Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: conferenze

  • [L’analisi] Pedofilia, abusi sulle suore, figli non riconosciuti: così Papa Francesco vuole intervenire

    [L’analisi] Pedofilia, abusi sulle suore, figli non riconosciuti: così Papa Francesco vuole intervenire

    “Il maltrattamento delle donne è un problema che esiste anche nella Chiesa, anche oggi”, dice il papa che intende invitare tutte le parti interessate a fare di più di quanto fatto finora. Continuità con la determinazione di Ratzinger.

    di Carlo Di Cicco, vaticanista

    Alla vigilia dell’incontro mondiale dei presidenti delle conferenze episcopali per decidere con il papa una linea comune per fronteggiare lo scandalo dei preti pedofili esploso ormai in maniera quasi ingovernabile sulla stampa di ogni continente, prende piede l’attenzione mediatica a altro problema grave attinente la sessualità: gli abusi del clero nei confronti di suore. E all’orizzonte spunta un terzo problema che crea imbarazzo e preoccupazione nella Chiesa: un riconoscimento dei figli nati da relazioni segrete, stabili oppure occasionali di sacerdoti con donne verso cui molte volte è mancato il sostegno di paternità responsabile che si facesse carico dei figli e delle madri.

    La risposta del Papa

    Ma a tener banco ora è ancora la pedofilia proprio in vista dell’incontro internazionale in Vaticano convocato da Francesco per il 21-24 febbraio. E tuttavia è stata la risposta del papa  sulla domanda degli abusi verso le suore, rilasciata ai giornalisti sull’aereo di ritorno dagli Emirati Arabi Riuniti che ha destato sorpresa. Sia perché gli abusi non sono negati, sia perché si apprende che la questione è allo studio già dal tempo del pontificato di Benedetto. Si tratta infatti di un tema delicato come lo sono nella chiesa le cose che hanno a che fare con la sessualità. Questo tema degli abusi sessuali verso le suore è ancor più complicato poiché una efficace soluzione richiede una previa comprensione di vari aspetti da tenere insieme e armonizzare: la condizione minorile della donna nella chiesa analoga alla condizione delle donne nella società in genere; la natura della vita consacrata e i percorsi formativi non sempre adeguati al livello richiesto da una scelta di vita per gli altri fatta liberamente e che comporta anche fedeltà al voto di castità; un certo maschilismo del clero non diverso nella sostanza dal maschilismo in generale; la capacità di gestione e di guida di miriadi di piccole congregazioni di suore operanti solo sul piano locale delle diocesi. Si diceva una volta scherzando che non solo un papa, ma neppure lo Spirito Santo conosce quanti ordini e congregazioni di suore ci siano nella Chiesa. E neppure si conoscono quanti siano i preti e i vescovi che hanno nel cuore il sogno di fondare congregazioni di suore.

    Le critiche

    Francesco è stato criticato da taluni ecclesiastici ma anche da suore per la sua dichiarazione ritenuta imprudente. Ma si sa che non di rado nella Chiesa è normale tacciare di imprudente il dire la verità, dimenticando il consiglio del Vangelo: la verità vi farà liberi. Anche quella scomoda. In questo caso mettere mano agli abusi verso le suore porterà senza dubbio a una purificazione della testimonianza in generale del vangelo poiché ciascuno dovrà guardarsi dentro per misurare la coerenza. Senza fermarsi a vedere la pagliuzza nell’occhio del vicino.

    A ben guardare Francesco più che imprudente è apparso prudente e realista. Ci sono casi di abusi nei confronti delle suore da parte di preti e anche vescovi – sembra dire – ma sono deciso a esaminare la questione per andare sino in fondo, anche sulla scorta dell’esperienza maturata di fronte alla pedofilia dei preti. In altre parole: non nego l’esistenza del problema ma l’importante è trovare giuste e durature soluzioni. Il discernimento è richiesto a chiunque si occupi di una materia così incandescente.

    La dichiarazione

    La sua dichiarazione lascia intendere che si tratta di un tema noto come lo era la pedofilia, ma che finora non è stato studiato e messo a fuoco su basi credibili e documentate. Dai sussurri e grida occorre passare alla fase concreta per una soluzione appropriata a un fenomeno che è presente ma non in forma tale da generalizzare la condizione delle suore nella chiesa. Per quanto esteso rispetto al numero totale di suore il fenomeno è destinato a diminuire con la crescita di coscienza delle donne consacrate. Tuttavia sebbene  minoritario il fenomeno di questi abusi  sulle suore rappresenta una violenza e uno scandalo intollerabili per la vita consacrata.

    Ma domanda resta se la Santa Sede possa fare qualcosa per affrontare anche questo problema con un documento o delle linee guida, così da governare un fenomeno che – come la pedofilia – è sintomo di una degenerazione della natura umana specialmente maschile. Pedofilia, abusi e violenze verso le donne accompagnano la storia millenaria dell’umanità.  E ciò indica l’illusione che basti affrontarlo solo settorialmente. Insieme a una questione di prevenzione e gestione si richiede un cambio di passo nel percorso educativo e formativo della gente.

    Il “problema”

    “È vero, è un problema – ammette tranquillamente Francesco – . Il maltrattamento delle donne è un problema. Io oserei dire che l’umanità ancora non ha maturato: la donna è considerata di ‘seconda classe’. Cominciamo da qui: è un problema culturale. Poi si arriva fino ai femminicidi. Ci sono dei Paesi in cui il maltrattamento delle donne arriva al femminicidio. È vero, dentro la Chiesa ci sono stati dei chierici che hanno fatto questo. In alcune civilizzazioni in modo più forte che in altre. Ci sono stati sacerdoti e anche vescovi che hanno fatto quello. E io credo che si faccia ancora: non è che dal momento in cui tu te ne accorgi, finisce. La cosa va avanti così. E da tempo stiamo lavorando in questo. Abbiamo sospeso qualche chierico, mandato via, e anche – non so se è finito il processo – sciogliere qualche congregazione religiosa femminile che era molto legata a questo fenomeno, una corruzione. Si deve fare qualcosa di più? Sì. Abbiamo la volontà? Sì. Ma è un cammino che viene da lontano. Papa Benedetto ha avuto il coraggio di sciogliere una congregazione femminile che aveva un certo livello, perché c’era entrata questa schiavitù, anche persino sessuale, da parte dei chierici o da parte del fondatore. A volte il fondatore toglie la libertà alle suore, può arrivare a questo. Vorrei sottolineare che Benedetto XVI ha avuto il coraggio di fare tante cose su questo tema. C’è un aneddoto: lui aveva tutte le carte su una organizzazione religiosa che aveva dentro corruzione sessuale ed economica. Lui provava a parlarne e c’erano dei filtri, non poteva arrivare. Alla fine il Papa, con la voglia di vedere la verità, ha fatto una riunione e Joseph Ratzinger se né andato lì con la cartella e tutte le sue carte. Quando è tornato, ha detto al suo segretario: mettila nell’archivio, ha vinto l’altro partito. Non dobbiamo scandalizzarci per questo, sono passi di un processo. Ma appena diventato Papa, la prima cosa che ha detto è stata: portami dall’archivio questo. Il folklore lo fa vedere come debole, ma di debole non ha niente. È un uomo buono, un pezzo di pane è più cattivo di lui, ma è un uomo forte. Su questo problema: preghi che possiamo andare avanti, io voglio andare avanti. Ci sono dei casi. Stiamo lavorando”.

    Sicuramente un incremento a far fronte al problema degli abusi nei confronti delle suore avverrà dopo che saranno definite linee e prassi comuni nelle diocesi del mondo sulla pedofilia che si stima sia un problema di gran lunga più esteso.

  • Gli abusi sulle suore e la risposta del Papa, dalla comunità St. Jean ai casi di India e Africa

    Gli abusi sulle suore e la risposta del Papa, dalla comunità St. Jean ai casi di India e Africa

    Nell’aereo di ritorno da Abu Dhabi, Francesco ha ammesso che le violenze alle consacrate sono «un problema» da affrontare. La lotta della Chiesa e il «coraggio» di Benedetto XVI

    SALVATORE CERNUZIO

    «Quando il Santo Padre, riferendosi allo scioglimento di una Congregazione, ha parlato di “schiavitù sessuale”, intendeva “manipolazione”, una forma di abuso di potere che si riflette anche in un abuso sessuale». In una nota stringata, diffusa nella mattinata di ieri, il direttore ad interim della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti, ha voluto rispondere alle domande di alcuni giornalisti circa le dichiarazioni di Papa Francesco nella conferenza stampa di ieri nell’aereo di ritorno da Abu Dhabi.

    Interpellato sulla problematica degli abusi alle donne, consacrate soprattutto, da parte di membri del clero, piaga che – a partire dalla protesta delle suore indiane – sta emergendo preponderante negli ultimi mesi, Francesco ha affermato che, sì, «è vero, è un problema». Una ammissione che apre un ampio spazio di discussioni e riflessioni in vista del mega summit sugli abusi del 21-24 febbraio.

    Il Papa: l’umanità non ha ancora maturato, considera la donna di seconda classe

    Il problema, ha spiegato il Papa, trova radice in una concezione sbagliata della donna come essere inferiore che rimane strutturalmente impiantato in diverse culture dei cinque continenti. Non si parla solo dei Paesi dell’islam radicale, dove molte donne vengono private dei diritti più basilari o mercificate – la dichiarazione firmata con il grande imam Al-Tayyeb segna un passo storico in tal senso -, ma anche dell’Occidente cristiano e democratico dove sono all’ordine del giorno notizie di violenze, stalking e femminicidi (94 le vittime in Italia in nove mesi nel 2018) verso mogli, fidanzate, madri, sorelle. «L’umanità ancora non ha maturato: ancora considera la donna di seconda classe», ha detto infatti Bergoglio.

    E purtroppo anche nella Chiesa si riflette questa visione distorta che, in più di un’occasione ha portato a varie forme di perversione e di abusi fisici e psicologici. «È vero, dentro la Chiesa ci sono stati dei chierici che hanno fatto questo», ha sottolineato Bergoglio. «Credo che si faccia ancora: non è che dal momento in cui tu te ne accorgi, finisce. La cosa va avanti così». Da parte della Santa Sede si lavora da tempo sul problema e c’è tutta la volontà di portare avanti questa lotta che – come ha affermato il Pontefice in altre occasioni – mira anzitutto a sradicare una forma malsana di «clericalismo».

    La lotta della Chiesa agli abusi e il “coraggio” di Benedetto XVI

    In particolare, però, della risposta di Francesco risulta interessante il passaggio in cui, per avvalorare questa dichiarazione di intenti, il Pontefice ha evidenziato che diversi vescovi e sacerdoti sono stati sospesi e mandati via e che pure è stata sciolta qualche congregazione religiosa femminile «molto legata a questo fenomeno, una corruzione», dando il merito al suo predecessore Benedetto XVI che, già nel ruolo di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, «ha avuto il coraggio di fare tante cose su questo tema», seppur quello che si è trovato davanti sia stato un percorso ad ostacoli.

    Non a caso il Papa ha citato un «aneddoto» su Ratzinger che «aveva tutte le carte su una organizzazione religiosa che aveva dentro corruzione sessuale ed economica. Lui provava a parlarne e c’erano dei filtri, non poteva arrivare». Alla fine «il Papa», ovvero il Pontefice dell’epoca Giovanni Paolo II, «con la voglia di vedere la verità, ha fatto una riunione e Joseph Ratzinger se né andato lì con la cartella e tutte le sue carte. Quando è tornato, ha detto al suo segretario: mettila nell’archivio, ha vinto l’altro partito». Poi «appena diventato Papa, la prima cosa che ha detto è stata: portami dall’archivio questo».

    Rileggendo a mente fredda le parole di Bergoglio sembra chiaro che il Pontefice parli di due casi distinti: quello della congregazione femminile disciolta e quello dell’organizzazione religiosa su cui Ratzinger era riuscito ad intervenire solo una volta salito sul Soglio di Pietro.

    La vicenda dei Legionari di Cristo

    Per quest’ultimo caso il riferimento sembrerebbe alla vicenda dei Legionari di Cristo e del suo fondatore, Marcial Maciel, il prelato messicano amico di diversi esponenti di Curia, rivelatosi un abusatore seriale (di donne ma anche di giovani seminaristi), tossicodipendente, imbrigliato in diverse attività criminali, a cui Benedetto XVI impose una vita di silenzio e preghiere e la rinuncia di ogni ministero pubblico. Su di lui circolavano documenti nei Sacri Palazzi decenni prima che le accuse fossero rese pubbliche, come confermato lo scorso mese dal cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata, che in una intervista ad una testata spagnola dichiarava che «dal 1943» il Vaticano disponeva di documenti a sostegno delle accuse contro il fondatore dei Legionari, e che per anni sono state occultate. Chiunque lo abbia fatto «era una mafia, non la Chiesa», diceva il porporato brasiliano.

    La comunità di St. Jean, disciolta nel 2013 dopo “ribellioni” e scandali sessuali

    Il caso della congregazione femminile che il Papa emerito ha sciolto sarebbe invece quello delle Suore Contemplative di St. Jean, comunità francese nata spiritualmente nella diocesi di Friburgo ad inizio anni ’70 su ispirazione del professore dominicano padre Marie-Dominique Philippe, scomparso nel 2006, del quale nel 2013 emersero gravi «violazioni della castità» nei confronti di religiose di cui era padre spirituale. Le testimonianze delle vittime furono definite «coerenti e credibili» dalla stessa congregazione che rese pubbliche le notizie.

    Eretta canonicamente nel 1978, la comunità di St. Jean si era sviluppata in quattro rami: frati, oblati laici, suore apostoliche, suore contemplative. Quest’ultimo ramo fu fondato insieme ad una suora spagnola, madre Alix, ed è proprio quello ad essere stato disciolto da Ratzinger tramite il cardinale Tarcisio Bertone, all’epoca segretario di Stato vaticano, nominato delegato pontificio per il governo dell’istituto, con un rescritto del 10 gennaio 2013 (quindi circa un mese prima della rinuncia di Benedetto XVI) dopo una serie di “dissidenze” da parte dei membri.

    Bisogna, però, fare un passo indietro. Sulla congregazione era già stata avviata una lunga indagine in seguito ad accuse – alcune risalenti agli anni ’90 – da parte di alcune organizzazioni di pressioni psicologiche verso gli adepti, spinti a rompere totalmente i legami con i familiari, e l’assenza di cure mediche, e anche di un mancato rispetto verso certe regole della Chiesa cattolica e di metodi formativi troppo vicini a quelli delle sette.

    Nonostante il rifiuto di ogni accusa da parte dei vertici della comunità, al servizio da anni di più di venti diocesi in Francia, nel 2009 il cardinale Philippe Barbarin su ordine della Congregazione per la Vita consacrata, presieduta dal cardinale Franc Rodé, aveva congedato la priora generale delle contemplative suor Alix sostituendola con un’altra suora, madre Johanna, rifiutata dalle consorelle che ritenevano la fondatrice «una superiora senza pari».

    Nello stesso anno, con la volontà di vederci ancora più chiaro, la Congregazione per la Vita consacrata aveva nominato un primo Commissario pontificio dell’istituto, monsignor Jean Bonfils, emerito di Nizza, dimessosi dopo due anni per non essere stato in grado di risolvere i conflitti interni alla comunità. Nel 2011 gli successe monsignor Henri Brincard, vescovo di Puy-en-Velay, nominato commissario pontificio per le Suore contemplative.

    Non hanno tardato ad arrivare all’epoca critiche e polemiche da parte delle suore contro le decisioni del vescovo, accompagnati anche da ricorsi quasi tutti respinti per mancanza di fondamenti giuridici. Non ha tardato ad arrivare anche l’intervento di Benedetto XVI che, davanti alla mancata richiesta di tenere quanto prima un Capitolo generale per eleggere il proprio governo, nei primi mesi del 2012 ha nominato Bertone suo delegato. Negli stessi anni, intanto, un centinaio di novizie e professe semplici avevano lasciato la congregazione fondando nuove associazioni pubbliche di fedeli, in particolare una a Cordoba, in Spagna, «in vista di diventare un istituto religioso». Davanti a questa serie di “ribellioni” la congregazione è stata sciolta nel 2013, un mese prima della rinuncia di Benedetto.

    Abusi alle suore in Africa

    Tornando invece al tema degli abusi sulle religiose affrontato dal Papa nel colloquio in aereo non si può non menzionare il caso dell’Africa, dove le accuse di violenze alle suore da parte di membri del clero assume i tratti di una vera e propria emergenza, quasi più della stessa pedofilia. Nel 2010, un documento pubblicato dal National Catholic Reporter riportava la denuncia presentata in via riservata in Vaticano nel 1995 a firma di suor Maura O’Donohue, medico e specialista dell’Aids, e un’altra inviata nel 1998, a firma di suor Marie McDonald, superiora delle Missionarie di Nostra Signora dell’Africa. Nei documenti si parlava di violenze da parte di sacerdoti a danno di diverse religiose, vergini e quindi oggetto sessuale più “sicuro” per il timore del contagio dell’Aids. In alcuni passaggi veniva riportato inoltre di suore rimaste incinta dopo le violenze e costrette ad abortire.

    È una problematica, questa degli abusi sulle consacrate, che investe quasi tutta l’Africa, in particolare quelle zone in cui permane una visione denunciata dal Papa di una donna oggetto, subordinata al maschio o essere di serie B.  E se a livello sociale questo porta a «schiavitù» o a crimini più orribili come mutilazioni genitali e lapidazioni, nella Chiesa africana si riflette in una disistima della vita femminile consacrata da parte di vescovi, preti e laici, che spesso sfocia anche in abusi e maltrattamenti, non solo fisici ma anche psicologici. Inoltre la dipendenza economica dalla diocesi di tante piccole congregazioni religiose femminili ha rappresentato in più di un’occasione un freno alla denuncia di eventuali violenze.

    La protesta delle suore in India contro il vescovo accusato di abusi

    Infine non va ignorata la protesta – che non ha precedenti considerato il contesto – messa in piedi l’anno scorso dalle suore indiane del Punjab, scese in strada con cartelloni e striscioni in difesa di una consorella che afferma di essere stata oggetto di ripetute violenze sessuali dal 2014 al 2016 da parte del vescovo di Jullundur, Franco Mulakkal, che si dichiara innocente ma che è stato arrestato il 22 settembre 2018 dalla polizia del Kerala, poi rilasciato su cauzione dopo quattordici giorni. Neanche qualche settimane fa le religiose, che, supportate da laici hanno proseguito nelle loro manifestazioni, hanno diffuso la lettera inviata al capo del Governo dello Stato indiano del Kerala, Pinarayi Vijayan, in cui denunciano «minacce imminenti» da parte del vescovo «in connivenza con le autorità della nostra congregazione religiosa per aver aiutato la vittima». E affermano di essere aver ricevuto intimidazioni di trasferimenti per non testimoniare al processo contro il presule.

    In Africa e in Asia mancano linee guida contro gli abusi

    Ci sono, dunque, questioni profondamente radicate soprattutto in Asia e Africa, dove, peraltro, le Conferenze episcopali erano state invitate otto anni fa dalla Congregazione per la Dottrina della Fede a stilare linee guida per prevenire casi di abusi, senza che mai però fosse elaborata alcuna risposta. Perciò, come ha detto il Papa, non basta la sola denuncia. Serve un cambiamento di mentalità a livello culturale e sociale, e il primo impulso potrebbe e dovrebbe provenire proprio dalla Chiesa.

  • Pedofilia, nuova lettera alla Cei dalle vittime: «Non siamo di serie B»

    Pedofilia, nuova lettera alla Cei dalle vittime: «Non siamo di serie B»

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Un gruppo di vittime italiane della pedofilia torna a scrivere al cardinale Gualtiero Bassetti. Non avendo ricevuto nessuna risposta ad una prima lettera inviata a ridosso del Natale, nella quale chiedevano al presidente della Cei un incontro per parlare di come la Chiesa può combattere la piaga degli abusi e contribuire a rompere il muro di silenzio e omertà che finora ha imperato nella stragrande maggioranza delle diocesi italiane, le vittime che hanno dato vita alla rete L’Abuso hanno ripreso in mano carta e penna per lamentarsi. Non siamo di serie B.

    «E’ passato ormai più di un mese da quando Le abbiamo scritto una lettera (inviata con raccomandata e ricevuta di ritorno) anticipata via mail il giorno 24.12.2018 (di cui abbiamo anche ricevuta di lettura). Scriviamo direttamente a lei, nella speranza che voglia cogliere l’invito che Papa Francesco ha inviato ai Presidenti delle Conferenze Episcopali ad incontrare le vittime di abusi sessuali, in preparazione dell’incontro del prossimo febbraio sullo specifico tema degli abusi. Alcuni di noi le hanno già scritto più volte in copia conoscenza attraverso lettere scritte a Papa Francesco, per le quali non è mai stata ricevuta alcuna risposta. Ci rivolgiamo quindi a lei nella speranza di vedere accolta la nostra richiesta di essere ricevuti, ritenendo autentico e sincero il desiderio della gerarchia della chiesa di voler ascoltare le vittime».

    «Sarebbero bastate due righe di cortese rifiuto. Sarebbero bastati – si legge –  i saluti di un qualunque segretario che ringraziava per la disponibilità ma faceva sapere che il Card. Bassetti, magari troppo occupato, aveva già scelto altre vittime meno scomode perché anonime, non appartenenti ad una Associazione… altre vittime magari più degne di essere ricevute perché vittime di un reato già caduto in prescrizione e quindi non pericolose… Insomma, altre vittime, quelle di serie A».

    Dalla Conferenza Episcopale però confermano che il cardinale Bassetti incontrerà alcune vittime prima del summit di febbraio. Non si conoscono i dettagli di questo incontro, nè dove avverrà, nè quando, nè tantomeno si ci saranno informazioni a tal riguardo.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_vittime_cei_vaticano_papa_francesco_bassetti-4273129.html

  • Lettera aperta al Card. Gualtiero Bassetti – da parte delle vittime di “serie B”

    Lettera aperta al Card. Gualtiero Bassetti – da parte delle vittime di “serie B”

    Buongiorno,

    è passato ormai più di un mese da quando Le abbiamo scritto una lettera (inviata con raccomandata e ricevuta di ritorno) anticipata via mail il giorno 24.12.2018 (di cui abbiamo anche ricevuta di lettura).

    Questo era il contenuto della lettera:

    “Scriviamo direttamente a lei, nella speranza che voglia cogliere l’invito di qualche giorno fa che Papa Francesco ha inviato ai Presidenti delle Conferenze Episcopali ad incontrare le vittime di abusi sessuali, in preparazione dell’incontro del prossimo febbraio sullo specifico tema degli abusi.

    Alcuni di noi le hanno già scritto più volte in copia conoscenza attraverso lettere scritte a Papa Francesco, per le quali non è stata ricevuta alcuna risposta. Ci rivolgiamo quindi a lei nella speranza di vedere accolta la nostra richiesta di essere ricevuti, ritenendo autentico e sincero il desiderio della gerarchia della chiesa di voler ascoltare le vittime.

    Gli inutili proclami e relative scuse non sortiscono più alcun effetto positivo se non sono mai seguite da azioni concrete in riparazione ai gravissimi danni arrecati a tante vittime e al loro contesto familiare.

    Attendiamo una sua gradita risposta nella speranza che non voglia sottrarsi l’invito del Papa e alla nostra disponibilità nel fornire un contributo che riteniamo utile in preparazione dell’evento: le aspettative di tutto il modo sono altissime proprio per l’attuale e sempre più disattesa “Tolleranza Zero”.

    All’incontro che auspichiamo possa avvenire al più presto, sarà presente una rappresentanza del Comitato di Vittime & Famiglie cattoliche dell’Associazione Rete L’ABUSO.

    In attesa di incontrarla le rivolgiamo i nostri più sinceri auguri per un Buon Natale

    Comitato Vittime&Famiglie Rete L’ABUSO”

    È trascorso più di un mese e non abbiamo ricevuto nessuna risposta.

    Nel frattempo le abbiamo scritto altre due volte per mail (sempre ricevendo ricevuta di lettura), una il 23 gennaio 2019:

    “Buonasera,
    non avendo ricevuto alcun riscontro all’offerta di poter fornire il proprio contributo all’incontro di febbraio, ovvero alla nostra disponibilità ad essere ricevuti dal Presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, prima di tale data, Rete L’ABUSO ha preparato una Campagna di consapevolezza che verrà proposta, in puntate settimanali, con filmati e spunti di riflessione.

    Papa Francesco non perde occasione per ricordare l’importanza di ascoltare e incontrare le vittime: ecco, questo è il nostro contributo. Ricordiamo che la maggior parte delle vittime fa parte del “Popolo di Dio”.
    Questi sono i primi due link, preparati dalla Redazione in collaborazione con il Comitato Vittime & Famiglie, a cui faranno seguito invii settimanali, auspicando che possano essere utili.
    http://retelabuso.org/2019/01/20/la-realta-inconfessabile-abusi-sessuali-sui-minori-21-24-febbraio-2019-incontro-mondiale-dei-vertici-della-chiesa/
    http://retelabuso.org/2019/01/21/la-realta-inconfessabile-parte-prima-i-genitori-devono-sapere/
    Si rinnova comunque la disponibilità per un incontro
    Il Comitato Vittime & Famiglie dell’Associazione Rete L’ABUSO (vittime&famiglie@retelabuso.org)”

    E la seconda il 30 gennaio:

    “Buonasera,
    non avendo ricevuto alcun riscontro all’offerta di poter fornire il proprio contributo all’incontro di febbraio, ovvero alla nostra disponibilità ad essere ricevuti dal Presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, prima di tale data, Rete L’ABUSO prosegue con l’invio della “Campagna di consapevolezza” che verrà proposta, in puntate settimanali, con filmati e spunti di riflessione.

    Papa Francesco non perde occasione per ricordare l’importanza di ascoltare e incontrare le vittime: ecco, questo è il nostro contributo. Ricordiamo che la maggior parte delle vittime fa parte del “Popolo di Dio”.
    Proponiamo qui la seconda puntata:
    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webp2019/01/28/la-realta-inconfessabile-parte-seconda-molti-nella-gerarchia-sanno-ma-preferiscono-lambiguita/
    Questi invece sono i primi due link,già inviati la scorsa settimana, preparati dalla Redazione in collaborazione con il Comitato Vittime & Famiglie, a cui faranno seguito altri invii settimanali, auspicando che possano essere utili.
    http://retelabuso.org/2019/01/20/la-realta-inconfessabile-abusi-sessuali-sui-minori-21-24-febbraio-2019-incontro-mondiale-dei-vertici-della-chiesa/
    http://retelabuso.org/2019/01/21/la-realta-inconfessabile-parte-prima-i-genitori-devono-sapere/
    Si rinnova comunque la disponibilità per un incontro
    Il Comitato Vittime & Famiglie dell’Associazione Rete L’ABUSO (vittime&famiglie@retelabuso.org)”

    NESSUNA RISPOSTA! …e le persone in indirizzo, oltre al card. Bassetti, erano altre sette…

    Sarebbero bastate due righe di cortese rifiuto. Sarebbero bastati i saluti di un qualunque segretario che ringraziava per la disponibilità ma faceva sapere che il Card. Bassetti, magari troppo occupato, aveva già scelto “altre” vittime meno “scomode” perché anonime, non appartenenti ad una Associazione… altre vittime magari più degne di essere ricevute perché vittime di un reato già caduto in prescrizione e quindi non “pericolose”… ALTRE VITTIME, quelle di “Serie A”.

    Difficile, per noi, pensare che sia credibile il Vostro continuo parlare di attenzione alle vittime, di ascolto, di vicinanza. La realtà è tristemente un’altra.

    Attendiamo febbraio. Fiduciosi? Questo dipende da Voi.

    Il Comitato Vittime & Famiglie della Rete L’ABUSO (vittime&famiglie@retelabuso.org)

    Il 20 febbraio 2019 arriva la tanto attesa risposta  Bassetti 1 – Bassetti 2

  • Anche le suore sono prede sessuali nella Chiesa

    Anche le suore sono prede sessuali nella Chiesa

    I reati sessuali su minori sono il tema dominante del summit straordinario convocato in Vaticano dal 21 al 24 febbraio, con i rappresentanti di circa 130 conferenze episcopali da tutto il mondo.

    C’è però un altro grave dossier, quello degli abusi sulle religiose. Abbiamo chiesto alla storica ed editorialista cattolica Lucetta Scaraffia se non le sembra che la pedofilia abbia oscurato la violenza sulle donne all’interno della Chiesa….

    “Sì, mi sembra veramente di sì anche perché la pedofilia è un crimine perseguito per legge. La violenza sulle donne come sappiamo si presta a interpretazioni molto più ambigue e può essere anche scambiato – siccome le donne in genere sono maggiorenni – per, diciamo, trasgressione consenziente e la Chiesa ha sempre cercato di mascherare tutte le forme di violenza contro le donne come trasgressione consenziente, anzi, peggio ancora, come relazioni romantiche”.

    Gli abusi sulle suore all’interno dei conventi in Asia e in Africa sono i casi più eclatanti che altrove ma esistono dati anche per il resto del mondo?

    “Non è un caso che Véronique Margron in Francia abbia detto alle suore francesi ‘denunciate i vostri violentatori’, lo ha detto in Francia e le suore francesi stanno costituendo dei gruppi di persone che ne parlano e che ci siano casi in Occidente. Perché ovunque le suore siano nella Chiesa e ovunque siano, sono in una posizione di oppresione, di inferiorità e ovunque le donne sono in una situazione di inferiorità diventano oggetto di abusi e di violenza”.

    Quali sono i fattori scatenanti? L’idea che il celibato che non significhi comunque il privarsi della sessualità oppure la secolare subordinazione della donne all’autorità sacerdotale dell’uomo….

    “Le congregazioni di suore dipendono per tutto, per quello che vogliono fare, per la loro gestione economica, per le decisioni che prendono dai superiori ecclesiastici che sono i vescovi e i preti, quindi questi preti e vescovi, se loro si rifiutano di acconsentire a queste forme di molestie, possono vendicarsi e si vendicano. Il clero, che come tutti sanno e come dice Gesù deve essere al servizio degli altri, è diventato invece un esercito di uomini di potere che trasforma in servitori gli altri”.

    https://it.euronews.com/2019/02/01/lo-scottante-dossier-degli-abusi-sulle-suore
     
     
     

  • La Cei esclude le vittime all’interno degli organismi anti-pedofilia

    La Cei esclude le vittime all’interno degli organismi anti-pedofilia

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – I vescovi italiani non vogliono la presenza di vittime di abusi sessuali all’interno degli organismi di prevenzione e tutela che la Cei andrà a breve a costituire. Contrariamente a quello che ormai accade in tante altre conferenze episcopali dove il cammino per contrastare la piaga dei preti pedofili (spesso spostati da una parrocchia all’altra per non creare scandalo, come è avvenuto anche negli anni passati a Milano e a Napoli) ha scelto di non avvalersi di consulenze stabili di ex vittime che, grazie alla propria esperienza, potrebbero invece aiutare a sradicare meglio la mentalità opaca che finora ha portato all’insabbiamento di tanti casi.

    La Cei solo da pochissimo ha avviato l’iter per una Commissione nazionale presieduta dal vescovo di Ravenna-Cervia Lorenzo Ghizzoni, e creato un Servizio nazionale per la tutela dei minori. Alla vigilia dell’incontro mondiale in Vaticano di fine febbraio, tra tutte le conferenze episcopali, è stato finalmente reso noto il testo del regolamento che servirà da base per per contrastare il fenomeno e dare uniformità a tutto il territorio nazionale. L’organismo dovrà «consigliare e supportare la Cei, i vescovi e i superiori maggiori nella promozione della tutela dei minori e degli adulti vulnerabili». Inoltre dovrà «studiare e proporre contenuti informativi e formativi, oltre che strumenti operativi, per consolidare nelle comunità ecclesiali una cultura della tutela dei minori, per rafforzare la sicurezza dei luoghi ecclesiali frequentati dai minori, sensibilizzare tutti gli operatori pastorali e prevenire ogni forma di abuso». Non avrà alcun peso decisionale. Inoltre non fa esplicitamente riferimento all’apporto che le vittime potrebbero fornire.

    Sul tema all’interno dei vescovi si registrano spaccature. Recentemente il presidente dei vescovi calabresi, monsignor Vincenzo Bertolone ha chiesto di «rifuggire le strade che portano all’omertà».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_vescovi_pedofilia_papa_francesco_vaticano_cei-4270769.html

  • Il panel delle Nazioni Unite analizza il ruolo dell’Italia negli scandali di pedofilia della Chiesa

    Il panel delle Nazioni Unite analizza il ruolo dell’Italia negli scandali di pedofilia della Chiesa

    Un membro del comitato delle Nazioni Unite per la protezione dei minori mette in discussione il governo italiano riguardo agli abusi sessuali nel paese il 22 gennaio. (Credit: Rete L’Abuso).

    ROMA – La scorsa settimana un comitato delle Nazioni Unite per la tutela dei minori ha interrogato il governo italiano sugli abusi sessuali del clero nel paese, esprimendo preoccupazione per le leggi che proteggono i preti predatori dalle accuse penali.

    “Siamo rattristati dalla mancanza di informazioni sugli abusi sessuali sui minori da parte del clero cattolico, e siamo preoccupati per le informazioni che abbiamo ricevuto in merito a numerose vittime di abusi clericali”, ha affermato il professor Jorge Cardona, membro del Comitato delle Nazioni Unite i diritti dell’infanzia, durante l’udienza del 22-23 gennaio.

    I rappresentanti del governo italiano sono stati invitati a rispondere alle domande davanti alla commissione all’Alto Commissario delle Nazioni Unite a Ginevra sull’attuazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia. Le raccomandazioni dell’udienza saranno emesse dall’ONU il 7 febbraio.

    Non è stata la prima volta che il gruppo delle Nazioni Unite si è interessato alla documentazione della Chiesa cattolica sugli abusi sessuali su minori.

    Nel febbraio 2014, il Comitato per i diritti dell’infanzia ha emesso un blasonato rapporto che accusava il Vaticano di promuovere un “codice di silenzio” che “sistematicamente” colloca la reputazione della Chiesa e offende i sacerdoti per la protezione delle vittime minorenni. Il gruppo ha anche chiesto cambiamenti nell’insegnamento cattolico su questioni come l’aborto, la contraccezione e il matrimonio gay.

    In questo caso, la commissione è sembrata interessata a come l’Italia possa essere complice degli scandali della Chiesa.

    Cardona parlava dell ‘”impunità” dei chierici colpevoli di abusi contro minori in Italia che, dai dati acquisiti, venivano spesso lasciati liberi dallo stato senza conseguenze penali.

    Ha espresso preoccupazione per “condanne penali molto indulgenti nei confronti di membri del clero che sono stati giudicati colpevoli” e non sono soggetti agli arresti domiciliari o alla detenzione in carcere la situazione richiesta.

    Ha anche chiesto al governo italiano di aderire alla Convenzione sulla protezione dei bambini contro lo sfruttamento sessuale e gli abusi sessuali firmata dal Consiglio d’Europa a Lanzarote, in Spagna, nel 2007. Il documento è il primo trattato internazionale contro gli abusi sessuali in famiglia e applica una regolamentazione per monitorare i trasgressori e coloro che lavorano a stretto contatto con i bambini.

    In un’udienza privata con papa Francesco il 17 gennaio, il segretario generale del Consiglio d’Europa, Thorbjorn Jagland, ha chiesto al pontefice di firmare il documento multilaterale di Lanzarote.

    L’abuso sessuale, ha detto Jargland ai media locali dopo il suo incontro con il papa, “si può trovare ovunque dove gli adulti sono con i bambini: la Chiesa conosce questo problema dall’interno”.

    Mentre il Vaticano si prepara a ospitare un vertice per i capi delle conferenze episcopali cattoliche di tutto il mondo dal 21 al 24 febbraio, il diplomatico dell’UE ha suggerito che la firma del trattato potrebbe fornire un segnale significativo che la Chiesa cattolica è a bordo nella lotta contro i sessi abuso.

    “Se il Vaticano e il Consiglio d’Europa mandassero un messaggio inequivocabile al mondo, affermando che l’abuso sessuale contro i minori non solo è inaccettabile ma anche illegale, questo messaggio sarebbe davvero molto, molto forte!”, Ha aggiunto.

    Ma recuperare la legislazione europea sugli abusi non era l’unica questione che preoccupava i funzionari delle Nazioni Unite. Cardona ha anche affrontato il quarto articolo del Trattato Lateranense del 1929 tra lo Stato italiano e il Vaticano, che consente ai chierici di non dover denunciare abusi clericali alle autorità italiane.

    “È vero che non c’è obbligo per il clero che ha conoscenza dell’abuso all’interno della Chiesa o dell’organizzazione religiosa di denunciare”, ha detto Concetta Potito, del ramo legislativo del Ministero della Giustizia italiano, mentre rappresenta l’Italia all’ONU.

    “Ma è anche vero che il clero non è un funzionario pubblico e in Italia l’obbligo di sporgere denuncia si applica solo ai funzionari pubblici”, ha aggiunto.

    Potito ha anche sottolineato che la legislazione italiana prevede che le pene per l’abuso di minori siano aggravate di due terzi se l’abuso è avvenuto in un contesto religioso, il che considerando la dura condanna della penisola sugli abusi è una questione seria.

    L’Italia ha creato una rete pubblica di assistenza per le vittime di abusi sessuali nel 2002, ma la commissione delle Nazioni Unite ha chiesto se il governo avesse adottato misure per assicurarne l’efficacia e il servizio sul territorio.

    La CEI, la Conferenza Episcopale Italiana, ha recentemente creato una propria rete di abusi sessuali clericali, finalizzata a fornire informazioni e supporto non solo alle vittime di abusi sessuali ma anche ai vescovi che tentano di fornire la migliore risposta.

    La creazione della rete ha seguito l’appello di papa Francesco ai vescovi di tutto il mondo per creare linee guida e migliori pratiche in risposta alla crisi degli abusi sessuali del clero prima del vertice di febbraio.

    Dopo lo scoppio della crisi nel 2001, la Chiesa italiana ha faticato a fornire trasparenza, in particolare per quanto riguarda la portata della questione.

    “Non sono in grado di dare alcun numero”, ha detto padre Russo Russo, Segretario generale della CEI, durante un evento stampa del 16 gennaio, aggiungendo che ciò è dovuto al fatto che “eventuali canoni canonici vengono inviati alla Congregazione per la Dottrina della Fede” “.

    Rete L’Abuso, l’unica organizzazione di advocacy esistente per le vittime di abusi clericali in Italia, registra almeno 800 casi nel Paese, ma la situazione potrebbe essere molto peggiore. Mark Vincent Healy, sopravvissuto e sostenitore dell’abuso clericale, ha stimato che potrebbero esserci migliaia di vittime di abusi in Italia.

    In un documento, Healy ha usato la percentuale di sacerdoti abusanti forniti da esperti come Richard Sipe e padre Andrew Greeley per stimare che potrebbe esserci “qualsiasi cosa tra 17.500 e 87.700 sopravvissuti denunciati di abusi sessuali da parte del clero”.

    “Ciò che è chiaramente dimostrato da queste cifre per gli abusi sessuali su minori cattolici è che l’Italia come paese ha il potenziale per superare il numero riportato di vittime di abusi sessuali di bambini clericali a quello di altri paesi del mondo”, ha scritto.

    “Un’inchiesta governativa è essenziale in Italia per arrivare alla verità fornendo percorsi di giustizia e sostegno per affrontare lo scandalo degli abusi sessuali di bambini clericali”.

    https://cruxnow.com/church-in-europe/2019/01/31/un-panel-probes-italys-role-in-churchs-child-abuse-scandals/

  • Capo ufficio alla Congregazione per la Dottrina della Fede si dimette dopo accusa di molestie

    Capo ufficio alla Congregazione per la Dottrina della Fede si dimette dopo accusa di molestie

    Ad accusare Hermann Geissler una ex suora tedesca, abusata nel confessionale

    di PAOLO RODARI

    CITTA’ DEL VATICANO. A poche settimane dal summit sugli abusi sessuali dei preti convocato da Francesco il Vaticano è scosso dalle dimissioni di padre Hermann Geissler, capo ufficio alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha chiesto al cardinale prefetto Luis Ladaria “di lasciare il suo servizio”. Il prefetto “ha accolto questa richiesta”, comunica un comunicato diramato dall’ex Sant’uffizio.

    Geissler, 53 anni, austriaco, accusato da una donna di molestie avvenute nel 2009, “ha fatto tale passo per limitare il danno già arrecato alla Congregazione e alla sua Comunità”. E ancora, recita il comunicato: “Egli ribadisce che l’accusa contro di lui non è vera e chiede che sia continuato il processo canonico già iniziato. Si riserva anche eventuali misure di natura legale”.

    Ad accusare Geissler è Doris Wagner, una ex suora tedesca, che ha ricordato di essere stata abusata dal sacerdote durante una confessione del 2009 in occasione di un evento del 27 novembre a Roma dedicato a dare voce alle donne sopravvissute agli abusi sessuali del clero. Geissler, che da 25 anni lavora nella Congregazione per la Dottrina della fede e che è autore di numerose pubblicazioni in ambito teologico, è stato membro della comunità religiosa Opus spiritualis Familia, nota come “l’Opera”.

    In una breve intervista al National Catholic Reporter il 21 gennaio scorso, Doris Wagner ha dichiarato di aver riferito la condotta di Geissler alla Congregazione nel 2014 con l’aiuto di un avvocato canonico: “Ho ricevuto una risposta che affermava che padre Geissler aveva ammesso, e aveva chiesto scusa, ed era stato ammonito”, ha detto. “E questo era tutto”.

    Interpellato sulla vicenda, il portavoce vaticano Alessandro Gisotti ha dichiarato al Ncr che il sacerdote era “sotto esame da parte dei superiori della Congregazione per la Dottrina della Fede, che si riservano il diritto di prendere le iniziative appropriate”.

    L’abuso nel confessionale è considerato delitto tra i più gravi dalla Chiesa cattolica. Doris Wagner ha denunciato di aver visto Geissler continuare nel suo ruolo in Vaticano. E in effetti il sacerdote, come capo della sezione dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede, dal 15 al 18 gennaio scorsi era elencato nella delegazione dell’ex Sant’Uffizio che ha partecipato a Bangkok all’incontro con i presidenti delle Commissioni Dottrinali delle Conferenze Episcopali dell’Asia.

    Adesso la parola passa al processo canonico che deve verificare se le accuse sono vere e che, nel caso, porterà ad altri provvedimenti. Francesco non vuole che la Chiesa sottovaluti gli abusi e le accuse di abusi e per questo motivo, affinché tutti si rendano conto della gravità del problema, incontrerà a fine febbraio a Roma tutti i presidenti della Conferenze episcopali mondiali.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2019/01/29/news/prete_s_uffizio_dimissioni_dopo_molestie-217757769/?ref=drac-2

  • La realtà inconfessabile! “ABUSI SESSUALI SUI MINORI” 21-24 Febbraio 2019 INCONTRO MONDIALE DEI VERTICI DELLA CHIESA

    La realtà inconfessabile! “ABUSI SESSUALI SUI MINORI” 21-24 Febbraio 2019 INCONTRO MONDIALE DEI VERTICI DELLA CHIESA

    Rete L’ABUSO presenta una campagna di consapevolezza in previsione dell’incontro di febbraio 2019 che si terrà in Vaticano con il Santo Padre e con tutti i Vescovi e Cardinali presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo, sul tema degli abusi sessuali nel clero

    I GRANDI: PONTIFICANO E DECIDONO STRATEGIE
    I PICCOLI, LE VITTIME: SEMPLICEMENTE INDESIDERATE

    UN PERCORSO CRITICO COSTRUTTIVO PER AFFRONTARE LA REALTA’ – PER GUARDARE GLI AVVENIMENTI ANCHE CON GLI OCCHI DI CHI HA VISSUTO GLI ABUSI SUBENDOLI – PER NON ACCONTENTARSI DI QUELLO CHE VOGLIONO FAR CREDERE CON I PROCLAMI – PER DARE VOCE ANCHE AGLI INDESIDERATI – PER FAR SAPERE AL MONDO, E ANCHE AI VESCOVI, I QUALI FANNO FINTA DI VOLER INCONTRARE LE VITTIME (NONOSTANTE L’ESORTAZIONE DI PAPA FRANCESCO PROPRIO PER LA PREPARAZIONE DELL’EVENTO) MA CHE, NELLA REALTA’ DEI FATTI, NON HANNO NESSUNA REALE INTENZIONE DI RICEVERLE.

    TUTTO CIO’ CHE VORREBBERO NON FAR SAPERE E TUTTO CIO’ CHE I MEDIA “NON POSSONO SVELARE”.

    Papa Francesco ha convocato a Roma i Presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo, dal 21 al 24 febbraio 2019, per affrontare il dramma della pedofilia clericale. A questo incontro non è prevista la partecipazione delle Associazioni che, nel mondo, assistono le vittime dei preti pedofili.

    Il Comitato organizzatore di questo evento ha chiesto ai Vescovi di incontrare le vittime prima di febbraio, e ha distribuito un questionario da compilare, il contenuto di quest’ultimo finora non è stato divulgato.

    Il Comitato di Vittime & Famiglie dell’Associazione Rete L’ABUSO ha scritto al card. Bassetti, Presidente della CEI, offrendo la propria disponibilità ad essere incontrati, come piccola delegazione, in rappresentanza delle numerose vittime seguite dall’Associazione.

    Non avendo ricevuto alcun riscontro all’offerta di poter fornire il proprio contributo, né come associazione o delegazione, né come singole vittime che, più volte, hanno scritto anche personalmente chiedendo di incontrare il Santo Padre o i Cardinali e Vescovi organizzatori, in attesa dell’evento di febbraio Rete L’ABUSO ha preparato una campagna di consapevolezza che verrà proposta, in puntate settimanali, con filmati e spunti di riflessione.

    I filmati proposti, della durata di circa 10 minuti, saranno di volta in volta pubblicati ed indirizzati anche, per conoscenza, alla Santa Sede, con l’auspicio che la stessa voglia fornire una sua riflessione, ma saremo ben lieti di ricevere commenti da parte di chiunque voglia fornire il suo contributo costruttivo.

    Per comprendere meglio e concretamente i diversi risvolti del fenomeno, e soprattutto la modalità sistematica nella gestione degli abusi, verrà analizzato un caso concreto attuale italiano ben documentato, come esempio ed emblema di tantissime altre vicende. L’osservatorio privilegiato e puntuale dell’associazione che raccoglie centinaia di testimonianze, consente di affermare, purtroppo con estrema cognizione di causa, che l’esempio proposto, di fatto, costituisce nella sostanza la prassi consolidata.

    Riteniamo che sia importante ed essenziale, per poter adottare misure di prevenzione efficaci e contrastare veramente il dilagarsi del fenomeno, conoscere a fondo la dura realtà, la criminale prassi diffusa in tutto il mondo, scelta, adottata, consolidata e insabbiata a tutti i livelli della gerarchia.

    • Il fatto stesso che si tenda a minimizzare e non voler affrontare seriamente la questione prendendo consapevolezza della cruda realtà, senza veli, senza ipocrisie…
    • Il fatto stesso che i proclami non corrispondano in alcun modo, neanche lontanamente, a ciò che poi si attua…
    • Il fatto stesso che i vescovi responsabili di insabbiamenti e coperture palesi, e pubblicamente dimostrate oltre ogni ragionevole dubbio (come nel caso di esempio analizzato in questa campagna di consapevolezza), non solo non vengano in alcun modo rimossi ma bensì promossi o, addirittura, in altri casi incaricati di individuare le soluzioni adeguate per contrastare tali crimini…
    • Il fatto stesso che ancora oggi assistiamo a situazioni spregiudicate ed incredibili, oltre che estremamente opposte alla tanto proclamata “tolleranza zero”: pur di non affrontare la realtà alcuni Cardinali persino invocando l’immunità diplomatica, si sottraggono al giudizio dei tribunali civili, come il caso recentissimo della Santa Sede che ha richiesto per il Cardinale Ladaria. Il paradosso sfacciatamente ostentato è addirittura costituito dal fatto che il Cardinale Ladaria è l’attuale prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, potentissimo organo ecclesiale che, teoricamente, è preposto per giudicare i Vescovi che commettono proprio questo tipo di reati… o ancora il Cardinale Barbarin rinviato a giudizio presso il Tribunale civile francese proprio nel medesimo procedimento, il quale ha invocato la prescrizione dei reati a lui contestati, rivendicando la corresponsabilità del Cardinale Ladaria, a cui si era rivolto per avere disposizioni circa la decisione di denunciare o insabbiare diversi casi di abusi, Cardinale per il quale appunto il Santo Padre ha invocato l’immunità diplomatica in virtù dei diversi concordati tra Stato e Chiesa.
    • Il fatto stesso che delle centinaia di vittime italiane seguite dall’Associazione, nessuna sia stata contattata per incontrare il Presidente della CEI, RITENIAMO SIA UN PESSIMO PRELUDIO ALLA SERIETA’ DELL’INIZIATIVA CHE, VICEVERSA, E’ STATA TANTO ELOGIATA DAI MEDIA.

    Come si declina quindi la tanto proclamata “TOLLERANZA ZERO” di Papa Francesco?

    Tolleranza Zero è “immunità diplomatica”?

    Tolleranza Zero è “prescrizione dei reati”?

    Tolleranza Zero è farla franca costi quel che costi?

    Cosa dovrebbe cambiare dopo febbraio rispetto alle decisioni prese fino a pochi giorni fa dagli stessi promotori dell’evento?

    Tolleranza Zero fino ad ora non è altro che una gigantesca ipocrisia!

    Le vittime si aspettano fatti non tante ipocrite parole con tanto di speculazione mediatica sulla loro sofferenza.

    Il filo conduttore di questa Campagna di consapevolezza sarà una LETTERA APERTA A PAPA FRANCESCO scritta dai familiari della vittima e pubblicata on-line sul Fatto Quotidiano in data 19.10.2018, lettera che finora ad ora, come tutte le innumerevoli precedenti non ha sortito alcuna risposta o commento da parte della Santa Sede.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/10/19/alessandro-battaglia-la-prova-e-in-una-lettera-papa-francesco-sapeva-degli-abusi-ora-rimuova-mons-delpini-che-lo-copri/4705606/

    Le cinque tappe della riflessione proposta, che in qualche modo cercano di stimolare e raggiungere i vescovi che parteciperanno all’evento affrontano i seguenti temi:
    PEDOFILIA NEL CLERO: ULTIMO APPELLO PER PAPA FRANCESCO

  • L’ombra dei pedofili e le strane carriere dei porporati gay tra le mura vaticane

    L’ombra dei pedofili e le strane carriere dei porporati gay tra le mura vaticane

    Dopo il caso McCarrick Bergoglio ruimanda la resa dei conti al vertice di febbraio

    Non basterà a papa Francesco la ormai certa riduzione allo stato laicale dell’ex cardinale statunitense Theodore McCarrick per calmare le acque e gestire a suo modo il vertice sugli abusi sessuali del clero convocato in Vaticano dal 21 al 24 febbraio prossimo, con la presenza dei presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo.

    Come si ricorderà, la vicenda McCarrick un abusatore seriale – ha provocato un vero e proprio terremoto nella Chiesa cattolica, che dagli Stati Uniti è arrivato in Vaticano, fino a Santa Marta, residenza del Pontefice. Il problema non sono solo gli abusi sessuali, principalmente su seminaristi, che risalgono già agli anni ’80 e proseguiti per oltre venti anni. Ciò che maggiormente inquieta è come sia stato possibile che malgrado ci fossero denunce e voci insistenti sulla sua omosessualità attiva e sugli abusi, abbia potuto fare una brillantissima carriera ecclesiastica essendo stato promosso fino all’arcidiocesi di Washington e addirittura nominato cardinale, ancora al tempo di san Giovanni Paolo II. È anche il tema dell’ormai famosa lettera-dossier pubblicata nell’agosto scorso dall’ex nunzio negli Stati Uniti, Carlo Maria Viganò, che ha chiamato in causa diversi esponenti della Curia Romana e lo stesso papa Francesco che, pur a conoscenza dei dossier su McCarrick, gli ha dato importanti incarichi personali per conto della Santa Sede.

    Lo scorso ottobre, poi, papa Francesco ha accettato le dimissioni di McCarrick dal cardinalato ma solo dopo che era emersa la denuncia riguardo agli abusi su un minorenne. E ora, dopo un processo-lampo alla Congregazione per la Dottrina della Fede, si attende che il Papa lo riduca allo stato laicale. Ma ciò che è apparso chiaro in questi mesi è che papa Francesco vorrebbe chiudere qui il capitolo McCarrick e poi passare semplicemente a decidere le misure per evitare che simili cose accadano in futuro. Ha infatti chiuso l’archivio vaticano ai vescovi americani che volevano una inchiesta radicale, rimandando ogni eventuale iniziativa a dopo il vertice di febbraio. E anche nella lettera ai vescovi Usa dello scorso 1 gennaio proprio sul tema degli abusi sessuali, è evidente il tentativo di confinare ai soli Stati Uniti il problema McCarrick.

    Il motivo è comprensibile: ci sono vescovi e cardinali strettamente legati a McCarrick che risultano nel circolo degli amici di papa Francesco. A cominciare da Donald Wuerl, chiamato a suggerire i candidati all’episcopato negli Stati Uniti al posto del silurato cardinale Raymond Burke. Wuerl, successore di McCarrick a Washington, ne ha coperto chiaramente le responsabilità in tutti questi anni e proprio nei giorni scorsi sono emerse nuove testimonianze che lo inchiodano. Ma c’è anche il cardinale Kevin Farrell, altro pupillo di McCarrick, che oltre alla porpora ha avuto in «dono» a Roma la guida del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita. Anche lui mantenuto al suo posto malgrado l’assoluta inattendibilità della reclamata ignoranza sul «vizietto» di McCarrick. Farrell peraltro è anche responsabile della «svolta omosessuale» all’ultimo Incontro mondiale della Famiglia a Dublino, lo scorso agosto, quando a parlare è stato invitato il gesuita americano padre James Martin, che ha lanciato una crociata per inserire l’agenda Lgbt nella Chiesa.

    Proprio la questione dell’omosessualità nel clero sta infiammando la preparazione del vertice sugli abusi. È evidente che papa Francesco non ne vuole parlare in alcun modo, e anzi ha più volte affermato che la causa degli abusi sessuali va ricercata nel clericalismo, in pratica un abuso di potere. E alcuni suoi collaboratori si sono spinti perfini a negare l’evidenza, ovvero che McCarrick abbia avuto relazioni omosessuali.

    Sicuramente una pubblica critica che leghi gli abusi sessuali del clero all’omosessualità sarebbe molto impopolare agli occhi del «mondo». Papa Francesco anche recentemente ha detto che chi ha tendenze omosessuali non dovrebbe diventare prete, ma lì si è fermato.

    C’è però il fondato timore che il vertice di febbraio sarà usato da chi vorrebbe legittimare l’omosessualità anche nel clero: «Si può essere bravi preti anche se gay», è il ritornello di moda tra le correnti più progressiste, ma sicuramente ci sono cardinali influenti, come il tedesco Reinhard Marx, l’austriaco Christoph Schömborn, lo statunitense Blaise Cupich, che non hanno nulla da obiettare. Certo, evitare di parlare di un problema omosessualità nel clero è il primo passo per una sua legittimazione.

    Per questo nelle ultime settimane ci sono stati diversi interventi di cardinali che hanno criticato l’approccio di papa Francesco al tema abusi. Tra questi i due cardinali superstiti dei Dubia, Walter Brandmüller e Raymond Burke. Il primo ha ricordato ciò che anche un dettagliato rapporto negli Stati Uniti ha messo in evidenza: l’80% degli abusi sessuali non sono commessi su bambini ma su adolescenti maschi. Vuol dire che il legame tra omosessualità e abusi sessuali è «statisticamente provato». Ciò non vuol dire che tutti i preti con tendenze omosessuali siano potenzialmente abusatori, ha sottolineato Burke, ma è un fatto che la stragrande maggioranza di questi abusi vengano da una «debolezza morale» che non c’entra nulla con il clericalismo. Ancora più chiaro l’ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Gerhard Müller che, in una lunga dichiarazione, ha affermato tra l’altro che «balbettare di clericalismo o di strutture della Chiesa come causa, è un insulto alle molte vittime degli abusi sessuali».

    Ad alzare ulteriormente la temperatura, in questi giorni sono scese in campo anche delle associazioni di laici, che hanno lanciato una petizione online da presentare ai vescovi che parteciperanno al vertice vaticano. Il titolo non lascia spazio ad equivoci: «Fermiamo la rete omosessuale nella Chiesa». È stata lanciata da una associazione svizzera, Pro Ecclesia, sostenuta dal sito americano LifeSiteNews, ma immediatamente rilanciata in tutte le lingue (in italiano da La Nuova Bussola Quotidiana). Chiede una serie di misure, tra cui la reintroduzione di un articolo del Codice di Diritto Canonico del 1917 che stabiliva sanzioni dure, fino alla riduzione allo stato laicale, per i chierici responsabili di atti omosessuali. Improbabile che il Papa acconsenta, ma gli sarà comunque difficile lasciare il tema omosessualità fuori dalla porta del vertice.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/lombra-dei-pedofili-e-strane-carriere-dei-porporati-gay-mura-1631508.html?fbclid=IwAR07v6zRca6bQJGOhRxddqOsEdwUdcngM1ymCHIh6vzGmajJQW-9cl10QLE