Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, il Nyt non molla: prete molestatore ancora al lavoro

    Pedofilia, il Nyt non molla: prete molestatore ancora al lavoro

    Da oltre quattro anni, l’alta gerarchia vaticana sarebbe al corrente di un’inchiesta a carico di un prete, Joseph Palanivel Jeyapaul, accusato di aver abusato di una ragazzina di 14 anni nello Stato americano del Minnesota e nonostante questo ancora in attività pastorale in India: la rivelazione, ancora una volta, arriva dall’edizione on-line del New York Times, che cita quanto è emerso dal lavoro degli inquirenti.

    Le accuse formali della Procura americana risalgono al 2007: da allora, le autorità giudiziarie hanno cercato di ottenere l’estradizione di Jeyapaul, ma il sacerdote, che all’epoca si trovava già in India, ha negato ogni responsabilità, sottolineando di non avere «nessuna intenzione» di rientrare negli Usa per essere processato.

    Il suo attuale superiore, il vescovo Almaraj, della diocesi di Ootacamund, nell’India meridionale, ha fatto sapere che il prete lavora in un ufficio che organizza l’attività dei docenti di alcune scuole cattoliche, senza entrare in contatto con minori.

    Nel maggio del 2006, l’arcivescovo Angelo Amato, all’epoca segretario del cardinale William Levada, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, aveva scritto a Victor Balke, vescovo del Minnesota, per rassicuralo sul fatto che il presule indiano era stato «istruito a dovere» e che avrebbe sorvegliato Jeyapaul in modo che, scrive il prestigioso quotidiano americano, «non sarebbe stato un rischio per i minori e non avrebbe creato scandalo»; Balke rispose subito a Levada, esprimendo comunque tutto il suo allarme: «È difficile per me quantificare il danno che quest’uomo ha fatto alla dignità del sacerdozio».

    Secondo i documenti del procuratore, la ragazzina accusò il prete di avere minacciato di uccidere la sua famiglia se non fosse andata con lui in canonica, dove venne costretta a fare sesso orale.

    Il vescovo Almaraj ha detto di non avere mai discusso con il Vaticano la possibilità che questo sacerdote ritornasse negli Usa per affrontare il processo: «Nessun passo è stato intrapreso in tal senso, nessuno me ne ha parlato e nessuno me l’ha chiesto», ha detto al Nyt il vescovo Almaraj. Nel 2005, quando s’incominciò a parlare del suo caso, il sacerdote tornò a casa in India per andare a trovare la madre malata: «Lei stessa – ha dichiarato Jeyapaul – mi disse di rimanere in India. Lo stesso fece il vescovo del Minnesota. esortandomi a non tornare». Ma è lo stesso vescovo Balke a scrivere nuove lettere preoccupate sia a Levada sia a padre Pietro Sambi, nunzio apostolico a Washington: «Spero che per il bene della Chiesa siate capaci di trovare una soluzione rapida a questo caso». Una settimana dopo, stando a quanto pubblicato dal Nyt, la risposta di Sambi al vescovo Balke : «Ti assicuro che la documentazione è già stata inoltrata alla Santa Sede». A quel punto non si sa cosa sia accaduto. Fatto sta che Jeyapaul si trova ancora in India.

    http://www.ilsecoloxix.it/Facet/commentPage/Uuid/a8342314-4151-11df-8c6f-0003bace870a/Pedofilia_il_Nyt_non_molla_prete_molestatore_ancora_al_lavoro_CAPpefdofilinyt.xml?url=/p/mondo/2010/04/06/AMVE9BaD-pedofilia_molestatore_ancora.shtml&offset=5

  • Procuratore Milano. “E’ allarme preti pedofili, vescovi complici”

    Procuratore Milano. “E’ allarme preti pedofili, vescovi complici”

    Pietro Forno, capo del pool antimolestie: “La lista di sacerdoti inquisiti è lunga. La Chiesa non ha mai ostacolato le indagini. Ma i vertici non hanno mai denunciato un caso“. L’Abc: “Anche Paolo VI sapeva”

    Roma – Una gerarchia cattolica che tace, copre, insabbia. Che per paura degli scandali non punisce i pret i colpevoli di abusi sessuali. Che li lascia a contatto con i fedeli e con i bambini. Che chiude gli occhi davanti a un fenomeno talmente radicato e devastante da domandarsi se non vi siano uomini che scelgono la strada del sacerdozio proprio per poter avvicinare le loro vittime. È un quadro sconcertante quello dipinto in questa intervista al Giornale dal magistrato che da più tempo in Italia si occupa di abusi sessuali: Pietro Forno, procuratore aggiunto della Repubblica a Milano, capo del pool specializzato in molestie e stupri.

    Quanti sacerdoti ha inquisito per reati sessuali?

    «La lista, purtroppo, non è corta».

    E qual è stato l’atteggiamento delle gerarchie ecclesiastiche?

    «Devo dare atto che, una volta iniziate le indagini, non mi sono mai stati messi ostacoli. Però le notizie positive finiscono qui».

    In che senso?

    «Nel senso che nei tanti anni in cui ho trattato l’argomento non mi è mai, e sottolineo mai, arrivata una sola denuncia né da parte di vescovi, né da parte di singoli preti, e questo è un po’ strano. La magistratura quando arriva a inquisire un sacerdote per questi reati ci deve arrivare da sola, con le sue forze. E lo fa in genere sulla base di denunce di familiari della vittima, che si rivolgono all’autorità giudiziaria dopo che si sono rivolti all’autorità religiosa, e questa non ha fatto assolutamente niente».

    Ma i vescovi non hanno l’obbligo di denunciare i preti che sbagliano.

    «È vero che non esiste un obbligo formale di denunciada parte dell’autorità ecclesiastica, perché un vescovo non èun pubblico ufficiale. Quindi il vescovo che tace non commette il reato che commetterebbe un preside che tacesse. È anche veroche qualunque cittadino – soprattutto quandoè investito di un’autorità odi un’autorevolezza particolari – quando viene a sapere di un reato per cui si può procedere d’ufficio ha la possibilità di denunciare, e direi il dovere morale. Questo non avviene mai. Mai. È un punto dolente. Noi come magistrati abbiamo l’obbligo di informare l’ordinario diocesano, ovvero il vescovo, quando arrestiamoo chiediamo il rinvio a giudizio di un prete, e lo abbiamo sempre rispettato. Ma il contrario non mi è mai accaduto. Non ho mai ricevuto dalle gerarchie cattoliche una sola denuncia nei confronti di un prete o di un altro sottoposto al controllo vescovile, come un sacrestano, un educatore, un chierichetto».

    Perché? Nonsanno quello che accade nelle loro parrocchie? O lo sanno e preferiscono tacere?

    «Io sono convinto che loro sappiano molto più di quello che sappiamo noi. Ma c’è un problema a monte, ed è cosa significa l’abuso sessuale da parte di un sacerdote. E qui mi permetto di dire una cosa di cui in questi giorni non si è parlato, nelle tante discussioni sul temadegli abusi sessuali all’interno della Chiesa. Il discorso viene spesso liquidato come un problema di pedofilia. Mail prete che abusa di un bambino è più paragonabile aungenitore incestuoso che a un pedofilo di strada che insidia i bambini ai giardinetti. Bisogna partire da un dato di fatto: il sacerdote ha un enorme potere spirituale, tanto che spesso viene chiamato “padre”, e questo è significativo. Seguardiamo questi episodi in senso non biologico ma spirituale e morale, ci troviamo di fronte più a un abuso incestuoso che a un classico stupro. Ricordo che anche nelle cronache di questi giorni si parla di atti avvenuti in confessionale. E io mi chiedo: perché proprio in confessionale? Perché proprio in quel luogo e in quel momento? Perché è in quel momento che più intensamente il sacerdote si presenta come rappresentante di Dio. È stato condannato a Milano un sacerdote che nel confessare ragazze di quattordici o quindici anni le faceva spogliare e le palpeggiava dicendo “lo vuole Gesù”. Ecco, il concetto del “lo vuole Gesù” è il punto d’arrivo dell’incesto spirituale».

    Quali sono le ripercussioni sulle vittime?

    «Sono esperienze che marchiano in profondità le vittime per tutta la vita, proprio per le figure da cui provengono. Io ho in mano un documento della Chiesa canadese che negli anni Novanta è stata la prima a fare una indagine interna e ha scoperto che il 5 per cento del clero canadese ha queste tendenze. Il 5 per cento! In quel documento si ricostruiscono le conseguenze devastanti che questi avvenimenti hanno sulle vittime, si ricostruiscono persino i loro percorsi religiosi, e si vede che spesso abbandonano la Chiesa e si formano una immagine di Dio molto simile a quella dei loro abusanti».

    Perché sono così numerosi questi casi?

    «Io ormai ho un dubbio, e parlo solo di dubbio perché non posso avere riscontri diretti: che ci siano sacerdoti che scelgono di fare i sacerdoti per abusare, perché è oggettivo che nella scelta del sacerdozio c’è un’enorme facilitazione nell’avvicinarele vittime. Eppure compiono tutto il percorso formativo fino a venire messi a contatto con i ragazzi. Questo pone un grosso interrogativo: ma nessuno se n’è accorto prima? Dov’è il discernimento spirituale che dovrebbero esercitare coloro che li scelgono? Non hanno osservato il loro comportamento, le loro tendenze, le modalità con le quali si rapportano ai giovani? E un’ultima domanda: cosa accade all’interno dei seminari?».

    Se le cose stanno come le descrive lei, siamo di fronte aunfenomeno di indulgenza, se non di omertà, da parte delle gerarchie. Teme che in fondo questi siano considerati peccati veniali?

    «Nessun teologo può avere l’ardire di sostenere che si tratti di un peccato veniale, tanto che questi sono tra i pochi casi per cui il diritto canonico prevede la riduzione allo stato laicale. Eppure nessuno di questi sacerdoti ha mai subito questa punizione. Neanche quello che diceva alle sue vittime “lo vuole Gesù”».

    La riduzione allo stato laicale può essere una soluzione estrema. Magari prendono misure più blande.

    «Io convengo chela riduzione allo stato laicale sia indubbiamente una sanzione grave, ma di fronte alla gravità di queste cose non credo che si debba essere indulgenti. Invece non solo non vengono cacciati ma accade a volte che non vengano nemmeno messi in condizioni di non nuocere più. Quando hanno queste notizie si limitano a spostarli da una parrocchia all’altra, e così gli permettono di fare altre vittime inconsapevoli, perché quando la piazza è bruciata gli consentono di andare dove non li conoscono».

    Come se lo spiega?

    «Lo chieda a loro. Non alla Chiesa, ma alla gerarchia ecclesiale. Della Chiesa fanno parte anche i fedeli, e molti di loro – tra cui il sottoscritto – la pensano diversamente. Il problema è la gerarchia. Secondo me non li puniscono perché li hanno scelti loro, educati loro, allevati loro, e quindi si creano dei legami di difesa, di protezione. E c’è soprattutto la paura dello scandalo. Cheè una paura pocoevangelica, perché il Vangelo dice invece che è necessario che gli scandali avvengano. È una paura poco cristiana, insomma»

    Adesso le sembra che qualcosa stia cambiando? Che stiano correndo ai ripari?

    «Nel 2000 scrissi suunarivista giuridica che esisteva un problema di pedofilia nella Chiesa, e un sacerdote che va per la maggiore mi replicò negando semplicemente l’esistenza del problema. Adesso quello stesso sacerdote riconosce che questo dramma è reale. Meglio tardi che mai, mi vien da dire. E visto che nelle recenti direttive del Papa è previsto che le diocesi possanorivolgersi a laici per essere aiutate e consigliate nella prevenzione di questi fatti, io sono a disposizione. Qualche idea da suggerirgli ce l’avrei».

    http://www.ilgiornale.it/interni/pedofilia_pg_milano_i_vescovi_sono_complici_di_chi_abusa/01-04-2010/articolo-id=434292-page=0-comments=1

  • Lista nera di preti pedofili La auspica Leuthard – Svizzeri dicono sì in un sondaggio

    Lista nera di preti pedofili La auspica Leuthard – Svizzeri dicono sì in un sondaggio

    28 mar 2010 10:31

    BERNA – Lo scandalo dei preti pedofili ha scosso gli animi anche del Consiglio federale. La presidente Doris Leuthard, sulla SonntagsZeitung e Le Matin Dimanche, si è infatti dichiarata favorevole ad una lista nera di preti pedofili. Secondo la rappresentante del Governo, i sacerdoti che si sono macchiati di abusi non devono più poter entrare in contatto con i bambini. Le modalità di applicazione del registro in questione dovrebbero comunque essere approfondite. Secondo Leuthard il fatto che a commettere un abuso sia stato un prete, o un qualsiasi altro cittadino, non cambia:”entrambe le categorie sottostanno al diritto penale svizzero, senza se e senza ma”. La Chiesa dovrebbe esprimersi favorevolmente dato che si tratterebbe di un provvedimento da prendere anche nel suo stesso interesse.

    Secondo un sondaggio della società Demoscope, Leuthard può contare sull’appoggio al progetto da parte dell’80 per cento della cittadinanza. Il campione d’indagine ha coinvolto 607 persone dai quindici anni in su. Inoltre, il 92 per cento degli interpellati si è detto contrario al celibato nella Chiesa cattolica, solo il 5 per cento, per contro, ha difeso lo status quo.
    (Aggiornamento notizia: 28 mar 2010 13:54)

  • Francia, parroco indagato per abusi Dopo la denuncia di un giovane. Prete in liberta’ vigilata

    Francia, parroco indagato per abusi Dopo la denuncia di un giovane. Prete in liberta’ vigilata

    27 marzo, 16:32

    Francia, parroco indagato per abusi (ANSA) – PARIGI, 27 MAR – Il parroco di Marcilly-le-Hayer, un villaggio dell’Aube, nel nord est della Francia, e’ indagato per ‘violenza sessuale’. La denuncia nei suoi confronti e’ stata depositata da un giovane, maggiorenne, secondo quanto si apprende da fonti vicine all’inchiesta. Fermato dai gendarmi, padre Jacques Breton e’ da due giorni in liberta’ vigilata stretta. Gli e’ vietato entrare in contatto con minorenni, secondo quanto rivela il giornale locale, L’Est Eclair.

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/03/27/visualizza_new.html_1737635096.html

  • Pedofilia Vallo della Lucania: Salerno. Suor Soledad aveva 25 anni ed era una confessa semplice delle ancelle di Santa Teresa….

    Pedofilia Vallo della Lucania: Salerno. Suor Soledad aveva 25 anni ed era una confessa semplice delle ancelle di Santa Teresa….

    marzo 26th, 2010 at 18:27
    Pedofilia Vallo della Lucania: Salerno. Suor Soledad aveva 25 anni ed era una confessa semplice delle ancelle di Santa Teresa….
    » by Lucignolo in: SUOR MARIA SOLEDAD BAZAN, Vallo della Lucania
    Dal Mattino del 26 marzo 2010
    Salerno. Suor Soledad aveva 25 anni ed era una confessa semplice delle ancelle di Santa Teresa quando arrivò alla scuola materna Paolo VI di Vallo della Lucania in provincia di Salerno, nel settembre del 2005. Ieri, presso il tribunale della città cilentana, si è aperto il processo che la vede imputata di abusi sessuali nei confronti dei bambini dell’asilo. Di origini peruviane, suor Soledad Bazan Verde, è ormai in Italia da quasi dieci anni. Alla scuola di Vallo aveva il compito di tenere d’occhio i bimbi se si trovavano nei corridoi, accompagnandoli all’occorrenza nello spogliatoio e in bagno, e aiutandoli a lavarsi.
    Nel maggio del 2006, contro di lei vennero presentate una ventina di denunce da parte di genitori che sospettavano attenzioni morbose da parte della suora nei confronti dei loro bambini. La procura aprì un’inchiesta e ascoltò innumerevoli testimoni. Il 17 giugno dello stesso anno la suora, mentre si trovava nella Capitale, venne arrestata su richiesta dell’allora procuratore capo Alfredo Greco e su ordine del gip Roberta Zizanovich. Nell’ordinanza si faceva riferimento al pericolo di reiterazione del reato o di commissione di altri delitti. Il 21 giugno fu interrogata in carcere e il suo legale chiese per lei gli arresti domiciliari presso l’istituto romano del suo ordine religioso. Quasi 300 i testimoni presentati dalle parti, tra persone informate dei fatti, familiari dei bambini, consulenti tecnici, organi di polizia e ris. Con suor Soledad sono imputati le due suore Giuseppina De Paola e Agnese Cafasso per concorso in favoreggiamento, il muratore Aniello Labruna per molestie sessuali e il fotografo Antonio Rinaldi per produzione di materiale pornografico.

    ottobre 16th, 2009 at 19:08
    Abusi sessuali materna Vallo della Lucania, tre suore a processo, coinvolti anche il muratore e il fotografo
    » by Lucignolo in: SUOR MARIA SOLEDAD BAZAN, Valerio Apolloni, Vallo della Lucania, avv.Guglielmo Gullotta, francesco bruno
    Per chi non avesse seguito dal principio la triste storia dell’asilo di vallo della Lucania ripropongo i link agli articoli, per chi sa già, mi segua……

    Incominciamo dalla fine.

    Racconti dei bimbi proprio su quella «suora con la faccia color cocciolato», come ce l’ha suor Soledad : -“Ci hanno fatto le foto in una casa, c’era anche la suora che sembrava un pò uomo e un pò donna”

    -“Suor Soledad ci portava al bagno dove ci faceva giocare al lupo. Una volta mi ha anche fatto male il mio ditino. Il gioco del lupo non mi piaceva perché era brutto. Non voglio raccontare cosa mi faceva. Se suor Soledad torna a scuola io non ci voglio più andare.”

    -“Suor Soledad è cattiva e dà botte ai bambini. Li picchia sul… Ci accompagna in bagno e mi tocca…con il dito (la bambina, scrivono i consulenti nel verbale, fa segno con la mano destra passandosi la mano sulle parti intime). Poi ci fa giocare al lupo mangia frutta che ci mangia.”

    -“Vado all’asilo. La mia suora si chiama Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che è molto cattiva. Lei mi faceva fare un gioco molto brutto perchè mi toccava e mi faceva il solletichino (la bambina fa il segno con la mano sinistra passandosela sulle parti intime). Suor Soledad ci faceva fare anche il gioco del lupo e mi diceva che doveva essere un segreto.”

    -Il bimbo vede il cavalletto con la macchina fotografica e si rivolge al papà e allo zio: “Questo è uguale a quello usato nella stanza dei mostri”………. “C’erano i mostri e ci toccavano…”

    • “Vado all’asilo da suor Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che mi accompagna in bagno per fare la pipì. Lei quando andiamo al bagno mi fa male… Infila il dito (il bambino utilizzando una bambola fa vedere che infila il dito indice e passa la mano sui genitali). Lei mi faceva fare un gioco molto brutto che chiamata il gioco del mostro-femmina che consisteva nel nascondersi e quando lo trovavo mi faceva scappare nel salone delle feste o nel bagno da solo. Nel salone delle feste o nel bagno, quando eravamo da soli, mi toccava… Suor Agnese, invece, è brava e non mi fa mai male.»

    1° luogo degli abusi la materna “Paolo VI”

    SUOR MARIA SOLEDAD BAZAN, nell’udienza preliminare che è durata 6 ore il Tribunale l’ha rinviata a giudizio, la prima udienza ha avuto luogo presso il tribunale di Vallo della Lucania ieri, 15 ottobre 2009, dopo che l’ex-procuratore della Repubblica Alfredo Greco ha avviato l’inchiesta nel 2006. La suora affronterà il processo che la vede come imputata, (ma non la sola) per reati infamanti quali abusi e violenza sessuale nei confronti di 27 bambini che vanno dai 3,4 e 5 anni!!!!!
    Tutti i piccoli coinvolti erano iscritti alla materna “Paolo VI” dove la religiosa coadiuvava le maestre per un anno con compiti esterni alle aule. Alla scuola di Vallo aveva il compito di tenere d’occhio i bimbi quando uscivano nel corridoio, accompagnandoli nello spogliatoio o in bagno e aiutandoli a lavarsi. Ed è proprio lì che, come avrete letto nelle testimonianze dei bambini si sarebbero consumati parte degli abusi. Suor Maria Soledad Balzan “dovrebbe essere” una delle ancelle di Santa Teresa, oggi ha 25 anni, ed è venuta in Italia da 5. A metà giugno 2006 suor Soledad, che si trova a Roma, è raggiunta da un’ordinanza cautelare ed è associata al carcere di Fuorni, ma dopo pochi giorni, interrogata dal gip Roberta Zizanovich, viene trasferita agli arresti domiciliari presso l’istituto di Roma. Passa un anno e per scadenza dei termini di custodia torna in libertà. Da fonti giornalistiche sembra che la suora avesse anche tentato di TORNARE in Perù ma fu fermata appena in tempo. Quando un giorno suor Soledad fu sorpresa da una consorella mentre palpeggiava un bimbo e all’esclamazione esterrefatta della suora sul cosa stesse facendo a quel bambino, suor Soledad usò prontamente, di nuovo, quelle mani che già avevano fatto tanto male e schiaffeggiò la sorella.

    2° luogo degli abusi

    IL MURATORE, Aniello La Bruna figlio di un conosciuto e stimato artigiano del paese di Vallo indagato per gli stessi abusi sessuali che avrebbe commesso la suora. Il suo appartamento dista una decina di metri dalla materna, un seminterrato all’interno di una villetta in Via Varducci sarebbe il luogo in cui i bambini venivano portati e abusati. Questa casa è quella che viene descritta dai bambini che raccontano anche di essere stati costretti a guardare la suora Soledad mentre aveva rapporti sessuali con il muratore. In questa stessa abitazione i bambini raccontano di essere stati ripresi con una telecamere e di essere stati i soggetti di foto che nessuno mai vorrebbe per il proprio piccolo, ma non solo……

    IL FOTOGRAFO, anche lui una persona stimatissima. Come l’appartamento del muratore, anche lo studio fotografico, che è uno dei più noti della città cilentana è stato perquisito con l’intervento dei RIS. Avrebbe ripreso e fotografato i bambini con la suora e il muratore in atti sessuali.

    DUE SUORE, Agnese Cafasso e Giuseppina De Paola, due consorelle di suor Soledad, indagate per il reato di favoreggiamento (avrebbero tentato di deviare le indagini in corso a carico della suora). Questa è l’unica nota che non mi stupisce, non sarebbe la prima volta che uomini o donne di DIO o presumibilmente di DIO si dimentichino chi è più vicino a Dio…la suora 25enne o i bambini che sono angeli interra? Se solo i bambini avessero le ali qui non tornerebbero….qui ci sono solo (o quasi) animali!!!!!

    LA TESTIMONIANZA DEI BAMBINI, il gip Lariccia che confermò l’inchiesta condotta fin dal 2006 dall’ex procuratore della Repubblica Alfredo Greco: “Bambini attendibili, perizie credibili”. Il pm chiede e ottiene dal giudice per le indagini preliminari lo svolgimento di un’audizione assistita dei 34 bambini che si presume siano stati vittima degli abusi. L’ascolto dei minori avviene al tribunale di Vallo in audizione assistita, tra il 22 settembre e il 13 ottobre 2006. I consulenti della procura: «In definitiva, quasi tutti i soggetti ascoltati hanno riferito di maltrattamenti ed abusi perpetrati dall’indagata e a lei l’hanno attribuiti. Tutte le dichiarazioni sono risultate attendibili e coerenti, per cronologia e modalità». Nel colloquio dei consulenti della procura viene utilizzata una bambola per una più precisa e dettagliata descrizione dell’accaduto da parte dell’intervistato.

    L’AVVOCATO GUGLIELMO GULLOTTA, difensore della suora: “Una sorta di psicosi collettiva, un virus tra le famiglie” questa è una delle affermazioni del noto avvocato ritenuto uno ei legali di maggiore esperienza in tema di reati contro la persona a sfondo sessuale. Alcuni dei casi che l’avvocato ha difeso sono: Alessandro Riva, condannato, Valerio Apolloni condannato, uno degli imputati nel caso giudiziario Le Bestie Di Satana…condannato.

    FRANCESCO BRUNO, noto psichiatra a cui si sono rivolti i legali della suora indagata per abusi sessuali su bimbi piccolissimi. Lo stesso psichiatra fu presente ed intervenne nel teatro Comunale di Rignano Flaminio “Paladino”nel convegno a sostegno delle maestre indagate per pedofilia, il 21 febbraio 2008. Consulente della difesa, il Professore in diverse dichiarazione: “I bambini a quell’età non riescono a travisare i fatti a seconda delle proprie emozioni, della propria convenienza e dell’influenzamento di chi ha potere su di loro”.

    Ma ci sono ventisette bambini che, sentiti separatamente, concordano unanimemente nell’accusa tanto da far accapponare la pelle……ma se fosse successo ad uno, e dico uno solo dei vostri figli, avreste pensato ugualmente a quanto è bugiardo e fantasioso vostro figlio? Io vi auguro vivamente di no…
    Poi sarei veramente curioso di sapere se lo stimatissimo Avv.Gullotta condivida l’assurdo VADEMECUM ANTE DENUNCIA di Vittorio Apolloni, (padre di Valerio Apolloni condannato per abusi in una materna) se approvi il diffondersi di questa sorta di regolamento che comprende “evitare al massimo ogni contatto fisico con i bambini, anche semplici gesti affettuosi come carezze, coccole, dare una caramella” e il divieto di raccontare fiabe ai bambini; “evitate assolutamente ogni rappresentazione di personaggi fantastici legati ai tradizionali universi fiabeschi (Cappuccetto Rosso e il lupo cattivo, Biancaneve e i sette nani, la perfida strega, Robot Pallino…
    Chiunque sia un buon genitore ama i figli e darebbe anche la vita per loro, quindi rassegnatevi, perché non c’è buon genitore che regga davanti a chi gli tocca un figlio, non si ferma, lo sbaglio lo fece quella o quelle persone che pestarono la dignità del fanciullo e neanche si rendono conto cosa hanno innescato……..

    L’articolo dal Il Mattino
    DALL’INVIATO ANTONIO MANZO Vallo della Lucania. Di tutto, di più: presunte violenze sessuali su ventisette bambini dell’asilo, foto e filmati delle violenze, drammatiche testimonianze dei bimbi, una presunta casa degli orrori dove una suora avrebbe fatto l’amore insieme ad un muratore e in presenza dei bambini. C’è tutto questo nel processo a suor Soledad, che inizia in mattinata e che nel pomeriggio si irrobustirà con il rinvio a giudizio di altri quattro imputati. Ci sarà ancora di più nel processo che farà contare, dal ventuno gennaio prossimo, cinque quattro imputati per le presunte violenze nell’asilo Paolo VI. Una sola imputata, la suora, in mattinata, altri quattro imputati che arrivano nel pomeriggio dal secondo filone dell’indagine che spacca Vallo della Lucania, la fa a fette tra innocentisti e colpevolisti. Suor Soledad, accusata di aver violentato ventisette bambini dell’asilo Paolo VI, non sarà sola sul banco degli imputati. Il meccanismo procedurale porterà ad unificare i due filoni di indagine in un solo processo. Insieme alla suora ora sono imputati anche il muratore che avrebbe avuto rapporti sessuali con lei in presenza dei bambini, e nella presunta casa dei mostri proprio come la chiamavano i bimbi, un giovane fotografo che avrebbe ripreso e fotografato atti sessuali e due consorelle della suore che avrebbero testimoniato per deviare le indaginie portare la consorella peruviana fuori dal fuoco delle accuse. La drammatica svolta del processo a suor Soledad è del tardo pomeriggio. La cronaca della giornata inizia poco dopo le dieci quando il presidente Tringali, con i giudici Bove e Di Filippo, «chiama» il processo a porte chiuse. L’imputata non c’è. Le presunte vittime, sì. La suora, arrestata prima e poi rinviata a giudizio con l’accusa di aver violentato ventisette bambini ha preferito rimanere a Roma. I genitori dei bambini che hanno denunciato le violenze sono qui, al secondo piano del palazzo di giustizia. La suora non c’è. Ma ci sono, naturalmente i suoi avvocati, Gullotta e Cannavacciuolo. Le presunte vittime sì, anche loro con gli avvocati, un lungo elenco. Al bar centrale del paese continuano a sparare contro «l’isteria delle mammine» pronte a raccontare le fantasie dei bambini e scaricarle contro la «povera» suora. Pronte, quelle mammine a creare un «contagio», con un virus peggio della febbre suina, Racconti dei bimbi proprio su quella «suora con la faccia color cocciolato», come ce l’ha suor Soledad. «Ci hanno fatto le foto in una casa, c’era anche la suora che sembrava un pò uomo e un pò donna» disse uno dei bambini nel corso dell’udienza dell’incidente probatorio che «cristallizzò» l’accusa contro la religiosa. A Vallo si oscilla in piazza tra giustizialismi preconcetti ma anche ipocrisie ad oltranza, una realtà della provincia italiana improvvisamente schiaffeggiata da una storia di ordinaria violenza sui minori. In piazza, ieri sera, la notizia del rinvio a giudizio del fotografo, figlio di un noto artigiano del paese ben voluto e stimato, è stata come l’ennesima raffica di vento gelido che non riesce, però, ancora a spazzare via gli ultimi «giapponesi» rimasti a fare la guerra per difendere il cosiddetto onore del paese. E per i quali non sono altro che fantasie quei verbali relativi all’audizione di ventisette bambini, tutti di 3,4 e 5 anni, con le drammatiche testimonianze. «Suor Soledad ci portava al bagno dove ci faceva giocare al lupo. Una volta mi ha anche fatto male il mio ditino. Il gioco del lupo non mi piaceva perché era brutto. Non voglio raccontare cosa mi faceva. Se suor Soledad torna a scuola io non ci voglio più andare.» La seconda: «Suor Soledad è cattiva e dà botte ai bambini. Li picchia sul… Ci accompagna in bagno e mi tocca…con il dito (la bambina, scrivono i consulenti nel verbale, fa segno con la mano destra passandosi la mano sulle parti intime). Poi ci fa giocare al lupo mangia frutta che ci mangia.» La terza: «Vado all’asilo. La mia suora si chiama Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che è molto cattiva. Lei mi faceva fare un gioco molto brutto perchè mi toccava e mi faceva il solletichino (la bambina fa il segno con la mano sinistra passandosela sulle parti intime). Suor Soledad ci faceva fare anche il gioco del lupo e mi diceva che doveva essere un segreto.». La quarta: «Vado all’asilo da suor Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che mi accompagna in bagno per fare la pipì. Lei quando andiamo al bagno mi fa male… Infila il dito». «Sono suggestionabili i bambini testimoni a quell’età» continua a ripetere il professor Gullotta. Ma per i genitori il processo è solo l’inizio della scoperta di altre verità sconvolgenti.

    ottobre 16th, 2006 at 23:58
    Pedofilia: asilo Vallo della Lucania: «Così suor Soledad ci faceva giocare al lupo cattivo».
    » by Lucignolo in: Senza categoria, Suor Soledada, Vallo della Lucania, chiesa

    di Antonio manzo«Così suor Soledad ci faceva giocare al lupo cattivo».

    I ventisette bambini hanno tutti testimoniato le violenze nel corso dei colloqui con i consulenti della Procura della Repubblica. Il criminologo Bruno, noto al grande pubblico per il caso Cogne, difende la suora. Lui sostiene che i bambini, tra i 3 e e i 5 anni, sono suggestionabili. «Ma non ventisette bambini che sentiti isolatamente hanno denunciato violenze» ribattono i consulenti della Procura.
    Sono le dieci del mattino del 7 giugno scorso quando i due consulenti della procura – Stefano Caruso, psicologo e esperto in psicodiagnostica docente all’università di Napoli e Annamaria Nazzaro, medico chirurgo e neuropsichiatra infantile – iniziano a lavorare negli uffici della direzione del complesso fieristico di Vallo della Lucania. I verbali relativi all’audizione di 27 bambini, tutti di 3,4 e 5 anni, contengono le drammatiche testimonianze. Sono state rese nel corso dei colloqui con i bambini alla presenza di almeno un genitore. I consulenti partono dai disegni, quelli della propria classe e poi cominciano i bambini stessi a raccontare. Scegliamo quattro drammatiche testimonianze. La prima: «Suor Soledad ci portava al bagno dove ci faceva giocare al lupo. Una volta mi ha anche fatto male il mio ditino. Il gioco del lupo non mi piaceva perché era brutto. Non voglio raccontare cosa mi faceva. Se suor Soledad torna a scuola io non ci voglio più andare.» La seconda: «Suor Soledad è cattiva e dà botte ai bambini. Li picchia sul… Ci accompagna in bagno e mi tocca…con il dito (la bambina, scrivono i consulenti nel verbale, fa segno con la mano destra passandosi la mano sulle parti intime). Poi ci fa giocare al lupo mangia frutta che ci mangia.» La terza: «Vado all’asilo. La mia suora si chiama Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che è molto cattiva. Lei mi faceva fare un gioco molto brutto perchè mi toccava e mi faceva il solletichino (la bambina fa il segno con la mano sinistra passandosela sulle parti intime). Suor Soledad ci faceva fare anche il gioco del lupo e mi diceva che doveva essere un segreto.». La quarta: «Vado all’asilo da suor Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che mi accompagna in bagno per fare la pipì. Lei quando andiamo al bagno mi fa male… Infila il dito (il bambino utilizzando una bambola fa vedere che infila il dito indice e passa la mano sui genitali). Lei mi faceva fare un gioco molto brutto che chiamata il gioco del mostro-femmina che consisteva nel nascondersi e quando lo trovavo mi faceva scappare nel salone delle feste o nel bagno da solo. Nel salone delle feste o nel bagno, quando eravamo da soli, mi toccava… Suor Agnese, invece, è brava e non mi fa mai male.» Concludono i consulenti della procura: «In definitiva, quasi tutti i soggetti ascoltati – scrivono i consulenti della procura – hanno riferito di maltrattamenti ed abusi perpetrati dall’indagata e a lei l’hanno attribuiti. Tutte le dichiarazioni sono risultate attendibili e coerenti, per cronologia e modalità». Sul versante della difesa, suor Soledad incarica il criminologo Francesco Bruno (noto al grande pubblico come il criminologo di Cogne) di stilare una consulenza tecnica di parte. Cita Piaget, compie una serie di analisi, legge gli atti processuali e ritiene inattendibili i bambini. Secondo lui a quell’età, tra 3 e 5 anni, c’è una ridotta attitudine dei bambini a testimoniare. «I bambini a quell’età non riescono a travisare i fatti a seconda delle proprie emozioni, della propria convenienza e dell’influenzamento di chi ha potere su di loro». Ma ci sono ventisette bambini che, sentiti separatamente, concordano unanimemente nell’accusa tanto da far dire ai consulenti della procura che non è possibile «alcuna istruzione dei bambini da parte dei genitori, anche perchè non si rilevano discordanze ed incongruenze nelle risposte di ciascuno e nel confronto con quelle degli altri». Nel colloquio dei consulenti della procura viene utilizzata una bambola per una più precisa e dettagliata descrizione dell’accaduto da parte dell’intervistato. E, fanno notare i consulenti, nel momento che vogliono intervenire i genitori vengono cortesemente invitati a tacere. «Sono suggestionabili i bambini testimoni a quell’età» continua a ripetere Francesco Bruno, il criminologo che ha aiutato Vespa nel processo televisivo del caso-Cogne.(Il Mattino)

  • Croazia, in carcere l ex parroco di Arbe

    Croazia, in carcere l ex parroco di Arbe

    il Piccolo — 26 marzo 2010 pagina 05 sezione: ATTUALITÀ
    di ANDREA MARSANICH FIUME Drago Ljubicic, 66 anni, sacerdote catechista, ex parroco di Banjol, nell’isola quarnerina di Arbe. Da alcuni giorni Ljubicic è nel penitenziario di Lepoglava (contea di Varazdin, nel nord della Croazia), dove dovrà scontare tre anni di reclusione per pedofilia. Si tratta del primo prete croato ad essere condannato al carcere per avere molestato sessualmente dei bambini. La sua storia è molto nota in Croazia: nella condanna comminatagli dal Tribunale regionale di Fiume, e passata di recente in giudicato, si rileva che Ljubicic aveva commesso atti di libidine a Banjol nei confronti di cinque ragazzini, nel periodo compreso tra il 2003 e il 2007. Era stato dapprima un bambino, allora di dieci anni, a lamentarsi con i propri genitori per il comportamento del sacerdote. Di lì a breve, altri quattro suoi coetanei avevano fatto la stessa cosa, denunciando il religioso e costringendo la polizia ad entrare in azione. Ljubicic era stato fermato dalle forze dell’ordine tre anni fa e alcuni mesi dopo sottoposto a processo, dal quale era scaturito il verdetto di condanna. Ad onor del vero, Ljubicic non è il primo sacerdote condannato per pedofilia in Croazia. Don Ivan Cucek, parroco di Sestine (Zagabria) era finito nel mirino della giustizia nel 2003, fatto segno di una sentenza non esecutiva di un anno e nove mesi di prigione, per tredici casi accertati di libidine nei riguardi di ragazzine. Successivamente il Tribunale conteale di Zagabria aveva mutato la pena detentiva in condanna di 6 mesi con la condizionale di tre anni. Uno dei motivi della modifica, che aveva suscitato clamore tra l’opinione pubblica, era che «don Cucek non è più in contatto con i bambini». Va detto che la reazione dell’arcivescovo di Fiume, monsignor Ivan Devcic, al momento dell’arresto di Ljubicic, era stata molto ferma: «Se i sospetti si riveleranno fondati, condanneremo con forza una simile vicenda». Come in effetti avvenuto più tardi. Da ricordare le voci ufficiose circolate nel 2007 e mai confermate: il sacerdote era stato accusato di pedofilia anche quando svolgeva l’incarico di parroco nell’isola di Veglia, dalla quale sarebbe stato trasferito ad Arbe proprio per evitare la reazione dei genitori veglioti, esasperati dal comportamento di Ljubicic verso i loro bambini.

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/ilpiccolo/2010/03/26/NZ_05_SINI.html

  • «Ratzinger ignorò le mie denunce sul quel prete Usa spedito a Vicenza»

    «Ratzinger ignorò le mie denunce sul quel prete Usa spedito a Vicenza»

    Vicenza. Se n’era occupato anche il nostro giornale, due anni fa, quando Bill Nash era venuto a Vicenza. Per chiedere che quel prete americano che abusò di lui negli anni ’70 quando era in seminario negli Usa, padre James Tully, venisse radiato definitivamente dalla Chiesa. E che invece dopo che la storia era finita sui media era stato mandato silenziosamente in “penitenza” nell’Istituto dei Saveriani di viale Trento direttamente dal Vaticano. Così oggi, dopo aver letto delle scuse del Papa sui casi di pedofilia tra i religiosi, ha preso carta e penna per sfogarsi su alcuni siti on line.

    Nash ha ricordato quelle lettere di denuncia che aveva mandato all’allora cardinal Ratzinger, capo della Congregazione per la dottrina delle fede (Cdf) che si occupa tra l’altro anche dei crimini sessuali commessi dai sacerdoti. Senza mai ricevere risposta. Nessuna. Lo stesso appello di Nash lo ha lanciato anche un’altra vittima di abusi da parte di religiosi, Joey Piscitelli. Che a Benedetto XVI chiede oggi come abbia potuto «mantenere in attività a San Francisco e a contatto con i bambini quel padre Steven Whelan che io avevo denunciato per abusi sessuali».

    Tutti e due hanno allegato le lettere inviate alla Congregazione ancora nel 2005. Sempre rimaste senza risposta. «Io vi posso dire – ha spiegato Nash – che la Cdf non si è mai interessata al caso che gli avevo presentato. Un caso che avevo segnalato più volte, a distanza di mesi, anche alla Congregazione per gli Ordini religiosi». Ma mentre la Chiesa taceva, racconta sempre Nash, i media statunitensi e italiani pubblicavano la sua storia. Compresi i verbali della polizia del Wisconsin su padre Tully (che l’associazione anti-pedofilia Prometeo accusa di altri 7 episodi di abusi su ragazzini), i soldi che le autorità religiose versarono a Nash come risarcimento danni, la lettera di un alto prelato che riconosceva la pedofilia del sacerdote. Su un sito internet dedicato ai preti accusati di abuso sessuali si leggeva che padre Tully era stato sottoposto a un periodo di cura per “sexual problem” nel Connecticut e di una sua ammissione di colpevolezza rivelata al suo terapista.

    Nash dice che scrisse più volte alla Congregazione diretta dal futuro Papa Benedetto XVI: «Ma solo grazie agli articoli usciti su giornali che la Chiesa imbarazzata decise di rispedire padre Tully da Vicenza a New York». Mentre era dai Saveriani vicentini il prete Usa parlò solo una volta delle accuse contro di lui, dopo una messa: «Niente sesso, credetemi, solo gesti interpretati male. Non sono stato condannato, e chi mi accusava ha firmato un accordo».

    Secondo il blog “Alternet” James Tully, 63enne, è oggi un ex sacerdote e vive nel New Jersey. Ma anche se alla fine, dopo 40 anni, Bill Nash è riuscito a vederlo cacciato dalla Chiesa, non riesce a darsi pace per quei lunghi silenzi delle gerarchie cattoliche. E per quelle scuse di Papa Ratzinger che, dice «sapeva tutto e ci ha ignorati».
    Alessandro Mognon

    http://www.ilgiornaledivicenza.it/home/laquo-ratzinger-ignor-ograve-le-mie-denuncesul-quel-prete-usa-spedito-a-vicenza-raquo-1.1214834

  • IL PRETE CONDANNATO PER PEDOFILIA TRASFERITO AL SAN LUCA. RETE LAICA PROTESTA

    IL PRETE CONDANNATO PER PEDOFILIA TRASFERITO AL SAN LUCA. RETE LAICA PROTESTA

    IL PRETE CONDANNATO PER PEDOFILIA TRASFERITO AL SAN LUCA. RETE LAICA PROTESTA
    BOLOGNA, 19 MARZO – «Il prete condannato per pedofilia è stato trasferito dalla Curia e promosso a un nuovo incarico presso il Santuario della Beata Vergine di San Luca, luogo simbolo del cattolicesimo bolognese». Così la Rete Laica, “grazie a informazioni raccolte e verificate”, annuncia la notizia, “importante e gravissima” secondo il parere di Maurizio Cecconi, portavoce dell’associazione laica. Don Andrea Agostini è stato condannato in primo grado nel 2008 a sei anni e dieci mesi di reclusione per aver abusato di alcune bambine tra i 3 e i 6 anni che frequentavano l’asilo ferrarese che lui dirigeva.

    Sebbene il diritto canonico preveda che la sospensione dallo spazio clericale per un sacerdote che si macchia del peccato di infrangere purezza dell’infanzia, il nome del parroco compare addirittura sul sito della Chiesa di Bologna, alla voce “Santuario”. «Evidentemente – commenta Cecconi – questa cosa ovvia (che il sacerdote deve smettere di stare a contatto con i bambini) non è così ovvia per Mons. Caffarra e Mons. Vecchi».

    «La notizia è infondata», ha annunciato il priore di San Luca, Monsignor Arturo Testi. E’ arrivata, invece, qualche conferma dalla Curia stessa, secondo la quale il prete si trova lì, non per punizione né per una promozione, bensì per trascorrere un periodo in riflessione, avendo la basilica alcune stanze per ospitare preti bisognosi di riposo. Ma nel santuario tanto amato dai bolognesi, fa notare Cecconi, Don Andrea, che non dovrebbe più essere prete, “continua ad essere a contatto con bambini e bambine”. «Non si può rimanere inermi di fronte al muro di silenzio, omertà e complicità della Chiesa bolognese», si sfoga il portavoce della Rete Laica.

    E come il settimanale diocesano Bologna Sette aveva bollato come “bestemmia bominevole” la mostra del collettivo gay Carni Scelte intitolata “La Madonna piange sperma”, Cecconi usa lo stesso epiteto per la “promozione” del sacerdote, chiedendo anche che “la politica prenda le distanze e condanni esplicitamente sia i sacerdoti pedofili sia le complicità interne alla Chiesa”.

    Nel frattempo, mercoledì 24 marzo alle 17 nella libreria Melbookstore sarà presentato il libro Il peccato nascosto. Lo scandalo dei preti pedofili e i silenzi della Chiesa. I documenti della commissione d’inchiesta sui casi irlandesi. Le tante storie italiane dimenticate da giornali e tg, (autore anonimo, edito da Nutrimenti, 12 €), che, tra gli altri, tratta anche di questo caso.

    http://www.bolognanotizie.com/news/2010/03…laica-protesta/

  • Bologna, prete pedofilo. Curia lo ha promosso e trasferito a San Luca

    Bologna, prete pedofilo. Curia lo ha promosso e trasferito a San Luca

    Maurizio Cecconi, portavoce della Rete Laica Bologna, in merito alla vicenda del prete pedofilo condannato a 6 anni e 10 mesi per molestie sessuali sulle bambine dell’asilo da lui diretto e sulla complicità, omertà e protezione offerta al sacerdote dalla Curia felsinea.

    “Don Andrea Agostini – il prete pedofilo condannato a 6 e 10 mesi per molestie sessuali sulle bambine dell’asilo da lui diretto e il cui nome è rivelato dal libro “Il peccato nascosto. Lo scandalo dei preti pedofili e i silenzi della Chiesa” – è stato trasferito dalla Curia e promosso a un nuovo incarico presso il Santuario della Beata Vergine di San Luca, luogo simbolo del cattolicesimo bolognese”, così Maurizio Cecconi, portavoce della Rete Laica Bologna, che continua: “Grazie alle informazioni da noi raccolte e verificate diamo oggi questa notizia, che riteniamo importante e gravissima”.

    “Secondo il diritto canonico, un sacerdote che si macchia del peccato d’infrangere la purezza dell’infanzia dovrebbe essere escluso dallo stato clericale, ovvero non essere più prete. Al contrario, don Andrea Agostini, dopo un processo-farsa interno al Curia che lo ha evidentemente assolto benché sia stato condannato dalla giustizia civile italiana, è stato promosso: continua ad essere un prete, continua a ricevere uno stipendio, continua ad essere a contatto con bambini e bambine, tutti quelli in visita al santuario tanto amato dai bolognesi”.

    “Più volte abbiamo chiesto alla Curia e ai suoi vertici, al Cardinale Caffarra e a Monsignor Vecchi, di rispondere alle domande di trasparenza poste dalla cittadinanza e dalle famiglie delle vittime. Risultato: nessuna risposta. Non si può rimanere inermi di fronte al muro di silenzio, omertà e complicità della Chiesa bolognese; per queste ragioni oggi diffondiamo la notizia del luogo in cui è stato trasferito don Agostini. E così faremo ancora per ogni informazione che raccoglieremo e verificheremo”.

    “Questa promozione rivela il deserto morale e l’insopportabile ipocrisia della Curia di Bologna. Nel giugno del 2007, quando un collettivo gay chiamato “Carni Scelte” presentò una mostra dal titolo “La Madonna piange sperma”, da parte del Cardinale Caffarra e di Monsignor Vecchi si alzarono parole di fuoco”, ricorda Cecconi, “Sul settimanale diocesano BolognaSette del 16 giugno di quell’anno leggemmo questa considerazione: “Una bestemmia abominevole. La depravazione dell’intelligenza non potrebbe essere più palese. […] La nostra coscienza religiosa ha in sé le risorse per superare queste offese tanto stupide quanto gratuite. Ci domandiamo se la coscienza civile possa accettare che simili spettacoli possano godere del sostegno pubblico””.

    “Oggi la città di Bologna si chiede: come possiamo definire chi difende il sentimento religioso di una parte della cittadinanza e poi trasferisce un prete pedofilo condannato nel santuario simbolo di quel sentimento religioso che, con menzogne, s’afferma di difendere e di rappresentare? Credo possiamo dire che la promozione di don Agostini sia una bestemmia abominevole, compiuta dai vertici della Chiesa Cattolica felsinea. E ci domandiamo: come può la politica (il sostegno pubblico) continuare a difendere un’istituzione che protegge dei criminali? Siamo convinti che la coscienza civica dei cittadini bolognesi ha già pronta la risposta: la politica prenda le distanze e condanni esplicitamente sia i sacerdoti pedofili e sia le complicità interne alla Chiesa”.

    “Il Cardinale Caffarra nel 2007 intervenne per convocare una preghiera riparatrice e una messa al santuario di San Luca, perché “era stata commessa un’ingiustizia nei confronti della città”. Non interviene però per chiedere scusa alle famiglie delle vittime delle molestie di un prete sotto la sua responsabilità, che continua a proteggere pagandogli persino un costoso avvocato. E non paga i risarcimenti ai genitori delle bambine molestate. Farà Caffarra una messa riparatrice nel santuario di San Luca, con al suo fianco un prete pedofilo condannato?”.

    “Diciamolo: siamo di fronte a una enorme ingiustizia nei confronti della città”, conclude Cecconi, “Quando Lei, Cardinale e Vescovo, chiederà scusa a tutti i cittadini?”.

    Bologna, prete pedofilo. Curia lo ha promosso e trasferito a San Luca

  • Monteroduni – Scoppia un altro caso don Felix

    Monteroduni – Scoppia un altro caso don Felix

    In paese dopo l’allontanamento del parroco, indagato per presunti casi di violenze sessuali a carico di alcuni minori, è tornata la calma. Ma i timori di una parte della collettività su presunti comportamenti dell’ex parroco si sono rivelati fondati, almeno stando all’indagine in corso portata a termine dell’Arma dei carabinieri. In tanti si era insinuato il dubbio sul comportamento dell’aiutante parroco. Ma se tra la comunità che frequenta la parrocchia questo dubbio è emerso e oggi lo si legge diversamente è possibile che chi ha lavorato a stretto contatto con il sacerdote non si sia accorto di nulla. L’interrogativo per qualche residente resta senza risposta. Il sacerdote nel frattempo è stato allontanato da Monteroduni e si troverebbe in Umbria per intraprendere un percorso di recupero. In Molise i casi di violenza sessuale a danno dei minori si sono triplicati. Il dato è emerso dalla relazione del procuratore generale presso la Corte d’Appello di Campobasso. E secondo il tutore dei minore, Nunzia Lattanzio la situazione vedrebbe ancora dei casi al vaglio degli investigatori. Per questo è opportuno e importante sottolinea Nunzia Lattanzio sensibilizzare i cittadini a denunciare questi episodi. Sul fenomeno delle violenze va concentrata l’attenzione dei genitori, della scuola e degli stessi adolescenti.

    www.nuovomolise.net/e_view.asp?S=1&C=3&G=8&M=4&E=13431