Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Albenga, l’ultima crociata: il vescovo Oliveri manda un prete pedofilo a dire messa

    Albenga, l’ultima crociata: il vescovo Oliveri manda un prete pedofilo a dire messa

     Albenga – D’accordo, scisma è troppo. Però le foto delvescovo Mario Oliveri assiso in trono, oppure mentre celebra la messa circondato da tricorni, paramenti sfolgoranti d’oro e scarpe con la fibbia d’argento – che costano un patrimonio e vengono ordinate a un noto calzolaio romano – hanno fatto andare su tutte le furie il Papa.

    E la pantofola rossa sul profilo Facebook di don Simone Ghersi, ex cappellano di bordo della Costa Crociere sbarcato per comportamento troppo esuberante, al pari del prete ex modello di Prada Julio Abalsamo? Un atto di devozione nei confronti del Papa emerito, non richiesto e anzi molto ambiguo.

    Del resto don Simone continua a pregare per «il nostro papa Benedetto», durante le messe che celebra nella chiesetta delle Cappe Bianche di Loano, don Julio è sempre in prima fila nelle semicarbonare messe tridentine… Soprattutto hanno irritato il Santo padre ipizzi preziosissimi dei seminaristi, stretti al loro vescovo nella tradizionale foto d’inizio anno scolastico.

    Sarebbe questa la chiesa povera, si sarebbe inalberato Francesco con i collaboratori più intimi? Se è così lo facciamo chiudere, quel seminario! I quattordici seminaristi di Albenga, altro particolare non gradito al pontefice, risultano tutti studenti fuori sede. L’ennesima conferma della politica pastorale di Oliveri, bussate e vi sarà aperto, che nel corso dei ventiquattro anni di episcopato ha visto affollare le parrocchie ponentine di sacerdoti espulsi dalle altre diocesi: gay dichiarati, molestatori di uomini e donne, esibizionisti, preti a gettone (ce n’è uno che fa il barista durante la settimana e celebra la messa nel week-end), truffatori… Peccatori conclamati, per di più irriconoscenti.

    Il primo a scaricare Oliveri, dopo le anticipazioni del Secolo XIX sull’imminentecommissariamento della diocesi, è stato il direttore della Caritas don Filippo Bardini,ordinato prete dal medesimo vescovo, quattro anni fa, malgrado fosse stato allontanato senza troppi riguardi dal seminario di Savona. Una vicenda emblematica. Nella relazione firmata nel 2005 dal rettore don Claudio Doglio, corroborata da un’analoga analisi dell’abate di Finalpia don Romano Cecolin, si tratteggia una figura di sacerdote estremamente inquietante: il curriculum scolastico di don Bardini «è gravemente lacunoso, assolutamente fuori dalle norme richieste dall’autorità ecclesiastica per ricevere gli ordini sacri», e uno.

    «La sua preparazione teologica in genere è ridotta al minimo dei luoghi comuni devozionali, con tendenze fondamentaliste», e due. «La dottoressa… mi ha detto fra l’altro che il suo quoziente di intelligenza è molto basso: unito all’ignoranza e al fanatismo può produrre una miscela esplosiva», e tre. Oliveri si è sempre identificato con il buon pastore, la sua umanità è riconosciuta da tutti, ma era il caso di ordinare sacerdote un uomo «fissato su alcune questioni come l’omosessualità e il demoniaco»?

    E lasciare che diventasse direttore della Caritas un soggetto che ha manifestato «seri problemi nel campo dell’aggressività e della sessualità, con diversi casi concreti che hanno lasciato intuire un lato oscuro potenzialmente rischioso»? Oggi Bardini nega tutto, «sono calunnie di una persona che ho danneggiato». Però nega anche don Renato Giaccardi, che ha patteggiato quattro mesi per induzione e sfruttamento della prostituzione minorile: irretiva adolescenti e li compensava con dieci euro in più se fornivano il telefono di un coetaneo. «Erano loro a cercare me!», si è sempre difeso lui. Oliveri lo ha mandato a Loano, a celebrare messa nell’istituto delle suore della Visitazione.

    Bardini: «In mezzo alle bambine, capite? Io l’ho detto al vescovo, è una follia. Per questo lo contesto, non è scarsa riconoscenza»! Va da sé che la miscela di accuse, rancori e denunce reciproche rischia di provocare un incendio pericolosissimo. Oliveri e il suo vicario, Giorgio Brancaleoni, per ora hanno deciso di allontanare dal seminario Marco Lunardi, uno dei tradizionalisti più esuberanti.

    Ma dallo stesso istituto filtrano voci di liti furenti fra il vicario, che è anche il rettore, e un ex fiorista che ha di recente scoperto la propria vocazione. Nervosismo. Eccessi. La curiosa composizione del clero e l’attaccamento eccessivo alla liturgia tradizionale – quasi tutti gli altari della diocesi sono stati girati, in omaggio al motu proprio concesso da Ratzinger – sono in queste ore all’attenzione di Francesco.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2014/10/31/ARyvSjQC-pedofilo_vescovo_crociata.shtml

  • “Abusi sessuali su minori”, indagato parroco del Brindisino. In serata celebra messa

    “Abusi sessuali su minori”, indagato parroco del Brindisino. In serata celebra messa

    I carabinieri a casa del prete 72enne e negli uffici della Curia. Trovato materiale pornografico. Una delle vittime ha poco più di 13 anni.

     Indagato per abusi sessuali su minorenni. I carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Brindisi hanno proceduto a effettuare una perquisizione domiciliare presso l’abitazione di un parroco di una chiesa della diocesi. In casa dell’uomo, 72 anni, è stato trovato materiale pornografico, dvd che dovranno essere visionati nel dettaglio per accertare se si tratti anche di pedopornografia.

    Una delle vittime sarebbe un ragazzino tra i 13 e i 14 anni. La procura di Brindisi ha deciso di diramare la notizia affinché eventuali altri soggetti molestati possano farsi avanti e trovare il coraggio di denunciare. L’attività è coordinata e diretta dal sostituto procuratore della Repubblica Giuseppe De Nozza, Brindisi Report – cronaca e notizie da Brindisi
    „in sinergia con i carabinieri del Reparto operativo di Brindisi guidati dal colonnello Alessandro Colella.
    Mira ad accertare le responsabilità penali del sacerdote in ordine agli atti sessuali che avrebbe commesso su minorenni. Al prelato è stato notificato un avviso di garanzia e risulta attualmente iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di violenza sessuale su minori.

    L’indagine ha consentito di raccogliere ulteriori elementi investigativi. Contestualmente alle attività di perquisizione i militari hanno effettuato anche alcune acquisizioni documentali presso la locale sede arcivescovile.

    A insospettire gli inquirenti è stata la visita nelle scorse settimane dell’inviato della trasmissione Le iene, Giulio Golia, non nuovo a questo tipo di inchieste. L’inviato ha inutilmente cercato si parlare con il prete che si è però rifiutato di rilasciare alcuna dichiarazione. L’arrivo in città del giornalista però non è passato inosservato e le voci sono arrivate alle forze dell’ordine che non hanno esitato a interpellare la magistratura, a cui comunque non era arrivata alcuna denuncia in proposito. Il servizio andrà in onda questa sera nel corso della trasmissione.

    In serata, il parroco ha celebrato messa nella sua parrocchia nel centro di Brindisi. Si tratterebbe di una funzione in suffragio di alcuni defunti che era programmata alla quale ha partecipato una trentina di persone.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2014/10/29/news/abusi_sessuali_parroco-99262574/

  • La storia a due facce di don Turturro: “Prego dopo la condanna”

    La storia a due facce di don Turturro: “Prego dopo la condanna”

    Abusi su minori: sentenza della Cassazione per l’ex sacerdote antimafia. Dovrà scontare tre anni. Gli avvocati: “Speriamo lo affidino ai servizi sociali”
    di Salvo Palazzolo – 8 giugno 2014

    Il telefonino di don Paolo Turturro non smette di squillare. I siti internet hanno diffuso da qualche ora la notizia della sua condanna definitiva per pedofilia, a tre anni, ma lui continua a ricevere attestati di solidarietà. Sacerdoti, volontari, professionisti più o meno noti della città bene. Il caso dell’ex parroco antimafia del Borgo Vecchio continua a dividere, anche ufficialmente: undici anni dopo la prima accusa della procura e le sentenze di condanna la Chiesa non l’ha neanche sospeso, ma solo allontanato.
    Adesso, lui vive al Borgo della pace di Baucina, che un tempo era il cuore delle attività con i bambini a rischio. E ci resterà fino a quando i giudici non decideranno la sua sorte: «Crediamo che ci siano tutti i presupposti per l’affidamento ai servizi sociali», dicono Vincenzo Gervasi e Ninni Reina, i legali del sacerdote originario di Bari che oggi ha 68 anni. Se non dovesse andare così, Turturro rischia il carcere o i domiciliari. Lui dice, sottovoce: «Continuerò comunque il mio impegno nel sociale, nella semplicità, nel silenzio e nella preghiera». Fa una pausa e riprende: «Il mio atteggiamento è stato sempre limpido». È la frase ribadita più volte in questi anni di udienze e processi, perché don Turturro si è sempre proclamato innocente e vittima di un complotto per il suo impegno nella chiesa di Santa Lucia.

    Ma tutti i giudici che si sono occupati di lui non hanno avuto dubbi, e hanno ritenuto «genuine e attendibili» le accuse dei due ragazzini del Borgo, oggi diventati giovani uomini. Il primo faceva il chierichetto, ha parlato di baci pesanti e insistenti del parroco, nella sacrestia e anche a Baucina: per questa accusa, Turturro ha avuto tre anni. Gli altre tre anni e sei mesi inflitti nel primo processo d’appello, per una violenza ancora più pesante, sono invece caduti per la prescrizione. Ma resta il racconto dell’altra vittima, che riporta alla fine degli anni Novanta, quando il sacerdote del Borgo Vecchio era il simbolo della Palermo che non si rassegnava alla violenza mafiosa.

    In quegli anni, don Turturro era già all’apice della notorietà. Innanzitutto per le sue denunce: la notte di Natale del 1993, aveva rivelato addirittura che uno degli assassini di Capaci gli aveva chiesto perdono, confessandosi. I magistrati lo interrogarono e lui si appellò al segreto.
    E i giornalisti di tutto il mondo cominciarono ad arrivare al Borgo per intervistarlo e per riprendere le sue manifestazioni. La più famosa era il giorno della celebrazione dei defunti: Turturro accendeva un grande falò davanti al carcere dell’Ucciardone e bruciava fucili e pistole giocattolo portati dai bambini del quartiere.
    Così, fra catene umane, fiaccolate e progetti di recupero per i minori lodati persino dall’allora presidente della Repubblica Cossiga, Turturro era finito al centro di tante minacce, gli fecero trovare persino due proiettili nel confessionale. E la prefettura gli assegnò subito una scorta. Due anni dopo, arrivarono i racconti dei bambini, che all’epoca avevano dieci anni, e partirono le indagini della sezione Minori della squadra mobile coordinate dal sostituto procuratore Alessia Sinatra.

    Così, la parabola di Paolo Turturro cominciò a scendere velocemente. Nonostante gli attestati di solidarietà e addirittura una fiaccolata al Borgo in sua difesa: quel giorno del settembre 2003, davanti alla chiesa di Santa Lucia, c’erano professionisti, politici ed esponenti della società civile per difendere il parroco antimafia. Erano gli stessi che fino a qualche anno prima affollavano la messa della domenica, alle 20: era diventata la messa antimafia di Palermo. Durante quella fiaccolata ripetevano: «Era un prete scomodo, hanno voluto fermarlo». Ma i processi che si sono susseguiti hanno spazzato via ogni ombra di tutti i possibili complotti. E sono rimasti i racconti dei due ragazzini di un tempo. Racconti amari di chi sperava di trovare in chiesa una via di riscatto e invece trovò l’inferno.

    http://www.antimafiaduemila.com/2014060849903/cronache-italia/la-storia-a-due-facce-di-don-turturro-prego-dopo-la-condanna.html

  • Il primo film sui preti pedofili girato a Savona e Verona sarà al Bari international film festival domenica 6 aprile.

    Il primo film sui preti pedofili girato a Savona e Verona sarà al Bari international film festival domenica 6 aprile.

    LA PREDA. SILENZIO IN NOME DI DIO in Documentari fuori concorso, ItaliaFilmFest

    I cunicoli bui di una fortezza. La Caduta dei Giganti. Luce sinistra a illuminare storie soffocate.

    La Preda rompe decenni di silenzi sulla colpa più grande della Chiesa Cattolica, aver taciuto o insabbiato gli episodi di pedofilia praticati da sacerdoti.

    Un pellegrinaggio intimo e scioccante che porta alla luce vicende occultate e testimonianze scioccanti, come quelle degli ospiti dell’Istituto Provolo di Verona.

    Centinaia di bambini sordi abusati sistematicamente da sacerdoti e laici nell’arco degli ultimi 50 anni. Una mattanza che oggi non ha ancora colpevoli.

    La Preda racconta del muro issato dalla Chiesa Cattolica, di documenti sconosciuti, di sacerdoti e Vescovi che scelgono di tacere, e di un luogo tenuto segreto, dove il Vaticano cura e protegge i suoi mostri.

    Nel Paese che è la casa del Cattolicesimo il silenzio è assordante.

    – di Luca Bellino, Silvia Luzi con Francesco Zanardi, Don Giovanni Lupino, Monsignor Domenico Sigalini, Robert Mickens. Iran-Italia 2013, 53’  v.o. sott. it.

    Produzione Press TV Documentaries
    Sceneggiatura Luca Bellino, Silvia Luzi
    Musiche Nicolò Mulas
    Montaggio Luca Bellino
    Fotografia Adriano Mestichella

    pressbook
    presskit

    In programmazione
    06/04 ore 22.30 Galleria 4

    http://www.bifest.it/film/la-preda-silenzio-in-nome-di-dio

  • “RAPPORTO SULLA PROTEZIONE DEI MINORI CONTRO GLI ECCESSI DELLE SETTE”

    “RAPPORTO SULLA PROTEZIONE DEI MINORI CONTRO GLI ECCESSI DELLE SETTE”

    Madame Anne Brasseur

    President of the Parliamentary Assembly

    of the Council of Europe

    Mr. Wojciech Sawicki

    Secretary General of PACE

    Members of PACE

    Palais de l’Europe

    67075       Strasbourg Cedex

    Report  Mr. Rudy SALLES “The protection of minors against excesses of sects”

    ITALY, the 2nd of April 2014

    Preg.mi Signori,

    in data 3 marzo 2014 è stato adottato dalla Commissione Affari Giuridici e dei Diritti dell’Uomo dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, un importante Rapporto sulla protezione dei bambini dagli eccessi delle cosiddette derive settarie, frutto del lungo e accurato impegno del relatore francese Rudy Salles.

    Gli studiosi, le associazioni italiane di tutela dei diritti dei bambini, i centri e le associazioni di ricerca, informazione e difesa dell’individuo e delle famiglie da gruppi ad alto rischio che unitamente sottoscrivono questa lettera, desiderano esprimere sentita gratitudine e apprezzamento per il contenuto del Rapporto, che, nella fattispecie, individua e suggerisce indispensabili programmi e politiche d’intervento e/o il loro rafforzamento, col fine di fronteggiare con efficacia il pericolo rappresentato delle cosiddette derive settarie e tutelare concretamente l’interesse superiore del bambino da ogni forma di brutalità, maltrattamento e negligenza.

    Non possiamo che auspicarne l’approvazione, certi che l’Assemblea Parlamentare e il Consiglio d’Europa rivestono un ruolo fondamentale per il contrasto a un inquietante fenomeno sociale che risulta in costante crescita e coinvolge, anche attraverso l’accresciuto utilizzo della rete internet, un numero sempre maggiore di adolescenti e minorenni.

    Contributi scientifici internazionali, riferiscono concordemente che minori inseriti in contesti settari abusanti subiscono sovente la sistematica violazione di tutti i loro diritti fondamentali (Paul Martin, Michael D. Langone e Gary Eisenberg, Markowits e Halperin, Susan Landa, Stephen A. Kent e Doni Whitsett, Singer e Lalich, etc. ), così come la recente ricerca di Jill Mytton pubblicata dalla The British Psycological Society (1), ha rilevato che bambini nati o cresciuti in gruppi ad alto rischio presenteranno significativi problemi di natura psicologica e psico-sociale non solo dopo l’uscita dal gruppo ma anche in età adulta. Inoltre, sulla base dei risultati dell’accurato studio condotto dall’Università di Toronto (2), i bambini vittime di realtà coercitive presenteranno tempi di remissione prolungati delle sindromi depressive, rispetto coloro che non hanno subito tale tipo di traumi. Per quanto di conoscenza, è inoltre in corso un altro importante progetto di ricerca approvato dalla  Human Subjects in Research Committee at California State University,  titolato “On Our Own: How Children of Cults Manage to Survive in the ‘Outside’ World” a cura della dott.ssa Jania Lalich, riconosciuta esperta internazionale di culti e gruppi estremisti.

    Nella nostra attività sul campo siamo quotidianamente a contatto con persone vittime di organizzazioni totalitarie e dinamiche relazionali manipolative, nonché con individui nati o cresciuti in gruppi ad alto rischio che hanno sperimentato abusi e violenze non di rado raccapriccianti. D’altra parte le stesse cronache giudiziarie ci informano di casi agghiaccianti avvenuti nell’alveo di movimenti cultistici abusanti. Un esempio balzato alle cronache internazionali è quello del gruppo omicida denominato Le Bestie di Satana, i cui adepti si sono macchiati del macabro assassinio di alcuni giovani, anche affiliati alla stessa organizzazione, tra cui il minore Fabio Tollis (3)

    Nello stesso momento in cui redigiamo questa lettera, è in corso un procedimento penale contro il fondatore della comunità il Forteto, Rodolfo Fiesoli più altri, accusati di maltrattamenti e abusi sessuali su minori. Il Forteto è una comunità di affido minori, ma, come  inequivocabilmente evidenziato nella recente e corposa indagine svolta dalla Commissione d’inchiesta della Regione Toscana (4), si caratterizzava come una vera e propria setta abusante. Il fondatore, soprannominato “il Profeta”, ha potuto agire indisturbato per oltre quarant’anni nonostante già nel lontano 1976 l’uomo fosse stato arrestato su richiesta del giudice Carlo Casini che aveva aperto un procedimento per abusi sessuali avvenuti nella comunità. Negli anni ’80 alcune interrogazione consiliari e parlamentari ponevano già in luce l’azione di indebita influenza posta in essere verso i piccoli ospiti della comunità. Successivamente, nel 1985 la Corte di Appello di Firenze aveva emesso contro Fiesoli sentenza di condanna, -confermata in Cassazione-, a due anni di reclusione per maltrattamenti, atti di libidine violenta e corruzione di minorenne. (Sentenza che evidenziò, tra l’altro,  “l’istigazione da parte dei responsabili del Forteto alla rottura dei rapporti tra i bambini che erano loro affidati e i genitori biologici”, e l’istigazione a “una pratica diffusa di omosessualità”).  Ancora in data 13 luglio 2000 la Corte europea dei diritti dell’uomo condannò l’Italia al pagamento di una multa di 200 milioni di lire come risarcimento dei danni morali a seguito dell’affidamento alla comunità Forteto di due bambini. Nella sentenza (caso Scozzari e Giunta contro Italia – ricorso n. 39221/98 et 41963/98), la Corte ritenne opportuno commentare che suscitava serie riserve il fatto che persone condannate per maltrattamenti e abusi su minori potessero ancora svolgere un ruolo attivo nella comunità. Nel dicembre 2011 Rodolfo Fiesoli è stato infine nuovamente arrestato con l’accusa di maltrattamenti e abusi su bambini affidati al Forteto e il 4 ottobre 2013 si è aperto a Firenze il processo contro il leader di questa “comunità-setta” e altri 22 indagati.

    In Italia, a seguito di un’eccezione di incostituzionalità, la Corte Costituzionale, con sentenza n. 96 dell’8 giugno 1981,  ha opportunamente cassato il reato di plagio dall’ordinamento giuridico penale perché in contrasto «con il principio di tassatività della fattispecie, contenuto nella riserva assoluta di legge in materia penale, consacrato nell’articolo 25 della Costituzione ». La Corte Costituzionale ha pertanto sancito l’indeterminatezza della formulazione della fattispecie criminosa del reato di plagio <<adducendo essenzialmente l’inverificabilità del fatto contemplato dalla fattispecie, l’impossibilità comunque del suo accertamento con criteri logico-razionali, l’intollerabile rischio di arbìtri dell’organo>>.

    A oltre trent’anni dall’abrogazione del reato di plagio è tuttavia sempre più avvertita, nella comunità sociale, l’esigenza di una protezione della personalità individuale dell’uomo e della sua integrità psico-fisica: in sintesi, la necessità di una tutela dell’identità di essere pensante, unico e irripetibile dell’individuo. Ciò vuol dire, in primis, proteggere l’essere umano, nel momento di formazione e sviluppo della sua personalità  da ingerenze “ossessive” e inoltre tutelarlo dai vari comportamenti che ne possano compromettere la sua integrità, quella della sua psiche oltre alla sua funzionalità sociale. Peraltro, tutte queste esigenze, oltre a trovare implicito riconoscimento negli artt. 2 e 3 della Costituzione, costituiscono il presupposto di base perché possano essere effettivamente fruiti quei diritti di libertà e consapevolmente adempiuti i doveri di solidarietà che la Costituzione garantisce e impone (*). Come del resto rilevato anche da insigni giuristi, dopo l’abrogazione del reato si è dunque venuto a creare un pericoloso vuoto di tutela della personalità nei riguardi delle dinamiche plagiarie, né le norme contemplate nel vigente codice penale, quali la circonvenzione di incapaci (art.643 c.p.) risultano di fatto applicabili a situazioni comportanti il condizionamento psicologico, comportamentale e fisiologico degli adepti di movimenti a carattere settario. (**) Lo stesso Segretariato Generale della presidenza della Repubblica -Ufficio Affari Giuridici e Relazioni costituzionali- (Protocollo SGPR 13/6/2007 0066076 P UAG),  ha così  riferito “..si condivide che l’abrogazione del reato di plagio per difetto di determinatezza abbia comportato un pericoloso vuoto normativo che avrebbe dovuto essere colmato da adeguate e sollecite iniziative legislative”.

    Una delle più importanti realtà associative italiane per la tutela dei minori, il Telefono Azzurro, che dal 2003 gestisce per conto del Ministero delle Comunicazioni, Ministero per le Pari Opportunità e Ministero del Lavoro, il Servizio emergenza infanzia, già nel suo 5° Rapporto Nazionale sulla Condizione dei Minori e degli Adolescenti (2005), realizzato con Eurispes, (prestigioso istituto italiano che opera nel campo della ricerca), rilevava che “Il coinvolgimento di minori nelle sette è fenomeno alquanto complesso e difficile da descrivere: per questo non va trascurato, poiché, anche se in modo poco visibile, i minori vi sono coinvolti sia come vittime (attraverso abusi psicologici e sessuali), sia come autori di reato (con l’uso di alcol e droghe fino a forme estreme di crimine). L’abuso sessuale sui minori è una realtà tangibile, come denunciano i numeri forniti dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale “

    Altresì nel 9° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza (5) pubblicato nel 2009, i relatori del documento hanno drammaticamente sottolineato come “i bambini vittime delle sette sono bambini che “non esistono”, vittime dimenticate, ignorate e perfino negate”, e altresì constatato che “ i bambini che sono riusciti ad uscire da sette nelle quali hanno subìto abusi e violenze possono avere livelli di sviluppo fisico, psicologico, relazionale, emotivo, cognitivo e comportamentale che si discostano molto dalla norma: sembrano più piccoli di quello che effettivamente sono per ciò che concerne le capacità decisionali, di giudizio, la memoria e il linguaggio. Innumerevoli sono le conseguenze cui un bambino vittima di queste sette può andare incontro, a vari livelli: fisico, cognitivo, emotivo, relazionale, di costruzione della propria identità..”

    Nel marzo 2006  veniva discussa e approvata dall’Osservatorio Nazionale per l’Infanzia, una importante relazione realizzata in forma di bozza dal Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza per conto dello stesso Osservatorio nazionale e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali titolata “Rapporto sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia”. Nell’ampio capitolo dedicato alla situazione dei minori coinvolti nelle cosiddette “sette”, si evidenziava, da un lato, come il fenomeno fosse  presente in larga misura nel nostro paese e le gravi implicazioni per gli stessi minori, dall’altro, come occorresse pervenire all’attuazione di adeguate politiche preventive informative a fattiva tutela dei bambini. Nel testo si sottolineava inoltre come dopo la diffusione del  Rapporto denominato “Sette Religiose e nuovi movimenti magici in Italia” predisposto dal Comitato esecutivo dei servizi di informazione di sicurezza del Ministero dell’Interno nel febbraio 1998, si fossero “moltiplicate le iniziative a “difesa” dei nuovi culti, i quali, con intraprendente aggressività hanno iniziato una controffensiva in nome delle libertà religiose… Oltre alla strategia di difesa palese, alcuni culti hanno messo in atto tattiche per rendere più rigorosi i segreti nei vari circuiti di iniziazione e mentre svolgono campagne pubbliche a favore della libertà religiosa sulla stampa e in TV, nei circoli interni “privati” degli iniziati, i giuramenti di segretezza e gli obblighi al silenzio si fanno più pressanti” e come analoghe “reazioni si ebbero anche in seguito alla pubblicazione nel 1999 del rapporto in materia di sette predisposto dal Consiglio d’Europa” (6)

    Inoltre secondo il Report realizzato nel 2010 dal gruppo di lavoro presieduto dal dott. Luca Bernardo, (direttore dell’Ambulatorio per il Disagio degli Adolescenti presso l’Ospedale Fatebenefratelli di Milano e all’epoca presidente della Commissione bullismo del Ministero dell’Istruzione, Ricerca e Università), ben 240mila minori e adolescenti sarebbero entrati in contatto, solo in quell’anno, con  “sette” e gruppi legati al satanismo (7).

    In una recente intervista rilasciata al noto periodico italiano Panorama, la stessa dott.ssa Maria Carla Bocchino, I° dirigente Responsabile Divisione Analisi dello Sco, Servizio Centrale Operativo, della Polizia di Stato, ha riferito del preoccupante aumento nel nostro paese, di giovani attirati, in particolare attraverso la rete web, da gruppi di satanismo acido; dati che trovano peraltro conferma anche dall’attività di Polizia Postale. La fascia di rischio individuata tra i nuovi “simpatizzanti” risulta quella compresa  tra i 12 e 22 anni. (8)

    Ciò nonostante, come riferito dal deputato Rudy Salles, purtroppo solo alcuni Stati membri risultano aver recepito, a oggi, le indicazioni contenute nelle molteplici Raccomandazioni dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa sul fenomeno settario e in particolare quelle previste nella Raccomandazione n.1412 (1999), e con amarezza dobbiamo confermare che anche il nostro Paese non ha purtroppo adottato misure volte, in particolare, alla tutela dei soggetti maggiormente vulnerabili e dei bambini inseriti in movimenti a carattere settario.

    In Italia non sono mai state attivate commissioni parlamentari aventi a oggetto i minori vittime di derive settarie, ma unicamente una Indagine conoscitiva sul fenomeno della manipolazione mentale dei soggetti deboli con particolare riferimento al fenomeno delle cosiddette sette (9),  purtroppo non pervenuta a conclusione. Proprio l’audizione tenutasi presso l’Aula della 2a Commissione permanente Giustizia del Senato, di una giovane che aveva fatto parte da bambina, insieme alla madre e alla sorella anch’ella minore, di un piccolo gruppo sincretico a carattere settario capeggiato da una leader carismatica, ha indubitabilmente costituito il momento più intenso e drammatico dell’indagine svolta dalla commissione parlamentare. Nel caso accennato,  la Corte di Cassazione VI Sezione penale (10),  aveva evidenziato che “la sentenza di secondo grado ha ricostruito i fatti di causa ed evidenziato la condotta antigiuridica tenuta per un lungo periodo di tempo (circa tre anni) dell’imputata nei confronti delle parti lese (fra le quali, due minorenni), attraverso la forzata imposizione del cibo nei confronti di una minore, anche mediante un atto di violenza fisica, quale la chiusura del naso, nonostante l’evidente intolleranza alla sua assunzione, la costrizione a mangiare di nuovo quanto da lai veniva vomitato, i continui risvegli notturni o l’assoluto impedimento al riposo per partecipare a rituali salvifici, il condizionamento delle più elementari manifestazioni di vita, nonché le minacce di punizioni divine o di gravi accadimenti in caso di disobbedienza alle sue direttive”

    Sconvolgenti vicende, analoghe a quelle descritte, ovvero inerenti il coinvolgimento di soggetti minori in gruppi od organizzazioni a carattere settario, sono state richiamate  nell’Atto di Sindacato Ispettivo  n. 4-08890  seduta n. 855 del 18 dicembre 2012, (16° Legislatura),  presentato dalle senatrici Gallone e Allegrini. Tuttavia l’interrogazione in questione è rimasta lettera morta (11)

    Al momento  non sono state fornite risposte da parte dei dicasteri interpellati neanche alle nuove interrogazioni presentate da altri parlamentari italiani che più volte hanno inteso sollecitare i nostri governanti alla dovuta attenzione verso il fenomeno in oggetto, osservando inoltre, come si legge nei testi degli atti di sindacato ispettivo in questione (12 e 13), che unicamente le associazioni di volontariato e i centri di informazione e ricerca attivi sul territorio nazionale svolgono “una preziosa e continuativa opera informativa sul fenomeno e di supporto alle vittime e alle famiglie e in tal senso realizzano un’azione di integrazione nonché, spesso, di vera e propria supplenza dell’azione pubblica, in maniera del tutto gratuita e avvalendosi della consulenza e collaborazione di esperti del settore della salute mentale, della criminologia e della giurisprudenza”.

    Per di più, come si evince dal seguente estratto dai medesimi testi, è in corso “una pressante e reiterata campagna dai toni marcatamente diffamatori attraverso cui alcuni soggetti, oltre a minimizzare il suddetto fenomeno sociale, screditano sistematicamente con argomentazioni tendenziose e palesemente mendaci i rappresentanti del mondo del volontariato, delle forze dell’ordine e delle istituzioni impegnati in questo specifico e delicato settore, nonché le stesse vittime di realtà controverse e/o abusanti “;

    Non è nostro intento entrare nel merito di considerazioni inerenti le varie missive di critica al Rapporto del deputato Rudy Salles, inoltrate alla vostra attenzione e di cui apprendiamo dalla rete internet, consapevoli che le opportune valutazioni competono esclusivamente ai destinatari, tuttavia, in riferimento a quanto si può leggere nella lettera della studiosa italiana dott.ssa Raffaella Di Marzio, che, nello specifico, riferisce di  fenomeni di discriminazione che si verificherebbero da un trentennio nel nostro paese nei confronti delle  minoranze religiose e/o spirituali e verso i bambini appartenenti a tali minoranze, non possiamo certamente esimerci dall’evidenziare che si tratta di asserzioni prive di qualunque fondamento e riscontro oggettivo. Nessun rapporto nazionale né europeo così come lo stesso rapporto americano sulla libertà religiosa, hanno mai denunciato l’esistenza di atti discriminatori verificatisi in Italia nei confronti delle minoranze religiose e/o spirituali e dei minori appartenenti a gruppi minoritari; sono stati invero segnalati rari episodi di intolleranza in particolare nei confronti di fedeli affiliati a confessioni maggioritarie. La promozione e la tutela degli appartenenti a minoranze religiose e spirituali e la difesa della libertà religiosa e di culto costituiscono, per contro, una delle grandi priorità della politica interna ed estera italiana. Sostenere pubblicamente fatti del tutto infondati non solo sconcerta gli scriventi ma può ingenerare, a livello di pubblica opinione, perniciosi allarmismi.

    Crediamo che le preoccupate parole di uno dei massimi esperti mondiali del fenomeno, il dott. Michael Langone, Direttore Esecutivo dell’International Cultic Studies Association (ICSA), possano riassumere la grave situazione in cui si trovano tanti bambini vittime di gruppi ad alto rischio “L’Indagine in questo campo è stata talora sconvolgente. Gli abusi cui i bambini sono stati sottoposti possono essere orrendi … E la mancanza di preoccupazione e di azione rispetto a questo problema è vergognoso” (14)

    Certi di interpretare, anche e soprattutto, il sentire di coloro che con la nostra attività siamo impegnati ad assistere e tutelare, auspichiamo che il lavoro encomiabile svolto dal relatore Rudy Salles in tema di protezione dei minori dagli eccessi delle derive settarie, trovi favorevole accoglimento affinché ogni individuo possa concretamente godere del diritto di esistere come bambino e di crescere come uomo libero.

    Con rispetto,

    FA.VI.S.  Associazione Familiari delle vittime delle sette, Onlus – Rimini

    Maurizio ALESSANDRINI, Presidente

    Ce.SAP Centro Studi sugli Abusi psicologici, Onlus – Noci (BA)

    D.ssa Lorita TINELLI, Presidente

    Osservatorio sui diritti dei Minori – Milano

    Dr. Antonio MARZIALE, Presidente

    O.N.A.P. Osservatorio Nazionale Abusi Psicologici – Firenze

    D.ssa Patrizia SANTOVECCHI, Presidente

    Associazione Prometeo Onlus,  Lotta alla pedofilia e tutela infanzia violata – Bergamo

    Massimiliano FRASSI, Presidente

    Centro Studi Giù Le Mani Dai Bambini – San Benedetto del Tronto (AP)

    Aldo VERDECCHIA , Presidente

    Associazione SOS Antiplagio Novara

    Giovanni RISTUCCIA, Presidente

    Associazione Tutor onlus – Potenza

    Dino POTENZA, Presidente

    Associazione Arciragazzi Bologna – Prevenzione e tutela contro gli abusi sui minori -Prevenzione del disagio giovanile

    Serena FRASCAROLI, Presidente

    Gruppo Educhiamoci alla Pace – Bari

    Gianpaolo PETRUCCI, Presidente

    ANSFO Associazione Nazionale “Sostenitori delle Forze dell’Ordine”  – Roma

    Massimo MARTINI, Presidente

    Associazione Genitori Separati per la Tutela dei minori – Città di Castello (PG)

    Prof. Ugo VALENTINI,  Presidente

    Prof. Giovanni PANUNZIO, idr, fondatore dell’Osservatorio Antiplagio – Cagliari

    Dr. Giampiero MARCATO, presidente Associazione Menti Libere di Nichelino (To)

    Prof.ssa  Anna Maria GIANNINI – Psicoterapeuta, ordinario al Dipartimento di Psicologia – Facoltà di Medicina e Psicologia –  Direttore dell’Osservatorio di Psicologa della Legalità e della Sicurezza  della Università  “La Sapienza” di  Roma.  Responsabile dei Corsi CEPOL (Accademia di Polizia Europea) per quanto riguarda i moduli Dealing with Victims of Crime.

    Prof.ssa Anna OLIVERIO FERRARIS, professore ordinario di Psicologia dello sviluppo presso Università degli Studi La Sapienza di Roma – Psicologa, psicoterapeuta, scrittrice – Già membro della Consulta Qualità della Rai e del Comitato Nazionale di Bioetica. Direttore della rivista degli psicologi italiani “Psicologia Contemporanea”

    Dr. Prof. Alessandro MELUZZI,  medico chirurgo, specialista in psichiatra. Psicologo, psicoterapeuta – Torino. Docente Incaricato di Psichiatria – Università Cattolica Sacro Cuore di Roma sede di Moncrivello (VC). Professore a Contratto in Genetica del Comportamento Umano Facoltà di Medicina e Chirurgia – Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica della Università di Siena

    Prof. Alberto FORTI, Specialista in Neuropsichiatria Infantile, Neurologia e Medicina Interna.

    Docente alla Università degli Studi di Urbino “Carlo Bò”

    Prof. Francesco BRUNO – Criminologo, docente di Pedagogia Speciale, Dipartimento di Lingue straniere e Scienza dell’Educazione – Università della Calabria

    Prof. Natale FUSARO – Specialista in Diritto Penale e Criminologia – esperto nella Formazione Post-Univeritaria presso l’Università degli Studi La Sapienza –  Roma

    Gen. B. dei Carabinieri  Avv. Ernesto DI SERIO, docente di “Criminologia” presso l’ Università Internazionale Scienze Sociali – Roma

    Prof. Vincenzo MASTRONARDI, psichiatra – Titolare della Cattedra di Psicopatologia forense e Direttore dell’Osservatorio dei comportamenti e della devianza Facoltà di Medicina e Odontoiatria -Università La Sapienza di Roma

    Prof.ssa Simonetta Costanzo –  Criminologa, psicoanalista, psicologa. Ricercatore e Docente di Psicopedagogia all’Università degli Studi della Calabria (Unical)

    Prof. Nunzio di NUNNO, medico legale, docente di Criminologia presso l’Università del Salento

    Prof. Matteo VILLANOVA, titolare di Neuropsichiatria infantile, Criminologia , Medicina preventiva e psicopatologia forense – Presidente di “OLTREE” Osservatorio Laboratorio Tutela e Rispetto Emozionale dell’Età Evolutiva dell’ Università ROMA 3 Roma – Didatta nazionale Centro Italiano Ipnosi Clinica sperimentale di Torino

    Dr. Luigi CORVAGLIA, dirigente psicologo presso il DDP ASL Bari, saggista, cultore d.m. di Criminologia e Psichiatria presso l’Università del Salento – Lecce

    Prof. Roberto MONGARDINI, docente di “Principi filosofici dei diritti umani” Facoltà di Giurisprudenza – Università telematica “Niccolò Cusano” di Roma;   Docente di “Diritti umani” in Master 2° liv

    Dr.ssa Beatrice UGOLINI, Criminologa – Bologna

    Dr. Giorgio GAGLIARDI, medico psicoterapeuta – Como

    Dr. Armando DE VINCENTIIS,  Psicologo e Psicoterapeuta –  consulente CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) e coordinatore del Gruppo Cicap Puglia

    Dr.ssa Alessandra LUMACHELLI  Presidente di  ETTAsos,  collaboratrice della FONDAZIONE MOVIMENTO BAMBINO onlus

    U.P.R.C. Unità Prevenzione Rischio Criminologico – Roma

    Dott.ssa Imma GIULIANI, Responsabile Nazionale

    Sindacato Autonomo della Polizia di Stato SAP – Roma

    Gianni TONELLI, Presidente

    Dr.ssa Barbara DE SERIO co-responsabile Laboratorio di Studi e Ricerche per l’Infanzia

    presso l’Università di Foggia

    Dr.ssa Olimpia QUATTROMINI, psicologa clinica, dello sviluppo e delle relazioni, Human Resources, esperta in Criminologia generale, minorile e penitenziaria, presidente Associazione Malattie Rare Alta Murgia

    Dr. Sergio CARUSO, Psicopedagogista, Criminologo Clinico esperto in minori profiling e prevenzione – Cosenza

    Dr.ssa Sonia MELGIOVANNI, Psicologa, Specialista in Psicologia Clinica e  Psicoterapia Psicoanalitica, PhD in Psicologia Clinica – Bari

    Dott. Paolo POZZETTI, Psicologo clinico, specialista in Disturbi della condotta e dell’umore – Ordine Lazio

    Dr.ssa Mary GROSSI, Psicologa e psicoterapeuta – Fermo (FM)

    Dr. Fabio NESTOLA, Presidente della Fe.N.Bi. (Federazione Italiana per la Bigenitorialità), ricercatore, studioso di separazioni e minori contesi, curatore del Centro Studi per la Fe.N.Bi

    Dr.ssa Lillia D’OTTAVI, Farmacista, ex Consigliere Regione Lazio

    Sen. Avv. Antonino CARUSO, Presidente della Commissione Giustizia del Senato Italiano dal 2001 al 2006  nella XIV Legislatura

    Avv. Giselda CIANCIOLA,  dottore di ricerca in Criminologia devianza e mutamento sociale, autrice del libro  “I reati contro le donne e i minori” ( Giuffrè ed.)

    Avv. Vincenzo GALLO del Foro di Sala Consilina (SA)

    (legale della famiglia di Chiara Marino, la giovane assassinata dalle Bestie di Satana)

    Avv. Tania RIZZO penalista, Coordinatore A.I.G.A. Regione Puglia

    e Presidente di “La.P.E.C. e Giusto Processo” sezione territoriale di Lecce

    Avv. Nicola PILEGGI del Foro di Brindisi

    Avv. Carla RUFINI del Foro di Roma

    Avv. Eloisa MINOLFI del Foro di Milano

    Avv. Lia STAROPOLI del  Foro di Vibo Valentia

    Avv. Marco MARZARI del Foro di Milano

    Avv. Lorenzo IACOBBI del Foro di Taranto

    Dr.ssa Claudia VINCENZI – autrice del libro “Plagiata” (Mondadori  ed.)

    Dr.ssa Rossana PESSIONE, giornalista professionale, scrittrice, Direttore responsabile dell’agenzia stampa Omnia Group

    Ivano GAIONI, scrittore, autore del libro “Ladri di Anime” (abusi sui minori)

    —-

    POSTILLA del 3 Aprile 2014

    I promotori della lettera per la Presidente e il Segretario Generale dell’APCE, chiedono cortesemente di voler considerare  inseriti tra i firmatari del documento i seguenti nominativi:

    Associazione Nazionale  ConDivisa Sicurezza e Giustizia

    On. Tiziano ARLOTTI,  Deputato XVII Legislatura Camera dei Deputati

    —-

    References:

    1)                  The British Psycological Society http://www.bps.org.uk/news/children-cults-face-later-problems

    2)                  “Bouncing back: remission from depression in a 12-year panel study of a representative  Canadian community sample” Esme Fuller-Thomson, Marla Battiston, Tahany M. Gadalla, Sarah Brennenstuhl http://link.springer.com/article/10.1007/s00127-013-0814-8

    3)                  BESTIE DI SATANA. SENTENZA CORTE D’APPELLO

    http://www.scribd.com/doc/82108848/Bestie-Di-Satana-Sentenza-Appello-Parte-1

    http://www.scribd.com/doc/82109068/Bestie-Di-Satana-Sentenza-Appello-Parte-2

    http://www.scribd.com/doc/82109249/Bestie-Di-Satana-Sentenza-Appello-Parte-3

    4)                  RELAZIONE FINALE DELLA COMMISSIONE D’INCHIESTA DELLA REGIONE TOSCANA SULL’AFFIDO MINORI ALLA LUCE DELLA VICENDA FORTETO. SECONDA PARTE DA PAG. 11

    http://www.consiglio.regione.toscana.it/upload/9/CM28/evidenze/evi214.pdf

    5)                  9° RAPPORTO NAZIONALE SULLA CONDIZIONE DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA (Telefono  Azzurro ed EURISPES)http://www.osservatorionazionalefamiglie.it/osservatorioprova/images/altrepubb/rapporto_nazionale_infanzia_adolescenza.pdf

    6)                  RAPPORTO SULLA CONDIZIONE DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA IN ITALIA

    7)                  Articolo giornalistico tratto dal quotidiano nazionale IL GIORNO

    http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2011/11/20/622927-allarme_satanismo.shtml

    8)                  Articolo giornalistico con intervista alla dott.ssa Maria Carla Bocchino 

    9)                  SENATO DELLA REPUBBLICA. Audizioni in seno all’ INDAGINE CONOSCITIVA SUL FENOMENO DELLA MANIPOLAZIONE MENTALE DEI SOGGETTI DEBOLI CON PARTICOLARE RIFERIMENTO AL FENOMENO DELLE COSIDDETTE “SETTE”

    http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/284768.pdf

    10)               Suprema Corte di Cassazione VI Sezione Penale 25701/12 Sentenza n. 631 Registro Generale n. 33260/ 2011  http://www.favis.org/favis2/images/valmaggi%20sentenza%20cassazione

    11)               SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08890

    http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=16&id=695872

    12)               SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 17 Atto n. 4-01758 26 febbraio 2014 ;  SENATE OF THE  ITALIAN REPUBLIC Legislature 17 Judicial Inspection Act n. 4-01758 published on 26th February 2014, assembly n.198 ;   SENAT DE LA REPUBLIQUE ITALIENNE Légisature 17me Acte de Sindacat Inspectif n . 4-01758   publiqué le 26 Février 2014 dans la  réunion n. 198

    https://favisonlus.wordpress.com/2014/03/09/fenomeno-settario-legislatura-17-atto-di-sindacato-ispettivo-n-4-01758/

    13)               SENATO DELLA REPUBBLICA. Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n. 4-08835

    http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=16&id=691624

    SENATO DELLA REPUBBLICA. Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n.4-00374 http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=70375

    14)              CHILDREN AND CULTS excerpt from Recovery From Cults Help for Victims of Psychological and    Spiritual Abuse. Edited by Michael D. Langone.  W. W. Norton, NY 

    NOTA (*)   Brano liberamente tratto da GNOSIS, rivista ufficiale dei Servizi di intelligence italiani

    NOTA (**) Relazione documentale di Antonio Pagliaro (Professore emerito di Diritto Penale dell’Università di  Palermo) depositata presso la 2a Commissione permanente  Giustizia del Senato,  in seno all’Indagine conoscitiva   sul fenomeno della manipolazione mentale dei soggetti deboli, con particolare riferimento al fenomeno delle cosiddette “sette” (anni 2011-2012) http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/comm02/documenti_acquisiti/569%20professor%20Pagliaro.pdf

  • Clero criminale

    Clero criminale

    Michele Mancino, Giovanni Romeo

    Clero criminale

    (L’onore della chiesa e i delitti degli ecclesiastici nell’Italia della Controriforma)

    Laterza editore, Roma-Bari, 2013, pag. 237, euro 22,00

    Il testo ribadisce con un’amplissima documentazione che, pur di difendere ad oltranza l’immagine della chiesa,  in numerose occasioni le parrocchie italiane furono affidate a pluri-pregiudicati, pedofili, assassini, ladri eccetera.

    L’arco dell’indagine storica si situa nei secoli XVI-XVII-XVIII ma altre ricerche provano come, sia nei secoli precedenti che seguenti, la situazione era sempre la stessa: grazie al privilegio di essere giudicati solo da tribunali diocesani i preti godevano di una “scandalosa disparità di trattamento”. A parità di reato, anche da patibolo, gli ecclesiastici avevano “comode scappatoie” e le pene comminate erano più miti e più spesso condonate.

    Quasi nessun delitto era tanto disdicevole per un parroco da suggerire ai superiori l’opportunità di trasferirlo o di ridurlo allo stato laicale. Il testo segnala il caso limite di don Luigi Lupato, parroco a Venezia, pluri-pregiudicato ma intoccabile e protetto sempre dai superiori. Esisteva una generalizzata tolleranza verso gli eccessi del clero per cui gli ecclesiastici che delinquono, anche ripetutamente, restano di fatto inamovibili. Il testo segnala  la rarità delle esecuzioni capitali inflitte agli uomini di chiesa anche nei casi più gravi: violenza carnale con omicidio della vittima.

    I viceré spagnoli protestarono più volte per l’impunità assoluta assicurata ai preti napoletani, rei di gravissimi delitti. Una statistica citata nel libro prova che i sacerdoti assassini erano costantemente più numerosi di quelli ammazzati.

    Anche i vescovi erano responsabili delle penose condizioni delle diocesi poiché sono documentati “comportamenti criminali di una parte consistente degli stessi vescovi”.

    Gli archivisti del Vaticano sono accusati dagli autori di essere “più realisti del re” in quanto precludono talora agli studiosi la consultazione dei fondi criminali conservati a Roma, i quali sono di “dimensioni ciclopiche”.

    Per quanto riguarda l’uso spietato della tortura nei processi penali davanti ai tribunali diocesani, ne segnalo solo tre fra i molti segnalati nel libro:

    • anche i bambini sodomizzati dai preti talora sono seviziati pure in sede giudiziaria  se ritenuti reticenti o conniventi
    • un bambino che aveva rubato vasi d’argento in una chiesa fu messo alla berlina a Ferentino (FR)
    • un giovane chierico, ladro in chiesa, fu “ripetutamente e pesantemente torturato” a Napoli La pena di morte per ordine clericale è documentata in più parti del libro:

    -un nobile ed un frate che a Salerno avevano violato alcune suore sono estradati a Roma e decapitati

    • otto omosessuali romani sono condannati a morte nel 1578 in quanto aderenti da una finta confraternita che si riuniva in una nota basilica
    • un prete che aveva ingravidato una monaca con relativo infanticidio fu giustiziato a Ferrara nel secolo XVI

    Pierino Marazzani, novembre 2013

  • “Ho tentato di denunciare quel prete ma dopo 20 anni il reato è prescritto”

    “Ho tentato di denunciare quel prete ma dopo 20 anni il reato è prescritto”

    La storia di Diego, vittima del viceparroco della chiesa nel cui oratorio andava a giocare. Un’infanzia cancellata, gli incubi che si rincorrono, fino alla decisione di raccontare tutto alla madre. Poi la terapia da uno psichiatra che ha solo lenito il dolore. “Sono andato dal sacerdote e gli ho ricordato quello che era successo. Ma lui è stato impassibile. Non ha mai ammesso. Mi ha invitato a pregare. Come un povero malato di mente”. Inutile il ricorso alla magistratura. Un’assurdità che riguarda centinaia di vittime private della giustizia per un reato odioso

    NAPOLI – “Faceva molto caldo quel pomeriggio, la scuola era quasi finita. Ricordo ancora come ero vestito: un paio di pantaloncini e una canottiera di spugnetta blu. Il prete mi invitò a casa sua. Io accettai. In camera da letto mi chiese di sedermi vicino a lui, poi cominciò a toccarmi. Non capivo cosa mi stava facendo: ero solo un bambino, per me lui era come un Dio. Mentre mi baciava, diceva che mi amava. Lo accontentai”.

    Diego (così lo chiameremo con un nome ovviamente di fantasia, ndr ) nasce nel 1975 in un quartiere alla periferia di Napoli. Cresce frequentando l’oratorio del suo quartiere, come tanti altri bambini della sua età. I suoi genitori sono molto cattolici. Nel 1986 si iscrive alla scuola media del suo rione. Di lì a pochi mesi, per cinque lunghi anni, diventerà l’oggetto delle attenzioni  sessuali di don S. M., suo insegnante di religione. Del sacerdote useremo solo le iniziali, come sono indicate su un video pubblicato su Youtube. Il dolore ha impresso nella memoria di questo ragazzo ogni dettaglio di quei momenti. La sua infanzia è stata cancellata. Ogni ricordo precedente rimosso e lui condannato a una vita di angoscia. La sua storia è nota ed è stata diffusa dalla rete “L’Abuso”, una struttura impegnata contro le violenze sessuali degli uomini di chiesa. Ci ha voluto contattare ancora una volta per ribadire e rilanciare non tanto quell’incubo che lo assilla ormai da oltre vent’anni ma per sollevare un problema che riguarda decine se non centinaia di vittime come lui: la prescrizione del reato di pedofilia dopo 15 anni per il codice civile e 20 per quello penale. Un’assurdità se si pensa che chi subisce violenze sessuali di solito è un bambino, non ha la forza, la lucidità, la forza di denunciare l’abuso e chi lo ha commesso. Soprattutto se si tratta di un sacerdote, di un uomo di chiesa, a cui ci si confida e ci si affida. “Avrei voluto farlo anni dopo”, ci racconta il nostro testimone. “Ma i carabinieri hanno potuto solo raccogliere la mia testimonianza senza procedere ad una vera denuncia. Mancavano le prove. Ma il reato, anche se fosse stato dimostrato, era comunque caduto in prescrizione. Non avevo altra scelta: continuare a convivere con i miei fantasmi e rinunciare ad ogni più piccola forma di giustizia”.

    In quegli anni cruciali, il viceparroco diventa amico di famiglia e inizia a frequentare la casa di Diego. “Arrivava e scherzava con mia madre e i miei fratelli mentre io rimanevo in un angolo”, ricorda. Il prete convince il ragazzino a non confessare a nessuno il loro segreto. Ma negli anni il silenzio diventa insostenibile: “Stavo sempre peggio. Una sera mi sentii malissimo e fui portato in ospedale. Vomitavo, non riuscivo a respirare. Ero convinto che stavo per morire. Ero disperato e decisi di confessare tutto a mia madre”.
    La donna si allarma. Conosce suo figlio. Come ogni madre. saa che non sta mentendo, che non è un mitomane. Non si tratta di un pessimo scherzo, di una vendetta, di una fantasia morbosa di un ragazzino troppo sveglio. Diego dice il vero. Ha bisogno di aiuto. Su consiglio della madre, il ragazzo contatta lo psichiatra Alfonso Rossi, un primario in pensione con una grande esperienza “sul campo”.

    Ricorda oggi il professionista: “Arrivò da me nell’ottobre del 2009 in un profondissimo stato di angoscia, con un’aggressività mal gestita, ripetendo continuamente di voler parlare ma non riuscendovi mai. Ogni tanto si alzava e andava a vomitare nel bagno”. Passano i mesi, le sedute continuano tra sforzi sfibranti, progressi e nuove regressioni. Lo psichiatra insiste. Ottiene i primi risultati. Fino alla svolta decisiva. Mesi dopo. Diego riesce finalmente a raccontare gli abusi subiti da bambino. Su consiglio dello psichiatra nel giugno 2010 il ragazzo presenta una denuncia presso la caserma più vicina ma riceve la prima delusione: il reato è ormai prescritto. Per lo Stato quel prete non ha mai compiuto gli abusi e non può essere sottoposto alla giustizia ordinaria.

    Il giovane non si dà pace. E’ convinto che almeno la Chiesa possa risarcirlo. Non dal punto di vista economico ma spirituale, psicologico. Si rivolge anche al vescovo ausiliare di Napoli, Lucio Lemmo. Senza successo. Con una telecamera nascosta cerca il suo carnefice con l’intento di farlo confessare, ma inutilmente. “Andai là anche per fargli capire come mi aveva ridotto, lui mi trattò con fastidio come se non fosse un problema suo, riuscì anche a farmi recitare l’”Ave Maria” insieme a lui”, racconta Diego.

    Nel 2011, con non poche difficoltà, il medico riesce a farsi ricevere dal vescovo in persona. Redige una breve relazione sulle condizioni del ragazzo che così si conclude: “Ho segnalato questo drammatico caso umano alla Chiesa perché lo ritenevo soprattutto utile per le strategie terapeutiche, oltre che un mio obbligo morale di cittadino e cattolico. […] Gradirei molto che il giovane venisse sottoposto a una valutazione clinica da un professionista di Loro fiducia che possa valutare i rapporti causali tra gli eventi delittuosi e lo stato attuale di Diego, augurandomi che possiate acquisire gli elementi necessari per intraprendere un percorso di giustizia e garanzia per le altre fragili e future vittime”.

    Di lì a poco anche il giovane verrà ricevuto in Curia, racconta i fatti al vescovo che li annota promettendogli che quanto da lui denunciato verrà inviato a Roma. Poi i contatti con la diocesi si interrompono. Nel 2012, popo ripetute richieste di spiegazioni da parte anche della famiglia di Diego, la Curia, a firma della segreteria del vicariato, risponde che il vescovo non ha più tempo per ricevere il giovane. Si legge nella missiva: “Gentile Sig.[…] in merito alla sua richiesta di poter incontrare il Vescovo, Le comunico che sarà molto difficile poterla accontentare perché i suoi impegni di Curia ed altro gli impediscono di poter continuare gli incontri con lei”. Diego sente di vivere un secondo tradimento: “Non sono stato creduto nonostante anche il mio psichiatra abbia spiegato i fatti molto chiaramente, quell’uomo pericoloso sta ancora in mezzo ai ragazzi mentre io non ho ricevuto il minimo sostegno spirituale”.

    Contattando il vescovo, spiega lo psichiatra, Diego chiedeva di essere riabbracciato dalla sua Chiesa, che però non sembra disponibile a farlo. Nell’estate del 2012 il ragazzo scopre che il sacerdote è stato allontanato dalla parrocchia e ne è profondamente sollevato: “Il mio interesse era soprattutto quello di evitare che quell’uomo facesse del male ad altri ragazzini”. Un mese fa, grazie a Francesco Zanardi e alla rete “L’Abuso”, Diego viene a sapere che don S. M. nell’anno scolastico 2012-2013 ha regolarmente insegnato in una scuola professionale pochi chilometri fuori Napoli: “Mi è crollato il mondo addosso, niente di quello che avevo fatto era servito. Avevo l’impressione che la Chiesa in questo modo autorizzasse non solo gli abusi fatti a me da quel sacerdote, ma la pedofilia in generale” spiega Diego.

    Il prete, è stato per molti anni animatore spirituale di un importante movimento ecclesiale per la diocesi di Napoli e nel 2012, poco prima di essere “allontanato” ha accolto nella sua parrocchia per l’ultima stazione di Quaresima un importante esponente del mondo ecclesiastico, accompagnandolo durante la processione penitenziale e concelebrando con lui la messa. Diego nel frattempo si è sposato, ha avuto due bambini. Ha tentato di riprendere una vita normale. “Ma è servito a poco”, ammette adesso. “Quella violenza mi perseguiterà per sempre”.

    In Italia dall’ottobre 2012 a seguito delle ratifica della convenzione del consiglio d’Europa per la protezione dei minori, cosiddetta di Lanzarote, si è proceduto alla modifica di alcuni articoli del codice di procedura penale e il termine della prescrizione per questo tipo di reati è stato innalzato da 10 a 20 anni. Ma lo psichiatra Alfonso Rossi spiega che reati del genere dovrebbero rimanere imprescrittibili, perché la possibilità di maturare un senso di giustizia per il danno subito arriva moltissimi anni dopo la violenza. La prescrizione non cancella soltanto il reato ma qualsiasi possibilità per la vittima di riconciliarsi con le istituzioni che non l’hanno saputa proteggere. “Il ragazzo, per stare meglio oggi, avrebbe bisogno di un atto di giustizia riparatore” spiega lo psichiatra che lo ha avuto in cura.

    La storia di Diego parla di una Chiesa impreparata a gestire il caso, apparentemente attenta a proteggere esclusivamente il proprio sacerdote. Don S. M. è stato allontanato dalla sua parrocchia, ma il suo nome continua ad essere proposto agli istituti scolastici, nonostante la possibilità per il vescovo, in base alle norme concordatarie, di revocarne eventualmente l’idoneità all’insegnamento della religione. Oggi il ragazzo, soffre di violenti attacchi di panico e diverse malattie psicosomatiche: “Non c’è un giorno che io non pensi a quello che mi è capitato, nè una notte in cui non sogni quei terribili momenti. Continuo a chiedermi perché proprio io? Purtroppo nel mio cuore so che non sono stato l’unico e che ci sono altre vittime”.

    Negli Stati Uniti, il governatore democratico della California Gray Davis firmò nel 2002 una legge che sospendeva per un anno tutti i termini di prescrizione per i reati di abuso sessuale. La legge permise di avviare diversi procedimenti contro l’arcidiocesi di Los Angeles consentendo alle vittime già prescritte da molti anni, di ottenere risarcimenti milionari. In Italia, una volta iniziato il processo in primo grado, il termine di prescrizione non decade . Secondo l’avvocato Sergio Cavaliere che collabora con la rete “L’Abuso”, l’imprescrittibilità del reato su minori sembra essere l’unica soluzione alla richiesta di giustizia delle vittime che troppo tardi maturano la coscienza del male ricevuto. “E’ tempo che la società si faccia carico anche delle vittime e non solo del reo, in questa vicenda sono loro ad essere condannate ad anni di oblio. Che differenza c’è tra chi uccide una persona e chi ne uccide la sua mente, condannandola a una vita di sofferenza estrema?”, gli fa eco lo psichiatra Alfonso Rossi. Da questo punto di vista la prescrizione appare come una barbarie e abolirla un atto inevitabile di civiltà.

    http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2013/07/23/news/preti_pedofili-63549187/

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    Ha patteggiato per atti sessuali sui minori Don Luigi rinuncia alla gita con i ragazzi

    Genitori divisi sul sacerdote: proteste a Casirate, solidarietà a Pumenengo. «Non voglio che salti la loro vacanza»

    Sono le 17, don Luigi Mantia saluta i ragazzi del centro ricreativo estivo di Pumenengo. È l’ultimo giorno, poi oggi vanno tutti alle Vele, il parco divertimento con piscine. Ha deciso: «Non ci vado più. Non vorrei mai che la contestazione nei miei confronti finisse per causare un danno ai ragazzi e che alla fine non avessero la loro vacanza». Si riferisce al campo estivo di una settimana a Zambla, aggregati agli adolescenti di Casirate d’Adda. Lì i genitori hanno protestato, perché non vogliono che il sacerdote accompagni i loro figli per via della sua vicenda giudiziaria: 2 anni con pena sospesa patteggiati lo scorso 26 febbraio, per atti sessuali su due bambini di 8 e 12 anni, a Martignana Po, quando era parroco là.

    Da maggio, pur senza incarico ufficiale, a Pumenengo sostituisce il parroco andato in pensione. Dice messa, confessa e affianca le volontarie che gestiscono l’oratorio. È grazie a lui se quest’anno c’è il centro ricreativo estivo. Così gli arriva la proposta del vicario di Casirate, don Pierluigi Fontana, di andare insieme a Zambla. A Casirate hanno già aderito in 20 ragazzi e da Pumenengo se ne fanno avanti 5. Ma scoppia la polemica: «Se va lui, non vanno i nostri figli». Ora il don si è fatto da parte: «Per me i ragazzi hanno sempre la precedenza – spiega -. Io non ho nulla da nascondere. Mi fa specie venir giudicato solo per sentito dire».

    Una rinuncia, la sua, che accende una nuova polemica. Questa volta sono i genitori di Pumenengo a protestare. Non accettano la criminalizzazione del loro prete, né di passare per chi non si interessa dei propri figli. Scrivono una lettera gentile, ma ferma ai genitori di Casirate. Don Fontana ne dà lettura giovedì sera, durante l’incontro in cui comunica la rinuncia di don Mantia. «Non ci stiamo a essere criminalizzati – spiega Mara Zamboni, mamma di Pumenengo -. Cosa pensano, che siamo sprovveduti? Affideremmo i nostri ragazzi a un orco? La loro posizione mi offende».

    «Abbiamo chiesto di incontrarli – aggiunge Domenico Bonetti, anche il suo ragazzo andrà in montagna -. Per noi la garanzia era don Luigi. Lo conosciamo e ci fidiamo. Quando ho scoperto di cosa era accusato sono rimasto perplesso. Gli ho chiesto di parlarne e lui ha accettato. Mi sono formato un mio giudizio, non credo che quelle accuse siano vere. Mi sarei aspettato che anche i genitori di Casirate facessero altrettanto».

    In pochi mesi don Mantia ha conquistato la stima dei parrocchiani. «Ha dato una scossa all’oratorio – spiega Lorena Cantù, una dei volontari -. Quest’anno al Cre c’erano 65 bambini, 10 più dell’anno scorso». «Quando è arrivato – aggiunge la collega Eleonora Carlino – c’era un po’ di diffidenza, ma poi abbiamo visto che persona è veramente». «Quando ho saputo delle accuse è stato un colpo – racconta Lorin Lloty, animatore 18enne del Cre -. Poi però ho imparato ad apprezzarlo. Andavo in montagna perché c’era lui». Stessi discorsi in paese. «Tutti sbagliamo – dice il barista Roberto Zappalaglio -. Ha pagato per quel che è successo. Da noi sta facendo bene». Le famiglie di Casirate però non cambiano idea: «Un incontro con don Mantia? Con noi adulti sì, con i bambini no. In montagna con i nostri figli è un rischio che non si può correre: basta un attimo per rovinare un bambino».
    Il papà del bambino di 8 anni che ha fatto partire il processo ha saputo dal suo avvocato che don Mantia è in mezzo ai ragazzi: «Non ci posso credere – ha detto -. Povere, quelle famiglie. Io qui non lo voglio più vedere».

    13 luglio 2013 | 15:24
    http://bergamo.corriere.it/bergamo/notizie/cronaca/13_luglio_13/don-luigi-prete-patteggiamento-rinuncia-gita-con-i-ragazzi-2222140640528.shtml
  • Francesco Zanardi intervista Silvia Luzi, produttrice dell’unico docu-film sull’Italia, censurato in Italia; presentato al Film Festival di Bari

    Francesco Zanardi intervista Silvia Luzi, produttrice dell’unico docu-film sull’Italia, censurato in Italia; presentato al Film Festival di Bari

    La città di Savona è ancora una volta protagonista delle scene internazionali come la città di Verona e quella di Salerno.

    Dal 22 aprile al 28 infatti la T-film ha girato un docu-film nella nosta citta che sarà trasmesso in tutto il mondo, Usa, Sudamerica, Asia ecc.

    A commissionare il documentario è stata Press-tv con sede a Teheran e Londra, a produrlo è l’autrice e regista Silvia Luzi, che collabora con Raitre per Report di Milena Gabanellli e Presa diretta di Sergio Iacona, oltre a programmi per Sky.

    Cosa accomuna Savona Verona e Salerno al punto tale da produrre nel massimo riserbo un documentario destinato alla distribuzione internazionale?

    Zanardi

  • Parroco accusato di molestie, se condannato sarà la Curia a pagare i danni

    Parroco accusato di molestie, se condannato sarà la Curia a pagare i danni

    Lunedì 08 Ottobre 2012 16:22

    LECCE – La Curia di Nardò dovrà risarcire eventuali danni che saranno liquidati a un giovane cittadino marocchino che ha accusato il parroco Don Quintino De Lorenzis di averlo molestato. Lo ha deciso il Tribunale di Lecce (presieduto da Stefano Sernia), accogliendo la richiesta della parte civile, costituita in giudizio tramite l’avvocato Salvatore Centonze, e rigettando invece quella del legale dell’imputato, Marcello Maruccio, che aveva chiesto di tenere la Curia fuori dal processo.

    Sarà dunque il vescovo di Nardò-Gallipoli, monsignor Domenico Caliandro, a dover risarcire i danni in caso di condanna del prelato, imputato di violenza sessuale.

    Il processo è scaturito da una denuncia di un marocchino di 28 anni che ha accusato Don Quintino di avere abusato di lui nell’ottobre 2011, approfittando del suo stato di indigenza e dell’aiuto materiale che poteva fornirgli. Lo stesso giovane ha formulato in giudizio una richiesta di risarcimento danni pari a 20mila euro. La prossima udienza è fissata per il 20 novembre

    Parroco accusato di molestie se condannato, pagherà la curia

    Il tribunale di Lecce ha accolto la richiesta della parte civile: ad accusare il prete di violenza sessuale è un giovane marocchino

    Parroco accusato di molestie se condannato, pagherà la curia
    LECCE – La Curia di Nardò dovrà risarcire eventuali danni che saranno liquidati a un giovane cittadino marocchino che ha accusato il parroco, don Quintino De Lorenzis di averlo molestato. Lo ha deciso il Tribunale di Lecce (presieduto da Stefano Sernia), accogliendo la richiesta della parte civile, costituita in giudizio tramite l’avvocato Salvatore Centonze, e rigettando invece quella del legale dell’imputato, Marcello Maruccio, che aveva chiesto di tenere la curia fuori dal processo.
    Sarà dunque il vescovo di Nardò-Gallipoli, monsignor Domenico Caliandro, a dover risarcire i danni in caso di condanna del prelato, imputato di violenza sessuale.

    Il processo è scaturito da una denuncia di un marocchino di 28 anni che ha accusato Don Quintino di avere abusato di lui nell’ottobre 2011, approfittando del suo stato di indigenza e dell’aiuto materiale che poteva fornirgli. Lo stesso giovane ha formulato in giudizio una richiesta di risarcimento danni pari a 20.000 euro. La prossima udienza è fissata per il 20 novembre.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/10/08/news/parroco_accusato_di_molestie_se_condannato_pagher_la_curia-44130203/

    Violenze del parroco? Il vescovo citato per responsabilità civile
    La diocesi di Nardò-Gallipoli, attraverso il suo massimo rappresentante, monsignor Domenico Caliandro, entra in un processo. Al vaglio le presunte violenze di don Quintino De Lorenzis ai danni di un marocchino, che sporse denuncia
    di A.M. – 8 ottobre 2012

    LECCE – Per la prima volta la Curia, nella fattispecie la diocesi di Nardò-Gallipoli, e attraverso il massimo rappresentante di quest’ultima, il vescovo Domenico Caliandro, entra in un processo come responsabile civile. Si tratta del processo che vede come imputato don Quintino De Lorenzis, 35enne originario di Casarano, ex parroco della parrocchia di San Gerardo Majella di Nardò, accusato di violenza sessuale nei confronti di un ragazzo marocchino di 28 anni.

    I giudici della prima sezione penale del Tribunale di Lecce, infatti, hanno accolto la richiesta del legale della presunta vittima, l’avvocato Salvatore Centonze, di citare come responsabile civile la Curia di Nardò. Il 28enne, che si è costituito parte civile nel processo, ha chiesto un risarcimento di 20mila euro.

    Secondo la difesa al Curia sarebbe responsabile in virtù del rapporto lavorativo con il sacerdote, e quindi dei danni arrecati dal parroco nell’esercizio delle sue funzioni. Anche perché, come nel caso in questione, gli illeciti sarebbero stati commessi all’interno della parrocchia.

    La presunta vittima ha denunciato di aver subito gli abusi nella sacrestia. Lì dove il 28enne si sarebbe recato per chiedere aiuto, vista la situazione di grave indigenza nella quale verteva, una volta arrivato, da clandestino, nel Salento. E proprio quel parroco nel quale avrebbe visto il suo aiuto, si sarebbe invece trasformato nel suo aguzzino.

    DSCN0902-2E’ questo che il ragazzo di nazionalità marocchina ha riferito agli inquirenti, quando ha denunciato gli abusi sessuali ai suoi danni da parte del parroco 35enne. I fatti contestati sarebbero avvenuti lo scorso 15 ottobre. In particolare il ragazzo di origini marocchine sarebbe stato avvicinato dal sacerdote mentre era intento a vestirsi e avrebbe subito diversi e sempre più vigorosi tentativi di approccio sessuale.

    Nella denuncia la presunta vittima avrebbe fatto riferimento a fatti e luoghi ben circostanziati: il sacerdote gli avrebbe toccato in più occasioni i genitali. Una condotta che avrebbe determinato “a carico della vittima l’insorgere di una patologia psichica consistente in un profondo stato d’insicurezza, difficoltà nella vita di relazione e sessuale, ansia e depressione, tanto da far ricorso a terapie farmacologiche”. Il parroco, che è stato sospeso dalla Curia e rimosso dal suo incarico, è stato rinviato a giudizio al termine dell’udienza preliminare che si è tenuta a gennaio dinanzi al gup del Tribunale di Lecce Nicola Lariccia.

    http://nardo.lecceprima.it/violenze-del-parroco-il-vescovo-citato-per-responsabilita-civile.html