Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Le vittime italiane ignorate dalla CEI

    Le vittime italiane ignorate dalla CEI

    Non è un mistero il prossimo incontro che si terrà a Roma dal 21 al 24 febbraio 2019. Da settimane ne parlano i giornali di tutto il mondo perché è un evento atteso: il Papa ha convocato i Presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo per affrontare il tema della pedofilia clericale.

    Il Comitato organizzatore, nelle persone di Padre Hans Zollner, card. Blase Joseph Cupich, mons. Charles Scicluna, card. Oswald Gracias, ha inviato una lettera ai Presidenti delle Conferenze episcopali invitandole a incontrare le vittime prima di febbraio.

    Come Comitato di Vittime & Famiglie dell’unica Associazione italiana che si occupa in modo specifico delle vittime dei preti pedofili, abbiamo accolto con molto favore tale invito e abbiamo scritto al card. Bassetti poco prima di Natale.

    Abbiamo espresso la nostra disponibilità ad essere ricevuti per fornire un contributo che riteniamo utile alla preparazione dell’evento.

    Ma i giorni passano, le settimane passano, e nessuno ha contattato l’Associazione rete L’ABUSO per organizzare l’incontro con una delegazione del Comitato Vittime & Famiglie.

    Si dirà poi che in Italia non sono state incontrate le vittime?

    Oppure si dirà che sono state incontrate? Ma quali vittime? Quelle che “preferiscono rimanere anonime” così che non vi sia modo di verificare che l’incontro sia realmente avvenuto?

    Oppure il silenzio totale? La notizia che la CEI non ha incontrato le vittime sarà totalmente ignorata…?

    È bastato scrivere che il Comitato organizzatore ha invitato i Vescovi a incontrare le vittime per far credere che ciò avverrà o sia avvenuto?

    Ma la realtà italiana è un’altra, non si crede più alle favole, ormai fin troppo scontate.

    Pronti a ricrederci e ad essere eventualmente smentiti, restiamo in attesa del 21 febbraio.

    Il Comitato Vittime & Famiglie della Rete L’ABUSO

  • L’ONU “interroga” l’Italia, che favoreggia il Vaticano nella pedofilia e non applica la Convenzione sui diritti del fanciullo. Rete L’ABUSO sarà presente alle sedute.

    L’ONU “interroga” l’Italia, che favoreggia il Vaticano nella pedofilia e non applica la Convenzione sui diritti del fanciullo. Rete L’ABUSO sarà presente alle sedute.

    Si terrà a Ginevra, dal 14 gennaio al 1 febbraio 2019, presso la sede dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani, l’esamina del Comitato delle Nazioni Unite sulla Convenzione sui diritti del fanciullo.

    Tra gli Stati aderenti alla Convenzione che saranno “interrogati” nell’esamina, nell‘ 80° sessione del Comitato, troviamo la Guinea, Syrian Arab Repubblic, Japan, Bahrain, Czech Republic, Italy, Belgium.

    La Rete L’abuso e una sua rappresentanza composta dal Presidente della Rete Francesco Zanardi, l’avvocato Mario Caligiuri del foro di Roma e Simone Padovani, sarà presente a Ginevra, alle sedute del 22 e 23 gennaio, i giorni in cui sarà esaminata la posizione dell’Italia.

    Sono stati mesi di intenso lavoro, le situazioni da sollevare sono davvero molte in Italia, perché i Governi non hanno mai operato per adeguarsi alle convenzioni e ai trattati sottoscritti negli anni, lasciando una situazione davvero grave dove, nei fatti, lo Stato risulta praticamente venir meno ai più basilari diritti e principi di tutela dei minori.

    La questione sollevata in particolare modo dalla nostra associazione, avendo come finalità la tutela dei minori e in particolare modo di coloro che sono stati abusati dai membri del clero, è stata appunto la connivenza tra lo Stato italiano e quello del Vaticano che, come prodotto, ha avuto per il momento solo altre vittime, ma nessun provvedimento concreto a contrasto del fenomeno o in loro soccorso.

    I tempi per esporre il tutto sono stati relativamente ampi, in quanto la Rete L’ABUSO, insieme ai colleghi di ECA Global, si è accreditata alle Nazioni Unite solo nello scorso giugno e, solo da quel momento abbiamo iniziato a lavorare, in un contesto internazionale a noi sconosciuto.

    Ma ci siamo riusciti, molto del merito va alla collega Sara Oviedo (Ecuador), collega di ECA Global ed ex vice Presidente del Comitato ONU, che ci ha appoggiati e indirizzati in un contesto decisamente amplio, complesso e a noi sconosciuto. Il report “Giustizia” da noi prodotto e oggi disponibile sul sito dell’ONU (vi riproponiamo qui in italiano – lingua non ammessa) è la sintesi delle contestazioni che avanziamo, documentate in questi mesi, nelle quali si segnala anche la latitanza delle Istituzioni italiane che, ad oggi, malgrado una interrogazione parlamentare, una diffida ad adempiere e una denuncia, continuano a fare scena muta.

    Per lo Stato italiano il problema non esiste, tant’è che, a differenza dei paesi più sviluppati, il nostro è l’unico a non aver mai messo mano al fenomeno. Eppure basta un colpo d’occhio alla nostra mappa o all’immagine di copertina per capire che, forse, anche in Italia c’è un problema…

    L’Ufficio di presidenza

  • Pedofilia, il cardinale Barbarin: “Ho fatto come mi ha detto Roma”

    Pedofilia, il cardinale Barbarin: “Ho fatto come mi ha detto Roma”

    Si è aperto questo lunedì mattina a Lione il processo contro l’arcivescovo della città, il cardinale Philippe Barbarin, accusato di aver coperto, lasciandolo al suo posto per parecchio tempo, padre Bernard Preynat reo confesso di abusi sessuali su oltre 70 minori durante il periodo in cui era responsabile del gruppo scout, tra il 1970 e il 1980.

    Questo processo è importante, speriamo che sia utile anche per altri casi, e che la gente cambi percezione del problema della pedofilia, dentro e fuori dalla chiesa

    PIERRE-EMMANUEL GERMAIN-THILLvittima di pedofilia

    VALERIE GAURIAT, corrispondente di EURONEWS:“La sala alle mie spalle è colma. Il cardinale Barbarin è una delle figure principali della Chiesa cattolica francese ed è stato, tra l’altro citato come uno dei possibili candidati al soglio papale. Per le presunte vittime, più che un processo ai singoli è un processo all’intero sistema. Quello della Chiesa cattolica e della sua tradizione di omertà”.

    Il processo al cardinale di Lione durerà fino mercoledi. Euronews ha chiesto un’opinione a una delle vittime, PIERRE-EMMANUEL GERMAIN-THILL: “Il processo è un modo per far rispondere di fronte alla giustizia le persone incriminate per fatti come questi. E’ molto importante e speriamo che sia utile anche per altri casi, e che la gente cambi percezione del problema della pedofilia, dentro e fuori dalla chiesa”.

    Il vescovo è stato chiamato a comparire in un giudizio diretto per volere di dieci delle vittime che non si sono arrese di fronte all’archiviazione del caso da parte della procura che nel 2016 ha giudicato prescritto il reato di mancata denuncia.

    Nel febbraio del 2016 il cardinale Barbarin aveva fatto pubblicamente mea culpa chiedendo perdono per non aver preso l’iniziativa di indagini approfondite e per non aver sanzionato il sacerdote immediatamente dopo aver ricevuto la prima testimonianza di abusi, atti che lui stesso definisce indegni del ministero ecclesiale.

    “Mi sono fidato delle sue parole”
    Si dichiara innocente il cardinale Barbarin. Ma i dettagli che sono venuti fuori dalla prima giornata sono inquientati. Il cardinale ha saputo delle molestie degli anni 80-90 nel 2010 e a quel punto ha incontrato il prete e si è fidato della sua parola che non c’era stato un seguito. Nel 2014 poi ha inoltrato al Vaticano la testimonianza di una vittima e di fronte alla richiesta di rimozione ha esitato per qualche mese “per non creare uno scandalo, come mi aveva chiesto Roma”, dice Barbarin

    “La questione è questa: il cardinale Barbarin ne sapeva abbastanza per poterlo andare a denunciare in procura – dice il suo avvocato – Ne sapeva abbastanza da poter chiamare il suo autista e farsi portare al palazzo di giustizia, questa è la domanda, non ce ne sono altre”.

    “Finora il dibattito è rimasto sul piano morale – dice François Devaux il confondatore dell’associazione delle vittime La Parole libérée – Finora era rimasto tutto sul piano dei media, dell’opinione pubblica. Ora ci rivolgiamo alla giustizia e vediamo se morale e giustizia stanno dalla stessa parte. Vediamo la giustizia da che parte sta”

    Quest’anno si apre anche il processo a Bernard Preynat, il prete che il cardinale avrebbe coperto.

    https://it.euronews.com/2019/01/07/pedofilia-al-via-a-lione-il-processo-contro-l-arcivescovo-barbarin

  • Pedofilia: la chiesa lionese alla sbarra

    Pedofilia: la chiesa lionese alla sbarra

    Sarà probabilmente un processo che farà epoca. La chiesa lionese è alla sbarra per uno scandalo legato a diversi casi di pedofilia, per il silenzio delle gerarchie.

    Si apre lunedì 7 gennaio a Lione il processo al cardinale Philippe Barbarin, accusato di aver insabbiato le accuse di pedofilia contro un prete della diocesi lionese.
    I presunti reati risalgono agli anni 80, in quegli anni Barbarin non era ancora arcivescovo di Lione, ma lo era nel 2015 quando le accuse emersero e, secondo chi lo ha denunciato, avrebbe dovuto riferirle alla giustizia ordinaria anche se i reati erano caduti in prescrizione.
    Il cardinale, gesuita, era considerato una delle stelle del panorama ecclesiastico non solo francese, ma anche in Vaticano. Conservatore, apprezzato intellettuale malgrado la giovane età, è accusato di omesse denuncia e controllo.

    Questa terribile accusa scagliata da un’associazione di vittime potrebbe costare carissima alla sua carriera.

    Così la nostra inviata: “È qui al tribunale di Lione che il cardinale e cinque leader della diocesi verranno giudicati da questo lunedì per non aver denunciato aggressioni sessuali di un sacerdote fra il 1986 e il 1991. Il processo si dovrebbe concludere mercoledì”.

    Si tratta di un tribunale correzionale mentre il processo verso gli accusati di pedofilia, e che potrebbe portare a pene pesantissime, inizierà dopo. L’accusa è quella di non aver denunciato gli abusi sessuali che il sacerdote Bernard Preynat avrebbe compiuto a danno di oltre settanta scout minorenni.

    I”l trauma delle vittime”, dice un attivista, “non dico che sia definitivo, ma è certo che ti cambia la vita. Anche per coloro che hanno avuto la fortuna di non essere violentati, ed io sono fra questi fortunati, hanno visto la loro esistenza cambiata per sempre. Il fatto che oggi io sia in questa associazione ne è la prova. Il cardinale deve rispondere alla giustizia come chiunque. Non c’è collera o rabbia, ma solo l’esigenza che nessun bambino debba rivivere questi orrori”.

    Il 20 febbraio, intanto, in Francia è prevista l’uscita sugli schermi del film Grace a Dieu, Grazie a Dio, da un’espressione utilizzata in una conferenza stampa da Barbarin, quando disse che “la maggioranza dei fatti grazie a Dio è prescritta, ma altri forse no, sarà la giustizia a decidere”. Autore il regista Francois Ozon. La storia ruota attorno all’affaire Preynat.


    https://it.euronews.com/2019/01/06/pedofilia-la-chiesa-lionese-alla-sbarra

  • È TEMPO DI PARLARE DELLE VIOLENZE SESSUALI COMMESSE DAI PRETI

    È TEMPO DI PARLARE DELLE VIOLENZE SESSUALI COMMESSE DAI PRETI

    Una sera di marzo del 2015, una volante di polizia era impegnata a pattugliare alcune strade di campagna nei dintorni di Reggio Calabria, quando i poliziotti scorsero una macchina appartata e si avvicinarono per fare un controllo. Al suo interno trovarono Don Antonello Tropea, sacerdote quarantaquattrenne di Oppido Mamertina, in compagnia di un ragazzino di 17 anni. Si erano conosciuti su Grindr, la “prima e più diffusa app per incontri tra gay e bisessuali”. Il ragazzo riferiva di aver ricevuto dal prete un compenso di 20 euro per un rapporto sessuale orale, consumato in macchina poco prima che i poliziotti li controllassero. Oltre a questo, sul pc del prete la polizia scovò materiale pedopornografico, oltre a numerose chat con richieste di incontri sessuali con soggetti minori, a pagamento e non, alcuni dei quali consumati. Nel giugno scorso, il religioso è stato condannato in primo grado a quattro anni di reclusione, per prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico.

    La storia di Don Tropea è il piccolo tassello di un triste mosaico italiano fatto di abusi silenziosi e storie venute a galla. Basta perdere qualche minuto su Google, impostando come parametro il 2016, per leggere del prete arrestato a Palermo per violenza sessuale su minori; del sacerdote di Vibo Valentia arrestato per aver fatto sesso con un quindicenne in cambio di cinquanta euro; del prete arrestato a Brindisi per abusi su un bimbo di dieci anni; del parroco di Solza arrestato perché coinvolto in un giro di prostituzione minorile; del sacerdote del bresciano arrestato per violenze sessuali nei confronti di un dodicenne.

    Questi sono solo alcuni esempi di articoli usciti l’anno scorso, a cui se ne aggiungono molte altre decine, che diventano in fretta centinaia se si allarga la ricerca agli anni precedenti. Gli abusi sessuali di personale religioso sono un problema, non lo si scopre ora, ma ciò che stupisce è che l’unico metodo per quantificare questi episodi è proprio quello della ricerca incrociata su Google. Nel nostro Paese, infatti, manca ogni tipo di statistica annuale, biennale, quinquennale o decennale sul tema.

    «In Italia non esiste una quantificazione del fenomeno, mentre all’estero molti Paesi hanno creato commissioni d’inchiesta sugli abusi sessuali perpetrati da preti», mi spiega Francesco Zanardi, Presidente di L’Abuso Onlus, associazione che riunisce persone abusate in giovane età da personale religioso e che si batte quotidianamente contro il fenomeno della pedofilia all’interno degli ambienti clericali. «I primi sono stati Irlanda e Belgio e a giro ci sono arrivate altre nazioni. In non tutti i Paesi i dati sono pubblici, ma comunque c’è possibilità di accesso a essi». Eclatante l’esempio dell’Australia, dove la Royal Commission, istituita ad hoc per studiare la portata del fenomeno degli abusi clericali nel paese, ha concluso che il 7% dei preti cattolici australiani è stato accusato di abusi tra il 1950 e il 2010, mentre i casi quantificabili corrispondo a 4.440 violenze tra il 1980 e il 2010. In Irlanda invece, la Child Abuse Commission istituita dall’allora primo ministro Bertie Ahern ha realizzato uno studio sul tema durato nove anni, che si è concluso con un dossier contenente  le testimonianze di 2.500 vittime di violenze, avvenute tra gli anni ’40 e gli anni ’80 negli istituti gestiti da preti e suore.

    Di tutto ciò in Italia non c’è traccia, e combattere il fenomeno senza statistiche in grado di quantificarlo è un’impresa ardua. Ecco perché alcune realtà hanno deciso di muoversi da sole cercando di stimare il numero di violenze sessuali commesse da preti e sacerdoti nel nostro Paese.

    L’Abuso Onlus ha creato una mappa in continuo aggiornamento che racchiude tutti i casi che è riuscita a raccogliere. La cartina è disseminata di puntini con colori diversi: il rosso rappresenta i casi di condanna in terzo grado, rei confessi o coloro che hanno patteggiato; il giallo i casi in attesa di giudizio e quelli di cui non si è più saputo nulla; il nero gli episodi di sacerdoti indagati all’estero e rifugiatisi in Italia; il verde le comunità di recupero per preti con “problemi” di vario tipo – tra cui quelli relativi a pedofilia e abusi sessuali. La mappa si presenta come una distesa di oltre duecento spunte multicolore, questo il numero di casi di abuso raccolti dalla Onlus negli ultimi 15 anni. Oltre a questa sezione, l’associazione ha creato anche un vero e proprio elenco con tutti i dettagli relativi a ciascuno di questi casi: nome del prete, luogo di esercizio, accuse e iter del processo.

    «La nostra mappa mostra gli abusi degli ultimi quindici anni, che sono solo i casi noti e quelli che siamo riusciti a recuperare», mi spiega Zanardi. «Non esiste un database, se vuoi scovare un elenco dei preti pedofili o vai sul nostro sito o non li trovi. È impossibile avere dati sugli stupri o sugli abusi in altro modo, in Italia c’è un osservatorio antipedofilia che però non fornisce statistiche. In passato abbiamo fatto una grossa polemica con l’ufficio perché si sono rifiutati di darci i dati attaccandosi alla privacy. Noi però non avevamo chiesto nomi, solo numeri».

    Chi ha fatto un lavoro simile a quello de L’Abuso Onlus sono stati I Bambini di Satana, associazione atea che ha realizzato un database che racchiude tutti gli episodi di abusi sessuali clericali noti, con allegati dettagli su generalità del prete e diocesi di riferimento. Come spiega sul proprio sito l’associazione: “Riteniamo che gli individui che ricoprono un ruolo sociale delicato e approfittano di questo ruolo per porre violenza di natura sessuale sui bambini, debbano essere ben riconosciuti ed identificabili in maniera di potere tutelare l’incolumità dei ragazzi”.

    France, Paris, Roman catholic and orthodox bishops

    Dunque sono solo realtà extra-parlamentari ed extra-vaticane a cercare di quantificare il fenomeno degli abusi sessuali da parte di personale clericale, e dalle poche informazioni disponibili sembra che il trend sia in costante peggioramento. Come spiega Emiliano Fittipaldi in un recente articolo per L’Espresso, “il fenomeno degli orchi in tonaca continua ad avere numeri impressionanti: tra il 2013 e il 2015 fonti interne alla Congregazione per la dottrina per la fede spiegano che sono arrivate dalle diocesi sparse per il mondo ben 1200 denunce di casi ‘verosimili’ di predatori e molestatori di minorenni. Un numero praticamente raddoppiato rispetto a quelli rilevati nel periodo che va dal 2005 al 2009”.

    Alla luce di questa situazione e delle costanti critiche rivolte dall’opinione pubblica a una Chiesa troppo spesso passiva sul tema, nel 2014 Papa Francesco ha istituito la Pontificia commissione per la tutela dei minori. In questi tre anni di lavori del nuovo organo vaticano, di numeri relativi agli abusi sessuali clericali nel nostro paese non ne sono usciti. In compenso ci sono stati dissapori interni sin dall’inizio, fino alle dimissioni nel febbraio scorso di Marie Collins, membro irlandese della Pontificia Commissione, lei stessa vittima di abusi in passato. Come motivazione principale, in un comunicato stampa, la Collins parla di “resistenza da parte di alcuni membri della Curia vaticana al lavoro della Commissione. La mancanza di cooperazione, in particolare da parte del Dicastero più strettamente coinvolto nel trattamento dei casi di abuso, è stata vergognosa”.

    A causa dell’ostruzionismo interno, l’organo vaticano non è riuscito a introdurre, tra le altre, la norma che obbliga la denuncia di abusi sessuali alla magistratura ordinaria, lasciando dunque ancora tutto nelle mani dei tribunali canonici. Secondo Francesco Zanardi de L’Abuso, sta proprio nella contrapposizione tra giustizia ordinaria e giustizia ecclesiastica il pilastro che permette agli abusi sessuali dei preti di restare un tema vago e fosco. «Le vittime di abusi sono quasi sempre cattoliche e dunque spesso vogliono presentarsi davanti ai tribunali canonici,» mi spiega Zanardi. «Spesso e volentieri la vittima è però costretta a presentarsi senza il suo avvocato, mentre l’avvocato del prete è presente e coglie tutti i punti deboli della persona, studiando la controparte e preparandosi a “farla a pezzi” durante il processo penale vero e proprio». In un articolo comparso a dicembre su Left, l’avvocato Mario Caligiuri del Foro di Roma spiega che attraverso questo iter “viene generato da un altro tribunale [quello canonico], in anticipo alla celebrazione del rito ordinario, un irragionevole squilibrio a favore del presunto abusante”. Oltre a questo, l’avvocato sottolinea il fatto che durante questi processi ecclesiastici “viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che ha subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi”. Tutto questo procedimento, oltre a rendere difficile che venga effettivamente fatta giustizia, rischia anche di insabbiare in termini statistici i casi di abuso stessi.

    Un episodio eclatante è quello di Giada Vitale di Portocannone. Secondo quanto la stessa riferisce, la ragazza sarebbe stata abusata da Don Marino Genova per tutto il corso della sua adolescenza; decise poi di denunciare il prete all’età di diciassette anni. Nel farlo, passò prima dai tribunali ecclesiastici e secondo Zanardi de L’Abuso Onlus fu proprio questo a compromettere l’esito giudiziario del successivo procedimento penale relativo agli atti sessuali commessi quando la ragazzina aveva già compiuto 14 anni. Nel giugno 2015 il gip presso il Tribunale di Larino ha infatti disposto l’archiviazione di tale posizione perché “la Vitale era capace di poter scegliere e quindi di poter partecipare consapevolmente agli atti sessuali con Don Marino”. Proprio il 3 ottobre è però arrivata la condanna in primo grado a sei anni di reclusione per l’altro filone del processo, quello relativo agli abusi commessi dal prete prima che Giada Vitale compisse 14 anni. Don Marino Genova era stato in realtà già sanzionato nel processo ecclesiastico per questi fatti, la pena consisteva però “nella sola sospensione a divinis fino al pronunciamento definitivo del Tribunale italiano, nell’interdizione all’ufficio di parroco e nell’invito a vivere in una casa religiosa”.

    Oggi, in Italia, mancano numeri ufficiali sul tema degli abusi di stampo clericale, ma mancano soprattutto gli sforzi da parte delle istutuzioni per far sì che questi stessi numeri possano venire a galla. Fino a ora sono stati fatti tanti proclami per debellare quello che è un problema endemico alla Chiesa, a cui però è corrisposto poco o nulla di concreto, se non procedimenti con più ombre che luci, come quelli dei tribunali canonici. «Papa Francesco ha fatto una grande campagna mediatica sui tribunali della Chiesa, per intenderci tribunali che non valutano l’abuso sessuale come reato penale quanto piuttosto come offesa a Dio», conclude Zanardi. «Per un tribunale di questo tipo la vittima e il prete sono sullo stesso piano. Anzi, la vittima appare come un peccatore che ha indotto in tentazione, mentre il prete resta, in fin dei conti, un ministro di Dio».

    https://thevision.com/attualita/abusi-preti/

  • Rete L’ABUSO; il “Report Giustizia sul caso Italia”, pubblicato sul sito dell’ONU

    Rete L’ABUSO; il “Report Giustizia sul caso Italia”, pubblicato sul sito dell’ONU

    Finisce tra i documenti ammessi nell’80 sessione (14 gennaio 2019 – 01 feb 2019) della Commissione per i diritti dell’infanzia, il Report della Rete L’ABUSO sul caso denominato “Italia” che si focalizza in particolare sulla giustizia.

    Va detto che dalla sua nascita, la Rete L’ABUSO ha sempre puntato sulla fiducia e nei valori della giustizia, a nostro avviso l’unica strada legale e civile sulla quale poter proseguire. Spesso la colpa dei fallimenti giudiziari finisce su chi rappresenta la Giustizia e la esercita, alcune volte è vero, ma molte altre invece accade che a monte della sentenza di un Giudice o a monte dell’inefficienza di un Pubblico Ministero, vi siano problemi che nascono da vuoti legislativi o da assenza di regole, o addirittura da regole eccessivamente dispari con i principi stessi di uno Stato e della sua Costituzione, come nel caso del Concordato tra l’Italia e lo Stato della Città del Vaticano, che paradossalmente, anziché vedere l’Autorità Giudiziaria inquirente – nel caso del clero – la vede obbligata a comunicare l’apertura di un fascicolo nei confronti di un sacerdote, al tempo stesso, con la semplice scusa che le informazioni siano riconducibili al proprio ministero, permette ai sacerdoti di sottrarsi ai magistrati.

    Il “Report Giustizia sul caso Italia” (versione in lingua italiana non disponibile sul sito delle Nazioni Unite) parte proprio da qui, da una doverosa quantificazione da parte dello Stato dell’entità del problema, creando basi sulle quali poi poter creare un contrasto efficace al fenomeno, che dopo 20 anni, inequivocabilmente conferma che la chiesa non è in grado, oppure non vuole affrontare, quanto meno nei confronti delle sue stesse vittime.

    Parlo delle vittime, perché per quanto riguarda i sacerdoti, anche quelli pedofili, almeno in Italia è disarmante, anche per me, vittima e Presidente di un’associazione di vittime, vedere a fronte del totale fallimento nella prevenzione e nella riparazione di chi danneggiato, quanto la chiesa si sia ben organizzata invece in soccorso dei sacerdoti. Parlo di cliniche “escamotage” parallele alla nostra sanità nazionale, che come emerso da u’inchiesta giornalistica di Emanuela Provera e Federico Tulli, – contenuta nel libro “Giustizia divina” Chiarelettere (che finirà oltre che nel report in oggetto, anche in una integrazione che depositeremo a breve presso la Procura di Savona) alla quale abbiamo contribuito come associazione – nelle consulenze , fornendo i dati iniziali – hanno una capillare presenza sul territorio, spesso fungono anche come rifugio o escamotage per sottrarsi alla giustizia.

    Nel report, che aveva un limite di 5 pagine, concesso a 6, si citano anche alcuni dei casi più emblematici, come quello di Giada Vitale che per il Giudice, fu vittima di abusi sessuali fino allo scadere “tecnico” del compimento del 14° anno di età, un minuto dopo, è consenziente, e il suo molestatore assolto per quei reati.

    Si citano tra i casi quello di don Silverio Mura, don Francesco Rutigliano, don Mauro Galli e in questo caso l’enorme contraddizione di papa Francesco, che malgrado fosse informato delle violazioni di mons. Mario Delpini, malgrado le proprie dichiarazioni di tolleranza zero, lo ha tuttavia nominato arcivescovo di una delle diocesi più grandi d’Europa.

    Il documento termina con cinque raccomandazioni che l’Associazione, per facoltà porta all’attenzione del Comitato, indirizzate all’Italia, tre delle quali, su richiesta dell’Ufficio di Ginevra, sono state approfondite in un ulteriore documento integrativo di tre pagine, al momento riservato.

    Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webp2019/02/28/relazione-onu-ita-comitato-per-i-diritti-del-fanciullo-2019/

  • Due anni del caso Provolo: una metafora implacabile della vera Chiesa di Bergoglio – Dos años del Caso Provolo: una metáfora implacable de la verdadera Iglesia de Bergoglio

    Due anni del caso Provolo: una metafora implacabile della vera Chiesa di Bergoglio – Dos años del Caso Provolo: una metáfora implacable de la verdadera Iglesia de Bergoglio

    È il caso più grave nel paese (fino ad ora conosciuto) di abusi sessuali da parte di preti e suore su dozzine di ragazze e ragazzi. Perché in questi due anni il Vaticano ha fatto di tutto per nascondere e dare l’impunità?

    LUJÁN DE CUYO – MENDOZA

    In questi giorni sono trascorsi due anni dall’individuazione della causa degli abusi sessuali commessi su ragazze e ragazzi sordi nell’istituto religioso della città di Lujan de Cuyo Mendoza.

    Si tratta niente di meno che il caso più grave in Argentina (conosciuto fino ad oggi) di abusi sessuali compiuti da sacerdoti, sia per il numero di vittime, come per il numero di carnefici e il sistema di occultamento e di impunità orchestrato dalla gerarchia della Chiesa cattolica.

    Come in ogni caso con queste caratteristiche venuto alla luce negli ultimi decenni, sono i sopravvissuti e le loro famiglie che sono obbligati a combattere fino in fondo contro l’occultamento della Chiesa e la complicità dello Stato.

    Solo quando i casi sono insostenibilmente scandalosi, i giudici e i pubblici ministeri sembrano svegliarsi dal loro riposo eterno e aprire gli atti. E ci sono anche le vittime, che seguono passo dopo passo ciò che viene fatto dai tribunali, aggiungendo al dolore dell’abuso l’odio per gli ostacoli del sistema.

    L’urlo

    Nel novembre 2016 un gruppo di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero ha riferito che diversi adulti dell’Istituto Antonio Provolo hanno commesso crimini aberranti in modo sistematico (tra cui la tortura fisica e psicologica) contro i bambini sordi. Dopo anni di silenzio ottenuto con il terrore, una coraggiosa manciata di vittime ha portato alla luce un vero sistema criminale con la complicità della gerarchia ecclesiastica e dello Stato.

    Come il vaso di Pandora, l’emanazione di un paio di denunce ha scatenato una tempesta che in breve tempo porto scandalo nel  paese di Jorge Bergoglio, negli ultimi tre anni e un anno e mezzo ha colpito Papa Francisco. Le prime vessazioni denunciate  non erano le uniche e in breve tempo si è appreso che i carnefici avevano una lunga storia criminale, sempre messa a tacere dalla Curia.

    Da subito lo scandalo collegherebbe Cuyo con il nord e il centro del paese. Da Salta raggiungere la testimonianza di Daniel Sgardelis , un uomo di 44 anni che non solo ha appoggiato ciò che è stato detto dalle vittime di Mendoza ma ha riferito gli abusi che ha subito negli anni ’80, nel Provolo di La Plata, con lo stesso capo della banda di molestatori arrestato a Luján de Cuyo.

    Così, un’altra causa penale fu aperta nella capitale di Buenos Aires, rivelando la complicità di Monsignor Hector Aguer, che per anni coprì due dei violentatori.

    Tutte le strade portano a Roma

    Come si è detto, per quanto è noto, questa è la causa più grave degli abusi sessuali ecclesiastici nel paese, a causa del numero di protagonisti e del livello di occultamento e impunità orchestrati dalla Chiesa.

    Per questo motivo la figura di Francesco si distingue, poiché gli anni in cui si sono svolti molti di questi crimini erano anni in cui Bergoglio ha svolto un ruolo chiave nella Chiesa Cattolica Argentina che transità la sua ascesa nella “carriera ecclesiastica.” E si sa che all’interno della Chiesa cattolica pochissime cose, almeno le più importanti, sfuggono alla conoscenza dettagliata dell’alta gerarchia.

    Solo a metà del 2017 il Vaticano avrebbe nominato una “commissione d’inchiesta” interna, composta da due sacerdoti dell’arcidiocesi di Córdoba, che fin dall’inizio hanno rifiutato, da una parte, di fornire informazioni sul caso giudiziario e, dall’altra, di cercare di ricavare tutto ciò che potrebbe essere di particolare interesse per loro.

    Per entrambe le cose hanno invocato il privilegio legale concesso dall’attuale Concordato del 1966, firmato tra la dittatura di Juan Carlos Onganía e la Santa Sede.

    E non dimentichiamo che nel 2014, come Papa, Bergoglio è stato informato, da diverse vittime italiane, di numerosi casi di abusi sessuali commessi da dieci sacerdoti presso l’Istituto Provolo di Verona, tra cui lo stesso Nicola Corradi, con il quale ha  vissuto per decenni nella sua chiesa argentina. E lui non ha fatto nulla.

    Attualmente il caso attende la data di inizio del processo. Ha quindici imputati, tra cui i sacerdoti Nicola Corradi e Horacio Corbacho e le suore Kumiko Kosaka e Asuncion Martinez (entrambe della Congregazione delle Suore della Compagnia di Maria, coinvolti in altri casi di abusi sessuali in altre città).

    Il numero delle vittime è ancora sconosciuto, in quanto i parenti riferiscono che non tutti i bambini che hanno frequentato la struttura sono stati citati. Inoltre, molte delle persone che sono state citate in questi due anni come testimoni hanno finito per sostenere di essere state vittime degli imputati.

    Occultamento e nuda complicità

    La denuncia ha anche evidenziato il modus operandi della Chiesa cattolica. Nel 1984 Nicola Corradi fu costretto dai suoi superiori a fuggire dall’Italia, dopo che erano comparse le prime notizie di abusi sessuali. Protetto dal Vaticano, fu trasferito per la prima volta nella sede del Provolo de La Plata. E dal 1998, protetto dall’Episcopato argentino, si stabilì nell’Istituto Lujanino.

    Un chiaro esempio del sistema di occultamento e impunità, orchestrato dalla stessa gerarchia ecclesiastica e applicato in tutto il mondo, come ha spiegato questo giornale nel suo documentario No abusarás. Il comando negato nella Chiesa di Francisco , pubblicato l’anno scorso.

    Tale sistema, come ha denunciato più volte Carlos Lombardi, un avvocato per la Rete di vittime di abusi sessuali del clero dell’Argentina, è approvato da parte dello Stato stesso attraverso il Concordato del 1966, gestito da tutti i governi (militari e costituzionali) che seguirono Onganía.

    Per l’avvocato, le norme legali che la Chiesa applica ai casi di abuso sessuale sono la spina dorsale in cui è incastonato l’intero sistema di occultamento dei sacerdoti predatori. “La chiesa in ogni parte del mondo, di fronte alle notizie di un abuso, la prima cosa che fa è proteggere l’aggressore. Se il caso non è stato reso pubblico, il sacerdote è trasferito con la complicità del vescovo. Mentre se è diventato pubblico, inizia una procedura di indagine interna in cui le vittime non hanno altri diritti oltre a presentare il reclamo”, spiega Lombardi.

    La denuncia dei sopravvissuti portò alla luce la complicità dello Stato. Le famiglie non furono mai accompagnate da funzionari provinciali. L’associazione Xumek, sponsor di parte delle querele, ricorda che “nel 2008 è stata presentata una denuncia penale per reati sessuali nel Provolo, il cui dossier non ha sortito alcuna indagine, nessuna azione è stata presa in conformità con la legge e i protocolli di legge in caso di denuncia di abusi sessuali, e le vittime non udenti minorenni non sono stati convocati”.

    Due anni intensi

    Mentre il caso giudiziario viene portato in giudizio a Mendoza, i due anni trascorsi dallo scandalo del Provolo di Mendoza sono stati più che intensi. Nuove accuse di abusi sessuali sono venute alla luce in altre parti del paese contro sacerdoti e altri membri della Chiesa, mentre Francisco fu protagonista di nuovi scandali internazionali su questo tema, come il suo perfido ruolo nel caso dei vescovi clandestini del Cile o della sua crisi interna in Vaticano contro l’accusa delle vittime che fanno di tutto per coprire gli abusatori.

    Ma anche in Argentina c’è stato un intenso dibattito sulla legalizzazione dell’aborto e la piena applicazione della legge sull’educazione sessuale integrale, che ha trovato la gerarchia cattolica in prima fila nella lotta contro i diritti elementari, difendendo i presunti “valori” che la mettono più vicino alla famigerata Santa Inquisizione che a milioni di bambini e ragazzi che vogliono solo vivere la propria vita senza repressioni oscurantiste o ideologie incantate.

    Allo stesso tempo, questi dibattiti hanno messo sul tavolo un altro più completo sui veri interessi, non celesti ma molto terreni, che difendono con croci e spade l’istituzione governata da Bergoglio. La decisione di sostenere i suoi interessi economici multimilionari e il suo livello ingiustificabile di interferenza nell’inquadramento della vita quotidiana della popolazione, costrinse la Curia a una mostra politica che non si vedeva da tempo.

    Ecco perché la lotta cosciente per l’effettiva separazione della Chiesa e dello Stato è imposta come una necessità di milioni di persone che vogliono processare e punire gli autori di crimini aberranti come quelli del Provolo. La lotta nelle strade del movimento delle donne per conquistare l’aborto legale, sicuro e libero e per l’attuazione dell’istruzione sessuale completa in tutte le scuole ha molti vasi comunicanti con la lotta delle vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti e ” laici consacrati”. Una lotta più necessaria che mai.

    (traduzione con Google)

    http://www.laizquierdadiario.com/Dos-anos-del-Caso-Provolo-una-metafora-implacable-de-la-verdadera-Iglesia-de-Bergoglio

  • Forteto. Parlano le vittime: “Ecco chi sono (e perché) i soci da allontanare”

    Forteto. Parlano le vittime: “Ecco chi sono (e perché) i soci da allontanare”

    “Solo così ci sarà vera discontinuità” – L’Associazione Vittime del Forteto (a seguito della nota nella quale il Consiglio di Amministrazione della Cooperativa Il Forteto rivendicava la discontinuità con il passato, clicca qui) chiede in modo esplicito alla stessa cooperativa se i ’34 soci allontanati’ di cui si parla siano quelli ritenuti responsabili (anche se a loro vantaggio è poi intervenuta la prescrizione). E, con una serie di domande, fa nomi e cognomi, nell’attesa di una risposta altrettanto franca.
    Leggiamo il comunicato della cooperativa il Forteto che rivendica la discontinuità con la comunità precisando, se ce ne fosse bisogno, che siamo estranei alla propaganda politica.

    Bacci Francesco, Bocchino Maria Angela, Consorti Mariella, Giorgi Marida, Goffredi Luigi, Montorsi Silvano, Pezzati Stefano Paolo, Sassi Elisabetta, Serpi Luigi, Tardani Daniela, Tardani Maria Francesca, Tempestini Elena Maria, Vannucchi Mauro sono stati ritenuti responsabili, di aver commesso il delitto di maltrattamenti di cui al capo v) IN CONCORSO CON RODOLFO FIESOLI coadiuvandolo stabilmente nell’attuazione e nell’osservanza delle rigide regole di vita e di comportamento da quello create e imposte nella comunità.

    I suddetti 14 soggetti con il loro comportamento hanno causato un grave danno alla cooperativa non solo d’immagine, essendo stata condannata quest’ultima a pagare provvisionali alle parti civili per un importo complessivo di euro 650.000,00 (ai quali dovrà aggiungersi l’integrale risarcimento del danno) mentre alcuni imputati sono stati condannati personalmente a pagare alle parti civili l’importo complessivo, sempre a titolo di provvisionali di euro 455.000,00. Appare evidente il danno provocato alla Cooperativa da tutti i soggetti sopra indicati.

    Sono stati tutti allontanati indipendentemente dal fatto che alcuni di essi abbiano beneficiato della prescrizione (che vuol dire esclusivamente che non sono stati condannati penalmente ma comunque ritenuti responsabili dei fatti addebitati e, di conseguenza, condannati a pagare i risarcimenti insieme alla cooperativa)?

    La cooperativa ha esperito le azioni giudiziali al fine di recuperare quanto pagato alle parti civili per conto dei suddetti soggetti?

    Questi ultimi sono stati allontanati dalle abitazioni che occupavano al Forteto?

    Ugualmente altri 2 soci Romoli Gianni e Premoli Domenico dovrebbero essere allontanati dal Forteto in quanto, pur essendo intervenuta la prescrizione a loro favore antecedentemente alla sentenza di primo grado, hanno proposto appello per ottenere l’assoluzione invece della prescrizione, richiesta respinta in quanto il testimone loro accusatore è stato definito credibile dalla Corte di Appello.

    Per completare la pretesa discontinuità la cooperativa dovrebbe allontanare quei soggetti (circa 20) che, sentiti nel corso del processo, hanno difeso strenuamente l’operato e la figura del Fiesoli rendendo testimonianze ritenute dal Tribunale reticenti ed avulse dalla realtà nel tentativo, fortunatamente mal riuscito, di magnificare il “paradiso” creato all’interno del Forteto nel corso dei 40 anni della sua storia.

    In particolare due di questi ultimi Alberto Bianco e Francesco Rotini, almeno a quanto ci risulta, fanno parte a pieno titolo e con deleghe importanti dell’attuale cda della cooperativa.

    14 + 2 + circa 20 = 36 Il numero corrisponde a quello degli “oltre 34 soci” allontanati dalla cooperativa.

    Se i soci esclusi (allontanati dalle abitazioni e perseguiti civilmente per il gravissimo danno causato) sono quelli sopra indicati allora siamo d’accordo, la cooperativa si è rinnovata ed ha reciso totalmente i legami con la comunità.

    Se invece anche uno solo dei suddetti soggetti è rimasto a qualsivoglia titolo all’interno del Forteto ribadiamo che la Cooperativa deve essere immediatamente commissariata.
    Inoltre quali azione intende intraprendere la nuova cooperativa per sanare le posizioni di tutti coloro ex soci che dovendo fuggire, da quel’inferno hanno perso salari mai ricevuti e Tfr?

    Quali iniziative di pace sociale intende la cooperativa intraprendere insieme e a sostegno delle vittime?

    Rispetto all’economia del territorio Mugellano; qual’ è oggi la mole di conferimento di latte a “km 0”, e da quali produttori locali proviene?

    Infine; se non sarebbe il caso di cambiare nome, vista l’ immensa tragedia umana che questo marchio richiama e sempre di più richiamerà?

    Associazione Vittime del Forteto

     http://www.okmugello.it/mugello/forteto-parlano-le-vittime-ecco-chi-sono-e-perche-i-soci-da-allontanare?fbclid=IwAR3ZyFuSZiMPVl3MMq_Ly9XQWCNBtE6b3Fi6irmdIL1BJLnBlIhxQOBePCw
  • A Baltimora l’assemblea dei vescovi americani in piena crisi degli abusi

    A Baltimora l’assemblea dei vescovi americani in piena crisi degli abusi

    Grande l’attesa sulle decisioni dei pastori mentre si moltiplicano le inchieste indipendenti seguite al Report di Pennsylvania e la pubblicazione da parte delle diocesi delle liste degli abusatori

    MARIA TERESA PONTARA PEDERIVA
    SAN FRANCISCO

    Non si annuncia un incontro di ordinaria amministrazione l’Assemblea d’autunno della conferenza episcopale degli Stati Uniti che si apre a Baltimora in una data significativa per la Nazione come il Veterans Day. Un evento eccezionalmente atteso anche dai media quando non si è ancora spento l’eco delle elezioni del Midterm (anche per via dei diversi riconteggi), è ancora vivo lo sgomento per la tragica sparatoria (14 giovani vittime) di Thousand Oaks, a circa 40 miglia da Los Angeles e continua a crescere l’apprensione per i tragici effetti dei devastanti incendi in corso in California (dove un’intera cittadina di 26 mila abitanti come Paradise è praticamente rasa al suolo, ma in tutto lo Stato si contano già decine vittime e centinaia di migliaia sono gli sfollati).

    È un clima grigio di affanno e mortificazione quello che avvolge un appuntamento fra i più difficili degli ultimi decenni, paragonabile alla cappa di fumo che si distende sulla California: un clima che ricorda quel terribile 2002 quando ebbero inizio le prime rivelazioni sugli abusi al punto che Julie Zauzmer dalle colonne del Washington Post parla addirittura di “resa dei conti”. Decapitata ai suoi vertici per le dimissioni del presidente Wuerl dopo settimane di attesa sul da farsi a seguito del Rapporto della Pennisylvania a luglio, la conferenza episcopale si trova ad affrontare una dura crisi.

    Non basta a sollevare la Chiesa americana l’attesa notizia della prossima beatificazione di James Miller, il religioso dei Fratelli delle Scuole Cristiane, originario del Wisconsin, ucciso in Guatemala nel 1982 “in odio alla fede”, perché la preoccupazione resta pesante: ammontano a 13 le diocesi, più il Distretto Columbia (della capitale Washington) in cui si stanno svolgendo indagini analoghe a quella della Pennsylvania, ma sono almeno altrettante dove potrebbero iniziare. E un po’ in tutto il Paese, da una costa all’altra, i fedeli delle parrocchie sono disorientati: e mentre si moltiplicano le veglie di preghiera, diminuisce la fiducia dei laici (talvolta anche il numero di bambini che si iscrivono alla catechesi).

    Dal Missouri a New York, dal New Jersey al New Mexico, dall’Illinois al Nebraska, dal Wyoming alla California e troppi altri il fiato resta sospeso. Secondo gli osservatori della NBC sarebbero gli avvocati di almeno un’altra dozzina di stati ad accingersi a chiedere l’apertura di indagini. Calcolando le 196 diocesi americane, il futuro resta quanto mai incerto. E intanto Thomas Plante, ex consigliere della Conferenza episcopale, va dichiarando «Questo è il #MeToo della Chiesa cattolica».

    Molte le diocesi che si sono dichiarate disposte, con riconosciuta umiltà, a collaborare con i procuratori all’insegna della trasparenza, come è accaduto da poco a Detroit. Le diocesi in California, costrette dalla pressione pubblica, rilasciano a ritmo incalzante i nomi dei preti riconosciuti pedofili: l’ultima è stata la diocesi di San Diego così come già fatto qualche settimana fa dall’arcidiocesi di Los Angeles e la diocesi di Orange, mentre viene sollecitata anche San Francisco. Intanto a Washington (DC) è stato istituito un apposito portale web così da consentire alle vittime di presentare direttamente lì le loro denunce. Ed è annunciata per il 7 dicembre una lista da parte dei gesuiti della costa ovest.

    La sfida per recuperare credibilità non è affatto semplice: mentre cala ancora la percentuale di americani che si dichiarano cattolici (oggi alcuni dati parlano del 21%), una ricerca condotta dal Boston Globe (il quotidiano che nel 2002 aveva tolto il velo alla questione abusi) e dal Philadelphia Inquirer rivela che si calcolano almeno 130 vescovi che nel corso del loro servizio pastorale sono stati accusati in merito alla questione degli abusi e, nel caso di coperture e insabbiamenti, le accuse sarebbero successive al 2002.

    E intanto Paul Mones, un avvocato di New York che si occupa della difesa delle vittime da un capo all’altro della Nazione (prevalentemente tra le fila degli Scout e della Chiesa Cattolica), nel suo sito web va aggiungendo a ritmo settimanale notizie di nuove denunce, 5 solo nel mese di ottobre.

    “Purtroppo bisogna ammettere che non sono mai state prese sul serio le direttive che dovrebbero garantire la protezione dei minori”, ha dichiarato Anne Burke, giudice della Corte Suprema dell’Illinois autrice anche di un testo sul tema degli abusi da parte del clero.

    L’ordine del giorno dell’Assemblea, presieduta dal cardinale Di Nardo arcivescovo di Galverston-Houston e succeduto a Wuerl nella sua qualità di ex-vicepresidente, prevede, oltre ad un’intensa preghiera di riparazione e all’analisi della Lettera pastorale contro il razzismo, la discussione sulla crisi e soprattutto l’adozione di misure idonee. «Mi auguro che quando avremo finito tutti coloro che hanno invocato in queste settimane passi concreti potranno dire: “Davvero i vescovi ci hanno ascoltati”», auspica con convinzione Michael Burbidge, vescovo di Arlington in Virginia. Sul tappeto c’è la decisione in merito alla costituzione di un’apposita commissione per indagare sugli abusi e quale il coinvolgimento dei laici (c’è chi parla della presidenza a loro affidata e ad un adeguato numero di membri laici e chi invoca una commissione di laici del tutto indipendente, come richiesto, ma all’epoca poco ascoltato, già ai primi di agosto dal vescovo di Albany Edward Scharfenberger), ma si parla anche di un codice di condotta per i vescovi, che non sono soggetti a codici etici deontologici, come previsto nelle professioni, ma qui i pareri, almeno alla vigilia, sembrano contrastanti.

    Becky Ianni, leader dello SNAP, associazione in difesa delle vittime, mostra con diverse dichiarazioni tutto il suo scetticismo su quanto potrà uscire dall’Assemblea.

    Solo i prossimi giorni potranno dire in quale direzione vorrà dirigersi, comunque a testa china, la Chiesa americana.

  • Giornata mondiale dei sopravvissuti a Venezia

    Giornata mondiale dei sopravvissuti a Venezia

    Le associazioni che si occupano di abusi all’interno della Chiesa hanno fatto un flash mob, esponendo un grande striscione in inglese in cui vengono denunciati i crimini sessuali.

    di Vera Mantengoli

    VENEZIA. Hanno scelto piazza San Marco perché il loro richiamo potesse diffondersi in tutto il mondo.

    Oggi, Giornata Mondiale dei Sopravvissuti, alle 15 in Italia e in 37 Paesi al mondo,le associazioni che si occupano di abusi all’interno della Chiesa hanno fatto un flash mob, esponendo un grande striscione in inglese in cui vengono denunciati i crimini sessuali. Per sopravvissuti si intendono infatti le persone che, dopo aver subìto una violenza sessuale da parte di un prete, hanno continuato a vivere.

    L’associazione www.retelabuso.org ha invitato tutti gli abusati nel mondo del clero a uscire allo scoperto e ha ribadito il sostegno agli abusati e alle famiglie.

    http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2018/11/03/news/55fffff-1.17423368