Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Curiosi punti di SVISTA – Certificato antipedofilia e green pass, quante contraddizioni

    Curiosi punti di SVISTA – Certificato antipedofilia e green pass, quante contraddizioni

    di Francesco Zanardi – Certo che è curioso come a volte la superficialità porti le persone a non riflettere sulle cose anche se bisogna ammettere, che la mancanza di consapevolezza dovuta alla scarsa informazione o all’informazione in forma terroristica, di certo ha il suo peso sulla collettività.

    Lungi da me entrare nella questione dei vaccini, entro volentieri in quella del green pass e questo al di la della sua reale o meno utilità.

    È certo che comunque il green pass ha creato non pochi problemi.

    Da chi è stato sospeso dal lavoro a chi non può ottenerlo per i problemi più futili che spaziano da non potersi vaccinare per patologia, a chi invece è in Italia per turismo o lavoro e non essendo cittadino, anche volendo non può vaccinarsi nel nostro paese e si trova costretto contro la sua volontà a non potersi muovere o a dover  spendere ogni 48 ore una vera fortuna in tamponi.

    La tesi del green pass è quella della sicurezza collettiva al fine di prevenire la salute propria e altrui e quindi il Governo, in uno stato totalmente coercitivo, su questa base lo ha imposto a tutti gli italiani.

    Ma la salute psicofisica dei minori quindi è meno importante?

    Questa infatti è una bella domanda da porsi soprattutto perché come conferma la scienza medica, lo stupro di un bambino è un omicidio psichico e da vittima direi, peggiore dell’omicidio in cui una persona muore e li si conclude la cosa che invece nel caso di bambini stuprati, essendo psichica, li costringe a vivere una vita tra disagi ed enormi difficoltà.

    Eppure in Europa la Convenzione di Lanzarote ha introdotto un certificato, obbiettivamente utile almeno quanto il green pass.

    Parlo del certificato antipedofilia, che fa si che criminali pregiudicati per reati sessuali specie quelli su minori, non vengano rimessi a contatto con potenziali vittime.

    E qui viene la parte davvero “divertente” e assurda perché a parità di due drammaticità letali, per il COVID il governo ha obbligato in virtù della sicurezza di tutti, penalizzando pesantemente chi non può, il green pass mentre per il certificato antipedofilia (solo in Italia), per non fare torto in particolare alla chiesa, ha addirittura esentato l’intera categoria del volontariato, indicando paradossalmente al pedofilo dove trovare le sue prede.

    Punti di SVISTA senza un briciolo di cultura, che si limitano, alle scelte troppo spesso unicamente legate ai soli  interessi politici.

    Come diceva Marco Travaglio, “gli italiani non sono mai stati un popolo, l’unico stato che riconoscono è quello del Vaticano”.

    Quanta ragione aveva…

  • Savona, il crollo della cultura. Solo 2 candidati sindaco su 5 interessati al protocollo in tutela dei minori #PARTIAMODALBASSO

    Savona, il crollo della cultura. Solo 2 candidati sindaco su 5 interessati al protocollo in tutela dei minori #PARTIAMODALBASSO

    Si sono interessati solo due candidati su cinque, Francesco Versace (Savona popolare) e Luca Aschei (Andare oltre) al protocollo della Rete L’ABUSO-HRC per la tutela dei minori che punta a mettere in sicurezza tutte quelle aree di attività pubblica che lavorano a contatto con i minori, purtroppo rimaste scoperte in Italia, dal certificato anti pedofilia.

    Nessun interesse invece da parte delle altre tre liste;  Angelo Schirru (Savona avrò cura di te), Manuel Meles (Savona alza la testa) e Marco Russo (Savona che verrà). Più volte sollecitati non hanno dimostrato neppure l’interesse di capire il come e il perché dell’iniziativa, declinando qualunque tentativo di contatto.

    Anche se con ritardo dovuto al fatto che in molti comuni le liste non erano ancora disponibili, a giorni il dato ligure, le risposte o i silenzi degli altri candidati alla poltrona di primo cittadino nei vari comuni liguri. (Da qui potete seguire l’evoluzione)

    Per il momento il solo dato savonese è obbiettivamente davvero deludente per il senso civico, davvero basso perché una società che non si cura dei minori, figli e nipoti, certo, al di la degli inneggianti nomi delle liste, è difficilmente credibile possa e soprattutto voglia fare qualcosa per le famiglie alle quali viene chiesto il voto.

    Un disinteresse che non risparmierà donne, anziani e malati e questo viene da se vedendo che non interessano neppure i bambini. Povero don Gallo, usato oramai solo per il proclama di turno e senza più possibilità di parola. Temo si rivolterà nella tomba vedendo tutta questa ipocrisia.

    Tuttavia, anche se inaspettato un dato buono arriva da alcuni servizi sociali, anche se di comuni non al voto, che conoscendo bene le peculiarità del problema che ogni anno solo in Italia fa migliaia di bambini vittime, spesso proprio a causa dell’assenza di prevenzione, nei giorni scorsi, alla luce dell’iniziativa pubblicizzata dalla Rete sui social, ci hanno contattati per sapere, mostrando interesse ed entusiasmo nel protocollo proposto dalla Rete L’ABUSO-HRC. Un protocollo utile in Italia in quanto il legislatore, lasciando scoperta una categoria (il volontariato), ha fatto si che tutti i pedofili, in particolare quelli pregiudicati e quindi impossibilitati a produrre il certificato, cerchino inevitabilmente le loro prede in quella categoria.

    Zanardi

  • Detenzione nelle case della chiesa proposta per preti abusatori

    Detenzione nelle case della chiesa proposta per preti abusatori

    Secondo p. Hans Zollner SJ, presidente del Centro per la protezione dell’infanzia (PCC) presso l’Università Gregoriana, la detenzione volontaria a vita nelle case gestite dalla chiesa potrebbe essere il modo migliore per trattare con i preti abusatori.

    Era importantissimo controllare e guidare gli abusatori sessuali e “definire esattamente cosa possono e non possono fare, chi possono e non possono incontrare e come usano Internet”, ha spiegato Zollner in un’intervista a  ORF religion , il religioso programma degli affari dell’emittente statale austriaca del 31 luglio.

    La Chiesa dovrebbe quindi offrire tali case ai sacerdoti abusatori su base globale. “Questo tipo di stabilimento dovrebbe essere particolarmente applicabile nelle società occidentali altamente specializzate. In altre parti del mondo, dove la responsabilità comunitaria è più importante, le comunità parrocchiali o spirituali potrebbero trovare un modo per controllare i preti abusatori e rendere loro impossibile abusare di nuovo”, ha detto Zollner.

    Gli Stati Uniti hanno avuto esperienze promettenti con tali case di detenzione per autori di abusi sessuali per decenni, ha ricordato Zollner. I trasgressori avevano la possibilità di recarsi in tali centri che sono stati descritti come “qualcosa come una prigione”, si trovavano in regioni remote e dove i “prigionieri” dovevano attenersi a un rigido regime con coprifuoco e restrizioni di contatto, ha affermato.

    “Sappiamo dai sondaggi che un’alta percentuale di abusatori sessuali rischia di avere ricadute, cioè di abusare di nuovo, anche se hanno scontato una pena detentiva, hanno avuto una terapia e hanno soddisfatto altre condizioni. Dopodiché, nessuno li controlla più, né la società né la Chiesa».

    Una volta che un prigioniero è stato rilasciato, la responsabilità della Chiesa di fatto è cessata, ha detto Zollner. “Il vescovo o il provinciale non possono più controllare o supervisionare l’autore e questo è un dilemma con cui dobbiamo convivere”.

    La grande domanda, ai suoi occhi, era sempre fino a che punto i perpetratori erano preparati a riconoscere la propria colpa e preparati a lavorare per cercare di evitare di abusare di nuovo. “Questo è qualcosa che non puoi imporre. Sfortunatamente, ci sono autori che non accetteranno di aver distrutto la vita di bambini e adolescenti. Si vedono come le vittime”, ha spiegato.

    Ogni volta che la Chiesa ha sottolineato che aveva anche il dovere di prendersi cura dei colpevoli, la gente l’ha subito accusata di pensare ancora una volta più ai colpevoli che alle vittime, ha detto Zollner. Ma non era questa l’intenzione qui. Si trattava di impedire che più minori diventassero vittime, ha detto.

    Il suggerimento di Zollner è stato accolto dal teologo e psicoterapeuta tedesco Wunibald Müller. Istituendo centri simili a carceri per preti pedofili, la Chiesa potrebbe proteggere sia il pubblico che i preti abusatori “e quindi dimostrare che sta davvero cercando di affrontare il problema”, ha detto Müller a  katholisch.de .

    Anche lui ha citato come esempio gli Stati Uniti, dove tali centri esistevano da 30 anni, ha detto. Lui stesso aveva visitato il Vianney Renewal Center nel Missouri per motivi di studio qualche anno fa. “La celebrazione dell’Eucaristia è al centro della scena ed essere in grado di mantenere una routine spirituale è importantissimo per il processo di autoguarigione dei sacerdoti abusatori. Può essere garantito solo nei centri gestiti dalla chiesa”, ha spiegato Müller.

  • Trasparenza e collaborazione

    Trasparenza e collaborazione

    Parrocchia San Giorgio Martire – Cuggiono

    Comunicato del consiglio Pastorale sulla vicenda dell’ex-seminarista

     

    Con grande sofferenza per quanto accaduto, dopo esserci trovati insieme e confrontati, condividiamo alcune riflessioni sulla vicenda dell’ex-seminarista cuggionese, onde evitare notizie senza fondamento, frutto di fantasia oppure, peggio ancora, false.

    1. Il primo sentimento è di profondo dispiacere per quanto avvenuto e di grande vicinanza umana e spirituale alle persone coinvolte in questa faticosa vicenda, in particolare ai genitori ed ai due giovani, così duramente segnati. Comprendiamo il loro dolore, lo sentiamo molto nostro e preghiamo per loro.
    2. Avute le primissime informazioni (a metà gennaio ’21) su questa triste vicenda, avvenuta inizialmente solo sui social, tra dicembre ’20 e gennaio ’21, il parroco ha tempestivamente (nel giro di poche ore) informato di quanto accaduto i genitori della minorenne coinvolta. Su consiglio dell’avvocato della Curia, ha suggerito loro di sporgere denuncia. Chi parla di omertà della Chiesa o di coperture, in questa vicenda, o non è bene informato o mente. La parrocchia ha agito senza indugi, con fermezza e con chiarezza, avendo come scopo la tutela della minore. La discrezione ed il riserbo mantenuti in questi mesi sono stati assolutamente dovuti e motivati dalla privacy della ragazza e dal buon prosieguo delle indagini.
    3. Il giovane è stato immediatamente espulso dal seminario, con la richiesta tassativa di astenersi da qualsiasi tipo di contatto con minori, di persona o sui social. Inoltre doveva trasferirsi, nel giro di pochissimi giorni, in un comune fuori provincia.
    4. Il parroco aveva manifestato a suo tempo le sue perplessità all’ingresso in seminario sia all’interessato che alla guida spirituale, che lo seguiva fuori del seminario. Tuttavia era difficile immaginare che si potesse giungere ad azioni tanto sconsiderate.
    5. Subito dopo l’espulsione del giovane dal seminario sarebbe avvenuto, non all’interno di ambienti parrocchiali, un ulteriore fatto inappropriato (saranno i giudici a valutare la cosa); avutane conoscenza il parroco ha subito, di nuovo, avvisato di persona i genitori della minorenne, che si sono decisi per la denuncia.
    6. Ribadiamo, perché non ci siano incertezze sulla cosa: nessuno dei fatti ipotizzati è avvenuto in oratorio o comunque in ambienti parrocchiali
    7. Il parroco e diversi collaboratori parrocchiali si sono resi disponibili e sono stati interrogati dagli inquirenti, nel corso delle indagini, manifestando la più ampia collaborazione con le forze dell’ordine.
    8. Il giovane in questione non è mai stato responsabile dell’oratorio, nel modo più assoluto e categorico; l’estate scorsa, come da prassi per i seminaristi, ha trascorso alcune settimane a Cuggiono, dove ha seguito un piccolo gruppo di 8 ragazzini, nell’oratorio estivo ’20; come pure non ha mai avuto compiti educativi in parrocchia e non è mai stato collaboratore del parroco, se non con mansioni marginali, meramente organizzative/tecniche.
    9. Il giovane in questione era seminarista diocesano e non va confuso con l’altro giovane seminarista della parrocchia, che si sta serenamente e seriamente formando nello studentato domenicano.

    don Angelo e il Consiglio pastorale leonardo gualdoni

    Trasparenza e collaborazione

  • Pedofilia, la verità di don Emanuele

    Pedofilia, la verità di don Emanuele

    Verrà interrogato domani, lunedì 19 luglio, don Emanuele Tempesta, il prete ventinovenne arrestato il 14 luglio con l’accusa di atti sessuali con bambini minori di dieci anni.

    Il sacerdote responsabile dell’oratorio è ai domiciliari in una struttura individuata di concerto tra la Curia e la polizia che l’altro giorno lo ha raggiunto in campeggio a Bardonecchia con l’ordinanza del gip Luisa Bovitutti in mano. Niente carcere, ma ciò di cui risponde è grave e potrebbe essere reiterato.

    «Le esigenze cautelari possono essere adeguatamente tutelate solo attraverso una misura che impedisca a Tempesta di entrare in contatto con minori», spiega il giudice nel provvedimento chiesto dal pubblico ministero Flavia Salvatore.

    Gli episodi contestati sono compresi tra il 2020 e poco prima della denuncia presentata dai genitori, ossia lo scorso 30 maggio in commissariato a Busto Arsizio. Qualcosa di ambiguo aveva però messo in allerta una mamma già nel 2019: il prete in vista del campeggio estivo avrebbe chiesto a due bambini di dormire nella sua tenda. La donna provò un fastidio istintivo davanti a questa proposta, quindi domandò alla figlia maggiore se Tempesta, durante le vacanze a cui aveva partecipato pure lei, invitasse di norma i piccoli a coricarsi con lui. «Assolutamente no», fu la risposta della ragazzina, «i preti dormono o con gi animatori o da soli». Il covid comunque mandò a monte la settimana organizzata dalla parrocchia a Bardonecchia e l’inquietudine si affievolì. Al momento comunque gli elementi probatori sono fondati sulle dichiarazioni di vittime e genitori, gli inquirenti stessi parlano di un quadro non definitivo e suscettibile di revisione critica. Domani don Emanuele potrà difendersi col gip.

    Sarah Crespi

    https://www.prealpina.it/pages/busto-garolfo-pedofilia-la-verita-di-don-emanuele-253380.html

  • L’aspirante sacerdote-orco cacciato dal seminario di Venegono

    L’aspirante sacerdote-orco cacciato dal seminario di Venegono

    di GIOVANNI CHIODINI – Cuggiono (Milano) – A parte l’ambiente oratoriano, che conosce il protagonista di questa storia proprio per averlo visto operare, ieri in paese erano poche le persone che commentavano (perché ne erano venuti a conoscenza) la notizia del divieto di avvicinamento nei confronti dell’ex seminarista che avrebbe abusato sessualmente di una quindicenne, approfittando di un momento di difficoltà che la giovane stata attraversando. Il giovane indagato, che oggi ha 26 anni, aveva frequentato l’oratorio per diversi anni quando era ragazzo. Poi col lavoro si era staccato e non era più un frequentatore assiduo. Nel settembre del 2019, con un diploma in tasca, aveva deciso di entrare in seminario, a Venegono. L’avevano accompagnato un gruppetto di giovani oratoriani e sui social della parrocchia si leggeva “tutti noi ti sosterremo sempre nelle preghiere per il cammino che vivrai”.

    Al termine del primo anno il giovane seminarista – come prassi consolidata – è tornato nella sua parrocchia per trascorrere i mesi estivi e vivere nuovamente in quell’ambiente che ben conosceva, ovvero l’oratorio. Lo scorso anno, a causa del Covid, l’oratorio estivo era stato organizzato in maniera differente, con i ragazzi divisi in piccoli gruppi e assegnati in luoghi differenti, e per un periodo inferiore rispetto al passato. La violenza sarebbe accaduta proprio in quel periodo. Dapprima con l’invio insistente di messaggini, anche sui canali social. Poi con gli abusi veri e propri.

    La ragazza, superato il momento più critico, ha poi svelato quella relazione. “Non appena è emersa, nello scorso mese di gennaio, l’ipotesi di reato a carico del seminarista, il suo percorso formativo seminaristico è stato interrotto e il ragazzo è stato espulso dal seminario”, precisa l’Arcidiocesi di Milano. “Contestualmente, il parroco si è rivolto ai genitori della vittima informandoli dell’ipotesi emersa e informandoli del loro diritto di adire alle vie legali”. Sulla vicenda il parroco di Cuggiono, don Angelo Sgobbi, preferisce non commentare. Dopo l’arresto del viceparroco di Busto Garolfo, venerdì, l’Arcivescovado si era premurato di comunicare l’episodio.

    Per questo caso invece nulla. Forse in considerazione che la persona indagata non è un sacerdote ma semplicemente un ex seminarista che aveva da poco iniziato il suo cammino di studio. Oggi in paese si celebra la patronale. Non è escluso che per l’occasione il parroco dica qualcosa in merito. C’è un collegamento tra l’episodio di Cuggiono e quello di Busto Garolfo? Il fatto che i provvedimenti restrittivi siano stati emessi, seppur da due differenti Procure, nello stesso giorno e che per entrambi lunedì si terrà l’interrogatorio di garanzia lo lascia presumere. I due è dato per certo che si conoscevano. E forse qualche contatto è stato rintracciato anche nelle loro conversazioni. leonardo gualdoni

  • Arresto don Emanuele, un chierichetto: “Amava stare con i ragazzi, qualche genitore avrà frainteso”

    Arresto don Emanuele, un chierichetto: “Amava stare con i ragazzi, qualche genitore avrà frainteso”

    Arresto don Emanuele, un chierichetto: “Amava stare con i ragazzi, qualche genitore avrà frainteso”

    “Non ci sono mai stati problemi qui, quando ho letto la notizia non volevo crederci”

    CRONACA (Busto Garolfo). “Don Emanuele stava sempre con i ragazzi, io lo vedevo più di mia madre. Qui non abbiamo mai avuto problemi. Lui è una persona che ama stare sempre a contatto con i ragazzi, per questo forse qualche genitore deve aver frainteso facendosi strane idee”. Queste le parole di un chierichetto di Busto Garolfo dopo la notizia degli arresti domiciliari con l’accusa di abusi su minori per don Emanuele Tempesta, vicario parrocchiale che nel piccolo paesino alle porte di Milano si occupava di giovani presso l’oratorio. “Quando ho letto la notizia”, aggiunge il chierichetto, “non ci volevo credere”. (Luca Perillo/alanews)

    https://www.alanews.it/cronaca/arresto-don-emanuele-un-chirichetto-amava-stare-con-i-ragazzi-qualche-genitore-avra-frainteso/

  • Abusi su minori, arrestato sacerdote milanese

    Abusi su minori, arrestato sacerdote milanese

    (ANSA) – MILANO, 16 LUG – La Squadra mobile della Questura di Milano ha arrestato don Emanuele Tempesta, sacerdote della Diocesi, il quale si trova ora agli arresti domiciliari.

    Secondo le prime informazioni raccolte dalla Diocesi – che al momento non ha ricevuto comunicazioni ufficiali da parte dell’autorità giudiziaria – don Emanuele Tempesta è accusato di abusi sessuali su minori compiuti nel periodo che va dal febbraio 2020 al maggio 2021.

    A darne notizia la stessa Diocesi che “prende atto con stupore e dolore di questa notizia e si impegna sin da subito ad approfondire i fatti, applicando le indicazioni del diritto universale della Chiesa e della CEI e a seguire le indicazioni che le verranno date dalla Santa Sede”. “Nell’assicurare la più completa disponibilità alla collaborazione con l’autorità giudiziaria per accertare la verità dei fatti, la Diocesi desidera altresì precisare che non è mai giunta alla Curia, al Vicario di zona e al parroco alcuna segnalazione relativa ai fatti oggetto dell’indagine”, prosegue la Diocesi.

    “L’Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, esprime la propria vicinanza alle comunità parrocchiali di Busto Garolfo e in particolare a tutti i soggetti in vario modo coinvolti nella vicenda – prosegue la nota -. La Diocesi, nel ribadire il suo impegno per garantire la migliore tutela a tutti i minori coinvolti nelle iniziative pastorali, ricorda inoltre che il 23 novembre 2019 è stato costituito il “Referente diocesano per la tutela dei minori” che, seguendo adeguate modalità di contatto, ha la finalità di accogliere le segnalazioni relative a presunti abusi su minori e di raccogliere gli elementi per una prima valutazione dell’Ordinario”.

  • Arrestato don Emanuele: è accusato di abusi sessuali su minori

    Arrestato don Emanuele: è accusato di abusi sessuali su minori

    Nella giornata di ieri, giovedì 15 luglio, la Squadra mobile della Questura di Milano ha arrestato don Emanuele Tempesta, sacerdote della Diocesi, il quale si trova ora agli arresti domiciliari.

    Arrestato don Emanuele: è accusato di abusi sessuali su minori

    Secondo le prime informazioni raccolte dalla Diocesi – che al momento non ha ricevuto comunicazioni ufficiali da parte dell’Autorità giudiziaria – don Emanuele Tempesta è accusato di abusi sessuali su minori compiuti nel periodo che va dal febbraio 2020 al maggio 2021.

    Chi è don Emanuele

    Nato nel 1992 a Rho ma cresciuto nella parrocchia di Cornaredo, dopo l’ordinazione sacerdotale avvenuta nel giugno 2019 don Emanuele Tempesta ha ricevuto l’incarico di Vicario parrocchiale a Busto Garolfo, nelle parrocchie di Santa Geltrude e dei Santi Salvatore e Margherita.

    Il mondo della Chiesa

    “La Diocesi di Milano prende atto con stupore e dolore di questa notizia e si impegna sin da subito ad approfondire i fatti, applicando le indicazioni del diritto universale della Chiesa e della CEI e a seguire le indicazioni che le verranno date dalla Santa Sede.
    Nell’assicurare la più completa disponibilità alla collaborazione con l’autorità giudiziaria per accertare la verità dei fatti, la Diocesi desidera altresì precisare che non è mai giunta alla Curia, al Vicario di zona e al parroco alcuna segnalazione relativa ai fatti oggetto dell’indagine” ha detto la Diocesi di Milano.
    L’Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, esprime “la propria vicinanza alle comunità parrocchiali di Busto Garolfo e in particolare a tutti i soggetti in vario modo coinvolti nella vicenda”.
    La Diocesi, nel ribadire il suo impegno per garantire la migliore tutela a tutti i minori coinvolti nelle iniziative pastorali, ricorda inoltre che il 23 novembre 2019 è stato costituito il “Referente diocesano per la tutela dei minori” che, seguendo adeguate modalità di contatto, ha la finalità di accogliere le segnalazioni relative a presunti abusi su minori e di raccogliere gli elementi per una prima valutazione dell’Ordinario.

    Arrestato don Emanuele: è accusato di abusi sessuali su minori

  • Abusi sessuali su un minore, don Mauro Galli condannato in appello a 5 anni e 6 mesi

    Abusi sessuali su un minore, don Mauro Galli condannato in appello a 5 anni e 6 mesi

    È stato condannato anche in appello don Mauro Galli, ex sacerdote dell’oratorio di Rozzano ritenuto colpevole di abusi sessuali su un ragazzino che all’epoca dei fatti aveva 15 anni. I giudici della prima sezione penale della Corte d’Appello di Milano hanno condannato il sacerdote a cinque anni e sei mesi. In primo grado don Galli, che si è sempre professato innocente, era stato condannato a 6 anni e 4 mesi e la sostituta procuratrice generale Bianca Bellucci durante la scorsa udienza aveva chiesto di confermare in toto la sentenza, affermando: “La sofferenza della parte lesa è stata così evidente che non c’era necessità di fare appello”. I giudici hanno però riconosciuto al sacerdote le attenuanti generiche, diminuendo così leggermente la pena.

    Gli abusi risalgono al dicembre del 2011

    I fatti contestati al sacerdote risalgono al dicembre del 2011: in quella circostanza don Galli avrebbe secondo i giudici abusato di un ragazzino che aveva ospitato per la notte nell’oratorio di Rozzano, nell’hinterland di Milano. Don Galli nel corso del processo di primo grado aveva ammesso di aver dormito nello stesso letto con Fausto (nome di fantasia, ndr), ma aveva negato gli abusi. In sede extragiudiziale il sacerdote però aveva risarcito con 100mila euro i famigliari del ragazzo, che non si sono mai costituiti parte civile e hanno cercato invano in questi anni di essere ascoltati dalle autorità ecclesiastiche. Una circostanza che era stata ritenuta “una discrasia evidente” dal pubblico ministero del primo processo, dal momento che era stato “risarcito un danno che si ritiene di non avere cagionato”.

    L’avvocato della vittima: Soddisfatti

    La sentenza è stata pronunciata a porte chiuse. In aula non erano presenti né don Galli né la sua giovane vittima, che secondo quanto affermato dalla madre sta cercando di voltare pagina. All’uscita dall’aula, la famiglia della vittima ha tirato un sospiro di sollievo: “Siamo decisamente sollevati”, ha detto la madre del ragazzo a Fanpage.it. La donna temeva infatti che la ricostruzione parziale dei fatti riferita durante la precedente udienza dall’avvocato del sacerdote potesse fare breccia tra i giudici. L’avvocato della famiglia, Fulvio Gaballo, al termine del processo ha detto a Fanpage.it e alle altre : “Siamo soddisfatti, il fatto è stato cristallizzato. Hanno concesso le attenuanti generiche, che erano state escluse nella sentenza di primo grado ma ci potevano stare. Speravamo di no perché i fatti sono molto gravi, però la Corte d’appello emette le sentenze a distanza di tempo e quindi ce lo potevamo aspettare. Comunque cinque anni e sei mesi è una sentenza sostanzialmente confermata, ci ragioniamo su 90 giorni per la motivazione. Il fatto è rimasto, questa è la cosa importante: il fatto non l’hanno toccato”.

    La madre della vittima si è poi soffermata con i cronisti sul pronunciamento del tribunale ecclesiastico che aveva “assolto”, anche se non con formula piena, don Galli: “L’unica risposta scritta che ci è arrivata è che può continuare a fare il prete”. La donna ha poi aggiunto di non avere notizie di don Galli, col quale comunque non c’è stato “nessun contatto di nessun tipo in nessun momento della vicenda, né il giorno dopo, né un anno né cinque anni dopo”. La madre di Fausto ha poi riferito dell’incontro avuto a gennaio con l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini: “Ci ha concesso un colloquio di 8 minuti e 59 secondi durante il quale non ha praticamente proferito parola, il nulla. Gli abbiamo chiesto com’è possibile che da parte della Chiesa non ci sia stato nulla per riavvicinare nostro figlio alla fede, e su questo lui ha detto: ‘Io su questo tema non so proprio cosa dire’. E sinceramente da un arcivescovo facendogli una domanda sulla fede mi aspettavo molto di più del nulla. Gli abbiamo chiesto come mai tutta la vicenda era andata in questo modo, e lui ha detto: ‘Si poteva scrivere un’altra storia’”.

    (Ha collaborato Simone Giancristofaro)

    https://www.fanpage.it/milano/abusi-sessuali-su-un-minore-don-mauro-galli-condannato-in-appello-a-5-anni-e-5-mesi/