Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusato 30 anni fa dal parroco mai rimosso, ora interviene il Papa

    Abusato 30 anni fa dal parroco mai rimosso, ora interviene il Papa

    Bergoglio scrive a Diego, un uomo che accusa l’insegnante di religione di aver abusato di lui quando era a scuola e aveva appena 11 anni. La sua denuncia, come rivelato da Repubblica, era stata insabbiata, ma il pontefice promette l’apertura di un procedimento

    di ELENA AFFINITO e GIORGIO RAGNOLI

    ROMA – Nella faticosa via crucis della loro esistenza le vittime dei preti pedofili non sono più sole: Papa Francesco, come un padre compassionevole, ne ascolta il lamento e promette loro giustizia. Al grido di dolore di Diego, un uomo di trentanove anni che accusa il suo insegnante di religione, don Silverio Mura, di aver abusato di lui quando ne aveva undici, Bergoglio ha risposto imponendo alla diocesi di Napoli di indagare sul caso. Mentre la città si prepara ad accogliere il Pontefice in visita pastorale il 21 marzo prossimo, sui vertici ecclesiastici napoletani pesa, come una macina da mulino,  l’accusa di aver coperto un prete pedofilo per difendere la diocesi dallo scandalo.

    All’inizio del marzo 2014, Diego decide di scrivere a Papa Francesco per raccontare la sua storia e accusare il vescovo ausiliare Lucio Lemmo e il cardinale Crescenzio Sepe di aver ignorato per quattro anni le sue denunce. “Tre settimane dopo aver mandato la lettera al Papa, nella casella della posta, ho trovato una busta che portava l’indirizzo della segreteria di Stato Vaticana” racconta la vittima. La missiva, datata 26 marzo 2014, firmata da monsignor Angelo Becciu, recita: “Pregiatissimo Signore, con recente lettera ella ha indirizzato al Santo Padre espressioni di ossequio e devozione, confidandoGli in pari tempo una particolare situazione. Sua Santità ringrazia per il premuroso pensiero e per i sentimenti di fiducia manifestati e mentre invoca su di lei la materna devozione della Vergine Maria, chiede di pregare per Lui e di cuore impartisce la Benedizione Apostolica”. La lettera informa inoltre che quanto comunicato “è stato portato all’attenzione del Dicastero competente”.

    Il 14 novembre scorso, Diego riceve una mail dalla cancelleria della Curia vescovile di Napoli con l’invito a presentarsi il 3 dicembre successivo “per gli adempimenti relativi alla denuncia da Lei inoltrata alla Congregazione per la Dottrina della Fede a carico del Silverio Mura (…)”. A raccogliere in via ufficiale le sue dichiarazioni, come primo atto dell’indagine, ci sono padre Luigi Ortagli, vicario giudiziale aggiunto del tribunale ecclesiastico regionale campano e don Orlando Barba, vice cancelliere della curia di Napoli. “Durante l’udienza il vicario mi ha spiegato che il Papa, tramite la Congregazione, ha chiesto alla diocesi di fare alcuni accertamenti” spiega la vittima.

    I fatti, già denunciati dal ragazzo a RE Le inchieste di Repubblica nel 2013, iniziano a maggio del 1987. Diego frequenta la seconda media. Alla fine dell’anno scolastico riceve un invito a casa dal suo insegnante di religione e vice parroco. È questa la prima stazione della sua personale via crucis. Quel pomeriggio, racconta Diego, subisce le prime pesanti avances da parte del prete. Le violenze durano per oltre 5 anni, finché un giorno il ragazzo, ormai diciassettenne, trova la forza di porvi fine. Anni dopo una mattina, mentre è al lavoro, ha un violento attacco di panico che lo fa temere per la sua vita. Portato d’urgenza in ospedale confessa tutto a sua madre e quindi alla moglie. Al primo ricovero ne seguono numerosi altri.

    “Il ragazzo arrivò da me lamentando continui e diffusi dolori fisici; non era in grado di mentalizzare la propria sofferenza e quindi la somatizzava. A tratti traspariva in lui una rabbia drammaticamente intensa” spiega lo psichiatra Alfonso Rossi: “Le istituzioni dovevano farsi carico del suo bisogno di giustizia, perché senza, un’allenaza terapeutica sarebbe stata molto difficile”

    Dopo una denuncia nel 2010 presentata alla Stazione dei Carabinieri di Ponticelli in provincia di Napoli, dove Diego scopre che il reato è caduto in prescrizione, contatta la diocesi: “Il Cardinale Sepe è stato il primo a cui io e mia mamma abbiamo scritto nel maggio 2010 senza avere alcuna risposta. In seguito ci siamo rivolti al vescovo ausiliare Lucio Lemmo, che dopo un anno di tentavi andati a vuoto, ha acconsentito a ricevermi. Davanti a lui firmai una denuncia che, a detta del vicario giudiziale, è sparita”.

    Dal 2010 al 2013 don Silverio Mura ha continuato a fare l’insegnante di religione e il parroco. Poi viene allontanato, ma, grazie a una ricerca effettuata da Rete L’abuso, un’associazione di vittime di pedofilia, emerge che il sacerdote ha insegnato religione anche nell’anno scolastico 2012-2013 in un istituto professionale in provincia di Napoli. “Nell’estate del 2013, dopo un’intervista che rilasciai a Repubblica, di Silverio Mura si persero le tracce. So che oggi si trova in un convento, presso una comunità per preti pedofili, come mi ha riferito Padre Luigi all’udienza”, racconta Diego.

    “Un gesto di grande importanza del Vaticano”

    “Le vittime sono spesso abbandonate dalle istituzioni. Per questo il gesto del Papa ci ha molto colpito” spiega Francesco Zanardi portavoce di Rete L’abuso “Che io sappia è la prima volta che Bergoglio risponde a una vittima italiana. E’ un segno di grande umanità e senso di giustizia. Vorrei poter dire che stiamo combattendo, ognuno con il proprio ruolo, una battaglia comune contro la pedofilia e contro il potere di alcuni vescovi che nascondono questi crimini abominevoli”.

    In effetti, se le accuse venissero confermate, la vicenda di don S. sarebbe l’ultima di molte altre già note: la vittima denuncia l’abuso alla diocesi, il vescovo, anziché promuovere un’indagine formale, dispone lo spostamento del sacerdote in un’altra parrocchia, con pesanti rischi per la comunità. Nel caso di don S. ci sarebbe anche l’aggravante che il vescovo, nonostante la segnalazione di Diego, ne ha confermato l’idoneità all’insegnamento della religione cattolica.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2015/02/05/news/lettera_papa_abusato_parroco-106618724/?ref=HREC1-16

  • Franco Bordo: “Don Inzoli al forum sulla ‘famiglia tradizionale’? E’ uno dei potenti di Cl, impossibile che non lo conoscano”

    Franco Bordo: “Don Inzoli al forum sulla ‘famiglia tradizionale’? E’ uno dei potenti di Cl, impossibile che non lo conoscano”

    Il deputato di Sel ha presentato un esposto in procura contro il prete, già giudicato colpevole dal Vaticano

    di MATTEO PUCCIARELLI

    IL “colpevole” risponde al nome di Franco Bordo, deputato lombardo di Sinistra Ecologia e Libertà. È stato lui ad accorgersi della presenza di don Inzoli al convegno.

    Com’è andata? Era anche lei al forum sulla “famiglia tradizionale”?
    “No, ero al presidio in piazza Einaudi contro l’omofobia. Solo che il giorno dopo apro il giornale e vedo la foto della platea. Mi si accende la lampadina”.

    Come fa a conoscere così bene “don Mercedes”?
    “Siamo concittadini, ho seguito le sue vicende giudiziarie dentro la Chiesa; ho presentato un esposto in Procura l’estate scorsa, perché anche la giustizia italiana deve giudicare quest’uomo”.

    Oggi si scopre che nessuno conosceva don Inzoli, se non di sfuggita.
    “Ipocriti. Stiamo parlando di uno degli uomini più potenti di Comunione e Liberazione fino a non molto tempo fa”.

    Formigoni dice di averlo visto un paio di volte, non di più.
    “Chiamo i miei amici giornalisti di Crema e vediamo di fare una bella rassegna? Altro che due volte. Campagne elettorali, cene al ristorante, inaugurazioni di strutture legate all’associazione di don Inzoli. Non scherziamo”.

    Sempre Formigoni dice di non averlo visto seduto alle sue spalle, altrimenti lo avrebbe fatto allontanare.
    “Può crederci solo lui”.

    Ma come si spiega un autogol di questo livello della Regione?
    “Sono rimasto sbalordito anche io, non pensavo fossero così spudorati. L’ho legato alla persona in sé e anche a chi aveva intorno. Nel mio territorio mi occupavo di sociale e abbiamo sempre visto il legame strettissimo e quotidiano di don Inzoli con i vertici del Pirellone. Cl nel nostro territorio è una potenza vera, quasi intoccabile”.

    Quindi anche Maroni dovrebbe conoscerlo?
    “A parte che sono uscite foto eloquenti, ci può stare che lo conoscesse meno del Celeste, ma ripeto: qui parliamo di un potente, di un uomo influente, conosciuto anche da chi lo osteggiava”.

    E quali erano i suoi sponsor politici?
    “Formigoni, Cattaneo e il cremasco Gianni Rossoni. Aggiungo che l’assessore Cappellini è originaria di un paese a 15 chilometri da Crema: figuriamoci se non sapeva chi fosse”.

    Mentre la vicenda strettamente giudiziaria legata a “don Mercedes” a che punto è?
    “La procura di Cremona ha chiesto degli atti al Vaticano. La decisione del vescovo e della Congregazione per la dottrina

    della fede di allontanarlo per cinque anni dal territorio farebbe pensare che gli atti di pedofilia si siano verificati in quel territorio. Ma toccherà alla magistratura far luce su questa vicenda “.

    Uno dei rari casi in cui la giustizia vaticana si muove prima di quella italiana, non crede?
    “Sì, e penso che l’arrivo di papa Francesco e i cambiamenti interni a quel mondo abbiano reso possibile una decisione così risoluta”.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/01/20/news/franco_brodo_don_inzoli_al_forum_sulla_famiglia_tradizionale_e_uno_dei_potenti_di_cl_impossibile_che_non_lo_conoscano-105341291/

  • FEDERICO TULLI – Quei preti pedofili a spasso e la tolleranza di papa Francesco

    FEDERICO TULLI – Quei preti pedofili a spasso e la tolleranza di papa Francesco

    Il volto disteso di don Mauro Inzoli immortalato al Convegno di Milano organizzato dalla Regione Lombardia per tutelare i valori «della famiglia tradizionale» ha sorpreso molte persone. Non sono pochi infatti, specie in Italia, coloro che quando sentono papa Francescoinvocare la tolleranza zero, pensano a un effettivo giro di vite della Chiesa nei confronti dei sacerdoti pedofili e a una concreta battaglia del pontefice contro la diffusione della pedofilia nel clero. E invece, quel volto serafico evidenzia ancora una volta l’assoluta continuità della linea intrapresa dal cosiddetto papa rivoluzionario con quella dei suoi due predecessori: Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Come ha scritto nero su bianco la Commissione Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza il 5 febbraio 2014, nulla è stato fatto prima di Bergoglio per garantire l’incolumità dei minori che frequentano scuole, parrocchie, oratori cattolici e così via, e nulla di realmente efficace sta facendo il papa gesuita. Con in più un paradosso inquietante.

    Leggendo le parole di condanna della Congregazione per la dottrina della fede nei confronti di don Inzoli, e vedendo quella persona tranquillamente seduta due file indietro al presidente della Lombardia, Roberto Maroni, e all’ex presidente Roberto Formigoni (che a don Inzoli, anch’esso appartenente a Comunione e liberazione, era solito confessarsi), si ha la sensazione di assistere oltre a una incredibile sottovalutazione di un crimine seriale, violento e distruttivo come la pedofilia, quasi a uno spot in favore di essa.

    «In considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza. Gli è inoltre prescritto di sottostare ad alcune restrizioni, la cui inosservanza comporterà la dimissione dallo stato clericale» tuonavano i giudici dell’ex Tribunale dell’Inquisizione a giugno 2014. Una condanna solo a prima vista durissima, avallata da papa Francesco, che evidentemente non ha inciso più di tanto sulla vita pubblica e di relazione del  sacerdote riconosciuto colpevole di aver violato il VI Comandamento (“..atti impuri..”), ma nei fatti responsabile della distruzione della vita di esseri umani indifesi. Considerando che lo stesso pontefice a luglio 2014 ricordava nell’articolo di Scalfari su Repubblica che «dati attendibili valutano la pedofilia dentro la Chiesa al livello del due per cento», chissà in quanti pensando al placido don Inzoli staranno tirando un sospiro di sollievo vedendo a cosa andrebbero incontro qualora fossero scoperti e condannati dalla Congregazione per la dottrina della fede. Secondo la stima del papa, solo in Italia, dove vivono circa 35mila sacerdoti, potrebbero essere almeno 700.

    Del resto quello di don Inzoli non è un caso isolato. Dopo il presunto giro di vite realizzato nel luglio 2013 da Bergoglio con l’inasprimento del codice penale in materia di pedofilia clericale (che segue quello applicato nel 2010 da Benedetto XVI al Diritto canonico), un altro personaggio eccellente nell’indifferenza generale ha subito e subisce (si fa per dire) un trattamento simile a quello dell’ex presidente ciellino della onlus Fraternità che, per inciso, tra le altre cose si occupa dell’affido di bambini provenienti da famiglie in difficoltà.

    Si tratta dell’arcivescovo polacco Józef Wesołowski condannato – come il confessore di Roberto Formigoni – per pedofilia in primo grado dalla Congregazione per la dottrina della fede a giugno 2014, e arrestato a settembre scorso vicino piazza Navona a Roma dai gendarmi pontifici su disposizione del promotore di giustizia vaticano in base al codice penale modificato da papa Francesco. Dopo 60 giorni di arresti domiciliari nel Collegio dei Penitenzieri, Wesołowski oggi passeggia indisturbato per le viuzze di Città del Vaticano in attesa del termine della fase istruttoria coperta da un impenetrabile vincolo di segretezza. È stato lo stesso portavoce della Santa sede, mons. Federico Lombardi, a raccontarlo il 3 dicembre scorso come riporta Radio Vaticana: «La Magistratura dello Stato della Città del Vaticano, continuando le indagini, ha compiuto un primo interrogatorio dell’imputato, a cui ne seguiranno altri. Essendo scaduti i termini per la custodia preventiva e in considerazione delle sue condizioni di salute – spiegava Lombardi – mons. Wesołowski è stato autorizzato a una certa libertà di movimento, ma con obbligo di permanenza all’interno dello Stato e soggetto a opportune limitazioni nelle comunicazioni con l’esterno».

    Il procedimento penale nei suoi confronti è stato aperto dal promotore di giustizia del Tribunale vaticano, Gian Piero Milano, che ne aveva disposto l’arresto con le accuse di abusi sessuali su minori e possesso di materiale pedopornografico, motivando il provvedimento con il pericolo di fuga e di inquinamento delle prove. Rischi che evidentemente non sussistono più sebbene Wesołowski abbia alle spalle una carriera diplomatica ultra decennale. Prima di diventare nunzio in Repubblica Dominicana nel 2008, il vescovo polacco aveva infatti prestato servizio nelle missioni diplomatiche della Santa Sede in Africa meridionale, Costa Rica, Giappone, Svizzera, India e Danimarca, quindi come nunzio apostolico in Bolivia, dal 1999 al 2002, e nei Paesi ex-sovietici dell’Asia centrale (Kazakhstan, Tagikistan, Kirghizistan e Uzbekistan), dal 2002 al 2008. Ed è anche in questi Paesi che l’Interpol, considerando la serialità del crimine in questione, sta svolgendo le sue indagini, sulla base di un mandato d’arresto internazionale spiccato nel 2013 dalla Repubblica dominicana al quale Wesołowski non più protetto dall’immunità diplomatica è sfuggito nel momento in cui le guardie pontificie lo hanno invitato a seguirle Oltretevere.

    Per quanto riguarda don Inzoli occorre ricordare che costui è colpevole per la Santa Sede e innocente fino a sentenza definitiva per lo Stato italiano. Come pure che il suo caso è arrivato finalmente sotto la lente della Procura di Cremona solo nell’autunno scorso dopo due esposti presentati dall’onorevole Franco Bordo, deputato di Sel, e dalla associazione di vittime Rete l’Abuso. Secondo Il Fatto quotidiano i magistrati italiani indagano su 40 episodi di abusi e avrebbero già fatto la richiesta di rogatoria alla Santa sede per acquisire elementi utili dal processo svolto alla Congregazione per la dottrina della fede. Considerato il vincolo di segretezza pontificia che grava sugli atti di questo tribunale, pena la scomunica, solo una persona può consentire di accelerare l’inchiesta e aiutare a fare piena luce: il popolarissimo fautore della tolleranza zero.

    Federico Tulli

  • Milano, la denuncia di Sel: “Don Inzoli, prete accusato di pedofilia, al forum omofobo”

    Milano, la denuncia di Sel: “Don Inzoli, prete accusato di pedofilia, al forum omofobo”

    E’ stato invitato dal Papa “a una vita di preghiera come segno di pentimento”. Al convegno al Pirellone era seduto dietro Formigoni e Maroni. Il senatore Bordo: “Ciliegina sulla torta di un convegno omofobo”

    È seduto in seconda fila, dietro al gotha (presente e passato) del Pirellone: Roberto Maroni e Roberto Formigoni, e poi il presidente del Consiglio Raffaele Cattaneo e l’assessore alla Cultura Cristina Cappellini. Alconvegno accusato di omofobia che la Regione Lombardia ha organizzato in difesa della “famiglia tradizionale” c’era anche lui, don Mauro Inzoli, il prete accusato di pedofilia e obbligato dallo stesso Vaticano a ritirarsi a vita privata. La denuncia arriva dal senatore di Sinistra Ecologia e Libertà Franco Bordo e dal sindaco di Crema Stefania Bonaldi, centro nel quale il prete ha retto una parrocchia fino al 2010. Il forum era stato oggetto di roventi polemiche, visto che la Regione lo aveva organizzato insieme a un’associazione (Obiettivo Chaire) che si propone di curare i gay. E sulla locandina dell’evento era finito il logo di Expo. Da qui l’organizzazione diuna manifestazione contrapposta e concomitante da parte di sinistra, sindacati e associazioni gay alla quale hanno preso parte duemila persone.

    Don Inzoli, soprannominato “don Mercedes” per via dell’auto con la quale girava fino a non molto tempo fa, già presidente del Banco Alimentare, noto esponente del mondo ciellino e (si dice) confessore del Celeste, la scorsa estate ricevette una lettera direttamente dal Papa: “In considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segno di conversione e di penitenza. Gli è inoltre prescritto di sottostare ad alcune restrizioni, la cui inosservanza comporterà la dimissione dallo stato clericale».

    «Un bel quadretto, non c’è che dire – sottolinea Franco Bordo – la Regione a braccetto con il prete pedofilo è la ciliegina sulla torta di un convegno che nei fatti si è dimostrato essere omofobo». L’esponente di Sel è stato firmatario di un esposto alla Procura grazie al quale è stata aperta anche un’inchiesta giudiziaria su Inzoli. Su Facebook Bonaldi scrive: «Mentre i rappresentanti locali del Nuovo centrodestra mi accusano di arrendevolezza, perché con la maggioranza in consiglio intendiamo garantire il diritto di pregare ai cittadini cremaschi di tutte le religioni, ecco il loro guru, don Mauro Inzoli al convegno omofobo sulla famiglia. Indossare un poco di pudore non sarebbe consigliato, dato un provvedimento ecclesiale già assunto per abusi sui minori ed indagini della magistratura in corso?».

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/01/18/news/milano_la_denuncia_di_sel_al_convegno_sulla_famiglia_anche_un_prete_accusato_di_pedofilia-105231074/

  • LA PAURA DELL’UOMO (IN) NERO

    LA PAURA DELL’UOMO (IN) NERO

    Diego si spogliava da solo e si metteva immobile sotto le coperte: la visita di Don Ugo sarebbe durata un po’ meno, se lui fosse stato già pronto. Francesco, quando era il momento di mettere i sacchi a pelo nelle tende, sperava sempre di non essere quello a cui toccava dormire nella cana­dese di Don Nello. E Antonio, ogni volta che sale sul furgone portavalori, prega che non succeda niente perché lui non saprebbe reagire, imbottito com’è di que­gli psicofarmaci che prende di nascosto per tenersi insieme: sono passati veni’ an­ni, ma lui sta ancora male per le molestie subite da Don Silverio.

    Chiedo a Diego, Francesco e Antonio se i gesti recenti di Papa Francesco – la de­cisione di arrestare 1’ex Monsignore J ozef Wesolowski e quella di rimuovere il vesco­vo paraguaiano Rogelio Ricardo Livieres Plano, accusati in due casi distinti di abu­si sessuali e di omertà – danno loro qual­che conforto, e la risposta di tutti e tre è un SOSpIro.

    Dal 2002, grazie a un’inchiesta del Bo­ston Globe che porterà alle dimissioni del Cardinale Law, la pedofilia nella Chiesa è diventata qualcosa che si può dire e non più un segreto condiviso e taciuto tra chi ha subito e chi sapeva.

    Ma dire non è facile per niente, nemmeno a se stessi.

    Francesco Zanardi invece Don , Nello Giraudo, il prete che l’ha . . abusato dagli 11 ai 16 anni, lo ve­de ancora passeggiare per il Savo­nese. La sua denuncia è caduta in prescri­zione, ma grazie a un’ altra per abusi avve­nuti nel 2005 il prete ha confessato e pat­teggiato un anno e sei mesi con la condi­zionale. «La magistratura sa che le sue vittime sono tante, ma sono tutti fatti or­mai prescritti. Nel mio paese, Spotorno, siamo in cinquemila e in 50 siamo stati violentati da Don Nello, tutti quelli che andavano, a turno e negli anni, in campeg­gio con lui». La violenza sta nell’ abuso, ma anche nella certezza che avvenisse e nell’incapacità di sottrarsi. «Lo sapevamo che chi dormiva nella sua piccola tenda veniva abusato. Di solito andavamo via in quattro, lui portava una tenda grande per tre, e una piccola per lui e uno di noi. Lo sapevamo, ma eravamo piccoli e non riu­scivamo a decidere di stare a casa. Sembra­va normale perché lo faceva a tutti». Francesco smette di frequentare il prete quando capisce che normale non lo è per niente, ma vive anni di stallo, inchiodato a quello che è successo: «Ho avuto i miei primi rapporti sessuali solo a 26 anni, e solo nel 2002 ho avuto la forza di affron­tare Don Nello. «L’ho chiamato e gli ho detto: ti denun­cio. È corso a casa mia, diceva che mi voleva bene, confessava. lo ho registrato tutto e l’ho portato al Vescovo Lanfran­coni che sapeva da anni, ma l’aveva spo­stato a lavorare in una comunità per mi­nori in difficoltà,. Anni dopo sono andato a incontrare alcuni di quei ragazzi. Mi dicevano: è vero, ci violentava, ma ci da­va un piatto caldo e un tetto sopra la te­sta. È difficile per chi è abusato non pro­teggere chi abusa».

    Dal 2009 Zanardi ha fondato Rete L’A­buso, l’idea gli è venuta dopo aver parte­cipato a Roma a un incontro di Survivors Voice, l’associazione americana che si . occupa di vittime di abusi da parte di pre­ti. «Mettersi insieme è stato terapeutico: parlare fa bene, condividere allevia i pesi, agire fa sentire utili. Siccome siamo quasi tutti adulti, i reati di cui siamo stati vittime sono caduti in prescrizione. Allora – dif­ficilmente i preti vengono rimossi, il più delle volte solo spostati ed è facile sapere dove – cerchiamo di capire se ci sono vit­time giovani, in modo da poter sporgere denuncia. Purtroppo la pedofilia non è una malattia che passa, chi ha abusato continuerà a farlo».

    Diego Dalla Palma da qualche anno ha preso coraggio e ha raccontato pubblicamente la sua storia di ragazzino abusa­to da un prete del collegio in cui viveva e studiava. «Spero che le proporzioni che posso fare io non siano uno specchio del fenomeno. Da me, su 19 preti, 11 veniva­no di notte nelle camere a farci i servizi. E sceglievano i più piccoli. I grandi sa­pevano, tutti sapevano». Ma nessuno parlava. «No, non ho parlato nemmeno io, anche se un mio compagno di scuola si è ucciso, sfinito dalle emorragie e dal­la vergogna che quegli abusi gli procura­vano. Non posso parlare dell’omertà degli altri senza parlare della mia, io ho rimosso, cercato di dimenticare. Che i ragazzini non parlino è normale: chi cre­derebbe mai che un prete possa fare cer­te cose? Se io l’avessi detto a mia madre lei non mi avrebbe creduto, e allora non dici niente. Più grave è invece tacere da grandi, più grave è il silenzio degli altri adulti che sanno e lasciano che le cose succedano».

    Lui il coraggio di dire l’ha trovato qua­rant’anni dopo, e insieme gli è venuto anche quello di perdonare. «Penso che 1’80 per cento dei preti siano omosessua­li. Probabilmente sentono qualcosa di diverso dentro di loro e sposano la Chie­sa per darsi una disciplina, con l’idea di fare qualcosa di buono, per sfuggire con il voto di castità a qualcosa che non san­no comprendere. Naturalmente non fun­ziona. La pedofilia è una cosa che non c’entra niente con l’omosessualità, e io non me la so spiegare. Ho avuto un ami­co che ho scoperto essere pedofilo, lo ricordo in una piscina termale in Maroc­co, giocava con un ragazzino. lo e altri lo fissavamo increduli, dopo piangeva lacri­me lunghe fino al collo. È una malattia psichiatrica, perché così diffusa tra i preti non lo so. Forse quei corpi lisci fan­no sentire il gesto meno impuro, il desi­derio per una persona del tuo stesso ses­so meno sbagliato».

    Da quando ha raccontato la sua storia Dalla Palma, ogni volta che presenta un libro o va in televisione, riceve moltissime lettere. «Le più strazianti sono state quel­le di un prete che mi parlava delle sue pul­sioni. E quella di un ragazzo con un han­dicap: mi ha lasciato un bigliettino alla fine di un incontro pubblico, mi racconta­va di un abuso. L’ho cercato poi, ma nes­suno pareva saperne niente. C’è tanta omertà, tanta connivenza. I preti tacciono e, tacendo, non danno valore alla loro stessa vita. Chi tace non si vuole bene».

    VANITY FAIR

  • XXX FILES! L’ARCIDIOCESI DI CHICAGO PUBBLICA SUL SITO I DOCUMENTI SEGRETI SUI 36 PRETI CHE HANNO ABUSATO DI 350 MINORI DAL 1950 IN POI – 1500 PAGINE DI LURIDI CRIMINI COPERTI DAL CLERO – – – – –

    XXX FILES! L’ARCIDIOCESI DI CHICAGO PUBBLICA SUL SITO I DOCUMENTI SEGRETI SUI 36 PRETI CHE HANNO ABUSATO DI 350 MINORI DAL 1950 IN POI – 1500 PAGINE DI LURIDI CRIMINI COPERTI DAL CLERO – – – – –

    Da www.thedailybeast.com

    Molte accuse nei confronti di preti pervertiti sono lettere scritte a mano di madri preoccupate. Altre sono e-mail mandate anni dopo gli abusi. Ci sono lettere così vecchie che la scrittura è difficile da leggere. Ci sono e mail così recenti che ci si chiede da quanto tempo questi abusi vadano avanti.

    CARDINALE FRANCIS GEORGE

    In tutto, si tratta di 15.000 pagine degli archivi segreti dell’ufficio sugli abusi su minori dell’Arcidiocesi di Chicago, che la stessa Arcidiocesi ha pubblicato sul sito. Riguardano centinaia di luridi crimini sessuali perpetrati da 36 preti dagli anni Cinquanta in poi. I più recenti sono di un anno fa. Tutta la lista suhttp://docinfo.archchicago.org.

    L’inquietante documento è stato reso noto ieri, mentre il Cardinale Francis George si prepara a lasciare un posto che occupa dal 1997. A gennaio erano già state rese note 6.000 pagine su 30 preti pedofili. L’arcidiocesi di Chicago ha già dovuto pagare 130 milioni di dollari di risarcimento, ma, come dice il Cardinale: «Non possiamo cambiare il passato. Speriamo solo di ricostruire la fiducia attraverso un dialogo aperto e onesto. L’abuso sui minori è un crimine e un peccato».

    RIVELATI I FILE SUI PRETI PEDOFILI

    Molti nomi e molti dettagli sono oscurati per motivi di privacy, ma si parla di preti che fornivano ai ragazzini alcol e sigarette, li accarezzavano, li masturbavano, praticavano sesso orale. Tutto coperto dalla Chiesa di Roma. Basta prendere il caso di Padre Gregory Miller: un dossier di 275 pagine pieno di lettere di congratulazioni per la promozione all’interno dell’Arcidiocesi, nonostante le frequenti segnalazioni di cattiva condotta. In diversi punti si parla di sue erezioni, di masturbazioni, di denudamenti. Eppure ha sempre ricevuto promozioni. L’ultima accusatrice racconta di essere stata abusata da lui a 13 anni. Miller ha prima negato di conoscerla, poi ha chiesto cosa si intendesse per “abuso sessuale”.

    PRETI PEDOFILI

    L’arcidiocesi ha spiegato che l“abuso sessuale” non è necessariamente penetrazione, ma anche toccare o essere toccati, mostrare immagini pornografiche. L’arcidiocesi ha investigato dopo l’ennesima lamentela e ha disposto che Miller non rimanesse mai da solo in presenza di minori. La comunicazione però è irritante: «Non è un giudizio di colpevolezza né una sospensione. Sarà fatto ogni sforzo per evitare inutile pubblicità. Dovesse uscire fuori questa informazione, noi proteggeremo la sua reputazione e la sua privacy».

    E ancora, Padre William Lupo è stato trovato nudo in canonica davanti a una quattordicenne, seminudo vicino alla doccia con due ragazzine, e mentre baciava altre tre adolescenti. La chiesa ne era così informata che mandò un prete spia a controllarlo.

    Padre Joseph Savage non solo ha stuprato minori ma li ha anche portati a rubare preziose reliquie dalle chiese di zona. Gli è stato concesso di restare prete. I pedofili sono sempre stati protetti, mai rimossi.

    STOP PEDOFILIA X

    David Clohessy, a capo del “Survivors Network of Those Abused by Priests”, associazione di vittime degli abusi perpetrati dai preti, è infuriato: «Le vite potevano essere salvate. I crimini potevano essere evitati. Le famiglie potevano essere tutelate. Invece il clero ha pensato prima alla propria reputazione».

    Sembra che la pubblicazione di questi documenti sia stata caldeggiata da Papa Francesco, che ha creato una squadra speciale anti-pedofilia per amore della giustizia e della trasparenza. Il Cardinale George voleva lasciare il suo posto dopo aver chiuso la questione. Le vittime speravano che la questione finisse venti anni fa.

    http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/xxx-files-arcidiocesi-chicago-pubblica-sito-documenti-segreti-88212.htm

  • “I NUOVI MOSTRI” Da scout, alla lobby omertosa della pubblica amministrazione.

    “I NUOVI MOSTRI” Da scout, alla lobby omertosa della pubblica amministrazione.

    Le rispettive carriere di ex scout restano apparentemente separate e indipendenti, ma nel momento della ‘minaccia’ scattano inquietanti meccanismi di difesa della rete, dove da più parti si prende posizione non nel merito, ma nella difesa del senso di appartenenza.

    Questo è successo a Savona in molte situazioni difficili.

    Nella lotta alla pedofilia nel mondo cattolico, non solo la Chiesa ha sistematicamente avuto comportamenti omertosi di fronte a decine di abusi sessuali perpetrati al suo interno a danno di minori, tendendo sistematicamente a perseguitare le vittime e non i carnefici, ma la stessa rete di alleanze e di appartenenza a quel mondo ha protetto questo atteggiamento omertoso, ben evidenziato dal quell’ambiguo connubio di silenzio e complicità di molti ex scout che ricoprono ruoli di pubblica utilità.

    Come mai per esempio si continua a ‘proteggere’ da più parti l’assessore in carica ai servizi sociali del comune di Savona ed ex scout Isabella Sorgini (oltre che il marito Livio Giraudo e diversi responsabili scout dell’Agesci), la quale pur essendo a conoscenza delle tendenze pedofile del cognato, Nello Giraudo, non si fece scrupolo a portarlo comunque in un campo Agesci nel 2005?  In quel campo Nello Giraudo violentò un minore, e non fu il fato a far sì che malgrado quel ragazzo segnalò immediatamente ai responsabili del campo di aver subito molestie, i cinque responsabili omisero non solo la denuncia, ma anche i soccorsi medici al ragazzo, nonché la comunicazione di quanto accaduto alla famiglia del giovane, che lo scoprì solo quando il ragazzo fu convocato in procura.

    Lo stesso avvocato Marco Russo, ex scout, amministratore pubblico e avvocato difensore del Giraudo, nella memoria difensiva del suo cliente (che per quel solo fatto fu condannato a 1 anno e sei mesi di reclusione), definì quella violenza un atteggiamento “scherzoso”.

    Per le persone che come me e tante altre vittime della pedofilia sono rimaste sempre inascoltate, isolate e sovente soggette a ritorsioni per aver semplicemente detto la verità (per senso di giustizia e per proteggere bambini indifesi da nuovi abusi), è davvero sconfortante sentir pronunciare proprio da queste persone frasi del tipo “Lo scoutismo mette al centro la persona” e “si adegua al passo dell’ultimo”.

    Ma questi comportamenti nel ‘fare blocco comune’ e nel proteggere un sistema corporativo molto forte nel savonese, si manifestano anche in altri contesti: nella mancata lotta alla cementificazione del nostro territorio e soprattutto nella omessa denuncia pubblica delle note ditte malavitose che nel savonese da decenni vincono appalti, nel silenzio di molti, di troppi.

    Perché ad esempio la referente provinciale della nota associazione antimafia nonché ex scout rimane sempre in silenzio di fronte a inchieste che riguardano le ditte in odore di ‘ndrangheta?  Perché il portavoce del Sindaco ed ex scout sostiene il cambio di destinazione d’uso del palazzo al porto che favorisce il noto imprenditore, incurante della contrarietà della cittadinanza?  Come mai gli ex scout nella Carige non si opponevano ai lauti prestiti dati a occhi chiusi alle ditte del gruppo Nucera? Come mai diversi ex scout inseriti nel tessuto imprenditoriale e finanziario savonese non si sono mai pronunciati anche sui devastanti danni della centrale a carbone di Vado, che secondo la Magistratura avrebbe provocato centinaia di morti premature?

    Non è che alcuni ex scout che hanno fatto carriera, in decisioni che riguardano l’interesse collettivo hanno scelto di non mettere piu’ “al centro la persona” ma i propri interessi corporativi ?

    Francesco Zanardi

  • GIADA VITALE: NON VOGLIO PIÙ AVERE A CHE FARE CON LA CHIESA CATTOLICA, HO CHIESTO LO SBATTEZZO

    GIADA VITALE: NON VOGLIO PIÙ AVERE A CHE FARE CON LA CHIESA CATTOLICA, HO CHIESTO LO SBATTEZZO

    E’ la brevissima dichiarazione di Giada Vitale, 19enne di Portocannone abusata per anni da Don Marino Genova (prete che non è stato ridotto allo stato laicale perchè “pentito di quello che aveva fatto”) per annunciare che ha chiesto quello che si chiama “sbattezzo dalla Chiesa Cattolica”.

    Tutto questo vuol dire che Giada, delusa dal comportamento dei tribunali ecclesiastici, ha chiesto la cancellazione della registrazione del suo battesimo con il quale è stata registrata la sua adesione alla religione cattolica. Da oggi non è più cattolica e le autorità le devono inviare una risposta entro 15 giorni, che attesti  la sua cancellazione dal registro dei battezzati. Qualora non si adempisse alla sua richiesta il caso passerebbe al tribunale competente.

    Quella di Giada è una protesta forte. L’ennesimo atto di coraggio, forse il più forte dopo la denuncia degli abusi subiti da Don Marino Genova. Che è conseguito all’abbandono dell’ultimo coro parrocchiale del quale ha fatto parte a Termoli. Dopo che le Chiese degli altri paesi per lei erano diventate templi inaccessibili. Una scelta condivisa da Unavoceperledonne. La nostra associazione culturale da quando ha capito l’importanza della denuncia penale e pubblica di Giada Vitale la sostiene senza se e senza ma. E le augura anche di proseguire la sua carriera musicale a piede sospinto.

  • Lettera a Papa Francesco – AssociazioneSordi “A. Provolo”

    Lettera a Papa Francesco – AssociazioneSordi “A. Provolo”

    “L’Istituto ecclesiastico Antonio Provolo di Verona ha garantito per oltre un secolo un futuro migliore ai bambini sordi e muti, sostenendoli negli studi e nell’inserimento al lavoro, ma in quell’ edificio sono avvenuti episodi terribili: preti e fratelli religiosi hanno abusato sessualmente di oltre 60 tra bambini e bambine vissuti nell’Istituto.

    Ora, più di trent’anni dopo, le vittime hanno trovato la forza di denunciare i fatti accaduti. Gli abusi di cui parlano sarebbero proseguiti per almeno trent’anni, fino al 1984. Come preannunciato in conferenza stampa presso la sala stampa della Camera dei Deputati a Roma il 09 aprile 2014 e tenuto conto che, dopo la commissione d’indagine voluta dal Vaticano, lo stesso ha ammesso gli abusi, è nostra intenzione chiedere i risarcimenti. Primo passo sarà a Bruxelles presso la commissione per i diritti umani assieme a Survivor’s Voice.

    Teniamo anche in considerazione che l’ONU ha fatto recentemente (febbraio 2014) una dura reprimenda nei confronti del Vaticano, per i comportamenti tenuti dallo stesso. Nel dicembre 2013 abbiamo scritto una lettera al Papa per chiedere che la Cei aprisse i propri archivi, dove sicuramente sono depositati moltissimi casi, ad a oggi sconosciuti.”
    Associazione Sordi “Antonio Provolo”

    Caro Papa Francesco,
    Siamo un gruppo di ex allievi dell’Istituto per sordomuti “Antonio Provolo” di Verona, che nel 2009 hanno denunciato sulla stampa, dopo tre anni di contatti infruttuosi con la Curia di Verona, gli abusi subiti da preti pedofili dell’Istituto, per evitare che ad altri bambini accadesse quello che è successo a noi.
    Subito siamo stati accusati dal Vescovo di Verona, che da un anno e mezzo era al corrente dei fatti, di essere dei calunniatori.
    Nel 2010 il Vaticano ha chiesto alla Curia di istituire una commissione di indagine con il compito di ascoltare i sordi vittime di abusi.
    Nel 2012, dopo la chiusura dei lavori della commissione, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha ammesso gli abusi sui piccoli sordomuti e da calunniatori siamo tornati a rivestire, per l’opinione pubblica, il ruolo, non ricercato, delle vittime.
    Nonostante questo siamo stati lasciati soli.
    Nessuna solidarietà dalla Curia e dalle istituzioni ci è pervenuta.
    Solo l’Associazione Sordi “Antonio Provolo”, da sola, sta cercando di risolvere i gravi problemi di queste persone.
    Le Sue recenti dichiarazioni volte a far emergere il fenomeno delle violenze sessuali sui minori che hanno visto come tristi protagonisti dei membri del clero, ci hanno spinto, quasi incoraggiato a scriverLe.
    Abbiamo pensato allora alle possibili, terrene, risposte al problema che più ci sta più a cuore: nessun bambino deve più subire quello che abbiamo sofferto noi.
    Un po’temerariamente quindi approfittiamo di questa, per suggerirLe una operazione già attuata dalla Chiesa in altri Paesi: promuovere anche in Italia, una Commissione indipendente che faccia emergere i numerosi casi ancora sottaciuti del fenomeno.
    Sarebbe, per quanto ci sembra, una operazione ecumenicamente positiva: le vittime delle violenze potrebbero liberarsi in quell’ ambito di un segreto vissuto come vergognoso per anni, e riprendere una vita terrena meno difficile e rancorosa; la Chiesa, nel contempo, sanerebbe concretamente e in positivo un debito di verità con una realtà tanto tragica quanto, finora, negata.
    Sia pur con pena pensiamo anche ai nostri aguzzini di allora: aprire la finestra a quelle terribili verità terrene potrebbe risanare le piaghe interiori che devono essersi portati dentro per tanto tempo. Perchè anche i torturatori sono, sotto certi punti di vista, vittime delle oscenità perpetrate.
    Nessuna gratuita vendetta postuma cerchiamo quindi, ma misericordia e sostegno per le vittime.
    Per ottenere ciò cerchiamo il più prezioso degli alleati: il Papa.
    Buon Anno.
    Verona, 31 dicembre 2013
    In rappresentanza delle vittime: Giorgio Dalla Bernardina, Presidente Associazione Sordi “Antonio Provolo”

    P.S. Qualora lo ritenesse necessario, siamo fin d’ora a disposizione per un incontro con Lei al fine di esporLe personalmente quanto accaduto.
    Marco Lodi Rizzini, consulente udente dell’Associazione A. Provolo

  • Lettera a Papa Francesco-Ass.ne Sordi “A. Provolo”

    Lettera a Papa Francesco-Ass.ne Sordi “A. Provolo”

    Per oltre un secolo è stato un simbolo della carità della Chiesa: una scuola specializzata per garantire un futuro migliore ai bambini sordi e muti, sostenendoli negli studi e nell’inserimento al lavoro.

    L’Istituto Antonio Provolo di Verona ospitava i piccoli delle famiglie povere, figli di un Nord-est contadino dove il boom economico doveva ancora arrivare.

    Fino alla metà degli anni Ottanta è stato un modello internazionale, ma nel tetro edificio di Chievo, una costruzione a metà strada tra il seminario e il carcere, sarebbero avvenuti episodi terribili.Preti e fratelli religiosi hanno abusato sessualmente di noi”.

    Un’accusa sottoscritta da oltre 60 persone, bambini e bambine che hanno vissuto nell’Istituto, e che ora scrivono: “Abbiamo superato la nostra paura e la nostra reticenza”.

    Gli abusi di cui parlano sarebbero proseguiti per almeno trent’anni, fino al 1984 Come preannunciato in conferenza stampa a Roma presso la sala stampa della Camera dei Deputati il 09 aprile 2014 e tenuto conto che, dopo la commissione d’indagine voluta dal Vaticano, lo stesso ha ammesso gli abusi, è nostra intenzione chiedere i risarcimenti.

    Primo passo sarà a Bruxelles presso la commissione per i diritti umani assieme a Survivor’s Voice. Teniamo anche in considerazione che l’ONU ha fatto recentemente (febbraio 2014) una dura reprimenda nei confronti del Vaticano, per i comportamenti tenuti dallo stesso”. Associazione Sordi “Antonio Provolo”