Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Gli ipocriti

    Gli ipocriti

    Il Parlamento italiano avvierà un’indagine pubblica sulla pedofilia. Lo ha dichiarato il primo ministro Mario Draghi in seguito all’ondata di indignazione manifestata dall’opinione pubblica per lo shock provocato da un documentario intitolato Non dirlo a nessuno in cui si dà voce alle vittime di stupri che coinvolgono il clero italiano e si punta il dito contro la pratica di spostare preti pedofili da una parrocchia all’altra. Il video, trasmesso su Youtube, in pochi giorni ha avuto oltre 20 milioni di visualizzazioni. Draghi ha annunciato la convocazione di una Commissione parlamentare ad hoc dopo una riunione del suo gabinetto, vice primi ministri compresi, con i presidenti dei due rami del Parlamento, Casellati e Fico.

    Come riporta l’agenzia Nova, la commissione «si occuperà di tutti, ovviamente senza escludere il clero, ma anche di coloro che appartengono alla comunità artistica o al corpo docente e sono in contatto con minori», ha specificato il premier. L’ambito operativo della commissione, più in dettaglio, sarà presto reso noto. L’obiettivo non è quello di «stigmatizzare qualcuno, ha sottolineato Draghi. «Si tratta di un fenomeno che purtroppo, statisticamente, si manifesta in diversi ambienti, da sradicare senza sconti per nessuno». Uno scopo collaterale ma altrettanto importante è quello di stanare i casi di insabbiamento. «Non ci saranno più concessioni al silenzio, non si può tacere su simili questioni. Sono fondamentali per la normalità della vita sociale», ha aggiunto il presidente del Consigli. Il capo dell’esecutivo ha assicurato che in Commissione saranno chiamati anche esponenti dell’opposizione.

    Ecco, avete appena letto una fake news, o meglio, una notizia fantascientifica. Per ritornare nella realtà dovete sostituire “Italia” con “Polonia”, “Mario Draghi” con “Mateusz Morawiecki” e “clero italiano” con “clero polacco”. Già perché questo è accaduto davvero diversi mesi fa nella Polonia ultra-cattolica, terra del papa santo Giovanni Paolo II – che notoriamente non fu un paladino della lotta contro la pedofilia all’interno della sua Chiesa.

    E che dire di quanto accaduto in Francia con la pubblicazione del rapporto Ciase all’inizio di ottobre? La storia è nota ma vale la pena sintetizzarla. Dopo la scoperta di una settantina di casi avvenuti nell’ultimo decennio, e lo scandalo del vescovo di Lione, Barbarin, accusato di aver protetto un prete pedofilo seriale, la Chiesa francese ha commissionato un’indagine indipendente. In 3 anni di inchiesta è stata accertata l’esistenza di circa 3mila preti pedofili ed è stata fatta una stima di circa 210mila vittime.

    Lo scandalo che ne è seguito è arrivato a mettere finalmente in discussione anche il sacramento della confessione. Già perché, come denunciamo da anni su Left è nell’ambito della confessione (ovvero in un rito dall’inizio e dalla fine indefiniti) che avvengono gran parte degli stupri e delle violenze nel clero. La segretezza che grava sul rito è lo scudo dietro cui le gerarchie ecclesiastiche hanno protetto, nel mondo, migliaia di sacerdoti pedofili. E continuano a farlo.

    A parte questo, il fatto cruciale è che in Italia, invece, nonostante siano almeno 300 i sacerdoti denunciati negli ultimi 20 anni (stando agli archivi d’agenzia e al database di Rete L’Abuso) e intere diocesi siano state coinvolte in presunti insabbiamenti – come quella di Verona (caso dei sordomuti dell’istituto Provolo), Milano (don Galli), Enna (don Rugolo) solo per citarne alcune – non c’è traccia dell’intenzione da parte delle autorità civili, men che meno di quelle ecclesiastiche, di mettere un punto e avviare un’indagine conoscitiva su scala nazionale quanto meno per mappare il fenomeno criminale della pedofilia di matrice clericale.

    Sarebbe un segnale importantissimo, sarebbe un efficace deterrente, sarebbe il primo vero mattoncino su cui costruire la prevenzione degli abusi. Lo dimostrano i risultati delle inchieste che dal Duemila in poi sono state realizzate in mezzo mondo: Stati Uniti, Irlanda, Germania, Regno Unito, Australia, Belgio, Olanda, Rep. Dominicana, Cile, Argentina, Brasile.

    Da noi niente. Come se il problema non esistesse. O come se i bambini non esistessero?
    «Troppi sacerdoti (negli Usa, ndr), tra il 4 e il 6% nell’arco di 50 anni (1950-2000), hanno agito contro il Vangelo e contro le leggi. Dal momento che i vescovi americani hanno preso sul serio la lotta contro questo male, dal 2002, non ci sono quasi più accuse di nuovi casi… Mi preme dire che l’Italia non ha ancora vissuto un tale momento di verità riguardo l’abuso sessuale e lo sfruttamento del potere riguardo il passato». Questo non lo diciamo noi di Left… L’ha detto il 21 agosto 2018 padre Hans Zollner, psicologo membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori e presidente del Centre for child protection della Pontificia università gregoriana. In pratica Zollner ha detto che sarebbe sciocco pensare che in altri Paesi come l’Italia non sia accaduto lo stesso ma non si fa nulla. Sono passati oltre tre anni da quella sua dichiarazione inquietante senza che chi di dovere l’abbia raccolta e trasformata in un’inchiesta concreta.

    Attualmente il clero italiano è composto da circa 52mila persone. Il 4-6% sono 2-3mila individui. In Francia a fronte di circa 3mila pedofili sono state individuate 210mila vittime. Non sono elementi sufficienti per preoccuparsi? Noi riteniamo di sì e andiamo anche oltre la “semplice” preoccupazione. Nella giornata mondiale per i diritti umani indetta dalle Nazioni unite che ricorre il 10 dicembre siamo infatti qui a pretendere – nuovamente – dal “nostro” Stato laico l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla pedofilia di matrice clericale. Ora e subito.

    Come ha dimenticato di far notare Lucetta Scaraffia in un articolo sulla Stampa dell’11 novembre – in cui lei si chiede come mai nel nostro Paese non sia stata avviata alcuna inchiesta sugli abusi del clero e perché i giornali a parte il suo non indaghino (!) – è questa una battaglia che purtroppo a livello mediatico solo il nostro settimanale sta portando avanti da anni con convinzione e dati alla mano. Senza guardare in faccia nessuno.

    Left infatti tra le altre cose ha contribuito all’indagine conoscitiva che nel gennaio del 2019 ha portato il governo italiano di fronte al Comitato Onu per i diritti dell’infanzia con l’accusa di fare poco o nulla per garantire l’incolumità ai bambini che frequentano chiese, parrocchie, oratori, scuole religiose etc, e per sollecitare il Vaticano e la Chiesa italiana a una maggiore responsabilità.

    Già, Scaraffia, c’eravamo noi a Ginevra, all’incontro che lei cita nel suo articolo, con le nostre inchieste a rappresentare le istanze delle vittime a fianco di Francesco Zanardi, il presidente di Rete L’Abuso. «Persona certo meritevole ma così coinvolto personalmente – lui stesso, da bambino ha subito gli abusi di un prete – da indurre molti a mettere in dubbio le sue informazioni» scrive Scaraffia.

    Davvero si pensa che Zanardi non sia credibile in quanto vittima? Evidenziamo questo perché pensiamo che l’assenza di fiducia nei confronti di chi denuncia di aver subito uno stupro sia una delle matrici “culturali” del problema da risolvere. Questa “idea” come emerge nella nostra storia di copertina ricade con violenza sia sui minori che sulle donne. E chi sostiene di averne a cuore l’incolumità non può non prenderne atto.

    Quanto ai doveri delle nostre istituzioni, l’inchiesta parlamentare sarebbe un segno concreto di adesione convinta alla Convenzione Onu del 1948, convenzione che porta con sé quella sui diritti dell’infanzia del 1989 (anche questa ratificata dall’Italia). In questa c’è scritto che ogni bambino deve poter crescere in un ambiente sano e ricevere affetto e che ha il diritto di essere protetto da qualsiasi abuso o sfruttamento.

    La “sicurezza” che tanto sta a cuore ai partiti di governo non riguarda forse anche i minori? La Lega sempre in prima linea sui “fatti” di Bibbiano perché non alza mai la voce quando c’è di mezzo un prete o un monsignore? Un bimbo di otto anni non ha forse diritto di giocare nel campetto dell’oratorio o di partecipare a un campo scout senza correre il rischio di essere violentato dall’“educatore” in tonaca o dal laico devoto che “insegna” religione?

    Come mai i diritti umani dei bambini troppo spesso finiscono nel dimenticatoio? Ad alcune di queste domande vogliamo provare a rispondere avvalendoci del contributo dello psichiatra e psicoterapeuta Andrea Masini, direttore della rivista di psichiatria Il sogno della farfalla. Nell’attesa che governo e Parlamento rispondano al quesito nostro e di tantissime vittime: perché in Italia non è mai stata avviata un’inchiesta sulla pedofilia nel clero? Cosa aspettate?

    https://left.it/2021/12/09/gli-ipocriti/

  • Phil Saviano, informatore chiave degli abusi sessuali del clero, muore a 69 anni

    Phil Saviano, informatore chiave degli abusi sessuali del clero, muore a 69 anni

    cleroBOSTON – Phil Saviano, un  sopravvissuto ad abusi sessuali e informatore che ha svolto un ruolo fondamentale nell’esporre decenni di aggressioni predatorie da parte di preti cattolici romani negli Stati Uniti, è morto. Aveva 69 anni.

    La storia di Saviano ha avuto un ruolo di primo piano nel  film vincitore dell’Oscar 2015 “Spotlight”  sull’indagine del Boston Globe che ha rivelato come decine di preti hanno molestato i bambini e l’hanno fatta franca perché i leader della chiesa lo hanno coperto. È morto domenica dopo una battaglia contro il cancro alla cistifellea, ha detto suo fratello e badante, Jim Saviano.

    Alla fine di ottobre, Phil Saviano ha annunciato sulla sua pagina Facebook che stava iniziando l’assistenza in un hospice a casa di suo fratello a Douglas, nel Massachusetts, dove è morto.

    “Le cose sono state rischiose nelle ultime settimane”, ha scritto, chiedendo ai follower di “ascoltare Judy Collins che canta ‘Bird On A Wire’ e pensare a me”.

    Saviano ha svolto un ruolo centrale nell’illuminare lo scandalo, che ha portato alle dimissioni del cardinale Bernard Law di Boston e agli accordi ecclesiali con centinaia di vittime. La serie del Globe del 2002 gli è valsa il Premio Pulitzer per il servizio pubblico nel 2003 e “Spotlight” ha vinto l’Oscar per il miglior film e la migliore sceneggiatura originale. L’attore Neal Huff ha interpretato Saviano nel film.

    “Il mio dono al mondo è stato non aver paura di parlare”, ha detto Saviano a metà novembre in una breve intervista telefonica con l’Associated Press.

    Nato il 23 giugno 1952, Saviano ha ricordato di essersi confessato da ragazzo nella chiesa di St. Denis nella piccola East Douglas, nel Massachusetts, negli anni ’60 e di aver sussurrato le sue trasgressioni attraverso uno schermo al reverendo David Holley. Il sacerdote, ha detto, ha  violato quella sacra fiducia  e ha costretto l’undicenne a compiere atti sessuali. Holley è morta in una prigione del New Mexico nel 2008 mentre scontava una condanna a 275 anni per aver molestato otto ragazzi.

    “Quando eravamo bambini, i preti non facevano mai niente di male. Non li hai interrogati, come la polizia”, ha detto il fratello Jim Saviano all’AP. “Ci sono state molte barriere poste sulla sua strada intenzionalmente o meno dalle istituzioni e dal pensiero generazionale. Questo non lo ha fermato. Questo è un certo tipo di coraggio che era unico”.

    Un autodefinitosi “cattolico in via di guarigione”, Saviano ha continuato a fondare la sezione del New England della rete dei sopravvissuti degli abusati dai sacerdoti, o SNAP, un’organizzazione che lavora per portare alla luce specifiche accuse di abusi sessuali da parte del clero.

    La sua fede nella chiesa andò in frantumi, Saviano invece si appoggiò a politici e pubblici ministeri per assicurare alla giustizia i colpevoli.

    “Stiamo riponendo la nostra fiducia nei legislatori e nei pubblici ministeri per risolvere questo problema”, ha detto ai giornalisti nel 2002.

    “Phil è stato una fonte essenziale durante il reportage del Team Spotlight sull’insabbiamento degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica, fornendo altre fonti critiche, materiali di ricerca e i nomi di diversi preti accusati”, ha affermato Mike Rezendes, membro del team Globe. che ha portato alla luce lo scandalo e un attuale giornalista investigativo di AP.

    “Ha anche condiviso la sua straziante storia di abusi, infondendoci la ferrea determinazione di cui avevamo bisogno per rompere questa orribile storia”, ha detto Rezendes. “Durante il nostro reportage e negli ultimi 20 anni, ho conosciuto bene Phil e non ho mai incontrato nessuno così coraggioso, compassionevole o esperto”.

    Saviano ha conseguito una laurea in zoologia e comunicazione presso l’Università del Massachusetts-Amherst e la Boston University e ha iniziato a lavorare nelle pubbliche relazioni ospedaliere. Successivamente, è passato alla pubblicità dell’industria dell’intrattenimento e alla promozione di concerti, lavorando a stretto contatto con Collins, un amico e confidente di una vita, così come Ella Fitzgerald, Mel Torme e altri artisti.

    Nel 1991 si ammalò gravemente di AIDS e l’anno successivo rese pubblici i suoi abusi infantili, diventando uno dei primi sopravvissuti a farsi avanti.

    “Padre Holley ha costretto me e due dei miei amici ad avere ripetuti contatti sessuali con lui”, ha detto Saviano in un’intervista al Globe – la prima di molte che avrebbero portato non solo a accuse penali contro il religioso caduto in disgrazia, ma anche a persecuzioni diffuse di altri come l’enormità dello scandalo divenne evidente.

    All’inizio degli anni 2000, Saviano trascorreva 10 ore al giorno al telefono con vittime e giornalisti. Era un critico schietto della riluttanza del Vaticano ad affrontare con decisione le ricadute dello scandalo. Nel 2008, quando papa Benedetto XVI ha accennato ai vescovi statunitensi durante una visita che avevano gestito male la risposta della chiesa, Saviano ha messo in dubbio la decisione del pontefice di seguire le sue osservazioni con le messe a New York e Washington.

    “Se fosse davvero serio sulla questione, quella messa non si terrà a New York. Si sarebbe tenuto qui a Boston”, ha detto.

    Nel 2009, soffrendo di insufficienza renale e incapace di trovare una corrispondenza tra familiari o amici, ha trovato un donatore dopo che SNAP ha diffuso la voce in un’e-mail a livello nazionale a 8.000 sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

    L’abuso che è venuto alla luce come risultato del lavoro di Saviano ha spinto il cardinale Law, l’uomo di chiesa di più alto rango di Boston, a dimettersi. Il rapporto del Globe ha mostrato che Law era a conoscenza di molestatori di bambini nel sacerdozio, ma ha coperto i loro crimini e non è riuscito a fermarli, spostandoli invece da una parrocchia all’altra senza allertare i genitori o la polizia.

    Quando l’arcivescovo è morto a Roma nel 2017, Saviano ha chiesto senza mezzi termini: “Come spiegherà questo quando si troverà faccia a faccia con il suo creatore?”

    Nel 2019, in Vaticano per un summit sulla prevenzione degli abusi convocato da Papa Francesco,  Saviano ha detto di aver detto agli organizzatori del summit di rilasciare i nomi dei sacerdoti abusivi in ​​tutto il mondo insieme ai loro fascicoli .

    “Fallo per lanciare una nuova era di trasparenza. Fallo per infrangere il codice del silenzio. Fallo per rispetto verso le vittime di questi uomini e fallo per aiutare a prevenire che questi vermi abusino di altri bambini”, ha detto.

    Sebbene ci fosse un lato duro in gran parte della sua vita, Saviano amava viaggiare molto e sviluppò un debole per l’arte indigena. Nel 1999, ha lanciato un sito di e-commerce, Viva Oaxaca Folk Art, che mostra pezzi decorativi fatti a mano acquistati durante i viaggi nel Messico meridionale e rivenduti a collezionisti negli Stati Uniti.

    Lascia tre fratelli, Jim Saviano di Douglas; Giovanni Saviano di Douglas; e Victor Saviano di Boston; due nipoti; e due nipoti. I funerali erano incompleti.

  • Preti pedofili, passo avanti di Milano: una messa in Duomo per le vittime

    Preti pedofili, passo avanti di Milano: una messa in Duomo per le vittime

    di ANDREA GIANNI

    Milano – Una celebrazione che è un nuovo passo avanti, non solo per la comunità cattolica. Domani il Duomo di Milano ospiterà la messa, presieduta dall’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, con cui la Diocesi aderisce alla “Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi”, promossa per la prima volta dalla Conferenza episcopale italiana. Un segnale nella nebbia di una dolorosa serie di violenze sessuali su minorenni finite al centro, negli ultimi anni, di inchieste della magistratura e indagini interne sul comportamento di sacerdoti a contatto con bambini e ragazzi. Uno degli ultimi casi, emerso nel luglio scorso, ha portato agli arresti domiciliari il 29enne sacerdote di Busto Garolfo don Emanuele Tempesta, accusato di abusi sessuali su 7 bambini tra 8 e 12 anni.

    Nel 2019 la Diocesi era già scesa in campo contro la violenza sui minori con un documento che fissa le linee guida di comportamento per sacerdoti, educatori e tutti coloro che hanno a che fare con bambini e ragazzi e nominando un referente per la Tutela dei minori, l’ex presidente del Tribunale dei Minori di Milano Livia Pomodoro, con il compito di dedicarsi all’ascolto delle “presunte vittime” supportata da un’équipe. «La prevenzione dell’abuso dei minori non può ammettere alcun ritardo e incertezza – afferma il documento rivolto non solo ai sacerdoti ma a tutti coloro che hanno compiti educativi -. La tutela dei minori è l’impegno inderogabile e prioritario per la vita della Chiesa, la quale, mentre deve ordinariamente compiere ogni sforzo per prevenire gli abusi, deve prontamente intervenire nella cura di chi ne fosse coinvolto”.

    Milano è stata una delle prime Diocesi in Italia ad attivarsi su questo piano, in linea con quanto indicato dalla Cei. E fa parte di questo percorso anche la celebrazione di domani in Duomo. Alle 16.45, nella cappella feriale, è in programma l’esposizione e l’adorazione del Santissimo sacramento, con un intervento dell’arcivescovo. Alle 17.30 la messa, presieduta sempre da monsignor Delpini. “La Diocesi – si legge in una nota – ha inoltre suggerito alle parrocchie di prevedere un momento di preghiera sul tema degli abusi durante le celebrazioni di domenica 21 novembre, in particolare nella preghiera dei fedeli. L’iniziativa della Cei si svolge in concomitanza con la “Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale”, promossa dal Consiglio d’Europa”.

    Nell’evidenziare il significato di questa giornata, nel 2015, l’allora segretario generale del Consiglio d’Europa Thorbjørn Jagland esortava così gli Stati membri a sensibilizzare l’opinione pubblica sullo sfruttamento e l’abuso sessuale dei bambini: “Il nostro silenzio traccia un’invisibile protezione intorno agli autori di tali ignobili azioni. Abbiamo la responsabilità di infrangere i tabù dietro i quali si trincerano i pedofili, e i governi possono dare l’esempio, sostenendo le attività di questa Giornata europea“. La decisione della Chiesa italiana di collocare questa Giornata nazionale di preghiera in concomitanza con quella europea “si inserisce nel solco di un cammino ecclesiale italiano, di trasparenza e prevenzione a custodia dei più piccoli e delle persone vulnerabili, che ha comportato l’approvazione delle nuove “Linee guida per il contrasto agli abusi e il sostegno delle vittime” (giugno 2019) e alla costituzione di una rete di Servizi per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili”.

    Per le associazioni che si occupano di tutelare le vittime degli abusi, però, tutto questo non basta per squarciare il silenzio e arrivare a una vera svolta.
    La tolleranza zero verso i pedofili, decisa dal Papa, era stata accolta con scetticismo da Francesco Zanardi, fondatore e presidente della Rete Abuso che monitora le violenze compiute da sacerdoti: “Belle parole, ma servono i fatti. La Conferenza episcopale italiana non obbliga alla denuncia dei pedofili, concede solo la facoltà di farlo. Sarà per questo che in Italia nessun vescovo ha mai denunciato un prete-orco”. Le denunce arrivano quasi sempre dalle vittime e dalle loro famiglie, come nel caso di don Emanuele Tempesta. Poi c’è il parroco di Inzago, don Alberto Lucchina, che dopo essere stato accusato di abusi si è autosospeso e ha lasciato il paese mentre l’arcidiocesi ha avviato un’indagine.

    Don Mauro Galli, ex vicario della parrocchia di San Pietro a Legnano, è stato condannato anche in appello a 5 anni e mezzo per aver abusato di un ragazzo all’epoca dei fatti quindicenne. All’oratorio di Cuggiono, solo per citare i casi più recenti, è stato allontanato un ex-seminarista di 26 anni perché accusato di pesanti molestie nei confronti di una ragazzina di 15 anni. Il senso della battaglia è riassunto dalle parole della madre della giovane vittima di Don Galli, sempre presente alle udienze in Tribunale: “Venire qui ed essere massacrati in aula è stato duro e doloroso, ma io ci metto la faccia per dire alle vittime di trovare il coraggio e denunciare”.

  • Preti pedofili, la denuncia: “Noi, vittime di abusi ancora abbandonate”

    Preti pedofili, la denuncia: “Noi, vittime di abusi ancora abbandonate”

    di ANDREA GIANNI – Milano – “In Italia ci sono 23 strutture per curare i preti e neanche una per le vittime di abusi: servirebbe ben altro che una preghiera”. Francesco Zanardi, fondatore della Rete L’Abuso-Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, guarda con scetticismo alla decisione dell’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, di celebrare oggi la messa in Duomo per le vittime di violenze. “Anch’io ho subito abusi – spiega – e in Italia siamo senza giustizia e abbandonati, anche dallo Stato”.

    La messa in Duomo è la tappa di un percorso della Cei e della Diocesi di Milano. Indica una presa di coscienza sul problema?
    “Preferiremmo vedere, piuttosto, l’istituzione di una commissione d’inchiesta sugli abusi sessuali, come è stato fatto in altri Paesi europei, da ultimo il Portogallo. Sarebbe un punto di partenza, anche perché dalle indagini all’estero emergono dati sconcertanti”.

    Quali?
    “In Francia sono 216mila i sopravvissuti “viventi“ ad abusi sessuali su minori da parte del clero, secondo il Rapporto Ciase, con circa tremila preti pedofili. In Italia, facendo una stima, il numero potrebbe triplicare. Noi abbiamo portato l’Italia davanti alle Nazioni Unite e all’Europa, ma non si è ancora mosso nulla”.

    Che cosa blocca l’apertura di una commissione d’inchiesta?
    “Il problema è politico, perché nessuno vuole andare contro il Vaticano. Per questo un segnale forte deve arrivare dall’Unione Europea”.

    La Diocesi di Milano, però, ha istituito nel 2019 il Referente per la tutela dei minori, ci sono stati protocolli e in generale passi avanti da parte del mondo cattolico.
    “Iniziative come gli sportelli per raccogliere le segnalazioni delle vittime di abusi non hanno senso, e le abbiamo anche denunciate al Garante della Privacy. Le vittime, in buona fede, rilasciano dichiarazioni che poi non si sa dove finiscono, senza alcun controllo sulla privacy. Dichiarazioni che poi finiscono anche nelle mani del legale del prete. Le denunce devono essere presentate all’autorità giudiziaria, e per ora a farlo sono solo le vittime e le loro famiglie. Bisogna evitare che sacerdoti sottoposti a indagini continuino a rimanere a contatto con i minori, magari dopo il trasferimento in altre città”.

    Quanti casi sta seguendo la vostra rete in Lombardia?
    “Stiamo seguendo sei casi, tra cui quelli di don Galli, don Tempesta, don Lucchina, dell’ex seminarista di Cuggiono. A Pavia siamo presenti nel processo a carico di don Silverio Mura, accusato di aver usato un falso nome quando aveva svolto il suo ministero in provincia. La vittima di abusi, a Napoli, ha ottenuto intanto un risarcimento di circa 120mila euro”.

    Che cosa la spinge ad andare avanti?
    “Ho subito anch’io abusi, altrimenti solo un pazzo potrebbe portare avanti una battaglia del genere. Finora sono stato querelato 70 volte, e nessun giudice mi ha condannato”.

  • Rugolo, il vescovo al telefono: «Ho insabbiato». Il carteggio con la Chiesa

    Rugolo, il vescovo al telefono: «Ho insabbiato». Il carteggio con la Chiesa

    Modica – Il vescovo Rosario Gisana (foto), al telefono con don Giuseppe Rugolo, che ammette: «Ho insabbiato questa storia». Il Vaticano, d’accordo con la Congregazione del Clero, che asseconda nel 2019 il trasferimento del sacerdote della sua diocesi in Emilia perché la «condotta dell’allora seminarista è sottratta alla giurisdizione canonica». Nelle duemila e passa pagine di documenti processuali, di cui pubblichiamo uno stralcio delle conversazioni nella prima foto allegata, emerge uno spaccato sociale e religioso sconfortante che fa da cornice al processo in corso a porte chiuse al tribunale di Enna. «Ora il problema non è solo tuo – dice Gisana all’imputato, il problema è anche mio perché io ho insabbiato questa storia. Per cui stanno cercando in tutti i modi di accusarmi. Adesso vedremo come poterne uscire». I suoi legali replicano che ha collaborato con i pm fin dal principio.

    Rugolo, 40enne, attivissimo nella parrocchia frequentata da adolescenti e bambini, è stato arrestato il 27 aprile scorso a Ferrara, dov’era stato “spostato” dal monsignore originario di Modica dopo le violenze sessuali denunciate da un ragazzo oggi maggiorenne, continuando però a entrare in contatto con i giovani nella sua attività pastorale. Prima del processo civile, la vittima ha tentato senza successo la strada del processo canonico: nelle foto pubblicate c’è anche la corrispondenza e la rassicurante replica della Santa Sede. Quindi si fa coraggio e nel 2020, supportato dalla famiglia, presenta un esposto alla polizia e scrive perfino una lettera al Papa. La terza udienza è fissata per il 23 dicembre.

    Rugolo, il vescovo al telefono: «Ho insabbiato». Il carteggio con la Chiesa

  • Prete accusato di abusi su minori in Sicilia. Il vescovo intercettato: «Ho insabbiato questa storia»

    Prete accusato di abusi su minori in Sicilia. Il vescovo intercettato: «Ho insabbiato questa storia»

    Città del Vaticano – Un vescovo che al telefono con un prete della sua diocesi accusato di abusi ammette: «ho insabbiato questa storia». Il Vaticano che asseconda il trasferimento del sacerdote al Nord perché la «condotta dell’allora seminarista è sottratta alla giurisdizione canonica». Nelle duemila e passa pagine di documenti processuali emerge uno spaccato sociale sconfortante che fa da cornice ad un processo choc che si sta svolgendo a porte chiuse in un tribunale civile della Sicilia. La terza udienza in tribunale, a Enna, è fissata per il 23 di dicembre: l’accusato di violenza aggravata su minori è un sacerdote quarantenne, don Giuseppe Rugolo, ex insegnante di religione, molto attivo in una parrocchia frequentata da adolescenti e bambini. Il sacerdote è stato tratto in arresto il 27 aprile scorso a Ferrara, dove nel frattempo era stato “spostato” dal vescovo a seguito della segnalazione di abusi da parte della vittima, un ragazzo oggi maggiorenne.

    Prima del processo civile in corso, la vittima tenta (con poco successo) la strada del processo canonico che di fatto parte quando nel 2016, raccontando alla Chiesa dei presunti atteggiamenti morbosi di Rugolo che andavano avanti da parecchio. In quel periodo il vescovo avvia l’indagine previa e spedisce per un certo periodo il sacerdote al Nord. Vedendo che di fatto non accadeva nulla la vittima si fa coraggio e nel 2020 con il supporto della sua famiglia presenta un esposto alla polizia e scrive anche una lettera a papa Francesco.

    Al di là di come andrà a finire la scabrosa vicenda giudiziaria tra le carte processuali si delinea anche il ruolo della Chiesa e il cammino intrapreso davanti a casi del genere.

    Il prete accusato sarebbe stato spostato in una parrocchia del Nord, d’accordo con la Congregazione del Clero e con il vescovo di Ferrara. Peccato solo che in quella diocesi il presunto abusatore sia di nuovo entrato a contatto con dei ragazzi, promuovendo incontri con loro e contravvenendo alle indicazioni operative della Congregazione della Dottrina della Fede.

    Il vescovo Gisana in una delle tante lettere agli avvocati spiega che dal 2019 Rugolo era stato spostato fuori dalla diocesi secondo quanto concordato per un periodo congruo di due anni. «Esso deve servire a prendere consapevolezza della sua condizione di peccato e a rifondare con maggiore impegno la sua scelta vocazionale. Assicuro che sta seguendo un percorso di psicoterapia ed è impegnato in attività pastorali mirate». In una altra parte della documentazione spiega di avere aperto una investigazione previa a norma del canone 1717. Nel frattempo riceve risposte dal Vaticano in cui viene rassicurato: dopo avere studiato attentamente la questione il vescovo viene edotto che «non è affatto tenuto a dar seguito alla richiesta dell’avvocato di conoscere il risultato della denuncia canonica in base al documento di papa Francesco, Vos estis lux mundi».

    «Qualora però lo ritenesse opportuno e con le modalità del caso potrà comunicare al richiedente che la condotta dell’allora seminarista è sottratta alla giurisdizione canonica», scrive in una lettera monsignor Pena Parra, attuale Sostituto alla Segreteria di Stato.

    In una delle intercettazioni agli atti, relativa agli inizi di quest’anno, il vescovo Gisana avrebbe ammesso parlando con don Rugolo di avere insabbiato il suo caso. Spiegava di avere ricevuto una comunicazione dalla Congregazione del Clero dove chiedevano informazioni e accertamenti. «Un atto che sto preparando per mandarlo nell’arco di poche ore». Tuttavia rincuorando il sacerdote accusato di molestie, suggeriva di pregare Dio per l’attacco demoniaco spiegando che il problema ora non era solo del prete ma anche suo. «Ora il problema non è solo tuo, il problema è anche mio perché io ho insabbiato questa storia. Per cui stanno cercando in tutti i modi di accusarmi. Adesso vederemo come poterne uscire».

    I legali del vescovo, però, hanno replicato con la stampa locale che monsignor Gisana ha collaborato con gli organi inquirenti sin dal primo momento in cui la giovane vittima e la sua famiglia hanno preso la decisione di sporgere all’autorità giudiziaria la denuncia sugli abusi.

    La vittima ha raccontato che le violenze anche psicologiche sono andate avanti tra il 2009 e il 2005. «Ricordo che durante la costrizione nel praticare la masturbazione io continuavo a ripetere di lasciarmi andare ma lui diceva che mi stava offrendo un aiuto per capire quale fosse il mio orientamento sessuale e che il suo aiuto era quello di offrirmi il proprio corpo per assecondare il mio istinto. Durante il rapporto sessuale lui mi baciava sul collo e suol viso tentando di baciarmi in bocca ma io mi spostavo perché non volevo. Lui continuava a dirmi che era una cosa bella e non dovevo temere nulla». Proprio in questi giorni che in Francia è stato pubblicato il rapporto monumentale della commissione indipendente (CIASE) voluta dai vescovi per fare luce sul fenomeno degli abusi nell’arco di 70 anni (e dal quale è emerso che le vittime accertate sono circa 290 mila) la storica Lucetta Scaraffia, già direttrice del mensile dell’Osservatore Romano, Donne Chiesa Mondo, si chiede come mai nel nostro Paese la Chiesa «non sia ancora stata avviata alcuna indagine né indipendente né interna sugli abusi del clero».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/prete_pedofilo_sicilia_vescovo_nasconde_storia_intercettato_cosa_e_successo-6315827.html

  • I vescovi francesi si inginocchiano in penitenza per il ruolo della Chiesa cattolica negli abusi sui minori

    I vescovi francesi si inginocchiano in penitenza per il ruolo della Chiesa cattolica negli abusi sui minori

    I membri più anziani della gerarchia cattolica romana in Francia si sono inginocchiati in uno spettacolo di penitenza al santuario di Lourdes sabato, un giorno dopo che i vescovi hanno accettato la responsabilità della chiesa per decenni di abusi sui minori .

    Ma alcuni dei sopravvissuti agli abusi – e membri laici che li sostengono – hanno affermato di essere ancora in attesa di dettagli sul risarcimento e di una riforma globale della chiesa.

    A Lourdes, luogo di pellegrinaggio per i cristiani, circa 120 tra arcivescovi, vescovi e laici si sono riuniti per svelare una foto che mostra una scultura che rappresenta la testa di un bambino che piange.

    Su richiesta delle vittime, i chierici non hanno indossato i loro abiti religiosi per la cerimonia.

    La parete con la fotografia fungerà da “luogo della memoria” per le vittime. La foto stessa è stata scattata da una delle vittime di abusi e la sofferenza che aveva subito è stata dettagliata in un passaggio letto da un altro sopravvissuto.

    Alla cerimonia di sabato, Hugues de Woillemont, portavoce della Conferenza episcopale francese , ha dichiarato: “Vogliamo segnare questo luogo di Lourdes per una prima testimonianza visiva che ricordi tanta violenza, drammi e attentati”.

    Solo il giorno prima, dopo un voto alla loro conferenza annuale, i vescovi francesi hanno finalmente accettato formalmente che la Chiesa cattolica aveva una “responsabilità istituzionale” nelle molte migliaia di casi di abusi sui minori.

    L’abuso, che risale agli anni ’50 e che ha colpito almeno 216.000 minori, è stato dettagliato in un rapporto indipendente diffuso un mese fa , che parlava del “velo di silenzio” gettato sullo scandalo.

    La conferenza ha anche riconosciuto che la chiesa ha permesso che gli abusi diventassero “sistemici”, ha affermato Eric de Moulins-Beaufort, presidente della Conferenza episcopale francese (Cef).

    Una vittima di abusi, Veronique Garnier, ha detto di essere stata commossa dalla cerimonia.

    Garnier, che ha lavorato a stretto contatto con il CEF, ha affermato che è importante che sia fatta giustizia per le vittime.

  • Papa Francesco e il dossier sulla pedofilia in Francia: 200mila minori abusati da tremila preti in 70 anni

    Papa Francesco e il dossier sulla pedofilia in Francia: 200mila minori abusati da tremila preti in 70 anni

    Città del Vaticano – Di fronte al raccapricciante risultato del rapporto choc sulla pedofilia in Francia – appurando che nell’arco di 70 anni sono stati abusati più di 200mila bambini da circa tremila sacerdoti – il Papa ha manifestato enorme dolore. I numeri affiorati grazie al lavoro triennale di una commissione indipendente guidata da un autorevole giudice, di fatto erano già conosciuti in Vaticano, visto che Bergoglio era stato informato dai vescovi quattro giorni fa, durante una udienza fiume concessa ai vertici dell’episcopato d’Oltralpe.

    L’associazione delle vittime italiane Rete l’Abuso ha evidenziato che si tratterebbe di una percentuale altissima: oltre il 13 % di preti abusatori su un totale di 22 mila preti (numero attuale di sacerdoti ma rimasto sostanzialmente invariato negli anni).

    «Il suo pensiero va anzitutto alle vittime, con grande dispiacere, per le loro ferite, e gratitudine, per il loro coraggio nel denunciare, e alla Chiesa di Francia, perché, nella consapevolezza di questa terribile realtà, unita alla sofferenza del Signore per i suoi figli più vulnerabili, possa intraprendere una via di redenzione. Con la sua preghiera il Papa affida al Signore il Popolo di Dio in Francia, particolarmente le vittime, perché doni loro conforto e consolazione e con la giustizia possa giungere il miracolo della guarigione», ha fatto sapere il Vaticano.

    Il dossier

    Stamattina la pubblicazione del dossier ha sconvolto l’intero paese. La Chiesa, per lungo tempo, ha mostrato «profonda, totale e persino crudele indifferenza verso le persone abusate, proteggendo se stessa piuttosto che le vittime» ha denunciato Jean-Marc Sauve, capo della commissione che ha compilato il rapporto. La maggior parte erano ragazzi tra i 10 e i 13 anni.

    Dal rapporto emerge che la Chiesa non solo non ha preso le misure necessarie per prevenire gli abusi, ma non è nemmeno riuscita a denunciarli e talvolta ha messo consapevolmente i bambini in contatto con i predatori. Il presidente della conferenza episcopale francese, Eric de Moulins-Beaufort chinando il capo a nome di tutti i vescovi ha affermato che si tratta di una piaga della quale vergognarsi. Ha chiesto perdono e ha promesso che non accadranno più cose simili.

    La commissione è stata voluta e istituita dai vescovi alla fine del 2018 per far luce sugli abusi e ripristinare la fiducia pubblica nella Chiesa in un momento di calo dei fedeli e dei credenti. Il giudice Sauve ha ammesso che il problema però è ancora lì, visto che la Chiesa ha mostrato fino agli anni 2000 una completa indifferenza» nei confronti delle vittime. Tuttavia ha iniziato a cambiare veramente atteggiamento solo nel 2015-2016.

    Dai dati incrociati dai database della Chiesa, delle procure, dei mass media la stima del fenomeno potrebbe allargarsi fino a salire a 330.000 vittime se si includono gli abusi da parte di membri laici. A questo si aggiunge che i sospetti pedofili potrebbero essere da 2.900 a 3.200 in un arco temporale di 70 anni.

    https://www.ilgazzettino.it/italia/cronaca_bianca/papa_francesco_preti_pedofili_francia_dossier_abusi_minori-6238405.html

  • Preti pedofili, «sono oltre 3mila». Arriva il rapporto bomba e la Chiesa francese trema

    Preti pedofili, «sono oltre 3mila». Arriva il rapporto bomba e la Chiesa francese trema

    In Francia la Chiesa trema e si prepara ad accusare l’onda d’urto della imminente pubblicazione del mastodontico dossier sulla pedofilia, frutto di due anni e mezzo di lavoro da parte di una commissione indipendente (finanziata dall’episcopato).

    Dalle carte esaminate sarebbero emersi tra 2.900 e 3.200 preti pedofili, per un periodo che va dal 1950 ad oggi, ha affermato Jean-Marc Sauvé, il presidente della commissione che indaga sugli abusi sessuali.

    Una indiscrezione che testimonia la grande preoccupazione dell’episcopato d’Oltralpe per le conseguenze sulla immagine della Chiesa che potrebbero rivelarsi disastrose. Tema decisamente scottante e al centro di un lungo faccia-faccia tra Papa Francesco e i vertici dell’episcopato tre giorni fa.

    «È una stima minima» basata sul censimento e sull’analisi incrociata degli archivi della Chiesa, della magistratura, della polizia giudiziaria e della stampa, così come sulle testimonianze raccolte dalla commissione, ha aggiunto Sauvè, l’autorevole magistrato e presidente dell’organismo che ha firmato il dossier di 2.500 pagine.

    La cifra si riferisce a una popolazione totale di 115.000 tra sacerdoti e religiosi, conteggiata nel corso degli ultimi 70 anni. La Chiesa francese sotto la spinta dell’opinione pubblica tre anni fa aveva autorizzato l’apertura dei propri archivi dando modo ad un gruppo di esperti (giuristi, sociologi, storici) di ricostruire il quadro completo del fenomeno e aiutare a comparare la violenza sessuale nella Chiesa con quella individuata in altre istituzioni, per esempio le associazioni sportive, le scuole e le violenze maturate nell’ambito familiare.

    Il fenomeno – Il lavoro della commissione si è spinto anche a formulare una serie di percorsi per arginare questa piaga. «Le vittime non sono facili da ascoltare, le storie che ci hanno raccontato sono spesso raccapriccianti, durissime, impensabili. Parlano di sesso, di abusi, di sacro, di morte. E’ stato davvero un ascolto sconvolgente per noi tutti» ha spiegato Antoine Garapon, uno dei membri della commissione. Tra giugno 2019 e ottobre 2020 sono state ascoltate 6.500 persone. Le vittime potrebbero essere state circa 10 mila.
    La pubblicazione di questo rapporto – prevista per domani – fa affiorare il progressivo cammino di trasparenza intrapreso in questi anni da diverse conferenze episcopali (Francia, Austria, Germania, Belgio, Lussemburgo, Spagna, Stati Uniti, Canada, Polonia). Un sentiero difficile ma considerato necessario da Papa Francesco. «Credo che i cattolici francesi ne saranno scioccati come tutti, anche se bisogna fare capire che non è una perversione specifica del clero cattolico» è stato il commento di monsignor Roland Minnerath, arcivescovo di Digione.
    Contrariamente alle iniziative improntate alla trasparenza dei vescovi francesi o tedeschi quelle della Chiesa italiana finora sono state decisamente insufficienti. Secondo l’associazione Rete L’Abuso la Cei è ancora restia ad aprire i propri archivi e fare luce sui vescovi che in passato hanno insabbiato casi di abuso e protetto sacerdoti.
    La scorsa settimana si è concluso un incontro internazionale in Svizzera tra decine di gruppi di vittime di tutta Europa. Da questa iniziativa partirà a breve una mozione al Consiglio d’Europa affinché i casi di abuso vengano affrontati a livello paneuropeo. In quel contesto è stato ricordato che in Italia l’argomento resta ancora tabù, persino sotto il profilo politico.

    In Parlamento – L’unica interrogazione parlamentare che sia mai stata fatta in materia risale al 2017 e ad oggi non ha mai avuto risposte. Venne promossa dal deputato grillino Mantero che chiedeva al premier, ai ministri dell’Interno, della Giustizia, degli Esteri quali iniziative volessero prendere per prevenire e reprimere il fenomeno.
    Chiedeva, inoltre, di estendere l’obbligo del cosiddetto certificato antipedofilia per tutte le categorie oggi esenti che vengono a contatto con minori, compreso i sacerdoti. Inoltre domandava di avere elementi statistici sui procedimenti ancora pendenti nelle procure che vedono indagati o imputati ministri di culto, e di istituire un fondo per i risarcimenti a favore delle vittime.

    https://www.ilmessaggero.it/italia/chiesa_pedofilia_tremila_preti_cosa_dice_dossier-6235328.html

  • Francia, il rapporto indipendente sulla pedofilia: “Almeno 10mila vittime, fino a 3200 preti o membri della Chiesa individuati”

    Francia, il rapporto indipendente sulla pedofilia: “Almeno 10mila vittime, fino a 3200 preti o membri della Chiesa individuati”

    Almeno 2.900 preti o altri membri della chiesa francese individuati come pedofili. Il capo di una commissione d’inchiesta indipendente, Jean-Marc Sauvé, a Le Journal du Dimanche. ha spiegato il lungo lavoro che copre un arco temporale lunghissimo sull’operato di pedofili all’interno della Chiesa cattolica francese dal 1950. L’indagine ha scoperto tra i 2.900 e 3.200 preti o altri membri della chiesa pedofili, ha detto Jean-Marc Sauve, aggiungendo che si tratta di “una stima al ribasso”. I vescovi francesi si preparano ad accogliere il rapporto sulla pedofilia che verrà pubblicato il 5 ottobre. Nel corso di una visita ad limina in Vaticano, i presuli francesi hanno consegnato una nota a Papa Francesco.

    “Ho detto al Papa quello che ho potuto”, “gli ho lasciato una nota al riguardo in modo che potesse studiare. Mi è sembrato necessario farlo, è importante che sia avvertito”, ha detto in una conferenza stampa a Roma monsignor Eric de Moulins Beaufort, presidente della Conferenza episcopale francese. Il Rapporto Sauvé’ si annuncia come un vero e proprio terremoto per la Chiesa cattolica del Paese. “Il rapporto sarà severo. Siamo pronti a subire lo choc di questa gravità “, ha aggiunto il presidente dei vescovi francesi. Le vittime degli abusi infatti sono almeno 10.000 come ipotizzato a marzo dallo stesso Sauvé alla presentazione del primo rapporto intermedio dei lavori.

    La Commissione sugli abusi sessuali nella Chiesa (Ciase) è stata istituita nel 2018 da episcopato ed istituti religiosi, in seguito a diversi scandali nella Chiesa d’Oltralpe. Nel giugno 2019, venne anche attivata un’apposita piattaforma telefonica per denunciare gli abusi. Ma il numero di chiamate – 6.500 in circa 18 mesi – “non racchiude certamente la totalità ” delle violenze. Secondo Sauvé , infatti, anche il dato di diecimila vittime sarà rivisto ulteriormente al rialzo a lavori conclusi. Il 62% delle vittime che hanno contatto la commissione sono uomini, l’80% ha più di 50 anni.

    Secondo Jean-Pierre Sautreau, alla guida di un’associazione di vittime della Vandea, dipartimento nell’est della Francia particolarmente colpito da questo flagello, 10.000 “è già molto, ma è una stima per difetto, siamo ancora distanti dalla verità “. “Spesso – ha aggiunto – sono fatti che risalgono agli anni ’60, e da allora alcuni sono morti oppure, a 80 anni, non hanno più voglia di parlare”. “Come si è arrivati a questo punto, al di là delle falle e delle responsabilità individuali gravi di prelati e religiosi?”. Il rapporto si pronuncerà , inoltre, sul “modo in cui l’istituzione nel suo insieme si è assolta dalle proprie responsabilità “. “In un certo numero di istituzioni cattoliche o di comunità religiose c’è stato un reale sistema di abusi, ma questa situazione rappresenta una piccolissima parte dei casi”, aveva dichiarato Sauvé , dicendosi favorevole ad una “giustizia riparatrice”. E della necessità di “gesti forti” per le vittime: “il bisogno di riconoscimento non può risolversi soltanto con una somma di denaro”. Da oltre due anni, infatti, la Chiesa di Francia studia una forma di riconoscimento del dolore delle vittime che vada al di là del semplice risarcimento finanziario, ma che consideri anche il dovere della memoria, con monumenti o targhe commemorative.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/10/03/francia-il-rapporto-indipendente-sulla-pedofilia-almeno-10mila-vittime-fino-a-3200-preti-o-membri-della-chiesa-individuati/6341134/