Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Il caso del sacerdote milanese arriva al tavolo del Papa

    Il caso del sacerdote milanese arriva al tavolo del Papa

    Domani Bergoglio incontrerà le vittime delle violenze. Ma anche il presidente di Rete l’Abuso, che portò all’Onu la storia di don Galli

    di Giorgio Gandola

    “Come potrei recitare il Credo senza un brivido?”. È la domanda suprema, quella che accompagna Alessandro Battaglia quando si ritrova davanti la facciata di una chiesa, un campanile, un uomo in tonaca. E per rispondere a questo quesito, che accomuna nella perdita della fede numerose vittime di abusi del clero, domani papa Francesco ha deciso di rispondere, di allargare le braccia e accogliere questi figli martoriati nel corpo e più ancora nello spirito.

    Sarà un incontro riservato, a Roma (luogo e orario segreti). Il Pontefice ha voluto ricavare un momento per le vittime dei preti pedofili a margine del grande summit sul tema della violenza sessuale dei sacerdoti nel mondo, convocato dal 21 al 24 febbraio per discutere della piaga con i presidenti delle Conferenze episcopali, per studiare strategie per prevenire, per combattere. Il titolo “La protezione dei minori nella Chiesa”dice tutto; gli incontri in sessione plenaria saranno moderati da padre Federico Lombardi, ex direttore della sala stampa vaticana, attuale presidente della Fondazione Ratzinger, al rientro sotto i riflettori. Quello del Papa è stato un colpo di scena. Vuole incontrare i rappresentanti delle vittime, ascoltare le loro storie proprio per mandare un messaggio forte a tutti coloro che parteciperanno al summit, che non è inteso come un convegno fra studiosi, ma (le parole sono di Francesco) “una riunione di pastori, un incontro di preghiera e discernimento”. Così domani, fra gli uomini e le donne che attendono da anni di poter ascoltare la parola di conforto del Santo Padre, ci sarà in spirito anche Alessandro, vittima quando aveva 15 anni di don Mauro Galli, giovane sacerdote che abusò di lui a Rozzano, in provincia di Milano, ed è stato condannato a sei anni e otto mesi in primo grado.

    Il dossier verrà consegnato nelle mani di Jorge Mario Bergoglio da Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso, che da oltre un decennio è in prima linea contro la pedofilia dei preti e che l’anno scorso ha presentato il caso in un convegno mondiale organizzato dall’Onu, a Ginevra, innescando un modo di indignazione planetario. La particolarità della vicenda sta nel coinvolgimento morale dell’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, e del vescovo di Brescia, Pierantonio Tremolada, che al tempo dei fatti (dicembre 2011) erano vicario episcopale e responsabile dei giovani sacerdoti. Allora, pur a conoscenza della vicenda, non aprirono il procedimento canonico, ma si limitarono a spostare il prete in un’altra città, sempre a contatto con adolescenti. Di fatto contravvenendo a uno dei punti cardine della tolleranza zero auspicata dal Vaticano: l’obbligo di denuncia da parte degli alti prelati, pena la rimozione dall’ufficio “per cause gravi”.

    La famiglia di Alessandro, molto cattolica, affidò la propria disperazione e la propria sete di giustizia all’arcidiocesi. Ma dopo tre anni di rassicurazioni vuote e di quella che nel calcio si definirebbe melina, decise di denunciare il caso ai carabinieri. Senza per questo rinunciare a scrivere al Papa per illustrargli la vicenda con tutte le sue anomalie e inadempienze. “Abbiamo sempre notato una gentilezza solo formale”, ha ripetuto la famiglia anche dopo la sentenza, “con un disinteresse per la vittima e un solo interesse: difendere l’istituzione”.

    Il carteggio fu regolarmente protocollato, finì negli uffici del Pontefice, ma invano. Infatti non gli impedì di promuovere Delpini e Tremolada. Domani lo riceverà di nuovo dalle mani di chi ha difeso la famiglia fin dal primo giorno. Zanardi rimane diffidente: “Quel summit mi sembra propagandistico, pubblicitario. Se Francesco vuole dare un segnale forte punisca i vescovi che in questi anni non hanno fatto altro che insabbiare”.

    (trascrizione da La Verità del 19 febbraio 2019)

  • Pedofilia: religiosi, abbassiamo il capo per la vergogna

    Pedofilia: religiosi, abbassiamo il capo per la vergogna

    Giovedì incontro in Vaticano con i leader delle conferenze episcopali

    “Abbassiamo il capo per la vergogna quando ci rendiamo conto che tali abusi si sono verificati nelle nostre Congregazioni e Ordini e nella nostra Chiesa”. Questo uno dei passaggi della dichiarazione che religiosi e religiose hanno redatto in vista dell’incontro sulla pedofilia che prenderà il via giovedì in Vaticano e al quale parteciperanno i leader delle conferenze episcopali di tutto il mondo.

    “La nostra vergogna è ancora maggiore perché non ci siamo accorti di quanto stava accadendo – si legge nella nota dall’Unione Internazionale delle Superiore Generali e dall’Unione Superiori Generali -. Quando guardiamo alle Province e alle Regioni nei nostri Ordini e Congregazioni in tutto il mondo, riconosciamo che la risposta di coloro che sono in autorità non è stata come avrebbe dovuto essere. Non hanno riconosciuto i segnali di allarme o non sono riusciti a prenderli in seria considerazione”. Sull’incontro che prenderà il via giovedì, e al quale parteciperà anche una delegazione di religiosi e religiose, si auspica che possano “essere identificati nuovi passi in avanti e prese decisioni, la cui attuazione può aver luogo rapidamente e universalmente con il giusto rispetto per le diverse culture. L’abuso di bambini è un male ovunque e in ogni tempo: questo punto non è negoziabile”.

     Francesco Zanardi, fondatore della Rete-L’abuso, associazione che riunisce alcune vittime di abusi da parte del clero, ha annunciato per domani mattina un incontro privato con papa Francesco. “Finalmente ci incontreremo domani – spiega all’ANSA -. Con me ci saranno una decina di rappresentanti delle associazioni di tutto il mondo”.

    L’incontro non è stato confermato dal Vaticano che, però, ha invece ribadito la disponibilità da parte del comitato organizzatore del summit sulla pedofilia, che prenderà il via giovedì, ad incontrare le vittime degli abusi. Video-testimonianze saranno trasmesse durante i quattro giorni di lavori in Vaticano, ai quali prenderà parte anche lo stesso Bergoglio.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2019/02/19/pedofilia-religiosi-abbassiamo-il-capo-per-la-vergogna_e850f497-fae8-4314-85fc-0c53469d83a7.html

  • Vaticano, primo vertice della storia sulla pedofilia: “Serve impegno di tutti per guardare in faccia il mostro”

    Vaticano, primo vertice della storia sulla pedofilia: “Serve impegno di tutti per guardare in faccia il mostro”

    Si terrà dal 21 al 24 febbraio l’incontro sugli abusi nel Clero

    È tutto pronto, in Vaticano, per il maxi vertice sugli abusi nel Clero che si terrà dal 21 al 24 febbraio alla presenza del Papa e dei presidenti di tutte le conferenze episcopali del mondo. Padre Federico Lombardi, che avrà il ruolo di moderatore, ha fornito alcuni dati in conferenza stampa: in totale, i partecipanti saranno 190. Oltre al Papa, al moderatore e agli organizzatori, ci saranno 114 presidenti conferenze episcopali o loro rappresentanti (36 dall’Africa, 24 dalle Americhe, 32 dall’Europa, 4 dall’Oceania), 14 capi delle Chiese orientali cattoliche, 15 vescovi che operano in territori di missione, 22 religiosi e religiose membri dei consigli delle unioni generali (12 uomini e 10 donne), alcuni partecipanti curiali tra capi di dicasteri attinenti e membri del consiglio dei cardinali non presidenti di conferenze episcopali. I partecipanti saranno divisi in undici gruppi linguistici: quattro gruppi per l’inglese, due per la lingua francese, due per lo spagnolo e tre per l’italiano. Il Vaticano ha preparato un sito internet, www.pcb2019.org, per fornire informazioni sull’incontro, sul programma, una timeline degli impegni presi dalla Chiesa nella lotta agli abusi e un elenco di tutte le attività svolte in questo senso a livello globale. I tre giorni di lavori saranno divisi per temi, Responsibility, Accountability, Transparency.

    Prima del maxi vertice in Vaticano, il comitato organizzativo incontrerà una delegazione di vittime. “Alcune associazioni di vittime saranno a Roma, per incontrare gli organizzatori del summit e dare le loro opinioni, esprimere le loro attese e i loro desiderata”, ha reso noto padre Federico Lombardi.  “Serve davvero l’impegno di tutti per guardare in faccia questo mostro”, ha dichiarato Alessandro Gisotti, portavoce ad interim della Santa Sede. “Dobbiamo ringraziare le vittime, che col loro coraggio hanno rotto il silenzio. La loro sofferenza – ha continuato Gisotti – ci chiede, per i nostri figli, di fare di tutto perché la Chiesa sia una casa sicura e accogliente per tutti, specialmente per i più deboli”. “È il coraggio delle vittime che ci ha aiutati a portare avanti questo progetto – ha confermato il cardinale Blase Cupich, arcivescovo di Chicago -. Il Santo Padre si è occupato anche dei dettagli per dare voce a chi non ha voce. Sarà importante per tutti portare nel cuore le sofferenze delle vittime, rafforzerà la nostra motivazione”. “Come pastori dobbiamo sapere bene cosa fare – ha affermato mons. Charles Scicluna, arcivescovo di Malta e segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede – dobbiamo avere le giuste informazioni. Non siamo in grado di agire da soli”. Per Scicluna, si tratta di “fare in modo che la Chiesa sia il luogo sicuro che deve essere”.

    Non collegare omosessualità a pedofilia – “È importante riconoscere il fatto che gli abusi sui minori coinvolgono soprattutto i maschi. Nel contempo, però, bisogna ribadire che l’omossessualità non è una causa della pedofilia”, ha poi aggiunto il cardinale Blase Cupich, arcivescovo di Chicago.

    Statistiche pubbliche – “Ho parlato con il prefetto cardinale Luis Ladaria della possibilità di pubblicare le statistiche disponibili dalla Congregazione per la dottrina della fede” sulle denunce e sugli insabbiamenti dei casi di pedofilia. “Lui non è contrario, credo che si arriverà alla pubblicazione”, ha detto monsignor Charles Scicluna, segretario aggiunto della congregazione. “Ma non basta pubblicare i numeri – ha aggiunto mons. Scicluna – ci vuole uno studio approfondito per conoscere il contesto e il problema è eseguire la legge”.

    Le vittime – “Ogni sacerdote colpevole di abuso deve essere ‘spretato’ e i vescovi che hanno insabbiato devono essere espulsi dalla Chiesa. Quando vediamo vescovi e cardinali rimossi dal sacerdozio perché hanno coperto abusi su minori e Papa Francesco ci fa sapere che è per questo che vengono sollevati, è allora che vediamo la vera tolleranza zero. Non c’è altro modo. Lo abbiamo aspettato per troppo tempo”, ha detto Peter Isely, vittima di abusi da parte del clero e fondatore della rete di vittime End of Clergy Abuse, incontrando i giornalisti fuori dal Vaticano. Isely, abusato da bambino da un prete del Wisconsin e oggi psicoterapeuta, sottolinea la storicità del vertice: “Non è mai accaduto prima nella storia della Chiesa cattolica ed è importante. Perché ci dice che è un problema globale, che esiste all’interno del sistema globale della Chiesa. E che il sistema deve cambiare”. Per questo, chiedono una legge che sia uguale per tutti, in ogni parte del mondo. Le vittime chiedono che diventi obbligatorio per tutti i vescovi responsabili di diocesi collaborare con la giustizia civile e denunciare gli abusi.

    Sulle dichiarazioni di Papa Francesco, che ha chiesto di non avere aspettative enormi sui quattro giorni di vertice, Isely si dice deluso: “È come dire ai fedeli ‘Non aspettatevi che, se un sacerdote che abusa dei vostri figli, questo poi venga condannato’”. Il Papa e i vescovi, in questi giorni, “possono fare qualcosa, nei prossimi tre giorni, che può davvero salvare un bambino, da qualche parte nel mondo”: “Il mondo glielo chiede, non solo noi”, aggiunge. “Il crimine è orribile, terribile e Papa Francesco sembra averlo capito. Ma non sembra altrettanto ovvio – denuncia – che ci debbano essere conseguenze. Lui ha il potere ora di fermare le aggressioni del Clero nei confronti dei bambini”.

    https://www.lapresse.it/vaticano/pedofilia_vaticano-1161059/news/2019-02-18/

  • Da giovedì il Summit contro la pedofilia

    Da giovedì il Summit contro la pedofilia

    Quattro giorni di lavori, previste anche testimonianze vittime

    (ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO, 18 FEB – Laboratori, video, relazioni e confronti. Da giovedì a domenica in Vaticano si troveranno faccia a faccia i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo per affrontare il tema degli abusi sessuali e della pedofilia nella chiesa nell’incontro “La protezione dei minori nella Chiesa”. L’evento è stato presentato oggi nella sala stampa vaticana, alla presenza di padre Lombardi, che sarà il moderatore, di due componenti il comitato organizzativo, l’arcivescovo di Chicago, card. Blase Cupich, e quello di Malta, mons. Charles Scicluna, e del referente del comitato, padre Hans Zollner, già presidente del Centro per la protezione dei Minori della Pontificia Università Gregoriana e membro della Pontificia Commissione per la tutela dei minori.
    “Dobbiamo fare tutto il possibile, ognuno nel proprio ruolo, affinché la chiesa sia un casa sicura e accogliente per i più deboli”, ha detto card. Cupich.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2019/02/18/da-giovedi-il-summit-contro-la-pedofilia_c28e608b-1fb9-4b20-a0a0-078b4230a981.html

  • L’appello delle vittime dei preti pedofili: “Cacciare orchi e insabbiatori”

    L’appello delle vittime dei preti pedofili: “Cacciare orchi e insabbiatori”

    Peter Isley si è fatto portavoce delle richieste delle vittime a pochi giorni dal summit dei presidenti delle conferenze episcopali mondiali

    “Chiediamo si metta in pratica la tolleranza zero: ogni prete colpevole deve essere dimesso dallo stato clericale e anche i vescovi che hanno coperto devono essere espulsi dalla Chiesa. Chiediamo che sia obbligatorio per tutti i vescovi denunciare alle autorità civili i casi di abuso”. Lo ha detto Peter Isley che insieme a Peter Saunders, entrambi vittime di abusi da parte di sacerdoti, si è fatto portavoce delle richieste delle vittime a pochi giorni dal summit dei presidenti delle conferenze episcopali mondiali.

    “Questo summit è storico, un traguardo monumentale per le vittime, per questo il Papa ci delude quando dice che non bisogna avere grandi aspettative da quello che ne potrà venire. E’ come dire ai fedeli che se un prete abusa dei loro figli in chiesa non devono avere l’aspettativa che verrà condannato”, prosegue Peter Isley che è anche membro dell’associazione Ending clergy abuse. Isley e Saunders, quest’ultimo già membro della Commissione pontificia per la Protezione dei minori, hanno parlato ai giornalisti di fronte alla sala stampa vaticana dopo che si era appena concluso il briefing sul summit.

    I portavoce delle vittime hanno chiesto anche che il Papa emani “una legge universale” valida per tutte le chiese mondiali sulla pedofilia visto che proprio il summit è la prova che il problema è “globale”.

    Alla domanda se le vittime siano deluse dal fatto che il Papa non le incontrerà personalmente in questi giorni, Saunders, che ha detto di essere stato espulso dalla commissione pontifica per aver parlato con la stampa, ha risposto: “Non penso che questo sia importante, il punto non è parlare con noi ma agire, quello che ci aspettiamo è il minimo che la Chiesa possa fare, spretare i pedofili e i vescovi che hanno coperto”.

    https://www.huffingtonpost.it/2019/02/18/lappello-delle-vittime-dei-preti-pedofili-cacciare-orchi-e-insabbiatori_a_23671908/

  • Vaticano, la responsabilità dei vescovi al centro del summit sugli abusi

    Vaticano, la responsabilità dei vescovi al centro del summit sugli abusi

    “Accountability”, trasparenza dei processi, rapporto con le vittime: alcuni dei temi chiave dell’incontro di febbraio. Per padre Zollner la strada è quella della «corresponsabilità» fra chiese locali e Santa Sede

    FRANCESCO PELOSO
    CITTÀ DEL VATICANO

    La responsabilità dei vescovi nei casi di abuso sessuale sui minori nella Chiesa: è questo il tema più rilevante al centro del prossimo summit internazionale sullo scandalo pedofilia che si svolgerà in Vaticano dal 21 al 24 febbraio con la partecipazione di tutti i presidenti delle Conferenze episcopali del mondo. E in effetti si tratta di uno dei nodi più delicati e tuttora irrisolti di una vicenda già di per sé drammatica e dolorosa.
    “Cover up” e vescovi

    Il problema è quello dell’insabbiamento – il cosiddetto “cover up” – dei casi di abuso, cioè di quel sistema di protezione dei sacerdoti colpevoli, in vigore per diversi decenni, reso possibile da un ruolo attivo svolto in questo senso dai vescovi. In passato, molti preti autori di violenze su minori, anche “predatori seriali” come hanno dimostrato nel tempo vari procedimenti giudiziari, sono stati spostati di parrocchia in parrocchia e poi di diocesi in diocesi, dunque, via via che reiteravano i reati proseguiva parallelamente l’azione di occultamento e protezione nei loro confronti (da ricordare che lo scandalo scoppiò nei primi anni duemila nella diocesi di Boston proprio in riferimento a diverse decine di casi di preti abusatori non denunciati ma appunto trasferiti da una sede all’altra).

    Le indagini condotte dalla magistratura o da commissioni governative in Paesi come gli Stati Uniti, l’Irlanda, l’Australia, hanno dimostrato che la “protezione” interna dei colpevoli è stata una delle caratteristiche costanti dello scandalo. Il buon nome dell’istituzione e dei sacerdoti, la reputazione della chiesa, la tutela dei propri membri a prescindere dalla giustizia, venivano prima delle vittime. È quanto hanno denunciato con forza anche gli ultimi due Pontefici. D’altro canto, passi importanti sono stati compiuti sulla strada di una maggiore trasparenza, sia in Vaticano che in alcuni episcopati, altrove permangono ritardi gravi; di certo tuttavia una presa di coscienza del problema c’è stata. Allo stesso tempo esiste un problema di responsabilità: ovvero se il vescovo consapevolmente nasconde un reato all’autorità civile deve risponderne in prima persona, non può e non deve essere considerata responsabile tutta l‘istituzione, ragionano Oltretevere.

    “Accountability” e trasparenza

    In merito al prossimo summit sugli abusi sessuali, convocato eccezionalmente da Papa Francesco, padre Hans Zollner, a capo del comitato organizzativo dell’incontro e uno dei massimi esperti vaticani sul tema, spiega: «Ci concentriamo fin dall’inizio sulle cose che il Papa anche ha approvato»; nell’agenda dei lavori, osserva il gesuita, ci sono vari temi: «come possiamo affrontare il tema della responsabilità dei vescovi nei casi di abuso, come incontrare le vittime, cosa fare con gli abusatori. Poi cercheremo di capire a chi questi vescovi devono rendere conto, è il problema dell’accountability: a chi devono fare un rapporto, se mettono veramente in atto ciò che la Chiesa stessa richiede loro». Ancora bisognerà capire «cosa succede quando non mettono in pratica quanto richiesto».

    La parte finale dell’incontro è dedicata invece «alla questione della trasparenza di fronte ai processi interni alla Chiesa: chi deve essere informato, come trasmettere le informazioni importanti al grande pubblico, ai media, come possiamo collaborare in questo senso, e quindi la trasparenza di fronte al popolo di Dio, ai fedeli, che giustamente hanno una grande impazienza e ultimamente in molti paesi del mondo ci chiedono: “Che cosa state facendo?”. Anche perché non siamo molto bravi a parlare delle cose positive che sono successe negli ultimi anni, iniziando da Paesi come Stati uniti, Irlanda, Australia dove le misure di protezione sono in vigore da dieci o vent’anni, e portano frutti veramente visibili».

    Il report Pennsylvania

    Per padre Zollner c’è un problema legato ai meccanismi dei media, per questi ultimi funziona il criterio per il quale “bad news is a good news”, cioè prevalgono sempre le “cattive notizie”. «Questa – spiega – è una legge del giornalismo e dei media e non possiamo cambiarla, ma possiamo comunicare più attivamente i progressi che stiamo facendo. Il rappresentante del governo tedesco che si occupa di queste vicende ha detto pubblicamente varie volte che in Germania la Chiesa cattolica è l’unica istituzione ad aver fatto veramente progressi nel predisporre misure di prevenzione del fenomeno». Anche negli Stati Uniti, aggiunge il religioso, dal 2002, da quando cioè sono state introdotte nuove politiche per la tutela dei minori, la situazione è cambiata in positivo. «Il report del Grand Jury della Pennsylvania (indagine che ha destato grande scalpore l’estate scorsa, ndr) – afferma Zollner – parla di 301 sacerdoti abusatori dal 1945 fino al 2018, ma se si va a vedere nel dettaglio dal 2002 al 2018 i nuovi casi sono solo 3 e fino al 2002 erano 298; il numero complessivo fa più scalpore, ma c’è anche un lavoro di prevenzione che porta i suoi frutti». A tal proposito va rilevato in ogni caso che il procuratore generale della Pennsylvania, Josh Shapiro, in una recente intervista alla Cnn, ha dichiarato che da quando l’agosto scorso è stato pubblicato il report, alla procura sono arrivate altre 1500 segnalazioni di abusi, secondo il procuratore, inoltre, le cose non sono cambiate veramente nella Chiesa; insomma, spesso quanto rivelato dalle indagini è solo la punta dell’iceberg.

    “Il Papa non è un imperatore”

    In merito all’ipotesi che il Papa – approfittando anche del prossimo incontro – possa prendere provvedimenti drastici sul piano legislativo per dare un segno tangibile dell’impegno della Chiesa, Zollner ha spiegato: «Penso che questo sia un aspetto ambivalente. Innanzitutto la Chiesa cattolica a differenza di ciò che pensa la gente, non è un’istituzione monolitica, è molto diversificata al suo interno, il Papa non è un imperatore che preme il bottone rosso e tutti i vescovi e sacerdoti lo seguono. Come vediamo anche dalle discussioni pubbliche ci sono alcuni cardinali che criticano il Papa». «Credo – ha aggiunto – che la sua visione della Chiesa non è quella di una piramide, al contrario vuole favorire il metodo sinodale, che significa attuare una vera corresponsabilità fra i vari livelli con le diverse competenze; uno degli intenti del Papa per questo incontro è che i vescovi si rendano conto esattamente di quale sia la loro responsabilità». «Perché – aggiunge – un vescovo particolare o una Conferenza episcopale possono anche facilmente giocare con questo problema e dire: “Questo riguarda Roma”. No, devono assumersi la loro parte id responsabilità, poi ci saranno altri livelli superiori che valuteranno se agiscono bene o meno, e questa secondo me è una delle domande più pertinenti cui dobbiamo rispondere e che non vale solo per questo tema ma che avrà ripercussioni pure su altre questioni».

    La teoria e la pratica

    Il problema ha una sua complessità anche procedurale e giuridica, non sempre di facile comprensione per l’opinione pubblica. «Il Papa – spiega Zollner – ha già istituito una nuova legge del 2016, il motu proprio Come una madre amorevole, in cui si spiega il contesto in cui i vescovi che sono negligenti nel trattare i casi di abuso possono essere giudicati. Questo già esiste; quindi si vede che almeno in teoria c’è la possibilità di procedere su questo punto, ma ciò che dobbiamo vedere è come questo si configura praticamente, come si applica. Il Papa ha detto pubblicamente che non è favorevole ad un tribunale per i vescovi». In base all’attuale normativa «i vescovi dei Paesi tipicamente detti cristiani, diciamo l’occidente, dovrebbero essere accusati presso la Congregazione per i vescovi. I presuli dell’Africa e dell’Asia sono sotto la giurisdizione di Propaganda Fide, quelli di rito orientale sono sotto la giurisdizione della Congregazione per le chiese orientali. I superiori maggiori dei religiosi rispondono invece alla Congregazione per la vita consacrata. Poi c’è la Segreteria di Stato che controlla i nunzi e altre figure. Secondo me c’è anche un possibile ruolo per il Pontificio Consiglio per i laici perché ci sono dei gruppi nuovi guidati da laici che hanno un ruolo simile a quello dei superiori maggiori. Quindi un tribunale solo non va bene». Emerge, da questo quadro, un rischio frammentazione delle procedure che può portare a un nulla di fatto: «Il problema – rileva Zollner – è proprio quello di avere un unico approccio in questo senso».

  • Punire l’ex card. McCarrick è necessario ma non sufficiente. Ecco perché.

    Punire l’ex card. McCarrick è necessario ma non sufficiente. Ecco perché.

    By Sabino Paciolla

    Come già riportato in un mio precedente post (qui,) si fanno sempre più insistenti le voci, confermate da più fonti, che l’ex card. Theodore McCarrick, ora arcivescovo, possa essere ridotto allo stato laicale, come esito di un “processo amministrativo” per abusi sessuali.

    Sui giornali si dice che si è usato il processo “amministrativo”, anziché quello canonico, perché più rapido, in modo da raggiungere il verdetto entro la data di inizio del summit mondiale dei presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo (comprese altre personalità) che si riunirà per tre giorni in Vaticano a partire dal 21 febbraio prossimo. Qualcuno ha notato la coincidenza dei due eventi, ipotizzando che si volesse dar risalto alla laicizzazione di McCarrick per dare un segno alle tante voci critiche, ma soprattutto alla comunità dei fedeli nel mondo, che sull’argomento degli abusi sessuali in Vaticano si fa sul serio, c’è la “tolleranza zero”.

    Ora, di certo la riduzione allo stato laicale di un cardinale, contro la sua volontà, è sicuramente un evento assolutamente straordinario, soprattutto quando si pensi che la causa è quella degli abusi sessuali su seminaristi e, soprattutto, su minori, addirittura, a quanto riportano fonti giornalistiche, durante la confessione. Una cosa orrenda.

    Occorre però fare una osservazione. L’arcivescovo McCarrick era stato già a luglio scorso ridotto dal grado più alto della gerarchia ecclesiale. Infatti, era stato “demansionato” da cardinale a arcivescovo. Per trovare un caso del genere, anche se per diversa motivazione, occorre risalire nel tempo a quasi un secolo prima.

    Dunque, McCarrick ha già ricevuto una grossa punizione. Del resto, l’arcivescovo McCarrick è un uomo molto anziano di 88 anni, e le accuse più gravi si riferiscono ad abusi sessuali fatti su un adolescente maturo di 16 anni, avvenuti 50 anni fa.

    E allora, la riduzione allo stato laicale di McCarrick aggiungerebbe qualcosa alla questione, a parte l’eccezionalità della misura punitiva? I sopravvissuti americani agli abusi sessuali sarebbero soddisfatti? Ne dubito molto. A conferma, basta leggere il tweet pubblicato l’altro giorno da una sopravvissuta e vittima-avvocato Marie Collins, nel quale ha scritto (qui): “Il Vaticano crede che sarà una buona pubblicità, convinto che la ‘tolleranza zero’ viene attuata quando non lo è e toglie il calore dalle domande su chi sapeva e quando – compresi i poteri che sono in Vaticano!”.

    Una dichiarazione pesante, tenuto conto che la Collins è stata membro sin dalla fondazione nel 2014 della Commissione internazionale vaticana sugli abusi, voluta da Papa Francesco, dalla quale si è dimessa nel febbraio 2017 in polemica, perché trovava impossibile “sentire dichiarazioni pubbliche sulla profonda preoccupazione della Chiesa per le vittime di abusi, eppure nel privato vedere come la congregazione vaticana si rifiuti anche solo di riconoscere le loro lettere”.

    Dunque, se il tutto si risolvesse nella laicizzazione di un cardinale per fatti avvenuti 50 anni fa e non si chiarisse come mai fino a due anni fa McCarrick era nel pieno della sua attività “diplomatica”, fatta di movimenti che andavano dagli Stati Uniti alla Cina, di rapporti, sia pure non ufficiali, con autorità di Stato, non si chiarirebbe l’intera dinamica del personaggio. Se lo si punisse per fatti vecchi di decenni ma no si chiarisse come mai sia potuto arrivare ai più alti livelli gerarchici, nonostante le sue “manie” fossero un segreto di pulcinella (come riportano i media), a poco varrebbe una esemplare punizione. Se McCarrick venisse punito per un grave abuso di un giovanottino di 16 anni di 50 anni fa, e non venisse portata alla luce la causa (l’omosessualità) di tutti gli abusi fatti su innumerevoli seminaristi, e le relative complicità legate ad una rete omosessualista ben presente nella Chiesa, persino in Vaticano, come ha riconosciuto lo stesso papa emerito Benedetto XVI nel suo ultimo libro intervista, a poco varrebbe una pesante punizione. Occorrerebbe infine chiarire come mai dopo che papa Benedetto XVI ha costretto McCarrick ad una vita appartata e di preghiera a vita, l’ex cardinale sia tornato attivo e nel pieno della sua notevole influenza.

    Bisognerebbe pertanto rispondere alle seguenti domande: chi ha protetto McCarrick? Chi ha nascosto cosa?

    E qui si arriva all’arcivescovo Carlo Maria Viganó ed alle sue scioccanti accuse, che molti hanno criticato ma nessuno è riuscito a mettere in discussione. Anzi. Mons. Jean-Francois Lantheaume, che una volta ha servito con l’arcivescovo presso la nunziatura apostolica a Washington, ha detto semplicemente: “Viganó ha detto la verità” (qui). Il cardinale Leonardo Sandri, che per anni ha guidato l’ufficio vaticano che si occupa di tali pratiche, ha confermato che le gravi lamentele su McCarrick sono giunte a Roma almeno nel 2000 (qui). Anche il cardinale Marc Ouellet (qui), che ha rimproverato Viganó per aver reso pubbliche le sue lamentele, ha riconosciuto che papa Benedetto XVI aveva “fortemente consigliato” a McCarrick di mantenere “uno stile di vita discreto, di preghiera e di penitenza per il proprio bene e per quello della Chiesa”.

    Dunque, a poco varrebbe punire McCarrick, quando si lasciassero al loro posto tutti coloro che hanno beneficiato nella loro carriera del rapporto con il cardinale, sottacendo la conoscenza dei suoi misfatti.

    Sarebbe, in altre parole, una giustizia incompleta. Ovvero, la punizione avrebbe un valore del tutto simbolico.

    E qui torna utile una dichiarazione del Vaticano fatta nei mesi scorsi che specificava di aver ordinato uno “studio approfondito di tutta la documentazione presente negli archivi dei dicasteri e degli uffici della Santa Sede” per accertare “tutti i fatti rilevanti, per collocarli nel loro contesto storico e valutarli oggettivamente“.

    Non è dato sapere quando tali risultati saranno resi pubblici. Però il Vaticano qualche mese fa ha detto (qui) che saranno resi pubblici “a tempo debito” poiché, aveva aggiunto, “Sia l’abuso che il suo insabbiamento non possono più essere tollerati”. La cosa che sappiamo è che quel “tempo debito”, al momento, non è ancora arrivato.

    In conclusione, le attese di questo incontro mondiale di febbraio in Vaticano sono molto alte. Naturalmente tutti ci aspettiamo che esse vengano soddisfatte, almeno tendenzialmente. Aiuterebbe il fatto che di McCarrick non si facesse il classico capro espiatorio, ma che si andasse al fondo del “fenomeno”, piuttosto che alla sola figura specifica.

    Queste attese vengono però in parte smorzate da due dichiarazioni recenti. La prima viene da Andrea Tornielli, il nuovo direttore editoriale dei media vaticani, la seconda direttamente da Papa Francesco stesso. Tutte e due concordi nel mettere in guardia dal nutrire attese eccessive dal prossimo vertice.

    Che dire? Pregheremo e staremo a vedere.

    Punire l’ex card. McCarrick è necessario ma non sufficiente. Ecco perché.

  • Abusi, la strada in salita della Cei per arrivare alla trasparenza

    Abusi, la strada in salita della Cei per arrivare alla trasparenza

     di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – La raccomandazione che il Papa aveva affidato a tutte le conferenze episcopali del mondo era di incontrare le vittime della pedofilia prima del summit di fine febbraio sugli abusi. I vescovi italiani (che sul terreno della pedofilia – a detta di tanti esperti interni – sono in evidente ritardo), avranno un incontro con le vittime solo a marzo. Prima del summit non è stato possibile, anche se il presidente, il cardinale Gualtiero Bassetti ha personalmente ricevuto due vittime – tra cui una minorenne – alcuni giorni fa.
    Uno scarno comunicato è stato diffuso dalla Cei per notificare l’impegno preso con il pontefice, ma senza fornire ulteriori dettagli. Per esempio sullo status dei preti che hanno abusato di queste due vittime, se nel frattempo sono stati ridotti allo stato laicale, se stanno scontando la pena in un carcere oppure no (perché c’è stato in parallelo anche un processo civile nei tribunali italiani), se i vescovi delle diocesi nelle quali sono avvenute le violenze (quali?) hanno collaborato (e in che modo) con la polizia o la magistratura italiana, e se le denunce canoniche sono partite subito o se hanno avuto percorsi difficili all’interno delle strutture ecclesiali prima di arrivare alla Congregazione per la Dottrina della Fede.
    Insomma, informazioni basilari che nel comunicato della Cei mancavano totalmente. Finora la mentalità che generalmente ha prevalso nella Chiesa italiana davanti ai casi di pedofilia è stata di proteggere più il buon nome delle istituzioni che non le vittime stesse. La speranza è che il summit di fine gennaio possa davvero costituire un passaggio indispensabile per arrivare alla trasparenza e al rispetto delle persone che hanno tanto sofferto.
    Il cardinale Gualtiero Bassetti, sull’incontro, ha spiegato: «nell’ascoltare il dolore di queste persone mi sono confermato sul percorso di plagio e, quindi, di abuso di potere che soggiace e prepara quello a carattere sessuale». Da qui l’invito ai vescovi ad «essere rigorosi nella selezione dei candidati al ministero, avvalendoci dell’apporto delle scienze umane». «Meglio avere meno preti e religiosi – spiega il presidente Cei –  che rischiare la vita di un minore».
    Nella riunione dello scorso 8 febbraio, la Presidenza Cei ha nominato, per i prossimi 5 anni, i membri del Consiglio di Presidenza del Servizio Nazionale per la tutela dei minori: Emanuela Vinai (coordinatrice), Carlo Acquaviva, padre Amedeo Cencini, Anna Deodato, don Gianluca Marchetti, padre Luigi Sabbarese, don Gottfried Ugolini. Il Consiglio è presieduto da monsignor Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_franceso_pedofilia_abusi_vittime_cei_vescovi_bassetti-4301857.html

  • Pedofilia: Rete l’Abuso, summit in Vaticano propagandistico, sì a cause penali Zanardi, ‘punire i vescovi che finora hanno insabbiato i casi di abuso’

    Pedofilia: Rete l’Abuso, summit in Vaticano propagandistico, sì a cause penali Zanardi, ‘punire i vescovi che finora hanno insabbiato i casi di abuso’

    Roma, 15 feb. (AdnKronos) – (Mac/AdnKronos)

    “Un summit propagandistico, pubblicitario”: la Rete l’Abuso, associazione a sostegno delle vittime di abusi nel mondo ecclesiastico, non nasconde la propria “diffidenza” in vista del vertice internazionale sullo scandalo pedofilia che si svolgerà in Vaticano dal 21 al 24 febbraio con la partecipazione di tutti i presidenti delle Conferenze episcopali del mondo. “Sono 20 anni che si parla di abusi nella Chiesa e finora non è stato fatto nulla di concreto. Se Papa Francesco vuole dare un vero segnale in questo senso -dice all’Adnkronos Francesco Zanardi, presidente della rete l’Abuso- allora dimostri di voler realmente punire tutti i vescovi che in questi anni non hanno fatto altro che insabbiare gli episodi di abuso”.

    “Crimini del genere vanno trattati dalla magistratura, con cause penali e civili. La Chiesa -prosegue- ha tutto il diritto di fare i suoi processi, ma si rimane in ambito ecclesiastico e queste cause si risolvono spesso con un semplice trasferimento del sacerdote responsabile degli abusi. Qualcuno deve assumersi la responsabilità di questi scandali anche di fronte alla giustizia ordinaria. I responsabili andrebbero segnalati alla magistratura del Paese in cui si compie il reato”.

  • Mentre Papa Francesco apre la Conferenza mondiale con i Presidenti delle Conferenze Episcopali – Legislatori, vittime di abusi del clero, attivisti globali tengono una conferenza stampa al Parlamento italiano

    Mentre Papa Francesco apre la Conferenza mondiale con i Presidenti delle Conferenze Episcopali – Legislatori, vittime di abusi del clero, attivisti globali tengono una conferenza stampa al Parlamento italiano

    ROMA, 14 febbraio – Il rappresentante dello Stato della Pennsylvania, Mark Rozzi, noto a livello nazionale per la sua incrollabile difesa dei sopravvissuti agli abusi sessuali su minori, condurrà una conferenza stampa che chiama il Vaticano e i vescovi a smettere di ostacolare le riforme civili e a ritardare la giustizia per le vittime.

    La conferenza stampa si terrà il 21 febbraio 2019 alle 11.30 nella Sala stampa della Camera dei Deputati, in Via della Missione 4, a Roma.

    Rozzi, lui stesso vittima di uno stupro per mano di un prete, guidò l’accusa in Pennsylvania che portò a un rapporto della giuria in tutto lo stato che coinvolgeva più di 300 sacerdoti e oltre 1.000 vittime di abusi da parte del clero. L’indignazione nazionale è risultata determinante e portò altri 15 a condurre simili indagini del grand jury.

    Rozzi spera di essere affiancato dal suo omologo nel parlamento italiano, Riccardo Magi, deputato di Radicali Italiani – Più Europa nella Camera dei Deputati italiani, la cui passione per la giustizia sociale è ampiamente ammirata.

    Il rappresentante Rozzi sarà affiancato da Francesco Zanardi, un sopravvissuto italiano e presidente dell’Associazione italiana Rete L’Abuso (https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webp) che è comparso il mese scorso davanti all’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani a Ginevra. La sua testimonianza ha messo in luce il diffuso abuso di bambini da parte del clero in Italia davanti al Comitato per i diritti dell’infanzia, che è stato ignorato dallo Stato italiano e dal Vaticano.

    Anne Barrett Doyle è la co-direttrice di BishopAccountability ), un’organizzazione d’archivio e di ricerca fondata nel 2003 per documentare la crisi degli abusi nella Chiesa cattolica. BishopAccountability.org mira a far emergere la responsabilità dei vescovi statunitensi sotto le leggi civili, penali e canoniche. La signora Doyle discuterà i risultati degli Stati che hanno revocato lo statuto delle prescrizioni.

    Tim Lennon, il presidente della Rete dei sopravvissuti di quelli abusati dai preti (SNAP) (www.snapnetwork.org), parlerà della sua missione per aiutare i sopravvissuti, proteggere i bambini e appoggiare le leggi per smascherare gli abusatori e quelli che li coprono. L’organizzazione fornisce sostegno alle vittime di abusi sessuali in ambienti istituzionali da 30 anni con oltre 25.000 sopravvissuti e sostenitori nella rete.

    Rozzi sarà affiancato anche da Peter Isely, psicoterapeuta e membro fondatore di SNAP e Ending Clergy Abuse (ECA) (www.ecaglobal.org), un’organizzazione mondiale di attivisti per i diritti umani che si concentrano sui diritti dei bambini e delle vittime. La storia e il lavoro di Peter sono stati presentati a livello nazionale e internazionale, anche in numerosi film documentari vincitori di premi.

    Shaun Dougherty, una vittima indicata in un severo rapporto del gran giurì di metà stato che nel 2016 ha portato alle indagini sulle rimanenti diocesi in Pennsylvania, è stato coinvolto negli intensi sforzi di lobbying in Pennsylvania e New York per le riforme civili agli statuti sull’abuso di minori. Il governatore di New York, Andrew Cuomo, dovrebbe firmare questa settimana la legge sui bambini vittime che prevede una finestra retroattiva per le vittime di abusi sessuali nell’infanzia da parte di adulti.

    CONTATTO: Veronica Alfonsi

    Email: veronica alfonsi <veronica.alfonsi@tiscali.it>

    Tel: + 39 339 236 0783

    Comunicato stampa