Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: argentina

  • Francesco Zanardi, violentato: «È un’operazione di facciata»

    Francesco Zanardi, violentato: «È un’operazione di facciata»

    «L’incontro di Papa Bergoglio con le vittime degli abusi? Ne ero a conoscenza, ma non ci interessa. Allo stato attuale, è una farsa mediatica». Francesco Zanardi è stato una delle centinaia di minori vittime accertate di violenza sessuale perpetrata da sacerdoti, ed è presidente della Rete L’Abuso Onlus, che si occupa di dare sostegno e assistenza, legale e psicologica, a chi denuncia molestie o abusi. Zanardi non crede a una «svolta» da parte del Vaticano, nemmeno di fronte ai duri intendimenti esternati da Papa Francesco. L’assenza di strumenti giuridici per il contrasto del fenomeno, anche da parte dello Stato italiano, il non obbligo di denuncia da parte dei vescovi e, a suo dire, una vera e propria rete di copertura internazionale, farebbero dell’Italia una sorta di «paradiso legale dei pedofili».

    Zanardi, lei non è convinto degli intendimenti di Papa Francesco, vero?

    «Ad oggi no. Abbiamo delle vittime che non sono risarcite né seguite, e i sacerdoti non vengono nemmeno più spretati. Localmente le diocesi continuano a insabbiare questi casi, a fare il solito lavoro di stalking nei confronti delle vittime. Per i vescovi portare brutte notizie in Vaticano non è una bella cosa».

    Forse bisogna far pervenire le segnalazioni direttamente al Pontefice?

    «Giada Vitale, una ragazzina di 19 anni di Termoli, c’era riuscita: ha consegnato una lettera in mano a Francesco durante l’Angelus. Ma non ha risposto neanche a lei. Non ha risposto a nessuno. Le vittime arrivano da noi dopo aver già scritto a tutti».

    Al momento quante presunte vittime seguite?

    «Abbiamo fra i 340 e i 350 casi allo stato attuale, con diversi procedimenti aperti in tutta Italia. La differenza fra l’Italia e l’estero è drammatica, perché anche a causa dei Patti Lateranensi ci sono diverse difficoltà ad agire quando il pedofilo è un prete».

    In che senso?

    «C’è una clausola sul protocollo addizionale, all’accordo del 1986, dove la magistratura si impegna a segnalare al Vescovo l’apertura di un fascicolo su uno dei suoi chierici. Questo vuol dire che il bidello, o l’allenatore di calcio, se è indagato non lo sa finché non riceve apposito avviso di garanzia. Se invece il prete è indagato, la magistratura prima di aprire un fascicolo comunica tutto al vescovo, quindi fornendogli gli strumenti per difendersi, recuperare le prove o insabbiare».

    In chiave pedofilia, però, c’è la Convenzione di Lanzarote che mette molti paletti.

    «Certo. Ma cosa ha fatto lo Stato italiano? Ha tolto l’obbligo di produrre il casellario giudiziario alle categorie che appartengono al volontariato: non solo preti, ma anche allenatori di calcio o baby sitter, nonostante siano le figure più rischiose. E poi l’Italia è l’unico Paese che non ha mai fatto una Commissione d’inchiesta sui preti pedofili, quindi non esiste una quantificazione».

    Cosa dovrebbe fare Papa Francesco?

    «Innanzitutto, una cosa banale: introdurre l’obbligo di denuncia per i vescovi. Se copri un abuso, paghi. Banale, ma fondamentale».

    Si è scontrato con Bagnasco proprio per questo motivo, lo sa?

    «Non deve scontrarsi, deve agire. Lui è il monarca di una monarchia assoluta. Può fare quello che vuole. Invece tanti preti oggi sono ancora dove sono. Certo, vengono sospesi dalla Messa: ma cosa vuole che importi?».

    Intanto ha avviato una Commissione, dove partecipa anche una vittima irlandese.

    «Sappiamo già che quella persona non ha buone credenziali. E poi, messa da chi? L’hanno nominata le vittime? A che servono le commissioni, se c’è la magistratura?».

    Al Governo italiano, invece, cosa chiedete?

    «Intanto di rivedere i Patti Laternanesi. E poi di dimostrare volontà d’azione. Napolitano, nel 2009 è stato l’unico Presidente della Repubblica che ha dato solidarietà non ai cittadini italiani ma al Papa. Questo la dice lunga su quali sono i rapporti fra lo Stato Italiano e il Vaticano. E poi…».

    E poi?

    «E poi c’è una rete di protezione internazionale. Cardinali indagati che sono stati fatti venire in Italia da Papa Francesco, oggi protetti con l’immunità. C’è il cardinale polacco Wesolowski ricercato dall’Interpol. Poi a Parma il prete italiano Padre Verberi, che aveva aperto un orfanotrofio in Brasile dove in realtà vendeva questi bambini per sesso. Oppure la storia dell’Istituto per sordomuti Antonio Provolo, con sede a Verona e La Plata (Argentina, ndr) con una lista di preti e fratelli laici ricercati che si sono scambiati di sede. Questo, perché in Italia non c’è l’estradizione obbligatoria per reati del genere. Una sorta di paradiso legale».

    http://www.iltempo.it/politica/2014/07/07/news/francesco-zanardi-violentato-e-unoperazione-di-facciata-946616/

  • ARGENTINA; “La Corte Suprema ha negato la scarcerazione di Julio Cesar Grassi”

    ARGENTINA; “La Corte Suprema ha negato la scarcerazione di Julio Cesar Grassi”

    Il Tribunale Supremo di Giustizia di Buenos Aires ha rigettato come “inammissibile” il ricorso presentato dal sacerdote, condannato a 15 anni di carcere per abusi sessuali e adescamento nei confronti di un minore. La motivazione si basa sulla “congruita’ della pena” e i “numerosi fatti” commessi dall’ex responsabile della Fondaziine “Felices los Niños”.

    La Plata – Buenos Aires (ANDigital) La Corte Suprema di Giustizia ha rigettato come “inammissibile” il ricorso di appello presentato dall’ex prete Julio Cesar Grassi condannato a 15 anni di carcere per abuso sessuale e adescamento ai danni di minori.

    L’ex responsabile della Fondazione “Felices los Niños” fu rinchiuso nel carcere di Ituzaingo’ il 23 Settembre 2013 e il giorno successivo venne trasferito al carcere di Campana nel quale sta scontando da allora la pena.

    La sentenza, firmata dai giudici Hector Negri, Luis Esteban Genoud, Hilda Krogan ed Eduardo Nestor de Lazzari, nega che vi sia “qualche aspetto processuale che giustifichi la revoca della custodia in carcere” e rifiuto’ le motivazione apportate dalla difesa di Grassi secondo le quali “si starebbe rendendo esecutiva una pena anticipata”.

    La Corte ha spiegato che la sua decisione ha tenuto conto della “congruita’ della pena” alla quale fu condannato Grassi e ha affermato che il reato commesso  “non ammette la scarcerazione”.

    Il Massimo Tribunale della Provincia ha anche giustificato il diniego alla scarcerazione “per i numerosi fatti commessi contro la vittima, il luogo in cui sono stati commessi e per il ruolo di sacerdote” di Grassi.

    Il prete, tramite il suo avvocato difensore Rodrigo Gonzalez, baso’ il suo ricorso alla Corte sul fatto che “il rischio di fuga (per il quale e’ stata disposta la carcerazione preventiva) e’ una scusa per emettere una condanna che non e’ ancora definitiva”.

    Occorre ricordare che il religioso fu arrestato il 7 Ottobre scorso per decisione del Tribunale Criminale numero 1 di Moron, che lo aveva condannato nel 2009 ritenendolo responsabile di “abuso sessuale aggravato dal ruolo di sacerdote, incaricato dell’educazione e della custodia della vittima minore”.

    (ANDigital) http://www.andigital.com.ar/policiales-y-judiciales/item/38212-la-suprema-corte-rechazo-la-excarcelacion-de-julio-cesar-grassi

  • Preti pedofili, il video choc che imbarazza Bergoglio. Intervista a Francesco Zanardi

    Preti pedofili, il video choc che imbarazza Bergoglio. Intervista a Francesco Zanardi

    Da “il manifesto” 10 maggio 2014

    Luca Kocci

    Un video di 8 minuti per chiedere giustizia. Lo hanno inviato ieri a papa Francesco 17 donne e uomini che hanno subito abusi e violenze da parte di preti e religiosi. L’iniziativa è stata promossa dalla rete L’Abuso, l’associazione che da anni aggrega e difende le vittime dei preti pedofili in Italia.

    «Vogliamo solo giustizia», «chiediamo che Bergoglio ci dia delle risposte e faccia giustizia», ripetono nei loro brevissimi video messaggi le 17 vittime. C’è Giada Vitale, 18 anni, abusata da un prete da quando aveva 13 anni fino ai 16, che chiede a papa Francesco perché non ha risposto alla sua lettera che gli ha consegnato personalmente. Erik Zattoni, 32enne, nato da un abuso subito dalla madre da don Pietro Tosi, come riconosciuto dal test del dna, che domanda come mai quel prete – ora morto – non sia nemmeno stato dimesso dallo stato clericale. E poi ci sono otto ex ospiti dell’Istituto per sordomuti “Provolo” di Verona che, insieme ad altre decine di ragazze e ragazzi accolti al “Provolo”, hanno subito abusi e violenze da parte di 26 preti e fratelli laici fra gli anni ’50 gli anni ‘80, come stabilito anche da una commissione di inchiesta voluta nel 2009 dal Vaticano e presieduta da Mario Sannite, ex presidente del tribunale di Verona. «Inizialmente la Curia dichiarò che non avrebbe dato importanza alla prescrizione, ma poi, forse visti anche i risultati dell’inchiesta, ritrattò», rileva la rete L’Abuso. Di quei 26 preti e religiosi, 12 sono deceduti. I restanti 14 sono impuniti, molti – prescritti – sono ancora preti e vivono tuttora al Provolo, altri invece sono stati trasferiti nella succursale argentina dell’istituto, con sede a La Plata.

    «La nostra vuole essere una denuncia pacata ma netta, perché nessuno di noi ha ricevuto risposte. Sembra che papa Francesco stia facendo molto per le vittime della pedofilia, ma dal nostro punto di vista non è cambiato nulla», spiega Francesco Zanardi, portavoce della rete L’Abuso. La denuncia alle autorità civili e alla magistratura resta, per Zanardi, l’unico strumento veramente efficace di giustizia e di risarcimento per le vittime. Ed è un passo che le autorità religiose non intendono fare. «L’istituzione ecclesiastica nel migliore dei casi avvia un processo canonico nei confronti del prete pedofilo – aggiunge – e la pena più severa è la dimissione dalla stato clericale. In questo modo, secondo noi, la Chiesa risolve il “suo” problema, perché allontana da sé chi ha sbagliato. Ma se non c’è l’intervento della magistratura, non si può dire che giustizia sia stata fatta. Perlomeno dal punto di vista delle vittime. E a questo proposito, il fatto che le Linee guida antipedofilia della Cei, rese note poche settimane fa, non prevedano per i vescovi un obbligo stringente di denuncia alla magistratura ma solo un generico “dovere morale di contribuire al bene comune” ci sembra un fatto gravissimo».

    La Congregazione per la dottrina della fede – ha comunicato qualche giorno fa monsignor Silvano Tomasi al Comitato Onu sulla Convenzione contro la tortura – fra il 2004 e il 2013 ha ritenuto attendibili 3.420 casi di abuso su minori commessi tra gli anni ’50 e gli anni ’80. I preti dimessi dallo stato clericale sono 848, mentre 2.572 sono stati puniti dalla Santa Sede con «altre misure canoniche e disciplinari». «Ma questi numeri non valgono per l’Italia, dove le vittime non hanno ricevuto nessun sostegno», dice Zanardi, che annuncia: «Nelle prossime settimane presenteremo un dossier all’Onu con i casi di 150 preti italiani condannati in via definitiva per abuso e violenze sessuali su minori. Ma se consideriamo anche i prescritti e quelli in attesa di giudizio il numero aumenta notevolmente».

    Luca Kocci “Il Manifesto”

  • #PapaFrancesco : Il filmato shock della Rete L’ABUSO

    #PapaFrancesco : Il filmato shock della Rete L’ABUSO

    Un “j’accuse” di 8 minuti nel quale alcuni rappresentanti delle vittime italiane di preti pedofili, mettendoci la faccia, denunciano pubblicamente la loro situazione e la loro indignazione davanti ad una campagna mediatica falsa, avviata dal Vaticano e fatta sulla loro pelle.

    Una campagna mediatica che offende profondamente e sottopone le vittime ad un’ulteriore violenza, per mano di quel carnefice, che invece di riparare, propaganda il falso cercando di far credere all’opinione pubblica che la chiesa sta intervenendo in aiuto delle vittime.

    Le vittime inserite nel video sottotitolato in 3 lingue, sono 17, alcune giovanissime e non prescritte. Hanno tutte in comune il fatto di essere state abusate da preti pedofili, di aver scritto a Papa Francesco la loro storia, di non aver ricevuto nessuna risposta e nessun aiuto dal Vaticano.

    Un video messaggio molto pacato, colmo di voglia di VERITA’ e GIUSTIZIA, è stato recapitato oggi anche a mons. Angelo Becciu, Sostituto presso la Segreteria di Stato Vaticano e indirizzato a Papa Francesco.

    Parallela a questa iniziativa di denuncia pubblica sulle verità omesse, l’associazione Rete L’ABUSO Onlus annuncia che nei prossimi giorni invierà attraverso un proprio corrispondente a Londra, un rapporto all’ONU sui preti pedofili italiani, contenente circa 150 casi di preti condannati in definitiva dal 2000 ad oggi, molti ancora in servizio.

    Un atto informativo dovuto, in quanto, nel 2009 quando scoppiò anche in Europa lo scandalo dei preti pedofili, i governi di molti paesi istituirono commissioni di inchiesta per stabilire la portata del fenomeno. In Italia purtroppo ciò non avvenne. Anche la recente e pesante relazione dell’Onu infatti, non tiene conto della situazione italiana, in quanto non esistono dati ufficiali censiti.

    Insieme a quel rapporto anche la denuncia dell’asse Italia-Argentina, dove il Vaticano ha nascosto 4 dei preti pedofili dell’istituto per sordi di Verona, Antonio Provolo, il quale ha una sede proprio a La Plata in Argentina.

    A riconoscere le tendenze pedofile dei 27 preti in questione, non furono ne le vittime, ne i tribunali italiani, ma fu una commissione di inchiesta voluta proprio dal Vaticano nel 2009, sotto il pontificato di Papa Ratzinger, il quale una volta saputo quali fossero i sacerdoti implicati, li ha nascosti.

    Questo documento video, vi farà comprendere il perché le vittime di preti pedofili di tutto il mondo diffidano così tanto dalla chiesa e soprattutto dalle promesse mai concretizzate, fatte del Papa di turno. Portando a distanza di decenni i segni delle violenze subite.

    Il Portavoce Francesco Zanardi

    Il video denuncia è stato prodotto dalla Rete L’ABUSO grazie al coraggio e alla collaborazione delle vittime italiane.

    Si ringraziano in ordine di comparsa i protagonisti vittime del video;

    Giada Vitale, Erik Zattoni, Enzo M., Mirko Gabossi, Alessandro Vavassori, Roberto Nicolick, Salvatore Domolo, Francesco Zanardi.

    Corrispondente e rappresentante di 21 vittime in Argentina; Giulietta Añazco.

    Montaggio video Francesco Zanardi, narrazioni Mario Molinari.

    Traduzione e sottotitoli per l’inglese Mirko Gabossi, per lo spagnolo Francesco Nuzzi.

  • Al Papa il video sui preti pedofili Mons. Becciu sarà “l’ambasciatore”

    Al Papa il video sui preti pedofili Mons. Becciu sarà “l’ambasciatore”

    Monsignor Angelo Becciu, Sostituto della Segreteria di Stato vaticana, è stato scelto come tramite da un gruppo di vittime di atti di pedofilia da parte del clero affinché recapiti un video con un loro appello a Papa Francesco al fine di chiedere “giustizia”. A darne notizia è l’associazione “Rete L’abuso Onlus”, che ha anche annunciato, nei prossimi giorni, l’invio di un rapporto all’Onu sui preti pedofili italiani. Al suo interno, circa 150 casi di sacerdoti condannati in via definitiva dal 2000 a oggi, “molti ancora in servizio”. La lista dei nominativi è già online sul sito dell’associazione.

    Secondo la Onlus si tratta di “un atto informativo dovuto, in quanto, nel 2009 quando scoppiò anche in Europa lo scandalo dei preti pedofili, i governi di molti Paesi istituirono commissioni di inchiesta per stabilire la portata del fenomeno. In Italia purtroppo ciò non avvenne”. “Anche la recente e pesante relazione dell’Onu – si fa notare – infatti, non tiene conto della situazione italiana, in quanto non esistono dati ufficiali censiti”. Insieme a quel rapporto, l’associazione porterà anche “la denuncia dell’asse Italia-Argentina, dove il Vaticano ha nascosto 4 dei preti pedofili dell’istituto per sordi di Verona Antonio Provolo, che ha una sede proprio a La Plata in Argentina”.

    http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_italiana/2014/05/09/al_papa_il_video_sui_preti_pedofili_mons_becciu_sar_l_ambasciatore-5-366895.html

  • Abusi all’Istituto per sordi di Verona. L’impunità dei preti pedofili sull’asse Italia – Argentina Papa Francesco, niente da dichiarare? (contiene lista nomi)

    Abusi all’Istituto per sordi di Verona. L’impunità dei preti pedofili sull’asse Italia – Argentina Papa Francesco, niente da dichiarare? (contiene lista nomi)

    La commissione di inchiesta voluta dal Vaticano a Verona ha confermato le violenze sui sordi, ma i 27 preti, tutti impuniti.

    Un caso di cui si è parlato poco in Italia, ma che invece ha avuto moltissimo risalto all’estero, è quello dell’istituto per sordi di Verona Antonio Provolo. In quell’istituto che ospitava circa 400 bambini sordi e incapaci di parlare, ben 26 tra preti e fratelli laici risultarono pedofili. A stabilirlo fu una commissione di inchiesta voluta nel 2009 dal Vaticano e presieduta dal Dott. Mario Sannite, ex presidente del Tribunale penale di Verona.

    Inizialmente la curia dichiarò che non avrebbe dato importanza alla prescrizione, ma poi, forse visti anche i risultati dell’inchiesta, ritrattò. Di fatto oggi ben 14 delle persone coinvolte ne escono impunite, i più sono ancora preti e sono tuttora dimorano all’istituto Provolo di Verona, altri invece sono stati trasferiti nella succursale argentina dell’istituto, con sede a La Plata.

    I restanti 12 invece sono deceduti.

    Possibile che mentre operava questa commissione di inchiesta non sapesse niente il cardinale Bergoglio, allora a capo della Conferenza Episcopale in Argentina, oggi papa Francesco?

    Papa venuto dall’altro capo del mondo a istituire una commissione di inchiesta in Vaticano sugli abusi sessuali del clero che finora ha prodotto il nulla, a parte una montagna di parole.

    E ora il papa argentino comincerà a far pulizia?

     Di seguito i nomi dei sacerdoti coinvolti nello scandalo e le loro attuali posizioni aggiornate a maggio 2014.

    PRETI E FRATELLI LAICI COINVOLTI VIVENTI

    Don Eligio Piccoli (residente presso Istituto Provolo Verona)

    Don Rino Corradi (residente presso Istituto Provolo Verona –Chievo)

    Don Danilo Corradi (residente presso Istituto Provolo Verona-Chievo)

    Don Alcide Tovo (residente presso Istituto Provolo Verona)

    Don Vasco Dal Dosso (residente presso Istituto Provolo Verona)

    Don Agostino Micheloni (residente presso Istituto Provolo Verona)

    Don Arrigo Zerbato (ex prete) (residente a Dossobuono VR)

    Don Luigi Colognato (ex prete) (residente a Verona)

    Don Giovanni Granuzzo (superiore Istituto Provolo La Plata – Argentina)

    Don Nicola Corradi (residente presso Istituto Provolo La Plata – Argentina) Arrestato nel novembre del 2016 in Argentina

    Don Giuseppe Pernigotti (parroco SS Gratiliano e Felicissima – Fabrica (Roma)

    Fratel Rizzi Erminio (residente a Gazzo Veronese VR)

    Fratel Sergio Orso (fratello laico intervistato da L’Espresso )

    Fratel Spinelli (residente in Argentina c/o Istituto Provolo La Plata)

    DECEDUTI

    Don Giuseppe Carteri

    Don Aleardo Zecchini

    Don Giovanni Pasqualini

    Don Aquilino

    Don Giuseppe Viliotti

    Don Lino Viliotti

    Don Giovanni Turati

    Fratel Dal Castello

    Fratel Aggio

    Fratel Allori

    Fratel Lino Gugole (m. agosto 2011)

    Don Albano Mattioli (m. 14 gennaio 2013) (in Argentina dal 1965 al 2007 c/o Istituto Provolo La Plata)

    Rete L’ABUSO

  • DON PIERINO, DROGA E ALTRE STORIE

    DON PIERINO, DROGA E ALTRE STORIE

    Un piccolo dossier con l’introduzione allo spettacolo teatrale (monologo con chitarra) «La comunità perversa, don Pappòn e i suoi figli dell’amore» di e con Angelo Maddalena, con una nota su don Gelmini e i molti buoni affari dei falsi “preti di strada” e con le altre proposte “vagabonde” – libri auroprodotti e spettacoli di strada – dell’infaticabile Angelo.
    «E ti rialzerà, ti solleverà su ali d’aquila,

    ti reggerà sulla brezza dell’alba, ti farà brillar come il sole, così come le ali vivrai». Eravamo in tanti a cantare questa canzone: avevo diciassette anni, eravamo in un teatro tenda e c’era il Raduno Festa Giovani a Piazza Armerina, la sede della diocesi… Accanto a me c’era una ragazza, gli occhi neri e grandi, la pelle liscia e bella, come la Nutella ma di colore chiaro, come la Nutella bianca. Io volevo dirle qualcosa, parlare con lei, ma Gesù non voleva, cioè mi avevano insegnato che Gesù non vuole, perché se ci parli poi ti viene da fare altre cose, ma come? così in automatico? sì così, è una cosa collegata, automatica, come un interruttore, se lo accendi accendi tutto, tutta la luce della stanza, non solo in un punto, che metafora di minchia, comunque in quel periodo credevo che Gesù fosse l’amico dei deboli, dei timidi e dei rincoglioniti e che potesse dare senso a tutte le rinunce, aveva rinunciato alla vita e preferito la morte di croce, in confronto, evitare di parlare con una ragazza di Gela o di Piazza Armerina o di Butera (queste alcune città della diocesi) che era? niente, anzi, avrei potuto anche fare di più, flagellarmi, o no? comunque, quasi era una flagellazione, perché a diciassette anni non riuscire a parlare con una ragazza seduta accanto a te per tre ore… minchia se è una flagellazione, devi darti martellate sugli ormoni a ritmi impensabili! Al centro della scena, nel palco del Teatro Tenda, fortunatamente c’era un uomo che mi aiutava a dimenticare ogni tanto la flagellazione: un uomo vestito di nero, con un microfono in mano, al centro di tutto, del mondo, del teatro, e parlava, i capelli bianchi tirati indietro, e gridava ma lievemente, la sua voce tonante e forse un po’ rauca diceva così: «Mario è andato via dalla Comunità, ma dalla Comunità non si va via, perché dentro la comunità si vive, fuori dalla comunità si muore». Che cazzo voleva dire? non lo capivo ma mi piaceva la sua voce e i suoi capelli alla Rodolfo Valentino però bianchi! «Mario è andato via dalla Comunità e gli ho dato un carillon prima che andasse via, e gli ho detto: “Mario, se lascerai questo carillon a casa di tuo madre e andrai via da casa di tua madre, vuol dire che non tornerai più”». Ma che minchia c’entra il carillon, sua madre e il fatto che lui non sarebbe tornato più? Non lo capivo, ma la sua voce e il suo capello alla Valentino ci stregavano e quando finì di parlare eravamo commossi. La ragazza era andata via nel frattempo e la flagellazione… continua!
    Al ritorno con gli altri compagni di parrocchia, sull’autobus, sapevamo che c’erano comunità dove stavano ragazzi drogati e quell’uomo lì, don Gelmini o don Pappon, li curava, li guariva e li salvava dalla droga.
    Passarono un po’ di anni, e io sto sempre in comunità: non uscivo mai perché fuori dalla comunità si muore e dentro si vive, o viceversa, ma no no, fuori si muore e dentro si vive, è giusto così. E non ci confondiamo perché se no poi comincio a entrare e a uscire e… mi metto a spendere soldi! meglio stare in comunità che lì si mangia bene e non si spendono soldi per minchiate tipo andare al pub e bere gin e coca o coca e gin, ma meglio gin e coca perché con gin e coca esci, coca e gin entri e poi entra Gino ed esce coca.
    Un mio amico mi ha portato un giorno un foglio che aveva stampato da internet e io, che dentro la comunità non guardo internet e non guardo giornali, gli ho detto «che mi porti queste cose qui pericolose».
    «Come pericolose?» mi ha detto lui: «sono notizie, i giornali ne stanno parlando in questi giorni».
    «Ecco vedi che sei pericoloso! tu mi preoccupi» gli ho detto: «perché leggi troppi giornali».
    «Ma come?» disse lui e pensava “sei tu che mi preoccupi quando dici ‘ste cose” ma lo tenne per sé e invece mi disse: «Sai che a don Gelmini lo stanno accusando, lo stanno processando, di fare cose che non si possono dire con i ragazzi drogati che stanno nelle sue comunità».
    «Ma sì, lo accusano sempre perché lui è troppo bravo e lo vogliono fare diventare meno bravo perché quando uno è troppo bravo ci sono tanti poco bravi invidiosi che lo vogliono debravizzare» gli ho detto
    Allora lui mi ha detto che non solo i giornalisti ma anche tanta gente su internet scriveva lettere su don Gelmini Pappò, per esempio un barbone scriveva una lettera che lui mi voleva leggere.
    «Sono un barbone, che la notte vado nei pachistani per connettermi a internet, di solito vado nei siti a luci rosse che ormai non mi fanno più manco effetto, me fanno addormentà, ma ieri notte me so svegliato di brutto a vedere su google news la notizia che l’hanno preso col sorcio in bocca a don Gelmini. Conosco da ‘na vita quel vecchio marpione di don Pierino, da quando negli anni ’60 veniva nel parco di Roma dove io andavo, a piazza de Spagna e piazza Navona, e arrivava col suo macchinone nero targato Vaticano. Faceva salire sulla macchina qualche ragazzo di quelli belli, coll’occhi azzurri, i cherubini, me capite, quelli più bisognosi de cure. Poi alcuni raccontavano che gli faceva le seghe e diceva che anche Gesù le faceva agli apostoli per fare l’unione spirituale. e qualcuno raccontava ridendo che proponeva di fare la comunione col cazzo al posto dell’ostia».
    Allora io gli dico al mio amico: «Ma come ti permetti? e come si permette sto barbone di dire cose così orrende e tu che ci credi e le le leggi. Don Pierino è un Santo, salva le vite di tanti giovani e anche di alcuni amici miei e anche la mia».
    «Ma tu non sei drogato» mi dice il mio amico.
    «Va bè ma che c’entra, lo potrei diventare, e per prevenire… sto in comunità».
    Senti però che dice il barbone dopo, mi dice il mio amico: «Poi non se fece più vedere don Pierino, erano gli anni fine ’60 inizio ’70. In quegli anni uscirono notizie che il don era stato arrestato, nel ’69 tipo, per alcuni affari legati a una cooperativa di costruzioni e traffici illeciti di latte e formaggio tra Parma e l’Argentina e altre cose che non so, però so e si seppe in quel periodo ‘na cosa terribile. Io sono de Frascati, don Pierino abitava all’Infernetto, vicino Frascati, lo trovarono nella sua villetta con la Jaguar e le cameriere e i cani dobermann quando lo arrestarono, però c’è n’artra cosa terribile: un suo collega, un prete come lui, magari suo amico, si prese il cianuro e si suicidò in quel periodo per non parlare, e con tutto ciò sul “Messaggero” non si fece il nome del don Pierino, andate a cercare negli archivi, ci vuole un cane d tartufi per scovà ‘sta notizia, e mo ve saluto, me ne vado. E comunque ai barboni don Gelmini manco li guarda, guarda quelli come il Berlusca, pieni di soldi, che gli venga un colpo».

    Ho chiesto ad Angelo Maddalena di presentarmi il testo e lui ha risposto così.
    «“La comunità perversa” è una metafora? Una parodia? Un pezzo di verità? Nel 1989, la prima volta che vidi don Pierino Gelmini-Pappòn, ero rimasto preso dalle sue parole, io giovane cattolico fra tanti altri affascinati o forse anche “affatturati”, come direbbero mia nonna o mia madre. Nel 2004 è uscito il romanzo di Marco Salvia, “Mara come me, omicidio in comunità” (Stampa Alternativa). Nel 2005, a gennaio, Marco Salvia dichiara che il suo romanzo è un libro-verità e il prete che lì si chiama don Luigi è in realtà don Pierino Gelmini… Dall’agosto 2007, “Mara come me” fa parte del materiale probatorio nell’inchiesta su don Gelmini che comprende 5 faldoni depositati alla Procura di Terni. Dunque il mio testo si collega a storie vere, indagando limiti e oscurità delle comunità terapeutiche per tossicodipendenti… per andare oltre. L’ho presentato nel 2014 a Pistoia, Firenze, Genova e (pochi giorni fa) a Bologna. Per approfondimenti consiglio anche «Gabbie metropolitane» di Emilio Quadrelli (Deriveapprodi editrice). Il mio racconto vuole aprire una serie di narrazioni e riflessioni per far luce sulle Comunità Incontro di don Gelmini, punta di iceberg di un mondo sconosciuto e volutamente non raccontato se non in chiave apologetica. Storia di potenti: don Gelmini e i suoi compagni di merenda Berlusconi, Casini, Giovanardi, Amedeo Minghi e il generale Speciale fra gli altri. L’impero di don Gelmini ha origini lontane, anche perché non è solo un’avventura sua ma di tanti altri preti sedicenti di strada e affaristi del “volontariato” e della sedicente cooperazione sociale: vedi l’ultimo romanzo di Luca Rastello, «I buoni» (Chiarelettere). In libreria da pochi mesi c’è anche «La Collina» (Fandango) di Andrea De Logu che parla di San Patrignano. Inquieta e sconvolge che sulle comunità terapeutiche per tossicodipendenti, a parte i già citati e recenti, non si hanno analisi critiche dagli anni ’80, cioè dai due libri di Riccardo D’Este, «Quel ramo del lago di NArco» e «Intorno al Drago» (entrambi editi da 415), oppure si deve andare ancora più indietro per trovare «Gli ostelli dello sciamano» edizioni Senzagabbie. Il mio progetto è scavare in questi meandri per fare analisi del presente, delle politiche, degli sconvolgimenti antropologici. Per farlo chiedo sostegno e contributi a chi vorrà, aiutarmi da diversi punti di vista (medico, giornalistico, letterario, politico). Gli spunti di partenza li ho chiari e ne parlerò con piacere con chi vorrà collaborare. Mi trovate qui oppure qui 388 1973465».

    LE PROPOSTE DI ANGELO MADDALENA: SPETTACOLI E LIBRI
    ciao, mi piacerebbe venirvi a trovare se c’è un festival di autoproduzione o un festival di arte di strada o di teatro vivo con spazi aperti e indipendenti nei vostri paraggi: considerate che da giugno oltre ai miei spettacoli ho un banchetto di libri autoprodotti che spesso rimandano ai miei spettacoli, i titoli li butto lì così.
    «San Giuseppe e San Piopio».
    «Alla Maddalena, la favola del 3 luglio in Val di Susa»
    «Prove di emigrazione»
    «Aspirante artista»
    «Stasera ho comprato un libro»
    «In cammino coi ladatori»
    «Autostop»
    «Lu jurnu di tutti li santi»
    Sarò in Toscana e Alto Lazio a giugno e poi si vedrà.

    Questa volta l’ho fatta grossa! Ho fatto uscire (autoproduzioni uscite fresche dalle stampatrici di Compostampa in Palermo) quattro libri in una volta anzi cinque: certo due “grandi” e tre piccoli, ma sempre 5 sono. Dato che eravamo in clima pasquale ho voluto fare questo passaggio con uno stile da agnello immolato, perché stampare i libri piccoli mi costa quasi come stampare quelli grandi con lo scoglio di non poter chiedere più di 5 euro (in realtà poi li vendo a 3 euro a copia mediamente, guadagnandoci poco o niente ma … cosa non si fa per la cultura). In breve ecco i nuovi titoli:
    «Aspirante artista, diarietti propedeutici»: 100 pagine in A5, copertina illustrata dall’autore ad acquerello con personaggio appeso a una corda di chitarra ma la chitarra è disegnata nel retrocopertina e quindi sembra che il tipo appeso stia saltando di gioia, con nello sfondo (effetto bidimensionale!) colline o terra che balla con un casolare e alberelli modello campagna senese stilizzati. Raccoglie i racconti di artista di strada o di vagabondo che cerca la sua strada: sono sette racconti, di cui quattro erano stati pubblicati in formato primitivista alcuni anni fa e, due anzi tre («Altrocioccolato? No, grazie», «Se questa (non) è un Emergency», e «Aveva un groppo alla gola o forse più di uno») inediti.
    «Stasera ho comprato un libro» (diario in forma di lettera di Andrea Speranza):
    diario di un uomo che sta cercando la sua strada e deve curarsi il trauma del suicidio di un’amica. Lo fa scrivendo, raccontando e viaggiando. Ne esce fuori un diario vivo e vero, ironico, ad ampio raggio e respiro, un po’ zibaldone, che inizia con l’incontro misterioso con uno scrittore e filosofo rumeno-francese: “l’idea del suicidio mi ha tenuto in vita”.
    «Auto-stop»: dissertazioni e vagabondaggi lungo strade asfaltate e non. E’ un racconto breve in formato A6, già pubblicato, ma stavolta con copertina illustrata ad acquerello. Un po’ diario e un po’ saggio che cita Colin Ward e Ivan Illich per smontare il mito dell’auto privata in un’epoca che si avvia sempre di più “dopo l’automobile”. Aneddotico e a tratti ironico, racconta incontri e spunti di realtà e documenti storici e di spessore. Prezzo: 5 euro spese comprese.

    «In cammino coi ladatori». Da una riflessione sulla mancanza di curiosità dei miei compaesani nei confronti dei ladatori che facevano le prove errando per le strade di Pietraperzia, nasce questo istant book, scritto a inizio aprile e stampato pochi giorni dopo. Una via crucis inedita e curiosa attraverso il cammino, la passeggiata, e l’incontro con questioni scottanti che a Pietraperzia vengono fuori per la possibilità di accogliere un gruppo di richiedenti asilo. Diventa un documento che fotografa ansie e paure, trovando luce nella testimonianza di Rosa, una mia compaesana che ha vissuto l’emigrazione in Francia e si racconta apertamente. Dal dolore e dal pianto nasce la vita, per scoprire che siamo tutti… poveri e pazzi! Formato A6, 44 pagine.

    «Lu jurnu di tutti li santi», testo integrale del monologo teatrale. Sono storie di lotte popolari siciliane ma anche di Marco Camenischa attualmente detenuto nel carcere di Lenzburg in Svizzera.
    La mia richiesta è di sostenermi in questo progetto di auto-produzione iniziato a settembre del 2013 e che continua lungo le date dei miei spettacoli e attraverso i contatti e gli amici che vogliono sostenermi, in un’epoca in cui l’editoria ufficiale è sempre più in perdita e l’auto-produzione diventa sempre una necessità. Chiedo un’offerta di 30 euro per quattro titoli e di 35 euro per 5.

    Don Pierino, droga e altre storie

  • Ravenna, don Giovanni in manette per pedofilia Controlli anche a Bergamo

    Ravenna, don Giovanni in manette per pedofilia Controlli anche a Bergamo

    Le verifiche hanno interessato anche le province di Bergamo e di Treviso. Ad allargare le possibilità di contatto del religioso con ragazzini, oltre alla posizione geografica offerta da Casalborsetti – sul litorale e quindi meta turistica – c’è anche la passione per il cinema che lo aveva portato in varie città

      L’inchiesta che ha portato in manette per pedofilia un parroco della provincia di Ravenna è arrivata fino a Bergamo. Don Giovanni Desio era stato arrestato lo scorso 5 aprile per atti sessuali con minori Casalborsetti, sul litorale ravennate.

    Soprannominato ‘zio John’, 52 anni, originario di Milano e da 13 anni parroco della piccola località rivierasca, don Desio è finito al centro di un’inchiesta anti-pedofilia.

    Nella tarda mattinata di mercoledì nel locale dove abitava il don, sigillato dal giorno dell’arresto, sono giunti gli agenti della squadra Mobile e della Scientifica, il vicequestore aggiunto Nicola Gallo e il Pm Isabella Cavallari, titolare del fascicolo. Gli inquirenti sono in cerca di altro materiale utile alle indagini, oltre a quello sin qui sequestrato come computer, cellulari, fotografie e giocattoli. In particolare saranno acquisiti i numerosissimi filmati che don Desio, appassionato cinefilo, ha collezionato negli anni.

    Nei giorni scorsi la polizia, oltre a diversi ragazzini, ha ascoltato numerosi genitori che si sono fatti avanti dopo avere appreso della notizia dell’arresto del sacerdote. Oltre a quella di Ravenna, le verifiche hanno toccato le province di Bergamo e di Treviso. Ad allargare le possibilità di contatto del religioso con ragazzini, oltre alla posizione geografica offerta da Casalborsetti – sul litorale e quindi meta turistica – c’è anche la passione per il cinema che aveva portato don Desio in varie città sedi di festival, tanto che nel novembre 2011 aveva rappresentato l’Italia nella giuria del festival di Mar del Plata, in Argentina.

    Don Desio, tuttora nel carcere di Forlì in ragione dell’ordinanza emessa dal Gip Rossella Materia, è accusato di adescamento, atti sessuali con alcuni giovani tra 14 e 15 anni e di sostituzione di persona, per avere preso su un social network l’identità di un ragazzino al fine di scriversi un post di autosostegno e di attaccare i giornalisti dopo l’incidente che nel febbraio scorso lo aveva visto finire nel canale di Casalborsetti con un suv Bmw nuovo da 35 mila euro e un tasso alcolemico di quasi quattro volte superiore al limite.

    http://www.bergamonews.it/cronaca/ravenna-don-giovanni-manette-pedofilia-controlli-anche-bergamo-188594

  • PRETI PEDOFILI, I SILENZI DEL CARD. BERGOGLIO SUGLI ABUSI. UN DOSSIER DAGLI STATI UNITI

    PRETI PEDOFILI, I SILENZI DEL CARD. BERGOGLIO SUGLI ABUSI. UN DOSSIER DAGLI STATI UNITI

    KANSAS CITY-ADISTA. Il gruppo statunitense BishopAccountability.org, impegnato nella raccolta di dati riguardanti i casi di abusi sessuali perpetrati da membri della Chiesa per la costruzione di un database sul fenomeno, ha pubblicato il 12 marzo la prima analisi dell’operato di Jorge Maria Bergoglio su questo fronte durante gli anni trascorsi come arcivescovo di Buenos Aires (1998-2013) e come presidente della Conferenza episcopale argentina (2005-2011) nonché le informazioni disponibili su 42 preti argentini accusati di pedofilia (il materiale è accessibile al sito http://www.bishop-accountability.org/Argentina/). Ne ha dato notizia il settimanale Usa National Catholic Reporter (12/3).

    Il quadro che ne emerge è sconcertante: sostanzialmente, mentre i vescovi degli Usa e europei affrontavano lo scandalo, Bergoglio, pur in analogo contesto, sarebbe rimasto in silenzio. «Non ha pubblicato documenti, non ha fatto nomi di preti accusati, non ha tenuto registri dei preti accusati, non ha elaborato una politica di gestione degli abusi, nemmeno ha pronunciato una espressione di scuse nei confronti delle vittime».

    Nelle sue numerose omelie e dichiarazioni (archiviate e accessibili  sul sito dell’arcidiocesi di Buenos Aires), spiega BishopAccountability, l’allora arcivescovo di Buenos Aires ha correttamente attaccato la corruzione del governo, l’iniqua distribuzione della ricchezza, il traffico sessuale: sugli abusi sessuali da parte del clero, nemmeno una parola. Nel libro Il cielo e la Terra, d’altronde, Bergoglio afferma che il problema, nella sua diocesi, non è mai esistito: «Nella diocesi non mi è mai accaduto, ma una volta un vescovo mi ha telefonato per chiedermi cosa doveva fare in una situazione di questo tipo e gli ho detto di togliere all’interessato le licenze, di non permettergli di esercitare più il sacerdozio e di avviare un giudizio canonico».

    Non è plausibile, commenta il gruppo, che Bergoglio dal 1992  – quando fu nominato vescovo ausiliare di Buenos Aires, prima di diventarne arcivescovo sei anni dopo – al 2013 non abbia mai dovuto occuparsi di un prete pedofilo, mentre nel mondo «decine di migliaia di vittime denunciavano alla Chiesa gli abusi subiti». In base ad un’analisi comparativa con i dati emersi negli Usa e in Europa, la stima presunta dei preti pedofili nell’arcidiocesi di Buenos Aires si aggira, secondo BishopAccountability, per il periodo 1950-2013, intorno ai 100 casi, e di questi almeno un decimo doveva essere noto alle autorità della Chiesa. Bergoglio compreso.

    Il ruolo di Bergoglio in 5 casi di abuso

    Nell’arcidiocesi, poco o nulla è emerso in superficie, mancando gli elementi che altrove avevano dato il via allo svelamento del fenomeno: azioni civili delle vittime, investigazioni della Chiesa e indagini governative. Solo un prete di Buenos Aires, Carlos Maria Gauna, è stato pubblicamente accusato, ma nei quattro casi oggi più noti di religiosi o di preti pedofili di altre diocesi – p. Julio César Grassi, p. Rubén Pardo, p. Fernando Enrique Picciochi e p. Mario Napoleon Sasso –  «vi è la prova che Bergoglio», presidente dei vescovi argentini, «deliberatamente o inconsapevolmente, ha frenato le vittime intenzionate a denunciare e a perseguire i loro aggressori». Vittime che, riporta il gruppo, «affermano di aver cercato, invano, l’aiuto del cardinale», secondo quanto riportato dalWall Street Journal (8/4/13), che afferma pure che, stando a un portavoce della diocesi di Buenos Aires, Bergoglio avrebbe «rifiutato di incontrare le vittime». Grande ritardo, inoltre, per l’elaborazione delle linee guida che devono stabilire la politica di gestione dello scandalo: richieste dal Vaticano nel 2011, la loro elaborazione fu rimandata dalla Conferenza episcopale argentina, tanto che sono state pubblicate solo lo scorso aprile; anche questo elemento spinge BishopAccountability ad affermare che la Chiesa argentina, nella gestione degli abusi, è stata «tra le meno trasparenti nel mondo».

    Ecco la sintesi della gestione di Bergoglio dei cinque casi noti, per i quali BishopAccountability fornisce, sul sito, i link alle fonti.

    P. Julio César Grassi:  nonostante fosse stato condannato nel 2009 per molestie su un minore, Bergoglio commissionò uno studio riservato per convincere i giudici della Corte suprema argentina dell’innocenza del religioso. Tale intervento è ritenuto il motivo per il quale Grassi restò in libertà per quattro anni dopo la sua condanna. È stato incarcerato nel settembre 2013.

    P. Rubén Pardo: nel 2003 un prete confesso pedofilo malato di Aids era tenuto nascosto alle autorità civili in un vicariato dell’arcidiocesi di Buenos Aires, all’epoca guidata da Bergoglio, dove faceva il confessore dei bambini e insegnava in una scuola. Nello stesso vicariato, a quanto sembra, viveva un vescovo ausiliare di Bergoglio. È altamente improbabile che Pardo vivesse e esercitasse il suo ministero senza l’approvazione di Bergoglio.

    P. Fernando Enrique Picciochi: una vittima, dopo aver scoperto che il prete che aveva abusato di lui era fuggito negli Stati Uniti per eludere l’intervento delle autorità civili, si rivolse a Bergoglio perché fosse tolto il sigillo della segretezza imposto dalla congregazione religiosa di appartenenza del sacerdote. Incontrò il segretario privato di Bergoglio e il suo vescovo ausiliare, mons. Mario Poli. Nessuna risposta.
    P. Mario Napoleon Sasso: nel 2001 Sasso, dopo una terapia in un centro gestito dalla Chiesa, al termine della quale fu definito soggetto pedofilo, venne nominato pastore di una parrocchia di persone disagiate. Nel 2002-2003, abusò di 5 bambine. Nel 2006, mentre egli era in carcere ma senza essere ancora stato condannato, i genitori delle bambine avrebbero chiesto invano un incontro con Bergoglio.

    P. Carlos Maria Gauna: prete arcidiocesano sotto la diretta supervisione di Bergoglio, nel 2001 fu accusato di molestie da due bambine. Bergoglio disse che se ne sarebbe occupato. Gauna è ancora attivo nell’arcidiocesi come cappellano ospedaliero: «Ciò potrebbe indicare – afferma BishopAccountability – che Bergoglio considerava le accuse credibili ma decise di trasferirlo piuttosto che allontanarlo dal ministero».

    «Francesco ha davvero la volontà di risolvere questo problema catastrofico?», si chiede la condirettrice di BishopAccountability Anne Barrett Doyle, molto irritata dalle affermazioni fatte da Bergoglio sulle pagine del Corriere della Sera del 5 marzo scorso, in cui affermava che «la Chiesa cattolica è forse l’unica istituzione pubblica ad essersi mossa con trasparenza» e ciononostante  «è la sola ad essere attaccata». (ludovica eugenio)

    http://www.adista.it/?op=articolo&id=53716

  • Una catena di comando ha occultato tutto. Di Marco Politi

    Una catena di comando ha occultato tutto. Di Marco Politi

    di Marco Politi in “il Fatto Quotidiano” del 6 febbraio 2014 –

    La folgore dell’Onu cade sul Vaticano e illumina violentemente colpe, omissioni, ritardi nel contrastare gli abusi sessuali del clero. Al tempo stesso costringe la Santa Sede a rendere conto di quanto ancora non sta facendo per portare alla luce i crimini commessi e assicurare alla giustizia i preti delinquenti.

    Ci sono passaggi nel rapporto del Comitato per i diritti dell’infanzia, che sembrano scritti prima del 2010 quando Benedetto XVI fece pubblicamente mea culpa (nella sua lettera ai cattolici d’Irlanda) per i silenzi della Chiesa, il mancato ascolto delle vittime, la disapplicazione delle norme canoniche che punivano il crimine, l’assenza di intervento dei vescovi e – testualmente – la “preoccupazione fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare gli scandali”. Allora e in seguito Benedetto XVI ribadì più volte che i preti colpevoli dovevano sottoporsi alla giustizia civile.

    Sia Ratzinger che Bergoglio hanno inasprito la normativa del codice canonico e – a differenza della giustizia civile – i delitti cadono ora in prescrizione solo vent’anni Della stagione precedente fa parte una catena di comando che non ha funzionato. La gran massa dei vescovi ha trattato il problema proteggendo generalmente i colpevoli. Esemplare il caso del cardinale Bernard Francis Law, arcivescovo di Boston, trasferito a Roma alla basilica di Santa Maria Maggiore da Giovanni Paolo II per evitargli disavventure con la giustizia americana.

    Non ha funzionato il controllo della Congregazione del Clero. Vergognosa la lettera che il prefetto della congregazione, cardinale Castrillon Hoyos, scrive nel 2001 al vescovo francese Pican per complimentarsi di non aver denunciato alla magistratura un prete, poi condannato per abuso di undici minori. Non ha funzionato, negli anni del pontificato di Giovanni Paolo II, la Congregazione per la dottrina della fede guidata dall’allora cardinale Ratzinger: congregazione troppo lenta, troppo legalistica nel reagire ad una serie di casi gravissimi venuti poi alla luce sulla stampa internazionale, troppo silenziosa sui crimini del fondatore dei Legionari di Cristo.

    Non ha funzionato la segreteria di Stato, retta dal cardinale Sodano, proprio nel caso eclatante di Marcial Maciel Degollado: il governo centrale della Chiesa non ha dato nessun seguito a lettere ufficiali pervenute tramite i nunzi e a denunce pubbliche sulla stampa. Papa Francesco nel suo primo incontro con l’attuale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede ha ribadito l’impegno della Chiesa a combattere la pedofilia nelle proprie file. Il rapporto Onu, rifacendo tutta la storia, mette però in luce tutto ciò che oggi ancora non funziona.

    Vale poco l’obiezione di parte ecclesiastica che la Chiesa non è una multinazionale e il Vaticano non ne sarebbe il quartiere generale. Perchè certo il pontefice non può sapere cosa fa un prete in Amazzonia, tocca al vescovo vigilare. Ma spetta ai papi e al loro governo vigilare che tutto l’organismo rispetti e applichi le leggi, che la Chiesa stessa si è data. Tanto più che il cattolicesimo gode – unico fra le religioni – di una fisionomia statuale. E allora il centro deve rendere conto del funzionamento delle sue norme in periferia.

    C’è da fare moltissimo.
    Benedetto XVI incaricò le conferenze episcopali di dotarsi di Linee-guida per contrastare il fenomeno. Ci sono conferenze episcopali, che si sono dotate di strutture nazionali e diocesane serie, e ci sono conferenze episcopali – fra cui brilla la Cei – che finora si sono rifiutate in tutti i modi di assumersi responsabilità nel fare applicare le norme ecclesiastiche. È un atteggiamento di fuga, che non può continuare. Dopo il rapporto del comitato Onu per i diritti dell’infanzia è evidente che dal Vaticano devono arrivare indicazioni cogenti per tutti – con la creazione di strutture ecclesiali locali e nazionali per scoprire i crimini – se la Santa Sede non vorrà trovarsi di nuovo fra tre anni sul banco, inoltre non è tollerabile restare a metà del guado rispetto al dovere di denuncia alla magistratura.

    In coerenza con gli auspici di Benedetto XVI, il Vaticano la deve dichiarare obbligatoria. Se la pedofilia è un crimine, come ha ricordato papa Francesco ai giornalisti tornando dal Brasile, l’omertà di un vescovo non è sostenibile. Dire ad esempio, come fa la Cei, che in Italia il vescovo non è un pubblico ufficiale, è ridicolo. Perché? Se io privato cittadino vedo che per strada massacrano una vecchietta, che faccio? Tiro avanti zitto perché non sono un pubblico ufficiale?

    Il lavoro del comitato di Ginevra si sta rivelando prezioso. Grazie alle audizioni, cui sono stati chiamati i rappresentanti vaticani, è emerso che Benedetto XVI in due anni ha espulso 384 preti indegni. Bene. Il rispetto delle vittime esige che siano aperte inchieste in tutti i Paesi perché vengano alla luce i crimini nascosti e avvolti nel silenzio. Papa Francesco lo sa dall’esperienza che hanno fatto i suoi connazionali in Argentina. Quando è in gioco la violazione dei diritti umani non esiste una trasparenza a metà. Non si fa pace con il passato, se prima non si porta alla luce tutta la verità. Chiarendo chi è stato colpevole e chi complice. Il comitato ha toccato anche un punto delicato, che finora era stato sempre rimosso: il destino dei figli dei preti. Non c’è dubbio che tutto ciò rappresenti una sfida per il pontificato di Francesco. Ma la Chiesa non può eluderla.

    http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201402/140206politi.pdf