Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Il cardinale Marx ha incontrato un gruppo di vittime di sacerdoti pedofili

    Il cardinale Marx ha incontrato un gruppo di vittime di sacerdoti pedofili

    A margine del vertice del Papa sugli abusi

    Città del Vaticano, 22 feb. (askanews) – Il cardinale tedesco Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera, presidente della conferenza episcopale tedesca e consigliere di Papa Francesco, ha incontrato questo pomeriggio a Roma un gruppo di vittime di sacerdoti pedofili, a margine del vertice sugli abusi convocato dal Papa in Vaticano con i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo.

    “Avevo già riflettuto in Germania sull’opportunità di incontrare” le vittime, “e non sapevo esattamente quali organizzazioni ci fossero a Roma”, ha dichiarato il porporato a conclusione dell’incontro, “e sebbene sia stato un incontro breve credo sia un segno che la Chiesa vuole ascoltare e che considera che questi gruppi e associazioni di vittime e sopravvissuti stanno fornendo un servizio alla Chiesa, e che i sopravvissuti ci hanno aiutato e continueranno ad aiutarci, a rimanere sul tema, vederlo con onestà ed ascoltare. Per questo sono grato per questo incontro”.

    Il cardinale Marx ha incontrato dapprima a porte chiuse un gruppo di dieci persone e poi, davanti a telecamere e macchine fotografiche, un gruppo di quindici persone. L’incontro era stato organizzato dall’associazione Ending Clergy Abuse, molto attiva in questi giorni a Roma nel promuovere iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica sul punto di vista delle vittime. “Grazie per questo incontro: porterò al Papa le vostre testimonianze”, ha detto il cardinale Marx accomiatandosi. A porte chiuse, a quanto si apprende, si è affrontato il tema della controversia circa il significato del concetto di “tolleranza zero”.

    http://www.askanews.it/cronaca/2019/02/22/il-cardinale-marx-ha-incontrato-un-gruppo-di-vittime-di-sacerdoti-pedofili-top10_20190222_173354/

  • Summit sulla pedofilia, le vittime in Vaticano: «Intervenite»

    Summit sulla pedofilia, le vittime in Vaticano: «Intervenite»

    Da giovedì a domenica i lavori con vescovi provenienti da 190 Paesi. Ma le associazioni chiedono di poter incontrare Francesco che sarà presente a tutte le fasi del dibattito

    «Eravamo in otto, dagli Usa alla Giamaica. È la prima volta che la Chiesa ci riceve come rappresentanti di associazioni di vittime di tutto il mondo e non solo singoli, e questa apertura al dialogo è già notevole, vedremo come va a finire… Io rappresentavo tutte le vittime italiane, la nostra associazione ne ha in carico 800». Francesco Zanardi ha 48 anni, ne aveva 11 quando a Spotorno fu violentato dal viceparroco, «si chiamava don Nello Giraudo, durò tre anni», nel 2010 ha fondato «Rete l’Abuso» e ieri ha incontrato con altre associazioni il comitato organizzativo dell’incontro mondiale su «protezione dei minori nella Chiesa» che si apre oggi in Vaticano. Speravano nel Papa ma per oltre due ore hanno parlato col cardinale Blase Cupich, l’arcivescovo Charles Scicluna, i gesuiti Federico Lombardi e Hans Zollner, la squadra che guida il summit al quale Bergoglio ha convocato 190 presidenti di conferenze episcopali del pianeta.

    Peter Isely, portavoce di «Ending clergy abuse», scuote la testa: «Devono agire, dov’è il piano? Non c’è». Juan Carlos Cruz, vittima del pedofilo cileno Karadima, considera: «Il Papa sta facendo quello che può, i vescovi lo seguano, ora o mai più». Zanardi è duro con la Chiesa Italiana: «Faccia chiarezza e imponga ai vescovi l’obbligo di denuncia. A Scicluna ho detto che devono cacciare chi ha coperto, come Delpini a Milano con don Mauro Galli e Sepe a Napoli con don Silverio Mura».

    Giovedì mattina al summit parlerà Francesco. Poi il confronto: responsabilità del vescovo, trasparenza. Padre Zollner è chiaro: «Oggi un vescovo rende conto direttamente solo al Papa. Significa che il Papa dovrebbe controllare 5.100 vescovi, il che non è possibile». I cardinali ultraconservatori Burke e Brandmüller, già firmatari dei «dubia» contro le aperture di Bergoglio, collegano gli abusi alla «piaga dell’agenda omosessuale nella Chiesa» e all’abbandono della «legge morale assoluta». Francesco ieri non l’ha mandata a dire: «Coloro che passano la vita accusando, accusando, accusando, sono – non dirò figli, perché il diavolo non ne ha – ma amici, cugini, parenti del diavolo».

    https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/19_febbraio_21/summit-pedofilia-vittime-vaticano-intervenite-9e81d7bc-35ad-11e9-a9b4-ecf4c6ca5234.shtml#

  • Pedofilia, summit di 4 giorni in Vaticano. Papa Francesco: “Non semplici e scontate condanne, servono misure concrete”

    Pedofilia, summit di 4 giorni in Vaticano. Papa Francesco: “Non semplici e scontate condanne, servono misure concrete”

    Il pontefice ha aperto il summit di quattro giorni in Vaticano sulla protezione dei minori per contrastare la piaga degli abusi sessuali dei preti su bambini e adolescenti. A tutti i partecipanti Francesco ha fatto distribuire delle linee-guida sulla pedofilia utili per le riflessioni del summit. Il cardinal Bassetti: “Denunciare? Decisiva l’assemblea Cei a maggio. Se accusa verosimile, dovere di denuncia”

    di Francesco Antonio Grana

    “Il santo Popolo di Dio ci guarda e attende da noi non semplici e scontate condanne, ma misure concrete ed efficaci da predisporre. Ci vuole concretezza”. Lo ha affermato Papa Francesco aprendo, in Vaticano, l’inedito summit sulla pedofilia al quale partecipano i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo. Tre giorni e mezzo fitti di programma con ben nove relazioni, una celebrazione penitenziale e una messa conclusiva. “Dinanzi alla piaga degli abusi sessuali perpetrati da uomini di Chiesa a danno dei minori – ha sottolineato Bergoglio nel discorso di apertura del vertice – ho pensato di interpellare voi, patriarchi, cardinali, arcivescovi, vescovi, superiori religiosi e responsabili, affinché tutti insieme ci mettiamo in ascolto dello Spirito Santo e con docilità alla sua guida ascoltiamo il grido dei piccoli che chiedono giustizia. Grava sul nostro incontro il peso della responsabilità pastorale ed ecclesiale che ci obbliga a discutere insieme, in maniera sinodale, sincera e approfondita su come affrontare questo male che affligge la Chiesa e l’umanità. Iniziamo, dunque, il nostro percorso armati della fede e dello spirito di massima parresia, di coraggio e concretezza”.

    A tutti i partecipanti Francesco ha fatto distribuire delle linee-guida sulla pedofilia utili per le riflessioni del summit. L’obiettivo del vertice è dare ai vescovi di tutto il mondo le direttive da applicare immediatamente per contrastare gli abusi sessuali su minori del clero. Per troppo tempo, infatti, abusatori seriali sono stati spostati di parrocchia in parrocchia con la complicità dei loro superiori che hanno coperto la pedofilia. Questo quando non sono stati cardinali e vescovi a commettere direttamente le violenze.

    Numerose le associazioni delle vittime che da tutto il mondo sono arrivate a Roma per protestare per la mancata accoglienza da parte della Chiesa cattolica. Prima del summit, il Comitato organizzatore ha incontrato un gruppo di rappresentanti di vittime. “Erano presenti 12 persone, uomini e donne, – ha affermato il direttore ad interim della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti – provenienti da diverse aree del mondo e appartenenti a diverse organizzazioni. L’incontro è durato poco più di due ore. I membri del Comitato sono molto grati alle vittime che hanno partecipato per la sincerità, la profondità e la forza delle loro testimonianze, che li aiuteranno certamente a comprendere sempre meglio la gravità e l’urgenza dei problemi che saranno affrontati nel corso dell’incontro”. Non sono mancate, però, le proteste di tutte quelle vittime che sono rimaste escluse a iniziare da Peter Saunders, ex membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori. Nel 2016 Saunders si era dimesso dall’organismo vaticano accusando la Curia romana, e in particolare la Congregazione per la dottrina della fede, di ostacolare la lotta alla pedofilia.

    Alla Curia romana il Papa aveva già spiegato che “la Chiesa da diversi anni è seriamente impegnata a sradicare il male degli abusi, che grida vendetta al Signore, al Dio che non dimentica mai la sofferenza vissuta da molti minori a causa di chierici e persone consacrate: abusi di potere, di coscienza e sessuali”. Francesco aveva aggiunto che “parlando di questa piaga, alcuni all’interno della Chiesa si infervorano contro certi operatori della comunicazione, accusandoli di ignorare la stragrande maggioranza dei casi di abusi, che non sono commessi dai chierici della Chiesa – le statistiche parlano di più del 95% – e accusandoli di voler intenzionalmente dare una falsa immagine, come se questo male avesse colpito solo la Chiesa Cattolica. Invece io vorrei ringraziare vivamente quegli operatori dei media che sono stati onesti e oggettivi e che hanno cercato di smascherare questi lupi e di dare voce alle vittime. Anche se si trattasse di un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – la Chiesa chiede di non tacere e di portarlo oggettivamente alla luce, perché lo scandalo più grande in questa materia è quello di coprire la verità”.

    Nel corso del summit, come spiegato dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, in un’intervista a Qn, si parlerà anche dell’ipotesi di denunciare i casi di pedofilia alle autorità civili, anche se “sarà decisiva la prossima assemblea della Cei a maggio”. Il numero uno della Conferenza episcopale italiana ha spiegato di non escludere “che, la dove l’accusa si riveli verosimile, si affermi un dovere di denuncia, a maggior ragione questo si impone quando c’è un pericolo fondato di reiterazione dell’abuso”. La tutela della cura dei minori, ha aggiunto, “deve costituire il criterio prioritario, anche quando esige scelte sofferte”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/21/pedofilia-summit-di-4-giorni-in-vaticano-papa-francesco-non-semplici-e-scontate-condanne-servono-misure-concrete/4987373/

  • Pedofilia, Papa: ‘Parente del diavolo chi accusa Chiesa’. Errore nel press kit: ‘Pell condannato’. La sentenza non c’è ancora

    Pedofilia, Papa: ‘Parente del diavolo chi accusa Chiesa’. Errore nel press kit: ‘Pell condannato’. La sentenza non c’è ancora

    Il pontefice sembra rispondere indirettamente al contenuto di Sodoma, il volume scritto dal sociologo francese Frédéric Martel che accusa di omosessualità l’80 percento del clero della Chiesa cattolica. Bergoglio ha rotto il silenzio alla vigilia dell’uscita del libro in concomitanza con l’inizio del summit sulla pedofilia che si terrà in Vaticano e quale parteciperanno i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo. Piccolo incidente con i comunicati digitali preparati dalla Sala stampa sul cardinale accusato di abusi in Australia

    “Coloro che passano la vita accusando la Chiesa sono parenti del diavolo”. Papa Francesco sembra rispondere indirettamente al contenuto di Sodoma, il volume scritto dal sociologo francese Frédéric Martel che accusa di omosessualità l’80 percento del clero della Chiesa cattolica. Bergoglio ha rotto il silenzio alla vigilia dell’uscita del libro in concomitanza con l’inizio del summit sulla pedofilia che si terrà in Vaticano e quale parteciperanno i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo.

    Alla vigilia del summit si è registrato anche un piccolo incidente. Nell’ampio press kit digitale preparato dalla Sala Stampa della Santa Sede è stata erroneamente riportata la condanna per gli abusi che sarebbe stata emessa dal tribunale australiano nei confronti del cardinale George Pell, che il Papa ha messo in congedo dal suo ruolo di prefetto della Segreteria per l’economia proprio perché affrontasse il processo penale nel suo paese. “Annunciato – si legge nel testo distribuito ai giornalisti – un verdetto di colpevolezza nei riguardi del cardinale George Pell per abusi sessuali su minori commessi 40 anni fa. La sentenza non è stata ancora pronunciata. Alla fine del mese di gennaio 2019 è atteso un secondo processo per altre accuse”. La condanna, però, non è stata ancora resa pubblica perché la giustizia australiana prevede che ci sia massima segretezza fin quando il processo non è terminato. Il direttore ad interim della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti, si è scusato pubblicamente per questo errore sottolineando che “il press kit digitale è un testo di lavoro e che non rispecchia la posizione ufficiale del Vaticano in merito alla vicenda del cardinale Pell”.

    Incidenti a parte, il pontefice ha ricevuto nella Basilica di San Pietro un numeroso gruppo di pellegrini dell’arcidiocesi di Benevento. Francesco, parlando a braccio, si è soffermato sulla figura di Padre Pio a poco meno di un anno dal suo pellegrinaggio a Pietrelcina. “Lui – ha affermato Bergoglio – ha amato la Chiesa, con tanti problemi che ha la Chiesa, con tante avversità, con tanti peccatori. Perché la Chiesa è santa, è la sposa di Cristo, ma noi, i figli della Chiesa siamo tutti peccatori – e alcuni grossi! – ma lui ha amato la Chiesa come era, non l’ha distrutta con la lingua, com’è di moda farlo adesso. No! Lui ama”.

    Francesco ha proseguito sottolineando che “quello che ama la Chiesa sa perdonare, perché sa che lui stesso è peccatore e ha bisogno del perdono di Dio. Sa sistemare le cose, perché il Signore vuole sistemare bene le cose ma sempre col perdono: non si può vivere tutta una vita accusando, accusando, accusando la Chiesa. L’ufficio di accusatore di chi è? Chi è quello che la Bibbiachiama il grande accusatore? Il diavolo! E coloro che passano la vita accusando, accusando, accusando, sono – non dirò figli, perché il diavolo non ne ha – ma amici, cugini, parenti del diavolo. E no, questo non va, si devono segnalare i difetti per correggere, ma al momento che si segnalano i difetti, si denunciano i difetti, si ama la Chiesa. Senza amore, quello è del diavolo. Ambedue le cose aveva San Padre Pio, amava la Chiesa con tutti i suoi problemi e le sue avversità, con i peccati dei suoi figli. Non dimenticatevi di questo”.

    Parole sicuramente destinate a far discutere come susciterà numerose reazioni, dentro e fuori la Chiesa, l’inedito summit sulla pedofilia. Tre giorni e mezzo fitti di programma con ben nove relazioni, una celebrazione penitenziale e una messa conclusiva. Numerose le vittime di abusi che sono arrivate a Roma da tutto il mondo per questo vertice e che hanno già iniziato a protestare per le tante, troppe, omertà delle gerarchie ecclesiastiche nel corso degli ultimi decenni. In tutto il pianeta le cifre della pedofilia del clero sono spaventose. Una piaga sempre occultata dalla Chiesa cattolica con abusatori seriali spostati di parrocchia in parrocchia. Quando non sono stati gli stessi porporati e vescovi a commettere gli abusi, come nel caso dell’ex cardinale di Washington Theodore Edgar McCarrick, ridotto da Francesco allo stato laicale.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/20/pedofilia-papa-parente-del-diavolo-chi-accusa-chiesa-errore-nel-press-kit-pell-condannato-la-sentenza-non-ce-ancora/4986064/

  • Vaticano, vittime di pedofilia protestano a San Pietro: “Noi esclusi dall’incontro”

    Vaticano, vittime di pedofilia protestano a San Pietro: “Noi esclusi dall’incontro”

    Protesta a ridosso del Colonnato di Piazza San Pietro delle vittime di pedofilia riunite nell’organizzazione internazionale Ending Clergy Abuse. Peter Sanders, vittima australiana ed ex membro della pontificia commissione per la tutela dei minori: “I funzionari vaticani che stanno organizzando il summit sugli abusi hanno scelto di parlare solo con le vittime che vogliono loro”.

    Protesta in via Paolo VI, a ridosso del Colonnato di Piazza San Pietro, delle vittime di pedofilia riunite nell’organizzazione internazionale Ending Clergy Abuse, che riunisce persone di 22 Paesi nel mondo. Una protesta che nasce dal fatto che la loro delegazione non è stata ricevuta dal comitato organizzatore del summit sulla Protezione dei minori al via da domani in Vaticano assieme ad altri che invece hanno potuto accedere all’incontro. Peter Saunders, uno dei portavoce dell’organizzazione Ending Clergy Abuse (egli stesso vittima di abusi ed ex membro della pontificia commissione per la tutela dei minori), ha parlato con la stampa: “Non ci ricevono come ECA. Hanno scelto di parlare con le vittime che vogliono loro ma devono capire che noi rappresentiamo 22 Paesi”, ha spiegato sottolineando di non aver ricevuto spiegazioni per tale rifiuto. Già nei giorni scorsi l’associazione delle vittime ha chiesto “tolleranza zero”: “Ogni prete colpevole deve essere dimesso dallo stato clericale e anche i vescovi che hanno coperto devono essere espulsi dalla Chiesa. Chiediamo che sia obbligatorio per tutti i vescovi denunciare alle autorità civili i casi di abuso”, le parole del portavoce Peter Isely. Alla protesta in via Paolo VI partecipa anche una rappresentante messicana delle vittime di Macial Marciel, “il peggior mostro di tutta la storia della Chiesa”, che ha detto: “Ancora queste vittime stanno aspettando delle scuse formali, nessun Papa, neanche Francesco quando è andato in Messico, ha voluto riceverle”.

    Vittime deluse dall’assenza del Papa
    “Che cosa succederà alla fine del summit? Non lo so, ancora incontri, ancora discussioni, ma qual è il piano? Non c’è un piano. Abbiamo parlato del fatto che bisogna agire, e quello che abbiamo chiesto è: che cosa sarà diverso lunedì da oggi? Abbiamo parlato della messa sotto accusa, dell’accountability e delle aspettative delle vittime”, ha detto Peter Isely, ricevuto questa mattina dal comitato organizzatore del summit sulla Protezione dei minori in Vaticano. “Ci hanno detto – ha aggiunto -: lunedì avremo il comitato esecutivo, avremo un meeting e un altro meeting e poi metteremo un piano insieme e quando abbiamo chiesto qual è il piano ci hanno detto lo avremo lunedì, lunedì vedremo. Non è sufficiente fare un piano, che comunque non abbiamo ancora visto, e continuare a dire che i vescovi ancora non capiscono la questione degli abusi. Come puoi essere un vescovo, dare una educazione e non saper prevenire la violenza su un bambino? Questo è stupefacente”, ha proseguito. E ancora: “Quello che vogliamo è ovvio, fare una legge universale per cui se hai abusato o hai coperto vieni eliminato dalla Chiesa. L’atmosfera dell’incontro? Gli ho detto non penso che vorrete mai più vedermi qui dentro, e loro mi hanno detto, no al contrario. Insomma, sono stati anche gentili ma ci sono stati momenti tesi. Hanno preso molti appunti, vogliono sapere ancora da noi ma qui il punto è quali informazioni abbiamo noi da voi”. Isely ha anche detto che la prima cosa che è stata chiarita è la delusione per l’assenza del Papa: “Dov’è il Papa? Noi, le vittime, vogliamo parlare con lui e staremo qui a Roma, fino alla fine del summit, finché questo incontro non ci sarà”. “Alla fine del meeting – ha fatto sapere Isely – l’arcivescovo Scicluna ci ha detto, ‘beh io non sono il Papa’. Questo è il problema: non è il Papa e noi dobbiamo parlare con lui. Venga fuori a parlare con noi”. Ribadita la richiesta di tolleranza zero: “Serve che il Papa emani una legge universale per terminare gli abusi ora, non lunedì o martedì”.

    Papa Francesco: “Saranno giornate di dialogo e comunione” – “Da domani vivremo alcune giornate di dialogo e comunione, di ascolto e discernimento. Possano essere un tempo di conversione. Non vogliamo annunciare noi stessi, ma Colui che è morto per noi”, il messaggio intanto inviato da papa Francesco che, tramite Twitter, ha parlato del vertice antiabusi che si tiene in Vaticano da domani a domenica. In Vaticano si troveranno faccia a faccia i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo per affrontare il tema degli abusi sessuali e della pedofilia nella chiesa nell’incontro “La protezione dei minori nella Chiesa”.

    https://www.fanpage.it/vaticano-vittime-di-pedofilia-protestano-a-san-pietro-noi-esclusi-dallincontro/

  • Pedofilia, il calvario di Giada: “Io abusata da Don Marino, ma per la giustizia dai 14 anni sono stata consenziente”

    Pedofilia, il calvario di Giada: “Io abusata da Don Marino, ma per la giustizia dai 14 anni sono stata consenziente”

    “Non avrei mai pensato di scrivere o di cercare di avere un contatto epistolare con una personalità grande come la sua. Prima vivevo felice, non mi mancava niente. Ma all’improvviso, sul mio orizzonte esistenziale, mentre frequento la terza media, si staglia una figura nelle sembianze di un prete. E di colpa il padre si trasforma in un mostro che fagocita la mia mente, il mio cuore, la mia innocenza”

    Inizia così la lettera che Giada Vitale, 24 enne di Termoli, in provincia di Campobasso, ha scritto a Papa Francesco per denunciare l’inerzia della chiesa rispetto alle vicende di pedofilia.

    “Ho scritto due lettere a Papa Francesco ma non ho mai ricevuto risposta. Parla di tolleranza zero, ma perché non li caccia a calci nel sedere? Fa solo chiacchiere”.

    Giada nel 2013 ha denunciato di essere stata abusata per anni da Don Marino Genova, ex parroco della chiesa SS. Pietro e Paolo di Portocannone, con cui ha avuto rapporti sessuali dai 13 ai 17 anni. “Don Marino nei miei confronti è stato sempre molto dolce. Mi abbracciava spesso, diceva di volermi bene” ricorda Giada “e un giorno mi prese la mano e mi ha portò in sagrestia, con i suoi modi molto dolci. ‘Sei la mia stellina, ti voglio bene’ mi disse. Dopo quella frase mi spinse verso il muro e strusciò le sue parti intime sul suo corpo. Mi toccava, mi baciava. Poi andò in bagno”.
    Quel giorno iniziò il suo calvario: “Ogni volta mi rivestiva lui, perché io ero immobile. Mi congedava con la benedizione, facendomi il segno della croce sulla fronte. Non doveva più fare il prete perché era un porco, ma è stato protetto”.

    Don Marino è stato condannato in primo grado dal tribunale di Campobasso a 6 anni di reclusione per abusi sessuali, con l’interdizione dai pubblici uffici e un risarcimento  provvisionale di 15.000 euro. Il processo è stato diviso in due tronconi: il primo riguardante i fatti successivi al momento in cui Giada ha compiuto 14 anni, che è finito con un’archiviazione; il secondo, per i fatti precedenti al compimento dei 14 anni , che si è concluso con la condanna del sacerdote.
    “Dopo la mia denuncia alla procura è iniziato un altro calvario perché il pubblico ministero ha stabilito che si trattava di atti sessuali con minore consenziente anziché violenza su minore. Io avevo 13 anni e lui 58. Non ho mai più avuto un ragazzo, una relazione, anche se adesso mi hanno fatto passare per la prostituta del prete, mentre lui è diventato la vittima”
    Le nostre telecamere hanno raggiunto Don Marino, che si è rifiutato di rispondere a qualunque domanda.
    In un messaggio ha scritto: “È tutta colpa mia, dovevo proteggerla. Io ero il suo sacerdote, lei una ragazza”.

    Vaticano, il primo vertice sulla pedofilia

    Si apre domani in Vaticano il vertice sugli abusi nel Clero che radunerà fino al 24 di febbraio i presidenti di tutte le conferenze episcopali del mondo ala presenza di Papa Francesco. Padre Federico Lombardi, che avrà il ruolo di moderatore, ha fornito alcuni dati in conferenza stampa: in totale, i partecipanti saranno 190, fra cui 114 presidenti conferenze episcopali o loro rappresentanti, 14 capi delle Chiese orientali cattoliche, 15 vescovi che operano in territori di missione, 22 religiosi e religiose membri dei consigli delle unioni generali. I tre giorni di lavori saranno divisi per temi, Responsibility, Accountability, Transparency.

  • Summit abusi, l’appello delle vittime: “È ora che chi ha abusato o insabbiato venga spretato”

    Summit abusi, l’appello delle vittime: “È ora che chi ha abusato o insabbiato venga spretato”

    Le associazioni di sopravvissuti hanno organizzato diversi incontri “paralleli” a Roma negli stessi giorni del vertice vaticano. Ieri un briefing in via della Conciliazione dopo la conferenza, domani l’incontro con il comitato organizzatore 

    SALVATORE CERNUZIO

    «Zero, zero, zero tolerance». Il tono è arrabbiato e non nasconde la profonda sofferenza che questo appello porta con sé. Peter Isely, abusato da un sacerdote del Wisconsin e membro dell’Eca (Ending of Clergy Abuse), organizzazione che riunisce 22 vittime dei cinque continenti, parla in via della Conciliazione davanti a telecamere e microfoni di giornalisti delle diverse lingue appena usciti dalla conferenza in Sala Stampa vaticana dove il cardinale Cupich, monsignor Scicluna, padre Lombardi e padre Zollner hanno appena presentato il summit “La protezione dei minori nella Chiesa” del 21-24 febbraio.

    La partecipazione è stata massiccia, e le associazioni di vittime – non solo Eca, ma anche altre organizzazioni come Rete-L’abuso, Infancia Robada e Bishopaccountability – si sono fatte trovare lì fuori. In questa settimana del grande meeting a Roma vogliono approfittare di ogni spazio pubblico per lanciare il loro appello a mettere realmente in pratica quella «tolleranza zero» professata negli ultimi anni dalla Chiesa contro i chierici che si macchiano dei crimini di abusi. Quindi hanno organizzato diversi appuntamenti “paralleli” – quasi un «contro-summit» lo ha definito qualcuno – che coinvolgono la Stampa Estera e la Camera dei Deputati e che prevedono anche marce e sit-in a Castel Sant’Angelo e Piazza del Popolo.

    Domani mattina, mercoledì 20 febbraio, alla vigilia del summit, una rappresentanza di queste associazioni – circa una decina da ogni Paese – sarà ricevuta privatamente intorno alle 11.30 in un ufficio del Vaticano dai membri del comitato organizzatore del vertice. Tra gli altri vi parteciperanno Francesco Zanardi, fondatore di Rete-L’abuso, Miguel Ángel Hurtado, ex sacerdote dei Legionari di Cristo e referente della organizzazione spagnola Infancia Robada, reso noto dal documentario di Netflix “Esame di Coscienza”, e anche Juan Carlos Cruz, una delle più famose vittime del sacerdote cileno Fernando Karadima (dimesso dallo stato clericale da Francesco nell’ottobre dello scorso anno), che ha mantenuto i contatti con l’arcivescovo maltese Charles Scicluna, per due volte inviato dal Papa in Cile per indagare sui casi di abusi nelle diocesi del Paese sudamericano e organizzatore degli incontri tra il Papa e le vittime a Casa Santa Marta.

    Proprio Scicluna e gli altri membri del comitato del summit hanno richiesto un incontro con le diverse associazioni: una mano tesa verso questi uomini e queste donne che continuano a dirsi «delusi» dalle risposte della Chiesa alla piaga degli abusi. «Sarà un’occasione per condividere le opinioni, le attese e i desiderata» dei sopravvissuti, ha spiegato padre Lombardi nel briefing di ieri.

    Una di queste attese è che il Papa emani «una legge universale» valida per tutte le Chiese mondiali contro la pedofilia. Il problema si estende infatti a livello «globale» e lo stesso summit ne è la dimostrazione, sottolinea Isely che parla a nome di tutte le vittime presenti, alzando spesso la voce e indicando più volte il Cupolone, emblema della basilica di San Pietro che si staglia sullo sfondo.

    Accanto a lui, cappellino bianco e giacca a vento azzurra (tutto targato “Eca”), c’è Peter Saunders. Il suo nome è conosciuto: anche lui vittima in passato di pedofilia, era uno dei membri della prima formazione della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, l’organismo istituito dal Papa nel 2014, nove giorni dopo la sua elezione, e guidato dal cardinale Sean O’Malley dal quale Saunders è stato allontanato nei primi mesi del 2016 dopo un’aspra polemica contro il cardinale George Pell e gli stessi membri del team pontificio.

    Più pacato, quasi sorridente, Saunders si infiamma solo quando risponde ad alcuni cronisti statunitensi che – come già pochi minuti prima in conferenza stampa – battevano il chiodo sulla teoria della omosessualità quale radice degli abusi. «Non c’è alcun nesso. Gli abusi nascono da una perversione», afferma Saunders. «Ma l’80% delle vittime sono maschi!». «Si ma ci sono anche tante donne, tante bambine. È qualcosa che va oltre l’orientamento sessuale». Intanto altri membri dell’Eca e delle altre associazioni, provenienti da Congo, Messico, Regno Unito, Cile, Giamaica e via dicendo, sono alle sue spalle e annuiscono.

    In ogni caso non è questo il punto per queste persone che portano il peso delle violenze subite sul corpo e nella psiche. «Quello che chiediamo – spiega Isely – è che ogni prete colpevole venga dimesso dallo stato clericale e anche i vescovi che hanno coperto devono essere espulsi dalla Chiesa. Chiediamo che sia obbligatorio per tutti i vescovi denunciare alle autorità civili i casi di abuso».

    «Sarebbe molto importante per il Vaticano chiarire cosa si intende per “tolleranza zero”», fa eco intanto Hurtado parlando con i giornalisti di lingua ispanica. «Nei Paesi più avanzati significa che se un sacerdote abusa di un bambino viene cacciato dal sacerdozio, ma questa definizione viene applicata, con grande difficoltà in Irlanda e negli Stati Uniti. In Spagna ci sono sacerdoti condannati dal sistema giudiziario dopo aver ammesso i crimini che continuano a far parte della Chiesa…».

    Tutte le vittime concordano sul fatto che il summit voluto da Papa Francesco con i presidenti delle Conferenze episcopali del mondo può essere, in questo senso, un’occasione «storica». «È un traguardo monumentale perché la sofferenza, i sacrifici, le debolezze, le testimonianze delle vittime di tutto il mondo sono riconosciute. Per questo ci dispiace quando il Papa dice che non bisogna avere grandi aspettative da quello che ne potrà venire. È come dire ai fedeli che se un prete abusa dei loro figli in Chiesa non devono avere l’aspettativa che verrà condannato».

    Dispiaciuti i “survivors” si dicono anche per il fatto che Papa Francesco – impegnato a tempo pieno nei quattro giorni del summit – non li riceverà personalmente. Saunders però taglia corto: «Non è questo l’importante, il punto non è parlare con noi ma agire, quello che ci aspettiamo è il minimo che la Chiesa possa fare: spretare i pedofili e i vescovi che hanno coperto».

    Più caustico invece Francesco Zanardi, fondatore della italiana Rete-L’abuso, violentato a 13 anni da un prete: «Sono vent’anni che si parla di abusi nella Chiesa e finora non è stato fatto nulla di concreto. Se si vuole dare un vero segnale in questo senso bisogna dimostrare di voler realmente punire tutti i vescovi che in questi anni non hanno fatto altro che insabbiare questi casi».

    «Crimini del genere vanno trattati dalla magistratura, con cause penali e civili», aggiunge Zanardi. «La Chiesa ha tutto il diritto di fare il processo canonico, ma nella società civile non è sufficiente perché è un processo sulla violazione del sesto Comandamento dove la vittima è Dio e non il ragazzino abusato. Si rimane in ambito ecclesiastico, mentre bisogna assumersi la responsabilità di questi scandali anche di fronte alla giustizia ordinaria. I colpevoli andrebbero segnalati alla magistratura del Paese in cui si compie il reato».

  • Preti pedofili, religiosi: “Abbassiamo il capo per la vergogna”

    Preti pedofili, religiosi: “Abbassiamo il capo per la vergogna”

    La dichiarazione preparata in vista dell’incontro  della Conferenza sulla pedofilia voluta da Papa Francesco che si apre giovedì, con la partecipazione di tutte le conferenze episcopali

    “Abbassiamo il capo per la vergogna quando ci rendiamo conto che tali abusi si sono verificati nelle nostre Congregazioni e Ordini e nella nostra Chiesa”. Così nella dichiarazione che religiosi e religiose hanno redatto in vista dell’incontro sulla pedofilia che prenderà il via giovedì in Vaticano e al quale parteciperanno i leader delle conferenze episcopali di tutto il mondo. Una dichiarazione importante a fronte del fatto che è anche negli istituti religiosi maschili e femminili che avvengono diversi abusi, all’interno di Congregazioni che sfuggono dal controllo dei vescovi locali e del Vaticano.

    “Nella nostra attività di religiosi – scrivono – ci imbattiamo in molte situazioni in cui i bambini sono abusati, trascurati, maltrattati e indesiderati. Assistiamo al fenomeno dei bambini-soldato; alla tratta di minori; all’abuso sessuale di minori; all’abuso fisico ed emotivo dei minori. Il loro grido di aiuto ci interpella. Come adulti, come cristiani e come religiosi, vogliamo impegnarci per far sì che le loro vite possano cambiare e che le situazioni in cui crescono possano migliorare”.

    I religiosi ammettono che gli abusi su bambini commessi da preti sono “una storia che continua da decenni; una storia che racchiude il dolore immenso di coloro che hanno subito l’abuso”.

    E dicono di aver imparato “che coloro che abusano nascondono deliberatamente le loro azioni e sono manipolatori”. “Per definizione, è difficile scoprire questi abusi. La nostra vergogna è ancora maggiore perché non ci siamo accorti di quanto stava accadendo”. La risposta degli ordini religiosi “non è stata come avrebbe dovuto essere” perché “non hanno riconosciuto i segnali di allarme o non sono riusciti a prenderli in seria considerazione”.

    La speranza è che dal summit “possano essere avviati importanti processi e strutture di rendicontazione responsabile” e “possano essere identificati nuovi passi in avanti e prese decisioni, la cui attuazione può aver luogo rapidamente e universalmente con il giusto rispetto per le diverse culture. L’abuso di bambini è un male ovunque e in ogni tempo: questo punto non è negoziabile”

    https://www.repubblica.it/vaticano/2019/02/19/news/vaticano_convegno_pedofilia-219522948/

  • Vaticano, regole segrete per i sacerdoti padri

    Vaticano, regole segrete per i sacerdoti padri

    La Chiesa conferma l’esistenza di linee guida interne per i preti che devono lasciare il ministero. Da giovedì un summit con 190 rappresentanti in Vaticano sulla pedofilia

    NEW YORK – Per i sacerdoti padri il Vaticano ha delle regole segrete interne. “Posso confermare che queste linee guida esistono”, ha detto al New York Times il portavoce vaticano Alessandro Gisotti. “Si tratta di un documento interno”, ha aggiunto Gisotti, precisando che ai preti padri si chiede di lasciare il sacerdozio “per assumersi la responsabilità di genitore dedicandosi esclusivamente al figlio”. Il Nyt è venuto a conoscenza di queste linee guida da Vincent Doyle, figlio di un prete che ha creato un gruppo di sostegno denominato ‘Coping International’.

    Doyle segnala che la sua organizzazione ha 50.000 utenti di 175 diversi Paesi. Doyle ha detto al Nyt di essere venuto a conoscenza di queste linee guida nell’ottobre del 2017 quando gli sono state mostrate dall’arcivescovo Ivan Jurkovic, l’inviato vaticano all’Onu a Ginevra. “Si viene veramente chiamati ‘figli degli ordinatì – ha detto Doyle – sono rimasto scioccato per il fatto che abbiano un’espressione per questo”. La conferma arriva alla vigilia del summit Vaticano sulla protezione dei minori nella Chiesa in calendario dal 21 al 24 febbraio.  Una riunione di quattro giorni che prevede relazioni, confronti, video e testimonianze con i presidenti di tutte le conferenze episcopali di ogni parte del mondo. L’iniziativa dell’incontro in Vaticano assolutamente inedita, fortemente voluta da papa Francesco, vedrà sul tavolo il delicatissimo tema della pedofilia, degli abusi sessuali sui minori. Il work-shop sarà inaugurato dallo stesso Bergoglio che terrà una breve introduzione nel primo giorno di confronto.

    L’incontro, dal titolo “La protezione dei minori nella chiesa”, è stato presentato nella sala stampa vaticana, mentre proprio davanti, in via della Conciliazione, alcuni rappresentanti delle associazioni delle vittime degli abusi lanciavano un appello al papa. “Chiediamo si metta in pratica la tolleranza zero – le loro parole -: ogni prete colpevole deve essere dimesso dallo stato clericale e anche i vescovi che hanno coperto devono essere espulsi dalla Chiesa”. Da giovedì dunque sorgerà una “nuova alba”, come è stato sottolineato più volte questa mattina durante la presentazione.

    Tutte le relazioni, nove in tutto, saranno inoltre trasmesse in diretta streaming sul sito del Vaticano, nel segno della trasparenza, uno dei punti cardine sul quale è incentrato l’incontro. “I vescovi devono assumersi le proprie responsabilità – ha spiegato in conferenza stampa l’arcivescovo di Chicago, card. Blase Cupich -. Questo è un punto di svolta. Non posso assicurare che da oggi in poi non ci saranno più abusi, ma le persone dovranno rispondere di quello che fanno”.

    “Dobbiamo spezzare questo codice del silenzio”, le parole dell’arcivescovo Malta, mons. Charles Scicluna, da anni in prima linea contro la pedofilia nella Chiesa, che, a chi gli chiede se questo incontro possa trasformarsi in un buco nell’acqua replica: “Non smetteremo mai di sperare che sia la volta giusta. Non bisogna mollare sulla protezione dell’innocenza dei nostri figli, dei nostri giovani”.

    Durante la quattro giorni dei lavori, saranno organizzati anche incontri privati con le vittime degli abusi. I video delle loro testimonianze saranno trasmessi anche prima delle relazioni. Alcuni, inoltre, saranno pubblicati online sul sito che seguirà passo passo l’evolversi dell’incontro (www.pbc2019.org) e dove sono già disponibili numerosi documenti che accompagnano quello che lo stesso papa Francesco ha definito un “atto di forte responsabilità pastorale” per affrontare la piaga della pedofilia, “una sfida urgente del nostro tempo”.

    I problemi per la Chiesa sono complessi, come dimostra anche la vicenda del nunzio a Parigi, mons. Luigi Ventura, che ricevuto una denuncia per molestie sessuali e che oggi ha visto arrivare una seconda accusa dello stesso tenore: la seconda vittima, anche in questo caso un dipendente del comune di Parigi, ha definito quanto fatto da Ventura il “gesto abituale di un predatore”. Un’altra vittima ha fatto un appello al Vaticano per revocare l’immunità diplomatica che protegge il nunzio”.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2019/02/19/news/vaticano_regole_segrete_per_i_sacerdoti_padri-219508239/?refresh_ce

  • Preti pedofili, appello delle vittime: “Cacciare dalla chiesa orchi e chi ha coperto abusi”

    Preti pedofili, appello delle vittime: “Cacciare dalla chiesa orchi e chi ha coperto abusi”

    Peter Isley si è fatto portavoce insieme a Peter Saunders delle richieste delle vittime a pochi giorni dal summit dei presidenti delle conferenze episcopali mondiali: “Chiediamo si metta in pratica la tolleranza zero. Ogni prete colpevole deve essere dimesso dallo stato clericale e anche i vescovi che hanno coperto devono essere espulsi dalla Chiesa”.

    “Chiediamo si metta in pratica la tolleranza zero: ogni prete colpevole deve essere dimesso dallo stato clericale e anche i vescovi che hanno coperto devono essere espulsi dalla Chiesa. Chiediamo che sia obbligatorio per tutti i vescovi denunciare alle autorità civili i casi di abuso”. Queste le parole di Peter Isley che, insieme a Peter Saunders, entrambi vittime di abusi da parte di sacerdoti, si è fatto portavoce delle richieste delle vittime a pochi giorni dal summit dei presidenti delle conferenze episcopali mondiali. Peter Isley, che è anche membro dell’associazione Ending clergy abuse, ha parlato di un summit “storico”, “un traguardo monumentale per le vittime”, e ha aggiunto che per questo “il Papa ci delude quando dice che non bisogna avere grandi aspettative da quello che ne potrà venire”. “È come dire ai fedeli – ha spiegato – che se un prete abusa dei loro figli in chiesa non devono avere l’aspettativa che verrà condannato”.

    La richiesta delle vittime di abusi: spretare i pedofili e cacciare i vescovi che hanno coperto – Isley e Saunders, quest’ultimo già membro della Commissione pontificia per la Protezione dei minori, hanno parlato ai giornalisti di fronte alla sala stampa vaticana dopo che si era appena concluso il briefing sul summit. Hanno chiesto anche che papa Francesco emani “una legge universale” valida per tutte le chiese mondiali sulla pedofilia visto che proprio il summit è la prova che il problema globale. Saunders, che ha detto di essere stato espulso dalla commissione pontifica per aver parlato con la stampa, ha risposto in questo modo alla domanda se le vittime siano deluse dal fatto che il Papa non le incontrerà personalmente in questi giorni: “Non penso che questo sia importante, il punto non è parlare con noi ma agire, quello che ci aspettiamo è il minimo che la Chiesa possa fare, spretare i pedofili e i vescovi che hanno coperto”.

    Il summit contro la pedofilia – Da giovedì a domenica in Vaticano si troveranno faccia a faccia i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo per affrontare il tema degli abusi sessuali e della pedofilia nella chiesa nell’incontro “La protezione dei minori nella Chiesa”. L’evento è stato presentato oggi nella sala stampa vaticana. “Dobbiamo fare tutto il possibile, ognuno nel proprio ruolo, affinché la chiesa sia un casa sicura e accogliente per i più deboli”, ha detto l’arcivescovo di Chicago, il cardinale Blase Cupich.

    https://www.fanpage.it/preti-pedofili-appello-delle-vittime-cacciare-dalla-chiesa-orchi-e-chi-ha-coperto-abusi/