Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: cassazione

  • Abusi su seminarista, don Baresi potrebbe tornare dietro le sbarre

    Abusi su seminarista, don Baresi potrebbe tornare dietro le sbarre

    brescia non c’è pace per don marco baresi, l’ex direttore del seminario vescovile di via bollani condannato per abusi sessuali nei confronti di un ex seminarista, minorenne ai tempi dei fatti, e di detenzione di materiale pedopornografico. in attesa del giudizio definitivo ha scontato 4 anni e 6 mesi ai domiciliari. ma ora per lui potrebbe tornare in campo una misura cautelare. libero da 8 mesi il sacerdote, originario di chiari, era stato arrestato a sorpresa su richiesta del pm simone marcon, pochi giorni dopo aver ricevuto un avviso di garanzia. la corte di cassazione ha ora rigettato l’ennesimo ricorso degli avvocati del prelato, confermando la sentenza di condanna a sette anni e quattro mesi emessa a maggio scorso. ricordiamo che il fermo di don baresi era stato effettuato a novembre del 2007 con grande scalpore del mondo cattolico e la nascita di un movimento per chiederne la liberazione. la condanna in primo grado è del 2007, confermata dall’appello di giugno 2010 e dal terzo grado dello scorso anno. ad accusare il prete un ragazzo che all’epoca dei fatti aveva meno di 14 anni. aveva confessato a una psicologa di aver avuto rapporti sessuali con il prete. a seguire c’è stata la denuncia..

    Autore:web

    Pubblicato il: 22-Febbraio-2013

  • Abusi su un minore: la Cassazione rigetta il ricorso di don Baresi

    Abusi su un minore: la Cassazione rigetta il ricorso di don Baresi

    Il 27 novembre 2007 il sacerdote viene ammanettato in Seminario: ha giù scontato 4 anni e 6 mesi, gliene restano tre

    Don Don Marco Baresi
    Era tornato libero da circa otto mesi, dopo aver scontato 4 anni e 6 mesi ai domiciliari in attesa che il giudizio diventasse definitivo. Ma presto, per don Marco Baresi, ex vicerettore del Seminario diocesano di Brescia, potrebbero aprirsi le porte del carcere per il residuo della pena ora diventata inappellabile. Così ha disposto la corte di Cassazione che rigettando l’ennesimo ricorso presentato dagli avvocati, difensori Stefano Lojacono e Luigi Frattini, ha confermato la sentenza del maggio scorso: sette anni e quattro mesi per abuso su minore e detenzione di materiale pedopornografico. E lui, don Marco, a chi lo ha sostenuto fino a costituire il gruppo «FreeDon», ha detto che «se l’aspettava» finisse così. Gianmario, che lo conosce sin da quando era curato a San Zeno, l’ha sentito poche ore dopo il verdetto. «L’ha messa sul piano religioso, della fede, come ha sempre fatto in questi anni» – «è come se fosse una prova spirituale», diceva – e ha persino «tranquillizzato» l’amico preoccupato. Era il 16 maggio scorso quando la corte d’appello di Brescia, nell’appello-bis disposto dalla Cassazione, che, nel giugno 2011, aveva parzialmente riformato una condanna a 7 anni e 6 mesi, assolse il sacerdote solo per i fatti contestati dopo il dicembre 2004, quando cioè il ragazzino aveva abbandonato il Seminario, e concesse uno sconto di pena di due mesi condannando l’ex vicerettore a 7 anni e 4 mesi. Il caso era esploso il 27 novembre 2007, con l’arresto di don Baresi. Due anni prima, a una psicologa un ragazzo aveva confidato di aver avuto rapporti sessuali con il sacerdote quando frequentava le medie in Seminario e aveva meno di 14 anni.

    Mara Rodella 17 febbraio 2013 (modifica il 18 febbraio 2013)

    http://brescia.corriere.it/brescia/notizie/cronaca/13_febbraio_18/abusi-minore-cassazione-rigetta-ricorso-don-baresi-adesso-rischia-carcere-mara-rodella-2114061945409.shtml

  • Il parroco antimafia che era un pedofilo

    Il parroco antimafia che era un pedofilo

    Padre Paolo Turturro e’ colpevole di violenza sessuale e di pedofilia, ma la pena dev’essere rideterminata, perche’ uno dei due episodi contestati all’ex parroco della chiesa palermitana di Santa Lucia -noto per il suo impegno antimafia- e’ caduto in prescrizione. Lo ha deciso, al termine di una camera di consiglio che si e’ protratta fino a notte inoltrata, la Corte di Cassazione, che ha annullato con rinvio la sentenza con cui, nell’ottobre 2011, la Corte d’appello di Palermo aveva confermato la condanna a sei anni e sei mesi inflitta al religioso. Il nuovo giudizio (“di rinvio”) servira’ solo per stabilire il “quantum” della condanna, tenuto conto del fatto che i supremi giudici, accogliendo la tesi dell’avvocato Ninni Reina, hanno collocato uno dei due fatti nel 1999 e non piu’ nel 2001: essendo trascorsi 13 anni, l’episodio e’ stato cancellato dal tempo trascorso. Questo non significa pero’ che l’ex parroco sia innocente: in questo caso la Cassazione avrebbe potuto pronunciare sentenza di assoluzione.

    PARROCO ANTIMAFIA – Turturro, sacerdote schierato sul fronte dell’antimafia, era finito nei guai nel 2001, dopo essere stato denunciato dalla scuola frequentata da un suo alunno, che all’epoca aveva 10 anni: il bambino pubblicamente aveva ammesso – durante una chiacchierata in classe – di essere stato baciato in maniera intima dal parroco. Proprio questo fatto, piu’ recente, e’ rimasto in piedi nel processo. Ad essere stato prescritto e’ un altro episodio, in cui ci sarebbe stato un rapporto vero e proprio, con un altro ragazzino, anche lui di 10 anni circa all’epoca dei fatti. Il religioso aveva sempre protestato la propria innocenza e aveva anche sostenuto di essere stato vittima di una sorta di complotto interno al popolare quartiere del Borgo Vecchio di Palermo, in cui c’e’ la chiesa di Santa Lucia ed e’ forte la presenza mafiosa.

    SACERDOTE NON SOSPESO – Ma la ritrosia delle famiglie degli alunni a denunciarlo (solo una poi si e’ costituita parte civile, con l’assistenza dell’avvocato Paola Rubino) e le tante testimonianze rese al dibattimento nel segno della reticenza e dell’omerta’ non hanno confermato affatto questa tesi. Finora la Diocesi di Palermo non ha mai sospeso il sacerdote, che, dopo essere stato allontanato dal capoluogo siciliano per un paio d’anni, su ordine del Gip, e’ adesso responsabile del santuario della Madonna del Ponticello, a pochi passi da via Maqueda, nel centro storico di Palermo. (AGI)

    http://www.giornalettismo.com/archives/628393/il-parroco-antimafia-che-era-un-pedofilo/

  • E’ legge la convenzione europea di Lanzarote (L.1° ottobre 2012 n.172). di Sabina Schifano

    E’ legge la convenzione europea di Lanzarote (L.1° ottobre 2012 n.172). di Sabina Schifano

    E’ legge la convenzione europea di Lanzarote (L.1° ottobre 2012 n.172).

    Con la ratifica della Convenzione di Lanzarote del 25 ottobre 2007, siglata in quella località dal Consiglio d’Europa, avente ad oggetto la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, oltre ad importanti modifiche che hanno riguardato direttamente i reati di pedofilia e prostituzione minorile, si è intervenuti in altri correlati settori dell’ordinamento penale, rafforzando la disciplina di tutela nei confronti di soggetti “deboli” – non necessariamente minori – contro le aggressioni altrui: emblematico è l’intervento ampliativo dell’ambito di operatività del reato di maltrattamenti anche ai rapporti di “convivenza” non ricomprendibili nella tradizionale nozione di famiglia.

    Tra i nuovi fatti reato introdotti dalla legge di ratifica, una innovativa fattispecie incriminatrice delle condotte di istigazione a delinquere. Con il nuovo articolo 414 bis del c.p. sono previste e punite l’istigazione e l’apologia delle pratiche di pedofilia e di pedopornografia.

    Atra importante novità: la modifica dell’art.572 del c.p. laddove, il reato di maltrattamenti è esteso anche ai fatti commessi in danno del “convivente”. Si prefigura così , normativamente, lo spazio per una tutela della “famiglia di fatto”, in linea peraltro con un percorso interpretativo che già da tempo è stato intrapreso dal giurisprudenza della Cassazione. “Famiglia” da intendersi quale consorzio di persone tra le quali, per strette relazioni e consuetudini di vita, siano sorti rapporti di assistenza e solidarietà per un apprezzabile periodo di tempo, ricomprendendo questa nozione anche la “famiglia di fatto”. Ne deriva che oramai, l’oggetto della tutela rappresentata dall’art.572 del c.p. non è (solo) l’interesse dello Stato a salvaguardare la famiglia, intesa in senso lato, ma è anche, più specificamente, l’interesse del soggetto passivo al rispetto della sua personalità nello svolgimento dei rapporti – familiari, ma non solo – che lo legano – affettivamente, ma non solo – con altra persona con la quale ha instaurato un rapporto stabile di convivenza/frequentazione, dalla quale può e deve pretendere rispetto assoluto verso condotte ( consistenti in aggressioni fisiche o vessazioni o manifestazioni di disprezzo) che risultino “abitualmente” lesive della proprio integrità fisica e/o morale.

    Ancora l’art.572 c.p. al comma 2 è stato oggetto di modifica con l’introduzione di una ipotesi aggravata di maltrattamenti per il caso in cui il fatto sia commesso in danno di persona minore degli anni quattordici.
    Una ulteriore modifica ha incluso il reato di maltrattamenti, seguito dalla morte della vittima, tra i reati che comportano la pena dell’ergastolo in caso di omicidio.

    Di rilievo l’intervento sul trattamento sanzionatorio riservato alle pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili (art.583 bis c.p.)

    Altre ancora sono le novità introdotte dalla Legge 172/2012 in materia di prescrizione, di confisca, di applicazione di circostanze attenuanti e di pene accessorie relativamente ai delitti contro la libertà personale e tutto ciò in un quadro di cooperazione internazionale con la piena consapevolezza dei Paesi sottoscrittori della Convenzione di Lanzerote, del fatto che “ogni bambino ha diritto, da parte della propria famiglia, della società e dello Stato alle misure di protezione richieste dalla sua condizione di minore”.
    (Avv.Sabina Schifano)

  • Don Mario Francioni condannato ad un anno di reclusione. Pena sospesa

    Don Mario Francioni condannato ad un anno di reclusione. Pena sospesa

    Montefano. Don Mario Francioni è stato condannato a un anno di reclusione, con la sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha così confermato la condanna in appello ricevuta dall’ex parroco di Montefano, accusato di aver avuto rapporti sessuali con una prostituta marocchina che all’epoca dei fatti aveva meno di 16 anni.

    I suo avvocati,Nascimbeni e Magnartelli, erano riusciti a dimostrare che nel 2005, anno in cui sarebbe avvenuto il rapporto sessuale, la baby squillo era già maggiorenne, per cui il sacerdote venne in primo grado assolto.

    La sentenza, però, venne impugnata dall’accusa e il caso finì in Corte d’Appello dove venne riconosciuta la colpevolezza di don Mario Francioni. Ieri l’ultimo grado di giudizio.

  • Molestò bimba di 7 anni Prete di Arese condannato

    Molestò bimba di 7 anni Prete di Arese condannato

    di Roberta Rampini

    Arese, 27 settembre 2012 – Condanna confermata. Beneficio della condizionale incluso. Anche i giudici della prima sezione della Corte d’Appello di Milano hanno ritenuto don Marco Redaelli, prete salesiano di Arese ormai ottantenne, responsabile di violenza sessuale ai danni di una bambina che all’epoca dei fatti aveva sette anni. Martedì pomeriggio nel processo d’appello è stata confermata la condanna a due anni e mezzo di carcere per il religioso. L’arriga di due ore dell’avvocato Mario Zanchetti, legale del sacerdote che negli ultimi anni si è occupato di una quindicina di casi di religiosi accusati di pedofilia, non ha convinto i giudici dell’innocenza del sacerdote.

    Contro la sentenza, che è in linea con le richieste del procuratore generale Daniela Meliota, non è escluso che il difensore del sacerdote faccia ricorso anche in Cassazione. I fatti risalgono al 24 settembre 2007, quando don Marco aveva attirato la piccola nel proprio ufficio nella parrocchia dei santi Pietro e Paolo, con la promessa di darle delle caramelle. Rimasto solo con lei, l’avrebbe molestata, costringendola a subire atti sessuali, «non particolarmente invasivi».

    La bimba aveva raccontato quanto successo alla nonna, che ne aveva a sua volta parlato al padre, facendo scattare la denuncia. «È stata fatta giustizia – commenta Giacomo C., padre della bambina che oggi ha 12 anni – anche se abbiamo dovuto assistere ancora una volta a una vergognosa arringa dell’avvocato difensore, che anziché smontare l’impianto accusatorio, basato soprattutto sulle testimonianze di mia figlia, ha cercato di screditare la mia figura, dicendo che mi ero inventato tutto per estorcere denaro».

    A convincere i giudici della colpevolezza del sacerdote sono state le dichiarazioni della bambina fatte in sede di incidente probatorio e ritenute credibili da periti e psicologi. La bambina aveva raccontato che «don Marco era sempre stato bravo con lei, ma quel giorno aveva fatto una cosa brutta». Lui, in primo grado, in lacrime aveva negato le accuse. Di fatto, don Marco non finirà in carcere, ma il collegio lo ha trasferito altrove, interdetto dagli uffici di tutela e curatela e gli ha posto il divieto di assumere incarichi nelle scuole e in altre strutture frequentate da minori.

    di Roberta Rampini

    http://www.ilgiorno.it/rho/cronaca/2012/09/27/778127-arese-rho-prete-pedofilo-condannato.shtml

  • Condanna per abusi su una chirichetta: Don Luciano pensa al ricorso alla Corte di Strasburgo

    Condanna per abusi su una chirichetta: Don Luciano pensa al ricorso alla Corte di Strasburgo

    Venerdì 14 settembre 2012
    Alassio. Un ricorso alla Corte Europea di Strasburgo. E’ quello a cui sta pensando Don Luciano Massaferro, il sacerdote alassino attualmente in carcere dopo la condanna in terzo grado per l’accusa di abusi sessuali nei confronti di una sua parrocchiana undicenne. A far intendere che quella del ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo è un’ipotesi allo studio è lo stesso parroco attraverso una delle lettere scritte ai suoi fedeli.
    Nelle tre pagine della lettera numero 33, scritta dal carcere di La Spezia il 20 agosto scorso, Don Luciano afferma: “In attesa del pronunciamento europeo sulla mia vicenda[…]“. Parole che lasciano spazio a pochi dubbi sulle intenzioni del parroco alassino che, dopo essersi visto respingere ben due ricorsi, dalla Corte d’Appello di Genova prima, dalla Cassazione poi, adesso sembra deciso a presentare un nuovo ricorso.

    14.09.2012
    Su questa possibilità però uno dei difensori di Don Luciano, l’avvocato Alessandro Chirivì, non si sbilancia: “Posso confermare che è un’ipotesi allo studio e che ne abbiamo parlato. Al momento però non c’è ancora nulla di ufficiale. Anche perché prima di procedere con un eventuale ricorso alla Corte di Strasburgo occorre aspettare di leggere le motivazioni della Cassazione”. Una sentenza, quella del terzo grado, che è attesa per la fine del mese di settembre e l’inizio di ottobre. Prima di quel momento quindi l’idea di un appello al tribunale che tutela i diritti dell’uomo non può che restare astratta.
    “Lette le motivazioni bisognerà vedere se c’è il margine per presentare un nuovo ricorso” puntualizza l’avvocato Chirivì. Se il caso del sacerdote alassino arrivasse a Strasburgo i tempi del nuovo processo non sarebbero brevissimi: si parla di almeno sei-sette mesi prima che possa essere analizzato dalla Corte. Tempistiche che, anche in caso di un pronunciamento favorevole, non servirebbero a Don Lu per diminuire il suo periodo di detenzione in carcere. Salvo sorprese infatti il parroco avrà la possibilità di lasciare la cella, grazie all’affidamento in prova, già ad agosto prossimo.
    Se deciderà di rivolgersi alla Corte di Strasburgo quindi è probabile che Don Luciano lo faccia principalmente con l’intenzione di dimostrare la sua innocenza. Fin dal principio infatti il parroco ha respinto tutte le accuse che gli venivano contestate dalla Procura. Anche nella sua ultima lettera, in diversi passaggi, il sacerdote ribadisce questo concetto definendo il suo caso una “incomprensibile vicenda giudiziaria” e affermando che “ormai, come si suol dire, anche le pietre hanno recepito la mia totale estraneità ai fatti che mi vengono addebitati”. “Come si può – si legge in un altro passaggio – condannare un cittadino, estromettendolo totalmente dal confronto con l’accusa, obbligandolo ad accettare un verdetto scritto ben prima che inizi il processo in aula?”.

  • La Cassazione conferma la condanna per don Luciano

    La Cassazione conferma la condanna per don Luciano

    20.07.2012 –
    Per i giudici il prete ha molestato la sua chierichetta di 11 anni
    angelo fresia

    La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sette anni e otto mesi di reclusione per don Luciano Massaferro, il parroco di Alassio arrestato nel dicembre 2009 con l’accusa di avere molestato sessualmente una chierichetta di undici anni.

    Il verdetto della suprema corte é stato annunciato dai giudici poco prima delle 15. Il prete alassino ha atteso la sentenza nella sua casa alassina, dove è rinchiuso agli arresti domiciliari. A nulla è valso neppure l’intervento in extremis in suo aiuto dell’avvocato Franco Coppi, difensore in passato di Giulio Andreotti. Appena la condanna diventerà esecutiva, il sacerdote sarà trasferito in carcere.

  • la difesa di don Massaferro affidata all’avvocato che difese Giulio Andreotti.

    la difesa di don Massaferro affidata all’avvocato che difese Giulio Andreotti.

     

    E’ prevista per venerdì la decisione della sezione penale della Cassazione sul ricorso presentato dai legali di Don Luciano Massaferro, imputato già condannato in primo grado per molestie ed abusi su una adolescente di 12 anni, il quale avrebbe affidato la sua difesa nientemeno che all’avvocato Franco Coppi.
    Coppi fu il legale di Andreotti nei processi per mafia.
    Mi sorgono spontanee alcune domande: chi pagherà la parcella di questo avvocato? E se sarà la diocesi a pagare, da dove arriveranno questi soldi?
    Questa è purtroppo un’umiliazione per le vittime di preti pedofili, che oltre ad aver subito gli abusi vengono emarginate dalla società, soprattutto da quella cattolica che invece di dimostrare quell’amore e quel pentimento che tanto predica, troppo spesso invece le perseguita per aver denunciato. Pochissimi i casi in cui le vittime vengono risarcite o sostenute nelle terapie, mentre molti, troppi i casi dove il carnefice invece viene sostenuto anche economicamente.

    Deve essere ben disperata la diocesi per doversi affidare a un legale di questo calibro!

    http://www.savonanews.it/2012/07/20/leggi-notizia/argomenti/cronaca-2/articolo/zanardi-la-difesa-di-don-massaferro-affidata-allavvocato-che-difese-giulio-andreotti.html

  • Abusi su ragazzina a Pietra Ligure, don Fusta prosciolto: ricorso in Cassazione

    Abusi su ragazzina a Pietra Ligure, don Fusta prosciolto: ricorso in Cassazione

    Savona. Il sostituto procuratore di Savona Giovanni Battista Ferro fatto ricorso in Cassazione contro il proscioglimento di don Fusta dall’accusa di favoreggiamento nell’ambito dell’inchiesta su un presunto caso di pedofilia a Pietra Ligure, che vede un loanese P.P., 60enne, rinviato a giudizio per le molestie su una bambina di 10 anni.

    Per la Procura di Savona resta valido l’impianto accusatorio a carico del prete, contestando quindi la decisione del Gup del Tribunale di Savona che aveva emesso una sentenza di non luogo a procedere “perché il fatto non sussiste”. Don Fusta si è sempre difeso dicendo che l’uomo accusato delle molestie non ha mai frequentato la parrocchia di San Nicolò, dimostrando nel corso dell’udienza preliminare di essere estraneo alla conoscenza della vicenda. Non così per gli organi inquirenti, che ritengono don Fusta responsabile di aver coperto i fatti, avvenuti nel 2006, consigliando alla madre della bambina di non fare denuncia.

    Ora spetterà alla Suprema Corte decidere se riaprire o meno il caso giudiziario del prete pietrese. Intanto l’inizio del processo a carico del sessantenne loanese è stato fissato per il 6 febbraio prossimo. L’uomo, assistito dagli avvocati Nazareno Siccardi e Roberta Gabei, continua a respingere le accuse a suo carico.

    http://www.ivg.it/2012/07/abusi-su-ragazzina-a-pietra-ligure-don-fusta-prosciolto-ricorso-in-cassazione/