Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Evento su pedofilia clericale  con diretta streaming.

    Evento su pedofilia clericale con diretta streaming.

    SABATO 14 NOVEMBRE 2015 , dalle ore 17.00, IN DIRETTA STREAMING DALL’URBAN CENTER DI LA SPEZIA (presso teatro civico, via Carpenino) , un importante evento sulla pedofilia clericale, organizzato dal circolo Uaar della Spezia. L’ingresso libero.

    “Parole opere e omissioni” Per i milioni di devoti cattolici nel mondo la Chiesa è un luogo di pace, di santità e di serenità; tuttavia, per alcuni bambini della parrocchia, è proprio dietro quelle alte mura che si scatena l’inferno.
    La Chiesa cattolica ha circa 50 milioni di bambini all’interno delle sue Congregazioni sparse in tutto il mondo, eppure il Vaticano pare non abbia adottato ancora nessuna politica di protezione dei bambino.

    C’è, quindi, un’unica politica rivolta a mantenere le cose come profondamente sepolte in segreto il più possibile?
    Una storia di secoli che continua ancora oggi. Quanto conosciamo di essa? Quanto è informazione o disinformazione e quanto deve rimanere tabù?

    Introduce Antonio Lombatti, storico e scrittore, autore del libro “La moglie del Monsignore”, con un coinvolgente e toccante viaggio tra “celibato obbligatorio” e “pedofilia clericale”, fino agli ultimi casi giudiziari italiani ancora aperti e altri da aprire, illustrati da Francesco Zanardi, fondatore della “Rete l’abuso” di Savona, associazione impegnata in prima linea in sostegno delle vittime della pedofilia clericale.

    Dopo una breve testimonianza diretta di Zanardi, vittima degli abusi di don Nello Giraudo, seguirà la proiezione del film/documentario di Silvia Luzi e Luca Bellino, che parla di casi tutti italiani: “La preda. Silenzio nel nome di Dio”, presentato al Bif&st di Bari, prodotto dalla PRESS-TV e diffuso in più di 40 paesi ma ancora inedito in Italia. Una toccante testimonianza delle vittime di abusi e di una parte di Chiesa che vuole avere una voce nel contrasto alla pedofilia.

    Grazie alla collaborazione della libreria “contrappunto” della Spezia, saranno disponibili copie del libro: “La moglie del monsignore”, di Antonio Lombatti.
    Per info: laspezia@uaar.it
    331.3723837
    Facebook: Uaar La Spezia
    Cesare Bisleri (coordinatore circolo Uaar La Spezia)

  • Rete L’ABUSO ONLUS, Il Presidente Francesco Zanardi nel libro scandalo di Gianluigi Nuzzi

    Rete L’ABUSO ONLUS, Il Presidente Francesco Zanardi nel libro scandalo di Gianluigi Nuzzi

    Denunciare, sempre. A qualsiasi costo. E questo il Presidente di Rete L’ABUSO ONLUS lo sa bene. Ha cominciato presto, Francesco, a smontare un sistema clericale per certi aspetti marcio e sicuramente poco misericordioso. Non ha mai smesso, neppure davanti alle minacce, ai soprusi e allo spettro di poteri talmente forti che fanno tremare la terra tutta intorno.

    Così, una delle sue testimonianze finisce nel libro che ha creato scalpore ancora prima di essere messo in vendita. Via Crucis, di Gianluigi Nuzzi, è il racconto esplicito di controversie e scandali degli uomini di Dio. A pagina 83, Nuzzi scrive: “Ad avvisare l’allora vescovo ci fu anche una vittima di abusi, Francesco Zanardi. Ecco la sua testimonianza: «Calcagno… mi disse di non recarmi alla magistratura,  in quanto il prete era una persona molto fragile e avrebbe potuto suicidarsi e io l’avrei poi avuto sulla coscienza»”.

    Si parla del Cardinale Domenico Calcagno, e la versione di Zanardi è ampiamente sostenuta dalla testimonianza di don Carlo Rebagliati, il quale aveva anch’egli dichiarato, prima di morire in circostanze misteriose (qui l’articolo del Secolo XIX), di aver segnalato le malefatte del prete pedofilo all’allora vescovo della diocesi di Savona, sentendosi rispondere: «Potevano anche essere solo dicerie».

    Nuzzi riporta l’episodio nel capitolo “Il Cardinale Rambo”, sempre riferito all’attuale presidente dell’A.p.s.a. (Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica), che nell’aprile del 2012 subisce ancora un affronto da parte di Francesco Zanardi. Dal portale della sua associazione pubblica una nota contenente delle informazioni piuttosto imbarazzanti. Ne “L’arsenale del Cardinale” si riporta la notizia, in modo dettagliato, della collezione di fucili, alcuni dei quali notoriamente “destinate dal fabbricante ad usi offensivi”, che il Cardinale aveva anche regolarmente denunciato. «Mi piacciono le armi, che male c’è», si difende qualche giorno dopo dalle pagine di Repubblica (qui l’articolo), dicendosi addirittura stupito della diffusione dei documenti che dovevano rimanere in Questura.  E alle domande del giornalista risponde: «Ho pensato che la notizia della diffusione delle mie armi possa essere legata a quelle vicende». Quelle di quasi dieci anni prima, quando alcune vittime di abusi e alcuni preti lo avevano fortemente accusato di non aver contrastato il fenomeno della pedofilia anche laddove era stato messo a conoscenza. Due pagine più tardi, Gianluigi Nuzzi menziona anche il giornalista di Savonanews, Mario Molinari, firmatario dell’articolo che rivelò al mondo l’inconsueta passione per le armi di Cardinal Calcagno.

    E così il cronista milanese torna nuovamente a turbare gli animi degli inquilini della Santa Sede.

  • Sarà Francesca Lagatta, 30 anni originaria di Praia a Mare (Cs), a curare l’informazione di Rete L’ABUSO ONLUS.

    Sarà Francesca Lagatta, 30 anni originaria di Praia a Mare (Cs), a curare l’informazione di Rete L’ABUSO ONLUS.

    Giornalista pubblicista, scrittrice e blogger, comincia la sua carriera quando decide di lasciare la Facoltà di Psicologia dell’Università Federico II di Napoli per inseguire il suo sogno.

    Comincia a collaborare con le redazioni locali, ma ben presto il giornalista Rai Lucio Giordano la assolda per il quotidiano on line Alganews, blog tra i più letti in Italia e che tra le firme annovera, tra gli altri, anche quelle di personaggi del calibro di Giulietto Chiesa, Claudio Sabelli Fioretti, Corradino Mineo, Enni Remondino, Jacopo Fo e Flavia Fratello.

    Oggi collabora alle testate giornalistiche Notia, Iacchité, Identità Insorgenti, Hi tech paper, La Spia Press e per il blog Il Falso Quotidiano. Collabora, inoltre, alla rivista satirica Soppressatira, le cui cartoline vengono riprese dai maggiori quotidiani nazionali, cura personalmente il suo blog e dalla primavera scorsa è una presenza fissa nel programma tv, in onda sul digitale terrestre, “Perfidia. Che fai, mi cacci?”.

    Il prossimo gennaio passerà alla direzione di Più S Web Tv, realtà locale che punta all’informazione di tutto il meridione. Da pochi giorni è addetta stampa di Bruno Mautone, autore del libro “La tragica fine di un eroe”, che narra la fine dell’artista calabrese Rino Gaetano, toccando temi forti, quali la mistificazione tra mafia, politica e massoneria e sta scrivendo un libro tutto suo sulla relazione tra ‘ndrangheta e il consenso polare. La criminalità organizzata è spesso al centro dei suoi scritti, ma tratta anche di sanità, di cronaca, di politica, di attualità e compie una vasta opera di promozione del territorio.

    La nomina da addetta stampa dell’associazione nazionale contro la pedofilia arriva dopo una stretta collaborazione, che dura già da qualche tempo, tra il Presidente Francesco Zanardi e la giornalista calabrese.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO Onlus

  • Condannato a nove anni di reclusione don Sergio Librizzi

    Condannato a nove anni di reclusione don Sergio Librizzi

    Nove anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici e da qualsiasi ufficio attinente a tutela, curatela e amministrazione di sostegno. Questa la condanna contenuta nella sentenza pronunciata, oggi pomeriggio, dal gup del Tribunale di Trapani Antonio Cavasino nel processo a carico di don Sergio Librizzi. L’ex direttore della Caritas di Trapani, arrestato il 24 giugno dello scorso anno dagli uomini della sezione di Polizia Giudiziaria del Corpo Forestale, è accusato di concussione e violenza sessuale. Dovrà risarcire anche i danni alle parti civili, con somme variabili tra i 2.000 e i 30.000 euro per ciascuna (Comune di Trapani, A.S.G.I – Associazione per gli Studi Giuridici sull’immigrazione, Obiettivo Legalità, Codici Onlus-Centro per i Diritti Del Cittadino e Codici Sicilia) e pagare le spese processuali e quelle relative al proprio mantenimento in carcere durante la custodia cautelare.

    Come emerso dall’indagine condotta dal procuratore Marcello Viola e dai sostituti Paolo Di Sciuva, Andrea Tarondo e Sara Morri avvalendosi di intercettazioni e delle dichiarazioni delle vittime, Librizzi – abusando della sua posizione di componente della Commissione territoriale – ha chiesto e ottenuto da alcuni migranti prestazioni sessuali “utili” ad agevolare l’iter per il riconoscimento della protezione internazionale.

    Dopo l’arresto il sacerdote era stato considerato “incompatibile con la realtà carceraria” e trasferito ai domiciliari nell’abitazione di una zia a Campofelice di Roccella. Il procedimento giudiziario, svoltosi con il rito abbreviato che comporta, in caso di condanna, la riduzione di un terzo della pena, si è svolto sulla base degli atti giudiziari prodotti, tra cui c’erano anche i risultati della perizia psichiatrica del dottore Gaetano Vivona, consulente nominato dalla difesa di Librizzi, che attestava una parziale incapacità di intendere e di volere del sacerdote, affetto dalla “sindrome di Don Giovanni”. Il perito della difesa aveva anche evidenziato casi di violenza sessuale subiti in passato dall’imputato. La procura, con il pm Paolo Di Sciuva, aveva chiesto al gup di disporre una nuova perizia. L’esame eseguito dai dottori Domenico Micale e Maurizio Marguglio ha ribaltato la diagnosi attestando che Librizzi è pienamente capace di intendere e di volere.

    Tra le carte del processo la Procura aveva depositato anche i verbali di alcune testimonianze di ex seminaristi che raccontavano di avere subito violenze dal sacerdote quando era direttore del Seminario vescovile di Trapani. Le accuse a Librizzi sono ormai prescritte ma la Procura aveva scelto di depositare ugualmente i verbali per il loro “peso” specifico nel delineare la figura del prete che, da quasi vent’anni, avrebbe costretto prima giovani seminaristi e poi giovani migranti a subire le sue richieste sessuali.

    L’accusa aveva chiesto una condanna a dieci anni di reclusione mentre la difesa, rappresentata dall’avvocato Donatella Buscaino, aveva chiesto l’assoluzione affermando che in molti casi erano stati gli stessi migranti a offrirsi per ottenere vantaggi dalla posizione di Librizzi. L’avvocato ha già preannunciato che ricorrerà in appello contro la condanna.

    http://www.trapanioggi.it/condannato-a-nove-anni-di-reclusione-don-sergio-librizzi/

  • Pedofilia, raffica di arresti a Catania. C’è anche l’ex presidente della Figc

    Pedofilia, raffica di arresti a Catania. C’è anche l’ex presidente della Figc

    Catania – Brutta storia di pedofilia con un protagonista molto conosciuto a Catania, il professore di educazione fisica Carmelo Pergolizzi, già presidente provinciale della federazione gioco calcio. Il prof è stato sorpreso dai carabinieri durante un controllo in un quartiere isolato di Misterbianco, in contrada “Quartararo”, mentre era in atteggiamenti di inequivocabile intimità sulla sua auto con due ragazzi, un maggiorenne che ha 22 anni e un sedicenne. Condotto in caserma dai carabinieri di Misterbianco Pergolizzi si è giustificato dicendo: “I due ragazzini erano con me per fare un giro, ma li stavo per accompagnare nelle loro abitazioni”. Parole che non hanno convinto i militari. Messi alle strette i più giovani hanno svelato i retroscena di un adescamento avvenuto su Facebook con la mediazione del più grande, che di fatto avrebbe fatto da ‘intermediario’ con il più giovane. Pergolizzi avrebbe pagato venti euro per la prestazione sessuale del sedicenne. Sono così scattate gli arresti ai domiciliari per Pergolizzi e per il ventenne. Il fatto è avvenuto la mattina del 5 ottobre, ma la notizia è stata mantenuta top secret dalle forze dell’ordine e dalla magistratura.

    Pergolizzi è insegnate di educazione fisica in un istituto salesiano e vanta un curriculum di tutto rispetto nel mondo dello sport ed in particolare in quello del calcio. E’ stato allenatore delle giovanili della Federazione gioco calcio dal 1984, responsabile delle attività di base sempre della Federazione, segretario dal 2000 al 2008 della Scuola calcio del centro federale e dal 2005 presidente della Federazione catanese, fiduciario della giunta del Coni e poi vice presidente, stella di bronzo al merito sportivo del Coni nel 2009.

    Sempre oggi a Catania è stata identificata una banda di pedofili. Tre persone sono state arrestate e 14 indagate. Sono i numeri dell’operazione

    “Cloud” del compartimento della polizia postale e delle comunicazione di Catania ordinata dalla procura distrettuale antimafia. Scoperta un’associazione per delinquere finalizzata allo scambio, alla divulgazione e distribuzione di materiale pedopornografico su internet. Per la prima volta in Italia è stato contestato il reato associativo per una associazione per delinquere strutturata on line. Si è trattato di un gruppo chiuso e non accessibile dall’esterno.

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/10/27/news/pedofilia_raffica_di_arresti_a_catania_c_e_anche_l_ex_presidente_della_figc-126024038/

  • Molto sodali, poco cristiani. Gli abusi all’interno di Sodalitium Christianae Vitae

    Molto sodali, poco cristiani. Gli abusi all’interno di Sodalitium Christianae Vitae

    38314 LIMA-ADISTA. A Lima si torna a parlare degli abusi sessuali che avrebbe perpetrato contro minorenni della sua stessa comunità il fondatore di Sodalitium Christianae Vitae (Scv), Luis Fernando Figari. L’occasione è stata la presentazione, durante la trasmissione “Cuarto Poder” dell’emittente AmericaTv, il 18 ottobre scorso, del libro Mitad monjes, mitad soldados (“Metà monaci, metà soldati”), scritto a quattro mani dal giornalista-scrittore ed ex-sodalite Pedro Salinas – autore nel 2002 diMateo Diez, in cui in forma romanzata racconta l’esperienza (la sua) vissuta da un giovane in una setta religiosa dove trova fanatismo, sesso e perversione – e dalla giornalista Paola Ugaz. I due hanno raccolto una trentina di testimonianze di vittime di stupri e di soprusi fisici e psicologici perpetrati dai “leader spirituali” della società di vita apostolica. “Leader” al plurale perché, già prima che si sapesse di Figari, erano stati scoperti gli abusi commessi dal numero due della Scv, l’ex vicario generale German Doig, morto il 13 febbraio 2001 e del quale era stato avviato a Roma il processo di beatificazione (poi bloccato). «Conduceva una doppia vita» e era dominato da «cattive condotte sessuali», avevano ammesso i membri di Sodalitium in un comunicato pubblicato a gennaio 2011, a conclusione dell’Assemblea generale del Scv per l’elezione del nuovo superiore generale. Contesto non secondario, perché la carica era vacante in seguito alle dimissioni presentate da Figari solo un mese prima, l’8 dicembre, probabilmente per cercare di evitare accuse di complicità e distrarre dalla sua persona. Anche perché, secondo quanto raccontò in quel periodo un altro giornalista, José Enrique Escardó, che da oltre un decennio andava denunciando abusi e maltrattamenti subiti da lui e da altri “sodali” all’interno della comunità, «non c’era nulla che Doig facesse di cui Figari non fosse al corrente, erano come una sola persona»; perciò «Figari non solo sapeva, ma oscurò gli atti commessi da Doig, e la sua rinuncia – evidenziava – ha a che fare con questo». D’altronde, lo stesso Figari già nel 2011 era stato denunciato al Tribunale ecclesiastico dell’arcivescovato di Lima, retto dal card. Juan Luis Cipriani, membro dell’Opus Dei, e ai competenti organi del Vaticano da un ex affiliato della “famiglia sodalite” per «abusi sessuali gravi» e «maltrattamenti fisici, psicologici e spirituali». Ma sui risultati di tali denunce nulla si sa.

    Sodalitium, dopo i servizi televisivi e di altri media sul libro di Salinas-Ugaz, ha diffuso un comunicato (19 ottobre), in cui esprime innanzitutto «dolore e vicinanza a tutte quelle persone che hanno sofferto e soffrono per azioni o omissioni commesse da alcuni membri della nostra comunità». Poi precisa che, «sulle testimonianze che sarebbero state presentate al Tribunale Ecclesiastico di Lima o a Roma, non essendo stati informati dei loro contenuti né da coloro che le hanno presentate né dalle predette istanze, non possiamo che assicurare la nostra preghiera e la nostra disposizione ad accogliere ogni testimonianza con rispetto, responsabilità e discrezione».

    Si informa anche che dal 2010 (da subito dopo le dimissioni?) «Luis Fernando Figari vive a Roma in una comunità sodalite», lontano dalla vita pubblica e «da qualsiasi ingerenza con il governo della comunità». Chissà perché poi, visto che non si ha notizia di qualsivoglia punizione nei suoi confronti. Comunque, pare non si sia comportato bene neanche ultimamente. Aggiunge infatti il comunicato: «Nel corso del 2014, il superiore generale attuale, dopo aver ricevuto una serie di testimonianze di diversa indole (sic!), ha disposto che intensificasse questa vita di ritiro».

    Figari, laico consacrato, già consultore del Pontificio Consiglio dei Laici, su nomina nel 2002 diGiovanni Paolo II, membro del Sinodo sull’eucarestia nel 2005 per volere di Benedetto XVI, ha fondato Sodalitium Christianae Vitae l’8 dicembre 1971. Noto per le sue simpatie naziste e franchiste, prima di quella data aveva partecipato alla fondazione in Perù di Tradizione, Famiglia e Proprietà, l’associazione legata alle più feroci dittature latinoamericane.

    Ecco come, nel dicembre 2010, Salinas  descriveva la Scv: un «gruppo religioso» che «si regge sull’autoritarismo assoluto, dispotico e dittatoriale», cresciuto – aggiungeva contestualmente il quotidiano (Perù21, 26/12) – «sotto l’ala destra della Chiesa alimentata da conservatorismo, adesione ad idee vecchie, difesa di idee obsolete» (per ulteriori informazioni, v. Adista Notizie nn. 12 e 71/11).

    * Il simbolo di Sodalitium Christianae Vitae. Immagine di SajoR, tratta dal sito Wikimedia Commons, immagine originale e licenza. L’immagine è stata tagliata, le utilizzazioni in difformità della licenza potranno essere perseguite.

    http://www.adista.it/articolo/55595

  • 8° comandamento; non dire falsa testimonianza. I ripensamenti di mons. Antonio Ferri, vicario generale della diocesi di Savona-Noli

    8° comandamento; non dire falsa testimonianza. I ripensamenti di mons. Antonio Ferri, vicario generale della diocesi di Savona-Noli

    E’ piuttosto controversa la moralità di certi uomini di chiesa i quali, quando vengono a conoscenza di reati commessi da membri del clero invitano le vittime a non denunciare dicendo loro che “ci penserà la giustizia divina”. Ma quando sono loro la presunta parte lesa invece, “la giustizia divina” non vale più e corrono subito a sporgere denuncia, spesso anche in malafede.

    E’ il caso di don Antonio Ferri, vicario generale della diocesi di Savona, il quale in data 27/06/2013 deposita per mano dell’avvocato Giuseppe Sanguineti un esposto nei confronti di Francesco Zanardi, portavoce della Rete L’ABUSO di Savona.

    Monsignor Antonio Ferri lamenterebbe che “in occasione di una conferenza stampa tenutasi presso la Libreria Ubik di Savona in data 23 maggio 2013 (alla quale era stato invitato, quale relatore, il signor Kevin Annet, antropologo noto per aver pubblicato 2 libri relativi agli abusi subiti dagli aborigeni canadesi da parte di sacerdoti), il signor Zanardi ha testualmente affermato che il vicario della diocesi, con un fascicolo aperto su un prete pedofilo, convoca le vittime per chiedere di ritrattare”.

    Secondo il prelato savonese, Zanardi lo avrebbe diffamato anche attraverso una dichiarazione pubblica fatta sul social network Facebook nella quale denunciava il tentativo di inquinamento di prove riguardanti a un’indagine su un prete pedofilo.

    Lo stesso Zanardi denunciava anche di essere stato avvicinato da alcune parrocchiane, le quali, nell’intento di sapere i nomi delle presunte vittime sentite dalla procura, si proponevano di offrire sostegno a questi malcapitati.

    Una delle parrocchiane in questione era la povera Luisa Bonello, la quale accortasi del raggiro a suo danno e delle vittime, denunciò questa circostanza prendendo le distanze dalla curia savonese e riportando questi sotterfugi all’attenzione di Papa Francesco.

    In quell’esposto don Antonio Ferri, lui stesso precisa che “Orbene, anche se il mio nominativo non viene esplicitamente fatto, il riferimento è comunque preciso ed inequivocabile, in quanto l’ufficio che ricopro ed il contesto locale porta necessariamente a riferire quanto pubblicato alla mia persona”.

    Qui avviene il primo “miracolo” perché don Antonio Ferri, stranamente si riconosce in una dichiarazione che non solo non indicava la diocesi dove stavano avvenendo questi fatti, ma non indicava neppure il nome del vicario interessato, il tutto avveniva all’interno di una conferenza stampa dove era ospite Kevin Annet come già indicato, esperto sugli abusi subiti dagli aborigeni canadesi.

    La cosa suona parecchio strana anche per il fatto che Zanardi è portavoce di una associazione nazionale che in tutta Italia ha procedimenti penali aperti nei confronti di sacerdoti pedofili, curioso che Antonio Ferri si sia riconosciuto in quelle dichiarazioni.

    Mons. Antonio Ferri continua lamentando che quelle dichiarazioni, nelle quali si sarebbe riconosciuto in modo così inequivocabile, lederebbero gravemente la sua persona, nonché la sua onorabilità e chiede all’autorità giudiziaria “di verificare se nel comportamento del signor Francesco Zanardi siano ravvisabili estremi di reato e le chiedo altresì di indagare – ove ritenuto – con la necessaria discrezione, onde evitare che un delicato problema di giustizia diventi spunto per alimentare campagne mediatiche tutt’altro che serene ed obiettive, come purtroppo sin qui pare essere avvenuto”.

    Le dichiarazioni di Zanardi, anche se non veniva indicata la diocesi e il prelato coinvolto, arrivavano effettivamente da due presunte vittime del sacerdote Pietro Pinetto.

    Passa poco tempo dalla segnalazione di quelle due vittime quando il 4 dicembre del 2013 Zanardi raccoglie un’altra segnalazione, questa volta da parte di Roberto Nicolick, fratello di un’altra presunta vittima, purtroppo deceduta. Nicolick apprende dalla sua compagna che due persone, approfittando della sua assenza, si sarebbero presentate a casa della madre alla quale avrebbero fatto firmare una dichiarazione riguardante le presunte molestie subite dal fratello Alessandro presso il Seminario Vescovile di Savona. I due uomini, uno italiano e l’altro di origine indiana, si sarebbero qualificati davanti alla donna che all’epoca aveva 91 anni, il primo come il vice del vescovo e l’altro come un suo collaboratore. I due prima di andarsene avrebbero raccomandato all’anziana donna, di non riferire a nessuno di quella visita, soprattutto al figlio Roberto che guarda caso è anche un collaboratore della Rete L’ABUSO.

    L’anziana donna in un primo momento mantiene il segreto, ma poi, perplessa su cosa gli fosse stato fatto firmare e presa dall’ansia confida tutto alla compagna del figlio Roberto, la quale allarmata lo avvisa immediatamente.

    Francesco Zanardi verrà formalmente indagato dalla procura della repubblica di Savona per l’esposto depositato dal vicario mons. Antonio Ferri, in data 23/05/2013 con l’accusa di diffamazione aggravata ai danni del Ferri.

    Ma il 4 febbraio 2015 accade il secondo “miracolo”, chissà, forse L’Arcangelo Gabriele apparso probabilmente in sogno al vicario mons. Antonio Ferri suggerisce – al prelato che precedentemente aveva chiesto alla procura di ravvisare i reati commessi a suo danno da Francesco Zanardi – di depositare un altro documento nel quale dichiarerà; “Premetto che non era mia intenzione, con la mia segnalazione del 19 giugno 2013 denunciare o comunque chiedere l’accertamento di fatti di reato a mio carico ma piuttosto di contribuire al lavoro della procura apportando elementi che ritenevo potessero essere di ausilio per una migliore comprensione dei fatti oggetto delle ripetute denunce/esposti del signor Francesco Zanardi”.

    Continua affermando “Ho, peraltro, preso atto della circostanza che, in ragione di tale comunicazione è stato aperto un fascicolo contrassegnato dal n. 3460/13/21, e, per l’effetto, fermo quanto sopra in ordine alla natura della mia comunicazione del 19 giugno 2013 dichiaro di non aver interesse ad alcun accertamento di condotte illecite nei miei confronti con il riguardo alle dichiarazioni rese dal signor Francesco Zanardi e meglio descritte nella comunicazione medesima”. “Pertanto, nell’evenienza in cui la mia comunicazione dovesse effettivamente essere qualificata come querela, con la presente dichiaro formalmente di voler rimettere la stessa e di non avere interesse alcuno alla prosecuzione delle indagini”.

    Va di certo detto che quel procedimento penale per diffamazione a carico di Francesco Zanardi, qualora la magistratura avesse appurato che diffamazione non era ma anzi, che i fatti dichiarati da Zanardi fossero veri, si sarebbe trasformato in un procedimento per calunnia a carico di mons. Antonio Ferri ai danni di Zanardi. La stessa cosa che è accaduta a don Pietro Pinetto, accusato di aver calunniato con false dichiarazioni di innocenza rilasciate al Pubblico Ministero, una delle vittime, due giornalisti e lo stesso Zanardi.

    Naturalmente nei prossimi giorni gli avvocati della Rete L’ABUSO chiederanno all’autorità giudiziaria di fare chiarezza non solo sull’esposto depositato da mons. Antonio Ferri e poi ritirato, ma unitamente a Roberto Nicolick chiederanno che venga fatta chiarezza su chi e soprattutto cosa, fu fatto firmare alla madre.

    F.

  • UK, prete pedofilo stuprò 18 bambini: fu salvato dalla famiglia reale

    UK, prete pedofilo stuprò 18 bambini: fu salvato dalla famiglia reale

    La sigla PP può riferirsi a molte cose: un fervente cattolico osservante potrebbe immediatamente scomporla in “Padre Pio“, mentre la mente di un bambino-se adeguatamente ispirata dai capolavoriDisney-l’assocerebbe probabilmente all’intramontabile Paolino Paperino; e ancora, mantenendoci nell’ambito del fumetto, gli amanti dei supereroi potrebbero vederci le iniziali di Peter Parker, il formidabile Uomo Ragno partorito dal fertile ingegno di Stan Lee.

    Chiedendo d’interpretarla ad un amante dei giochi di ruolo invece, la sigla PPverrebbe quasi certamente intesa come abbreviazione di “Power Player“. Ma in questo caso con quelle due lettere-anzi, con quell’unica lettera ripetuta-ci rifaremo ad un binomio ben più nefasto, eppure purtroppo non meno ricorrente o conosciuto di quelli già citati: stiamo parlando della ben nota associazione tra Preti e Pedofilia.

    La vicenda in questione è quella di Peter Ball, l’ex vescovo di Lewes (Inghilterra), recentemente incarcerato per aver abusato di almeno 18 bambini tra il 1977 ed il 1992. La storia di Ball è atroce e sconcertante, una sorta di incubo ad occhi aperti; non tanto per gli orrori commessi dall’ex vescovo inglese, quanto per i contornidell’intera vicenda.

    Perché quando 22 anni fa Peter Ball finì a processo per la prima volta, in seguito alla denuncia di una delle sue vittime, vi fu una mobilitazione generale per difenderlo da parte delle più alte cariche del Regno Unito: parlamentari, un Lord Chief Justice (storicamente la più alta carica della magistratura d’Inghilterra e Galles, subito dopo il Lord cancelliere, figura quest’ultima destituita nel 2005),prèsidi di istituti scolastici, persino membri della famiglia reale.

    Tutti si adoperarono per salvare Peter Ball, colpevole di aver violentato 18 bambininell’arco di 15 anni. Bobbie Cheema, Consulente della Regina, ha recentemente reso noto che arrivarono lettere che sollecitarono il giudice a far cadere le accuse persino dal gabinetto del Primo Ministro britannico. “E’ un prete, un uomo di Dio, quei bambini devono essersi inventati tutto”. Eh, già.

    Lo tsunami di cariche di Stato e della Magistratura tra le più alte del Regno Unito si abbatté così sul processo, consentendo a Peter Ball-amico intimo tra gli altri anche del Principe Carlo d’Inghilterra-di non venire incriminato per i capi d’accusa a lui ascritti. Neil Todd, il giovane che trovò la forza di denunciare gli abusi subiti anche di fronte ad un clima di omertà tanto opprimente e soffocante, si tolse la vita nel 2012. Proprio quell’anno in cui la polizia decise di riaprire le indagini; ma lui-la prima vittima a farsi avanti-aveva già assistico al traumatico esito del processo-farsa ai danni del suo stupratore. E la riapertura di quella ferita l’ha spinto alsuicidio.

    Solo il mese scorso, a 22 anni di distanza da quel lontano ed ignominioso 1993, un Peter Ball oramai prossimo al trapasso ha deciso di confessare, di alleggerirsi la coscienza. Li aveva stuprati lui, quei bambini. Dopo più di due decenni di silenzi e segreti, ora è ufficiale. Così il prete anglicano ex vescovo di Lewes, ora 83enne, è finito in carcere la scorsa settimana. Dove trascorrerà presumibilmente gli ultimi mesi della sua vita, con oltre un ventennio di ritardo.

    http://news.fidelityhouse.eu/esteri/uk-prete-pedofilo-stupro-18-bambini-fu-salvato-dalla-famiglia-reale-162415.html

  • Prete condannato per pedofilia dice messa Vescovo Raspanti: «Ho dato io il permesso»

    Prete condannato per pedofilia dice messa Vescovo Raspanti: «Ho dato io il permesso»

    Il capo della diocesi di Acireale torna sulla polemica seguita alla decisione di fare celebrare una funzione al prelato, lo scorso 6 ottobre. «Ho saputo che voleva partecipare, ma non poteva. L’ho chiamato e gli ho detto di concelebrare con me», spiega. E parla anche delle proteste dell’associazione Caramella buona.

    Don Carlo Chiarenza è tornato a dire messa perché abita davanti alla chiesa. È questo uno dei motivi che hanno spinto il vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, a concedere un permesso speciale al prete condannato in primo grado per pedofilia dal Tribunale ecclesiastico. L’occasione per Chiarenza si è avuta lo scorso 6 ottobre, in occasione del 25esimo anniversario di sacerdozio del prete di Aci San Filippo, frazione catenota dove il prelato risiede. Mentre si attende ancora il verdetto definitivo della Santa Sede sul caso dei presunti abusi che l’uomo avrebbe compiuto ai danni di Teo Pulvirenti, all’epoca dei fatti minorenne.

    Un’accusa sorretta da una registrazione audio, che nel luglio 2013 portò allacondanna a otto anni, dei quali i primi tre da scontare lontano dalla Sicilia e i restanti lontano dalla diocesi di Acireale. Condanna mai rispettata da Chiarenza, per via del ricorso inoltrato alla commissione che Papa Francesco ha costituito per decidere sulle vicende che riguardano preti accusati di pedofilia. Ed è proprio al diritto canonico che, nei giorni scorsi, Raspanti ha fatto riferimento per spiegare l’accaduto: «Don Carlo Chiarenza vive nella stessa piazzetta dove si trova la chiesa – dice il vescovo di Acireale durante un incontro con i giornalisti -. Ho saputo dal parroco che aveva piacere a partecipare alla messa. Ma non lo poteva fare perché c’è il mio decreto che gli vieta di partecipare a manifestazioni pubbliche. Considerato che c’ero io a presiedere la funzione – continua Raspanti – ho chiamato don Carlo e gli ho detto di concelebrare con me».

    Nel suo intervento, Raspanti ha ripercorso la storia giudiziaria del caso di don Chiarenza, ribadendo più volte di essersi attenuto sempre a quanto previsto daldiritto ecclesiastico. Il vescovo, inoltre, dopo aver riconosciuto la lunghezza dei tempi di attesa per la sentenza definitiva, aggiunge di avere fatto quanto in suo potere: «Dopo il ricorso di don Chiarenza sono intervenuto una seconda volta con un decreto di cautela in cui gli chiedo precise restrizioni, a cui lui si è sempre adeguato. Il mio potere – prosegue Raspanti – è finito dopo avere fatto l’udienza preliminare sul caso, il resto spetta a Roma». Sulle proteste da parte della Caramella buona, l’associazione che sin dall’inizio ha sostenuto Teo Pulvirenti, Raspanti dice: «Mi stupisco di questo intervento che ha fatto, perché la Caramella buona ha dato atto più volte di come io sia stato ligio e inflessibile su qualsiasi argomento che riguarda la giustizia dentro e fuori la Chiesa».

    http://catania.meridionews.it/articolo/37393/prete-condannato-per-pedofilia-dice-messa-vescovo-raspanti-ho-dato-io-il-permesso/

  • Savona, associazione anti-pedofilia chiede al vescovo di processare il parroco di Borghetto Santo Spirito

    Savona, associazione anti-pedofilia chiede al vescovo di processare il parroco di Borghetto Santo Spirito

    L’associazione Rete L’Abuso Onlus ha chiesto ufficialmente a monsignor Guglielmo Borghetti, vescovo coadiutore della diocesi di Albenga, di rimuovere e aprire un processo canonico nei confronti di don Francesco Zappella, parroco a Borghetto Santo Spirito (Savona) e già missionario in Uruguay. Il sacerdote, secondo l’Associazione, avrebbe abusato sessualmente di alcuni ragazzi sia in Italia che in Uruguay e in particolare di un giovane straniero che ha già deposto nel suo Paese e a Savona.
    L’associazione ha chiesto alla polizia di Montevideo di procedere anche nei confronti di altri due sacerdoti che vivono nel Paese Sudamericano: padre Gabriel Tojos e Sebastian Silvera pure loro indicati come protagonisti di abusi. Nel frattempo il giovane, che oggi ha 29 anni e che ha dato via alle indagini della Procura di Savona, dopo essere stato ascoltato dal pm Giovanni Battista Ferro è partito per rientrare in Uruguay. La querela dell’associazione L’abuso è stata inviata per conoscenza anche alle due Ambasciate competenti. Le ipotesi di reato contestate per i due sacerdoti stranieri sarebbero di abuso sessuale a danno di minori di cui ne avevano l’affidamento, per don Zappella si aggiungerebbe anche l’ipotesi di reato di turismo sessuale.

    http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/savona_associazione_anti_pedofilia_vescovo_processare_parroco_borghetto_santo_spirito/notizie/1553513.shtml