Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Banda della Magliana

  • Emanuela Orlandi, spunta una lettera anonima con il movente, i mandanti e gli esecutori del rapimento: “Tocca nomi di prelati di altissimo spessore”

    Emanuela Orlandi, spunta una lettera anonima con il movente, i mandanti e gli esecutori del rapimento: “Tocca nomi di prelati di altissimo spessore”

    Una lettera anonima: un singolo foglio, scritto al computer. In diciassette righe ci sono il movente, i mandanti e gli esecutori del rapimento di Emanuela Orlandi. “Si parla di Monsignor Casaroli, del carcere Regina Coeli, di Enrico De Pedis e dell’esponente più influente della Santa sede. Ma non solo”. Lo scrive il giornalista d’inchiesta Alessandro Ambrosini che è in possesso di una lettera che custodisce oscure verità sulla scomparsa della cittadina vaticana avvenuta nel giugno del 1983. Lettera che noi de Ilfattoquotidiano.it abbiamo visionato e che, secondo indiscrezioni, sarebbe già stata consegnata agli inquirenti che indagano sulla scomparsa di Orlandi.

    2018

    La lettera in questione risale a molti anni dopo il rapimento, a un giorno del 2018. E nel 2018, scrive Ambrosini: “La pista più calda, seguita da tutti è quella riferita ai “famosi “cinque fogli” acquisiti da Emiliano Fittipaldi e pubblicati nel suo libro “Gli impostori”. Fogli che raccontano, in voci di bilancio, il periodo successivo al rapimento della ragazza vaticana. Una relazione che porta a Londra”. Questo almeno è quanto emerso dalla nota spese fatta trovare a Fittipaldi in una cassetta di sicurezza del Vaticano durante la fuga di notizie Vatileaks. Questa nota rendiconterebbe tutte le spese sostenute “dal Vaticano per mantenere a Londra la cittadina Emanuela Orlandi” dal 1983 al 1997. Scrive Ambrosini sul suo blog Notte Criminale: “Questa lettera è una lettera che viene dal futuro. Perché dice esattamente ciò che ha detto Marcello Neroni, nove anni prima, parole che sono state pubblicate quattro anni dopo” su Notte Criminale. Lo stesso blog per cui, proprio Ambrosini nel 2009 aveva ottenuto e registrato l’intervista con Marcello Neroni pubblicata tredici anni dopo (nel 2022) sempre su Notte Criminale. Ma chi è e cosa disse Neroni e perché questa lettera è così importante? Ambrosini la indica come una “lettera che viene dal futuro” laddove il passato non è il 1983, anno della scomparsa ma un passato più prossimo a noi.

    2009

    Tocca tornare all’autunno del 2009. La saga tivù di “Romanzo Criminale” ha riportato l’attenzione sulla Banda della Magliana e anche i veri membri del gruppo di criminali romani iniziano a rilasciare interviste “come divi del cinema noir”. Il dandy del gruppo non può più, perché è stato trucidato in uno scontro a fuoco in via del Pellegrino, nel 1990: è Enrico De Pedis e appena un anno prima è stato tirato in ballo dalla “sua” Sabrina Minardi davanti ai magistrati come esecutore del sequestro di Emanuela.

    Dalle dichiarazioni della donna è ripartita la seconda inchiesta sul caso di scomparsa più impenetrabile d’Italia, diretta dal magistrato Giancarlo Capaldo che più volte ha dichiarato ai media e alla commissione d’inchiesta che indaga sul caso, che le sue indagini portarono a un coinvolgimento di de Pedis “nell’organizzare il sequestro della ragazza” nel 1983. Nel 2009, Ambrosini ottiene l’okay per un’intervista esclusiva a Marcello Neroni e di nascosto con un cellulare registra tutto. Oggi Ambrosini scrive: “Neroni non era un criminale in pensione. Lo disse lui stesso chiaramente, durante il nostro incontro: era uno strozzino. Come molti di quelli che fecero parte della Banda. Quando chiediamo di Emanuela, però, la sua risposta sembra uno stridio di unghie sulla lavagna. Non siamo preparati a questa sua verità. Sono parole troppo forti per Emanuela e per Giovanni Paolo II. Troppo forti, per l’immagine che ho di chi, pochi anni dopo, sarà eletto a Santo. Non sta inventando. Non è qualcosa che sta creando in quel momento per scandalizzarci. Troppo inaspettato e grave per essere creduto, lo dice lui stesso. Usa parole grevi, fa nomi e movente. Usa uno slang di strada, rozzo, volutamente sgradevole e sicuramente da “pulire”. Ma preciso nella sua essenza. Neroni non è un criminale normale, è riuscito a “passare da pazzo” per evitare il carcere, ha vissuto la violenza come soluzione e ne ha fatto un suo marchio per gestire “lo strozzo”, per farsi pagare dai commercianti gli incassi delle slot machine che aveva in società con Enrico De Pedis. È stato il nodo tra criminalità e funzionari delle forze dell’ordine, servizi segreti compresi. Una posizione e dei rapporti così forti che poteva tranquillamente avere una sala giochi in una laterale di Via Cola di Rienzo. Tra la palazzina usata dai servizi segreti e la sede operativa della Dia di Roma. Una sala che, a volte, quando lui doveva uscire, erano due agenti dei servizi segreti a gestirla”.

    2022

    “Alcuni anni dopo, quella registrazione la diedi a Pietro Orlandi. E solo a lui, senza pubblicare mai niente”. Ambrosini quindi nel 2009 prende quella registrazione e la chiude in un cassetto. Ciò che Neroni gli dice quel giorno verrà pubblicato anni dopo, nel dicembre del 2022, quando “il destino sembra dirmi che non ho molto da vivere e decido che, se devo “andarmene” lo devo fare dopo aver aperto i cassetti delle inchieste incompiute. Ne parlo con Pietro Orlandi e così, il 9 dicembre 2022, i frame del racconto di Neroni inerenti il caso di Emanuela Orlandi, vengono pubblicati su Notte Criminale. Le gravi accuse a Giovanni Paolo II, a monsignor Casaroli, a Enrico De Pedis e a due cappellani di Regina Coeli ora, sono al giudizio della gente”, aggiunge Ambrosini. Quell’estratto audio si può ancora ascoltare e contiene, secondo il giornalista di inchiesta le stesse identiche cose scritte nella lettera anonima da cui siamo partiti e di cui Ambrosini sarebbe a conoscenza. “Le tempistiche sono fondamentali e ci raccontano che una lettera anonima, scritta molto probabilmente da qualcuno dentro alle forze dell’ordine o ai servizi segreti racconta le stesse motivazioni, gli stessi esecutori, gli stessi mandanti di un personaggio criminale, vicino a forze dell’ordine e servizi segreti”.

    2025

    Oggi qualcuno, secondo Ambrosini, è in possesso di questa lettera. “La verità di Neroni che coincide con quella della lettera anonima, fino al 2022 non è mai stata rilanciata su giornali o tv. Tocca nomi di prelati di altissimo spessore. Questa verità viene dal sottobosco criminale, ed è stata recepita da persone in divisa o l’esatto contrario?”, si chiede Ambrosini ovvero: qual è la fonte primaria di questa amara verità su Emanuela Orlandi? I Servizi o la mala romana? Si chiede ancora il giornalista: “Perché nel 2018, si è sentita la necessità da parte presumibilmente di qualcuno interno ai servizi segreti, di far emergere tutto questo? Perché qualche gruppo dei servizi segreti, nel 2018, tratta ancora il caso Orlandi?”, sono domande ancora senza risposta ma che lasciano intravedere scampoli della trappola oscura che da 42 anni trattiene il destino di una ragazzina di 15 anni e le vite di chi ancora ogni giorno la cerca a partire da quel pomeriggio d’estate in cui sembrò dissolversi all’uscita della scuola di musica, nel cuore di Roma. Proprio nella Basilica, quella di Sant’Apollinare in cui Enrico de Pedis fu sepolto con una dispensa speciale concessa dallo Stato Pontificio al rettore della Basilica don Pietro Vergari.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/08/12/emanuela-orlandi-lettera-anonima-rapimento-vaticano-notizie/8092402/

  • “Trovate delle ossa umane”. Emanuela Orlandi, la scoperta all’improvviso: cosa succede

    “Trovate delle ossa umane”. Emanuela Orlandi, la scoperta all’improvviso: cosa succede

    Caso Orlandi, ossa trovate al San Camillo – Un ritrovamento che riaccende le luci su uno dei più grandi misteri italiani: ossa umane sono state trovate durante lavori al Padiglione Monaldi dell’ospedale San Camillo di Roma. Questo edificio abbandonato, a pochi passi dal luogo che secondo Sabrina Minardi fu la prigione di Emanuela Orlandi, la ragazza vaticana scomparsa nel 1983, torna protagonista. La scoperta riporta indietro l’orologio e scuote la città, riempiendo di domande chi da oltre 40 anni cerca risposte.

    Un padiglione pieno di segreti

    Fino agli anni Ottanta, il Padiglione Monaldi ospitava il reparto di patologia clinica neuromuscolare. Nel 1999, alcuni operai hanno eseguito lavori di ristrutturazione parziale. Le autorità hanno poi abbandonato l’edificio, che è diventato rifugio per senzatetto e persone emarginate. Alcune ricostruzioni indicano che la struttura funzionava ancora all’epoca della sparizione di Emanuela Orlandi. Questa possibilità alimenta ipotesi inquietanti. Qualcuno potrebbe aver nascosto il corpo della ragazza proprio lì, forse nel vano ascensore o in qualche intercapedine difficile da individuare.

    Il ritrovamento delle ossa, in questo contesto, è un colpo di scena che scuote una vicenda mai risolta e, soprattutto, mai dimenticata.

    La notizia che scuote la famiglia Orlandi

    Nel giro di poche ore, la scoperta ha sconvolto gli inquirenti e la famiglia Orlandi. I carabinieri hanno consegnato i resti agli anatomopatologi forensi, che stanno determinando il sesso e l’età dei reperti e li stanno confrontando con il DNA di Emanuela, già in possesso della Procura.

    «Stiamo aspettando gli esami del DNA. L’ipotesi è suggestiva, soprattutto considerando la testimonianza della Minardi, che la squadra mobile ha confermato in parte attraverso le sue indagini», ha dichiarato Laura Sgrò, legale della famiglia Orlandi, al quotidiano Il Giornale.

    Ma cosa potrebbe accadere ora? E quali sono le prossime mosse degli investigatori?

    Al centro di questa nuova svolta si trova ancora Sabrina Minardi. L’ex compagna del boss della Banda della Magliana, Enrico De Pedis, noto come “Renatino”. Nel 2008, Minardi raccontò agli investigatori una versione scioccante. Secondo lei, De Pedis ordinò il rapimento di Emanuela Orlandi, la tenne in una cantina in via Pignatelli, vicino al San Camillo, e poi la fece sparire. La ragazza, secondo Minardi, cambiò più volte il luogo della prigionia. Durante uno di questi trasferimenti, Monsignor Paul Marcinkus, potente capo dello Ior, la accompagnò a bordo di una Mini rossa.

    Il cuore della testimonianza riguarda la cantina, che Minardi descrisse come una vera cella di detenzione: con catene fissate ai muri, servizi arrangiati e dettagli che, secondo il suo racconto, indicano una lunga prigionia.

    Il racconto della Minardi alimenta il mistero e aggiunge nuovi dettagli agghiaccianti a una storia già intricata.

    Torvaianica e le incongruenze che non convincono

    Le rivelazioni di Minardi si fanno ancora più drammatiche: avrebbe dichiarato che Emanuela fu uccisa “per ordini superiori” e gettata in una betoniera a Torvaianica, insieme a Giuseppe Di Matteo, figlio di un pentito di mafia. Ma qui qualcosa non torna. Il piccolo Giuseppe fu rapito nel 1993 e ucciso nel 1996, ben dieci anni dopo la scomparsa di Emanuela. Una discrepanza temporale che mette in dubbio l’intero racconto, facendo ipotizzare agli inquirenti una confusione tra episodi diversi. Eppure, alcuni elementi della testimonianza di Minardi sono stati confermati: la cantina esiste davvero, la vicinanza al San Camillo è reale, e ci sono tracce di una lunga segregazione.

    Il confine tra realtà e leggenda si fa sottile, ma la voglia di verità resta fortissima.

    Una verità che il Paese aspetta

    La scoperta delle ossa nel padiglione Monaldi apre una nuova prospettiva su una vicenda che da decenni scuote l’opinione pubblica e non trova ancora pace. Se quei resti appartenessero davvero a Emanuela Orlandi, il mistero arriverebbe alla sua conclusione più tragica, ma l’indagine solleverebbe altri interrogativi: chi li ha nascosti lì? Per quale motivo ha scelto proprio un ospedale? E quanti complici hanno alimentato questa lunga catena di silenzi e omertà?

    La famiglia Orlandi attende sviluppi. Pietro, il fratello di Emanuela, prosegue la sua battaglia per ottenere verità e giustizia, coltivando la speranza che qualcosa, finalmente, cambi. La pista del San Camillo riconquista un ruolo centrale e offre una nuova possibilità per chiarire un caso che ha colpito la coscienza collettiva e, ancora oggi, coinvolge milioni di italiani.

    “Trovate delle ossa umane”. Emanuela Orlandi, la scoperta all’improvviso: cosa succede

  • Emanuela Orlandi, il racconto di Sophie: «Orge con prelati, De Pedis e un dossier nascosto in una cassaforte in Vaticano»

    Emanuela Orlandi, il racconto di Sophie: «Orge con prelati, De Pedis e un dossier nascosto in una cassaforte in Vaticano»

    Nel labirinto di misteri che da oltre quarant’anni avvolge la scomparsa di Emanuela Orlandi, emerge una voce fuori dal coro. È quella di Sophie, una giovane donna francese che tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022, come racconta Gianluigi Nuzzi su La Stampa, ha inviato una serie di email dense di rivelazioni scioccanti: accuse di abusi, incontri con alti prelati, il coinvolgimento di Enrico De Pedis, e perfino l’esistenza di un dossier segreto custodito all’interno del Vaticano.

    Le email che Sophie invia al giornalista si moltiplicano tra ottobre e novembre del 2021, arrivando a cadenza quasi oraria in certi giorni.

    Afferma di parlare con il supporto spirituale della Curia di Avignone e, in alcune comunicazioni, scrive come se fosse Emanuela stessa, ricostruendo i momenti precedenti alla sua scomparsa.

    Un incontro con De Pedis e monsignor Vergari

    In uno dei messaggi più dettagliati, Sophie racconta a Nuzzi di aver incontrato, quel 22 giugno 1983, una macchina con a bordo due uomini: monsignor Vergari, rettore della basilica di Sant’Apollinare (poi risultato estraneo ai fatti), e Enrico De Pedis, boss della banda della Magliana (deceduto incendurato ndr). Dice che De Pedis le avrebbe offerto un lavoro come venditrice per un evento, con la promessa di guadagni elevati.

    Secondo il suo racconto, avrebbe accettato di preparare una messa per Vergari quella stessa sera, e che De Pedis sarebbe passato a prenderla dopo la lezione di musica. Racconta di aver atteso l’auto fuori, di aver salutato un’amica prima di salire e di essere sparita da quel momento.

    Accuse choc e un dossier top secret

    Le affermazioni più gravi emergono nelle email successive. Sophie parla di molestie subite nei giardini vaticani da parte di un cardinale ancora in vita, e della partecipazione dello stesso a presunte orge avvenute in ambienti ecclesiastici. Aggiunge che il Vaticano custodirebbe un fascicolo segreto in una cassaforte, contenente intercettazioni, appunti e resoconti di incontri riservati nei giorni successivi al rapimento. «Emanuela è al centro di un tabù – scrive –. Le conseguenze per la Santa Sede, se venisse fuori la verità, sarebbero senza precedenti».

    Minacce e paura: «Temo di essere rapita»

    Man mano che le settimane passano, Sophie si mostra sempre più preoccupata. Racconta al giornaklista che dopo una visita a Milano avrebbe notato uomini sospetti aggirarsi attorno alla sua abitazione. «Temo che stiano aspettando un ordine. È un modo per mettermi pressione? Ho paura di essere rapita. Vi prego, aiutatemi». Tutte queste rivelazioni il giornalista le condivide con persone vicine a Pietro Orlandi, fratello di Emanuela. Ma la risposta della famiglia è fredda: «molte informazioni risultano già note, altre sono state smentite in passato».

    La replica: «Non posso sapere se tutto è vero»

    Nonostante la freddezza ricevuta, Sophie non si arrende. Afferma di aver agito con umiltà, di aver solo trasmesso quanto ricevuto da fonti spirituali. «Mi dispiace se alcune cose non corrispondono alla realtà. Non ho un interesse personale. So solo che Emanuela Orlandi vuole che suo fratello sappia la verità. Forse ho sbagliato nel modo, ma ho fatto del mio meglio». Nel suo ultimo messaggio, invoca lo Spirito Santo come guida per chi legge le sue parole. E lascia una convinzione: la chiave del mistero sarebbe nel legame tra la scuola di musica e De Pedis.

    Una testimonianza fragile, tra fede e ombre

    Sophie afferma di non essere nata al tempo della sparizione di Emanuela e di agire solo per amore della verità e della Chiesa. Le sue email oscillano tra rivelazioni mistiche e affermazioni già smentite, tra timore e fervore religioso. Resta il fatto che la sua voce – vera, falsa, ispirata o confusa – si aggiunge alle tante che, negli anni, hanno cercato di sciogliere il mistero di Emanuela Orlandi. Un mistero ancora senza risposte ufficiali, ma che continua ad alimentare ombre e sospetti tra le mura più segrete del Vaticano.

    https://www.ilmessaggero.it/persone/emanuela_orlandi_sophie_orge_vaticano_de_pedis_cosa_ha_detto-8829370.html

  • Pietro Orlandi: ”Emanuela ingannata a Sant’Apollinare, poi narcotizzata e portata via”

    Pietro Orlandi: ”Emanuela ingannata a Sant’Apollinare, poi narcotizzata e portata via”

    “Sono ancora arrabbiato verso quella che considero ancora parte della mia famiglia, il Vaticano”. Lo ha detto Pietro Orlandi nel corso del programma Rai “Linea di confine”, per ricordare il dramma che ha cambiato per sempre la sua vita e quella della sua famiglia: la scomparsa di sua sorella Emanuela. Era il 22 giugno del 1983 quando, di Emanuela Orlandi, giovanissima cittadina vaticana, si perdono completamente le tracce. A distanza di oltre quarant’anni, suo fratello Pietro continua a battersi instancabilmente per scoprire cosa sia effettivamente successo a sua sorella durante quella calda estate del 1983.

    Insieme al giornalista Antonino Monteleone, Orlandi ha ricostruito le ultime ore note di sua sorella, ripercorrendo anche i tanti misteri che ancora circondano il caso. Il giorno della sua scomparsa, Emanuela si trovava come sempre alla scuola di musica “Tommaso Ludovico da Victoria”, vicino alla basilica di Sant’Apollinare, nel cuore di Roma. Proprio in quell’area si perdono le sue tracce. Secondo la ricostruzione di Pietro Orlandi, quel pomeriggio Emanuela fu avvicinata da un uomo distinto a bordo di una BMW, che le offrì un compenso per distribuire volantini durante una sfilata di moda. Colpita dalla proposta, la giovane Orlandi telefonò a casa per chiedere consiglio e parlò con la sorella Federica. Disse che avrebbe incontrato l’uomo all’uscita. Ma qualcosa andò storto.

    “Quel pomeriggio – ha raccontato Orlandi – Emanuela scende, ma non vede quella persona. La aspetta qualche minuto e, prima di andare da sua sorella Cristina, con cui aveva appuntamento al Palazzaccio, va alla fermata del bus davanti al Senato. Non doveva prendere l’autobus, ma decise di tornare lì dove lo aveva incontrato, nella speranza di ritrovarlo”. Durante la sua ricostruzione dei fatti, Orlandi ha ipotizzato che, in un secondo momento, quell’uomo possa averle detto di aver lasciato i volantini all’interno della basilica e, con la sua fiducia cieca negli ambienti religiosi, Emanuela sarebbe entrata senza esitazione. “Se la mia ipotesi è giusta – ha proseguito Orlandi – è stata fatta rientrare a Sant’Apollinare, dove non è difficile narcotizzarla, farla uscire sul retro, caricarla in auto e portarla via”.

    La basilica di Sant’Apollinare a Roma ha sempre rappresentato un luogo cruciale nel caso Orlandi, più volte al centro di teorie e sospetti. Proprio lì, infatti, venne sepolto – dopo la sua morte avvenuta per omicidio – il boss della Banda della Magliana, Enrico “Renatino” De Pedis. Una sepoltura che ha suscitato molte critiche. Ad ogni modo, grazie a un permesso speciale concesso dal cardinale Ugo Poletti e dal rettore della basilica, don Pietro Vergari, De Pedis venne sepolto all’interno della chiesa. Pietro Orlandi ha sempre sottolineato l’amicizia che legava i due, considerandola una chiave fondamentale per comprendere il contesto attorno a cui gravita la scomparsa della giovane cittadina vaticana.

    Oltretutto, anche l’ex boss Antonio Mancini ha sempre sostenuto che il caso Orlandi avesse dei collegamenti con la Banda della Magliana. A rafforzare questa ipotesi c’è anche la testimonianza dell’ex poliziotto Armando Palmegiani, che durante un sopralluogo in un covo della Banda della Magliana in via Pignatelli, a Monteverde, scoprì un seminterrato insonorizzato trasformato in prigione. Proprio lì, secondo le dichiarazioni di Sabrina Minardi, l’ex compagna di De Pedis, sarebbe stata tenuta prigioniera Emanuela Orlandi. Inoltre, come ulteriore conferma del fatto che la Banda della Magliana avrebbe avuto un ruolo nella scomparsa di Emanuela, ci sono anche la testimonianza del magistrato Giancarlo Capaldo, che ha condotto la seconda inchiesta sul caso, e quella di Maurizio Abbatino, altro ex componente della Banda, che ha raccontato come il rapimento sarebbe stato organizzato per recuperare il denaro del boss della mafia Pippo Calò.

    Il boss, infatti, avrebbe avuto legami con il Vaticano, avendo investito del denaro attraverso lo IOR, tramite l’arcivescovo Paul Marcinkus. Infine, uno dei dettagli più inquietanti e controversi è quello emerso grazie alla testimonianza dell’ex maresciallo dell’Aeronautica, Giuseppe Dioguardi, che ha raccontato di un volo militare partito da Ciampino verso Londra, a fine agosto del 1983, richiesto da un alto prelato: il cardinale Piovanelli. Il volo fu organizzato in modo anomalo: a bordo vi erano due uomini e due donne, equipaggio ridotto al minimo, ingresso dal varco VIP e nessuna vigilanza. Sebbene non vi sia alcuna prova che Emanuela Orlandi fosse su quell’aereo, l’insistenza per ottenere l’autorizzazione e le insolite pressioni politiche per accelerarne l’esecuzione hanno alimentato dubbi e perplessità, questo, nonostante alcuni colleghi di Dioguardi, appartenenti ai Servizi, abbiano provato a sminuire la questione.

    Per rivedere la puntata: clicca qui

  • Emanuela Orlandi – Parte 4 – Trame Irrisolte

    Emanuela Orlandi – Parte 4 – Trame Irrisolte

    Quarta e ultima puntata del nostro approfondimento sul caso Emanuela Orlandi, il mistero che da oltre quarant’anni continua a scuotere l’Italia.

    Dopo aver indagato la pista della Banda della Magliana, il ruolo del Vaticano, i dossier segreti e i possibili collegamenti internazionali, oggi ci addentriamo in uno degli scenari più inquietanti: la pista sessuale.

    La scuola di musica, gli strani personaggi che la frequentavano, le testimonianze contraddittorie e le ombre che si allungano sulla figura dello zio.

    Possibile che la verità sia sempre stata sotto i nostri occhi, nascosta dietro una cortina di silenzi e depistaggi?

    Ripercorriamo gli elementi più controversi di questa pista e cerchiamo di capire se dietro la scomparsa di Emanuela ci sia un segreto troppo scomodo per essere rivelato.

  • Emanuela Orlandi – Parte 1 – Trame Irrisolte

    Emanuela Orlandi – Parte 1 – Trame Irrisolte

    Il 22 giugno 1983, Emanuela Orlandi, una giovane cittadina vaticana, sparisce nel nulla, dando inizio a uno dei casi più inquietanti e misteriosi della storia italiana.

    Ma cosa si nasconde dietro la sua scomparsa? Quali sono le trame oscure che legano questo caso al Vaticano, alla criminalità organizzata e a un intricato gioco di potere?

    In questa prima puntata di Trame Irrisolte dedicata al caso Orlandi, cominceremo a esplorare i primi passi di questa vicenda che ha segnato l’Italia.

    Le dichiarazioni di pentiti della Banda della Magliana, le prime indagini, e le telefonate anonime che sembrano coinvolgere personaggi misteriosi come “Mario” e “l’Americano” gettano nuove luci su un caso che continua a sfidare la verità.

    Un percorso che ci porterà a scoprire legami, ombre e segreti che ancora oggi restano irrisolti, alimentando un mistero che non smette di far tremare le coscienze.

    Emanuela Orlandi – Parte 1 – Trame Irrisolte

  • Emanuela Orlandi, il fratello Pietro attacca: “Non ho fiducia nell’inchiesta del Vaticano”

    Emanuela Orlandi, il fratello Pietro attacca: “Non ho fiducia nell’inchiesta del Vaticano”

    La speranza di Pietro Orlandi è sempre la stessa da quarant’anni: arrivare presto alla verità sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. Anche se, ha detto Pietro al PACEFest di Caltabellotta (Agrigento), “non ho fiducia sull’inchiesta del Vaticano”.

    Orlandi, intervenuto alla rassegna che quest’anno è dedicata proprio alle ‘verità sospese, ai cold case e ai casi irrisolti, ha aggiunto: “È importante parlarne nelle scuole, sento nei giovani un senso di giustizia che non hanno gli adulti. Noi non ci rassegneremo mai alla scomparsa di mia sorella e continueremo a batterci per conoscere la verità”.

    Fin dalla scomparsa della sorella, nel 1983, Pietro non ha mai smesso di lottare per la verità. E attualmente sono due i fronti su cui si sta cercando di fare luce sul caso di Emanuela Orlandi: l’inchiesta interna al Vaticano, coordinata dal promotore di giustizia Alessandro Diddi, e la commissione bicamerale d’inchiesta sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, istituita quest’anno e presieduta dal parlamentare di Fratelli d’Italia Andrea De Priamo.

    Proprio nell’ambito della commissione parlamentare negli ultimi mesi sono state molte le testimonianze rese in audizione. L’ultima è stata quella dell’ex procuratore Giancarlo Capaldo, che ha ipotizzato il coinvolgimento di Renatino De Pedis, boss della banda della Magliana, nel rapimento di Emanuela Orlandi. Per Capaldo la scomparsa è legata “a una vicenda personale di Enrico De Pedis. La sua presenza non è perché la banda della Magliana vuole ricattare qualcuno come il Papa e il Vaticano, è un altro genere di attività che viene messa in campo”.

    Secondo l’ex pm ‘Renatino’ “ha avuto il ruolo di organizzare il prelevamento e il sequestro della ragazza e poi la restituzione della ragazza a una persona non identificata” In questo senso, De Pedis  “non sapeva neppure perché Emanuela Orlandi era stata sequestrata, né ha partecipato alla gestione di eventuali trattative successive trattative”.

    https://www.fanpage.it/roma/emanuela-orlandi-il-fratello-pietro-attacca-non-ho-fiducia-nellinchiesta-del-vaticano/

  • Orlandi: il mistero del Verano e le polemiche sul Vaticano. Sono in quel cimitero i resti di Emanuela e della Skerl?

    Orlandi: il mistero del Verano e le polemiche sul Vaticano. Sono in quel cimitero i resti di Emanuela e della Skerl?

    Sorprendono i comunicati del Vaticano sulla sua disponibilità sul caso Orlandi, che, se  c’è stata, si è riscontrata solo a inizio 2023 con l’apertura di un fascicolo. Il portavoce della Santa Sede padre Lombardi, (audito dalla Commissione d’inchiesta parlamentare),  ha affermato: “non si è  mai nascosto nulla”, mettendo in discussione , per l’ennesima volta, l’avvio di una trattativa con il procuratore Giancarlo Capaldo. Trattativa che non ha poi avuto alcun seguito, nonostante la manifestata disponibilità riscontrata dal Procuratore da parte di  tre autorevoli esponenti vaticani (preoccupati di mettere fine alle pesanti critiche legate alla tumulazione di Renatino De Pedis,  capo della Banda della Magliana, nella basilica di Sant’Apollinare , (divenuto poi confidenziale consulente di porporati).

    Sui silenzi e le chiusure della Santa Sede, Pietro Orlandi  ha  polemizzato ricordando   la mancata concessione delle rogatorie.

    Ma intanto sul caso della ragazza con la fascetta, sparita nel nulla il 22 giugno 1983 dopo una lezione di musica a Sant’Apollinare, esplode una novità  che punta dritto al cimitero del Verano. Un tema che parte da simboli, effrazioni alle tombe, strani messaggi  (anche recenti) individuati dal giornalista Fabrizio Peronaci. Giornalista e scrittore  che da circa  vent’anni segue il caso,  sul quale ha scritto tre libri, tenendo diverse conferenze in tutta Italia.

    Il Verano è il luogo tornato alla cronaca per quelle verifiche che, nel luglio 2022,  han confermato,  il trafugamento della bara della diciassettenne Katy Skerl. Un fatto legato alle reiterate dichiarazioni dell’ex fotografo Marco Fassoni Accetti, l’uomo che fece ritrovare il flauto di Emanuela e che si è autodenunciato come telefonista, noto come l’amerikano, (presente anche nelle rivendicazioni  sul lato B dell’inquietante e tristemente nota cassetta con le sevizie a una ragazza). Se ci sono voluti sette anni per prendere in considerazione le affermazioni di Accetti, ritenuto non credibile, (che sul caso Orlandi ha scritto un memoriale), ora l’ex fotografo rileva importanti collegamenti tra le dichiarazioni della Sabrina  Minardi (legata sentimentalmente a De Pedis) e quanto da lui espresso nelle prime telefonate ricevute a Casa Orlandi, in cui si presentava come un giovane amico di nome “Mario”,

    Ora Peronaci va avanti e ritiene che bara con i resti della Skerl potrebbero essere stati spostati in una tomba dello stesso cimitero, e che sia  possibile che, sempre in quel luogo. possano trovarsi i resti della povera Emanuela Orlandi.  La serietà e la professionalità del giornalista caposervizio del Corriere della Sera, (tra i primi ad essere audito dalla Commissione bicamerale d’inchiesta), che ha sollecitato l’intervento chiarificatore delle autorità giudiziarie, fanno sì che questa realtà, che, come alle origini , vede il ricorso  a simbologie, strani oggetti e risvolti quasi esoterici, sia assolutamente da prendere in considerazione, nonostante  i reiterati e continui depistaggi che hanno accompagnato questa tragica vicenda perdurante da  41 anni.
    Il nuovo clima manifestato dalle indagini in corso da parte della Commissione Parlamentare, che ha già sollevato e messo in discussione diversi punti chiave attraverso la voce di testimoni e persone qualificate che si sono occupate del caso,  danno slancio alla ricerca di una verità (almeno storica) che non sembra lontana, in modo che  certi importanti elementi possano essere verificate senza attendere lustri..

    Orlandi: il mistero del Verano e le polemiche sul Vaticano. Sono in quel cimitero i resti di Emanuela e della Skerl?

  • “Emanuela Orlandi potrebbe essere sparita dentro Sant’Apollinare”: spunta la nuova ipotesi del procuratore Capaldo

    “Emanuela Orlandi potrebbe essere sparita dentro Sant’Apollinare”: spunta la nuova ipotesi del procuratore Capaldo

    La scomparsa di Emanuela Orlandi non è mai stato solo un semplice caso di sparizione e se solleva l’attenzione e al tempo stesso la rabbia di migliaia di persone in Italia e nel Mondo è perché pone tantissime domande e nessuna risposta. Ogni giorno, da 41 anni, emergono nuovi pezzi di un mosaico impossibile da ricomporre e che non fanno che alimentare questo oscuro mistero che, quel 22 giugno del 1983, inghiottì una 15enne vaticana figlia di un semplice messo Papale, all’uscita dalla scuola di musica Ludovico da Victoria, all’interno della basilica di Sant’Apollinare a Roma.

    Il magistrato Giancarlo Capaldo, titolare della seconda e penultima inchiesta su Emanuela Orlandi, ha appena rivelato nuovi elementi sul caso davanti alla commissione parlamentare di inchiesta che indaga sulla vicenda. Secondo il procuratore, “Sul prelevamento di Emanuela Orlandi, un’ipotesi che si potrebbe non escludere è che sia sparita proprio nel complesso di Sant’Apollinare, una ipotesi quasi mai formulata e che invece andava un po’ di più approfondita proprio per la presenza di De Pedis e don Pietro Vergari”, come riportato da Il Messaggero.

    Don Vergari, lo ricordiamo, è l’ex rettore della Basilica di Sant’Apollinare che fu anche indagato per concorso in sequestro di persona; non ha mai nascosto la sua amicizia con De Pedis, “uno dei boss dell’organizzazione mafiosa italiana della banda della Magliana”. E De Pedis fu sepolto proprio nella cripta di Sant’Apollinare, in totale discrezione e quando la notizia venne fuori toccò proprio a Capaldo togliere il Vaticano dall’imbarazzo di quella sepoltura e ordinare l’apertura della tomba e il trasferimento dei resti al cimitero Il Verano. Capaldo ha dichiarato e ribadito innumerevoli volte che si attivò a riguardo a nome della Procura di Roma, perché a chiederglielo furono due uomini della gendarmeria vaticana che in cambio gli promisero dei documenti o la stessa salma di Emanuela.

    “Il prelevamento della Orlandi – ha spiegato ieri Capaldo – poteva essere fatto per strada ma sarebbe stato pericoloso, poteva invece essere fatto in Sant’Apollinare con una scusa qualsiasi. Il momento della scomparsa della Orlandi nessuno ce l’ha dato, anche le dichiarazioni delle ragazze amiche non sono sicure, come sarebbe stata rapita? Violentemente? O se Renatino De Pedis era amico di don Vergari non poteva creare una situazione per cui determinare la sparizione dall’interno?”. Questa ipotesi collima anche con quella di un sequestro organizzato da De Pedis come raccontato oltre dieci anni fa a Capaldo dalla amante di Renatino, Sabrina Minardi e come emerso da alcuni riscontri, come quello del ruolo del presunto autista Sergio Virtù. “Credo che la Minardi – ha aggiunto Capaldo – sia stata trattata male come testimone”.

    Il procuratore ha tirato in ballo, nel corso della sua convocazione che si è articolata in ben due sedute, anche un noto protagonista di questa vicenda, il fotografo romano Marco Fassoni Accetti. Costui, più volte si è auto-accusato di essere il rapitore di Emanuela ma senza sciogliere portare a nessun riscontro concreto. “Io riterrei non impossibile anzi estremamente probabile che Accetti abbia conosciuto Emanuela Orlandi perché gravitava su piazza Navona e piazza delle Cinque Lune che era la zona in cui gravitava lo stesso Accetti e lui fermava tutte le ragazze”, ha detto Capaldo ricordando di averlo incontrato quando “nel marzo 2013 venne da me. Le prime dichiarazioni di Accetti furono che era stato in Francia dove aveva incontrato Emanuela Orlandi in vita e questo incontro sarebbe avvenuto nel febbraio precedente”, come riportato da Il Messaggero.

    “Accetti disse che il motivo per cui si era deciso a raccontare la vicenda è sia perché aveva incontrato Emanuela viva sia perché, con il cambio del Papa – era stato eletto Papa Francesco – poteva pensare a un cambio, a un’apertura della curia romana e voleva inserirsi con le sue verità in questa vicenda”.

    Nel sostenere questa tesi nuova, Capaldo è come se avesse smentito le dichiarazioni agli atti di alcune amiche di Emanuela che quel pomeriggio del 22 giugno la collocano, in strada, all’uscita di scuola. Capaldo ritiene. come riferito sul Corsera, che “molte dichiarazioni delle ragazze non siano particolarmente affidabili e sicure”, perché “Mi sembra difficile ipotizzare un rapimento alla luce del sole in Corso Rinascimento», ha concluso.

    Emanuela quel mercoledì di inizio estate, uscì dall’Istituto Ludovico da Victoria, in compagnia dell’amica Raffaella Monzi. Mentre camminavano verso la fermata del bus, in corso Rinascimento, davanti al Senato, Emanuela le confidò di aver ricevuto un’offerta di lavoro per conto di una ditta di cosmetici che le propose di distribuire volantini per 375mila lire durante una sfilata di moda. Raffaella le disse che quell’offerta era stranamente eccessiva, e salì sul bus, non la rivide mai più.

    Tutto questo fu dichiarato nei giorni successivi alla scomparsa dalla Monzi, davanti alle telecamere di “Chi l’ha visto”. Mentre aspettava l’autobus in corso Rinascimento, Emanuela venne raggiunta da un’altra ragazza: bassa, capelli scuri e ricci, fisico rotondetto. Questa “amica” che era assieme a Emanuela fu vista anche da un’altra ragazza della scuola di musica, Maria Grazia Casini, che si trovò a passare da lì come riferì nell’interrogatorio del 29 luglio del 1983.

    Maria Grazia è stata l’ultima persona a vedere Emanuela Orlandi e lo ha ribadito anche in tempi recenti in un’intervista per un programma trasmesso su Sky. All’epoca dichiarò di averla vista anche Laura Casagrande, mentre avanzava su quello stesso marciapiede: disse di aver visto per l’ultima volta Emanuela dietro di sé. Nel corso della sua audizione davanti alla commissione di inchiesta, la Casagrande ha negato alla bicamerale quella circostanza, dicendo di non ricordare più di aver visto Emanuela quel giorno.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/07/26/emanuela-orlandi-potrebbe-essere-sparita-dentro-santapollinare-spunta-la-nuova-ipotesi-del-procuratore-capaldo/7637152

  • “Renatino De Pedis organizzò da solo il sequestro di Emanuela Orlandi”: le rivelazioni del procuratore Capaldo alla commissione di inchiesta

    “Renatino De Pedis organizzò da solo il sequestro di Emanuela Orlandi”: le rivelazioni del procuratore Capaldo alla commissione di inchiesta

    “Con la vicenda Orlandi secondo me c’entra Enrico De Pedis non la banda della Magliana, è una vicenda personale di De Pedis”: sono parole ferme e significative quelle pronunciate ieri dal Procuratore Giancarlo Capaldo ovvero dal magistrato che ha indagato più a lungo di tutti sulla storia oscura di Emanuela Orlandi, la 15enne vaticana rapita il 22 giugno a Roma e mai più ritrovata.

    “Renatino”
    Capaldo è stato convocato e ascoltato ieri dalla commissione di inchiesta che indaga sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Fu l’ultimo a occuparsi di Emanuela prima che l’inchiesta venisse archiviata dall’attuale presidente del Tribunale Vaticano Giuseppe Pignatone. Il magistrato ha ribadito, in merito al coinvolgimento dell’allora capo della fazione testaccina del gruppo criminale De Pedis: “Non è che la banda della Magliana volesse ricattare qualcuno come il Papa e il Vaticano, è un altro genere di attività che fu messa in campo. De Pedis ha avuto il ruolo di organizzare il prelevamento e il sequestro della ragazza e poi la restituzione della ragazza a una persona non identificata”. De Pedis, secondo il punto di vista di Capaldo, “Non sapeva neppure perché Emanuela Orlandi era stata sequestrata, né ha partecipato alla gestione di eventuali trattative successive. È da vedere come colui che ha organizzato, sul piano materiale, un servizio di basso livello ma molto utile e particolare per qualcuno”. Il magistrato ha ribadito dunque il ruolo di pura manovalanza di “Renatino”, che fu poi tirato in ballo nel 2008 dalla sua ex amante Sabrina Minardi che rivelò dettagli inquietanti sul sequestro e sul rilascio di Emanuela in cui lei stessa dichiarò di essere stata coinvolta. La Minardi disse all’epoca di aver rilasciato lei stessa Emanuela Orlandi a un uomo, descritto come un alto prelato, alle porte del Vaticano. Capaldo ha sottolineato anche che Sabrina Minardi “non è attendibile in tutto, ma la ritengo attendibile su alcuni dati principali”. Una visione del resto condivisa anche dal fratello di Emanuela, Pietro Orlandi.

    La sepoltura di De Pedis
    La parte giocata da De Pedis nelle indagini di Capaldo non si esaurisce qui ma andò ben oltre i giorni del sequestro. Il magistrato in passato più volte ha raccontato di quando incontrò il capo e il vicecapo della gendarmeria Domenico Giani e Costanzo Alessandrini che gli chiesero la collaborazione della magistratura per aprire la tomba di De Pedis, sepolto nella cripta di Sant’Apollinare, la Chiesa da dove scomparve Emanuela, e dissipare eventuali dubbi dell’opinione pubblica sul Vaticano, togliendo la Santa Sede dall’imbarazzo di aver fatto tumulare un criminale in una Basilica. “Non ho nessuna difficoltà a dire che le persone in questione erano l’allora capo della Gendarmeria Domenico Giani e il suo vice, Costanzo Alessandrini”, ha ribadito ieri. “In quel momento storico siamo agli inizi del 2012”, ha raccontato Capaldo, dopo aver fissato un appuntamento per telefono, Giani “venne, si presentò anche con Alessandrini, fu ricevuto in procura ufficialmente come i responsabili delle polizie di tutto il mondo, era presente anche la dottoressa Maisto che io chiamai appositamente perché era la contitolare” dell’indagine. “A questo punto – ha proseguito Capaldo – il dottor Giani mi fece presente che non veniva di sua sponte ma perché era stato incaricato da padre Georg come segretario di Benedetto XVI e voleva segnalare che che il Vaticano era preoccupato da una serie di valutazioni che si facevano sulla stampa che coinvolgevano il Vaticano come ente poco collaborativo nella ricerca di Emanuela Orlandi e, in particolare, Giani mi chiese come se fosse una richiesta che lui transitava, diciamo così, da padre Georg, di aprire la tomba di De Pedis perché il Vaticano riteneva importante che fosse aperta dalla procura di Roma. Io prospettai al dottor Giani che il motivo per cui sulla stampa c’era questo ampio dibattito se aprire o no, era perché coloro che volevano aprirla, volevano controllare se con la bara di De Pedis fosse sepolta anche la salma della Orlandi, io segnalai che la ritenevo una ipotesi assolutamente inverosimile posto che la Orlandi era sparita nel giugno dell’ 83 e De Pedis viene ucciso nel febbraio del ’90“.

    Il fascicolo su Emanuela
    “Mi sembrava difficile – ha continuato -. Comunque sostanzialmente il Vaticano non voleva la responsabilità di adottare un provvedimento di traslazione della tomba, io segnalai che come aveva dato l’autorizzazione alla sepoltura poteva dare l’autorizzazione alla traslazione e riferii a Giani che non era per me una priorità nelle indagini aprire la tomba di De Pedis e lo invitai a valutare che come magistratura italiana non avevamo mai avuto un reale aiuto nelle rogatorie inoltrate alla magistratura vaticana. Allora gli dico, lei mi chiede una collaborazione e io le chiedo una collaborazione, anche perché da varie fonti a noi risultava che il Vaticano fosse in possesso di un fascicolo su Emanuela Orlandi. Io dissi che non avevo difficoltà a una collaborazione nelle forme previste dalla legge sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, la priorità per la procura di Roma, naturalmente, era comprendere la fine che poteva aver fatto la ragazza, se era viva, se era morta e se era morta dove poteva essere sepolta, e poiché ritenevo e ritengo ancora che c’è un mondo ristretto e selezionato in Vaticano, chiedevo a Giani che nel procedere comunemente nella ricerca della verità e anche eventualmente nella traslazione della salma, ci fosse una collaborazione a riguardo. Giani mi rispose che ne avrebbe parlato con mons. Georg, mi disse che avrebbe dovuto chiedere una autorizzazione per svolgere attività insieme e per il recupero del corpo e della salma se la ragazza fosse morta”. “Alcuni giorni dopo – ha quindi riferito – mi fece sapere che era d’accordo nel procedere così. Dopodiché invece non ho avuto più notizie. Questo colloquio più o meno datava al febbraio del 2012. Poi è stato superato dalla nomina del nuovo procuratore Pignatone”. Questa promessa fu purtroppo disattesa e la sorte di Emanuela è ancora ignota. Ma anche in pensione Capaldo non ha dimenticato Emanuela. Come se il magistrato avesse sempre avvertito un debito verso la 15enne scomparsa per non aver potuto fare luce sulla sua storia, poiché rimosso dall’inchiesta il 3 aprile 2012, e sostituito da Giuseppe Pignatone, il quale smentì le dichiarazioni di Capaldo, gli tolse la gestione delle indagini sul caso Orlandi e ordinò l’apertura ed il trasferimento della tomba di De Pedis. Adesso, lo ricordiamo, Pignatone è presidente del Tribunale Vaticano.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/07/19/renatino-de-pedis-organizzo-da-solo-il-sequestro-di-emanuela-orlandi-le-rivelazioni-del-procuratore-capaldo-alla-commissione-di-inchiesta/7629029/