Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedopornografia, sacerdote in manette a Brindisi: fu già condannato per atti di libidine

    Pedopornografia, sacerdote in manette a Brindisi: fu già condannato per atti di libidine

    di SONIA GIOIA – Materiale pedopornografico nel pc. E’ l’accusa che ha fatto finire in manette l’ex cappellano dell’ospedale Perrino di Brindisi, stipendiato dalla Asl, don Franco Legrottaglie, 67 anni. Nominare le cartelle con i nomi dei santi, per nasconderne il contenuto, non è servito a sviare le indagini della polizia postale di Brindisi, che dopo una serie di denunce ha perquisito l’abitazione del prelato scovando nel computer una serie di file dall’inequivocabile contenuto sessuale aventi per protagonisti minorenni.

    Non è la prima volta che il sacerdote finisce nei guai con la giustizia. Vent’anni fu condannato per “atti di libidine violenta” nei confronti di due ragazzine minorenni. L’arresto è stato eseguito in flagranza di reato. La notizia ha scosso, ma non sorpreso, la comunità di Ostuni, città d’origine del parroco vent’anni fa in servizio presso la chiesa di sant’Antonio, oltre che investito dalla Curia delle funzioni di cappellano militare. Fu all’epoca che il sacerdote fu colto per la prima volta in atteggiamenti morbosi con due ragazzine e arrestato.

    La Curia lo sospese e dopo la detenzione lo spedì in missione in Congo per un lungo periodo di riabilitazione spirituale al termine del quale fu riammesso ai servizi sacerdotali e destinato alla chiesa della Madonna del Pozzo, oltre che alla cappella dell’ospedale Perrino di Brindisi (dove era retribuito come collaboratore della Asl). Le denunce di alcuni genitori hanno dato origine all’inchiesta a suo carico affidata dalla Procura al pm Milto De Nozza, che, dopo le verifiche della polizia postale ha autorizzato la perquisizione domiciliare nel corso della quale è stato ritrovato il materiale a luci rosse che ha fatto scattare l’arresto.

    Si tratta del secondo prete del Brindisino finito nei guai per reati legati alla sfera sessuale nel giro di pochi mesi. A finire nella rete degli investigatori, a maggio scorso, fu don Giampiero Peschiulli. Il sacerdote

    prestava la sua opera in una chiesetta del centro città, la parrocchia Santa Lucia, dove si infiltrarono alcuni giovanissimi attori, inviati speciali della trasmissione televisiva Le Iene: il servizio trasmesso in seguito mostrò il prete che circuiva i ragazzini facendoli oggetto di attenzioni particolari. Dopo la trasmissione due ragazzi di 14 anni trovarono il coraggio di denunciare le molestie subite: il prete finì ai domiciliari e fu sospeso dalla Curia.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2015/11/26/news/pedopornografia_sacerdote_in_manette_a_brindisi_fu_gia_condannato_per_atti_di_libidine_su_due_ragazzine-128221128/

  • Pedofilia clericale: un incontro all’Urban Center

    Pedofilia clericale: un incontro all’Urban Center

    La Spezia – Sarà trasmesso anche in diretta streaming l’evento “Parole, opere, omissioni” promosso per domani sabato 14 novembre alle 17.00 presso l’Urban Center della Spezia da UAAR per parlare di pedofilia clericale.

    “Per i milioni di devoti cattolici nel mondo la Chiesa è un luogo di pace, di santità e di serenità; tuttavia, per alcuni bambini della parrocchia, è proprio dietro quelle alte mura che si scatena. La Chiesa cattolica ha circa 50 milioni di bambini all’interno delle sue Congregazioni sparse in tutto il mondo, eppure il Vaticano pare non abbia adottato ancora nessuna politica di protezione dei bambino. C’è, quindi, un’unica politica rivolta a mantenere le cose come profondamente sepolte in segreto il più possibile? Una storia di secoli che continua ancora oggi. Quanto conosciamo di essa? Quanto è informazione o disinformazione e quanto deve rimanere tabù?”.

    Introduce Antonio Lombatti, storico e scrittore, autore del libro “La moglie del Monsignore”, con un coinvolgente e toccante viaggio tra “celibato obbligatorio” e “pedofilia clericale”, fino agli ultimi casi giudiziari italiani ancora aperti e altri da aprire, illustrati da Francesco Zanardi, fondatore della “Rete l’abuso” di Savona, associazione impegnata in prima linea in sostegno delle vittime della pedofilia clericale. Dopo una breve testimonianza diretta di Zanardi, vittima degli abusi di don Nello Giraudo, seguirà la proiezione del film/documentario di Silvia Luzi e Luca Bellino, che parla di casi tutti italiani: “La preda. Silenzio nel nome di Dio”, presentato al Bif&st di Bari, prodotto dalla PRESS-TV e diffuso in più di 40 paesi ma ancora inedito in Italia. Una toccante testimonianza delle vittime di abusi e di una parte di Chiesa che vuole avere una voce nel contrasto alla pedofilia.

    Ingresso libero.

  • «Fra tre mesi sarò vescovo», l’ambiziosa carriera  del sacerdote indagato per abusi su minore a Cosenza

    «Fra tre mesi sarò vescovo», l’ambiziosa carriera del sacerdote indagato per abusi su minore a Cosenza

    Emergono nuovi particolari sul prete accusato di avere avuto attenzioni sessuali nei confronti di un ragazzino, suo alunno in una scuola di Cosenza

    COSENZA – «Fra tre mesi sarò vescovo». Così diceva, un po’ scherzando un po’ no, il sacerdote accusato dalla procura della Repubblica di Cosenza, di abusi sessuali su un ragazzino di 12 anni, suo alunno in una delle migliori scuole di Cosenza.
    L’aspirazione del prete all’episcopato era nota a diversi sacerdoti di Cosenza che lo conoscevano e di tanto in tanto lo frequentavano.

    «Fra non molto mi bacerai la mano» era un’altra delle battute che il religioso rivolgeva ad amici e conoscenti, mimando il gesto riservato ai vescovi in segno di rispetto e devozione.

    Probabilmente gli inquirenti che hanno tenuto sotto controllo il prete, a seguito della denuncia dei familiari del bambino che avrebbe subito le sue insane attenzioni, hanno ascoltato qualcuna di queste frasi.

    La possibilità di un avanzamento dell’indiziato nella gerarchia ecclesiastica, ha indotto il pm Antonio Bruno Tridico ad accelerare i tempi d’intervento nell’inchiesta avviata diversi mesi addietro.

    La scorsa settimana è stata così disposta una perquisizione domiciliare al sacerdote, con contestuale sequestro del computer personale ed altri supporti informatici. Sarebbero stati trovati filmati e immagini pornografiche.

    Il computer, i suoi contenuti ed i collegamenti a internet effettuati, sono ora all’esame della squadra mobile di Cosenza. Come sono al vaglio degli investigatori determinate espressioni riguardanti l’eventuale nomina a monsignore del sacerdote cosentino indagato.

    Intanto, l’avvocatessa Rossana Cribari, che difende l’indiziato, non esclude che prima o poi possa svolgersi un incidente probatorio, con un confronto fra la presunta vittima e il presunto molestatore, alle presenza del giudice delle indagini preliminari e di uno psicologo dell’infanzia.  Il tutto per valutare l’attendibilità del racconto del ragazzino.

    Secondo indiscrezioni trapelate, però, il pubblico ministero oltre ad aver in mano la denuncia dei genitori del bambino e la versione dello stesso sui fatti contestati, a supporto dell’accusa, avrebbe nel fascicolo altri elementi acquisiti nel corso dell’attività investigativa.

    La Curia di Cosenza e l’arcivescovo Francesco Nolè, continuano a mantenere sulla vicenda un atteggiamento di cautela. «La nostra Chiesa – ha detto il presule – mentre confida nell’operato della magistratura e degli inquirenti, invita tutte le comunità a pregare per la presunta vittima dell’abuso, per la sua famiglia e per il sacerdote ed esorta a non cadere nella tentazione del facile giudizio fino a quando non saranno appurate le eventuali responsabilità del sacerdote e non sarà fatta piena luce sull’intera e triste vicenda».

    Stessa cautela e riserbo sulle indagini in atto continua a mantenere in questo momento la procura della Repubblica.

    http://www.ilquotidianoweb.it/news/cronache/742268/-Fra-tre-mesi-saro-vescovo.html

  • Evento su pedofilia clericale  con diretta streaming.

    Evento su pedofilia clericale con diretta streaming.

    SABATO 14 NOVEMBRE 2015 , dalle ore 17.00, IN DIRETTA STREAMING DALL’URBAN CENTER DI LA SPEZIA (presso teatro civico, via Carpenino) , un importante evento sulla pedofilia clericale, organizzato dal circolo Uaar della Spezia. L’ingresso libero.

    “Parole opere e omissioni” Per i milioni di devoti cattolici nel mondo la Chiesa è un luogo di pace, di santità e di serenità; tuttavia, per alcuni bambini della parrocchia, è proprio dietro quelle alte mura che si scatena l’inferno.
    La Chiesa cattolica ha circa 50 milioni di bambini all’interno delle sue Congregazioni sparse in tutto il mondo, eppure il Vaticano pare non abbia adottato ancora nessuna politica di protezione dei bambino.

    C’è, quindi, un’unica politica rivolta a mantenere le cose come profondamente sepolte in segreto il più possibile?
    Una storia di secoli che continua ancora oggi. Quanto conosciamo di essa? Quanto è informazione o disinformazione e quanto deve rimanere tabù?

    Introduce Antonio Lombatti, storico e scrittore, autore del libro “La moglie del Monsignore”, con un coinvolgente e toccante viaggio tra “celibato obbligatorio” e “pedofilia clericale”, fino agli ultimi casi giudiziari italiani ancora aperti e altri da aprire, illustrati da Francesco Zanardi, fondatore della “Rete l’abuso” di Savona, associazione impegnata in prima linea in sostegno delle vittime della pedofilia clericale.

    Dopo una breve testimonianza diretta di Zanardi, vittima degli abusi di don Nello Giraudo, seguirà la proiezione del film/documentario di Silvia Luzi e Luca Bellino, che parla di casi tutti italiani: “La preda. Silenzio nel nome di Dio”, presentato al Bif&st di Bari, prodotto dalla PRESS-TV e diffuso in più di 40 paesi ma ancora inedito in Italia. Una toccante testimonianza delle vittime di abusi e di una parte di Chiesa che vuole avere una voce nel contrasto alla pedofilia.

    Grazie alla collaborazione della libreria “contrappunto” della Spezia, saranno disponibili copie del libro: “La moglie del monsignore”, di Antonio Lombatti.
    Per info: laspezia@uaar.it
    331.3723837
    Facebook: Uaar La Spezia
    Cesare Bisleri (coordinatore circolo Uaar La Spezia)

  • Abusò di un minore: il parroco don Rutigliano ha scontato la condanna. Quale futuro per il suo sacerdozio?

    Abusò di un minore: il parroco don Rutigliano ha scontato la condanna. Quale futuro per il suo sacerdozio?

    di Antonio Baldari

    BIVONGI – “Con il presente Decreto, il Rev. Rutigliano è dichiarato colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio”, commesso “nel periodo fra il 2006 e il 2008”. Era questa è la dicitura per esteso posta al capo a) del punto 4., dell’ultima pagina del documento, licenziato dal Palazzo del Sant’Uffizio in data 20 giugno 2011 con cui si portò a conclusione il processo a carico di don Francesco Rutigliano, ex parroco di Bivongi e Pazzano,  cittadine dell’Alto jonio calabrese ed insistenti nell’area ecclesiastico-giurisidizionale della diocesi di Locri-Gerace, nella provincia di Reggio Calabria; una sentenza di condanna per l’allora 36enne sacerdote, originario di Altamura, in provincia di Bari, di cui si venne a conoscenza quattro anni orsono, ottobre 2011, proprio nelle ore immediatamente precedenti la visita del Santo Padre, Benedetto XVI, in terra di Calabria. 

    Oggi, a distanza di oltre mille giorni da quel provvedimento adottato dal tribunale apostolico, ci si chiede cosa farà la Chiesa in merito a quello che fu uno dei casi più eclatanti registrati in Italia e configurabili tra gli oltre trecento finiti sotto la lente di ingrandimento della commissione giudicante formata proprio per dirimere le controversie coinvolgenti tanti rappresentanti del clero ed ancor’oggi molto attiva grazie alla spinta propulsiva di papa Francesco nel voler fare chiarezza su tali vicende…

    Gli abusi ebbero inizio già intorno al 2004 prima dell’ordinazione diaconale… 

    Tra le quali quella relativa a don Rutigliano fu sin da subito destinata a segnare ulteriormente un limpido spartiacque nella lotta alla pedofilia per quanto riguarda il Vaticano, con quella sentenza il cui numero di protocollo è il 197 del 2009, recante l’intestazione ufficiale della “Congregatio Pro Doctrina Fidei”, e che prende l’abbrivio con il punto 1, capo a), con il quale si attesta che “Il Rev. Francesco Rutigliano, del Clero della Diocesi di Locri-Gerace, nato il 13 dicembre 1974 ed ordinato sacerdote il 30 settembre 2006, venne accusato davanti a questo tribunale per abuso di minore in data 12 giugno 2009” per fatti accaduti “nel periodo fra il 2006 e il 2008”. “Gli abusi avrebbero avuto inizio già intorno al 2004, prima dell’ordinazione diaconale dell’accusato”.

    Affermazioni forti sottoscritte dal delegato,  Carlo Dezzuto; Monsignor Robert Deeley, in qualità di assessore e Mons. Krzysztof Nykiel, anch’egli assessore, nel porre il caso de quo. Che poi comincia a sciorinarsi sostenendo che si è dato “luogo ad un processo amministrativo penale mediante la raccolta e l’esibizione di prove documentali e testimoniali, nonché con l’audizione diretta e il confronto fra presunta vittima e accusato – si apprende – nell’esame degli atti, anche senza considerare le testimonianze raccolte il denunciante è coerente e concorde nel descrivere in modo preciso i comportamenti del Rev. Rutigliano nei propri confronti, ribadendo particolari anche minuti”…

    Divieto assoluto ad esercitare qualunque ministero pubblico per il periodo di quattro anni… 

    Nel corso del processo sono risultati “Chiaramente dimostrate la fragilità e l’instabilità emotiva, psicologica ed esistenziale della presunta vittima, che attraversava una fase adolescenziale resa particolarmente delicata dal contesto famigliare e culturale in cui si collocava la sua esistenza – si asserisce al capo c) del punto 3. – che la difesa non smentisce ma anzi ne conferma la vulnerabilità, conferendo credibilità al quadro in cui gli abusi possono essersi verificati”.

    Da cui si è di riflesso addivenuti alla conclusione che “Si impone dunque al Rev. Rutigliano – sotto la diretta responsabilità del Vescovo diocesano – il divieto per anni quattro, a partire dalla notifica del presente Decreto, di esercitare qualunque ministero pubblico. Rimane unicamente consentita la celebrazione in forma privata della S. Messa – si prosegue – nello stesso periodo in cui egli si sottoponga ad un adeguato percorso psicologico di durata quadriennale, di cui verrà data tramite il Vescovo diocesano relazione annuale a questa Congregazione, mirante al consolidamento della maturità psico-affettiva e vocazionale del chierico”.

    Ma non solo, come per la famosa “legge del contrappasso” di dantesca memoria, nel paragrafo conclusivo del testo licenziato dalla Congregazione della Dottrina e della Fede, si dice ancora che “Egli è tenuto alla celebrazione di dodici S. Messe (con cadenza mensile, per un anno) a favore della vittima e della sua famiglia – si epiloga con il sopraccitato documento – in caso di inosservanza delle misure sopra indicate, al reo potranno essere inflitte pene più gravi, non esclusa la dimissione dallo stato clericale”.

    Quel 17 febbraio del 2010 quando lasciò per sempre Bivongi e Pazzano… 

    A margine della predetta sentenza di colpevolezza di don Francesco Rutigliano balzò particolarmente alla mente quel 17 febbraio 2010, giorno in cui il giovane prete lasciò per sempre le comunità dei fedeli di Bivongi e Pazzano: un addio nato nella mestizia, a fare da contraltare al giubilo di cinque anni prima, l’8 ottobre 2006, allorché ad una settimana dall’ordinazione sacerdotale venne intronizzato quale nuovo parroco dei due sodalizi socio-religiosi.

    Quel giorno di 5 anni e mezzo fa, ironia della sorte, era il “Mercoledì delle Ceneri” notoriamente rivolto alla conversione, ed al pentimento, invitando a “credere al vangelo”. Quel giorno, egli se ne andò nella più completa solitudine, senza che nessuno dei suoi superiori fosse presente. E senza che venisse indicato alla comunità il suo sostituto, don Enzo Chiodo, che arrivò “soltanto” nove mesi dopo. Cosa che, col senno di poi, fece riflettere, e non poco, sulla piega che l’amara vicenda stava nel frattempo prendendo…

  • Il «mea culpa» dei vescovi del Canada per le violenze ai nativi

    Il «mea culpa» dei vescovi del Canada per le violenze ai nativi

    L’arcivescovo di Ottawa Prendergast alla «marcia della riconciliazione» con inuit e metis sulle «scuole residenziali» dove 150mila bambini vennero strappati alle famiglie.

    In Canada è giunta al termine dei suoi lavori la Commissione per la Verità e la Riconciliazione sulle «scuole residenziali», gli istituti gestiti da Chiese cristiane dove – a partire dalla metà dell’Ottocento e per quasi tutto il XX secolo – il governo federale trasferì forzatamente circa 150mila bambini delle tribù native per perseguire la politica dell’assimilazione forzata. Per domani è attesa la presentazione del rapporto finale, con i racconti dettagliati delle violenze subite e il numero sconvolgente di almeno 6mila bambini morti in queste strutture. Ma già ieri a Ottawa si è svolta una «marcia della riconciliazione» per riconoscere la verità di una barbarie che solo a partire dagli anni Ottanta in Canada si è cominciata a riconoscere come tale. E tra le migliaia di persone che hanno preso parte alla marcia di Ottawa c’erano anche l’arcivescovo cattolico della città, monsignor Terrence Prendergast e una rappresentanza ufficiale dei vescovi canadesi.

    Quella delle violenze nei confronti dei piccoli inuit e metis strappati alle loro famiglie per farli diventare «veri canadesi» è una pagina nera della storia di tutto il Canada: già nel 2008 il premier Stephen Harper aveva presentato scuse formali alle comunità aborigene per questa vicenda, avviando il processo della Commissione per la Verità e la Riconciliazione. Questo organismo ha raccolto le testimonianze delle vittime di questo sistema, protrattosi fino ad anni recentissimi (l’ultima delle «scuole residenziali» è stata chiusa nel 1996). Ed è una vicenda che ha chiamato in causa in prima persona anche la Chiesa cattolica che – forte della sua tradizione in ambito scolastico – gestiva molte di queste strutture. E sotto accusa non c’è solo il fatto di aver collaborato con il governo federale in quest’opera di sradicamento della cultura nativa, ma anche i casi non isolati di violenze fisiche e psicologiche gravissime – compresi abusi sessuali – commessi nei confronti di questi piccoli all’interno delle scuole.

    «Guardiamo al passato e chiediamo perdono», ha scritto l’arcivescovo di Ottawa in una lettera pastorale indirizzata alla sua diocesi in occasione della «marcia della riconciliazione». «Molte delle scuole residenziali erano gestite da enti cattolici e riconosciamo di avere una responsabilità morale in ciò che è successo, insieme all’obbligo di pentirci per questi errori. Con la vostra consapevolezza di questa vicenda – ha aggiunto Prendergast rivolgendosi ai fedeli – con la vostra presenza agli eventi e con la preghiera, aiuterete la Chiesa nel suo desiderio di collaborare con le comunità aborigene per costruire un futuro condiviso nel rispetto reciproco».

    In questo stesso percorso di presa di coscienza e purificazione della memoria da parte della Chiesa canadese, va anche ricordato che nel 2009 in Vaticano era già avvenuto un incontro tra papa Benedetto XVI e il «Grande capo» dell’Assemblea dei nativi del Canada, Phil Fontaine, organizzato dall’allora presidente della Conferenza episcopale canadese, monsignor James Weisgerber. In quell’occasione – spiegò un comunicato della Sala stampa vaticana – Ratzinger manifestò «il suo dolore e l’angoscia causata dalla deplorevole condotta di alcuni membri della Chiesa» in questo sistema delle scuole residenziali, aggiungendo che «atti di abuso non possono essere mai tollerati nella società» e pregando perché le vittime potessero ricevere conforto.

    http://www.lastampa.it/2015/06/01/esteri/vatican-insider/it/il-mea-culpa-dei-vescovi-del-canada-per-le-violenze-ai-nativi-DuOyLqfB63TaAil5cmwbZI/pagina.html

  • Prete pedofilo a Brindisi, il candidato cattolico Ferrarese propone: “Castrazione chimica”

    Prete pedofilo a Brindisi, il candidato cattolico Ferrarese propone: “Castrazione chimica”

    Il coordinatore regionale di Ncd ed ex presidente della provincia lancia la campagna contro chi molesta i bambini dopo il caso del sacerdote arrestato. E su Facebook è boom di “mi piace”

    di SONIA GIOIA

    La soluzione ai casi di pedofilia come quello, stando alle accuse della Procura di Brindisi, che ha coinvolto il sacerdote 73enne della chiesa di Santa Lucia  Giampiero Peschiulli? “La castrazione chimica”, il coordinatore regionale di Ncd-Area popolare Massimo Ferrarese, lista a sostegno del candidato del centrodestra alle regionali Francesco Schittulli non ha dubbi.

    Sembra che l’oncologo barese in lizza per la presidenza della Regione Puglia sul punto non è ancora stato interpellato, ma lo sarà da qui a breve. “Non so se il mio partito sposerà questa proposta, ma io la sosterrò con ogni mezzo. Siamo di fronte a malati di mente (i pedofili, ndr) che creano problemi psicologici irreversibili ai nostri figli. Allora devono scegliere: o restare chiusi in carcere per non nuocere a nessuno per il resto dei loro giorni, oppure rimuovere la malattia che afflige loro e le loro vittime, delle due l’una”.

    L’ex presidente della Provincia Massimo Ferrarese non è personalmente candidato e ci tiene a sottilineare che è solo un caso se prende posizione in questa turpe vicenda in piena campagna elettorale. Il coordinatore regionale del partito di area cattolica, non lesina commenti al vetriolo sulla Curia, che secondo l’ordinanza di custodia cautelare che ha confinato ai domiciliari don Peschiulli sarebbe stata in qualche modo complice silente delle azioni del prete ai danni di due chierichietti.

    “La scoperta di un caso di pedofilia così eclatante nel cuore della città, in un luogo in cui mandiamo i nostri figli per completare la loro educazione ci pone davanti a due problemi. Il primo è legato al colpevole silenzio con cui la Curia brindisina del tempo, pur messa a conoscenza degli abusi, ha coperto l’operato del parroco, consentendogli di fatto oltre dieci anni di ulteriori abusi. Il secondo è relativo alla necessità di prendere provvedimenti drastici nei confronti dei malati che approfittano di bambini ai quali distruggono per sempre l’esistenza. E in questo senso ritengo si possa iniziare a valutare l’introduzione della castrazione chimica per non mettere più questa gente in condizione di fare del male”, scrive Ferrarese su Facebook facendo il pieno di I like e di commenti.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2015/05/21/news/prete_pedofilo_a_brindisi_il_candidato_cattolico_ferrarese_propone_castrazione_chimica_-114903409/

  • Brindisi, arrestato il prete pedofilo smascherato dalla tv. “Il vescovo disse di non denunciarlo”

    Brindisi, arrestato il prete pedofilo smascherato dalla tv. “Il vescovo disse di non denunciarlo”

    I carabinieri hanno messo agli arresti domiciliari il 73enne don Giampiero Peschiulli, accusato di violenza sessuale anche su 14enni. Aveva lasciato l’incarico dopo un servizio delle Iene

    di SONIA GIOIA

    Sarebbero due chierichetti, entrambi minori di 14 anni, le vittime di don Giampiero Peschiulli, il sacerdote di Brindisi finito ai domiciliari dopo le indagini scattate a suo carico a seguito di un servizio firmato dalla trasmissione televisiva Le Iene il 29 ottobre scorso. Un andazzo che nella parrocchia di Santa Lucia sarebbe andato avanti da tempo, sospettano gli investigatori brindisini, addirittura con la complicità dell’ex vescovo Rocco Talucci. Il quale ai genitori di due dei bimbi molestati che gli avevano chiesto aiuto avrebbe “espresso meraviglia – si legge negli atti – sul fatto che i giovani avessero parlato in casa delle molestie ricevute”.

    Non è tutto. A quanto pare il vescovo (l’unico brindisino ad avere l’onore di ricevere il Papa nella storia della città) “aveva invitato le vittime degli atti sessuali a non denunciare la vicenda e a non parlarne con altri”. È quello che riferito i familiari di diversi adolescenti di allra. Uno di questi oggi ha quasi trent’anni e ai parenti ha raccontato che quando aveva dieci anni era spesso stato accarezzato in modo morboso.

    Sono state proprio le querele di parte firmate dalle ultime due giovani vittime, dopo la messa in onda del servizio, a far scattare gli approfondimenti investigativi e quindi gli arresti a carico del prete, fino a ieri indagato a piede libero. Inchiesta con appendice di intercettazioni telefoniche, come quella all’indirizzo di uno dei due chierichetti. “Ho capito, ho capito, mi hai tradito, ho capito ho capito”, dice il prete al ragazzino che si scusa di non essere riuscito ad andare in parrocchia per impegni di studio.

    Non è da uomo in abito talare, secondo l’interpretazione del pm Giuseppe De Nozza, la replica del sacerdote: “Sine (che in dialetto brindisino sta per sì), mi hai come si dice aspetta, come si dice la parola, sedotto e tradito”. Per scongiurare che il sacerdote potesse nuocere ulteriormente riservando ai piccoli parrocchiani le sue attenzioni, il pm ha chiesto e ottenuto l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari. Dopo il provvedimento del gip, nessuna replica da parte della curia brindisina.

    L’attuale arcivescovo aveva accettato il passo indietro, informando la parrocchia sugli sviluppi della vicenda e  specificando che “da quando ha assunto la guida della diocesi non gli era pervenuta alcuna denuncia riguardo i fatti su cui si sta indagando”. Infine ha nuovamente “invitato alla preghiera e all’impegno l’intera comunità diocesana perché il male non prevalga e le comunità cristiane, in cui vi sono tanti sacerdoti generosi e ammirevoli, proseguano con perseveranza il loro cammino”.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2015/05/20/news/prete_pedofilo-114804624/#gallery-slider=99458016

  • “Perché l’hai fatto?” Il faccia a faccia tra l’ex seminarista e il prete degli abusi

    “Perché l’hai fatto?” Il faccia a faccia tra l’ex seminarista e il prete degli abusi

    “Tu mi hai distrutto la vita, ma ora voglio perdonarti”. Dopo 45 anni Mark Murray riesce a trovare a Verona, Romano Nardo, il sacerdote responsabile delle violenze che avvenivano in un istituto inglese. La risposta: “Mi spiace se ti ho fatto del male”. Però dopo l’incontro la vittima viene denunciata.

    di MARCO ANSALDO

    VERONA – Un abusato e il suo presunto carnefice. Un ex seminarista, che ha smesso di credere nella Chiesa, e il sacerdote, oggi anziano, che indossa ancora la veste talare. Uno di fronte all’altro. Per la prima volta. 45 anni dopo. Che cosa può accadere? Che cosa si può provare?

    La scena è avvenuta nei giorni scorsi a Verona, nella Casa dei padri Comboniani. Mark Murray, 59 anni, di Sant’Asaph, nord del Galles, dopo decenni in cui aveva chiesto  –  senza successo  –  di poter incontrare l’uomo che nel seminario di Mirfield, Yorkshire, in Inghilterra, aveva più volte abusato sessualmente di lui, ha deciso di bussare a sorpresa alla sua porta. Ha chiesto di padre Romano Nardo, 73 anni, friulano di Pordenone. Di sé ha dato il proprio secondo nome, Christopher. “Altrimenti  –  spiega  –  mi avrebbero fermato”. È stato fatto entrare.

    Il prete pedofilo e l’ex seminarista, faccia a faccia dopo 45 anni: “Chiedo scusa al Signore se ho sbagliato”

    Quello che è accaduto nella cappella è documentato in un video-reportage esclusivo di repubblica.it, curato da chi scrive e dai colleghi Francesco Gilioli e Antonio Nasso. E, come si vede nella registrazione, i primi momenti non sono facili. “Ti ricordi di me?”, chiede l’ex seminarista al prete conosciuto nel 1970. E in un lampo, quasi mezzo secolo di dolore, pensieri, frustrazioni, notti insonni, sedute dallo psicologo, rapporti matrimoniali irrisolti, si scaricano in una frase: “Tu hai avuto un impatto devastante sulla mia vita!”.Il sacerdote è shockato. Appare confuso. È a testa bassa. Prima nega di ricordare. Poi, in inglese, dice: “Se ho causato quello che tu dici, mi dispiace. Sono veramente dispiaciuto”. Mark aggiunge: “Sono venuto qui per perdonarti. Vai per favore a chiamare il padre superiore”. Il prete lascia la cappella.

    Dal Galles a Verona: il lungo viaggio dell’ex seminarista abusato in cerca della verità

    L’ex seminarista, oggi sposato con due figli, impiegato in un’associazione che si occupa di persone disabili, è venuto appositamente dal Galles, dopo anni di riflessione e dinieghi ottenuti. Chiede ora di incontrare il responsabile della Casa di Verona. Ma la replica non è affatto amichevole. Il superiore della struttura è a Bari, rientrerà anzi in tutta fretta. A Mark viene dato un appuntamento per il giorno successivo. Al ritorno, però, troverà visi torvi. Sono stati chiamati i carabinieri, pronti ad arrivare. Murray è sconvolto. Non si aspettava tanta acrimonia e una simile reazione. Quasi fugge, torna in albergo, vuole ripartire. Passa una notte insonne, con le pillole sul comodino. Poi decide: torna alla Casa dei Comboniani. Il superiore questa volta lo accoglie. Lo ascolta. Gli dice: “Noi preghiamo per te”. Padre Romano Nardo, fa sapere intanto il suo amministratore di sostegno, è stato spostato in una struttura protetta. “È parzialmente incapace  –  aggiunge  –  . E poi non è mai stato processato né condannato”.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2015/05/13/news/_perche_l_hai_fatto_il_faccia_a_faccia_tra_l_ex_seminarista_e_il_prete_degli_abusi-114228998/

  • “Perché l’hai fatto?” Il faccia a faccia tra l’ex seminarista e il prete degli abusi

    “Perché l’hai fatto?” Il faccia a faccia tra l’ex seminarista e il prete degli abusi

    di MARCO ANSALDO

    VERONA – Un abusato e il suo presunto carnefice. Un ex seminarista, che ha smesso di credere nella Chiesa, e il sacerdote, oggi anziano, che indossa ancora la veste talare. Uno di fronte all’altro. Per la prima volta. 45 anni dopo. Che cosa può accadere? Che cosa si può provare?

    La scena è avvenuta nei giorni scorsi a Verona, nella Casa dei padri Comboniani. Mark Murray, 59 anni, di Sant’Asaph, nord del Galles, dopo decenni in cui aveva chiesto  –  senza successo  –  di poter incontrare l’uomo che nel seminario di Mirfield, Yorkshire, in Inghilterra, aveva più volte abusato sessualmente di lui, ha deciso di bussare a sorpresa alla sua porta. Ha chiesto di padre Romano Nardo, 73 anni, friulano di Pordenone. Di sé ha dato il proprio secondo nome, Christopher. “Altrimenti  –  spiega  –  mi avrebbero fermato”. È stato fatto entrare.

    Il prete pedofilo e l’ex seminarista, faccia a faccia dopo 45 anni: “Chiedo scusa al Signore se ho sbagliato”

    Quello che è accaduto nella cappella è documentato in un video-reportage esclusivo di repubblica.it, curato da chi scrive e dai colleghi Francesco Gilioli e Antonio Nasso. E, come si vede nella registrazione, i primi momenti non sono facili. “Ti ricordi di me?”, chiede l’ex seminarista al prete conosciuto nel 1970. E in un lampo, quasi mezzo secolo di dolore, pensieri, frustrazioni, notti insonni, sedute dallo psicologo, rapporti matrimoniali irrisolti, si scaricano in una frase: “Tu hai avuto un impatto devastante sulla mia vita!”.Il sacerdote è shockato. Appare confuso. È a testa bassa. Prima nega di ricordare. Poi, in inglese, dice: “Se ho causato quello che tu dici, mi dispiace. Sono veramente dispiaciuto”. Mark aggiunge: “Sono venuto qui per perdonarti. Vai per favore a chiamare il padre superiore”. Il prete lascia la cappella.

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    L’ex seminarista, oggi sposato con due figli, impiegato in un’associazione che si occupa di persone disabili, è venuto appositamente dal Galles, dopo anni di riflessione e dinieghi ottenuti. Chiede ora di incontrare il responsabile della Casa di Verona. Ma la replica non è affatto amichevole. Il superiore della struttura è a Bari, rientrerà anzi in tutta fretta. A Mark viene dato un appuntamento per il giorno successivo. Al ritorno, però, troverà visi torvi. Sono stati chiamati i carabinieri, pronti ad arrivare. Murray è sconvolto. Non si aspettava tanta acrimonia e una simile reazione. Quasi fugge, torna in albergo, vuole ripartire. Passa una notte insonne, con le pillole sul comodino. Poi decide: torna alla Casa dei Comboniani. Il superiore questa volta lo accoglie. Lo ascolta. Gli dice: “Noi preghiamo per te”. Padre Romano Nardo, fa sapere intanto il suo amministratore di sostegno, è stato spostato in una struttura protetta. “È parzialmente incapace  –  aggiunge  –  . E poi non è mai stato processato né condannato”.

    Mark Murray, piuttosto, viene querelato per essersi “introdotto” nella Casa dei Comboniani. Non è così. Ha bussato alla porta. Viene accusato di essere ubriaco. Non è vero nemmeno questo. Da buon gallese, prima di incontrare dopo decenni il suo presunto abusatore, si è fatto un bicchiere di birra per darsi coraggio, come per noi un caffè. È anche tacciato di volere dei soldi. “Questa è la mia ultima preoccupazione  –  spiega a Repubblica  –  io, come altri ragazzi del seminario di Mirfield, abbiamo ottenuto in passato risarcimenti economici dai Comboniani, da 7mila a 30mila sterline (da 10mila a 40mila euro circa). Cifre risibili a fronte della nostra sofferenza. Quello che in realtà desidero adesso è dare a padre Nardo la possibilità di essere perdonato da me. Lo devo anche a me stesso. E poi, avere le scuse dai padri Comboniani, che per anni hanno protetto lui e gli altri sacerdoti pedofili”. Transazioni sono dunque avvenute. Per una colpa che evidentemente viene ammessa.

    La vicenda risale agli anni Settanta. Un’inchiesta interna ai Comboniani stabilì nel 1997 che il loro confratello “aveva agito in modo inappropriato”. E la polizia dello Yorkshire, competente sulla regione, chiese l’estradizione di padre Nardo per interrogarlo. Sempre rifiutata per motivi di salute. All’epoca il seminario di Mirfield era una sentina di abusi sessuali commessi da parte di alcuni sacerdoti e un insegnante laico nei confronti di un gruppo di ragazzi.

    Quei giovani di allora, oggi tutti sessantenni, si sono costituiti in un’associazione, “I 12 di Mirfield”, che da tempo reclama giustizia. I media inglesi ne hanno parlato più volte, dalla Bbc al Guardian. Ma almeno due preti, si scopre ora, erano italiani. E solo uno di loro rimane oggi in vita. Padre Romano Nardo, il quale a quel tempo, dopo essere stato scoperto anche da un suo confratello quando il 14enne seminarista Mark usciva furtivamente dalla sua stanza, in una delle tante notti di abusi, fu trasferito in Uganda. Dopo appena 4 mesi di permanenza a Mirfield.

    Poi, dopo il 1995, a seguito delle circostanziate accuse di Murray, che aveva elaborato lo shock della sua adolescenza, Nardo fu fatto rientrare in Italia, nella Casa di Verona. La Congregazione dei Comboniani, fondata nel 1867 da Daniele Comboni, beato e canonizzato da Giovanni Paolo II nel 2003, ha una tradizione di grandi missionari. E un patrimonio di opere di bene in tutto il mondo, particolarmente in Africa. Padre Romano Nardo lo si può vedere ancora in un video dire messa, anche se solo per i degenti anziani della struttura dove vive. Continua a vestire l’abito talare.

    I comboniani non possono istituzionalmente togliergli i voti, e il suo caso non è stato mai affrontato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, organo deputato a investigare sui casi di abusi sessuali nella Chiesa. A suo tempo, tra le persone contattate, Mark Murray aveva scritto al grande inquisitore della Santa Sede sulle questioni di pedofilia, monsignor Charles Scicluna, oggi vescovo e presidente del Collegio per l’esame dei ricorsi alla Sessione Ordinaria del dicastero, senza tuttavia ottenere risposta. Ancora di recente, Papa Francesco ha criticato senza mezzi termini e con grande fermezza coloro che nella Chiesa danno scandalo. Le voci del passato  –  Mark Murray e il gruppo di Mirfield, seminario poi chiuso  –  tornano. E chiedono, adesso, di essere ascoltate.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2015/05/13/news/_perche_l_hai_fatto_il_faccia_a_faccia_tra_l_ex_seminarista_e_il_prete_degli_abusi-114228998/