Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Francia, ex-scout contro il prete pedofilo rompono il silenzio dopo 25 anni

    Francia, ex-scout contro il prete pedofilo rompono il silenzio dopo 25 anni

    “La possibilità di denunciare è già per me una prima vittoria, come l’avere ottenuto delle confessioni e poter richiamare alle proprie responsabilità le autorità religiose, perché possa essere fatta luce su tutto ciò che è stato nascosto per 25 anni. È gravissimo ciò che è accaduto. E la nostra battaglia è per conoscere semplicemente la verità”.

    Bertrand et Pierre Emmanuel pensavano di non avere nulla in comune, fino a quando non hanno scoperto di avere vissuto, da bambini, lo stesso incubo, dietro le mura di una delle chiese alla periferia di Lione.

    Bertrand Virieux, presunta vittima di pedofilia e cofondatore dell’associazione “Parole liberate”, in dica il luogo delle violenze:

    “Il prete che celebrava proprio là, abusava sessualmente di decine e decine di bambini”

    Pierre-Emmanuel Germain-Thill, presunta vittima di pedofilia:

    “Quello che più mi sciocca è che cercava di baciarmi con la lingua. Mi accarezzava le parti intime e non sono mai riuscito ad evitarlo. Avevo voglia di scappare ma allo stesso tempo ero bloccato, avevo paura che nessuno mi avrebbe creduto”.

    Bertrand Virieux:

    “Mi ricordo dell’odore del sudore, del contatto con i vestiti, mi ricordo delle sue mani addosso, sotto la mia camicia, che mi stringevano forte a lui”.

    Didier Burdet, presunta vittima di pedofilia:

    “Mi bloccava mettendo una gamba dietro di me e si strofinava contro il mio corpo, me ne ricordo molto bene, sentivo il suo membro contro di me … mi diceva: “Dimmi che mi ami”. E poi mi diceva: “Sei il mio bambino, è un segreto tra noi due e non bisogna dirlo”.

    Un segreto che ha pesato per decenni su decine di ex-scout tra gli 8 e i 12 anni di cui si occupava padre Bernard Preynat, dal 1970 al 1991. Un uomo carismatico, apprezzato dai fedeli che ogni settimana gli affidavano i loro bambini, come racconta un parrocchiano:

    euronews:

    “Nessuno sospettava nulla all’epoca?

    Un parrocchiano:

    “Certo, c’erano persone che sapevano, ma nessuno parlava … il prete di cui parliamo aveva un grande carisma … sono sicuro che alcuni genitori avranno risposto alle rivelazioni dei figli dicendo:” Ci prendi in giro, non è vero”.

    Bertrand Virieux, indicando gli interni della chiesa:

    “Mi ricordo molto bene, accadeva in questa stanza. È successo una o due volte, all’angolo con l’altra stanza … Come c’era rumore all’esterno così c’era silenzio qui all’interno, come quello di oggi, è lo stesso”

    Il silenzio, Didier ne ha sofferto per più di 30 anni. È stato vittime di abusi sessuali dagli 8 agli 11 anni.

    Lo incontriamo a casa di Bernard, cofondatore dell’associazione la Parola Liberata ,
    creata nel dicembre scorso con altre presunte vittime di padre Bernard Preynat. Alcune lo hanno denunciato per aggressione sessuale su minori di 15 anni.

    Grazie all’aiuto di una psicologa, il gruppo offre sostegno e ascolto alle vittime delle aggressioni sessuali del prete. In poche settimane l’associazione ha ricevuto decine di testimonianze di presunte vittime, che non avevano finora osato rompere il silenzio o non erano state ascoltate.

    François Devaux:

    “Siamo riusciti a liberare le parole e a rivelare i fatti, dicendo chiaramente che questa è una realtà, una verità, è ciò che i bambini hanno vissuto. In modo da non lasciare campo libero a chi minimizza quanto accaduto … Questa è la lettera raccomandata che i miei genitori hanno inviato nel 1991”.

    François Devaux si era confidato con genitori e avevano scritto all’arcidiocesi di Lione per chiedere la sospensione del prete. Padre Preynat aveva amesso i fatti e l’arcivescovo dell’epoca lo aveva allontanato dalla parrocchia. Ma sei mesi più tardi aveva ripreso il servizio a contatto con i bambini di altre parrocchie della regione, per 25 anni.
    È stato sollevato dalle sue funzioni nel maggio 2015, dall’attuale arcivescovo, il cardinale Barbarin. Preynat ha celebrato l’ultima messa nell’agosto scorso. Indagato a gennaio 2015, Bernard Preynat ha ammesso tutto, anche di avere commesso violenze sessuali. Confessioni che si aggiungono a quelle fatte 30 anni fa, sottolinea il suo avvocato.

    Frédéric Doyez, avvocato:

    “Se giustizia non è stata fatta, non è certo padre Preynat che l’ha impedito. Lui, nell’istante in cui è stato indicato, ha ammesso tutto. La sua vita va avanti come prima nonostante le infrazioni che ha comesso 25 anni fa. Con una particolarità, ha mantenuto una certa rispettabilità come se nulla fosse successo, con la convinzone che fosse sufficente spostarlo in un altro luogo perché tutto fosse dimenticato”.

    Tra gli ex parrocchiani di padre Preynat, il caso ha suscitato stupore e qualche imbarazzo.

    “Posso solamente dire – dichiara una donna – “Chi non ha peccato scagli la prima pietra, è tutto”. Certo é una cosa fastidiosa, ma per noi è stato un ottimo prete, l’abbiamo amato molto e lo rimpiangiamo. Nostro figlio era il suo chirichetto ed era dispiaciuto quando se n‘è andato”.

    “Amava i bambini e i bambini amavano lui e il catechismo piaceva a tutti – racconta un uomo – e non ho mai neanche immaginato che facesse delle cose del genere, era il mio superiore, io ero il vicario, era il mio prete. Ci sarei rimasto davvero male se lo avessi saputo, sarebbe stato insopportabile, meglio non sapere”.

    Molti cardinali si sono succeduti alla testa della Diocesi di Lione,
    anche a loro le presunte vittime di Bernard Preynat chiedono si assumano la responsabilità di quelle violenze.

    Didier Burdet:

    “Io ce l’ho con il sistema della chiesa, con tutti quelli che sapevano, il vicario di ieri e quelli di oggi. Tutti hanno lasciato fare. Perché questo prete non è stato allontanato dai bambini? – questa è una domanda che adesso è necessario porsi”.

    Il Cardinale Barbarin prima ha affermato di non essere stato a conoscenza degli atti di
    Bernard Preynat fino al 2014, poi di recente ha ammesso che sapeva dal 2007, precisando che si trattava di fatti del passato per cui non c’era mai stata alcuna denuncia, né recidiva.

    L’arcivescovo di Lione ha declinato la nostra richiesta di intervista. Al suo posto ci risponde Régine Maire, già membro del Consiglio episcopale e coinvolta nell’inchiesta. È incaricata del caso Preynat e del rapporto con le vittime per la Diocesi.

    Regine Maire, portavoce arcidiocesi di Lione:

    “Possiamo deplorare questa sorta di omertà e la protezione più dell’istituzione che delle vittime, ma … “

    Una risposta che non basta alle vittime di Preynat. Molte di lorohanno denunciato l’arcivescovo di Lione e Régine Mairie, per non avere denunciato gli atti di pedofilia. Loro lo apprenderanno solo dopo averci incontrato per questa intervista.

    Régine Maire:

    “Il cardinale Barbarin credo sia cosciente dei rischi che corre … della sua complicità … se emergerà che ha coperto o è stato reticente, lui sa che … credo rischi la prigione … quindi … credo ne sia cosciente. E credo sia pronto a dimettersi se necessario … ne va della credibilità della Chiesa”.

    Una Chiesa da cui i membri dell’associazione “Parole Liberate” vogliono delle risposte. La loro denuncia potrebbe essere indirizzata anche ai responsabili del Vaticano. La Santa Sede ha di recente confermato l’obbligo per i prelati di segnalare i casi di pedofilia alle autorità civili.

    Per molte presunte vittime i fatti sono ormai prescritti. Altri invece possono cominciare ora la loro battaglia per la verità. Come Pierre Emanuel. Per tutti le aule del tribunale non dovranno restare gli unici luoghi in cui parlare del caso Preynat.

    Pierre-Emmanuel Germain-Thill, presunta vittima di pedofilia:

    “La possibilità di denunciare è già per me una prima vittoria, come l’avere ottenuto delle confessioni e poter richiamare alle proprie responsabilità le autorità religiose, perché possa essere fatta luce su tutto ciò che è stato nascosto per 25 anni. È gravissimo ciò che è accaduto. E la nostra battaglia è per conoscere semplicemente la verità”.

    http://it.euronews.com/2016/02/19/francia-ex-scout-contro-il-prete-pedofilo-rompono-il-silenzio-dopo-25-anni/

  • Inizia a sgretolarsi in Polonia il muro di omertà e connivenza coi preti pedofili

    Inizia a sgretolarsi in Polonia il muro di omertà e connivenza coi preti pedofili

    Da Google traduttore

    Pene più severe per il sacerdote Kalinówki, andrà in prigione per molestie su minori

    Contro la pena sospesa per il parroco protestò l’anno scorso, i membri dell’organizzazione SNAP, che riunisce le vittime di preti pedofili, così come la fondazione, “Non abbiate paura”, che lottano per i diritti delle vittime da parte del clero
    fot. archive

    Tre anni trascorrono in carcere Stanislaw G., ex parroco a Kalinówka nel distretto di Zamosc. Ha lavorato anche come catechista in una scuola di Sulmicach.

    Due anni fa, l’ufficio del procuratore ha riferito la madre di 10-year-old girl, che Padre G. insegnato religione e si stava preparando per la comunione. Ha detto che il suo bambino è stato abusato da un prete. Quando i pubblici ministeri hanno iniziato in discussione altri genitori hanno scoperto che c’è ancora altri quattro bambini svantaggiati.

    Una delle ragazze ha avuto il prete mise le mani sotto le mutandine e toccare le natiche. Un’altra tocca il seno. Le molestie si è verificato sia a scuola e in chiesa. La credibilità dei bambini ha confermato parlando con loro, esperti psicologi.

    – John G. ha confessato a tre delle cinque accuse, ma ha rifiutato di fornire spiegazioni – ha detto ai giornalisti indagando sulla questione Bartosz Wojcik, capo della Procura della Repubblica di Zamosc.

    dettagli scioccanti di questo caso sono stati tenuti segreti per il bene degli studenti svantaggiati. Per lo stesso motivo il processo stava rotolando a porte chiuse.

    Nel mese di ottobre dello scorso anno, la Corte distrettuale di Zamosc prete condannato a due anni di reclusione, sospesi per cinque anni di libertà vigilata, 3000. bene zł e bandito a vita dal lavorare con i bambini.

    – Questo giudizio è uno scandalo – ha commentato legali svantaggiati ragazze e le loro famiglie Marek Lisinski la fondazione “Non abbiate paura”. – Questo uomo non soffre praticamente senza conseguenze delle loro azioni. Per parlare di qualsiasi decenza deve essere immediatamente espulso dal sacerdozio, passare molti anni in prigione ed essere trattati con le loro tendenze malsane.

    Curia di Zamosc-Lubaczowska ancora in fase deciso la rimozione di una religione sacerdote incaricato di insegnare, il ministero sacerdotale in parrocchia e lui si mosse come un residente della parrocchia di S. Nicholas Hrubieszow. Al piano terra della casa in cui vivere, ogni giorno le classi erano studenti della scuola media e studenti delle scuole superiori provenienti da una scuola vicina.

    Per questo motivo, e in segno di protesta contro il scandalosamente bassa giudizio nel novembre dello scorso anno, prima che la nuova residenza del sacerdote hanno protestato membri SNAP dell’organizzazione, che riunisce le vittime di preti pedofili, così come la fondazione, “Non abbiate paura,” lotta per i diritti delle vittime da parte del clero.

    Allo stesso tempo, un ricorso presentato sospeso avvocato che rappresenta i genitori dei minori vittime e l’accusa, che ha chiesto il religioso carcere tre anni spietata. Il Tribunale distrettuale di Zamosc ha confermato proprio una tale punizione. Anche proibì Padre. Stanislaw G. sette anni a contatto con minori vittime e portandoli a meno di 50 metri.

    La sentenza è definitiva. Padre Stanislaw G. presto ottenere una citazione a comparire in carcere. Il suo caso sia ora vaticana Congregazione per la dottrina della fede, che può espellere prete pedofilo dallo stato clericale.

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    www.dziennikwschodni.pl/lublin/n,10…-wiezienia.html

    Surowsza kara dla księdza z Kalinówki, trafi do więzienia za molestowanie dzieci

    Przeciwko karze w zawieszeniu dla proboszcza protestowali w ubiegłym roku członkowie organizacji SNAP, skupiającego ofiary księży-pedofilów, a także fundacji „Nie lękajcie się” walczącej o prawa pokrzywdzonych przez duchownych
    fot. archiwum

    Trzy lata spędzi w więzieniu Stanisław G., były proboszcz parafii w Kalinówce w powiecie zamojskim. Pracował także jako katecheta w szkole w Sulmicach.

    Dwa lata temu do prokuratury zgłosiła się matka 10-letniej dziewczynki, którą ksiądz G. uczył religii i przygotowywał do komunii. Powiedziała, że jej dziecko było przez kapłana molestowane. Kiedy prokuratorzy zaczęli przesłuchiwać innych rodziców okazało się, że jest jeszcze czworo innych poszkodowanych dzieci.

    Jednej z dziewczynek ksiądz miał wkładać ręce pod majtki i dotykać pośladków. Innej dotykał piersi. Do molestowania dochodziło zarówno w szkole, jak i w kościele. Wiarygodność dzieci potwierdzili rozmawiający z nimi biegli psychologowie.

    – Stanisław G. przyznał się do trzech z pięciu zarzutów, ale odmówił składania wyjaśnień – mówił pytającym o sprawę dziennikarzom Bartosz Wójcik, szef Prokuratury Rejonowej w Zamościu.

    Wstrząsające szczegóły tej sprawy zostały utajnione ze względu na dobro pokrzywdzonych uczennic. Z tego samego powodu proces toczył się przy drzwiach zamkniętych.

    W październiku ubiegłego roku Sąd Rejonowy w Zamościu skazał kapłana na dwa lata więzienia w zawieszeniu na pięć lat, dozór kuratora, 3 tys. zł grzywny oraz dożywotni zakaz pracy z dziećmi.

    – Ten wyrok to skandal – komentował pełnomocnik pokrzywdzonych dziewczynek i ich rodzin Marek Lisiński z fundacji „Nie lękajcie się”. – Ten człowiek nie poniesie praktycznie żadnych konsekwencji swoich czynów. Żeby mówić o jakiejkolwiek przyzwoitości powinien zostać natychmiast wydalony ze stanu kapłańskiego, spędzić w więzieniu wiele lat i być leczony ze swoich niezdrowych skłonności.

    Kuria zamojsko-lubaczowska jeszcze w trakcie procesu zdecydowała o odsunięciu księdza od nauczania religii, posługi kapłańskiej w parafii i przeniosła go jako rezydenta do parafii św. Mikołaja w Hrubieszowie. Na parterze domu, w którym zamieszkał, każdego dnia zajęcia mieli gimnazjaliści i licealiści z pobliskiej szkoły.

    Z tego właśnie powodu oraz w proteście przed skandalicznie niskim wyrokiem w listopadzie ubiegłego roku przed nowym miejscem zamieszkania księdza protestowali członkowie organizacji SNAP, skupiającego ofiary księży-pedofilów, a także fundacji „Nie lękajcie się” walczącej o prawa pokrzywdzonych przez duchownych.

    W tym samym czasie apelację od wyroku w zawieszeniu złożył prawnik reprezentujący rodziców pokrzywdzonych dzieci oraz prokuratura, która domagała się dla duchownego trzech lat bezwzględnego więzienia. Sąd Okręgowy w Zamościu przychylił się właśnie do takiego wymiaru kary. Zakazał też ks. Stanisławowi G. przez siedem lat kontaktowania się z pokrzywdzonymi dziećmi i zbliżania się do nich na mniej niż 50 metrów.

    Wyrok jest prawomocny. Ksiądz Stanisław G. wkrótce dostanie wezwanie do stawienia się w zakładzie karnym. Jego sprawą zajmie się teraz watykańska Kongregacji do spraw Nauki i Wiary, która może wydalić księdza-pedofila ze stanu kapłańskiego.

  • Pedofilia, 11 arresti nel Nord Italia (tra cui un prete)

    Pedofilia, 11 arresti nel Nord Italia (tra cui un prete)

    Undici persone sono state arrestate tra Lombardia ed Emilia con l’accusa di aver avuto rapporti sessuali a pagamento con ragazzi minorenni. Tra di loro anche un sacerdote e un allenatore di squadre di calcio giovanili

    Ennesima retata contro la pedofilia in queste ore che ha coinvolto le provincia di Brescia, Bergamo, Milano, Monza, Pavia e Parma. I Carabinieri hanno scoperto un vero e proprio sistema in cui i ragazzi si presentavano come maggiorenni sui social network e, una volta stabilito il contatto, gli indagati avevano con loro rapporti sessuali in luoghi appartati in cambio di regali o piccole somme di denaro
    L’indagine, avviata nel mese di agosto 2015 e condotta da personale della Compagnia di Brescia nonché di quello della Sezione di polizia giudiziaria dell’Ufficio giudiziario inquirente, ha consentito di: identificare quattro minorenni, aventi età ricompresa tra i 16 ed i 17 anni, i quali, prevalentemente attraverso contatti acquisiti sul social network dedicato ad incontri online, organizzavano approcci con uomini consapevoli della minore età dei giovani, cui offrivano prestazioni sessuali dietro corrispettivo di denaro ovvero regalie di varia natura sia a bordo di autovetture presso parcheggi di centri commerciali e di luoghi di intrattenimento sia presso le abitazioni di alcuni degli indagati.

    Pedofilia, 11 arresti nel Nord Italia (tra cui un prete)

  • Blitz anti pedofilia in Lombardia, 11 arresti: anche prete e malato Aids

    Blitz anti pedofilia in Lombardia, 11 arresti: anche prete e malato Aids

    Intercettati sms tra il sacerdote e alcuni minorenni. I ragazzini si presentavano come maggiorenni sui social network dove organizzavano gli incontri a pagamento

    Undici persone, tra cui un sacerdote della Bergamasca, un malato di Aids, un allenatore di calcio delle giovanili e un vigile urbano, sono state arrestate tra Lombardia ed Emilia con l’accusa di aver avuto rapporti sessuali a pagamento con ragazzi minorenni. L’operazione dei Carabinieri di Brescia, che ha portato a galla un’altra storia di pedofilia, ha interessato, oltre alla provincia di Brescia, quelle di Bergamo, Milano, Monza e Brianza e Parma.

    I ragazzi si presentavano come maggiorenni sui social network e, una volta stabilito il contatto, gli indagati avevano con loro rapporti sessuali in luoghi appartati in cambio di regali o piccole somme di denaro. Un arresto è stato eseguito anche in provincia di Pavia. E’ inoltre emerso che alcuni dei soggetti arrestati avrebbero fornito ad alcuni ragazzini dei telefoni cellulari da utilizzare per scambi di sms erotici. In base alla prestazione gli arrestati pagavano dai 20 ai cento euro oltre a regali di vario genere. In un caso anche una catenina d’oro con lo stemma dell’Inter, ma anche biglietti per il parco divertimenti di Gardaland, gelati, cene al McDonald’s.

    Tra gli arrestati un malato di Aids – Tra gli undici arrestati c’è anche Claudio Tonoli, un 56enne arrestato già nelle scorse settimane dalla polizia locale di Montichiari (Brescia): affetto da Hiv chiedeva di consumare rapporti sessuali non protetti.

    Il sacerdote via sms a un ragazzo: “Abbiamo appena cominciato” – Il prete coinvolto, don Diego Rota, che prestava servizio a Solza, ai ragazzi si presentava come “Marco”. Il primo incontro con loro è avvenuto presso il cimitero di Seriate, nella Bergamasca. Il sacerdote a due di loro il 10 settembre aveva regalato altrettanti telefoni cellulari che costavano complessivamente 399 euro. In uno scambio di sms intercettati un ragazzino chiede al sacerdote: “Ma quante volte lo dobbiamo ancora fare gratis?”. E don Diego Rota risponde: “Abbiamo appena cominciato, ce ne hai per 15 volte su 20 pattuite. Se fai meglio e se non mi bidoni sempre potrei scontarne qualcuna”.

    Nell’ordinanza di custodia cautelare si legge che il 28 ottobre il fratello di uno dei ragazzini aveva affrontato il sacerdote chiedendo come si chiamasse e il suo numero di cellulare. L’uomo aveva risposto Marco e fornito il numero. Il giovane che aveva avuto rapporti con il sacerdote, nel tentativo di allontanare il fratello, aveva manifestato “grande agitazione” e tornando a casa si era sentito male accusando una crisi di pantoclastia (l’impulso a rompere tutto) che aveva reso necessario l’intervento di un’ambulanza.

    La Curia di Bergamo: sgomento e dolore – La vicenda ha suscitato “nel vescovo e nella nostra comunità diocesana stupore, sgomento e profondo dolore”, scrive la Curia di Bergamo sulla vicenda, che esprime alle famiglie interessate “la nostra vicinanza”.

    Una ventina gli indagati – L’inchiesta ha coinvolto venti persone: oltre agli undici arrestati, almeno altri dieci risultano indagati. Il sacerdote, l’allenatore e il vigile urbano risultano i soggetti maggiormente coinvolti. I tre sono tutti residenti in provincia di Bergamo. Non si conoscevano tra loro, ma frequentavano gli stessi ragazzini che conoscevano online.

  • Frate abusa di un chierichetto di 10 anni, l’intero Ordine dei Carmelitani rischia il processo

    Frate abusa di un chierichetto di 10 anni, l’intero Ordine dei Carmelitani rischia il processo

    di Filippo Bernardi – Un bambino di nemmeno 10 anni abusato dal frate che avrebbe dovuto prendersi cura di lui. Incontri di sesso descritti in modo preciso e scioccante in una serie di lettere spuntate da un libro dimenticato. Quindi la denuncia, tre anni dopo le violenze, e l’intero Ordine dei Carmelitani che potrebbe essere chiamato a risarcire il bambino diventato ormai adolescente.

    L’ennesima storia di abusi su un minore da parte di un religioso arriva da Pietrasanta, nel cuore dell’alta Versilia. I fatti risalgono all’estate del 2011, quando il bambino e la madre rimasta vedova e senza soldi, vivono ospiti in un convento di suore. E’ nella parrocchia attigua al convento che Luca (il nome è di fantasia), comincia a frequentare quel frate di origini indiane, gentile e disponibile, che lo invita spesso a cena dopo il catechismo. Luca fa anche il chierichetto, i due sono in contatto ogni giorno e quella strana amicizia tra un bambino di quarta elementare e un uomo di circa 45 anni va avanti per un po’.

    Poi il religioso viene trasferito: prima in India, poi in Sicilia. E’ solo nel 2014 che la madre di Luca, rassettando la cameretta del figlio, per caso, si ritrova tra le mani quelle lettere scivolate a terra dalle pagine di un libro. Leggerle è una doccia fredda: il bambino vi si rivolge al frate, ricordando incontri intimi, baci e rapporti sessuali con un linguaggio impensabile per la sua giovanissima età. Sono resoconti scioccanti che la donna porta immediatamente alla polizia, dando il via a un’inchiesta giudiziaria della Procura di Lucca che il 9 febbraio è giunta all’udienza preliminare.

    Il pm Antonio Mariotti ha chiesto il rinvio a giudizio del frate, ma il Gup Silvia Mugnaini ha disposto una seconda udienza per il prossimo 7 giugno. Uno slittamento che tuttavia è motivato da una decisione che rappresenta un unicum: il Gup, infatti, ha accolto la richiesta avanzata dai legali della famiglia di Luca (gli avvocati Debora Ianniello e Cristiano Baroni) di citare come responsabile civile la Curia Generalizia dei Carmelitani di Roma al quale appartiene il frate che ha sempre negato ogni accusa.

    L’Ordine dei Carmelitani, insomma, rischia di finire a processo insieme al proprio frate per non aver esercitato il dovuto controllo sul religioso (in questo caso affidandogli un compito inadatto alla sua indole). Da quando è scoppiato lo scandalo, i Carmelitani hanno avviato un loro procedimento interno di cui però non si hanno notizie, salvo che avrebbero inibito il prete da molte funzioni, nonché dall’avere contatti con minorenni.

    http://m.ilmessaggero.it/primopiano/articolo-1542747.html

  • «Il sacerdote ha violentato il bimbo». Il pm chiede il rinvio a giudizio

    «Il sacerdote ha violentato il bimbo». Il pm chiede il rinvio a giudizio

    Viareggio, 6 febbraio 2016 – LA PROCURA della Repubblica di Lucca ha chiesto il rinvio a giudizio di un sacerdote straniero accusato di avere usato violenza ripetutamente su un bambino di poco più di 10 anni. L’udienza preliminare è prevista nei prossimi giorni nelle aule del Tribunale dove sarà presente anche il legale che assiste la famiglia del piccolo, sul quale si erano ripetutamente concentrate le attenzione del servo del Signore giunto in Versilia nella seconda metà del 2013. «Daremo battaglia» annuncia l’avvocato di parte civile che non esclude anche di presentare anche un esposto contro la Curia.

    UNA VICENDA scabrosa che per diverso tempo ha creato imbarazzo e sgomento anche fra gli stessi investigatori, venuti a contatto con una realtà angosciosa. Il religioso da tempo non è più in Versilia (resta da capire quanto è stato deciso il trasferimento: primo o dopo che erano emerse le accuse?) ma sul conto del sacerdote, descritto come «molto affabile» le accuse rimangono intatte. «Non ho mai toccato quel ragazzo» ha ribadito l’indagato agli inquirenti della Procura di Lucca nel corso degli interrogatori della fase istruttoria. L’accusa a carico del sacerdote è di violenza sessuale su un minorenne. Insomma un caso di pedofila che purtroppo rilancia polemiche mai sopite. nel’ambito dell’attività di alcune parrocchie.

    GLI EPISODI contestati dalla Procura e sui quali dovrà ora pronunciarsi il giudice per le indagini preliminari sarebbero avvenuti in una casa famiglia attigua ad una chiesa dove la mamma e il bambino erano stati ospitati per diverso tempo. Erano stati alcuni disegni del piccolo ad avere insospettito prima le assistenti sociali, poi la mamma e infine – dopo una serie di visite – anche il medico che aveva effettuato una serie di test sul ragazzino. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lucca deciderà se rinviare o meno a giudizio il sacerdote nelle prossime ore.

    http://www.lanazione.it/viareggio/prete-pedofilo-1.1707461

  • Abusi sessuali a un 12enne, indagato un parroco

    Abusi sessuali a un 12enne, indagato un parroco

    Le indagini sono nate da alcuni disegni in cui un ragazzino si raffigurava come innamorato di un principe azzurro con le fattezze di un prete della zona. E dopo le verifiche e le perizie il parroco è stato indagato dalla procura di Lucca, fascicolo nelle mani del Pm Antonio Mariotti, con l’accusa di pedofilia. L’indagine è iniziata un mese fa dalla denuncia dei genitori del minorenne dopo che gli assistenti sociali avevano segnalato le anomalie nei sui disegni durante le lezioni all’interno del convento dell’entroterra versiliese in cui era ospitato con la famiglia. Da lì l’atroce racconto, quello di attenzioni sessuali da parte di un parroco nei confronto del ragazzino, allora 12enne, che sarebbero arrivate fino a veri e propri abusi sessuali. L’indagato ha fin qui negato ogni adddebito ma intanto la Curia pisana guidata dal vescovo Giovanni Paolo Benotto, competente per la Versilia storica, lo ha rimosso dalla parrocchia per una destinazione tenuta ignota.
    Un caso che riporta alla cronaca l’ennesimo caso, seppure ancora deve approdare nelle aule del tribunale per cui chiede chiarezza anche la Rete L’Abuso, che così stigmatizza la situazione: “In merito alle notizie di stampa sulle indagini a carico di un sacerdote accusato di abusi sessuali su un 12enne ospite di una struttura religiosa nella diocesi di Pisa, la Rete L’abuso, movimento a sostegno delle vittime degli abusi sessuali del clero, ringrazia la stampa locale che ha sollevato il silenzio sulla vicenda. Ferma restando la presunzione di innocenza, la Rete stigmatizza il comportamento omertoso della diocesi di Pisa, che ha trasferito il sacerdote indagato senza renderne note le ragioni. Questo atteggiamento ci dimostra che niente è cambiato nella logica ecclesiale di soffocare lo scandalo. La Rete chiede di sapere se questo sacerdote sia tuttora in servizio e se sia a contatto coi minori. Chiede inoltre di sapere quando la diocesi di Pisa è stata informata delle accuse nei confronti del sacerdote e se abbia inoltrato denuncia, all’autorità giudiziaria, trattandosi di un reato perseguibile d’ufficio. La Rete si domanda infine quali provvedimenti canonici sono stati presi nei confronti del sacerdote e quali iniziative la diocesi di Pisa ha preso a tutela della vittima. La Rete è consapevole che i crimini venuti alla luce sono solo la punta dell’iceberg ben oltre l’ammissione di papa Francesco che i preti pedofili sono il 2% del clero. L’enormità del problema ci è da stimolo nel perseguimento della verità e della giustizia. Per questo seguiremo tutti gli sviluppi del caso”.

  • Quell’inquietante silenzio di Sepe e del Vaticano sullo sciopero della fame di Diego Esposito.

    Quell’inquietante silenzio di Sepe e del Vaticano sullo sciopero della fame di Diego Esposito.

    Il 18 gennaio 2016 Diego Esposito ha cominciato il suo sciopero della fame per chiedere dopo 6 anni di attesa che la chiesa si pronunci sulla sorte di don Silverio Mura, il parroco che abusò di lui. Una richiesta più che legittima da parte di Diego e perfettamente in linea con quelle che sono le pubbliche rassicurazioni di Papa Francesco.

    In questi giorni Diego, tramite il suo avvocato ha anche scritto in Vaticano per informare della situazione. Lo stesso Diego scrive quasi quotidianamente tramite e-mail al cardinale Crescenzio Sepe e ad altri contatti che la curia gli aveva fornito in precedenza, ma nessuno risponde.

    Diego che al momento sta digiunando da 9 giorni insieme ad altre 5 persone che lo hanno seguito successivamente, non ha alcuna intenzione di interrompere la protesta e fa sapere che le sue condizioni di salute sono discrete, è monitorato quotidianamente dal medico di famiglia, per il momento ha perso 6 kg, un pò meno di un chilo al giorno.

    Quello che inquieta in questa ennesima brutta storia di giustizia negata, è il più totale silenzio delle gerarchie ecclesiastiche, spesso seguito anche dagli organi di informazione. Vediamo un prete, l’ennesimo, che malgrado le denunce fatte da Diego già nel 2010 alla Diocesi di Napoli, ha continuato ad essere trasferito di scuola in scuola, sempre a contatto con adolescenti.

    Ora, dal momento che sappiamo che il caso di Diego è stato portato da tempo anche all’attenzione di Papa Francesco il quale ha risposto a Diego (foto), vedendo ciò che sta accadendo, ovvero un uomo è da 9 giorni in sciopero della fame, per cosa; per avere una banale e legittima risposta su un procedimento che lo riguarda – ma nessuno si degna neppure di rispondergli.

    Come possiamo dare un briciolo di credibilità alle proclamate intenzioni della chiesa, quando questa nega alle vittime persino il dialogo ?

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • TESTIMONI DI GEOVA, LE IENE DENUNCIANO LA MANIPOLAZIONE MENTALE SHOCKANTE SUBITA DAGLI ADEPTI.

    TESTIMONI DI GEOVA, LE IENE DENUNCIANO LA MANIPOLAZIONE MENTALE SHOCKANTE SUBITA DAGLI ADEPTI.

    Sta sicuramente facendo discutere il servizio sui Testimoni di Geova realizzato da Luigi Pelazza è trasmesso ieri a Le Iene Show per svelare quello che succede dentro il loro Comitato Giudiziario e la manipolazione subita dagli adepti. Un video che ha sicuramente fomentato l’odio verso i seguaci di questa religione, ma che ha anche diviso il pubblico sui social, visto che non tutti si sono sentiti di condannare a priori queste persone: “Basta pensare che secondo le leggi di Geova non si può donare il proprio sangue ad un figlio/a morente. Genitori/persone/religione di m*rda!”, “Il prossimo testimone di Geova che mi viene a bussare, gli butto un bel secchio di urina dal balcone. Sono ufficialmente razzista verso queste latrine!”, “Io nn sono testimone di Geova…ma quello che scrivete voi mi fa abbastanza schifo…facile credere alle cazzate che dice la televisione..io ho alcuni amici e sono delle brave persone…conosco anche infermieri e dottori quindi nn e’ vero niente il fatto dell’Università…conosco TG con figli gay e che cmq stanno in.casa mangiano con i genitori ecc quindi TT stronzate”, “Bisogna conoscerli prima di guiducarli…vergogna. Nn sono testimone di Geova ma nn si può fare di un erba un fascio!!! Quante famiglie cattoliche coprono cose oscene e orribili?”.

    TESTIMONI DI GEOVA, LE IENE DENUNCIANO LA MANIPOLAZIONE MENTALE SHOCKANTE SUBITA DAGLI ADEPTI (OGGI, MERCOLEDI’ 27 GENNAIO 2016) – Nella scorsa puntata, Le Iene Show ha trasmesso un servizio sui Testimoni di Geova, denunciando la mancanza di libertà in cui vivrebbero gli adepti di questa religione. In Italia i membri sono 500 mila membri e da diversi anni la Cesap, l’associazione italiana di medici e psicologi, indagano sul plagio che subiscono i Testimoni di Geova. L’inviato Pellazza, come si può vedere inQUESTO video, intervista la dottoressa Lorita Tinelli, psicologa del Cesap, che afferma che i membri di questa religione subiscono costantemente “manipolazione mentale altamente nociva” da parte dei livelli ‘alti’. Uno degli aspetti del plagio parte dall’omologazione degli adepti, costretti ad indossare gli stessi vestiti, fare gli stessi gesti ed usare le stesse parole. Il servizio ci mostra anche due episodi, entrambi con al centro due maggiorenni che compaiono di fronte ad una commissione di anziani volta a giudicarne il comportamento. I due ragazzi hanno avuto rapporti sessuali consenzienti con altre due persone e le rispettive madri li hanno portati di fronte ai ‘giudici’ della setta, costringendoli a rivelare anche i dettagli più intimi. Alla fine i due ragazzi sono stati espulsi come membri e come ci spiega la dottoressa Tinelli, questo implica anche che non possono avere nessun contatto anche con i propri familiari. Anche se abitano nella stessa casa. La seconda parte del video tocca un tema molto più forte, quello della pedofilia. Un ex anziano riferisce alle telecamere di essere stato allontanato dalla setta quando ha denunciato un presunto atto di pedofilia che sarebbe stato compiuto da un membro. Il ragazzo sarebbe stato sorpreso in macchina con un bambino ed il provvedimento preso dagli anziani è stato di impedirgli di parlare pubblicamente ai confratelli durante le riunioni. La setta vieta espressamente di denunciare alle autorità qualsiasi confratello, anche se ha commesso i reati più gravi come questo. L’inviato ha anche cercato di parlare con il padre del bambino ma il plagio è tale che l’uomo, come mostra il servizio, non si rende nemmeno conto di essere manipolato. La dottoressa Tinelli ha confermato che secondo gli studi molte persone, una volta estromessi dalla setta, arrivano anche a commettere il suicidio. Sempre secondo la dottoressa, quindi, l’eventualità quindi di non poter far più parte del gruppo diventa un deterrente e dimostra fuori da ogni dubbio il soggiogamento che tali persone sono costrette a subire.

     

  • Nuove segnalazioni su don Silverio Mura al 3° giorno di sciopero della fame di Diego Esposito.

    Nuove segnalazioni su don Silverio Mura al 3° giorno di sciopero della fame di Diego Esposito.

    Oggi è il 3° giorno di sciopero della fame per Diego Esposito, vittima del sacerdote Silverio Mura, che con questa protesta civile e non violenta chiede alla curia di Napoli, a 6 anni dalla sua prima denuncia, legittime risposte sui provvedimenti presi.

    Ma pare proprio che la curia di Napoli di provvedimenti non ne abbia preso proprio nessuno, come lo stesso Diego denuncia con questa sua protesta, per l’ennesima volta pare che il sacerdote sia stato nuovamente spostato in un’altra scuola, sempre a contatto con adolescenti, come quando adescò Diego alla scuola media Borsi 2 di Ponticelli.

    Ma ricostruiamo brevemente l’intera vicenda, proprio per capire le acrobazie che la curia napoletana ha fatto per nascondere il sacerdote.

    Nel 2010 lo psicologo di Diego, apprende direttamente dal suo paziente delle molestie subite da don Silverio e invita Diego a denunciare i fatti all’autorità giudiziaria. Inizialmente Diego non vuole, ma poi si convince e lo fa, non solo all’autorità giudiziaria, ma anche a quella ecclesiastica.

    In quel momento don Silverio Mura è ancora il parroco della Santissima Annunziata di Pollena Trocchia, ma poco dopo la denuncia di Diego viene trasferito, non si sa dove.

    Nel 2012 Diego si rivolge alla Rete L’ABUSO, in breve tempo scopriremo che don Silverio è stato spostato poco distante da Pollena Trocchia, insegna religione presso l’istituto alberghiero “C. Russo” di Cicciano. Di li a poco però, dopo le proteste di Diego alla Diocesi, don Silverio scompare un’altra volta.

    Perdiamo completamente le sue tracce, fino a pochi giorni fa quando alcuni studenti delle medie ci segnalano di averlo avuto come insegnante di religione nell’anno 2014, sempre in una scuola media del napoletano.

    Onestamente ci stupisce questa incosciente recidività delle gerarchie ecclesiastiche, anche se riteniamo che la chiesa, non solo per dovere morale ma per responsabilità civile, deva denunciare questi casi all’autorità giudiziaria, possiamo comprendere che per evitare lo scandalo si tenti di isolare queste persone, ma è inaccettabile che queste vengano messe recidivamente a contatto con minori con così tanta leggerezza e irresponsabilità.

    Nel frattempo, malgrado Diego stia digiunando da 3 giorni, la curia di Napoli informata dell’iniziativa sia da Diego che dalla stampa locale, pare trincerarsi dietro un’assordante silenzio.

    Ieri l’avvocato di Diego, Sergio Cavaliere, ha scritto al cardinale Muller per informarlo sullo stato delle cose.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO