Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Desaparecidos, da Nordio no a estradizione di don Reverberi in Argentina

    Desaparecidos, da Nordio no a estradizione di don Reverberi in Argentina

    Don Franco Reverberi, il sacerdote della diocesi di Parma accusato di diversi crimini compiuti in Argentina durante la dittatura civico-militare del 1976-83, non sarà consegnato alle autorità argentine per essere processato.

    A riferirlo è l’onlus 24marzo.it, spiegando che il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha respinto per motivi di salute il 10 gennaio l’estradizione in Argentina del sacerdote che era stata concessa dalla Cassazione.

    La conclusione, che giustifica il rigetto della richiesta di estradizione, è che va considerato “complessivamente l’impatto medico-legale della procedura sulle già precarie condizioni di salute di Reverberi, anche in ragione dell’età estremamente avanzata di costui e della conseguente probabile prospettiva di non fare più ritorno in territorio italiano, impatto da cui deriverebbe un rilevante stress psicologico tale da integrare un ulteriore fattore di rischio con riferimento alle verificate patologie cardiologiche da cui lo stesso è affetto”.

    Nel provvedimento il capo del dicastero di via Arenula evidenzia che “la perizia medico-legale disposta dalla Corte di Appello di Bologna ha concluso nel senso che ‘le attuali condizioni di salute di Reverberi sono compatibili con il trasferimento in Argentina’, limitando l’accertamento alle condizioni di salute compatibili con la possibilità di effettuare un viaggio aereo intercontinentale, omettendo tuttavia di valutare l’esistenza di gravi rischi che potrebbero scaturire dalla procedura di estradizione globalmente intesa”.

    La richiesta di estradizione era stata promossa dallo Stato argentino. Reverberi era cappellano ausiliare dell’ottava Squadra di esplorazione alpina di San Rafael, a Mendoza, accusato di atti commessi nel Centro di detenzione clandestina noto come La Departamental.

    Il parroco è accusato di aver assistito a numerose torture alle quali erano sottoposti i prigionieri del regime di Videla prima di essere uccisi e fatti scomparire, nonché all’omicidio nel 1976 del 20enne peronista Josè Guillermo Beron, tuttora disperso. Il religioso uscì dall’Argentina nel 2011, quando a Mendoza si stava svolgendo il primo processo per crimini contro l’umanità e le testimonianze dei sopravvissuti e dei familiari hanno cominciato a indicare le sue responsabilità.

    La revoca è stata notificata al difensore del religioso, l’avvocato parmigiano Franco Magnani.

    Don Reverberi attualmente risiede in una canonica a Sorbolo, paese nel parmense dove è nato nel 1937, e aveva come misura cautelare il divieto di allontanamento dal comune con obbligo di firma dai carabinieri.

    Il 19 gennaio è stata fissata un’udienza per l’esecuzione del provvedimento del ministro. Alla luce del provvedimento di Nordio, l’Argentina ha una sola strada da poter percorrere: un eventuale ricorso al Tar di Roma.

    “La Corte di Cassazione nell’ottobre scorso, recependo le argomentazioni dell’avvocato Arturo Salerni, legale dell’ambasciata argentina in Italia, aveva confermato la decisione della Corte di appello di Bologna respingendo il ricorso contro l’estradizione presentato dalla difesa del sacerdote – spiega l’onlus -. Il ministro Nordio aveva 45 giorni di tempo per confermare o meno la decisione. Ebbene, l’ha respinta. Don Reverberi ha 87 anni e come diversi altri individui accusati di essere stati parte attiva nei crimini compiuti durante la dittature del Cono Sur, come per esempio Carlos Malatto, Daniel Cherutti, Jorge Troccoli, grazie al doppio passaporto si è trasferito in Italia molti anni fa e per lungo tempo ha vissuto indisturbato”.

    Intercettato a Sorbolo a fine novembre, il sacerdote si era difeso: “Con quei crimini non c’entro”.

    https://parma.repubblica.it/cronaca/2024/01/12/news/desaparecidos_associazione_24_marzo_da_nordio_no_a_estradizione_di_don_reeverberi_in_argentina-421867151/?ref=tgpr

  • “Orgasmo mistico” e porno-teologia per il cardinale vicino al Pontefice

    “Orgasmo mistico” e porno-teologia per il cardinale vicino al Pontefice

    Un libro di 26 anni fa rischia di provocare un terremoto in Vaticano. L’autore è Víctor Manuel Fernández, il cardinale prefetto per la dottrina della fede già nella bufera per aver voluto le benedizioni gay, nonché teologo di riferimento del Papa. «La pasión mística: espiritualidad y sensualidad», il titolo del saggio del 1998 contenente passaggi che ora provocano imbarazzi nelle Sacre Stanze. Un capitolo è intitolato «Orgasmo maschile e femminile». Qui l’attuale custode dell’ortodossia cattolica si dilunga in una disamina sull’«orgasmo mistico» in cui «l’intero essere è preso da Dio», domandandosi se viene vissuto in egual maniera da uomini e donne.

    Il cardinale argentino sostiene che una donna ha «bisogno di condizioni adeguate per sentirsi eccitata». Per questo, secondo Fernández «sesso violento e immagini di orge» sono più attraenti per gli uomini che per le donne. Ma, a suo dire, «ciò non significa che (la donna) si senta meno eccitata dalla pornografia hardcore». Parlando come un esperto, l’allora giovane teologo descrive le differenze tra l’orgasmo maschile e femminile: l’uomo «di solito emette grugniti aggressivi; lei, invece, fa balbettii o sospiri infantili». Una descrizione che non ci si aspetterebbe di trovare in un saggio di teologia.

    Il cardinale scende in particolari da bollino rosso quando scrive che «le donne hanno un ricco plesso venoso attorno alla vagina, che mantiene un buon flusso sanguigno dopo l’orgasmo. Ecco perché di solito è insaziabile». Passando all’orgasmo maschile, il teologo riporta che l’uomo «si libera bene nell’eiaculazione e rimane soddisfatto ed esausto». Questa differenza genera nella donna «un oscuro rispetto per il potere maschile» e la rende «disturbata dalla pornografia violenta». I dettagli servono a Fernández per arrivare ad una conclusione: «Queste particolarità nell’orgasmo si verificano in qualche modo anche nel mistico rapporto con Dio».

    Un’asserzione che non pochi potrebbero trovare blasfema e che farà discutere visto che si deve al custode dell’ortodossia cattolica designato da Francesco. Fernández venne nominato rettore della Pontificia Università dell’Argentina nel 2009. Bergoglio, allora arcivescovo di Buenos Aires, s’impose per questa nomina contro la volontà del Vaticano. Il cardinale Gerhard Müller ha confermato che sul teologo argentino esisteva un dossier nei dicasteri competenti: c’era preoccupazione per segnalazioni arrivate sui suoi scritti. Prima del libro sull’orgasmo mistico, nel mondo cattolico esistevano già perplessità su Fernández per il libro dal titolo «Sàname con tu boca. El arte de basar».

    https://www.ilgiornale.it/news/politica/orgasmo-mistico-e-porno-teologia-cardinale-vicino-pontefice-2265579.html

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 9 del 4 novembre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 9 del 4 novembre

    • Francesco Zanardi – Salgono a 5 i querelati da don Giuseppe Rugolo

    Salgono a cinque le persone querelate da Giuseppe Rugolo, il sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata su minori, a processo a  l tribunale di Enna .

    La sentenza è attesa per il prossimo 10 gennaio. Tre i giornalisti, querelati, tra quelli che si sono occupati in prima linea della vicenda, da Enna a Savona e Ferrara, per diffamazione e diffusione di atti procedurali. Rugolo ha anche querelato  Antonio Messina, il giovane che aveva denunciato il prelato tre anni fa. Insieme a Messina, da ultimo, sono state denunciate un’altra giornalista di Enna, Manuela Acqua e Federica Tourn, che da oltre un anno conduce un’inchiesta sulla violenze nell’ambito clericale, finanziata dai lettori, su Domani.

    Come nel caso di Pierelisa Rizzo, querelata dal sacerdote due volte per diffamazione e diffusione di atti procedurali, la Procura di Enna ha chiesto l’archiviazione, ma il legale di Rugolo ha presentato opposizione. La Rizzo comparirà davanti al Gup il 19  e 21 marzo 2024 mentre l’udienza per Antonio Messina e Manuela Acqua è fissata per il 28 maggio 2024. Non si conosce ancora l’esito della denuncia fatta alla Tourn, presentata presso la procura di Ferrara, spostata poi a Savona ed infine approdata alla Procura di Enna  Di fatto tutti quelli che si sono occupati della vicenda Rugolo sono stati querelati.

    Tra questi anche Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso , unica associazione italiana di sopravvissuti ad abusi clericali. Ad oggi tutte le querele presentate da Rugolo sono state ritenute prive di fondamento, sia dalla Procura di Enna che da quella di Savona dove ha sede l’associazione Rete l’Abuso. “ Fin dall’inizio dell’inchiesta, intorno a me e intorno a chi mi sostiene, è stato creato un clima avvelenato – dice Antonio Messina – E mentre i legali di Rugolo, in un articolo apparso su un giornale on line di Enna, si dichiarano ottimisti sull’esito della sentenza, io sono in possesso di un audio nel quale l’interlocutore, che poi è un giornalista,  sostiene di essere a conoscenza dell’esito della sentenza, tanto da avere già predisposto l’articolo.

    Questo audio verrà messo a disposizione della magistratura nella quale ripongo piena fiducia”.

    Fonte – Rete L’ABUSO TG NEWS


    • Alessio Di Florio – Argentina condanna preti pedofili salvati in Italia dalla prescrizione

    Era il 2009 quando L’Espresso pubblicò alcune inchieste su accuse di abusi sessuali di appartenenti all’Istituto Provolo di Verona. Negli anni sono arrivate altre inchieste giornalistiche e giudiziarie che hanno accusato appartenenti all’Istituto sia in Italia che in Argentina. A fine ottobre sul sito del settimanale è stato pubblicato un articolo in cui è stata data la notizia che in Argentina sono stati condannati ad oltre 45 anni di carcere sacerdoti accusati di abusi. Mentre in Italia è arrivata la mannaia della prescrizione.

    «La Corte Suprema di Giustizia di Buenos Aires, che equivale alla nostra Cassazione, ha confermato in via definitiva le condanne per i primi tre religiosi finiti sotto accusa: dovranno scontare pene comprese tra 18 e 45 anni di reclusione. In Italia nessuno ha pagato: zero condanne, anche se le sentenze argentine spiegano che le violenze sui minori sono continuate per almeno cinquant’anni ed erano iniziate in Italia. Dove però l’unica inchiesta giudiziaria si è chiusa sul nascere, senza neppure un indagato, grazie alle norme italiche sulla prescrizione dei reati» riporta L’Espresso. Inchiesta del 2016 avviata grazie alle denunce di Rete L’Abuso.

    Le indagini argentine sono iniziate nel 2015 dopo la scoperta che uno dei sacerdoti denunciati a Verona era diventato direttore del collegio della provincia di Mendoza. «Questo processo ha riguardato fatti avvenuti tra il 2005 e il 2016 a danno di undici bambini sordi o ipoudenti, quando avevano tra i 5 e i 17 anni. La maggior parte delle vittime proveniva da famiglie povere, che li affidavano ai collegi: i direttori del Provolo reclutavano i bambini sostenendo che il loro era un istituto modello» ha sottolineato la Corte Suprema in un comunicato.

    «I giudici hanno inflitto 45 anni di reclusione al prete argentino Horacio Hugo Corbacho Blank, ex direttore di Mendoza; 42 al suo vice, il sacerdote italiano Nicola Bruno Corradi Soliman, già attivo a Verona; 18 anni ad Armando Ramón Gómez Bravo, un dipendente dell’istituto religioso. All’arresto è sfuggito un altro sacerdote italiano, Eliseo Pirmati, che nel 2017 è scappato dall’Argentina, rifugiandosi nella sede del Provolo a Verona, dove è stato poi filmato da L’Espresso. Proprio quell’anno Papa Francesco, il pontefice italo-argentino, ha rimosso la dirigenza e commissariato l’istituto Provolo» conclude l’articolo pubblicato da L’Espresso.


    • Federica Tourn – Si riapre il processo canonico a don Marko Rupnik

    Papa Francesco il 27 ottobre ha derogato alla prescrizione decisa dal Dicastero per la dottrina della fede nell’ottobre 2022 sui presunti abusi commessi su diverse religiose ed ex religiose da don Marko Rupnik. «Siamo state molto sorprese dal comunicato della Santa Sede nella quale il Santo Padre chiede di esaminare il caso Rupnik al Dicastero per la Dottrina della fede e deroga alla prescrizione per consentire lo svolgimento di un processo che possa rendere giustizia alle vittime. Speriamo che questo sia un passo idoneo per vedere riconosciuta la verità. Siamo in attesa di ulteriori sviluppi». Questa è la dichiarazione che cinque delle persone offese da don Marko Rupnik hanno voluto rilasciare al quotidiano Domani. A firmare sono quattro ex sorelle della Comunità Loyola, di cui Rupnik era il consigliere spirituale nei primi anni ’90 – Gloria Branciani, Mirjam Kovač, Vida Bernard, Mira Stare – e una religiosa che appartiene ancora alla comunità, Jožica Zupančič. Le prime quattro il 19 settembre scorso avevano già scritto, insieme a Fabrizia Raguso, un’altra ex suora della Comunità Loyola, una lettera aperta a papa Francesco in cui dichiaravano di sentirsi profondamente offese dalla relazione finale della visita canonica al Centro Aletti, che in sostanza riabilitava la figura di Rupnik, fondatore e mentore del centro.

    Gloria Branciani e Mirjam Kovač sono uscite dall’anonimato e hanno reso pubblico il nome con cui avevano affidato a Domani le loro testimonianze, quasi un anno fa. Gloria Branciani infatti è “Anna”, che aveva raccontato in una lunga intervista gli abusi sessuali e di coscienza subiti da Rupnik per nove anni, e Mirjam Kovač è “Ester”: aveva raccontato i suoi tentativi di denunciare gli abusi di Rupnik alle autorità ecclesiastiche e ai gesuiti a partire dal 1993. Il Coordinamento contro gli abusi sessuali su minori e persone vulnerabili Italychurchtoo ha accolto favorevolmente la decisione del papa: «la deroga alla prescrizione è certamente la condizione per chiarire le responsabilità di Rupnik e per disegnare un debito percorso di giustizia per le vittime – si legge nel comunicato – Ma le parole non bastano». Ora, continua ICT, ci si aspetta che il processo arrivi in tempi brevi, sia nel segno di una effettiva trasparenza e non si trasformi in un processo alle vittime, che dovranno essere informate e coinvolte nel procedimento.

    La lettera aperta di ICT si può sottoscrivere mandando una mail a postmaster@italychurchtoo.org

    fonti: Domani e Italy Church Too


    • Pierelisa Rizzo – Distrutti documenti in Svizzera

    Fa discutere il caso della Svizzera dove sarebbero stati distrutti documenti secretati contenuti negli archivi dove vengono custoditi gli atti dei processi penali ecclesiastici e tutto quello che riguarda l’abuso sessuale di minori al di sotto dei 16 anni.

    A vent’anni dalle denunce di Gérard Falcioni, ormai adulto, che per anni ha denunciato, inutilmente, le violenze subite da  bambino , autore del libro “Il banco di prova della vita. Sono stato abusato all’età di cinque anni”, edizioni Mon Village 2002, la Conferenza dei vescovi svizzeri, la Conferenza centrale cattolica romana e le Comunità religiose cattoliche della Svizzera hanno incaricato una commissione indipendente dell’Università di Zurigo di indagare sulla realtà degli abusi in tutte le sei diocesi della Confederazione. I ricercatori – un team guidato da due donne,  Monika Dommann e Marietta Meier – hanno potuto consultare liberamente gli archivi ecclesiastici, compresi quelli “segreti”, a cui ha accesso soltanto il vescovo, in cui vengono conservati gli atti dei processi penali ecclesiastici e quindi anche tutto ciò che riguarda l’abuso sessuale su minori di meno di sedici anni, considerato «reato in materia di costumi».

    Molti di questi archivi, però è stato scoperto, risultano lacunosi e frammentari per diversi motivi, non ultimo la distruzione di parte dei documenti secretati. Ai ricercatori non è stato invece permesso di visionare i documenti depositati alla Nunziatura apostolica e al Dicastero per la dottrina della fede, segno quanto mai evidente della non disponibilità del Vaticano a una politica di reale trasparenza sulla questione degli abusi, al di là di tutte le dichiarazioni di “tolleranza zero” fatte da papa Francesco. E’ proprio a Lugano che i ricercatori zurighesi hanno avuto le difficoltà maggiori nel ricostruire i casi di abuso, a causa della distruzione di interi archivi segreti, contenenti i “casi riservati”.

    Nel 1995, secondo quanto riporta una lettera dell’allora vicario generale al nunzio apostolico, il vescovo Eugenio Corecco ha dato l’ordine a un sacerdote di bruciare il contenuto dei suoi cassetti: il sacerdote in questione, contattato dal gruppo di ricerca, ha però negato di aver distrutto la corrispondenza sui casi di abuso sessuale. Quattro anni dopo, un altro prete, già cancelliere diocesano, ha eliminato in dieci mesi ben cento anni di carte riservate: «un impegno che ho svolto con il criterio evangelico della ‘misericordia’ – scrive in una nota alla diocesi – togliendo tutti quei documenti che gettassero anche un’ombra sugli interessati». Il diritto canonico, infatti, consente che gli atti riguardanti «le cause criminali in materia di costumi», come gli abusi sessuali sui minori, possano essere distrutte «se i rei sono morti oppure se tali cause si sono concluse da un decennio con una sentenza di condanna». Una norma che certo non agevola la trasparenza.

    Le gravi lacune trovate negli archivi ecclesiastici ticinesi si sommano alla mancanza di un’associazione di sostegno alle vittime di lingua italiana, come invece accade nella Svizzera francese e tedesca, e restituiscono l’immagine di una comunità in cui ancora oggi vige il silenzio sulla pedofilia dei preti. Non stupisce quindi che la Commissione diocesana di esperti sugli abusi sessuali in ambito ecclesiale sia stata contattata in sette anni soltanto da quattro persone, un dato – sottolinea il report –  verosimilmente non dovuto al fatto che in Ticino si sono verificati pochi casi, ma che «evidenzia, piuttosto, una forte riluttanza da parte delle persone offese a denunciare i casi di abuso alla Commissione ticinese».

    Fonte DOMANI


    • Francesco Zanardi – La diocesi di Buffalo offre 100 milioni di dollari alle vittime di abusi sessuali

    La diocesi cattolica di Buffalo ha annunciato martedì la promessa di donare almeno 100 milioni di dollari alle vittime di abusi sessuali.

    La diocesi afferma che con l’aiuto delle parrocchie e di altre entità cattoliche affiliate, creerà un fondo di compensazione di almeno 100 milioni di dollari.

    La diocesi afferma inoltre che il totale non include i soldi dell’assicurazione.

    Secondo i documenti ufficiali del tribunale, la diocesi contribuirebbe con tutte le sue liquidità e probabilmente dovrebbe vendere il Catholic Center sulla Main Street a Buffalo e il Christ the King Seminary Campus a East Aurora.

    La diocesi ha rilasciato una dichiarazione, dicendo in parte: “Riconosciamo che onorare questo impegno sarà impegnativo, ma è assolutamente necessario che facciamo tutto ciò che è in nostro potere per rimettere le cose a posto, per andare oltre questo capitolo oscuro della nostra storia e andare avanti mentre insieme lavoriamo per ricostruire e rinnovare la nostra chiesa. .”

    La diocesi di Syracuse ha raggiunto un accordo simile, promettendo 100 milioni di dollari a favore delle vittime di abusi a luglio.

    Fonte spectrumlocalnews.com


  • LA VERGOGNA – L’Argentina condanna i preti pedofili che in Italia si sono salvati con la prescrizione

    LA VERGOGNA – L’Argentina condanna i preti pedofili che in Italia si sono salvati con la prescrizione

    Argentina batte Italia 45 a 0. Sul campo minato della questione pedofilia tra i preti cattolici, il confronto tra nazioni si è chiuso con un risultato imbarazzante per il sistema giudiziario del nostro Paese. Dopo anni di indagini e processi sugli abusi contro decine di bambini dell’istituto italo-argentino Antonio Provolo, la Corte Suprema di Giustizia di Buenos Aires, che equivale alla nostra Cassazione, ha confermato in via definitiva le condanne per i primi tre religiosi finiti sotto accusa: dovranno scontare pene comprese tra 18 e 45 anni di reclusione.

    In Italia nessuno ha pagato: zero condanne, anche se le sentenze argentine spiegano che le violenze sui minori sono continuate per almeno cinquant’anni ed erano iniziate in Italia. Dove però l’unica inchiesta giudiziaria si è chiusa sul nascere, senza neppure un indagato, grazie alle norme italiche sulla prescrizione dei reati.

    L’istituto Provolo, che ha la sede centrale a Verona, gestisce una rete di collegi, in Italia e in Argentina, specializzati nell’assistere bambini con problemi di sordità e conseguenti difficoltà a parlare. Dopo anni di sospetti, lo scandalo è stato scoperchiato nel 2009 da un’inchiesta giornalistica del nostro settimanale, firmata da Paolo Tessadri, che ha filmato e pubblicato le testimonianze di 15 ex allievi di due collegi veronesi, che denunciavano di aver subito per anni abusi e violenze da oltre venti sacerdoti, chierici e altri dipendenti dell’istituto.

    L’allora vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, grande protettore del Provolo, ha attaccato L’Espresso e denunciato per calunnia l’associazione delle vittime. I giudici hanno però archiviato le sue accuse, spiegando che gli abusi sono risultati «certi e documentati», anche se prescritti. E il prelato ha dovuto patteggiare una condanna per aver diffamato le vittime.

    https://lespresso.it/c/inchieste/2023/10/27/largentina-condanna-i-preti-pedofili-che-in-italia-si-sono-salvati-con-la-prescrizione/46314

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 7 del 21 ottobre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 7 del 21 ottobre

    • Francesco Zanardi – Il fascicolo dalla Rete L’ABUSO sulle omissioni dell’Italia in materia di minori, all’esamina dell’UE

    lo scorso venerdì, la Commissione per le Petizioni ha ritenuto ricevibile la denuncia dall’Associazione del 19 aprile scorso, nella quale si lamentano le gravi inadempienze del Governo italiano in materia di prevenzione e tutela di minori e persone vulnerabili.

    Nella sintesi della petizione (0354/2023) pubblicata sul portale UE si rilevano i punti ritenuti di maggiore interesse:

    “Il firmatario denuncia la presunta incorretta applicazione della Convenzione di Lanzarote in Italia, in materia di reati sessuali, ratificata con la legge n. 172/2012.

    Il firmatario sottolinea che in Italia sono esenti dall’obbligo di esibizione del certificato antipedofilia le associazioni di volontariato, tra le quali figurano le cooperative di servizi e le confessioni religiose. In particolare, egli sostiene che queste ultime godrebbero al loro interno di una maggiore tutela in riferimento ad eventuali reati sessuali e, sommando questo elemento all’esenzione dal certificato e all’assenza di un obbligo di trasmissione delle denunce alle autorità nazionali, l’insieme rappresenterebbe un incentivo per gli abusivi, con la conseguenza di impunità e di vittime di cui nessuno si fa carico.

    A sostegno delle proprie tesi cita i dati del report sugli abusi sessuali all’interno del clero, rilasciato dalla Conferenza Episcopale Italiana, nel quale la stessa CEI indica che, dai dati dal 2020 al 2021, da soli 30 sportelli delle 166 diocesi italiane che li hanno promossi, i laici denunciati in ambito ecclesiastico sarebbero 23 su un totale di 68 segnalati, corrispondenti al 33,8 %.

    Egli sostiene inoltre che, nonostante la Chiesa abbia istituito gli sportelli diocesani per le vittime di abusi sessuali e le persone vulnerabili, questi risulterebbero inadeguati, rappresentando ulteriori strumenti di violenza contro le vittime.

    Fa presente che gli esiti di questi processi sono spesso condanne mendaci, con diversi tentativi di accordi tra le parti.

    Ricorda infine che il 28 febbraio 2019, nell’80° sezione, sedute del 23 e 24 gennaio, il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite ha sottolineato la propria preoccupazione per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte del personale religioso della Chiesa cattolica in Italia e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana, dichiarando la necessità di un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini basato sull’istituzione di una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale, su indagini trasparenti ed efficaci, sull’obbligo della segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza e infine sulla modifica della legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da includere il volontariato.

    Il firmatario richiede pertanto l’intervento delle istituzioni europee per chiarire le iniziative europee, al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali sui minori in Italia ed eventuali iniziative normative per estendere l’obbligo di denuncia a tutti i cittadini ed esigere il certificato antipedofilia alle categorie oggi esenti.”

    La stessa Petizione (0354/2023) è stata ritenuta “sostenibile” dai cittadini che lo vorranno, direttamente dal Portale delle Petizioni.

    Un fascicolo simile nei contenuti, era stato parallelamente inviato anche al Comitato per la tutela dell’infanzia dell’ONU, dove pochi giorni fa è stato integrato con il report sulle omissioni al Motu proprio della CEI.

    • REPERTORIO +

    A questo proposito, se pur omessa dagli organi di informazione nazionali, il 15 lug 2022 – (Agenzia Nova) rendeva noto che – La Commissione europea ha deciso di avviare procedimenti di infrazione contro Italia, Irlanda, Spagna e Portogallo, in merito al rispetto della direttiva sulla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile.

    La Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora all’Irlanda, e lettere di costituzione in mora complementari all’Italia, Portogallo e Spagna, per la mancata attuazione delle disposizioni della direttiva, che impone agli Stati membri di stabilire norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni in materia di abuso e sfruttamento sessuale dei minori, pornografia minorile e adescamento di minori per scopi sessuali.

    Essa introduce inoltre disposizioni intese a rafforzare la prevenzione di tali reati e la protezione delle vittime. La Commissione ritiene che i quattro stati membri non abbiano recepito correttamente alcune disposizioni relative alla definizione di determinati reati, alla prevenzione e all’assistenza alle vittime.

    Gli Stati sottoposti a procedimento, dispongono ora di due mesi per rispondere ai rilievi espressi dalla Commissione. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrà decidere di emettere un parere motivato.” (Agenzia Nova)

    Mentre tutte le nazioni citate si sono attivate in materia, l’Italia non ha ancora proferito parola.


    • Federica Tourn – Emerge un altro caso di pedofilia durante il processo a don Giuseppe Rugolo

    Più che le presenze, hanno pesato le assenze nell’aula del tribunale di Enna dove si sta celebrando il processo di primo grado con rito abbreviato per violenza sessuale aggravata a danni di minori. Presente l’imputato Giuseppe Rugolo, il prete 40enne che è stato denunciato da un archeologo oggi 28enne ma minorenne all’epoca dei fatti. Assente, invece, il teste chiave dell’udienza chiamato dalla difesa. Anche in questo caso si tratta di un sacerdote, l’ex rettore del seminario diocesano Vincenzo Cultraro, che è anche parroco della chiesa madre di Gela (in provincia di Caltanissetta). La stessa parrocchia dove un catechista di 33 anni a luglio è stato rinviato a giudizio con l’accusa di atti sessuali su un minorenne.

    Due storie distinte e separate che si incrociano quando iniziano le indagini proprio sull’animatore parrocchiale di Gela. A denunciare il catechista è stato un ragazzo che ha raccontato di avere subito violenze ed essere stato indotto a compiere atti sessuali dall’uomo – che è proprietario di un negozio – già da quando aveva 12 anni, abuso continuato nei successivi sei anni. Episodi che sarebbero avvenuti all’interno della parrocchia. Una situazione di cui sarebbero stati a conoscenza il parroco Cultraro, il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana e anche Giuseppe Rugolo. Nessun provvedimento sarebbe stato adottato nei confronti del catechista che, negli anni, è sempre rimasto attivo nella comunità parrocchiale. Stando a quanto riferito dagli avvocati di Rugolo, che lo avevano chiamato sul banco dei testimoni, Vincenzo Cultraro al momento sarebbe «irrintracciabile».

    Per arrivare alla sentenza del processo a Rugolo, arrestato nell’aprile 2021 a Ferrara, si dovrà aspettare il 10 gennaio 2024. Nel corso delle udienze, sono emerse diverse chat erotiche del prete e testimonianze di atteggiamenti intimi con altri giovanissimi che frequentavano il gruppo parrocchiale. Sorprendente una conversazione telefonica intercettata fra Rugolo e Gisana, in cui il vescovo lo rassicura dicendogli «Caro Giuseppe, per te ci sono tutti i presupposti per diventare Santo». All’inizio della vicenda, i genitori della vittima avevano denunciato di avere ricevuto dalla diocesi un’offerta di 25mila euro della Caritas in cambio di una clausola di riservatezza e di silenzio.

    Fonte MeridioNews


    • Alessio Di Florio – Un vescovo minimizza la pedofilia clericale, in passato alcuni preti hanno accusato i bambini vittime

    “I media vorrebbero farci credere che [l’abuso sessuale] esiste solo nella Chiesa cattolica”, e “abbiamo dei media che vogliono fare sensazionalismo e non sanno come riferire”. Sono alcune delle frasi pronunciate da vescovo Steve Lowe delle diocesi cattoliche di Auckland e Hamilton che ha cercato di minimizzare gli abusi sessuali nella Chiesa cattolica. In Nuova Zelanda almeno il 14% di tutti gli abusi sono stati commessi da membri della Chiesa cattolica, probabilmente sono molti di più. Dati che smentiscono Lowe che ha ripetuto quanto già affermato da altri vescovi. Non può essere una coincidenza che i vescovi cattolici di tutto il mondo abbiano seguito lo stesso “playbook” rivelato nel Pennsylvania Grand Jury Report del 2018, che identificava una serie di pratiche “che apparivano regolarmente, in varie configurazioni”, negli archivi diocesani ha sottolineato The Post. Minimizzare, spostare l’attenzione altrove, le linee guida dei vescovi. Nel 2015, intervistato su La7, un prete della diocesi di Trento affermò che “ci sono bimbi che cercano affetto perché non lo hanno in casa e quindi alcuni preti possono anche cedere” rispondendo “In buona parte sì” al giornalista che chiese “sono quindi i bambini a provocare la pedofilia?”. “Ci sono minori che sono consenzienti, che desiderano avere rapporti sessuali e che se non stai attento ti provocano persino” affermò nel 2007 in un’intervista al quotidiano “La Opinion” il vescovo di Tenerife. Entrambi i prelati paragonarono la pedofilia all’omosessualità che condannavano mentre sono apparsi più indulgenti nei confronti di preti pedofili.

    Fonti: The Post, Il Giornale, Quotidiano Nazionale


    • Pierelisa Rizzo – Terzo processo per abusi sessuali all’Istituto Provolo – COMUNICATO STAMPA DI XUMEK LAWYERS

    “Non solo è stato un processo molto lungo (395 udienze in 2 anni, 5 mesi e 15 giorni), ma è stato anche complesso e difficile per le vittime e per quelli di noi che hanno accompagnato la loro richiesta di giustizia”. Lo scrive in un comunicato stampa la Xumek Lawyers, l’Associazione per la promozione e protezione dei diritti umani in argentina , a fianco delle vittime nel terzo processo per gli abusi sessuali avvenuti nell’istituto Provolo, a Lujan de Cuyo.

    Secondo la XUMEK le vittime si sarebbero confrontate con un team di diversi avvocati assunti dalla Chiesa cattolica che hanno attaccato costantemente i giovani del Provolo, denunciando le persone che li aiutavano ad affrontare il dolore degli abusi subiti. Hanno denunciato gli interpreti ufficiali del primo processo, hanno denunciato gli esperti medico legali, gli psicologi e gli assistenti sociali che hanno accompagnato le vittime, e hanno anche denunciato alcuni genitori e la maggior parte degli avvocati di Xumek.

    “Il loro obiettivo non è quello di ottenere una risposta giudiziaria – scrivono i rappresentanti dell’associazione nel comunicato – ma di intimidire le vittime e molestarle per aver osato testimoniare e portare alla luce i costanti abusi sessuali e torture subite all’interno dell’istituzione religiosa ed educativa di Lujan de Cuyo”.

    Un processo sicuramente particolare per il polo giudiziario di Mendoza anche per i continui problemi che ci sono stati con i giudici, con alcuni magistrati ricusati per la loro condotta non etica.

    A questo si è aggiunto il fatto che le vittime hanno dovuto testimoniare di nuovo, nonostante lo avessero già fatto davanti alle telecamere durante l’indagine penale preparatoria, e che le loro dichiarazioni fossero state filmate e tutti i difensori avessero potuto interrogarle.

    Intanto la principale accusata, la suora giapponese Kumiko Kosaka, è stata rimessa in libertà a causa della scadenza dei termini massimi per i quali una persona può essere imprigionata senza condanna

    Ma, nonostante tutto, le vittime sono state sempre a disposizione del Tribunale affinchè si arrivi alla verità.

    Lo scorso 18 ottobre 2023, alle ore 8:30, nell’aula 15 del nuovo Polo Giudiziario Penale di Mendoza gli imputati hanno avuto la possibilità di pronunciare le loro ultime parole, davanti agli occhi di tutte le vittime, presenti in aula.

    D’altro canto in questo processo non viene messa in discussione la veridicità dei fatti denunciati, perché questi sono già stati confermati nel primo e nel secondo processo che si sono svolti nel 2019. Gli abusi sessuali sono stati già confermati anche dalla Corte Suprema di Giustizia di Mendoza e dalla Corte Suprema di Giustizia della Nazione. La sentenza si limiterà a stabilire se gli imputati erano a conoscenza degli abusi e, avrebbero potuto evitarli, ma in nessun modo entrerà nel merito dell’effettiva esistenza degli abusi e dello status di vittime.

    Fonte Xumek Lawyers


    • Federico Tulli – Lo vuole Gesù

    La pedofilia di matrice ecclesiastica ha diverse peculiarità che la distinguono dalle violenze agite sui bambini in altri ambiti. Il pedofilo circuisce la vittima giocando sull’ambiguità e inducendola alla confusione. Quando c’è un rapporto di fiducia o affettivo, l’abuso è compiuto in maniera subdola, rasentando la linea di demarcazione che ci può essere con un rapporto amicale. La sua è una condotta violenta ma è raramente esercitata con violenza. C’è una grande ambiguità che però è tutta all’interno del pensiero religioso e che consiste nel farsi chiamare ‘padre’ da parte degli ‘educatori’. Per un bambino che non ha più figure femminili di riferimento, questo appare come un tentativo di ricostruire almeno il rapporto con il genitore, che però non è reale perché nessun prete è padre di nessuno. È questa ambiguità calcolata che apre la strada alla violenza. E non è un caso se numerose vittime siano bambini con tragiche storie familiari alle spalle.

    A tal proposito vale la pena ricordare le considerazioni di uno dei massimi esperti investigativi in Italia, l’ex procuratore aggiunto di Milano, Pietro Forno.

    «Il discorso viene spesso liquidato “solo” come un problema di pedofilia. Ma il prete che abusa di un bambino è più paragonabile a un genitore incestuoso che a un pedofilo di strada che insidia i bambini ai giardinetti. Bisogna partire da un dato di fatto: il sacerdote ha un enorme potere spirituale, tanto che spesso viene chiamato ‘padre’, e questo è significativo. Se guardiamo questi episodi in senso non biologico ma spirituale e morale, ci troviamo di fronte più a una violenza incestuosa che a un classico stupro. Ricordo che anche nelle cronache si parla di atti avvenuti in confessionale. E io mi chiedo: perché proprio in confessionale? Perché proprio in quel luogo e in quel momento? Perché è in quel momento che più intensamente il sacerdote si presenta come rappresentante di Dio. È stato condannato a Milano un sacerdote che nel confessare ragazze di 14 o 15 anni le faceva spogliare e le palpeggiava dicendo: ‘Lo vuole Gesù’. Ecco, il concetto del ‘lo vuole Gesù’ è il punto d’arrivo dell’incesto spirituale». Queste riflessioni rilasciate in una famosa intervista al Giornale nel 2010 sono sicuramente preziose ancora oggi per chi è ha a cuore la tutela e l’incolumità psicofisica dei bambini eppure per queste parole Forno fu sottoposto a un’ispezione ministeriale per accertare che non avesse divulgato segreti d’ufficio. Una vicenda surreale che si concluse con un nulla di fatto ma che rende l’idea di cosa significhi indagare nel nostro Paese quando sotto la lente della magistratura finisce un sacerdote.


    GLI SPECIALI

  • Rete L’ABUSO NEWS – edizione 5 del 7 ottobre

    Rete L’ABUSO NEWS – edizione 5 del 7 ottobre

    • Ludovica Eugenio – ECA a Roma per il sinodo: tolleranza zero e controreport sugli abusi in italia

    ROMA-ADISTA. Una settimana intensa, quella tra fine settembre e inizio ottobre, per le organizzazioni di sopravvissuti agli abusi del clero. L’incipiente Sinodo sulla sinodalità, in corso a Roma dal 4 al 29 ottobre, ha rappresentato infatti l’occasione per tentare un’interlocuzione con il Vaticano sul tema della tolleranza zero nella gestione degli abusi e per presentare alcune iniziative di rilievo. In prima fila ECA, organizzazione mondiale di attivisti per i diritti umani con un focus sui diritti dei bambini e sulle vittime di abusi sessuali sui minori perpetrati dal clero), di cui fa parte anche Rete L’Abuso.

    Più di un centinaio le persone, tra sopravvissuti e attivisti provenienti dai 5 continenti, che hanno dato vita alla manifestazione del 30 settembre, nei giardini di Castel Sant’Angelo, per chiedere tolleranza zero a papa Francesco, tramite una legge universale della Chiesa cattolica, come richiesto dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia.

    Concretamente, Eca, in consultazione con i canonisti, chiede una revisione dell’articolo 1395 del Codice di Diritto canonico che contempli, tra l’altro, la dimissione dallo stato clericale e dell’allontanamento da qualsiasi attività nella Chiesa di chiunque – vescovo, prete, diacono, religioso/a, laico, volontario – commetta un abuso sessuale o lo insabbi; l’imprescrittibilità del reato; l’obbligo di denuncia; il dovere di informare delle procedure e degli esiti la vittima e chi denuncia; la rimozione della persona accusata da ogni incarico ecclesiale durante l’investigazione previa, la pubblicazione dell’esito del processo, l’obbligo di risarcimento del sopravvissuto.

    Il 2 ottobre si è poi svolta una conferenza stampa ricca di iniziative, dalla richiesta di rimozione dell’attuale prefetto del DDF, mons. Víctor Fernández,  ex arcivescovo di La Plata, in Argentina, che avrebbe protetto un prete pedofilo, alla presentazione del Controreport di Francesco Zanardi di Rete l’Abuso: un atto di accusa contro la Cei, che non sembra interessata ad acquisire i 332 casi  dalla Rete in 13 anni di attività, nessuno dei quali denunciato all’autorità civile dalla Chiesa; Nel 100% dei casi in cui c’è stata una condanna da parte della giustizia italiana o ecclesiastica (esclusi i sacerdoti deceduti o suicidi, quelli che hanno lasciato il sacerdozio o i pochi ridotti allo stato laicale dalla stessa Chiesa) i sacerdoti sono sempre stati reintegrati in parrocchie dove è difficile non essere a contatto con minori anche quando c’è un decreto o una raccomandazione del vescovo».

    Zanardi ha consegnato il suo controreport alle Nazioni Unite a Ginevra sotto forma di denuncia.


    • Federica Tourn – Pedofilia: Usa, l’arcidiocesi di Baltimora dichiara bancarotta

    L’arcidiocesi di Baltimora ha dichiarato bancarotta, con due giorni di anticipo sull’entrata in vigore di una nuova legge statale che permette alle vittime di preti pedofili di far causa a prescindere da quando si sarebbero svolti gli abusi.

    L’arcivescovo William Lori ha attribuito il ricorso al Chapter 11, che ora protegge la più antica diocesi degli Stati Uniti, da potenziali debitori, al “gran numero di azioni legali” che finora erano state proibite dalle leggi dello stato del Maryland.

    Lori ha detto che aver fatto ricorso allo strumento della bancarotta è “la miglior strada possibile per risarcire le vittime alla luce delle limitate risorse della diocesi che altrimenti sarebbero state risucchiate dalle azioni legali”.

    Il ricorso al Chapter 11 blocca tutte le azioni leali contro l’arcidiocesi, che altrimenti sarebbero scattate a partire da domenica.

    Un giudice si occuperà adesso della riorganizzazione della arcidiocesi, con l’obiettivo di stabilire una scadenza entro cui le vittime potranno farsi avanti davanti alla magistratura.

    FONTE ANSA


    • Francesco Zanardi – Report sulle omissioni della CEI

    Sono 332 i casi di violenza commessi da un religioso in Italia documentati dalla Rete l’Abuso nel report sulle omissioni della CEI al Motu proprio di papa Francesco.

    Casi che l’Associazione trattato dal 2010 a oggi senza riuscire ad avere però ascolto dalla chiesa.

    Proprio un anno fa, il 18 novembre la Cei aveva pubblicato il primo Report nazionale sulle attività di tutela nelle diocesi italiane.

    Nonostante i proclami di tolleranza zero però, in Italia la situazione è molto più grave confronto agli altri paesi, di quanto la CEI ammetta.

    Il cardinale Matteo Zuppi non ha mai voluto acquisire i nostri dati, lo abbiamo incontrato due volte nell’estate del 2022.

    Nella chiesa si nota infine una forte differenza di trattamento fra le vittime e i sacerdoti pedofili: le prime vengono lasciate senza alcun tipo di assistenza, mentre i preti abusatori sono puntualmente difesi dai migliori avvocati sulla piazza, con parcelle che difficilmente un sacerdote può permettersi.

    Con il motu proprio Vos Estis Lux Mundi va in scena lo spettacolo della lotta agli abusi, ma senza le vittime.

    Nella sostanza nulla si muove.

    Una denuncia forte, che arriva dalle vittime italiane non a caso a due giorni dall’inizio del Sinodo, in cui dovrà essere affrontato anche il tema degli abusi.

    Attesa anche la seconda parte dell’inchiesta della Cei, che questa volta dovrebbe riguardare i 613 faldoni sui casi di abuso inviati dalle diocesi al Dicastero per la dottrina della fede dal 2000 a oggi.

    FONTE; Rete L’ABUSO


    • Alessio Di Florio – L’istituzione della commissione parlamentare d’inchiesta Emanuela Orlandi-Mirella Gregori e la sudditanza italica al Vaticano

    Niente conferenza oggi dei capigruppo al Senato. Ancora nessuna calendarizzazione. Ora mi dicono prossima settimana, forse il tre. Per fortuna sono armato di tanta pazienza ……..forse troppa ha scritto in un post facebook Pietro Orlandi il 27 settembre. Parole che riassumono lo stato d’animo del fratello di Emanuela Orlandi. Nel momento in cui stiamo registrando questa puntata di Tg L’Abuso la notizia è che si dovrebbe andare in aula al Senato martedì 10 ottobre alle 16.30 per le “scomparse” di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Dopo “Vatican Girl” su Netflix, l’audio “Vatican Shock” pubblicato da Alessandro Ambrosini (curatore del blog d’inchiesta Notte Criminale), alcune dichiarazioni del Papa e l’apertura in Parlamento le speranze che il quarantennale del rapimento di Emanuela Orlandi potesse dare una svolta c’erano. Invece l’istituzione della commissione ritarda da mesi e dopo che il promotore di giustizia vaticana Diddi l’ha attaccata pesantemente abbiamo visto un fuoco di fila da giornalisti e non solo contro la stessa. Nel mezzo sempre Diddi ha ricacciato una pista che tale non è che addirittura sposta l’attenzione dal Vaticano alla stessa famiglia Orlandi. Dopo aver addirittura accusato Pietro Orlandi e l’avvocato Laura Sgrò di voler ostacolare le indagini e non volere la verità. Smentito immediatamente da Orlandi e Sgrò le sue parole hanno fatto il giro di social e mass media. Come il fuoco di fila contro Pietro Orlandi strumentalizzando e travisando una sua frase nella trasmissione televisiva DiMartedì.

    Pietro Orlandi sempre da Floris aveva denunciato a febbraio la «sudditanza psicologica dello Stato italiano nei confronti del potere vaticano».  La commissione d’inchiesta Orlandi-Gregori ha scritto Ambrosini su Notte Criminale “è un metro che misura la volontà effettiva di una classe dirigente di rompere con un passato che non ha raccontato, ha intorbidito. Che non ha cercato, ha coperto. Che non ha risolto, ha deviato”. “E’, e deve essere, la discontinuità con ciò che non è stato fatto troppe volte nella storia d’Italia. Deve essere la prova che lo Stato non ha paura di rispondere alla richiesta di verità e giustizia del proprio popolo. Che non teme di mettere sul tavolo il proprio futuro dissolvendo le nebbie del passato. Non c’è più tempo per passerelle e rassicurazioni. Servono solo fatti e concretezza. Questo deve essere il tempo degli uomini giusti, non delle marionette di un teatro stantio”. Sintesi perfetta della realtà.

    Fonte:Pietro Orlandi – Notte criminale


    • Pier Elisa Rizzo – La Chiesa cattolica sperimenta l’esodo in seguito allo scandalo degli abusi sessuali

    “Per motivi personali non desidero più essere soggetto all’imposta ecclesiastica.” Jérémy Stauffacher, avvocato indipendente, non vuole più pagare per la Chiesa cattolica, come ha fatto sapere la settimana scorsa in una lettera indirizzata alla sua parrocchia.

    Se l’avvocato ci pensava già da tempo, gli ultimi casi di abusi sessuali lo hanno spinto a rinunciare ai servizi dell’istituto.

    “La lettera era pronta da tempo, l’avevo digitata sul mio computer”, ha detto all’emittente pubblica svizzera RTS. “E alla fine, gli eventi accaduti mi sono serviti da stimolo, senza che si trattasse necessariamente di una vendetta contro la Chiesa”.

    E Jérémy Stauffacher non è il solo a prendere le distanze dall’istituzione. Nelle ultime tre settimane, solo nel cantone di Friburgo, 500 battezzati hanno lasciato la Chiesa. Si tratta di un record, poiché rappresenta un terzo delle uscite annuali.

    Insoddisfazione diffusa

    Centinaia di fedeli hanno lasciato la Chiesa anche nelle città di San Gallo, Lucerna, Basilea e Zurigo. Nel Vallese se ne contano 15 per l’anno in corso, di cui 12 nelle ultime settimane.

    Questa erosione si è accelerata, ma sta divorando l’istituzione da molto tempo. In dieci anni le partenze in Svizzera hanno fatto un’impennata, passando da 13.809 nel 2011 a 34.182 nel 2021.

    Il segretario generale dell’Ente ecclesiastico cattolico del cantone di Friburgo, David Neuhaus, si rammarica che l’accelerazione di queste partenze avvenga mentre la Chiesa cattolica cerca di far luce sul suo passato.

    Lo studio dell’Università di Zurigo che documenta più di 1.000 casi di abusi sessuali è stato infatti commissionato da tre organismi cattolici, tra cui la Conferenza episcopale svizzera.

    Sensazione triste

    “È in un momento in cui la Chiesa cattolica, commissionando questo studio, è alla ricerca della verità che le persone stanno abbandonando in massa la Chiesa”, lamenta. “E per noi è una sensazione molto triste.”

    La Chiesa, che dipende dalle tasse ecclesiastiche, è preoccupata per il suo futuro. Secondo David Neuhaus, senza il gettito di queste tasse molti servizi non potrebbero più essere forniti.

    “Abbiamo molti compiti legati alla solidarietà, alla diaconia, quindi all’aiuto agli altri, alla lotta alla precarietà, a livello delle cappellanie, all’aiuto alle persone in fin di vita”, elenca. “Questo è tutto ciò che preteriamo quando lasciamo la Chiesa”.

    Secondo una proiezione dell’ufficio di ricerca Ecoplan, la Chiesa cattolica svizzera non sarà più in grado di compensare la riduzione delle tasse a partire dal 2030 se non adotta misure.

    FONTE: swissinfo.ch


    • Federico Tulli – Cos’è la pedofilia: facciamo chiarezza

    La strategia della Chiesa nei confronti della pedofilia è sempre stata quella di evitare lo scandalo e proteggere il sacerdote, che anche durante il periodo dell’Inquisizione in virtù di un privilegio di casta, raramente incorreva in pene gravi pur di fronte a eclatanti violazioni. Non si offendano i convinti sostenitori di papa Bergoglio ma la strategia di denuncia e intransigenza è solo il frutto di un necessario adeguamento alle mutate circostanze, dato che il problema è esploso a livello mondiale e non è più occultabile. Ogni tanto qualche prelato sfugge alle maglie predisposte dal Vaticano per mantenere la pedofilia clericale il più lontano possibile dai riflettori mediatici al fine di gestirla “dettando i tempi” più consoni a quelli della Chiesa.

    È stato il caso (uno tra tanti) del reverendo americano, Richard Bucci, il quale vietò la comunione a chi ha sostenuto la legge sul diritto all’aborto, giustificandolo così: «Non c’è paragone tra pedofilia e aborto. La pedofilia non uccide nessuno, l’aborto lo fa». Premesso che la confusione tra feto e bambino la dice lunga su quanto avesse chiare le idee, in “risposta” all’affermazione violentissima di don Bucci che riflette una “convinzione” delirante ancora molto radicata in ambito cattolico (e non solo), ecco cosa ci ha detto la neonatologa e psicoterapeuta Maria Gabriella Gatti:

    Il pedofilo è un grave malato mentale, nonostante ciò che afferma la psichiatria americana nel DSM-V che include la pedofilia tra i disturbi del comportamento sessuale, nel gruppo delle parafilie. Giustamente c’è chi ha definito la violenza sessuale su un minore un «omicidio psichico»: non ha niente di sessuale in quanto è un’azione che va contro l’identità, la potenzialità psichica ed evolutiva del bambino. Il bambino rappresenta quell’identità umana, quella vitalità che il pedofilo ha perduto per vicende personali. Nel suo comportamento se la pulsione omicida, compulsiva e ripetitiva, rappresenta l’aspetto psicopatologico, il controllo razionale gli conferisce una qualità criminale propria delle psicopatie. Infatti il controllo consente fino a un certo punto di evitare le conseguenze penali oltre che l’utilizzo di sofisticate strategie di scelta e di avvicinamento delle vittime».

    Un identikit che aiuta a comprendere molte cose, ma certamente non in Vaticano dove ancora sono convinti e agiscono come se la pedofilia fosse un peccato.

    Fonti: Fanpage, Left, Giustizia divina (chiarelettere, 2018)


    Ne GLI SPECIALI di questa settimana

     

  • «Vittime isolate, preti protetti». Il report sugli abusi nella chiesa che imbarazza vescovi e Vaticano

    «Vittime isolate, preti protetti». Il report sugli abusi nella chiesa che imbarazza vescovi e Vaticano

    Sono 332 i casi di violenza commessi da un prete o un religioso in Italia documentati dalla Rete l’Abuso, l’associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero: casi che la Rete ha trattato dal 2010 a oggi senza riuscire ad avere ascolto dalla chiesa. Proprio un anno fa, il 18 novembre, in occasione della giornata dedicata alle vittime degli abusi, la Cei aveva pubblicato il primo Report nazionale sulle attività di tutela nelle diocesi italiane, relativo al biennio 2020-2021: realizzato da esperti dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Piacenza su dati pervenuti da 158 diocesi su 226, il rapporto interno della Cei aveva individuato 98 casi di abuso e 68 responsabili. Più che un “controreport”, quello della Rete L’Abuso «è un vero e proprio rapporto contro la Cei – ha spiegato il presidente della Rete Francesco Zanardi – perché denunciamo con dati ed esempi concreti quello che la chiesa non ha fatto per le vittime». Il report è stato presentato stamattina 2 ottobre alla Sala Stampa estera durante la conferenza stampa di Ending Clergy Abuse, organizzazione internazionale di sopravvissuti agli abusi del clero, che si è riunita a Roma per reclamare giustizia per le vittime. In particolare, Eca chiede a papa Francesco di rimuovere dal suo ruolo Víctor Manuel Fernández, arcivescovo de La Plata, appena nominato prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede. Secondo gli attivisti interevnuti a Roma, il cardinale Fernández «ha coperto gravissimi crimini dei preti pedofili in Argentina ed è del tutto inadatto a guidare un dicastero che si occupa proprio di questi reati».

    Nonostante i proclami di tolleranza zero del papa, in Italia la situazione degli abusi clericali è molto più grave di quanto la chiesa sia disposta ad ammettere e, come se non bastasse, la Cei non ha mai voluto recepire le testimonianze delle vittime che si sono rivolte alla Rete l’Abuso. «Il cardinale Matteo Zuppi non ha mai voluto acquisire i nostri dati», denuncia Zanardi, che ha anche incontrato due volte il presidente della Cei nell’estate del 2022. «Colloqui deludenti – dice Zanardi – perché il cardinale Zuppi si è mostrato irremovibile e ha confermato la sua intenzione di non avvalersi di una commissione di inchiesta indipendente e di non voler investigare i casi antecedenti il 2000». Uno schiaffo per le vittime che, come è noto, hanno bisogno anche di trenta o quarant’anni per elaborare il trauma. Inoltre, nessuno dei 332 casi documentati nel report della Rete L’Abuso è stato denunciato alla giustizia italiana da parte dell’autorità ecclesiastica e i sopravvissuti «non hanno ricevuto soccorso medico adeguato o una qualche forma di sostegno, tranne incontri di natura “spirituale”». Non solo: a nessuna delle vittime è stato dato un risarcimento, «tranne in quei casi (circa l’8-9%) dove c’è stato l’interesse della Chiesa a un accordo tra le parti con il vincolo della riservatezza». Casi che, tuttavia, sottolinea il report, «non possono essere accolti come indennizzi, non solo per la cifra indecorosa rispetto al danno (in genere 25mila euro), ma per la finalità stessa per la quale quella cifra viene elargita, ovvero vincolare la vittima al silenzio lasciando il sacerdote “anonimo” e libero di poter reiterare il reato». Infine, si legge sempre nel report, «nel cento per cento dei casi in cui c’è stata una condanna da parte della giustizia italiana o ecclesiastica (esclusi i deceduti, quelli che hanno lasciato il sacerdozio o i pochi ridotti allo stato laicale dalla stessa chiesa) i sacerdoti sono sempre stati reintegrati in parrocchie dove è difficile non essere a contatto con minori anche quando c’è un decreto o una raccomandazione del vescovo».

    Nella chiesa si nota infine una forte differenza di trattamento fra le vittime e i sacerdoti pedofili: le prime vengono lasciate senza alcun tipo di assistenza, sostiene Zanardi, mentre i preti abusatori «sono puntualmente difesi dai migliori avvocati sulla piazza, con parcelle che difficilmente un sacerdote può permettersi». «In alcuni casi – prosegue il presidente della Rete – abbiamo documentato che quando il prete è indagato, il vescovo provvede attivamente alla scelta del difensore, organizzando l’incontro con l’imputato. Si fa anche garante, quando necessario, di una dimora per gli arresti domiciliari, della riabilitazione e del reinserimento nelle parrocchie, che avviene puntualmente senza restrizioni o un adeguato monitoraggio, anche quando il prete ha scontato il carcere». Come è successo nel caso di monsignor Rosario Gisana, vescovo di Piazza Armerina, che ha utilizzato i soldi dell’otto per mille per pagare l’avvocato a don Giuseppe Rugolo, attualmente sotto processo a Enna per abuso di minori (lo abbiamo raccontato su Domani).

    Insomma, conclude il report, in Vaticano con il motu proprio Vos Estis Lux Mundi va in scena lo spettacolo della lotta agli abusi, ma nella sostanza nulla si muove perché, spiega Zanardi citando «diverse fonti interne», «i vescovi hanno totale autonomia sul territorio della diocesi e possono impedire anche al Dicastero per la dottrina della fede di occuparsi dei casi o di accedere ai fascicoli». Una denuncia forte, che arriva non a caso a due giorni dall’inizio del Sinodo sulla sinodalità, in cui dovrà essere affrontato anche il tema degli abusi. Attesa anche la seconda parte dell’inchiesta della Cei, che questa volta dovrebbe riguardare i 613 faldoni sui casi di abuso inviati dalle diocesi al Dicastero per la dottrina della fede dal 2000 a oggi.

    https://www.editorialedomani.it/fatti/abusi-pedofilia-chiesa-vaticano-cosa-dice-report-rete-abuso-cei-vescovi-ynlyjcu1

  • I sopravvissuti agli abusi del clero propongono la legge di “tolleranza zero” dopo la nomina del Vaticano

    I sopravvissuti agli abusi del clero propongono la legge di “tolleranza zero” dopo la nomina del Vaticano

    ROMA – I sopravvissuti agli abusi sessuali del clero hanno presentato lunedì una nuova proposta di legge della Chiesa che chiede la rimozione permanente dei preti e dei superiori violenti che li coprivano, mentre aumentavano la loro indignazione per la scelta di Papa Francesco di dirigere l’ufficio vaticano che indaga sui crimini sessuali .

    Il gruppo di difesa globale End Clergy Abuse ha presentato il progetto di legge in una conferenza stampa dopo giorni di proteste in Vaticano e prima di presentare le proprie denunce alle Nazioni Unite a Ginevra. Stanno cercando di attirare l’attenzione sullo scandalo in corso nella Chiesa cattolica e sul fallimento di Francesco e della gerarchia nel mantenere anni di promesse di “tolleranza zero” per gli abusi.

    Nello specifico, i sopravvissuti hanno espresso stupore per la nomina da parte di Francesco di un vecchio amico e teologo, il cardinale Victor Fernandez, a subentrare come prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, visti i casi in cui Fernandez ha trattato casi come vescovo nella sua nativa Argentina.

    Quando Fernández era vescovo di La Plata, in Argentina, si rifiutò di rimuovere immediatamente uno dei suoi sacerdoti, Eduardo Lorenzo, che era stato ripetutamente accusato di abusi su adolescenti. Dieci anni dopo che una vittima si era fatta avanti per la prima volta, e poche ore dopo aver appreso che un giudice argentino aveva ordinato il suo arresto, Lorenzo è stato trovato morto nel 2019 in quello che è stato giudicato un suicidio. Fernandez era stato al fianco di Lorenzo e aveva officiato il suo funerale.

    L’ufficio vaticano che Fernandez ora dirige ha trattato casi di abusi sui preti a livello globale dal 2001, infliggendo punizioni ecclesiastiche che non sono mai più severe dell’essere destituiti o “ridotti” al rango di laico. Dopo anni rialzisti sotto il defunto Papa Benedetto XVI, che ha destituito quasi 850 preti in un decennio, l’ufficio negli ultimi anni sembra aver adottato un approccio più indulgente mentre i casi si riversavano da tutto il mondo.

    Lo stesso Francesco ha avuto una grande curva di apprendimento sugli abusi, arrivando in Vaticano nel 2013 affermando di non aver mai gestito un caso e poi combinando un grosso scandalo in Cile nel 2018. Ha fatto dietrofront, ha giurato “tolleranza zero” per gli abusi e ha mobilitato attraverso una nuova legge ecclesiastica che ritiene i vescovi responsabili quando insabbiano i casi.

    Ma recentemente, lo slancio sembra essere scemato, la trasparenza è rimasta sfuggente e le vittime hanno avvertito un arretramento – forse soprattutto con la nomina di Fernandez da parte di Francesco a capo dell’ufficio per gli abusi sessuali del Vaticano.

    “Siamo facilmente tornati indietro di 10 anni su questo tema questa settimana”, ha affermato Peter Isely, membro fondatore sia di End Clergy Abuse (ECA) now che della sua organizzazione partner statunitense, SNAP.

    Una delle vittime di Lorenzo, Diego Perez, era a Roma questa settimana e ha detto che non poteva credere che Fernández fosse ora a capo dell’ufficio che tratta i casi di abuso a livello globale.

    “Sicuramente non dovrebbe essere in questa posizione”, ha detto Perez ai giornalisti.

    Fernandez ha riconosciuto in un’intervista con l’Associated Press all’inizio di quest’anno di aver commesso degli errori nel caso Lorenzo, dicendo che avrebbe dovuto rimuoverlo dal ministero prima e trattare meglio le sue vittime. Ha incolpato la propria inesperienza e ciò che ha detto erano procedure ecclesiastiche poco chiare.

    La risorsa online BishopAccountability.org ha documentato altri due casi che, secondo lui, dimostrano che Fernandez si è schierato dalla parte dei suoi preti piuttosto che dalle loro presunte vittime.

    Sabato Francesco ha nominato Fernandez cardinale, dopo avergli detto nella sua lettera di nomina che non avrebbe dovuto occuparsi personalmente dei casi di abusi nel suo nuovo incarico in Vaticano. Francis ha detto che la piccola sezione disciplinare dell’ufficio, guidata da un prete irlandese, si occuperà del dossier, anche se la portata del problema richiede da tempo una leadership autorevole e di alto rango in una gerarchia ancora restia a rimuovere gli autori di abusi.

    La nuova proposta di legge ecclesiastica presentata lunedì dall’ECA prevede che qualsiasi sacerdote che commetta un reato sessuale contro un minore o un “adulto vulnerabile” venga licenziato dallo stato clericale. Verrebbe rimosso anche qualsiasi vescovo o superiore religioso che non denunciasse i crimini sessuali alle forze dell’ordine.

    Janet Aguti, membro dell’ECA dell’Uganda, ha affermato che l’insabbiamento dei casi di abusi del clero in Africa è ancora peggiore che altrove a causa dello stigma dei crimini sessuali e dello status elevato che i sacerdoti hanno nelle comunità africane. Ciò rende difficile per le vittime farsi avanti e tanto meno trovare giustizia da parte delle autorità statali o ecclesiastiche, che in genere rispondono trasferendo gli autori degli abusi in nuove diocesi, ha affermato.

    “Loro (sacerdoti) ci hanno aiutato a costruire scuole, ci hanno aiutato a costruire ospedali. E non vuoi essere il primo a uscire allo scoperto e puntare il dito contro di loro perché altrimenti la comunità si rivolterà contro di te”, ha detto.

    Gli organizzatori hanno affermato di aver tentato in vari modi di far arrivare il testo della proposta di legge “tolleranza zero” nelle mani di Francesco, anche tramite un cardinale di alto profilo che aiuta a gestire il grande incontro dei vescovi vaticani questo mese, il cardinale Jean-Claude Hollerich.

    Hollerich ha detto agli organizzatori che ne avrebbe dato una copia a Francis a dicembre.

  • In Cile, la giustizia sfugge alle vittime degli abusi sessuali da parte del clero cattolico anni dopo l’esplosione della crisi

    In Cile, la giustizia sfugge alle vittime degli abusi sessuali da parte del clero cattolico anni dopo l’esplosione della crisi

    SANTIAGO, Cile (AP) – Subito dopo aver saputo cosa era successo, la madre di Helmut Kramer ha afferrato un paio di forbici e ha ritagliato il prete dalle fotografie del battesimo di suo figlio.

    “Da allora ha conservato le foto”, ha detto Kramer, che ha subito abusi sessuali all’età di 12 anni in una scuola dei gesuiti ad Antofagasta, una città nel nord del Cile.

    “Mia madre è ancora cattolica, ma non è mai più andata a messa. Dice che non metterà mai piede in una chiesa e non si fida del Papa né di nessun prete”, ha detto la 53enne cilena.

    I sentimenti di sua madre fanno eco a centinaia di cileni che hanno preso le distanze dalla Chiesa cattolica dal 2010, quando le vittime di un altro sacerdote, Fernando Karadima, hanno sensibilizzato sugli abusi sessuali del clero nel Paese sudamericano.

    “Il caso Karadima ha scosso lo stesso Vaticano e ha rovinato il viaggio di Papa Francesco in Cile nel 2018. Invece di applausi, è stato accolto con proteste senza precedenti contro una visita papale. Lo scenario è peggiorato quando Francesco ha accusato di calunnie le vittime di Karadima. In seguito ammise di aver commesso “gravi errori” di giudizio e li invitò a Roma per chiedere perdono.

    Secondo l’istituto di sondaggi Latinobarómetro, il calo di fiducia nella Chiesa cattolica cilena è uno dei più grandi dell’America Latina. È sceso dal 77% nel 1996 al 31% nel 2020. Attualmente metà dei 18 milioni di abitanti del Cile si identificano come cattolici e il numero di persone non affiliate alla religione è aumentato dal 18% nel 2010 al 35% nel 2020.

    “Questa non è stata una crisi, è stata una rottura culturale con la Chiesa cattolica”, ha detto lo storico cileno Marcial Sánchez. “La società cilena si è sentita ingannata dalla Chiesa”.

    C’è stata poca giustizia nei casi di abusi clericali. Alcuni trasgressori sono stati destituiti, ma pochi hanno ricevuto condanne penali, secondo i difensori. Alcuni morirono prima di ricevere qualsiasi punizione dalla chiesa o dai tribunali.

    Non molto tempo dopo la visita del papa, Helmut Kramer si è unito ad altre vittime per lanciare “Red de Sobrevivientes Chile” (Rete dei sopravvissuti del Cile), che ha ampliato la sua portata per sostenere le vittime di abusi nelle case famiglia, nei gruppi scout e nei club sportivi.

    “Abbiamo creato la prima mappa degli autori di abusi in un contesto ecclesiastico e introdotto un discorso politico: il problema degli abusi è una questione di diritti umani e deve essere trattato di conseguenza”, ha affermato Kramer.

    Le violazioni dei diritti umani sono un argomento delicato per i cileni che ancora piangono la perdita dei propri cari durante la dittatura di Augusto Pinochet (1973-1990). Lo stesso Kramer è cresciuto durante quei tempi difficili e ora si rende conto di come lo scenario politico abbia influenzato la sua esperienza di abusi.

    “Eravamo in un contesto in cui tutto era tranquillo. Non si poteva parlare di nulla”, ha detto Kramer.

    E così, per 35 anni, rimase in silenzio.

    La prima volta che parlò del suo caso, Jaime Concha era un medico di 55 anni che guardava il telegiornale dopo una lunga giornata in ospedale. Ciò che ha visto in TV lo ha scioccato: un servizio sulle vittime che denunciavano abusi sessuali da parte del clero nella scuola dei Fratelli Maristi, dove ha studiato dall’età di 10 anni.

    Gli ci vollero alcuni minuti per rivolgersi alla moglie e dire: “È successo anche a me”.

    Sperando in comprensione e conforto, la sua reazione lo lasciò senza parole. “Rompere il silenzio ti dà sollievo, ma ti senti anche responsabile della sofferenza che condividi”, ha detto Concha. “Quando l’ho detto alla mia compagna, per lei era insopportabile.” Lo ha definito un insulto anti-gay e lo ha accusato di nasconderle la sua sessualità.

    Quattro decenni prima, quando aveva subito abusi da parte di diversi fratelli maristi e preti della sua scuola, non era nemmeno sicuro che l’abuso fosse avvenuto.

    “La prima volta che è successo, ho pensato che fosse qualcosa che mi ero inventato”, ha detto Concha. “I Fratelli Maristi erano rappresentanti di Dio. Non solo figure di potere, ma la nostra connessione con Dio”.

    Gli ci sono voluti anni e notti infinite di senso di colpa, disprezzo per se stesso e sfiducia per elaborare il fatto che ciò che gli era successo era un abuso.

    “Avevo tutte le ragioni per buttarmi dal balcone”, ha detto. “E allora perché sono ancora vivo? Perché nonostante tutto, c’è un Dio che mi ama”.

    Ora che ho 60 anni, Concha ha detto: “Credo ancora in un Dio che si è sempre preso cura di me, che mi ha permesso di essere sull’orlo del baratro e non mi ha mai gettato nel precipizio”.

    Durante i quattro anni in cui ha subito abusi da parte del prete che avrebbe dovuto fargli da mentore, una domanda ha circondato la mente di Javier Molina: se Dio avrebbe dovuto proteggermi, perché ha permesso che ciò accadesse?

    Ha incontrato il suo aggressore quando la sua famiglia si è trasferita in un nuovo distretto di Santiago e Molina ha espresso il desiderio di diventare prete. “Ha mostrato interesse per me fin dal primo giorno e ha detto che sarebbe stato la mia guida spirituale”, ha detto Molina.

    Una domenica il prete si presentò a casa sua e disse alla madre di Molina: “Porterò Javier alla spiaggia”. Pressata dalla paura di perdere il lavoro come segretaria in parrocchia, accettò. Suo figlio aveva 14 anni. Il prete, 48.

    “Non so quanto ho pianto, ma ricordo che mi sono addormentata e mi sono svegliata quando lui ha bussato alla porta del bagno”, ha detto Molina, spiegando cosa è successo nella casa al mare del prete. «Abbiamo fatto colazione, ha celebrato la messa e mi ha fatto sentire in colpa. Ha detto che il diavolo ha tentato la sua fedeltà a Dio”.

    Al ritorno dalla spiaggia, racconta Molina, il prete lo ha minacciato. Se mai ne parlerai, gli disse il prete, dirò a tutti che sei gay e farò in modo che tua madre non trovi mai un altro lavoro.

    “È stato scioccante rendersi conto che la gente dubitava della mia testimonianza perché gli ero vicino”, ha detto Molina. “È così difficile spiegare che non avevo scelta.”

    —-
    Molte vittime cilene che sono diventate attiviste per difendere i diritti dei bambini condividono un pensiero comune. Per loro, ciò che sta alla base degli abusi sessuali da parte del clero non è la Chiesa cattolica o qualsiasi altra istituzione, ma l’uso asimmetrico del potere.

    “Il Papa stesso ha detto che si tratta di abuso di potere in culture violente, di insabbiamenti che garantiscono l’impunità”, ha detto una delle vittime di Karadima, José Andrés Murillo, che ha incontrato Francesco in Vaticano nel 2018.

    “Le persone hanno il diritto di vivere la propria fede senza subire abusi”, ha detto Murillo.

    Anche lui una volta desiderava diventare prete. Quando incontrò Karadima in un quartiere benestante di Santiago all’età di 15 anni, ci si aspettava che il prete diventasse santo.

    “Penso che stiamo ancora vedendo solo la punta dell’iceberg della violenza delle chiese contro i bambini”, ha detto Murillo.

    Ora è il direttore della Fundación para la Confianza (la Fondazione Trust), che offre supporto psicologico, giudiziario ed emotivo gratuito alle vittime di abusi. Murillo ha detto che ogni giorno nuove vittime si rivolgono a lui.

    “Le esperienze traumatiche aprono uno spazio verso l’autodistruzione, verso la distruzione degli altri o per trovare un modo di combattere”, ha detto. “Non voglio che altre persone sperimentino ciò che ho vissuto io.”

    Sebbene non sia cattolico e non creda più in Dio, la spiritualità gioca un ruolo chiave nella sua vita. Per lui l’amore, l’amicizia e la bellezza trascendono le persone. Dolore, sofferenza e trauma possono essere trasformati in resilienza.

    “Ho avuto la possibilità di vedere il volto del male e so contro cosa voglio combattere.”

    —-
    Quando Helmut Kramer ha deciso di parlare apertamente, il prete che ha abusato di lui aveva più di 90 anni. Un amico lo chiamò e gli disse: “Se non parli adesso, morirà e nessuno saprà cosa ha fatto”.

    Due giorni dopo aver parlato con un giornalista locale, Kramer ha realizzato la copertina di un giornale. Stranieri in lacrime lo abbracciarono per strada. Alcuni di Antofagasta lo hanno criticato per aver “danneggiato” l’immagine pubblica della sua vecchia scuola.

    Ricevette anche un messaggio che gli avrebbe cambiato la vita. “Anch’io sono un sopravvissuto e voglio solo dirti che non sei solo e che non staremo mai più in silenzio”. Il mittente era Eneas Espinoza, che ha poi co-fondato Red de Sobrevivientes con Kramer.

    Sebbene non si siano mai incontrati di persona – Espinoza vive in Argentina – si considerano fratelli che condividono l’obiettivo di chiedere giustizia e impedire agli altri di affrontare il loro destino.

    “Questa non è una battaglia e noi non siamo soldati”, ha detto Espinoza. “La Chiesa cattolica non è nostra nemica. Gli autori di abusi non sono nostri nemici; sono persone che hanno commesso crimini e c’è un’istituzione che garantisce l’impunità”.

    Decine di attivisti come loro hanno spinto per la rimozione dei termini di prescrizione per i crimini di abuso sessuale contro i bambini, cosa che è avvenuta nel 2019 sotto il presidente Sebastián Piñera. Ora Red de Sobrevivientes spera che il presidente Gabriel Boric mantenga la sua promessa di creare una Commissione Verità, Giustizia e Riparazione.

    Ogni passo compiuto da una vittima di abusi sessuali è un tentativo di guarire. “Porti questa sopravvivenza nel tuo corpo perché il luogo del crimine sei tu stesso”, ha detto Espinoza.

    A parte il suo attivismo, e come parte di questo percorso di guarigione, Kramer cerca di ridere. Con un sorriso sul volto, ricorda il giorno in cui divenne un apostata.

    Un pomeriggio del 2019 si è recato nell’arcidiocesi di Santiago e ha consegnato il suo certificato di battesimo. Quando l’impiegato di turno gli chiese perché volesse rinunciare al cattolicesimo, disse: “Vedi il nome di quel prete? Mi ha violentata”.

    Quando scese cominciò a gridare: “Sono un apostata!” Kramer ricorda con gioia. Seguirono le celebrazioni. “Mi sono comprato il pranzo. Mi sono fatto un selfie e tutti si sono congratulati con me”, ha detto.

    “È stata una festa”.

    https://apnews.com/article/chile-catholic-church-clergy-sex-abuse-c11f8200a6b64c1b88e1b492cca6d196

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 2 del 16 settembre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 2 del 16 settembre

    • Francesco Zanardi – La Procura chiede di indagare a fondo sugli insabbiamenti della Chiesa nei casi di pedofilia

    Il Pubblico Ministero presenta il suo rapporto annuale, in cui esorta gli alti procuratori spagnoli a valutare “la portata dell’accusa” ai rappresentanti delle istituzioni religiose

    La Procura generale dello Stato solleva la “necessità” di indagare a fondo sulle responsabilità della Chiesa cattolica nei casi di pedofilia commessi da membri dell’istituzione e di valutare “l’estensione dell’accusa a possibili comportamenti di insabbiamento da parte di rappresentanti di religioni, che avrebbero potuto essere eseguite prima della denuncia e da cui potrebbero derivare responsabilità sia penali che civili”.

    L’azione della Procura generale sulla questione degli abusi nella Chiesa è iniziata nel gennaio dello scorso anno. Nel dicembre 2021, EL PAÍS ha consegnato al Vaticano e al presidente della Conferenza episcopale spagnola , cardinale Juan José Omella, un dossier con 251 casi di pedofilia, che ha costretto l’istituzione ad affrontare un’indagine interna all’inizio del 2022. L’inchiesta di questo giornale ha confermato che la Chiesa continua a mettere a tacere i casi di abuso di cui era a conoscenza e che il problema è l’opacità e l’inerzia. Pertanto, il 31 gennaio dello stesso anno, la Procura della Repubblica chiese alle procure superiori di tutta la Spagna di trasmettere tutti i procedimenti penali entro un termine di 10 giorni. denunce e denunce in corso di trattamento in materia di violenza sessuale e abuso su minori all’interno di congregazioni, scuole o qualsiasi istituzione religiosa. Il conteggio ammonta a 68 procedimenti aperti, anche se non è specificato quale abbia interessato la Chiesa cattolica e quale abbia interessato altri enti, come la Chiesa evangelica o i Testimoni di Geova.

    Un totale di 167 casi negli ultimi anni

    In assenza di un database ufficiale, El Pais ha contato 1.021 accusati di abusi all’interno della Chiesa e 2.190 vittime. La Conferenza Episcopale Spagnola attende tra qualche settimana che lo studio legale Cremades & Calvo-Sotelo consegni la verifica sugli abusi all’interno della Chiesa commissionata nel febbraio dello scorso anno. Allo stesso tempo, il Garante, su incarico del Congresso dei Deputati, sta portando avanti un’altra indagine sulla pedofilia ecclesiale, che si concluderà con la consegna dei risultati alla Camera.

    Situazione paradossalmente simile a quella italiana, dove però in questo caso, è la Giustizia a favorire non indagando sul clero. Come in Spagna El Pais, lo scorso 15 aprile anche la Rete L’ABUSO ha comunicato ai fini preventivi alla Procura generale della Repubblica l’esistenza di ben 418 casi di sacerdoti potenzialmente pedofili, ma a differenza della Spagna, l’Italia ha omesso persino di acquisire i nominativi.

    A seguito di questo lo Stato italiano è viene deferito per inadempienza per la seconda volta al Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni unite e anche al Parlamento Europeo, dove I rispettivi fascicoli sono attualmente aperti.

    In attesa dell’indagine della Rete L’ABUSO sulla CEI, durata più di un anno e che sarà presentata prima del Sinodo al quale saremo presenti, ne “Gli speciali” di oggi a fine TG, il contro report delle vittime italiane, a quello CEI.

    Fonte: El Pais


    • Pierelisa Rizzo – Processo per abusi all’Istituto Antonio Provolo

    Il pubblico ministero ha chiesto 18 anni di carcere per due ex dipendenti dell’Istituto per bambini sordi e ipoudenti Antonio Próvolo, con sede in una cittadina argentina,  accusati di aver facilitato l’abuso sessuale su minori. In quello che è il terzo processo che prova a fare luce su atti criminali commessi nella scuola per bambini con disabilità uditive, il procuratore di Mendoza, Alejandro Iturbe, ha chiesto a fine agosto scorso, che due imputati, l’ex rappresentante legale Graciela Pascual e la suora Asunción Martínez, siano condannati rispettivamente a 18 e 10 anni di carcere.

    Lo scorso maggio di questanno il procuratore aveva già chiesto ai giudici della corte di condannare la suora giapponese Kumiko Kosaka a 25 anni di carcere per “abuso sessuale aggravato e corruzione di minori”.  Per tutti e tre gli imputati è stata richiesta l’ interdizione dagli incarichi educativi e abitativi in cui siano coinvolti minorenni per almeno 10 anni.

    Le accuse si riferiscono alle denunce di 10 ex studenti della scuola, vittime di abusi sessuali per un periodo di 12 anni.

    Già nel novembre 2019, nel corso di un altro processo, due preti cattolici sono stati condannati a più di 40 anni di carcere ciascuno per avere abusato sessualmente alcuni bambini sordomuti.

    Si tratta del sacerdote italiano Nicola Corradi, condannato a 42 anni di prigione e di quello argentino Horacio Corbacho, condannato a 45 anni di carcere, mentre il giardiniere del Provolo, Armando Gómez, è stato condannato a 18 anni per abusi sessuali.

    In questo nuovo processo, sia Pascual che Martínez sono accusati di avere partecipato direttamente agli abusi, violando il dovere di diligenza nei confronti delle vittime.

    Durante questo ultimo processo, iniziato il 3 maggio 2021, si sono svolte più di 300 udienze e state ascoltate più di 100 persone.

    Il sacerdote Corbacho, riconosciuto colpevole di abuso carnale aggravato, è considerato il principale imputato, a causa del suo status gerarchico nell’istituto che gli avrebbe permesso, approfittando della sua convivenza con minorenni e del dovere di diligenza, di abusare dei ragazzi.  Attualmente sta scontando la sua pena, mentre il sacerdote italiano Corradi, condannato a 42 anni, è morto in carcere il 14 luglio 2021, due anni dopo essere stato riconosciuto colpevole di 28 atti di abuso commessi tra il 2005 e il 2016 e più di 11 di violenza sessuale e tortura. Per la condanna di Gómez, il giardiniere del Provolo, condannato a soli 18 anni,  ha pesato la sua diagnosi di ipoacusia e il suo analfabetismo, che hanno portato i giudici a concludere che ciò lo avrebbe reso facilmente influenzabile.

    Il quarto imputato in quel processo, era il chierichetto Jorge Bordón, che accettò il patteggiamento dopo aver riconosciuto la sua complicità e il suo coinvolgimento in 11 casi di abuso sessuale. È stato condannato a 10 anni di carcere dopo che è stato raggiunto un accordo tra avvocati difensori e pubblici ministeri.

    Pierelisa Rizzo

    Fonte– TEMPI/PERFIL


    • Federica Tourn – La Svizzera documenta mille abusi sessuali nella Chiesa cattolica negli ultimi 70 anni

    Dal 1950 ad oggi ci sono stati più di mille casi di abuso sessuale nella Chiesa cattolica in Svizzera, come documenta uno studio senza precedenti del dipartimento di storia dell’Università di Zurigo. Si ritiene che questa sia solo la punta dell’iceberg poiché la maggior parte dei casi non è stata denunciata e i documenti sono stati distrutti.

    Lo studio, presentato il 12 settembre, costituisce la prima fase di una ricerca commissionata da tre organismi cattolici tra cui la Conferenza dei vescovi svizzeri. Questo progetto pilota ha coinvolto tutte le diocesi, le strutture di diritto ecclesiastico pubblico e le comunità religiose del Paese e per la prima volta i ricercatori hanno avuto accesso a quasi tutti gli archivi ecclesiastici.

    I dati parlano di 1002 casi di abuso sessuale. Le vittime sono almeno 921, di cui il 74% minorenni, il 14% adulti e il 12% persone di età sconosciuta. I responsabili delle violenze sono 510, quasi tutti maschi. La stragrande maggioranza degli abusi è stata commessa nel contesto della pastorale. Ciò avveniva soprattutto in situazioni di confessione, di servizio come chierichetti, di insegnamento religioso o anche di attività con gruppi di bambini o adolescenti.

    Il secondo ambito interessato dagli abusi sessuali è quello della formazione e dell’assistenza sociale. Pertanto, circa il 30% dei casi ha avuto luogo in case, scuole e collegi cattolici o altri istituti ecclesiastici. Gli ordini religiosi e le nuove comunità costituiscono la terza area con meno del 2% dei casi documentati.

    Inoltre, gli storici hanno potuto provare la distruzione di documenti in due diocesi e numerosi casi di insabbiamento; le sanzioni per i responsabili degli abusi erano inesistenti o molto lievi. La Chiesa cattolica trasferiva abitualmente i chierici accusati e condannati, a volte anche all’estero, nel tentativo di evitare procedimenti penali civili e garantire la riassegnazione dei chierici.

    L’Università di Zurigo proseguirà e amplierà il suo lavoro dal 2024 alla fine del 2026, per stabilire la reale portata degli abusi, la responsabilità dello Stato nella collocazione dei minori e i legami specifici fra Chiesa cattolica e abusi.

    Fonte: Rts (Radio Télévision Suisse)


    • Ludovica Eugenio – Legionari di Cristo, un “ambiente favorevole agli abusi”: la denuncia di 32 ex consacrate

    Due cause sono state intentate in Cile a giugno e ad agosto da due ex studenti, una donna e un uomo, contro i Legionari di Cristo per insabbiamenti e abusi sessuali, di potere e di coscienza avvenuti in due scuole della congregazione religiosa messicana, fondata dal prete pedofilo e tossicomane p. Marcial Maciel, storico amico di papa Wojtyla.

    Già dopo l’esplosione del primo caso 32 ex consacrate di Regnum Christi, il movimento di apostolato dei Legionari, hanno diffuso una lettera aperta, pubblicata il 5 settembre dal quotidiano cileno La Tercera, in cui confermano il clima abusante della congregazione.

    “Siamo state sottoposte a un ambiente in cui l’abuso di potere e di coscienza era comune e in cui le aggressioni sessuali descritte nella denuncia si sarebbero potute certamente verificare”, affermano le ex consacrate, che provengono da vari Paesi dell’America Latina e si firmano con nome e cognome. Descrivendo un contesto favorevole agli abusi, definiscono le regole imposte dai Legionari “disumane e dannose”, e spiegano di averle rispettate perché convinte dai superiori che “provenissero da Dio stesso”.

    Non sarebbero dunque casi isolati quelli denunciati, ma sintomo di un sistema in cui, scrivono,“Il fondatore, sotto le spoglie di un leader carismatico, venerato e indiscutibile, era un noto pedofilo e tossicodipendente, che utilizzava identità multiple attraverso documenti falsi”. E raccontano: a tutti i superiori si doveva venerazione, rinunciando «al proprio giudizio come atto di totale abnegazione, come indicato negli Statuti”; essi monitoravano la gestione del tempo dei membri, controllandone l’attività; vigeva il divieto di condividere con altri i propri pensieri, dentro e fuori la comunità. Avere amici era considerato “essere infedeli a Dio”; era vietato l’accesso alla stampa, ai media e alle pubblicazioni, ad eccezione di notizie selezionate; i documenti personali venivano conservati dai superiori.

    “Speriamo che sia fatta giustizia, concludono le ex consacrate, nel rispetto della presunzione di innocenza e dei giusti processi. Ma speriamo anche che il potere non corrompa la giustizia e che la verità – e solo la verità – venga alla luce”.


    • Federico Tulli – I seminari dell’orrore

    Dal 2002 i seminari dove i futuri preti si formano al sacerdozio sono sotto stretta sorveglianza della Santa Sede, sull’onda degli scandali che colpirono la Diocesi di Boston in seguito al cosiddetto e ben noto caso “Spotlight”. Da tutte le più grandi inchieste indipendenti sulla diffusione della pedofilia nel clero è emerso che è in questi contesti “chiusi” che si verificano molte delle violenze compiute da sacerdoti o seminaristi adulti nei confronti di minori.

    L’Italia non fa eccezione. Basti citare il caso di don Bertagna, reo confesso di 37 “abusi” di cui circa la metà compiuti quando era seminarista.

    Per farsi un’idea ancora più precisa del contesto di cui stiamo parlando citiamo alcuni passaggi di un Rapporto della Commissione indipendente sulla pedofilia disposta dalla Conferenza episcopale americana. «Molti testimoni affermano che ai seminaristi è negato un normale sviluppo psicologico. Infatti alcuni, ordinati sui 25 anni, hanno la maturità emozionale di un adolescente. La mancanza di uno sviluppo psico-sessuale “normale” può aver impedito ad alcuni di raggiungere uno stato “celibatario” sano, e si può spiegare come alcuni abbiano ricercato la compagnia di adolescenti. La Commissione è colpita dal gran numero di coloro che lo affermano e ritiene che questo fenomeno sia una causa dell’incidenza degli abusi sessuali. Diverse diocesi Usa hanno chiuso i seminari minori».

    Era il 2004 ma, come dicevamo, il problema è tuttora irrisolto anche da noi. Già perché sebbene sia la Santa Sede che l’Italia abbiano ratificato la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia del 1989 – aderendo quindi ai suoi articoli preliminari, laddove si vieta il “reclutamento” di minori fuori dall’ambiente familiare per consentire che si formino una personalità completa in ogni suo aspetto -, ancora oggi come documenta la Conferenza episcopale italiana (Cei) nel nostro Paese ci sono 73 seminari minori, vale a dire 50 in meno rispetto al 2007 ma ben 9 in più rispetto al 2010. In quell’anno il numero dei seminaristi minori, cioè di età compresa tra gli 11 e i 18 anni, «stando a dati ufficiali» della Cei era pari a 2.984. Cosa si aspetta a chiudere i seminari anche in Italia.


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