Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • CEI & PEDOFILIA

    CEI & PEDOFILIA

    di ANDREA FILLORAMO

    “Fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Il proverbio afferma che c’è una grande differenza tra l’enunciazione di un progetto o dei principi e la sua realizzazione e con esso talvolta viene riconosciuta l’incoerenza di chi “predica bene ma razzola male”. Ciò sicuramente non si può dire di Papa Francesco che, durante il volo che lo riportava a casa dalla terra santa, dichiara guerra ai sacerdoti pedofili e paragona la violenza di un prete su un bambino a una “messa nera”, un vero “sacrilegio” e, immediatamente dopo, attua dei provvedimenti concreti contro la pedofilia nella chiesa cattolica. Ecco le sue parole “Non c’è posto nel ministero della Chiesa per coloro che commettono abusi sessuali; e mi impegno a non tollerare il danno recato a un minore da parte di chiunque, indipendentemente dal suo stato clericale. Per tutti noi vale il consiglio che Gesù dà a coloro che danno scandalo, la macina da molino e il mare”.

    Un durissimo anatema di Bergoglio contro la pedofilia, inoltre, lo lancia in un lungo colloquio con Eugenio Scalfari, pubblicato da Repubblica. “La pedofilia è una lebbra che c’è nella Chiesa e colpisce anche vescovi e cardinali”. “La corruzione del fanciullo è quanto di più terribile e immondo si possa immaginare e questi fatti succedono anche in famiglia” ma “come Gesù userò il bastone contro i preti pedofili, tra cui ci sono anche vescovi e cardinali”. Seguono a queste parole i fatti clamorosi: l’arresto in Vaticano dell’ex nunzio apostolico nella Repubblica Domenicana, Józef Wesolowski, la rimozione del vescovo di Ciudad del Este, la seconda città del Paraguay, monsignor Rogelio Ricardo Livieres Plano e altri fatti. Il Papa, quindi, per quanto riguarda la pedofilia, non fa sconti a nessuno, neppure alle più alte cariche della curia di Roma.

    Egli continua la battaglia di papa Benedetto XVI, che è stato obbligato a provare l’ultimo disperato tentativo di invertire la rotta della chiesa cattolica. Non dimentichiamo, infatti, che era stato Ratzinger, l’allora capo della Congregazione per la dottrina della fede, che, con una ben precisa circolare inviata ai vescovi di tutto il mondo il 18 maggio 2001, non solo imponeva il segreto su questi orribili argomenti, ma avvertiva anche che a volere una tale direttiva era il papa di allora in persona, cioè Giovanni Paolo II. Da notare che per quell’ordine scritto, diramato a tutti i vescovi assieme all’allora suo vice, cardinale Tarcisio Bertone, Ratzinger nel 2005 è stato incriminato negli Stati Uniti per cospirazione contro la giustizia in un processo contro preti pedofili in quel di Houston, nel Texas. Ricordiamo ancora che Mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana. nel mese di maggio 2002 ha dichiarato]: “I preti pedofili sono un fatto assolutamente marginale che non richiede interventi da parte delle istanze centrali della Chiesa italiana. Si tratta di un fenomeno estremamente limitato e i vescovi riaffermano la loro fiducia nella stragrande maggioranza dei preti, che servono con fedeltà la Chiesa e l’educazione dei giovani”.

    “Il Consiglio permanente non ha mai parlato di casi di pedofilia, alla Cei non c’è nessun elenco in proposito, non abbiano né casi in evidenza né una procedura di monitoraggio”. “La Cei non esercita sorveglianza sui vescovi, non è una superconferenza che li controlla, perché è responsabilità di ogni singolo vescovo affrontare la questione”. Per mettere in atto il suo piano Bergoglio promulga una profonda riforma del codice penale e del codice di procedura penale in vigore in Vaticano (che recepisce i codici italiani del 1929). In particolare modifica e inasprisce le pene per abusi sessuali (da 8 a 20 anni di reclusione) e stabilisce che i cittadini vaticani o i diplomatici della Santa Sede possono essere processati dinanzi al tribunale penale del Vaticano anche quando compiono reati all’estero. L’arresto del nunzio getta immediatamente nel panico la parte pedofila del clero cattolico, che teme di cadere nella rete della giustizia vaticana, che non “tollera” e non “perdona”; Le decisioni del papa sono come un terremoto, quando cadono per terra cornicioni, numerose crepe appaiono sui muri e soprattutto tantissima gente va per strada, spaventata ed allo stesso tempo stupita.

    Come c’era da aspettarsi appaiono nella Chiesa anche i garantisti, che si esercitano nella difesa delle prerogative degli imputati solo perché appartengono al loro “giro”. La decisione di arrestare un arcivescovo in Vaticano, a loro dire, è un gesto inutilmente plateale che va a colpire un componente del corpo diplomatico della Santa sede e rischia di mettere in crisi l’autorevolezza del Vaticano nel mondo. Il Papa, però non si ferma né intende fermarsi; istituisce all’interno della “Congregazione per la dottrina della fede” uno speciale collegio, formato da 7 cardinali e vescovi, per velocizzare i numerosi processi sui sacerdoti accusati di pedofilia. Egli conosce bene la tragica situazione della Chiesa “infangata” da una schiera interminabile di preti e vescovi che si sono macchiati di un gravissimo reato. Dal 2004, più di 3.400 casi credibili di abusi, infatti, sono stati denunciati al Vaticano, di cui 401 nel solo 2013. Egli sa bene che altre misure disciplinari sono state prese nei confronti di 2.572 sacerdoti. Tra le sanzioni minori ai 2.572 sacerdoti c’è anche l’imposizione a vivere il resto della vita in penitenza e preghiera, misura spesso usata quando il prete accusato è anziano o infermo.

    Non sono pochi ma si tratta di sacerdoti che vengono “messi in un luogo in cui non hanno alcun contatto con bambini”. Il punto più importante in questo “processo” di interventi “drastici” nei confronti dei preti pedofili, iniziato da Benedetto XVI, e, concluso da papa Francesco, è che la Santa Sede, nel suo campo, e le Conferenze episcopali, sono sul fronte per combattere contro ogni abuso sessuale sui minori, per prevenire questo crimine, per aiutare le vittime e per punire anche chi è colpevole. Molte diocesi e, quindi, molti vescovi si sono dichiarati In piena sintonia con il Papa, come l’arcidiocesi di Chicago che ha pubblicato sul suo sito ufficiale i nomi di 36 preti che hanno abusato di 350 minori dal 1950 a oggi. Un’operazione trasparenza, benedetta da Francesco. Tale operazione, però, in Italia tarda ad arrivare.

    Ancora, in molti vescovi italiani manca la coerenza ”fra le parole di condanna” di un crimine e “i fatti” che prevedono, come richiesto dal papa la “tolleranza zero”. Basta, infatti leggere le linee guida della Cei sulla pedofilia. In esse permane la mancanza dell’obbligo giuridico per i vescovi di denunciare all’autorità giudiziaria civile casi di abuso sui minori. Una posizione che mi sembra agli antipodi rispetto a quella di Bergoglio. Leggiamo, infatti: “il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale, non ha l’obbligo giuridico, ma solo il dovere morale di denunciare all’autorità giudiziaria notizie riguardanti casi di abuso sessuale nei confronti di minore da parte dei sacerdoti. Insomma, per i vescovi non c’è nessun obbligo, ma solo il dovere “di contribuire al bene comune” attraverso la denuncia di notizie a proposito di abusi sessuali da parte dei sacerdoti nei confronti di minori.” Lo stesso documento sottolinea però che i vescovi devono dedicare un’attenzione particolare nel discernimento vocazionale di coloro che si presentano per il sacerdozio o per entrare nella vita consacrata”.

    Uguale “attenzione particolare” la CEI, però, non propone per la “selezione” e l’individuazione dei vescovi pedofili. In linea con questa “ posizione”, che, a mio parere non è quella del Papa, c’è l’appello dei vescovi italiani al termine dell’assemblea generale della Cei che si è tenuta ad Assisi. Nel comunicato finale i presuli scrivono che “se nella buona come nella cattiva sorte il presbiterio è la famiglia del sacerdote, si avverte l’importanza che anche quanti si sono resi colpevoli di delitti possano non sentirsi abbandonati a se stessi”. Cosa significhi “non sentirsi abbandonati a se stessi”?, non lo sappiamo, o meglio lo conosciamo leggendo ancora un altro passaggio delle linee guida sulla pedofilia, che indubbiamente desta grande sconcerto: “La presentazione della denuncia in ambito canonico non comporta né implica in alcun modo la privazione o la limitazione del diritto di sporgerla innanzi alla competente autorità giudiziaria civile. Qualora il denunciante dovesse decidere di sporgere denuncia in sede civile, la competente autorità ecclesiastica, nel rispetto della vigente normativa canonica e civile, provvederà a fornirgli tutto l’aiuto spirituale e psicologico necessario, con ogni premura verso le vittime”.

    Affermazioni che suonano come un magistero totalmente opposto a quello di Papa Francesco. Che la CEI ne abbia consapevolezza o no, a noi ritornano in mente le parole del papa, che ha recentemente affermato: “il bene di un bambino o di un adulto vulnerabile è prioritario nel momento in cui viene presa qualsiasi decisione” e, inoltre: ”vale il consiglio che Gesù dà a coloro che danno scandalo, la macina da molino e il mare”. Una missione che sembra del tutto estranea alla Cei.

  • Pescara, prete indagato per violenza sessuale

    Pescara, prete indagato per violenza sessuale

    di Pietro Lambertini

    PESCARA. «Ho appreso la notizia della perquisizione in casa della famiglia di don Vito Cantò e sono a disposizione della questura per aiutarla a comprendere la situazione». Così l’arcivescovo di Pescara,Tommaso Valentinetti, racconta quello che è successo venerdì mattina quando gli agenti della squadra mobile hanno bussato al portone del convento delle suore di clausura, ai Colli: è soltanto lì che don Vito, 42 anni, già prete a Brittoli, Civitaquana e nella parrocchia di San Camillo de Lellis in via Parigi a Villa Raspa di Spoltore, può concelebrare la messa. Solo lì, dove quasi nessuno può entrare: il parroco è indagato per il reato di violenza sessuale.

    Incontri sessuali. Secondo il capo di imputazione, tra il 2011 e il 2012, don Vito avrebbe commesso presunti abusi sessuali su un ragazzino di 15 anni che frequentava, insieme agli amici, la parrocchia di Villa Raspa. In base agli atti dell’indagine, non ci sarebbero state né costrizione né violenza fisica: è lo stato di presunta «subordinazione psicologica», a cui sarebbe stato sottoposto il minorenne, a far scattare l’accusa di violenza sessuale. Dopo la visita al convento, accompagnati da don Vito, i poliziotti sono andati a Cepagatti, per perquisire la casa dei genitori del prete: è in quella casa del centro abitato che, da più di un anno, vive anche don Vito. I poliziotti sono usciti dall’abitazione con del materiale che sarà oggetto di controlli.

    Prete della movida. Don Vito è un prete conosciuto nel Pescarese. Nel 2006 era stato anche protagonista di un’iniziativa rimbalzata sui giornali italiani: sceso in strada di notte, sulla riviera di Pescara, aveva confessato i ragazzi durante la movida. «Ci siamo messi proprio qui», aveva raccontato il parroco ai giornalisti, «perché questa è la meta del passeggio notturno. Ora si chiama movida. Vogliamo essere, come dice il Vangelo, il lievito del pane, il sale che dà sapore. La nostra proposta è semplice ed è scritta nel volantino che distribuiamo a tutti: “C’è un cuore che prega per te, nella notte”». Don Vito ha anche un passato da assistente ecclesiastico nel movimento scout dell’Agesci Abruzzo: lo è stato fino alle dimissioni, arrivate all’improvviso e inspiegabili nell’estate dell’anno scorso dopo una presa di posizione della curia di Pescara, tenuta riservata fino a ieri.

    Sospeso 16 mesi fa. Infatti, si è appreso che, nei primi mesi del 2013, voci di possibili attenzioni sessuali del parroco almeno su un ragazzino sono arrivate alla curia: è lo stesso arcivescovo a confermarlo. Così nel luglio 2013, è scattata la sospensione e il parroco è stato costretto a lasciare immediatamente la chiesa di Villa Raspa disertando anche la celebrazione di un matrimonio.

    «Lo abbiamo allontanato». «Dopo le segnalazioni avute riguardo don Vito», rivela Valentinetti, «lo abbiamo allontanato dalla comunità parrocchiale con una sospensione dalle mansioni proprie dell’ufficio sacerdotale». Una sospensione “ad cautelam”, risalente a 16 mesi fa, che ha innescato anche un processo canonico, parallelo all’indagine della polizia. Con la sospensione, al parroco è stato vietato di celebrare la messa in luoghi aperti al pubblico mentre gli è stato concesso di concelebrare le funzioni nel convento di Pescara. «Secondo quanto richiesto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, spiega Valentinetti, in ottemperanza al Motu Proprio “Sacramentorum Sanctitatis tutela”, abbiamo avviato il procedimento canonico che attualmente si trova nella fase di processo penale canonico».

    Denuncia dei genitori. Dal processo canonico all’indagine penale, coordinata dal pm Salvatore Campochiaro: la Mobile, guidata dal dirigentePierfrancesco Muriana, ha avviato gli accertamenti sul prete dopo la denuncia della famiglia del quindicenne, adesso maggiorenne. Non è stata la Chiesa, quindi, a informare la polizia dei sospetti sul parroco ma i familiari del ragazzo: in base alla versione fornita dalla famiglia, il prete avrebbe avuto incontri sessuali con il loro figlio. Sarebbero stati gesti consenzienti ma che, a distanza di mesi, avrebbero provocato una crisi di identità sessuale al ragazzino. A raccontarlo ai genitori, nei mesi successivi, sarebbe stato proprio il giovane che avrebbe riferito degli incontri che si consumavano nell’alloggio canonico del prete.

    «Sono a disposizione». «Rammaricato», così si definisce adesso l’arcivescovo che avrebbe avuto già un primo contatto con la polizia. Valentinetti, comunque, ribadisce la sua volontà di collaborare alle indagini: «Difficile aggiungere altre parole certo è che confidiamo nella giustizia», conclude l’arcivescovo, «e continueremo a essere a disposizione per la risoluzione del caso».

  • Preti pedofili in Calabria. Emilio Grimaldi, giornalista. Le coraggiose denunce di una vittima, Scrittore e blogger antimafia: “La logica della Chiesa è il silenzio”

    Preti pedofili in Calabria. Emilio Grimaldi, giornalista. Le coraggiose denunce di una vittima, Scrittore e blogger antimafia: “La logica della Chiesa è il silenzio”

    Emilio Grimaldi, blogger, giornalista e scrittore. Certamente ha un debole per le parole, ma ancora di più ce l’ha con la verità. La sua è una ricerca spasmodica. Destinatario di una montagna di querele non si tira indietro, va avanti lo stesso. Probabilmente quella verità che non riuscì ad urlare quando era bambino ora è diventata la sua ossessione. Non per nulla il suo blog l’ha intestato così: “l’Url di emilio grimaldi” http://emiliogrimaldi.blogspot.it/

    Oggi la Rete l’Abuso incontra Emilio Grimaldi, che è qualcosa in più di una vittima. Un giornalista che ha scelto di occuparsi in prima linea di fatti e misfatti della sua bellissima terra, la Calabria

    Mi piace scrivere. E questo lo capii quando, a Roma, lavorando per una cooperativa sociale mi dissero di scrivere delle relazioni sui ragazzi, disabili fisici e psichici che seguivo sia a casa che a scuola. Mettendo su carta le mie riflessioni mi accorsi che la scrittura mi stava consegnando qualcos’altro rispetto ai pensieri puri e semplici. E da allora cominciò a rafforzarsi la passione, che non coltivai subito, ma lo coccolai per un po’. Ritornando in Calabria mi venne naturale inizia a scrivere per un giornale locale. Mi ci fiondai come fanno i bambini con la nutella. E poi il blog. E poi le querele, ne ho una quindicina sparse per tutta Italia. Cosa posso dire di me? Non saprei, esattamente. Sono sempre alla ricerca di qualcosa. Che so che c’è da qualche parte. Cosciente che non sono io il centro del mondo mi confronto con tutto ciò che succede e mi succede.

    Ma prima del giornalismo un passato in seminario. Ce ne parli?

    Divento chierichetto ad otto anni. Finisco la scuola elementare ed entro in seminario. Il primo anno fila liscio. Poi nel secondo anno di scuola media arriva un signore di una certa età, 50 anni, a fare il vicerettore. Un signore distinto, ex impiegato di banca, che stava lì per concludere gli studi in vista dell’ordinazione sacerdotale. Ecco, fu lui ad approfittarsi di me. E non solo, anche di altri. Il resto lo racconto nel libro.

    Ritieni che l’istituzione del seminario minore abbia un senso per una scelta matura e consapevole, come dovrebbe essere il sacerdozio?

    Il seminario è un’Istituzione come tante ce ne sono nel mondo. Collegi, scuole, strutture protette. La bontà delle strutture non dipende dall’Istituzione in sé, ma dagli uomini. In questo la Chiesa è responsabile degli uomini che manda a fare gli educatori dei futuri sacerdoti. Lo è stata in passato e lo è oggi. Il guaio è quando la Chiesa vi manda i peggiori che ha. Persone che non sa dove piazzare, per tanti motivi, nelle parrocchie e li scarica in seminario come se fosse il posto meno influente e meno decisivo della diocesi. Non hanno avuto e non hanno – se il fenomeno ancora continua – la sensibilità di pensare che i seminari sono il luogo più sacro e più intoccabile di tutte le realtà ecclesiastiche. Laddove ci sono bambini dovrebbe essere così. Lo dice anche Gesù…

    Quale è stato l’atteggiamento dei superiori del sacerdote quando hanno avuto conoscenza degli abusi?

    Non sono a conoscenza se i superiori hanno saputo o meno degli abusi di
    “don C.” (come lo chiamo nel libro. Per la cronaca è diventato prete in un’altra diocesi italiana, non quella di Crotone dove stavamo, dopo un po’ di anni). Da parte mia non dissi niente a nessuno, neanche al confessore.

    Le vittime spesso hanno bisogno di anni per aver consapevolezza dell’abuso e trovare la forza di raccontarli. Nel tuo caso?

    La consapevolezza è una parola “grossa”. Vuole dire essere coscienti di quanto le persone hanno vissuto, visto e sentito, vuol dire quanto sanno di sé e degli altri. E penso che sia quasi impossibile essere realmente consapevoli delle cose subite contro la propria volontà, a maggior ragione quando si è bambini. Le esperienze che uno fa poi le conserva nel proprio bagagliaio e ogni tanto le tira fuori per ricordare, raccontare, o anche per capire come se fossero dei fossili, non più vive. Purtroppo, ed è questo il vero bandolo della matassa, queste continuano a condizionare l’IO, volenti o nolenti. Da piccolo pensavo che ciò che avevo subito fosse ormai morto. Che, chiudendo a chiave la porta di dove l’avevo costipato, l’avessi lasciato morire soffocato. Ecco, non è così che funziona. E questo l’ho capito solo scrivendo. Scrivendo ho aperto quella porta e, con mio stupore, ho scoperto non un feticcio ma “qualcosa” che, nonostante il buio dalla luce, era riuscito a farsi strada all’interno della mia sensibilità, personalità e libertà. Ho visto un essere che non ne voleva sapere di morire. E certamente morirà solo insieme a me. La salvezza dal “mostro” si ha solo guardandolo in faccia per governarlo perché non possa far più del male. E mi dichiaro anche fortunato. Non tutti fanno in tempo nel corso della loro vita a rendersi conto quanto male può fare l’intimità rubata, violentata e venduta ai propri piaceri senza che l’altro sia consenziente. In questo contesto l’educazione religiosa, del peccato e del perdono, non mi ha aiutato molto. A spingere quella porta per chiuderla al mondo esterno è stato il pensiero che il peccato, commesso dal don, non potesse intaccarmi, non potesse toccare la mia anima perché io, in quanto bambino, ero puro e incontaminabile.

    Cosa ne è stato di quel sacerdote? Ha avuto provvedimenti disciplinari? E ancora in attività?

    È diventato sacerdote. Probabilmente in qualche diocesi dove ha operato si è sparsa la voce dei suoi problemi, ma verso di lui non credo la Chiesa abbia adottato dei provvedimenti, né canonici né civili. E’ molto anziano e vive in una casa del clero.

    Ti sentiresti di dare un consiglio a chi subisce un abuso del genere?

    Parlarne. Con i propri genitori. Denunciare subito presso le autorità competenti, senza ripensamenti. E farsi aiutare.

    Sappiamo però che il tuo personale non è l’unico caso di abuso sessuale da parte di un sacerdote di cui ti occupi

    Sì, sono a conoscenza che lui a Crotone abusò anche di altri.

    Poi c’è la tua attività di giornalista. Ci hai parlato di tutte le querele ricevute. Ma c’è anche una tua inchiesta sulla diocesi di Catanzaro che ti ha portato a rischiare un’altra querela

    Le querele fanno parte dell’ordinamento giuridico civile. Se una persona si sente diffamato è giusto che lo denunci. Ormai sono così abituato che non me ne preoccupo, piuttosto sto più attento quando scrivo. Sì, la diocesi di Catanzaro mi “ha fatto chiamare”, cioè ha contattato un paio di sacerdoti che mi conoscono per chiedermi di cancellare un post, che è più che altro un racconto, una storia su alcuni casi di pedofilia che hanno colpito una famiglia di Catanzaro. Dinnanzi alle mie resistenze mi ha scritto un legale su mandato della Chiesa. E, niente, manco stavolta l’ho tolto. Al momento nessuna comunicazione mi è giunta dagli organi inquirenti. Non so, forse ci avranno rinunciato.

    In questo periodo ti sei interessato di un’altra vicenda di abusi sessuali denunciati a Catanzaro

    Forse ti riferisci al caso di Belcastro della diocesi di Crotone. Questa vicenda la seguo da quando è sorta, dal 2010. Dalla fuga del prete… Tuttavia, non sono del tutto certo che sia stato io a scegliere di occuparmi di questa storia, è possibile che sia stato io ad essere scelto.

    In che senso?

    Nel corso delle mie ricerche ho scoperto che ci sono molte coincidenze che mi legano a questa pagina nera della chiesa di Crotone e che mi auguro un giorno di portare alla luce.

    Ci vuoi parlare della vicenda del seminario di Catanzaro?

    Si tratta di una storia che vede coinvolti alcuni ragazzi appartenenti alla stessa famiglia. Due presunte vittime di abusi da parte del loro catechista e un altro fratello che è stato allontanato dal Seminario perché, secondo i genitori, hanno avuto il coraggio di denunciare (per giunta l’inchiesta è partita d’ufficio dalla Procura in seguito alla segnalazione di uno psicologo dell’infanzia) pubblicamente, cioè all’interno del movimento religioso a cui appartenevano, ciò che avevano subito i loro figli. Il Tribunale ha aperto due inchieste, una che si è appena conclusa con la classica formula “il fatto non sussiste” e l’altra che si accinge a sentire i testimoni. Ne scrivo su: http://emiliogrimaldi.blogspot.it/2014/06/…el-peccato.html.

    Che idea complessiva ti sei fatto del complesso delle vicende di abusi denunciati nelle diocesi calabresi a te vicine? C’è un filo comune? Come credi che le diocesi abbiano gestito i casi?

    E’ più che altro una constatazione. C’è una procedura che va per la maggiore da noi e in molti altri posti. Ed è il silenzio. Mantenere il silenzio. E pur di ottenerlo si industriano con tante strategie. Se, poi, questo si rendono conto che non è possibile, perché magari i fatti sono sul tavolo del magistrato, passano al “silenzio stampa”, cioè non se ne deve parlare in giro. Se qualcuno li accusa adottano anche qui il silenzio, che possiamo chiamare il “silenzio istituzionale” Come? Non rispondendo alle “provocazioni”.

    Quindi, come noi, ritieni che parlarne sia uno dei mondi per combattere gli abusi?

    Penso sia il primo, da cui parte tutto. Gli aiuti, la denuncia sociale e soprattutto la giustizia, la condanna per i reati.

    Ci parli un pò del tuo libro? Perché hai deciso di scriverlo?

    Non c’è un motivo in particolare. Ad un certo punto della mia vita ho pensato che fosse giunto il momento di scrivere e di capire, per me, cosa mi fosse successo. E ho scritto. Ho iniziato a scrivere sapendo, anche se non ero del tutto sicuro, che le parole mi avrebbero aiutato a capire. Inizialmente non ero certo che ci sarei riuscito (anche se nemmeno adesso lo sono del tutto) a mettere su carta qualcosa che mi avrebbe aiutato a sapere, a conoscere ciò che ho vissuto in “in gioventù”. Per “gioventù” intendo – si tratta di qualcosa che nessuno mai mi ha chiesto: “Il giovane Emilio”, pur essendo un libro su un ragazzino dagli otto e poi dagli 11 anni in sù, se mai: l’adolescente Emilio – giovialità, la freschezza che hanno i ragazzi quando si affacciano alla primavera della vita. E sono sorridenti. Per questo ho scritto. Ma il libro non è solo una denuncia. E’ la panoramica su un disincanto, quello di un bambino che si avvicina alla Chiesa per dedicare la sua vita ad essa, per sposarsi con essa. Il disincanto di un bambino che forse si aspettava qualcos’altro. Dal punto di vista religioso potrei dire che, se fossi stato santo, avrei brillantemente superato tutte le difficoltà, e anche le mie, per dimostrare la grandezza della divinità. Evidentemente, non lo sono. Eppure, pur nella diversità, c’è la giustizia universale, di tutti, che esula dagli steccati terreni, quella divina. E, come la metti la metti, non può non andare d’accordo anche con la nostra.

    Qual è il tuo rapporto con la religione oggi?

    Ho un rapporto sereno. Non penso che tutti i preti siano pedofili. Nella Chiesa ci sono delle persone speciali, Non bisogna dimenticarlo. Ma è anche vero che per rendere migliore qualsiasi cosa è dal male che si comincia. Per estirparlo e non farlo crescere più.

    www.cdse.it/index.php?id=745

    Emilio Grimaldi
    Il giovane Emilio

    anno 2013, 104 pagine, ISBN 978-88-7351-683-5
    collana: LA VITA NARRATA
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    A volte il ricordo della giovinezza può far male. Lo sa bene Emilio, che proprio in tenera età si trova a stretto contatto con una realtà perversa, una realtà così tanto lontana e differente da quei valori che lo hanno condotto a intraprendere il cammino seminariale. Per questo, come nei compiti di italiano alla scuola media. Emilio non riesce a trovare il “filo conduttore” che lega la sacralità delle materie religiose alle violenze sessuali. Ma diventare prete per il giovane seminarista è un impegno davvero importante: “Non aveva scelta: era il compromesso della sua vita. Nessuno sapeva all’infuori di loro due”. Come in un diario, l’autore confessa il suo segreto:un inferno con il quale è stato costretto a convivere, un universo scabroso da denunciare.

  • Prete indagato per pedofilia. “Ha abusato più volte del bambino”

    Prete indagato per pedofilia. “Ha abusato più volte del bambino”

    Viareggio, 16 ottobre 2014 – L’«ORCO» che avrebbe abusato ripetutamente di un ragazzino di 11 anni è un sacerdote.

    E’ questa la scioccante verità sulla quale da tempo la Procura di Lucca ha aperto un fascicolo. Un fascicolo che di giorno in giorno si è arricchito di testimonianze, di documenti medico-legali, di perizie concordati: il bambino è stato violentato. Una vicenda scabrosa, non l’unica, che da qualche tempo sta creando da una parte imbarazzo e dall’altra sgomento nel campo investigativo.

    Il religioso da tempo non è più in Versilia (resta da capire quanto è stato deciso il trasferimento: primo o dopo che erano emerse le accuse? La Curia era a conoscenza dell’inchiesta? Sono interrogativi che meritano una risposta in ossequio anche al nuovo corso di papa Francesco) ma sul conto del sacerdote, descritto come «molto affabile» le accuse rimangono intatte. Anzi dopo l’incidente probatorio sono aumentate anche se il sacerdote respinge tutte le accuse. «Non ho mai toccato quel ragazzo» ha ribadito agli inquirenti della Procura di Lucca. L’accusa è di violenza sessuale su un minorenne. Un caso di pedofilia, insomma.

    «UNA VICENDA terrificante» si è lasciato sfuggire uno degli investigatori che ha ricostruito le varie fasi della vicenda iniziata in un paese dell’entroterra dopo una famiglia in difficoltà è stata ospitata in una struttura — frequentata da religiosi — in un Comune vicino. Prprio in questo contesto, a contatto con la famiglia, è comparso spesso il sacerdote. Nessuno pensava che il religioso (questa la tesi dell’accusa, che ha preso spunto anche dalle testimonianze degli assistenti sociali) potesse trasformarsi in un pedofilo. Sta di fatto che in più di una circostanza, sia le catechiste che le assistenti sociali, hanno notato una serie di disegni fatti dal bambino che nascondevano l’angosciosa verità. In pratica il piccolo si immaginava come una piccola principessa innamorata del suo «Principe Azzurro», il sacerdote con tratti sommativi particolari e per l’accusa anche «inequivocabili».

    Un passo alla volta, dunque, la Procura dopo avere raccolto la denuncia ha cominciato a ricostruire il puzzle dell’inchiesta, ascoltando anche il piccolo con il supporto di uno psicologo e di un neuropsichiatra infantile. E anche in questi colloqui e in occasione dell’incidente probatorio, la Procura ha maturato la convinzione che da parte del sacerdote siano state commesse violenze sessuali nei confronti del ragazzino, nel pieno del passaggio della pubertà all’adolescenza, forse anche un po’ disorientato dai problemi emersi nella sua famiglia negli ultimi mesi, costretta a cambiare Comune di residenza. Nelle prossime ore la Procura — l’inchiesta è diretta dal sostituto procuratore Antonio Mariotti — potrebbe presentare la richiesta di rinvio a giudizio a carico del sacerdote per violenza sessuale su minore.

    http://www.lanazione.it/viareggio/orco-bimbo-violenza-1.307844

  • Pedofilia in Versilia, la Rete l’Abuso chiede chiarezza alla diocesi di Pisa

    Pedofilia in Versilia, la Rete l’Abuso chiede chiarezza alla diocesi di Pisa

     ARCIVESCOVO: S. E. Mons. Giovanni Paolo Benotto

    In merito alle notizie di stampa sulle indagini a carico di un sacerdote accusato di abusi sessuali su un 12enne ospite di una struttura religiosa nella diocesi di Pisa la Rete L’abuso, movimento a sostegno delle vittime degli abusi sessuali del clero, ringrazia la stampa locale che ha sollevato il silenzio sulla vicenda.

    Ferma restando la presunzione di innocenza, la Rete stigmatizza il comportamento omertoso della diocesi di Pisa, che ha trasferito il sacerdote indagato senza renderne note le ragioni. Questo atteggiamento ci dimostra che niente è cambiato nella logica ecclesiale di soffocare lo scandalo.

    La Rete chiede di sapere se questo sacerdote sia tuttora in servizio e se sia a contatto coi minori. Chiede inoltre di sapere quando la diocesi di Pisa è stata informata delle accuse nei confronti del sacerdote e se abbia inoltrato denuncia, all’autorità giudiziaria, trattandosi di un reato perseguibile d’ufficio. La Rete si domanda infine quali provvedimenti canonici sono stati presi nei confronti del sacerdote e quali iniziative la diocesi di Pisa ha preso a tutela della vittima.

    La Rete è consapevole che i crimini venuti alla luce sono solo la punta dell’iceberg ben oltre l’ammissione di papa Francesco che i preti pedofili sono il 2% del clero. L’enormità del problema ci è da stimolo nel perseguimento della verità e della giustizia. Per questo seguiremo tutti gli sviluppi del caso.
    15 ottobre 2014
    Il portavoce: Francesco Zanardi

  • La pedofilia del clero: una condanna senza sconti!

    La pedofilia del clero: una condanna senza sconti!

     di don Giorgio De Capitani

    Il papa fa sul serio. Così titolano i giornali. I mass media impazziscono nel dire e ridire, fino alla noia, che finalmente papa Francesco spazzerà via la pedofilia dalla Chiesa! E ci prendono gusto (non hanno solo il caso Yara e simili da vivisezionare) nell’andare a ripescare il torbido nei risvolti della vita privata del povero malcapitato arcivescovo polacco (povera Chiesa polacca!) Jozef Wesolowski (un cognome che impareremo a pronunciarlo molto bene), che il papa ha messo nelle mani della giustizia terrena.

    Era ora! E nel dirlo il mondo intero tira un sospiro di sollievo. Era ora!

    Era ora? Già, qualsiasi cosa fa questo papa è una speranza. E prima? Ci rendiamo conto che per secoli ha Chiesa ha taciuto?

    E lui, papa Bergoglio, quando era prete o vescovo, non ha mai taciuto di fronte alla pedofilia di qualche suo confratello?

    Bisogna pur iniziare! Va bene! Iniziamo! Ma da dove? Da qualche caso, tanto per far colpo? Certo, se il papa avesse colpito un povero prete di campagna, l’effetto mediatico non sarebbe stato uguale.

    In questi giorni, mi faccio tante domande. Parto proprio dai cardinali e vescovi, ovvero dai vertici della Chiesa cattolica. Come è possibile che costoro, proprio per la loro alta responsabilità, abbiano compiuto per anni e anni certi crimini? Parlo anzitutto di coscienza! Coscienza, illuminata dal carisma dello Spirito, come ci assicura la Chiesa! Quale carisma?

    Ma, proprio per la loro carica istituzionale, come potevano farlo, senza dare nell’occhio? E tutti tacevano! Se sbaglia un povero cristo (un prete di campagna ha detto magari una parolaccia!), i superiori già lo sanno la sera stessa. Se un cardinale o un vescovo commette qualcosa di losco, tutti tacciono. Anzi, vengono promossi! Se le voci dovessero circolare, lo si prende e lo si mette in qualche ufficio curiale. Sotto copertura.

    Non è vero che la Chiesa finalmente ha preso coscienza della gravità del problema. È invece vero che, di fronte allo scandalo che di colpo è venuto a galla, essa non ha potuto continuare a coprire. Dopo i primi tentennamenti, doveva pur decidersi a fare delle scelte anche radicali. Ma c’è la tentazione da parte della Chiesa di limitarsi a fare altrettanto colpo, scaricando tutto sul solito capo espiatorio. E i soliti coglioni, a partire dai laicisti devoti, abboccano.

    Il fenomeno della pedofilia nella Chiesa cattolica (qui non parlo delle altre Chiese: smettiamola di giustificarci dicendo che non è solo un fenomeno “cattolico”!) è stato davvero così grave e così capillare? E perché è successo? Trovare le cause può essere utile, dal momento che il fenomeno non è ancora morto. Certo, le cause ci sono, ma vanno studiate a fondo. È facile essere superficiali.

    Quello che mi risulta incomprensibile è il fatto che proprio coloro che dovrebbero essere i primi ad essere quasi immuni (per vocazione, per grazia sacramentale, per le continue preghiere, per i doni dello Spirito ecc.) siano i più soggetti al male, e qui non si tratta di pensieri cattivi, non si tratta di qualche disobbedienza ai superiori, non si tratta di polluzioni notturne. Si tratta di uno dei peggiori crimini dell’umanità. A proposito di crimine, finalmente in questi giorni qualche vertice della gerarchia inizia a parlare di pedofilia come di un crimine. Prima la Chiesa diceva che si trattava solo di violazione di un ordinamento ecclesiastico, per cui bastava una semplice confessione per pulirsi la coscienza. Se si tratta di un crimine, basta confessarsi davanti al prete, per ottenere il perdono di Dio?

    Le cause? Talora è difficile trovarle, proprio perché il fenomeno è stato capillare, ha riguardato la gerarchia ecclesiastica, dai vertici più alti agli ultimi preti, religiosi e diocesani,  tanto sommerso da non preoccupare la Chiesa, che interveniva solo quando girava qualche voce, spostando subito il soggetto pericoloso in un altro posto.

    Da notare una cosa. Non solo i superiori mettevano tutto a tacere, anche il popolo dei fedeli aveva le sue colpe. Non c’è solo l’omertà mafiosa: c’è anche l’omertà dei credenti che, pur di salvare la faccia dei suoi rappresentanti, fa di tutto per coprire, tranne il caso in cui il loro prete dà fastidio perché parla chiaro e contro il potere, e allora viene allontanato, col beneplacito dei superiori e del popolo di Dio.

    Si è parlato di collegamento della pedofilia con il celibato del clero. Di per sé il collegamento non è automatico, tanto è vero che la pedofilia avviene anche all’interno delle famiglie. In ogni caso, il celibato obbligatorio pone seri problemi. Sono del parere che la Chiesa dovrebbe lasciare libertà di scelta: sposarsi oppure restare celibi. Credo che ancora oggi ai preti, nonostante la grazia di Dio, manchi qualcosa di ciò che umano, ed è l’amore. Sì, parliamo pure di amore universale, ma l’amore universale non esclude di per sé l’amore umano. Non è forse il dono di Dio più bello, un riflesso del suo stesso Amore? Perché proibirlo ai suoi ministri? Poi ognuno farà la sua scelta: se sposarsi oppure no.

    Ci sono altre concause del fenomeno pedofilia. Ad esempio, la copertura del segreto confessionale. Ho letto che ultimamente qualche Chiesa protestante avrebbe proposto di porre dei limiti a questo segreto, togliendolo nel caso della pedofilia. Sono d’accordo.

    Altra cosa che ha favorito la pedofilia era il luogo fisico del confessionale: il prete a contatto personale con i bambini, in un ambiente chiuso. A parte le mie idee sul sacramento della confessione in sé (da rivalutare sotto l’aspetto comunitario), da tempo sostengo che i ragazzi non andrebbero più confessati individualmente. Che peccati hanno? E poi, quali rischi corrono?

    Inoltre, nella Chiesa c’è stata, e c’è ancora, una visione distorta e perversa del sesso, ritenuto tutto un peccato. C’è una tale repressione che, secondo me, i primi a pagare tale ossessione sono stati, e sono ancora oggi, i preti. I preti sono dei complessati anche a causa  del sesso-tabù.

    Dovete sapete che la tentazione del sesso (della carne!) era così ossessiva che la liturgia della Chiesa trovava ogni occasione per immunizzare i suoi preti con delle preghiere che oggi farebbero ridere.

    Il celebrante, prima di indossare i paramenti per la Messa, recitava alcune orazioni, in latino: si possono ancora trovare sulle tabelle, chiamate cartagloria, nella speranza che i preti moderni non le abbiano buttate via. Ecco alcune di queste preghiere.

    Mentre il sacerdote celebrante si lavava le mani, doveva recitare questa preghiera: Da, Domine, virtutem manibus meis ad abstergendam omnem maculam; ut sine pollutione mentis et corporis valeam tibi servire. (Da’, o Signore, alle mie mani la virtù che ne cancelli ogni macchia: perché io ti possa servire senza macchia dell’anima e del corpo). Il latino dice: “sine pollutione”! Senza perdite del seme!

    Mentre si metteva l’amitto (un panno di lino rettangolare munito di due fettucce, che si appoggiava sulle spalle e si faceva poi aderire al collo; infine si legava attorno alla vita), recitava quest’altra orazione: Impone, Domine, capiti meo galeam salutis, ad expugnandos diabolicos incursus. (Imponi, Signore, sul mio capo l’elmo della salvezza, per sconfiggere gli assalti diabolici, in particolare quelli di carattere sessuale).

    Mentre, sopra il camice, all’altezza della vita, indossava il cingolo (un cordone di lana o di altro materiale adatto che si utilizza a mo’ di cintura), così pregava: Praecinge me, Domine, cingulo puritatis, et exstingue in lumbis meis humorem libidinis; ut maneat in me virtus continentiae et castitatis. (Cingimi, Signore, con il cingolo della purezza e prosciuga nel mio corpo la linfa della dissolutezza, affinché rimanga in me la virtù della continenza e della castità). In latino: “humorem libidinis”. La libido che cos’è?

    Anche negli inni, scritti in latino, che si recitavano nella Liturgia delle Ore, erano presenti diverse e frequenti allusioni alle tentazioni sessuali. Da chierico, mi colpiva l’accenno al “demonio meridiano”. I liturgisti moderni si sono rifiutati di tradurli in italiano.

    Dunque, che dovevano fare i preti? O andavano con una donna, e questo la Chiesa non lo permetteva (a meno che i preti non andavano con le puttane, allora Chiesa taceva, perché sono i legami a dar fastidio alla struttura!), o si soddisfacevano come potevano. Masturbarsi era peccato, secondo la Chiesa, e allora succedeva di tutto. Gli istinti sessuali repressi si scatenavano nel peggiore dei modi.

    In fondo, i bambini o le bambine che cosa rappresentano per il prete celibe? Dovrebbero essere le persone competenti a rispondere a questa domanda. Da parte mia, non riesco a capire e tanto meno ad accettare come si possa fare del sesso con un bambino o una bambina. Ma una causa ci dovrà pur esserci.

    Non vorrei scandalizzare oltre. Ma dico ancora la mia. Ci sono preti che sembrano “casti” e “immuni” da qualsiasi tentazione sessuale. Per me sono “innaturali”. Sono così perché sono asessuati. Non mi si dica che sono santi. Non mi si dica che, a furia di pregare o di fare penitenze, si può arrivare ad essere tanto spirituali da non eccitarsi mai. Sì la dico. Smettiamola di dire che masturbarsi è un peccato. È una cosa del tutto naturale. Che i preti almeno si sfogassero così, magari pensando alla gioia del paradiso, forse eviterebbero di toccare il pisello dei bambini o qualcosa d’altro delle bambine.

    E allora, se tutto è peccato, perché la Chiesa non impone la castrazione fisica ai suoi preti: così sarebbero sicuri di non essere più pericolosi, oppure perché non impone una pillola giornaliera che crei impotenza in tutti i sensi?

    Mi ricordo un prete che ogni mattina si faceva una bella doccia fredda. Mi spiegò: così anche oggi sarò a posto!

    Provate a riflettere: se la Chiesa, qualche anno fa, avesse preso seri provvedimenti contro tutti i preti pedofili, quanti preti si sarebbero salvati? Se nel passato la legge civile avesse potuto colpire anche i papi, forse si sarebbe interrotta per lungo tempo la successione sulla cattedra di Pietro. Proprio nessun papa è stato pedofilo o pederasta? Se sì, perché lo Spirito santo taceva?

  • Wesolowski, scoperto un archivio dell’orrore nel PC

    Wesolowski, scoperto un archivio dell’orrore nel PC

    Ora gli investigatori verificheranno email e tutti i dati per risalire ad eventuali complici. Il sospetto, infatti, è che Wesolowski possa far parte di una rete internazionale dedita alla pedofilia. Intanto sarebbero quattro i vescovi sotto inchiesta e 5mila sacerdoti denunciati

    – Si complica la situazione di monsignor Jozef Wesolowski, l’arcivescovo polacco arrestato dalla gendarmeria vaticana per pedofilia. L’ex nunzio di Santo Domingo aveva un archivio segreto nel suo pc. All’interno oltre 100mila foto e video con minori. Ora gli investigatori verificheranno email e tutti i dati per risalire ad eventuali complici. Il sospetto, infatti, è che Wesolowski possa far parte di una rete internazionale.

    L’archivio, secondo il Corriere della Sera, diviso in quattro volumi, conteneva circa 130 video e più di 86mila immagini. Una parte era stata salvata da Wesolowski nel suo computer portatile durante i viaggi. Le cartelle sono divise per genere e tutti i file sono catalogati: bambine ma soprattutto bambini ripresi in attività erotiche.

    Galleria degli orrori – In questa galleria degli orrori, gli investigatori stanno cercando anche contatti e nomi con i quali l’ex nunzio è venuto a contatto scambiandosi le immagini. Le verifiche ora si concentrano anche nei Paesi frequentati da Wesolowski prima del suo arrivo a Santo Domingo.

    Denunce, 600 casi all’anno – Sarebbero quattro i vescovi sotto inchiesta con oltre 5mila sacerdoti denunciati. Negli ultimi tre anni la Congregazione per la dottrina della fede ha ricevuto in medai 600 segnalazioni all’anno, per abusi commessi dal 1965 al 1985. Sotto accusa anche molti alti prelati: anche se non sono coinvolti direttamente, sono accusati di aver coperto i casi più scottanti.

    http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/lazio/2014/notizia/pedofilia-scoperto-un-archivio-segreto-nei-pc-dell-ex-nunzio-wesolowski_2070433.shtml

  • «Il parroco non è sparito ha scelto le dimissioni, era stanco»

    «Il parroco non è sparito ha scelto le dimissioni, era stanco»

    Don Fernando Altieri, anche Rettore del Santuario, non era rientrato dopo le ferie.

    ROMA – «Si è dimesso, ha comunicato la sua decisione di dimettersi al card. Vicario Agostino Vallini, come previsto dallo statuto, per la gravosità degli impegni dovuti al triplice incarico. Ora sta trascorrendo alcuni giorni di riposo ma è in costante contatto telefonico con il vicario».

    Il «giallo»

    Nel «giallo» della scomparsa di Don Fernando Altieri, Rettore e parroco del santuario della Madonna del Divino Amore,oltre che presidente dell’Associazione clericale di fedeli (Oblati Figli della Madonna del Divino Amore e postulatore della causa di beatificazione di don Umberto Terenzi, primo parroco del Divino Amore, interviene il Vicariato. I fedeli infatti, che non hanno visto rientrare il parroco dalle ferie, neanche per i tre giorni della festa della Madonna, in corso fino a domenica, erano un po’ perplessi e si chiedevano che fine avesse fatto. Anche perchè sembra che neanche i 25 sacerdoti della comunità del Santuario fossero riusciti a contattarlo.

    Voci e pettegolezzi

    E erano partite voci di tensioni tra il rettore e i confratelli, tanto che anche l’annullamento, nel maggio scorso, della visita del Papa, era stata vista in questa chiave. Si era parlato addirittura di un legame sentimentale del Rettore, che avrebbe confidato, in tempi recenti, di «non sentirsi più all’altezza del suo compito». Ora arriva la precisazione del Vicariato. E i fedeli aspettano di conoscere il nome del nuovo parroco. E qualche spiegazione in più sulla vicenda.

    http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/14_settembre_06/parroco-non-sparito-2049626e-35f0-11e4-bdcf-fc2cde10119c.shtml

  • La chiesa, il sesso e i seminari….

    La chiesa, il sesso e i seminari….

     L’ultima intervista, rilasciata a questo giornale, che aveva per tema la pedofilia dei preti si concludeva con la seguente considerazione di don Mazzi: “Andrebbero aboliti i seminari. L’errore inizia da lì. Il seminario che è l’istituzione cattolica in cui i ragazzi in età da liceo studiano e si preparano a diventare sacerdoti è un luogo che castra, non è un luogo naturale. La preparazione non va fatta nei seminari. La formula da allevamento nel pollaio – non è al passo coi tempi”.

    Molte sarebbero le cose da dire a commento di questa affermazione di don Mazzi. E’ certo che i seminari in questi ultimi decenni sono cambiati. I seminari minori, un po’ dappertutto, non esistono più ma esistono i preti che in tali seminari si sono formati e che portano ancora su di sé le conseguenze di quella educazione data. Nel seminario che mi ha accolto appena undicenne e nel quale sono stato per ben tredici anni, non vi era una chiara intenzionalità educativa che avrebbe dovuto tradursi in interventi riconducibili ad un efficace progetto atto a garantire la serenità, la socializzazione e lo sviluppo ottimale, nonchè un buon equilibrio socio-relazionale e la crescita integrale della persona. “Educare la persona nella sua integralità” non può che voler dire educare in senso positivo ed esplicito tutte le dimensioni, inclusa anche la dimensione “sessuale”.

    La sessualità, lo sappiamo, è una caratteristica fondamentale dell’uomo e di ogni uomo, che parte sì dalla sua realtà corporea e si estende però a tutta la sua persona: noi siamo sessuati in tutto ciò che siamo e che facciamo, anche nella vita spirituale e nella preghiera. Mascolinità e femminilità sono due principi universali della persona. Essi insieme rendono completa l’”immagine” di Dio nell’umanità (Cfr. Gen. 1)… Quindi, come tutto il corpo, anche la sessualità in tutti i suoi aspetti, compreso quello corporeo, è un grande dono.

    Per il Cristianesimo, essa partecipa addirittura della “sacralità” stessa del corpo: Gesù e Maria erano realmente maschio e femmina… Educare alla sessualità… E’ questo quindi un dovere di ogni educatore. Educare alla sessualità vuol dire educare ad essere se stessi con la propria identità, superando i tabù, ed ad avere rapporti costruttivi col “diverso da sé”. Con i termini generali “educare alla sessualità” comprendiamo vari temi e varie discipline connessi all’educazione.

    In modo particolare, ci riferiamo ai ragazzi in periodo di maturazione sessuale e, quindi, alla conoscenza dell’anatomia e della fisiologia dell’apparato genitale, dei cambiamenti che avvengono durante quell’età, della psicologia, delle problematiche di tipo morale, delle curiosità e, perciò, di tutto ciò che abbraccia tutti gli aspetti del comportamento sessuale umano. Educare alla sessualità, quindi, garantisce una crescita “globale” dei ragazzi e una loro crescita normale.

    E’ questo un aspetto fondamentale e importantissimo che non può essere assolutamente trascurato e che, se trascurato, può portare conseguenze gravissime nella vita dell’intera persona. Purtroppo in seminario non mi è stata impartita alcuna educazione sessuale Non si teneva conto, perciò, che l’educazione sessuale durante la mia adolescenza, cioè nel periodo dei rapidi cambiamenti, in cui dovevo affrontare notevoli difficoltà, non ho avuto, quindi, nessun sostegno, nessun supporto, nessun aiuto, nessuna informazione utile a vivere e gestire la mia sessualità e affrontare e risolvere tutti i problemi connessi.

    I problemi connessi credo che fossero i problemi di tutti i ragazzi, anche se non vivevano nei seminari.
    Quelli che dovevo affrontare e risolvere erano i problemi di tutti i ragazzi della mia età e non erano solo problemi che riguardavano la maturazione fisica ma erano una grande quantità di problemi psicosociali: l‘indipendenza, lo sviluppo delle capacità di entrare in rapporto con i coetanei, l‘elaborazione di principi etici applicabili, il desiderio di acquistare una competenza intellettuale, un aumentato senso di responsabilità personale e sociale, e molte altre questioni di ugual peso.

    Mentre subivo questa complessa serie di difficoltà connesse allo sviluppo, dovevo anche imparare a gestire il variare sensazioni sessuali e a distinguere il sentimento d‘amore dagli altri stati d‘animo. Ciò, però, non poteva avvenire in quanto, essendoci una frequentazione solo maschile, mancava la possibilità di fare esperienze affettive con l’altro sesso. Questa indubbiamente è stata una grande carenza. Del resto non poteva essere se non così. Ciò per due motivi. Il primo è dato dal fatto che il seminario doveva preparare ad una vita celibataria.

    Il secondo motivo è quello che la Chiesa, diciamolo pure, è stata sempre, almeno nel passato, sessuofobica. Nessuno si stupisca dell’assenza di un’educazione sessuale non solo nel mio seminario ma in tutti i seminari del mondo. Non poteva, del resto, essere diversamente; ci trovavamo in una istituzione sessuofobica, che dava seguito alla “dottrina” della Chiesa, che aveva un’avversione morbosa per tutti i fenomeni riguardanti la vita sessuale, in cui, gli istinti sessuali erano da ritenere impuri, capaci di asservire lo spirito e allontanare dalla salvezza. Questa concezione si traduce in una “ precettistica” molto rigorosa. I precetti della Chiesa cattolica, infatti, che riguardano la sessualità sono numerosissimi, e dettano prescrizioni su praticamente ogni aspetto della vita sessuale: dalla masturbazione ai contraccettivi, dal sesso prematrimoniale alle relazioni omosessuali.

    La Chiesa proibisce ogni relazione sessuale che non avvenga all’interno del matrimonio e che non sia destinata alla procreazione, ed esalta la castità come strumento per avvicinarsi a Dio. Tentiamo di fare un veloce excursus storico-teologico di questa visione sessuofobica della Chiesa. Già nei primi secoli l’influsso delle culture con cui il cristianesimo è venuto in contatto ha depositato sull’originario messaggio biblico una patina di pessimismo e di svalutazione della sessualità e della corporeità; ciò è diventato vistoso nella letteratura patristica.

    Agostino non dà spazio per una valutazione positiva del piacere: esso è condannato, o nel caso della procreazione, tollerato. Gregorio Magno assumerà in pieno la testi agostiniana di condanna del piacere e la trasmetterà a tutta la tradizione seguente. Di fatto dopo Agostino la discussione sulla morale sessuale si restringe alla questione della peccaminosità del piacere. Sulla stessa scia Pietro Abelardo, in cui troviamo il riconoscimento della naturalità della ricerca del piacere sessuale, ovviamente nel matrimonio.

    San Tommaso d’Aquino che considera il seme maschile come un omuncolo; conseguentemente, in lui e in altri teologi dell’alto medioevo si giunge alla condanna della masturbazione come peccato di aborto, cioè come uccisione di esseri viventi. Date queste premesse, dato il fatto che venivo privato di un’educazione sessuale, per me la sessualità non diventava, come doveva essere, un gioco, una relazione, una comunicazione, uno scambio di piacere e, non ultimo, un momento privilegiato dell’intimità ma un’attività ritenuta peccaminosa. Il rischio era quello che tale attività umana vissuta in modo ossessivo, potesse fare diventare “dipendenti”.

    E’ questo un disturbo che viene definito come “ipersessualità”, in inglese “sex addiction” o “sex dependance”. Parliamo ovviamente di rischio e non affermiamo che tutti i preti soffrono di questo disturbo della personalità, Da osservare che i sesso-dipendenti non sono coloro che si prodigano in scappatelle più o meno concesse ma coloro che si privano o sono privati di quel piacere che fa parte della vita di ogni persona. Spesso sono persone che elaborano molti moralismi e con disgusto dichiarano la loro estraneità a tutto quel che gira intorno al sesso, ma questo non è dovuto ad una loro vera scelta ma piuttosto ad un disagio che non riescono a rivelare nemmeno a se stessi. In realtà si tratta di affamati di amore. L’ostacolo principale alla presa di coscienza di soffrire di questo serio disturbo è l’incapacità di riconoscerlo come tale.

    Da mettere in evidenza, inoltre, che Il rifiuto fobico del sesso, facilmente razionalizzato, nel senso che viene giustificato con motivazioni di ordine religioso e morale, dà forma in genere a individui immaturi, che mai raggiungono un equilibrio psico-sessuale. In seminario tutto, quindi, concorreva a reprimere l’istinto sessuale e non si pensava che la repressione della sessualità, quando è priva di sublimazione, crea disagio sociale ed emotivo in chi è costretto a subirla. Ritengo interessante la considerazione di don Enzo Mazzi quando afferma che bisognerebbe intervenire sul “disprezzo” per la sessualità che spesso è diffuso tra il clero, e dunque sul seminario, luogo nel quale questo “disprezzo” nasce e si sviluppa. Accettare questa opinione, significa affermare che il cammino formativo dei seminari tende a “congelare” la sessualità, e, quindi, a bloccare il naturale sviluppo sessuale dei ragazzi-seminaristi. Se esso non si recupera, a fatica e da soli dopo, si rischia di diventare adulti con una sessualità ferma al periodo puberale o adolescenziale o, addirittura, con specifiche patologie sessuali.

    Ormai è accertato, infatti, che l’avversione sessuale esprime sempre marcate difficoltà emotive verso il sesso in condizioni psicologiche e psicopatologiche che coinvolgono estrema ansietà, sentimenti di terrore, attacchi di panico e manifestazioni somatiche. La Chiesa impone che chi vuol fare il prete deve rinunciare, vita natural durante, ai piaceri della carne per rendersi oltretutto meritevole di ricompense dopo la morte. Ciò – diranno – è affermato dal Codice del Diritto Canonico nel canone 277, nei paragrafi 1 e 2, in cui c’è scritto: «I chierici sono tenuti all’obbligo di osservare la continenza perfetta e perpetua per il regno dei cieli, perciò sono vincolati al celibato, che è un dono particolare di Dio mediante il quale i ministri sacri possono aderire più facilmente a Cristo con cuore indiviso e sono messi in grado di dedicarsi più liberamente al servizio di Dio e degli uomini. (Canone 277, paragrafo 1 del Codice di diritto canonico).

    «I chierici si comportino con la dovuta prudenza in rapporti con persone la cui familiarità può mettere in pericolo l’obbligo della continenza oppure suscitare lo scandalo dei fedeli. » (Canone 277, paragrafo 2 del Codice di diritto canonico). Secondo Salvatore Natoli, docente di filosofia teoretica presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, la Chiesa ha formulato i propri precetti nel contesto di una fase storica ben determinata, quella in cui ha vissuto Cristo, ma ha commesso l’errore di assolutizzare e difendere ostinatamente la dottrina senza più badare alla sua adeguatezza rispetto alle trasformazioni sociali: “ Il Cristianesimo ha trasformato in un assoluto quello che è solo un passaggio della civiltà”.

  • Pedofilia, l’arcivescovo Wesolowski ricorre contro condanna. Lombardi: il papa vuole rigore sul caso

    Pedofilia, l’arcivescovo Wesolowski ricorre contro condanna. Lombardi: il papa vuole rigore sul caso

    L’ex nunzio a Santo Domingo, l’arcivescovo polacco Jozef Wesolowski, reagisce alla condanna canonica di primo grado che lo ha visto ridotto allo stato clericale dall’ex Sant’Uffizio per abusi sessuali su minori. «Mons. Wesolowski ha proposto recentemente appello – entro il termine prescritto di due mesi – alla sentenza canonica di primo grado di condanna alla dimissione dallo stato clericale», ha fatto sapere questa sera il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, spiegando che «il relativo giudizio presso la Congregazione della Dottrina della Fede è previsto in tempi brevi, nel corso delle prossime settimane (probabilmente in ottobre)».

    Avrà un secondo grado, quindi, il giudizio canonico sull’ex-nunzio, sospeso dalle funzioni e richiamato in Vaticano da papa Francesco nell’agosto scorso in seguito alle accuse di pedofilia. Una volta finito il giudizio canonico, poi, Wesolowski è anche atteso dal processo penale nel Tribunale vaticano. «In ogni caso – ha spiegato infatti Lombardi – mons. Wesolowski ha già cessato le funzioni diplomatiche e perduto la connessa immunità e,come già dichiarato in precedenza, il procedimento penale presso gli organi giudiziari civili vaticani proseguirà non appena la sentenza canonica sarà definitiva».

    Il portavoce vaticano ha anche replicato a quanto apparso in questi giorni su organi di stampa, osservando che «le Autorità della Santa Sede – fin da quando il caso è stato loro proposto – si sono mosse tempestivamente e correttamente, alla luce dello status specifico di cui mons. Wesolowski godeva come rappresentante diplomatico della Santa Sede. Ciò sia in occasione del suo richiamo a Roma, sia nella trattazione del caso in contatto con le Autorità della Repubblica Dominicana».

    Secondo padre Lombardi, «lungi da ogni intenzione di copertura, ciò dimostra, invece, l’assunzione piena e diretta di responsabilità da parte della Santa Sede anche in un caso così grave e delicato, su cui il Papa Francesco si mantiene attentamente informato e che vuole sia affrontato con tutto il giusto e necessario rigore». Il portavoce della Santa Sede dà comunque un ulteriore annuncio sulle altre possibili iniziative giudiziarie da Santo Domingo contro l’arcivescovo polacco, che ormai ha perso anche l’immunità diplomatica: «avendo mons. Wesolowski cessato le funzioni diplomatiche con la connessa immunità – spiega -, potrebbe essere soggetto a procedimenti giudiziari anche da parte di altre magistrature che ne abbiano eventuale titolo».

    L’unico dubbio che rimane è dove si trovi ora Wesolowski, che, secondo quanto aveva spiegato lo stesso Lombardi al momento della condanna di primo grado, doveva essere sottoposto, in attesa del prosieguo dei giudizi a suo carico, a un provvedimento di limitazione della libertà personale.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/pedofilia_wesolowski_papa_vaticano_lombardi/notizie/862816.shtml