Condannati a 42 e 45 anni Nicola Corradi e Horacio Corbacho…
ALTRE INFORMAZIONI : https://it.euronews.com/2019/11/26/ab…

Condannati a 42 e 45 anni Nicola Corradi e Horacio Corbacho…
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Il rapporto indica che:
“Nel febbraio 2019, la Rete di sopravvissuti agli abusi sessuali dei sacerdoti del Messico ha dichiarato di aver affrontato circa 550 casi di abusi sessuali. Lo stesso anno, la Chiesa cattolica messicana ha rivelato di aver sospeso 152 sacerdoti dai loro doveri religiosi negli ultimi nove anni per sospetto abuso sessuale di minori, ma non ha rivelato nessuno dei loro nomi, o se i casi fossero stati citati autorità civili “.
Dopo il Messico, che è in cima alla lista, il Cile continua con 243, l’Argentina con 129 e la Colombia con 137. Tuttavia, il rapporto riporta che non è noto se gli imputati debbano affrontare alcun procedimento legale.
“A volte gli unici dati disponibili sono quelli forniti dalla Chiesa cattolica (ad esempio, in Brasile, Guatemala, Messico o Uruguay). Tuttavia, la Chiesa nasconde sistematicamente l’identità dell’imputato e non rimanda i casi alle autorità civili ”.
La Crin riferisce che la Chiesa cattolica ha cercato di mettere a tacere questi casi di abusi sessuali su minori in America Latina, trasferendo sacerdoti in altri paesi, offrendo di pagare vittime e famiglie, minando la credibilità delle vittime, manipolando o esercitando pressione media per segnalare la questione.
Il rapporto parla anche della legislazione per segnalare questi casi e evidenzia miglioramenti in paesi come il Messico. Tuttavia, afferma che “solo in una minoranza di paesi è obbligatorio denunciare abusi sessuali sospetti o confermati su ragazzi o ragazze in vari contesti”.
Concludono che è necessario stabilire un meccanismo per ottenere giustizia e responsabilità, come la creazione di commissioni per indagare su casi di abuso sessuale, che coinvolgono organizzazioni indipendenti per i diritti umani e che la Chiesa si astiene dall’investigare Non manipolare i processi.
Hay 550 denuncias contra sacerdotes por abuso sexual contra menores en México

Monsignor Gustavo Zanchetta si presenterà alla giustizia argentina, che ha chiesto il suo arresto con l’accusa di abusi sessuali. Lo rende noto un comunicato del suo difensore canonico, Javier Belda Iniesta. «Mons. Zanchetta – informa l’avvocato – partirà lunedì 25 novembre di sera, ed atterrerà all’aeroporto di Sala la mattina del 26 novembre», in vista dell’udienza del 27 novembre. Il difensore ribadisce poi che Zanchetta intende «continuare a collaborare, come ha fatto finora» all’accertamento della verità.
Zanchetta ormai è cittadino vaticano e dal 2015 risiede a Santa Marta. Era stato Papa Francesco a chiamarlo in curia quattro anni fa, per aiutarlo a risolvere una serie di problemi che erano nati nella diocesi di Orani, legati però non tanto ad abusi ma al suo rapporto burrascoso con il clero locale e ad una presunta mala gestione finanziaria.
Il caso Zanchetta è ben conosciuto in Vaticano ed è fonte di enormi imbarazzi da un paio d’anni in qua, quando l’accusa di presunti abusi è emersa. Il magistrato, secondo quanto venne pubblicato da El Tribuno, lo ha accusato di avere molestato due seminaristi. Il giornale argentino aveva anche reso noto che sul cellulare dell’arcivescovo erano state trovate delle fotografie oscene su una sua relazione omosessuale.
Il Papa non ha mai voluto parlare direttamente di queste vicende anche se l’anno scorso, alla televisione messicana Televisa, aveva accennato che Zanchetta sarebbe restato in Vaticano perchè nel dubbio bisogna sostenere il presunto colpevole. In dubbio pro reo. Zanchetta si proclama innocente.
https://www.ilmessaggero.it/vaticano/monsignor_zanchetta_abusi_sessuali_giustizia_argentina_arresto_oggi_ultime_notizie-4882204.html

Dopo ricerche andate a vuoto, per l’irreperibilità del prelato, la magistratura di Salta, in Argentina, ha chiesto un mandato di cattura internazionale nei confronti del vescovo argentino Gustavo Zanchetta, domiciliato in Vaticano, accusato del reato di abuso sessuale semplice e continuato ai danni di due seminaristi.
A costituire un’aggravante è il fatto che l’abuso possa essere stato commesso da un ministro di culto. L’ex vescovo di Oran, considerato vicino a papa Francesco, non ha risposto a ripetute telefonate e email inviate per notificare gli atti processuali e ha spostato il domicilio nello Stato del Vaticano. Nel 2017 monsignor Zanchetta è stato richiamato a Roma dal pontefice, che ha autorizzato a maggio scorso l’apertura nei suoi confronti di un giudizio canonico.
Dovrà essere la segreteria di Stato vaticana ad autorizzare l’arresto di Zanchetta. Se il giudice argentino accoglierà la richiesta del pubblico ministero Maria Soledad Filtrin, spetterà a monsignor Parolin decidere se consegnare l’alto prelato alla magistratura. E il suo “verdetto” dovrà essere concordato con il Pontefice visto che il vescovo gode dell’immunità diplomatica e risiede a Santa Marta, la stessa struttura dove alloggia il Papa. Zanchetta era stato denunciato il 6 febbraio scorso da un giovane che aveva rivelato di essere stato vittima di «episodi a sfondo sessuale» da parte di colui che «esercita le funzioni di vescovo della diocesi di Oran». Qualche giorno dopo un secondo seminarista lo aveva denunciato per abusi e condotta inappropriata, all’interno della canonica San Antonio, nello stesso seminario. Il fatto che abbia deciso di rifugiarsi in Vaticano non rende scontato il via libera all’arresto anche se nei confronti di monsignor Zanchetta è stato avviato anche un giudizio canonico e dunque bisognerà conoscere l’esito del procedimento per capire l’orientamento della segreteria di Stato. Tenendo però conto che tra Santa Sede e Argentina non esistono trattati di cooperazione internazionale.
https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/19_novembre_21/ordine-cattura-internazionale-monsignor-zanchetta-abusi-sessuali-d484cac0-0c6e-11ea-89cc-e514bdace0f8.shtml?fbclid=IwAR3q2ky2movQc7Ubfu3b7a_mHiY-CpVMTxhhOPorZQH7KMRThnuHUFUgKO8&refresh_ce-cp

di ANDREA FILLORAMO
Da alcuni dati ufficiali della “Congregazione per la dottrina della Fede” sui preti pedofili risulta che solo nel 2017 si contavano 410 denunce ritenute “verosimili” e che dal 2013 a oggi in media è stato segnalato come presunto pedofilo, ogni giorno, un prete.
Non vogliamo discutere su questi dati né su altri presunti, che coprono, a mio giudizio, solo in minima parte la grande galassia di un fenomeno che tende, per sua stessa natura, a rimanere in parte o in buona parte occulto.
Il fenomeno della pedofilia clericale, oltretutto, ancora non è stato del tutto analizzato con strumenti psicanalitici, capaci di penetrare negli oscuri meandri del mondo clericale sconosciuto ai più.
Non sono state analizzate, quindi, fino in fondo le nefaste conseguenze di una formazione data nei seminari che ha potuto spersonalizzare generazioni di preti ancor oggi attivi nelle varie diocesi, divenuti nel tempo anche monsignori e vescovi, rendendoli forzosamente “eunuchi per il regno dei cieli”- attraverso un processo educativo di neutralizzazione e di sublimazione delle pulsioni sessuali infantili, con il quale si è fatto pensare che sarebbe stata disponibile l’energia per attività non istintuali.
Se questo è vero, tali preti, apparentemente casti, talvolta sono stati colpiti da varie patologie fisiche e psichiche dovute alle frustrazioni sessuali, che avrebbero condotto alcuni di loro (fortunatamente non tutti) alla pedofilia, dato il facile accesso nel rapporto che è possibile avere con i bambini.
Solo conoscendo, perciò, quello che si manifesta dell’esperienza esterna e/o dell’esperienza interna del prete che ha caratteri specifici e individuabili si ha la possibilità di conoscere i processi che hanno condotto alcuni o molti di loro ad infrangere alcune regole non date soltanto dal proprio status ma anche dalla morale comune o, addirittura sancite dal Codice penale.
Non desta, oggi, pertanto, meraviglia la notizia presente in tutti i telegiornali del mandato di cattura internazionale della magistratura argentina nei confronti del vescovo di Orán, monsignor Gustavo Zanchetta, accusato di abusi sessuali continuati, con l’aggravante di essere un religioso, nei confronti di due seminaristi. Lo hanno reso noto fonti della Procura di Salta. Zanchetta è considerato vicino a Papa Francesco, che nel 2017 lo aveva nominato consigliere di Apsa, l’Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica.
Non occorre, quindi, dinnanzi a questi casi “stracciarsi le vesti”, che è stato sempre un atteggiamento tipico del mondo cattolico di fronte agli scandali sessuali che hanno come protagonisti degli uomini di Chiesa, un modo ipocrita per distanziarsi dai loro confratelli e non da un sistema educativo al quale si vuole rimanere debitori. Applicabile a loro è il pensiero del gesuita, scrittore e filosofo spagnolo Baltasar Gracián y Morales 1601 – 1658) che scrive: ”Ci sono individui composti unicamente di facciata, come case non finite per mancanza di quattrini. Hanno l’ingresso degno d’un gran palazzo, ma le stanze interne paragonabili a squallide capanne.”
Non stracciarsi le vesti non significa, però, tacere.
Bene ha fatto, per esempio, frère Alois, attuale priore della comunità cristiana monastica ecumenica internazionale di Taizé fondata nel 1940 da Roger Schutz, meglio conosciuto come frère Roger (fratello Roger) che ha denunciato 5 casi di abusi su minori e altre aggressioni verificatisi da parte di 3 fratelli, due dei quali morti più 15 anni fa, che facevano parte del gruppo. Un vero e proprio fulmine a ciel sereno la sua denuncia, se si considera che la comunità di Taizé viene raggiunta ogni anno, sulle colline borgognesi, da centinaia di giovani che, in arrivo soprattutto dall’Europa e appartenenti alle varie chiese cristiane, intendono fare un percorso di formazione spirituale, con preghiere, meditazioni e condivisioni. Eppure, anche questo luogo, fondato ormai da quasi 80 anni da frère Roger, sarebbe stato in passato teatro di gravi fatti di pedofilia.
“Quando sono stato informato di queste accuse – ha scritto frère Alois – il mio primo passo è stato quello di ascoltare, con altri fratelli, le vittime, nel rispetto assoluto della loro parola, della loro sofferenza e accompagnarle il meglio possibile. Oggi i nostri primi pensieri vanno verso di loro; ascoltando ciò che hanno vissuto e sofferto, proviamo vergogna e un dolore profondo. È possibile che questo nostro parlare porti altre eventuali vittime a farsi conoscere: le ascolteremo e le accompagneremo nei passi che vorranno compiere. Se parlo oggi, è perché lo dobbiamo alle vittime, ai loro cari e a coloro che cercano a Taizé uno spazio di fiducia, sicurezza e verità”.

E adesso contro Gustavo Zanchetta, l’ex vescovo di Oran protetto da papa Francesco, è stato chiesto un mandato di cattura internazionale. L’accusa è quella di aver abusato sessualmente di due seminaristi. La magistratura argentina lamenta che l’imputato non abbia risposto a numerose chiamate telefoniche, né a mail. Ma ora Zanchetta ha stabilito il suo domicilio in Vaticano, pertanto si apre una partita ad alto rischio con la Nunziatura per l’estradizione. Sempre che il Papa non lo convinca a consegnarsi.
E adesso contro Gustavo Zanchetta, l’ex vescovo di Oran protetto da papa Francesco è stato chiesto un mandato di cattura internazionale. L’iniziativa è stata del giudice Maria Soledad Filtrìn Cuezzo. L’accusa è quella di aver abusato sessualmente di due seminaristi.
Zanchetta era scomparso – accampando motivi di salute dalla sua diocesi all’improvviso – e poi era riapparso in Vaticano, dove il Pontefice aveva creato apposta per lui il posto mai esistito fino ad allora di Assessore all’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA). Ora, posto che fra l’altro a Zanchetta si rimproverava in Argentina di aver gestito in maniera disastrosa le finanze della sua diocesi, il nuovo incarico poteva sollevare certamente dei dubbi.
Nel frattempo però il caso Zanchetta era esploso. Infatti, se come ha rivelato il giornale “El Tribuno” pubblicando documenti che dimostrano come vescovi, il cardinale Primate di Argentina, il Nunzio il Vaticano e il Pontefice in persona sin dal 2015 fossero a conoscenza del caso del vescovo, poi a queste rivelazioni si sono aggiunte denunce penali da parte delle vittime. Ma le ombre che pesano sul vertice della Chiesa argentina, sul Vaticano e sul Pontefice stesso sono molto serie. Fra l’altro sono state pubblicate fotografie di una relazione del 2016, firmata da cinque sacerdoti, di cui tre ex vicari diocesani, da cui appare chiaro che Gustavo Zanchetta era accusato non solo di avere sul suo cellulare foto oscene di sesso omosessuale, ma di molestie ai seminaristi, di non aver registrato la vendita di una proprietà importante della diocesi e di cattiva gestione sia delle finanze che del personale di Oran.
Zanchetta aveva trovato rifugio in Vaticano, grazie al Pontefice, e poi era tornato brevemente in Argentina, per espletare obblighi giudiziari. Un giudice gli aveva poi concesso di tornare in Vaticano, per motivi di lavoro; anche se in conseguenza dello scandalo era stato sospeso dal servizio.
Ma ora la magistrata ha deciso di chiedere l’arresto. Fra l’altro la magistrata lamenta che l’imputato non abbia risposto a numerose chiamate telefoniche, né a mail inviate all’indirizzo (e al numero di telefono) che i difensori avevano indicato in maniera volontaria per essere contattato. Maria Filtrìn Cuezzo si era opposta tempo fa all’abolizione delle restrizioni che erano state imposte a Zanchetta, affinché non lasciasse il Paese. Zanchetta ha stabilito il suo domicilio in Vaticano, e la magistrata ricorda che in molte occasioni è stato necessario ricorrere ai buoni uffici della Nunziatura apostolica per ottenere che Zanchetta si presentasse.
La richiesta di arresto include anche un rapporto psichiatrico che indica che l’accusato “presenta una personalità con tratti psicopatici (indicatori di manipolazione, emozioni superficiali, scarsa capaità empatica); non presenta psicosi né altro disturbo mentale che alteri la relazione con la realtà. Si lega con interrelazioni disequilibrate, esercitando potere sull’altro; può comprendere la condotta seguita, e discernere gli atti socialmente riprovevoli”.
La richiesta di cattura internazionale – che aprirà uno spinoso caso diplomatico con la Santa Sede, se il Pontefice, che in questo momento è in viaggio in Estremo Oriente non riuscirà a convincere Zanchetta a rientrare in Argentina sua sponte – è avvenuta pochi giorni dopo che l’Unità di Delitti Economici ha perquisito la sede della diocesi di Oran, il 7 novembre. Nell’operazione sono stati confiscati documenti e computer con le informazioni contabili dal 2013 al 2017.
Le accuse contro Zanchetta sono quelle di abuso sessuale continuato aggravato nei confronti di due seminaristi quando era vescovo di Oran.
https://lanuovabq.it/it/chiesto-larresto-di-zanchetta-il-vescovo-rifugiato-dal-papa

Le vittime sarebbero due seminaristi. La decisione del pm è arrivata dopo che l’ex vescovo di Orán, considerato vicino a papa Francesco, non ha risposto alla notifica degli atti processuali ed ha deciso di costituire il suo domicilio in Vaticano
BANGKOK. La magistratura di Salta, in Argentina, ha spiccato un mandato di cattura internazionale nei confronti del vescovo argentino Gustavo Zanchetta, domiciliato in Vaticano, accusato del reato di abuso sessuale semplice e continuato ai danni di due seminaristi, aggravato dal fatto di essere stato commesso da un ministro di culto.
La pm María Soledad Filtrín ha deciso di emettere il mandato nei confronti dell’ex vescovo di Orán, considerato vicino a papa Francesco, dopo che lo stesso non ha risposto a ripetute telefonate e email inviategli al fine di procedere alla notifica degli atti processuali e dopo la sua decisione di costituire il suo domicilio nello Stato del Vaticano.
Nel 2017 Zanchetta era stato richiamato a Roma dal Pontefice (fino a poco tempo fa era assessore dell’Apsa) che ha autorizzato nel maggio di quest’anno l’apertura nei suoi confronti di un giudizio canonico.
Il mondo conservatore in questi mesi ha più volte usato il caso Zanchetta per attaccare il Papa. Nell’elenco delle persone responsabili di scandali, diversi siti di area conservatrice inseriscono sempre il suo nome. Adesso in molti attendono una parola da parte del Vaticano. Bergoglio non ha mai voluto parlare direttamente di queste vicende anche se l’anno scorso, alla televisione messicana Televisa, aveva accennato che Zanchetta sarebbe rimasto in Vaticano perché nel dubbio bisogna sostenere il presunto colpevole. In dubbio pro reo. Zanchetta si proclama innocente. Tutto ora dovrà chiarirsi in tribunale anche se, in assenza di accordi, non è prevista nessuna estradizione dal Vaticano all’Argentina. Spetterà a Francesco decidere cosa fare.
https://www.repubblica.it/esteri/2019/11/21/news/argentina_cattura_zanchetta_abusi-241584054/

di Franca Giansoldati – Città del Vaticano – Tra i vari penosi dossier sulla pedofilia che preoccupano molto il Papa c’è sicuramente quello dell’Istituto Provolo di Verona, una istituzione nata in Italia e diffusa in diversi paesi per curare i bambini sordomuti. In questi giorni è arrivata la notizia che in Argentina verrà processato per reati legati ad abusi su minori un prete italiano che lavorava in una struttura situata nella provincia di Mendoza. Il processo partirà il 5 agosto e vede imputati due preti, entrambi accusati di avere abusato i bambini sordomuti.
L’avvocato delle vittime ha riferito che «il prete italiano Nicola Corradi, il sacerdote Horacio Corbacho e un terzo uomo che ha lavorato all’istituto Provolo andranno sotto processo con l’accusa di avere abusato più di venti bambini». L’indagine, nei confronti degli insegnanti dell’istituto italiano, con sedi in Veneto e anche all’estero, come in Argentina, era cominciata nel 2016.
Nei giorni scorsi la rete italiana delle vittime della pedofila, Rete L’Abuso, annunciato che due anni fa era stato riaperto il caso anche presso la Procura della Repubblica di Verona.
L’8 maggio 2014 la Rete L’Abuso e l’Associazione sordi Provolo avevano anche mosso pesanti accuse anche contro Papa Francesco sostenendo che quando era arcivescovo a Buenos Aires poteva essere stato a conoscenza dei fatti criminosi legati a don Nicola Corradi.
Il 20 ottobre dello stesso anno, l’Associazione sordi Provolo ottenne udienza con il Papa e in quella occasione, consegnò di persona una lettera al Papa contenente la lista di preti accusati. Tra quei nomi c’era anche quello di don Corradi. La rete L’Abuso si chiede come mai il Papa “omise qualunque intervento, sia per lui, che per gli altri nominativi. Due anni dopo infatti, quando la giustizia argentina arresterà don Nicola Corradi, lo troverà ancora al posto di direttore dell’istituto di Mendoza”.
https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_abusi_prete_bambini_sordomuti_papa_francesco_argentina_vaticano-4557345.html

Nuove ombre su Gustavo Óscar Zanchetta, il vescovo argentino sul quale è già in corso un’inchiesta per presunti abusi sessuali. I locali della diocesi di Orán sono stati perquisiti dagli uomini della Procura della Repubblica. Un provvedimento scaturito nell’ambito di un’indagine per presunte frodi contro lo Stato ed amministrazione fraudolenta.
Nuove ombre su Gustavo Óscar Zanchetta, il vescovo argentino sul quale è già in corso un’inchiesta per presunti abusi sessuali. I locali della diocesi di Orán, di cui il prelato fu titolare dal 2013 al 2017, sono stati perquisiti dagli uomini dell’Unità per i crimini economici della Procura della Repubblica.
Un provvedimento scaturito nell’ambito di un’indagine per presunte frodi contro lo Stato ed amministrazione fraudolenta. L’accusa è relativa a fatti che sarebbero avvenuti proprio nel periodo in cui Zanchetta, prima di essere nominato a sorpresa assessore dell’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica, ricopriva l’incarico di vescovo. La perquisizione, condotta da Monica Viazzi, procuratore penale di Salta, ha portato al sequestro dei computer e dei documenti presenti nel quartier generale amministrativo della diocesi e risalenti a quel lasso temporale.
La scorsa estate il pubblico ministero competente ha formalizzato contro Zanchetta l’accusa di “abusi sessuali continui ed aggravati” sulla base delle testimonianze di due seminaristi che hanno raccontato di aver subito molestie sessuali tra il 2016 ed il 2017. Dall’Argentina, i problemi del vescovo emerito di Oràn sono arrivati in Vaticano: su di lui è stata aperta un’indagine anche da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede.
Questo però non gli ha impedito di partecipare agli esercizi spirituali nella Casa del Divin Maestro ad Ariccia lo scorso marzo, invitato direttamente da Francesco. Il papa ed il vescovo indagato si erano conosciuti quando entrambi lavoravano nella conferenza episcopale argentina: Zanchetta era stato il sottosegretario esecutivo durante la presidenza dell’allora cardinale Bergoglio. La sua era stata una delle prime ordinazioni episcopali dell’attuale pontificato, il 23 luglio del 2013. Quattro anni dopo, però, il pontefice aveva dovuto accogliere le sue dimissioni arrivate dopo le continue lamentele pervenute in Vaticano tramite la Nunziatura e relative ad una presunta gestione economica disordinata della diocesi e a comportamenti autoritari.
Nonostante ciò, il 19 dicembre del 2017 Zanchetta è stato nominato Assessore dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, incarico nel quale non ha predecessori e – finora – neppure successori. Pur essendo sospeso dalle sue funzioni per l’indagine portata avanti sul suo conto dall’ex Sant’Uffizio, il nome del prelato argentino continua a comparire nella struttura dell’organismo guidato da monsignor Galantino. Non a caso, lo scorso giugno, nell’ambito del processo argentino per abusi nel quale è imputato, Zanchetta ha ottenuto il permesso di tornare a Roma per motivi di “natura occupazionale” almeno fino ad agosto.
La decisione del giudice Claudio Alejandro Parisi non aveva accolto le richieste del pm che si era opposto alla possibilità di lasciar partire il vescovo, ma aveva mantenuto le misure restrittive disposte in precedenza. Francesco, rispondendo ad una domanda sull’ex sottosegretario della conferenza episcopale argentina, durante un’intervista concessa alla giornalista Valentina Alazraki per Televisa, aveva spiegato di aver creato per Zanchetta una posizione ad hoc all’Apsa, la cassaforte immobiliare della Santa Sede, perché “economicamente era disordinato, ma non ha gestito male economicamente le opere che ha fatto. Era disordinato ma la visione è buona”.
La Santa Sede, attraverso un comunicato emesso allo scoppio del caso dall’allora portavoce ad interim della Sala Stampa, Alessandro Gisotti, aveva sostenuto che al momento della nomina presso l’organismo presieduto da monsignor Galantino, contro il vescovo argentino erano emerse accuse di autoritarismo ma non ancora quelle di abusi sessuali.
https://lanuovabq.it/it/guai-per-zanchetta-diocesi-perquisita-e-sequestrati-i-pc