Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Il caso dei chierichetti del Papa ci dirà se il Vaticano è credibile

    Il caso dei chierichetti del Papa ci dirà se il Vaticano è credibile

    Lo scandalo chierichetti dirà se il Papa fa sul serio. Il vertice anti pedofilia si è chiuso tra le polemiche. Le vittime accusano la Santa Sede di essersi fermata ai buoni propositi. Da come verrà risolto lo scandalo consumato all’ombra di San Pietro si capirà la verità

    di Gianluigi Nuzzi

    Chiuso il summit contro la pedofilia in Vaticano, emerge una cocente delusione, che serpeggia soprattutto tra le vittime di abusi sessuali da parte di esponenti del clero. Si attendevano di più. “Siamo indignati”, afferma Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso, “Dal discorso del Papa ci aspettavamo molto di più”. In molti si attendevano una road map con un’agenda fitta di iniziativa per debellare questa piaga moderna direbbe Antonio Rosmini con azioni in ogni dove. Le vittime e gli osservatori laici immaginavano pene più dure, corti speciali, iniziative per ridurre allo stato laicale vescovi e cardinali che hanno protetto chi abusa. Un desiderio figlio dei tanti insabbiamenti, dei rinvii, delle delusioni, dei silenzi, delle umiliazioni raccolti finora da chi ha patito. Storie tenute sempre nel pozzo nero del segreto, oltraggiate dai dubbi sulla vittima e dalle protezioni sui presunti carnefici, ai margini del dibattito cattolico, poco raccontate da una certa stampa compiacente. Il summit invece ha posto al centro questo problema, ha “sdoganato” una questione rimasta sussurrata, schiacciata tra pettegolezzo e timore di dare scandalo. La Chiesa accende un faro sulle vittime. È sufficiente? No, assolutamente ma è un passo indispensabile per compiere gli altri. Se fosse stata imposta una road map agli episcopati si sarebbero create ulteriori tensioni. Invece, il Pontefice ascolta e poi dalla collegialità (almeno nella forma) si darà sostanza a misure non più rinviabili. In palio non c’è più l’immagine della Chiesa, la trasparenza, ma la necessità di fermare quella che potrebbe diventare una metastasi incurabile.

    Non è un caso che i moniti più severi e le denunce più inattese arrivino da donne di Chiesa, come la nigeriana suor Veronica Openibo, e soprattutto da un cardinale impegnato nella riforma della curia, come Reinhard Marx, assai vicino a Bergoglio. Marx  accenna a dossier distrutti su preti pedofili, chiede di togliere il segreto pontificio, di vuotare i cassetti. “Le procedure e i procedimenti”, è la sua denuncia, “stabiliti per perseguire i reati sono stati deliberatamente disattesi e anzi cancellati o scavalcati”. Quanto questo sia vero e chi lo abbia compiuto è da capire appena si avranno i testi dei lavori, ma già oggi si capisce la durezza del porporato che meglio rappresenta la linea di Francesco. Che sia solo una messinscena per i media? Una rappresentazione di intenti e non di sostanza? Difficile crederlo perché il Papa ha chiamato a sé i vertici delle conferenze episcopali, chiedendo loro di aprire il cuore, di dare indicazioni su come proseguire in una battaglia che deve essere comune. In modo da far riconoscere una questione che ormai è d’emergenza e al tempo stesso poter cogliere ogni sfumatura nelle diverse interpretazioni di questa piaga.

    L’intervento di Marx  sul segreto ricorda anche le posizioni di Benedetto XVI  che ripeteva ai suoi collaboratori di non cedere al silenzio e anzi di declassare ogni segreto. “Nella nostra comunità”, ripeteva, “non possono esserci segreti, ma cose al massimo riservate”. Una sfumatura solo in apparenza che sarebbe invece un autentico volta pagina, declinabile dalle questione di potere a quelle finanziarie e persino agli scandali sessuali. Portando le vittime sul palco, facendo raccontare le loro storie, la Chiesa quindi prende come consapevolezza pubblica, un bagno di umiltà che non è solo e più del Santo padre ma delle istituzioni, di chi è chiamato alla responsabilità. Una torcia che illumina i corridoi bui degli abusi con questi bambini che non trovavano protezione, denunciando, ma solo dubbi, silenzi e omissioni.

    Solo nelle prossime settimane si potrà tracciare un primo bilancio di quanto accaduto. Si potrà dire se ha ragione Zanardi, che tuona e denuncia dopo anni di vessazioni, oppure se la strada del gesuita, seppur lenta agli occhi dei laici, sarà inesorabile. Bisognerà vedere se e come proseguirà questo dibattito, se sarà foriero di altre iniziative collegiali. C’è anche da chiedersi se – magari per dare un segnale chiaro – le indagini pendenti per questo tipo di reati dal promotore di giustizia vaticano – andranno a definirsi.

    A iniziare da quella sugli abusi sessuali denunciati da testimoni e presunte vittime a palazzo San Carlo, nelle camerate del pre seminario. È lo scandalo dei chierichetti del Papa, i giovani che da ogni parte del mondo arrivano in Vaticano per capire se hanno la vocazione di servire la vigna del Signore. La gendarmeria e il promotore Zanotti hanno escusso decine e decine di testimoni, formando un corposo fascicolo che andrebbe ora spinto verso il suo destino: o un processo in tribunale o l’archiviazione. Ci fosse un dibattimento questo sarebbe il primo nella storia della Chiesa per fatti denunciati dentro i Sacri Palazzi. Se invece si andasse verso l’archiviazione, questa significherebbe che le vittime e i testimoni non sono stati minimamente creduti. Come se si fossero inventati tutto in una cospirazione degna di un film di scadente qualità. Anche perché quando la vicenda è emersa nell’autunno del 2017, dal singolo atto coraggioso di un ex seminarista polacco, se ne sono aggiunti a conferma altri, e poi altri ancora. Ci si trova così di fronte a una scelta, al bivio non più procrastinabile.

    Esattamente come la lotta alla pedofilia, senza omissioni, silenzi e protezioni. Solo così il sistema Spotlight,  di una filiera di copertura a specchio, potrà essere distrutto.

    (trascrizione da La Verità del 26 febbraio 2019)

  • È fallito il tentativo di silenziare Viganò

    È fallito il tentativo di silenziare Viganò

    Il Vaticano ha provato a ignorare il memoriale dell’ex nunzio pubblicato dalla “Verità”. Però la pressione dell’opinione pubblica ha costretto Bergoglio a fare un summit contro la pedofilia. Le direttive da sole non bastano: chi ha coperto gli abusi è da cacciare

    di Maurizio Belpietro

    Se questo piccolo giornale (che poi tanto piccolo no è visto che le sue copie crescono di mese in mese) sei mesi fa non avesse pubblicato il memoriale sulle coperture degli abusi sessuali all’interno della chiesa, è certo che giovedì in Vaticano non ci sarebbe stato nessun incontro “per la protezione dei minori nella chiesa”. Senza  il memoriale Viganò, reso noto in esclusiva mondiale da un solo quotidiano, appunto La Verità, il Papa non avrebbe convocato vescovi e cardinali per sollecitarli a denunciare gli abusi sui minori a opera di sacerdoti. Né avrebbe dato la parola alle vittime, ossia a quelle persone che da anni domandano di essere ascoltate e, soprattutto, chiedono che non solo i pedofili paghino, ma che anche chi nelle alte gerarchie della Chiesa ha protetto i violentatori sia chiamato a rispondere.

    Tutto ha inizio domenica del 26 agosto dello scorso anno, quando a firma di Carlo Maria Viganò,  sulle pagine di questo quotidiano, uscì una terribile j’accuse. L’ex nunzio apostolico negli Usa accusò direttamente una serie di alti prelati di aver saputo del comportamento predatorio del cardinal Theodore Edgar McCarrick, ossia dell’arcivescovo di Washington, ma di aver taciuto, lasciando che proseguisse indisturbato la sua opera di corruzione di decine di giovani. Viganò quel giorno fece nomi e cognomi e, con una ricostruzione dei fatti dettagliata, denunciò l’esistenza di una potente lobby omosessuale all’interno della Chiesa. L’arcivescovo, però, fece molto di più: puntò il dito direttamente contro il Pontefice, accusandolo di essere stato a conoscenza dei comportamenti di McCarrick, ma di non aver preso alcuna decisione. Secondo Viganò, fu egli stesso a denunciare i fatti in un incontro riservato con papa Francesco. Stando al suo racconto, il Santo Padre gli avrebbe chiesto che cosa pensasse del cardinale di Washington ed egli avrebbe risposto che presso gli uffici della Santa Sede era disponibile un intero dossier dedicato all’alto prelato, frutto di denunce ricevuto dai suoi predecessori. Secondo Viganò, il Papa non disse nulla, preferendo a questo punto cambiare discorso.

    Ma il silenzio non fu la linea adottata dal pontefice solo in quell’occasione. Anche quando sulla Verità uscì il memoriale dell’ex nunzio negli Stati Uniti la reazione fu la stessa. Di ritorno da un viaggio in Irlanda, dove il Papa si era recato proprio per chiedere scusa degli abusi commessi da preti e prelati, Bergoglio, rispondendo a una domanda, disse che non avrebbe pronunciato una sola parola sui fatti denunciati nel dossier Viganò, aggiungendo una frase sibillina che suonava più o meno così: voi giornalisti siete bravi a verificare da soli. Il risultato fu che parte della stampa preferì ignorare le accuse dell’ex nunzio, mentre l’altra si diede da fare per cercare di metterlo in cattiva luce, imputando all’arcivescovo di aver parlato per risentimento, non essendo stato nominato cardinale da questo Papa. L’operazione di silenziamento non ha però sortito gli effetti sperati, perché in tutta l’America, piano piano, si è fatta largo una richiesta di pulizia e di chiarimento all’interno della Chiesa. Francesco è stato costretto a rimuovere arcivescovi, accettando le dimissioni di uno dei più importanti prelati americani, ma anche a ridurre per la prima volta nella storia una cardinale allo stato laicale. Neppure questo, però, è bastato a riportare tranquillità e fiducia nel Vaticano e così giovedì è stato deciso l’incontro per la protezione dei minori all’interno della Chiesa, con i vertici di tutte le conferenze episcopali. “Il primo obiettivo concreto di questa riunione è spezzare l’assedio che subiamo sulla pedofilia”, è il messaggio dell’entourage papale. “Servono misure concrete per dimostrare che questo pontificato vuole combattere gli abusi sessuali compiuti sui minori da uomini di Chiesa”.

    Così, sulla tv dei vescovi sono andate in onda le testimonianze degli abusati. Ciò che prima era messo a tacere, all’improvviso è diventato l’argomento di discussione e anche la grande stampa, quella che si era dedicata a demonizzare Viganò o a nasconderne le denunce, si è subito data da fare, pubblicando resoconti della riunione e ricostruzioni dolorose degli abusi. All’improvviso è approdata sulle pagine dei quotidiani e nei servizi della televisione dei vescovi anche la storia di Alessandro Battaglia, un ragazzo milanese che a 14 anni venne abusato da un prete in servizio nell’hinterland di Milano. Quando mesi fa La Verità ne raccontò la storia, ricostruita in un’aula di tribunale, gli altri giornali preferirono tacere. Forse perché quel prete, invece di essere denunciato e rimosso immediatamente dall’incarico, era stato trasferito. Da una parrocchia con un solo oratorio a disposizione a un’altra con quattro oratori. Una decisione presa dal vicario episcopale dopo essere stato avvisato dal parroco. Chi era il vicario? Monsignor Mario Delpini, l’attuale arcivescovo di Milano.

    Certo, siamo contenti che la congiura del silenzio sia stata finita e giovedì l’incontro sia servito a far parlare le vittime degli abusi. Ma questo non basta. Ora bisogna allontanare chi sapeva, ma ha preferito voltare la testa dall’altra parte, con l’aiuto servile della grande stampa.

    (trascrizione da La Verità del 23 febbraio 2019)

  • Revoca della cauzione; Il cardinale Pell va in prigione

    Revoca della cauzione; Il cardinale Pell va in prigione

    Da ieri, il religioso australiano non è più prefetto del Segretariato per l’Economia della Santa Sede. Nel frattempo, il padre di una delle minorenni inizia una causa contro di lui e contro la Chiesa d’Australia

    Fuori dalla Segreteria per l’economia; dentro la prigione. 24 ore dopo la notizia della condanna per pedofilia (abusata di due coristi minori nel 1996, quando era arcivescovo di Melbourne), due importanti decisioni arrivano nel caso del cardinale George Pell.

    Ieri pomeriggio, il portavoce “ad interim” della Santa Sede, Alessandro Gisotti ha detto un “Tweet” che il cardinale non è più prefetto del dicastero economico, “Ministero tesoro” del Vaticano, creata dal Papa nel 2014 per regolare i conti e le finanze dello stato più piccolo del mondo. Pell ha ottenuto un permesso dalla sua commissione da giugno 2017, dopo aver concordato con il Pontefice di recarsi in Australia con l’obiettivo di difendersi nel processo contro di lui.

    Mentre si attende la nomina del suo successore, arriva la notizia dall’Australia: cauzione gli è stata revocata oggi dal County Cort di Melbourne, al termine di una “richiesta sentire” un’audizione prima della sessione in cui gli avvocati da entrambe le parti hanno presentato gli argomenti finali.

    Dalla scorsa notte, Pell è stato detenuto nel carcere di valutazione di Melbourne; è in attesa della sentenza del prossimo 13 marzo. In udienza di oggi è stato confermato che i cinque crimini di cui la colpa del cardinale confermato (cioè abusare sessualmente di due minorenni, di età compresa 12 e 13 anni, uno dei quali è morto di overdose anni, e si sono impegnati atti osceni con o davanti a bambini) implicano una pena massima di dieci anni ciascuno, secondo il sistema giudiziario locale. Il cardinale, quindi, potrebbe essere condannato a cinquant’anni di carcere.

    Un cambiamento imprevisto nel processo. L’11 dicembre dello scorso anno, quando il tribunale australiano ha emesso la sentenza, ma imponendo anche un “ordine di soppressione”, cioè per vietare qualsiasi perdita di notizie per non influenzare il secondo processo contro il cardinale, era stata concessa anche la cauzione per il cardinale, poiché avrebbe dovuto fare un’operazione al ginocchio destro. Il cardinale ha continuato a vivere in questa casa in ogni momento, dove si era rinchiuso in una sorta di ritiro forzato a causa del clima di grande agitazione che ha causato il suo caso.

    Tutti i media australiani forniscono dettagli e notizie su questa storia. E una delle ultime aggiunte è il padre di una delle due ballerine che hanno subito abusi sessuali cardinale (la prima volta, secondo la testimonianza della vittima, dopo una Messa nella Cattedrale di San Patrizio) sta cercando di ottenere un indennizzo del prelato e della Chiesa cattolica. Suo figlio è morto per overdose di eroina nel 2014, all’età di 31 anni.

    Lo studio legale Shine Lawyers, che rappresenta questo padre, afferma che il suo aiutante (il cui nome non può essere divulgato per legge) ha deciso di intraprendere questa strada dopo che il verdetto contro il cardinale è stato reso pubblico.

    Per anni, i parenti dicono che la vittima del cardinale era caduta nell’abisso della droga a causa degli abusi subiti. Il ragazzo non ha mai parlato con i suoi genitori di quello che è successo, ma avrebbe sofferto per anni di stress post-traumatico. “È molto comune per coloro che sopravvivono all’abuso sessuale ricorrere alla droga, con l’intenzione di mitigare il dolore”, l’avvocato dello studio di Shine Lisa Flynn ha detto ai media che sta seguendo il caso. Ha anche indicato che il suo cliente sosterrà che Pell “ha le mani macchiate di sangue”.

    “È un orrore per loro intraprendere questa causa. Una delle cose buone che sono venuti su con il verdetto di colpevolezza è che mostra la gente che non importa quanto potente o importante che una persona può sempre essere chiamato a rispondere delle proprie azioni. Più parli di queste cose, più i nostri bambini saranno più sicuri “.

    L’altra vittima, che, inoltre, non può essere identificata, ha detto in una dichiarazione rilasciata dal suo avvocato che ha sofferto “vergogna, solitudine, depressione e conflitti interiori” a causa di abuso. Ha anche detto che gli ci sono voluti anni per capire l’impatto che l’aggressione aveva sulla sua vita e ha implorato che il suo anonimato fosse rispettato.

    Cioè, un’altra tessera che cade sulla Santa Sede, dove il summit sulla pedofilia convocato dal Papa con i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo si è appena concluso pochi giorni fa. Neppure dieci giorni fa, papa Francesco decretò che Theodore McCarrick, l’ex arcivescovo potente di Washington, che aveva già rimosso la dignità cardinale a causa del suo comportamento inappropriato, non poteva più continuare a fare il prete a luglio dello scorso anno. Ma, al di là di ogni pressione dei media, il Papa e la Santa Sede vogliono mantenere la prudenza e attendere che l’intero processo raggiunga un verdetto finale.

  • A Roma al via la marcia delle vittime di preti pedofili

    A Roma al via la marcia delle vittime di preti pedofili

    Roma, 23 feb. (askanews) – A Roma le vittime di abusi da parte di preti pedofili e le associazioni che le sostengono sono scese in piazza per chiedere giustizia e tolleranza zero per i colpevoli, alla vigilia della chiusura del primo storico summit mondiale sulla tutela dei minori che hanno subito abusi sessuali da parte di esponenti della Chiesa, organizzato in Vaticano da Papa Francesco.

    La manifestazione “March to Zero Tolerance”, partita da Piazza del Popolo e diretta verso Castel Sant’Angelo, è stata organizzata dalla rete di attivisti e vittime ECA Global (Ending Clergy Abuse-Global Justice Project) che ha chiamato a raccolta vittime da tutto il mondo.

    Sfilano tedeschi, inglesi, polacchi, al grido di “zero tolleranza”; fra gli italiani è presente l’associazione “Rete per l’abuso” di Francesco Zanardi.

    Il summit in Vaticano sugli abusi, a cui hanno partecipato i presidenti di tutte le Conferenze Episcopali, si concluderà domani.

  • Summit pedofilia, vittime deluse: «passo indietro, Chiesa carnefice»

    Summit pedofilia, vittime deluse: «passo indietro, Chiesa carnefice»

    È in arrivo un nuovo Motu proprio di Papa Francesco “sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili“, per la prevenzione e il contrasto contro gli abusi “nella Curia romana e nello Stato della Città del Vaticano”. Lo ha annunciato padre Federico Lombardi al termine del summit in Vaticano con i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo. «È in arrivo in un futuro ravvicinato e accompagnerà una nuova legge dello Stato della Città del Vaticano e le Linee guida per il Vicariato della Città del Vaticano sullo stesso argomento», ha spiegato il coordinatore del summit. Tempo «qualche settimana, un mese o due», ha aggiunto Lombardi, la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicherà «un vademecum che aiuterà i vescovi del mondo a comprendere chiaramente i loro doveri e i loro compiti». Inoltre, «nello spirito della comunione della Chiesa universale, il Papa ha manifestato l’intenzione di favorire la creazione di task force di persone competenti per aiutare le conferenze episcopali e le diocesi che si trovino in difficoltà per affrontare i problemi e realizzare le iniziative per la protezione dei minori». Oggi, ha aggiunto, «il Comitato organizzatore si incontrerà con i responsabili della Curia romana che hanno partecipato all’incontro, in modo da impostare fin d’ora il lavoro necessario per dare seguito, secondo il desiderio del Santo Padre, ai propositi e alle idee maturate nei giorni scorsi».

    https://www.vvox.it/2019/02/25/summit-pedofilia-vittime-deluse-passo-indietro-chiesa-carnefice/
  • Pedofilia, condannato il cardinale George Pell: rischia 50 anni di carcere

    Pedofilia, condannato il cardinale George Pell: rischia 50 anni di carcere

    L’alto prelato, 77 anni, è stato giudicato colpevole lo scorso dicembre di aver abusato di due ragazzini di 13 anni

    di Gian Guido Vecchi

    CITTÀ DEL VATICANO La reazione della Santa Sede alla condanna per abusi sessuali su due tredicenni del cardinale australiano George Pell arriva prima della presentazione del messaggio di Quaresima di papa Francesco: «Per garantire il corso della giustizia, il Santo Padre ha confermato le le misure cautelari già disposte nei confronti del cardinale George Pell dall’ordinario del luogo al rientro del cardinale Pell in Australia. Ossia che, in attesa dell’accertamento definitivo dei fatti, al cardinale Pell sia proibito in via cautelativa l’esercizio pubblico del ministero e, come di norma, il contatto in qualsiasi modo e forma con minori di età».

    Il Vaticano «prende atto»

    Nel testo letto da Alessandro Gisotti, direttore della sala stampa, il Vaticano «prende atto» della sentenza di primo grado, «una notizia dolorosa che, siamo ben consapevoli, ha scioccato moltissime persone, non solo in Australia», ribadisce «il massimo rispetto per le autorità giudiziarie australiane» e resta in attesa del giudizio definitivo: «In nome di questo rispetto, attendiamo ora l’esito del processo d’appello, ricordando che il Cardinale Pell ha ribadito la sua innocenza e ha il diritto di difendersi fino all’ultimo grado». Nel frattempo «ci uniamo ai vescovi australiani nel pregare per tutte le vittime di abuso, ribadendo il nostro impegno a fare tutto il possibile affinché la Chiesa sia una casa sicura per tutti, specialmente per i bambini e i più vulnerabili».

    Il cardinale

    Il cardinale George Pell, 77 anni, prefetto della Segreteria Economica vaticana dal 2014 (ma l’incarico di 5 anni è scaduto il 24 febbraio e non sarà rinnovato), chiamato da Francesco nel 2013 a far parte del Consiglio dei cardinali – i più stretti collaboratori del Papa -, è l’esponente di grado più alto nella Chiesa cattolica per un reato di abuso sessuale. Si era «autosospeso» dall’incarico nel giugno 2017 e il Papa gli aveva «concesso un periodo di congedo per potersi difendere» e tornare in Australia per affrontare il processo. La condanna, appena divenuta pubblica, risale in realtà all’11 dicembre: il giorno dopo, 12 dicembre, Pell era stato estromesso dal Consiglio, ufficialmente per «ragioni di età», assieme ad altri due cardinali: il congolese Laurent Monsengwo Pasinya, 79 anni, e il cileno Francisco Javier Errázuriz, 85, a sua volta travolto in patria dalle accuse di insabbiamento dei crimini pedofili. I 12 membri della giuria della County Court dello stato di Victoria, l’11 dicembre, dopo due giorni di deliberazione, hanno condannato il cardinale Pell per aver abusato di due ragazzini «sorseggiando il vino consacrato» in una stanza sul retro della Cattedrale di San Patrizio, a Melbourne alla fine del 1996, mentre i fedeli uscivano dopo la messa. I due ragazzini avevano tredici anni e facevano parte del coro della Cattedrale. La giuria ha dichiarato Pell colpevole anche di aver assalito uno dei due ragazzi un mese più tardi. Pell ha continuato a protestare la propria innocenza, «mi si accusa di atti vili e disgustosi che vanno contro tutto ciò in cui credo». Il suo legale ha detto in tribunale che l’accusa era inverosimile perché «solo un pazzo» si sarebbe comportato così in un luogo pubblico. Il cardinale ricorrerà in appello. Rischia fino a 50 anni, l’udienza per definire la condanna è convocata per mercoledì.

    Bergoglio

    Domenica, Francesco ha concluso l’incontro planetario «per la protezione dei minori nella Chiesa» pronunciando parole durissime: ha detto che bisogna «proteggere i piccoli dai lupi voraci», evocato «i sacrifici pagani», parlato di «crimini abominevoli che vanno cancellati dalla faccia della terra», ripetuto che «la Chiesa non si risparmierà nel compiere tutto il necessario per consegnare alla giustizia chiunque abbia commesso tali delitti», spiegato che «nella rabbia, giustificata, della gente, la Chiesa vede il riflesso dell’ira di Dio, tradito e schiaffeggiato da questi disonesti consacrati». A giorni sarà pubblicato un «Motu Proprio» del Papa «sulla protezione dei minori e le persone vulnerabili» per «rafforzare la prevenzione e il contrasto contro gli abusi nella Curia romana e nella Città del Vaticano», ci saranno anche «una nuova legge dello Stato» e delle «linee guida per il Vicariato del Vaticano sullo stesso argomento»: norme e procedure più severe che valgono per lo Stato – ad esempio per nunzi e diplomatici sotto processo, come è già accaduto – e non per la Chiesa universale, ma saranno «esemplari» per le conferenze episcopali del mondo. Il Comitato organizzatore dell’incontro sta facendo sintesi delle proposte di nuove norme e procedure contro la pedofilia emerse durante il dibattito. Il padre gesuita Hans Zollner, membro del comitato, ha commentato così la sentenza contro Pell: «Qualsiasi persona, a prescindere dal ruolo o dall’incarico, se ha commesso un crimine deve essere punita. Adesso siamo al primo grado, il cardinale farà ricorso in appello e vedremo il risultato. Abbiamo già avuto il caso del vescovo di Adelaide, mons. Wilson che in prima istanza è stato condannato non per abuso ma per aver “insabbiato”, e in seconda istanza è stato assolto». Monsignor Phillip Wilson a maggio dell’anno scorso era stato condannato in primo grado per aver insabbiato gli abusi compiuti da padre James Fletcher negli anni Settanta; nell’appello di dicembre, la corte ha riconosciuto il «ragionevole dubbio» che le cose fossero andate così e la condanna è stata annullata. Nel frattempo, comunque, il Papa aveva commissariato la diocesi a giugno e il vescovo, malato di Alzheimer, pur affermando la propria innocenza si è dimesso «perché preoccupato dall’aumentare del livello di sofferenza nella comunità».

    Formazione dei leader della Chiesa

    Non a caso, domenica, Francesco aveva voluto affidare all’arcivescovo Mark Benedict Coleridge, presidente della conferenza episcopale australiana, l’omelia della messa che ha concluso il summit sugli abusi. Un’omelia straordinaria, pronunciata accanto al Papa e davanti a vescovi e cardinali di tutto il mondo: «Nel Vangelo, il Signore ordina: “Amate i vostri nemici”. Ma chi è il nemico? Certo, non quelli che hanno sfidato la Chiesa a guardare in faccia gli abusi e la loro copertura, per quello che realmente erano: soprattutto le vittime e i sopravvissuti che ci hanno condotto alla dolorosa verità raccontando le loro storie con così grande coraggio. Ci sono stati momenti, però, in cui abbiamo considerato le vittime e i sopravvissuti come nemici ma non li abbiamo amati, non li abbiamo benedetti. In questo senso, siamo stati i nostri peggiori nemici», ha detto Coleridge. E ancora: «Non andremo via impuniti, come dice Davide, e la punizione l’abbiamo già avuta… La conversione che ci è richiesta è una rivoluzione copernicana. Faremo tutto quanto è in nostro potere per portare ai sopravvissuti agli abusi giustizia e guarigione; li ascolteremo, crederemo in loro e cammineremo con loro; faremo in modo che tutti coloro che hanno commesso abusi non siano mai più in grado di offendere; chiameremo a rendere conto chi ha nascosto gli abusi; renderemo più severi i procedimenti di selezione e di formazione dei leader della Chiesa; educheremo tutto il nostro popolo a ciò che richiede la tutela; faremo ogni cosa in nostro potere per garantire che gli orrori del passato non si ripetano e che la Chiesa sia un posto sicuro per tutti, una madre amorevole in particolare per i giovani e per le persone vulnerabili; non agiremo da soli ma collaboreremo con tutte le persone coinvolte nel bene dei giovani e delle persone vulnerabili; continueremo ad approfondire la nostra conoscenza sugli abusi e sui suoi effetti, sul perché siano potuti accadere nella Chiesa e su cosa si debba fare per sradicarli. Tutto questo richiederà tempo, ma noi non ne abbiamo per sempre e non possiamo permetterci di fallire».

    https://www.corriere.it/esteri/19_febbraio_26/preti-pedofili-condannato-cardinale-george-pell-australi-b9611d00-395d-11e9-8f77-d31ec271a736.shtml
  • L’incontro sugli abusi in Vaticano è stato deludente

    L’incontro sugli abusi in Vaticano è stato deludente

    Sono state pronunciate parole molto dure ma di concreto si è deciso ben poco, dicono osservatori e associazioni delle vittime

    Dal 21 al 24 febbraio in Vaticano si è svolto un incontro su “La protezione dei minori nella Chiesa”, durante il quale – alla presenza dei presidenti delle conferenze episcopali del mondo e dei responsabili dei diversi ordini religiosi – si è parlato degli abusi sessuali compiuti dagli ecclesiastici sui bambini e sugli adolescenti.

    Nella messa conclusiva di domenica, che si è tenuta nella Sala Regia del Vaticano, il Papa ha paragonato gli abusi alla «crudele pratica religiosa, diffusa nel passato di alcune culture, di offrire esseri umani – spesso bambini – come sacrifici nei riti pagani», e ha aggiunto che è arrivato il momento di «affrontare con decisione il fenomeno sia all’interno che all’esterno della chiesa». Secondo papa Francesco, la pedofilia è «la manifestazione attuale dello spirito del male» e il prete che abusa di minori è «uno strumento di Satana».

    Al di là delle parole di condanna anche molto dure, non si è affrontato però in modo ampio e sistematico il problema degli abusi – che non riguarda solamente i bambini ma anche molte donne religiose – e il Papa non ha annunciato alcuna misura concreta, come invece si aspettavano diverse associazioni di vittime che hanno criticato in modo molto esplicito l’esito dell’incontro. «Mentre i cattolici del mondo invocano un cambiamento concreto, il Papa offre promesse tiepide, che abbiamo già sentito», ha detto per esempio Anne Barrett Doyle, leader di BishopAccountability, un gruppo che mappa e tiene traccia dei vari episodi di abusi nella Chiesa. Marie Collins, che quando aveva tredici anni aveva subito abusi sessuali da un cappellano durante un ricovero in ospedale in Irlanda, e che nel 2017 si è dimessa dalla Pontificia Commissione per la protezione dell’infanzia istituita nel 2014 da papa Francesco proprio per affrontare questo problema, ha detto di essere delusa dal summit in Vaticano.

    Le aspettative per questo incontro, scrivono diversi giornali internazionali, erano molto alte: ci si attendeva una vera svolta politica da parte del Papa e l’annuncio di nuove regole interne, per esempio l’esclusione immediata degli ecclesiastici abusanti e dei vescovi o dei prelati che, in modo complice, avevano contribuito a coprirli. Non è stato annunciato niente di tutto questo: invece di modificare le norme e le pratiche, il Papa ha usato l’incontro per parlare soprattutto ai vescovi della necessità di un ampio cambiamento culturale. «Alla fine, sono i cambiamenti del cuore ad essere importanti», ha detto domenica pomeriggio l’arcivescovo di Malta Charles Scicluna.

    Dopo la fine dell’incontro diversi alti funzionari della Chiesa hanno detto di aver raggiunto un risultato positivo. Il cardinale Daniel N. DiNardo, presidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, ha detto di essere «molto soddisfatto»; l’arcivescovo Eamon Martin, presidente della Conferenza episcopale cattolica irlandese, ha detto che l’obbligo di proteggere i bambini nella Chiesa appartiene giustamente ai vescovi del mondo: «Sono sempre spaventato dal pensiero che in qualche modo la protezione possa essere comandata da Roma». E l’arcivescovo Mark Benedict Coleridge, presidente della Conferenza episcopale australiana, ha spiegato che la Chiesa ha bisogno di credere ai sopravvissuti e di assicurare che i violentatori non abbiano mai l’opportunità di “offendere” di nuovo: «Siamo stati il ​​nostro peggior nemico». L’arcivescovo Mark Benedict Coleridge ha paragonato il risveglio dei vescovi a «una rivoluzione copernicana» e ha detto che la Chiesa doveva mettere le vittime, come il Sole, al centro del proprio sistema.

    Il fatto di concentrarsi sull’evoluzione spirituale dei vescovi, sulla loro consapevolezza e sull’importanza di farli lavorare insieme per affrontare gli abusi sessuali è sembrato però molto poco a coloro che avevano sperato che il Papa facesse di più, utilizzando la sua stessa autorità: «La tolleranza zero dovrebbe essere la legge universale, e il Santo Padre può introdurla da solo», ha detto Nicholas P. Cafardi, un importante avvocato statunitense.

    Alla fine del vertice, il Vaticano ha comunque annunciato che alcuni provvedimenti specifici saranno adottati presto: un rafforzamento delle leggi sulla protezione dei bambini all’interno dei confini del Vaticano, un manuale «molto breve» per i vescovi per aiutarli a capire i loro doveri quando si verificano casi di abuso, una task force di persone competenti per aiutare le conferenze episcopali e le diocesi a realizzare le iniziative per la protezione dei minori. Tutte misure limitate, precisa il New York Times, e che erano già state prese in considerazione prima del summit.

    Fuori dal Vaticano le persone sopravvissute agli abusi hanno marciato e tenuto conferenze informative. All’interno, nelle sedute presiedute dallo stesso papa Francesco, i vescovi più importanti del mondo hanno ascoltato le terribili testimonianze delle vittime di abuso, molte delle quali hanno denunciato l’indifferenza e la complicità dei leader della chiesa. Una suora nigeriana ha mosso critiche molto precise per il silenzio ipocrita e la mancanza di trasparenza da parte delle più alte gerarchie.

    Il discorso critico che è circolato di più è stato quello di una giornalista messicana che si occupa di Vaticano, Valentina Alazraki: «Quante volte mi è toccato ascoltare che lo scandalo degli abusi è “colpa della stampa, che è un complotto di certi mass media per screditare la Chiesa, che dietro ci sono poteri occulti, per mettere fine a questa istituzione”… noi abbiamo scelto da quale parte stare. Voi lo avete fatto davvero, o solo a parole?» E ancora: «Se siete contro coloro che commettono abusi o li coprono, allora stiamo dalla stessa parte. Possiamo essere alleati e non nemici. Vi aiuteremo a trovare le mele marce e a vincere le resistenze per allontanarle da quelle sane. Ma se voi non vi decidete in modo radicale a stare dalla parte dei bambini, delle mamme, delle famiglie, della società civile, avete ragione ad avere paura di noi, perché noi giornalisti, che vogliamo il bene comune, saremo i vostri peggiori nemici». La giornalista ha parlato anche delle suore e delle religiose vittime di abusi sessuali, dando ai vescovi una serie di suggerimenti concreti: «A volte, il bollettino della Sala Stampa della Santa Sede informa su una rinuncia senza spiegarne le ragioni: la notizia della rinuncia di un sacerdote che ha commesso abusi dovrebbe essere data con chiarezza, in modo esplicito».

    https://www.ilpost.it/2019/02/25/incontro-abusi-sessuali-vaticano/amp/?fbclid=IwAR07xPn-rH7aDrrPjKvSQ70_i9OabriaFGHq74SnBf6rhk3_eY3PL6DFP8w

  • Pedofilia, Papa Francesco: «Piaga mostruosa, più grave nella Chiesa Prete che abusa strumento di satana»

    Pedofilia, Papa Francesco: «Piaga mostruosa, più grave nella Chiesa Prete che abusa strumento di satana»

    Il Pontefice interviene alla fine della Messa che conclude l’incontro planetario sulla protezione dei minori e parla di «manifestazione attuale dello spirito del male»

    di Gian Guido Vecchi

    È «giunta l’ora» di «affrontare con decisione il fenomeno sia all’interno sia all’esterno della Chiesa». Alla fine della Messa nella Sala Regia, la celebrazione che conclude l’incontro planetario sulla «protezione dei minori» e gli abusi pedofili, Francesco parla di «crimini abominevoli che vanno cancellati dalla faccia della terra», evoca «i sacrifici pagani» e guarda dentro ma anche fuori la Chiesa: «Siamo dinanzi a un problema universale e trasversale che purtroppo si riscontra quasi ovunque». Certo, premette il Papa: «Dobbiamo essere chiari: l’universalità di tale piaga, mentre conferma la sua gravità nelle nostre società, non diminuisce la sua mostruosità all’interno della Chiesa. La disumanità del fenomeno a livello mondiale diventa ancora più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica».

    La pedofilia è «la manifestazione attuale dello spirito del male» e il prete che abusa di bambini diventa «uno strumento di satana». Alla fine del lungo intervento, una sorta di saggio con tanto di bibliografia e statistiche delle organizzazioni internazionali, il Papa elenca sette punti ispirati alle «Best Practices» formulate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: la «tutela dei bambini» (cita le parole di Gesù: «Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare»); la «serietà impeccabile» (cita il suo discorso di Natale alla Curia: «la Chiesa non si risparmierà nel compiere tutto il necessario per consegnare alla giustizia chiunque abbia commesso tali delitti. La Chiesa non cercherà mai di insabbiare o sottovalutare nessun caso»); una «vera purificazione» (non dobbiamo cadere nella trappola di accusare gli altri, che è un passo verso l’alibi che ci separa dalla realtà); la «formazione» e quindi la selezione dei seminaristi, la necessità di «rafforzare e verificare le linee guida delle conferenze episcopali» perché «abbiamo valore di norme e non solo di orientamenti» («nessun abuso deve mai essere coperto, così come era abitudine nel passato»); l’impegno ad essere vicini e «accompagnare le persone abusate»; infine l’attenzione al «mondo digitale» («occorre qui incoraggiare i Paesi e le Autorità ad applicare tutte le misure necessarie per limitare i siti web che minacciano la dignità dell’uomo, della donna e in particolare dei minori: il reato non gode del diritto alla libertà) e la lotta al «turismo sessuale».

    Tuttavia, spiega il Papa, il fenomeno è più ampio dei crimini ecclesiastici: «Il nostro lavoro ci ha portato a riconoscere, una volta in più, che la gravità della piaga degli abusi sessuali su minori è un fenomeno storicamente diffuso purtroppo in tutte le culture e le società. Essa è diventata, solo in tempi relativamente recenti, oggetto di studi sistematici, grazie al cambiamento della sensibilità dell’opinione pubblica su un problema in passato considerato tabù, vale a dire che tutti sapevano della sua presenza ma nessuno ne parlava. Ciò mi porta alla mente anche la crudele pratica religiosa, diffusa nel passato in alcune culture, di offrire esseri umani – spesso bambini – come sacrifici nei riti pagani», sillaba. Del resto, «ancora oggi le statistiche disponibili sugli abusi sessuali su minori, stilate da varie organizzazioni e organismi nazionali e internazionali, Oms, Unicef, Interpol, Europol e altri, non rappresentano la vera entità del fenomeno, spesso sottostimato principalmente perché molti casi di abusi sessuali su minori non vengono denunciati, in particolare quelli numerosissimi commessi nell’ambito famigliare». L’unica cosa certa, aggiunge, «è che milioni di bambini nel mondo sono vittime di sfruttamento e di abusi sessuali».

    «Vogliamo che si prendano tutte le misure possibili perché simili crimini non si ripetano», ha detto il Papa all’Angelus. Da domani la Santa Sede e in particolare il comitato organizzatore, assieme alle conferenze episcopali, promettono di mettersi al lavoro per definire una serie interventi e riforme discussi nei tre giorni di incontro dalle gerarchie delle Chiese di tutto il mondo. Ma le associazioni di vittime si aspettavano che il Papa annunciasse già misure definite. Davanti a piazza San Pietro ci sono il portavoce Peter Isely e alcuni membri dell’associazione di vittime «Ending of Clergy Abuse». La prima reazione alle parole di Francesco è di «rabbia» e «grande delusione»: «Nel testo del Papa non c’è nulla, solo parole. Nessuna misura concreta. Dice perfino che la Chiesa si sta interrogando su cosa fare. Sono vent’anni che si interrogano».

    https://www.corriere.it/cronache/19_febbraio_24/pedofilia-papa-francesco-piaga-mostruosa-piu-grave-chiesa-prete-che-abusa-strumento-satana-3a04fc94-381c-11e9-af2a-db624861da78.shtml

  • L’omertà condanna la Chiesa cattolica

    L’omertà condanna la Chiesa cattolica

    Troppo poco e troppo tardi. La consumata formula potrebbe sintetizzare l’esito di quattro giorni di lavori della conferenza su abusi sessuali e pedofilia

    di Roberto Antonini, giornalista Rsi

    Troppo poco e troppo tardi. La consumata formula potrebbe sintetizzare l’esito di quattro giorni di lavori della conferenza su abusi sessuali e pedofilia, un po’ eufemisticamente denominata ‘La Protezione dei Minori nella Chiesa’.

    Trentacinque anni dopo il primo scandalo scoppiato in Canada, la Chiesa cattolica ha riunito 190 tra presidenti delle conferenze episcopali, e superiori di ordini religiosi per riflettere sugli errori e definire una strategia, che sarà poi riassunta in un vademecum destinato ai vescovi.

    Papa Bergoglio, messo sotto pressione dalle associazioni delle vittime, ha voluto giocare la carta della trasparenza. Deve tuttavia fare i conti con tre questioni centrali. La prima è l’aperta ostilità delle correnti più conservatrici, che gli rimproverano più o meno apertamente l’orientamento politico e le aperture ideologiche, dalla Cina alla questione omosessuale. La seconda è la diffusa omertà, forse il male peggiore della Chiesa cattolica, con una gerarchia che si è spesso fatta complice dei preti pedofili.

    Proprio sabato la giornalista messicana Valentina Alazraki, invitata quale relatrice, ha riesumato il maggior scandalo avvenuto nel suo Paese, quello che ha avuto quale protagonista Marcial Maciel, fondatore della ‘Legione di Cristo’, molto vicino a Papa Woytila, che ha abusato per anni di seminaristi e bimbi, tra cui anche i figli avuti da diverse donne.

    A rincarare la dose sono giunte le rivelazioni, sconcertanti se non sconvolgenti per molti fedeli, fatte da una delle personalità più vicine a Papa Francesco, l’arcivescovo di Monaco di Baviera e membro del C9, il ristretto consiglio che con il Pontefice governa la Chiesa. In Germania ma anche altrove – ha denunciato Reinhard Marx – la Chiesa ha distrutto dossier sui preti pedofili, cancellando così ogni traccia di abusi. Un fatto di gravità estrema. Di fronte al quale ci si può chiedere, come fa il Washington Post, per quale ragione la Chiesa, nonostante le promesse di trasparenza, non voglia ancora oggi pubblicare nomi e numeri, statistiche relative ai reati di pedofilia.

    Quanto è diffusa la pedofilia? “Sappiate che più nasconderete, più farete gli struzzi, più lo scandalo crescerà” ha ammonito la stessa Alazraki di fronte alla gerarchia ecclesiale.

    Alcune informazioni, come quelle di Vatileaks del 2012 o quelle dell’ambasciatore del Vaticano all’Onu nel 2014 (che ha segnalato 3’420 casi in dieci anni), oltre ai ripetuti scandali (ultimo quello dell’arcivescovo emerito di Washington cardinale McCarrick) fanno facilmente capire che il male è estremamente diffuso.

    La terza questione a cui il Papa deve inevitabilmente far fronte è quella dottrinale, che si trascina da tempo immemore, per certi versi da quando Paolo di Tarso, San Paolo, ha cominciato a evangelizzare i pagani, e che i vari concili, da quelli lateranensi del XII secolo fino al Concilio Vaticano II, hanno man mano definito. Riguarda in particolare il celibato dei preti e il sacerdozio delle donne, vero e proprio tabù.

    “Non c’entrano con gli abusi ai minori”, ha esclamato padre Federico Lombardi, moderatore del summit. Come dire “non si cambia”, anche se le ragioni dottrinali sono tutto fuorché convincenti. Il no categorico a ogni cambiamento, ufficializzato con particolare forza nel 1994 da Giovanni Paolo II, non è stato mai messo in discussione dalla gerarchia ecclesiale. Ma il dissenso tra i credenti cresce così come il loro scollamento da una Chiesa giunta a un vero e proprio punto di svolta storico.

    https://www.laregione.ch/opinioni/l-analisi/1354486/l-omerta-condanna-la-chiesa-cattolica

  • Una piccola luce c’è, ma non basta

    Una piccola luce c’è, ma non basta

    Ho seguito per Repubblica l’Incontro tenutosi dal 21 al 24 febbraio in Vaticano su “La protezione dei minori nella Chiesa”, durante il quale – alla presenza dei presidenti delle conferenze episcopali del mondo e dei responsabili dei diversi ordini religiosi – si è parlato degli abusi sessuali compiuti dagli ecclesiastici sui bambini e sugli adolescenti.

    Sono stato contento soprattutto di essere riuscito a trovare spazio sul mio giornale per le vittime. Prima del summit ho intervistato Peter Saunders, inglese, da ragazzo vittima di abusi sessuali da parte di sacerdoti. Fu il primo a fare un passo indietro, ormai più di due anni fa, dalla Commissione pontificia per la protezione dei minori. Mentre ieri, nel giorno conclusivo, ho intervistato Francesco Zanardi, vittima degli abusi di un sacerdote all’età di undici anni e oggi presidente della Rete L’Abuso.

    Penso che la novità importante del summit non stia nei proclami di ieri né nelle decisioni pratiche che si spera arrivino a breve, ma in un cambio di paradigma – come un piccola luce che si accende nella notte – che almeno in parte è avvenuto. Per la prima volta, infatti, la voce delle vittime, i loro racconti, sono entrati con decisione dentro le mura vaticane. Le vittime da incomodi – quante volte sono state relegate ai margini da uomini di Chiesa negligenti e insabbiatori – sono divenute protagoniste: il primo giorno del summit, in particolare, 190 vescovi hanno ascoltato in silenzio un video con le testimonianze degli abusi subiti, racconti come quello di una donna che ha parlato delle relazioni sessuali avute con un prete dai quindici ai ventotto anni: “Sono rimasta incinta tre volte, tre volte mi ha fatto abortire perché non gli andava di usare profilattici”, ha detto.

    Se penso alle reazioni negative che ebbe dentro certi ambienti questa mia intervista di tre anni a monsignor Charles Scicluna che dopo aver visto in anteprima con me “Il caso Spotlight” disse che tutti i cardinali avrebbero dovuto vedere questo film, capisco che qualcosa sta cambiando dentro la stessa Chiesa. Esiste una parte di essa che ha capito che il problema esiste ed è enorme, che chi guida le diocesi deve sapere, e soprattutto deve agire. Tutto ciò è importante, ma probabilmente non sufficiente.

    Ieri le vittime, a chiusura del summit, hanno protestato. L’incontro, infatti, si è chiuso senza l’annuncio di nuove decisioni se non con la promessa dell’uscita a breve di un Motu proprio papale in merito, di un vademecum per i vescovi e con l’annuncio dell’idea della creazione di una nuova task force. Credo che sia giusto qui di seguito riportare queste proteste, proponendo alcune parole pronunciate da Francesco Zanardi nell’intervista apparsa oggi su Repubblica. Credo, infatti, che al di là dei passi in avanti, non vi sia giustizia se le vittime non trovano pace, se la loro voce non trova piena risposta, cosa che evidentemente ancora non è avvenuta.


    “Noi vittime ci aspettavamo un finale differente. Quantomeno l’annuncio del licenziamento di diversi vescovi. Invece, abbiamo dovuto sentire il Papa che addirittura nel discorso finale arriva a dire che ‘la Chiesa, insieme ai suoi figli fedeli, è anche vittima’ dei crimini della pedofilia. La Chiesa vittima? Questo è troppo, pensavo che le vittime fossimo noi”.

    “Se Francesco ritiene che la Chiesa sia vittima allora denunci i preti pedofili e in sede civile chieda i danni per quanto hanno fatto alla Chiesa. Perché non lo fa?”.

    “Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ancora una volta solo e soltanto parole. Ma almeno finalmente è chiara una cosa: tolleranza zero significa credibilità zero”.

    https://www.paolorodari.com/index.php/72-una-piccola-luce-c-e-ma-non-basta