Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: argentina

  • Muore padre Carlos Buela, accusato di pedofilia fu accolto a Genova sotto l’ala di Bagnasco

    Muore padre Carlos Buela, accusato di pedofilia fu accolto a Genova sotto l’ala di Bagnasco

    E’ morto a Genova lo scorso 23 padre Carlos Buela, fondatore della Congregazione del Verbo Incarnato.

    Fu condannato da Papa Francesco per abusi sessuali ai danni di seminaristi della sua congregazione e trasferito dall’Argentina in Europa.

    Nel 2017 fu rintracciato dalla Rete L’ABUSO a Genova, si nascondeva in una chiesa in zona Di Negro.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2017/04/07/abuso-dei-seminaristi-don-carlos-si-nasconde-in-una-chiesa-di-genova/

  • Le vittime argentine di abusi sui minori esortano Papa Francesco ad ascoltare le loro lamentele

    Le vittime argentine di abusi sui minori esortano Papa Francesco ad ascoltare le loro lamentele

    ROMA, 9 marzo (Reuters) – Un gruppo che rappresenta le vittime di abusi sui minori in Argentina chiede a Papa Francesco, un connazionale argentino, di invitarlo in Vaticano per ascoltare le loro lamentele.

    Gli abusi sessuali del clero e gli scandali di insabbiamento hanno scosso per decenni la Chiesa cattolica romana di quasi 1,38 miliardi di membri, minando la sua autorità morale e mettendo a dura prova i membri e le casse.

    “Gli abbiamo inviato una lettera, ci siamo dichiarati aperti al dialogo e agli incontri, ma in 10 anni di pontificato… non ha fatto il gesto pubblico di convocarci”, ha detto giovedì a Reuters Sebastian Cuattromo a Roma.

    La sala stampa vaticana non ha risposto subito a una richiesta di commento.

    Papa Francesco celebra il 10° anniversario della sua elezione il 13 marzo. Come papa, ha promesso un’azione “irreversibile” contro gli abusi del clero. Ha anche riconosciuto gli errori sulla questione, in particolare dopo un viaggio in Cile del 2018 in cui inizialmente si è schierato con un vescovo accusato di crimini sessuali contro minori.

    Cuattromo, abusato da un prete mentre frequentava una scuola cattolica a Buenos Aires, si è recato a Roma con l’altro co-fondatore del suo gruppo, chiamato Adulti per i diritti dei bambini, nella speranza di incontrare il papa.

    Si è detto deluso dall’atteggiamento generale della Chiesa cattolica argentina.

    Cuattromo ha denunciato alla scuola il suo aggressore, insieme a un’altra vittima. Secondo Bishopaccountability.org, un sito web che tiene traccia dei casi di abusi sessuali in chiesa, hanno ricevuto 40.000 dollari ciascuno di risarcimento, in cambio del loro silenzio.

    Ha cambiato idea nel 2002, denunciando il sacerdote alle autorità civili, che lo hanno portato a una condanna ea 12 anni di reclusione.

    In quel momento ha segnalato il caso anche all’arcivescovado di Buenos Aires, allora guidato da Francesco con il precedente titolo di cardinale Jorge Mario Bergoglio. Cuattromo ha detto di essere stato indirizzato al segretario di Bergoglio e poi a un vice vescovo che, secondo lui, gli ha detto che la leadership della Chiesa argentina ha sostenuto la scuola.

    Non c’è stata risposta immediata a una richiesta di commento da parte dei rappresentanti della Chiesa cattolica in Argentina.

    Reportage di Alvise Armellini a Roma; Segnalazione aggiuntiva di Lucila Sigal a Buenos Aires; Montaggio di Frances Kerry

    https://www.reuters.com/world/americas/argentine-child-abuse-victims-urge-pope-francis-hear-their-grievances-2023-03-09/

  • Gli abusi in Argentina che Bergoglio ha ignorato

    Gli abusi in Argentina che Bergoglio ha ignorato

    A pochi giorni dalle celebrazioni per i dieci anni di pontificato, l’8 marzo papa Francesco si è trovato all’ingresso del Vaticano un suo compatriota, ospite inatteso e per la verità ben poco incline a festeggiare. A chiedere di lui alla Porta Angelica era Sebastián Cuattromo, 46 anni, vittima di un prete pedofilo, accompagnato dalla moglie Silvia Piceda, anche lei sopravvissuta a un abuso sessuale quando era bambina. I due si sono incontrati a causa del passato comune e si sono innamorati: insieme a una nuova famiglia, nel 2012 hanno costituito “Adultxs por los derechos de l’infancia”, un’associazione di sopravvissuti agli abusi infantili che si batte per i diritti dei bambini. Una storia, la loro, che testimonia la capacità di trasformare la sofferenza in lotta civile: il papa, però, non si è fatto impressionare e non li ha ricevuti.

    La coppia sta affrontando in queste settimane un viaggio attraverso l’Europa per rendere visibile quello che definiscono «il reato più impunito della terra», le violenze sui minori: la tappa romana, organizzata grazie all’aiuto della Rete L’Abuso, assume un forte potere simbolico, soprattutto a ridosso del 13 marzo, anniversario dell’elezione del papa. Dieci anni sono una buona occasione per un bilancio e, sul fronte della lotta alla violenza clericale, quello di Francesco è fatto più di ombre che di luci. Durante la conferenza stampa, che si è tenuta il 9 marzo alla sala stampa estera, la coppia argentina ha ribadito l’importanza della denuncia pubblica degli abusi sessuali sui bambini, a fronte di un alto livello di impunità dei colpevoli e del silenzio delle istituzioni.

    L’omertà della Chiesa Cuattromo la conosce bene. È stato abusato ripetutamente nel 1989 e ’90, quando aveva 13 anni e frequentava il Collegio della congregazione dei Fratelli marianisti a Buenos Aires, da padre Fernando Picciochi, sacerdote e insegnante della scuola. Grazie alla denuncia di Cuattromo e dopo una lunga battaglia giudiziaria, il suo abusatore è stato infine condannato a dodici anni di reclusione nel 2012 per violenza reiterata su minori, una sentenza poi ratificata nel 2016 dalla Corte suprema argentina.

    «Picciochi è stato latitante per dieci anni anche grazie a complicità istituzionali – precisa Cuattromo a Domani – viveva sotto falsa identità negli Stati Uniti e per poterlo processare è stato necessario chiedere l’estradizione. L’ordine di cattura internazionale che pendeva su di lui per molto tempo non è stato effettivo a causa di un errore del potere giudiziario e del potere esecutivo in Argentina, errori sospetti che hanno permesso a quest’uomo di rimanere al riparo della giustizia per anni».

    Nessuna condanna è arrivata invece dalla Chiesa. Quando Cuattromo nel 2000 denuncia il suo abusatore, il Collegio marianista non solo non vuole riconoscere le proprie responsabilità in quanto istituzione in cui si sono svolti gli abusi, ma propone alle vittime di Picciochi un accordo economico sottobanco purché non raccontino quel che è successo. «I marianisti pretendevano il nostro silenzio in cambio di denaro», dice Sebastián Cuattromo, che rifiuta e riesce alla fine ad ottenere un risarcimento in sede civile.

    In quegli anni il cardinale Jorge Bergoglio è arcivescovo di Buenos Aires ma il clima che si respira nella gerarchia cattolica argentina è di freddezza verso le vittime e solidarietà con gli aggressori, se non di vero e proprio insabbiamento. «A metà del 2002, quando il Collegio marianista voleva silenziare le vittime e il mio abusatore era latitante, mi sono rivolto all’arcidiocesi di Buenos Aires, chiedendo di parlare con il cardinale Bergoglio», racconta Cuattromo. «Sono stato ricevuto da un segretario, padre Martín García Aguirre, e gli ho chiesto esplicitamente se l’arcidiocesi condannasse il tentativo dei Fratelli marianisti di mettere a tacere le vittime. Il segretario mi ascoltò, disse che avrebbe riferito al cardinale e poi mi fece sapere che Bergoglio mi invitava a rivolgermi al vescovo Mario Poli, responsabile del vicariato del Barrio de Flores, che aveva la giurisdizione territoriale sul Collegio».

    Monsignor Poli, attuale arcivescovo di Buenos Aires, dopo una serie di colloqui con Cuattromo, gli comunica infine la risposta delle autorità ecclesiastiche: «mi disse chiaramente che la gerarchia cattolica di Buenos Aires capeggiata da Bergoglio avallava la presa di posizione della scuola – dice Cuattromo – e lo fece in un modo molto arrogante, con la consapevolezza di trovarsi in una posizione di potere rispetto a me, e con una profonda sottovalutazione della gravità del crimine e della sofferenza delle vittime».

    In dieci anni di papato, non sono arrivati gesti di riparazione da parte di Francesco o della conferenza episcopale argentina, che non ha mai convocato pubblicamente le vittime né ha mai istituito una commissione di indagine indipendente. Nonostante la proclamata “tolleranza zero” sugli abusi nella Chiesa, il papa non ha mai fatto nulla di concreto: «Tantissime volte, in questi anni, le vittime in Argentina gli hanno chiesto di partecipare a confronti pubblici – dice Cuattromo – ma Francesco non ha mai risposto, né agli inviti della nostra associazione né alla lettera personale che gli ho scritto nel 2015. Che cosa si può pensare di un papa che ignora le vittime del suo stesso paese?».

    Un anno fa, l’ultima richiesta di incontro, fatta pervenire da Cuattromo a Bergoglio tramite la Nunziatura apostolica: nessuna risposta ufficiale ma solo un suggerimento informale, arrivato da una terza persona, che lo invitava a recarsi in Vaticano durante un’udienza generale «per fare il baciamano al papa». Non esattamente il tipo di proposta che le vittime si aspettavano, e che suona quasi come una beffa. Cuattromo ci ha comunque riprovato presentandosi di persona ma il papa, ancora una volta, non gli ha aperto la porta.

    https://www.editorialedomani.it/fatti/chiesa-papa-francesco-abusi-argentina-jpq0n096

  • 10 anni di papa Francesco: alla vigilia dell’anniversario una visita inaspettata mette a disagio Bergoglio

    10 anni di papa Francesco: alla vigilia dell’anniversario una visita inaspettata mette a disagio Bergoglio

    Un argentino, abusato sessualmente da un religioso a Buenos Aires, ha denunciato in una conferenza stampa dell’associazione “Adulti per i diritti dei bambini” presso la sede dei corrispondenti esteri in Italia, che prima e dopo essere stato eletto Papa, Jorge Bergoglio” ha ignorato le mie richieste di ricevermi” nonostante l’aggressore sia stato condannato a 12 anni di carcere.

    Sebastián Cuattromo (47) ha spiegato di aver subito abusi sessuali quando aveva 13 anni, nel 1989 ed era uno studente della Scuola Marianista nel quartiere di Caballito, nella capitale argentina. Lo stupratore era un religioso, fratel Fernando Enrique Picciochi, che era un insegnante della scuola e abusava anche di altri bambini e adolescenti.

    Solo un decennio più tardi, dopo aver completato gli studi secondari al Collegio Marianista all’età di 18 anni, “abbiamo osato rompere il silenzio” e abbiamo denunciato Picciochi alla giustizia.

    Il sacerdote era fuggito negli Stati Uniti, dove viveva sotto falso nome ed era stato estradato in Argentina. Nel 2012 il religioso è stato condannato a dodici anni di carcere e incarcerato.
    La sentenza è stata appellata, ma è stata confermata dalla Suprema Corte di Giustizia, che l’ha definitivamente ratificata per il reato di corruzione qualificata e reiterata di minori.

    Fare silenzio

    Il Collegio Marianista avrebbe dovuto assumersi la propria responsabilità civile per quanto accaduto, ha detto Cuattromo giovedì, ma ha chiesto ai querelanti di impegnarsi a mantenere il silenzio sul caso, secondo l’usanza ecclesiastica di “evitare lo scandalo”.
    Cuattromo ha detto di essere comparso davanti alle autorità ecclesiastiche. L’allora cardinale Jorge Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires. “Sono stato ricevuto dal suo segretario, monsignor Martín García Aguirre, il quale mi ha detto che non sarei stato ricevuto dal cardinale ma dall’allora vicario di Flores, monsignor Mario Aurelio Poli, oggi cardinale arcivescovo di Buenos Aires.

    Con Poli “mi sono incontrato due volte e mi ha detto che le autorità ecclesiastiche guidate dal cardinale Bergoglio condividevano la posizione del Collegio Marianista, cioè ammettere le responsabilità civili se i querelanti abusati si impegnavano al silenzio”.
    “Non ci ha mai risposto”

    Sebastián Cuattromo ha affermato che “durante i dieci anni di pontificato di papa Bergoglio, non ha mai risposto alle nostre insistenti richieste di riceverci”.
    È la prima volta che Cuattromo si reca in Vaticano, proprio quando lunedì prossimo Papa Francesco sta per celebrare il suo decimo anniversario.

    Mercoledì Cuattromo e la responsabile dell’Associazione degli adulti per i diritti dei bambini, l’epatologa Silvina Piceda, hanno cercato di consegnare una richiesta di udienza al Papa in Vaticano, ma non sono stati autorizzati ad entrare.
    “Dopo dieci anni di pontificato, siamo ancora lontani anni luce dal poter pensare che la gerarchia cattolica cercherà vie concrete per riparare e rendere giustizia alle vittime di abusi”.
    “Dopo dieci anni di pontificato, siamo ancora lontani anni luce dal poter pensare che la gerarchia cattolica cercherà vie concrete per riparare e rendere giustizia alle vittime di abusi”.
    Cuattromo ha detto che questo venerdì alla Casa Argentina a Roma in via Veneto, i responsabili di Adulti per i diritti dei bambini in Argentina presenteranno il libro “Siamo sopravvissuti”, già pubblicato nel nostro Paese, da otto scrittori argentini.

    Piceda e Cuattromo hanno avviato un tour a Roma alla ricerca di associazioni di minori vittime di stupro in Spagna, Portogallo, Francia, Germania e Belgio.
    A Bruxelles incontreranno i funzionari dell’Unione Europea di 27 Paesi.

    Fonte CLARIN

  • Conferenza stampa di “Adultxs por los Derechos de la Infancia” – Sala della Stampa Estera di Roma

    Conferenza stampa di “Adultxs por los Derechos de la Infancia” – Sala della Stampa Estera di Roma

    Sono tante le accuse di omissioni in casi di pedofilia rivolte a papa Francesco, alle quali non ha mai replicato.

    Per esempio i sordi dell’istituto Provolo, che a mano gli consegnarono (da papa) i nomi di 27 presunti pedofili. Che ignorò. In parte poi condannati nella sua terra natale, ma non dalla chiesa che pur sapendo si è ancora difesa ignorando le vittime.

    Silvia Piceda e Sebastián Cuattromo, sono due sopravvissuti argentini. Si sono incontrati, sposati e da dieci anni fondatori di “Adultxs por los Derechos de la Infancia”, della città di Buenos Aires, in Argentina.

    Per gli abusi sessuali subiti Sebastián, chiese udienza all’allora arcivescovo di Buenos Aires Jorge Mario Begoglio. Ma non lo ricevette mai.

    Venti anni dopo la giustizia Argentina condanna padre Fernando Picciochi per diversi abusi, colui di cui l’arcivescovo non volle sentir parlare.

    Silvia e Sebastian sono in viaggio da giorni, varie tappe in tutto il mondo e saranno nostri ospiti presso l’Associazione della Stampa Estera di Roma, la mattina del 9 marzo, ore 11,30. Ci documenteranno la loro storia. L’ennesima che tra gli ultimi papi, ancora una volta accusa quello in carica, non tanto per il passato, ma per il presente.

    Ad introdurli Francesco Zanardi, Portavoce della Rete L’ABUSO – co-founder e rappresentante per l’Italia di ECA Global.

    Per info; info@retelabuso.org – adultxsporlainfancia@gmail.com

  • Un tour in sette paesi per combattere gli abusi sessuali nell’infanzia

    Un tour in sette paesi per combattere gli abusi sessuali nell’infanzia

    Buenos Aires, 24 febbraio (EFE).- Dopo essersi presentati lo scorso ottobre davanti al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, gli argentini Silvia Piceda e Sebastián Cuattromo intraprendono questo sabato un tour di sette paesi con un obiettivo ben preciso: rendere visibile e combattere il abusi sessuali su minori.

    Questa coppia, fondatrice dell’associazione ‘Adultxs por los derechos de la infancia’, inizierà un viaggio di più di un mese attraverso Marocco, Italia, Francia, Germania, Belgio, Spagna e Portogallo, dove incontreranno i rappresentanti delle agenzie governative e civili per sensibilizzare su un crimine subito da “un bambino su cinque” nel mondo.

    «È un crimine che resta impunito perché la società adulta ha scelto di tacere (…). La cosa terribile è che gli abusatori continuano ad agire e che i bambini di oggi continuano ad avere difficoltà. Per questo abbiamo la obbligo di cambiare questa realtà e uscire per difendere i bambini di oggi”, ha detto Piceda in una conversazione con EFE.

    Il tour inizierà con attività a Casablanca, Rabat e Dakhla, e proseguirà dal 7 all’11 marzo a Roma.

    Successivamente, Piceda e Cuattromo visiteranno Parigi (13-17 marzo), Berlino (20-22 marzo), Bruxelles (23-24 marzo), Madrid (27-30 marzo) e Lisbona (31 marzo-2 aprile), città dove incontreranno i rappresentanti dell’Unesco, del Consiglio d’Europa e dell’Unione Europea, tra le altre istituzioni.

    “Speriamo che questo tour apra nuovi orizzonti e nuovi impegni istituzionali, che capiamo essere essenziali per trasformare la storia e affinché questa causa cominci ad avere la massima importanza politica per le nostre società”, afferma Cuattromo.

    GLI ABUSI NELLA CHIESA ARGENTINA

    Quando aveva 13 anni, Cuattromo ha subito abusi sessuali presso la Scuola Marianista di Buenos Aires: nel 2012 la Giustizia argentina ha condannato il suo aggressore, il fratello Fernando Picciochi, a dodici anni di carcere.

    A questo proposito, Cuattromo critica l’atteggiamento dell’arcidiocesi di Buenos Aires, guidata dall’allora cardinale Jorge Bergoglio, attuale papa Francesco, organizzazione che accusa di sostenere il Collegio Marianista, ente che gli ha offerto un risarcimento civile per i danni causati Finché l’ha tenuto segreto.

    Negli ultimi dieci anni, Cuattromo ha più volte richiesto un’udienza al Sommo Pontefice per affrontare questo tema, richiesta che, assicura, è stata “totalmente” ignorata e che spiegherà dettagliatamente il 9 marzo, in un’apparizione presso la sede del l’Associazione della Stampa Estera di Roma.

    “Non siamo mai stati ricevuti da lui e questo spiega una profonda sottovalutazione e ignoranza da parte, nientemeno, del primo papa argentino e latinoamericano della storia nei confronti delle vittime di abusi sessuali nella Chiesa cattolica in Argentina e in America Latina, ” si lamenta il co-fondatore di ‘Adultxs por los derechos de la infancia’. EFE

  • Un collettivo di sopravvissuti argentini sarà a Roma dal 7 – 11 marzo

    Un collettivo di sopravvissuti argentini sarà a Roma dal 7 – 11 marzo

    Siamo Silvia Piceda e Sebastián Cuattromo, fondatori dell’associazione civile “Adultxs por los Derechos de la Infancia” della città di Buenos Aires, in Argentina, un collettivo composto da sopravvissuti al crimine dell’abuso sessuale nell’infanzia e da protettori di bambini vittime nel presente, con il quale portiamo avanti da più di 10 anni e in tutto il nostro Paese un auspicabile compito di visibilità pubblica di questa ingiustizia e di accompagnamento solidale di chi la subisce, avendo percorso più di 195.000 km.

    Il 4 ottobre 2022, abbiamo presentato questo viaggio pubblico alla comunità internazionale presso il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra.

    Ed è con grande speranza che vogliamo dirvi che tra il 26 febbraio e il 6 aprile realizzeremo un tour di visibilità pubblica internazionale in Marocco (dal 26 febbraio al 5 marzo), a Roma dal 7 all’11 marzo, a Parigi dal 13 al 17 marzo, a Berlino dal 20 al 22 marzo, alla sede dell’Unione Europea a Bruxelles dal 23 al 24 marzo, a Madrid dal 27 al 30 marzo e a Lisbona dal 31 marzo al 2 aprile.

    A Roma faremo una presentazione pubblica del nostro libro, venerdì 10 marzo alle 17.30 presso la Casa Argentina in Via Veneto 7.

    Durante il nostro soggiorno condivideremo soprattutto la formidabile storia pubblica della lotta di Sebastián, sopravvissuto al crimine di abuso sessuale all’interno della Chiesa cattolica argentina, che ha ottenuto il processo e la condanna del suo abusatore più di vent’anni dopo i fatti e che, tuttavia, non è mai stato ricevuto da Papa
    Francesco nei suoi 10 anni di pontificato.

    Un’occasione gradita in cui condivideremo anche il nostro libro “Somos Sobrevivientes, crónicas de abuso sexual en la infancia” in cui otto notevoli scrittori argentini come Claudia Piñeiro, Sergio Olguin, Gabriela Cabezón Cámara e Dolores Reyes, tra gli altri, raccontano otto storie di coloro che compongono Adultxs por los Derechos de la Infancia (opera pubblicata da Alfaguara per il gruppo Penguin Random House nel novembre 2021).

    Testimonianze e un libro che cercano di rendere visibile un crimine di cui soffre non meno di un bambino e adolescente su cinque, secondo una campagna pubblica del Consiglio d’Europa, e che costituisce una grave violazione dei diritti umani dei bambini.

    Un’ingiustizia che merita un impegno urgente e la collaborazione di tutta la comunità internazionale e di ciascuno dei suoi Stati, nel loro ruolo di garanti dei diritti dei bambini e di firmatari della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia.
    Un compito che richiede anche l’azione di tutta la società civile, poiché “ci vuole un villaggio per crescere un bambino”.
    Non vediamo l’ora di parlare con voi!
    Grazie di cuore!
    E un grande abbraccio, con tutta la forza e la speranza del nostro libro e del nostro percorso collettivo!!!

    Silvia Piceda e Sebastián Cuattromo (fondatori dell’associazione civile Adultxs por los Derechos de la Infancia)
    +54 9 11 69729541
    Mail: adultxsporlainfancia@gmail.com
    Web: www.adultxsporlosderechosdelainfancia.com
    Instagram: @adultxs1
    Twitter: @adultxs
    Facebook: Adulti per i diritti dei bambini
    YouTube: Adulti per i diritti dei bambini

    Pd: e per farvi conoscere le nostre traiettorie di lotta pubbliche e collettive, qui condividiamo
    il nostro sito www.adultxsporlosderechosdelainfancia.com

    https://www.lanacion.com.ar/sociedad/construyen-una-historia-de-amor-despues-de-que-losdos-fueron-abusados-en-la-infancia-nid1957136

    Riferimenti alla storia di dolore, lotta e speranza di Sebastian:

    https://www.lanacion.com.ar/seguridad/abuso-de-menores-en-un-colegio-y-mas-de-20-anosdespues-la-corte-lo-condeno-nid1884337/

    Juicio de Sebastián Cuattromo


    https://adultxsporlosderechosdelainfancia.com/abuso-eclesiastico/

    Riferimenti sul nostro libro “Siamo sopravvissuti, cronache di abusi sessuali infantili”:

    https://www.infobae.com/leamos/2022/05/13/es-lo-que-queria-que-se-escuchara-mi-voz-el-d
    etras-de-escena-del-libro-que-repara-a-las-victimas-de-abuso-sexual-infantil

  • Costruiscono una storia d’amore dopo che entrambi sono stati abusati durante l’infanzia

    Costruiscono una storia d’amore dopo che entrambi sono stati abusati durante l’infanzia

    Parlano di sopravvissuti. Di militanza. Di un obiettivo collettivo che supera l’individuo. Di persone che distruggono: con uno, con il proprio amor proprio, con le parole e i loro significati. Parlano di combattimenti. E non negare, perché solo riconoscendo la realtà puoi lavorare per trasformarla.

    Silvia Piceda è medico, ha una figlia e ha una relazione da 4 anni con Sebastián Cuattromo. Entrambi hanno subito abusi durante la loro infanzia. Entrambi sono stati derubati della loro innocenza.

    Silvia ha subito abusi tra i 9 e gli 11 anni, o almeno così ricorda. Come ha spiegato a LA NACION, in questi casi, è molto comune che le vittime di abusi sessuali infantili non ricordino esattamente quando è stato, dove oi dettagli; ciò che rimane è un’aura di vulnerabilità che – secondo la sua esperienza – è qualcosa che gli aggressori intuiscono e che l’ha portata a cadere in queste relazioni di dolore molte volte nella sua vita. Ha subito violenze da parte del padre, è stata abusata durante l’infanzia da due persone della sua cerchia: un cugino e un collega di lavoro; e più tardi sposò un uomo che scoprì -nel corso degli anni- di essere anche un molestatore di bambini.

    Per questo si dicono “sopravvissuti” a un’ingiustizia che l’ex giudice e specialista in questo problema, Carlos Rozanski, ha definito “il crimine più impunito sulla terra”. È che questo dolore lo soffre 1 bambino su 5 e, come dettagliato, in Argentina e in Occidente in generale, solo il 10% dei casi arriva all’attenzione della Magistratura e, all’interno di quell’universo, solo uno finisce sotto processo e sentenza: questo è stato il caso di Sebastián.

    Ha subito abusi all’età di 12 anni e ha sopportato quel dolore in silenzio per altri 10 anni. Finalmente, dopo aver lottato per 12 anni in campo giudiziario, riuscì ad arrivare al processo orale e pubblico che determinò, oltre 20 anni dopo, la condanna a 12 anni di reclusione del suo aguzzino , l’ex insegnante e fratello marianista Fernando Picciochi che ha incontrato alla scuola dove ha studiato. Ma Sebastián è l’eccezione alla regola: come descritto, la maggior parte dei molestatori rimane impunita.

    In ogni caso quella fatica ha avuto un costo e ha descritto quella tappa come un momento della sua vita attraversato dalla solitudine. “Ero convinto che essere così impegnato per una causa di questo tipo non mi permettesse di assumere altri tipi di impegni. Penso che i dolori e le ferite della mia stessa storia di abuso mi siano stati sovrapposti, mai lavorati bene, avevo ancora molto da affrontare e da guarire in quel senso. Mi sentivo meglio preservato stando da solo”, ha spiegato Sebastián, che oggi con il passare del tempo crede di essere stato molto duro con se stesso, non permettendo a se stesso di avere una relazione fino a quando non ha incontrato Silvia.

    Parla anche della solitudine come uno degli elementi della sua storia. “Dico che mia figlia ha salvato la mia infanzia. Mi sono dissociato dall’emozione. Potevo raccontarlo ma non potevo portare il dolore di ciò che significava, la sensazione di profonda solitudine che si trascinava. E ora ce l’ho, lo so e quella è un’arma, sapere che hai dolore e buchi è uno strumento che ti serve nel presente; non in smentita”, ha descritto Silvia, che non ha avuto la stessa sorte dal piano giudiziario e che, raccontando ai genitori gli abusi subiti, ha sofferto l’angoscia del silenzio: “L’argomento non è mai stato più discusso, come se avesse mai successo, e questo fa molto male. Questo fa sì che le vittime sopportino molta colpa. Qualcosa di traumatico di cui non hai la possibilità di parlare con nessuno ed esplode in uno”.

    Silvia si descrive come una donna vulnerabile e trova in questa qualità il fattore scatenante che l’ha portata ad associarsi con i violentatori. È cresciuto in una casa violenta dove i suoi abusi sono passati inosservati. Questo, oltre a danneggiare il rapporto con i genitori, le ha fatto perdere il rispetto di sé perché, secondo gli esperti, queste situazioni si verificano con persone di cui la bambina si fida completamente e che suscitano sensi di colpa. “Sono persone che stimi, sono sempre figure importanti e l’aver subito questo dolore in seguito influenza le decisioni che prendi nella vita, come nel mio caso l’aver sposato un violentatore, con la mia storia d’infanzia. Non mi sembra un caso .che ho vissuto e mi sono innamorato di un ragazzo con una struttura fondamentalmente psicopatica che era capace di oggettivare tutte le persone e abusare dei bambini”.

    Ha scoperto che il suo ex marito, Dalmiro Suarez, era un violentatore nel 2009 quando Romina, la figliastra di questo ex prigioniero politico, è andata a trovarla per dirle che aveva abusato di lei quando aveva 11 anni. Nonostante non abbia mai ricevuto giustizia perché quando ha messo in parole la sua sofferenza, il delitto era già prescritto, la sua testimonianza è stata la scossa che ha svegliato Silvia: “Romina è la verità come liberatrice e organizzatrice, è stato per me commuovere prendersi cura di mia figlia”.

    Ma in quel litigio Silvia ha dovuto fare i conti con alti e bassi della Giustizia che hanno messo in pericolo la figlia. Il tribunale della famiglia di La Plata l’ha costretta a ricollegare la figlia al padre, anche con la denuncia di abusi fatta da Romina e il fatto che il padre di Suarez avesse abusato di tre delle sue nipoti, che ha segnato una patologia. “Ritengo il tribunale della famiglia di La Plata interamente responsabile di tutto il disastro che ci è accaduto”, ha detto Silvia, che, appresa la verità e di fronte alla mancanza di risposte favorevoli da parte del tribunale, è scappata di casa con la figlia. un pezzo di terra che aveva acquistato accanto a quello di Suarez con la convinzione che, nonostante si fossero separati, sua figlia meritasse di mantenere il rapporto. Ovviamente all’epoca non sapevo che avesse a che fare con un violentatore.

    Silvia ha ricevuto anche una denuncia penale per impedimento di contatto: un contrattacco scaturito dai contatti di Suarez nel territorio giudiziario. La fine di questa lotta per il coinvolgimento si è verificata quando la figlia di Silvia aveva 14 anni e ha detto alla corte che non avrebbe mai più voluto rivederlo o frequentarlo. In quel momento, Romina li ha accompagnati e ha detto al suo aggressore: “Ogni volta che ti scoperai con la ragazza, io ci sarò, la troverai con me e mi dirai in faccia che non hai abusato di me”. Questo ha segnato l’ultimo tentativo di Suarez di riconnettersi.

    “Gli psicopatici arrivano e distruggono tutto. Partono deserti. Rubano anche il senso delle parole”, dice Silvia. Tuttavia, ha incontrato Sebastián, che è venuto a ricostruire tutto ciò che Suarez aveva distrutto. “Essere stato vittima o aver avuto una vita di dolore non toglie la possibilità di amare ed essere amati. La militanza, il lavorare per gli altri, per una vita migliore, non era sua, era mia. Questo lo ha salvato; Io sono il militante, non so cosa sarà, so solo che è un violentatore e deve stare in prigione”.

    Oggi Silvia e Sebastián guidano una ONG chiamata Adultxs por los Derechos de la Infancia , che attraverso incontri tra pari -in cui condividono le loro esperienze- e la visibilità di questo problema sociale militano per costruire una società adulta che, invece di lasciare i bambini “a caso liberati dalla famiglia che li ha toccati”, contribuiscono a migliorare la loro realtà attraverso diversi segni e gesti d’amore, consapevoli che tutti possono aiutare a salvare l’infanzia.

    Nella Giornata internazionale per la prevenzione degli abusi sui minori, che si celebra oggi, l’organizzazione si riunisce all’Obelisco dalle 18:00 per far conoscere ancora di più questa realtà e per dire “basta” all’impunità e all’ingiustizia con cui questi sopravvissuti.

    https://www.lanacion.com.ar/sociedad/construyen-una-historia-de-amor-despues-de-que-los-dos-fueron-abusados-en-la-infancia-nid1957136/

     

  • Esclusivo TPI – Le incredibili storie delle vittime dei preti pedofili

    Esclusivo TPI – Le incredibili storie delle vittime dei preti pedofili

    «Tutto è avvolto nell’oscurità. Ma la violenza non può essere taciuta a lungo». Esordisce così Marco, nome di fantasia per il papà di un giovanissimo che nel Sud Italia è stato abusato ripetutamente da un prelato. Il caso è recentemente approdato in tribunale ed è legato al massimo riserbo. «Mio figlio – racconta l’uomo – aveva conosciuto questo prete durante un campo estivo. Me ne parlava benissimo, anche perché l’uomo lo riempiva di regali costosi.

    Quando chiedevo il perché di tanta generosità, mi spiegava che erano la ricompensa per i lavoretti che faceva. C’era qualcosa che non quadrava, ma vedevo il ragazzo sereno e così ho pensato di essere troppo protettivo. Almeno fino a quando non ho trovato sul cellulare di mio figlio delle chat con centinaia di messaggi che non lasciavano dubbi. È stato lo choc più grande della mia vita. Mio figlio non solo era stato abusato fisicamente, ma era del tutto vittima dal punto di vista psicologico di questo adulto».

    Di casi e di storie simili – che spesso restano nell’ombra – il nostro Paese è costellato. Lo spiega perfettamente Francesco Zanardi, fondatore e presidente dell’associazione Rete L’Abuso, unica realtà in Italia che monitora casi di pedofilia ecclesiastica. «Io per primo sono stato vittima di violenza quando avevo undici anni. Un segno indelebile, che mi tormenta ancora oggi. In cinque anni sono stato operato nove volte per un tumore di origine psicosomatica. Dei sette metri di colon, me ne resteranno sì e no la metà», rivela. «Nonostante questo, però, non mi fermo. Vivo il mio lavoro come una vera e propria missione per tutte le vittime e i familiari costretti ad affrontare tragedie simili alla mia».

    Come Alessandro Battaglia, che il 21 dicembre 2011 a Rozzano, piena periferia milanese, vede la sua vita cambiare per sempre. A soli undici anni. Membro degli scout, Alessandro adora il parroco locale, don Mauro Galli: parla lo stesso linguaggio dei ragazzi, li capisce, è gentile, apprezzatissimo anche dagli adulti. Ed è così che, quando il prete domanda ai genitori di Alessandro la possibilità di farlo dormire in parrocchia, nessuno obietta. Cosa sia accaduto quella notte è scritto nella sentenza di primo grado, che evidenzia come don Galli si impegnò in «atti sessuali consistiti in strusciamenti del proprio pene sulla schiena del ragazzo, palpeggiamenti del pene e dei testicoli della vittima, nonché in un tentativo di penetrazione anale».

    Le aggravanti individuate dai giudici vengono elencate puntualmente e comprendono, fra le altre cose, la violazione dei doveri inerenti alla qualità di ministro del culto e l’abuso di autorità. Dopo una condanna sia in primo che in secondo grado (sebbene sia stato assolto dalla magistratura canonica), il caso non è ancora chiuso: dopo un ulteriore ricorso, la Cassazione ha deciso di rinviare le carte in Appello per un processo “bis”. Il don intanto – come hanno scoperto i genitori di Alessandro, che avevano provato invano a coinvolgere anche le autorità ecclesiastiche – invece di venire assicurato alla giustizia canonica, è semplicemente stato trasferito in un’altra parrocchia, situata ad appena trenta chilometri di distanza. Uno spostamento avvenuto in sordina, secondo un copione ben rodato.

    Altrettanto dolorosa la storia di Arturo Borrelli, oggi ultraquarantenne, che a Napoli nel 2010 accusa don Silverio Mura di averlo ripetutamente stuprato da ragazzino. I fatti risalgono a trent’anni fa, dunque il reato in sede penale è ormai prescritto. Tutto comincia dopo che Arturo inizia a soffrire di svenimenti e attacchi di panico dai quali riemergono vecchie ferite e traumi che lo spingono a denunciare anche dinanzi alle autorità ecclesiastiche. Senza, però, ottenere alcun risultato.

    Nel frattempo, infatti, don Silverio Mura, formalmente in ritiro in una comunità religiosa, si sta in realtà preparando alla sua seconda vita. Nel 2016 si presenta come Saverio Aversano a don Simone Baggio, parroco di Montù Beccaria, un piccolo centro di 1.600 anime sulle colline pavesi. Gli viene assegnata la cura dell’oratorio e il catechismo dei bambini della parrocchia. Almeno fino a quando alcuni genitori non riconoscono don Silverio e a Montù scoppia il caos. Nel novembre scorso, per quanto il prelato si sia sempre dichiarato innocente, il Tribunale civile di Napoli ha riconosciuto ad Arturo Borrelli con una sentenza storica un risarcimento di oltre 320mila euro per i danni conseguenti agli abusi sessuali. Non solo: «Attualmente Mura è sotto processo a Pavia per falsa identità, grazie alla denuncia della Rete», sottolinea ancora Zanardi.

    Non tutti i casi però finiscono con una condanna. Uno degli episodi più eclatanti riguarda l’Istituto Provolo a Verona, nato negli anni Cinquanta per accogliere bambini sordomuti. Apparentemente si trattava di un paradiso, in realtà gli studenti – cui veniva perfino impedito di imparare la lingua dei segni, per evitare che potessero denunciare – erano vittime di abusi di ogni tipo. Le denunce impiegano decenni prima di prendere forma e dopo le prime accuse di molestie uno dei prelati, don Nicola Corradi, viene trasferito in Argentina. Il suo comportamento non cambia né nella sede dove continua il ciclo di violenze a Mendoza né in quella de La Plata. Nonostante la mobilitazione italiana delle vittime – che però sortisce scarsi risultati – in Argentina gli ex alunni vanno a denunciare e nel 2019 il sacerdote viene condannato a 42 anni di carcere, mentre il suo vice a 45. Purtroppo però i due hanno lasciato il Sud America, e sono rientrati in Italia dove non scontano alcuna pena.

    Tutto tace
    «La situazione è peggiorata», spiega Lucetta Scaraffia, giornalista e storica, che al caso ha dedicato Agnus Dei (Solferino, pp. 224) con Anna Foa e Franca Giansoldati. «L’impunità – prosegue – è sempre stata totale. L’ordine dato ai vescovi era quello di sedare lo scandalo, ma ha soltanto peggiorato le cose alimentando una sorta di via libera. In fondo, che cosa rischiavano i pedofili? Potevano essere spostati di sede, magari richiamati, ma era chiaro come i loro comportamenti fossero ampiamente tollerati». Parole durissime, cui fanno eco quelle di Zanardi che da sempre si batte contro l’omertà ecclesiastica: «I vescovi – ribadisce – non hanno l’obbligo di denuncia presso le autorità giudiziarie e, dunque, finiscono con lo spostare chi è accusato di violenze in altri luoghi».

    Ma c’è di più. «Nel 2014 l’Italia ha ratificato una direttiva Ue sul cosiddetto “certificato anti-pedofilia”. In pratica, se sei stato condannato per reati contro i minori non puoi più esercitare professioni che ti portino a stare a contatto con i bambini». Il problema, però, è che nel nostro Paese è stato applicato a tutte le categorie, eccetto il mondo del volontariato di cui il clero fa parte. Non solo. L’Europa ha chiesto più volte di istituire sportelli per dare “accoglienza” a chi ha subito abusi, ma anche su questo si procede a rilento. «Per questo – prosegue Zanardi – mi sono rivolto alle Nazioni Unite denunciando i singoli casi e la situazione nel suo complesso».

    La questione infatti è ampiamente nota, e già nel 2014 il Comitato contro le Torture dell’Onu annotava come «la Santa Sede non ha riconosciuto l’entità dei crimini commessi, non ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale sul bambino e per proteggere i bambini, e ha adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione dell’abuso da parte dei perpetratori e all’impunità degli stessi». Accuse pesanti derivanti dal fatto, come continua l’Onu, che «i casi di abuso sessuale su bambino, quando affrontati, sono stati trattati come gravi delitti contro la morale tramite procedimenti riservati previsti per misure disciplinari che hanno permesso a un’ampia maggioranza di autori di abuso e a quasi tutti quelli che hanno nascosto l’abuso sessuale sul bambino di sfuggire ai procedimenti giudiziari».

    Tutto a causa del «codice del silenzio imposto a tutti i membri del clero sotto pena di scomunica». Un cortocircuito che indica come endemico il comportamento ecclesiastico e che ha spinto l’Onu, già otto anni fa, a sollecitare la revisione dei Patti Lateranensi nella parte in cui si solleva la gerarchia ecclesiastica dall’obbligo di denuncia. Nulla è mai accaduto allora, né nel 2018 quando sempre l’Onu ha invitato lo Stato italiano – su proposta di Rete L’Abuso – a istituire una commissione indipendente per avere un quadro chiaro sul numero di vittime, di prelati indagati o condannati. «Di questo passo – spiega Zanardi – è evidentemente difficile fidarsi anche di chi, come la Cei, suggerisce grandi azioni nel futuro, ma poi e di fatto non fa mea culpa». La negligenza si attesta dunque in modo trasversale fra tutti i soggetti coinvolti, a cominciare dalla Chiesa per arrivare allo Stato.

    «Mentre in Spagna la magistratura si è attivata su 250 casi in un arco di 70 anni, in Italia invece pare non siano sufficienti neppure i 320 casi che abbiamo documentato e, non in 70 anni, ma in poco più di 15. Vittime e dati che forniremmo volentieri ai magistrati, se solo li volessero», amareggiato riflette Zanardi.

    «Attraverso l’adescamento, la persuasione e il coinvolgimento – riflette la psicologa Lorita Tinelli – i preti riducono la resistenza delle loro vittime e abusano di loro senza usare la forza fisica. Recenti studi evidenziano come le vittime siano caratterizzate da un alto livello di religiosità e da conflitti sulla propria sessualità emergente». Da non sottovalutare poi l’isolamento, ma anche la condizione economica e culturale, solitamente bassa, che permettono l’avvicinamento alla sfera più intima dei minori.

    Diverso è il discorso per i carnefici, come nota Andrea Fagiolini, ordinario di psichiatria presso l’Università di Siena: «Non esiste un profilo univoco. Sovente chi abusa ha subito lui stessi traumi o abusi emotivi. Bisogna poi ricordare che non esiste un nesso di causalità stabilito tra il celibato e l’abuso dei bambini. Il celibato non è in grado di allontanare una persona dal suo orientamento sessuale primario, ma è possibile che vengano scelte istituzioni che promuovono il celibato come sistema di auto-cura, per mettere un freno a istinti sessuali riconosciuti come negativi».

    Casi in aumento

    A oggi, dinanzi alla rinuncia delle istituzioni, gli unici dati che restano sono quelli raccolti da “Rete L’Abuso” e che indicano 178 sacerdoti accusati e 165 condannati in via definitiva.

    «Naturalmente i casi di abuso sono molto più numerosi. Ci sono quelli che non hanno il coraggio di denunciare, e quelli che dopo avere denunciato accettano di recedere grazie a un patteggiamento privato, magari per una somma modesta che va dai 15 ai 25mila euro», spiega ancora Lucetta Scaraffia. Soldi elargiti come aiuto per lo studio in cambio della firma di una dichiarazione con la quale i diretti interessati accettano di restare in silenzio.

    Se un accordo non si trova, il copione è sempre pressoché il medesimo: «I preti – prosegue Scaraffia – prima negano, poi, quando sono incastrati dalla giustizia civile, si presentano come malati. In questo modo la Chiesa si offre di custodirli e inviarli in case di accoglienza per religiosi in crisi dove vengono sottoposti a una blanda terapia e poi rimandati in parrocchia. Questo perché nel codice di diritto canonico, lo stupro viene annoverato come una trasgressione del sesto comandamento insieme ad adulterio e omesessualità. Alla base c’è la convinzione che la vittima tragga piacere dall’abuso e quindi divenga colpevole a sua volta».

    Intanto le denunce, le inchieste e, dunque, i processi aumentano. Uno degli ultimi casi arriva da Enna, nel cuore della Sicilia, e riguarda don Giuseppe Rugolo, arrestato il 27 aprile 2021 e il cui processo – rigorosamente a porte chiuse – si è aperto qualche mese dopo, il 7 ottobre. L’uomo è accusato di violenza sessuale su tre minori. Una delle vittime è Antonio Messina che, quando inizia una relazione con un suo coetaneo, si sente braccato dal prelato che pretendeva di avere una relazione sessuale esclusiva. «Sentivo di non avere via di scampo», dice agli inquirenti.

    Nel 2015 il don fonda un’associazione: sceglie una manciata di ragazzi, con cui instaura un rapporto informale fatto di battute sessiste, toccatine sui genitali e ritiri notturni in canonica. A uno di loro, con cui divide il letto e la doccia, regala soldi e manda messaggi pieni di cuoricini. Gli scrive «ti amo», «notte principessa mia», «amore mio». Oltre i dettagli, si mostra una sceneggiatura ben nota a chi si occupa della questione.

    A denunciarlo ancora Zanardi in un nuovo report presso l’Onu: soltanto nel 2016 il vescovo Rosario Gisana viene informato dei fatti, iniziati sette anni prima, e decide di trasferire il prete pedofilo nella diocesi di Ferrara, ufficialmente per motivi di salute. Lì viene nuovamente incaricato di seguire i ragazzi della parrocchia. Intercettato, il vescovo ammette il suo coinvolgimento: «Il problema è anche mio perché io ho insabbiato questa storia… eh vabbè, pazienza, vedremo come poterne uscire!». Non solo. Sembrerebbe (ma il condizionale è d’obbligo) che anche il vescovo di Ferrara, Gian Carlo Perego, non fosse totalmente all’oscuro rispetto al passato di don Rugolo.

    Secondo i documenti consultati da TPI e come denunciato nel report alle Nazioni Unite, ci sarebbe anche il coinvolgimento di un carabiniere che, dinanzi alle denunce di Antonio Messina, avrebbe spifferato tutto al vescovo Gisana. Quantomeno in questo caso il processo è partito.

    Al contrario di altre situazioni bloccate nel silenzio, come quella – già segnalata all’Onu – che vede protagonista don R. L., salesiano di Genova e allenatore di una squadra di ragazzi, trasferito «tra le chiacchiere» ad Arezzo. Da qui sarebbe arrivata una nuova denuncia di presunti abusi, ma intanto il prelato è stato spostato nuovamente, pare in Tunisia. A dimostrazione dell’inquietante puzzle ecclesiastico in continuo, perpetuo, aggiornamento.

    https://www.tpi.it/cronaca/esclusivo-tpi-storie-vittime-preti-pedofili-20221101945585/

  • L’impunità dei preti abusatori dell’Istituto Provolo di Verona – FUORI DAL CORO

    L’impunità dei preti abusatori dell’Istituto Provolo di Verona – FUORI DAL CORO

    Nascosti prima in Argentina, poi rientrati in Italia e protetti tra le mura dell’istituto veronese.