Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi sessuali sulle suore, parlano le vittime

    Abusi sessuali sulle suore, parlano le vittime

    La piaga degli abusi sessuali commessi dal clero sulle suore si configura meglio. In novembre l’Unione Internazionale dei Superiori Generali ha chiesto che le religiose vittime di abusi riferiscano alla propria congregazione.

    Laurence Poujade è la presidente dell’associazione Sentinelle contro gli abusi nel clero di cui anche lei era stata vittima.

    Laurence Poujade: “Abbiamo dovuto attendere la testimonianza dei più deboli, specialmente le vittime dei preti pedofili, in modo da poter affrontare l’argomento. E nell’episcopato, grazie alla nostra vasta esperienza associativa, ci è stato già detto che era necessario aspettare l’emersione dei casi di pedofilia, poi si sarebbero occupati del nostro dossier. Stiamo aspettando già da 20 anni di parlare”.

    L’omertà trova radice in una pluralità di fattori come l’idea che il celibato e la castità interdicano il matrimonio, ma non la sessualità, il timore del contagio dell’AIDS, che fa delle suore una preda sessuale più sicura, la posizione subordinata della donna al maschio nella società e nella Chiesa.

    “La mancata castità implica considerazioni private, si può avere un comportamento passionale o una relazione che diventa trasgressiva ma il problema dell’abuso sessuale è un’altra cosa e non dobbiamo mescolare la passione con l’aggressione, sono cose ben diverse che vengono spesso confuse ed è ottimo che il papa le separi”.

    Va riconosciuto al cattolico National Catholic Reporter il merito di aver stracciato il silenzio sugli abusi contro le suore nel lontano 2001 con un ampio reportage che generò una vasta eco.

    https://it.euronews.com/2019/02/07/abusi-sessuali-sulle-suore-parla-la-presidente-di-sentinelle

  • Francois Ozon: pedofilia e omertà nella Chiesa cattolica

    Francois Ozon: pedofilia e omertà nella Chiesa cattolica

    Cristiana Paternò

    BERLINO – La parola che libera. E’ il tema di fondo del nuovo film di Francois Ozon (Doppio amore, Frantz, 8 donne e un mistero) in concorso alla Berlinale (è la sua quinta volta in questo festival). Grace à Dieu, questo il titolo nettamente sarcastico, è un film abbastanza anomalo nella filmografia del regista francese, anche perché ispirato a un fatto di cronaca, l’inchiesta sul prete pedofilo Bernard Preynat – il dibattimento è ancora in corso, la sentenza è attesa entro l’anno – accusato di aver abusato di una settantina di boy scout nell’omertà e nel silenzio delle alte sfere religiose che, pur sapendo da tempo, non hanno mai sospeso il sacerdote che ha continuato a occuparsi di minorenni e a dire messa.

    Il film, che ha una struttura in qualche modo tripartita, si concentra su tre casi in un crescendo di pathos e partecipazione: quello di Alexandre (Melvil Poupaud), un alto borghese ultracattolico che è il primo a denunciare, ma lo fa rivolgendosi soltanto alle autorità ecclesiastiche; Francois (Denis Ménochet), ateo dichiarato che sporge denuncia e alimenta il caso anche sui media; Emmanuel (Swann Arlaud), ragazzo fragile che porta conseguenze indelebili delle molestie subìte. Ognuno di loro ha accanto un tessuto familiare a volte in grado di sostenere la sua difficile battaglia per la verità, altre volte ostile. E questa dialettica privata viene restituita da Grace à Dieu con molta verità e attenzione perché l’intento di denuncia è sempre perfettamente bilanciato con lo scavo del vissuto dei personaggi.

    Ozon, che ha incontrato i membri dell’associazione delle vittime La Parole Libérée per scrivere la sceneggiatura, non ritiene che il film avrà un impatto diretto sul processo. “Tutto ciò che raccontiamo è già apparso sui giornali francesi, non ci sono rivelazioni. Penso che il nostro sistema giudiziario sia abbastanza solido da sostenere l’impatto di una pellicola”, dice in conferenza stampa.

    In attesa della proiezione di lunedì 11 febbraio a Lione, la città dove si sono svolti i fatti, Ozon ammette tuttavia di aver subìto pressioni per fermare l’uscita nelle sale. “Molti di coloro che ci attaccano, non hanno visto il film, quindi lo fanno per partito preso”. E aggiunge: “Le riprese, a parte alcuni esterni, sono avvenute in Belgio e Lussemburgo, proprio per evitare pressioni e censure da parte di una città estremamente cattolica”. Del resto, non sono mancate le difficoltà nel trovare finanziamenti, ad esempio Canal plus si è tirata indietro e il film aveva inizialmente.un “falso titolo” per sviare l’attenzione. Recentemente gli avvocati di Preynat e di Régine Maire, che si era occupata degli abusi per conto della diocesi e che è accusata insieme al cardinal Barbarin di non aver denunciato all’autorità giudiziaria, hanno querelato la produzione chiedendo di non usare i nomi dei loro assistiti e minacciando di bloccare l’uscita.

    Ozon ha raccontato di essere partito dal desiderio di fare un film sui sentimenti e le emozioni di alcuni personaggi maschili dopo aver a lungo raccontato l’animo femminile. “Quando mi sono imbattuto nel sito delle vittime, La Parole Libérée, mi ha toccato molto e ho capito di aver trovato l’argomento giusto”. Spiega di aver cercato il punto di vista umano, piuttosto che quello giudiziario: “La pedofila riguarda tanti ambiti della società, lo sport, le parrocchie ma anche la famiglia, anzi soprattutto la famiglia”.

    A proposito della scelta di passare da un personaggio all’altro, spiega: “E’ andata proprio così. Alexandre ha veramente iniziato da solo a denunciare, poi c’è stato un commissario di polizia che ha dato il via a un’inchiesta e poi si sono aggiunte le varie testimonianze. Una sorta di passaggio del testimone tra i vari protagonisti”.

    Ad agevolare il lavoro preparatorio d’inchiesta è stata proprio la scelta di un film di finzione: “Sia le vittime che i parenti erano stati intervistati decine di volte dalle tv, ma si sono fidati e aperti di più sapendo che si trattava di una storia di finzione e non di un documentario”. E ancora: “Non lo considero un film politico, ma piuttosto civile. Spero che aprirà il dibattito anche nella Chiesa, che romperà il silenzio”.

    Grace à Dieu più volte chiama in causa le posizioni nette di Papa Francesco (decisive le sue dichiarazioni pubbliche nel convincere Alexandre ad aprire il caso dopo oltre trent’anni), ma il punto di vista è sostanzialmente laico e non manca una drammatica battuta sull’esistenza di Dio che sembra destinata a sparire sullo sfondo nonostante i costanti inviti dei prelati alla preghiera e al perdono. Anche se Ozon dice di non voler mettere in discussione la fede ma solo l’istituzione ecclesiastica, è difficile credergli fino in fondo.

    Venduto in tantissimi territori (in Italia l’ha acquisito Academy Two), Grace à Dieu rilancia anche il discorso sui tempi di prescrizione dei reati sessuali (una delle richieste più pressanti del movimento #MeToo): “Per le vittime di abusi è molto difficile parlare, spesso lo fanno solo dopo essersi realizzate nella vita familiare e lavorativa. Vent’anni sono troppo pochi, adesso il limite è salito a 30, grazie a questa inchiesta, ed è un passo avanti”.

    https://news.cinecitta.com/IT/it-it/news/55/77666/francois-ozon-pedofilia-e-omerta-nella-chiesa-cattolica.aspx

  • Abusi sessuali sulle suore, parla la presidente di Sentinelle

    Abusi sessuali sulle suore, parla la presidente di Sentinelle

    La francese Laurence Poujade è la presidente dell’associazione Sentinelle contro gli abusi nel clero di cui anche lei era stata vittima.…
    ALTRE INFORMAZIONI : https://it.euronews.com/2019/02/07/ab…

  • SE SEI A ROMA DAL 20 AL 24 FEBBRAIO – “Conto alla rovescia globale per la Tolleranza Zero”

    SE SEI A ROMA DAL 20 AL 24 FEBBRAIO – “Conto alla rovescia globale per la Tolleranza Zero”

    Tre settimane al vertice papale sugli abusi sessuali. Donate, se potete, per aiutare a portare la testimonianza, l’esperienza e le voci dei leader dei sopravvissuti provenienti da tutto il mondo (compresi gli Stati Uniti) a Roma.

    Le voci dei sopravvissuti vanno sentite durante questo vertice – il mondo sarà a guardare – con i media attesi vicino ai numeri ad un conclave papale. Si tratta di evento mondiale e i sopravvissuti del mondo devono essere ascoltati e dobbiamo pretendere il cambiamento. E se siete a Roma dal 20 al 24 febbraio, ecco il programma completo degli eventi qui sotto.

    “Conto alla rovescia globale per la Tolleranza Zero”
    I Sopravvissuti agli abusi del clero provenienti da tutto il mondo, attivisti e alleati alla Campagna Stage Five Day a Roma durante il Summit Papale.

    Le azioni includeranno una “Marcia Zero” globale in Piazza San Pietro.

    Un’organizzazione mondiale di sopravvissuti agli abusi del clero e attivisti, Ending Clergy Abuse (ECA), sarà protagonista di azioni e proteste a Roma durante l’imminente vertice papale, 20-24 febbraio, chiedendo a Papa Francesco di scrivere nelle Norme della Chiesa universale zero tolleranza per gli abusi sessuali e le coperture degli stessi.

    Attesi a Roma saranno una cinquantina di leader ECA provenienti da sei continenti che rappresentano oltre 21 nazioni. La convocazione è a Roma lunedì 18 febbraio. Il programma include una “marcia zero” internazionale, guidata dai sopravvissuti sabato 23 febbraio. A ECA si uniscono i leader di altri gruppi di spicco come snap, e bishop Accountability, insieme ad avvocati che si occupano di riforme legali e difensori dei diritti umani.

    Il Papa ha convocato il vertice, il primo del suo genere nella storia della Chiesa, per affrontare l’escalation mondiale degli abusi sessuali e degli insabbiamenti. Il Presidente di ogni conferenza episcopale nazionale è tenuto a partecipare.

    Durante il vertice, ECA si concentrerà sulla natura globale della crisi degli abusi e sul perché esige una soluzione globale. La prevalenza degli abusi sessuali clericali sta iniziando solo ora ad emergere in Africa e in Asia, dove le vittime sono particolarmente vulnerabili ed efficacemente messe a tacere. I due terzi dei vescovi invitati al summit arriveranno dal mondo in via di sviluppo. ECA solleciterà inoltre l’estensione delle indagini di giustizia penale internazionale, nazionale e locale, insieme alle riforme delle leggi civili riguardanti gli abusi sessuali.

    Sebbene Francesco abbia indicato il suo sostegno personale per la tolleranza zero, ha rifiutato fino ad ora di scriverlo nel Diritto della Chiesa, un atto che lo renderebbe universalmente vincolante nella chiesa cattolica. Se lo avesse fatto, i vescovi sarebbero tenuti a togliere immediatamente dal ministero migliaia di chierici noti per aver molestato sessualmente o abusato dei bambini.

    Secondo la legge della chiesa attuale, i chierici possono abusare sessualmente dei bambini e degli adulti vulnerabili e rimanere nel sacerdozio, e i vescovi che coprono questi crimini possono rimanere in posizioni di autorità.

    ECA:  programma di azioni pubbliche a Roma

    Mercoledì, 20 febbraio
    Conferenza stampa: “Conto alla rovescia per la Tolleranza Zero”. Sala stampa estera – via dell’umiltà, 83, 00187 Roma, ore 9:30

    Giovedì, 21 febbraio
    “Fiaccolata globale per la giustizia”. Giardini di Castel Sant’Angelo, ore 17:00-18:30

    Venerdì, 22 febbraio
    — “Ordini religiosi internazionali e la crisi degli abusi”. Al di fuori della sede internazionale dell’ordine benedettino, sant’Anselmo all’ Aventino Chiesa, piazza dei cavalieri di Malta, 5, 00153 Roma, ore 11:00
    — “Storie di sopravvissuti e testimonianze”. Piazza delle vaschette, 13, 00193 ROM. L’ evento è aperto alla stampa, ore 15:00

    Sabato, 23 febbraio
    La “Marcia per la Tolleranza Zero” “March to Zero” ritrovo presso Piazza del Popolo alle 11:00 del mattino e arrivo in Piazza San Pietro.

    Domenica, 24 febbraio
    Evento stampa finale – “Quello che è il prossimo per i sopravvissuti, la chiesa cattolica e la crisi degli abusi”. Location e tempo per essere annunciati.

    ECA sarà disponibile durante tutto il vertice per interviste e risposte, così come Rete L’ABUSO, Associazione Italiana partner di ECA.

    Contatti:
    Peter Isely (portavoce statunitense / membro fondatore di ECA)
    Email:peterisely@gmail.com
    Tel: + 1414-429-7259 (inglese)
    Dr. Denise Buchanan (membro fondatore di ECA / membro del consiglio)
    E-mail: denise@ecaglobal.org
    Tel: + 1310-980-2770 (inglese)
    Simone Padovani (membro fondatore di ECA)
    E-mail: simon.padovani@gmail.com
    Tel: + 393921454211 (inglese, italiano, spagnolo)
    Tim Law (presidente ECA fondatore / membro del consiglio)
    E-mail: timalaw@aol.com
    Tel: + 1206.412.0165 (inglese)

    Ending Clergy Abuse (ECA) è un’organizzazione di leader mondiali di sopravvissuti agli abusi del clero e attivisti per i diritti umani. La sua missione è quella di obbligare la chiesa cattolica romana a porre fine agli abusi del clero, a proteggere i bambini, e a cercare giustizia per le vittime. I membri di ECA rappresentano oltre 21 paesi provenienti da 5 continenti. https://www.ecaglobal.org-@Endclergyabuse-https://www.facebook.com/ENDCLERGYABUSE/-contactus@ecaglobal.org

  • Governo e preti pedofili, le preoccupazioni della Rete L’ABUSO dopo l’esamina all’Onu

    Governo e preti pedofili, le preoccupazioni della Rete L’ABUSO dopo l’esamina all’Onu

    Di Francesco Zanardi, Presidente della Rete L’ABUSO

    Un Governo che prega sempre più forte insieme alla chiesa, per non sentire le grida dei bambini stuprati dai preti cattolici.

    Questo è quello che abbiamo visto a Ginevra nell’80° Sessione del Comitato per i diritti del fanciullo, che pochi giorni fa, il 22 e 23 gennaio, ha sottoposto ad esamina – in riferimento alla Convenzione per i diritti del fanciullo – l’Italia. Eravamo presenti anche noi della Rete L’ABUSO, il sottoscritto, uno degli avvocati dell’Associazione, Mario Caligiuri, e un consulente della Rete, Simone Padovani.

    L’esamina ha riguardato un campo molto ampio in materia di minori, dalla sanità all’istruzione e al benessere dei fanciulli, all’immigrazione e ai rispettivi soccorsi, passando anche per gli abusi sessuali, quelli commessi in famiglia, ma anche quelli commessi dal clero cattolico, ancora oggi per la maggior parte impuniti dalla legge. E proprio qui, dopo i diversi report che dal giugno scorso la Rete L’ABUSO ha inviato al Comitato, le domande approfondite e coincise, formulate dal membro del Comitato Jorge Cardona.

    Domande alle quali in quella sede l’Italia non ha saputo o voluto rispondere e quello che ci sconcerta è davvero lo scarsissimo interesse, per non dire totalmente nullo, dimostrato dal Governo italiano. Si è presentato in questa sede dopo una interrogazione parlamentare depositata dal deputato Matteo Mantero nel novembre 2017; una diffida ad adempiere dei legale della Rete L’ABUSO inviata anche all’attenzione del Comitato Onu e depositata lo scorso febbraio; una denuncia, sempre dei legali della Rete L’ABUSO, depositata lo scorso 18 ottobre, senza risposta alcuna. I rappresentanti italiani si sono giustificati dicendo che non erano presenti, al momento, i tecnici in grado di rispondere. Chissà se lo faranno dall’Italia nelle 48 ore a loro disposizione, come ha ricordato loro il membro del Comitato Jorge Cardona che ha posto le domande.

    Chissà se il Ministro degli Interni, Matteo Salvini, mentre chiude i porti e fa la battaglia ai migranti, si accorge che dall’estero, comodamente seduti su voli internazionali, arrivano in continuazione nel nostro paese preti pedofili, o con tali accuse a carico che, a rischio nei propri Paesi, si rifugiano nella bella penisola felice dell’impunità, l’Italia.

    Zanardi

    Video dei passaggi interessati

    PRETI PEDOFILI; L’Italia “interrogata” dall’Onu fa scena muta davanti al Comitato per i diritti dell’infanzia (video)

    Esamina dell’Italia alle Nazioni Unite – CRC – sedute integrali del 22 e 23 gennaio 2019. Audio ITA

  • Esamina dell’Italia alle Nazioni Unite – CRC – sedute integrali del 22 e 23 gennaio 2019. Audio ITA

    Esamina dell’Italia alle Nazioni Unite – CRC – sedute integrali del 22 e 23 gennaio 2019. Audio ITA

    Di seguito i video integrali delle due sedute che si sono tenute a Ginevra in data 22 e 23 gennaio 2019, presso l’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, nelle quali il Governo italiano è stato esaminato in relazione all’implementazione della Convenzione per la tutela del fanciullo.

    Alle sedute erano presenti i rappresentanti dell’Associazione Rete L’ABUSO nelle persone del Presidente Francesco Zanardi, l’Avvocato Mario Caligiuri titolare del fascicolo/denuncia sulle inadempienze dello Stato e del Governo italiano, Simone Padovani, reporter e consulente dell’associazione.


  • La realtà inconfessabile! “ABUSI SESSUALI SUI MINORI” 21-24 Febbraio 2019 INCONTRO MONDIALE DEI VERTICI DELLA CHIESA

    La realtà inconfessabile! “ABUSI SESSUALI SUI MINORI” 21-24 Febbraio 2019 INCONTRO MONDIALE DEI VERTICI DELLA CHIESA

    Rete L’ABUSO presenta una campagna di consapevolezza in previsione dell’incontro di febbraio 2019 che si terrà in Vaticano con il Santo Padre e con tutti i Vescovi e Cardinali presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo, sul tema degli abusi sessuali nel clero

    I GRANDI: PONTIFICANO E DECIDONO STRATEGIE
    I PICCOLI, LE VITTIME: SEMPLICEMENTE INDESIDERATE

    UN PERCORSO CRITICO COSTRUTTIVO PER AFFRONTARE LA REALTA’ – PER GUARDARE GLI AVVENIMENTI ANCHE CON GLI OCCHI DI CHI HA VISSUTO GLI ABUSI SUBENDOLI – PER NON ACCONTENTARSI DI QUELLO CHE VOGLIONO FAR CREDERE CON I PROCLAMI – PER DARE VOCE ANCHE AGLI INDESIDERATI – PER FAR SAPERE AL MONDO, E ANCHE AI VESCOVI, I QUALI FANNO FINTA DI VOLER INCONTRARE LE VITTIME (NONOSTANTE L’ESORTAZIONE DI PAPA FRANCESCO PROPRIO PER LA PREPARAZIONE DELL’EVENTO) MA CHE, NELLA REALTA’ DEI FATTI, NON HANNO NESSUNA REALE INTENZIONE DI RICEVERLE.

    TUTTO CIO’ CHE VORREBBERO NON FAR SAPERE E TUTTO CIO’ CHE I MEDIA “NON POSSONO SVELARE”.

    Papa Francesco ha convocato a Roma i Presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo, dal 21 al 24 febbraio 2019, per affrontare il dramma della pedofilia clericale. A questo incontro non è prevista la partecipazione delle Associazioni che, nel mondo, assistono le vittime dei preti pedofili.

    Il Comitato organizzatore di questo evento ha chiesto ai Vescovi di incontrare le vittime prima di febbraio, e ha distribuito un questionario da compilare, il contenuto di quest’ultimo finora non è stato divulgato.

    Il Comitato di Vittime & Famiglie dell’Associazione Rete L’ABUSO ha scritto al card. Bassetti, Presidente della CEI, offrendo la propria disponibilità ad essere incontrati, come piccola delegazione, in rappresentanza delle numerose vittime seguite dall’Associazione.

    Non avendo ricevuto alcun riscontro all’offerta di poter fornire il proprio contributo, né come associazione o delegazione, né come singole vittime che, più volte, hanno scritto anche personalmente chiedendo di incontrare il Santo Padre o i Cardinali e Vescovi organizzatori, in attesa dell’evento di febbraio Rete L’ABUSO ha preparato una campagna di consapevolezza che verrà proposta, in puntate settimanali, con filmati e spunti di riflessione.

    I filmati proposti, della durata di circa 10 minuti, saranno di volta in volta pubblicati ed indirizzati anche, per conoscenza, alla Santa Sede, con l’auspicio che la stessa voglia fornire una sua riflessione, ma saremo ben lieti di ricevere commenti da parte di chiunque voglia fornire il suo contributo costruttivo.

    Per comprendere meglio e concretamente i diversi risvolti del fenomeno, e soprattutto la modalità sistematica nella gestione degli abusi, verrà analizzato un caso concreto attuale italiano ben documentato, come esempio ed emblema di tantissime altre vicende. L’osservatorio privilegiato e puntuale dell’associazione che raccoglie centinaia di testimonianze, consente di affermare, purtroppo con estrema cognizione di causa, che l’esempio proposto, di fatto, costituisce nella sostanza la prassi consolidata.

    Riteniamo che sia importante ed essenziale, per poter adottare misure di prevenzione efficaci e contrastare veramente il dilagarsi del fenomeno, conoscere a fondo la dura realtà, la criminale prassi diffusa in tutto il mondo, scelta, adottata, consolidata e insabbiata a tutti i livelli della gerarchia.

    • Il fatto stesso che si tenda a minimizzare e non voler affrontare seriamente la questione prendendo consapevolezza della cruda realtà, senza veli, senza ipocrisie…
    • Il fatto stesso che i proclami non corrispondano in alcun modo, neanche lontanamente, a ciò che poi si attua…
    • Il fatto stesso che i vescovi responsabili di insabbiamenti e coperture palesi, e pubblicamente dimostrate oltre ogni ragionevole dubbio (come nel caso di esempio analizzato in questa campagna di consapevolezza), non solo non vengano in alcun modo rimossi ma bensì promossi o, addirittura, in altri casi incaricati di individuare le soluzioni adeguate per contrastare tali crimini…
    • Il fatto stesso che ancora oggi assistiamo a situazioni spregiudicate ed incredibili, oltre che estremamente opposte alla tanto proclamata “tolleranza zero”: pur di non affrontare la realtà alcuni Cardinali persino invocando l’immunità diplomatica, si sottraggono al giudizio dei tribunali civili, come il caso recentissimo della Santa Sede che ha richiesto per il Cardinale Ladaria. Il paradosso sfacciatamente ostentato è addirittura costituito dal fatto che il Cardinale Ladaria è l’attuale prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, potentissimo organo ecclesiale che, teoricamente, è preposto per giudicare i Vescovi che commettono proprio questo tipo di reati… o ancora il Cardinale Barbarin rinviato a giudizio presso il Tribunale civile francese proprio nel medesimo procedimento, il quale ha invocato la prescrizione dei reati a lui contestati, rivendicando la corresponsabilità del Cardinale Ladaria, a cui si era rivolto per avere disposizioni circa la decisione di denunciare o insabbiare diversi casi di abusi, Cardinale per il quale appunto il Santo Padre ha invocato l’immunità diplomatica in virtù dei diversi concordati tra Stato e Chiesa.
    • Il fatto stesso che delle centinaia di vittime italiane seguite dall’Associazione, nessuna sia stata contattata per incontrare il Presidente della CEI, RITENIAMO SIA UN PESSIMO PRELUDIO ALLA SERIETA’ DELL’INIZIATIVA CHE, VICEVERSA, E’ STATA TANTO ELOGIATA DAI MEDIA.

    Come si declina quindi la tanto proclamata “TOLLERANZA ZERO” di Papa Francesco?

    Tolleranza Zero è “immunità diplomatica”?

    Tolleranza Zero è “prescrizione dei reati”?

    Tolleranza Zero è farla franca costi quel che costi?

    Cosa dovrebbe cambiare dopo febbraio rispetto alle decisioni prese fino a pochi giorni fa dagli stessi promotori dell’evento?

    Tolleranza Zero fino ad ora non è altro che una gigantesca ipocrisia!

    Le vittime si aspettano fatti non tante ipocrite parole con tanto di speculazione mediatica sulla loro sofferenza.

    Il filo conduttore di questa Campagna di consapevolezza sarà una LETTERA APERTA A PAPA FRANCESCO scritta dai familiari della vittima e pubblicata on-line sul Fatto Quotidiano in data 19.10.2018, lettera che finora ad ora, come tutte le innumerevoli precedenti non ha sortito alcuna risposta o commento da parte della Santa Sede.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/10/19/alessandro-battaglia-la-prova-e-in-una-lettera-papa-francesco-sapeva-degli-abusi-ora-rimuova-mons-delpini-che-lo-copri/4705606/

    Le cinque tappe della riflessione proposta, che in qualche modo cercano di stimolare e raggiungere i vescovi che parteciperanno all’evento affrontano i seguenti temi:
    PEDOFILIA NEL CLERO: ULTIMO APPELLO PER PAPA FRANCESCO

  • L’ombra dei pedofili e le strane carriere dei porporati gay tra le mura vaticane

    L’ombra dei pedofili e le strane carriere dei porporati gay tra le mura vaticane

    Dopo il caso McCarrick Bergoglio ruimanda la resa dei conti al vertice di febbraio

    Non basterà a papa Francesco la ormai certa riduzione allo stato laicale dell’ex cardinale statunitense Theodore McCarrick per calmare le acque e gestire a suo modo il vertice sugli abusi sessuali del clero convocato in Vaticano dal 21 al 24 febbraio prossimo, con la presenza dei presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo.

    Come si ricorderà, la vicenda McCarrick un abusatore seriale – ha provocato un vero e proprio terremoto nella Chiesa cattolica, che dagli Stati Uniti è arrivato in Vaticano, fino a Santa Marta, residenza del Pontefice. Il problema non sono solo gli abusi sessuali, principalmente su seminaristi, che risalgono già agli anni ’80 e proseguiti per oltre venti anni. Ciò che maggiormente inquieta è come sia stato possibile che malgrado ci fossero denunce e voci insistenti sulla sua omosessualità attiva e sugli abusi, abbia potuto fare una brillantissima carriera ecclesiastica essendo stato promosso fino all’arcidiocesi di Washington e addirittura nominato cardinale, ancora al tempo di san Giovanni Paolo II. È anche il tema dell’ormai famosa lettera-dossier pubblicata nell’agosto scorso dall’ex nunzio negli Stati Uniti, Carlo Maria Viganò, che ha chiamato in causa diversi esponenti della Curia Romana e lo stesso papa Francesco che, pur a conoscenza dei dossier su McCarrick, gli ha dato importanti incarichi personali per conto della Santa Sede.

    Lo scorso ottobre, poi, papa Francesco ha accettato le dimissioni di McCarrick dal cardinalato ma solo dopo che era emersa la denuncia riguardo agli abusi su un minorenne. E ora, dopo un processo-lampo alla Congregazione per la Dottrina della Fede, si attende che il Papa lo riduca allo stato laicale. Ma ciò che è apparso chiaro in questi mesi è che papa Francesco vorrebbe chiudere qui il capitolo McCarrick e poi passare semplicemente a decidere le misure per evitare che simili cose accadano in futuro. Ha infatti chiuso l’archivio vaticano ai vescovi americani che volevano una inchiesta radicale, rimandando ogni eventuale iniziativa a dopo il vertice di febbraio. E anche nella lettera ai vescovi Usa dello scorso 1 gennaio proprio sul tema degli abusi sessuali, è evidente il tentativo di confinare ai soli Stati Uniti il problema McCarrick.

    Il motivo è comprensibile: ci sono vescovi e cardinali strettamente legati a McCarrick che risultano nel circolo degli amici di papa Francesco. A cominciare da Donald Wuerl, chiamato a suggerire i candidati all’episcopato negli Stati Uniti al posto del silurato cardinale Raymond Burke. Wuerl, successore di McCarrick a Washington, ne ha coperto chiaramente le responsabilità in tutti questi anni e proprio nei giorni scorsi sono emerse nuove testimonianze che lo inchiodano. Ma c’è anche il cardinale Kevin Farrell, altro pupillo di McCarrick, che oltre alla porpora ha avuto in «dono» a Roma la guida del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita. Anche lui mantenuto al suo posto malgrado l’assoluta inattendibilità della reclamata ignoranza sul «vizietto» di McCarrick. Farrell peraltro è anche responsabile della «svolta omosessuale» all’ultimo Incontro mondiale della Famiglia a Dublino, lo scorso agosto, quando a parlare è stato invitato il gesuita americano padre James Martin, che ha lanciato una crociata per inserire l’agenda Lgbt nella Chiesa.

    Proprio la questione dell’omosessualità nel clero sta infiammando la preparazione del vertice sugli abusi. È evidente che papa Francesco non ne vuole parlare in alcun modo, e anzi ha più volte affermato che la causa degli abusi sessuali va ricercata nel clericalismo, in pratica un abuso di potere. E alcuni suoi collaboratori si sono spinti perfini a negare l’evidenza, ovvero che McCarrick abbia avuto relazioni omosessuali.

    Sicuramente una pubblica critica che leghi gli abusi sessuali del clero all’omosessualità sarebbe molto impopolare agli occhi del «mondo». Papa Francesco anche recentemente ha detto che chi ha tendenze omosessuali non dovrebbe diventare prete, ma lì si è fermato.

    C’è però il fondato timore che il vertice di febbraio sarà usato da chi vorrebbe legittimare l’omosessualità anche nel clero: «Si può essere bravi preti anche se gay», è il ritornello di moda tra le correnti più progressiste, ma sicuramente ci sono cardinali influenti, come il tedesco Reinhard Marx, l’austriaco Christoph Schömborn, lo statunitense Blaise Cupich, che non hanno nulla da obiettare. Certo, evitare di parlare di un problema omosessualità nel clero è il primo passo per una sua legittimazione.

    Per questo nelle ultime settimane ci sono stati diversi interventi di cardinali che hanno criticato l’approccio di papa Francesco al tema abusi. Tra questi i due cardinali superstiti dei Dubia, Walter Brandmüller e Raymond Burke. Il primo ha ricordato ciò che anche un dettagliato rapporto negli Stati Uniti ha messo in evidenza: l’80% degli abusi sessuali non sono commessi su bambini ma su adolescenti maschi. Vuol dire che il legame tra omosessualità e abusi sessuali è «statisticamente provato». Ciò non vuol dire che tutti i preti con tendenze omosessuali siano potenzialmente abusatori, ha sottolineato Burke, ma è un fatto che la stragrande maggioranza di questi abusi vengano da una «debolezza morale» che non c’entra nulla con il clericalismo. Ancora più chiaro l’ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Gerhard Müller che, in una lunga dichiarazione, ha affermato tra l’altro che «balbettare di clericalismo o di strutture della Chiesa come causa, è un insulto alle molte vittime degli abusi sessuali».

    Ad alzare ulteriormente la temperatura, in questi giorni sono scese in campo anche delle associazioni di laici, che hanno lanciato una petizione online da presentare ai vescovi che parteciperanno al vertice vaticano. Il titolo non lascia spazio ad equivoci: «Fermiamo la rete omosessuale nella Chiesa». È stata lanciata da una associazione svizzera, Pro Ecclesia, sostenuta dal sito americano LifeSiteNews, ma immediatamente rilanciata in tutte le lingue (in italiano da La Nuova Bussola Quotidiana). Chiede una serie di misure, tra cui la reintroduzione di un articolo del Codice di Diritto Canonico del 1917 che stabiliva sanzioni dure, fino alla riduzione allo stato laicale, per i chierici responsabili di atti omosessuali. Improbabile che il Papa acconsenta, ma gli sarà comunque difficile lasciare il tema omosessualità fuori dalla porta del vertice.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/lombra-dei-pedofili-e-strane-carriere-dei-porporati-gay-mura-1631508.html?fbclid=IwAR07v6zRca6bQJGOhRxddqOsEdwUdcngM1ymCHIh6vzGmajJQW-9cl10QLE

  • Vittime italiane della pedofilia scrivono alla Cei, ma non ricevono risposta: «Vorremmo essere ascoltate»

    Vittime italiane della pedofilia scrivono alla Cei, ma non ricevono risposta: «Vorremmo essere ascoltate»

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – La lettera indirizzata al cardinale Gualtiero Bassetti porta la data dal 20 dicembre 2018 e contiene la richiesta di un incontro con i vertici della Cei (proprio come ha esortato di fare Papa Francesco prima del vertice di febbraio sulla pedofilia). Alle vittime italiane però non è ancora arrivata nessuna risposta. «Scriviamo direttamente a lei, nella speranza che voglia cogliere l’invito di qualche giorno fa che Papa Francesco ha inviato ai Presidenti delle Conferenze Episcopali ad incontrare le vittime di abusi sessuali, in preparazione dell’incontro del prossimo febbraio sullo specifico tema degli abusi. Alcuni di noi le hanno già scritto più volte in copia conoscenza attraverso lettere scritte a Papa Francesco, per le quali non è stata ricevuta alcuna risposta. Ci rivolgiamo quindi a lei nella speranza di vedere accolta la nostra richiesta di essere ricevuti, ritenendo autentico e sincero il desiderio della gerarchia della chiesa di voler ascoltare le vittime».

    L’associazione L’abuso – l’unica realtà che in questi dieci anni ha cercato di portare alla luce il fenomeno italiano e scoperchiare le zone d’ombra – ritiene insufficienti le scuse sulla tolleranza zero se poi «non sono mai seguite da azioni concrete in riparazione ai gravissimi danni arrecati a tante vittime e al loro contesto familiare. Attendiamo una sua gradita risposta nella speranza che non voglia sottrarsi all’invito del Papa e alla nostra disponibilità nel fornire un contributo che riteniamo utile in preparazione dell’evento».

    Mentre in altri Paesi come Francia, Germania, Olanda, Belgio o Stati Uniti, il fenomeno dei pedofili è al centro di un monitoraggio che ha permesso alle varie conferenze episcopali di valutare con precisione l’entità numerica di questo triste capitolo, in Italia sembra ancora tutto piuttosto indietro. «Ad oggi non siamo in grado di dare alcun numero» ha ripetuto solo alcuni giorni fa monsignor Stefano Russo, segretario della Cei.

    L’associazione L’Abuso ha conteggiato – attraverso le denunce all’autorità civile italiana e i processi in corso – almeno 300 casi in 15 anni. Probabilmente si tratta di una parziale lettura del fenomeno, visto che una buona parte degli abusi non sono stati mai denunciati all’autorità civile italiana e le diocesi non hanno mai aperto i loro archivi.

    Il caso più eclatante riguarderebbe la diocesi di Napoli dove il cardinale Crescenzio Sepe (che siede nel Consiglio permanente della Cei) avrebbe coperto un prete accusato di abusi, don Silverio Mura, spostandolo in una diocesi del Nord. Il caso era stato inizialmente archiviato dalla Congregazione per la Fede ma Papa Francesco lo ha fatto riaprire e ora si sta celebrando il processo canonico nella diocesi di Milano, anche se in totale assenza di trasparenza e informazioni per l’opinione pubblica. Di questo ingombrante caso «non se ne è minimamente parlato» all’interno dell’ultimo Consiglio Permanente, come è stato spiegato ai giornalisti alcuni giorni fa dal segretario generale della Cei, durante una conferenza stampa.

    Francesco Zanardi, ex vittima di un prete di Savona quando era adolescente, ha raccolto con l’aiuto di tanti magistrati italiani, il materiale che gli consente di avere un quadro più completo di tanti casi opachi. Nella diocesi di Genova, per esempio, in passato era stato nascosto un parroco accusato di abusi (su seminaristi) in Argentina, padre Carlos Abuela; a Firenze venne spostato di parrocchia in parrocchia don Daniele Rialti, anch’esso accusato di atti simili. A Milano il caso di don Mauro Galli ha fatto discutere molto per il ruolo che ha avuto l’arcivescovo Delpini che ha ammesso – in una deposizione rilasciata alla Questura di Milano – di averlo sostanzialmente coperto, spostandolo.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_cei_papa_francesco_abusi_vittime_italia_delpini_sepe-4239679.html?fbclid=IwAR0Rt7tcgm-yiZ8pAzo8yHvRTqaNfheXQN09ij1iw3wlD1eq3zsONWtiQuk

  • I vescovi italiani perfezionano le linee guida anti-abuso senza input da parte delle vittime

    I vescovi italiani perfezionano le linee guida anti-abuso senza input da parte delle vittime

    Claire Giangravè

    ROMA – Mentre il Vaticano si prepara ad ospitare un vertice internazionale dei vescovi a febbraio sull’abuso sessuale del clero, i vescovi italiani si stanno preparando attraverso la messa a punto di nuove linee guida per la protezione dei minori.

    “È un suggerimento iniziale immaginare una futura linea d’azione”, ha affermato padre Stefano Russo, Segretario generale della Conferenza episcopale italiana (CEI) nel corso di un evento stampa del 16 gennaio.

    “Vogliamo promuovere l’attenzione verso la protezione dei più vulnerabili”, ha aggiunto.

    Russo ha parlato a conclusione della riunione di gennaio del Consiglio permanente della CEI, 14-16 gennaio, che si è svolta sotto la direzione del suo presidente, il cardinale Gualtiero Bassetti di Perugia.

    Durante l’incontro, “ampio spazio”, si legge in un comunicato ufficiale, è stato dedicato ad affrontare e discutere le linee guida per la tutela dei minori richieste da Papa Francesco.

    Mentre le linee guida non saranno rese pubbliche fino a maggio, i vescovi hanno approvato la creazione di una struttura nazionale per consigliare il clero e i vescovi sulle migliori prassi in materia di abuso sessuale e ha nominato capo mons. Lorenzo Ghizzoni, presidente della commissione per la protezione dei minori della CEI.

    “È un processo sinodale”, ha detto Russo, “un viaggio che è certamente lungo, ma fatto con attenzione, in modo che questa struttura possa essere operativa in modo efficace”.

    Ci si aspettava che le vittime di abusi sessuali si incontrassero con la commissione durante il suo raduno, “ma abbiamo preferito spostarlo perché non c’era abbastanza tempo”, ha detto Russo.

    Invece, le vittime si incontreranno con Bassetti a febbraio, in vista della riunione del 21-24 febbraio dei capi delle conferenze episcopali di tutto il mondo. Le vittime dovranno aspettare fino a marzo per incontrare i membri del CEI, ha detto Russo.

    Il segretario generale ha spiegato che mentre le vittime non facevano parte del processo per la creazione delle linee guida o della struttura nazionale, i consulenti che fanno parte della commissione “non erano persone che parlano in modo astratto”.

    “Questi sono esperti che conoscono le vittime e tengono in considerazione la loro prospettiva”, ha detto Russo, aggiungendo che dal momento che molte delle vittime di abusi sessuali da parte del clero sono minorenni, dovrebbero essere protette e non inserite nella logistica della politica di determinazione.

    I portavoce dei sopravvissuti, tuttavia, hanno espresso il desiderio di essere coinvolti.

    “Conosco oltre 700 vittime di abusi sessuali adulti!”, Ha detto Francesco Zanardi, sopravvissuto all’abuso clericale e presidente di Rete L’Abuso, l’unica associazione di vittime di abusi clericali in Italia, in un’intervista a Crux. 16 gennaio.

    “Verremo subito!” Ha aggiunto.

    Il 20 dicembre, la sezione delle vittime e famiglia di Rete L’Abuso ha inviato una lettera a Bassetti, che può essere vista sul loro sito, offrendo la loro disponibilità per un incontro dopo che Francis ha chiesto a tutti i capi delle conferenze episcopali di incontrare le vittime prima del raduno di febbraio.

    “Non abbiamo ricevuto alcuna risposta”, ha detto Zanardi.

    A differenza degli Stati Uniti o dell’Australia, dove sono stati compiuti sforzi per capire quanto siano diffusi abusi sessuali da parte del clero, in Italia il numero delle vittime e la dimensione del fenomeno rimangono sconosciute.

    “Non sono in grado di dare alcun numero”, ha detto Russo ai giornalisti, aggiungendo che ciò è dovuto al fatto che “eventuali accuse canoniche vengono inviate alla Congregazione per la Dottrina della Fede”. La Santa Sede, ha aggiunto, ha inviato un questionario alla CEI chiedendo ulteriori dettagli su quanto sia diffuso l’abuso sessuale clericale in Italia.

    Da quando la crisi degli abusi clericali è scoppiata nel 2001, la Chiesa e le istituzioni italiane non hanno portato avanti alcuna documentazione sul numero di casi di abuso, processi canonici o civili e sopravvissuti.

    “Penseresti che i preti pedofili non esistano in Italia!” ha detto Zanardi.

    Sul suo sito internet, Rete L’abuso conta oltre 800 presunte vittime di abusi clericali e 17 cliniche per preti pedofili nel paese. “È assurdo che ne teniamo traccia e lo stato no”, ha aggiunto il sopravvissuto, “soprattutto considerando ciò che sta accadendo nel resto del mondo”.

    Zanardi ha detto che in Cile e in Argentina, dove gli scandali degli abusi clericali hanno scosso la chiesa locale, l’opinione pubblica ha reagito con forza e stimolato i governi ad agire.

    “Abbiamo una situazione drammatica qui in Italia”, ha detto, e “non c’è una coscienza civile sulla questione”.

    “Diciotto anni dopo, gli scandali si sono interrotti, il problema è ancora irrisolto “, continua Zanardi. “Quanti ne abbiamo sacrificati in questi diciotto anni?”

    Pubblicazioni cattoliche e laiche italiane riportano spesso gli scandali di abusi che si svolgono altrove, ma secondo gli esperti sul campo ci sono anche molti casi che si verificano nel cortile del papa che non fanno notizia.

    “Le vittime di abusi da parte del clero sono molte in Italia”, ha detto padre Fortunato Di Noto, una sorta di Steve Wozniak italiano nella lotta globale contro lo sfruttamento sessuale dei minori, da quando ha raccolto il suo computer per denunciare abusatori nel 1989.

    “Attendono una chiara risposta operativa che va oltre il meccanismo di protezione di noi stessi senza proteggere gli altri”, ha detto a Crux in un’intervista del 16 gennaio.

    Di Noto ha fondato la sua organizzazione no-profit, Meter, nella sua parrocchia nel 1995 con alcuni fedeli interessati. Negli ultimi 12 anni si sono rivelati essenziali in oltre 23 indagini di polizia nazionali e internazionali, portando a oltre 300 arresti e segnalando preoccupazioni per più di 23.000 religiosi e laici accusati di abusare di minori.

    Mentre il sacerdote ha dichiarato di essere “sempre fiducioso nell’impegno della Chiesa in Italia, che ha compiuto alcuni passi importanti” nella lotta agli abusi sessuali, “il problema sta nella mancanza di coordinamento”, ha affermato.

    Di Noto ha detto che Francesco ha detto tutto quando ha indicato il clericalismo e l’elitarismo come le malattie che sono alla base della crisi degli abusi sessuali nella Chiesa, sottolineando che tutti i membri del clero sono innanzitutto e soprattutto battezzati fedeli che rinunciano a Satana.

    “Sono convinto che non sia così vero quando diciamo che siamo dalla parte delle vittime”, ha detto il sacerdote con una prospettiva globale, citando il rapporto dell’Unione europea secondo cui oltre 18 milioni di minori sono vittime di abusi nel Vecchio Continente.

    “Stiamo ancora discutendo nel 2019 se i cristiani dovrebbero proteggere i bambini!”, ha aggiunto.

    Secondo il sacerdote, non dovrebbero essere sacerdoti o vescovi che dirigono queste commissioni sugli abusi sessuali nella Chiesa. “Dovrebbero esserci donne, laici, religiose e vittime”, ha detto, “e uomini di buona volontà disposti ad applicare le regole”.

    Di Noto ha detto che questa visione riflette il sentimento della “Lettera al popolo di Dio” di Francesco nell’agosto 2018. “Non dobbiamo creare professionisti nella lotta contro la pedofilia”, ha detto, “dobbiamo creare un coscienza concreta. “

    Il vero pericolo per la Chiesa è nella sua “frammentazione e eccessiva burocratizzazione”, ha aggiunto, in cui le soluzioni non sono chiare, le azioni sono posticipate e le vittime scivolano in basso nella lista delle priorità.

    “Essere da parte delle vittime è una passione e una scelta”, ha detto Di Noto, prima di concludere che “è stato fatto molto, ma c’è ancora molto da fare”.

    (traduzione con Google)

    https://cruxnow.com/church-in-europe/2019/01/17/italian-bishops-refine-anti-abuse-guidelines-without-victim-input/