Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Aversa

  • Don Michele Barone a processo per lesioni e violenza su minore/ Don Aversano: “Non poteva praticare esorcismo”

    Don Michele Barone a processo per lesioni e violenza su minore/ Don Aversano: “Non poteva praticare esorcismo”

    Don Michele Barone a processo per lesioni e violenza su minore. Ultime notizie, il commento di Don Aversano: “Non poteva praticare esorcismo”, il commento degli avvocati

    CARMINE MASSIMO BALSAMO

    Don Michele Barone a processo per lesioni e violenza su minore: il sacerdote dei vip è stato arrestato per maltrattamenti su ragazze minorenni, utilizzando la pratica dell’esorcismo per adescarle. Nelle ultime settimane ha voluto chiarire a più riprese di non essere un esorcista, ma dalle indagini emerge ben altro. Carlo Aversano, esorcista di Caserta, ha commentato ai microfoni di Storie Italiane: “Un prete in galera non fa piacere a nessuno, speriamo che si sappia prima o poi quello che è successo. Le accuse sono pesantissime, siamo dispiaciuti che lui usava l’esorcismo che non poteva praticare. Qualcuno si era lamentato, ma come fai a dare credito a chi accusa un confratello? Alcune cose non erano proprio accettabili: non poteva fare esorcismo, non aveva alcun diritto”. E a proposito dell’accusa di violenza sessuale su minorenni: “Si sta indagando su questo, speriamo venga fatta chiarezza perchè questa povera chiesa ne sta perdendo molto su questa vicenda”.

    LA REPLICA DEGLI AVVOCATI DI DON MICHELE BARONE

    Il processo va avanti ed è emerso che don Michele Barone abbia ordinato l’interruzione delle cure mediche su una ragazzina, evidenziando che fosse indemoniata, dettaglio non risultato assolutamente veritiero. Presenti in studio gli avvocati del sacerdote, che hanno commentato: “Il parroco è sottoposto a processo per lesioni e altri reati, don Michele non ha mai fatto esorcismi: le due pratiche sono tra loro sovrapponibili, la differenza è minimale rispetto a una preghiera di guarigione”. E a proposito dell’aver tolto i farmaci alla ragazza: “Non è vero che abbia interrotto le cure mediche, ma anzi chiese che queste fossero farmacologiche: chiese ai familiari che le cure fossero coordinate, sottolineando che l’interruzione avrebbe avuto conseguenze”.

  • Esorcismi e abusi, il vescovo è all’estero e non testimonia in aula

    Esorcismi e abusi, il vescovo è all’estero e non testimonia in aula

    Il vescovo di Aversa, Angelo Spinillo, avrebbe dovuto testimoniare stamane al processo a don Michele Barone, ma ha inviato al tribunale di Santa Maria Capua Vetere una giustifica. È in pellegrinaggio all’estero, Spinillo, per cui non è stato presente all’udienza in cui avrebbe dovuto raccontare quanto in sua conoscenza in merito alla storia del sacerdote finito sotto processo per abusi e violenze. Religioso che il vescovo ha sospeso dopo che la storia è diventata di dominio pubblico perché avrebbe praticato esorcismi senza autorizzazione.

    Sul banco dei testimoni è invece salito quest’oggi l’esorcista ufficiale della Diocesi di Aversa, Carlo Aversano. Ai pm Alessandro Di Vico e Daniela Pannone e agli avvocati, il religioso ha spiegato quali pratiche sono autorizzate dalla Chiesa nei riti di esorcismo e quali no. Del collegio difensivo fanno parte, tra gli altri, i penalisti Carlo De Stavola, Maurizio Zuccaro, Camillo Irace, Giuseppe Stellato. Per le parti civili, l’avvocato Rossella Calabritto.

    https://www.ilmattino.it/caserta/esorcismi_e_abusi_il_vescovo_da_forfait_e_non_testimonia_al_processo-4027815.html

  • AVERSA. Abusi sessuali. La verità di don Barone in una lettera scritta in carcere

    AVERSA. Abusi sessuali. La verità di don Barone in una lettera scritta in carcere

    AVERSA – È tornato a parlare dopo diverso tempo Michele Barone, il sacerdote della diocesi di Aversa, sospeso, in quanto accusato di abusi e violenza sessuale su minori. Il ‘prete’ crede nella giustizia e soprattutto cerca, per l’ennesima volta, di spiegare la sua versione dei fatti.

    «Io non sono un’esorcista, ma noi sacerdoti siamo abilitati alle preghiere di guarigione e liberazione», spiega Barone. La sua lettera è arrivata a Storie Italiane, il programma condotto da Eleonora Daniele su Rai 1.

    L’ex sacerdote è stato arrestato il 23 febbraio all’aeroporto di Capodichino, quando era appena ritornato da un suo viaggio a Medjugorie. Una volta giunto nella casa circondariale, il prete ha ricevuto non poche minacce di morte e, per tale motivo, attualmente è in regime di isolamento. Nella medesima lettera, confida: «Mi sento affidato al Signore ed emergerà tutta la verità».

    Michele Barone ha sempre cercato di difendersi dall’accusa di aver sfregiato una ragazzina durante alcune pratiche di esorcismo. L’ex sacerdote spiega di aver messo in atto solo quanto prescritto dai manuali canonici sull’esorcismo: tali ‘cure’ potrebbero aver causato al massimo un ematoma temporaneo. Medesima risposta per quanto concerne ad un video prodotto dalla Procura, dove si nota Barone praticare un rito di esorcismo su un 50enne, ma con modi violenti.

    AVERSA. Abusi sessuali. La verità di don Barone in una lettera scritta in carcere

  • In merito alle notizie, di “questi giorni”, di abusi del clero su minori. La testimonianza di un ultimo

    In merito alle notizie, di “questi giorni”, di abusi del clero su minori. La testimonianza di un ultimo

    Riceviamo e pubblichiamo volentieri la lettera/testimonianza di un Sacerdote, un prete indignato per tutto quello che sta succedendo quotidianamente nella Chiesa, un prete vicino alle vittime…

    Ricordo quasi come fosse ieri, con quella stessa gioia ma anche con lo stesso “timore”, il giorno in cui dissi: “SI, CON L’AIUTO DI DIO LO VOGLIO!” Era il giorno più bello ed importante della mia vita (dopo quello in cui ho avuto la grazia di essere venuto al mondo): il giorno in cui venivo consacrato sacerdote PER SEMPRE. Rammento, tra i mille pensieri che mi frullavano in testa, una frase che mi sgorgò dal cuore – ma non era una frase bensì una preghiera – nel momento in cui si invocano i santi e si è completamente stesi a terra (per dire:”Io non sono nulla! E solo in Te, mio Dio, posso essere ciò che Tu vuoi”) … dissi, dal profondo del cuore: “MIO DIO, DONAMI LA FEDELTÀ QUOTIDIANA A QUESTO DONO CHE TU OGGI MI FAI!”

    Parole ingenue? Temerarie? O, forse, scontate e atte a far “sorridere”? Non credo! Sono passati più di 32 anni e con la stessa gioia (sono convinto, insieme a tanti altri preti) le ripeto ogni mattina, sapendo che “ogni giorno porta con se la sua pena”. Senza ingenuità, convinto che in ogni giornata che il Padre mi dona, quella parola deve farsi vera. Vera! Non perché io ce la metto tutta ma perché mi affido a una Grazia che mi “supera” o, come avrebbe detto il cardinal Martini ‘un’Amore Fedele che mi anticipa e mi sostiene’; credo e voglio continuare a credere in questo. In questo periodo sento, quasi ogni giorno, notizie di abusi sui minori da parte di membri del clero e mi son detto con amici: ma in che Chiesa siamo cresciuti noi?

    Forse questa non è la “nostra chiesa! … Che dire? Che “fare”? Il primo istinto è quello di abbandonarsi alla rabbia. Provo un disgusto profondo, un senso di ribellione e … Io stesso mi sento ferito … (“tradito”?) … il sangue “ribolle” ma, so che tutto questo non serve a molto..

    E allora mi dedico con più forza alla preghiera. Potrei far sorridere? Si, certo … Mi dedico alla preghiera perché il cuore mi si appesantisce per le lacrime di cui è ricolmo … sanguina per il dolore che provo! Solo la preghiera rasserena e offre nuova luce a ogni “cosa”. Ma come “abbiamo” fatto a ridurci così? È questa la Chiesa del Signore? …

    Prego per quella bambina a cui ieri, un prete, ha resa per sempre la vita un “inferno” e il cui padre si dice: “Ci sentiamo in colpa!” (non ho parole!) …

    Prego per il figlio, abusato, di amici che ho avuto la gioia, ma forse meglio dire la Grazia, di “ritrovare” (ma probabilmente ci eravamo solo un po’ persi di vista). Questo loro figlio che ho “conosciuto” solo per poche ore, ma che mi sono bastate per guardare i suoi occhi: profondi, trasparenti, carichi di Verità … protesi verso un futuro di sogni, attese … di tutta quella positività per la vita (che scorgo anche negli sguardi di ogni ragazza o ragazzo che incontro ogni giorno) … Stranamente, in quegli occhi non ho visto rabbia, anche se immagino che nel cuore ce ne sarà e … certamente giustificata.

    Prego per ogni bambino e bambina forse troppo dimenticati, di cui poco si parla, vittime di questa parte di Chiesa che invece deve essere Luce e Forza nella testimonianza del Vangelo. Prego per questi preti che non si ricordano che ogni uomo e ogni donna “ci sono stati affidati” per proteggerli, custodirli ed amarli e perché anche solo il pensiero di uno sguardo malizioso verso un fanciullo sia allontanato dalla loro mente e dal loro cuore.

    Mi fa troppo male pensare che, anche solo, una carezza maliziosa verso una bambina possa attraversare il cuore, gli affetti e i gesti di un prete. Non esiste!

    Pregare? Poco? Forse si. Ma non sono così stupido.

    C’è la giustizia terrena, che deve operare: sia quella civile che quella ecclesiastica (ma questo discorso è un altro) …

    Ma la mia domanda o inquietudine è più profonda. Vivere ancora in questa Chiesa? Oppure sbattere la porta? Stare in silenzio, pregare … Scegliere altre strade? Farmi un mio piccolo mondo religioso? NO! Ho promesso di Amare Gesù Cristo e la sua Chiesa e CONTINUERÒ A FARLO! Ho promesso di vivere il celibato per donarmi più profondamente e intimamente a tutti quelli che il Signore mette sul mio cammino. NON ABBANDONERÒ MAI (!) QUESTA CHIESA.

    Non posso pensare che questa Madre che ogni giorno mi fa crescere come Figlio, attraverso la preghiera, i sacramenti, il perdono, l’amore fraterno condiviso nella “mia” comunità … abbandoni me e i suoi figli, soprattutto i più deboli che stanno soffrendo. Sono certo che, poiché il Bene ha già vinto sul Male, la Chiesa sia non solo questo e sia oltre questo! C’è il Bene di Dio nella chiesa che può e deve risplendere ogni giorno attraverso ogni cristiano, ogni sacerdote, ogni religiosa che ama rispondere (anche con fatica e impegno) al soffio dello Spirito che ci invita a essere SEME BUONO dentro queste vicende.

    Non sono nessuno per dire tutto questo. Indubbiamente solo “un lumicino dalla fiamma smorta” ma, credo che se la fiamma si ravviva con chi ancora tra tanti preti – e ci sono – credono alla Bellezza e alla Bontà del Vangelo e della Chiesa di Gesù … la fiamma del Bene può risplendere e fare più Luce! Una Luce benefica: quella del Vangelo di Gesù.

    Un semplice prete, dDV

  • Abusi e violenze su minore durante esorcismo: prete in aula senza cronisti e familiari

    Abusi e violenze su minore durante esorcismo: prete in aula senza cronisti e familiari

    Prima apparizione in udienza, al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce), per don Michele Barone, il sacerdote della Diocesi di Aversa – in carcere dallo scorso febbraio – accusato di aver maltrattato e abusato sessualmente di tre donne, tra cui una minore di 13 anni, durante sedute di preghiera e riti definiti esorcistici. Don Michele, vestito in abito talare grigio con camicia a maniche corte, si è accomodato dietro le sbarre, in un’aula in cui erano presenti solo i giudici e gli avvocati delle parti. L’udienza si è infatti tenuta a porte chiuse, senza familiari e giornalisti, in seguito alla decisione presa il 3 luglio scorso dal presidente del collegio giudicante Maria Francica su concorde indicazione degli imputati e delle parti offese; in precedenza il giudice aveva già escluso le riprese delle tv, ritenendo che il diritto di cronaca sarebbe stato comunque garantito dalla presenza di giornalisti di quotidiani e agenzie.

    Proprio la presenza di cronisti, ma anche di familiari e fedeli, aveva convinto il sacerdote a non presentarsi nelle due scorse udienze. Con il prete sono imputati anche i genitori della vittima minorenne Cesare Tramontano e Lorenza Carangelo, e il funzionario della Polizia di Stato Luigi Schettino, tutti presenti in aula. Oggi sono stati sentiti due testi di polizia giudiziaria, tra cui la funzionaria della Polizia di Stato, in servizio alla Squadra Mobile di Caserta, Rosa Cimmino, che ha spiegato la genesi delle indagini, partite nel mese di febbraio dopo alcuni servizi de “Le Iene”. Su Don Michele, già da mesi, era stata però presentata una denuncia da parte della sorella della 13enne, presunta vittima del prete; la ragazza si era recata al Commissariato napoletano di Chiaiano nell’ottobre 2017 raccontando di come la minore venisse maltrattata da don Michele durante riti di esorcismo. La bambina, è poi emerso, avrebbe subito anche uno sfregio permanente ad un orecchio. Dopo i servizi televisivi, dunque, la Squadra Mobileha acquisito la denuncia e pochi giorni dopo il prete è stato fermato all’aeroporto napoletano di Capodichino di ritorno da un viaggio da Medjugorie.

    Abusi e violenze su minore durante esorcismo: prete in aula senza cronisti e familiari

  • Abusi sessuali durante riti esorcistici, processo a don Michele Barone non cambia sede

    Abusi sessuali durante riti esorcistici, processo a don Michele Barone non cambia sede

    Caserta – Resterà al tribunale di Santa Maria Capua Vetere il processo che vede come imputato il sacerdote della Diocesi di Aversa Michele Barone – sospeso dal servizio – accusato di aver maltrattato e abusato sessualmente di almeno tre donne, tra cui una minore di 13 anni, durante sedute di preghiera e riti definiti esorcistici. Lo ha deciso il collegio presieduto da Maria Francica,che ha rigettato l’eccezione presentata dal legale di Barone, Carlo Taormina, che alla scorsa udienza aveva chiesto di spostare il processo ad aversa, in particolare al Tribunale di Napoli Nord, visto che a suo dire, il reato più grave, i maltrattamenti aggravati dallo sfregio permanente ai danni della 13enne, sarebbe stato commesso nella cappella del Tempio di Casapesenna, su cui ha giurisdizione Napoli Nord. I giudici di Santa Maria Capua Vetere hanno invece affermato la loro piena competenza, dal momento che il reato di maltrattamenti aggravati si sarebbe consumato a Maddaloni, dove i genitori della 13enne avevano casa fino ad alcuni mesi fa.

    Con don Michele Barone sono imputati anche i genitori della vittima minorenne Cesare Tramontano e Lorenza Carangelo (assistiti da Giuyseppe Stellato, Claudio Sgambato e Umberto Pappadia), e il funzionario della Polizia di Stato Luigi Schettino (difeso da Carlo De Stavola), accusati di non aver impedito le violenze ai danni dell’adolescente; la Procura contesta a Schettino anche di aver fatto pressioni sulla sorella della minore affinché ritirasse una denuncia presentata contro il prete. Il collegio ha anche bocciato un’altra richiesta di Taormina, relativa alla tardività della querela presentata da un’altra vittima del prete, che lo ha denunciato per violenza sessuale. Lo stesso Taormina, e così i legali degli altri imputati, hanno poi chiesto di sentire la vittima 13enne, che è stata ascoltata solo dal pm con un assistente psicologico, e di risentire la sorella della piccola e le altre due vittime le cui dichiarazioni erano state raccolte durante l’incidente probatorio tenuto qualche settimana fa. Il collegio si è riservato e potrebbe decidere già nell’udienza del prossimo 17 luglio.

    Abusi sessuali durante riti esorcistici, processo a don Michele Barone non cambia sede

  • RIVELAZIONE-CHOC DI GUARENTE: ABUSATO DA BAMBINO DA UN SACERDOTE DI PONTICELLI

    RIVELAZIONE-CHOC DI GUARENTE: ABUSATO DA BAMBINO DA UN SACERDOTE DI PONTICELLI

    Nei giorni immediatamente successivi al ritrovamento del cadavere di Vincenzo Ruggiero, fatto a pezzi e occultato all’interno di un garage nelrione “Lotto 10” di Ponticelli, quartiere in cui l’omicida Ciro Guarente era nato ed ha vissuto per molti anni, molte persone avevano riferito proprio al nostro giornale dei dettagli che, nel corso della sua recente testimonianza, l’assassino reo confesso avrebbe confermato.

    Dettagli riferiti da molti ponticellesi che raccontarono di ricordare che Guarente, in età adolescenziale, avesse avuto una lunga relazione con una ragazza del quartiere. Una relazione che l’uomo avrebbe interrotto quando ha dovuto fare i conti con la sua vera identità sessuale: in tanti, all’indomani del feroce omicidio, raccontano che quel ragazzo, gracile ed apparentemente innocuo, ha lasciato la sua ragazza dell’epoca per fuggire con un uomo.

    Secondo quanto riferito da diverse persone, si sarebbe trattato di un prete che avrebbe svestito l’abito talare per vivere quella relazione e, proprio per mettere a tacere quella che in questi contesti viene definita “una doppia vergogna”, la famiglia avrebbe cercato di nascondere la vera identità sessuale di Ciro. Sembrava una leggenda metropolitana, seppure in molti riferissero che la relazione tra Guarente e quel prete era un fatto noto che all’epoca destò non poco scalpore.

    Un segreto di Pulcinella, in sostanza, conosciuto e chiacchierato da tutte le persone che vivono in quel rione, il Lotto 10, in cui abitano anche i genitori del 35enne che ha scelto di nascondere proprio lì i resti del cadavere del giovane attivista LGBT.

    Assassino reo confesso, ma anche presunta vittima di un prete pedofilo e, non di un prete qualunque, ma di Don Silverio Mura, il sacerdote di Ponticelli sul cui capo già pendono reiterate accuse di pedofilia: questo è quanto emerso dalle ultime confessioni di Guarente.

    Sulla costruzione di questo profilo psicologico si basa la difesa del 36enne Ciro Guarente, in carcere da quasi 11 mesi per l’omicidio del 25enne attivista gay Vincenzo Ruggiero, avvenuto ad Aversa, nell’appartamento della compagna di Guarente, e proseguito nel garage di Ponticelli.

    Guarente ha ucciso Ruggiero sparandogli diversi colpi, mentre il giovane era inginocchiato davanti a lui, probabilmente lo implorava di non ammazzarlo e poi ha fatto a pezzi il corpo, nascondendone delle parti nel garage che aveva preso in affitto nel rione di Ponticelli dove vivono i suoi genitori poche ore prima di compiere l’omicidio, a riprova della premeditazione che ha segnato il cinico piano criminale, studiato nei minimi dettagli. I resti del cadavere erano stati occultati sotto un massetto di cemento, ricavato all’interno del garage.

    Il 36enne, che da ex marinaio è poi divenuto dipendente civile della Marina, ha ricevuto l’avviso di conclusione indagini dalla Procura di Napoli Nord a fine maggio, insieme all’altro indagato Francesco De Turris, accusato di aver ceduto al presunto omicida la pistola calibro 7,65 utilizzata per uccidere Ruggiero.

    Secondo quanto trapelato dalle indagini difensive di Cuomo, Guarente, quando era minorenne, sarebbe stato vittima di don Silverio Mura, che in quel periodo – fine anni ’80 e inizio anni ’90 – era parroco proprio nella chiesa di Ponticelli frequentata da Guarente.

    Cinque le testimonianze raccolte, sia di vittime dirette del sacerdote che di persone che sapevano delle violenze subite da Guarente che non ha mai denunciato gli abusi subiti, ma quel trauma se lo sarebbe portato dentro negli anni come un macigno, fino ad esplodere nel raptus omicida che armò la mano dell’ex marinaio la sera del 7 luglio 2017, dopo aver studiato il piano omicida nei minimi dettagli, attese che Ruggiero tornasse nell’appartamento in cui viveva da qualche tempo insieme alla transessuale Heven Grimaldi, nonchè compagna di Guarente, per poi ucciderlo.

    Proprio in quella coabitazione va ricercato il movente dell’omicidio, in quanto Guarente era ossessionato dalla gelosia ed era convinto che tra i due vi fosse una relazione.

    Guarente avrebbe descritto un modus operandi molto simile a quello ricostruito dalle altre vittime di Don Mura.
    Gli incontri che si consumavano presso l’abitazione del sacerdote, 2 o 3 volte a settimana, i regali costosi che Don Silverio avrebbe fatto a Guarente, proprio come riferiscono anche le altre presunte vittime: molte, in sostanza, le analogie tra il racconto del presunto assassino di Ruggiero e gli altri suoi coetanei che denunciano di aver subito abusi da parte del sacerdote di Ponticelli quando erano ancora bambini.

    Un trauma subito in giovanissima età da Guarente e che, secondo la difesa, spiegherebbe come e perchè un incensurato, lavoratore con contratto a tempo indeterminato e proveniente da una famiglia benestante, abbia improvvisamente ucciso con tale violenza e accanimento il suo presunto rivale in amore, sfogando una rabbia tale da arrivare a tagliare a pezzi il corpo, a cospargerlo di acido e occultarlo in un garage dello stesso quartiere dove avrebbe subito abusi in tenera età.

    Tuttavia, in tanti, in queste ore, a Ponticelli, ribadiscono che la relazione che intercorreva tra il giovane Guarente e “un prete” era un fatto noto e vissuto alla luce del sole. Il nome di Don Silverio Mura resta, però, un tabù. Una verità che concorre ad infittire il mistero intorno alla figura di uno dei sacerdoti più chiacchierati d’Italia.

    Rivelazione-choc di Guarente: abusato da bambino da un sacerdote di Ponticelli

  • Attivista gay ucciso per gelosia, il legale: fu vittima di prete pedofilo

    Attivista gay ucciso per gelosia, il legale: fu vittima di prete pedofilo

    Assassino reo confesso ma anche presunta vittima di un prete pedofilo. E’ così che la difesa del 36enne Ciro Guarente, in carcere da quasi 11 mesi per l’omicidio avvenuto ad Aversa dell’attivista gay Vincenzo Ruggiero, si prepara ad «umanizzare» la figura dell’ex marinaio accusato di aver ammazzato Ruggiero a colpi di pistola e di aver fatto a pezzi il corpo, nascondendone poi le parti in un autolavaggio del quartiere napoletano di Ponticelli; i resti sono stati trovati sotto un massetto di cemento nel punto dove solitamente c’era il cane da guardia, ma qualche frammento osseo della testa e di un braccio non è ancor stato rinvenuto. Guarente, che da ex marinaio è poi divenuto dipendente civile della Marina, ha ricevuto l’avviso di conclusione indagini dalla Procura di Napoli Nord a fine maggio, insieme all’altro indagato Francesco De Turris, accusato di aver ceduto al presunto omicida la pistola calibro 7,65 usata per uccidere Ruggiero. Nei giorni scorsi Guarente ha quindi chiesto di essere interrogato tramite il suo legale Dario Cuomo; non si sa se rivelerà nuovi particolari sul delitto o se farà il nome di qualche altro eventuale complice, cosa che sembra difficile visto il silenzio «assordante» di questi mesi. La documentazione, comunque, è stata depositata in Procura.

    Del grave trauma subito dal 36enne quando frequentava le scuole elementari a Ponticelli, si era parlato subito dopo l’omicidio Ruggiero, ma in quel momento si trattava di voci. Le indagini difensive di Cuomo hanno invece accertato che Guarente, quando era minorenne, sarebbe stato vittima di un noto sacerdote già accusato di pedofilia, don Silverio Mura, che in quel periodo – fine anni ’80 e inizio anni ’90 – era parroco proprio nella chiesa di Ponticelli frequentata da Guarente. Cinque le testimonianze raccolte, sia di vittime dirette del sacerdote che di persone che sapevano delle violenze subite da Guarente. Questi non ha mai denunciato nulla, ma quel trauma se lo sarebbe portato appresso negli anni come un macigno, fino ad esplodere nel raptus omicida che armò la mano dell’ex marinaio la sera del 7 luglio 2017, quando con premeditazione, attese l’arrivo a casa di Ruggiero per poi ucciderlo. Il movente, è emerso, era passionale, in quanto Ruggiero in quel periodo conviveva con la trans Heven Grimaldi, fidanzata di Guarente, e quest’ultimo pensava che tra i due coinquilini fosse scattato qualcosa. L’ingresso nelle indagini sul delitto Ruggiero del trauma subito in giovanissima età dal suo aguzzino, hanno come obiettivo di far comprendere agli inquirenti della Procura della Repubblica di Napoli Nord ma soprattutto ai magistrati che dovranno giudicare il 36enne, come sia possibile che un incensurato, lavoratore con contratto a tempo indeterminato e proveniente da una famiglia benestante, abbia improvvisamente ucciso con tale violenza e accanimento il suo presunto rivale in amore, sfogando una rabbia tale da arrivare a tagliare a pezzi il corpo, a cospargerlo di acido e occultarlo in un garage del suo quartiere, dove credeva potesse restare lì per sempre.

    https://www.ilmattino.it/caserta/attivista_gay_ucciso_per_gelosia_il_legale_fu_vittima_di_prete_pedofilo-3817933.html

  • Il racconto del mio amico d’infanzia: così il prete pedofilo ha abusato di me

    Il racconto del mio amico d’infanzia: così il prete pedofilo ha abusato di me

    Una vittima degli abusi sessuali commessi dal clero cattolico, io l’ho conosciuta. Era un amichetto, mio vicino di casa che da bambino, negli anni Settanta, frequentava la parrocchia di una Chiesa di una cittadina del basso Lazio. In quella “comunità” rimase sino ai 25 anni circa, poi, improvvisamente, la abbandonò. Il suo distacco coincise con il pensionamento di Don Angelo, il parroco che aveva guidato il suo gregge per trenta lunghi anni. Questo lo venni a sapere solo anni dopo, quando (e ne ignoro il motivo) il mio amico mi rivelò l’orrore che si portava dentro.

    Su Don Angelo circolavano strane storie. Brutte storie. Voci infamanti, sussurrate nei bar, bisbigliate tra i crocchi di sfaccendati aggreggiati nelle piazze, da genitori intimoriti negli androni dei palazzi. Con linguaggio pudico e il ricorso all’eufemismo, quasi che il nominare le cose per quel che erano suscitasse troppo orrore, in quel dilatato paesone si vociferava che Don Angelo si prendeva “certe libertà” con i bambini a lui affidati. Prove però non ve n’erano, denunce, a quel che so, mai ve ne furono, e il vecchio pastore lasciò la cura delle anime per sopravvenuta anzianità. Don Angelo lo avevo conosciuto, anche se superficialmente, e quelle maldicenze mi ferivano, e chiedevo con un certo sgomento: avevano un qualche fondamento?

    Molti anni dopo incontrai per caso il mio antico amichetto. Non faticammo a riconoscerci, malgrado gli anni ci avessero incanutito. In pochi minuti ripercorremmo le rispettive vite, indugiando sui ricordi. Lui però preferiva parlare dell’oggi, viveva e lavorava a Roma, la nostra cittadina l’aveva lasciata da anni. Ebbi la netta sensazione che rifuggisse quell’antico tempo, quando io vi tornavo battendo sulla corda della nostalgia lui distoglieva lo sguardo, sorvolava, mutava discorso. Ad un certo punto gli nominai quella parrocchia, e il suo sguardo perennemente triste s’incupì ancor di più. E allora, senza una ragione, gli sparai quella vecchia domanda che in gioventù mi aveva così a lungo arrovellato: “Senti un po’, tu che conoscevi bene Don Angelo, ma in quelle voci infamanti su di lui c’era qualcosa di vero?” Il mio amico mi fissò, gli occhi sgranati. Mi pentii subito di quella sciocca domanda, abbassai il capo, cincischiai col bicchiere sul tavolino (eravamo in un bar): non sopportavo e non capivo quel suo sguardo stravolto. Dopo qualche secondo scattò in piedi e mi disse imperioso: “Vieni, usciamo”. Lo seguii, interdetto e confuso. Fu così, passeggiando per le strade di un centro devastato dai turisti, che il mio amico mi aprì il suo cuore, come si dice in questi casi.

    Mi riversò addosso un torrente fetido di parole, che ricrearono in tutto il loro orrore fatti, scene, particolari disgustosi: il mio vecchio amico era stato sistematicamente abusato da Don Angelo, dagli otto ai dodici anni. Poi, d’improvviso, il prete aveva perso interesse per lui, per il suo corpicino, e aveva rivolto le sue luride attenzioni ad un altro bambino, più piccolo. Se per me venire a sapere queste verità fu scioccante, cosa fu per lui, mi sono poi chiesto, cosa è per i tanti, i troppi che hanno subito e subiscono tutt’ora violenze così inaudite, traumi così profondi che niente e nessuno potranno mai sanare?

    Non ci sono mezze parole: il problema della pedofilia clericale è intollerabile e va risolto alla radice. Portare alla luce immonde violenze, sensibilizzare l’opinione pubblica è soltanto il primo passo di un lungo e impervio percorso, e la notizia giunta ieri sulla costituzione a Ginevra di un nuovo organismo, l’ECA (Ending Clerical Abuse), un’associazione internazionale formata da vittime di abusi e attivisti che intendono combattere la pedofilia clericale, è certo un proficuo passo in avanti. L’ECA si propone di indicare all’opinione pubblica mondiale i vescovi accusati di aver protetto i preti pedofili e inviterà il pontefice a creare un nuovo strumento centralizzato in grado di individuare e punire i colpevoli e i loro protettori, che non di rado si annidano nelle più alte gerarchie vaticane, ad epurare i dirigenti ecclesiali coinvolti nei ripetuti scandali di abusi sessuali su minori venuti alla luce in questi anni. Perché la storia dimostra che il caso Cile, dove tutti i membri dell’episcopato hanno rimesso il proprio mandato nelle mani del papa, assumendosi di fatto la responsabilità di aver coperto i sacerdoti colpevoli di abusi sessuali sui minori, è tutt’altro che un caso isolato. Per il momento, il pontefice ha accettato le dimissioni di tre vescovi: Juan Barros Madrid, Cristian Caro Cordero, Gonzalo Duarte Garcia de Cortazar. Una delle vittime del sacerdote Fernando Karadima (che ha beneficiato delle più alte protezioni), Juan Carlos Cruz, ha esultato sui social: “Comincia un nuovo giorno per la Chiesa cattolica in Cile! La banda dei vescovi delinquenti comincia a disgregarsi!”

    Non bisogna tuttavia farsi troppe illusioni. Strappare foglie marce è certo lodevole e necessario, ma il problema, evidentemente, è di natura culturale. Se le gerarchie ecclesiastiche volessero davvero estirpare alla radice il male che attraversa l’intera organizzazione cattolica, dovrebbero cercarlo all’origine, lì dove nasce e prolifera: nei seminari. Dovrebbero quindi intraprendere una vera e propria rivoluzione culturale e di pensiero, una sistematica rifondazione e riorganizzazione delle loro strutture, rivedere radicalmente le modalità e le psicologie con cui vengono cresciuti, addestrati e formati i loro funzionari. Perché è nelle scuole seminariali che si genera e si radica quella mentalità settaria ed elitaria, omertosa e collusiva, che può generare degli autentici mostri, individui insensibili e dalla sessualità distorta, educati nell’incrollabile convinzione di impunibilità: i giovani preti sanno bene che non saranno mai chiamati a rispondere dei delitti commessi nell’esercizio delle loro funzioni. Una tale “pedagogia”, lungi dall’insegnare e diffondere un messaggio evangelico, finisce per solleticare e magnificare l’istinto egoistico e predatorio.

    La guardia su tali osceni delitti, compiuti contro vittime davvero innocenti, non dovrà mai essere abbassata, ma se non ci si convince che il problema è culturale questo antico male non verrà mai debellato.

    http://www.globalist.it/news/articolo/2018/06/12/il-racconto-del-mio-amico-d-infanzia-cosi-il-prete-pedofilo-ha-abusato-di-me-2026062.html

  • Fantocci vestiti da vescovi pendono impiccati, in Cile l’ennesima protesta per la pedofilia nella Chiesa

    Fantocci vestiti da vescovi pendono impiccati, in Cile l’ennesima protesta per la pedofilia nella Chiesa

    di Franca Giansoldati

    Santiago del Cile – Una brutta immagine sta facendo il giro del mondo e mostra tre fantocci con gli abiti vescovili impiccati da un ponte, che dondolano sotto una scritta che invoca la pena di morte per impiccagione per i preti pedofili. Il Cile continua ad essere attraversato da fortissime polemiche dopo che un gruppo di vittime ha scoperchiato un inferno fatto di omertà, coperture di una rete di vescovi conniventi che di fatto garantivano protezione ai parroci pedofili. Il Papa (che inizialmente aveva dato fiducia ad uno dei vescovi insabbiatori) ha fatto retro marcia e fatto partire due inchieste supplementari, affidandole a due persone di sua fiducia che rispondono solo a lui. L’inchiesta ha prodotto 2000 pagine di dossier.

    Due settimane fa ha convocato al Roma l’intero episcopato per un confronto per capire chi ha coperto, chi ha mentito (anche al Papa), chi sapeva e non ha fatto nulla. Il risultato di quella drammatica riunione è che il pontefice non ha indicato alcun colpevole da punire, anche perchè si aspettava le dimissioni volontarie dei responsabili. Cosa che non è avvenuta. L’episcopato per protesta si è invece dimesso in blocco per protesta e ora toccherà a Papa Bergoglio decidere chi punire e chi lasciare al suo posto.

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_pedofilia_cile_impiccagione_denunce_vescovi_dimissioni-3780278.html