Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • «Don Barone soggiogava le vittime che lo consideravano un santo»

    «Don Barone soggiogava le vittime che lo consideravano un santo»

    di ​Mary Liguori

    Hanno chiesto, associandosi alla Procura, la condanna di don Michele Barone, del poliziotto Luigi Schettino e dei genitori della vittima minorenne le parti civili costituite al processo per gli abusi spacciati per esorcismi al tempio di Casapesenna.

    È ai titoli di coda il processo all’ex sacerdote (la Santa Sede lo ha ridotto allo stato laico) che si sta dibattendo al tribunale di Santa Maria Capua Vetere. I legali che rappresentano le parti offese sono gli avvocati Rossella Calabritto, Claudia Sorrenti, il curatore degli interessi della minorenne, Rosario Cristiano, e l’avvocato Daniele Ferrandino che ha recente sostituito uno degli avvocati che rappresentava una delle ragazze che hanno accusato il prete di violenza sessuale.

    L’avvocato Calabritto si è soffermato sull’aspetto «fede» e sul ruolo che essa ha giocato sulle vittime, molte delle quali hanno affermato di non aver avuto il coraggio di abbandonare il gruppo di preghiera di Barone perché temevano «punizioni celesti». È stata, nel tempo, questa la vera forza di Barone: l’assoluta fiducia che i suoi adepti nutrono nei suoi confronti. Molti di loro, ancora oggi, lo considerano un santo e il processo non ha scalfito le loro convinzioni. Non c’è stata un’udienza, d’altro canto, in cui è stato lasciato solo. L’ex prete rischia 22 anni di carcere.

    https://www.ilmattino.it/caserta/don_michele_barone_santo_processo_caserta_ultime_notizie_oggi-4990026.html

  • Esorcismi e violenza sessuale, per don Michele Barone chiesti 22 anni di carcere

    Esorcismi e violenza sessuale, per don Michele Barone chiesti 22 anni di carcere

    Ventidue anni di reclusione, per maltrattamenti nei confronti di una ragazzina di 13 anni di Maddaloni durante gli esorcismi e per violenza sessuale nei confronti di altre due fedeli. È la richiesta avanzata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere per Michele Barone, l’ex prete del Tempio di Casapesenna (Caserta), durante il processo che vede alla sbarra anche il dirigente del commissariato di Maddaloni e i genitori della ragazza vittima di soprusi.

    Dopo la prima parte della requisitoria, pronunciata durante la scorsa udienza dal pm Alessandro Di Vico, questa mattina, 27 dicembre, il pubblico ministero Daniela Pannone ha chiesto anche 5 anni di carcere per Luigi Schettino, dirigente del commissariato di Maddaloni (difeso da Carlo De Stavola), 8 anni e 3 mesi per il padre della ragazza e 7 anni per la madre. Si tornerà in aula a gennaio, coi difensori degli imputati. La sentenza è prevista per fine gennaio.

    Arrestato don Michele Barone

    Il prete (che non è più tale dal maggio 2019, su decisione di Papa Francesco) era stato arrestato nel febbraio 2018. Secondo la ricostruzione della Procura, “ingenerando nelle giovani donne la convinzione di essere possedute dal demonio, ha carpito la loro buona fede e le ha sottoposte a trattamenti disumani e profondamente lesivi della loro integrità fisiopsichica, nonché della loro dignità”. Nei “riti di liberazione” avrebbe percosso numerose giovani e le avrebbe costrette a subire atti sessuali, palpeggiandole, spogliandole e facendole dormire, nude, insieme a lui e alla sua amante.

    Erano arrivate anche le misure cautelari per i genitori della ragazza e per il dirigente del commissariato. Le indagini erano partite dopo un servizio mandato in onda dalla trasmissione televisiva Le Iene il 14 febbraio, in cui la sorella della 13enne denunciava di avere subìto gli stessi abusi e che la famiglia aveva abbandonato completamente la ragazzina nelle mani del prete; la giovane si era rivolta alle forze dell’ordine presentando un esposto contro Michele Barone ma, secondo la ricostruzione, la sua famiglia e il poliziotto fecero pressioni perché lo ritirasse.

    https://napoli.fanpage.it/esorcismi-e-violenza-sessuale-per-don-michele-barone-chiesti-22-anni-di-carcere/

  • Abusi a minori, rinviata la prima udienza al “santone” Capuana

    Abusi a minori, rinviata la prima udienza al “santone” Capuana

    CATANIA. Si svolgerà davanti a una diversa composizione della seconda sezione del Tribunale di Catania e a porte chiuse, per la delicatezza dei temi trattati dal procedimento, il processo ’12 apostoli’ per presunti abusi sessuali su minorenni consumati in una comunità di ispirazione cattolica. Per questo motivo la prima udienza del procedimento è stata rinviata al prossimo 25 novembre. Tra i quattro imputati il ‘santone’ Piero Alfio Capuana, 75enne bancario in pensione, alla guida della comunità che avrebbe abusato di ragazzine tra i 13 e i 15 anni. E’ difeso dall’avvocato Mario Brancato. Con lui a processo anche tre presunte fiancheggiatrici: Katia Concetta Scarpignato, Fabiola Raciti e Rosaria Giuffrida Secondo l’accusa, gli abusi erano presentati come purificazione compiuti da un ‘arcangelo’ reincarnato, plagiando le ragazze. Nel processo alcune delle giovani vittime si sono costituite parte civile assistite dagli avvocati Tommaso Tamburino e Salvo Pace.

    In aula era presente anche l’avvocato Giampiero Torrisi legale della Diocesi di Acireale che alla prossima udienza chiederà di costituirsi in processo come parte civile. Intanto ha avuto accesso al rito abbreviato uno dei tre indagati per favoreggiamento: l’ex presidente dell’Associazione cattolica cultura ed ambiente di Aci Bonaccorsi, Salvatore Torrisi, con la prima udienza fissata per il 28 ottobre. Per gli altri due – l’ex deputato e assessore regionale, Domenico ‘Mimmo’ Rotella, marito di Rosaria Giuffrida, e il sacerdote, padre Orazio Caputo – è ancora pendente la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura. Da intercettazioni della polizia postale di Catania emergerebbe che il sacerdote avrebbe appreso nel segreto della confessione delle indagini avviate su una denuncia per abusi sessuali e avrebbe avvisato dell’attività in corso Torrisi e Rotella. Nell’inchiesta sono confluiti gli incidenti probatori con gli interrogatori delle vittime. Titolari dell’inchiesta ’12 apostoli sono il procuratore Carmelo Zuccaro, l’aggiunto Marisa Scavo e il sostituto Agata Consoli.

    https://catania.livesicilia.it/2019/10/14/abusi-a-minori-rinviata-la-prima-udienza-al-santone-capuana_509901/?fbclid=IwAR0wsAJZOohDA3goKkNyUkza18Q3ldjnhVeBS9wZ-APVNKkRWi90CSMZyrE

  • Il prete-esorcista resta in carcere, la Cassazione ‘gela’ don Michele Barone

    Il prete-esorcista resta in carcere, la Cassazione ‘gela’ don Michele Barone

    E’ stata confermata dalla Cassazione la detenzione in carcere per Michele Barone, l’ex sacerdote di Casapesenna (Caserta) espulso dalla Chiesa con decreto firmato da papa Francesco e ridotto, lo scorso maggio, allo stato laicale dopo le denunce per abusi sessuali e maltrattamenti durante gli esorcismi. A suo carico è in corso il processo a porte chiuse davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

    Con un verdetto depositato oggi, i supremi giudici – sentenza 39972 – hanno respinto il ricorso della difesa di Barone contro la misura cautelare degli arresti in cella. L’ex prete, che è in prigione da più di un anno e mezzo, è stato arrestato nel febbraio 2018. E’ accusato di violenza sessuale e lesioni commesse ai danni di tre donne, tra cui una ragazzina di 15 anni, che avrebbero subito gli abusi durante riti di liberazione dal ‘male’. Barone venne fermato dalla Polizia all’Aeroporto di Napoli Capodichino, insieme ai genitori della minorenne, di ritorno da un viaggio a Cracovia nel febbraio 2018.

    Secondo la Procura di Santa Maria Capua Vetere, il sacerdote avrebbe ingenerato nelle vittime la convinzione di essere possedute dal demonio, e le avrebbe sottoposto a trattamenti disumani e lesivi della loro dignità dopo essersi approfittato della loro fiducia. Nel corso dei quotidiani riti di ‘liberazione e purificazione dell’anima’, le vittime – secondo gli inquirenti – sarebbero state violentemente percosse, ingiuriate, minacciate e costrette a subire atti sessuali e pratiche degradanti.

    Il prete-esorcista resta in carcere, la Cassazione ‘gela’ don Michele Barone

  • Casapesenna, Papa Francesco riduce allo stato laicale il prete accusato di violenza sessuale

    Casapesenna, Papa Francesco riduce allo stato laicale il prete accusato di violenza sessuale

    Don Barone, arrestato insieme ad un poliziotto e ai genitori di una ragazzina sulla quale praticava esorcismi senza alcuna autorizzazione del vescovo, è  ancora in carcere e sotto processo al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere

    Papa Francesco ha ridotto allo stato laicale don Michele Barone, il prete di Casapesenna, appartenente alla diocesi di Aversa e membro dell’Associazione “Piccola Casetta di Nazareth”. Don Barone, arrestato  il 23 febbraio del 2018, insieme ad un poliziotto e ai genitori di una ragazzina sulla quale praticava esorcismi senza alcuna autorizzazione del vescovo, è  ancora in carcere e sotto processo al Tribunale di Santa Maria CV  perché accusato di violenza sessuale aggravata e di maltrattamenti.

    A dare comunicazione del provvedimento nei confronti di don Michele Barone, è stata la stessa Diocesi di Aversa. “con Decreto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il Santo Padre Francesco – è scritto nella nota – con suprema e inappellabile decisione, ha decretato la dimissione dallo stato clericale del Rev. Michele Barone, di questa Diocesi di Aversa e membro dell’Associazione “Piccola Casetta di Nazareth”.

    In conseguenza del provvedimento adottato don Barone “non potrà più esercitare il ministero sacerdotale ed è dispensato dagli obblighi e dagli oneri derivanti dalla Sacra Ordinazione”.

    “La Chiesa – fa sapere l’ufficio comunicazioni della Diocesi di Aversa –  anche quando applica la legge canonica nella sua legittima severità, ha come fine la salvezza delle anime, rimane in preghiera continuando a sostenere con fraterna carità quanti sono nella sofferenza”.

    https://napoli.repubblica.it/cronaca/2019/05/06/news/casapesenna_papa_francesco_riduce_allo_stato_laicale_il_prete_che_praticava_esorcismi-225579171/
  • In aula la vittima dell’esorcista: ia 13enne finisce «sotto accusa»

    In aula la vittima dell’esorcista: ia 13enne finisce «sotto accusa»

    C’è un momento processuale e c’è un momento umano nel processo al sacerdote Michele Barone, come tutte le volte in cui si entra in un’aula di tribunale. Quei due momenti potrebbero coincidere quando sul banco dei testimoni salirà la ragazzina, oggi 15enne, al centro dello scandalo abusi ed esorcismi di Casapesenna. Il collegio ha detto sì: la vittima sarà ascoltata, ma in modalità protetta. Sarà il momento più delicato di un processo di per sé molto complesso. Con la fede al centro, ora inquisita, precedentemente usata, forse, per sottrarre una bambina con problemi psichici alle cure mediche, e sostituire i farmaci con gli esorcismi. Ieri, al tribunale di S. Maria Capua Vetere, hanno testimoniato due donne di San Marcellino, madre e figlia, che hanno ospitato la ragazzina in casa per sei mesi. La accolsero a settembre del 2017, perché l’abitazione della famiglia, a Maddaloni, fu ritenuta dal prete «infestata» dal maligno. Per sei mesi, dunque, le testi consentirono che in casa loro la ragazza venisse assistita dal prete. Hanno riferito che mai ci fu violenza, ma solo preghiere per la piccola «indemoniata». Ma è emerso anche che tra la ragazzina e la sua amica, Claudia, ieri teste al processo, ci sono stati dei contatti nel febbraio scorso. E ora gli sfoghi della vittima all’amica sono stati depositati in tribunale. E possono trasformarsi in un boomerang.

    A febbraio la vittima e Claudia si sono scritte su Instagram. La ragazzina è in casa famiglia dopo che il tribunale l’ha allontanata dai genitori. L’amica riferisce che ora «fuma spinelli», e parla di «visite ginecologiche» dovute all’inchiesta «che l’hanno segnata per sempre». «Non sono più la stessa», avrebbe scritto la vittima a Claudia che risponde: «con Barone non può esserti successo nulla, eravamo sempre insieme». Lo scambio digital-epistolare si conclude quando, il 23 febbraio scorso, il tutore della ragazzina diffida Claudia dal contattare ancora la minore. Storie, insomma, riscritte via chat che da un lato sembrano ininfluenti sulle contestazioni oggetto del processo, dall’altro sono un’arma a doppio taglio. La difesa – Barone è rappresentato da Camillo Irace e Maurizio Zuccaro – potrebbe servirsene per svilire la figura della vittima, proprio nel momento in cui è stato autorizzato l’interrogatorio della minorenne. Ma, quelle conversazioni, provano anche un’adolescenza fortemente compromessa e possono, di riflesso, trasformarsi in un nuovo atto d’accusa nelle mani della Procura diretta da Maria Antonietta Troncone, con i pm Alessandro Di Vico e Daniela Pannone del pool dell’aggiunto Alessandro Milita. Dai dialoghi si potrebbe dedurre infatti anche che la ragazzina è oggi una persona estremamente provata per i maltrattamenti subiti dall’ex sacerdote dei vip, mascherati da esorcismi e benedetti dai genitori. Rituali che il gip definì «torture medievali».

    In aula non sono mancati momenti di tensione anche per il rapporto con i media che, sin dal primo momento, hanno avuto un ruolo centrale nello scandalo di Casapesenna. Un caso sollevato da Le iene, che è stato quindi prima mediatico, poi giudiziario. E, lo era, mediatico, prima ancora che Barone finisse in carcere: era già famoso perché onnipresente nei rotocalchi televisivi. Dopo il blitz, gli avvocati non si sono sottratti alla stampa e sono stati ospiti salotti dove il prete era stato di casa. Con l’inizio del processo, si è sbarrato il passo ai cronisti: porte chiuse per tutelare le vittime. Ma ciò non è basta se i difensori attaccano la stampa e chi la informa, dimenticando che il diritto di cronaca sopravvive anche ai processi a porte chiuse.

    Tornando alle testimonianze, ancora una volta esce fortemente ridimensionata in ottica processuale la figura di Luigi Schettino, il commissario di polizia. Le due testi interrogate anche dal difensore Carlo De Stavola, hanno riferito che in sei mesi è stato in casa loro per le preghiere solo una volta, alla Vigilia di Natale 2017. E lo prova un messaggio su Whatsapp in cui gli inviano l’indirizzo da raggiungere.

    https://www.ilmattino.it/caserta/la_vittima_dell_esorcista_in_aula_ora_la_13enne_finisce_sotto_accusa-4434210.html

  • Sfregiata dall’esorcista, adesso è guerra tra le perizie

    Sfregiata dall’esorcista, adesso è guerra tra le perizie

    Il consulente della difesa sostiene che la malformazione dell’orecchio è congenita, che la piccola al centro del processo per presunti abusi mascherati da esorcisti, aveva il padiglione auricolare deformato già prima di approdare a Casapesenna dove l’ebbe in carico don Michele Barone. Quella del professor Raffaele Lambi dell’istituto di medicina legale dell’Università Vanvitelli, consulente del collegio difensivo del prete, rappresentato dagli avvocati Camillo Irace e Maurizio Zuccaro, è dunque una versione diametralmente opposta a quella dei periti della Procura di Santa Maria Capua Vetere, Questi ultimi sostengono infatti che le lesioni sono subentrate in seguito ai maltrattamenti che la ragazzina avrebbe subito durante le preghiere di liberazione dal demonio. Preghiere durante le quali, allo scopo di scacciare gli spiriti maligni dal corpo dell’adolescente, il prete avrebbe esercitato una pressione col piede sull’orecchio della ragazza. Le perizie, entrambe, sono al vaglio del collegio. Agli atti depositati anche delle foto. Quelle prodotte dall’accusa, rappresentata in aula dai pm Alessandro Di Vico e Daniela Pannone, testimoniano che prima dell’approdo presso don Barone la ragazzina non aveva l’orecchio malforme. Dal canto loro, invece, i difensori sostengono di avere prova fotografica che già nei primi anni di vita la piccola presentava un orecchio deformato. Le perizie sono terreno di scontro perché tra i capi d’imputazione contestati al sacerdote dei vip, detenuto ormai da un anno e unmese, c’è quello delle lesioni permanenti che avrebbe procurato alla ragazzina. Ma non è l’unica accusa dalla quale il sacerdote deve difendersi. La Procura diretta da Maria Antonietta Troncone gli contesta anche l’abuso sessuale nei confronti di due ventenni. E l’avere proibito alla vittima minorenne di curarsi presso i centri clinici che l’hanno inizialmente accolta. Come il Bambin Gesù di Roma.

    COINVOLTO UN ALTRO ESORCISTA
    Eppure, a riascoltare la testimonianza della psicologa Vinciguerra, incaricata dalla struttura sanitaria alla cura della bimba dopo la diagnosi. La teste, ascoltata nelle udienze precedenti, ha affermato di avere appreso da entrambi i genitori della minorenne «che non volevano proseguire con la terapia e le cure farmacologiche perché avevano intenzione di seguire un prete esorcista, il quale li avrebbe posti di fronte a una scelta: o seguite me o seguite la medicina e la psicologia». Così i due, sotto processo e con la responsabilità genitoriale già sospesa «hanno scelto di interromperete le cure mediche e psicologiche per seguire il prete». Dopo l’interruzione della psicoterapia la sorella della bimba ha più volte contattato la psicologa per chiederle aiuto perché disperata per come stavano andando le cose col prete. Ma, dopo l’interruzione della psicoterapia, a quanto pare la bimba non fu affidata immediatamente a don Barone. Spunta il nome di un altro esorcista, tale Angelo, al quale la ragazzina fu affidata nei tre mesi precedenti l’arrivo a Casapesenna e quindi a don Michele Barone. Resta da stabilire se il primo esorcista o quello sotto processo abbiano determinato, insieme ai genitori e alla sorella della vittima, l’interruzione delle cure mediche in favore di quelle spirituali.

    «DON MICHELE STA MALE»
    Il prete sotto processo, dal canto suo, sta vivendo male la detenzione. Arrestato nel febbraio 2018, è transitato per le carceri di Vallo della Lucania e Secondigliano prima di approdare a Carinola. Nel frangente ha perso trenta chili e ha subito l’abbassamento della vista. Don Barone, che si professa innocente, sta affrontando anche un altro procedimento, scaturito dalle aggressioni in carcere, a Vallo, che hanno portato poi al trasferimento.

    https://www.ilmattino.it/caserta/sfregiata_dall_esorcista_adesso_e_guerra_tra_le_perizie-4366637.html
     
     
     
     
     
     
     
     

  • Abusi sessuali, rito immediato per “Santone” di Catania

    Abusi sessuali, rito immediato per “Santone” di Catania

    Sara’ processato con rito immediato dai giudici della seconda sezione penale di Catania il prossimo 13 maggio, il ‘santone’ Piero Alfio Capuana, bancario in pensione di 74 anni, alla guida della comunita’ “Cultura e Ambiente” di Aci Bonaccorsi, arrestato nell’operazione “12 apostoli”, con l’accusa di avere abusato di ragazzine di eta’ compresa tra 13 e 15 anni. Lo ha deciso il gup Simona Ragazzi, accogliendo la richiesta del suo legale, l’avvocato Mario Brancato. Con lui andranno a processo anche tre donne ritenute delle fiancheggiatrici del ‘santone’: Katia Concetta Scarpignato, di 48 anni, Fabiola Raciti, di 56, e Rosaria Giuffrida, di 58. Nel processo altri tre imputati seguiranno l’udienza preliminare ancora in corso. Sono decine le parti civili che si costituiranno parte civile molte delle quali sono difese dall’avvocato Tommaso Tamburino. Secondo l’accusa le violenze sarebbero state commesse in alcuni casi con la complicita’ delle madri delle vittime.

    https://www.nuovosud.it/articoli/90238-cronaca-catania/abusi-sessuali-rito-immediato-santone-di-catania?fbclid=IwAR1En6nA-lJPuT_Wk95Jm2CabXI8g93jKsHt7dm5hgrrr15OpNTYQeyF0ko

  • Don Barone, clan e abusi «Era amico di Belforte jr»

    Don Barone, clan e abusi «Era amico di Belforte jr»

    Piove sul bagnato al processo al prete Michele Barone. Piove a dirotto, per la precisione, proprio sul sacerdote che rischia incriminazioni nuove, questa volta di profilo mafioso, qualora le accuse del cugino camorrista pentito, nonché omonimo, dovessero essere riscontrate. Le accuse di abusi sulla minorenne trattata per possessione demoniaca e sottratta alle cure mediche di cui aveva bisogno si sono incanalate su binari abbastanza blindati dal punto di vista dell’accusa, ma il profilo che del sacerdote traccia il pentito getta nuove ombre su Barone. Che, dice suo cugino, non solo era dedito alla bella vita, ma «frequentava anche assiduamente diversi malavitosi, tra i quali Camillo Belforte, figlio del capoclan di Marcianise, Salvatore». «A casa del padre, – continua il pentito nel verbale acquisito ieri – riuniva gruppi di preghiera di 20-30 persone ma non so cosa facessero perché non me ne sono mai occupato». Non solo esorcismi, dunque, ma anche camorra. «Mio cugino portava imbasciate fuori dalle carcere – continua il pentito – non solo a Santa Maria Capua Vetere, ma anche dai penitenziari di Taranto e Secondigliano per conto di detenuti di San Cipriano D’Aversa e Casapesenna»: di lui, stando a quanto dice il collaboratore di giustizia «si servì anche Nicola Panaro» oggi pentito, ma in passato reggente dell’ala Schiavone del clan dei Casalesi. AI pm Daniela Pannone e Alessandro Di Vico, coordinati dall’aggiunto Alessandro Milita, il pentito ha anche parlato dei «viaggi organizzati a Medjugorje e a Lourdes» affermando che «Barone si serviva della tunica per i suoi interessi» anche per avere rapporti «con esponenti delle forze dell’ordine e in particolar con un finanziere di San Marcellino».

    «BIMBA SOTTRATTA ALLE CURE»
    L’udienza di ieri è servita anche ad ascoltare la psicologa Vinciguerra che ha affermato di avere appreso da entrambi i genitori ella minorenne al centro della vicenda «che non volevano proseguire con la terapia e le cure farmacologiche perché avevano intenzione di seguire un prete esorcista, il quale li avrebbe posti di fronte a una scelta: o seguite me o seguite la medicina e la psicologia». Così i due, sotto processo e con la responsabilità genitoriale già sospesa «hanno scelto di interromperete le cure mediche e psicologiche per seguire il prete». Dopo l’interruzione della psicoterapia la sorella della bimba ha più volte contattato la psicologa per chiederle aiuto perché disperata per come stavano andando le cose col prete.

    https://www.ilmattino.it/caserta/don_barone_clan_e_abusi_era_amico_di_belforte_jr-4296060.html

  • Don Barone tradito da uno Sms. L’adepta lo scopre e viene minacciata

    Don Barone tradito da uno Sms. L’adepta lo scopre e viene minacciata

    “Mi manchi, ti amo”. Questo l’Sms inviato da don Michele Barone a quella che era la sua amante. Un messaggio visualizzato da un’altra fedele sul cellulare del prete e che per questo venne accusata di essersi inventata tutto e venne allontanata dalla schiera di adepti per volere del sacerdote del Tempio di Casapesenna. Ma non solo l’espulsione: il sacerdote voleva vendetta arrivando addirittura a chiedere ad un suo seguace di bruciare la pizzeria ad Aversa di proprietà della ragazza. Quella fedele stamattina è stata ascoltata dinanzi al collegio presieduto dal giudice Maria Francica del tribunale di Santa Maria Capua Vetere nel processo he vede alla sbarra oltre a don Barone, accusato di maltrattamenti e lesioni nei confronti di una ragazzina di 13 anni di Maddaloni e di violenza sessuale verso altre due vittime, il dirigente del commissariato di Maddaloni Luigi Schettino ed i genitori della bambina picchiata durante presunte pratiche esorcistiche.

    “NON MI HA FATTO LAUREARE”

    L’ex fedele ha raccontato ai giudici di essersi avvicinata a Don Barone nel gennaio del 2016 quando, in crisi personale anche per essersi lasciata con il fidanzato, si recò al Santuario di Casapesenna perché le avevano parlato di un prete carismatico. Da credente – la donna non ha perso la fede ed oggi è catechista – cominciò il suo percorso spirituale con Don Barone e con il suo gruppo. Un percorso lungo ed al quale bisognava dedicare tempo. La donna, infatti, ha raccontato che il sacerdote “pretendeva” una frequenza assidua ai suoi fedeli al punto che la donna decise di non proseguire con la laurea magistrale dopo aver conseguito quella triennale.

    GLI ESORCISMI E L’ACCUSA: “MI HA TOCCATA”

    L’ex adepta ha poi parlato di esorcismi violenti in cui il sacerdote non placava il proprio impeto anche quando la persona “posseduta” gli chiedeva di fermarsi, che non era il Diavolo a parlare in quei momenti. Ma non solo. La giovane ha parlato anche di atteggiamenti ambigui da parte del prete. Le sembrava strano che su una delle ragazze ritenute possedute il sacerdote passasse e ripassasse con il suo pollice sul basso ventre facendo una croce all’altezza dell’inguine. Ma ha anche ammesso di essere stata lei stessa vittima delle “attenzioni” particolari di don Barone. Una volta, secondo quanto ha riferito ai giudici, don Barone le avrebbe toccato il seno durante una confessione in cappellina e quando la ragazza si ritrasse il prete le avrebbe detto che la Madonna acconsentiva a simili pratiche.

    SMS ALL’AMANTE

    La donna ha, poi, riferito come nell’autunno 2016, maneggiando il cellulare di don Barone, avrebbe visualizzato uno Sms sospetto, inviato ad una donna. Un messaggio in cui il prete, nonostante l’abito talare indossato, mostrava i suoi sentimenti dichiarandole il proprio amore e che gli mancava. La ragazza parlò di quel messaggio anche ad altri fedeli scatenando l’ira del prete che disse che si era inventata tutto, che quel messaggino se l’era sognato, che lei non era l’Immacolata Concezione. Parole che portarono alla reazione del “branco” dei fedeli che di fatto misero alla porta la giovane.

    “ERA TUTTO UN TEATRO”

    E l’espulsione venne giustificata anche attraverso le parole di un’altra ragazza posseduta che parlando con voce di diavolo o voce di angelo riferì pubblicamente quanto la giovane avesse raccontato a don Barone in sede di confessione. Una circostanza che ha spinto la donna a pensare che quanto accadeva sotto gli occhi dei fedeli fosse tutta una montatura messa in scena dal prete che suggeriva alle persone possedute cosa dire. “Oggi definirei teatro tutto quello che vedevo fare a Don Michele – ha detto ai giudici – mentre allora mi sembrava tutto frutto di un dono che lui aveva. Era tutto folclore e bugie. Compresa la sua promessa di guarirmi dalla celiachia, cosa che ovviamente non è avvenuta”. Quando poi il caso è esploso con “Le Iene”, la ragazza si è sentita in dovere di appoggiare la sorella maggiore della vittima nella sua denuncia: “E’ stata la più coraggiosa di noi”, ha detto ai magistrati. Il processo è stato dunque rinviato a febbraio quando sul banco dei testimoni comparità Michele Barone, cugino omonimo del prete ed affiliato al clan dei Casalesi (oggi collaboratore di giustizia). Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Carlo De Stavola, Giuseppe Stellato, Umberto Pappadia, Rocco Trombetti, Maurizio Zuccaro e Camillo Irace. Le ragazze che avrebbero subito la violenza sessuale si sono costituite parti civili, assistite dagli avvocati Rossella Calabritto e Luigi Mordacchini.

    http://va.newsrepublic.net/a/6649384449064567302?