Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: cardinale

  • Diocesi di Nola (NA); don Silverio Mura malgrado le denunce insegna ancora in una scuola.

    Diocesi di Nola (NA); don Silverio Mura malgrado le denunce insegna ancora in una scuola.

    NOLA NAPOLI, DUE AVEMARIA, UN PADRE NOSTRO E SI RICOMINCIA DA CAPO. ECCOLA QUA’, LA GIOSTRA DELLA PEDOFILIA. Malgrado le denunce alle autorità civili, al Vescovo di Nola e al Card. Crescienzio Sepe, don S. M. non solo resta in servizio, ma cosa più grave continua tranquillamente ad insegnare nelle scuole, a contatto con minori.

    Un’altra storia di “ordinaria pedofilia” Che giunge a Rete L’ABUSO dalla provincia di Napoli, scegliamo di raccontarla perché particolarmente documentata (con tanto di video tra vittima e abusatore) e in grado di far comprendere quale è il dramma delle vittime di preti pedofili.

    E’ in grado anche, di lanciare un messaggio chiaro di civiltà e sensibilizzazione per chi lo vuole cogliere, a contrasto di questa inciviltà. Tutto comincia nel 1987 in una scuola del napoletano, la vittima un bambino di 11 anni che viene adescato a scuola da don S. M. il quale lo invita a casa, fuori dall’orario scolastico. Preso il ragazzino si rende conto di non essere il solo al quale don S. M. dedica le sue morbose attenzioni, sono almeno in 7. Passano anni prima che l’incubo finisca, finalmente il ragazzino riesce a tagliare il cordone ombelicale creatosi col carnefice, come da cliché passano ancora anni prima che maturi il dramma e comprenda che le sue crisi per le quali è in cura derivano da quello che ha subito da bambino.

    Quando realizza è già sposato e padre di famiglia. Ha tre figli e inorridisce all’idea che quel prete pedocriminale, amico di famiglia che non solo lo ha sposato, ma che ha anche battezzato i suoi tre figli, sia ancora in circolazione e a contatto con minori. L’uomo è credente, di istinto si rivolge alle autorità ecclesiastiche scrive al Cardinale Crescenzio Sepe, riceve la notifica di lettura della mail, ma nessuna risposta.

    Un altro dramma dell’uomo è che non ha mai trovato la forza di raccontare alla moglie quello che aveva subito da quel prete, non può nemmeno spiegare a cosa sono dovute le sue frequenti crisi. Matura la situazione e sotto il consiglio dello psicologo racconta tutto alla moglie e ai genitori, i quali trovano fortunatamente la forza e l’amore per aiutarlo. Scrive nuovamente alla Diocesi, lo fa anche la moglie, ma nessuna risposta.

    Di sua iniziativa lo psicologo dell’uomo, comprendendo che buona parte del dramma è dovuta anche al fatto che il sacerdote sia un pericolo per i bambini, scrive al Vescovo Lucio Lemmo, in un passaggio della sua lettera scrive ” Non mi pongo come il perito legale di XXXXX, ma il suo curante.

    Ho segnalato questo drammatico caso alla Chiesa perché ho ritenuto soprattutto utile per le strategie terapeutiche, oltre che un mio obbligo di cittadino morale e cattolico”. La Diocesi non risponde direttamente ma invia a casa dell’uomo due giovani che si presentano con una busta contenente 300€, a nome della Caritas, sottolineando, che non vi saranno altri aiuti. L’uomo non ha mai chiesto soldi, la sua unica preoccupazione sono i minori a rischio.

    Deluso dalla chiesa e impotente si reca alla Stazione dei Carabinieri di Napoli Ponticelli il 22/06/2010 e sporge regolare denuncia, ma i fatti sono prescritti, non ci sarà un’indagine nulla, quella denuncia finirà su uno scaffale. Il pedofilo, malgrado le denunce e le segnalazioni è tutt’ora a piede libero e insegna in una scuola nella Diocesi di Nola. Non si chiede di riparare un danno irreparabile, si chiede solo che questo non continui, che venga fermato, che il prete non stia più a contatto con minori, perché “non impedire un fatto che si ha il dovere di impedire,equivale a cagionarlo” . (Sentenza del Giudice del Tribunale di Savona Fiorenza Giorgi maggio 2012 contro Mons. Dante Lafranconi) .

    Per questo ci appelliamo al dovere civico di chi fa informazione e successivamente a quello dei genitori perche si chieda conto alla Diocesi, alla Chiesa e al Cardinale Sepe, della sicurezza dei propri figli.

  • IL CARDINALE PELL HA COPERTO CENTINAIA DI ABUSI SESSUALI SUI MINORI

    IL CARDINALE PELL HA COPERTO CENTINAIA DI ABUSI SESSUALI SUI MINORI

    E’ stato nominato da papa Francesco consigliere sulla riforma dell’ amministrazione opaca della Chiesa. Chi meglio di lui?

    Il Cardinale australiano George Pell è stato coinvolto in pieno in uno scandalo sulla pedofilia. Il porporato, infatti, ha ammesso di aver coperto gli abusi di numerosi sacerdoti sui minori, per paura che esplodesse uno scandalo. Il governo australiano, titolare dell’inchiesta, ha spiegato che “la motivazione principale sarebbe stata quella di tutelare la reputazione della Chiesa”.

    Il cardinale Pell è uno degli otto nominati da Papa Francesco come consiglieri sulla riforma dell’amministrazione opaca della Chiesa Cattolica, ma a quanto pare era ben a conoscenza dei 620 bambini abusati da esponenti del clero australiano dal 1930 in poi, molti dei quali hanno recentemente testimoniato la loro esperienza coi sacerdoti.

  • ESCLUSIVO Il fermo in Vaticano del portavoce di Rete L’ABUSO

    ESCLUSIVO Il fermo in Vaticano del portavoce di Rete L’ABUSO

    Piu che un fermo sembrerebbe un “sequestro di persona poco gradita al Vaticano”, oppure un blitz contro un pericolosissimo criminale.

    Giudicate voi. Roma 8 marzo 2013 – L’intenzione era quella di presentare una petizione, sottoscritta da 23.500 cittadini alla segreteria di Stato vaticana per chiedere che il cardinale Domenico Calcagno non partecipasse al conclave «perché ha coperto dei preti pedofili», ma Francesco Zanardi, portavoce della rete “L’Abuso” di Savona è stato bloccato per un controllo dalla polizia italiana sotto il colonnato di San Pietro, nei pressi di Porta Angelica.

    Lui sostiene di essere in stato di fermo e che rischia di essere denunciato «per manifestazione non autorizzata», mentre da parte della polizia si limitano a spiegare che «stanno valutando» la sua posizione.

    Zanardi accusa il vescovo Calcagno di aver insabbiato le responsabilità di alcuni preti pedofili quando era vescovo di Savona.

    Tra questi preti ce ne è uno che, secondo Zanardi, ad 11 anni abusò di lui. Don Nello Giraudo.

    A distanza di moltissimi anni questo prete è stato condannato nel marzo 2012 ad un anno perché Zanardi ha rintracciato nel 2005 un ragazzo di 16 anni che lo ha denunciato.

    Secondo Zanardi, oltre a questo prete che abusò di lui, nella curia di Savona altri quattro hanno abusato di ragazzini.

    Anche un secondo prete (Giorgio Barbacini), sempre secondo Zanardi, è stato condannato a 3 anni e 6 mesi per pedofilia. L’intenzione ora di Zanardi è che se gli verranno riconsegnate dalla polizia le firme «le presenterò all’ambasciata vaticana in Italia».

  • Abusi sessuali. Papa mette in castigo il card. ‘O Brien. Ma non lo spreta, Il cattivello se ne starà in ritiro spirituale

    Abusi sessuali. Papa mette in castigo il card. ‘O Brien. Ma non lo spreta, Il cattivello se ne starà in ritiro spirituale

    Papa mette in punizione il cardinale O’Brien, dovrà abbandonare la Scozia e andare in ritiro
    Il religioso – che ha ammesso le molestie sessuali nei confronti di giovani seminaristi – ora viene trasferito e destinato a un percorso di penitenza. Gli era già stato impedito di prendere parte al Conclave. Monito di Bergoglio ai vescovi: “No al carrierismo”

    Papa mette in punizione il cardinale O’Brien, dovrà abbandonare la Scozia e andare in ritiro.

    CITTA’ DEL VATICANO – E’ stato costretto a rinunciare al conclave. Ora, per volontà di Papa Francesco, subirà una punizione esemplare. Il cardinale scozzese Keith O’Brien – che ha ammesso la sua responsabilità per molestie sessuali compiute nei confronti di seminaristi nell’arco di trent’anni – dovrà lasciare la Gran Bretagna e andare in un ritiro di preghiera. “Per le stesse ragioni per cui decise di non prendere parte all’ultimo Conclave – afferma ora una nota della Sala Stampa della Santa Sede – il cardinale Keith Patrick O’Brien, arcivescovo emerito di St. Andrews and Edinburgh, d’intesa con il Santo Padre, nei prossimi giorni lascerà la Scozia per molti mesi di rinnovamento spirituale, preghiera e penitenza. Ogni decisione circa la destinazione futura del Cardinale sarà da concordare con la Santa Sede”.

    Come anticipato da Repubblica il 6 maggio scorso, a spendersi contro la sua permanenza era stato anzitutto l’arcivescovo di Glasgow, Philip Tartaglia. Aveva scritto a Roma spiegando che i fedeli non avrebbero capito la presenza del porporato in Scozia dopo l’ammissione delle sue colpe. Probabilmente dietro la richiesta vi era anche preoccupazione per ulteriori casi di pedofilia. Diverse indagni, infatti, stanno continuando soprattutto nel Lanarkshire, diocesi dove si sono verificati molti episodi di pedofilia a sfondo omosessuale nella Chiesa. La punizione conferma
    la linea dura adottata da Papa Francesco contro la pedofilia nel clero. “Tolleranza zero” è stato il monito lanciato da Jorge Mario Bergoglio nel corso della “Giornata dei bambini vittime della violenza”. Ma su questo fronte, affermava, ci vogliono “coraggio e chiarezza”.

    Non è l’unico monito lanciato da Bergoglio. “Quando un vescovo o un prete va sulla strada della vanità, entra nello spirito del carrierismo e fa tanto male alla Chiesa”, ha detto stamattina durante l’udienza generale in piazza San Pietro ed ha aggiunto: “Se andiamo sulla strada delle ricchezze, diventiamo non pastori ma lupi”.

    (15 maggio 2013)

    http://www.repubblica.it/esteri/2013/05/15/news/papa_mette_in_punizione_il_cardinale_o_brien_dovr_abbandonare_la_scozia_e_andare_in_ritiro-58848430/

  • Papa Bergoglio minaccia: Sulla pedofilia stessa linea di Benedetto XVI, L’ordine non cambia. Proteggere i preti criminali e sottrarli alla giustizia

    Papa Bergoglio minaccia: Sulla pedofilia stessa linea di Benedetto XVI, L’ordine non cambia. Proteggere i preti criminali e sottrarli alla giustizia

    L’ordine non cambia. Proteggere i preti criminali e sottrarli alla giustizia

    Bergoglio si pronuncia per la prima volta sul dramma che ha scosso la chiesa negli ultimi anni, segnando anche il Conclave. E annuncia la scelta della tolleranza zero, nel segno delle scelte fatte da Benedetto XVI
    Papa Francesco: “Su lotta alla pedofilia, assoluta continuità con Ratzinger” (reuters)
    CITTA’ DEL VATICANO – Finora non si era pronunciato sulla pedofilia, uno dei problemi che più hanno scosso la chiesa negli ultimi anni e condizionato il conclave. Ora Francesco precisa che la linea del suo pontificato sarà la stessa di Ratzinger. Dunque, assoluto rigore. Tolleranza zero. Il Papa se ne occupato nell’udienza con monsignor Gerhard Ludwig Muller, prefetto della congregazione per la dottrina della fede. Papa Francesco intende “agire con decisione per quanto riguarda i casi di abusi sessuali, continuando nella linea voluta da Benedetto XVI”, afferma un comunicato della Congregazione. E questo “promuovendo anzitutto le misure di protezione dei minori, l’aiuto di quanti in passato abbiano sofferto tali violenze, i procedimenti dovuti nei confronti dei colpevoli, l’impegno delle Conferenze episcopali nella formulazione e attuazione delle direttive necessarie in questo campo tanto importante per la testimonianza della Chiesa e la sua credibilità”.

    Il Conclave che ha portato all’elezione di papa Francesco è stato segnato dalle polemiche sui casi di pedofilia. Innanzitutto con la defezione del cardinale Sean Brady, primate di Scozia, costretto a restare a casa dopo aver ammesso abusi su alcuni sacerdoti che risalgono agli anni Settanta. Ma anche dal caso del cardinale di Los Angeles, Roger Mahony, accusato di aver coperto oltre 120 casi di abusi.

    La lotta agli abusi sessuali compiuti dagli ecclesiastici è stato uno dei temi chiave del pontificato di Benedetto XVI. “Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Lui”, erano state le parole di Ratzinger alla Via Crucis del 2005. E l’intero pontificato è stato punteggiato dagli incontri di Ratzinger con le vittime: in Vaticano, negli Usa, in Australia, a Malta, in Gran Bretagna e in Germania. “Possano la nostra tristezza e le nostre lacrime, il nostro sforzo sincero di raddrizzare gli errori del passato, e il nostro fermo proposito di correzione, portare abbondanti frutti di grazia”, ha scritto Benedetto XVI nella lettera ai cattolici dell’Irlanda del 19 marzo 2010.

    Benedetto XVI ha poi sostituito una decina di presuli irlandesi ed estromesso dalla gestione pastorale ed amministrativa il primate, cardinale Sean Brady. Sono almeno 80 quelli di tutto il mondo rimossi da Joseph Ratzinger in 8 anni di Pontificato.

    (05 aprile 2013)

    http://www.repubblica.it/esteri/2013/04/05…inger-56001225/

  • Perquisizioni dei carabinieri in canonica

    Perquisizioni dei carabinieri in canonica

    La Procura di Ravenna sta analizzando il materiale repertato dai Carabinieri mercoledì scorso in una canonica ravennate ed in un seminario diocesano
    Redazione 29 marzo 2013

    La Procura di Ravenna sta analizzando il materiale repertato dai Carabinieri mercoledì scorso in una canonica ravennate ed in un seminario diocesano. L’iniziativa è stata presumibilmente disposta nell’ambito di un fascicolo per ora senza ipotesi di reato aperto dal pubblico ministero Angela Scorza a pochi giorni dall’invio di alcune lettere a giornali locali, alcune delle quali anonime, che sollevavano dubbi in merito all’operato di un anziano sacerdote della Diocesi romagnola.

    Un procedimento che segue parallelamente quello nel quale lo stesso prete è parte lesa per una estorsione che la mattina del 5 marzo ha portato all’arresto di un 36enne lavapiatti camerunese bloccato con 5mila euro al termine di un’operazione condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo e dell’aliquota operativa all’uscita della stessa canonica perquisita mercoledì.

    Secondo quanto finora emerso, dietro a tutto ci sarebbe la richiesta di danaro al don (oltre 20mila euro) formulata dal 36enne per non divulgare un video dal contenuto presumibilmente scabroso. Circostanza questa negata sia dal prete che dal camerunense, i quali hanno invece parlato di soldi necessari per un’operazione a una familiare del 36enne. Al momento dei video nessuna traccia: gli inquirenti dubitano che possano esistere davvero.

    Il prete, ascoltato il 14 marzo scorso a sommarie informazioni, aveva detto di avere distrutto un paio di cd senza averli visti (in denuncia aveva però riferito di averli visti e distrutti). Aveva poi precisato di avere fatto spogliare il 36enne ma solo per ragioni legate a un presunto problema personale del camerunense. Quest’ultimo, in attesa che il Tribunale della Libertà si pronunci sull’istanza avanzata dal suo avvocato, Igor Gallonetto, si trova ancora in carcere.

    Se è in attesa anche dei risultati dell’accertamento tecnico irripetibile disposto su alcuni reperti sequestrati a casa del fratello dell’arrestato – tra cui alcuni dvd, una cassetta vhs e un registratore – e per i quali l’incarico è stato affidato martedì scorso a un esperto. Sulle due vicende parallele, si sono espressi sia il cardinale Ersilio Tonini che il vescovo Lorenzo Ghizzoni: il primo ha chiesto che venga fatta luce nel rispetto delle persone; l’altro ha garantito che si occuperà delle questioni in prima persona.

    http://www.ravennatoday.it/cronaca/ravenna-estorsione-sacerdote-luci-rosse-perquisizioni-carabinieri.html

  • Ombre sul rettore del seminario nelle lettere di un parroco al vescovo

    Ombre sul rettore del seminario nelle lettere di un parroco al vescovo

    Il predecessore di don Ravagna lo accusa di rapporti omosessuali
    con un 24enne. La diocesi: «Equivoco chiarito con indagine interna»

    di Andrea Alberizia

    Due lettere l’hanno accusato di essere invischiato in uno scandalo omosessuale interno agli ambienti ecclesiastici ravennati, una terza lettera ha scagionato il prelato. Don Giansandro Ravagna – per la comunità religiosa cittadina semplicemente don Sandro, per cinquant’anni parroco della chiesa di San Biagio dove rimane tuttora in veste di sacerdote emerito e oggi vittima di una presunta estorsione ancora a sfondo omosessuale (vedi articoli correlati) – è stato al centro di un’indagine interna alla diocesi di Ravenna-Cervia aperta e chiusa tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010. Ravenna&Dintorni è venuto in possesso di una delle due lettere indirizzate a monsignor Giuseppe Verucchi, a quel tempo arcivescovo, in cui si chiedevano le dimissioni del prete dall’incarico di rettore del seminario che riveste dal 2008.

    Don Alvaro Marabini

    «Il fatto è accaduto qualche anno fa ma il tempo non ha la forza di attenuare un atto di così grave entità per un sacerdote. Sono a chiederle ancora una volta di invitare il rettore a rassegnare le dimissioni». Sono i passaggi più espliciti della lettera che don Alvaro Marabini, predecessore di Ravagna al seminario, scriveva nel gennaio 2010 a Verucchi perché risolvesse «l’affare rettore»: nel 2008 la guida dell’istituto ecclesiastico era passata nelle mani di Ravagna, tornato di nuovo al vertice del collegio dopo l’esperienza come rettore alla fine degli anni Settanta quando a nominarlo fu il vescovo di allora, Ersilio Tonini, oggi il più anziano cardinale vivente e tra i destinatari della missiva firmata da Marabini. Oltre a quelli di Verucchi e Tonini compare il nome di Luigi Amaducci, arcivescovo emerito. In buona sostanza le massime cariche, per notorietà e blasone, della Curia bizantina.

    «Abbiamo visto la Chiesa ferita, temiamo per la formazione dei seminaristi – si legge ancora nella lettera –. La coscienza non ci ha permesso di continuare a nascondere». I toni non sembrano lasciare dubbi sulla gravità delle circostanze. Al punto che nei due mesi precedenti don Marabini ha già inviato un’altra comunicazione scritta ma soprattutto ha già avuto due incontri di persona con Verucchi: «Durante il nostro colloquio abbiamo colto sul suo volto tanta sofferenza e sgomento, quella stessa sofferenza che ha preso anche noi facendoci passare notti insonni».

    Don Giansandro Ravagna

    Nella lettera non si fa riferimento a circostanze precise ma Ravenna&Dintorni, è in grado di ricostruire i dettagli. Marabini ha segnalato al vescovo presunti episodi di rapporti omosessuali avvenuti dieci-quindici anni prima tra Ravagna e un giovane parrocchiano all’epoca dei fatti 24enne, episodi appresi attraverso colloqui con un altro parroco amico del giovane. «Tutto un fraintendimento – spiega Enrico Maria Saviotti, avvocato della diocesi, disponibile a una dettagliata spiegazione –. C’è stata un’accurata indagine interna e si è verificato che non è accaduto nulla di quanto temuto. Il fascicolo è stato inviato anche a Roma. Abbiamo una lettera della presunta vittima che smentisce ogni circostanza». Lettera che il legale afferma essere dell’8 gennaio 2010 ma di non poterla mostrare per rispetto delle persone coinvolte.

    Attenzione alla data. La seconda missiva di Marabini, quella in nostro possesso, è datata 16 gennaio di tre anni fa. Cioè una settimana dopo il documento che per la diocesi ha chiuso la storiaccia. Marabini non ancora informato? In realtà sembrerebbe più che altro non ancora convinto: «È uscito dal seminato», dice senza mezzi termini Saviotti alzando gli occhi al cielo. E se non è arrivata una querela, lascia intendere l’avvocato, è solo per la misericordia della Chiesa.

    Due lettere scritte da un parroco al vescovo tra il 2009 e il 2010 gettano l’ombra dello scandalo omosessuale all’interno della diocesi bizantina. La Curia smentisce sostenendo si tratti di un equivoco chiarito

    Non parla mai di questione conclusa Marabini quando lo incontriamo nella sua parrocchia. Lasciato l’incarico di rettore, nel 2008 è stato trasferito ad Argenta, in provincia di Ferrara ma entro i confini della diocesi ravennate. Al termine della prima messa del mattino, domenica 17 marzo, si avvia verso la canonica accompagnato dal suono delle monete nel cestino delle offerte che ha raccolto ai piedi dell’altare. Quando ancora non sa che abbiamo la lettera prova a sminuirne il contenuto ma quando gli mostriamo il testo e leggiamo gli stessi passaggi che testimoniano la sua vivida preoccupazione di appena tre anni fa, ricordandogli che «il tempo non ha la forza di attenuare un atto di così grave entità», non può fare altro che confermare di averla scritta ma di non avere altro da aggiungere: «Sono un figlio della Chiesa – dice con tono pacato –. Cerchi di capire il mio obbligo di obbedienza, non posso dirle nulla. Ho raccontato le mie preoccupazioni ai miei superiori e quello è ciò che dovevo fare».

    Non risponde alle nostre domande ma una la fa lui a noi: «Lei come ha avuto la lettera?». E sulle mancate dimissioni di Ravagna? «Posso solo immaginare che il vescovo avrà fatto le sue verifiche, avrà molto pregato e anche io ho molto pregato». Accenni alla conclusione dell’indagine? Nessuno.

    Lo scorso novembre – quando il vescovo ausiliare di Reggio Emilia, Lorenzo Ghizzoni, venne nominato successore di Verucchi – un quotidiano emiliano, La Nuova Prima Pagina, scriveva così dell’incarico che lo attendeva: «La diocesi negli anni scorsi ha vissuto non pochi scandali legati alla presenza in seminario di sacerdoti dalla dubbia moralità e in diocesi di preti apertamente omosessuali, con alcuni casi molto incresciosi e persino l’intervento di un visitatore apostolico che di fatto fece rimuovere il rettore». Il visitatore, una sorta di commissario straordinario inviato dal Vaticano, intervenne durante il rettorato Marabini (2000-2008). Ma Saviotti smentisce che quella visita abbia influito sul cambio al vertice del collegio: «Si è trattato solo di un normale avvicendamento».

    A quel tempo si sparse addirittura la voce della chiusura della struttura. In occasione della giornata seminariale del 2009 fu Ravagna a sgombrare il campo dalle dicerie: «I ravennati hanno avuto un’informazione sbagliata». E spiegò che era solo una questione di razionalizzazione delle risorse: i seminaristi studiano a Bologna e tornano a Ravenna nel finesettimana per ritrovarsi nelle comunità dove alla fine degli studi svolgeranno la loro missione».

    24 – 03 – 2013

  • Papa, da attivisti accuse di silenzio su 2 casi pedofilia in Argentina

    Papa, da attivisti accuse di silenzio su 2 casi pedofilia in Argentina

    Buenos Aires (Argentina), 19 mar. (LaPresse/AP) – Il gruppo statunitense ‘Bishop accountability’, che si occupa di monitorare gli abusi sessuali commessi da sacerdoti, ha chiesto a papa Francesco di scusarsi per quella che definisce la protezione fornita dalla Chiesa argentina a due preti accusati di pedofilia. Le accuse riguardano l’atteggiamento dell’allora cardinale Bergoglio, ai tempi arcivescovo di Buenos Aires, in relazione al caso di due sacerdoti: si tratta di padre Julio Cesar Grassi, che guidava la fondazione ‘Happy children’ e venne condannato per pedofilia nel 2008, e di padre Napoleon Sasso, condannato nel 2007 per avere abusato di alcune bambine a una mensa per poveri, posto a cui era stato assegnato dopo avere già avuto problemi di pedofilia nella provincia di San Juan. L’allora cardinale Jorge Bergoglio non è stato coinvolto direttamente in nessuno scandalo di abusi sessuali e in nessun insabbiamento, ma l’avvocato delle vittime Ernesto Moreau denuncia ad Associated Press che Bergoglio non avrebbe rimosso i sacerdoti e si sarebbe rifiutato di incontrare le vittime. Secondo Moreau, inoltre, Bergoglio avrebbe anzi finanziato con i soldi della Chiesa un rapporto a sostegno di Grassi, il quale è ora libero in seguito al processo d’appello. Prima della sentenza, Grassi ringraziò Bergoglio per “non averlo mai abbandonato”.

    Secondo l’avvocato delle vittime dei due sacerdoti, “Bergoglio è stato l’uomo più potente della Chiesa d’Argentina dall’inizio di questo secolo” e “la leadership della Chiesa non ha mai fatto niente per rimuovere queste persone dal loro posto e non è stato neanche fatto nulla per alleviare il dolore delle vittime”. La co-direttrice di Bishop accountability, Anne Doyle, parlando con Associated Press ha chiesto che papa Francesco si scusi e identifichi pubblicamente i preti che sono stati “credibilmente accusati”. Per mandare un messaggio di tolleranza zero, secondo Doyle, papa Francesco dovrebbe fare le seguenti cose: chiedere all’arcidiocesi di Buenos Aires di pubblicare i documenti completi relativi ai due preti accusati, identificare pubblicamente ogni sacerdote a carico del quale ci siano “accuse credibili”, appoggiare pubblicamente l’obbligo per i funzionari della Chiesa di denunciare alle autorità ogni caso di sospetti abusi sessuali, ammettere di avere sbagliato a difendere i due preti, chiedere scusa alle vittime di Grassi e Sasso e infine offrirsi di incontrare le vittime adesso.

    Per la co-direttrice Bishop accountability, l’episodio dei due sacerdoti dimostra che Bergoglio non era al passo con la lotta della Chiesa contro la pedofilia, cominciata nel 2002 dopo che migliaia di casi vennero denunciati negli Stati Uniti e nel resto del mondo. “Il fatto che Bergoglio lo abbia fatto appena cinque anni fa, mentre i vescovi in altri Paesi incontravano le vittime di pedofilia e applicavano regole dure, lo colloca di certo indietro rispetto ad altre figure americane”, dice Doyle ad AP. Doyle ha ricordato che a mettere in luce la vicenda, mentre tutto il mondo guardava la cerimonia di avvio del pontificato di papa Francesco, è stato il Washington Post. “Le vittime di questi due preti sono i veri figli di Dio dei quali ha parlato nell’omelia di oggi”, ha Anne Doyle. “Loro sono i più vulnerabili tra i poveri. Speriamo che Francesco considererà questa una priorità, tenderà le braccia alle vittime e correggerà la sua terribile indifferenza dimostrata quando era arcivescovo”, ha concluso.
    Pubblicato il 19 marzo 2013

    www.lapresse.it/cronaca/papa-da-att…entina-1.302175

  • Pedofilia, il Papa allontana il cardinale Law

    Pedofilia, il Papa allontana il cardinale Law

    Pedofilia, il Papa allontana il cardinale Law
    L’incontro durante la visita alla basilica di Santa Maria Maggiore. Il Pontefice avrebbe espresso la volontà di non voler più vedere l’alto prelato, al centro dello scandalo pedofilia

    08:24 – Incontro imbarazzante, ieri, per papa Francesco durante la visita a Santa Maria Maggiore. Il nuovo pontefice ha incrociato il cardinale Bernard Law, in pensione, accusato di aver coperto i preti pedofili nella diocesi di Boston, non prendendo le adeguate misure. “Non voglio che frequenti questa basilica”, avrebbe detto il Papa. Il portavoce della Santa Sede ha cercato di minimizzare l’accaduto.

    Secondo quanto racconta Il Fatto quotidiano, infatti, la presenza del cardinale 82enne è stata discreta e sarebbe stata una sua volontà incontrare il nuovo Pontefice. Che però non avrebbe gradito più di tanto. Papa Francesco avrebbe intenzione di allontanare l’alto prelato, coinvolto nello scandalo pedofilia in Nord America, costringendolo a una vita di clausura.

    Bernard Law divenne arciprete della basilica romana, nonostante accuse pesanti. Il porporato, infatti, pur essendo venuto a conoscenza di preti pedofili, avrebbe trasferiti quest’ultimi in altre parrocchie e sempre a contatto con altri ragazzi. Una posizione “morbida” che non è mai piaciuta molto in Vaticano. A Law fu prospettata una vita in clausura, cosa mai avvenuta ma che potrebbe realizzarsi proprio con papa Francesco.

    http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/lazio/articoli/1086112/pedofilia-il-papa-allontana-il-cardinale-law.shtml

  • Pedofilia, Vaticano sostiene Mahony che ha partecipato al Conclave

    Pedofilia, Vaticano sostiene Mahony che ha partecipato al Conclave

    Lo scandalo pedofila che si è abbattuto sulla sua diocesi è stato senza conseguenze per Roger Mahony. Mentre il Cardinale di Los Angeles era riunito in Conclave, l’avvocato della sua arcidiocesi stava patteggiando una cifra milionaria con quattro vittime di abusi, per evitare il processo. Mahony sarebbe colpevole di omissione: Michael Baker, ex sacerdote della sua diocesi,gli avrebbe confessato di aver abusato di due fratellini per sette anni. Per i cattolici statunitensi, Mahony non doveva essere ammesso al Conclave. Per il Vaticano ne ha il diritto: “I cardinali, tra cui Roger Mahony che sono stati denunciata dallo SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests), l’associazione statunitense delle vittime degli abusi”, spiega il canadese Thomas Rosica nel corso di una conferenza stampa, “hanno molto riflettuto sulle accuse mosse loro. Non c’era alcun motivo perché non partecipassero al Conclave. Ci sono uomini indicati da questa associazione che sono degni della nostra stima e del nostro rispetto e che hanno un posto nel conclave.” Sarebbero 130 i casi di presunte violenze a danno di minori avvenuti nel corso degli anni ’80 nella diocesi che Mahony ha guidata per 26 anni. L’organizzazione con sede a Chicago che rappresenta coloro che hanno subito abusi da parte dei sacerdoti continua a chiedere l’apertura di un’indagine.