Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Aversa

  • ‘La stampa vuole distruggerlo’ i fedeli anglosassoni difendono don Michele Barone

    ‘La stampa vuole distruggerlo’ i fedeli anglosassoni difendono don Michele Barone

    “La stampa vuole distruggerlo”, dicono dall’Irlanda e dall’Inghilterra i fedeli di don Michele Barone. E’ dipinto come un uomo buono, carismatico, caritatevole dagli adepti oltremanica; un santo capace di farsi carico dei problemi dei malati, un uomo misericordioso. E centinaia di lettere venivano consegnate nelle mani della sua collaboratrice irlandese perché, in tanti, considerano il prete casertano un intercessore tra i fedeli e la Madonna. In ogni pratica, la richiesta di grazia e una somma di denaro. Molti soldi visti da una delle adepte italiane che ha accompagnato il prete in uno dei periodici viaggi in Irlanda. Le banconote erano così tante da creare troppo volume per il viaggio di ritorno in Italia così “una donna che Barone conosceva da tempo glieli cambiò in banconote da 500 euro”, si legge nei verbali. Molto denaro che don Michele diceva indirizzare alla Casetta di Nazareth.

    Si amplia dunque, nella ricostruzione dei pm, il raggio d’azione del sacerdote, e si apre uno nuovo scenario.Le ultime novità d’oltremanica emergono invece dalle recenti testimonianze raccolte dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere che indaga sul sacerdote arrestato per maltrattamenti su minori e violenza sessuale. Il nuovo ×lo intessuto dagli investigatori porta alla chiesa di Clarinbridge, dove c’era una nutrita comunità di adepti di don Michele, l’esorcista abusivo che per anni è riuscito a nascondere al suo vescovo le preghiere di benedizione che si tenevano a pochi chilometri da Aversa e di cui erano a conoscenza centinaia di fedeli in tutta la Campania.

    Le testimonianze agli atti saranno usate nel corso del dibattimento, al via tra tre settimane, e probabilmente anche la collaboratrice irlandese del sacerdote sarà chiamata a testimoniare in aula. Cosìcome potrebbero essere chiamati in aula due venticinquenni che vivono a Desenzano sul Garda, uno dei quali riferisce di essere stato ferito a un occhio da don Barone durante un esorcismo aggiunto Alessandro Milita e composto dai pm Alessandro Di Vico e Daniela Pannone, ha delegato la Guardia di Finanza per gli accertamenti sia sui conti di Barone che sui Øussi di denaro tra lui e la Casetta di Nazareth.
    Le verifiche sono ancora in corso.
    Regina Ada Scarico

    ‘La stampa vuole distruggerlo’ i fedeli anglosassoni difendono don Michele Barone

  • AVERSA (NA); La Congregazione per la Dottrina della Fede archivia don Palmieri, non ascolta vittima e testimoni e dichiara di non trovare riscontri

    AVERSA (NA); La Congregazione per la Dottrina della Fede archivia don Palmieri, non ascolta vittima e testimoni e dichiara di non trovare riscontri

    Dopo il caso di Diego Esposito, chiuso perché secondo la diocesi di Napoli non vi erano riscontri, eppure sarebbe bastato leggere la citazione in giudizio avanzata dal legale della vittima per acquisire persino la lista dei testimoni, anche ad Aversa accade la stessa cosa. Con la differenza che, a Napoli, Esposito almeno è stato convocato e ascoltato, ad Aversa, invece, la chiesa non ha convocato nessuno: neppure la presunta vittima di don Maurizio Palmieri, e ora archivia perché, secondo lei, mancano i riscontri.

    Quasi un insulto all’intelligenza umana anzi, alla stupidità: qui si offendono pure gli stupidi che comprendono con chiarezza che la favola dei tribunali canonici, delle indagini e della giustizia della chiesa che, a questo giro, anziché chiamare “tolleranza zero” è doveroso, fino a prova contraria, definire “affidabilità zero”, è solo uno squallido teatrino che offende le vittime.

    Possiamo prevedere già oggi l’esito dei prossimi casi che le vittime denunceranno alla chiesa, se prescritti la chiesa non troverà riscontri. Se invece denunciati alla magistratura e non prescritti dirà di avviare l’indagine senza dare alcun esito prima che si pronunci la giustizia civile. Se invece i brogli emergono come nel caso cileno o come nel caso dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini, dalla Dottrina della Fede diranno che… faranno sapere, ma intanto il prelato resterà al suo posto.

    Insomma, comunque la giri, “quando l’acqua scarseggia, la papera non galleggia”.

    Non so se le responsabilità sono attribuibili alla Dottrina della Fede, o agli inquirenti, o al prelato di turno… nei fatti, Bergoglio continua a fare appelli dando grandi aspettative, la stampa li riporta e li esalta e non li verifica, ma tranne Bergoglio e quel gruppo di giornalisti che, di fatto, anziché favorirlo lo screditano ad ogni articolo, agli uomini di papa Francesco nulla importa… e si vede.

    Anche qui non sappiamo la scusa, se sarà stata la diocesi che ha insabbiato, se non hanno rintracciato più nemmeno la presunta vittima che ha denunciato don Palmieri, insomma, come diceva il famoso ispettore del film “La pantera rosa”, il caso anche questa volta è Clouseau.

    Da persona che si colloca tra quelli “stupidi +++”, data l’assoluzione che questa volta, forse per sbaglio, è stata notificata persino alla presunta vittima, mi aspetto dalla diocesi di Aversa e da don Palmieri una doverosa querela nei confronti del nostro associato e nei confronti della Rete LABUSO: se abbiamo sbagliato esigiamo, ripeto, esigiamo di essere portati di fronte a un giudice e pagare i nostri errori e riabilitare il sacerdote, magari in un tribunale civile, così, almeno lì la presunta vittima potrà, prima della condanna, essere ascoltata da qualcuno.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete LABUSO

  • Don Michele, gli ispettori del Vaticano al Tempio

    Don Michele, gli ispettori del Vaticano al Tempio

    Anche Il Vaticano si “occupa” della delicata vicenda di don Michele Barone, sacerdote di Casapesenna accusato di presunti abusi sessuali su una 13enne di Maddaloni. Nelle prossime ore arriveranno infatti al Tempio di Casapesenna degli ispettori del Vaticano per un’indagine interna proprio su don Michele. Tutto il materiale che sarà raccolto sarà poi dettagliatamente ‘studiato’ dagli uffici di Roma.

    Solamente qualche giorno fa è stato notificato il decreto di giudizio immediato nei confronti di don Michele che è accusato di ‘esorcismi’ che sarebbero delle torture medievali che avrebbero provocato alla minorenne anche una lesione permanente. Ci sono poi anche delle accuse mosse da due fedeli che hanno denunciato di essere state violentate sia al Tempio che durante dei pellegrinaggi a Medjugorie.

    Le due giovani, entrambe 20enni, hanno parlato anche di esorcismi che, come confermato dal vescovo di Aversa Angelo Spinillo, non erano autorizzati dalla Chiesa. I giudici del tribunale di Santa Maria Capua Vetere decideranno quale possa essere, eventualmente, la condanna per don Michele mentre il Vaticano valuterà attentamente invece quale possa essere la sua ‘condanna spirituale’.

    http://www.casertanews.it/cronaca/ispettori-vaticano-don-michele-casapesenna.html

     

  • Prete sparito, le madri scrivono al Papa

    Prete sparito, le madri scrivono al Papa

    Lettera a Bergoglio: «Ci aiuti a recuperare fiducia nella Chiesa facendo piena chiarezza sulla vicenda di don Silverio»  

    MONTU’ BECCARIA. «Santità, ci dimostri che la Chiesa non è fatta solamente da persone come don Silverio Mura». È questo uno dei passaggi della lettera che le mamme di Montù Beccaria hanno inviato a papa Francesco, chiedendo chiarimenti sulla vicenda del prete campano, sospettato di abusi sessuali, che è rimasto per più di un anno, sotto falso nome, ospite della parrocchia del centro collinare dell’Oltrepo. Nonostante sia passato un mese dalla scoperta della sua vera identità, a seguito di un servizio de “Le Iene”, e dalla sua fuga da Montù, le mamme del paese, dove don Mura (che si faceva chiamare don Saverio Aversano) faceva catechismo a circa 40 bambini, sono ancora preoccupate e vogliono sapere che fine abbia fatto il sacerdote e se sia nascosto in un’altra località segreta. Così, prima singolarmente e poi con una lettera di gruppo, hanno scritto al Papa, che, di recente, ha fatto pressioni perché fosse riaperta l’indagine sul prelato.

    «Alcune mamme non hanno ancora deciso se rimandare i figli a catechismo a Montù – confida una di loro -. Al Santo Padre abbiamo scritto che è giusto sapere dove sia questa persona perché, se le accuse a suo carico fossero confermate, potrebbe far del male ad altri bambini».

    Le mamme confidano in una risposta di Bergoglio, che le aiuti a recuperare fiducia nella Chiesa., scossa dagli ultimi eventi «Ci siamo mosse perché non vogliamo che questa vicenda cada nel silenzio – concludono -. Bisogna far saltare fuori dove si trova questa persona e noi faremo tutto quello che potremo».

    Nel frattempo, dopo il sit-in organizzato davanti al Duomo di Napoli, alla presenza di Diego Esposito, una delle presunte vittime del sacerdote, l’associazione “Rete l’Abuso”, che segue i casi di pedofilia tra i preti, ha depositato un esposto alla procura della Repubblica di Pavia, integrando la denuncia con una relazione della criminologa Luisa D’Aniello: «Nella relazione emerge non solo la potenziale pericolosità dei tratti antisociali di don Mura – spiega l’ufficio di presidenza dell’associazione – ma anche la sistematicità delle tecniche di adescamento da lui utilizzate che, unitamente alla capacità di rapportarsi con gli adulti senza destare sospetto, disegnano un profilo decisamente poco incoraggiante».

    Oliviero Maggi

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2018/04/12/news/prete-sparito-le-madri-scrivono-al-papa-1.16705924/amp/

  • I poliziotti nella setta dell’esorcista: agenti-adepti per fermare l’inchiesta su don Michele

    I poliziotti nella setta dell’esorcista: agenti-adepti per fermare l’inchiesta su don Michele

    Dove può arrivare una ragnatela intessuta in lunghi anni di silenzi, omissioni, con la complicità di amicizie influenti? Lontano, molto lontano, a leggere ciò che emerge, giorno dopo giorno, dall’inchiesta su don Michele Barone, il prete dei vip arrestato per avere picchiato una minorenne dopo aver fatto credere a lei, e ai suoi genitori, che fosse indemoniata. La si può fare franca, almeno fino a un certo punto. Poliziotti-adepti, e il gioco è fatto. Dagli atti depositati al Riesame si parla di almeno tre ispettori che «pregano con i gruppi carismatici» e che, quando si sono trovati di fronte l’esposto contro don Barone, potrebbero aver deciso, deliberatamente, di chiudere un occhio. Perché, prima degli arresti dello scorso febbraio, la denuncia contro il sacerdote è passata per una questura e due commissariati, attraverso i servizi sociali di Maddaloni ed è finita finanche nelle mani del sindaco di Novara, al quale scrisse la zia della vittima per chiedere aiuto quando si rese conto che la nipote veniva maltrattata e, nonostante le denunce sporte dalla sorella, né il prete né i genitori venivano fermati. Influenze e amicizie che pesano, dunque. Ma andiamo con ordine.

    Luciano Moggi ha riferito che lui e Barone erano amici perché «quel prete era accreditato in Vaticano e amico del cardinale Liberio Andreatta», potente prelato già a capo dell’Opera pontificia per i pellegrinaggi e tra i religiosi più ricchi del mondo. Un caso, forse. Come gli anni di «indifferenza» che si sono vissuti in Curia, ad Aversa, rispetto a quanto il prete, e non solo lui, facevano a Casapesenna e dintorni, e fino a Medjugorie e Cracovia. Perché, a sentire i tanti fedeli del Napoletano e del Sannio, certi sacerdoti del Casertano sono conosciuti proprio per le presunte capacità di «guaritori» dalle possessioni demoniache. Ma della fama di quei preti e delle gesta di don Barone nessuno si era accorto ai piani alti della Chiesa locale. Il vescovo, secondo il gip, cercò anche di insabbiare la faccenda. Angelo Spinillo chiese alla ragazza di ritirare la denuncia. Poi il prelato ha chiarito, dicendo che in quel momento faceva riferimento «alle diatribe familiari». E che il prete fu punito con l’ammonizione. Ma era già troppo tardi. Barone è andato avanti, per anni e anni e, forse non solo dentro la Chiesa, aveva trovato una rete di protezione. Altrettanto «blindato» sembra infatti fosse all’esterno, quel sacerdote cugino omonimo del camorrista Michele Barone, oggi pentito.

    La sua rete oltrepassava le mura sacre per arrivare fin dentro la polizia. Il vicequestore Luigi Schettino è finito agli arresti con lui con l’accusa di non aver fermato quelle pratiche «medievali», che in realtà erano abusi e maltrattamenti, e di aver tentato di indurre la sorella della vittima a ritirare l’esposto contro il sacerdote. Eppure, durante l’udienza di Riesame, il poliziotto è apparso «turbato» di fronte alle immagini di un cruento esorcismo contenute in un filmato sequestrato nel corso delle indagini. Di quei rituali violenti ha detto di non sapere nulla Schettino che, difeso dall’avvocato Carlo De Stavola, ha ottenuto l’annullamento della seconda ordinanza per la lesione permanente alla 13enne. Di quella denuncia sfociata in arresto solo a febbraio, erano però al corrente almeno tre uffici di polizia, non il solo Schettino che comunque si difende spiegando che non tentò di far ritirare la denuncia ma cercò di dirimere la diatriba familiare nato dopo l’esposto della sorella della vittima.

    https://www.ilmattino.it/caserta/i_poliziotti_nella_setta_dell_esorcista_agenti_adepti_per_fermare_l_inchiesta_su_don_michele-3640659.html

  • Lettera aperta della vittima Diego Esposito al sindaco di Montù Beccaria Amedeo Quaroni

    Lettera aperta della vittima Diego Esposito al sindaco di Montù Beccaria Amedeo Quaroni

    Egregio sindaco, ho letto con rammarico la sua lettera aperta e le confesso che mi ha profondamente ferito non solo per come lei si esprime, con toni giustificativi e rassicuranti nei confronti di don Mura, un pedofilo che ha rovinato la vita a me e ad altri. Contrariamente a come lei lo definisce “Don Silverio Mura per lo Stato Italiano è un uomo libero ed innocente fino a prova contraria”, mi permetto di dissentire: a meno che lei non ritenga “uomini liberi” persone che, come nel caso di don Mura, sono costrette a nascondersi oramai da 10 anni, sotto falso nome, ed avvalendosi del favoreggiamento della diocesi di turno. “Uomini innocenti”, solo perché si avvalgono della prescrizione, anziché rinunciarvi e chiedere il giudizio alla magistratura chiarendo la propria posizione, levandosi di dosso, una volta per tutte, quelle che lei, signor sindaco, definisce banalmente accuse infondate e infamanti: ma si è chiesto perché, se le accuse sono davvero infondate, don Mura non mi ha querelato per diffamazione ?

    Lei afferma che; “come primo cittadino mi sono attivato immediatamente per trasmettere questa nostra preoccupazione agli organi ecclesiastici” ma le devo ricordare che lei è un sindaco della Repubblica Italiana, uno stato laico, il suo dovere non è quello di tutelare la chiesa dalle sue stesse zozzerie, il suo dovere – mi consenta se glielo rammento – è quello di tutelare la salute dei suoi cittadini. Sarebbe stato suo dovere – soprattutto ignorando quali azioni siano in corso da parte della magistratura  – informare di quanto aveva appreso sull’identità di Silverio Mura, il primo posto di polizia e non consultare gli organi ecclesiastici che lo nascondono da 10 anni, per ultimo nel suo comune.

    Anche sul cambio di nome, mi permetta, ma non è paragonabile a chi in paese è conosciuto con un soprannome, o al mio nome di fantasia che utilizzo solamente per tutelare i miei tre figli e mia moglie! Don Mura, il suo lo usava per nascondersi perché, prescritto o meno, più persone lo hanno formalmente querelato per stupro di minore: la differenza è notevole, non crede ?

    I miei avvocati, l’associazione Rete L’ABUSO che mi tutela dall’inizio della mia terribile vicenda, come lei dice non stanno “mettendo in atto un attacco vero e proprio, teso a minare la tranquillità delle nostre famiglie ed il buon nome del nostro paese”, ma stanno cercando semplicemente di fare in modo che don Mura non abusi di altri minori.

    Come ben saprà, la pedofilia non è una malattia che si cura, è una grave devianza della personalità e proprio per le sue caratteristiche la comunità scientifica paragona il profilo del pedofilo a quello del serial killer. Ne viene da se che mettere un pedofilo vicino ai bambini ha lo stesso buonsenso di mettere un orso vicino al miele e aspettarsi che non lo mangi. I pedofili non hanno comportamenti rivelatori della loro perversione sessuale, e quindi appaiono tutti degni di stima e scevri da critiche delle persone che li frequentano. Pertanto solo uno stolto baserebbe il suo giudizio, su un sospettato di pedofilia, ancorandolo a queste  valutazioni che la Psicologia considera prive di significato.

    Per questo motivo chiedo alle mamme, non per creare allarmismi ma sperando dal profondo del cuore che in questo anno a Montù Beccaria non sia accaduto nulla a nessun bambino, chiedo comunque alle mamme, se nell’ultimo anno avessero notato cambiamenti inspiegabili o sospetti nei loro figli, di avere il coraggio di approfondire, perché se preso subito, il trauma si può affrontare.

    A lei, signor sindaco, non ho mai personalmente attribuito alcuna responsabilità per meritarmi questo attacco, le chiedo solo di fare chiarezza, di chiedere al suo vescovo come don Mura sia arrivato a Montù Beccaria, di sicuro non ha bussato alla porta della chiesa dicendo “eccomi qua”, qualcuno, il vescovo, il parroco avrà ricevuto i dovuti accrediti, non penso abbiano aperto la porta ad uno sconosciuto.

    Da quanto ho appreso dai giornali, prima di partire don Mura avrebbe fatto scorta di medicine: avrà quindi avuto un medico, in un anno almeno una volta si sarà fatto fare una ricetta? Verifichi, perché in questo caso, sulla ricetta, oltre al codice fiscale appaiono anche il nome e il cognome.

    Le chiedo solo di fare chiarezza perché è palese che qualcuno sapesse la vera identità di Saverio Aversano, lo stesso qualcuno che lo ha avvisato e fatto fuggire poco prima della messa in onda del programma Le Iene.

    Lei è il sindaco, credo di rivolgermi all’interlocutore giusto e credo che anche i suoi cittadini si aspettino e si meritino questo da lei.

    Diego Esposito

    Per garanzia sull’identità della vittima che pubblicamente utilizza un nome di fantasia

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO

  • Nuova bufera su don Silverio, accusato di pedofilia: “Usava i bambini come corrieri della droga”

    Nuova bufera su don Silverio, accusato di pedofilia: “Usava i bambini come corrieri della droga”

    Una delle presunte vittime di don Silverio Mura, il parroco accusato di aver abusato sessualmente di alcuni bambini a Ponticelli, lancia una nuova accusa. Don Silverio avrebbe usato uno dei bambini abusati per trafficare armi e droga.

    Dopo aver soggiogato le sue vittime le usava per consegnare armi e droga alla malavita locale. Si nasconderebbero addirittura rapporti con la camorra nell’oscuro passato di don Silverio Mura, il parroco di Ponticelli accusato di aver abusato sessualmente di almeno due bambini quando insegnava religione alla scuola media del quartiere napoletano, negli anni Ottanta. È sempre Diego Esposito (nome di fantasia), l’uomo che con la sua denuncia ha sollevato il caso, a diffondere tramite la pagina Facebook una nuova accusa al sacerdote.

    La denuncia: trafficava armi e droga usando i bambini
    Come si legge negli atti depositati presso l’avvocato Carlo Grezio, legale di entrambe le vittime, Silverio Mura avrebbe:  dato incarico almeno due volte a settimana di trasportare con la sua bicicletta, una cartella o uno zaino a Pollena Trocchia presso delle case o dei circoli e gli diceva che contenevano bibbie o libri del catechismo. Ebbe modo di fermarsi durante il percorso verso i luoghi di destinazione delle cartelle e di constatare che contenevano armi (pistole automatiche e revolver) chiuse in asciugamani a mo’ di pacchettini e confezioni di sostanze stupefacenti

    Così si spiegano, secondo Diego Esposito, le ingenti somme di denaro in possesso del prete e con le quali comprava costosi regali alle sue vittime a titolo di ‘ricompensa’. Tra questi doni c’era anche un costosa motocicletta.

    La protesta della comunità dove insegnava religione
    La settimana scorsa don Silverio Mura si è allontanato dalla diocesi di Montù Beccaria, dove, nonostante le denunce che pensano a suo carico, ospite della congregazione, insegnava religione in una scuola. Sotto falso nome. Don Silverio Mura era diventato don Saverio Aversano. Dopo che un servizio televisivo aveva trattato nuovamente il caso, ormai riconosciuto dalle mamme  degli alunni, il parroco ha lasciato la comunità lombarda.

    https://napoli.fanpage.it/nuova-bufera-su-don-silverio-accusato-di-pedofilia-usava-i-bambini-come-corrieri-della-droga/

  • Montù Beccaria: c’è un filo logico ma la chiesa inciampa; la diocesi poteva non sapere?

    Montù Beccaria: c’è un filo logico ma la chiesa inciampa; la diocesi poteva non sapere?

    Di certo questa è la domanda che tutti si stanno facendo da quando don Silverio Mura, alias Saverio Aversano, è stato scoperto nel piccolo paesino di Montù Beccaria: chi poteva sapere della sua vera identità?

    Quello che è certo è che don Silverio non si è alzato una mattina e, di sua spontanea iniziativa, è andato a fare il parroco nel pavese, qualcuno lo ha mandato, qualcun altro lo ha accolto e, basta avere un minimo di conoscenza di come sia strutturata giuridicamente la chiesa, per darsi una risposta.

    È fuori da ogni ragionevole dubbio che la diocesi di provenienza, nella quale don Silverio è incardinato, conoscesse la sua identità: è proprio la diocesi che dà il nullaosta perché un sacerdote possa lavorare, per un periodo così lungo, fuori diocesi.

    Non molto diversa la situazione nella diocesi ospite la quale ha due possibilità: quella di averlo espressamente richiesto, e in questo caso è palese che sapesse, oppure potrebbe essere stato mandato, ma difficilmente questo poteva avvenire all’insaputa del vescovo.

    È importante sapere che le diocesi, per la chiesa sono un po’ come le nostre prefetture. Hanno il controllo del territorio e, alle diocesi fanno capo non solo i religiosi sul territorio appartenenti alla chiesa, ma anche coloro che, per esempio, appartengono a congregazioni di Diritto Pontificio, ovvero congregazioni che dipendono direttamente dal Vaticano che, tuttavia, per quanto concerne le questioni locali, fanno capo all’ordinario locale, ovvero il vescovo.

    I trasferimenti, per procedura, sono accompagnati da una lettera di presentazione da parte della diocesi di provenienza, indirizzata a quella di destinazione e, in questo caso, è possibile che il nome del sacerdote fosse falso.

    Poco credibile rispondere che la lettera non c’è, anche perché la conseguente domanda che porremmo direttamente al vescovo di Tortona mons. Vittorio Francesco Viola sarebbe: ma lei ha quindi assegnato un parroco così, senza sapere neppure chi fosse? Vista l’assenza di una lettera di accompagnamento non ha neppure chiesto un documento di identità?

    Vale a dire che, se un perfetto sconosciuto, magari neppure prete, si presenta alla porta della sua diocesi, lei gli assegna una parrocchia?

    Francamente non la crediamo così ingenuo.

    Sveliamo quindi pubblicamente il dilemma, senza tante indagini, renda pubblica quella lettera e, nel caso non ci fosse, lo dica: d’altronde siamo nell’era della trasparenza e della tolleranza zero tanto proclamata da papa Francesco, sia trasparente e inflessibile e ci faccia sapere.

    Francesco Zanardi

    Presidente Rete L’ABUSO

  • Don Silverio, anche il vescovo «indaga»

    Don Silverio, anche il vescovo «indaga»

    Il sacerdote accusato di abusi a Nola: il giallo del doppio nome. Le mamme stanno raccogliendo altre informazioni in paese

    MONTÙ. Il vescovo di Tortona verrà a Montù con le informazioni raccolte sul caso don Silverio. Non si ferma, infatti, la mobilitazione delle famiglie del paese per il caso di don Silverio Mura, il sacerdote napoletano accusato di abusi sessuali (il caso è stato riaperto dal Vaticano), che è rimasto per circa un anno nel paese oltrepadano sotto falso nome.

    E proprio sull’identità utilizzata per nascondere il suo passato, don Saverio Aversano, emergono nuovi sviluppi: il cognome è quello della madre, scomparsa alla fine del 2016, poco prima che il sacerdote partisse da Ponticelli per approdare in Oltrepo. Inoltre sembra che nei giorni precedenti alla fuga avesse fatto scorta di farmaci, come se si stesse preparando a lasciare il paese, avvisato da qualcuno.

    Le mamme investigatrici A guidare la mobilitazione c’è il gruppo di mamme del paese, i cui bambini frequentavano il catechismo proprio con don Silverio/Saverio. Superato il rammarico per non essere riuscite a fermarlo in tempo, ora hanno deciso di proseguire nelle indagini e hanno lanciato un tam tam sui social.

    «Nel nostro piccolo qualcosa siamo già riusciti a fare – commentano -. Ora ci auguriamo che questa mobilitazione anche a livello nazionale contribuisca a scovarlo». Nel frattempo le mamme stanno cercando di capire dai loro figli come si comportava durante il catechismo: «Era molto severo e durante gli incontri non volava una mosca – spiegano -. Voleva che i bambini imparassero le preghiere in latino.

    Inoltre parlava spesso del diavolo». Uno degli aspetti più inquietanti della vicenda resta quello del falso nome con cui si spacciava don Silverio: «Quando è arrivato si è sempre presentato come don Saverio» assicura un abitante del paese. Questa identità fasulla sarebbe stata utilizzata anche in altre occasioni, visto che, nell’ultimo anno, la corrispondenza arrivava in canonica a nome di don Saverio Aversano.

    Nessuno, però, al suo arrivo, ha chiesto i documenti al sacerdote. L’altro enigma riguarda l’arrivo del sacerdote a Montù come aiuto pastorale dalla diocesi di Nola. I legami tra la diocesi campana e quella di Tortona partono da lontano e sono legati al vescovo Egisto Melchiori: prima di diventare vescovo di Tortona, infatti, Melchiori fu per dieci anni, dal 1924 al 1934, vescovo di Nola e da lì porto con sé a Tortona il giovane Arturo D’Onofrio, che poi fu ordinato sacerdote.

    D’Onofrio scese di nuovo a Nola nel 1943 e fondò la Congregazione dei missionari della Divina Redenzione, che nel 2010 tornò con padre Egidio Pittiglio a reggere la parrocchia di Montù. Nel 2014, poi, padre Egidio divenne superiore della Congregazione e fu nominato parroco padre Simone Baggio. Nell’ottobre 2016 è stato proprio padre Simone a chiedere alla diocesi di Nola un aiuto per la celebrazione delle messe (sotto la parrocchia ricadono anche le chiese di Costamontefedele, San Damiano al Colle, Villa Marone, Mondonico, Soriasco e Donelasco) tramite padre Egidio, che, non a caso, la settimana scorsa era a Montù, probabilmente per cercare una soluzione. Prima del servizio in tv de “Le Iene” (che ha sollevato il caso) intorno alla figura di don Silverio/Saverio non sono mai sorti dei sospetti: «Era quasi sempre sorridente – afferma un residente – Partecipava alle iniziative della parrocchia, come il pranzo degli anziani, andava a benedire le case ed è anche andato a dare l’estrema unzione ad un parrocchiano». Ora i fedeli attendono risposte dalla diocesi di Tortona, che non si è ancora espressa: «Padre Simone ci ha assicurato che il vescovo Viola sta raccogliendo informazioni sulla vicenda e che presto verrà a Montù a parlare con la comunità. Lo aspettiamo» concludono le mamme.

    Oliviero Maggi

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2018/03/22/news/don-silverio-anche-il-vescovo-indaga-1.16625999

  • Prete accusato di pedofilia “sparito” da Montù beccaria, madri sul piede di guerra

    Prete accusato di pedofilia “sparito” da Montù beccaria, madri sul piede di guerra

    Prete accusato di pedofilia sparisce dopo un anno di servizio a Montù Beccaria.

    Prete accusato di pedofilia

    Una storia delicata e dai contorni poco chiari ha investito il comune di Montù Beccaria. Don Saverio è un sacerdote sulla cui testa pende la pesantissima accusa di pedofilia. Stando alle versioni ufficiali il parroco di Montù – don Simone Baggio – avrebbe chiesto alla Diocesi di Nola un aiuto pastorale per la Congregazione, così è stato mandato don Silverio. Sia il Comune che la Parrocchia assicurano di essere all’oscuro, come i parrocchiani, delle accuse a carico del nuovo arrivato.

    Il servizio delle Iene

    Recentemente, però, è stata riaperta l’inchiesta su di lui che era stata chiusa due anni fa. Don Saverio, nel frattempo, aveva fatto perdere le sue tracce e la Diocesi di Nola aveva dichiarato ufficialmente che si trovava chiuso in un convento senza contatti con il pubblico. Nella realtà fattuale il prete si trovava sulle colline dell’Oltrepo Pavese, ospite della Congregazione dei missionari della Divina Redenzione. Ad accendere definitivamente la miccia è stato un servizio delle Iene in cui è stato intervistato don Diego Esposito, il sacerdote che accusa don Silverio di aver abusato di lui quando aveva tredici anni. A quel punto in paese a molti si è gelato il sangue nelle vene, riconoscendo l’accusato.

    La rabbia delle madri di Montù

    Simona Cremonesi affida ai propri social la rabbia e la paura derivate dall’essere venuta a conoscenza, insieme ad altre madri, soltanto ora della situazione: “Adesso parliamo noi… parliamo noi mamme di 3a elementare della scuola di Montù Beccaria, che con estrema fiducia avevano lasciato i proprio figli per il catechismo con chi a loro doveva insegnare e trasmettere i “buoni valori. Don Saverio Aversano, ecco com’è giunto nel nostro paese questo individuo, così si faceva chiamare, così si era mascherato; è arrivato a Montù Beccaria nell’ottobre 2016, e da quel giorno scorrazzava tranquillo e sereno tra le strade del paese, tra le nostre colline a benedire case, celebrare messe e addirittura insegnare catechismo ai nostri figli… noi mamme serene quanto lui, inconsapevoli che il diavolo era di lui vestito e soprattutto… tra di noi!” Parole forti, comprensibilissime da parte di una madre, anche se va ricordato che al momento l’uomo è presunto colpevole.

    “Abbiamo ribaltato il nostro parroco”

    “Che colpo è stato scoprire il 15/03/18 che un presunto pedofilo aveva avuto a che fare con i nostri piccoli per così tanto tempo, è vero, le Iene ne avevano parlato il 07/03/18, ma nessuna di noi aveva avuto la fortuna di vedere la trasmissione in tempo reale, eh si perchè tante di noi, appena toccano il cuscino, cadono esauste in un sonno profondo… ah… le mamme! Però poi l’abbiamo saputo, e da allora noi (Laura, Simona, Elena, Chantal, Valeria, Paola, Chiara, Pamela, Samantha, Simona, Rosa, Cinzia. Auriela)… da quel giorno non abbiamo più pace… perchè un presunto criminale è andato via tranquillo con la sua Fiat punto nera, poche ore prima che noi lo scoprissimo… è in giro per l’Italia libero di volare e libero di danneggiare forse, qualche altro bambino meno seguito dei nostri! Abbiamo contattato le Iene, abbiamo incontrato e ribaltato il parroco della chiesa di paese, abbiamo richiesto un incontro con il Vescovo di Tortona, perchè qualcuno di loro doveva sapere… ne siamo certe… ne sono tutti certi… e non ci daremo pace mai, sino a che quell’essere gira libero senza processo, noi non ci fermeremo, perchè le nostre coscienze sono le coscienze delle mamme di quei bambini che nessuno ha difeso e protetto, sono le coscienze di tutte le mamme Italiane che ignorano e non hanno i mezzi per potersi difendere. Ora che non si dica che abbiamo accettato “senza fare una piega”, non si dica che non stiamo combattendo, perchè da vere leonesse stiamo difendendo i nostri cuccioli e i cuccioli del branco, così come avrebbero dovuto fare il Primo cittadino del paese e il Parroco, consegnando Don Saverio alle autorità e non lasciarlo andare via ripetiamo, impunito, sulla sua Punto Nera. Le mamme di 3a elementare di Montù Beccaria”.

    http://giornaledipavia.it/cronaca/prete-accusato-di-pedofilia-sparito-da-montu-beccaria-madri-sul-piede-di-guerra/