Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • PEDOFILIA, UNA PIAGA PER LA CHIESA: “VIA 900 PRETI NEGLI ULTIMI 10 ANNI”

    PEDOFILIA, UNA PIAGA PER LA CHIESA: “VIA 900 PRETI NEGLI ULTIMI 10 ANNI”

    La piaga degli abusi sui minori da parte del clero si era diffusa a macchia d’olio in tutto il mondo e si è arrivati anche ad 800 denunce in un solo anno in Vaticano. Era il 2004 ma anche negli ultimi anni i casi sottoposti all’ex sant’Uffizio di aggirano intorno ai 600 l’anno. Queste dunque le denunce di tipo «canonico», secondo i dati forniti dal Vaticano qualche anno fa, ma restano poi le inchieste giudiziarie aperte dalla magistratura civile. LEGGI ANCHE
    “La Chiesa non collabora”: vittima di pedofilia lascia la commissione Uno scandalo enorme che portò Papa Benedetto XVI, già da quando era ancora cardinale con la responsabilità di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede (l’istituzione vaticana che si occupa della materia) ad alzare i tappeti sotto i quali era nascosta la ‘polverè e a decidere per la ‘tolleranza zero’. Linea confermata e rafforzata da Papa Francesco che ha assunto una serie di decisioni molto forti. Anche quella di voler processare in Vaticano, un Nunzio, un alto esponente della diplomazia, come nel caso di Jozef Wesolowski, morto però prima che il processo fosse entrato nel vivo. In dieci anni, dal 2004 al 2013, sono stati circa 900 i preti ridotti allo stato laicale. Praticamente ‘cacciatì dalle gerarchie e impossibilitati a proseguire nel loro ministero sacerdotale. Questi sono gli ultimi dati diffusi dallo stesso Vaticano, in occasione dell’inchiesta aperta in sede Onu nel Comitato contro la tortura. Ma enorme non è solo il numero dei casi e di Paesi coinvolti nello scandalo della pedofilia da parte di uomini di Chiesa. Gigantesche sono state anche le cifre già sborsate in alcune realtà per i reati commessi da ecclesiastici. La sola Chiesa degli Stati Uniti ha pagato nell’ultimo decennio, quando le denunce sono venute alla luce e sono state coinvolte anche le Corti di Giustizia, quasi 3 miliardi di dollari, tra patteggiamenti, terapie e spese legali. In questo contesto emblematico è il caso di Boston. L’attuale cardinale della cittadina americana, Sean Patrick O’ Malley, scelto da Papa Francesco per presiedere la Commissione vaticana sulla pedofilia, dopo aver ‘ereditato’ la difficile situazione creata dal suo predecessore, Bernard Francis Law, decise di vendere il palazzo vescovile e scelse per sé una residenza ordinaria, proprio al fine di risarcire le vittime di pedofilia. Più recenti i dati dall’Australia dove risulta che il 7% dei preti cattolici è accusato di aver commesso abusi sessuali su minori dal 1950 in poi.

    http://www.leggo.it/news/esteri/pedofilia_piaga_la_chiesa_via_900_preti_negli_ultimi_10_anni-2290279.html

  • Vaticano, vittima di pedofilia lascia commissione contro abusi: “Vergognosa mancanza di cooperazione della curia romana”

    Vaticano, vittima di pedofilia lascia commissione contro abusi: “Vergognosa mancanza di cooperazione della curia romana”

    Marie Collins faceva parte dell’organismo internazionale istituito da papa Francesco dal 2014, anno della fondazione. Qualche mese fa si era dimesso anche un altro membro, sempre abusato da un sacerdote

    CITTA’ DEL VATICANO – Dimissioni con protesta. Marie Collins, irlandese e vittima da giovane di abusi ripetuti da parte di un sacerdote, si è dimessa da membro della commissione internazionale contro gli abusi del clero istituita da papa Francesco. Ne faceva parte dalla fondazione, nel 2014. Collins lamenta “resistenza da alcuni membri della curia vaticana” a collaborare con la commissione di prevenzione della pedofilia guidata dal cardinale di Boston Sean O’Malley” scrive la stessa donna in un comunicato, e, in particolare, per la “vergognosa” mancanza di cooperazione “da parte del dicastero coinvolto più da vicino nell’affrontare i casi di abuso”.

    Il Papa, rende noto la pontificia commissione, “ha accettato le dimissioni con profondo apprezzamento per il suo lavoro a nome delle vittime e dei sopravvisuti degli abusi del clero”.
    Su richiesta del cardinale O’Malley, “continuerà a lavorare in ruolo educativo”. Nei mesi scorsi già l’altro membro della commissione vittima anch’egli, da minorenne, di abusi sessuali di un sacerdote, Peter Saunders, si era dimesso.

    “Da quando la commissione ha iniziato i suoi lavori a marzo del 2014 sono stata impressionata dall’impegno dei miei colleghi e dal genuino desiderio di papa Francesco di avere assistenza nell’affrontare il tema degli abusi sessuali del clero. Credo che costituire la commissione e coinvolgere esperti esterni per consigliarlo su cosa fosse necessario per rendere più sicuri i minori sia stata una mossa sincera” ha scritto la dimissionaria. “Tuttavia, nonostante il Santo Padre abbia approvato tutte le raccomandazioni fattegli dalla commissione, vi sono stati costanti ostacoli. Ciò è stata la causa diretta della resistenza da alcuni membri della curia vaticana al lavoro della commissione. La mancanza di cooperazione, in particolare da parte del dicastero più direttamente coinvolto nell’affrontare i casi di abuso è stata vergognosa”, afferma Collins in trasparente riferimento alla congregazione per la dottrina della fede, il dicastero incaricato dei dossier sui preti pedofili.

    “Alla fine dell’anno scorso, una semplice raccomandazione, approvata da papa Francesco, è andata a questo dicastero per un piccolo cambiamento di procedura nel contesto della cura delle vittime e dei sopravvissuti. Al tempo stesso è stata rifiutata anche una richiesta di cooperazione su un tema fondamentale del lavoro della commissione in merito alla salvaguardia. Mentre penso che la commissione riuscirà a superare questa resistenza, per quanto mi riguarda è la goccia che fa traboccare il vaso”.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2017/03/01/news/vaticano_pedofilia_si_dimette_vittima_commissione-159507037/

  • Pedofilia, Marie Collins si dimette dalla Commissione Vaticana contro gli abusi: “Mancanza di cooperazione”

    Pedofilia, Marie Collins si dimette dalla Commissione Vaticana contro gli abusi: “Mancanza di cooperazione”

    Membro della Commissione vaticana fin dalla sua creazione del 2014 e lei stessa vittima di abusi in gioventù, la donna ha spiegato di trovare impossibile “sentire dichiarazioni pubbliche sulla profonda preoccupazione della chiesa per le vittime di abusi, eppure nel privato vedere come la congregazione vaticana si rifiuti anche solo di riconoscere le loro lettere”

    L’irlandese Marie Collins si è dimessa da membro della commissione internazionale contro gli abusi del clero istituita da papa Francesco. Lo annuncia la Commissione vaticana in un comunicato secondo cui la Collins lamenta la “frustrazione e mancanza di cooperazione da parte di altri uffici della curia romana”. La donna – in gioventù vittima di ripetuti abusi da parte di un sacerdote – faceva parte della commissione fin dalla sua istituzione, nel 2014.

    Secondo quanto dichiarato dalla stessa Collins, “ci sono state battute d’arresto costanti. Questo è stato direttamente a causa della resistenza da parte di alcuni membri della Curia vaticana al lavoro della Commissione. La mancanza di cooperazione, in particolare da parte del dicastero più strettamente coinvolti nel trattamento dei casi di abuso, è stato vergognoso“.

    Il cardinale O’Malley, presidente della Commissione, ha ringraziato la Collins per il suo “straordinario contributo“, promettendo inoltre di ascoltare “con attenzione le preoccupazioni che Marie ha voluto condividere con noi”. Inoltre le esprime gratitudine per il fatto che “continuerà a lavorare con noi nell’educazione dei leader della Chiesa”.

    La stessa Commissione definisce la Collins una “infaticabile campionessa nel dare voce alle vittime e ai sopravvissuti di abusi del clero” e ricorda che “le vittime sono la priorità della Chiesa”. Informa inoltre che il Papa ha “accettato le dimissioni della signora Collins con profondo apprezzamento per il suo lavoro verso le vittime e i sopravvissuti di abusi del clero”. Secondo quanto stabilito dal pontefice, sta alla Commissione proporre iniziative per la tutela dei minori e “promuovere la responsabilità delle chiese locali, unendo i propri sforzi a quelli della Congregazione per la dottrina della fede, per la protezione di tutti i bambini e gli adulti vulnerabili“.

    Come riporta il National Catholic Reporter, tuttavia, la Collins ha spiegato di trovare impossibile “sentire dichiarazioni pubbliche sulla profonda preoccupazione della chiesa per le vittime di abusi, eppure nel privato vedere come la congregazione vaticana si rifiuti anche solo di riconoscere le loro lettere”.

    Dopo le sue dimissioni, all’interno della Commissione restano 16 membri tra esperti, ecclesiastici e studiosi, ma nessuna vittima. Il 6 febbraio 2016, infatti, si era dimesso Peter Saunders, anch’egli vittima di abusi.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/01/pedofilia-marie-collins-si-dimette-dalla-commissione-vaticana-contro-gli-abusi-mancanza-di-cooperazione/3424284/

  • Vaticano, commissione anti-abusi: si dimette Marie Collins

    Vaticano, commissione anti-abusi: si dimette Marie Collins

    La sopravvissuta irlandese denuncia «la frustrazione per la mancata collaborazione di alcuni Dicasteri di Curia con la Commissione». Continuerà a svolgere corsi di formazione per i vescovi.

    SALVATORE CERNUZIO
    Si dice «frustrata» e umiliata Marie Collins, membro irlandese della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, in passato vittima di abusi, di vedere il lavoro suo e dei suoi colleghi vanificato o respinto dagli stessi Dicasteri di Curia che avrebbero dovuto invece sostenere l’organismo istituito dal Papa nel 2014 nella lotta contro questi crimini aberranti.

    La donna ha deciso di dimettersi. Irrevocabilmente. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è  «la mancata collaborazione di altri Dicasteri della Curia romana» con la Pontificia Commissione, come si legge in una nota diffusa oggi dalla Santa Sede. In particolare da parte del «Dicastero maggiormente coinvolto nel trattare i casi di abusi», come scrive la Collins in un comunicato postato sul suo account Twitter che fa seguito ad un duro articolo pubblicato oggi sul National Catholic Reporter, in cui punta invece esplicitamente il dito contro la Congregazione per la Dottrina della Fede.

    La sua fuoriuscita rappresenta una grossa perdita per la Commissione, della quale Collins era una delle fondatrici e maggiori rappresentanti, tenendo dal 2012 anche corsi di formazione a Roma e nel mondo ai vescovi di recente nomina su come contrastare la piaga degli abusi. Anche quello fu allora una grande conquista. Lo stesso incarico Marie Collins continuerà a svolgerlo in futuro per la Commissione, accettando un invito del cardinale presidente Sean O’Malley. Lo spiega la nota vaticana che sottolinea che Collins proseguirà il suo lavoro per l’organismo «in un ruolo educativo, in riconoscimento delle sue eccezionali capacità di insegnamento e dell’impatto della sua testimonianza come sopravvissuta».

    Le dimissioni erano state presentate il 13 febbraio scorso ad O’Malley, il quale sottolinea che, in questi anni, «Marie ha costantemente e instancabilmente sostenuto le voci delle vittime e dei sopravvissuti affinché fossero ascoltate» e la loro «guarigione» divenisse «una priorità della Chiesa». Lavoro svolto con grande dedizione, affinché nessun altro dovesse patire ciò che lei, tredicenne molestata da un cappellano durante un ricovero in ospedale, era stata costretta a subire. Ma Marie Collins, davanti a sé, ha trovato un muro.

    Come scrive sul NCR, anche la più semplice richiesta avanzata dalla Commissione e «approvata dal Papa», come ad esempio il dover rispondere «sempre» alle lettere inviate al Vaticano dalle vittime di abusi, era stata «rifiutata da un ufficiale della Curia». Ancora peggio, prosegue: «La raccomandazione della Commissione di istituire un tribunale per giudicare i vescovi negligenti era stata approvata dal Papa e annunciata nel giugno 2015. Finora la Congregazione per la dottrina della fede, come la baronessa Sheila Hollins ha dichiarato alla Royal Commission, ha trovato dei problemi “legali” non meglio specificati, e così (il tribunale) non è mai stato istituito».

    «Una situazione impossibile» alla quale «ho assistito con sgomento», afferma Marie Collins. Che calca la mano nella lettera diffusa via Twitter spiegando: «Sin dall’inizio del lavoro della Commissione nel marzo 2014 sono rimasta impressionata dalla dedizione dei miei colleghi e dagli auspici sinceri di Papa Francesco di fornire un’assistenza alla questione degli abusi sessuali del clero. Credo che la costituzione della Commissione, la proposta di far partecipare esperti esterni per consigliarla su ciò che era necessario per rendere più sicuri i minori, sia stata una mossa sincera. Tuttavia, nonostante il Santo Padre abbia approvato tutte le raccomandazioni fatte dalla Commissione, ci sono state battute d’arresto costanti. Questo è avvenuto a causa della resistenza da parte di alcuni membri della Curia vaticana al lavoro della Commissione. La mancanza di cooperazione, in particolare da parte del Dicastero più strettamente coinvolto nel trattamento dei casi di abuso, è stata vergognosa».

    Una decisione obbligata, dunque, quella di lasciare. «Quando ho accettato la mia nomina alla Commissione nel 2014 – spiega Collins – ho detto pubblicamente che se avessi trovato un conflitto tra quello che stava accadendo dietro le porte e ciò che veniva detto pubblicamente, non sarei rimasta (nella Commissione ndr). Ecco, questo punto è arrivato. Sento di non avere altra scelta che dimettermi per mantenere la mia integrità».

    Il Papa ha accettato la decisione esprimendo «profondo apprezzamento» per la sua opera a favore delle vittime. Un «contributo straordinario» che «ci mancherà», come scrive il cardinale O’Malley a nome degli altri membri del team in una breve nota. «Sicuramente – promette il porporato – ascolteremo con attenzione tutto ciò Marie vorrà condividere con noi sulle sue preoccupazioni», che verranno discusse nella plenaria della Pontificia Commissione in programma il prossimo mese. «Siamo profondamente grati per la volontà di Marie di continuare a lavorare con noi nella formazione dei capi della Chiesa, inclusi i prossimi incontri per i nuovi vescovi e per i dicasteri della Santa Sede. Le nostre preghiere rimarranno con Marie e con tutte le vittime e i sopravvissuti di abusi sessuali». La Collins augura invece «il meglio» ai suoi ormai ex colleghi «per il futuro», sperando che riescano «a superare questa resistenza» interna.

    Con le dimissioni della Collins, la Commissione risulta composta da 16 membri, considerando che esattamente un anno fa era uscito di scena l’inglese Peter Saunders, consulente del team, anch’egli vittima di un prete pedofilo, il quale aveva attaccato aspramente nel giugno 2015 il cardinale australiano George Pell, prefetto della Segreteria per l’Economia e membro del C9, durante la trasmissione televisiva australiana 60 Minutes. L’uomo contestava al porporato di aver insabbiato casi di abusi durante il suo ministero di arcivescovo di Sydney e lo definiva «un sociopatico». Ne chiedeva quindi le «immediate dimissioni» dagli «importanti incarichi» in Vaticano. Dichiarazioni al vetriolo alle quali la Segreteria per l’Economia aveva replicato con sdegno, e la stessa Commissione aveva preso le distanze decretando, nel febbraio 2016, che Saunders prendesse «un periodo di aspettativa dalla sua partecipazione come membro per riflettere come egli possa contribuire nel modo migliore al lavoro della Commissione».

    http://www.lastampa.it/2017/03/01/vaticaninsider/ita/vaticano/vaticano-commissione-antiabusi-si-dimette-marie-collins-MMy09RXfloQgwECecgujRK/pagina.html

  • Pedofilia del clero, “peccato” o “delitto”?

    Pedofilia del clero, “peccato” o “delitto”?

    Chi violenta un minore non “offende” solo la castità (come dice il catechismo) ma compie un vero e proprio “delitto”.

    di David Gabrielli

    La questione della pedofilia del clero cattolico rimbalza, da qualche tempo, sulle prime pagine dei giornali, ed è tema di libri di successo. Essa – la violenza sessuale su bambini e adolescenti (seppure per questi si dovrebbe parlare di efebofilia) – non è affatto una “esclusiva” del clero; avviene soprattutto in famiglia, o col “turismo sessuale” in paesi esotici, praticata da gente che svolge le professioni più variegate e, di norma, è coperta da un’insuperabile omertà. Tristissimo fenomeno sul quale di solito si tace.

    Venendo poi al clero, la pedofilia non è “caratteristica” di quello cattolico, perché tocca egualmente ecclesiastici di altre confessioni. In ambito cattolico, infine, la quantificazione del fenomeno varia da paese a paese. Grosso modo, si può prendere come punto di riferimento quanto nel 2009 affermava il cardinale brasiliano Cláudio Hummes, allora prefetto della Congregazione per il clero: «In alcune diocesi la pedofilia coinvolge il 4% del clero». Dunque, una piccola minoranza. Sarebbe perciò sommamente ingiusto considerare la pedofilia una peste che infetta l’intero clero. Ma, quand’anche si trattasse di un solo caso, sarebbe tremendo per chi, per missione, annunzia l’Evangelo.

    Da qui il clamore suscitato da casi come quelli della diocesi di Boston, rigorosamente descritti dal film Spotlight: per l’opinione pubblica cattolica statunitense, che in generale ha un’alta stima del prete, è stato uno shock apprendere che un sacerdote (parroco o educatore), al quale dai genitori con fiducia totale era stato affidato un ragazzo/a, ha compiuto su questi/a violenza sessuale. Il cardinale arcivescovo, Bernard F. Law (dimessosi nel 2002), era a conoscenza del “vizietto” di alcuni preti pedofili ma, invece di denunciarli, li aveva spostati da una parrocchia all’altra, ove essi avevano seguitato a violentare adolescenti. E la Santa Sede, alla quale infine dalle diocesi arrivavano le segnalazioni? Fin quasi alla fine del secolo scorso, i casi di preti pedofili erano trattati con riserbo massimo: l’urgenza, però, non era quella di difendere le vittime, ma di coprire lo scandalo perché il “buon nome” della Chiesa non fosse macchiato.

    Tuttavia, l’eco suscitata, soprattutto in Nordamerica, da alcuni casi, e dai risarcimenti milionari che alcune diocesi hanno dovuto sborsare per cause portate in tribunale, ha costretto il Vaticano a cambiar rotta: e da Giovanni Paolo II in poi la questione è stata affrontata di petto, sia pure non senza ritardi e contraddizioni. «Tolleranza zero per i preti pedofili»: questo, ora, il principio che guida l’azione vaticana, per estirpare un comportamento malefico che Francesco ha definito «mostruosità assoluta e orrendo peccato».

    E, per il passato, un colpo di spugna? Così è accaduto in molti paesi; ma vi sono eccezioni. Le Conferenze episcopali del Canada (e, qui, anche la Chiesa anglicana), dell’Irlanda, della Francia e della Svizzera hanno fatto un pubblico “mea culpa”, seppure non sempre con adeguata franchezza. I vescovi d’Oltralpe hanno costituito una “Commissione nazionale indipendente” per occuparsi della pedofilia del clero, composta di magistrati, psicologi e familiari delle vittime. E, in Svizzera, il 5 dicembre nella basilica di Valère (Sion) i vescovi hanno organizzato una giornata di penitenza in espiazione «degli abusi sessuali [dei preti], del silenzio e della mancanza di aiuto alle vittime»; e, per indennizzare i reati “prescritti”, hanno istituito un fondo di cinquecentomila franchi.

    E in Italia? Qui la Conferenza episcopale sembra partire dal presupposto che «da noi non è come altrove», ipotesi minimalista smentita da molti fatti. Per smuovere tale imbarazzante status quo il movimento riformista cattolico “Noi siamo Chiesa” ha suggerito ai vescovi: 1) l’istituzione di una Commissione come quella pensata dai francesi, e una “giornata nazionale di penitenza”; 2) una riflessione autocritica sul passato, e il riconoscimento che sono insufficienti le “Linee guida” stabilite dalla Cei nel 2012 e ’14; 3) l’impegno di denunciare alla magistratura i fatti sicuri.

    Stella polare per la Cei non può essere semplicemente il Catechismo cattolico, che definisce lo “stupro” su minori una “offesa contro la castità” (n. 2356); deve essere il Codice italiano, per il quale la violenza sessuale su minori è un “delitto” contro la persona.

    Pedofilia del clero, “peccato” o “delitto”?

  • Preti gay, l’ombra della pedofilia porta alla periferia est di Napoli

    Preti gay, l’ombra della pedofilia porta alla periferia est di Napoli

    Ore di lavoro frenetico. Sotto la lente date, luoghi, protagonisti, screenshot, chat. Lo scottante dossier che accusa alcuni religiosi di aver preso parte a festini hot con minori comincia a prendere forma. Pezzi di un puzzle da mettere insieme, che tessera dopo tessera si consolida nelle due indagini parallele della Curia arcivescovile di Pozzuoli e della Procura di Napoli. Il cerchio, intorno al prete della diocesi di Pozzuoli che sarebbe coinvolto insieme ad altri religiosi di alto rango in abusi su minori, comincia a stringersi. Il dossier inoltrato ai magistrati dall’associazione Meter, da 25 anni in prima fila nella lotta alla pedofilia, contiene elementi di sicuro interesse investigativo. Tanto che, secondo quanto trapela dalla Procura di Napoli, si prefigura imminente un’accelerazione nelle indagini. La segnalazione, oggi iscritta a modello 45, e cioè in quel registro degli atti che non costituiscono notizia di reato, potrebbe presto tramutarsi in un modello 21, e cioè in un fascicolo che individua possibili condotte illecite a carico di persone note. Segno che i primi accertamenti sull’identità del sacerdote e i fatti denunciati, hanno fornito riscontri sufficienti per scavare più a fondo nella vicenda.

    Ma come detto, sono ore concitate anche nella diocesi di Pozzuoli, dove insieme alle indagini della Curia arcivescovile, è scattata la caccia al sacerdote. «Si sta valutando attentamente nel dettaglio quanto sinora segnalato», ha assicurato in una breve nota il vescovo Gennaro Pascarella. «La Diocesi – precisa la Curia di Pozzuoli – è stata solo adesso informata ed è necessario il tempo giusto per capire ed individuare con rigore, discernimento e rispetto per tutti, fatti e responsabilità». «Se necessario – ha ammonito Pascarella – saranno adottati, tutti i provvedimenti del caso».

    Parole prudenti, che tuttavia non nascondono una certa preoccupazione. Non è la prima volta, difatti, che intorno alla figura del sacerdote chiamato in causa dal dossier dell’associazione Meter si stendono ombre inquietanti.
    La storia del prete, che secondo alcune indiscrezioni raccolte dal Mattino sarebbe nativo di Ponticelli, è costellata di voci, rumori e frequentazioni ambigue sin dagli esordi. Prim’ancora di diventare sacerdote, l’uomo oggi poco più che quarantenne sarebbe stato allontanato dalla Chiesa di Napoli prima ancora di entrare in seminario dall’allora Rettore don Galdiero. A determinare quella decisione, sarebbe stato il morboso attaccamento manifestato dal giovane a un monsignore che oggi ricopre un ruolo di spicco nella diocesi napoletana. Un legame molto forte, che avrebbe allora indotto il cardinale Sepe a bocciare l’ingresso del giovane in seminario. Un netto rifiuto, che tuttavia non interrompe il cammino del religioso. Prima il tentativo di essere accolto nell’ordine dei Vincenziani, poi la Facoltà teologica di Posillipo, che avrebbe frequentato per quattro anni. Approdato a Pompei, il religioso sarebbe stato nuovamente allontanato per poi essere dirottato su Pozzuoli. È il luogo dove riesce ad abbracciare il sacerdozio dopo molte peripezie. Ma sono i rapporti che lo legano a Ponticelli, a finire sulla bocca di molti. In primo luogo quello intrecciato con un insegnante di religione di presunte tendenze omosessuali, oggi defunto. Ma anche quelli con altri due sacerdoti di Ponticelli, imparentati tra loro, che in passato avrebbero manifestato attenzioni inopportune verso i bambini. Tanto che uno di loro sarebbe stato allontanato in passato da San Giovanni a Teduccio per un sospetto abuso su un minore, per poi essere trasferito proprio a Ponticelli, dove ancora oggi dice messa.

    http://ilmattino.it/napoli/cronaca/prety_gay_l_ombra_della_pedofilia_porta_alla_periferia_est_di_napoli-2280279.html

  • Il cardinale Müller: “Tolleranza zero sui preti pedofili, i vescovi li obblighino ad autodenunciarsi”

    Il cardinale Müller: “Tolleranza zero sui preti pedofili, i vescovi li obblighino ad autodenunciarsi”

    La linea del capo della Congregazione per la dottrina della fede: “La Chiesa non copre gli abusi. Può essere capitato in alcuni casi per ingenuità ma mai sistematicamente”

    CITTÀ DEL VATICANO – Nelle stanze dell’ex Sant’Uffizio ci accoglie l’attuale prefetto della Dottrina della Fede, il cardinale tedesco Gerhard Ludwig Müller. Smentisce la vulgata che lo vuole guardiano “a destra” delle aperture “a sinistra” di Francesco. E, insieme, accetta di parlare – in occasione dell’uscita del suo libro “Indagine sulla speranza”, Cantagalli – delle sfide della Chiesa. Fra queste l’annoso problema della pedofilia nel clero: “La Chiesa, a differenza di tante altre istituzioni, sta davvero lavorando per la tolleranza zero. La strada è chiara a tutti: se un vescovo viene a sapere con certezza morale del verificarsi di alcuni casi di abuso su minori nella sua diocesi, deve dire alle vittime o ai genitori delle vittime di denunciare all’autorità competente quanto accaduto e, insieme, deve obbligare l’accusato ad auto denunciarsi”.

    I casi di abusi sessuali su minori purtroppo non mancano, anche in Italia.
    “L’Italia non è diversa dagli altri Paesi e pertanto non condivido la visione che propongono coloro che mostrano un Paese dove il clero abusa e i vescovi coprono. Non è così, nonostante casi dolorosi si siano verificati anche qui. Non dimentichiamo che in Italia, come negli altri Paesi, ci sono tanti buoni sacerdoti – e sono la maggioranza – che dedicano la loro vita per il bene dei fedeli”.

    Non ritiene che se la Chiesa obbligasse sempre a denunciare tanti casi non si verificherebbero?
    “I sacerdoti sono cittadini come tutti e in questo senso se commettono dei crimini devono rispondere davanti alle autorità civili e penali. Inoltre, le autorità religiose devono svolgere i loro processi canonici che possono arrivare come massima pena alle dimissioni dallo stato clericale. Gli abusi sessuali sui bambini sono dei delitti, dei crimini, e insieme anche dei peccati gravi. E quando un vescovo o un sacerdote viene a sapere di questi abusi deve dire alle vittime di andare a denunciare e anche all’accusato di presentarsi alla polizia perché è questa l’unica strada per evitare che i casi si ripetano. La Chiesa, ad ogni modo, non copre nulla. In alcuni casi può essere capitato per ingenuità, ma non sistematicamente. Quasi tutte le conferenze episcopali hanno scritto delle linee guida in merito. Certo, va detto che ordinare un prete con problemi di quel tipo può sempre essere possibile, perché, per quanto ci si impegni nel discernimento, non si può sempre leggere esattamente nella coscienza di un candidato se questi non si mostra sincero e disponibile; non sono pochi gli esperti, poi, che sostengono che spesso il predatore si accorge di essere tale soltanto nel momento in cui commette il crimine. Questo per dire che non è sempre facile prevenire sia per le autorità civili sia per quelle religiose. Fra l’altro, mentre spesso la prescrizione assolve chi ha commesso crimini all’interno del proprio Paese, la Chiesa è una delle poche istituzioni che invece non ammette sconti su questi crimini. Anche dopo anni possono arrivare sentenze dure”.

    Francesco ha nella curia romana degli oppositori?
    “Tutti i cardinali hanno studiato teologia, tutti conoscono la dottrina del papato e dell’episcopato. Siamo sacerdoti competenti che conoscono bene la missione del Papa, la sua importanza per tutti. Viviamo una collegialità affettiva ed effettiva con Francesco. Purtroppo alcuni media notano di più le legittime diversità di opinione e non la grande armonia. Il Papa è il 266esimo successore di Pietro, e ognuno, lui compreso, ha una sua storia. Questa individualità è la forma nella quale ognuno compie la sua missione. Francesco ha la particolarità di venire da un continente non europeo. Questa sua differenza è preziosa per noi”.
    Soprattutto sul web non manca chi contrappone i suoi interventi sulla dottrina a quanto dice il Papa… “Sono piccole fazioni di destra e di sinistra che litigano fra di loro usando me e il Papa. Sono posizioni ideologiche che non condivido in nulla. Fra l’altro, fra non molto, uscirà proprio un mio libro sul Papa e sul papato… Tutti serviamo l’opera del Papa. Lavoriamo insieme per servire la sua missione”.

    Pensa che sulla comunione ai divorziati risposati Francesco chieda un passo nuovo?
    “Abbiamo il messaggio di Gesù e la Bibbia che dicono parole chiare sul fondamento del matrimonio nella volontà salvifica di Dio. Le condizioni sociologiche cambiano ma occorre anche tenere presente che vi sono diverse antropologie che non accettano la nostra, fondata nella Parola di Dio. Occorre annunciare il Vangelo senza tradirlo. Francesco vuole far sentire la vicinanza del Buon Pastore al popolo di Dio con la predicazione e la testimonianza della vita cristiana”.

    Cosa significa vivere la misericordia?
    “Dio non è un freddo legislatore, ma un Dio presente, vicino. Già nell’Antico Testamento Dio ha dimostrato la sua vicinanza verso il suo popolo liberandolo dalla schiavitù e donandogli latte e miele. Gesù era misericordioso verso i bisognosi, i malati… Vivere la misericordia è vivere il Vangelo nella sua interezza”.

    C’è il rischio che insistere sull’amore porti in secondo piano il fatto che la verità per i credenti ha un nome, Gesù Cristo?
    “Non c’è contraddizione. Dio è creatore di tutti gli uomini e ama tutti. Ognuno però ha una sua identità e va rispettata. Gesù non viene messo in secondo piano, anzi insistendo sull’amore, è la lingua stessa di Gesù che viene parlata. Recentemente Francesco ha incontrato i rappresentanti di altre culture. A loro ha detto: “Anche se non parliamo la stessa lingua possiamo capirci perché parliamo la lingua dello Spirito Santo che è l’amore””.

     http://www.repubblica.it/vaticano/2017/02/26/news/il_cardinale_mu_ller_tolleranza_zero_sui_preti_pedofili_i_vescovi_li_obblighino_ad_autodenunciarsi_-159271395/
  • Francia: arcidiocesi di Parigi apre processo canonico nei confronti di padre Tony Anatrella

    Francia: arcidiocesi di Parigi apre processo canonico nei confronti di padre Tony Anatrella

    L’arcidiocesi di Parigi ha deciso di aprire un processo canonico nei confronti di padre Tony Anatrella, noto sacerdote psichiatra e psicanalista, di 75 anni, accusato di aggressione sessuale nel quadro della sua attività professionale. A confermalo al Sir è l’arcidiocesi stessa. “Nel 2006 – spiega l’arcidiocesi di Parigi – padre Tony Anatrella è stato accusato per via mediatica da suoi ex pazienti per pratiche che sarebbero state utilizzate nel quadro della sua attività professionale come psicoanalista”.
    “Di fronte a queste accuse anonime, l’arcivescovo di Parigi, nel mese di maggio, ha incoraggiato queste persone ad uscire fuori dall’anonimato, a mettersi in contatto personalmente con la diocesi di Parigi e presentare denuncia alla giustizia”. A quel punto la diocesi di Parigi è stata contattata da diverse persone tra maggio e ottobre 2016. “All’inizio dell’estate, il cardinale André Vingt-Trois – spiega ancora la diocesi di Parigi – ha istituito una commissione con il compito di raccogliere le denunce e valutare tutti gli elementi insieme. La Commissione, presieduta dal vescovo Eric de Moulins-Beaufort, vescovo ausiliare di Parigi, ha ricevuto tutti coloro che lo desideravano. Ha anche ascoltato padre Anatrella ed un rapporto è stato presentato all’arcivescovo alla fine dell’anno”. “Sulla base di tale rapporto – precisa la diocesi – il cardinale Vingt-Trois ha ritenuto necessario aprire un processo canonico. Ne ha informato le autorità romane interessate. Poiché Tony Anatrella ha collaborato in passato con il Tribunale ecclesiastico provinciale di Parigi, il cardinale Vingt-Trois ha chiesto al Tribunale della Segnatura Apostolica di affidare la procedura ad un altro Tribunale. Quest’ultimo ha designato alla fine di gennaio il Tribunale ecclesiastico inter-diocesano di Tolosa, al quale sono stati trasmessi i documenti. Sul piano civile, il cardinale Vingt-Trois, alla fine del 2016, ha segnalato al procuratore di Parigi di aver aperto il processo canonico”. La diocesi ricorda anche che padre Anatrella è un sacerdote della diocesi di Parigi, in una missione per lo studio e la ricerca. Non ha esercitato il suo ministero nella diocesi e saltuariamente ha dato lezioni al Collège des Bernardins, che “sono state sospese”.

    http://agensir.it/quotidiano/2017/2/21/francia-arcidiocesi-di-parigi-apre-processo-canonico-nei-confronti-di-padre-tony-anatrella/

  • A Napoli l’ennesimo scandalo di pedofilia cattolica

    A Napoli l’ennesimo scandalo di pedofilia cattolica

    By Eleonora Gitto

    Ennesimo scandalo di pedofilia cattolica, stavolta a Napoli.

    Stavolta i fedeli sono veramente arrabbiati e dicono di non fidarsi più della Chiesa.

    Gli scandali di pedofilia, si sa, sono scoppiati con virulenza da qualche anno. Stati Uniti, Irlanda, Brasile, Australia e molti altri Paesi hanno vissuto delle drammatiche esperienze di bambini e ragazzi che, nel seno di mamma Chiesa, sono stati sottoposti alle più turpi sevizie.

    Qualche prete se l’è cavata pagando fior di quattrini, qualcuno è stato semplicemente spostato ad altra sede, qualcuno ha fatto ammenda dei propri errori, ma la maggior parte delle volte la quasi totalità del clero rea di questi orrendi crimini, se l’è passata liscia.

    E non c’è dubbio che quello che è venuto fuori è solo la punta dell’iceberg. Ora tocca a Napoli, dove un consistente dossier è arrivato sul tavolo del Cardinal Sepe.

    E siccome il dossier è arrivato anche altrove, il famoso cardinale del sangue di San Gennaro non può dire “io non sapevo”.

    Si tratta di incontri a luci rosse fra ragazzi e sacerdoti. I particolari ancora non si conoscono, ma gli abitanti sono stavolta infuriati.

    Afferma Elena, sentita dal Mattino di Napoli: “E’ vergognoso che si verifichino ancora cose simili ai giorni nostri. Ritengo che sia il caso di prendere provvedimenti seri una volta per tutte. Lasciamo che i preti si sposino e permettiamo loro di vivere una vita normale”.

    http://www.veb.it/a-napoli-lennesimo-scandalo-di-pedofilia-cattolica-48295

  • Abusi sessuali del clero, papa Francesco deve riorganizzare la Cei

    Abusi sessuali del clero, papa Francesco deve riorganizzare la Cei

    Papa Francesco è a un bivio. O lascia la Chiesa italiana nella sua anarchia di gestione degli abusi sessuali del clero oppure prende in mano la situazione imponendo regole di comportamento efficaci.

    Recenti fatti di cronaca hanno riportato all’attenzione generale una situazione che contraddice clamorosamente la linea di rigore predicata già da Benedetto XVI e ulteriormente ribadita con forza da papa Bergoglio. Permane in Italia un modo di comportarsi della gerarchia ecclesiastica che oscilla tra superficialità, trascuratezza e in ultima analisi sottovalutazione di ciò che lo stupro in età minore rappresenta per la vita intera di una vittima.

    A Napoli una vittima denuncia nel 2010 al cardinale Sepe un abuso subito a tredici anni e soltanto nel 2014 su intimazione della Congregazione per la Dottrina della fede l’arcidiocesi apre un’inchiesta formale, che avrebbe dovuto iniziare subito. A Foggia il prete Gianni Trotta viene dismesso nel 2012 dallo stato clericale, ma la Congregazione per la Dottrina della fede raccomanda di “non divulgare i motivi del suo allontanamento per evitare scandalo”. Grave è il risultato di questo silenzio: Trotta, già condannato per abusi, è ora nuovamente sotto processo per reati commessi nei confronti di un’altra decina di bambini.

    Emiliano Fittipaldi nel suo libro “Lussuria” (ed. Feltrinelli) elenca altri casi, che mai avrebbero dovuto verificarsi. Il prete Franco Legrottaglie di Ostuni, condannato nel 2000 per libidine violenta su due ragazze, è nominato nel 2010 cappellano dell’ospedale e assegnato a una parrocchia come se niente fosse. Il prete Francesco Rutigliano, sospeso per quattro anni dalle sue funzioni nel 2011 dalla Congregazione per la Dottrina della fede per “abuso di minore” reiterato nel periodo 2006-2008: nel 2015 viene tranquillamente trasferito dalla diocesi di Locri ad una parrocchia di Civitavecchia.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/02/20/abusi-sessuali-del-clero-papa-francesco-deve-riorganizzare-la-cei/3402901/