Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Catanzaro

  • Condannato per prostituzione minorile nel Vibonese, sacerdote torna in libertà

    Condannato per prostituzione minorile nel Vibonese, sacerdote torna in libertà

    E’ quanto disposto dal gup che ha accolto l’istanza presentata dalla difesa di don Felice La Rosa, l’ex parroco di Zungri, condannato a due anni e quattro mesi di reclusione

    Guadagna la libertà don Felice La Rosa, già parroco di Zungri, poi sospeso dal vescovo monsignor Luigi Renzo, “reduce” nel settembre scorso da una sentenza di condanna alla pena di due anni e quattro mesi per reati di prostituzione minorile. In accoglimento dell’istanza formulata dall’avvocato Francesco Stilo, unico difensore di La Rosa, il gup distrettuale di Catanzaro ha concesso i domiciliari all’ex parroco, che ora attende la celebrazione del processo di secondo grado.

    L’inchiesta. L’operazione, battezzata “Settimo Cerchio”, è scaturita da una serie di intercettazioni attuate nell’ambito delle indagini sull’omicidio del 45enne Francesco Fiorillo, con precedenti per reati connessi alla droga, avvenuto nel dicembre 2015 nei pressi della stazione ferroviaria di Vibo-Pizzo, i cui autori non sono stati identificati. Dalle conversazioni delle persone vicine alla vittima è incidentalmente affiorata la trattativa compromettente: il sacerdote e il pensionato avrebbero accettato di pagare 50 euro per le prestazioni sessuali del 15enne. La somma sarebbe quindi stata ripartita tra il minore e il bulgaro, nella misura di 20 euro per il ragazzo e 30 per l’intermediario. E l’indagine va comunque avanti perché altri minori sarebbero rimasti avvolti in una sordida trama sviluppatasi fra Briatico, Vibo Valentia e Mileto.

    http://www.zoom24.it/2018/02/09/prostituzione-minorile-vibonese-sacerdote-torna-libero-65266/

  • ‘Io abusato da ragazzino da un prete ora aiuto chi ha paura e vergogna a denunciare’

    ‘Io abusato da ragazzino da un prete ora aiuto chi ha paura e vergogna a denunciare’

    Michele Reggio racconta l’incubo di cui è stato vittima alla fine degli anni ’60

    Di Giulia Zampina

    Catanzaro fine anni ‘60. E’ un’altra città, una città in crescita in espansione. Una città che molti oggi rimpiangono. Come in ogni centro di provincia le parrocchie e gli oratori sono i punti di riferimento di un’intera società che cresce e si forma. Ma come in ogni città purtroppo il lupo cattivo ha le sembianze di chi non ti aspetti. E così Michele, allora undicenne, quel lupo lo incontra proprio in una parrocchia.

    Il racconto degli abusi Catanzaro 2017. Michele Reggio, oggi impiegato, ha deciso che è il momento di parlare. Sono passati moltissimi anni è vero, ma la rabbia per quegli abusi subiti non si è placata. Quei ricordi sono datati ma non si cancellano.

    “E’ successo tutto quando avevo tra i 9 e gli 11 anni. All’inizio non capivo perché dopo il catechismo tutti i bambini andavano a casa a giocare e io, con una scusa o con un’altra venivo trattenuto dal prete di quella parrocchia. Io mi ero fidato di lui, e continuavo a farlo anche quando mi rendevo conto che le cose che mi costringeva a subire non erano cose buone. Ogni pomeriggio tornavo a casa combattuto tra il desiderio di raccontare tutto a mamma e papà e la vergogna, la paura che non mi avrebbero creduto. I giorni passavano. Non potevo rifiutarmi di frequentare il catechismo perché a quei tempi i genitori non si potevano contraddire. Ma mi prese una strana mania. Quella di lavarmi in continuazione e con forza perché mi sentivo sporco. A quel tempo non sapevo per quale ragione esattamente, ma mi sentivo sporco. Ho pensato di essere sbagliato. Un giorno, all’improvviso, arrivammo in chiesa e quel prete non c’era più. Allontanato ci dissero, senza troppe spiegazioni, che per altro non potevamo chiedere. E di lui non si seppe più niente. Ma la ferita che ha lasciato nella mia vita è profonda”

    Attivista nella rete antibusi L’unico modo che Michele ha ora per trovare pace e liberarsi di quei mostri che hanno avvelenato una vita intera, condizionandola nelle scelte, avvelenandola nella quotidianità è quello di trasformare la sua rabbia. E così Michele diventa un attivista della Rete nazionale antiabusi, e da lì, dalla volontà di aiutare tante persone che ancora non hanno trovato il coraggio di denunciare, trae anche la forza per superare la disperazione.

    Il gruppo nazionale fatto di medici, avvocati, psicologi. E’ stato in quel momento che quella “mania di pulizia” ha trovato soddisfazione. “Ho sfogato la mia rabbia – dice Michele – e soprattutto l’ho indirizzata verso qualcosa di positivo, l’aiuto verso gli altri. “Io ero nato in una famiglia cattolica. Pensavo che la fede mi avrebbe sostenuto. Oggi posso dire che è andata scemando ma ho trovato la forza di far diventare la mia storia un aiuto per gli altri”.

    La pergamena restituita Michele Reggio ha recentemente ricevuto una pergamena dal Santo Padre con tanto di benedizione per la sua attività e per quella della Rete, che però ha rimandato indietro e non per una mancanza di rispetto nell’istituzione chiesa in generale o nel Papa ma perché Michele è fermamente convinto che la battaglia contro i preti pedofili, una battaglia che ha trovato un Pontefice impegnato in prima fila, debba partire dalle parrocchie, dal crollo di quei muri di omertà e paura che le vittime tendono a creare intorno a loro perché non trovano nessuno disposto ad aiutarli.. Michele continuerà la sua battaglia. Ora che la voce ha dato forma alle parole che per oltre 40 anni sono rimaste dentro Michele non ha nessuna intenzione di tacere. Per lui, che è uomo oggi, per quel bambino che è stato e per quel ragazzo che non è riuscito ad essere e per tutti i bambini che devono essere e rimanere bambini.

    http://www.catanzaroinforma.it/notizia104996/Io-abusato-da-ragazzino-da-un-prete-ora-aiuto-chi-ha-paura-e-vergogna-a-denunciare.html#

  • Preti pedofili a Brindisi: una lettera di 10 anni fa e decine di denunce rimaste nel cassetto

    Preti pedofili a Brindisi: una lettera di 10 anni fa e decine di denunce rimaste nel cassetto

    di Gianmarco Di Napoli per IL7 Magazine

    L’allarme era partito già dieci anni fa quando una lettera “firmata” inviata ad alcuni giornali locali, e partita evidentemente da ambienti ecclesiastici brindisini, segnalava una situazione anomala all’interno delle parrocchie locali: “Nella Diocesi di Brindisi-Ostuni, fino ai giorni nostri, superficialità, paure e ambiguità hanno potuto abbassare il livello di vigilanza nella selezione e causare l’affievolirsi della tensione formativa di candidati al sacerdozio che diventano preti e vengono nominati addirittura parroci, educatori in seminario e insegnanti di religione nelle scuole hanno influito in maniera determinante sulla sensibilità culturale e religiosa della nostra gente e sull’andamento del flusso vocazionale. Il popolo, dopo aver progressivamente subito ciò che gli è stato in modo indolore imposto, si è assuefatto facendo rientrare nella norma la figura del “prete celibe” come uomo piuttosto misogino o sessualmente indistinto o addirittura omofilo”.
    Quella lettera, che provocò all’epoca un grande scompiglio negli ambienti della Curia, ma solo per il fatto di essere stata diffusa e pubblicata, non portò alcun cambiamento sostanziale. Tanto che, dieci anni dopo, la Diocesi di Brindisi-Ostuni risulta essere quella a più alto tasso di pedofilia in Italia, con tre sacerdoti già condannati e una serie di ulteriori approfondimenti in corso da parte dell’autorità giudiziarie su altre vicende emerse nel frattempo.
    Cosa avrebbe potuto fare la chiesa brindisina per evitare questo tracollo, ma soprattutto tutelare l’innocenza di quei ragazzini la cui vita è stata segnata per sempre dagli abusi sessuali subiti? Molto. A partire dal seminario, le cui indicazioni fornite dagli educatori non sono state prese in considerazione dai vescovi, neanche quando i segnali emersi erano di inequivocabile incompatibilità con il sacerdozio per gravi devianze comportamentali. Del caso, clamoroso, di Caramia parliamo diffusamente in un’altra parte di questo giornale.
    Ma esiste la vicenda, anch’essa risalente ad alcuni anni fa e mai resa pubblica, di un adolescente che frequentava una parrocchia di Brindisi e che in più di una occasione era stato notato assumere atteggiamenti morbosi nei confronti dei bambini che frequentavano la chiesa e i corsi di catechismo. Quando il ragazzino, allontanato dalla parrocchia, decise di seguire un percorso autonomo per farsi prete, il parroco che ne aveva individuato gli atteggiamenti chiaramente equivoci scrisse per due volte all’allora arcivescovo, Rocco Talucci, per segnalare l’indole dell’aspirante prese e sconsigliarne l’ordinazione. Ma non servì a nulla. Il vescovo decise la sua ordinazione presbiterale. Il suo nome è comparso in recenti inchieste giudiziarie.
    Più volte, in questi anni, la Curia arcivescovile di Brindisi ha ricevuto segnalazioni – sia provenienti da ambienti religiosi che laici – di situazioni incompatibili con il ruolo di sacerdote così previsto dalla Chiesa cattolica. Ben due hanno riguardato un prete, presente nel presbiterio brindisino, effettuate (in tempi diversi) da donne il cui marito ha abbandonato la famiglia per una relazione sentimentale con il parroco. Una delle due vicende ha anche avuto un appendice giudiziale. Inutile dire che il sacerdote ha continuato regolarmente a svolgere il ministero sacerdotale. Un comportamento identico a quello adottato quando furono segnalate alla Curia le tendenze pedofile di don Giampiero Peschiulli e questi fu lasciato alla guida della parrocchia di Santa Lucia sino a quando non andarono a bussare da lui i carabinieri.
    Esiste poi un caso, gravissimo, di una minorenne che frequentava gli ambienti giovanili parrocchiali e che venne abusata da un educatore. Il caso, avvenuto diversi anni fa, non giunse mai nelle aule di giustizia, forse perché i tempi non erano maturi ma soprattutto perché la famiglia preferì non denunciare all’autorità giudiziaria, limitandosi a informare dell’accaduto quella clericale. L’educatore responsabile di quella violenza è rimasto impunito continuando a ricoprire i ruoli assegnati.
    Nell’armadietto più inaccessibile negli uffici della Curia, quello contenente i fascicoli di ogni singolo sacerdote e operatore religioso, esistono molte segnalazioni, alcune anche documentate, che però non hanno mai sortito alcun effetto. E’ stata sempre l’autorità giudiziaria a porre fine a ciò che quella religiosa non è mai riuscita ad arginare, nonostante spesso nel fosse a conoscenza.
    Dieci anni di silenzi e intrecci inquietanti che partono da quella lettera “firmata” e che arrivano alle connivenze tra don Caramia e l’ex veggente Paola Catanzaro. Ma questo è un altro, lunghissimo e ancora in parte oscuro, capitolo della storia.

  • Molestò studentessa sul bus, prete condannato

    Molestò studentessa sul bus, prete condannato

    La cassazione ha inflitto definitivamente un anno e due mesi di reclusione a don Giuseppe Esposito che a Rende perse la testa. Subito dopo aver tentato l’approccio fuggì ma venne incastrato dalla descrizione della ragazza
    di Giovanni Pastore

    È una piaga che ha sempre tormentato la chiesa. Una ferita sul costato che si riapre puntualmente dopo ogni denuncia. È lo scandalo più grave che da secoli imbarazza il mondo cattolico e che oggi preoccupa Papa Francesco attivamente impegnato a ripulire parrocchie e sacrestie dagli orrori nascosti del passato. La storia dei preti condannati per atti sessuali, violenze, abusi provoca dolore solo a immaginarla. La cronaca, però, è piena di casi che vengono quotidianamente ricostruiti in aule di Tribunali, condensati in carte e fascicoli processuali. I presbiteri “infedeli” scivolano nel peccato e non hanno più la forza di risollevarsi.

    Trame inspiegabili come quella rischiarata dal processo che si è chiuso proprio ieri con una sentenza denitiva pronunciata nei confronti di un sacerdote della diocesi di Rossano, don Giuseppe Esposito, cinquantaquattro anni, macchiati da quell’unico episodio. Un solo fatto per il quale la Cassazione lo ha condannato a un anno e due mesi, confermando la sentenza pronunciata qualche anno fa dal Tribunale di Cosenza e ribadita successivamente dalla Corte d’appello di Catanzaro.

    Una storia oscura che cominciò su un autobus universitario che stava spostandosi lungo la linea Arcavacata-Rende. Era pomeriggio, il pomeriggio dell’undici marzo del 2009. Su quel mezzo viaggiava anche una ragazza di poco maggiorenne, studentessa fuori sede, diretta a casa di un’amica, a Commenda per approfondire una lezione. Don Giuseppe era lì, sembrava assorto nei suoi pensieri, concentrato nella preghiera. Poi, però, qualcosa sarebbe accaduto nella sua testa. Si sarebbe alzato e lentamente avrebbe avvicinato la studentessa no a sorarla.

    Il prete avrebbe tentato di compiere atti di libidine sulla bella universitaria divenuta improvvisamente la fonte di una irresistibile attrazione fatale per il prete. L’avvocato Pasquale Naccarato, che si è sempre battuto nella difesa in dibattimento del sacerdote, era riuscito ad ottenere la derubricazione del reato inizialmente contestato di tentata violenza.

    La fede di don Giuseppe vacillò improvvisamente quel giorno, quando, spinto da pulsioni incontrollabili, avrebbe allungato le mani sulla studentessa, accarezzandola ripetutamente, stringendola contro un finestrino del bus fino a provocarle alcune abrasioni al volto. La ragazza si sarebbe liberata alla fermata del mezzo di trasporto quando «le porte si aprirono, mi girai e vidi la cerniera dei pantaloni abbassata e la cintura allentata». Subito dopo il maniaco sparì, allontanandosi in fretta, temendo d’essere riconosciuto. La poveretta, ancora sotto choc, corse dai carabinieri per denunciare l’aggressione.

    Ma don Giuseppe venne individuato dopo qualche settimana anche grazie alle precise indicazioni della ragazza che forse aveva capito che quel maniaco non era una persona qualunque ma portava le “insegne” dei ministri di Dio. Un particolare che spianò la strada all’inchiesta del pm Salvatore Di Maio. Nelle settimane successive, i carabinieri ricevettero anche una lettera anonima che faceva riferimento proprio al caso della ragazza molestata sul bus universitario. Poche righe dattiloscritte per chiedere perdono per quella “debolezza” e
    afdare «l’anima a Dio».

    E, ancora, l’autore dello scritto confessò di soffrire di una «grave forma di depressione che mi impedisce di svolgere le funzioni sacerdotali e quelle di docente». Don Giuseppe però non ha mai ammesso d’aver scritto quella lettera. Ieri, la condanna definitiva.

    http://www.gazzettadelsud.it/news/cosenza/262677/molesto-studentessa-sul-bus-prete-condannato.html?refresh_ce

  • Vibo Valentia, don Felice La Rosa condannato per prostituzione minorile

    Vibo Valentia, don Felice La Rosa condannato per prostituzione minorile

    Don Felice La Rosa, ex parroco di Zungrì, in provincia di Vibo Valentia, è stato condannato per prostituzione minorile. La sentenza del processo di primo grado, celebrato con il rito abbreviato, è stata emessa dal gup del tribunale di Catanzaro che ha inflitto due anni e quattro mesi di carcere al sacerdote, che era stato arrestato nel novembre dello scorso anno. Il prete era stato coinvolto in un’inchiesta insieme a un cittadino bulgaro, Miroslaev Ilievm, che è stato invece condannato a cinque anni e sei mesi, e a un pensionato, Francesco Pugliese, che è stato condannato a due anni e otto mesi. Quali pene accessorie, don La Rosa e Pugliese sono stati interdetti in perpetuo da qualsiasi ufficio attinente la tutela e la curatela e da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o strutture pubbliche o private frequentate da minori.

    Il giro di prostituzione minorile – Le indagini erano partite da una serie di intercettazioni eseguite dalla squadra mobile di Vibo Valentia che nel 2015 stava indagando sull’omicidio di Francesco Fiorillo. Ascoltando alcune conversazioni, la polizia si è imbattuta in un discorso in cui il sacerdote e il pensionato avrebbero accettato di pagare 50 euro per le prestazioni sessuali di un minorenne reclutato dal cittadino bulgaro. Per l’intermediazione questo poi avrebbe intascato gran parte delle somme pagate dal sacerdote e dall’altro uomo. Durante le indagini gli inquirenti hanno poi scoperto che altri minori sarebbero stati coinvolti nel giro di prostituzione che si è consumato tra Zungri, Briatico, Mileto e Vibo.

    continua su: http://www.fanpage.it/vibo-valentia-don-felice-la-rosa-condannato-per-prostituzione-minorile/

  • Prostituzione minorile nel Vibonese: condannato sacerdote

    Prostituzione minorile nel Vibonese: condannato sacerdote

    Arriva la sentenza per il procedimento penale nato dall’operazione denominata “Settimo Cerchio”. Al termine del rito abbreviato il gup del Tribunale di Catanzaro ha condannato: don Felice La Rosa, 41 anni, di Calimera, ex parroco di Zungri, alla pena di due anni e quattro mesi e 2.400 euro di multa; Francesco Pugliese, 64 anni, di Zungri, alla pena di 2 anni e 8 mesi, più 2.400 euro di multa; Miroslaev Iliev, cittadino bulgaro di 28 anni, alla pena di 5 anni e 6 mesi di reclusione e 18mila euro di multa. Quest’ultimo, difeso dall’avvocato Toni Crudo, è stato anche interdetto in perpetuo dai pubblici uffici.

    Quali pene accessorie, don Felice La Rosa (difeso dall’avvocato Francesco Sabatino) e Francesco Pugliese (assistito dall’avvocato Giuseppe Bagnato) sono stati interdetti in perpetuo da qualsiasi ufficio attinente la tutela e la curatela e da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o strutture pubbliche o private frequnetate abitualmente da minori.

     I tre condannati dovranno altresì risarcire le parti civili. Per La Rosa il pm aveva chiesto la condanna a 3 anni e 4 mesi, per Miroslaev 10 anni, mentre la richiesta per Pugliese ammontava a 4 anni.

    L’inchiesta della Squadra Mobile di Vibo Valentia  ha fatto luce su un giro di prostituzione minorile e corruzione di minore aggravata. Le contestazioni coprono un arco temporale che va dal gennaio al febbraio 2016, con specifici episodi di corruzione di minore e prostituzione minorile che sarebbero avvenuti a Zungri, Briatico, Mileto e Vibo. Il parroco ed il pensionato, secondo l’accusa avrebbero avuto rapporti sessuali con minorenni – reclutati dal bulgaro Miroslaev Iliev – dietro pagamento di 50 euro a prestazione. Venti euro sarebbero state trattenute dal bulgaro e 30 dal ragazzo minorenne.

    http://www.ilvibonese.it/cronaca/7835-prostituzione-minorile-vibonese-zungri-condannato-sacerdote-vibo

  • Prostituzione minorile, condannato a 2 anni ex parroco di Zungri

    Prostituzione minorile, condannato a 2 anni ex parroco di Zungri

    Arriva la sentenza per il procedimento penale nato dall’operazione denominata “Settimo Cerchio”. Al termine del rito abbreviato il gup del Tribunale di Catanzaro ha condannato: don Felice La Rosa, 41 anni, di Calimera, ex parroco di Zungri, alla pena di due anni e quattro mesi e 2.400 euro di multa; Francesco Pugliese, 64 anni, di Zungri, alla pena di 2 anni 8 8 mesi e 2.400 euro di multa; e Miroslaev Iliev, cittadino bulgaro di 28 anni, alla pena di 5 anni e 6 mesi di reclusione e 18mila euro di multa. Quest’ultimo, difeso dall’avvocato Toni Crudo, è stato anche interdetto in perpetuo dai pubblici uffici.

    Quali pene accessorie, don Felice La Rosa (difeso dall’avvocato Francesco Sabatino) e Francesco Pugliese (assistito dall’avvocato Giuseppe Bagnato) sono stati interdetti in perpetuo da qualsiasi ufficio attinente la tutela e la curatela e da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o strutture pubbliche o private frequnetate abitualmente da minori.

    I tre condannati dovranno altresì risarcire le parti civili. Per La Rosa il pm aveva chiesto la condanna a 3 anni e 4 mesi, per Miroslaev 10 anni, mentre la richiesta per Pugliese ammontava a 4 anni.

    L’inchiesta della Squadra Mobile di Vibo Valentia ha fatto luce su un giro di prostituzione minorile e corruzione di minore aggravata. Le contestazioni coprono un arco temporale che va dal gennaio al febbraio 2016, con specifici episodi di corruzione di minore e prostituzione minorile che sarebbero avvenuti a Zungri, Briatico, Mileto e Vibo. Il parroco ed il pensionato, secondo l’accusa avrebbero avuto rapporti sessuali con minorenni – reclutati dal bulgaro Miroslaev Iliev – dietro pagamento di 50 euro a prestazione. Venti euro sarebbero state trattenute dal bulgaro e 30 dal ragazzo minorenne.

  • Prostituzione minorile nel Vibonese: un difetto di notifica fa slittare il processo

    Prostituzione minorile nel Vibonese: un difetto di notifica fa slittare il processo

    Dinanzi al gup di Catanzaro si trovano don Felice La Rosa, ex parroco di Zungri, un pensionato ed un cittadino bulgaro

    CRONACA
    Un difetto di notifica del decreto di fissazione dell’udienza nei confronti degli imputati ha fatto oggi slittare al 26 giugno la trattazione del procedimento penale nato dall’operazione denominata “Settimo Cerchio” che si trova dinanzi al gup del Tribunale di Catanzaro. In particolare a dover comparire davanti al giudice per l’udienza preliminare, che dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio inoltrata dall’ufficio di Procura, sono: don Felice La Rosa, 41 anni, di Calimera, ex parroco di Zungri, Francesco Pugliese, 64 anni, di Zungri, e Miroslaev Iliev, cittadino bulgaro di 28 anni.

    L’inchiesta della Squadra Mobile di Vibo Valentia mira a far luce su un giro di prostituzione minorile e corruzione di minore aggravata. Le contestazioni coprono un arco temporale che va dal gennaio al febbraio 2016, con specifici episodi di corruzione di minore e prostituzione minorile che sarebbero avvenuti a Zungri, Briatico, Mileto e Vibo. Il parroco ed il pensionato, secondo l’accusa avrebbero avuto rapporti sessuali con minorenni – reclutati dal bulgaro Miroslaev Iliev – dietro pagamento di 50 euro a prestazione. Venti euro sarebbero state trattenute dal bulgaro e 30 dal ragazzo minorenne.

    Miroslaev Iliev e Francesco Pugliese sono difesi dall’avvocato Toni Crudo, mentre don Felice La Rosa è assistito dall’avvocato Francesco Sabatino.

    http://www.ilvibonese.it/cronaca/6467-prostituzione-minorile-nel-vibonese-un-difetto-di-notifica-fa-slittare-il-processo

  • Prostituzione minorile, il parroco don Felice La Rosa a processo

    Prostituzione minorile, il parroco don Felice La Rosa a processo

    L’indagine risale allo scorso novembre. Il sacerdote avrebbe pagato una somma di denaro per le prestazioni sessuali di un 15enne

    Salta il filtro dell’udienza preliminare e va all’immediato don Felice La Rosa, 42 anni, ex parroco di Zungri, sospeso dal vescovo Luigi Renzo, dopo che questi, insieme ad altri due indagati, è stato accusato di prostituzione minorile. L’indagine della Squadra mobile, coordinata dalla Procura di Catanzaro, che ha consentito di svelare un giro di prostituzione minorile, risale a novembre 2016. Don La Rosa è stato arrestato dalla polizia assieme ad altre due persone, un cittadino bulgaro, M.I., e un pensionato, F.A, di Briatico. Secondo gli inquirenti, il bulgaro avrebbe offerto per denaro al pensionato e al sacerdote le prestazioni sessuali di un 15enne, anch’egli straniero.

    L’inchiesta. L’operazione, battezzata “Settimo Cerchio”, è scaturita da una serie di intercettazioni attuate nell’ambito delle indagini sull’omicidio del 45enne Francesco Fiorillo, con precedenti per reati connessi alla droga, avvenuto nel dicembre 2015 nei pressi della stazione ferroviaria di Vibo-Pizzo, i cui autori non sono stati identificati. Dalle conversazioni delle persone vicine alla vittima è incidentalmente affiorata la trattativa compromettente: il sacerdote e il pensionato avrebbero accettato di pagare 50 euro per le prestazioni sessuali del 15enne. La somma sarebbe quindi stata ripartita tra il minore e il bulgaro, nella misura di 20 euro per il ragazzo e 30 per l’intermediario. E l’indagine va comunque avanti perché altri minori sarebbero rimasti avvolti in una sordida trama sviluppatasi fra Briatico, Vibo Valentia e Mileto.

    http://www.zoom24.it/2017/04/21/prostituzione-il-parroco-don-felice-la-rosa-a-processo-47513/

  • Prostituzione minorile nel Vibonese: il Tdl concede i domiciliari al sacerdote

    Prostituzione minorile nel Vibonese: il Tdl concede i domiciliari al sacerdote

    Il parroco di Zungrim originario di Calimera, don Felice La Rosa, è stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta della Squadra Mobile di Vibo. Restano in carcere gli altri due indagati

    Il Tribunale del riesame di Catanzaro (giudice Valea presidente) ha concesso gli arresti domiciliari a don Felice La Rosa, 41 anni, di Calimera, ex parroco di Zungri, arrestato dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia nello scorso mese di novembre nell’ambito dell’inchiesta denominata “Settimo Cerchio” coordinata dalla Procura di Catanzaro. Accolta quindi l’istanza difensiva presentata dall’avv. Francesco Sabatino. Lo stesso Tribunale ha invece confermato il carcere per il 28enne bulgaro Miroslav Iliev e per il pensionato Francesco Antonio Pugliese, 64 anni di Zungri. A vario titolo sono accusati di prostituzione minorile e corruzione di minore aggravata.

    L’omicidio e le intercettazioni.Tutto è partito da un misterioso omicidio, quello di Francesco Fiorillo, assassinato nel dicembre 2015 nei pressi della stazione ferroviaria di Vibo-Pizzo. L’indagine sfociata nell’inchiesta che ha portato all’arresto del prete, del bulgaro e del pensionato trae infatti origine dall’attività investigativa nata subito dopo il delitto e poggia le basi su una serie di intercettazioni telefoniche nel corso delle quali sia Francesco Antonio Pugliese, quanto don Felice La Rosa, avrebbero accettato la proposta di pagare 50 euro a fronte delle prestazioni sessuali di un ragazzo, un 15enne che avrebbe diviso la somma con il bulgaro Iliev nella misura di 20 e 30 euro. Nelle intercettazioni i poliziotti hanno ascoltato ogni particolare relativo ai “desideri” del parroco che avrebbe commentato con gli altri arrestati le prestazioni sessuali dei minori lasciandosi andare a considerazioni “volgari e spinte” sugli atti sessuali praticati sino a “dare i voti dopo ogni atto sessuale”. Il pensionato avrebbe ricevuto i minori nella sua abitazione, don Felice La Rosa si sarebbe invece appartato in luoghi isolati. Il bulgaro non avrebbe esitato a coinvolgere negli incontri sessuali anche altri minori, entrati in qualità di vittime nel “girone dei sodomiti” che avrebbe avuto come teatro Mileto, Vibo e Briatico.

    Accuse respinte. Nessuno dei tre arrestati si era avvalso della facoltà di non rispondere. Dinanzi al magistrato che li aveva interrogati in carcere nello scorso mese di novembre, i tre indagati avevano tutti respinto le accuse cercando di chiarire la propria posizione in ordine ad ogni contestazione. Contestazioni che coprono un arco temporale che va dal gennaio al febbraio 2016, con specifici episodi di corruzione di minore e prostituzione minorile che sarebbero avvenuti a Zungri, Briatico, Mileto e Vibo.

    http://www.zoom24.it/2016/12/07/prostituzione-minorile-nel-vibonese-il-tdl-concede-i-domiciliari-al-sacerdote-37647/