Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Vittime dei preti pedofili ad askanews: in Italia 200 casi dal 2006. “Obbligare i vescovi a denunciare per evitare insabbiamenti”

    Vittime dei preti pedofili ad askanews: in Italia 200 casi dal 2006. “Obbligare i vescovi a denunciare per evitare insabbiamenti”

    Genova, 2 mar. (askanews) – “Anche in Italia sono tanti i casi di preti pedofili che sono stati insabbiati. Noi abbiamo realizzato una mappa con i casi di abusi sessuali su minori o adolescenti da parte del clero registrati negli ultimi 10 anni e sono quasi 200, di cui circa 120 con condanne ormai definitive”. Lo ha denunciato ad askanews Francesco Zanardi, fondatore e portavoce della “Rete L’Abuso”, l’associazione italiana delle vittime dei preti pedofili, commentando la vittoria agli Oscar 2016 come miglior film della pellicola “Il caso Spotlight”, che racconta l’indagine che nel 2001 il Boston Globe fece sull’insabbiamento sistematico delle accuse ai preti pedofili nella diocesi statunitense allora guidata dal cardinale Bernard Law. “Che questo film abbia vinto l’Oscar – ha sottolineato Zanardi – indubbiamente ci ha fatto piacere e ci ha anche un po’ riscattati perché in alcuni passaggi della pellicola si parla di ‘Snap’, un’associazione statunitense analoga alla nostra che veniva un po’ additata come associazione anticlericale ed è la stessa cosa che succede qui in Italia”.

    “Si parla tanto della ‘grande rivoluzione’ di Papa Francesco ma su questo tema in realtà – ha affermato il portavoce della rete ‘L’Abuso’- stiamo parlando di presupposti per il futuro perché la nostra associazione riunisce quasi 500 vittime e tutte si lamentano di non essere state contattate o aiutate dalla Chiesa. Per il momento a neanche una di queste vittime la Chiesa ha prestato aiuto”.

    Per evitare insabbiamenti, secondo l’associazione italiana che riunisce la vittime dei preti pedofili, i vescovi dovrebbero essere costretti a denunciare alla giustizia ordinaria i casi di abusi sessuali da parte di religiosi. “La nostra associazione e le altre associazioni simili – ha spiegato Zanardi – sono contrarie alle varie commissioni d’inchiesta istituite da Bergoglio. Noi pensiamo che davanti a questo problema ci sia solo una soluzione: obbligare i vescovi a denunciare i casi di pedofilia presso l’autorità giudiziaria dello Stato in cui sono stati commessi questi reati”.

    “Malgrado le linee guida di Papa Francesco – ha denunciato il portavoce della rete ‘L’Abuso’- purtroppo questi casi continuano ad essere sommersi. Inoltre molti sacerdoti condannati dai tribunali ecclesiastici sono stati poi reintegrati e tante volte sono stati reintegrati anche quelli condannati dai tribunali civili”. Come esempio Zanardi ha citato un prete condannato a 4 anni per abusi su minore: “La condanna – ha ricordato – è scaduta nel settembre del 2015 ed è stato subito reintegrato a Civitavecchia”.

    “Quello che manca e non rende credibili le dichiarazioni del Vaticano – ha sottolineato il fondatore dell’associazione italiana delle vittime dei preti pedofili – è che il Vaticano sta facendo dichiarazioni per il futuro senza però assumersi le responsabilità di quello che la Chiesa ha seminato fino ad oggi, cioè soccorrere le altre vittime. Questo – ha concluso – sarebbe un gesto concreto che potrebbe dargli più credibilità”.

    Della rete “L’Abuso”, che da anni si batte per difendere i diritti delle vittime, fa parte anche Mirko Gabossi, che ha raccontato la sua storia ad Askanews. “Sono venuto in contatto con il prete che ha abusato di me – ha spiegato Gabossi – più o meno all’età di 12 anni, partecipando alle attività che si facevano in parrocchia con i ragazzi. Rispetto ad altri però io ho avuto la sfortuna di entrarci in contatto di più”. “Da quando è avvenuto l’abuso – ha ricordato – per oltre 10 anni non ho più pensato a quello che era accaduto. Poi quando ho scoperto che Francesco aveva messo in piedi l’associazione ‘Rete L’Abuso’ questo ricordo è venuto a galla e ho deciso di entrare a far parte anch’io dell’associazione.

    Ora insieme a lui – ha affermato Gabossi – sto contribuendo a fare in modo che le vittime escano allo scoperto con le loro testimonianze”. “Stiamo cercando di trovare giustizia per queste vittime – ha sottolineato – attraverso assistenza legale e di fornire loro l’aiuto necessario. Stiamo inoltre muovendo una battaglia nei confronti della struttura che copre questi abusi che ormai avvengono da moltissimi anni”. “Nel mio caso come in quello di Francesco e di altri – ha precisato Gabossi – sono tutti reati andati in prescrizione ma non per questo sono meno importanti o meno validi di altri. I vescovi -ha concluso- dovrebbero occuparsi di quello che accade nelle strutture di cui sono messi a capo e quindi salta subito agli occhi il fatto che non sia né etico né naturale coprire un abuso sessuale da parte di un loro sottoposto”.

    Intanto, nella terza audizione davanti alla Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse (“Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori”), la scorsa notte, in video-collegamento da Roma con l’Australia, il cardinale George Pell ha definito la diocesi di Melbourne – dove è stato vescovo ausiliare (1987-1996) prima di diventare l’arcivescovo – un “mondo di crimini e insabbiamento”, suggerendo in particolare che il suo predecessore, mons. Frank Little, sia stato sollecitato alle dimissioni, nel 1996, per inadempienza verso le accuse emerse contro i preti pedofili della diocesi. L’attuale prefetto per la Segreteria dell’Economia, ha espresso il suo “rammarico” per non aver fatto di più nel caso di un prete pedofilo in un’altra diocesi, Ballarat. Il porporato, che si è detto disponibile a incontrare le vittime di preti abusatori giunti a Roma per assistere alle sue audizioni, verrà ascoltato ancora questa sera, per la quarta e ultima testimonianza. Le vittime, intanto, chiedono di incontrare Papa Francesco. Questa sera quarta e ultima testimonianza. Fos/Int9

    http://www.askanews.it/top-10/vittime-dei-preti-pedofili-ad-askanews-in-italia-200-casi-dal-2006_711749646.htm

  • Spotlight, Oscar su inchiesta scottante. In Italia invece…

    Spotlight, Oscar su inchiesta scottante. In Italia invece…

    LOS ANGELES – Il film sul caso Spotlight ha vinto l’Oscar nella categoria miglior film. Josh Singer e Tom McCarthy hanno vinto il premio Oscar per la miglior sceneggiatura nel film. Il film parla di uno scoop giornalistico sul caso dei preti pedofili. La storia è ambientata negli Stati Uniti, ma diventa uno spunto di riflessione anche per il giornalismo di casa nostra. Ad esempio, Emiliano Fittipaldi de L’Espresso (che ha scritto un libro che ha di fatto dato il via a Vatileaks), ha scritto su Facebook: In Usa i giornalisti che hanno indagato e scoperto i preti pedofili hanno prima vinto il Pulitzer, e oggi il film sulla loro storia l’Oscar. In Italia i giornalisti d’inchiesta vengono ignorati, più spesso incriminati dai giudici italiani e qualche volta, come nel caso mio e di Nuzzi, processati da quelli vaticani. Solo per aver scritto fatti veri e accertati. Anche l’Osservatore Romano ha voluto commentare questo premio: Spotlight “non è un film anticattolico perché il cattolicesimo in sé non viene neppure toccato” ma “indiscutibilmente è un film che ha il coraggio di denunciare casi che vanno condannati senza alcuna esitazione”. Così il giornale della Santa Sede commenta la decisione di assegnare l’Oscar per il miglior film alla pellicola che racconta la vicenda dei preti pedofili, partendo dal caso di Boston. Per la storica Lucetta Scaraffia, alla quale il giornale affida il commento sul film, Spotlight “ha una trama avvincente”, “non è un film anticattolico” e “riesce a dare voce allo sgomento e al dolore profondo dei fedeli davanti alla scoperta di queste orribili realtà”. Seicento articoli, 1000 casi di bambini vittime di abusi sessuali e psicologici, 70 preti pedofili, una storia che comincia decenni prima e che viene fuori solo nel 2002 con uno scandalo mondiale dovuto alla super inchiesta del Boston Globe. Il pool di giornalisti investigatori, che lavorano insieme in una newsroom intitolata Spotlight, tenaci, senza fretta, testardi, a schiena dritta, coraggiosi, vince il Pulitzer. Più o meno un caso Watergate sulla omertosa chiesa americana in fatto di pedofilia. E esattamente come fu per l’inchiesta di Bob Woodward e Carl Bernstein del Washington Post, la bella lezione di giornalismo come si deve arriva al cinema: è Il Caso Spotlight. Il film diretto da Tom MacCarthy e con un gran cast in cui spiccano Michael Keaton, Mark Ruffalo e Stanley Tucci. I colleghi del pool di Spotlight, cani sciolti del Boston Globe, lavorano senza orari e senza l’incubo del pezzo del giorno dopo, martellano le fonti, consultano i documenti in biblioteca, bussano alle porte di probabili testimoni in un giogo concentrico che vuole, da un singolo caso di denuncia di molestie, capire se c’e’ un sistema piu’ grande, un coinvolgimento di istituzioni e gerarchie, un’omertà colpevole. E scoprono tassello dopo tassello nel corso di mesi tutto questo e oltre, compresi documenti pubblici secretati contro le leggi, accordi sottobanco con l’arcidiocesi di Boston e soprattutto, cosa che ha creato scandalo mondiale, la copertura colpevole del cardinale di Boston, Bernard Law, che sapeva da sempre e comprava i silenzi semplicemente spostando i preti pedofili da una parrocchia all’altra o mettendoli temporaneamente in malattia. Ritmo incalzante e una sceneggiatura che fa centro riuscendo a non perdersi dietro il filo delle tante singole storie. Michael Keaton è il caporedattore della sezione Spotlight, Stanley Tucci l’avvocato armeno che difende le vittime ma non vuole finire in prima pagina, Rachel McAdams una giornalista appassionata e compassionevole che riesce ad entrare empaticamente in contatto con chi vorrebbe dimenticare il passato di molestie, mentre Mark Ruffalo è il cronista mastino che non si ferma davanti a nessun no. Liev Schreiber interpreta il neodirettore del giornale. E’ ebreo, viene da Miami, di Boston ha solo la mappa per orientarsi e alla prima riunione spiega cosa vuole dai suoi: rendere il giornale indispensabile ai lettori con inchieste e approfondimenti.

    http://www.blitzquotidiano.it/cinema/spotlight-oscar-su-inchiesta-scottante-in-italia-invece-2400204/#sthash.fqiNdOXr.dpuf

  • Pedofilia nella chiesa, 600 denunce l’anno. In 10 anni, espulsi 900 preti

    Pedofilia nella chiesa, 600 denunce l’anno. In 10 anni, espulsi 900 preti

    La piaga degli abusi sui minori da parte del clero si era diffusa a macchia d’olio in tutto il mondo e si è arrivati anche ad 800 denunce in un solo anno in Vaticano.

    La piaga degli abusi sui minori da parte del clero si era diffusa a macchia d’olio in tutto il mondo e si è arrivati anche ad 800 denunce in un solo anno in Vaticano. Era il 2004 ma anche negli ultimi anni i casi sottoposti all’ex sant’Uffizio di aggirano intorno ai 600 l’anno. Queste dunque le denunce di tipo “canonico”, secondo i dati forniti dal Vaticano nel 2013, ma restano poi le inchieste giudiziarie aperte dalla magistratura civile.

    Uno scandalo enorme che portò Papa Benedetto XVI, già da quando era ancora cardinale con la responsabilità di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede (l’istituzione vaticana che si occupa della materia) ad alzare i tappeti sotto i quali era nascosta la ‘polvere’ e a decidere per la ‘tolleranza zero’. Linea confermata e rafforzata da Papa Francesco che ha assunto in questi tre anni di pontificato una serie di decisioni molto forti. Anche quella di voler processare in Vaticano, un Nunzio, un alto esponente della diplomazia, come nel caso di Jozef Wesolowski.

    In dieci anni, dal 2004 al 2013, sono stati circa 900 i preti ridotti allo stato laicale. Praticamente ‘cacciati’ dalle gerarchie e impossibilitati a proseguire nel loro ministero sacerdotale. Questi sono gli ultimi dati diffusi dallo stesso Vaticano, nel 2014, in occasione dell’inchiesta aperta in sede Onu nel Comitato contro la tortura.

    Ma enorme non è solo il numero dei casi e di Paesi coinvolti nello scandalo della pedofilia da parte di uomini di Chiesa.

    Gigantesche sono state anche le cifre già sborsate in alcune realtà per i reati commessi da ecclesiastici.

    La sola Chiesa degli Stati Uniti ha già pagato nell’ultimo decennio, quando le denunce sono venute alla luce e sono state coinvolte anche le Corti di Giustizia, quasi 3 miliardi di dollari, tra patteggiamenti, terapie e spese legali. In questo contesto emblematico è proprio il caso di Boston, raccontato nel film Spotlight che ha vinto l’Oscar. L’attuale cardinale della cittadina americana, Sean Patrick O’ Malley, scelto da Papa Francesco per presiedere la Commissione vaticana sulla pedofilia, dopo aver ‘ereditato’ la difficile situazione creata dal suo predecessore, Bernard Francis Law, decise di vendere il palazzo vescovile e scelse per sé una residenza ordinaria, proprio al fine di risarcire le vittime di pedofilia.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2016/03/01/pedofilia-nella-chiesa-600-denunce-lanno.-in-10-anni-espulsi-900-preti_ff7e020c-3aac-429f-a0bf-278700841a1d.html

  • “Spotlight” sui preti pedofili vince l’Oscar come miglior film

    “Spotlight” sui preti pedofili vince l’Oscar come miglior film

    Appello dei produttori a Papa Francesco: “Pensare ai bambini”. Ma non è l’unico discorso ‘duro’ della notte più attesa del cinema. C’è spazio anche per la polemica bianchi/neri innescata da Spike Lee“

    LOS ANGELES (USA) – “Mad Max” pigliatutto agli 88esimi Oscar con 6 statuette (tutti premi tecnici: costumi, montaggio, sonoro, montaggio sonoro, scenografia, acconciatura) ma è il “caso Spotlight” il miglior film del 2015. Il film racconta la storia del team di giornalisti investigativi del “Boston Globe” che nel 2002 ha sconvolto la città con le sue rivelazioni sulla copertura sistematica da parte della Chiesa Cattolica degli abusi sessuali commessi su minori da oltre 70 sacerdoti locali, in un’inchiesta premiata col Premio Pulitzer. Significativo l’appello dei produttori del film al Santo Padre dai microfoni del teatro:

    Papa Francesco, è arrivato il momento di pensare ai bambini

    I PREMI – L’ultimo dei tanti discorsi sentiti in una notte stellare che ha consacrato Leonardo DiCaprio, oscar per The Revenant, ed il genio italiano di Ennio Morricone, oscar per la miglior colonna sonora per il film di Quentin Tarantino “The Hateful Eight”. Alejandro Gonznlez Iñarritu fa il bis e dopo Birdman vince l’oscar alla regia anche per The Revenant. Oscar alla migliore attrice protagonista a Brie Larson, ventiseienne interprete alla prima nomination per “Room”.

    STALLONE DELUSO – La grande delusione è stata quella di Sylvester Stallone, mancato oscar come migliore attore non protagonista in “Creed – Nato per combattere”, in cui indossa per la settima volta i guantoni di Rocky. La statuetta è andata, invece, a Mark Rylance per “Il ponte delle spie”. Alicia Wikander, 26 anni, si è aggiudicata il premio come miglior attrice non protagonista per la sua interpretazione in “The Danish Girl” di Tom Hooper. Wikander, svedese, è considerata la nuova Bergman.

    IL FIGLIO DI SAUL – Il miglior film straniero è ungherese: “Il figlio di Saul” di Laszlo Nemes che racconta di un gruppo di prigionieri ebrei isolati dal campo e costretti ad assistere i nazisti nella loro opera di sterminio. Ecco le parole del regista:

    Questo film può farci capire che anche nei momenti più bui e drammatici, dobbiamo restare umani

    CARTOON … E POLEMICHE – “Inside Out” è stato riconosciuto, infine, come il miglior cartone animato. “Abbiamo fatto questo film guardando i nostri figli. Non lasciamoci andare alla tristezza ma alla creatività nei momenti difficili” hanno detto i registi. Oscar anche all’insegna della polemica bianchi-neri con Chris Rock, il comico che ha presentato la serata, che ha subito puntualizzato: “Certo negli anni scorsi le cose andavano allo stesso modo, solo che i neri non protestavano perché avevano altro di cui occuparsi: neri appesi agli alberi, violentati, linciati, chi se ne importava a chi andava il premio al miglior lungometraggio. Spike, Will, Jade, ma cosa boicottate a fare? Perché ragionare ancora in termini di miglior attore/attrice Comunque tranquilli ci sarà un momento tutto dedicato ai neri: nel pacchetto in memoriam troveremo solo neri uccisi mentre andavano al cinema. Non è una questione di boicottaggio, ma di opportunità: vogliamo le stesse opportunità”.

    http://www.today.it/media/il-caso-spotlight-oscar-miglior-film.html

     
  • Lo scoop che ha fatto tremare la Chiesa

    Lo scoop che ha fatto tremare la Chiesa

    Poche ore prima di affrontare una tragedia che avrebbe cambiato il corso della storia contemporanea gli Stati Uniti dovettero fare i conti con un’altra drammatica realtà che minacciava il “sogno americano”. È il 10 settembre 2001 quando l’Università di Pennsylvania anticipa i risultati di una ricerca biennale sulla diffusione della pedofilia a livello nazionale. Lo studio rivela che un bambino su cento è vittima di crimini che vanno dalla prostituzione minorile alla pedopornografia ad altre forme di sfruttamento e violenza “sessuale”. Gli abusi sono consumati soprattutto in ambito familiare, nei luoghi di istruzione e in quelli di formazione sportiva. I più a rischio sono coloro che scappano di casa, spesso per sfuggire alle violenze, oppure chi è rimasto senza famiglia. In totale i ricercatori stimano almeno 300mila minori tra le vittime del mercato del “sesso” a pagamento. Femmine e maschi in egual misura. Si trattava di una scoperta senza precedenti che metteva a nudo le crepe di un modello sociale tutt’altro che esemplare ma l’America non ebbe tempo di interrogarsi. E l’attacco aereo di al-Qaeda alle Twin Tower di New York rimanderà di quattro mesi la presa di coscienza collettiva dell’esistenza di un cancro, profondamente radicato nella società Usa, che non aveva attecchito solo nelle case e negli istituti scolastici. All’inizio di gennaio del 2002 un’inchiesta del Boston Globe scoperchia infatti una botola su un pozzo che presto si rivelerà senza fondo: la pedofilia nel clero cattolico.
    Candidato a sei premi Oscar e a tre Golden Globe, il film di Tom McCarthy Il caso Spotlight che dal 18 febbraio esce nelle sale italiane distribuito da Bim, ricostruisce la capillare indagine giornalistica realizzata a partire dai primi mesi del 2001 che ha preceduto la pubblicazione dello scoop comparso dopo le feste natalizie del 2002 in prima pagina su uno dei quotidiani più popolari di Boston. Spotlight è il nome del pool dei giornalisti d’inchiesta del Globe, interpretati tra gli altri da Michael Keaton e Mark Ruffalo, i quali, resistendo alle pressioni e alle intimidazioni costanti ricevute dalle istituzioni laiche e da quelle religiose della città americana più “europea” e cattolica, riuscirono a portare alla luce un sistema sommerso fondato da decenni su abusi, omertà, totale assenza di trasparenza e complicità con i pedofili.
    Nel corso del 2002 il Boston Globe pubblicherà circa 600 articoli documentando un migliaio di casi di bambini vittime di abusi “sessuali” e psicologici, e le responsabilità di 70 preti pedofili tra cui spicca padre John Geoghan. Condannato a marzo 2002 per 10 stupri, costui era una sorta di serial killer la cui attività criminale era nota alle gerarchie ecclesiastiche di Boston. Le quali tuttavia si guardarono bene dal denunciarlo e, anzi, Geoghan fu sistematicamente protetto mediante trasferimenti in sei diverse parrocchie della diocesi ogni volta che i sospetti dei fedeli raggiungevano una soglia pericolosa. In questo modo, come è facilmente intuibile, fu inevitabile che si procurasse nuove vittime. Una responsabilità di cui si macchiò anche il Globe che fino al 2001 aveva di proposito ignorato alcune segnalazioni relative agli stessi casi di cui in seguito si è occupata la squadra di Spotlight, come la pellicola di McCarthy evidenzia con precisione.
    La svolta arriva con il cambio di direzione. È il neo-direttore Marty Baron (Liev Schreiber) a dare il via alla clamorosa inchiesta, il giorno stesso del suo insediamento. Emerge così che tutto ruotava intorno al potente arcivescovo di Boston, Bernard Law, e che ogni decisione – laica o religiosa – era finalizzata a inibire qualsiasi voce che potesse gettare discredito sulla Chiesa locale. Papa Wojtyla era già molto malato e all’interno della Conferenza episcopale Usa nessuno in quegli anni più del carismatico Law, capo di una comunità di due milioni di fedeli, aveva la possibilità di diventare il primo pontefice americano della storia. Un pontefice di Boston. I giornalisti di Spotlight devono affrontare anche questa prospettiva trovando come unico alleato il diffidente avvocato Garabedian, legale delle vittime di Geoghan. Interpretato da Stanley Tucci, è lui a rendere l’idea della sfida in atto quando chiede al caparbio giornalista del Boston Globe (Ruffalo): «La Chiesa cattolica ragiona in termini di secoli, il suo giornale può resistere tutto questo tempo?».
    Via via che i giornalisti parlano con Garabedian, intervistano adulti molestati da piccoli e cercano di accedere agli atti giudiziari secretati, diventa evidente che l’insabbiamento degli abusi è sistematico e che il fenomeno è molto più esteso di quanto si potesse immaginare.

    Lo scoop che ha fatto tremare la Chiesa

  • La chiesa belga fa luce sugli orchi pedofili in abito talare

    La chiesa belga fa luce sugli orchi pedofili in abito talare

    In Belgio oltre mille persone tra 2012 e il 2015 hanno denunciato abusi sessuali commessi da preti. È solo uno dei dati eclatanti emersi dal rapporto presentato a Bruxelles da una Commissione inter-diocesana ad hoc sulle violenze consumate all’ombra di crocifissi, sacrestie e oratori. A danni di piccoli innocenti che all’epoca dei fatti erano per lo più minorenni (89%), parte dei quali under 10 (23%), maschi (71%), raggirati in maniera subdola da decine di sacerdoti pedofili. Anche se l’80% dei casi contestati ha avuto luogo più di 30 anni fa l’orrore subito lascia nelle vittime un segno indelebile che spesso le spinge nel buco nero dell’alcol, delle droghe e, nei casi estremi, anche al suicidio. Una scandalo europeo che ricorda da vicino quello americano raccontato da “Il caso Spotlight”. Film candidato all’Oscar, appena uscito nei cinema italiani, sulla storia del team di giornalisti del Boston Globe che nel 2002 ha rivelato fatti e misfatti della Chiesa d’Oltreoceano. Colpevole di avere nascosto per anni gravissimi atti di pedofilia da parte del clero.

  • Pedofilia, la Chiesa sudafricana: “Collaboriamo con i media”

    Pedofilia, la Chiesa sudafricana: “Collaboriamo con i media”

    Dopo l’uscita del film ‘Il caso Spotlight’ sullo scandalo nella diocesi di Boston, una nota dei vescovi sudafricani chiede “apertura e trasparenza” sugli abusi. Il teologo Egan: “no alla cultura dell’insabbiamento”.

    DAVIDE MAGGIORE

    “Il film Il caso Spotlight, prima ancora che un documento dei tempi, è un’opera che parla del valore dell’impegno per la verità”. Padre Anthony Egan, oggi uno dei più noti teologi sudafricani, era a Boston quando, nel 2002, un’inchiesta del quotidiano locale Globe fece scoppiare nel mondo lo scandalo dei preti pedofili americani. Una storia ripresa oggi dalla pellicola candidata a sei premi Oscar e di cui si è tornato a parlare anche per le dichiarazioni recenti dell’attuale arcivescovo della città statunitense, il cardinale Sean O’Malley. “Abbiamo tutti la responsabilità morale ed etica di denunciare i sospetti di abusi” sui minori “alle autorità civili che hanno il compito di proteggere la nostra società”, ha spiegato a metà febbraio il porporato. Parole a cui ha fatto eco Papa Francesco durante il viaggio di ritorno dal Messico, definendo tra l’altro “una mostruosità” e “un sacrificio diabolico”  il comportamento dei religiosi colpevoli di pedofilia.

    “Ringrazio Dio che si sia scoperchiata questa pentola, e bisogna continuare a scoperchiarla”, aveva poi aggiunto il Santo Padre e proprio a queste parole sembra riallacciarsi Egan nel suo ragionamento sulla pellicola di Tom McCarthy. “Parla delle conseguenze morali dell’occultare qualcosa e non si rivolge solo ai religiosi, ma anche al sistema giudiziario e agli stessi media. – spiega – Denuncia una cultura dell’insabbiamento, che è presente in molte realtà sociali e non riguarda soltanto il problema della pedofilia, o soltanto la Chiesa”. Proprio la conferenza episcopale dell’Africa australe (a cui fanno riferimento i vescovi sudafricani, insieme a quelli del Botswana e dello Swaziland) è stata però una delle realtà che hanno fatto dell’uscita del film un’occasione per riflettere sul tema e sull’atteggiamento della Chiesa in questi anni. Una Chiesa che “continua a chiedere perdono per il male che il crimine dell’abuso sui minori ha causato”, come hanno scritto i presuli in un comunicato. “La Chiesa cattolica – prosegue il testo – si impegna ad assumersi la responsabilità per le sue mancanze ed a riformarsi in modo da affrontare atti vergognosi e tenuti nascosti”. L’accento, infine, è stato messo anche sul ruolo svolto dalla stampa nel far emergere i crimini: “Apertura e trasparenza sono gli unici modi in cui si possono affrontare i casi di abuso”, chiarisce il documento.

    “Se qualcuno parte dall’idea che la stampa lavori per ‘scoprirlo’, comincia col piede sbagliato; gran parte dei media esistono per raccontare una storia, i giornalisti sono pagati per fare del loro meglio per ricostruire la verità”, commenta anche Anthony Egan. E prosegue: “Per questo bisogna parlare con loro in modo che scrivano la verità, dando loro informazioni esatte sul contesto e questo vale per tutte le questioni controverse, dentro e fuori dalla Chiesa. Tentare di mettere a tacere la stampa o rifiutare di parlarci non aiuta la causa di nessuno, semmai fa nascere nella mente di alcuni la domanda ‘cos’hanno da nascondere?’. Mostrarsi aperti e disponibili anche a discutere temi difficili, invece, fa guadagnare reputazione e credibilità”. Chiesa e mezzi di comunicazione dovrebbero sempre “lavorare insieme, tanto più in questo periodo in cui la Chiesa è spesso  oggetto delle attenzioni dei media” e nel momento in cui stampa e istituzioni ecclesiali si trovano sulla stessa linea su molti temi, “ad esempio quando si parla di corruzione”, nota ancora il sacerdote.

    “Anche la collaborazione con le autorità statali è essenziale”, continua il teologo, e delle norme in vigore per prevenire e combattere il fenomeno “in accordo con le leggi civili” si occupa anche la nota della conferenza episcopale. Si tratta di disposizioni, riassume Egan “che servono ad assicurare che tutti i vescovi siano sulla stessa lunghezza d’onda” nell’affrontare eventuali casi futuri e di un codice di condotta etico applicato non solo a religiosi e religiose, ma anche ai laici impiegati stabilmente nelle strutture della Chiesa. “Quando lo scandalo è scoppiato la Chiesa ha capito che la maniera con cui era stato affrontato fino a quel momento non era accettabile moralmente né da un punto di vista pratico”, valuta il teologo. Sotto entrambi questi punti di vista, conclude, ora la priorità “è la giustizia”.

    http://www.lastampa.it/2016/02/22/vaticaninsider/ita/nel-mondo/pedofilia-la-chiesa-sudafricana-collaboriamo-con-i-media-xXF45NEcYeTdZGPyLeDcSJ/pagina.html

  • “Papa Francesco non ha fatto nulla contro la pedofilia”. L’accusa di Peter Saunders, ex membro dell’organismo vaticano anti-abusi

    “Papa Francesco non ha fatto nulla contro la pedofilia”. L’accusa di Peter Saunders, ex membro dell’organismo vaticano anti-abusi

    Papa Francesco lo scelse per entrare nella commissione vaticana contro i preti pedofili. A distanza di due anni, Peter Saunders lancia a Jorge Bergoglio una accusa feroce: “Durante il papato di Francesco la Chiesa cattolica non ha fatto nulla per eliminare gli abusi sui minori da parte del clero”, dichiara alla Bbc in una sferzante intervista. “E lui è parte del problema”.

    Saunders, britannico vittima delle molestie sessuali di un sacerdote, nei primi giorni di febbraio è stato formalmente sospeso dalla Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori. L’organismo si è insediato nel 2014 per esplicito volere di papa Francesco, che ha sempre giudicato pubblicamente “una mostruosità” le attenzioni pedofile degli appartenenti al clero.

    Ora alla Bbc l’uomo spiega la sua delusione: “Sono sempre stato una spina nel fianco del Vaticano fin dal primo momento del mio ingresso nella Commissione”. “Pensai che il nostro lavoro sarebbe stato quello di prendere delle decisioni contro i singoli sacerdoti abusatori e invece l’obiettivo è creare politiche e linee guida per stabilire quali sono le migliori pratiche per evitare gli abusi”. Nel frattempo, continua Saunders, “ogni giorno ascoltiamo storie di abusi da parte dei preti. E’ terribile”.

    Nessun intervento concreto, dunque, bensì un organismo politico che secondo Saunders non porterà a nulla anche per problemi formali: i quattro membri della segreteria della Commissione “sono molto vicini al Vaticano” e quindi, sempre secondo quanto dichiarato da Saunders alla Bbc, poco indipendenti.

    Inoltre “l’organismo si trova nel Vaticano e invece avrebbe dovuto lavorare a Roma”. Saunders non risparmia nulla al pontefice: la Commissione “è soltanto una questione di pubbliche relazioni” dopo gli scandali sulla pedofilia nel clero che hanno scosso principalmente i fedeli. Un lavoro perfetto “per il miglior pr che la Chiesa potesse avere”, e cioè Bergoglio.

    Saunders ricorda il dialogo avuto proprio con papa Francesco: “Gli dissi che bisognava espellere tutti gli abusatori. In quel momento ebbi la sensazione che mi stava prendendo sul serio. Ma oggi so che non mi stava ascoltando”.

    La Commissione contro gli abusi, continua imperterrito l’ex membro, non sarebbe stata nemmeno una idea di papa Francesco bensì dell’arcivescovo di Boston, Sean Patrick O’ Malley, al centro di una bufera mediatica proprio per i numerosi casi di abusi sessuali nella diocesi americana, al centro anche del recentissimo film “Il caso Spotlight”.

    Alle accuse di Saunders il Vaticano risponde senza entrare nel merito, ma ricordando che la Commissione non è stata istituita per perseguire singolarmente i sacerdoti che si sono macchiati di pedofilia e abusi sessuali, bensì per trovare una soluzione generale al problema che tocca la Chiesa nel suo profondo. In due anni, scrive sempre il Vaticano, sono stati espulsi 880 sacerdoti.

    Tra questi, però, non figura Juan Barros, vescovo della diocesi di Osorno in Cile, che secondo le vittime ha coperto gli abusi sessuali di Fernando Karadima Fariña, sacerdote sospeso proprio per questi reati. In una intervista a Daily Beast, Saunders aveva parlato anche dello scandalo che aveva coinvolto un cardinale molto vicino a papa Francesco, Francisco Javier Erràruriz, cileno:

    Erràruriz aveva chiamato “il serpente” uno degli attivisti più famosi contro la pedofilia in Cile, Juan Carlos Cruz, in una email a un altro cardinale poi pubblicata sui media cileni. Cruz a quel tempo era candidato per la Commissione papale: ma la sua nomina non andò avanti. “Quello che il papa e gli altri cardinali dissero fu terribile”, ha dichiarato Saunders al Daily Beast.

    Sempre al Daily Beast, Saunders spiega come mai è stato letteralmente cacciato dalla Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori:

    “Il giorno prima della mia espulsione (5 febbraio), stavano parlando della necessità che i vescovi riportassero (i casi di abusi, ndr) e O’Malley lo considerava un dovere morale”, dice Saunders. “Così ho presentato un programma per discutere sulla maggiore apertura e trasparenza. E’ stato bocciato. Ma la segretezza è il primo motivo per il quale esiste questa piaga!”.

    Lo scandalo della pedofilia sta toccando uno degli esponenti più importanti del Vaticano, il cardinale Pell. Il responsabile delle finanze dovrà testimoniare il 29 febbraio alla Royal Commission australiana che indaga sulle presunte coperture che il cardinale avrebbe messo in atto per proteggere i sacerdoti della diocesi di Ballarat e Melbourne, accusati e in alcuni casi condannati di continue aggressioni sessuali sui minori.

    Pell ha addotto motivi di salute per non viaggiare in Australia, suo Paese natale, e dunque la Royal Commission ha approntato una video-conferenza alla quale assisterà un gruppo di vittime di pedofilia di Ballarat che per l’occasione sarà a Roma nella stessa stanza del cardinale durante la testimonianza.

    Nei giorni scorsi il quotidiano Herald Sun ha pubblicato la notizia di una inchiesta della polizia di Victoria che vedrebbe implicato proprio Pell, indagato per abusi sessuali. Il cardinale ha risposto con veemenza: “Menzogne”.

    http://www.huffingtonpost.it/2016/02/23/papa-francesco-pedofilio-saunders_n_9296966.html

  • Quei preti pedofili protetti dalla Chiesa nella casa sul mare

    Quei preti pedofili protetti dalla Chiesa nella casa sul mare

    In sala dal 25 “Il club” di Pablo Larrain: la vita senza castigo dei sacerdoti cileni sottratti alla giustizia terrena.

    di Natalia Aspesi

    “Venivanoa prenderci… la bocca mi faceva male… poi mi dava una mentina e faceva meno schifo… diceva, sei stato con un messaggero del Signore, è la strada per la Santità”. Della lunga tremenda litania che il vagabondo che dice di chiamarsi Sandokan grida verso il cielo, la terra, il mondo, Dio, non si riesce a ripetere altro, anche in tempi di parole spericolate, ed è forse già troppo. È un’ossessione affannosa, certamente indecente, dura da sopportare, cantata come una nenia dall’uomo che da bambino è stato abusato da chi si era preso cura della sua solitudine, del suo bisogno d’amore, di famiglia: un sacerdote.

    È Sandokan a sconvolgere la vita quieta e protetta degli abitanti anonimi di un’anonima casa gialla isolata vicino a La Boca, sulle coste cilene, quando, accompagnato da un prete, arriva un nuovo ospite, anche lui in età, ammutolito dalla disperazione e dalle sconnesse parole di Sandokan che gli ricorda il suo inferno e gli chiede ancora amore, quel tipo d’amore che lui confonde con la santità. La casa, come tante altre nel mondo, è il rifugio, la prigione, l’ospizio dei preti spretati perché peccatori per la fede cattolica e criminali per la legge; la Chiesa li nasconde per sottrarli alla giustizia terrena affinchè nessuno sappia e il suo imperio non solo spirituale non ne venga sporcato.

    “Il club”, vincitore dell’Orso d’argento alla Berlinale 2015 (però escluso dai finalisti stranieri all’Oscar) del venerato regista cileno non ancora quarantenne Pablo Larrain, è l’altra faccia, quella nera e vergognosa del film americano “Il caso Spotlight” già nei nostri cinema, dove si racconta la vera storia di un gruppo di giornalisti del Boston Globe che nel 2001-2002 riuscì a rendere pubblici i tanti casi di preti pedofili nordamericani fino ad allora protetti dalle gerarchie. Larrain ci mostra invece la vita dei colpevoli dopo che la Chiesa li ha scoperti e allontanati ma non denunciati: non solo i troppi pedofili, ma anche i preti che commerciavano vendendo ai ricchi i bambini strappati ai poveri, o gli ex cappellani dell’esercito di Pinochet, che coprirono in silenzio torture e assassinii.

    La loro casa sta sopra una spiaggia piena di rifiuti, davanti a un mare in tempesta, in un grigiore costante e gelido, mai il colore del sole e neppure quello delle ombre. Li serve e li sorveglia una ex suora dal passato cupo: il suo costante sorriso, la dolcezza mite, il suo umile servire nascondono un cuore di tenebra, una volontà ricattatrice, un’abitudine a mentire. Mentono tutti, i quattro anziani ospiti della casa, quando padre Lazcano, il nuovo arrivato, si spara: alla polizia, a padre Garcia (Marcelo Alonso), il gesuita dal bel viso tormentato e dalla fede punitiva che pare un santo dipinto da El Greco, mandato da Roma per capire cosa è successo, e soprattutto per chiudere quella e le altre case lasciando gli ospiti al loro destino.

    Ma padre Vidal (Alfredo Castro, attore preferito da Larrain), padre Silva, padre Ortega, padre Ramirez, serviti da sorella Monica (Antonia Zegres, moglie del regista), si sono abituati a quella vita protetta, mangiare, cantare, pregare, dire messa, passeggiare sulla spiaggia, allevare un levriero con cui vincono alle corse locali. Una bella vita serena, senza pentimento, senza castigo, senza ricordi, senza peccato, senza redenzione, in piena impunità. Una vita da difendere per non affrontare la realtà dei loro crimini, una vita nascosta e secolare che li ha resi più bugiardi, più indifferenti, privandoli di ogni misericordia, di ogni bisogno di espiazione e perdono, anche della fede.

    Il Vaticano ha giudicato positivo “Il caso Spotlight” che racconta benissimo una realtà già nota, e per ora non è insorto contro questo “Il club”, che con crudeltà e ironia espone una sua tragica piaga che Papa Francesco sta cercando di guarire, la scelta ipocrita del silenzio verso i sacerdoti pedofili. Del resto nel marzo 2014, quindi solo due anni fa, il cardinale Bagnasco aveva pubblicamente ricordato che secondo le linee guida della Cei, i vescovi, non essendo pubblici ufficiali, non erano obbligati a denunciare alla giustizia i casi di pedofilia “per rispetto delle vittime e dei loro familiari”.

    Pablo Larrain è autore di una trilogia molto politica, da festival, situata ai tempi della dittatura di Pinochet (Tony Manero, Post mortem, No). Cattolico ma non più praticante, si dichiara di sinistra mentre i suoi genitori sono stati sostenitori della dittatura, il padre presidente del Senato di allora, la madre ministro. “Il club” non ha immagini che possano scandalizzare (il solo nudo è quello di una donna, una prostituta) ma le parole che descrivono minuziosamente l’atto pedofilo subito come un avvicinamento alla fede possono ferire. Però si tratta di un film di grande seduzione, girato e interpretato benissimo, cui non si dovrebbe rinunciare.

  • «Chiediamo i danni alla Diocesi per le vittime di don Giraudo»

    «Chiediamo i danni alla Diocesi per le vittime di don Giraudo»

    Zanardi: sei milioni per le violenze subite da cinque minorenni

    SAVONA. Una richiesta di risarcimento danni in sede civile alla Diocesi di Savona per cinque casi di presunte molestie sessuali su altrettanti savonesi, al tempo dei fatti minorenni, che sarebbero state perpetuate da don Nello Giraudo,l’ex sacerdote che ha patteggiato una pena di un anno di reclusione per violenza sessuale su un minore. È la mossa che ha dichiarato di voler fare, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta ieri pomeriggio all’interno della libreria Ubik di Savona, Francesco Zanardi, presidente della rete “L’Abuso”, che da anni si occupa di minori vittime della violenza sessuale in provincia di Savona e in tutta Italia. «A breve presenteremo una formale richiesta di risarcimento danni, in sede civile, alla Diocesi di Savona – ha spiegato Zanardi -. Si tratta di cinque casi singoli, tre savonesi e due del ponente, per i quali chiediamo un risarcimento complessivo di sei milioni di euro».La Diocesi,provata a contattare telefonicamente nel pomeriggio di ieri, ha preferito non commentare l’ennesimo sviluppo di una vicenda che si trascina da anni. Nel corso dell’appuntamento di ieri pomeriggio alla Ubik, Zanardi e Francesca Marzadori della Unione degli Atei e degli Agnostici razionalisti (Uaar) hanno poi parlato, sempre in tema di pedofilia,del film“Lapreda.Silenzio nel nome di Dio”, presentato al Bif&st di Bari, che affronta il tema di casi tutti italiani, alcuni dei quali sconosciuti. Sempre in questi giorni, nelle sale del Nuovo Filmstudio, è in proiezione il film “Spotlight”: un lungometraggio in cui si racconta come, grazie al coraggio di un gruppo di giornalisti dell’americano Boston Globe, nel2000esplodereunoscandalomondialesudiversipreti pedofili negli Stati Uniti.

    R.S.

    IL SECOLO XIX Savona