Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Diocesi Usa, 250 vittime abusi sessuali

    Diocesi Usa, 250 vittime abusi sessuali

    Gran giurì Pennsylvania svela maxi copertura clero-polizia

  • Francesco Zanardi, l’uomo che combatte la pedofilia clericale, è forse in pericolo?

    Francesco Zanardi, l’uomo che combatte la pedofilia clericale, è forse in pericolo?

    di Francesca Lagatta

    La storia di Francesco Zanardi, caparbio presidente di Rete l’Abuso, ricorda un po’, mi si perdoni il paragone, quella di Falcone e Borsellino. E alla fine di questo articolo capirete il perché. E anche perché al centro di questa storia ci sono la sete di giustizia e i poteri forti, con i secondi che mandano al macello la prima, una storia fatta di solitudine, di silenzi che pesano come macigni, di assenze insopportabili e talvolta di opprimente dolore.

    Francesco Zanardi conosce l’orrore degli abusi a 11 appena, perpetrati da un prete con in dosso i panni soldatino di Dio e che invece nell’arco di 20 anni ha distrutto almeno una trentina di vite. Don Nello Giraudo infierisce sul suo corpo per quasi cinque anni, e quando il piccolo Francesco diventa troppo grande per le perversioni di quel vecchio pedofilo, è la vita stessa che continua a mettere il dito nella piaga in quella ferita già troppo sanguinante.

    Ma uno come Zanardi non lo butti giù, non ce la fa nemmeno il destino più avverso. Così quella piaga la trasforma in forza e a piccoli passi, e senza l’aiuto di nessuno, mette in piedi quella che diventerà la più temibile delle associazioni per la lotta contro la pedofilia clericale. Un vero e proprio incubo per Papa Bergoglio e compagni. Una sorta di Spotlight all’italiana.

    Solo che qui non è l’America; di “The Boston Globe” se ne contano sulla punta delle dita e la religione stordisce e inquina la mente dei popoli molto più della droga. Pertanto, il demonio è chi sbatte in faccia la realtà e manda in frantumi le fantasticherie di milioni di fedeli che credono che le offerte generose lavino le coscienze e scongiurino l’inferno, anche se un Bertone continua ad allargarsi gli attici su piazza San Pietro, magari sulla pelle dei bambini malati. Per dire.

    E poi ci sono i soliti miliardi di mezzo. I giri di affari miliardari, il traffico d’armi, il riciclaggio di danaro, gli interessi dello Ior. Chi è stato dentro, dice che l’economia mondiale passa tutta per le viuzze,e gli uffici, di città del Vaticano. Altro che Dio e misericordia. E in questo, lo Stato italiano e quello vaticano, sarebbero assai complici. Vedi l’esonero dal pagamento dell’Imu di chiese e affini, vedi il silenzio mantenuto dal governo sul processo illegittimo ai giornalisti Nuzzi e Fittipaldi, vedi gli oltre 12 miliardi di euro che lo Stato italiano regala ogni anno al Vaticano.

    Figurarsi, dunque, cosa può subire un semplice cittadino che si è messo in testa di sgretolare un sistema marcio fino. E allora giù con le minacce, i soprusi, i “ladri” che si arrampicano fino al sesto piano di una palazzina, due suicidi misteriosi attorno a lui di persone che conducevano la stessa battaglia, l’ira dei vescovi, le querele intimidatorie, una motocicletta senza alcun valore commerciale che sparisce nel nulla, gli attacchi, le aggressioni pubbliche e private, uno sfratto illegittimo, le violenze psicologiche, la persecuzione dei preti pedofili, le pagine di giornale avvelenate, il Papa rivoluzionario che promette e non mantiene, gli attacchi hacker, i messaggi inquietanti e gli episodi ancor più subdoli, i fan della Chiesa che gridano vendetta e i preti pedofili che giurano di fargliela pagare. Ma in questa storia c’è anche il capitolo dedicato alla scorta che gli viene negata, alla stampa asservita che ha paura di pubblicare e alla gente che si gira dall’altra parte perché sogna il Paradiso.

    Francesco, l’attivista savonese e non il Pontefice, è un uomo lasciato solo dalla stupidità umana e dall’indifferenza dello Stato, lo stesso che tutela i delinquenti e lascia morire Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Lo ha denunciato più volte e i fatti non hanno lasciato troppo spazio all’immaginazione. Francesco Zanardi è un uomo in pericolo, talmente in pericolo che nessuno delle persone a lui vicino si meraviglierebbe di un atto estremo, come il “suicidio”. Perché la lobby vaticana è di gran lunga più potente della ‘ndrangheta, ma tutti fanno finta di non saperlo. Perché alla fine è la volontà di Dio quella che conta, si intende. Ma quando pure Dio si gira dall’altra parte e fa finta di non vedere, poi i Borsellino, i Falcone e gli Zanardi muoiono tra le lacrime di coccodrillo di chi li ha mandati al macero.

    E questo non dovrebbe mai accadere.

  • “Abusata dal prete dell’oratorio”, l’accusa di una suora con l’ok del Vaticano

    “Abusata dal prete dell’oratorio”, l’accusa di una suora con l’ok del Vaticano

    Le violenze subite raccontate in un libro choc. “Ero ragazzina, ora la Chiesa mi ha aiutato a dire tutto”. La confessione dopo aver ascoltato in Duomo l’invito a denunciare del vescovo di Boston O’Malley, chiamato da Scola

    di ZITA DAZZI

    La prima volta, lei aveva 14 anni. Lui, il prete dell’oratorio, 30 di più. “Mi ha fatto sdraiare sul suo grande letto. Io mi ci perdevo, ero magrissima ed esile. Lui aveva modi gentili e paterni. Mi ha invitato a slacciarmi i pantaloni e poi mi ha aiutato a sfilarli, ha fatto lo stesso con le mutandine. Io mi vergognavo, ero tesa e non sapevo come comportarmi. Mi ha aperto le gambe lentamente e mi ha detto: ‘Sei fatta bene’”. Inizia così, un racconto choc di una donna oggi diventata suora, dopo esser stata da bambina abusata per anni dal prete della sua chiesa, un sacerdote ormai morto che operava fino a poco tempo fa nella Diocesi ambrosiana.

    La cruda testimonianza delle violenze subite per sette anni dalla ragazzina è in un libro, “Giulia e il Lupo”, curato da Luisa Bove e pubblicato da l’Ancora, casa editrice legata all’ordine dei pavoniani, con la spinta della Curia di Milano e la prefazione di padre Hans Zollner, membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori, istituita da Papa Francesco per far luce sugli scandali sessuali e la pedofilia dentro alla chiesa. Il “Lupo” del titolo viene appunto dal nome usato da Bergoglio nei suoi discorsi contro i preti pedofili.

    La donna, oggi 40enne, vive in convento e non aveva mai rivelato le violenze subite a casa del sacerdote prima di questo libro che mette alla prova anche il lettore scafato. “Ogni volta le carezze aumentavano e le sue grandi mani raggiungevano i miei piccoli seni – si legge nei primi capitoli – Un pomeriggio, dopo le prime carezze, mi ha detto che voleva vedermi tutta perché ero bella. Ha iniziato a spogliarmi, un minuto dopo ero completamente nuda, mentre il Lupo mi divorava con gli occhi e non smetteva di accarezzarmi e di baciarmi ovunque. Aveva ottenuto quello che voleva, mentre io ero inerme”.

    Un racconto feroce che la vittima ha trovato la forza di tirar fuori l’anno scorso, a 15 anni di distanza dai fatti, dopo aver ascoltato in Duomo a Milano, l’invito a denunciare gli abusi fatto dal vescovo di Boston O’Malley, chiamato a Milano dall’arcivescovo Angelo Scola perché raccontasse la sua battaglia contro i preti pedofili.

    Come tutte le ragazze abusate da adulti, si sentiva “sporca”, incapace di opporsi al “don” dell’oratorio, il suo confessore: “Era la mia guida spirituale. Dovevo fidarmi. Mi aveva chiesto di più, avevo concesso di più. Di fronte a ogni sua richiesta non sapevo dire di no. Subito dopo, mi pentivo. Il Lupo no. Mi trovavo bloccata da quella confusione mortale. Percepivo che qualcosa di me era come morto, perché riusciva a fare di me e con me tutto quello che voleva”. Dopo anni, finalmente, il prete maniaco si allontana. Ma rimane un dolore sordo nella testa della ragazza, la fatica di vivere, la paura di ogni uomo, l’orrore per il proprio corpo. La decisione di prendere i voti, spiegata in mezzo a pagine che documentano il tormento psicologico, la difficoltà di trovare qualcuno disposto ad ascoltarla e a crederle.

    “Ora si trattava di pronunciare, una volta per tutte, il nome del mio carnefice, rivelare la sua identità. Non lo avevo mai detto, illudendomi così di proteggere me stessa, invece proteggevo lui. Non lo pronunciavo perché mi vergognavo di me stessa”, spiega la suora che, da adulta, ha avuto modo di incontrare ancora altre volte il suo persecutore. “Mi ha detto: ‘Io non ho mai dimenticato. Spero che tu mi abbia perdonato’. Ho risposto d’impulso:

    “Certo, tanti anni fa”. E lui: ‘Questo per me è un grande sollievo’”.

    I ragionamenti nel libro si accavallano, ma le conclusioni sono chiare: “Ho scoperto che il perdono non c’era mai stato, perché c’era la consapevolezza che non eravamo stati due amanti, bensì vittima e carnefice. E la nostra relazione era un abuso e una violenza. Com’era possibile allora perdonare? Non l’ho fatto allora, e neppure oggi”.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/03/20/news/_abusata_dal_prete_l_accusa_di_una_suora_di_milano_con_l_ok_del_vaticano-135913749/?refresh_ce

  • Santa Sede e abusi sessuali, progressi e ostacoli nell’azione di pulizia

    Santa Sede e abusi sessuali, progressi e ostacoli nell’azione di pulizia

    Diverse e importanti le norme emanate dagli ultimi due Pontefici per fermare il fenomeno pedofilia. Il problema della denuncia dei responsabili alle autorità civili, le resistenze interne, il timore per il «buon nome della Chiesa». Le indicazioni chiare di Ratzinger e Bergoglio.

    FRANCESCO PELOSO – CITTÀ DEL VATICANO

    Lo scandalo degli abusi sessuali sui minori nella Chiesa è tornato d’attualità negli ultimi mesi. Nuovi casi di certo sono venuti alla luce in varie parti del mondo; poi c’è stata la testimonianza del cardinal George Pell, «ministro delle finanze vaticano», davanti alla Royal commission australiana, per eventuali responsabilità nell’aver coperto episodi del passato. Si tratta di elementi diversi che hanno contribuito a riportare l’attenzione sul tema. Ma naturalmente anche la pellicola «Spotlight», vincitrice dell’oscar come miglior film, ha dato il suo contributo. Il film racconta l’inchiesta del Boston Globe sulla piaga pedofilia nella diocesi americana, da quel «big bang» che scosse l’opinione pubblica, presero il via migliaia di denunce in tutti gli Stati Uniti, la vicenda portò inoltre alle dimissioni del cardinale Bernard Law, all’epoca arcivescovo di Boston. Casi di pedofilia da parte del clero, del resto, sono emersi in temi recenti – a livello giudiziario – anche in Italia.

    E inevitabilmente l’attenzione è tornata su un tema specifico: ovvero su quali provvedimenti sono stati presi dalla Santa Sede per contrastare il fenomeno e in modo specifico quella strategia del cover up, cioè dell’insabbiamento o della copertura dei sacerdoti responsabili, che tanto discredito ha gettato sulla Chiesa provocando la delusione e l’allontanamento di moltissimi fedeli. In tal senso è stato giustamente ripetuto che sia Benedetto XVI, sia Francesco, hanno dato indicazioni inequivocabili alle chiese locali, ai vescovi e alle strutture vaticane, per porre fine a scelte di anteporre la tutela dell’istituzione rispetto alle salvaguardia dei minori in generale e delle vittime in particolare.

    Il problema della denuncia  

    Diversi sono stati gli interventi dei pontefici in questo campo; fra quelli più significativi ci fu la lettera inviata nel 2011 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede a tutte le conferenze episcopali del mondo, per aiutarle a preparare le linee guida anti-pedofilia (nel 2010 erano state aggiornate le norme sui gravioribus delictis). È qui che si riscontra il principio della collaborazione con le autorità civili, cioè quell’elemento che doveva scardinare appunto la politica della segretezza e delle coperture. «L’abuso sessuale di minori – si legge nel testo – non è solo un delitto canonico, ma anche un crimine perseguito dall’autorità civile». «Sebbene i rapporti con le autorità civili differiscano nei diversi paesi – si afferma ancora – tuttavia è importante cooperare con esse nell’ambito delle rispettive competenze. In particolare, va sempre dato seguito alle prescrizioni delle leggi civili per quanto riguarda il deferimento dei crimini alle autorità preposte, senza pregiudicare il foro interno sacramentale. Naturalmente, questa collaborazione non riguarda solo i casi di abusi commessi dai chierici, ma riguarda anche quei casi di abuso che coinvolgono il personale religioso o laico che opera nelle strutture ecclesiastiche».

    Da questo testo sono scaturite due linee interpretative: una in base alla quale se nell’ordinamento di un paese non è previsto obbligo di denuncia per il vescovo – è il caso dell’Italia, per esempio – questo non deve essere contemperato nelle linee guida di quella nazione. Un’altra lettura afferma invece che, più semplicemente, laddove il reato di abuso contro il minore è codificato, questo va comunicato alle autorità civili pur tenendo conto dei diritti dell’accusato. La lettera poi introduce diversi altri aspetti importanti nella gestione del fenomeno, fra cui una generale priorità data alle vittime come indicazione concreta e anche culturale. Vale infine la pena ricordare, sul punto specifico del rapporto con la magistratura, che di recente il cardinale Sean Patrick O’Malley, capo della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, ha parlato di «obbligo morale e civile» nella denuncia di episodi di abusi su minori.

    Tribunali e vittime  

    Da rilevare ancora che Benedetto XVI ha dato un altro esempio concreto incontrando varie volte le vittime degli abusi, cioè ha mostrato pubblicamente come ci si doveva comportare verso quanti erano stati colpiti. Francesco, da parte sua, ha celebrato a Santa Marta una Messa con un gruppo di vittime (2014); nell’omelia dice molte cose, ma qui interessa sottolineare un passaggio: «Chiedo perdono – affermò nella circostanza il Papa – anche per i peccati di omissione da parte dei capi della Chiesa che non hanno risposto in maniera adeguata alle denunce di abuso presentate da familiari e da coloro che sono stati vittime di abuso. Questo, inoltre, ha recato una sofferenza ulteriore a quanti erano stati abusati e ha messo in pericolo altri minori che si trovavano in situazione di rischio». Il peccato di omissione veniva precisato a dovere, e del resto di recente papa Francesco ha pure osservato che il vescovo responsabile di aver coperto un prete pedofilo dovrebbe dimettersi.

    Ancora un passo indietro: nel 2010 Papa Ratzinger si rivolgeva alla Chiesa irlandese colpita in modo clamoroso dallo scandalo (diverse inchieste governative avevano portato alla luce una realtà di abusi sconcertante e la stessa Santa Sede avviò una serie complessa di indagini), con una lettera dove si analizzava il fenomeno, Benedetto XVI disse fra l’altro: «Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti». E ancora elencando le diverse cause all’origine della tragedia, Ratzinger sottolineava pure: «una tendenza nella società a favorire il clero e altre figure in autorità e una preoccupazione fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare gli scandali, che hanno portato come risultato alla mancata applicazione delle pene canoniche in vigore e alla mancata tutela della dignità di ogni persona». Insomma il magistero degli ultimi due Pontefici è chiaro e si è avvalso di norme interne e di richiami alla Chiesa universale come a singoli episcopati.

    Nei primi tre anni di pontificato di papa Francesco è stata poi creata la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori sotto la guida del cardinale O’Malley, della quale fanno parte anche alcune vittime; tuttavia di recente, una di questa, Peter Saunders, si è allontanato dall’organismo in questione polemicamente, giudicando ancora insufficiente l’impegno della Santa Sede per fronteggiare il fenomeno.

    Ostacoli alla trasparenza  

    D’altro canto anche dentro la Chiesa e perfino nella Curia romana, ci sono i sostenitori del cambiamento e della trasparenza e chi invece, fra motivazioni burocratiche, legislative o semplicemente perché teme una perdita di status del proprio ruolo, pone ostacoli o intralci all’attuazione di una politica severa in materia.

    Papa Francesco nel giugno scorso aveva annunciato, per esempio, la creazione di una sezione specifica della Congregazione per la Dottrina della Fede per giudicare i vescovi che non avevano dato seguito alle denunce o notizie di abusi commessi da un sacerdote (reato di abuso d’ufficio). L’iniziativa è completamente ferma a causa di ostacoli per lo più burocratici, come spiega un’accurata inchiesta dell’Associated Press. Nel luglio del 2013 inoltre, il Papa aggiornò il codice penale vaticano introducendo una serie di reati relativi alla pedofilia, fra questi venne punita in modo severo ogni forma di sfruttamento del minore a fini sessuali compreso l’utilizzo di materiale pedopornografico in qualsiasi formato, compreso il web e gli archivi digitali. Una fattispecie che sembrava fatta apposta per il caso dell’ex-nunzio polacco di Repubblica Dominicana, Jozef Wesolowski, poi morto per cause naturali lo scorso settembre a ridosso del processo che lo vedeva imputato per questi reati proprio in Vaticano.

    Infine qualche numero sull’entità delle denunce che pervengono in Vaticano. In base a quanto riportato dall’agenzia Ansa dal 2004 al 2013 sono stati novecento i preti ridotti allo stato laicale, mentre le denunce arrivate in Vaticano si aggirano intorno alle 600 l’anno, con punte anche di ottocento casi. Naturalmente da questi dati sono esclusi i procedimenti giudiziari civili aperti nei vari paesi, mentre altre vicende continuano a emergere con risvolti inquietanti come è avvenuto di recente per la diocesi di Oaxaca, in Messico.

    Infine di carattere esorbitante sono le cifre sborsate dalla Chiesa, in particolare quella americana, per i risarcimenti dovuti alle vittime negli ultimi vent’anni.

  • Lotta alla pedofilia, Scicluna: “La linea di Benedetto XVI continua”

    Lotta alla pedofilia, Scicluna: “La linea di Benedetto XVI continua”

    Intervista con l’arcivescovo maltese che è stato a fianco di Ratzinger nel contrastare gli abusi sui minori e ora presiede il collegio che si occupa dei ricorsi alla Congregazione per la dottrina della fede

    ANDREA TORNIELLI – CITTÀ DEL VATICANO

    La linea di Benedetto XVI nella lotta contro gli abusi sui minori «senz’altro continua!». Papa Francesco «è stato durissimo» a proposito dei vescovi che di fronte al fenomeno si limitavano a cambiare il prete pedofilo di parrocchia in parrocchia: «Oggi grazie a Dio non è più possibile agire così». L’arcivescovo metropolita di Malta Charles Scicluna è l’uomo che ha combattuto a fianco di Joseph Ratzinger la lotta contro gli abusi commessi da sacerdoti e religiosi e ora presiede il collegio incaricato presso la Congregazione per la dottrina della fede di esaminare i ricorsi dopo la prima sentenza. In questa intervista con «Vatican Insider» spiega come procede il lavoro di lotta e di prevenzione del fenomeno della pedofilia.

    Il film «Spotlight» sugli abusi a Boston e le quattro recenti audizioni del cardinale George Pell davanti alla Royal Commission riguardanti casi degli anni Settanta hanno riportato all’attenzione il tema della pedofilia nella Chiesa e la lotta agli abusi. Come si sta procedendo? Continua la linea di Benedetto XVI con l’attuale pontificato?

    «Senz’altro continua! Il film «Spotlight» finisce con la situazione del 2002, cioè proprio mentre ha inizio presso la Congregazione per la dottrina della fede guidata dall’allora cardinale Joseph Ratzinger un riallineamento della legislazione sugli abusi, poi aggiornata nel 2010 con l’identificazione specifica anche della fattispecie della pedo-pornografia e degli abusi ai danni di disabili. Le nuove legislazioni, negli ultimi 14 anni hanno aiutato i vescovi a rispondere al fenomeno, proteggendo i bambini e impegnando la Chiesa nella prevenzione degli abusi. L’esperienza, a partire dal 2002, è stata molto positiva negli Stati Uniti, e questo il film non l’ha descritto ma va riconosciuto».

    Sul volo di ritorno dal viaggio in Messico Papa Francesco è tornato a parlare degli abusi paragonandoli a «sacrifici diabolici» e ha usato parole forte contro i vescovi che si sono limitati a spostare il prete responsabile di questi crimini da una parrocchia all’altra. Che significato hanno quelle parole?

    «Francesco sta continuando nella linea del predecessore e ha dato una lettura teologica al fenomeno, paragonando l’abuso sui bambini alla profanazione dell’eucaristia e ai sacrifici diabolici. Così ha sottolineato anche il tremendo danno spirituale che viene compiuto. C’è un abuso di potestà spirituale e una volta che si è incrinato il rapporto di fiducia verso la Chiesa è davvero difficile da ripristinare. Questo approfondimento teologico ci fa capire ancora di più l’importanza di debellare il fenomeno e soprattutto ci fa pregare perché i preti siano pastori che conducano a pascoli di santità».

    Oggi le norme che cosa prevedono? È ancora possibile «coprire» e «insabbiare» come avvenuto in passato?

    «Lo spostamento di parrocchia in parrocchia del prete macchiatosi del crimine degli abusi sessuali su minori, del tutto inadeguato, era frutto dell’idea che questi atti venissero commessi per condizionamento ambientale. Cambiare ambiente di vita avrebbe permesso, secondo questa tesi assurda, di superare il problema. Purtroppo così facendo si sono esposte tante altre vittime innocenti a questi crimini sessuali. Oggi grazie a Dio non è più possibile agire così. Papa Francesco è stato durissimo al riguardo. Un sacerdote accusato di abusi su minori viene deferito alla Congregazione per la dottrina della fede e viene sospeso dal ministero mentre si fa luce sulle accuse che lo riguardano. Inoltre si avvertono le autorità civili…»

    Su questo punto, però, non tutti gli episcopati sono invitati a comportarsi allo stesso modo, vero?

    «Nei Paesi di cultura anglosassone c’è l’obbligo di coinvolgere le autorità civili. L’indicazione della Santa Sede ai vescovi è di rispettare le legislazioni dei rispettivi Paesi. Nel caso non vi sia l’obbligo di denuncia alle autorità civili, senz’altro bisogna cooperare e invitare la vittima degli abusi che voglia farlo a rivolgersi alla magistratura. In ogni caso i vescovi devono cooperare con le autorità».

    Il Papa nell’intervista sull’aereo l’ha citata per nome, ricordando che lei presiede lo speciale collegio per i ricorsi che esamina in secondo grado questi casi: come sta funzionando questo collegio? Secondo quali criteri operate?

    «Il Papa ci ha chiesto di fare presto, di evitare lungaggini burocratiche e di dare risposte adeguate in tempi ragionevoli. Cerchiamo di servire la giustizia nella verità, ma anche di tenere conto del diritto alla difesa per chi è accusato. Cerchiamo di seguire il criterio del bene della Chiesa: non si può infatti permettere che il reo, cioè una persona che con le sue azioni mette a rischio la vita delle comunità cristiane, possa continuare nel suo ministero».

  • Il caso Spotlight e i preti pedofili: cosa sta facendo la Chiesa?

    Il caso Spotlight e i preti pedofili: cosa sta facendo la Chiesa?

    Nei cinema dal 18 febbraio “Il caso Spotlight”: il film racconta l’inchiesta del Boston Globe che portò alla luce la rete che copriva e insabbiava i casi di abusi sessuali da parte dei preti cattolici. Ma a che punto è la Chiesa con l’opera di pulizia avviata da Papa Francesco?

    Esce nelle sale cinematografiche, il 18 febbraio, “Il caso Spotlight”, pellicola sul team di giornalisti investigativi del Boston Globe che nel 2002 ha rivelato la copertura sistematica da parte della Chiesa Cattolica degli abusi sessuali commessi su minori da oltre 70 sacerdoti locali. Una storia vera, dietro una vera inchiesta giornalistica, che tra l’altro all’epoca vinse il Premio Pulitzer.

    Ma a che punto è l’azione di contrasto e di pulizia di questo triste fenomeno da parte del Vaticano?

    Ancora scandali: gli ultimi casi in Lombardia

    La pedofilia è una piaga che la Chiesa non è ancora riuscita a sradicare completamente. Basta leggere gli ultimi fatti di cronaca in Lombardia. In una retata che ha portato agli arresti domiciliari 11 persone – dovranno tutti rispondere di prostituzione minorile continuata -, ci è finito anche un parroco della bergamasca. Secondo gli inquirenti, il sacerdote, in particolare, ‘pagava’ con regali due ragazzi non ancora maggiorenni, in cambio di rapporti sessuali. Un fatto commentato dalla curia di Bergamo con “stupore, sgomento e profondo dolore”.

    Ricorderete anche la vicenda, esplosa nell’estate del 2013, del processo all’ex nunzio apostolico della Repubblica Dominicana, Jozef Wesolowski: era stato arrestato un anno prima, in Vaticano, dove era stato fatto rientrare. E attendeva il processo per fatti accaduti fra Roma e Santo Domingo. Le accuse andavano dalla pedofilia e maltrattamenti a minori fino alla detenzione di materiale pedo-pornografico. Ridotto allo stato laicale, non affronterà il tribunale vaticano, perché morirà poco prima, nell’estate del 2015. Sarebbe stato il primo processo per questo genere di reato, dentro la Stato papale.

    Linea dura, già con Ratzinger

    È stato proprio il caso dell’ex diplomatico della Santa Sede ad aver indotto Papa Francesco “alla tolleranza zero” contro gli abusi sui minori. In una dichiarazione shock del 2013, davanti a una commissione Onu, emerse che dal 2004 erano stati più di 3.400 i casi di abusi, denunciati al Vaticano. 884 i sacerdoti ridotti allo stato laicale. Più di 2.500 le sanzioni “minori”, ovvero vivere il resto della vita in penitenza e preghiera. L’opera di ‘pulizia’ interna era già stata avviata da papa Benedetto; Francesco ha proseguito e preso alcune misure per accelerare la ricerca della verità sulle segnalazioni. Qualche mese dopo l’elezione aveva aggiornato la legge penale vaticana, con pene più severe per reati di abusi su minori e pedofilia.

    Tolleranza zero

    Altra decisione importante per papa Francesco è quella del 22 marzo 2014, giorno in cui istituisce una specificaCommissione pontificia “per la tutela dei minori” e ci mette a capo Sean Patrick O’Malley, quell’arcivescovo che prese in mano la diocesi di Boston e che fece opera di pulizia, all’indomani degli scandali raccontati in “Il caso Spotlight”. La Commissione ha lavorato su più piani: linee guida nazionali su come affrontare i singoli casi; prevenzione e formazione dei sacerdoti. Pugno duro con i vescovi che non collaborano: si è istituita una nuova sezione giudiziaria all’intero della Congregazione per la dottrina della fede proprio per processare i prelati che ‘coprono’ atti di pedofilia dei loro preti. “La priorità – disse allora il papa – non è più evitare lo scandalo: non c’è assolutamente posto nel ministero per coloro che abusano dei minori”. Tre teste sono già saltate a metà 2015. Tre arcivescovi americani sono stati costretti alle dimissioni proprio perché avevano nascosto. Non sono più al loro posto, ma sono ancora vescovi.

    http://www.donnamoderna.com/attualita/caso-spotlight-abusi-preti-pedofili-chiesa

  • Pedofilia: arriverà la sezione per i vescovi? Fuoco di sbarramento in Curia rallenta l’attuazione di quanto chiesto dal “C 9”

    Pedofilia: arriverà la sezione per i vescovi? Fuoco di sbarramento in Curia rallenta l’attuazione di quanto chiesto dal “C 9”

    Ancora ferma al palo la proposta di Papa Francesco di creare in Vaticano un tribunale che si occupi di casi di pedofilia e che indaghi sui vescovi che coprono sacerdoti accusati di tali crimini? Quantomeno non si ha notizia di passi concreti per dare attuazione alla nuova procedura vaticana pensata da Bergoglio per perseguire questa fattispecie di reato e per concretizzare, in seno alla Congregazione per la Dottrina della fede, l’istituzione di una nuova Sezione Giudiziaria sui casi di pedofilia, con la creazione anche di un segretario “ad hoc” per assistere il cardinale prefetto su questo tema. Ma, scrive l’Agi,  la proposta di una sezione giudiziaria speciale della Congregazione della Dottrina della Fede per giudicare i vescovi ha trovato un vero e proprio fuoco di sbarramento nella Curia Romana dove i giuristi che dovevano dare i loro pareri hanno osservato che questi nuovi tribunali non sono compatibili con le norme attuali del Diritto Canonico, per le quali i vescovi possono essere giudici ma non imputati.

    Nonostante il successo da Oscar del film “Spotlight “, che racconta di come il Boston Globe abbia indagato lo scandalo dei preti accusati di abusi sessuali, e in seguito al discusso e inter-continentale “caso Pell”, la proposta di Francesco non sembra infatti fare grandi passi dal giugno scorso. L’AP ipotizza che il Papa sia caduto vittima di aspettative premature, problemi amministrativi e giuridici irrisolti e che debba affrontare una resistenza sia all’interno che all’esterno della Santa Sede nata quando il 10 giugno 2015 ha annunciato a sorpresa che era stata approvata all’unanimità dal C9 la proposta di creare un nuovo dipartimento all’interno della Congregazione per la dottrina della fede per gestire i casi di “abuso d’ufficio” contro i vescovi accusati di non riuscire a proteggere le loro congregazioni dei preti pedofili.

    In primo luogo, una delle prime ragioni di questa stagnazione, è che la Congregazione dal 2001 non è stata consultata o addirittura informata. “Attualmente, l’organismo per compiere efficacemente il proprio lavoro e per consigliare le diocesi interessate, ha bisogno di risorse e di personale”, ha affermato padre Davide Cito, un canonista e docente presso la Pontificia Università della Santa Croce di Roma, che ha contribuito a indagare sui casi di abuso.

    Il Vaticano da parte sua ha fatto sapere che presto sarà nominato un nuovo segretario per la Congregazione e che personale e risorse saranno fornite per agevolare il grande carico di lavoro. Il Papa stesso di recente ha ribadito che presto sarà aggiunta questa nuova figura all’interno dell’organismo ma – ha sottolineato – “non si tratterà di un ruolo facile perché dovrà affrontare un’impresa titanica”.

    Nonostante le buone premesse in nove mesi nulla di tutto ciò è accaduto. “Ci auguriamo che l’annuncio del Santo Padre di nominare un segretario per la disciplina della Sezione Giuridica sia un chiaro segno dell’attuazione più rapida della sua proposta”, ha dichiarato all’AP il cardinale Sean O’Malley di Boston, presidente della Commissione vaticana per la protezione dell’infanzia.

    Alessandro Notarnicola

  • La pedofilia di Santa Madre Chiesa

    La pedofilia di Santa Madre Chiesa

    «Lui si è spostato davanti a me e mi ha sfilato una gamba dei calzoni. Non riuscivo a muovermi. Ero sotto shock. Lui si era messo a pregare e io lo seguivo. Tremavo. Non ero in grado di reagire.» Chinandosi sul corpo del ragazzo, padre Geoghan gli praticò sesso orale. « D’improvviso Geoghan balzò in piedi. Un prete spalancò la porta e cominciò a urlare: “Jack, non ti avevamo detto di non farlo più, qui?”»

    Partendo da testimonianze come questa, tra il 2001 ed il 2002, lo Spotlight Team, la squadra di giornalisti investigativi del Boston continua….

  • “Denuncerò gli abusi della Chiesa, basta con i silenzi”

    “Denuncerò gli abusi della Chiesa, basta con i silenzi”

    Da 35 anni Erik Zattoni sta lottando per ridare giustizia a sua madre violentata da un prete

    di NICOLA BIANCHI

    Ferrara, 9 marzo 2016 – Da 35 anni Erik Zattoni sta lottando per ridare giustizia a sua madre violentata, all’età di 14 anni, da quel prete (don Pietro Tosi, deceduto nel 2014) che lui mai chiamerà papà. Da quello stupro nacque Erik che tre anni fa trovò il coraggio di denunciare ma che ancora oggi attende giustizia dalla Santa Sede.

    Erik, sono trascorsi due anni e quattro mesi da quando in tv e sui giornali ha avuto la forza di sputare fuori tutto il suo dolore. Oggi cosa è cambiato?

    «Che ho capito ancora di più quanto sia fondamentale denunciare gli abusi commessi da uomini di chiesa. Dopo di me sono usciti altri orrori, altra gente che ha seguito il mio esempio. Certo, non è stato facile ma se non se ne parla, se non si denuncia, questo problema rimarrà sempre nascosto e non si risolverà mai».

    Sua madre nel 1980 venne violentata da don Pietro Tosi. Dopo il recente caos mediatico, ora come sta?

    «Ha sempre preferito non comparire, non rilasciare commenti, interviste ma alla fine era contenta di quanto stavo facendo. Non sono le vittime che si devono vergognare bensì chi ha abusato di loro».

    Sul sito ‘Rete l’abuso’ c’è un video dove lei si rivolge a Papa Francesco chiedendogli schiettamente il perché «aver lasciato morire don Tosi senza ridurlo allo stato laicale». E «che cosa devono fare le vittime oggi per avere giustizia». Ha avuto risposte?

    «No, mai. Io e mia madre abbiamo scritto diverse lettere al Papa ma senza risposta. Anche da parte sua, come i suoi predecessori, tante chiacchiere ma purtroppo ancora i fatti non ci sono. Quando si tratta di agire non si agisce».

    Cosa le è rimasto dentro di tutta questa storia?

    «Tanta amarezza e una mancata giustizia. Don Tosi non si è mai pentito fino in fondo, è morto da prete perché qualcuno glielo ha permesso. Dall’altra parte ho un bellissimo ricordo per la grandissima solidarietà che è arrivata a me e a mia madre da tutta Italia dopo la denuncia».

    E il vescovo Luigi Negri?

    «E’ quello che c’entra meno di tutti. Le colpe non sono sue ma dei collaboratori che erano a Ferrara ancor prima del suo arrivo e di quelli che stanno in Vaticano. Senza dimenticare i vescovi che lo hanno preceduto che sapevano ma non hanno fatto niente».

    Con monsignor Negri ha parlato più volte, giusto?

    «Sì. E’ stato molto sincero, mi ha spiegato ciò che lo aveva lasciato perplesso».

    Dunque non poteva fare nulla?

    «Lui il suo l’ha fatto avvisando il Vaticano nella persona di Papa Francesco. Il vescovo non ha poteri per ridurre un sacerdote allo stato laicale a differenza del capo della chiesa. Da quando ho denunciato pubblicamente i fatti fino alla morte di don Tosi, di tempo ne è trascorso. Tempo per togliergli la veste da prete, invece tutto è rimasto intatto come se nulla fosse accaduto».

    Ha visto il film Spotlight?

    «No, ma lo farò presto. Il caso di Boston lo conoscevo bene. Degli abusi perpetrati dagli uomini di chiesa bisogna parlarne il più possibile, è l’unica soluzione per contrastarli».

    Erik, e adesso?

    «Stiamo valutando un’azione legale contro chi ha coperto questo orrore negli anni, a partire dai vescovi che sono passati da Ferrara. Non è cosa facile ma serve una giustizia perché chi commette questi crimini deve essere allontanato immediatamente dalla chiesa e deve essere punito penalmente come un comune cittadino».

    di NICOLA BIANCHI

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/erik-zattoni-papa-francesco-1.1958400#!kalooga-17143/~Ferrara%20~Boston%5E0.75

  • 900 I PRETI ESPULSI DALL’ORDINE PER DENUNCE DI PEDOFILIA NEGLI ULTIMI 10 ANNI

    900 I PRETI ESPULSI DALL’ORDINE PER DENUNCE DI PEDOFILIA NEGLI ULTIMI 10 ANNI

    In media sono 600 le denunce per anno; negli States la spesa di 10 anni di provvedimenti disciplinari si aggira intorno ai tre miliardi di dollari.

    Dal Vangelo secondo Matteo: “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo“.

    Parole che lasciano di stucco se confrontate con le stime degli ultimi anni sulla faccenda “preti e pedofilia”. Nel 2004 sono state ben 800 le denunce ricadute sul clero per abusi su minori, e i numeri scendono di pochissimo per le stime degli anni successivi, che toccano sempre le 600 unità. Cifre agghiaccianti se si pensa che non siano nemmeno “globali”, poichè non comprensive degli abusi rimasti silenti e impuniti o delle inchieste giudiziarie aperte dalla magistratura civile.

    Il caso del Nunzio Apostolico Jozef Wesolowski

    Si dice che Papa Wojtyla avesse avuto il pugno troppo debole in questo senso e che è stato con Papa Ratzinger che le cose sono cominciate a cambiare, fino ad arrivare, poi, a Papa Francesco e al suo “pugno di ferro” che ha fatto condannare addirittura un Nunzio Apostolico, Jozef Wesolowski, con cinque capi di accusa: detenzione e ricettazione di materiale pedopornografico; pedofilia, anche in concorso con il suo assistente ed amante, un ex diacono; lesioni gravi alle vittime; condotta offensiva verso la religione e la morale cristiana per aver visitato siti porno. Come si ricorderà, il condannato si sentì male durante il procedimento, venne ricoverato in stato confusionale conseguentemente all’assunzione di farmaci ed alcol, ed è stato ritrovato morto nella sua abitazione in Vaticano, da dove gli era stato proibito di allontanarsi, prima ancora che il processo avesse luogo. Una storia che ha lasciato molti interrogativi, considerando anche il fatto che la carica investita da Wesolowski era di grande rilevanza.

    Numeri da capogiro

    E’ stato lo stesso Vaticano a diffondere i dati relativi agli ultimi 10 anni, durante un’inchiesta dell’ONU.

    Sarebbero circa 900 i preti spretati nell’ultima decade a causa di reati del genere. Per non parlare delle spese correlate a questa realtà: nei soli Stati Uniti la Chiesa ha speso circa 3 miliardi di dollari, nel corso di questi anni, per pagare spese legali, terapie, patteggiamenti e quant’altro.

    Il film Spotlight, appena reduce dell’Oscar, si inserisce nella vicenda a pieno titolo poichè è incentrato sulla faccenda dell’insabbiamento dei reati coinvolgenti abusi su minori che si perpetravano nell’arcidiocesi di Boston.

    L’arcivescovo in cui fu impersonato tale silenzio fu Bernard Francis Law, che molti dissero fosse malvoluto da Papa Francesco, che avrebbe voluto sollevarlo dal suo incarico.

    Le voci sono rimaste infondate e sulla questione non si è più approfondito ma l’attuale cardinale della cittadina americana, Sean Patrick O’ Malley, scelto dallo stesso Papa per presiedere la Commissione vaticana sulla pedofilia, porta sulle spalle un’eredità molto pesante.

    Motivo per il quale ha fatto una scelta forte: ha venduto il palazzo vescovile tenendo per sé una residenza ordinaria, proprio per riuscire a risarcire le vittime di pedofilia senza problemi e senza lasciare nulla di irrisolto.

    Sicuramente una faccenda scomoda per tutti, per la Chiesa ma anche per i laici, qualcosa che va al di là dei limiti dell’umanità, oltre che della religione, e che dovrebbe prevedere punizioni e risoluzioni in tempi brevi ed esemplari. Il controllo, poi, a priori, sarebbe un’arma in più per evitare che episodi come questi avvengano così spesso, non solo, ma anche uno strumento utile per agire in maniera tempestiva in concomitanza di reato.

    I danni provocati sulla psiche dei bambini da questo tipo di eventi sono gravissimi, difficilissimi da sradicare e a volte fatali: ci sono ragazzini che non avranno mai più la possibilità di una vita normale. Complice il senso di “vergogna” o le minacce ricevute, troppo spesso questi reati rimangono impunti e silenti.

    http://it.blastingnews.com/cronaca/2016/03/900-i-preti-espulsi-dall-ordine-per-denunce-di-pedofilia-negli-ultimi-10-anni-00823659.html