Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Organizzavano ritiri spirituali,  ma era soltanto «per fare sesso»

    Organizzavano ritiri spirituali, ma era soltanto «per fare sesso»

    Nel mirino della magistratura anche sacerdoti di Grottaglie. Nel fascicolo d’inchiesta trascrizioni di conversazioni Social di uno di loro e fotografie di un bimbo di 6 anni nudo

    di Nazareno Dinoi

    Dopo il caso del parroco di Taranto, costretto a dimettersi per lo scandalo delle orge tra omosessuali e lo scambio di foto via internet, a scuotere la chiesa tarantina è una nuova inchiesta su un presunto giro di pedofilia tra religiosi. Le indagini sono condotte dai carabinieri del comando provinciale di Messina destinatari di una denuncia nei confronti di un frate della città siciliana che attraverso Facebook avrebbe diffuso immagini e racconti espliciti di sesso con minorenni.

    La denuncia

    Dalla Sicilia, l’ombra della pedofilia si allunga su Taranto e Grottaglie dove, secondo le confidenze del parroco siciliano, vivono tre preti che hanno preso parte ad incontri con minori a base di sesso e droga. A denunciare tutto alla Procura di Rovigo che per competenza ha trasmesso gli atti alla magistratura messinese, è stato Andrea Baldon, lo stesso che, sempre sul social, aveva smascherato il parroco di Taranto.

    Le trascrizioni

    Nella trascrizione delle chat finite nel fascicolo d’inchiesta, c’è un passaggio che coinvolge uomini di chiesa che operano sullo Ionio. Confidandosi con l’amico che si spacciava camionista e gay, il frate descriveva i finti ritiri spirituali tra religiosi e ragazzi. «L’ultimo incontro – è scritto nella chat – due settimane fa in un appartamento in affitto a Genova, ci hanno raggiunto metà preti di quasi tutta Italia e sti due di Taranto». Alla domanda se ci fossero stati minorenni, il frate continua: «Si uno l’ho portato io mentre altri due hanno portato due ragazzi, uno ne aveva 18 l’altro appena 17, di Grottaglie, più un prete di Grottaglie». E ancora. «Con la scusa di un incontro spirituale, invece si fa sesso… se ci stanchiamo paghiamo qualche escort ragazzo, andiamo sul sito che si chiamapianetaescort.com e ci facciamo le cavalcate pazzesche».

    I documenti

    Tra le carte finite nelle mani degli inquirenti siciliani anche la foto di un bimbo nudo di 6 anni che avrebbe subito abusi dal frate presunto pedofilo. «Sono in contatto continuo con il superiore provinciale dell’ordine dei Padri domenicani – scrive in una nota l’arcivescovo di Messina Calogero La Piana – che sta valutando la situazione con assoluta serietà in vista di eventuali provvedimenti canonici da prendersi dopo aver accertato i fatti».

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/cronaca/15_aprile_29/pedofilia-bufera-investe-sacerdoti-taranto-grottaglie-c0358e74-ee37-11e4-a732-07efc0e5301d.shtml

  • Così i Testimoni di Geova proteggono gli abusi

    Così i Testimoni di Geova proteggono gli abusi

    Marta è una ex testimone di Geova. È uscita dopo che sua figlia, allora di solo cinque anni, aveva subito violenze sessuali dal nonno paterno. Violenze, però, che all’interno della congregazione si è preferito silenziare. Nessuna denuncia, né penale né tantomeno morale. Nessuna espulsione. Tutto insabbiato, come se niente fosse mai accaduto. Anzi: alla fine ad essere stata ostracizzata è stata proprio Marta, “rea” di essersi rivolta alle autorità competenti denunciando gli abusi che sua figlia aveva subito.

    C’è un amore profondo verso i fratelli finché sei dentro. Ma se mini la stabilità interna, viene fatto in modo che tu non possa fare altro di uscire

    Questa, però, è solo una delle tante storie che si potrebbero raccontare. E che narrano di una volontà, all’interno dei testimoni di Geova, di mettere a tacere qualsiasi voce, atto, denuncia che possa macchiare il buon nome dell’associazione religiosa che – almeno secondo molti e, soprattutto, secondo i fuoriusciti – tanto ricorda quella di un’organizzazione settaria. «I tratti sono quelli – racconta Rocco Politi, un ex anziano, la massima autorità all’interno delle varie congregazioni – c’è un amore profondo verso i fratelli finché sei dentro. Ma se mini la stabilità interna, viene fatto in modo che tu non possa fare altro di uscire. E a quel punto tutti coloro che prima erano tuoi genitori, figli, o semplicemente amici, non ti rivolgono più nemmeno la parola. Tu per loro semplicemente non esisti più».

    Ecco perché all’interno delle varie congregazioni si bada bene ad evitare denunce che possano toccare un fedele e il buon nome dei tesitmoni. Niente autorità giudiziaria o forze dell’ordine. Meglio risolvere tutte le questioni, anche le più delicate e penalmente rilevanti come può essere la pedofilia, all’interno della congregazione, inter nos.

    Il documento riservato

    Semplici fantasie? Accuse campate in aria? No. Linkiesta ha potuto visionare un documento interno, riservato non solo ai non iscritti, ma anche ai fedeli. Il documento in questione, infatti, è accessibile solo al corpo degli anziani. Il monito è da subito più che evidente: “Se gli anziani vengono a sapere di un’accusa di abusi su minori – si legge nel documento – due anziani della congregazione dovrebbero chiamare immediatamente il Reparto Servizio, che eventualmente inoltrerà la chiamata al Reparto Legale per ricevere indicazioni di natura legale”. Insomma, la prima cosa da fare non è rivolgersi alle autorità competenti, ma è contattare il “Reparto Servizio” che, secondo quanto ci racconta un anziano che è ancora all’interno, è l’organo dei cosiddetti “sorveglianti viaggianti” che, oltre a dare consigli spirituali, si occupano anche dei casi più delicati e si riuniscono per dare consigli alla congregazione. Come si legge nel documento, poi, tali sorveglianti, qualora lo ritengano opportuno (ma solo in quel caso), contatteranno il Reparto Legale per indicazioni di natura, appunto, legale.

    E così capita che quando un bambino confessa al genitore di essere stato vittima di abusi, tutto venga insabbiato, come se mai fosse accaduto nulla

    «È molto difficile, se non impossibile – chiosa però il nostro anziano – che si arrivi a questo punto. Il discorso, infatti, è che nemmeno viene minimamente intavolato un discorso di ordine giudiziario». Il motivo va ritrovato, ancora una volta, in un passaggio del documento in cui si fa riferimento ad un passo biblico, un passo però che, come ci dice ancora la nostra fonte, «viene estrapolato, tolto dal contesto. Ma così non ha alcun senso». E infatti, nonostante si precisi che «gli anziani dovrebbero continuare a fare ogni sforzo per proteggere tutti nella congregazione, specialmente i più piccoli, dalle malsane pratiche del mondo», è anche vero che bisogna tenere a mente la norma scritturale del Deuteronomio, ribadita poi anche in un passo del Vangelo, secondo cui «nessun testimone singolo deve levarsi contro un uomo rispetto a qualunque errore o a qualunque peccato […] La questione dev’essere stabilita per bocca di due testimoni o per bocca di tre testimoni».

    Pertanto, si legge nel documento, «anche se esamineranno qualunque accusa, gli anziani non sono autorizzati dalle Scritture a intraprendere alcuna azione a livello di congregazione fino a che non ci sarà una confessione o la testimonianza di due testimoni credibili». Cosa vuol dire questo? Che qualunque accusa, all’interno dei testimoni di Geova, ha senso e validità soltanto se ci sono due testimoni oculari o nel caso in cui l’abusante si penta e, per così dire, si autodenunci. «Ma è ovvio – commenta l’anziano a Linkiesta – che un atto di pedofilia non avrà mai alcun testimone. Non sono mica atti che si fanno in pubblico!».

    Solo otto anni

    E così capita che quando un bambino confessa al genitore di essere stato vittima di abusi, tutto venga insabbiato, come se mai fosse accaduto nulla. Con la conseguenza che il presunto colpevole rimane tranquillamente all’interno della congregazione. Senza, ovviamente, che pubblici ufficiali e forze dell’ordine vengano messi al corrente di nulla. Perché, come detto e come ci conferma l’anziano, «non bisogna mai chiamare la polizia, ma solo l’ufficio interno». Ed è proprio quanto accaduto in una filiale di Bari.

    Qui, secondo quanto ci racconta la nostra fonte, «un ragazzo di 27 anni, dopo un ritrovo con i fratelli, si è isolato in macchina con un bambino di 8 anni e lì lo ha spinto ad avere un rapporto orale con lui». Il bambino, appena liberatosi, è corso dai genitori e ha raccontato loro quanto accaduto. «È successo il putiferio», tanto che è stato necessario chiamare un anziano direttamente da Roma, di modo che tornasse ordine e, soprattutto, silenzio. «Alcuni nostri anziani – continua – sono stati spostati e uno che premeva affinchè si denunciasse alle forze dell’ordine l’accaduto anche perchè lavorava in questura, non sappiamo che fine abbia fatto e dove sia. Sono settimane che io provo a contattarlo senza avere mai una sua risposta. In pratica, tutto è stato sottaciuto. Gli stessi genitori del bambino, che prima chiedevano giustamente che la cosa venisse denunciata, ora d’improvviso non ne parlano più. Non escludo la possibilità che il loro silenzio sia stata pagato». Insomma, mai un procedimento, mai una denuncia. Non ci sono testimoni, non si fa nulla.

    Il comitato giudiziario

    Tante sono le storie come quella appena raccontata. Eppure, come ci conferma Rocco Politi, ci sono anche casi in cui scatta l’indagine interna alla congregazione. Quasi sempre, però, perché c’è un’autodenuncia ovviamente, e non perché ci siano due testimoni oculari. Ma anche in questo caso non si arriva mai ad una segnalazione alle forze dell’ordine. «No, le norme interne prevedono, a questo punto, la formazione di un comitato giudiziario composto da tre anziani che si pronuncerà sul presunto colpevole». Insomma: giustizia interna parallela a quella “ufficiale”. Sarà solo e soltanto questo comitato a pronunciarsi.

    Ma allora la domanda nasce spontanea: quale potrebbe essere la condanna? Le parole di Rocco sono raggelanti: «È praticamente impossibile che si giunga ad una condanna: considerando che l’unico caso in cui si possa arrivare al comitato giudiziario è l’autodenuncia, ovviamente il colpevole si pentirà, si metterà a piangere dicendo che si è reso conto del suo “errore”. Agli anziani basta questo. E quindi verrà “assolto” poiché pentito. Tutto finirà lì». È, d’altronde, esattamente quanto capitato in una filiale del Sud Italia. Secondo quanto riferisce l’anziano ancora all’interno della congregazione a Linkiesta, «mi sono trovato davanti ad un caso per cui un signore ha confessato al corpo degli anziani di aver abusato di un ragazzino di 13 anni, costringendolo a fare sesso anale. Si sentiva turbato da quanto accaduto. Contro di lui non è stato fatto nulla, proprio perché diceva di essersi pentito». Tanto basta.

    È scritto, d’altronde, nero su bianco sul documento riservato: “Quando un comitato giudiziario stabilisce che un individuo che ha abusato sessualmente di un minore è pentito, […] gli sarà concesso di continuare a essere un componente della congregazione cristiana”. Mettiamo caso, allora, che un pedofilo non si ravveda, pur confessando, dei suoi atti e dunque non si penta? «Il massimo della condanna – ci conferma Rocco Politi – è la dissociazione, viene cacciato dalla congregazione. Punto, finisce tutto lì». Non solo: nel documento, infatti, si fa riferimento anche alla possibilità che un disassociato per pedofilia, possa sempre e comunque tornare nella congregazione qualora si penta, anche se in un secondo momento. Porte aperte a tutti, dunque. L’importante è che si professi pentimento.

    Le precauzioni per le “debolezze”

    Quali sono, allora, le uniche precauzioni che vengono prese nella consapevolezza (taciuta) che all’interno dei testimoni di Geova (e anche nella vita quotidiana) girano a piede libero pedofili? Semplice: sarebbe “appropriato”, si legge, che gli anziani “parlassero in modo gentile ma molto schietto a chi nel passato ha manifestato tali debolezze (repetita iuvant: si parla di semplici debolezze, ndr), avvisandolo energicamente che dovrà astenersi dal manifestare affetto ai minori ed evitare di abbracciare o prendere in braccio bambini”. E ancora: non dovrà mai trovarsi da solo con un minore (che non sia suo figlio), né permettere che dei minori passino la notte in casa sua; non dovrà uscire in servizio da solo (dovrà essere sempre accompagnato da un altro adulto) e non dovrà fare amicizia con dei minori. Tanto basta. I minori possono dormire sonni tranquilli.

    Chi denuncia è fuori

    C’è, però, anche chi ha deciso di andare contro quanto prescrivono i documenti interni della congregazione. Torniamo a Marta, fuoriuscita dai testimoni, e alla figlia di cinque anni. Di ritorno dalle vacanze, Marta si rende conto che la figlia comincia ad avere atteggiamenti violenti, «in un modo in cui prima non lo era mai stata». E i dubbi diventano certezze quando, una notte, «mia figlia mi chiede di dormire assieme perché così, quella notte, nessuno l’avrebbe toccata». Marta, allora, comincia a chiedere conto alla figlia che, alla fine, confessa: il nonno paterno, tuttora testimone di Geova, aveva abusato di lei. Subito si reca allora dagli anziani. Ma la risposta è raggelante: «Mi dicono che probabilmente la storia era inventata dalla bambina, che non c’erano i due testimoni previsti dalla Bibbia per acclarare quelle accuse e che è normale che a quell’età la bambina potesse inventare racconti del genere. Ho risposto solo “non so che figli avete voi che raccontano queste cose a cinque anni” e sono andata via».

    Marta si ritrova da sola: nessuno le crede, nemmeno il marito, padre della bimba, anche lui (tuttora) testimone di Geova. Ma lei non si arrende e decide, nonostante tutto e nonostante al tempo ancora testimone, di denunciare l’accaduto alle autorità giudiziarie. «Le indagini – continua Marta – hanno accertato che la bambina è stata vittima di un abuso sessuale. Purtroppo però il nonno non ha pagato perché nella sentenza c’è scritto che non è stato possibile identificare l’autore dell’abuso. Certo, avrei potuto fare ricorso, ma purtroppo l’avvocato che avevo era testimone di Geova, poiché non ne conoscevo altri. Sarà un caso ma ha preferito non dirmi nulla sulla possibilità di presentare un ricorso ed io l’ho saputo solo quando i termini erano ormai già scaduti».

    Lei oggi è fuori, dopo essere stata, secondo quanto racconta a Linkiesta, pesantemente ostracizzata. Il suocero, invece, così come anche l’ex marito, continua ad essere un testimone, a partecipare alle congregazioni, insieme spesso ad una marea di bambini. «È assurdo – ci dice sconsolato l’anziano con cui abbiamo parlato e che ha deciso di raccontare la sua storia – Gli insegnamenti biblici dicono tutt’altro. Qui si commettono reati e io, in coscienza, mi sento colpevole quando sento storie del genere. Parliamo di creature innocenti e mettere tutto a tacere è un vero e proprio orrore». Orrore. Appunto.

  • Orge e pedofilia: frate della parrocchia di San Domenico incastrato da finto camionista gay. La Procura apre un’inchiesta

    Orge e pedofilia: frate della parrocchia di San Domenico incastrato da finto camionista gay. La Procura apre un’inchiesta

    di Michele Schinella e Palmira Mancuso

    “Avevo trovato un padre che per prendersi la cocaina mi ha lasciato il figlioletto che accudivo. Alla fine è rientrato: non aveva soldi per prendersi la cocaina, ha voluto 100 euro e io sono andato a darglieli mi ha risposto “Io non sono mica frocio se vuoi ti faccio leccare due minuti il mio figlioletto”. Infine era carino e l’ho fatto. Aveva cinque o sei anni. Ho fatto due foto anche come dire guarda fino a che punto arriva la gente per prendersi la droga”.

    Sul suo profilo facebook campeggiano decine di foto che lo ritraggono con papa Francesco. Ma il frate dell’ordine dei predicatori domenicani, Adriano Stambè, 42 anni, originario di Vibo Valentia, in forza da un anno alla parrocchia di San Domenico di Messina, ubicata nel popoloso quartiere di Giostra, aveva pure foto di tutt’altra natura.

    Più che mostrare “fino a che punto arriva la gente per prendersi la droga” mostrano, come gli dice chi lo ha smascherato fingendosi su internet camionista gay, che “non ha pietà e fa proprio schifo e ha bisogno di essere curato”.

    Le foto del bambino figlio del tossicodipendente, in realtà, sono tre: in una si vede il volto del bambino, in un’altra il culetto e in un’altra ancora il pisellino.

    Sono solo alcune delle foto compromettenti che il frate ha inviato nel corso di chat andate avanti anche su whatsapp per 20 giorni, tra il primo e il 19 aprile 2015, quando Stambè ha tirato fuori le foto del bambino, suscitando l’indignazione del suo interlocutore che lo ha duramente apostrofato.

    Le tre foto fanno parte di un dossier che il finto camionista gay, tre giorni  dopo, il 23 aprile 2015, ha allegato ad una querela depositata alla stazione dei carabinieri di Rovigo. I militari hanno ipotizzato il reato di Atti sessuali con minorenni, trasmettendo le carte alla Procura.

    Il frate ha chattato con il finto camionista gay raccontandosi e raccontando di se, dei suoi rapporti con i ragazzini e di orge cui – secondo il suo racconto – hanno partecipato altri frati e preti.  Nel dossier ci sono tutti gli sms che il finto camionista ha salvato e ha registrato su un cd, comprese le foto del frate nudo.

    Qualche giorno prima il dossier era stato inviato al vescovo di Messina, Calogero La Piana.

    Tra le foto inviate, compendiate nel dossier, quelle raccapriccianti di un rapporto di fisting  con un “ragazzo da favola che però ha 17 anni e mezzo”.

    ORGE CON PRETI E FRATI

    “Una volta due al mese ci si mette d’accordo di trovarci e si affitta una casa con la scusa di un incontro spirituale, invece si fa sesso: Roma, Torino, Genova, Bari, Taranto, Bergamo, Milano, Brescia. Un sacerdote ha il compito di portarsi dietro uno per fare squadra di puro e sano divertimento, se ci stanchiamo paghiamo qualche escort ragazzo, andiamo sul sito che si chiama pianetaescort.com chiediamo e ne paghiamo uno o due e ci facciamo le cavalcate pazzesche”, ha raccontato fra Adriano.

    I partecipanti? “Sempre su 10 circa. A volte usiamo anche delle cose che ti fa sbottare la testa … vai su di giri e godi come una sirena in mare aperto”.

    Fra Adriano ha confidato pure di rapporti con sacerdoti, alcuni già beccati: “A dire il vero uno che è già stato beccato… povero scemo. Poi ci sono altri tre preti a Bari e due di Taranto, ma adesso hanno paura, dopo lo scandalo successo sui giornali.”

    Come e quanto si pagava? Anche in questo caso fra Adriano non ha peli sulla lingua: “Con le offerte che ci da la gente poi paghiamo, dipende se va ad ora o a notte, ma in media tremila euro”.

    LA CHIESA SOTTO SCACCO

    Ma è questo che vuole la Chiesa?, gli ha domandato il finto camionista. “Caro mio, anche noi siamo umani, sai. Ma io giuro, esce qualcosa su altro prete su giornali o simili, prendo mi metto in mezzo ad una strada e inizio a dire a voce alta i nomi di preti diocesani e religiosi o frati, perché nelle orge organizzate ci sono preti diocesani che si vestono da donne”.

    Queste del frate calabrese potrebbero essere anche millanterie. Agli inquirenti il compito ora di accertarlo.

    IL FRATE SCOMPARSO

    “Ci dobbiamo sposare, c’è Frate Adriano? ”. E’ la sera del 23 aprile 2015. Nella parrocchia di San Domenico c’è ancora attività. Ma del frate domenicano non c’è traccia. E quando si chiede di lui la risposta di tutti è secca e imbarazzata: “Non c’è, non sappiamo dove si trova”. A nulla vale cercare di parlare, il giorno dopo, con il parroco Francesco D’Agostino per sapere se il frate è già stato allontanato e quali provvedimenti siano stati presi. “E’ tutto il giorno impegnato in riunioni. Non è assolutamente possibile parlarci”, risponde seccamente una voce femminile al telefono della parrocchia.

    “Il clima è surreale. Non c’è nessuno. E’ stato dato l’ordine di chiudere tutte le porte e di non far entrare nessuno”, racconta un parrocchiano.

    LA POSIZIONE DELLA CHIESA

    “Il frate è stato allontanato nella giornata di ieri. Non è più a Messina”, spiega padre Tanino Tripodo, vicario del Vescovo La Piana, nella tarda serata di venerdì 24. “Il fatto che sia stato denunciato non significa che è colpevole. Una cosa è se navigava su siti porno, altra cosa se ha avuto rapporti sessuali: entrambi sono gravi ma non sono la stessa cosa”, afferma Tripodo. Ma le foto sono eloquenti? “Il dossier è sul mio tavolo da questa mattina ma non l’ho ancora visto. Sono fuori sede”, dice Tripodo.

    IDENTIKIT DI UN FINTO CAMIONISTA

    “Non sono né un camionista, né un gay. Sono solo un cattolico credente che vuole smascherare coloro che tradiscono la legge di Dio e attentano ai bambini”. Raggiunto al telefono, il finto camionista che ha smascherato frate Adriano spiega le ragioni del suo agire. Si chiama Andrea Baldon e non è nuovo a denunce di pedofilia nei confronti dei preti. Qualche mese fa aveva smascherato un sacerdote carmelitano di Taranto, finito sotto inchiesta. Ironia della sorte, il carmelitano altri non è se non il “povero scemo beccato a Taranto”, di cui si faceva beffa fra Adriano.

    (www.micheleschinella)

    Orge e pedofilia: frate della parrocchia di San Domenico incastrato da finto camionista gay. La Procura apre un’inchiesta

  • Foggia, ex prete violenta bimbo di 11 anni e pubblica foto sul web. Arrestato

    Foggia, ex prete violenta bimbo di 11 anni e pubblica foto sul web. Arrestato

    Giovanni Trotta, 55 anni, era stato ridotto allo stato laicale e gli era stato vietato dalla Chiesa di avvicinarsi ai bambini che frequentavano la parrocchia di un paesino del foggiano. Ma l’uomo è riuscito a diventare socio di una scuola calcio e ha attirato il piccolo con il pretesto che gli avrebbe fatto doposcuola. Comprando poi il suo silenzio con la promessa che lo avrebbe aiutato a diventare un bravo calciatore o un modello.

    Era stato ridotto allo stato laicale “con provvedimento adottato dal Consiglio Generale della Congregazione nella seduta del 21 e 23 febbraio 2012, con il quale era stato dispensato dallo stato del sacro celibato e dagli oneri sacerdotali”. Gli era stato vietato dalla Chiesa di avvicinarsi ai bambini che frequentavano la parrocchia di un paesino del foggiano e di prestare servizio nella catechesi. Ma al 55enne Giovanni Trotta, già indagato da diverse procure per diffusione di materiale pedopornografico, il riserbo imposto sulla triste fine della sua carriera sacerdotale non aveva impedito di diventare socio di una squadra di calcio poco distante dalla sua ex parrocchia e di avvicinare i bambini. Così, un anno dopo l’espulsione dalla Chiesa, l’uomo avrebbe adescato un bambino di11 anni e lo avrebbe violentato, pubblicando in rete scatti pornografici.

    Da oggi l’ex sacerdote è in carcere con le accuse di violenza sessuale commessa per induzione (e con l’aggravante di aver abusato delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della vittima), e per produzione, distribuzione, divulgazione, condivisione e pubblicizzazione di materiale pedopornografico ai danni del bambino. I fatti risalgono al 2013-2014.

    L’indagine della procura di Bari è stata avviata dopo la denuncia dei genitori della piccola vittima. Dal racconto del bimbo è subito emerso uno scenario inquietante, ma la svolta è arrivata il21 novembre 2014quando la polizia postale ha perquisito l’abitazione di Trotta. Il controllo – secondo i magistrati – ha consentito “di fare luce su uno scenario assolutamente raccapricciante e di accertare la commissione di gravi crimini contro l’infanzia”, in particolare ai danni del piccolo calciatore. Le indagini successive hanno consentito di accertare che la Chiesa aveva vietato a Trotta di “avvicinarsi ai bambini frequentanti la parrocchia” del foggiano e di “prestare, a qualunque titolo, servizio nella catechesi per bambini in fase prepuberale”.

    L’ex sacerdote – secondo la procura – ha però potuto avvicinare la vittima attraverso la scuola calcio della cittadina foggiana in cui operava, scuola della quale risulta essere stato socio fino al novembre 2014, quando è stato allontanato. Il bambino è stato adescato e portato da Trotta nella sua abitazione con il pretesto che gli avrebbe fatto doposcuola. Dalle indagini della Polizia postale – sostiene la procura – è stata acquisita “la prova della esistenza di realizzazioni pedopornografiche, prodotte all’interno dell’ abitazione” dell’ex sacerdote ai danni del minorenne. Il silenzio di quest’ultimo sarebbe stato comprato da Trotta con la promessache lo avrebbe aiutato a diventare un bravo calciatore oppure un modello. E neppure la perquisizione domiciliare ha fatto desistere l’uomo dal contattare il ragazzino. I contatti sono continuati fino al gennaio scorso. Ora le indagini continuano per accertare se l’ex prete abbia molestato altri bambini.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/23/foggia-ex-prete-violenta-bimbo-11-anni-pubblica-foto-web-arrestato/1618084/

  • Sesso con minori tra Bari e Potenza Arrestati sacerdote e cameraman

    Sesso con minori tra Bari e Potenza Arrestati sacerdote e cameraman

    Si incontravano nei presi dei lidi di Rotondella e Nova Siri (Matera), sulla costa ionica lucana. Qui si consumavano i rapporti sessuali tra un minorenne e alcuni degli indagati nell’ambito dell’inchiesta dei Carabinieri della Compagnia di Policoro (Matera). Il ragazzo all’epoca dei fatti, ovvero tra il 2012 e il 2013, aveva meno di 14 anni . Tre le persone poste agli arresti domiciliari: tra queste vi è anche Don Antonio Calderaro, 48 anni, parroco della chiesa di San Giuseppe nella frazione di San Costantino di Rivello (Potenza), sospeso ieri dal vescovo della Diocesi di Lagonegro-Tursi.

    Gli indagati

    Secondo quanto si è appreso, le altre due persone poste agli arresti domiciliari sono due uomini della provincia di Matera, di cui uno esercita la professione di cameraman. Delle altre cinque persone indagate – nei cui confronti è stata emessa la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria – due risiedono in Basilicata, una in provincia di Bari, la quarta nel Torinese, mentre la quinta è ancora ricercata. Per tutti gli indagati le accuse sono di adescamento e corruzione di minorenni mentre, per uno solo – gli investigatori non hanno voluto rendere noti ulteriori dettagli – è contestato anche il reato di sfruttamento della prostituzione minorile.

    Le indagini

    Le indagini sono cominciate nel 2013 a Nova Siri (Matera) dopo la denuncia fatta dalla sorella di un ragazzino, preoccupata da alcuni appuntamenti presi dal fratello su internet. Ascoltato dagli investigatori con l’ausilio di una psicologa infantile, il ragazzino ha raccontato di aver preso appuntamento con diverse persone adulte e di aver consumato con loro rapporti sessuali.

    Il comunicato del vescovo

    «Profondamente sorpreso e addolorato – scrive in un comunicato monsignor Nolè – dalla notizia del fermo giudiziario di don Antonio Calderaro, accusato dall’ignobile e umiliante reato di abuso su minore, il primo pensiero di richiesta di perdono e di sostegno morale e spirituale va alla vittima e alla sua famiglia, riservandomi di incontrarla al più presto per una vicinanza più concreta e solidale». Monsignor Nolè ha «invitato i Cristiani della Diocesi a pregare per la sua vittima e per la sua famiglia, per don Antonio Calderaro e per tutti noi sacerdoti, perché il Signore ci mantenga fedeli alla nostra vocazione di servire lui e i fratelli in comunione tra di noi e con una vita coerente al Vangelo».

  • Cacciato dalla Chiesa nel silenzio, ex prete pedofilo arrestato per violenza su un ragazzino della scuola calcio

    Cacciato dalla Chiesa nel silenzio, ex prete pedofilo arrestato per violenza su un ragazzino della scuola calcio

    di MARA CHIARELLI – Cacciato dal Consiglio generale della Congregazione nel febbraio 2012, nonostante il divieto della Chiesa allora impostogli di “avvicinarsi ai bambini frequentanti la parrocchia e di prestare, a qualunque titolo, servizio nella catechesi per bambini in fase prepuberale”, nel 2013 avrebbe violentato un bambino di 11 anni, facendosi masturbare e, successivamente, convincendolo a mandargli con whatsapp fotografie che ritraevano il minorenne nudo, dietro la falsa promessa di farlo diventare modello o di farlo giocare in una importante squadra di calcio.

    Un ex sacerdote, che prestava la sua opera sacerdotale in un comune del foggiano, è stato arrestato dagli agenti della polizia postale di Bari, in esecuzione di un ordine di custodia cautelare emesso dal gip di Bari, con le accuse di violenza sessuale aggravata e continuata commessa per induzione, abusando delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della vittima, nonché di produzione di materiale pornografico minorile, distribuzione, divulgazione, condivisione e pubblicizzazione di materiale pedopornografico.

    Le indagini, cominciate nel 2014 con una denuncia presentata dai genitori della piccola vittima in una stazione dei carabinieri, hanno accertato che l’uomo, diventato socio della locale scuola calcio (poi allontanato anche da lì), avrebbe avvicinato il bambino e lo avrebbe portato a casa sua, con la scusa di dargli lezioni di doposcuola. E proprio nella sua abitazione, condotta il 21 novembre 2014, i poliziotti hanno trovato voluminoso materiale pedopornografico, facendo luce su uno “scenario agghiacciante”. Con le tecniche della polizia postale e successivi riscontri, si è poi accertata l’intera dinamica delle molestie, alle quali l’uomo ha continuato a sottoporre il bambino anche dopo la perquisizione, e fino a gennaio scorso. Le indagini hanno accertato, oltre al provvedimento della Chiesa del 2012, anche il fatto che l’ex sacerdote era già stato indagato da altre Procure della repubblica per diffusione di materiale pedopornografico. Non si esclude, al momento, che esistano anche altre vittime dell’uomo, sulle quali sono ancora al lavoro gli agenti della polizia postale di Bari, coordinati dal pm Simona Filoni.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2015/04/23/news/prete-112628892/

  • Orrore a Pietramontecorvino: abusi sessuali su minore, arrestato ex sacerdote

    Orrore a Pietramontecorvino: abusi sessuali su minore, arrestato ex sacerdote

    La vittima è un minore di 14 anni. L’uomo, arrestato dalla Polizia Postale e dai Carabinieri del posto, era stato ridotto allo stato laicale con divieto dalla Chiesa di avvicinare bambini in fase prepuberale.

    Le accuse sono tutte gravissime: dalla violenza sessuale aggravata e continuata alla produzione di materiale pornografico. Tutti reati commessi a Pietramontecorvino, dal 2013 e fino al novembre 2014, da un ex-sacerdote, poi ridotto allo stato laicale, con divieto assoluto da parte della Chiesa di avvicinarsi ai bambini frequentanti la parrocchia del paese.

    E’ quanto scoperto dal Compartimento della Polizia Postale di Bari che, insieme ai carabinieri della stazione di Casalnuovo Monterotaro e di Pietramontecorvino, hanno eseguito una ordinanza di applicazione della misura cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bari, nei confronti di T.G., ex sacerdote, indagato, appunto, per i reati di violenza sessuale aggravata e continuata commessa per induzione, abusando delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della vittima, nonché produzione di materiale pornografico attraverso rappresentazioni di pornografia minorile e condivisione di materiale pedopornografico in danno di un minore di quattordici anni.

    I fatti abbracciano un periodo compreso tra l’anno 2013 ed il novembre 2014. L’indagine è partita da una denuncia per adescamento di minore, all’esito della quale la Procura della Repubblica di Bari ha disposto una perquisizione domiciliare presso la abitazione dell’uomo, effettuata il 21 novembre 2014. La perquisizione ha permesso di fare luce su uno scenario assolutamente raccapricciante e di accertare la commissione di gravi crimini contro l’infanzia da parte dell’indagato, già “sacerdote”, ridotto allo stato laicale con provvedimento adottato dal Consiglio Generale della Congregazione nella seduta del 21 e 23 febbraio 2012, con il quale era stato dispensato dallo stato del sacro celibato e dagli oneri sacerdotali.

    Grazie alle tecniche di indagine sviluppate dalla Polizia Postale e ad ulteriori riscontri, è stato possibile acquisire la prova della esistenza di realizzazioni pedopornografiche, prodotte all’interno dell’abitazione dell’indagato, aventi come oggetto proprio il minore, persona offesa del procedimento. Le indagini hanno consentito di appurare che all’uomo era stato fatto divieto dalla Chiesa di avvicinarsi ai bambini frequentanti la parrocchia di Pietramontecorvino e di prestare, a qualunque titolo, servizio nella catechesi per bambini in fase prepuberale.

    Ciononostante, l’indagato ha potuto avvicinare la vittima attraverso la Scuola Calcio di Pietramontecorvino, della quale risulta essere stato socio fino al mese di novembre 2014 (epoca in cui è stato allontanato); in quest’ambito, lo stesso ha conosciuto ed avvicinato il bambino, che ha poi condotto presso la propria abitazione, con la “scusa ufficiale” di impartirgli lezioni di doposcuola. Le indagini hanno consentito di accertare che l’uomo era già stato indagato in passato da altre Procure della Repubblica per diffusione di materiale pedopornografico, e che lo stesso ha continuato a contattare la vittima anche dopo la perquisizione del 21 novembre 2014 e fino al mese di gennaio di quest’anno.

    http://www.foggiatoday.it/cronaca/arresto-violenza-sessuale-sacerdote-pietramontecorvino.html

  • «Mi chiedeva anche diciassettenni» L’orgia tra preti finisce in procura

    «Mi chiedeva anche diciassettenni» L’orgia tra preti finisce in procura

    di Nazareno Dinoi – Dopo il Tribunale ecclesiastico della Puglia, il caso del sacerdote dell’ordine dei carmelitani di Taranto, don Antonio Calvieri, rimosso dalla curia jonica per «condotta moralmente riprovevole», è ora di competenza della Procura della Repubblica di Rovigo dove ieri il trentaduenne rovighese, Andrea Baldon, ha depositato una denuncia querela nei confronti del parroco destituito ritenuto presunto autore di vessazioni e abusi sessuali virtuali.

    Non soddisfatto dell’allontanamento di padre Calvieri, parroco della chiesa del Santissimo Crocefisso di Taranto e priore provinciale dei carmelitani, l’ex aiuto cuoco chiede un giudizio penale per il suo presunto aguzzino e un risarcimento in denaro che devolverà alla Caritas diocesana di Taranto. «Mi ha fatto cambiare stile di vita, mi ha stravolto, ho perso tutte le abitudini che avevo e ogni volta che vedo un prete ho paura», scrive Baldon nella denuncia riservandosi di presentare «elementi di prova video e fotografiche».

    Nella denuncia in cui si fa cenno a rapporti con minori («mi chiedeva se conosco ragazzi giovani anche diciassettenni magri ben dotati»), sono descritti tre mesi di rapporti via web con particolari imbarazzanti che descrivono veri e propri rapporti sessuali a distanza. «Don Antonio era sempre collegato 24 ore su 24 – si legge nell’esposto – e mi prometteva un lavoro a Taranto».

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/cronaca/15_aprile_07/mi-chiedeva-anche-diciassettenni-l-orgia-preti-finisce-procura-d8aa119e-dd3b-11e4-beae-623f4d0cd4e0.shtml

  • Vittima di un prete pedofilo s’incatena a oltranza davanti al seminario per essere ricevuto

    Vittima di un prete pedofilo s’incatena a oltranza davanti al seminario per essere ricevuto

    BERGAMO – Alessandro Vavassori, 42 anni, non vuole fermarsi: “Andrò avanti a oltranza, devono ricevermi e trattare”, ha dichiarato raggiunto telefonicamente. Si è incatenato davanti al seminario vescovile di Bergamo per protestare, perché vuole discutere il suo caso – è stato vittima di pedofilia – con la Chiesa. “Da anni chiedo appuntamenti – continua – Sabato il rettore monsignor Pezzoli non mi ha ricevuto perché, come mi ha detto l’uscere, era impegnato in ‘incontri con sacerdoti’”. Incatenato per diverse ore al giorno, ignorato dal seminario. Telefonando al seminario vescovile Giovanni XXIII, in via Arena 11, città alta, si sente rispondere che l’incatenato non si vede. Invece c’è. Si è fatto anche fotografare. Ha sporto denuncia e attende giustizia. Aveva chiesto la scomunica del sacerdote che ha abusato di lui. La Chiesa ha detto di no. E’ un braccio di ferro. Il giovane, ormai non più seminarista, ma imprenditore, lotta da anni. E sa di doversi trovare di fronte una delle diocesi più potenti e più ricche, che si permette l’avvocato che fu di Gianpiero Fiorani.

    “Il vescovo precedente mi ha ricevuto quattro o cinque volte – spiega Vavassori – la scomunica non è stata concessa, chiedo il risarcimento danni. Mi sono stati dati 20mila euro alla presenza di don Alessandro Locatelli per il danno morale e biologico”.

    Chi ha avuto la possibilità di conosce vittime di pedofilia sa che i danni si protraggono negli anni. I ragazzi, o le ragazze, che hanno subito violenza per anni non riescono a fidarsi degli adulti, si chiudono in se stessi, vivono una vita stravolta, subiscono crisi interiori molto dolorose. La stima di sé va in pezzi. Riuscire a riprendersi e iniziare una vita sentimentale più o meno normale è un problema immenso. Anche soltanto il riuscire a protestare, a incatenarsi davanti al seminario, a rendere pubblico il proprio disagio, è stato di sollievo ad Alessandro Vavassori, che ha ben compreso che non può aver vergogna per quel che altri hanno fatto e che lui ha soltanto subito senza colpa. La richiesta del risarcimento danni è ben più elevata. E’ una vita intera che viene rovinata e inquinata da memorie orribili.

    “Finché non mi ricevono, non chiedono scusa e non trattano il risarcimento andrò avanti, a oltranza”.

    Segue un estratto del testo della denuncia presentata da Alessandro Vavassori presso la Procura di Bergamo.

    Purtroppo però la mia vita è stata precocemente sconvolta dalle violenze sessuali subite nei primi due anni di seminario, a opera dell’allora mio padre spirituale Don A. B., poi deceduto nel luglio 2007 .

    Ebbi a subire, fin dal mio ingresso in seminario e con una frequenza pressoché quotidiana, pesanti molestie da parte del richiamato sacerdote il quale le poneva in essere quasi tutte le notti entrando nella camerata che condividevo con altri ragazzi e almeno una volta la settimana nello studio dello stesso sacerdote ove venivano tenuti i colloqui personali con il padre spirituale.

    Gli atti cui ci si riferisce sono chiaramente descritti (e qui si richiamano integralmente) nella relazione della D.ssa Alessandra Bramante, Psicologa e Criminologa clinica che da tempo mi ha preso in terapia e che ne ha valutato l’attendibilità delle sue affermazioni e la gravità della patologia che me ne è residuata e alla successiva relazione di consulenza specialistica psichiatrico-forense redatta, dopo visita peritale, dal Dr. Marco Garbarini, specialista Psichiatra Perfezionato in Psicopatologia e Psicologia Forense.
    Il mettere in atto molestie da parte del prete in questione verso bambini del seminario messi nelle sue mani da parte di famiglie ignare di tutto ciò , viene confermato dal manoscritto dell’ex vescovo di Bergamo Mons. R., che all’epoca della mia prima lettera raccomandata denunziante i fatti subiti, confermava anche che da parecchi anni si era venuto a sapere di quanto questo prete faceva nella sua vita, ma comunque proseguiva indisturbato e non punito nella sua attività pastorale.
    Viene menzionata nella relazione psicologica una tale gravissima turbativa che mi ha lasciato un trauma pesantissimo che non mi ha portato a termine gli studi seminaristici abbandonando il seminario nel 1986, a 16 anni.
    Viene inoltre descritta Anche la mia successiva vita “laica” che è stata pesantemente turbata dai patiti anni di reiterate violenze subite con un continuo malessere malamente dissimulato ma sempre presente in ogni mia iniziativa prima di studio e poi lavorativa, ma ancor più nei miei rapporti sentimentali
    Il malessere si è però pesantemente aggravato qualche tempo dopo attorno agli anni 2003-2004, quando, nel corso di un colloquio con mia madre che improvvisamente ed inaspettatamente mi chiese cosa mi fosse successo in Seminario, il ricordo di quanto subito si è violentemente quanto impietosamente riaffacciato alla mia coscienza e la stessa mia madre, mi disse che il motivo del mio abbandono del seminario, lei lo aveva intuito e per tutti quegli anni lo aveva tenuto sofferente dentro di sé.
    Le violenze poste in essere all’interno del seminario, per la loro gravità, a parer degli specialisti che hanno seguito il mio caso, di cui intendo espormi di persona senza assistenza legale hanno sostanzialmente condizionato sin dall’inizio, ovvero a far tempo dal 1981, la mia vita affettiva e il mio equilibrio psicofisico i cui risvolti veramente devastanti sono chiaramente evidenziati sia nella relazione della D.ssaBramante stessa che in quella del Dr. Garbarini e che qui vengono allegate, sia per evidenziare la descrizione degli spregevoli atti di violenza messi in atto sulla mia persona (all’epoca avevo undici anni) portati avanti per circa un biennio che per certificare la loro veridicità testata con professionalità dai qualificatissimi consulenti.

    Dalla relazione del Dr. Garbarini, lo stesso ha infine quantificato la residualità del danno biologico riscontrata con valutazione medico/legale in ragione di un individuato disturbo post-traumatico da Stress Cronico Moderato, complicato da una patologica strutturazione della personalità valutabile in un valore che può arrivare fino al 25% (venticinque per cento).

    http://it.paperblog.com/vittima-di-un-prete-pedofilo-s-incatena-a-oltranza-davanti-al-seminario-per-essere-ricevuto-e-trattare-il-risarcimento-danni-1228197/

  • Minacce di morte al prete accusato di pedofilia, presentata una denuncia in procura

    Minacce di morte al prete accusato di pedofilia, presentata una denuncia in procura

    Il sacerdote di Brindisi cita due testimoni che sarebbero stati avvicinati da due persone che cercavano notizie sul suo conto.

      di SONIA GIOIA

    Minacce di morte contro il prete accusato di pedofilia. Don Giampiero Peschiulli ha presentato nelle scorse ore una denuncia in Procura cui parla di due persone che si sarebbero avvicinate ad alcuni parrocchiani dicendo loro che stavano cercando il sacerdote per ucciderlo. I due uomini avrebbero agito in pieno giorno e a volto scoperto, ma nè il destinatario delle presunte minacce nè i parrocchiani saprebbero dire di chi si tratti. Gli unici nomi contenuti nella denuncia consegnata alla magistratura sono quelli dei testimoni, oltre a quello del denunciante che per sottrarsi ai presunti tentativi di aggressione oltre che alla pioggia di ingiurie a cui continua ad essere  sottoposto anche per strada, ha deciso di lasciare la città rifugiandosi da alcuni parenti.

    L’episodio si sarebbe verificato a 48 ore di distanza circa dalla messa in onda del servizio de Le Iene, in cui il prete della diocesi brindisina è stato filmato da una telecamera nascosta con una serie di giovanissimi complici del programma, al quale il sacerdote ha riservato attenzioni particolari. Prima che il servizio andasse in onda il sacerdote è stato raggiunto da un avviso di garanzia a firma del pm Giuseppe De Nozza con l’accusa di violenza sessuale su minori, contestualmente ad un mandato di perquisizione eseguito dai carabinieri al comando del colonnello Alessandro Colella, che hanno trovato e sequestrato in casa del prete materiale pornografico.  Il giorno immediatamente successivo alla trasmissione, il prete si è dimesso dagli uffici sacerdotali nella parrocchia, qualche ora dopo hanno fatto la prima comparsa sui muri delle abitazioni adiacenti scritte del tipo: “Curia infame” e “don Giampiero infame e pedofilo giù le mani dai bimbi”.

    Ultimo atto della vicenda la denuncia del prete sulle misteriose minacce. I due presunti aggressori sarebbero arrivati nei pressi della chiesa di Santa Lucia con un’auto di grossa cilindrata, ma quando hanno cercato di varcare l’uscio lo hanno trovato chiuso. Hanno quindi intercettato alcuni parrocchiani dicendo loro che stavano cercando il prete con l’intenzione di picchiarlo e ucciderlo.  La querela contro ignoti è stata formulata dall’avvocato Roberto Cavalera in nome e per conto del prelato, la magistratura ha avviato gli accertamenti del caso, mentre proseguono le indagini volte ad accertare se sia vero oppure no che il prete abbia abusato in passato di un ragazzino fra i 13 e i 14 anni e se vi siano eventuali altre vittime delle stesse attenzioni morbose.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2014/11/03/news/prete-99659337/