Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Caserta

  • Prete accusato di pedofilia e sospeso ma non c’è denuncia: la famiglia nega

    Prete accusato di pedofilia e sospeso ma non c’è denuncia: la famiglia nega

    Inviato a Trentola Ducenta

    Tanto tuonò che infine piovve. Incomprensioni, pettegolezzi, critiche sempre più feroci. Confronti aspri, porte sbattute, l’addio di una parte dei parrocchiani. Dalla contesa sul tabernacolo, all’accusa (infondata) di aver interrotto il restauro del campanile e di aver fatto sparire 30mila euro dal fondo della chiesa, fino al comunicato choc che, nella notte di giovedì, ha lasciato tutti, forze dell’ordine incluse, senza parole.

    Perché, del presunto caso di pedofilia di cui la Diocesi di Aversa accusa Michele Mottola, al momento, né la Procura, né i carabinieri e la polizia, sanno nulla. Di denunce non ce ne sono. Eppure, il procedimento canonico avviato dopo il fatto, che sarebbe accaduto il 24 maggio, ha portato in un lampo, a un provvedimento netto. Don Mottola è stato interdetto. E allontanato dalla sua parrocchia, la «San Giorgio Martire» di Trentola Ducenta. Della sua partenza i fedeli hanno appreso venerdì mattina quando, in via Roma, si sono radunati per partire per Pompei e il prete non si è visto. Solo ieri, dopo che la notizia divulgata dalla Diocesi è rimbalzata di sito in giornale, i parrocchiani hanno appreso il motivo della misteriosa partenza del prete. E, per inciso, nessuno di loro aveva mai sospettato di don Mottola. O almeno, pur criticandone le scelte, così dicono. Stupore, incredulità, qualche lacrima. Le reazioni della comunità di Ducenta sono diverse. E c’è chi dice che i modi «accentratori» di don Mottola alla comunità di San Giorgio non sono mai piaciuti. Giunto in paese nel settembre del 2017, dopo diciassette anni alla chiesa di Santa Barbara di Caivano, ha avviato una riorganizzazione della parrocchia, dell’oratorio, del catechismo. Che non è piaciuta a tutti. Tanto che qualcuno azzarda: «Volevano farlo cacciare e l’hanno sparata grossa». Che sia una ripicca? E per cosa, poi? Don Mottola ha azzerato i ruoli precedentemente affidati ai laici. Dalla catechesi al coro, fino alla Caritas. Ha messo mano anche nel Comitato festa. Tutto doveva fare capo a lui. E sono stati mal di pancia, tanto che qualcuno, dopo anni di «onorata» carriera al servizio della parrocchia, se n’è andato. Ma, nello stesso tempo, un numero crescente di bambini e ragazzi è andato ad affollare sia la parrocchia che l’oratorio. Segnale che le iniziative di don Mottola ai bambini piacevano. Ma è proprio tra di loro, tra i giovanissimi, che c’è la ragazzina che oggi punta il dito contro don Mottola. Dodici anni, frequenta la scuola media, figlia di un operaio edile. Ha detto ai genitori che il prete ha avuto verso di lei atteggiamenti sessualmente aggressivi. In un primo momento suo padre è diventato una furia. E, furibondo, ha minacciato il prete urlando sotto la casa canonica che gliela avrebbe fatta pagare. E ha minacciato il vescovo Spinillo che lo ha ascoltato. E, a quanto pare, ha messo le parti a confronto. È uno dei rari casi in cui un procedimento legato alla segretezza finisce alla mercé pubblica. Si sa che il sacerdote non «ha convinto» il suo vescovo. Che nella sorta di interrogatorio cui è stato sottoposto, «non si è difeso energicamente» e che «non ha smentito» le gravi accuse mosse dalla ragazzina. E che, proprio per questo, l’esito delle consultazioni finora condotte ha portato alla interdizione di don Michele Mottola che non può più dire messa, confessare, incontrare i fedeli. Vive in un convento, appartato, in attesa che del suo caso si occupi la Santa Sede. E la Procura di Napoli Nord che, appresa la notizia dal comunicato della Diocesi, avvierà le indagini del caso benché la famiglia della ragazzina non abbia al momento sporto alcuna denuncia. E, gracchiando dal citofono, la madre abbia negato tutto. Affermando di essere «una cattolica non praticante» e di non «sapere nulla di quanto successo al prete».

    Nelle prossime ore, sia il prete che la ragazzina e la sua famiglia saranno convocati dagli inquirenti. E dovranno spiegare, questa volta dinanzi a un magistrato.

    https://www.ilmattino.it/caserta/prete_accusato_di_pedofilia_e_sospeso_ma_non_c_e_denuncia_e_la_famiglia_nega-4528799.html

  • Presunti abusi, parroco sospeso Lui si difende: «Qui inviso ai fedeli»

    Presunti abusi, parroco sospeso Lui si difende: «Qui inviso ai fedeli»

    Quel parroco non è mai stato simpatico ad alcuni fedeli. Ora, è stato sospeso. Don Michele Mottola della chiesa di San Giorgio Matire a Trentola Ducenta è stato raggiunto da un provvedimento disciplinare cautelativo a firma della diocesi di Aversa. «Dopo la segnalazione di una minore di 14 anni e della famiglia di quest’ultima in diocesi di atti configurabili come abuso su una persona di minore età – si legge nel comunicato stampa della Diocesi – nei confronti del sacerdote il 25 maggio è stato emanato un provvedimento disciplinare con immediata interdizioni dalle funzioni di parroco. Nello stesso tempo sono state avviate tutte le procedure previste dal Codice canonico per accertare la gravità delle responsabilità del sacerdote per assicurare ogni tutela alla persona minore coinvolta in questa situazione».

    LO SHOCK
    Un macigno sulla parrocchia di San Giorgio, molto cara ai fedeli di Trentola Ducenta. «Non ho parole, non ho mai avuto problemi nelle altre parrocchie in cui sono stato, da Crispano a Cardito, da Qualiano ad Aversa – spiega don Michele raggiunto al telefono – da quando sono qui sono arrivati persino i carabinieri che si occupano di tutela dei beni archeologici perché io avevo fatto restaurare un tabernacolo. E alcuni cittadini aveva segnalato la cosa alla Soprintendenza. Finalmente in quel caso la verità venne a galla e poi ho anche ricevuto i complimenti in seguito».

    L’ACCUSA
    Ma perché stavolta son Michele è stato addirittura interdetto? Stando al racconto di una bambina che frequentava la chiesa e i corsi, il parroco avrebbe abusato di lei nei giorni di metà maggio. La piccola si sarebbe confidata con una coetanea che avrebbe poi raccontato il tutto ai genitori. E così, la famiglia della piccola si è in seguito recata in curia per segnalare al vescovo Angelo Spinillo l’accaduto. Il vescovo il 25 maggio ha convocato in Diocesi don Michele chiedendo spiegazioni. Dopo il colloquio Spinillo avrebbe così deciso di intraprendere il provvedimento disciplinare, allontanando il sacerdote dalla parrocchia.

    LA DENUNCIA
    Una mossa che ha un duplice effetto: la sospensione dalle funzioni di don Michele ma anche una denuncia ufficiale. La Curia, dunque, fa la sua parte. Non è ancora chiaro se la famiglia della piccola si sia però rivolta alle forze dell’ordine per sporgere denuncia nei confronti del sacerdote.

    IL PRECEDENTE
    Intanto, don Michele si dice sereno. Ha cambiato la sua immagine su Facebook e ha scritto una frase di Madre Teresa di Calcutta sulla sua bacheca multimediale, ieri sera. E pensare che solo nel 2018 i grattacapi gli erano arrivati per colpa del restauro del tabernacolo antico del 1777 che la Soprintendenza bloccò. Ai fedeli Mario Andolfi, dalla Soprintendenza casertana ai beni culturali, dichiarò: «Il parroco non ha chiesto ai nostri uffici nessuna autorizzazione per il restauro. Inoltre, non doveva estrapolare il tabernacolo per l’intervento di restauro, non è la tecnica indicata, ma al contrario il lavoro va effettuato sul posto». L’episodio acuì le incomprensioni tra il parroco, giunto da poco nella parrocchia di Ducenta, anche se è originario del posto, e i fedeli. Ma i dissapori sembravano terminati, col tempo. Ora, don Michele dovrà vedersela con accuse ben più pesanti.

    https://www.ilmattino.it/caserta/ha_abusato_di_una_minorenne_parroco_sospeso-4527145.html?fbclid=IwAR03Z_XZc_EE4jwDBPttoVkRToybf231F0w2aMyLwZuRw_bNwAIekCo1zuo

  • Caserta, parroco sospettato di pedofilia: la diocesi di Aversa lo sospende

    Caserta, parroco sospettato di pedofilia: la diocesi di Aversa lo sospende

    Un sacerdote del Casertano è stato sospeso dalla diocesi di Aversa, sospettato di pedofilia. La decisione a seguito di una segnalazione inviata dai fedeli che riguarda la parrocchia di San Giorgio Martire di Ducenta, per “atti configurabili come abuso su una persona di minore età”. Avviate le procedure previste dal Codice canonico.

    di Alessia Rabbai

    La diocesi di Aversa ha sospeso un parroco sospettato di pedofilia nel Casertano. Il provvedimento è arrivato  circa una settimana fa, a seguito di una segnalazione fatta da alcuni fedeli della parrocchia di San Giorgio Martire di Ducenta, giunta a destinazione lo scorso 24 maggio. Un racconto che ha posto all’attenzione dei rappresentanti ecclesiastici “atti configurabili come abuso su una persona di minore età nei confronti dello stesso sacerdote” si legge in una nota diffusa dalla diocesi di Aversa. Una decisione presa preventivamente dalla chiesa che ha rimosso, almeno temporaneamente, il sacerdote dalle sue funzioni, in attesa che vengano svolti gli accertamenti necessari per verificare in maniera opportuna, la veridicità delle informazioni ricevute. Nel frattempo, ha informato la diocesi, sono state avviate le procedure previste dal Codice canonico per accertare la gravità delle responsabilità del sacerdote e per assicurare ogni tutela alla persona di minore età coinvolta in questa situazione”.

    Don Mura assolto per pedofilia

    Don Silverio Mura è stato assolto dalle accuse di pedofilia. Secondo il tribunale ecclesiastico di Milano il parroco non ha abusato sessualmente di Arturo Borrelli, alias Diego Esposito. Il quarantenne di Ponticelli, ex allievo del sacerdote che gli insegnava Religione, ha accolto la decisione come un fulmine a ciel sereno, ancora convinto e sostenendo di non essere l’unica vittima del parroco. “Questa sentenza non toglie e non mette nulla rispetto al giudizio civile in corso” ha commentato la sentenza del tribunale ecclesiastico Carlo Grezio, l’avvocato che da anni assiste Borrelli.

    https://napoli.fanpage.it/caserta-parroco-sospettato-di-pedofilia-la-diocesi-di-aversa-lo-sospende/

  • Abusi su un minore, sospeso un prete della diocesi di Aversa

    Abusi su un minore, sospeso un prete della diocesi di Aversa

    L’accusa è grave: abusi su un minore. A commetterli sarebbe stato un sacerdote. Per questo il vescovo di Aversa, monsignor Angelo Spinillo ha sospeso  don Michele Mottola, parroco della chiesa di “San Giorgio Martire” di  Ducenta (Ce). La notizia è stata diffusa dalla stessa Diocesi.

    “A seguito della segnalazione pervenuta alla Diocesi di Aversa, in data 24 maggio 2019 da parte di alcuni fedeli della Parrocchia “S. Giorgio M.” in Ducenta (Ce), – è scritto nella nota dell’ufficio comunicazioni –  che attribuiva al Parroco della stessa chiesa, Sac. Michele Mottola, atti configurabili come abuso su una persona di minore età, nei confronti dello stesso Sacerdote, in data 25 maggio 2019, è stato emanato un Provvedimento Disciplinare Cautelativo con l’immediata interdizione dalle funzioni di Parroco”.

    Nei confronti del sacerdote sono state avviate tutte le procedure previste dal Codice canonico per accertare la gravità delle responsabilità e per assicurare ogni tutela alla persona di minore età coinvolta in questa situazione.

    https://napoli.repubblica.it/cronaca/2019/05/31/news/caserta_interdetto_parroco_accusato_di_abuso_sessuale_su_minore-227612204/?fbclid=IwAR2Zz9NJYi0LAgAE5rwNQry6sqDSzPG6p1sMBSHiKDp3U6Y2mT88UigHvMw

  • Don Carmine Zaccariello cacciato dalla Chiesa: ridotto allo stato laico per sesso con minori

    Don Carmine Zaccariello cacciato dalla Chiesa: ridotto allo stato laico per sesso con minori

    “Invitiamo il reverendo sacerdote Carmine Zaccariello a vivere la vita che il signore gli vorrà ancora donare impegnato in un cammino di revisione, di conversione e di riparazione dei danni causati nelle persone di coloro che sono stati segnati ed hanno ricevuto un’immagine distorta della Chiesa nostra madre”. Con queste parole l’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, rivolgeva il suo appello a don Carmine Zaccariello, parroco di Ameglio (frazione di Marzano Appio, in provincia di Caserta). Era il 18 luglio 2013 e, al termine di un processo ecclesiastico, il sacerdote veniva allontanato e obbligato a seguire un percorso terapeutico per aver avuto rapporti sessuali con adulti e persino con un minorenne.

    L’epilogo della vicenda che riguarda questo prete pedofilo è arrivato nel gennaio scorso quando don Carmine è stato definitivamente dimesso dalla Chiesa per volere di Papa Francesco che ha firmato il decreto di espulsione. “Il sacerdote Carmine Zaccariello incardinato nella nostra diocesi di Teano-Calvi è stato dimesso dallo stato clericale. Al tempo stesso, gli è stata concessa la dispensa dal sacro celibato e da tutti gli oneri connessi alla sacra Ordinazione con decisione suprema e irrevocabile e a nessun ricorso subordinata”. Recitava così il provvedimento del vescovo Cirulli della diocesi di Teano-Calvi, pubblicato lo scorso 14 gennaio, senza tuttavia specificarne il motivo dell’espulsione di Zaccariello.

    Il sacerdote originario di Frignano, alcuni anni fa, era già finito al centro di uno scandalo di prostituzione e sesso con minori dopo un’inchiesta di Pino Grazioli, dell’emittente campana Paradise Tv. Inoltre, a don Carmine, oggi 62enne, è dedicato anche un ampio capitolo del libro di Francesco Mangiacapra ‘Il numero uno. Confessioni di un marchettaro’. Mangiacapra, noto come “l’escort dei preti”, ha rivelato a LaRampa.it come tra i suoi clienti ci fosse proprio il sacerdote casertano. Gli incontri avvenivano sia nell’appartamento di Frignano sia nell’Oasi di Santa Maria degli Angeli gestita all’epoca da Zaccariello. “La prima volta che ci incontrammo mi fece andare a casa sua, un appartamento in un condominio familiare – scrive Mangiacapra – non mi disse che era un prete, ma riconobbi sulla sua automobile il logo di quella che poi appresi essere la comunità da lui stesso fondata con il presunto scopo di reinvestire i soldi derivanti dal suo supposto patrimonio familiare”. La comunità di cui parla Mangiacapra altro non sarebbe che l’Oasi di Santa Maria degli Angeli, un presidio socio-assistenziale per persone in difficoltà sorto nel 1998 sulle colline a Ameglio di Marzano Appio. “Amava vantarsi delle sue grandi opere di bene – prosegue Mangiacapra nel suo libro – e solo dopo molte chiacchiere arrivava finalmente a dire timidamente: ʻCi riposiamo? Sotto le lenzuola’. L’espressione non è figurativa, perché realmente voleva che ci coprissimo durante l’atto, forse per non far osservare tutto ai santi e alle Madonne presenti nella sua camera da letto”.

    La decisione del Pontefice di cacciare Zaccariello dalla Chiesa con un provvedimento irrevocabile, ha preceduto un’altra espulsione: quella dell’esorcista don Michele Barone, accusato di violenze sessuali ai danni di una ragazzina di 13 anni. Il 6 maggio, infatti, la diocesi di Aversa ha reso noto che Papa Francesco ha decretato la dimissione dallo stato clericale di don Michele Barone. E ad inizio giugno entreranno in vigore le nuove norme volute dal Santo Padre per combattere gli abusi sessuali commessi da sacerdoti. Nel Motu proprio papale, intitolato “Vos esist lux mundi”, letteralmente “Voi siete la luce del mondo”, frase presa dal Vangelo di Matteo, sono introdotte nuove procedure che rappresentano una rivoluzione, come l’obbligo per preti e religiosi di segnalare gli abusi alle autorità religiose. Il documento papale inoltre indica che ogni diocesi si doti di un sistema facilmente accessibile al pubblico per ricevere le segnalazioni e affinché anche l’operato dei vescovi venga messo sotto osservazione in quanto primi responsabili di ciò che avviene nelle loro comunità.

    https://www.fanpage.it/don-carmine-zaccariello-cacciato-dalla-chiesa-ridotto-allo-stato-laico-per-sesso-con-minori/

  • Prete pedofilo trasferito nel Casertano: divampa la polemica

    Prete pedofilo trasferito nel Casertano: divampa la polemica

    Stavolta a farsi coraggio e denunciare i fatti è un giovane abusato da un prete quando aveva 14 anni. I medici che lo hanno seguito in questo lungo percorso hanno riscontrato diverse patologie dovute ai traumi subiti.

    Il giovane che oggi ha 22 anni, dal 2011 a 2013 è stato vittima di ripetute violenze sessuali e psicologiche da parte del parroco al quale la diocesi di Napoli aveva dato il ragazzo nel 2010 per un tirocinio pastorale, visto che doveva completare la formazione che stava ricevendo in seminario.

    Ad informare la diocesi di Napoli sono i genitori del ragazzo che prendono contatto con il vescovo ausiliare competente del settore, mentre il rettore e il padre spirituale del seminario minore accompagnano più volte la vittima dall’arcivescovo Crescenzio Sepe.

    Poco dopo il parroco viene trasferito nella diocesi di Caserta, ufficialmente per stare vicino a una sorella inferma.

    Contro il parroco degli abusi vengono avviate due distinte procedure, quella presso la Procura di Napoli e quella ecclesiastica. Entrambe dovranno ora chiarire anche le responsabilità di chi per 5 anni non ha dato seguito alle prime denunce informali. In particolare andrebbe valutato il comportamento del consultorio cattolico di Napoli (che fa capo a una prestigiosa università nazionale) e dell’autorità ecclesiastica locale che per 5 anni (dal 2013 – 2018) non hanno denunciato il sacerdote consentendogli così probabilmente di reiterare i suoi gravi reati con altri ragazzi e comunque impedendo alla vittima di avere giustizia, il che è condizione necessaria perché possa procedere sulla via della guarigione.
    https://www.cronachedellacampania.it/2019/04/prete-pedofilo-trasferito-nel-casertano-divampa-la-polemica/

  • Nuovo caso di abusi a Napoli, il cardinale Sepe in serio imbarazzo

    Nuovo caso di abusi a Napoli, il cardinale Sepe in serio imbarazzo

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Dopo la brutta vicenda del parroco di Ponticelli assolto dal tribunale ecclesiastico di Milano dall’accusa di pedofilia nonostante le due vittime continuino con forza a chiedere conto alla Chiesa di come sia stato possibile arrivare ad una sentenza del genere, un altro caso di abusi nella diocesi di Napoli rischia di mettere in serio imbarazzo il cardinale Sepe. Stavolta a farsi coraggio e denunciare i fatti – nello spirito indicato da Papa Francesco – è un giovane abusato da un prete quando aveva 14 anni. I medici che lo hanno seguito in questo lungo percorso hanno riscontrato diverse patologie dovute ai traumi subiti.

    Il giovane che oggi ha 22 anni,  dal 2011 a 2013 è stato vittima di ripetute violenze sessuali e psicologiche da parte del parroco al quale la diocesi di Napoli aveva affidato il ragazzo nel 2010 per un tirocinio pastorale, visto che doveva completare la formazione che stava ricevendo in seminario. La storia viene raccontata con particolari e documentazione dal sito Il Faro di Roma.

    Ad informare la diocesi di Napoli sono i genitori del ragazzo che prendono contatto con il vescovo ausiliare competente del settore, mentre il rettore e il padre spirituale del seminario minore accompagnano più volte la vittima dall’arcivescovo Crescenzio Sepe. Poco dopo il parroco viene trasferito nella diocesi di Caserta, ufficialmente per stare vicino a una sorella inferma.

    Ad aiutare la vittima è uno psicologo sacerdote, don Ermanno D’Onofrio. Intanto contro il parroco abusatore vengono avviate due distinte procedure, quella presso la Procura di Napoli e quella ecclesiastica. Entrambe dovranno ora chiarire anche le responsabilità di chi per 5 anni non ha dato seguito alle prime denunce informali.

    In particolare – spiega Il Faro di Roma – andrebbe valutato il comportamento del consultorio cattolico di Napoli (che fa capo a una prestigiosa università nazionale) e dell’autorità ecclesiastica locale che per 5 anni (dal 2013 – 2018) non hanno denunciato il sacerdote consentendogli così probabilmente di reiterare i suoi gravi reati con altri ragazzi e comunque impedendo ad Antonio di avere giustizia, il che è condizione necessaria perché possa procedere sulla via della guarigione. ciro lardone

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_napoli_papa_francesco_prete_sepe_vaticano_pedofilia_tribunale-4440717.html

  • In aula la vittima dell’esorcista: ia 13enne finisce «sotto accusa»

    In aula la vittima dell’esorcista: ia 13enne finisce «sotto accusa»

    C’è un momento processuale e c’è un momento umano nel processo al sacerdote Michele Barone, come tutte le volte in cui si entra in un’aula di tribunale. Quei due momenti potrebbero coincidere quando sul banco dei testimoni salirà la ragazzina, oggi 15enne, al centro dello scandalo abusi ed esorcismi di Casapesenna. Il collegio ha detto sì: la vittima sarà ascoltata, ma in modalità protetta. Sarà il momento più delicato di un processo di per sé molto complesso. Con la fede al centro, ora inquisita, precedentemente usata, forse, per sottrarre una bambina con problemi psichici alle cure mediche, e sostituire i farmaci con gli esorcismi. Ieri, al tribunale di S. Maria Capua Vetere, hanno testimoniato due donne di San Marcellino, madre e figlia, che hanno ospitato la ragazzina in casa per sei mesi. La accolsero a settembre del 2017, perché l’abitazione della famiglia, a Maddaloni, fu ritenuta dal prete «infestata» dal maligno. Per sei mesi, dunque, le testi consentirono che in casa loro la ragazza venisse assistita dal prete. Hanno riferito che mai ci fu violenza, ma solo preghiere per la piccola «indemoniata». Ma è emerso anche che tra la ragazzina e la sua amica, Claudia, ieri teste al processo, ci sono stati dei contatti nel febbraio scorso. E ora gli sfoghi della vittima all’amica sono stati depositati in tribunale. E possono trasformarsi in un boomerang.

    A febbraio la vittima e Claudia si sono scritte su Instagram. La ragazzina è in casa famiglia dopo che il tribunale l’ha allontanata dai genitori. L’amica riferisce che ora «fuma spinelli», e parla di «visite ginecologiche» dovute all’inchiesta «che l’hanno segnata per sempre». «Non sono più la stessa», avrebbe scritto la vittima a Claudia che risponde: «con Barone non può esserti successo nulla, eravamo sempre insieme». Lo scambio digital-epistolare si conclude quando, il 23 febbraio scorso, il tutore della ragazzina diffida Claudia dal contattare ancora la minore. Storie, insomma, riscritte via chat che da un lato sembrano ininfluenti sulle contestazioni oggetto del processo, dall’altro sono un’arma a doppio taglio. La difesa – Barone è rappresentato da Camillo Irace e Maurizio Zuccaro – potrebbe servirsene per svilire la figura della vittima, proprio nel momento in cui è stato autorizzato l’interrogatorio della minorenne. Ma, quelle conversazioni, provano anche un’adolescenza fortemente compromessa e possono, di riflesso, trasformarsi in un nuovo atto d’accusa nelle mani della Procura diretta da Maria Antonietta Troncone, con i pm Alessandro Di Vico e Daniela Pannone del pool dell’aggiunto Alessandro Milita. Dai dialoghi si potrebbe dedurre infatti anche che la ragazzina è oggi una persona estremamente provata per i maltrattamenti subiti dall’ex sacerdote dei vip, mascherati da esorcismi e benedetti dai genitori. Rituali che il gip definì «torture medievali».

    In aula non sono mancati momenti di tensione anche per il rapporto con i media che, sin dal primo momento, hanno avuto un ruolo centrale nello scandalo di Casapesenna. Un caso sollevato da Le iene, che è stato quindi prima mediatico, poi giudiziario. E, lo era, mediatico, prima ancora che Barone finisse in carcere: era già famoso perché onnipresente nei rotocalchi televisivi. Dopo il blitz, gli avvocati non si sono sottratti alla stampa e sono stati ospiti salotti dove il prete era stato di casa. Con l’inizio del processo, si è sbarrato il passo ai cronisti: porte chiuse per tutelare le vittime. Ma ciò non è basta se i difensori attaccano la stampa e chi la informa, dimenticando che il diritto di cronaca sopravvive anche ai processi a porte chiuse.

    Tornando alle testimonianze, ancora una volta esce fortemente ridimensionata in ottica processuale la figura di Luigi Schettino, il commissario di polizia. Le due testi interrogate anche dal difensore Carlo De Stavola, hanno riferito che in sei mesi è stato in casa loro per le preghiere solo una volta, alla Vigilia di Natale 2017. E lo prova un messaggio su Whatsapp in cui gli inviano l’indirizzo da raggiungere.

    https://www.ilmattino.it/caserta/la_vittima_dell_esorcista_in_aula_ora_la_13enne_finisce_sotto_accusa-4434210.html

  • Sfregiata dall’esorcista, adesso è guerra tra le perizie

    Sfregiata dall’esorcista, adesso è guerra tra le perizie

    Il consulente della difesa sostiene che la malformazione dell’orecchio è congenita, che la piccola al centro del processo per presunti abusi mascherati da esorcisti, aveva il padiglione auricolare deformato già prima di approdare a Casapesenna dove l’ebbe in carico don Michele Barone. Quella del professor Raffaele Lambi dell’istituto di medicina legale dell’Università Vanvitelli, consulente del collegio difensivo del prete, rappresentato dagli avvocati Camillo Irace e Maurizio Zuccaro, è dunque una versione diametralmente opposta a quella dei periti della Procura di Santa Maria Capua Vetere, Questi ultimi sostengono infatti che le lesioni sono subentrate in seguito ai maltrattamenti che la ragazzina avrebbe subito durante le preghiere di liberazione dal demonio. Preghiere durante le quali, allo scopo di scacciare gli spiriti maligni dal corpo dell’adolescente, il prete avrebbe esercitato una pressione col piede sull’orecchio della ragazza. Le perizie, entrambe, sono al vaglio del collegio. Agli atti depositati anche delle foto. Quelle prodotte dall’accusa, rappresentata in aula dai pm Alessandro Di Vico e Daniela Pannone, testimoniano che prima dell’approdo presso don Barone la ragazzina non aveva l’orecchio malforme. Dal canto loro, invece, i difensori sostengono di avere prova fotografica che già nei primi anni di vita la piccola presentava un orecchio deformato. Le perizie sono terreno di scontro perché tra i capi d’imputazione contestati al sacerdote dei vip, detenuto ormai da un anno e unmese, c’è quello delle lesioni permanenti che avrebbe procurato alla ragazzina. Ma non è l’unica accusa dalla quale il sacerdote deve difendersi. La Procura diretta da Maria Antonietta Troncone gli contesta anche l’abuso sessuale nei confronti di due ventenni. E l’avere proibito alla vittima minorenne di curarsi presso i centri clinici che l’hanno inizialmente accolta. Come il Bambin Gesù di Roma.

    COINVOLTO UN ALTRO ESORCISTA
    Eppure, a riascoltare la testimonianza della psicologa Vinciguerra, incaricata dalla struttura sanitaria alla cura della bimba dopo la diagnosi. La teste, ascoltata nelle udienze precedenti, ha affermato di avere appreso da entrambi i genitori della minorenne «che non volevano proseguire con la terapia e le cure farmacologiche perché avevano intenzione di seguire un prete esorcista, il quale li avrebbe posti di fronte a una scelta: o seguite me o seguite la medicina e la psicologia». Così i due, sotto processo e con la responsabilità genitoriale già sospesa «hanno scelto di interromperete le cure mediche e psicologiche per seguire il prete». Dopo l’interruzione della psicoterapia la sorella della bimba ha più volte contattato la psicologa per chiederle aiuto perché disperata per come stavano andando le cose col prete. Ma, dopo l’interruzione della psicoterapia, a quanto pare la bimba non fu affidata immediatamente a don Barone. Spunta il nome di un altro esorcista, tale Angelo, al quale la ragazzina fu affidata nei tre mesi precedenti l’arrivo a Casapesenna e quindi a don Michele Barone. Resta da stabilire se il primo esorcista o quello sotto processo abbiano determinato, insieme ai genitori e alla sorella della vittima, l’interruzione delle cure mediche in favore di quelle spirituali.

    «DON MICHELE STA MALE»
    Il prete sotto processo, dal canto suo, sta vivendo male la detenzione. Arrestato nel febbraio 2018, è transitato per le carceri di Vallo della Lucania e Secondigliano prima di approdare a Carinola. Nel frangente ha perso trenta chili e ha subito l’abbassamento della vista. Don Barone, che si professa innocente, sta affrontando anche un altro procedimento, scaturito dalle aggressioni in carcere, a Vallo, che hanno portato poi al trasferimento.

    https://www.ilmattino.it/caserta/sfregiata_dall_esorcista_adesso_e_guerra_tra_le_perizie-4366637.html
     
     
     
     
     
     
     
     

  • Processo Don Barone. Ascoltato il perito della difesa. “Lesione all’orecchio…”

    Processo Don Barone. Ascoltato il perito della difesa. “Lesione all’orecchio…”

    CASAPESENNA – Nell’ultima udienza del processo a carico di Don Michele Barone è stato ascoltato il perito di parte dell’imputato.

    Il prete del Tempio di Casapesenna è accusato di lesioni su di una 14enne di Maddaloni e di violenza sessuale nei confronti di due giovani fedeli.

    Il medico Landi, consulente della difesa ha tentato di smontare la ricostruzione della perizia fatta dal professionista nominato dalla Procura, il quale riconducente la deformazione dell’orecchio della ragazzina ai violenti esorcismi a cui la sottoponeva il sacerdote.

    Per il medico Landi, invece, la lesione sarebbe riconducibile ad una malformazione del lobo dell’orecchio di natura congenita.

    Nella prossima udienza verrà ascoltata anche la psicologa che ha raccolto la testimonianza della bimba.

    https://www.cronacacaserta.it/processo-don-barone-ascoltato-il-perito-della-difesa-lesione-allorecchio/44399