre che la Santa Sede assicuri che gli accordi di riservatezza non siano più imposti nelle chiese fornendo alle madri piani finanziari per sostenere i loro figli”.

    Ma la sezione che ha maggiormente sottolineato ciò che è stato fatto dalla Chiesa cattolica è la D, intitolata “Violenza contro i bambini”. Al paragrafo 43, il Comitato, oltre a riconoscere “l’impegno espresso dalla delegazione della Santa Sede a mantenere inviolabile la dignità e l’integrità personale di ogni bambino”, ha affermato che, di fatto, “La Santa Sede non ha riconosciuto la gravità dei crimini commessi, non ha adottato le misure necessarie per affrontare i casi di abusi sessuali su minori, né per proteggere i minori e ha adottato politiche e pratiche che hanno portato alla continuazione degli abusi e dell’impunità dei colpevoli”. Successivamente, ha identificato il trasferimento di sacerdoti come una delle strategie per proteggere gli aggressori, che, allo stesso tempo, ha aumentato il pericolo dei ragazzi che mantengono i contatti con i sacerdoti dislocati geograficamente.

    Nell’articolo seguente, il Comitato ha chiesto al Vaticano di fornire dati su tutti i casi di abusi sessuali su minori che gli sono stati resi noti. D’altro canto, pur ammettendo che la Santa Sede ha stabilito la sua piena giurisdizione sui casi di abusi sessuali su minori nel 1962, e li ha posti nel 2001 sotto la competenza esclusiva del CDF, la verità è che si tratta di un “crimine grave contro la moralità”, salvaguardando sempre la riservatezza e il silenzio, in realtà lo ha fatto solo “la stragrande maggioranza degli autori di abusi, e quasi tutti coloro che hanno nascosto l’abuso sessuale di minori, sfuggono ai procedimenti giudiziari negli Stati in cui sono stati commessi gli abusi”. Il Comitato non ha avuto dubbi: il Vaticano ha sviluppato una “legge del silenzio”, imposta al clero sotto la minaccia della scomunica, il che spiega, in parte, che non è denunciato e rimane tale per decenni.

    Tra le altre cose, il Comitato ha dichiarato che prima del 1 ° settembre 2017 il Vaticano doveva presentare una relazione contenente informazioni sull’applicazione delle osservazioni. La procedura è la stessa di tutti gli Stati membri. Fino ad ora non c’è stata risposta alcuna.

    https://www.perfil.com/noticias/politica/pedofilia-lo-que-diario-la-nacion-no-dijo-sobre-responsabilidad-papa-francisco.phtml?rd=1&fbclid=IwAR1PITkQ4MzDNvJND5nhL9kos5YT5lVp9iEeBUpKVrEH-lbyjlLEbdTAuu0

    (Traduzione con Google)

  • Caso Provolo – Canale 7 Argentina

    Caso Provolo – Canale 7 Argentina

    Un’intervista sul caso degli istituti per bambini sordi Provolo andata in onda su Canale 7 in Argentina

  • Argentina, Zanchetta autorizzato a rientrare in Vaticano in mezzo alle indagini

    Argentina, Zanchetta autorizzato a rientrare in Vaticano in mezzo alle indagini

    Il giudice ha concesso al vescovo, accusato di abusi, un permesso speciale di “lavoro” fino all’8 agosto. Da gennaio è sospeso dalle sue funzioni presso l’Apsa
    Potrà tornare in Vaticano – seppur per un breve periodo – monsignor Gustavo Zanchetta, il vescovo argentino assessore dell’Apsa sotto processo nel suo Paese per «abusi sessuali aggravati». A due settimane esatte dalla formalizzazione in tribunale delle accuse di aver molestato due seminaristi mentre era ordinario diocesano (e quindi prima di lasciare la carica di pastore a Oran ed essere trasferito in Vaticano), il presule è stato autorizzato dal giudice di Garanzia, Claudio Alejandro Parisi, a lasciare l’Argentina e rientrare a Roma. Potrà restare fino all’8 agosto: quel giorno, alle 10 del mattino, dovrà presentarsi in tribunale.

    Lo rende noto El Tribuno, il quotidiano argentino che per primo ha reso pubbliche le accuse al vescovo 54enne e ha seguito il caso sin dalle strane e repentine dimissioni del prelato dalla diocesi di Oran di tre anni fa. Secondo la testata, Zanchetta – dichiarato dal tribunale colpevole di reati «continui e aggravati» poiché ministro del culto – attraverso uno dei suoi legali difensori, Enzo Gianotti, ha chiesto la revoca delle misure restrittive della libertà e la restituzione del passaporto e di tutti gli altri documenti personali sequestrati per poter far rientro a Santa Marta, la residenza vaticana dove risiede Papa Francesco.

    Le motivazioni sarebbero «di natura occupazionale», ovvero questioni di lavoro. Va ricordato che Zanchetta è stato sospeso da ogni funzione presso l’importante ufficio che amministra il patrimonio della Santa Sede, come faceva sapere un comunicato vaticano di gennaio annunciando l’apertura di un’indagine presso la Congregazione per la Dottrina della Fede. 

    Sembra che in Argentina il pubblico ministero incaricato del caso, Soledad Filtín, si sia opposto alla decisione di far lasciare al vescovo il Paese a causa dell’importanza della fase investigativa in cui si trova il caso. L’accusa, ha detto il pm, è in attesa di prove certe che «potrebbero richiedere la sua presenza». Al prelato sono stati imposti infatti numerosi obblighi di reperibilità e domicilio nonché disponibilità ad essere sottoposto a perizia psichiatrica. Già lo scorso mercoledì 12 giugno Zanchetta si era dovuto presentare per i primi accertamenti psichiatrici.

    Da parte sua il giudice Parisi ha ammesso di riconoscere che la decisione «avrebbe influenzato le estremità del procedimento penale» e anche di condivide i criteri con il procuratore Filtrín che «i requisiti non sono soddisfatti» per accettare il rilascio di Zanchetta. Per questo non ha ritirato definitivamente le misure restrittive, ma ha concesso tuttavia all’assessore dell’Apsa il permesso per un viaggio speciale con rientro, però, tra poco più di un mese.

  • L’accusatore di Eliseo Pirmati dà una netta testimonianza degli abusi subiti nell’Istituto Provolo

    L’accusatore di Eliseo Pirmati dà una netta testimonianza degli abusi subiti nell’Istituto Provolo

    Attenzione: questa intervista contiene un linguaggio esplicito. La CNN spagnola era con uno dei denuncianti del più grande caso di presunto abuso di bambini della Chiesa cattolica in Argentina. Un ex studente dell’Istituto Provolo narra il trattamento che avrebbe ricevuto durante i cinque anni dal religioso Eliseo Pirmati in un collegio per bambini non udenti nella città di La Plata. Pirmati è accusato dei presunti reati di “abuso sessuale aggravato, atti osceni e corruzione di minori” ed è stata richiesta la detenzione in Argentina ma è libero, a Verona, in Italia. Il responsabile del Provolo ha detto alla CNN che Pirmati si dichiara innocente, ma non vuole rilasciare dichiarazioni alla stampa. Il querelante è Lisandro Borelli, è sordo, ha 40 anni ed è stato nell’istituto tra il 1989 e il 1994, quando aveva tra i 10 ei 15 anni, fino a quando fu portato da Pirmati in una casa a El Chaco. Ha presentato la denuncia dinanzi al giudice nel 2016. La trascrizione delle sue dichiarazioni è stata fatta dalla CNN. L’Istituto Provolo è indagato dalla fine del 2016 per presunti abusi di bambini non udenti. Il Vaticano ha ordinato l’intervento dell’istituzione in Argentina e in Italia dopo le denunce. Gli abusi si sarebbero prolungati per sette decenni in entrambi i paesi. Il controllore Alberto Bochatey ha detto alla CNN che si aspettano che la giustizia giunga alla verità. La giustizia cerca di estradare Pirmati, che rimane nel Provolo di Verona da dicembre 2017. Questa è la prima parte dell’intervista trasmessa in Prospettive da Buenos Aires .

    https://cnnespanol.cnn.com/video/provolo-lisandro-borelli-sordo-victima-pirmati-iglesia-intvw-emilia-delfino-perspectiva-buenos-aires/?fbclid=IwAR37lZy1nqZZQAKvcMq-wpd-8GuKDHxZidckFbCAKsaIDoPSFDsoxaEBVNc