Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Don Francesco Zappella e la missione che non c’è?

    Don Francesco Zappella e la missione che non c’è?

    “Ma quale missione ? Padre Zappella non ha mai avuto nessuna missione”. “Qui la chiesa ha solo dato in uso la struttura che è di fronte alla canonica, dall’altra parte della strada ma la gestisce il governo a sue spese, non la chiesa”.

    Questo è quello che ci ha risposto circa tre mesi fa al telefono la giornalista uruguagia K. C. mentre cercavamo di capire di più sui viaggi in Uruguay di don Francesco Zappella. Certo una sorpresa non solo per noi, ma anche per coloro che quella missione l’hanno finanziata.

    A raccontarcelo e a formalizzare il tutto davanti agli inquirenti è un altro testimone, questa volta un italiano che spesso si reca a Trenta y Tre, il quale non solo conferma che non è mai esistita una missione, ma racconta che quella struttura della chiesa data in uso al governo è il famoso collegio Quo Vadis, quello dove sarebbero stati adescati e molestati da don Francesco Zappella, padre Sebastian Silvera e padre Gabriel Tojo, ragazzini come Fernando, il giovane uruguagio che la Rete L’ABUSO ha fatto venire a Savona lo scorso agosto, per denunciare la sua brutta storia all’autorità giudiziaria.

    Ma le sorprese sembrerebbero non finire qui perche anche il collegio Quo Vadis non esiste più, è stato chiuso in gran silenzio pochi mesi fa. I motivi dell’improvvisa chiusura della struttura nessuno li conosce, ma nell’aprile 2014 un’altra vicenda coinvolge padre Gabriel Tojo, uno dei due sacerdoti che gestiscono quella struttura, il quale, come racconta anche il quotidiano El Pais, il sacerdote viene aggredito a colpi di machete. La chiesa locale dichiarerà che l’aggressione è dovuta a un tentativo di rapina, ma la polizia sembra non credere a questa ipotesi. L’aggressore infatti, avrebbe dichiarato di aver assalito il sacerdote per motivi personali, dovuti a presunte molestie subite dalla figlia, ospite proprio di quel collegio. Poche settimane fa Tojo e Silvera hanno abbandonato in fretta e furia l’Uruguay per trasferirsi in Argentina, sfuggendo di fatto alla giustizia uruguagia.

    Nel frattempo la magistratura uruguayana che ha incaricato le indagini alla prima sezione investigativa della polizia di Trenta y Tre, ha cominciato a convocare le presunte vittime. Sul piede di guerra anche i servizi sociali che gestivano il collegio Quo Vadis.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO

  • Abusi sui minori, torna in libertà don Alessandro de Rossi

    Abusi sui minori, torna in libertà don Alessandro de Rossi

    Torna in libertà don Alessandro de Rossi, l’ex parroco della chiesa di San Luigi Gonzaga ai Parioli, arrestato lo scorso dicembre su mandato di cattura emesso dal giudice argentino Diego Rodriguez Pipino, con l’accusa di abusi sessuali su minore durante il periodo in cui era parroco nella chiesa Maria Medianera, nella città di Salta. La corte di Appello di Roma ha negato l’estradizione chiesta dall’autorità argentina per “mancanza di gravi indizi a suo carico” e ne disposto l’immediata liberazione. Il sacerdote è stato ai domiciliari fino al giugno scorso.

    Il pm Silvia Santucci, dal giorno dell’arresto, ha aperto un fascicolo e sta lavorando sugli atti inviati dalla procura argentina: ora dovrà decidere se contestare all’uomo le accuse a lui rivolte dai magistrati sudamericani o archiviare il caso. Il fascicolo corre parallelo ed è indipendente da quello argentino: la procura, infatti, è obbligata a perseguire il religioso, in quanto cittadino italiano, a prescindere dai riscontri dell’indagine sudamericana.

    Il religioso era stato fermato dalla polizia il 31 dic 2014 a Roma. Dopo l’arresto, in sede di interrogatorio di garanzia, l’uomo aveva respinto le accuse e rifiutato l’estradizione. Per sei mesi è rimasto ai domiciliari, salvo poi essere liberato proprio su decisione della corte di Appello di Roma, che ha deciso anche sul no all’estradizione.

    Il parroco è accusato dalla procura argentina di aver molestato dei bambini durante gli anni della missione nella parrocchia di Salta, al confine col Cile, nel quartiere disagiato di Islas Malvinas. A denunciarlo, all’inizio dello scorso anno, è stato un ragazzino di meno di 15 anni, che ha raccontato agli inquirenti di aver avuto dei rapporti sessuali con lui in cambio di soldi. In seguito a queste accuse, gli inquirenti argentini hanno aperto un fascicolo e raccolto altri indizi in merito ad ulteriori incontri avuti con altri minori.

    Il prelato ha sempre respinto le accuse, sostenendo di essere finito nell’occhio del ciclone per via della sua attività canonica in una diocesi a rischio come quella in cui esercitava, all’interno della quale si occupava di assistenza ai giovani tossicodipendenti. Nel gennaio 2013 il sacerdote era stato aggredito a pugni all’interno della sacrestia, da un giovane di meno di 30 anni, ed era stato ricoverato in ospedale. Nel 2001 uno dei suoi predecessori – De Rossi è arrivato a Salta nel 2008 – è morto in seguito a un’aggressione.

    http://roma.repubblica.it/cronaca/2015/10/11/news/abusi_su_minori_torna_in_liberta_don_alessandro_de_rossi-124800119/

  • Preti sposati a margine visita Papa Usa: “noi emarginati, molti preti pedofili trasferiti”

    Preti sposati a margine visita Papa Usa: “noi emarginati, molti preti pedofili trasferiti”

    Roma, (informazione.it – comunicati stampa – varie) Mentre a New York aumentano le attese per la visita del papa, all’ONU c’è anche chi vede il pontificato di Francesco in maniera molto critica. Lunedì mattina, infatti, si è tenuta una conferenza stampa dentro il Palazzo di Vetro sugli abusi sessuali di preti pedofili ai danni di minori e non perseguiti dalla Chiesa. Ospiti dell’UNCA (United Nations Correspondents Association), sul palco c’erano i rappresentanti di tre organizzazioni: laSNAP (Survivors Network of those Abused by Priests – organizzazione di volontariato fondata da coloro che hanno subito violenze sessuali), laBishopAccountability.org e il Center for Constitutional Rights.

    Come ha affermato Barbara Blaine, la rappresentate della SNAP, ai pochi giornalisti presenti: “Per voi è difficile immaginare il nostro passato di molestie ora che ci vedete qui sul palco. Vedete solo degli adulti, grandi e forti – lo diceva mostrando foto che la ritraevano all’età di quando subì le violenze – eppure, noi non possiamo dimenticare quello che abbiamo vissuto. L’unica cosa che possiamo fare è aiutare chi lo sta vivendo ora”.

    SNAP è molto critica nei confronti dell’operato di Papa Francesco, sin dal primo anno della sua elezione. Infatti – come si legge nel rapporto che la SNAP ha redatto e presentato alla Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti del Bambino – il papa avrebbe fatto ben poco per arginare la deriva morale della Chiesa. Il 5 dicembre 2013, come riporta il documento, il papa ha creato una commissione formata sia dal clero che dai laici allo scopo di raccogliere informazioni sulla violenza sessuale dentro la chiesa. “L’approccio del papa però è stato più pastorale che giudiziario. Il Vaticano fino ad oggi ha sempre rimandato le promesse di riforma” ha detto Blaine.

    La BishopAccountability.org, dal canto suo, ha posto l’accento sulla mancanza di una dottrina legislativa vera e propria da parte della Chiesa. Il Vaticano ha riaggiornato i codici in materia di violenze sessuali solo nel 2013, in tremendo ritardo con l’uscita dei primi scandali. Prima di allora, “i crimini contro i minori” erano puniti con il carcere da 3 a 10 anni ed erano considerati come “crimini contro il buon costume”. Dal 2013 invece la pena è stata incrementata e la definizione di “crimini contro i minori” ora include anche la compravendita di minori, le violenze sessuali e la produzione o il possesso di materiale pedo-pornografico. Sembrerebbe che dei cambiamenti ci siano stati, dal 2013 a oggi. Il problema però è che queste leggi sono state circoscritte solo al territorio della Città del Vaticano. Come ha fatto notare uno dei rappresentanti dell’organizzazione BishopAccountability.org: “Quei preti che sono stati cacciati dagli Stati Uniti per abusi sessuali sono stati riassegnati alle chiese di altri paesi, come l’America Latina e le Filippine”. Cambia il luogo, ma non il peccatore.

    Anche l’autorevole Center for Constitutional Rights è scettico riguardo al riformismo mostrato finora da papa Francesco. La legge che punisce i reati commessi dentro i limiti del territorio delVaticano, infatti, è stata varata quando Francesco era già pontefice. Come ha affermato la sua rappresentante Jen Nessel “se Francesco volesse davvero cambiare la Chiesa, dovrebbe migliorare la trasparenza quando si parla di questi crimini senza insabbiare niente. Deve collaborare con le autorità civili, soprattutto con la commissione dell’ONU come il Committee Against Torture, invece di dichiarare ancora che non si dovrebbe occupare di investigare laSanta Sede riguardo agli abusi sessuali sui minori. Papa Francesco faccia rispondere il Vaticanoalle loro domande, fornire tutti i documenti senza ostacolare le indagini, affinché queste possano svolgere le inchieste in maniera indipendente”.

    Le tre organizzazioni hanno usato toni molti accesi per criticare il papa. Quando la VOCE di New York ha chiesto se, secondo loro, le “lentezze” in materia sull’azione del papa potessero dipendere dalle forti resistenze alle riforme che Francesco incontra dentro al Vaticano in tutti i campi o si trattasse di una sua precisa decisione, dal panel sono giunte dichiarazioni pessimistiche. Hanno risposto che quando Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires, non ha mai riportato casi di abusi sessuali e questo, ai rappresentanti, è sembrato sospetto. “E’ impossibile che in Argentina non si siano verificati casi, noi stessi ne siamo a conoscenza”.

    Ma è proprio così drammatica la situazione? Anche con Francesco a Roma non sarebbe cambiato nulla? Magari non con i tempi che vorrebbero queste organizzazioni, ma il nuovo pontefice ha sicuramente intrapreso delle riforme riguardo anche al terribile problema degli abusi sessuali dei preti pedofili sui bambini. Per esempio la commissione istituita nel 2013 proprio da Papa Francesco per indagare sugli abusi, ha recentemente concluso il suo rapporto. A giugno, a causa di questo rapporto, Francesco ha stabilito che sarà costituito un tribunale apposito per i crimini ai danni di minori, che dovrà giudicare quei vescovi che non agiscono subito contro i preti accusati e trovati colpevoli. Resta da capire se da parte del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, quando vedrà Papa Francesco al Palazzo di Vetro venerdì, la questione verrà sollevata (vedi la nostra domanda al portavoce di Ban Ki-moon, al minuto 30:18), come chiede SNAP e le altre organizzazioni americane che, invece, temono sarà una visita in cui il papa si soffermerà solo sulle questione sociali e sul problema del riscaldamento globale.

  • Abusi sessuali dei preti sui bambini: all’ONU SNAP contro papa Francesco

    Abusi sessuali dei preti sui bambini: all’ONU SNAP contro papa Francesco

    In una conferenza stampa ospitata al Palazzo di Vetro dalla United Nations Correspondents Association, la SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests), la BishopAccountability.org e il Center for Constitutional Rights, accusano papa Francesco di non fare abbastanza contro un fenomeno che continua nel mondo.

    Mentre a New York aumentano le attese per la visita del papa, all’ONU c’è anche chi vede il pontificato di Francesco in maniera molto critica. Lunedì mattina, infatti, si è tenuta una conferenza stampa dentro il Palazzo di Vetro sugli abusi sessuali di preti pedofili ai danni di minori e non perseguiti dalla Chiesa. Ospiti dell’UNCA (United Nations Correspondents Association), sul palco c’erano i rappresentanti di tre organizzazioni: laSNAP (Survivors Network of those Abused by Priests – organizzazione di volontariato fondata da coloro che hanno subito violenze sessuali), laBishopAccountability.org e il Center for Constitutional Rights.

    Come ha affermato Barbara Blaine, la rappresentate della SNAP, ai pochi giornalisti presenti: “Per voi è difficile immaginare il nostro passato di molestie ora che ci vedete qui sul palco. Vedete solo degli adulti, grandi e forti – lo diceva mostrando foto che la ritraevano all’età di quando subì le violenze – eppure, noi non possiamo dimenticare quello che abbiamo vissuto. L’unica cosa che possiamo fare è aiutare chi lo sta vivendo ora”.

    SNAP è molto critica nei confronti dell’operato di Papa Francesco, sin dal primo anno della sua elezione. Infatti – come si legge nel rapporto che la SNAP ha redatto e presentato alla Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti del Bambino  – il papa avrebbe fatto ben poco per arginare la deriva morale della Chiesa. Il 5 dicembre 2013, come riporta il documento, il papa ha creato una commissione formata sia dal clero che dai laici allo scopo di raccogliere informazioni sulla violenza sessuale dentro la chiesa. “L’approccio del papa però è stato più pastorale che giudiziario. Il Vaticano fino ad oggi ha sempre rimandato le promesse di riforma” ha detto Blaine.

    La BishopAccountability.org, dal canto suo, ha posto l’accento sulla mancanza di una dottrina legislativa vera e propria da parte della Chiesa. Il Vaticano ha riaggiornato i codici in materia di violenze sessuali solo nel 2013, in tremendo ritardo con l’uscita dei primi scandali. Prima di allora, “i crimini contro i minori” erano puniti con il carcere da 3 a 10 anni ed erano considerati come “crimini contro il buon costume”. Dal 2013 invece la pena è stata incrementata e la definizione di “crimini contro i minori” ora include anche la compravendita di minori, le violenze sessuali e la produzione o il possesso di materiale pedo-pornografico. Sembrerebbe che dei cambiamenti ci siano stati, dal 2013 a oggi. Il problema però è che queste leggi sono state circoscritte solo al territorio della Città del Vaticano. Come ha fatto notare uno dei rappresentanti dell’organizzazione BishopAccountability.org: “Quei preti che sono stati cacciati dagli Stati Uniti per abusi sessuali  sono stati riassegnati alle chiese di altri paesi, come l’America Latina e le Filippine”. Cambia il luogo, ma non il peccatore.

    Anche l’autorevole Center for Constitutional Rights è scettico riguardo al riformismo mostrato finora da papa Francesco. La legge che punisce i reati commessi dentro i limiti del territorio del Vaticano, infatti, è stata varata quando Francesco era già pontefice. Come ha affermato la sua rappresentante Jen Nessel “se Francesco volesse davvero cambiare la Chiesa, dovrebbe migliorare la trasparenza quando si parla di questi crimini senza insabbiare niente. Deve collaborare con le autorità civili, soprattutto con la commissione dell’ONU come il Committee Against Torture, invece di dichiarare ancora che non si dovrebbe occupare di investigare la Santa Sede riguardo agli abusi sessuali sui minori. Papa Francesco faccia  rispondere il Vaticano alle loro domande, fornire tutti i documenti senza ostacolare le indagini, affinché queste possano svolgere le inchieste in maniera indipendente”.

    Le tre organizzazioni hanno usato toni molti accesi per criticare il papa. Quando la VOCE di New York ha chiesto se, secondo loro, le “lentezze” in materia sull’azione del papa potessero dipendere dalle forti resistenze alle riforme che Francesco incontra dentro al Vaticano in tutti i campi o si trattasse di una sua precisa decisione, dal panel sono giunte dichiarazioni pessimistiche. Hanno risposto che quando Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires,  non ha mai riportato casi di abusi sessuali e questo, ai rappresentanti, è sembrato sospetto. “E’ impossibile che in Argentina non si siano verificati casi, noi stessi ne siamo a conoscenza”.

    Ma è proprio così drammatica la situazione? Anche con Francesco a Roma non sarebbe cambiato nulla? Magari non con i tempi che vorrebbero queste organizzazioni, ma il nuovo pontefice ha sicuramente intrapreso delle riforme riguardo anche al terribile problema degli abusi sessuali dei preti pedofili sui bambini.  Per esempio la commissione istituita nel 2013 proprio da Papa Francesco per indagare sugli abusi, ha recentemente concluso il suo rapporto. A giugno, a causa di questo rapporto, Francesco ha stabilito che sarà costituito un tribunale apposito per i crimini ai danni di minori, che dovrà giudicare quei vescovi che non agiscono subito contro i preti accusati e trovati colpevoli. Resta da capire se da parte del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon,  quando vedrà Papa Francesco al Palazzo di Vetro venerdì, la questione verrà sollevata (vedi la nostra domanda al portavoce di Ban Ki-moon, al minuto 30:18), come chiede SNAP e le altre organizzazioni americane che, invece, temono sarà una visita in cui il papa si soffermerà solo sulle questione sociali e sul problema del riscaldamento globale.

    http://www.lavocedinewyork.com/Abusi-sessuali-dei-preti-sui-bambini-all-ONU-SNAP-contro-papa-Francesco/d/14561/

  • Pedofilia: S. Sede approva rigorose linee guida Chiesa Argentina

    Pedofilia: S. Sede approva rigorose linee guida Chiesa Argentina

    (AGI) – CdV, 6 ago. – I delitti sessuali contro i bambini sono “un peccato grave che grida al cielo”. Lo afferma la Conferenza episcopale argentina scrive nelle Linee-guida per i casi di abusi sessuali sui minori, perpetrati da alcuni sacerdoti un documento ispirato a grande rigore che nei giorni scorsi ha ricevuto l’apprvazione della Santa Sede. Il testo ribadisce che l’abuso sessuale sui minori e’ un delitto tanto nell’ordinamento giuridico canonico tanto in quello dello Stato e assicura da parte dell’Episcopato “la massima disponibilita’ a collaborare con la societa’ e con le autorita’ competenti a livello nazionale e provinciale” per affrontare tale questione.
    L’obiettivo delle Linee-guida, si legge, e’ “quello di orientare i vescovi nel caso in cui debbano intervenire nelle loro rispettive giurisdizioni, dopo aver ricevuto notizie verosimili riguardanti i delitti di abuso sessuale sui minori, commessi da sacerdoti” delitti che assumono “una particolare gravita’ perche’, oltre a ledere la dignita’ e l’integrita’ della vittima, implica la profanazione del ministero sacerdotale conferito tramite il sacramento dell’ordinazione”.
    I vescovi argentini assicurano dunque di voler condividere la preoccupazione del Papa per questo tema, con il desiderio esplicito di “aderire senza riserve ai criteri di trasparenza e responsabilita’ stabiliti, in numerose occasioni, dalla Santa Sede”. Il documento, presentato oggi dalla Radio Vaticana, e’ diviso in due parti. La prima e’ a carattere giuridico ricorda che e’ affidata alla Congregazione per la Dottrina della Fede la competenza per trattare e giudicare, nell’ambito dell’ordinamento canonico, una serie di delitti particolarmente gravi, come la profanazione dei sacramenti dell’Eucarestia e della Penitenza, e gli abusi sessuali commessi da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di eta’. La seconda parte delle Linee-guida, invece, presenta alcuni orientamenti pastorali che si raccomanda di tenere in conto, “sommati alle esperienze acquisite dai vescovi e dai loro collaboratori, insieme alla Dottrina della Chiesa”.
    Infine, i presuli argentini esprimono riconoscenza ed apprezzamento per “i sacerdoti che servono con zelo apostolico il Popolo di Dio”. “La condotta immorale di pochi – concludono i vescovi – non squalifica, ne’ sminuisce l’abnegazione con cui la maggioranza dei sacerdoti porta avanti tale servizio”. Di qui l’auspicio affinche’ tali Linee-guida contribuiscano ad “un migliore esercizio del ministero sacerdotale nella missione della Chiesa”.
    Le linee guida equiparano ai minori coloro che non hanno un uso perfetto della ragione e raccomandano che ciascun ordinario faccia in modo che tutti i fedeli sappiano qual e’ l’iter da seguire in caso di abusi. Secondo quanto stabilisce il documento approvato dalla Santa Sede, riporta il Servizio Informazione Religiosa della Cei, “venuto a conoscenza di un possibile abuso, l’ordinario, dopo averne valutato la verosimiglianza, procedera’ con un’indagine preliminare e, al tempo stesso, fara’ in modo che sia salvaguardato il buon nome di tutte le persone coinvolte. L’ordinario potra’ anche decidere misure cautelari, se lo ritenesse conveniente.
    L’ordinario offrira’ anche sostegno spirituale e psicologico alle presunte vittime. Se l’accusa si rivelera’ falsa, il caso sara’ archiviato; se, al contrario, ci sono elementi per iniziare un procedimento penale, la fase preliminare si concludera’ con un decreto dell’ordinario, che inviera’ una copia autenticata del dossier preparato sul caso alla Congregazione della dottrina della fede, dalla quale si attendera’ una risposta su come procedere”.
    Nella parte dedicata agli orientamenti pastorali, si chiarisce che “le vittime presunte o provate di abusi sessuali e le loro famiglie devono essere ricevute e ascoltate personalmente, e con carita’ pastorale, dai vescovi e dai superiori maggiori degli istituti di vita consacrata e societa’ di vita apostolica. Si tratta di un impegno delicato che richiede una particolare attenzione in virtu’ della gravita’ della questione e anche per le forti reazioni affettive ed emotive che causa”. In tema di prevenzione le linee guida raccomandano, riporta il Servizio Informazione Religiosa, di “adottare misure pratiche, come non consentire a un religioso di occupare la stessa tenda da campo dei minori in occasione di escursioni o campeggi o evitare di restare solo con un minorenne in luogo chiuso. Si avvertono inoltre i sacerdoti sulla necessita’ di evitare espressioni di affetto che possano essere fraintese”. “Non sara’ mai facile, ma sempre un obbligo gioioso, armonizzare nella missione della Chiesa, segno e strumento del Signore, l’esercizio della prudenza, la giustizia, la misericordia e l’amore”, si legge nell’ultimo punto delle linee guida. In una dichiarazione diffusa in Italia dal Sir, il segretario dei vescovi argentini, monsignor Carolos Malfa, osserva che le linee guida indicano “il dovere di una risposta adeguata” alla problematica degli abusi sessuali sui minori perpetrati da alcuni sacerdoti. “L’applicazione di queste linee – afferma il presule – ci mette in sintonia con la tolleranza zero dettata da San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco”. Monsignor Malfa esorta soprattutto a “non sottovalutare mai una denuncia” e ad avere piena coscienza del ruolo e della missione di pastore che compete a chi riceve una denuncia e deve porta a essere prudenti e a lavorare nella prevenzione senza aspettare che ci sia una denuncia contro un sacerdote per assicurare l’integrita’ dei minori”. (AGI) .

    https://www.agi.it/estero/notizie/pedofilia_s_sede_approva_rigorose_linee_guida_chiesa_argentina-201508061705-est-rt10127

  • Pedofilia, la grave timidezza della Chiesa in Italia

    Pedofilia, la grave timidezza della Chiesa in Italia

    Papa Francesco ha istituito una sorta di ministero per combattere gli abusi. Ma sono ancora tanti che faticano a collaborare con le autorità civili

    Negli Stati e nei casi in cui i reati di abuso sui minori siano caduti in prescrizione e non è quindi possibile un’azione giudiziaria contro un religioso responsabile di simili atti «non è accettabile che le autorità ecclesiastiche sostengano che, se le autorità civili sono state informate ma non possono agire, la Chiesa non è obbligata a rispondere. Se lo stato è incapace di agire, la Chiesa deve investigare e risolvere il caso di abuso attraverso le sue proprie norme e procedure, rimuovendo i colpevoli e prendendosi cura delle vittime quando l’abuso è stato commesso».

    Sono parole estremamente chiare quelle pronunciate lo scorso febbraio dal cardinale Sean Patrick O’ Malley, presidente della Pontificia commissione per la protezione dell’infanzia creata su impulso di papa Francesco. Nel frattempo l’organismo è stato dotato dei necessari Statuti normativi così da entrare in una fase definitivamente operativa; in poche parole, in Vaticano c’è ora un dicastero per combattere la piaga della pedofilia in primo luogo nel clero e poi per difendere i minori in generale.

    Un bel passo avanti, certo, rispetto a un passato fatto di negazioni, insabbiamenti, fughe. E, d’altro canto è stato lo stesso O’ Malley a invocare un principio importantissimo: ovvero quello di mettere a punto «sanzioni» per «le autorità ecclesiastiche» che avessero fallito nel compito di proteggere l’infanzia. Insomma: basta protezioni dai vertici, fine dei segreti e dell’occultamento dei fatti. L’organismo vaticano, del resto, è nato coinvolgendo non solo le vittime degli abusi ma anche le conferenze episcopali sparse per il mondo. Tutto bene dunque? Non esattamente.

    Molti Paesi non sono pronti a recepire in modo automatico una politica di trasparenza su un tema tanto delicato, e – guarda caso – l’Italia rientra in questa sfera. Nei giorni e nelle settimane scorse, diverse indagini dal nord al centro Italia hanno portato alla luce l’ennesima rete di pedofili. In particolare, un prete è stato incastrato ad Alassio, in Liguria; un altro caso invece è emerso a Fiumicino, vicino a Roma. E ancora, un terzo episodio recentissimo riguarda un sacerdote di 73 anni di una parrocchia di Brindisi, in Puglia, una vicenda pure quest’ultima conclusasi con l’intervento delle forze dell’ordine. Un altro prete prete attivo nel quartiere dei Parioli a Roma e in precedenza operativo in Argentina (dove avrebbe commesso i reati), è finito sotto inchiesta – contro di lui è intervenuta l’Interpol – qualche mese fa per violenze, sesso di gruppo, corruzione di minorenni.

    Abusi commessi su chierichetti, su ragazzi che frequentano la parrocchia o adescati per strada, nelle zone della prostituzione minorile, video e fotografie pornografiche, scambio di materiale pedopornografico sul web, violenze filmate e messe in rete. Il catalogo dei reati e delle perversioni conosce ormai dei punti fermi e col passare del tempo si moltiplicano anche in Italia i casi e gli arresti di sacerdoti e religiosi. Se ormai da diversi anni pure nel nostro Paese è crollato il muro dell’omertà grazie alle denunce delle vittime, nelle 225 diocesi che compongono la galassia della Chiesa italiana, si continua a far finta di niente.

    Raramente un ordine religioso, un vescovo, per non dire della conferenza episcopale guidata dal cardinale presidente Angelo Bagnasco e dal Segretario, considerato più vicino a Bergoglio, monsignor Nunzio Galantino, hanno diffuso note di denuncia, prese di distanza, o anche semplicemente di informazione rivolte ai fedeli e all’opinione pubblica. Più raramente ancora si registra qualche parola in favore delle vittime. Si preferisce il silenzio.

    Una delle poche eccezioni ha toccato don Mauro Inzoli, ex pezzo grosso di Comunione e liberazione, “condannato” a una vita di riservatezza e preghiera dal Vaticano il cui provvedimento è stato reso noto dalla diocesi di Crema a cui faceva riferimento il sacerdote (detto don Mercedes). Tuttavia don Inzoli venne poi fotografato in mezzo ad autorità politiche di rango, seduto nelle prime file di un convegno – dedicato neanche a dirlo alla difesa della famiglia tradizionale – svoltosi a Milano. Altri casi, ancora, si sono accumulati negli anni passati, qualcuno finito nel dimenticatoio mediatico, qualcun altro conclusosi con una condanna esemplare come nel caso di don Ruggero Conti, parroco di Selva Candida, vicino Roma, al quale la Cassazione solo un paio di mesi fa, ha dato in via definitiva 14 anni e due mesi; una pena di particolare gravità.

    Dietro queste vicende segnate da omertà, da confessioni indicibili di adulti ex vittime che trovano il coraggio di parlare, di genitori che intuiscono qualcosa, di vescovi che si voltano dall’altra parte, c’è però un nodo istituzionale che riguarda in modo specifico la conferenza episcopale italiana. Quest’ultima negli ultimi anni, ottemperando a fatica alle richieste della Santa Sede, ha cercato di adottare linee guida antipedofilia in sintonia con gli standard richiesti dal Vaticano già prima che venisse creato il nuovo dicastero per la tutela dei minori. Ma nel redigere il documento la Cei ha sempre cercato di negare o attutire un principio fondamentale stabilito nelle norme quadro affermate dal Vaticano: quello della collaborazione con le autorità civili; concetto limitato in tutti i modi nei testi preparati dai vescovi italiani nei quali invece ampio spazio era dedicato alla tutela dell’indagato. Un garantismo che assomiglia un po’ troppo a una difesa della propria corporazione.

    Da ultimo, sui recenti casi di sacerdoti italiani arrestati e coinvolti in indagini relative ad abusi, don Fortunato di Noto, il prete da anni impegnato a combattere la pedofilia (fondatore di Meter), ha affermato: «Chi si macchia di questi reati non può fare il prete. Non possiamo giocare con i termini, sono fatti gravissimi, ancora più se a commetterli sono sacerdoti. Se un padre che abusa del figlio perde la patria potestà, è chiaro che un prete non può continuare a svolgere il suo ministero. Un prete non può permettersi questo scivolone». «È vero – ha aggiunto – che la legge permette percorsi di riabilitazione, va tutto bene. Ma un pedofilo non deve più fare il prete».

    http://www.linkiesta.it/vaticano-lotta-contro-pedofilia

  • Sacerdoti con l’ossessione del sesso…

    Sacerdoti con l’ossessione del sesso…

    Viterbo – Sacerdoti con l’ossessione del sesso.

    Iniziano a essere davvero tanti i religiosi arrestati negli ultimi cinque mesi per reati connessi al sesso. Da gennaio a maggio si contano almeno nove sacerdoti finiti in manette.

    Accuse pesantissime: violenza sessuale, sfruttamento di minori, prostituzione minorile, detenzione di materiale pornografico con minore, omicidio.

    L’ultimo prete finito agli arresti è il parroco di Montecalvello e Vallebona, don Dino. Lui per il sesso aveva una vera un ossessione, come risulta dall’indagine della polfer di Roma Termini “Meeting Point”. Non solo comprava per pochi spicci il sesso da ragazzini rom alla stazione Termini, ma scriveva romanzi pornografici e nella sua casa di Fiumicino nascondeva un mega archivio di foto porno con minori. Immagini che ritrarrebbero minorenni nell’atto di consumare rapporti sessuali. Probabilmente proprio con don Dino, ma la certezza non c’è ancora. Al momento, il sacerdote è indagato per prostituzione minorile e detenzione di materiale pornografico minorile.

    Ma il prete di Viterbo è, appunto, solo l’ultimo di una lunga ed impressionante lista di sacerdoti arresati per reati sessuali.

    La maggior parte degli arrestati sembra essere ossessionata da minori e bambini. Sono uno di loro, padre Graziano, è in carcere  per l’omicidio di una donna, Guerrina Piscaglia.

    I reati parlano di molestie consumate negli oratori, posti dove le famiglie mandano i loro bambini a fare catechismo e a giocare.

    La lista dei sacerdoti con l’ossessione del sesso non fa differenza geografica. Si va da Nord a Sud senza tralasciare le isole.

    Il 2 gennaio finisce agli arresti Alessandro De Rossi, sacerdote di 46 anni, adesso parroco di una chiesa ai Parioli, a Roma. L’accusa è di aver abusato sessualmente di alcuni minori quando era sacerdote in una parrocchia in Argentina.

    L’11 gennaio un sacerdote originario della provincia di Agrigento, Camillo Sessa, di 50 anni, è stato arrestato a Napoli dal nucleo tutela minori della polizia municipale per abuso sessuale su minore. Il prete sarebbe stato sorpreso in flagranza di reato con un minorenne all’interno di un internet point di piazza Garibaldi, a Napoli.

    Il 23 aprile ad Arezzo padre Graziano viene arrestato per l’omicidio di Guerrina Piscaglia.

    Il 24 aprile a Vercelli viene arrestato don Massimo Iuculano, sacerdote salesiano, accusato di violenza sessuale su minori.

    Sempre il 24 aprile a Foggia è finito in manette Giovanni Trotta. L‘ex sacerdote è stato arrestato per violenza sessuale aggravata e continuata commessa per induzione, abusando delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della vittima. L’uomo è anche accusato di produzione di materiale pornografico attraverso rappresentazioni di pornografia minorile e distribuzione, divulgazione, condivisione e pubblicizzazione di materiale pedopornografico ai danni del ragazzino.

    Il 6 maggio don Pascal Manca, parroco di Villamar (Sassari), è arrestato dai carabinieri con l’accusa di abusi sessuali su minori. A Brindisi il 20 maggio finisce in manette con l’accusa di violenza sessuale don Giampiero Peschiulli.

    Il 22 maggio scorso a Roma don Dino , al secolo Placido Greco, di 68 anni, viene arrestato per prostituzione minorile e detenzione di materiale pornografico minorile nell’ambito indagine della polfer di Roma Termini “Meeting Point”.  Nella stessa operazione è stato arrestato l’ex sacerdote, Luca Galleschi.

    Maria Letizia Riganelli

    Sacerdoti con l’ossessione del sesso…

  • Roma, il parroco accusato di pedofilia resta ai domiciliari: lo choc in Vicariato

    Roma, il parroco accusato di pedofilia resta ai domiciliari: lo choc in Vicariato

    Nel Palazzo del Vicariato quando è esplosa come una bomba la notizia di quello che era appena accaduto nella parrocchia di San Luigi Gonzaga, e cioè che la polizia aveva fermato e portato in cella uno dei tre parroci per pedofilia, il cardinale Agostino Vallini, raccontano i suoi collaboratori, è sbiancato di colpo.

    Non ci credeva. Si è fatto ripetere i fatti tra l’incredulo e lo sgomento davanti a quel passaggio terribile.
    L’arresto di don Alessandro De Rossi, accusato di avere costretto degli adolescenti a prendere parte a orge e a violenze di gruppo quando era in Argentina come missionario, è stata una specie doccia scozzese. Possibile? Ormai le nomine dei parroci nella diocesi del Papa avvengono solo dietro uno screening serio, la vita dei candidati viene passata a setaccio, e quella certa indulgenza che poteva esserci stata in passato, ha lasciato spazio al rigore più totale.

    Tanto che, tra il clero romano, il cardinale Vicario si è fatto la fama di duro, di uno che non ha esitato ad allontanare anche chi era solamente oggetto di qualche chiacchiera mai provata.

    SOSPENSIONE
    La prima misura intrapresa di fronte all’arresto è stata l’immediata sospensione dalle funzioni, in attesa dei riscontri dalla magistratura, alla quale Vallini «ha espresso piena fiducia». Nella chiesa dei Parioli è già arrivato un sostituto in attesa venga fatta luce sul caso.

    Intanto il sacerdote accusato non ha mai smesso di ribadire la sua innocenza. Lo ha fatto anche l’altra mattina durante l’interrogatorio degli inquirenti; si è detto estraneo ai fatti, spiegando che probabilmente si tratta di una vendetta per il lavoro svolto in una realtà difficile e di frontiera, quando si trovava a Salta, una città argentina ai piedi della Cordigliera delle Ande, dove sussistono sacche di enorme povertà, di disagio giovanile diffuso, dove circola parecchia droga.

    Subito dopo l’interrogatorio gli sono stati concessi dai magistrati gli arresti domiciliari e attualmente il religioso si trova in una struttura religiosa, in un luogo vicino a Roma. Chi lo ha incontrato ha riferito che l’ex parroco è sereno e trascorre le giornate mostrandosi fiducioso.

    «La mia coscienza è a posto» avrebbe ripetuto. Allo stato delle cose questa vicenda si presenta alquanto scivolosa, per certi versi incongruente. Sia al Laterano che al di là del Tevere (dove peraltro non è mai arrivata nessuna segnalazione sospetta sul suo conto da parte del vescovo argentino di Salta) sono certi che la verità verrà presto ristabilita, si tratta solo di attendere. Nel mandato di cattura internazionale spiccato dall’Interpol sembrerebbe anche che si parli di un video, ma sono voci tutte da confermare. Nelle ultime ore tuttavia sono arrivate in Vicariato telefonate e mail di persone che dall’Argentina si sono manifestate per difendere don Alessandro De Rossi, spiegando che con il suo lavoro aveva «pestato i piedi a qualcuno».

    RINGRAZIAMENTI
    Il vescovo argentino di Salta, monsignor Mario Antonio Cargnello, che ha conosciuto come missionario De Rossi per otto anni, e al quale aveva affidato incarichi in quattro quartieri difficili (S. Isidro, Parque Oreste, Santa Maria, S. Silvestre), nel 2013 aveva inoltrato al cardinale Vallini una lunga lettera sul suo conto. Un ringraziamento sentito per non essersi mai sottratto alla carità e per avere generosamente affrontato anche i rischi di una missione difficile. La lettera aveva anticipato l’arrivo in Italia del missionario «Fidei donum», costretto a rimpatriare perché minacciato dalla malavita locale.

    http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/roma_parroco_pedofilia_domiciliari/notizie/1103295.shtml

  • Pedofilia, arrestato il parroco Alessandro De Rossi della chiesa San Luigi Gonzaga

    Pedofilia, arrestato il parroco Alessandro De Rossi della chiesa San Luigi Gonzaga

     Di Letizia Ricciardi – Alessandro De Rossi, parroco della chiesa San Luigi Gonzaga ai Parioli, è stato arrestato dalla polizia con l’accusa di abusi sessuali ai danni di alcuni minori. Il reato sarebbe stato commesso quando il 46enne era sacerdote in Argentina.

    Contro l’uomo pendeva un mandato di arresto internazionale perché colpito dallo scorso dicembre da un ordine di carcerazione emesso dalle autorità argentine. L’arresto è scattato nel pomeriggio dello scorso 31 dicembre.

    Secondo quanto si è appreso, è ritenuto responsabile di aver corrotto e abusato sessualmente di minori all’interno dei locali parrocchiali quando esercitava le sue funzioni in una chiesa della provincia di Salta, inducendoli anche a praticare sesso di gruppo.

    Il 1 dicembre del 2013 il sacerdote era stato nominato parroco nella chiesa romana in via di Villa Emiliani.

    “Io non ne so nulla. Sono fuori Roma per esercizi spirituali. E’ una cosa che non parte dal Vaticano” ha commentato Padre Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede e portavoce del Papa.

    http://www.romacapitalenews.com/pedofilia-arrestato-il-prete-alessandro-de-rossi-della-chiesa-san-luigi-gonzaga/

     

  • “Don Alessandro andava di fretta” Gli ultimi giorni del prete pedofilo dei Parioli

    “Don Alessandro andava di fretta” Gli ultimi giorni del prete pedofilo dei Parioli

    Di Andrea Pozzo – “Sono andato al battesimo di mio nipote il 27, ero il padrino. Ho conosciuto don Alessandro pochi minuti prima della cerimonia. La cosa che ha colpito tutti è che andava di fretta, ci ha messo un quarto d’ora a battezzare e non ha chiesto niente a nessuno“. Una delle ultime messe di don Alessandro, il parroco dei Parioli arrestato per pedofilia. Sapeva già di essere braccato e andava di corsa per paura di essere preso. “Faceva tutto di corsa, velocemente. Anche se non ci conosceva non ci ha fatto le solite domande tipo: “credi o non credi?”, ne ci ha chiesto alcun documento. Poi ha salutato tutti e se n’è andato”. Faceva bene a essere agitato don Alessandro, il giorno prima avevano emesso un mandato di cattura internazionale per pedofilia nei suoi confronti. E la sua agitazione trapela dal racconto di un ragazzo che lo ha conosciuto quattro giorni prima del suo arresto, e che ha fatto da padrino ad uno degli ultimi bambini battezzati dal “prete pedofilo dei Parioli”.

    L’ennesimo scandalo dei Parioli, il quartiere più “in” di Roma è un’altra volta travolto da una vicenda grottesca. E stavolta ad essere colpito è il parroco di una delle chiese di riferimento della parte alta dei Parioli, quella di Piazza delle Muse, del Parnaso, dell’Azzarita, della Quisisana. La parrocchia di San Luigi Gonzaga, una splendida chiesa sull’ermo del quartiere. Piena di bambini e sede di un vasto gruppo di boy scout. Don Alessandro, famoso nel quartiere per la sua solarità ma anche per la sua sfuggevolezza, in poche ore è diventato per tutti Alessandro De Rossi, 46anni, romano, arrestato per pedofilia. Subito le mamme dei parioli al sentire la notizia si sono preoccupate, per i proprio figli, per il catechismo, poi sono arrivati i particolari, i fatti risalgono al 2009, quando il parroco era in Argentina. E proprio dall’Argentina è partito l’ordine di arresto il 26 dicembre, mandato di cattura internazionale affidato all’Interpol e conclusosi il 31 con l’arresto degli agenti della Squadra Mobile nella parrocchia. L’accusa gravissima è l’abuso di minori nei locali parrocchiali e aver costretto i bambini anche a rapporti di gruppo. E per l’accusa è un violentatore seriale, che amava ritrarre le sue piccole vittime in foto e riprenderle con filmati. Questo scempio è successo in una chiesa nella provincia di Salta, nel nord-ovest dell’Argentina, dove don Alessandro operava prima di arrivare in Italia, nel settembre del 2013.

    Oggi ai parioli c’era stupore e sconforto, fuori da San Luigi si sono radunati dei fedeli che hanno commentato il fattaccio: “Non mi sarei mai aspettata una cosa del genere mi sembrava una persona seria. Dicevano che in sud America ha anche rischiato la vita, ha corso numerosi pericoli per aiutare gli altri”. Il Vicariato nel frattempo “ha provveduto ad affidare temporaneamente  la cura pastorale della parrocchia ad altro sacerdote, in attesa di approfondimenti e della decisione della magistratura italiana, alla quale si esprime piena fiducia”. – See more at: http://www.theromanpost.com/2015/01/don-alessandro-andava-fretta-gli-ultimi-giorni-prete-pedofilo-dei-parioli/#sthash.dkPryUc5.dpuf