Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Catanzaro

  • Lamezia Terme, insegnante di religione accusato di pedofilia condannato a 6 anni

    Lamezia Terme, insegnante di religione accusato di pedofilia condannato a 6 anni

    LAMEZIA TERME – Sei anni di carcere. Questa la condanna inflitta a un insegnante di religione, Pietro P., 65 anni, accusato di pedofilia, per avere consumato alcuni episodi di molestie sessuali nei confronti di alcune bambine minorenni di una scuola dell’infanzia.

    La sentenza è stata emessa al termine del processo celebratosi con il rito abbreviato davanti al giudice dell’udienza preliminari Luana Loscanna che ha accolto le richieste dei pubblico ministero Emanuela Costa e Giuseppe Falcone, rigettando però le richieste delle parti civili, rappresentate dall’avvocato Giampaolo Russo, che avevano chiesto una provvisionale di 100 mila euro.

    L’imputato, difeso dagli avvocati Francesco Gambardella e Ramona Gualtieri, era finito un anno fa prima in carcere e poi agli arresti domiciliari.

    Era stata la madre di una bimba di 5 anni anni a denunciare al commissariato di Lamezia, il 19 aprile 2019, gli atteggiamenti dell’insegnante nei confronti della figlia.

    Dichiarazioni che erano confermate da altre madri che, sentite a sommarie informazioni, avevano dichiarato di aver appreso fatti simili dalle rispettive figlie, anche loro frequentanti la stessa scuola.

    La Polizia di Stato, dopo le denunce, ha raccolto altri elementi anche tramite le immagini delle telecamere di videosorveglianza installata all’interno della scuola. Immagini che avrebbero permesso di accertare le responsabilità dell’insegnante.

    Lamezia Terme, insegnante di religione accusato di pedofilia condannato a 6 anni

  • Prete avrebbe abusato di minore, vittima e famiglia costretti a fuga: arrivarono in città

    Prete avrebbe abusato di minore, vittima e famiglia costretti a fuga: arrivarono in città

    Crotone. Non solo il rapporto sessuale consumato con un minorenne, all’epoca dei fatti appena sedicenne, ma anche pesanti minacce e presunti emissari mandati a caccia della famiglia del giovane, dopo aver saputo di un video. Nei primi giorni di marzo, il gup del tribunale di Catanzaro ha disposto il rinvio a giudizio di un sacerdote cinquantaseienne di Cirò Marina, nel crotonese. Avrebbe abusato del ragazzo, che soffre di un lieve ritardo mentale, e dopo aver scoperto che il rapporto orale era stato registrato in un video, si sarebbe spinto fino a pesanti minacce. La famiglia del sedicenne, da quel momento in poi anche per evitare di essere presa di mira, iniziò a spostarsi in altre regioni, arrivando pure a Gela. Uno dei presunti uomini di fiducia del sacerdote, dopo aver seguito il sedicenne, gli avrebbe puntato una pistola in bocca.

    Il compagno della madre sarebbe stato picchiato, sempre come forma di ritorsione. Secondo gli investigatori, per adescare inizialmente la vittima, il sacerdote gli avrebbe offerto denaro, vestiti e uno smartphone. Fatti che dovranno essere provati a processo.

    https://www.quotidianodigela.it/prete-avrebbe-abusato-minore-vittima-e-famiglia-costretti-a-fuga-arrivarono-in-citta/?fbclid=IwAR2RbKp-gkkShEoV9mBo6ljN1UkVFZX5vlCp21v4ATj_1-fOp6ZF7VptsKw

  • Cirò Marina, don Giovanni Marino a processo: “Violentò e fece prostituire un ragazzino”

    Cirò Marina, don Giovanni Marino a processo: “Violentò e fece prostituire un ragazzino”

    Don Giovanni Marino, ex parroco di Cirò Marina (Crotone), è stato rinviato a giudizio con l’accusa di prostituzione minorile, tentata estorsione, rapina e violenza privata. Secondo i magistrati, il prete avrebbe costretto un ragazzino di 16 anni, con un ritardo cognitivo, a prostituirsi. Poi, temendo di essere scoperto, ha fatto minacciare di morte sia l’adolescente che la sua famiglia tanto da costringerli a lasciare la Calabria.

    Don Giovanni Marino andrà a processo con l’accusa di prostituzione minorile, tentata estorsione, rapina e violenza privata. Il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Catanzaro, Antonio Battaglia, ha chiesto il rinvio a giudizio del sacerdote di 56 anni, all’epoca dei fatti parroco della chiesa di Sant’Antonio di Padova a Cirò Marina, cittadina in provincia di Crotone. Il Gup ha anche riconosciuto l’aggravante di aver commesso il fatto su un minorenne affetto da un lieve ritardo mentale e nella qualità di ministro di culto. Secondo i magistrati, infatti, don Giovanni avrebbe costretto un ragazzino di 16 anni, con un leggero ritardo cognitivo, a prostituirsi. Non solo, per non essere scoperto avrebbe prima cercato di comprare con del denaro il silenzio dell’adolescente e poi fatto minacciare di morte la vittima e la sua famiglia tanto da costringerli a lasciare la Calabria.

    I presunti abusi sessuali risalgono a maggio 2013 e sarebbero avvenuti all’interno dei locali destinati all’alloggio dei sacerdoti. Stando all’ipotesi accusatoria, il prete avrebbe approfittato dello stato di povertà del 16enne per costringerlo a un rapporto orale in cambio vestiti, denaro e un telefono cellulare. Don Giovanni, però, non sapeva che il ragazzino avrebbe utilizzato proprio quel telefono per registrare i loro incontri sessuali. Per il sacerdote, quindi, quel filmato era una prova da eliminare a tutti i costi. Secondo la procura, Padre Marino in due occasioni ha offerto alla vittima del denaro per rientrare in possesso del video che lo incastrava. Prima cinquecento e poi settemila euro, le somme con cui il prete avrebbe tentato di far scomparire le immagini che lo vedevano consumare un rapporto sessuale con il minorenne.

    Di fronte al rifiuto dell’adolescente di consegnare il video, il sacerdote sarebbe passato prima alle minacce verbali e poi anche a quelle fisiche. Su mandato di don Marino, continua l’accusa dei magistrati di Catanzaro, una persona con il volto travisato da un casco di motociclista avrebbe puntato una pistola in bocca al ragazzino minacciandolo di morte. Quest’uomo, ancora ignoto, dopo aver afferrato il cellulare dalla tasca della vittima, lo ha buttato violentemente a terra, pensando così di eliminare anche il file video. Inutilmente però, perché il 16enne aveva salvato in precedenza il filmato nella memoria del telefono. Don Giovanni Marino dovrà rispondere anche di violenza privata perché avrebbe assoldato alcune persone che, secondo la procura, hanno picchiato il compagno della madre del ragazzino per costringerlo a consegnarli il cellulare. Dopo l’aggressione avvenuta in casa del 16enne, l’intera famiglia ha deciso di allontanarsi da Cirò Marina, fuggendo prima a Napoli, poi a Gela, ad Isola Capo Rizzuto e a Roma. La prima udienza del processo a don Giovanni è prevista per il prossimo 9 settembre davanti ai giudici del Tribunale collegiale di Catanzaro.

    https://www.fanpage.it/attualita/ciro-marina-don-giovanni-marino-a-processo-violento-e-fece-prostituire-un-ragazzino/

  • Minaccia di morte una 16enne e la costringe a prostituirsi, prete a giudizio

    Minaccia di morte una 16enne e la costringe a prostituirsi, prete a giudizio

    E’ stato il gup del Tribunale di Catanzaro a mandare a processo il sacerdote, incastrato da un video salvato nel cellulare della minorenne

    Minacciata di morte, costretta a prostituirsi dal sacerdote della sua parrocchia e a lasciare casa insieme alla sua famiglia per evitare le pesanti ritorsioni da parte degli emissari inviati dal prete. Il gup, del Tribunale di Catanzaro Antonio Battaglia ha rinviato a giudizio don Giovanni Marino, 56 anni, parroco della chiesa di Sant’Antonio di Padova, di Cirò Marina, nel Crotonese, accusato di prostituzione minorile, tentata estorsione, rapina e violenza privata. I fatti, contestati dal sostituto procuratore Corrado Cubellotti, risalgono al mese di maggio 2013.  Il parroco avrebbe approfittato dello stato di povertà della fedele, all’epoca dei fatti 16enne, per costringerla a un rapporto orale all’interno dei locali destinati all’alloggio dei sacerdoti, dandole in cambio vestiti, denaro e un telefono cellulare, con l’aggravante di aver commesso il fatto su una minorenne con lieve ritardo mentale e nella qualità di ministro di culto.

    La prova da eliminare e gli emissari del sacerdote. Quei momenti di intimità imposti erano stati “immortalati” nel cellulare della minorenne, una prova da eliminare per evitare guai ed è per questo, che il sacerdote, secondo la Procura, ha tentato due volte di offrire alla vittima una somma di danaro di diverso importo, di cinquecento e di settemila euro per entrare in possesso di quel video che lo vedeva protagonista del rapporto sessuale orale consumato con la minorenne. Prima le minacce verbali “te la farò pagare”, poi il sacerdote avrebbe inviato persone allo stato ignote per percuotere brutalmente il compagno della madre della vittima e costringerlo invano a consegnarli il cellulare della adolescente.

    La pistola puntata in bocca alla ragazzina.  Su mandato di don Marino, una persona non identificata con il volto travisato da un casco di motociclista, secondo le ipotesi di accusa, avrebbe puntato in bocca una pistola alla sedicenne e minacciandola di morte sarebbe riuscito ad afferrare il cellulare dalla tasca della vittima, buttandolo a terra, pensando così di distruggere anche il file video, ma il filmato era comunque salvo: la minorenne  l’aveva precedentemente salvato sulla memory card. Il sacerdote risponde anche di violenza privata, perché  n qualità di mandante, in concorso con persone allo stato ignote, avrebbe inviato i propri emissari non identificati in casa della vittima, costringendo l’intero nucleo familiare ad allontanarsi da Cirò Marina, fuggendo prima  a Napoli, poi a Gela, ad Isola Capo Rizzuto e a Roma. Il processo per l’imputato, codifeso dai legali Salvatore Staiano e Lucio Cavallone, inizierà il prossimo 9 settembre, davanti ai giudici del Tribunale collegiale di Catanzaro.

    https://www.zoom24.it/2020/03/03/minaccia-di-morte-una-16enne-e-la-costringe-a-prostituirsi-prete-a-giudizio/?fbclid=IwAR0VZtxI3QipXsAFxMorzdr_nntNToBNwcI4m5pqjJarSdlibfQgdS9Lj38

  • Sacerdote in manette per prostituzione di minori, sconterà 2 anni e 4 mesi

    Sacerdote in manette per prostituzione di minori, sconterà 2 anni e 4 mesi

    VIBO VALENTIA – Il personale della Squadra mobile di Vibo Valentia ha arrestato, in esecuzione ad un ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Catanzaro, l’ex parroco di Zungri, Felice La Rosa, sospeso a divinis nel 2016 e condannato con sentenza definitiva a 2 anni e 4 mesi di reclusione per induzione alla prostituzione minorile. Il reato è emerso nell’ambito dell’operazione denominata “Settimo Cerchio“, conclusasi nel mese di novembre 2016.

    L’inchiesta della Squadra Mobile vibonese  ha permesso di fare luce su un giro di prostituzione minorile e corruzione di minore aggravata. Le contestazioni coprono un arco temporale che va dal gennaio al febbraio 2016, con specifici episodi di corruzione di minore e prostituzione minorile che sarebbero avvenuti a Zungri, Briatico, Mileto e Vibo. Il parroco e un pensionato, secondo l’accusa, avrebbero avuto rapporti sessuali con minorenni – reclutati da un bulgaro – dietro pagamento di 50 euro a prestazione. Venti euro sarebbero state trattenute dal bulgaro e 30 dal ragazzo minorenne. 

    L’ordine di esecuzione per la carcerazione è stato disposto a fronte di un residuo di pena da scontare corrispondente a un anno e un mese. Le indagini erano partite dalle investigazioni avviate dopo un omicidio avvenuto a Vibo Valentia. Nel corso di alcune intercettazioni telefoniche nei confronti di persone ritenute vicine alla vittima era emerso che un coimputato del sacerdote avrebbe proposto a lui e ad altri prestazioni sessuali da parte di un ragazzino straniero chiedendo in cambio del denaro. Dalle intercettazioni è emerso che il sacerdote aveva accettato la proposta. Felice La Rosa è stato associato al carcere di Vibo Valentia.

    https://www.quicosenza.it/news/calabria/313903-sacerdote-in-manette-per-prostituzione-di-minori-scontera-2-anni-e-4-mesi

  • Prostituzione minorile in Calabria, condannato parroco

    Prostituzione minorile in Calabria, condannato parroco

    VIBO VALENTIA – E’ stata confermata dalla Corte d’Appello di Catanzaro la condanna a due anni e quattro mesi di reclusione per l’ex parroco di Zungri don Felice La Rosa. Le indagini sono partite dall’omicidio del 45enne Francesco Fiorillo barista di Piscopio ucciso a colpi di pistola nel dicembre del 2015 mentre si trovava a bordo della propria Fiat Uno nei pressi di un terreno di sua proprietà. Gli investigatori nel risalire al movente del delitto hanno ricostruito un business di prostituzione minorile in cui risultavano coinvolti il prete, un pensionato di Zungri Francesco Pugliese di 65 anni (2 anni e 8 mesi di reclusione) e un 29enne bulgaro Miroslaev Iliev (5 anni e 6 mesi di reclusione). Quest’ultimo sembrerebbe si occupasse di adescare minori che potessero soddisfare le esigenze sessuali dei due pedofili incassando 50 euro a prestazione di cui 30 venivano corrisposte alla vittima di turno. I rapporti sono stati consumati tra Zungri, Briatico, Mileto e Vibo Valentia. I tre sono stati ieri condannati dal presidente della Corte d’Appello di Catanzaro Giancarlo Bianchi per corruzione di minore aggravata e prostituzione minorile. Insieme a loro, in primo grado, erano stati condannati Mariano Mamone 55enne di Parghelia e Luciano Restuccia 53enne di San Calogero domiciliato a Mileto. Nel corso delle perquisizioni a carico del prete sono stati ritrovati ben 132 immagini salvate sul suo cellulare che ritraevano bambini costretti a rapporti sessuali omosessuali. 

    www.quicosenza.it/news/calabria/236827-prostituzione-minorile-in-calabria-condannato-parroco

  • Prostituzione minorile nel Vibonese, quattro richieste di rinvio a giudizio

    Prostituzione minorile nel Vibonese, quattro richieste di rinvio a giudizio

    Richiesta di rinvio a giudizio del pm della Procura di Catanzaro, Debora Rizza, nei confronti di quattro indagati, tutti del Vibonese, coinvolti in un’inchiesta della Squadra Mobile di Vibo Valentia. Dinanzi al gup, Antonio Battaglia, il 29 giugno prossimo dovranno comparire: don Felice La Rosa, 43 anni, di Calimera (frazione di San Calogero), ex parroco di Zungri (difeso dall’avvocato Francesco Stilo); Miroslaev Iliev, 30 anni, di nazionalità bulgara, residente a Vibo (già condannato a 5 anni e 6 mesi nell’operazione “Settimo Cerchio”) ed attualmente detenuto (avvocato Antonino Crudo); Mariano Mamone, 55 anni, di Parghelia (avvocati Mario Bagnato e Michele Colace); Luciano Restuccia, 53 anni, nativo di San Calogero ma domiciliato a Mileto (avvocato Michele Pagnotta). Per don Felice La Rosa – che nel febbraio scorso ha lasciato gli arresti domiciliari ed è ritornato in libertà – la nuova accusa è quella di detenzione di materiale pedopornografico in ingente quantità, realizzato utilizzando minori di 18 anni. Sul suo telefonino, sequestrato il 16 novembre 2016, gli investigatori hanno infatti trovato 132 immagini pedopornografiche. Il 25 settembre scorso, don Felice La Rosa è stato condannato a 2 anni e 4 mesi al termine dell’operazione denominata “Settimo Cerchio” condotta dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia. Il parroco ed il pensionato Francesco Pugliese, 65 anni, di Zungri (condannato a 2 anni e 8 mesi) secondo l’accusa avrebbero avuto rapporti sessuali con minorenni – reclutati dal bulgaro Miroslaev Iliev – dietro pagamento di 50 euro a prestazione. Venti euro sarebbero state trattenute dal bulgaro e 30 dal ragazzo minorenne.  La nuova inchiesta vede quindi ora indagato ancora Miroslaev Iliev con l’accusa di prostituzione minorile aggravata per aver reclutato, favorito, sfruttato ed organizzato la prostituzione di un 16enne dietro la corresponsione di somme di denaro o altra utilità. Con tali condotte avrebbe avviato il ragazzo minorenne al meretricio consentendo a Mariano Mamone di consumare con il minore rapporti sessuali in cambio di denaro dai 25 sino a 50 euro. Le condotte sarebbero avvenute dall’estate del 2015 sino all’estate del 2016 a Zungri ed a Parghelia. Stessa accusa di aver compiuto atti sessuali con il medesimo ragazzo straniero minorenne, dietro somme di denaro sino a 50 euro, anche quella mossa dalla Procura di Catanzaro nei confronti di Luciano Restuccia. La contestazione riporta quale luogo di commissione Mileto, dall’ottobre del 2015 all’ottobre del 2016. Mariano Mamone è poi accusato di aver tentato di compiere atti sessuali su altri due ragazzi stranieri minorenni che però avrebbero opposto un rifiuto alle avances. I fatti al centro delle contestazioni si sarebbero verificati a Zungri nei mesi di giugno e settembre del 2016. 

    https://www.ilvibonese.it/cronaca/11085-prostituzione-minorile-vibonese-mileto-parroco-zungri

  • “Io, vittima di prete pedofilo, in sciopero della fame. Voglio incontrare Papa Francesco”

    “Io, vittima di prete pedofilo, in sciopero della fame. Voglio incontrare Papa Francesco”

    Ha raccontato di essere stato vittima di abusi terribili all’età di 13 anni da parte di don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli (Napoli) che in tutti questi anni anche dopo la denuncia è rimasto ad esercitare il suo ministero in giro per l’Italia, anche a contatto con bambini e sotto falso nome, come Fanpage vi ha raccontato in un servizio.

    “Da oggi e a oltranza sono in sciopero in fame. Voglio essere ricevuto dal Papa, aspetto da troppo e continuerò finché  non avrò una data certa per l’incontro con Papa Francesco”. Diego Esposito (nome di fantasia), di cui Fanpage vi ha raccontato storia e sviluppi, da otto anni lotta per essere ascoltato. Ha raccontato di essere stato vittima di abusi terribili all’età di 13 anni da parte di don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli (Napoli)  che in tutti questi anni anche dopo la denuncia è rimasto ad esercitare il suo ministero in giro per l’Italia, anche a contatto con bambini e sotto falso nome, come Fanpage.it ha raccontato.

    Il suo caso è stato chiuso e riaperto due volte dalla Chiesa, nonostante elementi molto importanti come una testimonianza video nella quale don Silverio non nega gli abusi e una nuova testimonianza raccolta da Fanpage nella quale una vicina di casa racconta altre circostanze. In questo sciopero della fame Diego non è solo: si è aggiunto anche un altro ragazzo che ha denunciato abusi da parte di don Silverio, Giuseppe Scognamiglio (nome di fantasia anche questo) e una vittima di pedofilia di Catanzaro, insieme a a Rete L’abuso. La segreteria di Stato del Vaticano ha promesso da tempo un incontro a Diego, ma non si sa ancora quando avverrà.

    https://napoli.fanpage.it/io-vittima-di-un-prete-pedofilo-in-sciopero-della-fame-per-incontrare-papa-francesco/

  • #papaascoltadiego #iostocondiego PRIMO GIORNO di sciopero della fame

    #papaascoltadiego #iostocondiego PRIMO GIORNO di sciopero della fame

    Il gruppo delle “Mamme della Rete” cresce… iniziato in “quattro gatti”, ora raccoglie un discreto numero di persone che aumenta ogni giorno. Mamme, amici, anche “gente comune” che in qualche modo si è avvicinata a ReteL’ABUSO: come genitore di un figlio vittima di un prete pedofilo, come amici di vittime, come cittadini comuni che non ne possono più di leggere notizie che riguardano questo dolorosissimo tema, come cattolici indignati che non riescono più a stare zitti… queste sono ora le “Mamme della Rete”…

    Leggere che, ancora una volta, Diego Esposito inizia uno sciopero della fame, in attesa di avere una data per l’incontro con il Papa, ci ha profondamente colpiti, e desideriamo esprimere con dignità il nostro pensiero.

    Diego Esposito: nome di fantasia, nome dietro il quale c’è però un adulto reale, un uomo di poco più di quarant’anni che da otto anni chiede con insistenza e determinazione di essere ascoltato, chiede giustizia. Un uomo che all’età di 13 anni è stato abusato brutalmente e ripetutamente da quello che era il suo insegnante, un prete, don Silverio Mura. Reato ormai caduto in prescrizione: i tempi della consapevolezza per una vittima rispetto a quello che ha subìto sono spesso lunghissimi… dunque il prete è un libero cittadino… e la Chiesa? Inizialmente le notizie del processo canonico definivano insufficienti le prove per procedere, ora sembrerebbe che il Papa in persona avrebbe incaricato la Diocesi di Napoli di aprire di nuovo le indagini canoniche. Diego Esposito è stato ricevuto recentemente dal Card. Sepe, ma non ha ricevuto risposte esaurienti. Le mamme di Montù Beccaria, luogo in cui il sacerdote era stato inviato, sotto falso nome, proprio recentemente e ancora a contatto con i minori, facendo “come se niente fosse” delle denunce ripetute di Diego Esposito, hanno scritto al Card. Sepe e, anche loro, non considerano significative le risposte ricevute. Vi è anche un’altra vittima di don Silverio Mura: Giuseppe Scognamiglio, meno “visibile” di Diego ma altrettanto determinato a portare avanti questo desiderio di giustizia che è sempre fortissimo in tutte le vittime.

    Diego Esposito chiede di essere ricevuto dal Papa, di poter raccontare il suo disappunto in modo deciso rispetto al trattamento ricevuto dalla Diocesi in tutta la gestione della sua vicenda.

    Vi è una data per l’incontro? Per ora no: tante telefonate in Vaticano, tante promesse, tante attese… si inizia dunque lo sciopero della fame.

    Abbiamo ricevuto poco fa la notizia che allo sciopero della fame si aggiunge anche un’altra vittima di un prete pedofilo (A.R., deceduto): Michele Reggio di Catanzaro.

    Che dire? Non ci fermiamo qui. Il nostro sostegno a Diego e Giuseppe è pieno: come mamme, come cattolici, come cittadini indignati… con un pensiero anche a tutte le altre vittime …

    Noi ci siamo.

    Le “Mamme della Rete” e tanti altri amici [rl_gallery id="80740"]

  • Pedopornografia: chiuse indagini per prete ed altri tre

    Pedopornografia: chiuse indagini per prete ed altri tre

    La Procura della Repubblica di Catanzaro ha chiuso l’indagine preliminare nei confronti del sacerdote don Felice La Rosa, e di altre tre persone per possesso di materiale pedopornograco.
    L’ex parroco di Zungri è già stato condannato nel 2017 per prostituzione minorile. La nuova accusa si riferisce a a 132 immagini pedopornograche trovate sul suo telefonino sequestrato il 16 novembre 2016 nell’ambito dell’indagine “Settimo Cerchio” che portò in carcere il sacerdote ed altre due persone.

    .Oltre al prete 43enne di San Calogero, da poco tornato in libertà, sono indagati nella nuova inchiesta Miroslaev Iliev (30), bulgaro, residente a Vibo (già condannato a 5 anni e 6 mesi sempre nell’operazione “Settimo Cerchio”) ed attualmente detenuto; Mariano Mamone (55), di Parghelia e Luciano Restuccia (53), di San Calogero ma domiciliato a Mileto. Iliev è accusato di prostituzione minorile aggravata per aver reclutato, favorito, sfruttato ed organizzato la prostituzione di un 16enne dietro la corresponsione di somme di denaro.

    Con tali condotte, secondo l’accusa, avrebbe avviato il ragazzo alla prostituzione consentendo a Mamone di consumare con il minore rapporti sessuali in cambio di denaro dai 25 sino a 50 euro. I fatti sarebbero avvenuti dall’estate del 2015 sino all’estate del 2016 a Zungri ed a Parghelia. La stessa accusa è mossa anche a Restuccia. Mamone è poi accusato anche di aver tentato di compiere atti sessuali su altri due minorenni stranieri che però l’avrebbero respinto.

    http://www.gazzettadelsud.it/news/catanzaro-crotone-vibo-lamezia/282592/pedopornografia-chiuse-indagini-per-prete-ed-altri-tre.html