Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: contatto

  • Messina, prete accusato di molestie a 16enne La Procura chiude le indagini preliminari

    Messina, prete accusato di molestie a 16enne La Procura chiude le indagini preliminari

    Il 28 ottobre del 2014 la notizia fece il giro della città. Un prete era stato denunciato per aver molestato un ragazzo sul tram. Che poi lo aveva denunciato. Adesso la sostituta procuratrice di Messina Margherita Brunelli ha chiuso le indagini preliminari, basate sul   l’accusa di molestie sessuali per il sacerdote: il 55enne messinese Giovanni Bonfiglio.

    Il giorno della presunta molestia, il giovane, un minorenne di 16 anni, per difendersi avrebbe schiaffeggiato l’uomo che poi si scoprì essere un sacerdote. L’autista del tram aveva fermato la vettura nei pressi degli imbarcaderi privati, poco prima del capolinea dell’Annunziata. Sul posto arrivarono due volanti e i poliziotti raccolsero il racconto della vittima degli abusi e ascoltarono gli altri passeggeri. I due protagonisti furono portati negli uffici della Questura e qui per il prete scattò la denuncia per molestie sessuali ai danni del minorenne.

    Ora – come riporta la Gazzetta del Sud – il sostituto procuratore Margherita Brunelli ha siglato l’atto di conclusione delle indagini preliminari da cui si evince il nome del prete, il 55enne Giovanni Bonfiglio, e l’accusa nei suoi confronti di molestie sessuali. Il prelato, da poco rientrato a Messina dove abita,non ha al momento alcun ruolo all’interno della diocesi peloritana, come spiegano a MeridioNews fonti della Curia. «Attendiamo l’esito di un processo che ancora è in corso – spiegano – e che venga fatta piena verità su questa vicenda. Quando verranno accertate, ognuno si prenderà le proprie responsabilità. Il processo al momento non ha ancora detto nulla».

    A ricostruire quanto accaduto quel giorno sul tram ci hanno pensato in questi mesi gli agenti della squadra mobile. L’episodio si verificò alle 13, quando sulle vetture del mezzo veloce c’è molta confusione. Tanti soprattutto i passeggeri in piedi. E proprio la calca sul tram avrebbe favorito questo contatto intimo tra il prelato e il ragazzino che avrebbe subito spintonato il prete finendo persino per dargli uno schiaffo. Sulla vettura del tram era scoppiato il caos. I passeggeri in quell’occasione avevano preso chi le difese dell’uno chi quelle dell’altro, increduli di quanto stava accadendo. Dopo mesi di accertamenti da parte della polizia, nell’atto di conclusione indagini il sostituto procuratore ha formalizzato l’accusa per il prelato.

    http://meridionews.it/articolo/39388/messina-prete-accusato-di-molestie-a-16enne-la-procura-chiude-le-indagini-preliminari/

  • Tutte le incredibili fesserie dell’arcivescovo di Ferrara, NegriDalla pedofilia, ai gay, all’islam, ai giovani che giocano in piazza, alla Madonna contro Bergoglio

    Tutte le incredibili fesserie dell’arcivescovo di Ferrara, NegriDalla pedofilia, ai gay, all’islam, ai giovani che giocano in piazza, alla Madonna contro Bergoglio

    Ecco le esternazioni pubbliche del vescovo di Ferrara e Comacchio monsignor Luigi Negri contenute nel dossier che l’associazione ferrarese “Pluralismo e dissenso” invierà entro la metà di dicembre a papa Francesco nonché al cardinale Angelo Bagnasco presidente della Cei e a monsignor Nunzio Galantino, che della Conferenza episcopale è segretario generale, accompagnate da una lettera in cui si esprime “il profondo disagio dei sottoscrittori”.
    Chi è interessato può leggere l’appello sul sito di Pluralismo e Dissenso [vai]

    Questo è il dossier prodotto.

    Postribolo a cielo aperto

    29/06/2013 – Fonte: http://www.estense.com/?p=312081
    “Non consentirò più, e studieremo i modi, che la piazza della Cattedrale, corpo unico con la Cattedrale stessa, e quindi nella piena disponibilità della Chiesa di Ferrara-Comacchio, possa servire a queste vicende che, come ho già detto altre volte, sono un postribolo a cielo aperto”. […] Il discorso di Negri si concentra subito sulle serate universitarie e sul divertimento dei mercoledì sera: “è inutile prendersela con chi non capisce le questioni economiche quando la generazione adulta, e addirittura le istituzioni, consentono a centinaia o migliaia di giovani di bruciare la loro vita, quasi tutte le notti, in enormi sbronze di alcol e droga. Stanno a vedere e, al massimo, intervengono per ridurre le conseguenze negative sul piano dell’estetica della piazza o della vita della città. Certamente non consentirò più, e studieremo i modi, che la piazza della Cattedrale, corpo unico con la Cattedrale stessa, e quindi nella piena disponibilità della Chiesa di Ferrara-Comacchio, possa servire a queste vicende che, come ho già detto altre volte, sono un postribolo a cielo aperto”.

    05/07/2013 – Fonte: http://www.estense.com/?p=313135
    Dopo il “postribolo” il vescovo di Ferrara, nel giustificare il termine usato, rincara la dose. E descrive orge e scene di empietà davanti al duomo. In un’intervista al Carlino Luigi Negri racconta di visioni da sabbah delle streghe proprio sotto le sue finestre: “persone intente in atti di promiscuità. Ho visto scene di sesso tra due ragazzi e un gruppo, evidentemente ubriaco, coinvolto in atteggiamenti orgiastici. Io non ho mai visto un postribolo. Ma l’idea era quella”.[…] il vescovo garantisce di esser stato testimone di tutto ciò mentre tornava a casa alle 3 di notte. E tra i rimedi proposti, se le amministrazioni locali non metteranno freno alla “movida” ferrarese (che tra l’altro non ha mai dato adito a episodi rilevanti da codice penale), come extrema ratio pensa già alla recinzione della parte antistante l’ingresso del Duomo.

    17/09/2013 – Fonte: http://www.estense.com/?p=328604
    Il postribolo? “Nei giorni in cui ho fatto quelle affermazioni mi è apparso in sogno mio padre e mi ha chiesto ‘ma ne valeva la pena di fare tutto questo casino?’ La risposta è sì, ne valeva la pena”. È lo strascico onirico di Luigi Negri che lo ha accompagnato i giorni successivi alle famose esternazioni sulla movida ferrarese.

    Vietato suonare Bach in chiesa

    22/07/2013 – Fonte: http://www.estense.com/?p=317040
    La Curia di Ferrara-Comacchio interviene nuovamente nella vita cittadina, questa volta in quella di Codigoro, dando parere negativo allo svolgimento del concerto “Solo Bach”, eseguito dal violinista serbo Jovan Kolundzjia, all’interno della chiesa dell’abbazia di Pomposa. Il motivo: non si tratta di musica liturgica e, dunque, niente concerto dentro l’edificio sacro. “Erano già stati distribuiti i volantini con il programma e invece è arrivato il parere negativo della Curia – spiega Cesare Bornazzini, regista (principalmente di cortometraggi), già collaboratore di Pupi Avati e, soprattutto, profondo conoscitore del complesso di Pomposa, curatore di un documentario e di un sito internet dedicato all’abbazia -. La cosa mi ha sorpreso perché proprio con Bach ci sono stati illustri precedenti di concerti all’interno di una chiesa, se non sbaglio anche un concerto eseguito da Uto Ughi”. Ma non solo, come ricorda ancora Bornazzini, “a Pomposa è probabilmente nato e ha operato il Guido Monaco (conosciuto anche come Guido d’Arezzo, ndr) che fu l’inventore dei nomi delle note musicali, dunque non c’è nessun altra chiesa se non quella di Pomposa che potrebbe essere soggetta ad una eventuale eccezione sulla musica non liturgica”.

    Sul caso di Erik Zattoni

    17/10/2013 – Fonte: http://www.estense.com/?p=335670
    Anche papa Ratzinger avrebbe dovuto sapere. Così come sapeva il predecessore di monsignor Luigi Negri, l’allora vescovo di Ferrara, Paolo Rabitti. Lo stesso Negri, nonostante affermi di essersi “responsabilmente e debitamente informato a seguito dell’incursione subita da “Le iene””, in realtà era stato già informato il 13 aprile tramite lettera della Congregazione della dottrina per la fede, a firma dell’arcivescovo Luis F. Ladaria. Informati, insomma, di quella storia emersa ora grazie al racconto del figlio di una madre stuprata a 14 anni e messa incinta dal prete del paese. È una storia sbagliata, di quelle, per dirla con le parole di De Andrè, “da dimenticare”. Ma Erik Zattoni e sua madre, violentata nel 1980 da un prete all’epoca 54enne, non ce l’hanno proprio fatta a dimenticare. Erik cerca giustizia per lei, per se stesso, per quel padre vestito di nero che ha riconosciuto la paternità solo dopo essere stato messo con le spalle al muro dal test del dna. Una storia che Erik ha svelato alle telecamere delle Iene decidendo di renderla pubblica, raccontandola anche alla Rete Nazionale L’Abuso, una onlus nata dall’idea di un gruppo di vittime di preti pedofili che hanno formato una rete di supporto alla quale le stesse vittime possono rivolgersi.

    Dal comunicato ufficiale dell’ufficio stampa diocesano pubblicato il giorno 17/10/2013:
    “[…] Visto che comunque pare che sia una questione di cronologia e di tempi, e che è accusato di essere responsabile di cose accadute oltre trent’anni fa, l’Arcivescovo ci tiene a precisare, al fine di evitare spiacevoli equivoci in futuro, che non ha avuto nessuna parte nella dichiarazione della prima guerra mondiale e neppure della seconda e certamente non si è inteso con il presidente americano per lo sgancio della bomba atomica sul Giappone.”
    Ufficio Stampa Diocesano

    Opinioni o discriminazioni?

    13/07/2014 – Fonte: http://www.estense.com/?p=397547
    Un rimprovero diretto a Comune, Provincia, le istituzioni che – insieme a Università e associazioni – hanno manifestato la propria contrarietà alla manifestazione delle Sentinelle in Piedi. […] E dopo la premessa sulla necessità del pluralismo arriva l’attacco: “Non è consentito a nessuno, meno che mai alle Istituzioni Pubbliche – afferma Negri, richiamando in tutta evidenza Comune e Provincia ma anche l’Università di Ferrara che avevano formalmente preso le distanze dall’iniziativa delle Sentinelle in Piedi – di assumere il compito di discriminare tra forme culturali, sociali e religiose, approvandone alcune, magari quelle che sono in linea con l’ideologia di coloro che guidano le Istituzioni stesse, piuttosto che altre, ingenerando così una disparità di considerazione e di trattamento tra le varie realtà presenti nella società. Tutte le forme di vita, di cultura, di espressione sociale, di intervento politico, debbono avere, in uno Stato democratico, gli stessi diritti e perciò debbono anche sottoporsi agli stessi doveri. Nessuno può discriminare!”.

    Sulla Shoah

    21/08/2014 – Fonte: http://www.estense.com/?p=404170
    La cacciata e la persecuzione dei cristiani in Iraq come quella degli ebrei sotto il nazismo. […] A questo punto il vescovo azzarda un paragone che a molti potrà sembrare quantomeno azzardato: “Non si capisce perché alcune cose (sic) vengano chiamate Shoah e per queste non venga usato lo stesso termine, che dice di una spaventosa e dissennata ideologica violenza contro l’altro semplicemente perché ha una posizione religiosa diversa dalla propria”.

    I grillini e la messa

    10/06/2014 – Fonte: http://www.estense.com/?p=466067
    “Cosa ci vengono a fare i grillini a messa? – si chiede provocatoriamente Negri -. A chi non crede nella Trinità e pensa che tutto si possa costruire con le proprie mani, compreso la salvezza… beh, ne tragga le conseguenze”

    Scalfari

    3/11/2014 – Fonte: http://www.estense.com/?p=418783
    Al contrario, secondo l’Arcivescovo, “l’uomo di cultura è a contatto con un’alterità, non con oggetti. La realtà è una presenza, che l’uomo non può pensare di possedere ma in cui entra con il senso del proprio limite. La conoscenza dunque è un incontro: il Papa ha detto una cosa importante perdendo l’occasione di farla sapere a tutti – ha bacchettato – visto che l’ha detta a Scalfari, che non merita gli si dicano cose intelligenti. Il Papa ha detto che la realtà è un incontro in cui la personalità si arricchisce, ed immagine di questo incontro è l’amore tra uomo e donna. La natura dunque è segno di Dio, come lo è l’uomo: dovunque il guardo giro, immenso Dio, ti vedo, scriveva Pietro Metastasio”.

    Le crociate, movimento di fede

    7/11/2014 – Fonte: http://www.estense.com/?p=420133
    Una linea che l’arcivescovo Negri accoglie con lode, tornando a rafforzare una definizione di crociata come “movimento di fede, impeto gratuito e missionario”, estranea quindi a cause economiche e politiche. Gli applausi della sala testimoniano come sia condivisa l’esegesi dell’arcivescovo, che a più riprese si dice “grato alle crociate” e descrive quale “civiltà che ha maturato la propria identità e che non può chiudersi nel particolarismo” quella che si rese protagonista della riconquista dei luoghi del Cristianesimo. E a qualsivoglia interpretazione ideologica, Negri risponde: “Non dobbiamo giustificare nessuno, la fede dei crociati si è espressa nella violenza, ma non l’ha mai generata, una fede che è Una, e aveva bisogno del Corpo, di Gerusalemme”. [Le crociate] “hanno permesso la sopravvivenza del continente che – così interviene Negri – ha visto rallentata e rimandata l’invasione turca che ci avrebbe altrimenti consegnato alla storia un’altra Italia”. Le crociate devono dunque intendersi come “opere di libertà”, un insegnamento, sottolinea ancora l’arcivescovo, che “il medioevo ci ha consegnato: soltanto sotto un’unica fede si possono articolare pluralità, quelle invocate oggi sono falsificate da una base relativistica, così la mentalità laicista porterà all’autodistruzione dell’Europa”.

    Sull’Islam

    12/01/2015 – Fonte: http://www.estense.com/?p=432292
    “Alle religioni nelle quali la violenza è teorizzata e indicata come atto pratico – afferma Negri – ci si deve opporre con nettezza”. […] “Per la conoscenza che ho delle grandi religioni occidentali e asiatiche – afferma il vescovo -, la violenza non è nelle teorie ma è un fatto comportamentale. Più facilmente, come ha mostrato il ‘900, è l’ideologia condita da ateismo a produrre violenza. Fatta questa precisazione, l’unica religione che tematizza la violenza come direttiva teorica e pratica è l’Islam.

    Sull’accoglienza dei migranti

    25/04/2015 – Fonte: http://www.estense.com/?p=455628
    La diocesi di Ferrara prende le distanze dalle recenti dichiarazioni sull’accoglienza dei migranti rilasciate da don Domenico Bedin. E lo fa, assieme al vescovo Luigi Negri, sottolineando “con forza che [loro] non hanno alcuna parte nelle dichiarazioni rilasciate da don Domenico Bedin, riguardo alle possibili politiche migratorie sul territorio ferrarese, poiché non sono di loro specifica competenza”. Una presa di distanza che fa riflettere, se si tiene presente che anche Papa Francesco sul tema dell’immigrazione lascia trasparire costantemente le proprie idee e solo pochi giorni fa, in seguito all’ennesima tragedia nel Mediterraneo, ha ringraziato l’Italia per “l’impegno che sta profondendo per accogliere i numerosi migranti che, a rischio della vita, chiedono accoglienza”, parlando dei rifugiati come di “fratelli nostri che cercano una vita migliore: affamati, perseguitati, feriti, sfruttati, vittime della guerra” e chiedendo più supporto da parte dell’Europa poiché “è evidente che le proporzioni del fenomeno richiedono un coinvolgimento molto più ampio. Non dobbiamo stancarci nel sollecitare un impegno più esteso”. Un pensiero che, nel contesto locale, vede proprio Don Bedin in prima linea: ieri il parroco è intervenuto sulla Nuova Ferrara lanciando un appello per l’accoglienza dei flussi migratori nel territorio, affrontando il tema sia da un punto di vista etico – il dovere di assistere i rifugiati – che dal lato pratico, cioè parlando dei possibili progetti di formazione professionale e di coinvolgimento sociale per i nuovi arrivati. “Avevo semplicemente intenzione – spiega il parroco ad Estense.com – di spiegare che al di là dell’emergenza attuale, accogliere gli immigrati in maniera intelligente può diventare un’occasione per la nostra provincia. Un arricchimento sia giovanile che professionale”. Concetti di cui avevamo discusso con il ‘don’ durante una recente visita alle sue associazioni, quando aveva tratteggiato chiaramente i confini tra accoglienza ‘attiva’ e ‘passiva’. Idee che non sembrano molto apprezzate nella diocesi ferrarese, che nel comunicato che riportiamo integralmente afferma di non voler affrontare il tema delle politiche sull’immigrazione poiché non di competenza della Chiesa: “L’Arcivescovo Sua Eccellenza Monsignor Luigi Negri e la Diocesi di Ferrara Comacchio sottolineano con forza che non hanno alcuna parte nelle dichiarazioni rilasciate sulla stampa locale di oggi da don Domenico Bedin, riguardo alle possibili politiche migratorie sul territorio ferrarese, poiché non sono di loro specifica competenza. Precisano altresì che non intendono rispondere di alcuna dichiarazione rilasciata fuori o all’insaputa dell’Ufficio Stampa Diocesano. L’Arcivescovo e la Diocesi inoltre, in perfetta coerenza con quanto realizzato finora, ribadiscono la loro piena disponibilità ad una proficua collaborazione con le autorità competenti per tutte le necessità sociali, incluse le politiche migratorie”. Bedin nel frattempo cerca di non alzare i toni ed evita attentamente di entrare in polemiche vere o presunte: “Non ho nessuna intenzione di replicare, volevo solo intervenire sul tema dell’accoglienza e mi pare di aver detto concetti molto laici, che non coinvolgono assolutamente l’autorità ecclesiastica. Avendo in gestione una comunità di accoglienza, ho espresso un’opinione personale e sociale, che da quanto mi risulta non è diversa da quella della Chiesa”.

    Sugli omosessuali

    18/08/2015 – Fonte: http://www.estense.com/?p=478486
    Ora che l’omosessualità sta ottenendo un riconoscimento sociale pensano di essere il meglio del meglio. Ma fino a poco tempo fa l’omosessualità era considerata un’anomalia”. “E quindi?”, chiede l’intervistatrice di fronte alla inconsueta argomentazione ‘storica’. “Quindi dovrebbero ricordarlo”.

    Tutto il mondo è in mano al demonio

    15/11/2015 – Fonte: http://www.estense.com/?p=494931
    “Devo dire la verità: tutto il mondo è in mano al demonio”, ha confessato l’arcivescovo Luigi Negri dal pulpito del duomo dove ha officiato ieri mattina i funerali di Pierluigi Tartari, rapinato nella sua casa in via Ricciardelli ad Aguscello il 9 settembre scorso e barbaramente ucciso da tre uomini provenienti dall’est Europa, ora assicurati alla giustizia e in attesa di processo.

  • Desio ci ricasca, l’ex prete apre un profilo Facebook

    Desio ci ricasca, l’ex prete apre un profilo Facebook

    Ai domiciliari può usare la mail per contattare legale e sorella, ma è andato oltre

    di ANNAMARIA CORRADO

    Ravenna, 27 novembre 2015 – Giovanni Desio, l’exsacerdote ravennate condannato in primo grado per atti sessuali nei confronti di alcuni ragazzini che frequentavano la sua parrocchia, non ha resistito. E dalla struttura religiosa in Umbria, dove si trova ai domiciliari, ha ‘inaugurato’ un nuovoprofilo Facebook, neppure troppo in incognito, con sue foto recenti e di quando era bambino. È accaduto poco più di due mesi fa e a segnalarlo informalmente alle autorità, all’epoca, furono alcuni genitori dei ragazzini coinvolti nell’inchiesta che si erano imbattuti nel profilo navigando in internet.

    La pagina Facebook è rimasta attiva per qualche tempo, poi è scomparsa dalla rete. L’ex parroco diCasal Borsetti, arrestato il 5 aprile del 2014, da un anno si trova in questa struttura che accoglie religiosi in difficoltà in provincia di Perugia, a pochi chilometri da Città di Castello. È seguito da una equipe di psicologi e non può, o almeno non potrebbe, avere contatti con l’esterno.

    Gli è concesso solo, attraverso un computer della struttura, di comunicare via e-mail con il suo avvocato, con il vescovo e con la sorella con la quale l’ex sacerdote aveva più volte chiesto di essere messo in contatto. Così deve essere stato in occasione di questi ‘scambi epistolari’ che Desio, approfittando forse della distrazione momentanea dei monaci, ha creato il nuovo profilo, tramite il quale dialogava con altri che lo avevano riconosciuto e che, anzi, si sarebbero complimentati con lui per essere ancora così simile alle foto da bambino che aveva postato.

    Quasi come se avesse rimosso che tutti i suoi guai erano cominciati proprio lì, su Facebook. Perché Giovanni Desio, ex parroco, ex direttore del Risveglio ed ex critico cinematografico, il primo passo falso, dopo l’incidente del febbraio 2014, in cui era finito ubriaco con l’auto nel canale di Casal Borsetti, lo aveva fatto proprio in rete, sostituendosi nel profilo facebook ad un adolescente di sua conoscenza. Lo aveva fatto per riempirsi di complimenti e per darsi sostegno a nome del ragazzino, mentre infuriava la polemica dopo la scoperta del suo elevato tasso alcolemico mentre era al volante.

    I religiosi della struttura dove Desio è ospitato non devono averla presa bene, tanto più che da quando l’ex sacerdote è arrivato lì ha mostrato una certa avversione alle regole della comunità. Rimane alzato fino a notte fonda, rifiuta di alzarsi presto al mattino e di vivere con gli altri i diversi momenti conviviali e di preghiera che scandiscono le giornate all’interno di questo luogo che ospita anche altri sacerdoti in difficoltà. Un comportamento, il suo, che certo non contribuisce a rasserenare gli animi e che ha creato non poche tensioni nei rapporti con gli altri ospiti, e anche con i suoi superiori.

    di ANNAMARIA CORRADO

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/don-desio-facebook-1.1522761

  • Non c’è il processo, il prete sospeso dalla Curia torna in parrocchia: aiutateci a fermare i pedofili

    Non c’è il processo, il prete sospeso dalla Curia torna in parrocchia: aiutateci a fermare i pedofili

    Attenzione, vi chiediamo la massima diffusione di questo post

    La pedofilia è un fenomeno molto più diffuso di quanto si pensi. Molte delle vittime non denunciano per vergogna o per paura di non essere credute. O forse perché i soldi a volte riescono a comprare anche il loro silenzio. Sta di fatto che quando il pedofilo è un prete, spesso può succedere che venga solo sospeso per qualche tempo dalle sue funzioni e che venga successivamente riabilitato, senza essere stato curato, e messo di nuovo a contatto con bambini e adolescenti. Nelle vesti di uomo di Dio o peggio ancora di insegnante. Succede quando la vittima accetta di non rivolgersi alla Procura e di non denunciare penalmente, e si accontenta, per motivi che non sto qui ad elencare ma che voi comprenderete, della “pena” inflitta dal Tribunale ecclesiastico. Solitamente la pena è il trasferimento da una parrocchia all’altra o il buen ritiro in una struttura per preti pedofili, dove non sono sottoposti a nessuna sofferenza o costrizione. E poi tornano.

    Noi di Rete nazionale L’Abuso siamo convinti di essere proprio di fronte a un caso di questi. Siamo a conoscenza della storia di un prete mai sottoposto a processo a cui l’ex Sant’Uffizio, ora Congregazione per la Dottrina della Fede, aveva inflitto 4 anni di sospensione per abusi su minore (ps. la Chiesa non una mai il termine pedofilia). Ed è proprio la mancanza di un processo penale che impedisce non solo alla Legge, ma anche ai giornalisti, di fare il proprio dovere. Non possiamo fare il nome di questo prete, che in teoria potrebbe essere il parroco della vostra parrocchia.

    Ora, noi ci chiediamo: giacché abbiamo il diritto e il dovere morale di combattere le ingiustizie e quanto meno informare quando la notizia è di interesse pubblico, a chi altro dobbiamo rivolgerci, visto che ci siamo appellati senza successo alla politica andando a raccontarlo anche in televisione, per far valere le nostri ragioni e ottenere che la storia di questo soggetto venga quanto meno sottoposta a un qualche controllo da parte delle autorità giudiziarie?

    Francesca Lagatta

    ufficiostampa@retelabuso.org

  • Pedofilia, è un catechista il 25enne arrestato

    Pedofilia, è un catechista il 25enne arrestato

    di Luca Tronchetti

    LUCCA. Nonostante un patteggiamento per violenza sessuale su due bambini che all’epoca dei fatti non avevano compiuto ancora dieci anni continuava a ricoprire il ruolo di catechista in un istituto religioso della Lucchesia oltre a quello di animatore con contratto stagionale in un tour operator. E proprio in quella veste, in un villaggio turistico a Sharm el Sheik in Egitto, è accusato di aver adescato un altro bimbo di 10 anni, figlio di vacanzieri del Nord Italia, riuscendo a portarlo nella sua stanza con la scusa di un gioco per compiere su di lui atti sessuali. Un’accusa pesantissima che ha portato ieri mattina all’arresto dell’intrattenitore e al sequestro del suo telefonino e del suo pc avvenuto durante la perquisizione dei carabinieri nell’abitazione in cui il giovane vive con i genitori. Domani, giorno del suo venticinquesimo compleanno, sarà interrogato nell’udienza di convalida dal giudice delle indagini preliminari Riccardo Nerucci nel penitenziario di San Giorgio dov’è recluso in isolamento. Deve rispondere del reato di violenza sessuale di minorenne aggravata dalla recidiva infraquinquennale per reati analoghi. E nei suoi confronti c’è almeno un altra denuncia – e indagini in corso per ulteriori episodi – da parte di una famiglia della Lucchesia.

    Dottor Jeckyll e Mr Hyde. Un ragazzo dalla doppia personalità per il sostituto procuratore Sara Polino che aveva già indagato su di lui per una vicenda che risale alla vigilia del Natale 2011 e che venne alla luce all’inizio del 2012. Alcune maestre di una scuola elementare avevano notato quel giovane seguire due bimbi di 10 anni sino al cancello della elementare lanciando baci a uno di loro. Le insegnanti avevano informato la madre descrivendo il presunto autore delle molestie e da lì, anche grazie alle assistenti sociali a cui erano affidati i due figli, era partita una denuncia. Una storia conclusasi a livello penale con un patteggiamento a due anni di fronte al gup Marcella Spada Ricci e la sospensione condizionale della pena (è ancora pendente una causa civile per il risarcimento del danno). Eppure nonostante quella vicenda giudiziaria il giovane frequentava senza problemi un istituto religioso della Lucchesia ricoprendo il ruolo di catechista a stretto contatto con dei bambini. Non solo. Come animatore avrebbe partecipato anche ad iniziative per le feste di carnevale dedicate proprio ai più piccini. La domanda sorge spontanea: possibile che nessuno in quel comune della Lucchesia sapesse della morbosa attrazione sui bambini da parte dell’animatore?

    Il fatto contestato. Nell’ordinanza di custodia cautelare al giovane lucchese si contesta un unico episodio avvenuto il 15 luglio scorso. Dal racconto fornito dalla vittima – un bimbo di 10 anni che stava passando l’estate in un villaggio turistico a Sharm el Sheik e che è stato già ascoltato dagli psicologi nominati dalla procura – durante un’attività ludica basata sul teatro e sul gioco, all’insaputa dei genitori quel giovane lo avrebbe convinto a seguirlo nel suo alloggio dove sarebbe stato abusato sessualmente. Terrorizzato e sotto choc il bimbo si sarebbe confidato con mamma e papà soltanto al ritorno a casa.

    La competenza territoriale. Il reato di pedofilia commesso in territorio straniero da un italiano ai danni di un minorenne viene trattato per competenza dal luogo dove risiede l’indagato. Così l’esposto-denuncia presentato dai genitori del minore è stato trasmesso alla procura di Lucca finendo sul tavolo del sostituto Sara Polino, delegata ai reati inerenti la sfera sessuale, che ha delegato alle indagini e ai primi accertamenti la polizia postale. Tra l’altro nei confronti dell’animatore turistico era già stata presentata un’altra denuncia da parte di genitori di un minorenne ed erano in corso indagini legate a messaggi e immagini su Fb e WhatsApp.

  • Prete arrestato, forse ci sono altre vittime

    Prete arrestato, forse ci sono altre vittime

    L’uomo era anche il curatore della donna con cui aveva una relazione da un decennio, sin da quando essa era minorenne. L’avrebbe aiutata a vendere un orologio falso spacciandolo come di valore, convincendo un complice ad addossarsi la colpa.

    LUGANO – Si scava nella vita del prete 64enne arrestato settimana scorsa e accusato di coazione sessuale, atti sessuali con persone dipendenti e lo sfruttamento dello stato di bisogno. Il dubbio è che la 27enne, vittima accertata, non fosse l’unica, e dunque si indaga.

    La sua relazione con la donna, scoperta dalla procuratrice pubblica Chiara Borelli quando essa si era resa protagonista di una rapina a Pura e di aver sparato contro degli automobilisti con un fucile ad aria compressa, è durata una decina d’anni. Sarebbe iniziata quando la ragazza, ora 27enne, era minorenne. Dopo voci di un interessamento eccessivo nei suoi confronti, pare che Monsignor Grampa abbia spostato l’uomo dal Locarnese al Malcantone, prima di mandarlo in pensione ufficialmente per problemi di salute.
    Dalle indagini, è risultato come l’uomo fosse anche il curatore della vittima (per cui ecco l’accusa di sfruttamento dello stato di bisogno), con cui rimase sempre in contatto, e che nel 2014 aiutò a vendere su internet un orologio falso, spacciandolo come di valore, consigliando al suo complice 51enne di addossarsi tutta la colpa (reato di favoreggiamento e sviamento della giustizia deriverebbero da qui)

    http://www.ticinolibero.ch/prete-arrestato-forse-ci-sono-altre-vittime/

  • Albenga, il buon ritiro dei preti pedofili

    Albenga, il buon ritiro dei preti pedofili

    “Adesso devo dire messa”, don  Renato parla da dietro una grata della chiesa affacciata sul porto di Pietra Ligure. Scusi padre, ma la sua condanna? “È una cosa da niente”. Tre mesi, ma il reato … “Non ricordo bene, istigazione alla prostituzione … minorile”. Lei ha patteggiato: “Certo, conosciamo la giustizia, non potevo mica aspettare dieci anni una sentenza”. E l’accusa? “Roba da niente, come una sberIa a un vigile”. Chissà che cosa ne diranno i vigili. Ma che cosa succedeva davvero? “Erano incontri tra amici”. Ma c’erano minori? “Praticamente no”. Sul viso nessuna espressione.

    Diocesi di Albenga, refugium peccatorum? Alla fine se n’è accorto il Vaticano. Papa Bergoglio ha preso una decisione clamorosa: ha di fatto commissariato il vescovo Mario Olivi eri. A gennaio ha mandato un uomo di sua fiducia, Guglielmo Borghetti. Davvero troppi scandali. Sacerdoti condannati per pedofilia, per aver fatto pressioni sulle famiglie che volevano denunciare, ma anche sotto processo per reati comuni come il saccheggio della biblioteca storica dei Girolimini di Napoli. Sono tutti qui. Dicono messa come se niente fosse. Continuano a essere in contatto con i parrocchiani di tutte le età. Anche bambini. Chissà se è bastata la mano di ferro del Papa. Nell’ultima settimana altri due scandali: un ragazzo sudamericano che arriva dall’Uruguay per denunciare le molestie che avrebbe subito da un missionario oggi parroco e dirigente della Caritas di Albenga. In fine don Angelo, parroco della frazione di Onzo, che, alla faccia degli inviti del Santo Padre, avrebbe detto: “Brucio la canonica piuttosto che darla ai migranti” (frase che il sa-cerdote smentisce).

    MA CHE COSA succede ad Albenga? Siamo nella Riviera di Ponente, a due passi da Alassio appena svuotata dei turisti. In una cittadina con un centro storico tanto bello quanto sconosciuto: i vicoli su cui si affacciano vecchie botteghe con i loro sapori, i colori; le torri antiche di mattoni rossi, le due chiese di marmo e ardesia, una accanto all’aItra. Una cittadina tanto bella quanto appartata. Alla fine dimenticata Il luogo ideale, verrebbe da pensare leggendo le cronache, perché vi mettano radici intenti non sempre confessabili. Ecco allora la politica: qui si sono incontrati a lungo gli interessi del centro sinistra e del centro destra scajoliano che intorno al borgo hanno cementificato ogni centimetro. Che hanno trasformato una piana dove basta gettare un seme perchè cresca nella periferia di una metropoli: rotonde, centri commerciali, addirittura volevano costruire dei grattacieli (riuscì a bloccarli Antonio Ricci, originario di qui, con una campagna di Striscia la Notizia). Intanto la ‘ndrangheta ha messo radici profonde.

    E POI GLI SCANDALI della Curia che ha i suoi uffici proprio ai piedi delle torri. Così la storia di una cittadina dimenticata è arrivata fino sulla scrivania del Pontefice. Era già successo con papa Ratzinger che aveva fermato la stella nascente del vescovo Mario Olivieri (qui dal 1990). Ma non è bastato, è dovuto intervenire Bergoglio. La pianta, però, continua a produrre frutti. Gli scandali non si fermano mai.

    Prima c’era stato don Luciano Massaferro, condannato definitivamente a sette anni e otto mesi per violenza sessuale ai danni di una chierichetta undicenne. La sua riduzione allo stato laicale è stata respinta. Contrario lo stesso Olivieri. Ma per capire basta visitare alcune delle 162 parrocchie della diocesi. Magari con Francesco Zanardi. Lui stesso da bambino vittima di violenze da parte di un sacerdote e oggi alla guida della “Rete l’abuso” che ha denunciato decine di pedofili. Fino a pochi mesi fa nella parrocchia di Pietra Ligure era possibile assistere alla messa di don Luigi, condannato in primo grado a quattro mesi con l’addebito di favoreggiamento personale di un pedofilo. Avrebbe, secondo l’accusa, sconsigliato la madre di una bambina di denunciare l’uomo che molestava sua figlia. La frase incriminata: “Una denuncia è contro la Chiesa”.

    Basta? No, nella stessa chiesa celebrava don Italo che, ricordano le cronache del giornale ticinese Il Caffè, in Svizzera “ era stato condannato “per atti sessuali con fauciulli”. Anche lui ha continuato a lungo a dire messa. Perché? E perché si è rifugiato nella diocesi di Albenga? A guardare don Italo sembra un anziano dall’aspetto mite. Un sacerdote stanco. Ma appena il cronista gli chiede della sua vicenda giudiziaria, il tono della voce cambia: “Non ne voglio parlare!”. Silenzio. Ecco la parola d’ordine ad Albenga Fino al caso di don Francesco, parroco di Borghetto Santo Spirito. Pochi giorni fa dall’Uruguay è arrivato un ragazzo di ventinove anni. A Giovanni Battista Ferro – il pm di Savona che da anni segue le inchieste di pedofilia e che ha ottenuto le prime condanne – ha denunciato: “Don Francesco nel 2004 mi molestò”, ha raccontato denunciando i presunti misfatti di un missione della diocesi di Albenga in Sud America. Il sacerdote (non indagato) ha replicato: “Tutto falso. Quel ragazzo è stato denunciato per aver molestato una dodicenne” . Ma,sostiene Zanardi, della denuncia non ci sarebbero tracce. Una cosa è certa: un altro sacerdote della tormentata missione, un sudamericano anche lui accusato degli abusi, ha rischiato di essere ucciso pochi giorni fa. “Un tentativo rapina”, sostiene il prete. Ma la polizia, come ha scritto il quotidiano spagnolo El Pais, non è convinta. Da Guglielmo Borghetti – che aveva nominato don Francesco ai vertici della Caritas diocesana – un commento cauto: “Non ne so niente. Per quanto lo conosco io don Francesco è una persona buona e generosa e la sua nomina, come tutte le altre, è stata fatta sulla base delle conoscenze personali degli ultimi mesi”.

    IL VESCOVO commissariato, Mario Olivieri si limita a dire: “Diocesi degli scandali? Qui c’è stata una sola condanna. È una ricostruzione giornalistica”. Accanto a lui il collaboratore don Alessandro. Sì, proprio quel sacerdote indagato per il saccheggio della biblioteca dei Girolimini di Napoli. Lo scandalo che coinvolse anche Marcello Dell’Utri svelato da Tomaso Montanari sul Fatto Quotidiano. Anche don Alessandro è qui ad Albenga.

    Ma che cosa succede in questa Diocesi ai confini dell’impero, lontana dagli sguardi indiscreti? Ad alzare il velo con il cronista ci aveva provato don Carlo Rebagliati. Già, quel sacerdote savonese che con sincerità urticante non aveva mai fatto mistero della propria omosessualità, dei suoi “amori disordinati”. di essere sieropositivo (“Minori mai,giuro”).

    Quel sacerdote morto in circostante per qualcuno non chiare l’inchiesta è stataarchiviata). Don Carlo raccontava: “Dovete andare nelle saune gay di Nizza. lo lo so, purtroppo. Laggiù troverete tanti preti di Savona e Albenga. La sera lasciano le parrocchie, i conventi; dismettono la tonaca e corrono in Francia. È una pena vederli, ridotti così dal bisogno di amore, dalla vergogna .. E anche dal vizio”.

    DON FILIPPO BARDINI, uno dei pochi sacerdoti che non hanno taciuto, racconta anche altro: ”La vita in seminario di Albenga era un inferno. Dalle prime notti, quando tentarono delle avances, cercarono di capire se io avrei ceduto”. E riferisce di palpeggiamenti, di proposte non sempre discrete: “Ma io ho detto no e ci ho messo quindici anni a diventare sacerdote”. Il seminario, dove tutti gli studenti venivano da altre diocesi, magari dopo inciampi sul percorso: una strana ,immigrazione” non sfuggita agli emissari del Vaticano. E Borghetti ha decimato i seminaristi: su 11 ben 7 sono stati convinti ad abbandonare gli studi. Perché? Difficile chiedere ai sacerdoti. Come nella Sicilia dei romanzi di Sciascia nessuno sa, nessuno vede, nessuno parla. E dalle carte dei processi, dai racconti degli investigatori emergono le passate pressioni della Curia per “calmare” le inchieste sui casi di pedofilia. Per riuscire a parlarne con un parroco bisogna darsi appuntamento allo svincolo dell’autostrada. In quella terra di nessuno tutta cemento. Arriva con una tuta e un berretto. Irriconoscibile. E racconta: “Il punto è che troppi di noi ci sono dentro. Fino al collo. Troppi, quasi a tutti i livelli, possono essere ricattati”.

    Ferruccio Sansa. Il Fatto Quotidiano del 21/09/2015

  • GROSSETO; Abusi sessuali su una minore, parroco dal giudice

    GROSSETO; Abusi sessuali su una minore, parroco dal giudice

    Il parroco maremmano travolto dalle pesantissime accuse di abusi sessuali su una adolescente dovrà presentarsi giovedì 17 davanti al giudice dell’udienza preliminare Valeria Montesarchio. Una delle tante ragazzine che frequentava il luogo religioso, ha raccontato di essere stata oggetto di attenzioni morbose da parte del parroco. Di carezze ritenute dalla giovane troppo audaci. Accuse che i genitori hanno poi vergato in una denuncia che ha portato nei primi mesi del 2013 la procura grossetana ad avviare un’indagine. Il religioso è finito nel registro degli indagati con l’accusa di violenza sessuale e i luoghi che era solito frequentare sono stati perquisiti dai carabinieri della procura. Sembra non trovando anche nel suo personal computer niente di compromettente. Momenti difficili che lo hanno poi portato lontano dalla parrocchia dove aveva vissuto molti anni. Dove per tutto il tempo era stato a contatto con i giovani parocchiani.

    L’inchiesta è andata avanti fino all’incidente probatorio in cui è stata ascoltata la ragazzina e alcuni amici che all’epoca dei fatti erano stati depositari delle sue confidenze, prima del racconto ai genitori. Racconto lunghissimo che è stato ripetuto davanti al giudice delle indagini preliminari Marco Bilisari, alla fine del 2013. Una ricostruzione che il perito nominato dal giudice ha ritenuto «attendibile» seppur tra qualche non ricordo.

    Il parroco ha vissuto il periodo delle indagini lontano dai luoghi conosciuti. Mesi, anni non facili. Estenuanti. Difficili da affrontare. Dai quali comunque vada a finire è difficile tornare indietro. Giovedì 17 c’è l’appuntamento con il giudice che è chiamato a decidere se ci sono elementi sufficienti – come ritenuto dalla procura – per rinviare il religioso a processo con l’accusa di violenza sessuale. Oppure, secondo la scelta che faranno gli avvocati della difesa Bruno Leporatti e Lorenzo Mascagni, potrebbe essere lo stesso giudice a firmare la sentenza di primo grado. Questo nel caso la difesa decidesse di chiedere il patteggiamento o il giudizio con rito abbreviato davanti allo stesso gup.

    di Cristina Rufini

    http://www.lanazione.it/grosseto/abusi-sessuali-su-una-minore-parroco-dal-giudice-1.1280254

  • “Quel missionario mi faceva da padre solo per toccarmi”

    “Quel missionario mi faceva da padre solo per toccarmi”

    » FERRUCCIO SANSA

    Mi ha tradito con un bacino, una carezza. Chiamandomi piccolo mio. Io ero senza padre, avevo un bisogno disperato di amore”. Fernando (il nome è di fantasia),29anni, si teneva dentro il ricordo da tanti anni. Lo capisci subito appena comincia a raccontare, con la voce che si fa sottile quando la memoria tocca i punti più bui. È una denuncia circostanziata, piena di dettagli. La stessa che venerdì ha affidato al pm di Savona, Giovanni Battista Ferro, e che rischia di far tremare una volta di più la tormentata diocesi di Albenga. Quella già commissariata con l’arrivo di monsignor Guglielmo Borghetti dopo numerosi scandali a sfondo sessuale. Perché Fernando parla ancora di pedofilia, di abusi. Addirittura racconta di un missionario che avrebbe approfittato di poveri bambini ospiti di un orfanotrofio. Un sacerdote oggi in attività, con incarichi che potrebbero metterlo in contatto con bambini. IL PM sta valutandole accuse di Fernando, giunto in Italia grazie alla Rete l’Abuso di Francesco Zanardi, che da anni si batte contro le violenze di sacerdoti sui minori. Agli investigatori le parole del giovane sudamericano paiono precise, apparentemente attendibili. Un fascicolo,ancora senza indagati, è stato aperto. Ecco il racconto di Fernando al cronista: “Ho perso il padre da piccolo. E mia madre… ave va molti problemi a seguire me e mio fratello più piccolo. Sono finito in un istituto della Chiesa. Molti mi ritenevano fortunato, perché sarei stato lontano dalla strada. In salvo”. Ma invece della salvezza, l’istituto si rivela un luogo di sofferenza indicibile:

    “Al l ’inizio mi affidarono a due sacerdoti uruguaiani (uno è morto accoltellato, un omicidio ancora da chiarire, ndr). Dovevano proteggermi, aiutarmi a ritrovare un minimo di serenità. Invece presero a molestarmi, a farmi violenza. Era un supplizio… fisico e…”, Fernando si punta il dito sulla testa: “Psicologico. Finché d a ll ’Italia – prosegue – arrivò questo sacerdote. Credevo di essere salvo. Era gentile, delicato. Gli raccontai tutto, denunciai gli altri due sacerdoti. Promise che mi avrebbe aiutato. Gli credetti, che altro potevo fare, ero disperato. Totalmente disperato. Mi aggrappai a quel prete. Lui mi accarezzava, mi dava dei bacini. Mi chiamava piccolo mio. E sì…poi ha cominciato a fare tutto il resto, a toccarmi e… potete immaginare. Ma io ero troppo confuso, vedevo in lui un padre, credevo che quello fosse un modo per manifestare l’amore. Comunque non potevo ribellarmi, perdere anche quest’uomo”. Gli abusi, secondo le accuse, proseguono a lungo: “Quando era in Uruguay mi chiamava,voleva che lo guardassi mentre faceva il bagno, che mi sdraiassi accanto a lui,che ci scambiassimo baci e carezze sui genitali. No,non pretendeva un rapporto completo, ma gli altri sì. Non mi piaceva, anzi, lo detestavo. Ma… insomma, io non avevo soldi, non avevo da mangiare. Non potevo dire di no”. Finché dieci anni fa, quando era diciannovenne, Fernando riceve dalle mani del prete un regalo prezioso: un biglietto per l’Italia.

    E vola ad Albenga. “Sognavo di studiare, di trovarmi un lavoro. Di uscire finalmente dalla vita che avevo fatto nel mio paese. Invece… era tutto uguale. Quell’uomo non voleva aiutarmi, ma soltanto… toccarmi, e il resto. Finché un giorno, mentre cercavo nel taschino della sua giacca gli spiccioli per le sigarette, ho trovato una fotografia: due bambini biondi, nudi. Ho capito che non ne potevo più. E sono riuscito a convincerlo apagarmi il biglietto per tornare a casa”. NON ERA FINITA. Dopo Fernando anche suo fratello, oggi ventenne, sarebbe finito tra le braccia del sacerdote. Poi gli abusi finiscono, “sono riuscito a farmi una vita. Almeno ci ho provato, ho avuto cinque figlie”. Ma la storia delle violenze aveva superato i confini dell’orfanotrofio: “Ho incontrato un altro missionario – racconta Zanardi – che raccontava di aver lasciato l’istituto in Uruguay, disgustato da quello che avveniva”. Aveva presentato denuncia? “No, non se l’era sentita”. Mala Retel’Abuso comincia le sue indagini e rintraccia Fernando. Gli chiede di presentare denuncia. “Ci ho pensato a lungo. Ero terrorizzato. Quel prete da noi è potentissimo. In molti appena hanno saputo che venivo in Italia per denunciarlo mi hanno voltato le spalle. E poi io campo ancora grazie alla Chiesa”. Fernando ha deciso lo stesso di presentare denuncia: prima presso l’ambasciata italiana di Montevideo, poi ai pm di Savona che da anni indagano sugli scandali della chiesa di Albenga. “Te mo che ci siano altri ragazzi, tanti, che hanno passato quello che ho subìto io. Spero che adesso trovino il coraggio di denunciare anche loro”.

    Il Fatto Quotidiano

  • Spunta un’altra vittima del prete pedofilo di Ponticelli, don Silverio Mura

    Spunta un’altra vittima del prete pedofilo di Ponticelli, don Silverio Mura

    Nei giorni scorsi ci ha contattati un’altra vittima del prete di Ponticelli (Napoli) nascosto dalla diocesi, don Silverio Mura che la Rete L’ABUSO aveva già denunciato in più occasioni grazie alla testimonianza di Diego (nome di fantasia).

    Anche in questo caso la vittima ha conosciuto don Silverio nella scuola di Ponticelli, dove malgrado le denunce di Diego al cardinale Crescenzio Sepe, a monsignor Lucio Lemmo, non fu mai rimosso ma trasferito a pochi chilometri da Napoli, nell’istituto alberghiero “C. Russo” di Cicciano dove ha continuato a lavorare indisturbato come insegnante di religione  in mezzo ad adolescenti, fino alla nostra denuncia.

    La nuova vittima descrive dei dettagli mai resi pubblici,  descritti anche da Diego, dettagli che renderebbero la vittima attendibile. Nella prima sua mail di contatto la vittima conclude il racconto dicendo “ora vorrei solo semplicemente incontrarlo anche se non so dove sia per chiedere solo alcune cose ma senza rancore e rabbia…Provo diciamo pena per lui…” e conclude con la speranza “Vorrei solo sapere al più presto che tutte le persone come me coinvolte stiano meglio….grazie per l’attenzione che date e per l’amore e l’impegno che mettete per combattere…”

    Nei prossimi giorni tramite l’ avvocato della Rete L’ABUSO Sergio Cavaliere provvederemo alla segnalazione del nuovo caso all’autorità giudiziaria e cercheremo anche, con il consenso di Diego, di mettere i due in contatto, come ci viene chiesto dal ragazzo.

    Per quanto riguarda il prete, al momento è in una struttura per preti pedofili ed è in corso nei suoi confronti un processo canonico per le molestie inflitte a Diego.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO