Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • CARD. GEORGE PELL “SONO INNOCENTE”/ Pedofilia, richiesta di ricorso eccezionale

    CARD. GEORGE PELL “SONO INNOCENTE”/ Pedofilia, richiesta di ricorso eccezionale

    Pedofilia, il cardinale australiano George Pell ha presentato richiesta eccezionale di appello “sono innocente”

    Ad appena un giorno dall’ultimo termine consentito per legge, 28 giorni, gli avvocati difensori del cardinale George Pell hanno consegnato ieri la richiesta di ricorso contro la condanna del 21 agosto scorso per abuso sessuale di minori. La condanna era stata espressa dall’Alta corte australiana. La richiesta del team di difensori è un caso straordinario in quanto una richiesta analoga è già stata rigettata. Si tratta, secondo la legge australiana, di “casi speciali di appello” che molto raramente vengono accettati. Nel suo caso però è probabile si faccia una eccezione a causa della controversia innescata dalla decisione divisiva della stessa Corte di appello. I giudici infatti si sono trovati divisi sulla decisione della giuria, definita da alcuni di loro “irragionevole”. Il cardinale, 78 anni, che rimane arcivescovo e membro del Collegio cardinalizio, è stato recluso in carcere subito dopo la decisione della corte, dove si trova da allora. 

    PROIBITO CELEBRARE LA MESSA IN CARCERE

    L’appello di Pell è stato presentato per tre motivi, due dei quali erano procedurali e respinti da tutti e tre i giudici di appello. I giudici erano divisi sul motivo principale, che cioè la decisione della giuria era “irragionevole”. In particolare la questione era se la giuria che aveva condannato Pell avesse correttamente soppesato tutte le prove presentate in sua difesa, o avesse raggiunto la determinazione della colpa nonostante la dimostrazione di un chiaro “ragionevole dubbio” di aver commesso i crimini di cui era accusato. Il cardinale, che aveva lavorato anche in Vaticano incarico del papa alla guida della commissione economica, è stato condannato a sei anni di carcere di cui deve scontarne almeno tre e otto mesi prima di chiedere la condizionale, con l’accusa di aver abusato sessualmente di due chierici dopo una messa domenicale quando era arcivescovo di Melbourne nel 1996 e 1997. La sua condanna ha diviso l’opinione pubblica australiana e anche mondiale. George Pell ha oggi 78 anni, ciò significa che potrebbe ottenere la condizionale a 81 anni di età. Nonostante la condanna, Pell rimane arcivescovo e membro del collegio cardinalizio, ma non gli viene permesso di celebrare messa in carcere, cosa che, normalmente, succede solo nei regimi totalitari come quello cinese e nordcoreano e in passato nei paesi comunisti dell’epoca sovietica.

    https://www.ilsussidiario.net/news/card-george-pell-sono-innocente-pedofilia-richiesta-di-ricorso-eccezionale/1927207/

  • Il papa salva il suo ambasciatore in Cile dallo scandalo degli abusi

    Il papa salva il suo ambasciatore in Cile dallo scandalo degli abusi

    Il rappresentante apostolico a Santiago deve affrontare denunce di insabbiamento di abusi sessuali; Francisco lo trasferisce in Portogallo, senza alcun segno di punizione

    Il Vaticano ha detto che la decisione del Papa di trasferire Francisco nunzio apostolico in Portogallo (ambasciatore) in Cile, Ivo Scapolo, accusato di coprire abusi sessuali nel paese latinoamericano.

    Finora, la Chiesa non ha rilasciato dichiarazioni sul fatto che Scapolo sarà soggetto ad alcuna indagine per i casi di cui viene segnalato.

    Juan Carlos Cruz, vittima di abusi su sacerdoti e attivista cileno, ha celebrato il trasferimento di Scapolo su Twitter: “Alla fine lo portano fuori dal Cile”.

    “Uno di quelli che hanno rovinato la Chiesa del Cile parte per il Portogallo, portoghese, occhio con quel demone, discepolo del cardinale Angelo Sodano e malfattore, uno in meno in Cile”, ha twittato.

    Il cardinale 66enne, che rappresentava anche il Papa in Bolivia e Ruanda, è un esperto di diritto canonico, una risorsa con cui diversi preti accusati di abusi su minori hanno saputo proteggersi; Tuttavia, con la riforma promossa da Francisco, la Chiesa può ora denunciare questi casi dinanzi ai tribunali civili.

    Nel dicembre 2018, l’australiano George Pell, diventato il più alto prelato ad essere stato condannato per abuso sessuale di minori, è entrato in prigione lo scorso febbraio; dopo la condanna, papa Francesco gli proibì l’esercizio pubblico del ministero sacerdotale e qualsiasi contatto con i minori; Lo ha anche rimosso dal Ministero dell’Economia della Santa Sede, una posizione che lo ha reso il terzo al comando del Vaticano e un candidato naturale a diventare pontefice.

    Casi di abuso sono stati documentati e denunciati alle autorità civili di diversi paesi. Molti vengono alla luce diversi decenni dopo gli eventi. Le azioni legali sono state anche promosse contro la gerarchia cattolica, che spesso ostacola le indagini.

    https://www.razon.com.mx/mundo/papa-salva-a-su-embajador-en-chile-de-escandalo-de-abuso/

  • Pedofilia, il cardinale Pell decide di ricorrere all’Alta Corte

    Pedofilia, il cardinale Pell decide di ricorrere all’Alta Corte

    Imboccherà l’ultima strada di appello presso l’Alta Corte d’Australia il cardinale George Pell, condannato per pedofilia ad un minimo di tre anni e otto mesi, sentenza confermata questo mese dalla Corte d’Appello di tre giudici dello stato di Victoria con un voto di due a uno.

    Fonti citate oggi dal Sydney Morning Herald confermano la decisione di Pell, dichiarato colpevole di aver abusato sessualmente di due coristi 13enni nella sacrestia della cattedrale di Melbourne nel 1996, quando vi era arcivescovo. Secondo le fonti, il cardinale ha ricevuto consiglio unanime dalla sua squadra legale, secondo cui l’opinione dissenziente di uno dei tre giudici della Corte d’Appello del Victoria, Mark Weinberg, fornisce ragionevoli motivi per revocare la condanna. Pell ha ora 21 giorni per presentare formalmente un ricorso all’Alta Corte, l’organo di giudizio finale, chiedendo di esaminare un appello.

    E’ probabile che l’udienza per determinare il ricorso sia breve e che si terrà entro l’anno. Se il ricorso sarà accettato, passeranno altri 4-6 mesi prima che l’appello sia udito. La decisione di maggioranza della Corte d’Appello emessa il 21 agosto dalla Giudice Capo Anne Ferguson e dal presidente della Corte d’Appello Chris Maxwell, ha confermato il verdetto raggiunto lo scorso dicembre dalla giuria di un tribunale di Melbourne, quando Pell è stato giudicato colpevole di cinque reati sessuali su minori. I due giudici hanno stabilito che la sola vittima sopravvissuta di Pell, è stato un testimone credibile e veritiero. I legali di Pell si affideranno ora in gran parte all’opinione dissenziente del terzo giudice, Mark Weinberg, ex capo della Pubblica Accusa federale, che invece ha messo in dubbio la credibilità e l’affidabilità della vittima.

    Ha concluso che “vi è un corpo significativo di prove cogenti, che gettano seri dubbi su quanto ha riferito il denunciante” e ha raccomandato il proscioglimento da ogni accusa. Se l’Alta Corte accetterà di udire l’appello, dovrà considerare fattori fra i quali: se udire l’appello è una questione di pubblica importanza, se riguarda una questione di legge e se è nell’interesse dell’amministrazione della giustizia. Pell, 78 anni, è tuttora rinchiuso in isolamento nel carcere di alta sicurezza di Melbourne per i detenuti da poco condannati e si prevede che sarà trasferito in un carcere di media sicurezza per condannati per pedofila, tra cui un certo numero di ex sacerdoti, separati per loro protezione dal resto della popolazione carceraria. ANSA

    https://gds.it/articoli/mondo/2019/08/26/pedofilia-il-cardinale-pell-decide-di-ricorrere-allalta-corte-e1a0029c-57f5-43b9-ba38-79792fa96e3b/

  • Il prete sotto inchiesta per abusi si autosospende dalla parrocchia

    Il prete sotto inchiesta per abusi si autosospende dalla parrocchia

    Don Emanuele Dondoli, il pievano indagato per violenza sessuale aggravata, lascia la parrocchia San Lorenzo a Pietramala, nel Comune di Firenzuola. A darne notizia il suo legale Francesco Stefani: «Ha chiesto un periodo di riposo per tutelare la comunità che rappresenta e raccogliere le energie per difendersi dalle accuse contestate dalla Procura fiorentina». Una richiesta subito accolta dal cardinale Giuseppe Betori, fa sapere la Diocesi, «per garantire la serenità della comunità». Presto sarà nominato un amministratore parrocchiale per garantire l’assistenza spirituale ai fedeli e la celebrazione della messa.

    Un epilogo forse annunciato. Dopo la diffusione della notizia dell’inchiesta della Procura, l’arcivescovo aveva annunciato l’avvio di un’indagine canonica e la possibile sospensione del sacerdote. A far partite le indagini la denuncia di una ragazza di 19 anni. In un momento di fragilità e confusione personale, nel marzo 2018, aveva cercato conforto in chiesa. Era convinta di essere posseduta dal demonio e si era rivolta a don Emanuele, che conosceva da tempo. Il religioso, secondo il pm Benedetta Foti, avrebbe abusato di lei per quattro mesi. In più occasioni, don Dondoli, secondo l’accusa, l’avrebbe invitata spogliarsi e a sdraiarsi su un lettino in sagrestia praticandole massaggi con un unguento e facendole credere che si trattava di «benedizioni» per liberarla dal maligno. Lei all’inizio è «incapace» di respingerlo, dirà poi la perizia psichiatrica disposta dalla Procura perché «affetta da un disturbo della personalità ansioso depressivo».

    Solo nel giugno 2018, la ragazza trova il forza di denunciarlo. La polizia sequestra nella casa del sacerdote, pc e cellulare, in cui vengono scoperte foto di donne nude, ma non pare della giovane, oltre a un’ampolla contenente il presunto unguento miracoloso. L’inchiesta ora è chiusa, ma il difensore chiederà, con incidente probatorio, una nuova perizia psichiatrica sulla giovane. «Don Emanuele è sempre stato molto isolato rispetto al presbiterio (il resto del clero, ndr). Molti anni fa decise di ritirarsi a Pietramala, di isolarsi. Quando mi è capitato di incontrarlo l’ho trovato un uomo molto affabile, ma è successo di rado, perché è un personaggio molto chiuso in se stesso».

    A spiegarlo è don Alfredo Jacopozzi, direttore dell’ufficio cultura e università della Curia di Firenze, che proprio come don Dondoli fu ordinato sacerdote nel 1988. Quattro anni dopo, era il ‘92, don Emanuele diventò parroco nella pieve di San Lorenzo a Pietramala e da allora non si era più spostato da quel paesino di duecento anime. E anche se al Ponte di Mezzo i suoi coetanei che tra gli anni ’70 e ‘80 frequentavano la parrocchia della Regina della Pace, a Firenze Nova, non lo ricordano, più di un sacerdote assicura che don Dondoli si formò religiosamente in quella chiesa. «Al seminario di Firenze arrivò con la presentazione della parrocchia della Madonna della Pace, questo lo ricordo bene — racconta don Giovanni Paccosi che era qualche anno di corso davanti a lui — Era un ragazzo cordiale, poi però l’abbiamo perso di vista». Non è chiaro invece se don Emanuele fosse allievo di don Lelio Cantini, né se facesse parte dell’«esercito» del sacerdote che anni dopo sarebbe finito nello scandalo pedofilia. «Ci sono otto ragazzi che vanno e frequentano il seminario — scriveva don Cantini in un dattiloscritto datato 1979 sui suoi giovani fedeli che aveva indirizzato al seminario — bisogna che vi rendiate conto della grandezza di questa cosa, siamo un esercito che fa paura ai preti».

    https://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/19_agosto_24/prete-sotto-inchiesta-abusi-si-autosospende-parrocchia-b9ad5004-c651-11e9-9244-1c57f5139422.shtml?refresh_ce-cp

  • Abusi, respinto in Australia l’appello del cardinale Pell

    Abusi, respinto in Australia l’appello del cardinale Pell

    L’ex prefetto della Segreteria per l’Economia torna in carcere, i suoi avvocati valutano il ricorso all’Alta Corte. Il Vaticano: prendiamo atto della sentenza, siamo vicini alle vittime di abuso

    IACOPO SCARAMUZZI

    CITTÀ DEL VATICANO. La Santa Sede «prende atto» della sentenza, ricorda che Pell «ha sempre ribadito la sua innocenza» e «conferma la vicinanza alle vittime di abusi sessuali e l’impegno, attraverso le competenti autorità ecclesiastiche, a perseguire i membri del clero che ne siano responsabili», precisando che, per quanto riguarda il processo canonico che il Vaticano può intraprendere autonomamente rispetto alla giustizia australiana, «la Congregazione per la Dottrina della Fede attende gli esiti del processo in corso e la conclusione definitiva di tutti i gradi di giudizio prima di occuparsi del caso».

    L’ex prefetto vaticano della Segreteria per l’Economia è tornato in carcere, dove continuerà a scontare la condanna. La libertà vigilata sarà possibile dopo tre anni e otto mesi. È probabile che i suoi legali facciano appello all’Alta Corte, il grado supremo della giustizia australiana. Secondo la stampa australiana, tale ultimo appello non è automatico ma, vista l’importanza del caso, è probabile.

    Il cardinale Pell «è ovviamente deluso dalla decisione odierna», ha dichiarato un suo portavoce presso l’arcidiocesi di Sidney. «Tuttavia i suoi avvocati esamineranno attentamente la sentenza per decidere se chiedere un congedo speciale alla Corte suprema. Nel notare che la decisione è stata presa due a uno, il cardinale Pell continua a protestare la propria innocenza».

    Gli avvocati di Pell avevano fatto appello contestando 13 ragioni per le quali gli abusi sessuali sarebbero stati «fisicamente impossibili» da compiere, sia per quanto riguarda la cronologia, sia perché la violenza sessuale sarebbe avvenuta in sagrestia a conclusione di una messa affollata, sia per l’impossibilità fisica di compiere tale violenza con addosso i pesanti paramenti sacri della messa. Due giudici su tre che componevano il collegio giudicante, Anne Ferguson e Chris Maxwell, hanno respinto l’appello, mentre il giudice Mark Weinberg lo avrebbe accolto. Nel dispositivo di sentenza di oltre 300 pagine si legge che il giudice Weinberg ha trovato che nella testimonianza della vittima ci fossero discrepanze tali da mettere in dubbio la colpevolezza di Pell e che, più in generale, le altre prove portate dalla vittime rendevano il suo racconto «impossibile da accettare». Tuttavia, ha spiegato il giudice Ferguson, «l’appello su base dell’irragionevolezza (dell’accusa, ndr) è stato respinto perché due di noi hanno un diverso punto di vista sui fatti». I giudici hanno invece respinto all’unanimità altri due argomenti della richiesta d’appello relative a presunte irregolarità procedurali del processo di primo grado.

    Pell, ha tenuto a precisare il giudice Ferguson, «non è stato reso il capro espiatorio per alcuna mancanza percepita della Chiesa cattolica o per alcun fallimento relativo all’abuso sessuale dei minori da parte del clero».

    Il primo ministro australiano Scott Morrison ha commentato la sentenza affermando che «i tribunali hanno fatto il loro lavoro, hanno emesso le loro sentenze. E questo è il sistema di giustizia in questo paese e deve essere rispettato» ed ha aggiunto che prevede che a Pell verranno ritirate le onorificenze statali. In una distinta dichiarazione, il governatore generale David Hurley ha affermato che ritirare l’Order of Australia sarà fatto «quando tutte le procedure legali avranno fatto il loro corso».

    L’arcivescovo di Melbourn Peter A. Commensoli ha commentato da parte sua la condanna esprimendo rispetto per la sentenza ma sottolineando che «la complessità della ricerca della verità in questa materia ha messo molti alla prova e continuerà probabilmente a farlo». L’Arcivescovo ha precisato che Pell continuerà a ricevere sostegno pastorale in segno di «carità cristiana» e ha ribadito il proprio sostegno alle vittime di abuso sessuale.

    Una folla di persone ha atteso fuori dalla Corte la sentenza ed ha salutato la condanna con esclamazioni di gioia.

    Gli abusi al centro del processo sarebbero avvenuti a danno di due uomini che nel 1996 e 1997 erano minorenni. Delle due vittime, rimaste anonime, una ha potuto testimoniare in tribunale, la secondo è morta di overdose nel 2014. La vittima sopravvissuta ha commentato oggi la sentenza con un comunicato nel quale si dice «sollevato» dalla sentenza, contesta chi ha messo in discussione le sue motivazioni e rivendica di aver messo a repentaglio la propria privacy, la propria salute e la serenità della propria famiglia: «Il mio viaggio non è stato un viaggio facile», scrive, aggiungendo: «Ora ho bisogno di definirmi lontano da tutto questo. Di recente ho iniziato un nuovo capitolo della mia vita come padre. L’esperienza che ho attraversato mi ha aiutato a comprendere cosa è veramente importante».

    Il processo di Melbourne, va ricordato, è distinto dalle accuse di insabbiamento di abusi compiuti da altri sacerdoti a Ballarat di cui è stato accusato Pell, e che risalgono all’epoca in cui egli era vescovo ausiliare, che hanno portato il cardinale australiano a comparire a marzo del 2016 davanti alla Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse (Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori) in video-collegamento da Roma.

    Quanto al processo attuale, per il quale a giugno del 2017, sentito papa Francesco, Pell, dopo iniziale tentennamento, ha deciso di tornare in Australia per difendersi in tribunale, senza opporre l’immunità diplomatica, già lo scorso febbraio la Sala stampa della Santa Sede aveva reso noto che «dopo la sentenza di condanna di primo grado nei confronti del cardinale Pell, la Congregazione per la dottrina della fede si occuperà ora del caso nei modi e con i tempi stabiliti dalla normativa canonica».

    Il portavoce vaticano Matteo Bruni, oggi, ha commentato così: «Ribadendo il proprio rispetto per le autorità giudiziarie australiane, come dichiarato il 26 febbraio in occasione del giudizio in primo grado, la Santa Sede prende atto della decisione di respingere l’appello del Cardinale George Pell. In attesa di conoscere gli eventuali ulteriori sviluppi del procedimento giudiziario, ricorda che il Cardinale ha sempre ribadito la sua innocenza e che è suo diritto ricorrere all’Alta Corte. Nell’occasione, insieme alla Chiesa di Australia, la Santa Sede conferma la vicinanza alle vittime di abusi sessuali e l’impegno, attraverso le competenti autorità ecclesiastiche, a perseguire i membri del clero che ne siano responsabili».

    «Come per altre vicende, la Congregazione per la Dottrina della Fede attende gli esiti del processo in corso e la conclusione definitiva di tutti i gradi di giudizio prima di occuparsi del caso», ha inoltre precisato Matteo Bruni. «Come dichiarato dalla Sala Stampa il 26 febbraio scorso, il Santo Padre aveva già confermato le misure cautelari disposte nei confronti di George Pell al rientro del cardinale in Australia, ossia, come di norma, la proibizione dell’esercizio pubblico del ministero e il divieto di contatto in qualsiasi modo e forma con minori di età».

    https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2019/08/21/news/abusi-respinto-in-australia-l-appello-del-cardinale-pell-1.37366775?refresh_ce

  • Pedofilia. I vescovi australiani su conferma condanna e carcere per il cardinale Pell : “la legge è uguale per tutti “

    Pedofilia. I vescovi australiani su conferma condanna e carcere per il cardinale Pell : “la legge è uguale per tutti “

    “I vescovi cattolici australiani ritengono che tutti gli australiani debbano essere uguali ai sensi della legge e accettano di conseguenza il giudizio odierno”. Lo ha affermato mons. Mark Coleridge, presidente dei vescovi australiani commentando in una dichiarazione la decisione emessa oggi dalla Corte d’appello dello Stato di Victoria, con una sentenza a maggioranza di 2-1, di respingere il ricorso presentato dal cardinale George Pell.

    Nella Dichiarazione, il presidente dei vescovi conferma la decisione del team legale del cardinale Pell di presentare un nuovo ricorso all’Alta corte, l’organo di giudizio finale dell’Australia. “I vescovi – scrive mons. Coleridge – si rendono conto che questo è stato e rimane un momento molto difficile per i sopravvissuti all’abuso sessuale dei minori e per coloro che li sostengono. Riconosciamo il dolore che coloro che sono stati abusati dal clero, hanno sperimentato nel lungo processo giudiziario e di appello del cardinale Pell. Riconosciamo anche che questa sentenza sarà angosciante per molte persone. Rimaniamo impegnati a fare tutto il possibile per portare guarigione a coloro che hanno sofferto molto e per garantire che le strutture cattoliche siano i luoghi più sicuri possibili per tutte le persone, ma soprattutto per i bambini e gli adulti vulnerabili”.

    Pedofilia. I vescovi australiani su conferma condanna e carcere per il cardinale Pell : “la legge è uguale per tutti “

  • Pedofilia, respinto il ricorso in appello del cardinale Pell

    Pedofilia, respinto il ricorso in appello del cardinale Pell

    L’ex tesoriere del Vaticano è stato condannato a 6 anni di reclusione per violenza sessuale contro due bambini. Il premier australiano priva il cardinale dell’onoreficenza. Il prelato continua a dichiararsi innocente

    CANBERRA – Il cardinale australiano 78enne George Pell resta in carcere. È stato respinto il suo ricorso in appello contro la sentenza emessa lo scorso dicembre, al termine del processo di primo grado per abusi sessuali su minori. L’ex tesoriere del Vaticano dallo scorso marzo sta scontando in carcere la condanna a sei anni di detenzione, di cui almeno tre anni e 8 mesi da trascorrere dietro le sbarre prima di poter chiedere un’eventuale libertà condizionale.
    L’ex ministro dell’Economia del Vaticano, è stato riportato in prigione e, come ha annunciato la giudice Anne Ferguson: “Continuerà a scontare la sua pena di sei anni di carcere”. Pell potrà presentare un ulteriore ultimo ricorso presso l’Alta Corte australiana, il massimo organo giudiziario del Paese.

    Tramite il suo portavoce arrivano i primi commenti: “Il cardinale Pell è ovviamente deluso per la decisione di oggi”. “Continua a dichiararsi innocente”, e ringrazia “i suoi numerosi sostenitori”.
    Pell è il più alto prelato della Chiesa cattolica mai condannato per abusi sessuali su minori e il verdetto, dopo oltre due mesi di deliberazione da parte dei giudici, è stato pronunciato in tribunale affollato da vittime di abusi, attivisti, avvocati e giornalista.

    Il premier australiano priva il cardinale dell’onoreficenza

    Dopo che la Corte d’appello ha confermato la condanna per pedofilia contro l’alto prelato, il primo ministro australiano Scott Morrison ha dichiarato che il cardinale George Pell sarà privato del titolo onorifico dell’Ordine dell’Australia.
    Si tratta del più elevato titolo onorifico del Paese. E’ un ordine di cavalleria creato da Elisabetta II nel 1975 allo scopo di riconoscere a cittadini australiani o altre persone risultati o servizi meritori.

    I fatti contestati a Pell

    Il cardinale è stato condannato lo scorso dicembre per 5 capi di imputazioneper aver violentato due coristi di 12 e 13 anni nella cattedrale St. Patrick, a Melbourne, nel 1996 e nel 1997 di cui era arcivescovo metropolitano dopo esserne stato per 10 anni vescovo ausiliario. Era stato nominato cardinale il 21 ottobre del 2003 da Giovanni Paolo II e nell’aprile del 2014 era stato scelto da Papa Francesco come prefetto della neocostituita Segreteria per l’economia vaticana.
    Dopo due anni di indagini, nel giugno del 2017, il porporato è stato incriminato in Australia “per reati storici di violenza sessuale”. Nel febbraio del 2019 il Vaticano ha comunicato di aver proibito a Pell “l’esercizio pubblico del ministero” e “il contatto in qualsiasi modo e forma con minorenni”. Gli avvocati di Pell avevano basato il ricorso sul fatto che la condanna era arrivata solo sulla base della testimonianza a porte chiuse di una sola delle due vittime, l’unico sopravvissuto. Lunedì il padre della seconda vittime di Pell, morto di overdose nel 2014, aveva auspicato il prevalere della giustizia.

    https://www.repubblica.it/esteri/2019/08/21/news/pedofilia_respinto_ricorso_appello_pell-234012468/?fbclid=IwAR2bKmNiKfL1fM32pfRSCyHP3n6UEuB0H608oZPWwa-LHNTIxvjxjFyw9fk

  • Cardinale George Pell; Il verdetto verrà pronunciato il 21 agosto

    Cardinale George Pell; Il verdetto verrà pronunciato il 21 agosto

    Alla sbarra per pedofilia il cardinale George Pell

    Il verdetto verrà pronunciato il 21 agosto – L’uomo è detenuto nel carcere di Melbourne per la condanna a sei anni per abusi contro minori

    CITTÀ DEL VATICANO – Il verdetto di appello per il cardinale australiano George Pell, condannato in primo grado per pedofilia, sarà pronunciato mercoledì 21 agosto. Lo ha annunciato la Corte d’Appello dello Stato di Victoria. Il cardinale è detenuto nel carcere di Melbourne per la condanna a sei anni per abusi contro minori. Ora la prossima settimana i giudici decideranno se confermare questo giudizio oppure no. In questa seconda ipotesi l’ex Prefetto dell’Economia del Vaticano lascerebbe il carcere.

  • Roma, murale col cardinale Pell, condannato per pedofilia, e il diavolo

    Roma, murale col cardinale Pell, condannato per pedofilia, e il diavolo

    Il dipinto è in via Gregorio VII, vicino al Vaticano e mostra l’alto prelato, che è in attesa di appello, in manette e con le mani giunte, mentre dietro di lui spunta l’ombra nera di Satana

    Il cardinale australiano George Pell in manette e con le mani giunte e dietro di lui un grande diavolo nero. È il murales apparso a Roma in via Gregorio VII, vicino al Vaticano. Il cardinale, ex Prefetto dell’Economia vaticana, è in carcere in Australia. È stato condannato nel dicembre scorso per pedofilia ai danni di due bambini di 13 anni. Ora è in attesa del verdetto di appello.

    La vicenda giudiziaria in Australia

    Pell, 77 anni, prefetto della Segreteria Economica vaticana dal 2014, chiamato da Francesco nel 2013 a far parte del Consiglio dei cardinali – i più stretti collaboratori del Papa -, è l’esponente di grado più alto nella Chiesa cattolica mai indagato per un reato di abuso sessuale. Si era «autosospeso» dall’incarico nel giugno 2017 e il Papa gli aveva «concesso un periodo di congedo per potersi difendere» e tornare in Australia per affrontare il processo. Il giorno dopo la condanna era stato estromesso dal Consiglio, ufficialmente per «ragioni di età». Il cardinale si è sempre dichiarato innocente: «Considero l’idea stessa di abuso sessuale un crimine orribile. Mi si accusa di atti vili e disgustosi che vanno contro tutto ciò in cui credo». Gli abusi sarebbero avvenuti in una stanza sul retro della Cattedrale di San Patrizio, a Melbourne alla fine del 1996, mentre i fedeli uscivano dopo la Messa. I due ragazzini avevano 13 anni e facevano parte del coro della Cattedrale. L’avvocato difensore del cardinale ha detto in tribunale che l’accusa era inverosimile perché «solo un pazzo si sarebbe comportato così in un luogo pubblico».

    https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/19_agosto_13/roma-murale-col-cardinale-pell-condannato-pedofilia-diavolo-6a4f6622-bddd-11e9-88cc-58d8f24ec1cd.shtml

  • ROMA, SEMINARIO, MOLESTIE. LA PROCURA DA’ RAGIONE A VIGANÒ.

    ROMA, SEMINARIO, MOLESTIE. LA PROCURA DA’ RAGIONE A VIGANÒ.

    Marco Tosatti
    Cari amici e nemici di Stilum Curiae, oggi mi è capitata sotto gli occhi l’edizione romana de Il Messaggero, e un titolo mi ha attratto immediatamente : “Molestò seminarista: sacerdote nei guai”.

    Lo vedete anche nella fotografia pubblicata.

    Ho letto l’articolo, scritto da un collega che evidentemente si occupa di giudiziaria, e probabilmente è ignaro della tempesta scatenata un anno fa da mons. Carlo Maria Viganò, e riaccesa qualche settimana fa dall’intervista al Washington Post.

    Vi ricordate che il quotidiano americano aveva tralasciato di pubblicare una risposta? Ve ne riproduciamo una parte. Per ragioni legali avevamo tralasciato il nome dell’accusato, che Viganò aveva fatto. Si parlava di abusi e del summit in Vaticano:

    “I segni che vedo sono davvero inquietanti. Non solo papa Francesco non fa quasi nulla per punire chi ha commesso abusi, non fa assolutamente nulla per denunciare e assicurare alla giustizia coloro che hanno, per decenni, facilitato e nascosto i violentatori. Solo per citare un esempio: il cardinale Wuerl, che ha coperto gli abusi di McCarrick e altri per decenni, e le cui menzogne ripetute e sfacciate sono state rese chiare a tutti coloro che hanno prestato attenzione, ha dovuto dimettersi disonorevolmente a causa dell’indignazione popolare. Eppure, accettando le sue dimissioni, papa Francesco lo ha elogiato per la sua “nobiltà”. Quale credibilità può avere il papa dopo questo tipo di dichiarazioni?

    Ma un simile comportamento non è affatto il peggiore. Tornando al vertice e concentrandosi sull’abuso di minori, desidero ora sottoporre alla vostra attenzione due casi recenti e veramente orribili riguardanti le accuse di reati contro minori durante il regno di papa Francesco. Il papa e molti prelati in Curia sono ben consapevoli di queste accuse, ma in nessun caso è stata consentita un’indagine aperta e approfondita. Un osservatore obiettivo non può fare a meno di sospettare che azioni orribili vengano nascoste.

    1 – Si dice che il primo sia accaduto all’interno delle stesse mura del Vaticano, al Pius X pre-seminario, che si trova a pochi passi dalla Domus Sanctae Marthae, dove vive papa Francesco. Quel seminario forma i minori che servono come chierichetti nella Basilica di San Pietro e nelle cerimonie papali.

    Uno dei seminaristi, Kamil Jarzembowski, un compagno di stanza di una delle vittime, afferma di aver assistito a dozzine di episodi di aggressione sessuale. Insieme ad altri due seminaristi, ha denunciato l’aggressore, prima di persona ai suoi superiori pre-seminario, poi per iscritto ai cardinali, e infine nel 2014, sempre per iscritto, a papa Francesco stesso. Una delle vittime era un ragazzo, presumibilmente abusato per cinque anni consecutivi, a partire dall’età di 13 anni. Il presunto aggressore era un seminarista di 21 anni.

    Quel pre-seminario è sotto la responsabilità della diocesi di Como ed è gestito dall’Associazione Don Folci. Un’indagine preliminare fu affidata al vicario giudiziario di Como, don Andrea Stabellini, che trovò elementi di prova che giustificavano ulteriori indagini. Ho ricevuto informazioni di prima mano che indicavano che i suoi superiori hanno proibito che continuasse le indagini. Egli stesso può testimoniare per se stesso, e esorto ad andare a intervistarlo. Prego che troverà il coraggio di condividere con voi ciò che ha così coraggiosamente condiviso con me.

    Insieme a quanto sopra, ho appreso come le autorità della Santa Sede si sono occupate di questo caso. Dopo che le prove furono raccolte da don Stabellini, il caso fu immediatamente nascosto dall’allora vescovo di Como, Diego Coletti, insieme al cardinale Angelo Comastri, vicario generale di papa Francesco per la Città del Vaticano. Inoltre, il cardinale Coccopalmerio, allora presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, che è stato consultato da don Stabellini, lo ha fortemente ammonito di interrompere le indagini.

    Potreste chiedervi come è stato chiuso questo caso orribile. Il vescovo di Como rimosse don Stabellini dalla carica di vicario giudiziario; l’informatore, il seminarista Kamil Jarzembowski, fu espulso dal seminario; i due compagni seminaristi che si erano uniti a lui nella denuncia lasciarono il seminario; e il presunto violentatore è stato ordinato sacerdote nel luglio 2017. Tutto questo è accaduto all’interno delle mura vaticane, e non ne è uscita una parola durante il summit.

    Il summit è stato quindi terribilmente deludente, perché è ipocrisia condannare gli abusi contro i minori e fingere di simpatizzare con le vittime rifiutandosi di affrontare onestamente i fatti. Una rivitalizzazione spirituale del clero è più urgente, ma alla fine sarà inefficace se non c’è la volontà di affrontare il problema reale”.

    Ancora una volta – e non è la prima, e non crediamo che sarà l’ultima – le denunce dell’ex Nunzio negli Stati Uniti, a cui il Vaticano risponde con il silenzio, o con attacchi ad personam dei sicarietti della Bergoglio Press Gang – i documenti e fonti indipendenti confermano la realtà e la consistenza delle accuse. Con buona pace dei vertici del Regime e della stampa complice timida e/o allineata.