Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Australia, 1880 preti accusati di pedofilia. Il rapporto shock della Royal Commission

    Australia, 1880 preti accusati di pedofilia. Il rapporto shock della Royal Commission

    Secondo l’inchiesta della Royal Commission, in Australia il 7% dei preti cattolici australiani è stato accusato di abusi nell’arco di sessant’anni (tra il 1950 e il 2010), ma senza che la Chiesa abbia realmente cercato di affrontare ed estirpare il fenomeno.

    I casi di pedofilia accertati dalla Commissione dopo quattro anni di indagini e audizioni, sono stati circa 4.440 solo tra il 1980 e il 2010, ha riferito nel corso di un’udienza, l’avvocato che assiste la Commissione, Gail Furness, che ha guidato l’inchiesta. E circa 1.880 sacerdoti (il 7% dei preti australiani appunto) risultano coinvolti, ma i reati contro i minori sono stati ignorati o peggio, ad essere stati puniti sono stati gli abusati.

    Come è avvenuto anche negli Stati Uniti i vertici della Chiesa cattolica insomma invece di denunciare alle autorità i sacerdoti hanno preferito trasferirli di scuola in scuola, di parrocchia in parrocchia “senza che nulla sul loro passato fosse rivelato. Il segreto e gli occultamenti hanno prevalso”. L’età media delle vittime è stata di 10 anni e mezzo per le bambine e poco più di 11 anni e mezzo per i bambini.

    Dati agghiaccianti. I dati sono stati resi noti questa notte nella prima delle tre udienze finali dedicate alla Chiesa cattolica dalla Commissione Reale sulla risposta delle istituzioni agli abusi sessuali sui minori. La seconda inizierà intorno alla mezzanotte di oggi ora italiana. Si tratta dell’inchiesta più approfondita sulla pedofilia nella storia d’Australia, che ha indagato su tutte le confessioni religiose, enti di beneficenza, governi locali, scuole, organizzazioni comunitarie, gruppi di boy scout e club sportivi, e anche sugli appartenenti alla polizia.

    Le agghiaccianti statistiche riguardanti il clero cattolico sono state presentate dalla Furness, che ha rivelato come la Santa Sede abbia rifiutato di consegnare documenti riguardanti sacerdoti australiani accusati di abusi. “La Commissione sperava di acquisire una conoscenza dell’azione intrapresa in ciascun caso”, ha detto Furness. “Ma la Santa sede ha risposto che non era possibile né appropriato fornire le informazioni richieste”.

    Lo scopo delle udienze, ha dichiarato il legale della Commissione, è di rispondere alla domanda che rimane nella mente di tante vittime: come hanno potuto gli abusi essere commessi in tale scala? E perché sono stati coperti così a lungo? Le risposte delle diocesi cattoliche e degli ordini religiosi in tutto il paese sono state “tristemente simili”, ha detto.

    Le vittime ignorate o peggio. “Le vittime sono state ignorate o peggio, punite. Le denunce non sono state investigate. Preti e religiosi sono stati trasferiti e le parrocchie o comunità dove sono stati trasferiti non sapevano nulla del loro passato. I documenti non sono stati conservati o sono stati distrutti. Hanno prevalso la segretezza e gli insabbiamenti”.

    In alcune diocesi fino al 15% dei sacerdoti sono stati accusati di abusi fra il 1950 e il 2015. E fra gli ordini religiosi il peggiore è stato l’ordine di San Giovanni di Dio, dove si ritiene si sia macchiato di abusi uno sconcertante 40% degli appartenenti. Una proporzione arrivata al 32% tra i Fratelli Cristiani e 20% dei Fratelli Maristi, entrambi ordini che gestiscono scuole.
    L’Ente formato dalla Chiesa cattolica per coordinare la risposta della Chiesa alla crisi, “Il Consiglio per la Verità, la Giustizia e la Guarigione”, ha ammesso che i dati “senza dubbio minano l’immagine e la credibilità del sacerdozio”. “I numeri sono scioccanti, sono tragici e indifendibili”, ha detto trattenendo le lacrime il Ceo del Consiglio stesso, Francis Sullivan, che ha parlato di “un massiccio fallimento” della Chiesa e di una corruzione del Vangelo. “Come cattolici, chiniamo il capo per la vergogna”, ha detto.

    Il fascicolo su Pell al Procuratore di Victoria. L’inchiesta della Royal Commission getta un’ombra sul cardinale George Pell, che è uno degli esponenti più importanti della Curia di Papa Francesco, come prefetto della Segreteria per l’Economia. Pell infatti è stato fino al 2014 arcivescovo di Sydney e primate d’Australia e quindi il prelato più alto in grado del continente. Ed in particolare dal 1996 al 2001 è stato arcivescovo di Melbourne dove si è registrato il maggior numero di abusi , e dove il presule però rivendica di aver istituito la prima risposta in favore delle vittime (la cosiddetta “Melbourne response”). Uno schema di compensazione che è stata criticata per aver imposto un tetto molto basso ai risarcimenti alle vittime, una specie di transazione standardizzata, bloccando al tempo stesso ogni ricorso alla giustizia civile e penale. Nel febbraio dell’anno scorso, per tre giorni, il cardinale Pell era stato interrogato in video- conferenza con l’Australia in un albergo di Roma.

    Ma poco tempo dopo Pell è stato anche denunciato per presunti abusi subiti da parte sua, da due suoi ex alunni della scuola primaria. Ieri – in concomitanza con la riunione della Royal Commission – la polizia di Victoria ha confermato (lo hanno riportato tra gli altri l’Australian e il Sidney Morning Post) di aver concluso l’istruttoria su di lui per questi due casi e inviato il fascicolo di indagine al Procuratore per le sue decisioni. È lo sviluppo più significativo delle accuse personali contro il Cardinale da quando tre detective della ”Sano Taskforce” (gruppo speciale di indagini sugli abusi su minori) sono volati a Roma per interrogarlo a metà di ottobre dello scorso anno. Pell, che ora rischia l’incriminazione formale nel suo Paese, ha sempre negato con forza ogni addebito.

    Le dichiarazioni del suo successore Fisher. Con riferimento all’inerzia della Chiesa cattolica denunciata dalla Royal Commission, che concluderà i suoi lavori a fine anno, “quello che è stato rivelato è straziante”, ha commentato ieri l’attuale arcivescovo di Sydney ,Anthony Fisher, successore di Pell, in un messaggio pubblicato sul sito della diocesi.
    “Mi sono sentito personalmente scosso e umiliato da queste informazioni, come lo sono stato da altre rivelazioni importanti della Commissione Reale fino ad oggi”. “Per mia vergogna e tristezza – aggiunge -, sembrerebbe che in tutta l’Australia ben 384 preti cattolici diocesani, 188 sacerdoti religiosi, 597 fratelli religiosi e 96 sorelle religiose hanno avuto accuse di abusi sessuali su minori fatte contro di loro sin dal 1950. Accuse sono state fatte anche contro 543 laici lavoratori della chiesa e altri 72 il cui status religioso è sconosciuto”.

    Il caso australiano e il Vaticano. L’inchiesta della Royal Commission ha già provocato sconquasso in Vaticano, vista la posizione importantissima ricoperta da Pell chiamato proprio da Papa Francesco in un ruolo chiave: la riforma delle finanze vaticane.

    Dopo l’audizione di Roma del febbraio dell’ scorso anno, uno dei membri della Commissione pontificia contro la pedofilia, guidata dal cardinale di Boston Sean O’ Malley, Peter Saunders , si è “autosospeso” in polemica con Pell. E le nuove direttive sulla responsabilità diretta dei vescovi per contrastare il fenomeno, prevedono che l’inerzia sia causa forzata di dimissioni.

    Il Papa in persona il 31 luglio 2016 ,sul volo di ritorno dal viaggio in Polonia ha parlato invece delle accuse personali contro il Cardinale (quelle della polizia di Victoria) e ha affermato :”Dobbiamo aspettare la giustizia e non fare prima un giudizio mediatico, perché questo non aiuta. Il giudizio delle chiacchiere, e poi? Non si sa come risulterà. Stare attenti a quello che deciderà la giustizia”. E poi ha aggiunto: “ Una volta che la giustizia ha parlato, parlerò io”.

    http://www.huffingtonpost.it/2017/02/06/australia-preti-pedofili-commissione_n_14632452.html?utm_hp_ref=italy&ncid=fcbklnkithpmg00000001

  • Caso del prete pedofilo, parla la vittima. “Mi dissero: non andare dai dottori, fai solo preghiere”

    Caso del prete pedofilo, parla la vittima. “Mi dissero: non andare dai dottori, fai solo preghiere”

    Diego Esposito: “Il cardinale non mi ha dato voce, e io ho perso anche il lavoro”

    di STELLA CERVASIO

    Parla la vittima degli abusi, Diego Esposito, che accusa un sacerdote, la Curia e ora il cardinale Sepe. «Sono arrabbiato».

    Per il passato?
    «Anche per il presente: la Curia ha reso nota la mia identità nella sua nota diffusa alla stampa: è un reato. Querelerò».

    La Curia sostiene di aver svolto la sua inchiesta e che non c’erano elementi per accusare il sacerdote.
    «Andai da lui e gli dissi che mi aveva violentato da bambino. Lui non risponde nè sì nè no. Aggiunsi che il mio medico mi aveva suggerito di denunciarlo e lui replicò: non andare dai dottori, mangiano solo i soldi e sono uomini come te. Piuttosto affidati alla preghiera. È stato il Signore a farti venire da me a confessare».

    Lei che cosa avrebbe dovuto fare?
    «Pregare. Così mi disse. Mentre io gli raccontavo che stavo male e vomitavo di continuo, lui faceva finta di leggere. Poi mi fece recitare un’Ave Maria e un Padre nostro».

    Che prove ha?
    «Ho raccontato anche ai carabinieri il particolare intimo di una malformazione al pene. Io non volevo accusare il cardinale di aver ignorato la mia denuncia, ma è lui che non mi dà voce, eppure sono un uomo di chiesa. Tutto è nato da un malore che ho avuto, e ho detto tutto».

    E poi che cosa è accaduto?
    «Ho perso il lavoro, facevo la guardia giurata, ora vivo di carità».

    È cambiata qualcosa nella sua fede?
    «Il danno più grave è spirituale, credevo nella Chiesa, pensavo di essere accolto. La mia prima denuncia al vescovo Lemmo perché è stata cestinata? E ancora: io presentai una denuncia scritta ai carabinieri dove facevo il nome di don S. M.. Perché non mi ha mai querelato?».

    Quando l’ha visto l’ultima volta?
    «Quando andai a ricordargli che cosa mi aveva fatto, nel 2010, nella sua parrocchia di Pollena. Un mese dopo presentai la denuncia ai carabinieri. Gli dissi: “Tu da bambino mi hai violentato”. Mi aspettavo che mi rispondesse “Che dici? Tu non stai bene, fatti curare la testa”, invece mi raccomandò di non rivolgermi ai medici. In più dal 2010 al 2014, dopo la mia denuncia, che fu insabbiata, venne mandato via da Ponticelli e assegnato a una scuola di Cicciano, dove c’erano altri bambini».

    Quali danni ha avuto?
    «Sono andato a scuola fino alla terza media e a un anno di superiori. Ho dovuto lasciare perché avevo paura di morire e terrore dell’Aids. A 16 anni cominciai a stare male e ne parlai con quel prete: “Ho bisogno di un medico”. Per tutta risposta lui mi comprò una motocicletta. Acquistò un Aprilia 125, che intestò a suo nome e che mi faceva guidare senza patente, sperando che io mi distraessi. Di tutte queste cose ho informato la Curia».

    La Curia però sostiene che lei ha rifiutato la perizia psichiatrica.
    «Dopo che ho fatto lo sciopero della fame e ho scritto al Papa, l’anno scorso mi ha visitato un medico, ci andai col mio dottore. Ho tre ore e mezza di registrazione».

    Perché ha registrato?
    «Aveva sulla scrivania una telecamera, cosa che non è permessa. Allora registrai anch’io».

    Come andò la visita?
    «Mi diceva solo “è colpa tua perché hai accettato di andare a casa del prete”. Dopo quell’incontro le mie condizioni peggiorarono. Mi chiese di vedermi altre dieci volte, e lì rifiutai».

    Che cosa vorrebbe dire al cardinale Sepe?
    «Mi piacerebbe dirgli: nella Chiesa ci sono anche brave persone, ma chi sbaglia rende conto a Dio».

    Che cosa direbbe al prete che accusa?
    «Non vorrei incontrarlo mai più. A casa sua c’era un viavai di bambini come me, ma non potrei dire che anche a loro accadeva la stessa cosa. Mi sentivo suo complice. Ci faceva paura proiettando film di preti indiavolati. Solo dopo scoprii che il film era “L’Esorcista”».

    http://napoli.repubblica.it/cronaca/2017/02/07/news/caso_del_prete_pedofilo_parla_la_vittima_mi_dissero_non_andare_dai_dottori_fai_solo_preghiere_-157733354/

  • Abusi, il prete napoletano continuò a insegnare

    Abusi, il prete napoletano continuò a insegnare

    Da sei anni denuncia di essere stato vittima di abusi, ancora tredicenne, da parte di un sacerdote. Ma i suoi appelli alla Curia di Napoli, accusa l’uomo, sono rimasti inascoltati. E così Diego Esposito (nome di fantasia), quarantenne di Ponticelli, si è rivolto al Papa per «denunciare il cardinale Crescenzio Sepe per grave negligenza nell’esercizio del proprio ufficio». Gli addebiti contenuti nella missiva inviata a Bergoglio l’11 ottobre scorso, sono stati respinti dalla Curia di Napoli, nella nota diffusa ieri. Gli «atti dell’attività istruttoria» legati alla storia di Esposito – recita il comunicato – sono stati trasmessi alla Congregazione per la dottrina della fede ma «questa nel 2016 riteneva non essere emersi gli elementi sufficienti per avviare un processo penale».

    Come stanno davvero le cose? «Nell’anno 2010 – dice il cancelliere di Sepe – abbiamo ricevuto «le lettere da parte della presunta vittima di abusi e del suo psichiatra risalenti al periodo tra il 1986 e il 1992». I I fatti incriminati, sono quelli denunciati più volte da Diego Esposito in passato: studente delle medie presso l’istituto Borsi 2 di Ponticelli, fu vittima di violenze da parte del suo insegnante di religione, S.M, allora viceparroco alla Santissima Annunziata di Pollena Trocchia.

    Nel 2009, a vent’anni da quelle dolorose circostanze, Esposito è preda a un’ansia sempre più incontenibile. Decide
    di rivolgersi a uno psichiatra e poi di sporgere denuncia ai Carabinieri di Ponticelli. Ma è ormai il 2010: il presunto reato non è perseguibile, perché caduto in prescrizione. L’uomo non demorde e a maggio del 2010 si rivolge al cardinale Sepe, «senza avere alcuna risposta», precisa. Ma la nota della Curia smentisce: «L’Arcivescovo – vi si legge – incaricò immediatamente il Vicario generale di condurre un’indagine». Fu ascoltata «la stessa presunta vittima», «il suo psichiatra» ed il sacerdote accusato che «fin da subito negò». «Nonostante nulla confermasse le accuse – spiega il comunicato – si convenne insieme al sacerdote sull’opportunità di un periodo sabbatico di riposo e distacco dalla Parrocchia presso una comunità religiosa, fuori diocesi». Ma è proprio su questo «distacco», che la vicenda si tinge di giallo. Si scopre difatti nel 2012 che don S.M. è stato trasferito all’istituto alberghiero C. Russo di Cicciano, dove insegna religione a breve distanza dalla parrocchia di Pollena Trocchia. E che, dopo le segnalazioni della rete anti-pedofili l’Abuso e della stessa presunta vittima, il prete viene trasferito di nuovo nel 2013 in una scuola media del napoletano, l’istituto Serao di Volla. Indignato, Esposito scrive una prima lettera a papa Francesco all’inizio del marzo 2014: accusa il cardinale Sepe di aver ignorato per quattro anni le sue denunce. Tre settimane dopo, il 26 marzo, il Vaticano risponde con una missiva firmata da monsignor Becciu: «Quanto comunicato è stato portato all’attenzione del Dicastero competente». Papa Francesco sarà di parola. La Congregazione per la dottrina della fede affida il 2 ottobre 2014 «all’Arcidiocesi di Napoli il compito di effettuare un’indagine. Ma a questo punto arriva l’intoppo. Su indicazione del Vaticano, precisa la Curia, Esposito viene invitato a sottoporsi a una perizia psichiatrica di parte, ma l’uomo oppone alla richiesta un secco rifiuto. È forse questa la ragione che nel 2016 fulmina il processo contro il prete accusato da Diego?

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  • Prete pedofilo, la difesa della Curia

    Prete pedofilo, la difesa della Curia

    In una nota la replica alla denuncia di un 40enne contro il cardinale Sepe per non aver avuto giustizia “Non emersero elementi sufficienti per avviare un processo penale nei confronti di quel sacerdote”
    L’INDAGINE STELLA CERVASIO UN uomo contro la Curia di Napoli.
    Diego Esposito nome di fantasia – è oggi un quarantenne che denuncia di essere stato violentato da un prete per 4 anni a partire da quando ne aveva 13. Si è
    rivolto a papa Francesco, che con il “motu proprio” ha deciso che la responsabilità delle indagini sui casi di pedofilia che infestano la Chiesa è dei vescovi.

    La Curia risponde che «per due volte non è risultato nulla» a carico di S.M., il sacerdote accusato dalla vittima. Una brutta storia di orchi che Diego
    Esposito (nome di fantasia) racconta da quando, sei anni fa, ebbe un crollo emotivo, e, da un letto di ospedale rivelò alla mamma e alla moglie di essere stato un bambino abusato.

    Violentato da un sacerdote viceparroco dell’oratorio che frequentava, lui ragazzino di una periferia difficile: Ponticelli. Un religioso che, quando lui andò a dirgli che stava male per quel tremendo ricordo che l’aveva marchiato a fuoco, rispose: «Di’ un’Ave Maria». Lo stesso prete si fece strada nei cuori dei familiari di Diego, che all’inizio non riusciva ad accusarlo e se lo ritrovava davanti di continuo: intanto era cresciuto e fu lui a unirlo in matrimonio alla moglie e battezzò i suoi due figli quando nacquero.

    Dopo anni il coraggio venne fuori, come spesso capita in casi come questo. «Vado avanti, non mi fermo, voglio spiegazioni dalla Curia», dice Esposito per il quale i legali di “Rete L’Abuso” – un network formato da vittime di storie come la sua – hanno fatto una richiesta di danni in sede civile di oltre l milione di euro che illegale Carlo Grezio ha corredato con una perizia medico legale. A credergli e ad aiutare Diego furono uno psichiatra, Alfonso Rossi, e il responsabile di “Rete L’Abuso”, Francesco Zanardi. La storia è tornata a galla l’ll ottobre scorso, quando Esposito ha presentato un esposto al Papa e al prefetto della Congregazione per i vescovi, nel quale scrive: «Intendo denunciare il cardinale Crescenzio Sepe per grave negligenza nell’esercizio del proprio ufficio». Denuncia alla quale la Curia ha risposto ieri con una nota della Cancelleria arcivescovile, a firma del responsabile padre Luigi Ortaglio: «Nonostante il reverendo S.M. avesse sempre goduto della stima dei superiori e dei fedeli, l’arcivescovo incaricò immediatamente il vicario generale di condurre un’indagine per verificare la verosimiglianza delle accuse mosse ».

    Furono effettuate verifiche ascoltando Esposito e il suo psichiatra e lo stesso S.M. «il quale fin da subito negò decisamente ». Ciononostante prosegue la nota «si convenne insieme a S.M. sull’opportunità di un periodo sabbatico di riposo e distacco presso una comunità religiosa fuori diocesi». Lo spedirono in Umbria, a Città di Castello.

    Passano 4 anni e Esposito torna alla carica per essere ancora ascoltato dalla Curia e scrive a Bergoglio. Viene convocato da uno psichiatra incaricato dalla Curia. Ma la perizia – informa il comunicato – «non si può espletare per il rifiuto del periziando».
    Esposito smentisce: «Mi chiesero dieci incontri e allora mi opposi. Quel medico non faceva altro che dare la colpa a me per quello che era accaduto». Il caso venne quindi chiuso: «La Congregazione per la dottrina della fede – dice ancora la nota di Palazzo Donnaregina – nel 2016 ritenne non essere emersi gli elementi
    sufficienti per avviare un processo penale a carico di don S.M.».

    Francesco  Zanardi è a capo dell’associazione delle vittime “Rete L’Abuso”: «Abbiamo altri  cinque casi con accuse a don S.M. So cosa prova una persona quando non riesce a ottenere giustizia, non quella economica ma il riconoscimento di quello che ha  subito». Un’osservazione sul comunicato della Curia: «Nella nota del cardinale si  legge che il procedimento è stato chiuso nel 2016 – dice Zanardi – ma sappiamo di  una conversazione telefonica di due settimane fa in cui a Diego dalla Curia  riferiscono che la questione è ancora aperta.

    Non è giusto tenere falsamente sulle spine una persona che non ha avuto un minimo di risarcimento neanche sotto il profilo umano. Quel sacerdote fu mandato in una comunità dove indirizzano tutti i preti che hanno avuto la sua stessa accusa e dove è stato anche don Desio, parroco di Saronno condannato per pedofilia e altri di cui si sono interessate le cronache. Riceviamo regolarmente proteste dai preti di Città di Castello che dicono che non viene esercitata alcuna sorveglianza su questi religiosi inviati lì “per il recupero”, che escono dalla struttura quando vogliono».

    STELLA CERVASIO. Repubblica Napoli del 07-02-17

  • “Coprì gli abusi del prete pedofilo”. Denuncia al Papa contro il cardinale Sepe

    “Coprì gli abusi del prete pedofilo”. Denuncia al Papa contro il cardinale Sepe

    “Con la presente lettera intendo denunciare il cardinale Crescenzio Sepe, per grave negligenza nell’esercizio del proprio ufficio”. Inizia così l’esposto di Diego Esposito (il nome è di fantasia), inviato al Papa e al prefetto della Congregazione per i vescovi, cardinale Marc Ouellet, lo scorso 11 ottobre. Si tratta della prima denuncia che si appella alla lettera apostolica motu proprio “Come una madre amorevole”, scritta dal Pontefice e diventata legge canonica il 5 settembre 2016, che stabilisce la rimozione dei vescovi colpevoli di grave negligenza nella gestione dei casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti. Per mesi una commissione di giuristi nominati da Bergoglio si è riunita in segreto per studiare i termini della nuova norma. L’intenzione era quella di rendere più trasparente la gestione dei casi, limitando il potere dei vescovi e permettendo alle vittime, nel caso di colpevolezza delle diocesi, di ottenere il giusto risarcimento.

    LE VIOLENZE
    Nella lettera Diego racconta la sua storia che comincia in un sobborgo di Napoli nel 1989: “Fui abusato all’età di 13 anni dal mio insegnante di religione, don S. M.”. Vent’anni dopo, nel 2010, Diego è un uomo sposato con figli che fa la guardia giurata; mentre sta scortando un furgone portavalori, ha un malore e viene portato d’urgenza al pronto soccorso. I medici non trovano la causa del suo malessere. Mentre è ricoverato, confessa alla madre e alla moglie, incredule, il suo segreto.

    IL REATO PRESCRITTO
    Inizia una terapia con uno psichiatra, il dottor Alfonso Rossi, che per anni ha diretto l’unità malattie mentali dell’ospedale di S. Maria Capua Vetere. I test psicologici confermano un vissuto di abusi sessuali. Il reato penale è ormai prescritto, non rimane che appellarsi alla giustizia canonica. Diego chiede un colloquio con il Cardinale Sepe per denunciare i fatti, ma non ottiene risposta. Dopo un anno, nel 2011, incontra il vescovo ausiliare Lucio Lemmo, ma non viene aperto nessun procedimento. Quando nel 2013 Diego scopre che il prete continua ad insegnare, decide di raccontare tutto alla stampa rilasciando un’intervista a “RE le Inchieste” di Repubblica.it. La sua storia diventa un caso internazionale arrivando sulla prima pagina dell’edizione domenicale del Washington Post diretto da Martin Baron, l’ex direttore del Boston Globe ai tempi del caso “Spotlight”.

    LA LETTERA DEL PONTEFICE
    Nel marzo 2014, dopo quattro anni di battaglie contro i mulini a vento, scrive a Papa Francesco che gli risponde promettendo di occuparsi del caso. Sei mesi dopo la curia di Napoli è costretta ad aprire un’indagine. A novembre Diego viene convocato dal vicario giudiziale della diocesi, padre Luigi Ortagli, per una deposizione, ma non ci sono altri sviluppi. Nel luglio 2015, sull’orlo dell’esaurimento, invia una mail a don Ortagli nella quale minaccia di spararsi con l’arma di ordinanza davanti alla curia se non avrà una notizie della sua denuncia. Viene segnalato all’autorità giudiziaria che gli ritira il porto d’armi. Diego perde il lavoro. Nel maggio 2016 Diego accetta di sottoporsi ad una visita psichiatrica presso un perito nominato dalla diocesi. Dopo uno sciopero della fame, ottiene di essere accompagnato dal suo psichiatra. “Non si è trattato di una perizia medico legale, ma di un interrogatorio in stile Gestapo”, racconta Alfonso Rossi. “Le stesse domande venivano ripetute fino allo sfinimento con l’intenzione di dare il carico delle responsabilità delle violenze subite al ragazzo. Io stesso ho lavorato per il tribunale, ma ho sempre condotto le visite con il massimo rispetto per le presunte vittime”.

    LA CURIA E LE VITTIME
    Un monsignore, esperto di diritto canonico, che preferisce rimanere anonimo, conferma che la Curia romana è perfettamente consapevole delle tattiche usate dalle diocesi per sabotare le denunce. “È raro che le curie si schierino sinceramente dalla parte delle vittime. La preoccupazione principale non è la giustizia, ma tutelare la Chiesa, in particolare dal punto di vista economico. La prassi di portare allo sfinimento una vittima non è nuova”, continua la fonte, “fino a logorare la richiesta di giustizia. Inoltre non è raro che i periti nominati siano collusi con le curie. Sulle indagini il Papa di fatto non ha alcun potere, tutto viene gestito dai vescovi, senza alcuna garanzia di imparzialità. Nel caso in questione, la cosa strana è che il denunciante dopo sei anni non ha ancora ricevuto nessuna comunicazione, né una conclusione istruttoria, né un giudizio di archiviazione da parte dell’autorità ecclesiastica. Gli indizi di negligenza sembrano seri, ci sono tutti i presupposti per iniziare l’indagine”.

    Qualora il Papa giudicasse verosimili le prove presentate, nominerà una commissione ad hoc per svolgere l’indagine. E poiché si tratta di un procedimento a carico di un cardinale, sarà Bergoglio stesso, a pronunciarsi dopo la conclusione delle indagini. Sepe rischia la rimozione dall’ufficio di arcivescovo, mentre la vittima potrà chiedere alla diocesi e alla Santa Sede un risarcimento per i danni materiali e psicologici subiti. Solo la soluzione di questo, come di altri casi, rivelerà se gli intenti del motu proprio saranno effettivamente efficaci.

    https://napoli.repubblica.it/cronaca/2017/02/06/news/_copri_gli_abusi_del_prete_pedofilo_denuncia_al_papa_contro_il_cardinale_sepe-157681636/

  • Cardinale Sepe, denuncia al Papa: «Non indagò su un prete pedofilo»

    Cardinale Sepe, denuncia al Papa: «Non indagò su un prete pedofilo»

    «Con la presente lettera intendo denunciare il cardinale Crescenzio Sepe, per grave negligenza nell’esercizio del proprio ufficio». È l’incipit di una lettera riportata dal quotidiano La Repubblica, inviata lo scorso 11 ottobre a Papa Francesco e al prefetto della Congregazione per i vescovi, il cardinale Marc Ouellet.

    Nella missiva una persona di nome Diego, un nome di fantasia, ha raccontato che nel 1989, a soli 13 anni, avrebbe subito abusi sessuali da parte dell’insegnante di religione in una scuola media a Napoli. Nel 2010 l’uomo ha avuto il coraggio di svelare l’episodio a sua madre e a sua moglie. Test psicologici hanno poi confermato il passato di abusi sessuali.

    Dal 2010 Diego – ha spiegato nella sua lettera – ha richiesto un colloquio al cardinale Sepe senza ottenere risposta. Ha quindi attaccato la Curia di Napoli che non avrebbe disposto un’inchiesta canonica a riguardo. L’uomo ha denunciato che l’insegnante di religione è ancora al suo posto.

    «Qualora il Papa giudicasse verosimili le prove presentate, nominerà una commissione ad hoc per svolgere l’indagine – si legge nell’articolo di Repubblica -. E poiché si tratta di un procedimento a carico di un cardinale, sarà Bergoglio stesso, a pronunciarsi dopo la conclusione delle indagini. Sepe rischia la rimozione dall’ufficio di arcivescovo».

    http://www.ilmattino.it/primopiano/vaticano/cardinale_sepe_denuncia_al_papa_non_indago_su_un_prete_pedofilo-2241788.html

  • Accuse al cardinale Sepe, la Curia: “Abbiamo svolto tutte le indagini”

    Accuse al cardinale Sepe, la Curia: “Abbiamo svolto tutte le indagini”

    L’intera vicenda ricostruita in una lunga nota, dopo la denuncia al papa

    di STELLA CERVASIO

    Sul caso di Diego Esposito, il nome di fantasia dato alla persona che si è rivolta a papa Francesco per denunciare una presunta inadempienza della Curia di Napoli che non avrebbe indagato sulla violenza che avrebbe subito da bambino da un sacerdote, la Curia arcivescovile ha diffuso una nota firmata dal cancelliere arcivescovile padre Luigi Ortaglio.

    “Nel 2010 la Curia riceveva alcune lettere della persona in questione e del suo psichiatra, dott. Alfonso Rossi, che denunciavano presunti abusi subiti da questa persona all’età di 13 anni da parte di don S.M. negli anni 1986-92”, scrive il responsabile della sezione legale della Curia, ricostruendo la vicenda. “Nonostante il reverendo avesse sempre goduto della stima dei superiori e dei fedeli, svolgendo con dedizione il ministero sacerdotale in due parrocchie, l’arcivescovo incaricò immediatamente il vicario generale di condurre un’indagine per verificare la verosimiglianza delle accuse mosse”.
    “Il vicario incontrò e ascoltò la persona in questione, quindi il suo psichiatra, nonché infine lo stesso sacerdote, il quale fin da subito nbegò decisamente la veridicità di quanto affermato dal denunciante. Comunque – continua la nota della Curia – si convenne insieme al parroco sull’oppportunità di un periodo sabbatico di riposo e distacco dalla parrocchia presso una comunità religiosa fuori diocesi.

    Nel 2014 il giovane “prima personalmente e poi tramite il suo legale, l’avvocato Sergio Cavaliere, chiedeva di essere ancora una volta ascoltato dall’ Autorità ecclesiastica e di ottenere dall’Arcidiocesi di Napoli un risarcimento per i danni provocati dai presunti abusi da lui denunciati”.

    Nel frattempo, la vittima, sostenuta dalla Rete L’Abuso si è rivolto al Santo Padre. La Congregazione per la dottrina della fede, come avviene generalmente in questi casi, con lettera del 2 ottobre 2014 affidava all’Arcidiocesi di Napoli il compito di effettuare una investigatio previa a norma del can. 1717 del C.J,C’. Pertanto, sottolinea padre Luigi Ortaglio, “nell’ambito di tale indagine sono stati di nuovo formalmente ascoltati la presunta vittima, il suo psichiatra, l’accusatore, il suo psicologo, vari testimoni, tra cui uno indicato dallo stesso accusatore ed un altro spontaneamente presentatosi dopo una nota trasmissione televisiva Rai che si è occupata del caso. Inoltre, nell’ambito di tale istruttoria, su indicazione della Congregazione per la Dottrina della Fede, è stato chiesto” al denunciante “di sottoporsi a una perizia psichiatrica, affidata ad un neuropsichiatra specializzato in psicologia forense, vittimologia e criminologia, qualificato per la cosiddetta ‘ricostruzione della memoria testimoniale’. Purtroppo non è stato possibile espletare tale perizia per il rifiuto del periziando”.

     http://napoli.repubblica.it/cronaca/2017/02/06/news/accuse_al_cardinale_sepe_la_curia_abbiamo_svolto_tutte_le_indagini_-157701543/
  • Trentenne scrive al Papa e accusa Sepe: «Fui molestato dal prof  di religione, la Curia mi ignorò»

    Trentenne scrive al Papa e accusa Sepe: «Fui molestato dal prof di religione, la Curia mi ignorò»

    Napoli, la lettera-denuncia del napoletano Diego: «Ho avvertito dopo anni il cardinale degli abusi subiti ma nulla si è mosso. E l’insegnante resta ancora al suo posto»

    NAPOLI – Molestato dall’insegnante di religione, e il cardinale Sepe, avvertito dopo molti anni dall’accaduto, non ha promosso nessun approfondimento della vicenda. È questo il succo della lettera-denuncia di Diego (nome di fantasia) pubblicata su Repubblica e diretta a papa Francesco, al prefetto della Congregazione per i vescovi e il cardinale Marc Ouellet. «Con la presente lettera intendo denunciare il cardinale Crescenzio Sepe, per grave negligenza nell’esercizio del proprio ufficio» è l’attacco di Diego, che racconta di aver subito molestie nell’89 da parte del professore di religione, tra i banchi di scuola media. Molti anni dopo, nel 2010, avrebbe richiesto un colloquio all’arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe, dopo aver svelato a moglie e figli la storia degli abusi subiti. Ma, pare, Diego non ha ottenuto risposta. Da qui il j’accuse nei confronti della Curia partenopea, rea secondo Diego di non aver indagato sull’accaduto. Contestuale è partita anche la denuncia nei confronti del prof di religione.

    «Qualora il Papa giudicasse verosimili le prove presentate, nominerà una commissione ad hoc per svolgere l’indagine – si legge nell’articolo -. E poiché si tratta di un procedimento a carico di un cardinale, sarà Bergoglio stesso, a pronunciarsi dopo la conclusione delle indagini. Sepe rischia la rimozione dall’ufficio di arcivescovo».

    In una lunga nota diffusa sul caso dalla Curia di Napoli, il cancelliere arcivescovile padre Luigi Ortaglio ricostruisce la vicenda e conclude evidenziando che «trasmessi gli atti dell’attività istruttoria della Congregazione per la dottrina della fede, questa nel 2016 riteneva non essere emersi gli elementi sufficienti per avviare un processo penale». «Nell’anno 2010 – si evidenzia – la Curia arcivescovile riceveva lettere» da parte della vittima di abusi e del suo psichiatra, il dottor A. R., che denunciavano presunti abusi subiti dall’età di 13 anni a quella di 17 da parte di un sacerdote, don S.M., negli anni 1986-1992. «Nonostante fino a quel momento» il sacerdote «avesse sempre goduto della stima dei superiori e dei fedeli, svolgendo con dedizione il ministero sacerdotale in due Parrocchie, l’Arcivescovo incaricò immediatamente il Vicario generale di condurre un’indagine per verificare la verosimiglianza delle accuse mosse. Il Vicario generale pertanto incontrò ed ascoltò» prima la presunta vittima, il suo psichiatra ed il sacerdote «il quale fin da subito negò decisamente la veridicità di quanto affermato. Comunque, nonostante nulla confermasse le accuse, si convenne insieme al sacerdote sull’opportunità di un periodo sabbatico di riposo e distacco dalla Parrocchia presso una comunità religiosa, fuori diocesi».

    La nota della Curia

    Nel 2014 il giovane «prima personalmente e poi tramite il suo legale, l’avvocato Sergio Cavaliere, chiedeva di essere ancora una volta ascoltato dall’ Autorità ecclesiasticae di ottenere dall’Arcidiocesi di Napoli un risarcimento per i danni provocati dai presunti abusi da lui denunciati». Nel frattempo, la vittima, sostenuta dalla Rete “L’Abuso” «si è rivolto al Santo Padre. La Congregazione per la dottrina della fede, come avviene generalmente in questi casi, con lettera del 2 ottobre 2014 affidava all’Arcidiocesi di Napoli il compito di effettuare una investigatio previa a norma del can. 1717 del C.J,C’. Pertanto, sottolinea padre Luigi Ortaglio, «nell’ambito di tale indagine sono stati di nuovo formalmente ascoltati la presunta vittima, il suo psichiatra, l’accusatore, il suo psicologo, vari testimoni, tra cui uno indicato dallo stesso accusatore ed un altro spontaneamente presentatosi dopo una nota trasmissione televisiva Rai che si è occupata del caso. Inoltre, nell’ambito di tale istruttoria, su indicazione della Congregazione per la Dottrina della Fede, è stato chiesto» al denunciante «di sottoporsi a una perizia psichiatrica, affidata ad un neuropsichiatra specializzato in psicologia forense, vittimologia e criminologia, qualificato per la cosiddetta “ricostruzione della memoria testimoniale”. Purtroppo non è stato possibile espletare tale perizia per il rifiuto del periziando».

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/17_febbraio_06/trentenne-scrive-papa-accusa-sepe-fui-molestato-prof-religione-curia-mi-ignoro-a384e1e2-ec5c-11e6-927f-422b8117ee28.shtml

  • Australia, il 7% dei preti cattolici avrebbe molestato 4mila bambini

    Australia, il 7% dei preti cattolici avrebbe molestato 4mila bambini

    Sono più di 4500 i minori che avrebbero subito abusi sessuali da parte di preti cattolici in Australia tra il 1980 e il 2015. Lo rivela un rapporto della Commissione federale d’inchiesta istituita 4 anni fa per indagare il fenomeno dagli anni ‘50 ad oggi. Le cifre sono inquietanti: sotto accusa il 7% dei sacerdoti ma in alcune chiese si raggiungono punte del 40%.

    Le vittime

    Ad essere prese di mira soprattutto le bambine di 10 anni e mezzo e i maschi di 11 anni e mezzo. «Le storie delle vittime sono tutte uguali e questo è molto deprimente» ha detto alla Bbc Gail Furnell, il capo degli avvocati che assistono la commissione nel suo lavoro. «I bambini sono stati ignorati o peggio ancora puniti per aver raccontato i fatti. Nessuno ha indato sulle loro accuse. I preti o altre figure religiose sono stati spostati in altre parrocchie senza che si sapesse nulla del loro passato» ha aggiunto Furness.

    Le cifre

    Sotto inchiesta ci sarebbero 1000 istituzioni della Chiesa cattolica australiana ma la commissione sta indagando anche su organizzazioni non religiose. In cima alla triste classifica St. John of God Brothers dove il 40,4 dei religiosi è sotto accusa, seguita dai Christians Brothers con il 22% e dai Salesiani di Don Bosco con il 21,9%.

    L’inchiesta

    È l’inchiesta più approfondita sulla pedofilia nella storia d’Australia, che ha indagato su chiese, enti di beneficenza, governi locali, scuole, organizzazioni comunitarie, gruppi di boy scout e club sportivi, e sulla polizia. Non sono solo le comunità cattoliche ad essere nel mirino. Il 60% delle denunce di abusi riguarda organizzazioni religiose di cui circa due terzi sono cattoliche.

    Le scuse

    La Chiesa cattolica australiana parla di «un fallimento gigantesco» nel compito di proteggere i bambini. «Questi numeri sono tragici, scioccanti e indifendibili. Come cattolici ci vergogniamo» dice con le lacrime agli occhi Francis Sullivan il capo del Consiglio per la verità, la giustizia e la cura che si occupa di rispondere al rapporto. Nelle prossime settimane è prevista l’audizione di alcuni sacerdoti. Il rapporto finale sarà presentato alla fine dell’anno.

    Il Vaticano

    Il Vaticano segue con attenzione il caso. Il cardinale George Pell, oggi ministro per l’economia di Papa Francesco, lo scorso marzo ha deposto davanti alla commissione che lo accusa, in sostanza, di avere coperto, negli anni ‘70 e ‘80, sacerdoti responsabili di abusi, permettendo che fossero trasferiti da una parrocchia all’altra, e di aver insabbiato gli scandali. Il cardinale aveva parlato con i commissari in collegamento video dall’Hotel Quirinale di Roma, una Bibbia per prestare giuramento: «Non sono qui per difendere l’indifendibile. La Chiesa ha commesso errori enormi ma sta lavorando per rimediare». «In quel tempo, se un prete negava questi comportamenti, io ero fortemente incline a credergli» è stata la sua difesa.

    http://www.corriere.it/esteri/17_febbraio_06/australia-7percento-preti-cattolici-avrebbe-abusato-4mila-bambini-aa09bea8-ec42-11e6-b0dc-72bd53481b5d.shtml

  • “Coprì gli abusi del prete pedofilo”. Denuncia al Papa contro il cardinale Sepe

    “Coprì gli abusi del prete pedofilo”. Denuncia al Papa contro il cardinale Sepe

    L’arcivescovo di Napoli al centro dell’esposto di una vittima: “Da lui gravi negligenze” È il primo procedimento dopo il motu proprio di Francesco sulla responsabilità dei prelati

    di ELENA AFFINITO e GIORGIO RAGNOLI

    “Con la presente lettera intendo denunciare il cardinale Crescenzio Sepe, per grave negligenza nell’esercizio del proprio ufficio”. Inizia così l’esposto di Diego Esposito (il nome è di fantasia), inviato al Papa e al prefetto della Congregazione per i vescovi, cardinale Marc Ouellet, lo scorso 11 ottobre. Si tratta della prima denuncia che si appella alla lettera apostolica motu proprio “Come una madre amorevole”, scritta dal Pontefice e diventata legge canonica il 5 settembre 2016, che stabilisce la rimozione dei vescovi colpevoli di grave negligenza nella gestione dei casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti. Per mesi una commissione di giuristi nominati da Bergoglio si è riunita in segreto per studiare i termini della nuova norma. L’intenzione era quella di rendere più trasparente la gestione dei casi, limitando il potere dei vescovi e permettendo alle vittime, nel caso di colpevolezza delle diocesi, di ottenere il giusto risarcimento.

    LE VIOLENZE
    Nella lettera Diego racconta la sua storia che comincia in un sobborgo di Napoli nel 1989: “Fui abusato all’età di 13 anni dal mio insegnante di religione, don S. M.”. Vent’anni dopo, nel 2010, Diego è un uomo sposato con figli che fa la guardia giurata; mentre sta scortando un furgone portavalori, ha un malore e viene portato d’urgenza al pronto soccorso. I medici non trovano la causa del suo malessere. Mentre è ricoverato, confessa alla madre e alla moglie, incredule, il suo segreto.

    IL REATO PRESCRITTO
    Inizia una terapia con uno psichiatra, il dottor Alfonso Rossi, che per anni ha diretto l’unità malattie mentali dell’ospedale di S. Maria Capua Vetere. I test psicologici confermano un vissuto di abusi sessuali. Il reato penale è ormai prescritto, non rimane che appellarsi alla giustizia canonica. Diego chiede un colloquio con il Cardinale Sepe per denunciare i fatti, ma non ottiene risposta. Dopo un anno, nel 2011, incontra il vescovo ausiliare Lucio Lemmo, ma non viene aperto nessun procedimento. Quando nel 2013 Diego scopre che il prete continua ad insegnare, decide di raccontare tutto alla stampa rilasciando un’intervista a “RE le Inchieste” di Repubblica.it. La sua storia diventa un caso internazionale arrivando sulla prima pagina dell’edizione domenicale del Washington Post diretto da Martin Baron, l’ex direttore del Boston Globe ai tempi del caso “Spotlight”.

    LA LETTERA DEL PONTEFICE
    Nel marzo 2014, dopo quattro anni di battaglie contro i mulini a vento, scrive a Papa Francesco che gli risponde promettendo di occuparsi del caso. Sei mesi dopo la curia di Napoli è costretta ad aprire un’indagine. A novembre Diego viene convocato dal vicario giudiziale della diocesi, padre Luigi Ortagli, per una deposizione, ma non ci sono altri sviluppi. Nel luglio 2015, sull’orlo dell’esaurimento, invia una mail a don Ortagli nella quale minaccia di spararsi con l’arma di ordinanza davanti alla curia se non avrà una notizie della sua denuncia. Viene segnalato all’autorità giudiziaria che gli ritira il porto d’armi. Diego perde il lavoro. Nel maggio 2016 Diego accetta di sottoporsi ad una visita psichiatrica presso un perito nominato dalla diocesi. Dopo uno sciopero della fame, ottiene di essere accompagnato dal suo psichiatra. “Non si è trattato di una perizia medico legale, ma di un interrogatorio in stile Gestapo”, racconta Alfonso Rossi. “Le stesse domande venivano ripetute fino allo sfinimento con l’intenzione di dare il carico delle responsabilità delle violenze subite al ragazzo. Io stesso ho lavorato per il tribunale, ma ho sempre condotto le visite con il massimo rispetto per le presunte vittime”.

    LA CURIA E LE VITTIME
    Un monsignore, esperto di diritto canonico, che preferisce rimanere anonimo, conferma che la Curia romana è perfettamente consapevole delle tattiche usate dalle diocesi per sabotare le denunce. “È raro che le curie si schierino sinceramente dalla parte delle vittime. La preoccupazione principale non è la giustizia, ma tutelare la Chiesa, in particolare dal punto di vista economico. La prassi di portare allo sfinimento una vittima non è nuova”, continua la fonte, “fino a logorare la richiesta di giustizia. Inoltre non è raro che i periti nominati siano collusi con le curie. Sulle indagini il Papa di fatto non ha alcun potere, tutto viene gestito dai vescovi, senza alcuna garanzia di imparzialità. Nel caso in questione, la cosa strana è che il denunciante dopo sei anni non ha ancora ricevuto nessuna comunicazione, né una conclusione istruttoria, né un giudizio di archiviazione da parte dell’autorità ecclesiastica. Gli indizi di negligenza sembrano seri, ci sono tutti i presupposti per iniziare l’indagine”.

    Qualora il Papa giudicasse verosimili le prove presentate, nominerà una commissione ad hoc per svolgere l’indagine. E poiché si tratta di un procedimento a carico di un cardinale, sarà Bergoglio stesso, a pronunciarsi dopo la conclusione delle indagini. Sepe rischia la rimozione dall’ufficio di arcivescovo, mentre la vittima potrà chiedere alla diocesi e alla Santa Sede un risarcimento per i danni materiali e psicologici subiti. Solo la soluzione di questo, come di altri casi, rivelerà se gli intenti del motu proprio saranno effettivamente efficaci.

     http://napoli.repubblica.it/cronaca/2017/02/06/news/_copri_gli_abusi_del_prete_pedofilo_denuncia_al_papa_contro_il_cardinale_sepe-157681636/