Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Violenze sui bambini del Coro di Ratisbona: il 30ennio di Georg Ratzinger e quella promozione del cardinale Müller

    Violenze sui bambini del Coro di Ratisbona: il 30ennio di Georg Ratzinger e quella promozione del cardinale Müller

    Il fratello di Benedetto XVI e lo stesso Pontefice emerito sono legati a doppio filo al Regensburger Domspatzen, eccellenza mondiale tra i cori maschili di voci bianche. Padre Georg ne è stato il direttore dal 1964 al ’94, ovvero quando sono maturati gli abusi, anche sessuali: ha ammesso di essere a conoscenza degli schiaffi. Determinante, in questa storia, la gestione della diocesi: a dirigerla fino al 2012 è stato il cardinale Gerhard Ludwig Müller, poi nominato al vertice dell’ex Sant’Uffizio dal predecessore di Bergoglio. Quest’ultimo, però, qualche settimana fa lo ha silurato. Su di lui le accuse di non aver contribuito a far emergere la verità sui casi di pedofilia nella Chiesa

  • Trudeau al Papa: «Santità, venga in Canada a chiedere scusa per gli errori della Chiesa con i nativi»

    Trudeau al Papa: «Santità, venga in Canada a chiedere scusa per gli errori della Chiesa con i nativi»

    Città del Vaticano – Che fine farà l’accordo sul clima, una analisi sul Medio Oriente in subbuglio e il fattore religioso per contenere gli estremismi. Il premier canadese Justin Trudeau, reduce dal G7 di Taormina e da una  visita ai terremotati di Amatrice, è stato ricevuto in Vaticano da Papa Francesco. Una udienza a porte chiuse durata 36 minuti. C’è chi ha notato che con Donald Trump, ricevuto cinque giorni fa, Francesco si era intrattenuto un po’ di meno, 30 minuti, ma tant’è. Trudeau ha rinnovato l’invito a Bergoglio a visitare il Canada e secondo il portavoce del premier l’invito al Papa avrebbe come scopo quello di sollecitare un pubblico mea culpa per il ruolo svolto dalla Chiesa canadese nel passato. Sotto la lente di ingrandimento i metodi educativi delle «scuole residenziali», istituti dove venivano iscritti i bambini delle popolazioni native dopo essere stati strappati alle famiglie di origine e allontanati dalle lingue e tradizioni dei loro popoli.

    In Canada vi è un ampio dibattito pubblico in materia che mette in evidenza le violenze subite da tanti bambini sradicati dalle proprie radici culturali. Le scuole residenziali canadesi furono finanziate – tra il 1840 e il 1996 – dal governo federale canadese e  gestite dalla Chiesa cattolica e da altre Chiese. La visita sarebbe anche una risposta al Rapporto 2015 del Governo Canadese sui nativi, che contiene oltre 90 raccomandazioni per il Governo, una delle  quali invoca proprio che il Papa possa recarsi in Canada per chiedere scusa per le scuole residenziali che hanno contribuito in  modo determinante all’estinzione delle culture e lingue locali.

    Ad accompagnare Trudeau nella biblioteca apostolica c’era la moglie, Sophie. Il Papa gli ha donato i suoi tre documenti – “Laudato sii”, “Amoris laetitia” e “Evangelii
    gaudium” – e la medaglia del quarto anno di pontificato che raffigura la misericordia. Il Papa ha offerto (esattamente come ha fatto con Trump) una copia del suo messaggio per la Giornata mondiale della pace, spiegando di avere firmato una copia appositamente per lui.

    Il premier canadese ha ricambiato con una opera in sei volumi intitolata Relations des jesuites sur le Canada, scritta nel 1672 e alcuni fogli incorniciati, un vocabolario redatto dai gesuiti dell’epoca. Il Papa ha replicato: «Sì, sì è abitudine dei gesuiti» missionari trascrivere le parole delle lingue native, studiarle e comporre dei vocabolari.

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_trudeau_canada_mea_culpa_nativi_udienza_vaticano-2470369.html

  • Il premier canadese Trudeau al Papa: “Viene in Canada a chiedere scusa ai nativi”

    Il premier canadese Trudeau al Papa: “Viene in Canada a chiedere scusa ai nativi”

    Hai visto a fare tanto quello di sinistra, il Papa “terra-terra” che si definisce “un sacerdote” ed elimina in pochi anni qualsiasi aspetto di sacralità che per secoli aveva circondato la figura del pontefice? Succede poi che un politichino quasi imberbe come il premier canadese Justin Trudeau, che guida un Paese che nella geopolitica globale conta come il due a briscola, abbia la sfrontatezza (che su guarderebbe bene dall’avere, ad esempio, con Donald Trump) di dirti che devi venire a casa sua a chiedere scusa. A te, che sei il Papa di miliardi di persone e guidi una istituzione che conta milioni di persone.

    E’ quanto sarebbe successo qualche ora fa in Vaticano dove, nel corso della udienza privata ottenuta da Papa Francesco dopo il G7 di Taormina, Trudeau ha chiesto al Pontefice di recarsi al più presto in Canada. La visita sarebbe in risposta al Rapporto 2015 del Governo Canadese sui popoli nativi, che contiene oltre 90 raccomandazioni per il Governo, una delle quali invoca che il Papa venga in Canada per chiedere scusa, soprattutto per le scuole residenziali che hanno contribuito in modo determinante all’estinzione delle culture e lingue locali.

  • La pesante critica degli argentini a Bergoglio “Qui 27 ragioni per le quali Francesco ha consolidato la cultura del clero abusatore”.

    La pesante critica degli argentini a Bergoglio “Qui 27 ragioni per le quali Francesco ha consolidato la cultura del clero abusatore”.

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    AZIONI DEL PAPA FRANCESCO CHE CONSOLIDANO IL SISTEMA DELLA COPERTURA VATICANA DEL CLERO ABUSATORE SESSUALE

    1. – Ha designato nella Curia vaticana cardinali che hanno partecipato al conclave che lo ha eletto come papa, membri della cosiddetta “sporca dozzina” perché sono stati accusati di coprire sacerdoti pedofili. Loro sono: Leonardo Sandri (Argentina), membro della segretaria per la Comunicazione del Vaticano; George Pell (Australia), Prefetto della Segreteria di Economia della Santa Sede; Marc Ouellet (Canada), Prefetto della Congregazione per i Vescovi e Presidente della Pontificia Commissione per l’ America Latina; Seán O’Malley (USA), Consigliere nel C8 e Presidente della Pontificia Commssione per la Protezione dei Minori; Peter Turkson (Ghana), Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; Oscar Rodríguez Madariaga (Honduras), Consigliere del C9.
    2. – Ha designato nella C9 (organo consultivo), i seguenti cardinali accusati di coprire abusi sessuali: Oscar Rodríguez Madariaga; Francisco Javier Errázuriz Ossa; Sean Patrick O’Malley; George Pell.
    3. – In particolare, il cardinale George Pell è responsabile di avere coperto più di 4.000 casi di abusi sessuali del clero in Australia.
    4. – Ha avvallato l’espulsione di Peter Sanders dalla Commissione per la Tutela dei Minori. Sanders è stato vittima di abuso sessuale ed è molto critico verso l’attività della commissione, una struttura senza potere, le cui dichiarazioni e pronunciamenti non hanno carattere vincolante né obbligatorio per i vescovi. Una cortina di fumo.
    5. – Ha avvallato la mancanza di attività di quella Commissione, all’ accettare la rinuncia di Marie Collins, un’altra vittima di abuso sessuale, designata ad essere integrata come segno di trasparenza. La causa per la quale ha rinunciato: “Mancanza di appoggio nel Vaticano”. Si sono stancati di usare e manipolare le due vittime.
    6. – Ha nominato vescovo di Osorno il sacerdote Luis Barros, principale insabbiatore del pedofilo Fernando Karadima. Nel miglior stile calcistico, gli ha teso l’agguato mediante un video dove ha consigliato un gruppo di cileni: “pensate con la testa e non vi lasciate condizionare dalle accuse infondate dei mancini ” (2).
    7. – Ha fatto uscire con rapidità dalla Repubblica Dominicana il nunzio apostolico Jozef Wesolowski, accusato di pedofilia e detenzione di pornografia infantile. Una delle sue vittime ha detto che “aveva un tipo di gusto preciso, dai 14 ai 16 anni, e se erano “palliducci” molto meglio”.
    8. – Ha creato un tribunale fraudolento, incaricato di giudicare i vescovi. Poi, ha fatto marcia indietro elaborando la lettera apostolica “Come una madre amorevole”, soppiantando quello ad un procedimento incaricato a determinate Congregazioni. Il processo era grossolanamente truffaldino: il vescovo accusato ha la possibiltà di incontrare i superiori delle Congregazioni, fomentando la congiura; si consolida il privilegium fori, cioè, il fatto che preti giudichino preti; si elimina l’indipendenza come fondamento di un giudizio giusto ed imparziale. Un’assurdità giuridica.
    9. – Avvalla la protezione che il cardinal Bagnasco – presidente della Conferenza Episcopale Italiana ed arcivescovo di Genova – fa a Carlos Buela, fondatore dell’Istituto Verbo Incarnato.
    10. – Mantiene l’ambiguità nel caso spagnolo denominato “los romanones”. Risponde personalmente alla chiamata del denunciante, gli chiede perdono, lo incita a denunciare alla giustizia civile e mette in marcia il processo canonico rapidamente, frutto del quale l’arcivescovo di Granada sospende a divinis tre degli imputati. Tuttavia, colloca altri membri del clan come loro sostituti. Non sottopone il vescovo di Granada – Francisco Javier Martínez– a giudizio per negligenza.
    11. – Non ha espulso il sacerdote francese Bernard Preynat nè il suo superiore, l’arcivescovo di Lione Philippe Barbarin, dopo le denunce per abuso sessuale contro il primo.
    12. – In Messico, lascia al suo posto il cardinale Norberto Rivera, il maggior copritore di sacerdote pedofili di quel paese, incluso il predatore sessuale Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo.
    13. – Protegge 25 vescovi francesi (5 di loro in attività), che coprirono 39 sacerdoti abusatori di 300 bambini.
    14. – Non ha ancora espulso il prete Julio Cesar Grassi, nonostante sia condannato per delitti di abuso sessuale e corruzione di minori. Il procedimento canonico è stato ripreso dopo che la CSJN ha confermato l’arresto del prete.
    15. – Non ha modificato le norme giuridiche della Chiesa conforme alle esortazioni dell’ONU per i casi di abuso sessuale.
    16. – Avvalla le linee-guida della CEA (Conferenza Episcopale Argentina) dove si negano sistematicamente alle vittime le garanzie del dovuto processo, rendendole nuovamente vittime poiché continua l’abuso di potere e la negazione della giustizia.
    17. – Mantiene il segreto pontificio, che obbliga tutti i partecipanti ad un procedimento canonico ad osservare il segreto sotto giuramento del silenzio. Si imbavagliano e costringono le vittime.
    18. – Non ha pubblicato il registro ufficiale – certificato per enti indipendenti – dei sacerdoti espulsi a causa di abuso sessuale infantile.
    19. – Mantiene in segreto il luogo dove stanno i sacerdoti accusati di abuso sessuale, con sanzione canonica, ma che rimangono nella chiesa. Nemmeno ci sono meccanismi di controllo posti in essere da organizzazioni indipendenti, né vengono avvisati i famigliari del luogo dove viene destinato l’abusatore, mettendo a rischio bambini e bambine.
    20. – Non ha mai ricevuto le vittime di abuso membri della Rete di Sopravviventi di Abuso Sessuale Ecclesiastico d’Argentina. Quelle che ha ricevuto – di altri paesi – sono state ricevute per evitare reclami.
    21. – È venuto a conoscenza nel 2014 di casi di abuso sessuale nell’ Istituto Antonio Provolo di Verona, Italia, e non ha adottato nessuna misura. È stata consegnata – nelle sue proprie mani – la lista dei sacerdoti abusatori e delle vittime.
    22. – Ha iniziato nel 2015 il processo di beatificazione del vescovo di Verona, Giuseppe Carraro, il quale ha abusato sessualmente di un alunno dell’Istituto Antonio Provolo di quella città.
    23. – È venuto nuovamente a conoscenza – nel 2016 – di altri casi di abusi sessuali nell’Istituto Provolo, questa volta in Mendoza e La Plata, Argentina, e neanche lì ha fatto niente.
    24. – Avvalla l’agire delittuoso delle autorità dell’Istituto Provolo d’Italia rispetto ai sacerdoti detenuti in Mendoza. La Commissione del Vaticano che ha inviato a Mendoza, è arrivata nella provincia recentemente in aprile del 2017 con chiari propositi di ricavare informazioni del fascicolo senza avere legittimazione processuale.
    25. -Avvalla l’agire complice dell’Arcivescovato di Mendoza, entità localmente responsabile dell’Istituto Antonio Provolo.
    26. – Non ha iniziato alcun procedimento canonico contro i vescovi di Mendoza per la sua responsabilità nel funzionamento dell’Istituto Antonio Provolo applicando le disposizioni contenute nel documento “Come una madre amorosa”.
    27. – Ha ridotto le sanzioni ad un gruppo di preti pedofili italiani, che non perderanno la loro condizione di sacerdoti, ma saranno esentati dai pubblici uffici.

    Avvocato Carlos Lombardi

    Consigliere della Rete dei Sopravvissuti all’Abuso Sessuale Ecclesiastico di Argentina

  • Commissione anti-abusi: dare risposte più immediate alle vittime

    Commissione anti-abusi: dare risposte più immediate alle vittime

    Conclusa ieri la plenaria dell’organismo: il «grazie» a Marie Collins e la volontà di collaborare con la Congregazione per la Dottrina della fede per le “Linee guida” nel contrasto della pedofilia

    C’è anzitutto la gratitudine per la dimissionaria Marie Collins e per il suo forte impegno per le vittime di abusi nel comunicato finale della plenaria della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, conclusa ieri e iniziata il 24 marzo scorso. Poi, c’è la promessa di un maggiore impegno a trovare «nuove forme» per dar voce ai sopravvissuti e la volontà di collaborare con la Congregazione per la Dottrina della fede – il dicastero maggiormente accusato dall’irlandese Collins di ostacolare il lavoro della Commissione – per diffondere le “Linee guida” sulla lotta agli abusi nella Chiesa. Infine viene annunciata una novità, ovvero il fatto che i 16 membri della Commissione incontreranno di volta in volta i rappresentanti delle Conferenze episcopali che si recano a Roma per le visite ad limina (oggi tocca quindi ai vescovi del Canada occidentale) in modo da discutere della situazione nei diversi Paesi e sviluppare eventuali strategie.

    Più nel dettaglio, nella nota diffusa oggi in inglese a conclusione della tre giorni – e riportata dalla Radio Vaticana – i membri della Commissione e il cardinale presidente Sean O’Malley ringraziano l’ex collega Collins per il grande lavoro svolto a favore di chi (come accadde a lei stessa a 13 anni) è stato costretto a subire abusi, come pure per «la prevenzione» e «il contrasto» della pedofilia. «Le sue raccomandazioni sono state un tema centrale della plenaria», si legge. Un grazie anche per la disponibilità di Marie Collins a continuare a collaborare con il team pontificio nei programmi di educazione per nuovi vescovi e per gli uffici di Curia. La donna ha ricambiato su Twitter scrivendo: «Ho apprezzato e capisco la difficoltà della situazione. C’è brava gente nella Commissione».

    Durante i lavori della plenaria – informa ancora il testo – ci si è soffermati in particolare su un passaggio della dichiarazione di dimissioni della Collins dello scorso 1 marzo, quello che lamentava la mancanza di una risposta immediata – o, a volte, proprio di una risposta – da parte degli uffici vaticani alle vittime che indirizzavano le loro lettere al Papa e alla Santa Sede. La Commissione esprime l’auspicio che ogni bambino o adulto vittima di pedofilia possa ricevere rapidamente un riscontro dalla Curia: «È importante rispondere direttamente», affermano i membri. La Commissione è consapevole che tale compito sia particolarmente impegnativo «visto l’ampio volume e la natura della corrispondenza», e sa che esso «richiede risorse e procedure chiare e specifiche». Tuttavia, rimarca, «riconoscere la corrispondenza e dare risposte tempestive e personali è un modo per promuovere la guarigione e la trasparenza» voluta da Papa Francesco.

    Proprio al Pontefice i membri invieranno «ulteriori raccomandazioni» da sottoporre alla sua considerazione utili ad approfondire e migliorare il lavoro dell’organismo istituito nel 2014. Loro, intanto, assicurano di «continuare a lavorare per assistere le Chiese locali nella loro responsabilità per la protezione dei minori», attraverso visite in loco, conferenze e i già citati corsi di formazione. Oltre a questo, si terranno dei colloqui face to face con i vescovi dei diversi Paesi in visita ad limina per comunicare le “Linee guida” della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori definite «un elemento essenziale» della lotta agli abusi nella Chiesa.

    Tali “Linee guida”, peraltro ampiamente sostenute dal Papa, saranno comunicate anche alle congregazioni religiose, o direttamente o attraverso il sito web della Commissione www.protectionofminors.va. In questo lavoro di comunicazione e diffusione viene ribadita «la volontà di lavorare assieme alla Congregazione per la Dottrina della Fede».

    Non si specifica, invece, se saranno reclutati nuovi membri nella squadra per prendere il posto di Marie Collins e dell’inglese Peter Saunders, anch’egli ex vittima di pedofilia, di fatto “allontanato” dai lavori della Commissione dal febbraio 2016 dopo aver pubblicamente e aspramente criticato il cardinale australiano George Pell, perfetto della Segreteria per l’Economia.

    Il comunicato rammenta infine che la plenaria ha fatto seguito ad un evento su educazione e prevenzione dal titolo “Safeguarding in Homes and Schools: Learning from Experience Worldwide”, che si è tenuto il 23 marzo alla Pontificia Università Gregoriana, promosso dal Centro per la Protezione dei Minori istituito in seno all’Ateneo e dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica. All’incontro, focalizzato in particolare sull’America Latina, hanno preso parte oltre 150 personalità, tra cui il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, e diversi responsabili dei Dicasteri della Curia romana, come i cardinali Marc Ouellet, Kevin Farrell, João Bráz de Aviz e Peter Turkson.

    Aprendo i lavori il cardinale O’Malley ha ribadito la linea dura di Papa Francesco, il quale – ha detto – è ancora «pienamente impegnato a sradicare la piaga degli abusi sessuali». «Se la Chiesa non è impegnata nella tutela dei minori i nostri sforzi di evangelizzazione non avranno effetti», ha affermato l’arcivescovo di Boston, «non c’è giustificazione, non possiamo fallire nel mettere a punto efficaci standard di protezione di minori e adulti vulnerabili».

    http://www.lastampa.it/2017/03/27/vaticaninsider/ita/vaticano/commissione-antiabusi-trovare-nuove-forme-per-dar-voce-alle-vittime-ymKi11hqHoR5qFfnruKAoK/pagina.html

  • Pedofilia del clero, “peccato” o “delitto”?

    Pedofilia del clero, “peccato” o “delitto”?

    Chi violenta un minore non “offende” solo la castità (come dice il catechismo) ma compie un vero e proprio “delitto”.

    di David Gabrielli

    La questione della pedofilia del clero cattolico rimbalza, da qualche tempo, sulle prime pagine dei giornali, ed è tema di libri di successo. Essa – la violenza sessuale su bambini e adolescenti (seppure per questi si dovrebbe parlare di efebofilia) – non è affatto una “esclusiva” del clero; avviene soprattutto in famiglia, o col “turismo sessuale” in paesi esotici, praticata da gente che svolge le professioni più variegate e, di norma, è coperta da un’insuperabile omertà. Tristissimo fenomeno sul quale di solito si tace.

    Venendo poi al clero, la pedofilia non è “caratteristica” di quello cattolico, perché tocca egualmente ecclesiastici di altre confessioni. In ambito cattolico, infine, la quantificazione del fenomeno varia da paese a paese. Grosso modo, si può prendere come punto di riferimento quanto nel 2009 affermava il cardinale brasiliano Cláudio Hummes, allora prefetto della Congregazione per il clero: «In alcune diocesi la pedofilia coinvolge il 4% del clero». Dunque, una piccola minoranza. Sarebbe perciò sommamente ingiusto considerare la pedofilia una peste che infetta l’intero clero. Ma, quand’anche si trattasse di un solo caso, sarebbe tremendo per chi, per missione, annunzia l’Evangelo.

    Da qui il clamore suscitato da casi come quelli della diocesi di Boston, rigorosamente descritti dal film Spotlight: per l’opinione pubblica cattolica statunitense, che in generale ha un’alta stima del prete, è stato uno shock apprendere che un sacerdote (parroco o educatore), al quale dai genitori con fiducia totale era stato affidato un ragazzo/a, ha compiuto su questi/a violenza sessuale. Il cardinale arcivescovo, Bernard F. Law (dimessosi nel 2002), era a conoscenza del “vizietto” di alcuni preti pedofili ma, invece di denunciarli, li aveva spostati da una parrocchia all’altra, ove essi avevano seguitato a violentare adolescenti. E la Santa Sede, alla quale infine dalle diocesi arrivavano le segnalazioni? Fin quasi alla fine del secolo scorso, i casi di preti pedofili erano trattati con riserbo massimo: l’urgenza, però, non era quella di difendere le vittime, ma di coprire lo scandalo perché il “buon nome” della Chiesa non fosse macchiato.

    Tuttavia, l’eco suscitata, soprattutto in Nordamerica, da alcuni casi, e dai risarcimenti milionari che alcune diocesi hanno dovuto sborsare per cause portate in tribunale, ha costretto il Vaticano a cambiar rotta: e da Giovanni Paolo II in poi la questione è stata affrontata di petto, sia pure non senza ritardi e contraddizioni. «Tolleranza zero per i preti pedofili»: questo, ora, il principio che guida l’azione vaticana, per estirpare un comportamento malefico che Francesco ha definito «mostruosità assoluta e orrendo peccato».

    E, per il passato, un colpo di spugna? Così è accaduto in molti paesi; ma vi sono eccezioni. Le Conferenze episcopali del Canada (e, qui, anche la Chiesa anglicana), dell’Irlanda, della Francia e della Svizzera hanno fatto un pubblico “mea culpa”, seppure non sempre con adeguata franchezza. I vescovi d’Oltralpe hanno costituito una “Commissione nazionale indipendente” per occuparsi della pedofilia del clero, composta di magistrati, psicologi e familiari delle vittime. E, in Svizzera, il 5 dicembre nella basilica di Valère (Sion) i vescovi hanno organizzato una giornata di penitenza in espiazione «degli abusi sessuali [dei preti], del silenzio e della mancanza di aiuto alle vittime»; e, per indennizzare i reati “prescritti”, hanno istituito un fondo di cinquecentomila franchi.

    E in Italia? Qui la Conferenza episcopale sembra partire dal presupposto che «da noi non è come altrove», ipotesi minimalista smentita da molti fatti. Per smuovere tale imbarazzante status quo il movimento riformista cattolico “Noi siamo Chiesa” ha suggerito ai vescovi: 1) l’istituzione di una Commissione come quella pensata dai francesi, e una “giornata nazionale di penitenza”; 2) una riflessione autocritica sul passato, e il riconoscimento che sono insufficienti le “Linee guida” stabilite dalla Cei nel 2012 e ’14; 3) l’impegno di denunciare alla magistratura i fatti sicuri.

    Stella polare per la Cei non può essere semplicemente il Catechismo cattolico, che definisce lo “stupro” su minori una “offesa contro la castità” (n. 2356); deve essere il Codice italiano, per il quale la violenza sessuale su minori è un “delitto” contro la persona.

    Pedofilia del clero, “peccato” o “delitto”?

  • Pedofilia: in Europa, in America, ma anche in Australia

    Pedofilia: in Europa, in America, ma anche in Australia

    Secondo un recente rapporto dell’Unione Europea sul maltrattamento e le violenze sui minori, un bambino su otto e una bambina su cinque, sarebbero vittima di abusi sessuali durante l’infanzia. Nell’80% dei casi le violenze avvengono all’interno delle mura domestiche: padri, madri, ma anche zii, nonni e fratelli. Una vera e propria emergenza, aggravata dal crescente numero di siti web pedopornografici. Dal 2003 a oggi sono stati denunciati 125.000 siti pedopornografici, di cui solo 9.800 nel 2015. Un orrore diffuso che non conosce confini.

    Solo una settimana fa, la polizia scozzese ha sgominato una rete di pedofili che usava internet sia per adescare le vittime che per diffondere materiale pornografico. “In almeno tre casi abbiamo visto delinquenti che avevano in memoria nei loro computer più di 10 milioni di immagini di bambini”, ha dichiarato l’ispettore Andy Williams che ha seguito da vicino l’indagine. Casi non isolati nel mondo anglosassone, come dimostrano gli scandali all’interno della chiesa cattolica irlandese.

    Ultimo a farne le spese monsignor Martin Drennan, vescovo di Galway e Kilmacduagh, il cui nome compariva nei rapporti governativi sulla pedofilia che hanno spinto Benedetto XVI ad avviare indagini interne e a rivoluzionare la Chiesa irlandese. Nonostante le resistenze, Papa Francesco è riuscito a costringere Drennan alle dimissioni per chiudere una ferita aperta nel 2010. Una faccenda, però, tutt’altro che chiusa.

    Secondo i media australiani, sarebbe indagato per presunti abusi su minori anche il cardinale George Pell, prefetto agli Affari economici del Vaticano. Secondo l’emittente Abc i casi risalirebbero agli anni ’70 quando Pell era parroco nella città di Ballarat. A denunciare le molestie sarebbero stati due quarantenni per fatti avvenuti tra il 1978 e il 1979. Il cardinale, ascoltato per quattro volte dai magistrati australiani, ha definito le notizie “totalmente false”.

    La pedofilia rappresenta una piaga contro cui Papa Francesco ha preso una posizione dura. Il pontefice ha varato, infatti, una legge “motu proprio” contro i vescovi negligenti che prevede la rimozione dall’ufficio di quanti non denunciano o coprono casi di pedofilia all’interno delle diocesi. Una realtà che riguarda soprattutto Stati Uniti, Australia, Canada e Irlanda. Scandali che in America, ad esempio, hanno creato un vero e proprio caso, soprattutto grazie alla super inchiesta del Boston Globe narrata nel film vincitore del premio Oscar 2016, “Il caso Spotlight”. Un lavoro durato anni e conclusosi nel 2003 con il pagamento da parte dell’Arcidiocesi di Boston di circa 85 milioni di dollari come risarcimento nei confronti delle vittime. I casi di pedofilia non risparmiano l’Italia. I numeri non sono diversi da quelli degli altri paesi europei, ma è difficile fornire cifre precise vista la mancanza di una banca dati nazionale che pure è prevista dalla legge 36 del 2006. I governi spesso ignorano il problema e gli stupratori, una volta condannati, finiscono in breve tempo liberi e senza supporto psicologico, condizione che favorisce la recidività.

  • Il prete ormai è un “mostro”: mai più da solo con bimbi

    Il prete ormai è un “mostro”: mai più da solo con bimbi

    di Andrea Zambrano

    Bannati, nel linguaggio social friendly. Più letteralmente “banditi”. Sono i preti della diocesi di Montreal in Canada che da settembre non potranno più avvicinarsi da soli ai bambini. Con loro ci dovrà sempre essere un testimone perché il rischio di incorrere in accuse di molestie o di pedofilia è troppo elevato in un Paese che negli ultimi anni ha visto uscire allo scoperto diversi casi accertati di abusi su minori da parte di religiosi.

    La decisione è stata annunciata dal rettore del seminario di Montreal François Sarrazin e non mancherà di suscitare reazioni indignate. A tutti i sacerdoti e a chiunque, educatori o catechisti gravitino attorno alle parrocchie con ruoli di responsabilità, sarà fatto divieto di intrattenersi da soli con bambini o con altri soggetti vulnerabili. E’ il sunto di un progetto pilota che coinvolgerà a partire da settembre una decina di parrocchie del centro di Montreal per poi estendersi a tutta la diocesi della provincia Canadese.

    Lo rivela una comunicazione ufficiale della diocesi che è stata ripresa dai giornali locali. L’obiettivo è quello di creare una “rete di sicurezza” per tutti: bambini, pastori ed educatori. Un’iniziativa drastica, figlia di una caccia al mostro che ha dato i suoi frutti, soprattutto a colpi di cause milionarie. Il rettore del seminario lo ha spiegato in modo molto lineare: «Immaginate se si è da soli in una stanza e un bambino ti accusa di essere stato molestato, come potrete reagire? Che sia vero o no, è necessario un testimone. Per questo serve prudenza».

    La notizia ha visto i commenti comunque insoddisfatti di Carlo Tarini, portavoce di un’associazione di vittime di preti che ha definito le nuove regole «carenti e in ritardo».

    Se da un lato la decisione va incontro alla necessità della Chiesa canadese di proteggersi contro azioni legali derivanti da scandali di abusi su minori, in quello che potrebbe essere classificato come un nuovo business con la Chiesa a fare la parte del pollo da spennare, dall’altro è evidente che di fronte a una Chiesa sotto controllo, a risentirne sarà non solo la figura del sacerdote, ma la stessa trasmissione della fede.

    Come potranno avvenire le confessioni o la direzione spirituale con i più piccoli se i sacerdoti dovranno tutelarsi con la presenza di un testimone? E quale autorevolezza potrà avere una Chiesa che rinuncia dal punto di vista educativo a far valere la sua unicità e la sua probità morale? Nella decisione del vescovo di Montreal c’è tutta la paura di essere sotto scacco del mondo. Perché, è vero: gli scandali ci sono stati, ma invece di affrontare di petto la situazione, si è preferito rinchiudersi a riccio e giocare sostanzialmente in difesa.

    Eppure la storia della Chiesa è ricca di esempi di pastori che hanno amato i fanciulli educandoli al bene e alla fede. Immaginate che cosa sarebbe successo se un provvedimento del genere avesse toccato San Giovanni Bosco?

    Il risultato di questo provvedimento sarà quello di proseguire sempre più nella diffidenza verso i sacerdoti, alimentando il pregiudizio che tutti i preti sono a rischio pedofilia, dunque personaggi da tenere sotto controllo. Quando sappiamo bene che i casi di abusi, dolorosi e orribili certo, ma, lo dicono le ricerche sociologiche, in percentuale inferiori a quelli che accadono in altre organizzazioni a contatto con i bambini, toccano l’intangibile e protetta sfera dell’omosessualità nel clero.

    A quando le telecamere nei confessionali? A quando il Grande Fratello sul sagrato? Nella decisione della diocesi di Montreal, tanto per citare Gramsci, c’è più pessimismo della ragione che ottimismo della volontà, ma anche tanta poca fiducia nei propri sacerdoti. E soprattutto tanto sconforto pastorale e paura del mondo e della propria identità. Quasi che anche il vescovo si vergognasse di quel Gesù Cristo che disse «lasciate che i bambini vengano a me». Non si trova nel Vangelo l’aggiunta «ma procuratemi un testimone».

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-prete-ormai-e-un-mostro-mai-piu-da-solo-con-bimbi-16597.htm#.V3A4hCZejNU.facebook

  • Prete pedofilo arrestato in Kosovo: estradato in Gran Bretagna

    Prete pedofilo arrestato in Kosovo: estradato in Gran Bretagna

    Preti che abusano di minori. Storie nauseanti che gettano fango sulla Chiesa. Molti sacerdoti si sono scusati con le vittime  e i loro parenti, altri no, altri… Beh, resta il fatto che davanti a tali abomini non si può rimanere inerti. Gli orchi, anche se indossano l’abito talare, devono pagare il loro conto con la giustizia. Un prete pedofilo è stato arrestato nelle ultime ore in Kosovo. Si tratta di Lawrence Spencer, ricercato dalla Polizia britannica dal 2012 in quanto avrebbe commesso numerosi abusi sessuali su minori: nei suoi confronti era stato emesso un mandato d’arresto europeo. La notizia è stata confermata da alcune autorità locali. Niente tolleranza nei confronti dei preti pedofili. In fondo, lo ha detto più volte anche Papa Francesco, che è il simbolo della misericordia. Dinanzi a reati del genere, che ledono gravemente i piccoli, non si può essere tolleranti. Nel periodo compreso tra il 1991 e il 2001, Spencer, che  era sacerdote della chiesa cattolica di Londra, violentò moltissimi bimbi profittando della sua carica e del suo prestigio. Nessuno avrebbe mai immaginato che un pastore sarebbe stato in grado di commettere azioni del genere. Sotto quella tonaca, però, c’era uno spietato pedofilo. Una vera vergogna che la dice lunga sulla gravità della piaga della pedofilia nella Chiesa.

    Lawrence Spencer, che ha più di 70 anni, è stato messo in manette giovedì scorso a Pec. Lo hanno rivelato anche le autorità di Pristina. L’iter di estradizione è iniziato e presto il religioso arriverà in Gran Bretagna per essere sottoposto a un processo che porterà sicuramente a una pesante condanna. Non si ancora quante sono le vittime del prete britannico, ma certamente non sono poche. E’ veramente un grosso problema quello degli abusi sessuali commessi da esponenti della Chiesa cattolica come Lawrence Spencer. Il fenomeno è diffuso un po’ ovunque anche se, secondo recenti indagini, dagli ultimi due decenni del ‘900 ad oggi il maggior numero di casi di pedofilia registrati nel mondo riguarda Canada, Stati Uniti, Irlanda e Australia. Nessuno Stato, però, è privo di casi di abusi commessi da sacerdoti. E’ stato scoperto che circa l’80% dei casi di violenze commesse da preti sia stato denunciato negli Usa, precisamente nella diocesi di Boston. Da un’indagine condotta 14 anni fa su invito della Conferenza Statunitense dei Vescovi Cattolici, tra il 1950 e il 2002 il 4% dei preti operanti negli Usa era stato accusato di reati di natura sessuale. Tutto ciò fa semplicemente rabbrividire. E la Chiesa cattolica come si comporta davanti a questo obbrobrio? Beh, sin dall’emersione dei primi scandali, la Chiesa ha cercato di ‘gettare acqua sul fuoco’ demonizzando i media per il risalto che hanno sempre dato ai casi di abusi commessi da sacerdoti, sottolineando che si tratta di un fenomeno concernente tutte leistituzioni, non solo la Chiesa. Sarà, ma tali scandali fanno perdere credibilità alla Chiesa, anche perché ha spesso cercato di difendere i sacerdoti, occultando prove ed altro, e non si è mai, o poche volte, adoperata per dare un sostegno morale alle piccole vittime. Ciò è indubbiamente vergognoso. Negli ultimi anni, anche sulla scorta delle innumerevoli polemiche, ha deciso di adottare una politica di ‘tolleranza zero’ nei confronti di preti pedofili. Tutto ciò, però, non è bastato a far riacquistare credibilità alla  Chiesa, ritenuta colpevole di aver coperto molti casi di pedofilia. Ricordiamo, ad esempio, che 12 anni fa un avvocato statunitense, William McMurry, ha intentato un’azione legale contro il Vaticano in quanto avrebbe coperto una vicenda di abusi su tre minorenni. Benedetto XVI, predecessore di Papa Francesco, venne accusato di aver coperto una vicenda di violenze sessuali commesse da un prete in Texas. Il Pontefice, però, si appellò all’immunità diplomatica per evitare problemi.

     

  • Task force contro la pedofilia online

    Task force contro la pedofilia online

    Una task force internazionale anti pedofilia e pedopornografia senza precedenti. Questo il risultato di due settimane di lavoro della Victim identification task force (Vidtf) presso il quartier generale di Europol, a L’Aja. Dodici esperti provenienti da altrettanti Stati membri Ue (tra cui l’Italia) hanno siglato un accordo operativo di cooperazione giudiziaria con Interpol, l’Fbi e l’Ice degli Stati Uniti e gli omologhi di Australia e Canada per identificare i minori vittime dello sfruttamento e abuso sessuale. L’accordo prevede la messa in comune delle tecniche investigative più all’avanguardia, e la condivisione dei dati ottenuti dallo studio delle immagini in Rete all’interno di gruppi di lavoro ad hoc. L’Italia ha messo a disposizione operatori specializzati del Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online (Cncpo), e gli altri paesi europei aderenti sono Germania, Francia, Regno Unito, Spagna, Austria, Croazia, Danimarca, Estonia, Olanda, Romania e Svezia. Oltre 250 sequenze riguardanti abusi sessuali su minori contenuti su file di immagini e video sono state caricate nel database dell’Interpol denominato Child sexual exploitation, nel quale sono state aggiunte 300 sequenze a serie di immagini riguardanti singole vittime già esistenti nello stesso database. Inoltre Interpol ha distribuito pacchetti di intelligence a diversi paesi, per aiutarli a identificare le vittime e sono «già in stato avanzato tutta una serie di indagini che presto permetteranno di ottenere risultati positivi nell’individuazione dei responsabili».

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