Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La sfida di Ruffalo: “Il Papa veda il film sui preti pedofili”

    La sfida di Ruffalo: “Il Papa veda il film sui preti pedofili”

    Applausi per l’atteso “Spotlight”

    Applausi a scena aperta da critica e pubblico per uno dei film più attesi e più scottanti della 72ma Mostra di Venezia, “Spotlight” (fuori concorso) del regista Thomas McCarthy, con Mark Ruffalo e Stanley Tucci. La pellicola, destinata a far discutere soprattutto in Italia, ripercorre le vicende dei giornalisti del Boston Globe grazie ai quali sono stati portati alla luce gli abusi sui minori da parte di molti sacerdoti statunitensi. Ruffalo interpreta un cronista testardo, una delle colonne del Boston Globe, mentre Tucci fa l’avvocato impegnato nel caso: nel cast ci sono anche Rachel McAdams, Michael Keaton e Liev Schreiber per raccontare una storia ispirata al Watergate cattolico del 2002. Una lunga serie di abusi perpetrati da cinque preti su decine di minori a Boston, centinaia di fascicoli pubblicati con testimonianze di abusi praticati persino su bambini di 10 anni, un orrore andato avanti per decenni prima che arrivasse un’inchiesta giornalistica a scoperchiare lo scandalo.

    «Sono conscio della responsabilità della storia e dell’argomento delicato – ha detto ieri il regista al Palazzo del Casino – Il film parte dal tradimento della fede, ho fatto una grande ricerca dopo la fine del caso che si chiuse nel 2002. Questi carnefici praticavano abusi fisici e violenze verbali: per molte di queste persone perverse la religione contava molto, ma solo apparentemente. Papa Francesco è straordinario, ma una cosa è parlare e una cosa è arrivare ai fatti, la Chiesa deve fare di più. Vorrei che tornasse il giornalismo con gli stivali, con i reportage, basta con quei piccoli servizi on line che hanno allontanato i lettori dai giornali. Il mio non è un film contro la Chiesa, ho semplicemente raccontato i fatti così come sono avvenuti. Dobbiamo poter proteggere le persone da questo tipo di problema: la Chiesa deve aprirsi, ma il lavoro da fare è ancora molto lungo».

    Ruffalo che interpreta il giornalista Michael Rezendes, il quale proprio grazie a questa inchiesta vinse il Pulitzer nel 2003, auspica che «il Papa, i vescovi, i cardinali e i preti, vadano a vedere il film, perché non tradisce la Chiesa ma mostra la sua parte oscura. La Chiesa deve prendere le sue precauzioni e approfittare per curarsi le ferite». Ferite che sono finite in tribunale con indennizzi da 80milioni di dollari, mentre il cardinale Bernard Francis Law (interpretato da Len Cariou), arcivescovo di Boston dal 1984 al 2002, che sorprendentemente venne trasferito da Giovanni Paolo II nella Basilica di Santa Maria Maggiore, tutt’oggi vive a Roma, nel Palazzo della Cancelleria, di proprietà del Vaticano.

    Due i film in concorso: “Looking for Grace” (una coppia alla ricerca della figlia scomparsa) della regista australiana Sue Brooks, all’esordio in laguna con un road movie interpretato da Richard Roxburgh, Radha Mitchell, Odessa Young, Terry Norris, Harry Richardson; e “Beasts of No Nation” di Cary Kukunaga, interpretato da Idris Elba e basato sull’omonimo romanzo di Uzodinma Iweala: è la storia drammatica del giovane Agu, reclutato per combattere una guerra civile in un paese africano.

    Due, infine, i documentari, quello prodotto da Netflix, “Winter on fire”, con racconti di gente comune che affronta disarmata le milizie e immagini shock come quelle di un manifestante che nel tentativo di aiutare un ferito viene ucciso da un cecchino: è la cronaca della protesta diventata una rivoluzione in Ucraina, tra fine 2013 e inizio 2014, diretto dal russo Evgeny Afineevsky. L’altro è invece il documentario italiano “Italian Gangster” di Renato De Maria (sezione Orizzonti), distribuito da Luce Cinecittà, che lo ha anche prodotto in associazione con Minerva Pictures. È un viaggio inedito e spettacolare nelle imprese più eclatanti della mala nostrana, dal dopoguerra al boom economico, con filmati d’epoca della banda Cavallero, del “Dillinger bolognese”, di Luciano Lutring (il solista del mitra che frequentava alberghi di lusso e ballerine) e tanti altri, con testimonianze di giornalisti come Biagi, Bocca e Montanelli. Tra i personaggi sbarcati sul Lido, oltre a Sokurov, il più atteso è Johnny Depp, boss malavitoso in “Black Mass” di Scott Cooper: negli anni Settanta a Boston, l’agente dell’Fbi John Connolly (Edgerton) convince il gangster irlandese Jimmy “Whitey” Bulger (Depp) a collaborare con l’Fbi per eliminare il nemico comune: la mafia italiana. Ma tutto degenera, permettendo a Whitey di eludere la legge, consolidare il potere e diventare uno dei più spietati gangster americani.

    Dina D’Isa

    http://www.iltempo.it/cultura-spettacoli/2015/09/04/la-sfida-di-ruffalo-il-papa-veda-il-film-sui-preti-pedofili-1.1453594

  • Pedofilia: sacerdote sotto accusa tra Italia e Uruguay Rete L’Abuso ha chiesto sua rimozione alla diocesi di Albenga (ANSA)

    Pedofilia: sacerdote sotto accusa tra Italia e Uruguay Rete L’Abuso ha chiesto sua rimozione alla diocesi di Albenga (ANSA)

    07/09/2015 18:29:00 (ANSA) ZCZC6285/SXA OGE48472_SXA_QBXB U CRO S0A QBXB Pedofilia: sacerdote sotto accusa tra Italia e Uruguay Rete L’Abuso ha chiesto sua rimozione alla diocesi di Albenga (ANSA) – SAVONA, 7 SET – L’associazione Rete L’Abuso Onlus ha chiesto ufficialmente a monsignor Guglielmo Borghetti, vescovo coadiutore della diocesi di Albenga di rimuovere e aprire un processo canonico nei confronti di don Francesco Zappella, parroco a Borghetto Santo Spirito (Savona) e gia’ missionario in Uruguay. Il sacerdote, secondo l’Associazione, avrebbe abusato sessualmente di alcuni ragazzi sia in Italia che in Uruguay e in particolare di un giovane straniero che ha gia’ deposto nel suo Paese e a Savona. (ANSA). YL3-MOI 07-SET-15 18:29 NNNN

     

  • Pedofilia: don Di Noto, nella Chiesa rischio tornare a nascondere

    Pedofilia: don Di Noto, nella Chiesa rischio tornare a nascondere

    (AGI) – CdV, 19 lug. – Il rischio che dopo l’indignazione suscitata da alcune inchieste e verita’ su abusi sessuali sui minori venute a galla, si torni ad “occultare perche’ scandaloso, politicamente e religiosamente scorretto” e’ denunciato in una nota da don Fortunato Di Noto, fondatore dell’associazione Meter, per il quale anche nella Chiesa “la storia recente riguardo allo scandalo della pedofilia ha confermato, tristemente, questa tendenza”, con “le nuove forme di schiavitu’ protette e nascoste non solo dalle istituzioni civili, ma anche da quelle religiose”.

    “Omettere una denuncia, quando vera e riscontrabile, non aiuta nessuno. Non favorisce la consapevolezza del male e consente che il male proliferi e si diffonda”, afferma il sacerdote ricordando, in merito all’obbligo morale di collaborare con la giustizia civile per contrastare questi crimini, “l’autorevolezza delle parole di Papa Francesco che rappresentano una rivoluzione culturale, un monito e una indicativa prassi per chi e’ vittima e per chi deve tutelare le vittime”. “Il Papa – sottolinea don Di Noto – non si e’ tirato indietro nel dire che bisogna ‘denunciare’, infatti diceva che: ‘si dovrebbe cercare le modalita’ piu’ idonee per penalizzare quanti si rendono complici di questo mercato disumano’”.

    Secondo don Di Noto, “deve aumentare la conoscenza delle autorita’ civili per questa tragedia che costituisce un regresso dell’umanita’”. Purtroppo, rileva Di Noto, “tante volte queste nuove forme di schiavitu’ sono protette dalle istituzioni che devono difendere la popolazione da questi crimini”. L’esperienza di chi e’ dalla parte delle vittime ha dimostrato che se non denunciamo e segnaliamo con “forza sovversiva” – nonostante il tentativo del ‘clan’ di soffocare lo scandalo, di censurare l’accaduto – qualcuno a nome di Dio, si fa carico di rompere il silenzio e di narrare le storie di abusi che sono nella societa’ soffocate dal ‘potere’”.

    “Dobbiamo essere capaci di strappare all’oblio le testimonianze scomode e non rimuoverle per ‘dormire sonni tranquilli’”, esorta il fondatore di Meter che confida: “non dormo da decine d’anni. E continuero’ a denunciare perche’ voglio essere fedele al Vangelo per morire con la gioia di averne salvato almeno uno di quei piccoli violati. Di averlo liberato dalla schiavitu’. E di ammonire, chi ha compiuto simili abomini, che se lo chiede c’e’ anche per lui una redenzione, un riscatto, una vita nuova”. (AGI) .

    http://www.agi.it/cronaca/notizie/pedofilia_don_di_noto_nella_chiesa_rischio_tornare_a_nascondere-201507191111-cro-rt10011

  • “Abusi su almeno cinque ragazzini”, don ‘Mercedes’ verso la richiesta di rinvio a giudizio per pedofilia

    “Abusi su almeno cinque ragazzini”, don ‘Mercedes’ verso la richiesta di rinvio a giudizio per pedofilia

    L’inchiesta di Cremona su don Mauro Inzoli, il discusso sacerdote amante del lusso già ai vertici di Comunione e Liberazione. Le vittime avevano meno di 12 anni, sarebbero state molestate nel suo studio e durante le vacanze nelle strutture cielline

    di MATTEO PUCCIARELLI

    Don Mauro Inzoli, 65 anni, alias “don Mercedes”, già dirigente di primo piano di Comunione e Liberazione in Lombardia e a capo del Banco Alimentare, verso il rinvio a giudizio. L’accusa: violenza sessuale con abuso di autorità e violenza sessuale aggravata per abuso di minore di 12 anni. Almeno cinque vittime, secondo le carte della Procura di Cremona. Rischia una pena fino a 12 anni.

    Il procuratore della Repubblica, Roberto di Martino, ha appena chiuso le indagini e gli otto episodi di abuso si sarebbero verificati tra il 2004 e il 2008, quando don Inzoli era rettore del liceo linguistico Shakespeare di Crema nonché parroco della Santissima Trinità della stessa cittadina.

    Nei documenti si fa riferimento a fatti ben specifici, alcuni dei quali sono caduti in prescrizione, come spiega La Provincia di Cremona: dai palpeggiamenti ai baci, alle carezze, agli abbracci. Gli atti sarebbero avvenuti sia nello studio di don Mercedes  –  chiamato così per la sua passione per il lusso  –  che nei luoghi di villeggiatura dove i giovani trascorrevano le vacanze nelle strutture cielline.
    Don Inzoli era stato sospeso dallo stessa Congregazione per la Dottrina della Fede (“In considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza”, c’era scritto nella lettera della Santa Sede). Da lì, dopo un esposto presentato dal deputato di Sinistra Ecologia e Libertà Franco Bordo, era partita l’inchiesta della magistratura italiana: questo nonostante il Vaticano avesse deciso di non trasmettere alla Procura gli atti inerenti i casi di abusi su minori, accertati da loro stessi.

    Fece scalpore la sua presenza seduto in seconda fila, dietro al governatore Roberto Maroni e all’ex presidente Roberto Formigoni, al convegno in difesa della “famiglia tradizionale”, manifestazione organizzata lo scorso gennaio insieme ad una associazione che si propone di curare i gay. Il giorno dopo i vertici del Pirellone fecero finta di non conoscerlo.

    Al seguito della vicenda, oltretutto, i legali di don Inzoli avevano diffidatoRepubblica per aver reso pubblico il fatto.
    “È positivo il fatto che si sia mossa la magistratura  –  dice Bordo  –  il rinvio a giudizio non è una condanna ma chiaramente rimane un fatto inquietante”.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/06/26/news/milano_don_mauro_inzoli-117760620/?ref=fbpr

  • “Sesso con minori”, pugno duro del giudice: Giovanni Desio condannato a 10 anni e 8 mesi „

    “Sesso con minori”, pugno duro del giudice: Giovanni Desio condannato a 10 anni e 8 mesi „

    A comunicare la decisione a Desio, ospitato in una comunità nella zona di Città di Castello (Perugia) è stato l’avvocato Battista Cavassi. Il pubblico ministero Isabella Cavallari aveva chiesto nove anni di reclusione.

    Dieci anni e otto mesi di reclusione. E’ la condanna inflitta venerdì mattina dal giudice del tribunale di Ravenna Antonella Guidomei a Giovanni Desio, l’ex parroco di Casalborsetti arrestato il 5 aprile dello scorso anno con l’accusa di aver avuto rapporti sessuali con alcuni ragazzini. Il 53enne è accusato di atti sessuali con minori (tra il 2010 e il 2014 con ragazzini tra i 11 ed i 15 anni a lui affidati dai familiari), adescamento di minori, violenza sessuale (per avere millantato qualifiche infermieristiche al fine di visitare, in un caso anche con un termometro usato in modo improprio, un paio di giovani) e sostituzione di persona (per avere usato un profilo Facebook di un minore di cui aveva le password).

    A comunicare la decisione a Desio, ospitato in una comunità nella zona di Città di Castello (Perugia) è stato l’avvocato Battista Cavassi. Il pubblico ministero Isabella Cavallari aveva chiesto nove anni di reclusione. Tra trenta giorni saranno rese note le motivazioni della sentenza. La decisione del giudice ha colto di sorpresa sia l’avvocato Cavassi che Giovanni Scudellari, che rappresentava la parte offesa. Secondo la requisitoria del pubblico ministero, quella di don Desio è stata un’azione organizzata, andata avanti per anni, di selezione dei ragazzi dei quali aveva conquistato la fiducia per poi aprofittarsene.

    Attraverso una lettera Desio era tornato a ribadire le proprie responsabilità come gia’ fatto di recente in una lunga missiva ai tre quotidiani locali. Secondo quanto emerso, ha già risarcito in totale 100mila euro ai quattro minorenni, cosa che gli e’ valsa un’attenuante così come le parziali ammissioni rese al pubblico ministero e la sua quasi incensuratezza. Quattro i giovanissimi individuati dalla Procura tra le parti offese: sono delle province di Ravenna, Bergamo e Treviso. Due si sono costituiti in parte civile sia in proprio che con i genitori ed hanno chiesto risarcimenti tra i 300mila e i 600mila euro con provvisionali di 100mila. Si è costituita parte civile anche la Curia ravennate, che ha chiesto 100 euro simbolici, e l’associazione ‘Dalla parte dei minori’, nata nel 2003 e la cui ragione sociale è proprio la tutela dei minorenni protagonisti di abusi.

    http://www.ravennatoday.it/cronaca/condanna-giovanni-desio-ex-parrocco-casalborsetti-15-maggio-2015-sentenza.html
  • “Perché l’hai fatto?” Il faccia a faccia tra l’ex seminarista e il prete degli abusi

    “Perché l’hai fatto?” Il faccia a faccia tra l’ex seminarista e il prete degli abusi

    di MARCO ANSALDO

    VERONA – Un abusato e il suo presunto carnefice. Un ex seminarista, che ha smesso di credere nella Chiesa, e il sacerdote, oggi anziano, che indossa ancora la veste talare. Uno di fronte all’altro. Per la prima volta. 45 anni dopo. Che cosa può accadere? Che cosa si può provare?

    La scena è avvenuta nei giorni scorsi a Verona, nella Casa dei padri Comboniani. Mark Murray, 59 anni, di Sant’Asaph, nord del Galles, dopo decenni in cui aveva chiesto  –  senza successo  –  di poter incontrare l’uomo che nel seminario di Mirfield, Yorkshire, in Inghilterra, aveva più volte abusato sessualmente di lui, ha deciso di bussare a sorpresa alla sua porta. Ha chiesto di padre Romano Nardo, 73 anni, friulano di Pordenone. Di sé ha dato il proprio secondo nome, Christopher. “Altrimenti  –  spiega  –  mi avrebbero fermato”. È stato fatto entrare.

    Il prete pedofilo e l’ex seminarista, faccia a faccia dopo 45 anni: “Chiedo scusa al Signore se ho sbagliato”

    Quello che è accaduto nella cappella è documentato in un video-reportage esclusivo di repubblica.it, curato da chi scrive e dai colleghi Francesco Gilioli e Antonio Nasso. E, come si vede nella registrazione, i primi momenti non sono facili. “Ti ricordi di me?”, chiede l’ex seminarista al prete conosciuto nel 1970. E in un lampo, quasi mezzo secolo di dolore, pensieri, frustrazioni, notti insonni, sedute dallo psicologo, rapporti matrimoniali irrisolti, si scaricano in una frase: “Tu hai avuto un impatto devastante sulla mia vita!”.Il sacerdote è shockato. Appare confuso. È a testa bassa. Prima nega di ricordare. Poi, in inglese, dice: “Se ho causato quello che tu dici, mi dispiace. Sono veramente dispiaciuto”. Mark aggiunge: “Sono venuto qui per perdonarti. Vai per favore a chiamare il padre superiore”. Il prete lascia la cappella.

    Dal Galles a Verona: il lungo viaggio dell’ex seminarista abusato in cerca della verità

    L’ex seminarista, oggi sposato con due figli, impiegato in un’associazione che si occupa di persone disabili, è venuto appositamente dal Galles, dopo anni di riflessione e dinieghi ottenuti. Chiede ora di incontrare il responsabile della Casa di Verona. Ma la replica non è affatto amichevole. Il superiore della struttura è a Bari, rientrerà anzi in tutta fretta. A Mark viene dato un appuntamento per il giorno successivo. Al ritorno, però, troverà visi torvi. Sono stati chiamati i carabinieri, pronti ad arrivare. Murray è sconvolto. Non si aspettava tanta acrimonia e una simile reazione. Quasi fugge, torna in albergo, vuole ripartire. Passa una notte insonne, con le pillole sul comodino. Poi decide: torna alla Casa dei Comboniani. Il superiore questa volta lo accoglie. Lo ascolta. Gli dice: “Noi preghiamo per te”. Padre Romano Nardo, fa sapere intanto il suo amministratore di sostegno, è stato spostato in una struttura protetta. “È parzialmente incapace  –  aggiunge  –  . E poi non è mai stato processato né condannato”.

    Mark Murray, piuttosto, viene querelato per essersi “introdotto” nella Casa dei Comboniani. Non è così. Ha bussato alla porta. Viene accusato di essere ubriaco. Non è vero nemmeno questo. Da buon gallese, prima di incontrare dopo decenni il suo presunto abusatore, si è fatto un bicchiere di birra per darsi coraggio, come per noi un caffè. È anche tacciato di volere dei soldi. “Questa è la mia ultima preoccupazione  –  spiega a Repubblica  –  io, come altri ragazzi del seminario di Mirfield, abbiamo ottenuto in passato risarcimenti economici dai Comboniani, da 7mila a 30mila sterline (da 10mila a 40mila euro circa). Cifre risibili a fronte della nostra sofferenza. Quello che in realtà desidero adesso è dare a padre Nardo la possibilità di essere perdonato da me. Lo devo anche a me stesso. E poi, avere le scuse dai padri Comboniani, che per anni hanno protetto lui e gli altri sacerdoti pedofili”. Transazioni sono dunque avvenute. Per una colpa che evidentemente viene ammessa.

    La vicenda risale agli anni Settanta. Un’inchiesta interna ai Comboniani stabilì nel 1997 che il loro confratello “aveva agito in modo inappropriato”. E la polizia dello Yorkshire, competente sulla regione, chiese l’estradizione di padre Nardo per interrogarlo. Sempre rifiutata per motivi di salute. All’epoca il seminario di Mirfield era una sentina di abusi sessuali commessi da parte di alcuni sacerdoti e un insegnante laico nei confronti di un gruppo di ragazzi.

    Quei giovani di allora, oggi tutti sessantenni, si sono costituiti in un’associazione, “I 12 di Mirfield”, che da tempo reclama giustizia. I media inglesi ne hanno parlato più volte, dalla Bbc al Guardian. Ma almeno due preti, si scopre ora, erano italiani. E solo uno di loro rimane oggi in vita. Padre Romano Nardo, il quale a quel tempo, dopo essere stato scoperto anche da un suo confratello quando il 14enne seminarista Mark usciva furtivamente dalla sua stanza, in una delle tante notti di abusi, fu trasferito in Uganda. Dopo appena 4 mesi di permanenza a Mirfield.

    Poi, dopo il 1995, a seguito delle circostanziate accuse di Murray, che aveva elaborato lo shock della sua adolescenza, Nardo fu fatto rientrare in Italia, nella Casa di Verona. La Congregazione dei Comboniani, fondata nel 1867 da Daniele Comboni, beato e canonizzato da Giovanni Paolo II nel 2003, ha una tradizione di grandi missionari. E un patrimonio di opere di bene in tutto il mondo, particolarmente in Africa. Padre Romano Nardo lo si può vedere ancora in un video dire messa, anche se solo per i degenti anziani della struttura dove vive. Continua a vestire l’abito talare.

    I comboniani non possono istituzionalmente togliergli i voti, e il suo caso non è stato mai affrontato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, organo deputato a investigare sui casi di abusi sessuali nella Chiesa. A suo tempo, tra le persone contattate, Mark Murray aveva scritto al grande inquisitore della Santa Sede sulle questioni di pedofilia, monsignor Charles Scicluna, oggi vescovo e presidente del Collegio per l’esame dei ricorsi alla Sessione Ordinaria del dicastero, senza tuttavia ottenere risposta. Ancora di recente, Papa Francesco ha criticato senza mezzi termini e con grande fermezza coloro che nella Chiesa danno scandalo. Le voci del passato  –  Mark Murray e il gruppo di Mirfield, seminario poi chiuso  –  tornano. E chiedono, adesso, di essere ascoltate.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2015/05/13/news/_perche_l_hai_fatto_il_faccia_a_faccia_tra_l_ex_seminarista_e_il_prete_degli_abusi-114228998/
  • Nello Giraudo; Minacce aggravate. Questa è la contestazione mossa nei suoi confronti dal P.M. Giovanni Battista Ferro.

    Nello Giraudo; Minacce aggravate. Questa è la contestazione mossa nei suoi confronti dal P.M. Giovanni Battista Ferro.

    Lo scorso gennaio, a seguito della denuncia di S.M. una delle vittime del prete pedofilo Nello Giraudo, attualmente seguita dalla Rete L’ABUSO per quanto concerne il supporto legale e le procedure medico legali che stanno accompagnando un gruppo di vittime dell’ex sacerdote, in una battaglia legale nella quale chiedono non solo all’ex sacerdote Nello Giraudo, il risarcimento dei danni subiti a causa degli abusi, ma anche alla Diocesi di Savona e all’ex vescovo Dante Lafranconi, le cui responsabilità furono ampiamente descritte dal provvedimento del 2012 di Fiorenza Giorgi, il Giudice del tribunale di Savona che motivò l’archiviazione per intervenuti termini di prescrizione, del procedimento penale contro l’ex vescovo Lafranconi, senza fare alcuno sconto.

    La contestazione fatta a Nello Giraudo dal P. M. Giovanni Battista Ferro nasce a seguito di una denuncia (Denuncia Giraudo) fatta dalla Rete L’ABUSO lo scorso gennaio, quando S. M. , dopo essere stato aggredito verbalmente si è rivolto all’associazione raccontando l’accaduto , decidendo di sporgere denuncia.

    Causa di quella aggressione verbale una lettera di messa in mora che la Rete L’ABUSO aveva inviato a Giraudo, alla Diocesi di Savona e all’ex vescovo Lafranconi per conto dei suoi assistiti, pochi giorni prima dell’accaduto.

    Nella scorsa estate infatti, l’associazione aveva fatto una serie di esposti sempre sul caso di don Nello Giraudo e aveva segnalato alla Procura della Repubblica altre 10 vittime della comunità per minorenni di Orco Feglino, facendo così aprire un nuovo fascicolo a carico dell’uomo.

    Nello scorso settembre, pochi giorni prima della morte dell’ex collaboratrice della Rete L’ABUSO, Luisa Bonello, l’associazione e la Casa della Legalità avevano depositato altre due denunce, entrambe nei confronti dei responsabili del campo scout, dove nel 2005 fu molestato da Giraudo F. F. grazie al quale, non essendo ancora prescritto, fu possibile procedere nei confronti dell’ex prete.

    Nelle due denunce si chiedeva di approfondire la situazione di quel campo e di ravvisare anche eventuali responsabilità omissive da parte dei responsabili di quel campo, nei confronti della vittima F. F. le cui molestie, malgrado fossero state denunciate subito dalla vittima, non furono mai denunciate dai responsabili del campo, ne ai familiari dello sventurato, ne all’autorità giudiziaria. Sarebbero stati omessi anche i soccorsi medici in quanto portando la vittima da un medico, lo stesso sarebbe stato obbligato a denunciare.

    Nelle scorse settimane il pm Ferro ha posto fine all’indagine inviando l’avviso di conclusione indagini al legale (Marco Russo) e all’indagato.

    Al momento, l’indagine sulle denunce fatte dall’associazione lo scorso settembre sul campo scout del 2005 resta aperta, coperta dal massimo riserbo.

    L’ufficio di Presidenza

  • Ravenna, sesso con minorenni, don Desio chiede l’abbreviato: indagini partite dopo incidente con suo Suv

    Ravenna, sesso con minorenni, don Desio chiede l’abbreviato: indagini partite dopo incidente con suo Suv

    Deve rispondere di avere fatto sesso con alcuni ragazzini tra i 12 e i 15 anni che gli erano stati affidati dai genitori. Ma, oltre che di atti sessuali e di adescamento di minorenni, nell’udienza preliminare che si è aperta oggi don Giovanni Desio – 53 anni, di Saronno (Milano) e per 13 anni parroco di Casalborsetti, sul litorale ravennate – deve rispondere di violenza sessuale per avere millantato qualifiche infermieristiche al fine di visitare, anche con un termometro usato in modo improprio, un ragazzino che si vedeva in soprappeso.

    Ultimo reato a lui contestato è la sostituzione di persona, per avere usato un profilo Fb di un minore di cui aveva le password. Quattro i giovanissimi tra le parti offese, due della provincia di Ravenna e gli altri due di quelle di Treviso e Bergamo. Due si sono costituiti parte civile sia in proprio che con i genitori (avvocati Ermanno Cicognani, Giovanni Scudellari e Carlo Cianci di Treviso)

    Via libera dal Gup Antonella Guidomei anche alla costituzione di parte civile dell’associazione ravennate «Dalla parte dei minori» (avvocato Manuela Liverani), e della Curia della città romagnola (avvocato Federica Zaccaria).

    Don Desio, sospeso ‘a divinis’, che dopo sette mesi e mezzo di carcere a Forlì era andato ai domiciliari in una clinica in provincia di Perugia specializzata in preti con disagi personali, attraverso il suo legale Battista Cavassi ha chiesto di potere essere giudicato in abbreviato. Formula che ha tagliato fuori la citazione del responsabile civile, il vescovo Lorenzo Ghizzoni, citato dall’avv.

    Scudellari in qualità di legale rappresentate dell’Arcidiocesi di Ravenna-Cervia. «Dispiace – si legge nella richiesta – constatare come l’Arcidiocesi non abbia sentito la necessità di compiere nei confronti delle vittime degli abusi nemmeno un piccolo gesto».

    Le indagini della squadra Mobile, coordinate dal Pm Isabella Cavallari, erano scattate a inizio marzo 2014 poco dopo il volo dello ‘zio John’, come lo chiamavano i suoi fedeli, in un canale della zona con il suo suv Bmw nuovo da 35 mila euro e un tasso alcolemico tre volte e mezzo i limiti.

    In breve erano emerse intercettazioni di frasi dall’inequivocabile contenuto sessuale, che a inizio aprile avevano portato all’arresto di don Desio in canonica. I reati contestati vanno dall’estate 2010 al giorno dell’arresto e sarebbero stati compiuti, oltre che a Ravenna, anche a Saronno, nella casa del sacerdote, e in località di Bergamo e Treviso. Udienza aggiornata a metà aprile.

    http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/ravenna_prete_parroco_pedofilo_abusi_minori_sesso/notizie/1227912.shtml

  • La Diocesi parte civile contro don Desio a processo per sesso con minori

    La Diocesi parte civile contro don Desio a processo per sesso con minori

    Si apre il processo contro l’ex parroco di Casal Borsetti accusato di atti sessuli con minori E anche la Curia ha presentato domanda di costituzione di parte civile.

    Ravenna, 9 marzo 2015 – Si è aperto a Palazzo di Giustizia di Ravenna il processo contro don Desio, accusato ai atti sessuali con minori e attualmente ai domiciliari in una struttura umbra. Oggi è il giorno delle parti civili e la notizia del giorno è che anche laDiocesi ha presentato domanda di costituzione di parte civile contro l’ex parroco di Casal Borsetti.

    Quattro parti civili si sono costituite nella prima udienza preliminare contro don Giovanni Desio, 53enne arrestato il 5 aprile 2014 con l’accusa di aver fatto sesso con 4 minorenni che gli erano stati affidati. Davanti al Gup si sono costituitidue ragazzini con i genitori, la Curia e un’associazione che si occupa di minori.

    Il prete, sospeso a divinis e ai domiciliari  in una struttura, vuole essere giudicato con rito abbreviato.Udienza aggiornata a metà aprile.

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/la-diocesi-parte-civile-contro-don-desio-1.743619

  • Pedofilia, stop all’inchiesta su don ‘Mercedes’: il Vaticano mette il segreto sugli atti

    Pedofilia, stop all’inchiesta su don ‘Mercedes’: il Vaticano mette il segreto sugli atti

    I pm di Cremona non avranno gli atti sui presunti casi di abusi: la denuncia del deputato Sel, Franco Bordo. Don Inzoli era stato al centro delle polemiche per aver partecipato a Milano al convegno sulla famiglia tradizionale

    di MATTEO PUCCIARELLI

    Il Vaticano stoppa tutto: la procura di Cremona non potrà avere i documenti richiesti su Mauro Inzoli, alias ‘don Mercedes’, il prete già ai vertici di Comunione e Liberazione e sospeso dalla Congregazione per la Dottrina delle Fede per pedofilia, lo scorso anno. La denuncia arriva dal deputato di Sel Franco Bordo, autore dell’esposto che aveva dato il via all’inchiesta della giustizia italiana, per una volta in ritardo rispetto a quella vaticana. “La scelta della Santa Sede di non trasmettere gli atti ci delude profondamente – spiega Bordo – ed è una contraddizione rispetto al nuovo corso annunciato da papa Francesco”.

    Per questo motivo Sel si augura che ci sia un ripensamento, “i tempi dell’omertà sono finiti”. Su don Inzoli, per anni presidente del Banco Alimentare e famoso per il suo elevato stile di vita, è stato apposto il sub secreto pontificio, una specie di segreto di Stato della Santa Sede. La quale aveva speso parole durissime nell’imporre al dirigente di cielle una vita riservata e non più al contatto con i fedeli. “In considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza. Gli è inoltre prescritto di sottostare ad alcune restrizione la cui inosservanza comporterà la dimissione dallo stato clericale”, spiegò il decreto del vescovo di Crema, Oscar Cantoni.

    Don Mercedes era salito di nuovo alla ribalta poche settimane fa, quando venne immortalato a Milano seduto in seconda fila, dietro a Roberto Maroni e a Roberto Formigoni, durante il convegno per la famiglia tradizionale al Pirellone. Convegno che aveva scatenato un vespaio perché organizzato dalla Regione con una associazione che si propone l’obiettivo di curare i gay (o perlomeno gli omosessuali che ne fanno richiesta). Il giorno dopo tutti i vertici del centrodestra lombardo fecero finta di non averlo visto, o addirittura di conoscerlo di sfuggita.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/03/03/news/pedofilia_stop_all_inchiesta_su_don_mercedes_il_vaticano_pone_il_segreto_sugli_atti-108650809/