Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Aversa

  • Medioevo Italia, un Paese a misura di pedofili

    Medioevo Italia, un Paese a misura di pedofili

    Lasciami stare, non mi devi più toccare». Per sottrarsi agli abusi e alle molestie del prete subiti in canonica ha registrato tutto con il telefonino raccogliendo elementi rilevanti che hanno portato all’arresto dell’uomo. La protagonista di questa storia ha solo 11 anni e ha fatto tutto da sola. L’uomo si chiama don Michele Mottola, ha 60 anni ed è stato parroco a Trentola Ducenta fino al maggio di quest’anno, quando cioè è stato sospeso dalla diocesi di Aversa (Caserta) e sottoposto a un processo canonico tuttora in corso.

    «È solo un gioco, non facciamo niente di male» si sente dire al sacerdote nelle registrazioni consegnate sei mesi fa dai genitori della bimba ai poliziotti del Commissariato di Aversa che ha avviato le indagini e informato la diocesi locale e la Procura di Napoli Nord. Pochi giorni fa si è tenuto l’incidente probatorio che ha messo la bimba e il prete uno di fronte all’altro e lei ha confermato che le violenze andavano avanti da tempo. Mentre don Mottola ha replicato dicendo che la minore stava farneticando. Questa linea difensiva che sembra ricalcare la visione dei bambini freudiana (seduttori, bugiardi e perversi per natura) non gli è bastata per evitare l’arresto – del resto sono anni che quella pseudo teoria è stata definitivamente confutata dalla scienza psichiatrica – e ora l’ex parroco è in carcere a Secondigliano, guardato a vista.

    A molti dei nostri lettori probabilmente questa storia non risulterà ignota avendo ottenuto un ampio risalto anche sui media generalisti. E questa attenzione mediatica è davvero inusuale specie quando il presunto violentatore è un prete. Quanti sanno ad esempio che all’inizio di giugno don Vincenzo Calà Impirotta è tornato libero dopo che la Cassazione ha annullato per sopraggiunta prescrizione (soli 9 giorni…) la sentenza di condanna in appello a tre anni di reclusione che confermava quella di primo grado? E quanti sono a conoscenza del fatto che il processo canonico nei suoi confronti si è concluso a ottobre con l’assoluzione in quanto giudicato non colpevole dal tribunale ecclesiastico? Cosa significa tutto ciò è facile immaginarlo.

    Don Calà Impirotta tornerà a officiare in parrocchia di fronte a persone che sono all’oscuro delle sue vicende giudiziarie e di quello che ha fatto. E ancora, vale la pena di ricordare che poco meno di due settimane fa in Germania il settimanale Bild ha pubblicato un’inchiesta puntando il dito contro Benedetto XVI e sostenendo di avere documenti e mail che provano un insabbiamento del caso di un alto prelato accusato di molestie sessuali proseguite per anni su altri sacerdoti in Vaticano. Il prete – che guidava un reparto nella segreteria di Stato di Joseph Ratzinger, al tempo guidata dal card. Bertone – dopo le accuse fu «trasferito all’estero come diplomatico papale» e in seguito presso il «vescovado di origine». Stiamo parlando del papa emerito, secondo voi questa notizia non richiederebbe il massimo del risalto possibile anche in Italia?

    Pare di no, appunto, nonostante sia acclarato che l’attenzione mediatica su crimini pedofili è senza dubbio tra i più importanti alleati delle potenziali vittime, se non il più importante. Perché in primis contribuisce a sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo un argomento che il più delle volte – inspiegabilmente – provoca nelle persone una reazione di “indifferenza”. Far finta di nulla nella convinzione (errata) che queste siano cose che accadono ad altri o solo in ambienti degradati, è uno dei “favori” che si fanno ai cacciatori di bambini, i quali così possono agire indisturbati soprattutto nei “luoghi” più insospettabili: in ambito familiare, sportivo e/o parrocchiale. In estrema sintesi, l’attenzione e la copertura mediatica oltre a dare ai cittadini una reale percezione del fenomeno criminale, sono anche strumenti di inestimabile valore per chi deve fare prevenzione.

    Già, la prevenzione. Non a caso è al primo posto delle raccomandazioni che il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza hanno fatto a febbraio 2019 allo Stato italiano chiamato a rispondere del mancato rispetto dell’omonima Convenzione che il 20 novembre compie 30 anni. Per intenderci, mancato rispetto di questa Convenzione significa che l’Italia non ha messo in moto tutti i meccanismi necessari a tutelare il «diritto del bambino alla libertà» e a difenderlo da «tutte le forme di violenza nei suoi confronti». I commissari Onu, per meglio chiarire cosa occorre fare, hanno messo nero su bianco le linee guida da seguire: 1) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo; 2) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica; 3) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la “riabilitazione” psichica delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte; 4) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite; 5) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale; 6) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità per tali atti; 7) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato italiano. Volete sapere cosa ha risposto in febbraio il governo Conte “uno” – quello dei decreti sicurezza – a questi rilievi delle Nazioni Unite?

    Nulla. E il Conte “due”, nel segno della discontinuità col precedente, ha fatto qualcosa? Come il Conte “uno”: silenzio totale, non una replica degna di questo nome. Non è stato realizzato alcun adeguamento delle norme e dell’azione di governo alle “esigenze” di sicurezza dei minori, men che meno è stato messo in discussione il Concordato che, tra le altre cose, impone da un lato alla magistratura italiana di informare dell’avvio delle indagini la diocesi di appartenenza del sacerdote inquisito e dall’altro stabilisce che il vescovo a capo di una diocesi non è tenuto a rivelare alle autorità civili eventuali notizie di reato che riguardano i “suoi” sacerdoti. Pedofili compresi. E allora forse non è un caso che una bimba di 11 anni per sottrarsi alle violenze di un sessantenne in tonaca e crocifisso al collo, ha dovuto fare tutto da sola.

    15 novembre 2019 LEFT

  • Ragazzina abusata da un prete, no ai domiciliari: resta in carcere don Michele Mottola

    Ragazzina abusata da un prete, no ai domiciliari: resta in carcere don Michele Mottola

    Resta in carcere don Michele Mottola, il parroco accusato di molestie sessuali su una bambina di 12 anni che frequentava la propria parrocchia. Il giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata dall’avvocato Antimo D’Alterio, ma ora l’ultima parola spetta ai giudici del Riesame. La richiesta di scarcerazione era stata richiesta perché secondo la difesa del parroco non sussisterebbero motivi per la detenzione carceraria, chiedendo contestualmente la misura cautelare degli arresti domiciliari come misura alternativa. La decisione verrà presa nei prossimi giorni, ma non è escluso che anche i giudici del Riesame possano rigettarla.

    Don Michele Mottola nell’interrogatorio con il gip Santoro aveva di fatto confermato il quadro accusatorio, dicendosi pentito per ciò che aveva fatto ed affidandosi alla giustizia “umana e divina”. L’uomo è attualmente detenuto nel carcere di Secondigliano, ma l’avvocato ha fatto sapere che è particolarmente provato dal tutto. Dieci giorni prima del suo arresto, il padre della dodicenne presunta vittima del parroco avrebbe anche tentato di picchiarlo, speronandolo con l’automobile sull’Asse Mediano e aggredendolo fisicamente : solo l’intervento di alcuni motociclisti evitarono il peggio, ma il parroco fu costretto comunque a ricorrere alle cure mediche per le ferite subite. Lo stesso prete aveva già ammesso le proprie colpe al vescovo di Aversa, che lo aveva sospeso dal servizio ecclesiastico a maggio. Dopo il suo arresto, intervenne anche l’ordine dei giornalisti della Campania, al quale era iscritto nell’albo dei pubblicisti, sospendendolo a propria volta.

    https://napoli.fanpage.it/ragazzina-abusata-da-un-prete-no-ai-domiciliari-resta-in-carcere-don-michele-mottola/

  • «Il prete esorcista di Caserta arrestato per violenze informatore della polizia»

    «Il prete esorcista di Caserta arrestato per violenze informatore della polizia»

    Ha assistito agli esorcismi, ne è rimasto «impressionato», ma durante quelle sedute Barone si è limitato a tenere per la nuca la «posseduta» e di violenze su quelle ragazze che, secondo il prete, avevano dei disturbi spirituali, lui, il poliziotto, non ne ha mai viste. Si limitava a pregare e a tenerle ferme, Barone. «Anzi, quando ci avete mostrato quel video in udienza, quel video in cui un uomo veniva percosso brutalmente, mi sono dovuto sedere, per lo choc. Semmai avessi assistito a violenze di quel tipo io, il prete, lo avrei preso a calci nel sedere».

    E poi, ha riferito Luigi Schettino, durante l’interrogatorio dei pm Daniela Pannone e Alessandro Di Vico, e poi rispondendo al suo avvocato, Carlo De Stavola, don Michele Barone era un informatore della squadra mobile. Che ha collaborato per lungo tempo con la polizia, o meglio con il commissario Luigi Schettino (ora imputato) sia quando era a Casal di Principe che quando fu trasferito a Caserta. Le sue «informazioni» hanno avviato anche un’indagine della Dda.

    «Barone era i miei occhi e le mie orecchie». E quando Schettino arrivò al commissariato di Maddaloni fu attraverso l’esorcista che seppe dell’esistenza di una setta satanica che avrebbe avuto responsabilità in alcuni suicidi e nella sparizione di un bambino, oltre venti anni fa. Lo ha raccontato ieri Schettino, esaminato nel corso del processo per gli abusi e gli esorcismi che, meno di due anni fa ha sconvolto la diocesi di Aversa, la stessa che in questi giorni ha dovuto registrare l’arresto del prete pedofilo, reo confesso, don Michele Mottola. È di ieri sera anche il trasferimento in carcere, dopo la condanna a dodici mesi, di due giovani processati per ricatti sessuali all’ex parroco di Succivo, don Crescenzo Abbate da Giugliano. Si tratta di Yevheniy Borysyuk, 22enne ucraino residente a Succivo, e Mario Donadio, 24 anni, di Sant’Arpino.

    Schettino ha raccontato dell’esorcismo che si tenne nel castello diroccato di Maddaloni, dove, insieme all’altro poliziotto, Vito Esposito, che per il tribunale va indagato perché presente a tutti gli episodi che a Schettino sono costati il processo, accompagnarono Barone e la ragazza che oggi lo accusa di violenza sessuale che secondo il prete era indemoniata. «La ragazza entrò come in uno stato di trance, in precedenza ci aveva detto delle sette sataniche, di cavalli squartati e cortei di persone incappucciate sulla montagna, ma quello che accadde nel castello mi lasciò molto impressionato. Disse che le ossa che furono trovate durante le ricerche del bimbo sparito da Marcianise negli anni 90 non erano di un cane ma del piccolo… di quell’esorcismo c’è un video, io e Vito Esposito assistevamo a tutto ciò e facevamo luce con i cellulari, durò circa venti minuti poi le uscì un fiotto di sangue dalla bocca. Il prete pregava, la teneva per la nuca». Di tutto ciò, Schettino e Esposito fecero rapporto al pm Di Vico.

    «Gli mostrammo il video e ci chiese se non avessimo paura, dicemmo di solito noi poliziotti usiamo giubbini antiproiettile ma in questi casi.. e mostrammo la coroncina che entrambi portavamo al collo… Il pm comunque mi sembrò stupito, perché la ragazza sapeva cose che erano nel fascicolo che lui stesso aveva riaperto qualche anno prima sulla scomparsa del bambino. A ogni modo, ci disse che per riaprire l’indagine dovevamo indagare sulla setta satanica e mi disse di fare una relazione su quanto accaduto nel castello e di allegare il video. Io gli chiesi: «Ma dottore, devo scrivere «il diavolo ha detto che…» e lui disse di sì e di sottolineare che la ragazza aveva parlato del bambino scomparso». Iniziò tutto così, quindi, racconta Schettino, finito sotto processo con l’accusa di non aver fermato i maltrattamenti e di aver cercato di indurre la sorella della vittima a ritirare la denuncia contro il prete e contro i genitori.

    Schettino ha anche cercato di motivare certe scelte che sembrano, obiettivamente, assurde. E per questo ha prodotto delle prove. Tra queste un audio in cui si sente la voce della bambina durante una fase di trance, ovvero, per dirla con Barone, «mentre era posseduta dal diavolo». E il «demonio» annuncia: «Prete, ti farò cacciare dalla Chiesa. E tu, poliziotto, pure me la pagherai». Un audio molto suggestivo che sembra anticipare quanto è poi accaduto. Ma che soprattutto inquadra l’atmosfera surreale che nell’ottobre del 2017 avvolgeva tutti i protagonisti di questa storia. Un clima tale che il poliziotto avrebbe cercato di indurre la sorella della vittima a ritirare l’esposto contro il prete e contro i genitori. Schettino ha respinto anche questa accusa. Il processo è agli sgocciolo. La settimana prossima sul bamco salirà don Michele Barone.

  • “E’ tutto vero”. Don Michele confessa gli abusi e chiede scusa alla bimba, famiglia e Dio

    “E’ tutto vero”. Don Michele confessa gli abusi e chiede scusa alla bimba, famiglia e Dio

    Ha ammesso tutti gli addebiti che gli erano stati contestati ed ha ha chiesto scusa alla vittima, alla famiglia e a Dio per quello che ha fatto. Questo in sintesi l’esito dell’interrogatorio tenutosi stamattina nel carcere di Secondigliano nei confronti di don Michele Mottola, ex parroco di Trentola Ducenta, accusato di aver abusato  una bambina di 11 anni. Difeso dall’avvocato Antimo D’Alterio, don Michele Mottola è apparso molto provato nel corso dell’interrogatorio. Le poche parole che ha pronunciato sono state quelle di scuse e di ammissione delle accuse che gli sono state fatte. L’avvocato difensore ha chiesto la misura dei domiciliari per il prete, il quale resta al momento rinchiuso nella casa circondariale di di Secondigliano. Sarà il Riesame ad esprimersi.
    Nei giorni scorsi il caso di don Michele era testato affrontato da Le Iene, suscitando scalpore anche a a Qualiano dove il parroco è originario. Nei giorni scorsi prima dell’arresto, come riportato in anteprima da InterNapoli.it, un familiare della bimba vittima degli abusi avrebbe inseguito e spronato sull’asse mediano il parroco. Quest’ultimo, costrettosi a fermare, sarebbe testato aggredito a schiaffi e pugni. Don Michele sarebbe prestato salvato dal linciaggio grazie all’intervento di due motociclisti passati di lì per caso. Don Michele è dovuto ricorrere alle cure mediche ed ha denunciato l’aggressione subita ai carabinieri.

    La vicenda

    La ragazzina non voleva più che il prete la molestasse, così ha registrato con il telefonino gli incontri tenuti col sacerdote nella canonica della parrocchia raccogliendo elementi rilevanti che ha consegnato in Procura e che hanno portato all’arresto dell’uomo.

    Ha fatto tutto da sola la bimba  vittima dei presunti abusi di don Michele Mottola, parroco a Trentola Ducenta fino al maggio di quest’anno, poi sospeso dalla diocesi di Aversa.

    Nei suoi confronti è statore avviato un processo canonico tuttora in corso. “Lasciami stare, non mi devi più toccare”, è una delle frasi emblematiche che la piccola ha registrato mentre parlava con il prete; “è solo un gioco, non facciamo niente di male” sono le altre significative parole pronunciate invece dal sacerdote e finite nelle registrazioni consegnate dai genitori della bimba nel maggio scorso ai poliziotti del Commissariato di Aversa e fatte ascoltare alla diocesi, che ha subito sospeso don Michele dal servizio, informando la Procura di Napoli Nord. Nel frattempo gli investigatori della Polizia di Stato guidati da Vincenzo Gallozzi rahanno raccolto anche delle testimonianze.

    L’incidente probatorio

    Il cerchio sulla ricostruzione della vicenda si è chiuso con l’incidente probatorio che ha messo vittima e carnefice uno di fronte all’altro; la coraggiosa bambina ha confermato che gli abusi andavano avanti da tempo, mentre don Michele si è difeso dicendo che la minore stava farneticando. Intanto i genitori della bimba si sono rivolti al programma tv ‘Le Iene’ perché la vicenda venisse fuori in tutta la sua drammaticità.

    Sono stati gli uomini del Commissariato di Aversa, coordinati dal dirigente Vincenzo Gallozzi, a notificare l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Napoli Nord. Don Michele Mottola era già stato allontanato dalla parrocchia  il 25 maggio scorso dal vescovo Spinillo, con un “Decreto di sospensione immediate” e nei suoi confronti era stato avviato anche il procedimento per sottoporlo al processo giudiziario canonico. La stessa curia di Aversa aveva segnalato I fatti  alla Procura perché accertasse anche le sue responsabilità dal punto di vista penale.

    La vicenda era stata segnalata al vescovo di Aversa da un gruppo di fedeli della parrocchia che avevano accompagnato  la mamma della ragazza presso gli uffici della Curia vescovile per raccontare i fatti. Il caso era già stato rilanciato il 3 novembre scorso nelle trasmissione televisiva delle Iene che avevano intervistato i genitori della ragazzina molestata.

    https://internapoli.it/don-michele-mottola-confessione/

  • Caserta, «Basta con i bacetti»: l’inferno della bimba di 11 anni vittima del prete-orco

    Caserta, «Basta con i bacetti»: l’inferno della bimba di 11 anni vittima del prete-orco

    «Ho avuto una fase di debolezza durante la quale, effettivamente, ho assunto comportamenti non consoni al rapporto che dovrebbe esserci tra un prete e una minore». La confessione di don Michele Mottola, l’equivalente di una prova regina, cade sulla scrivania del vescovo di Aversa, Angelo Spinillo, il 24 maggio scorso. Pochi giorni dopo, quelle ammissioni, titubanti sì, ma gravissime, finiscono su un’altra scrivania, distante da quella del prelato poco più di un chilometro. Quella del procuratore di Napoli Nord, Francesco Greco, che istruisce un fascicolo per abusi sessuali su minore e, in estate, interroga la vittima, in incidente probatorio. Acquisisce i file audio che la ragazzina registra durante i suoi incontri, proibitissimi, in parrocchia col prete. È il 24 settembre quando il pm Paolo Martinelli chiude la pratica e firma la richiesta d’arresto.

    Passeranno 43 giorni prima che il gip Antonino Santoro firmi la misura restrittiva per don Mottola, ritenendo la sua una «personalità deviata», e le prove raccolte dal pm «granitiche». Ravvisando, quindi, le esigenze cautelari, più in virtù del pericolo di reiterazione del reato che del rischio concreto di una fuga. Prove che, per la verità, raccoglie la stessa vittima, registrando di nascosto il prete mentre la molesta, mentre le chiede «bacetti e abbracci» e lei cerca di sottrarsi, con sussurri strozzati: «Basta… basta». Poi quell’ordine, «lavati i denti», dopo una serie di sinistri fruscii, che il sessantenne impartisce alla vittima, un ordine che evoca un mondo di sporche molestie che si sarebbero consumate nell’inconsapevole complicità di un’intera parrocchia, e della stessa famiglia della vittima che, quel prete, fino alla primavera scorsa, lo ospita a cena una volta a settimana e che, sempre prima di maggio, non vede niente di strano nei regali che Mottola fa alla ragazzina. Uno zaino, un computer.

    Tra i due si instaura un rapporto morboso, «come tra fidanzati» dice il prete. E gli adulti non se ne rendono conto. Un rapporto che poi Mottola definisce una «storiella» quando la ragazzina tenta di troncare, ma ha quasi paura di deluderlo e poi si rivolge, inutilmente, ai catechisti. Si confida anche con la madre che affronta il sacerdote e crede a lui, al parroco, anziché a sua figlia. La ragazzina è sola, affida a un diario il suo dramma. «Ma è sesso quello che facciamo io e don Michele?» si chiede. Pensieri che diventano lo scheletro delle 50 pagine di ordinanza spiccata dal gip Santoro. Insieme ai file audio, per ora non passati per alcuna perizia tecnica, e con la conferma delle denunce, avvenuta in incidente probatorio, a luglio, quando l’11enne ripercorre i mesi delle molestie, i vani tentativi di farsi aiutare dagli adulti, l’iniziativa di registrare quegli incontri segreti per i quali si sente colpevole, lei, che invece è la vittima.

    Tutto questo, per il gip, è sufficiente e tiene in piedi le esigenze cautelari nonostante i fatti risalgano a cinque mesi fa. Mottola è pericoloso, la sua è una «personalità deviata», tale da pensare di essere «fidanzato» con una bambina di undici anni. Per questo il gip firma l’arresto, nonostante la Diocesi abbia messo il sacerdote in condizione di non poter nuocere ancora, allontanandolo dalla parrocchia di San Giorgio Martire di Trentola Ducenta, dove sarebbero avvenuti i fatti, poi imponendogli l’isolamento in un convento di Giugliano. Mottola lasciato la «clausura» a fine ottobre e va a vivere dal fratello a Qualiano dove, ieri mattina, la polizia esegue una perquisizione prima di arrestarlo. Esce dal commissariato, bersagliato dai flash dei cronisti, che sono quasi le tre del pomeriggio. Sguardo fisso, poi si nasconde dietro una borsa. La volante parte in direzione Secondigliano, penitenziario in cui c’è un reparto riservato agli aggressori sessuali.

    È fissato per lunedì il faccia a faccia col gip. L’avvocato Antimo D’Alterio, difensore del sacerdote, ha fatto sapere che sin da maggio il suo assistito si è messo a disposizione della Procura che però non ha ritenuto di non interrogarlo. «Le esigenze cautelari, a cinque mesi dai fatti, sono discutibili, si sarebbe potuta applicare una misura meno afflittiva», dice il penalista che poi conferma l’esistenza delle parziali ammissioni rese al vescovo e chiarisce che «la gravità dei fatti contestati dai magistrati impone che se ne discuta solo nelle sedi opportune». Si va verso il processo, mentre continua il linciaggio mediatico e si apprende che, sette giorni fa, il papà della ragazzina insegue il prete mentre percorre l’Asse mediano e lo manda fuori strada con la macchina. Poi cerca di aggredirlo: lo salvano due motociclisti. È il terzo tentativo di giustizia fai da te, da maggio. Il padre della bimba insulta il sacerdote in pubblica piazza nelle settimane in cui vien fuori il fatto. Dopo il servizio de «Le Iene», domenica, sul web si organizza una spedizione punitiva. Da ieri Mottola è al sicuro. In carcere. Ed è il secondo prete della Diocesi di Aversa, dopo Michele Barone, l’esorcista amico delle veggenti di Medjugorje a finire dietro le sbarre.

    https://www.ilmessaggero.it/italia/caserta_prete_pedofilo_bambina_11_anni_news-4851578.html?fbclid=IwAR15kWb_V7F-mp3-TLw_1foem5SgG_UY7x6_hnWhzD74cKlcyLFQrh0EgRo

  • Arrestato un prete pedofilo: la ragazzina registra audio con il telefono

    Arrestato un prete pedofilo: la ragazzina registra audio con il telefono

    Ha fatto tutto da sola la bimba vittima degli abusi di don Michele Mottola, parroco a Trentola Ducenta

    Arrestato don Michele Mottola, ex parroco di Trentola Ducenta. L’accusa è quella di abuso nei confronti di una bambina di 11 anni.

    La ragazzina non voleva più che il prete la molestasse, così ha registrato con il telefonino gli incontri tenuti col sacerdote nella canonica della parrocchia raccogliendo elementi rilevanti che ha consegnato in Procura e che hanno portato all’arresto dell’uomo.

    Ha fatto tutto da sola la bimba  vittima degli abusi di don Michele Mottola, parroco a Trentola Ducenta fino al maggio di quest’anno, poi sospeso dalla diocesi di Aversa.

    Nei suoi confronti è stato avviato un processo canonico tuttora in corso. “Lasciami stare, non mi devi più toccare”, è una delle frasi emblematiche che la piccola ha registrato mentre parlava con il prete; “è solo un gioco, non facciamo niente di male” sono le altre significative parole pronunciate invece dal sacerdote e finite nelle registrazioni consegnate dai genitori della bimba nel maggio scorso ai poliziotti del Commissariato di Aversa e fatte ascoltare alla diocesi, che ha subito sospeso don Michele dal servizio, informando la Procura di Napoli Nord. Nel frattempo gli investigatori della Polizia di Stato guidati da Vincenzo Gallozzi hanno raccolto anche delle testimonianze.

    Il cerchio sulla ricostruzione della vicenda si è chiuso con l’incidente probatorio che ha messo vittima e carnefice uno di fronte all’altro; la coraggiosa bambina ha confermato che gli abusi andavano avanti da tempo, mentre don Michele si è difeso dicendo che la minore stava farneticando. Intanto i genitori della bimba si sono rivolti al programma tv ‘Le Iene’ perché la vicenda venisse fuori in tutta la sua drammaticità.

    Sono stati gli uomini del Commissariato di Aversa, coordinati dal dirigente Vincenzo Gallozzi, a notificare l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Napoli Nord. Don Michele Mottola era già stato allontanato dalla parrocchia  il 25 maggio scorso dal vescovo Spinillo, con un “Decreto di sospensione immediate” e nei suoi confronti  era stato avviato anche il procedimento per sottoporlo al processo giudiziario canonico. La stessa curia di Aversa aveva segnalato I fatti  all Procura perché accertasse anche le sue responsabilità dal punto di vista penale.

    La vicenda era stata segnalata al vescovo di Aversa da un gruppo di fedeli della parrocchia che avevano accompagnato  la mamma della ragazza presso gli uffici della Curia vescovile per raccontare i fatti. Il caso era stato rilanciato il 3 novembre scorso nelle trasmissione televisiva delle Iene che avevano intervistato i genitori della ragazzina molestata.

    E stamattina per don Michele Mottola si sono aperte le porte del carcere.

    https://napoli.repubblica.it/cronaca/2019/11/08/news/arrestato_un_prete_di_trentola_ducenta_con_l_accusa_di_pedofilia-240574805/

  • Arrestato un prete di Trentola Ducenta con l’accusa di pedofilia

    Arrestato un prete di Trentola Ducenta con l’accusa di pedofilia

    Arrestato don Michele Mottola, ex parroco di Trentola Ducenta. L’accusa è quella di abuso nei confronti di una bambinadi 10 anni.

    Sono stati gli uomini del Commissariato di Aversa, coordinati dal dirigente Vincenzo Gallozzi, a notificare l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Napoli Nord. Don Michele Mottola era già stato allontanato dalla parrocchia  il 25 maggio scorso dal vescovo Spinillo, con un “Decreto di sospensione immediate” e nei suoi confronti  era stato avviato anche il procedimento per sottoporlo al processo giudiziario canonico. La stessa curia di Aversa aveva segnalato I fatti  all Procura perché accertasse anche le sue responsabilità dal punto di vista penale.

    La vicenda era stata segnalata al vescovo di Aversa da un gruppo di fedeli della parrocchia che avevano accompagnato  la mamma della ragazza presso gli uffici della Curia vescovile per raccontare i fatti. Il caso era stato rilanciato il 3 novembre scorso nelle trasmissione televisiva delle Iene che avevano intervistato i genitori della ragazzina molestata.

    E stamattina per don Michele Mottola si sono aperte le porte del carcere.

    https://napoli.repubblica.it/cronaca/2019/11/08/news/arrestato_un_prete_di_trentola_ducenta_con_l_accusa_di_pedofilia-240574805/?fbclid=IwAR3vhI9Pm0-pW21Pr2wdwaqf-s2EIwFlzFnCSl9lvKBFvmyCtu3yRXc9y6Y

  • Caso Próvolo: il processo è stato nuovamente sospeso a tempo indeterminato

    Caso Próvolo: il processo è stato nuovamente sospeso a tempo indeterminato

    Il tribunale collegiale si è fermato ad un quarto intervallo fino a quando non sarà definita la situazione dell’ex giardiniere dell’istituzione, Armando Gómez (49) e si stabilisca se capisce cosa sta succedendo e se è in grado di affrontare un simile processo giudiziario.
    Anche se questa mattina il processo è ripreso per gli abusi avvenuti nel corso degli anni presso l’Istituto Próvolo di Luján, dopo mezzogiorno è stato nuovamente sospeso dopo che il tribunale collegiale è passato ad un quarto intervallo per un periodo indeterminato per stabilire se l’ex giardiniere del L’istituzione, Armando Gómez (49), può capire cosa sta accadendo e affrontare il processo giudiziario in cui è seduto sul banco degli imputati accanto ai sacerdoti Nicola Corradi (83) e Horacio Corbacho (59).
    Ieri pomeriggio, sono state fatte le perizie psicologica e psichiatrica di Gomez presso la Facoltà di Medicina dell’Università Nazionale di Cuyo. La dott.ssa Agorra, perito dell’UNCuyo, ha riferito di essere in grado di verificare che l’imputato conosce e comprende il linguaggio dei segni e che utilizza questa lingua per comunicare, quindi soddisfa le condizioni necessarie per testimoniare e capire cosa succede nel processo.
    Nel frattempo, la perizia della difesa, realizzata da professionisti dell’Ufficio del difensore civico nazionale, ha stabilito che il livello educativo di Gómez è analfabetismo, con un nucleo familiare violento che ha causato complicazioni fisiche e psicologiche nell’accusato.
    La difesa si è basata su questa perizia per sostenere che Gomez non può capire la situazione che sta attraversando a causa del suo passato di violenza domestica e mancanza di istruzione. Per la difesa, l’imputato non è in grado di affrontare un simile processo giudiziario.
    La perizia del Corpo medico forense, nel frattempo, è coincisa con Agorra in quanto Gomez gestisce e comprende il linguaggio dei segni e ha fatto duri apprezzamenti sull’imputato.
    Il rapporto indica che Gomez “comprende ed esegue gravi occultamenti” e sottolinea che “comunica con altre persone sorde e gestisce perfettamente la lingua dei segni quando lo desidera”.
    Inoltre, aggiunge che Gomez “è adattato al comportamento sociale; è lucido e ambientato a livello globale; e non presenta un impedimento alla comprensione e alla valutazione delle sue azioni, nonostante il suo analfabetismo”.
    Il rapporto conclude che l’imputato “è in piena capacità psichica per affrontare il processo”.

    Dopo che i video delle testimonianze iniziarono a essere mostrati nella Camera dei Gesell, il tribunale collegiale decise di passare ad un quarto intervallo dopo la menzione di Gomez, ed era essenziale definire la sua situazione prima di procedere con il dibattito.

    “Non sappiamo quando riprenderà, ma speriamo che verrà presa una decisione definitiva riguardo a Gomez e che si proceda con le testimonianze”, ha dichiarato Lucas Lecour, uno degli avvocati denuncianti, in dialogo con MDZ Radio.

    “Il problema di Corradi è già stato risolto perché è stato posizionato uno schermo con un software che trascrive tutto ciò che viene detto”, ha spiegato Lecour.

    In questo modo, il tribunale collegiale ha deciso di sospendere il processo per un periodo indefinito fino a quando la situazione di Gómez non sarà risolta e viene definito se può affrontare il processo giudiziario in cui è seduto nel banco degli accusati.

    (traduzione con Google)
  • Prete sospeso per pedofilia La Procura indaga su altri casi

    Prete sospeso per pedofilia La Procura indaga su altri casi

    Lo scambio di informazioni tra Diocesi e pm, dopo l’interdizione disposta dal vescovo, ha prodotto l’apertura un fascicolo d’indagine per violenza sessuale su minore di quattordici anni. La Procura di Napoli Nord ha raccolto quanto scoperto dalla diocesi di Aversa e avviato un’indagine nei confronti del sacerdote Michele Mottola.

    L’inchiesta è alle fasi embrionali, la delega alla polizia serve a fare chiarezza su quanto raccolto dal vescovo Angelo Spinillo che, nel dettame della prassi canonica, ha già fatto quanto in suo potere per isolare il sacerdote accusato di pedofilia da una ragazzina di dodici anni e informato le autorità competenti in merito alla vicenda.
    Secondo quanto emerso fino a ora, lo scorso 24 maggio, don Mottola, titolare della parrocchia San Giorgio Martire di Ducenta, avrebbe assunto atteggiamenti sessualmente aggressivi nei confronti di una giovanissima parrocchiana. Quello stesso pomeriggio, la famiglia della vittima si è presentata in Diocesi, ad Aversa, e ha raccontato quanto riferito dalla bambina. Il vescovo, il giorno dopo, ha convocato il sacerdote e proceduto ad ascoltare la sua versione dei fatti, nonché a un confronto tra le parti. Al termine dell’escussione, evidentemente, Spinillo ha ritenuto che il sacerdote non potesse continuare a esercitare il ministero, né a Trentola Ducenta, né altrove. Per questa ragione, il giorno seguente, ha firmato l’interdizione del prete e lo ha allontanato dalla parrocchia. L’intera vicenda è venuta alla luce venerdì, quando la Diocesi stessa ha diramato un comunicato in cui si dava notizia della vicenda e si comunicava l’identità del prelato sospeso.

    Ad oggi non c’è una denuncia da parte della vittima, ma uno scambio di informazioni tra la Procura diretta da Francesco Greco e la Diocesi stessa. Gli accertamenti sono appena iniziati e, al momento, non sono state spiccate misure cautelari nei confronti di don Mottola, che si trova in una luogo segreto come indicato dal vescovo. Michele Mottola, a ogni modo, si è detto estraneo ai fatti e sicuramente si difenderà nelle sedi opportune. In Procura, dove sarà convocato a breve, ma anche dinanzi agli ispettori della Santa Sede. Della pratica, infatti, la Diocesi ha prontamente avvisato il Vaticano e, come da indicazioni di Papa Francesco, si prevede un iter rapido di accertamenti che potrebbe concludersi con la fine dell’esperienza sacerdotale per il prete indagato.Nel contempo, le indagini mirano a stabilire se quello ormai noto sia l’unico presunto caso di abusi. S’indaga a trecentosessanta gradi, sia a Trentola Ducenta, dove il sacerdote è arrivato nel settembre del 2017, che a Caivano, dove don Mottola ha retto la parrocchia di Santa Barbara per diciassette anni.

    https://www.ilmattino.it/caserta/prete_sospeso_pedofilia_procura_indaga_altri_casi-4539184.html

  • Prete accusato di pedofilia e sospeso ma non c’è denuncia: la famiglia nega

    Prete accusato di pedofilia e sospeso ma non c’è denuncia: la famiglia nega

    Inviato a Trentola Ducenta

    Tanto tuonò che infine piovve. Incomprensioni, pettegolezzi, critiche sempre più feroci. Confronti aspri, porte sbattute, l’addio di una parte dei parrocchiani. Dalla contesa sul tabernacolo, all’accusa (infondata) di aver interrotto il restauro del campanile e di aver fatto sparire 30mila euro dal fondo della chiesa, fino al comunicato choc che, nella notte di giovedì, ha lasciato tutti, forze dell’ordine incluse, senza parole.

    Perché, del presunto caso di pedofilia di cui la Diocesi di Aversa accusa Michele Mottola, al momento, né la Procura, né i carabinieri e la polizia, sanno nulla. Di denunce non ce ne sono. Eppure, il procedimento canonico avviato dopo il fatto, che sarebbe accaduto il 24 maggio, ha portato in un lampo, a un provvedimento netto. Don Mottola è stato interdetto. E allontanato dalla sua parrocchia, la «San Giorgio Martire» di Trentola Ducenta. Della sua partenza i fedeli hanno appreso venerdì mattina quando, in via Roma, si sono radunati per partire per Pompei e il prete non si è visto. Solo ieri, dopo che la notizia divulgata dalla Diocesi è rimbalzata di sito in giornale, i parrocchiani hanno appreso il motivo della misteriosa partenza del prete. E, per inciso, nessuno di loro aveva mai sospettato di don Mottola. O almeno, pur criticandone le scelte, così dicono. Stupore, incredulità, qualche lacrima. Le reazioni della comunità di Ducenta sono diverse. E c’è chi dice che i modi «accentratori» di don Mottola alla comunità di San Giorgio non sono mai piaciuti. Giunto in paese nel settembre del 2017, dopo diciassette anni alla chiesa di Santa Barbara di Caivano, ha avviato una riorganizzazione della parrocchia, dell’oratorio, del catechismo. Che non è piaciuta a tutti. Tanto che qualcuno azzarda: «Volevano farlo cacciare e l’hanno sparata grossa». Che sia una ripicca? E per cosa, poi? Don Mottola ha azzerato i ruoli precedentemente affidati ai laici. Dalla catechesi al coro, fino alla Caritas. Ha messo mano anche nel Comitato festa. Tutto doveva fare capo a lui. E sono stati mal di pancia, tanto che qualcuno, dopo anni di «onorata» carriera al servizio della parrocchia, se n’è andato. Ma, nello stesso tempo, un numero crescente di bambini e ragazzi è andato ad affollare sia la parrocchia che l’oratorio. Segnale che le iniziative di don Mottola ai bambini piacevano. Ma è proprio tra di loro, tra i giovanissimi, che c’è la ragazzina che oggi punta il dito contro don Mottola. Dodici anni, frequenta la scuola media, figlia di un operaio edile. Ha detto ai genitori che il prete ha avuto verso di lei atteggiamenti sessualmente aggressivi. In un primo momento suo padre è diventato una furia. E, furibondo, ha minacciato il prete urlando sotto la casa canonica che gliela avrebbe fatta pagare. E ha minacciato il vescovo Spinillo che lo ha ascoltato. E, a quanto pare, ha messo le parti a confronto. È uno dei rari casi in cui un procedimento legato alla segretezza finisce alla mercé pubblica. Si sa che il sacerdote non «ha convinto» il suo vescovo. Che nella sorta di interrogatorio cui è stato sottoposto, «non si è difeso energicamente» e che «non ha smentito» le gravi accuse mosse dalla ragazzina. E che, proprio per questo, l’esito delle consultazioni finora condotte ha portato alla interdizione di don Michele Mottola che non può più dire messa, confessare, incontrare i fedeli. Vive in un convento, appartato, in attesa che del suo caso si occupi la Santa Sede. E la Procura di Napoli Nord che, appresa la notizia dal comunicato della Diocesi, avvierà le indagini del caso benché la famiglia della ragazzina non abbia al momento sporto alcuna denuncia. E, gracchiando dal citofono, la madre abbia negato tutto. Affermando di essere «una cattolica non praticante» e di non «sapere nulla di quanto successo al prete».

    Nelle prossime ore, sia il prete che la ragazzina e la sua famiglia saranno convocati dagli inquirenti. E dovranno spiegare, questa volta dinanzi a un magistrato.

    https://www.ilmattino.it/caserta/prete_accusato_di_pedofilia_e_sospeso_ma_non_c_e_denuncia_e_la_famiglia_nega-4528799.html