Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Scandalo pedofilia: diocesi di Monaco sapeva di Peter H.

    Scandalo pedofilia: diocesi di Monaco sapeva di Peter H.

    http://www.uaar.it/news/2010/03/20/scandal…sapeva-peter-h/

    Scandalo pedofilia: diocesi di Monaco sapeva di Peter H.

    Intervistato dal New York Times (1), lo psichiatra Werner Huth, che nei primi anni Ottanta seguì il caso del prete pedofilo Peter H. (Ultimissima del 16 marzo), ha affermato di aver ripetutamente avvertito l’arcidiocesi di Monaco di Baviera sulla problematicità di quel sacerdote. Huth pose tre condizioni affinchè Peter H. potesse tornare alla sua attività: non fargli bere alcool, farlo sorvegliare da altri parroci e non metterlo più a contatto con i bambini. L’arcidiocesi invece avrebbe comunque deciso di far continuare l’attività pastorale al sacerdote senza tener conto delle indicazioni dello psichiatra, dopo un periodo di terapia. Il prete venne poi arrestato nel 1986, proprio per abusi su minori, ma rimosso dal suo incarico solo recentemente. Huth precisa di non aver mai contattato direttamente Joseph Raztinger, all’epoca arcivescovo di Monaco, e di non sapere se egli fosse al corrente o meno dei suoi avvertimenti, ma di aver avuto colloqui diretti con l’allora vescovo Heinrich Graf von Soden-Fraunhofen e con altri esponenti della diocesi. Huth è stato inoltre intervistato dal quotidiano Sueddeutsche Zeitung.
    Secondo il settimanale tedesco Der Spiegel (2) invece, lo stesso Ratzinger avrebbe avuto notizia dei problemi di padre Peter H., che venne accolto a Monaco nonostante la segnalazione di precedenti abusi, da parte della diocesi di Essen. Sotto la presidenza di Ratzinger, il consiglio dell’ordinariato diocesano bavarese si sarebbe occupato del caso in questione, il 15 gennaio 1980: nel verbale – riporta Der Spiegel – è scritto che Peter H. aveva richiesto un alloggio in una parrocchia di Monaco e che era stato sottoposto ad un trattamento psico-terapeutico. Der Spiegel critica direttamente la diocesi per non aver segnalato il prete pedofilo alla polizia, accogliendolo nonostante il suo passato fosse noto.
    (1) http://www.nytimes.com/2010/03/19/world/eu…&sq=huth&st=cse
    (2) www.spiegel.de/panorama/gesellschaft/0,1518,684720,00.html

  • In Italia un’ondata di scandali travolge la chiesa cattolica. Ma nessuno se ne accorge

    In Italia un’ondata di scandali travolge la chiesa cattolica. Ma nessuno se ne accorge

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    Pedofilia clericale – Articolo della stampa estera
    Il papa affronta una nuova ondata dello scandalo degli abusi sessuali sui minori in italia

    Un articolo di The Guardian in una nostra traduzione dall’inglese a cura di Stefania Salomone

    Il capo della chiesa cattolica si prepara per il nuovo round di accuse da parte delle vittime di preti pedofili – in Italia.
    Il cardinale Joseph Ratzinger ha affrontato casi di abusi sessuali per 24 anni prima di diventare papa Benedetto XVI.
    Papa Benedetto XVI deve fronteggiare crescenti pressioni sulla sua gestione dei preti pedofili, ora che sono venuti alla luce nuovi casi di copertura in Italia, il paese con la più alta concentrazione di clero cattolico romano.
    Dopo le ultime accuse – relative al fatto che Benedetto non avrebbe intrapreso azioni negli Stati Uniti quando era a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’organo Vaticano preposto – la chiesa è “terrorizzata” mentre altre vittime in Italia si stanno facendo avanti, secondo quanto affermato da Roberto Mirabile, responsabile de La Caramella Buona, un gruppo italiano anti-abusi. “Dopo che gli scandali sono venuti alla luce all’estero, sorgeranno in Italia un numero crescente di gruppi di vittime nelle prossime settimane”, ha dichiarato ieri Mirabile.
    Quando era ancora il cardinale Joseph Ratzinger, Benedetto ha gestito i casi di abuso in Vaticano per 24 anni prima di diventare papa nel 2005.
    “Scopriremo presumibilmente che il Vaticano ha lavorato in Italia ancor più alacremente con i vescovi per nascondere i casi, rispetto all’estero, semplicemente perché il contatto era più vicino e la chiesa è così potente in Italia”, ha aggiunto Mirabile.
    Anche Sergio Cavaliere, un avvocato italiano che ha documentato 130 casi di pedofilia clericale, ritiene che i cortili Vaticani potrebbero seguire l’Irlanda, gli Stati Uniti e la Germania sull’onda delle rivelazioni di abusi sessuali. “I casi che ho trovato sono solo la punta dell’iceberg a causa della riluttanza di molte vittime a uscire allo scoperto fino ad ora”, ha dichiarato Cavaliere. “In nessuno dei casi il vescovo locale ha avvisato la polizia del sospetto abuso”.
    Altro sviluppo sorprendente è che la maggior parate delle denuncie sono recenti, a differenza dei casi del passato a Monaco o a Milwaukee, per i quali Benedetto è stato accusato la scorsa settimana di non aver intrapreso azioni.
    Mons. Charles Scicluna, che indaga sulle accuse di abusi arrivate in Vaticano, nel mese ha negato che gli abusi abbiano raggiunto ‘proporzioni drammatiche’ in Italia, ma ha dichiarato di essere preoccupato per “una certa cultura del silenzio” tra i 50.000 preti italiani.
    In febbraio, il Vaticano ha avviato un’indagine per le accuse di 67 ex-allievi di una scuola per sordi di Verona secondo cui ben 24 preti, frati e religiosi laici maschi hanno abusato degli alunni tra il 1950 e il 1980. Tre degli accusatori hanno ripetuto le loro rivendicazioni in televisione, in prima serata venerdì scorso.
    In un caso che richiama le accuse fatte contro P. Lawrence Murphy a Milwaukee, che sembrerebbe aver abusato di oltre 200 bambini sordi, un ex-allievo italiano ha dichiarato che i preti lo hanno sodomizzato così spietatamente da farlo sentire “come morto”.
    Un secondo studente ha accusato il precedente vescovo di Verona, Mons. Giuseppe Carraro, attualmente sotto processo per la causa di beatificazione, di averlo molestato.
    In Irlanda, il leader della chiesa cattolica è stato nominato in più di 200 azioni civili da parte di vittime di abusi clericali, facendo pressioni affinché si dimetta. Le vittime sostengono che il Cardinale Seàn Brady si sia reso complice negando loro la protezione dai preti pedofili o altri perpetuatori di abusi sessuali. Non ci sono indizi che egli abbia preso parte a nessun abuso.
    Fonti legali repubblicane hanno confermato che 230 singole vittime di abusi clericali stanno per trascinare la chiesa in tribunale. Affermano inoltre che queste comprendono le cinque vittime di P. Brendan Smyth, uno dei più noti pedofili d’Irlanda.
    La condanna e l’arresto di Smyth hanno aperto i boccaporti a dozzine di casi di preti che hanno abusato di bambini nelle diocesi di tutta l’Irlanda, nonché abusi diffusi e sistematici avvenuti in orfanotrofi e scuole gestiti da religiosi.
    Brady ha confermato di essere stato presente durante un processo canonico chiuso per le attività di Smyth, morto in prigione 13 anni fa, mentre scontava 12 anni per i 74 abusi commessi su minori.
    “Le vittime di Smyth sosterranno che la chiesa sapesse già dal 1975 che egli commetteva abusi sui bambini. Ma aver gestito in segreto due di queste giovani vittime in quell’anno, ha fatto sì che Smyth abusasse liberamente di molte altre negli anni successivi”, ha dichiarato all’Observer una fonte legale.
    “Il cardinale ora si ritrova nominato in centinaia di casi, alcuni dei quali arriveranno in tribunale”.
    Alla domanda se la chiesa sapesse che Brady fosse coinvolto in così tante azioni civili nei tribunali irlandesi, un portavoce dell’Ufficio Stampa Cattolico irlandese ha risposto: “Il vescovo che occupa la posizione di primate d’Irlanda (Brady) viene spesso nominato quale co-difensore nei procedimenti giudiziari da coloro che pensano erroneamente che sia “l’Amministratore Delegato” della chiesa cattolica d’Irlanda. In risposta alla sua domanda, non conosco il numero esatto dei casi di vittime di abusi sessuali da parte del clero che abbiano nominato il cardinale Seàn Brady nelle loro azioni legali”.
    Voice of the Faithful, una organizzazione cattolica che lotta per le riforme nella chiesa, ha dichiarato che “è stato significativo” che Brady abbia affermato di voler riflettere fino a Pasqua sulla sua posizione.
    Seàn O’Connaill, il coordinatore del gruppo irlandese ha dichiarato: “La situazione della chiesa d’irlanda e la posizione del cardinale Brady sono molto confuse e mutevoli”
    “I problemi che la chiesa cattolica si trova ad affrontare, tuttavia, non verranno risolti solo facendo saltare delle teste. La gente e la leadership devono rendersi conto che è necessario un grande programma di riforma della chiesa per dare una svolta a questa questione”.

    http://www.guardian.co.uk/world/2010/mar/2…e-priests-italy

    Testo originale
    Pope faces fresh wave of child abuse scandals in Italy
    The head of the Catholic church is bracing himself for a new round of allegations by victims of paedophile priests — in Italy
    Cardinal Joseph Ratzinger handled abuse cases for 24 years before becoming Pope Benedict XVI. Photograph: Max Rossi/REUTERS
    Pope Benedict XVI is facing growing pressure over his handling of paedophile priests as new cover-ups come to light in Italy, the country with the greatest concentration of Roman Catholic clerics.
    After the latest allegations – that Benedict took no action in the US when he was head of the Congregation for the Doctrine of the Faith, the Vatican’s enforcer – the church is now “terrified” as more victims stand up to be counted in Italy, according to Roberto Mirabile, head of La Caramella Buona, an Italian anti-abuse group. “With the scandals erupting abroad, we will see a huge growth in victims’ groups in Italy in coming weeks,” said Mirabile yesterday. As Cardinal Joseph Ratzinger, Benedict handled abuse cases at the Vatican for 24 years before he became pope in 2005.
    “We are likely to discover that the Vatican worked even harder in Italy with bishops than elsewhere to hide cases, simply because the contact was closer and the church is so powerful in Italy,” Mirabile added.
    Sergio Cavaliere, an Italian lawyer who has documented 130 cases of clerical paedophilia, also believes that the Vatican’s backyard could follow Ireland, the United States and Germany in producing a wave of abuse revelations. “The cases I have found are just the tip of the iceberg given the reluctance of many victims to come forward until now,” said Cavaliere. “And in no single case did the local bishop alert police to the suspected abuse.”
    Another startling development is how recent most of the allegations are, unlike the decades-old cases in Munich and Milwaukee that Benedict was last week accused of failing to act on.
    Monsignor Charles Scicluna, who investigates abuse accusations passed on to the Vatican, denied this month that abuse had reached “dramatic proportions” in Italy, but he was concerned about “a certain culture of silence” among Italy’s 50,000 priests.
    In February, the Vatican opened an investigation into allegations by 67 former pupils at a school for the deaf in Verona that 24 priests, brothers and lay religious men abused pupils from the 1950s to the 1980s. Three of the accusers repeated their claims on Italian prime-time television on Friday.
    In a case recalling the accusations against Father Lawrence Murphy in Milwaukee, who was claimed to have abused up to 200 deaf children, one Italian former pupil claimed that priests had sodomised him so relentlessly that he came to feel “as if I were dead”.
    A second pupil has accused Verona’s late bishop, Monsignor Giuseppe Carraro, who is being considered for beatification, of molesting him.
    In Ireland, the leader of the Catholic church has been named in more than 200 civil actions by victims of alleged clerical abuse, putting him under further pressure to resign. The victims claim that Cardinal Seán Brady failed in his duties by neglecting to protect them from paedophile priests and other sex abusers. There is no suggestion that he took part in any abuse.
    Legal sources in the republic confirmed that 230 separate victims of alleged clerical abuse are taking the church to court. They said these include five victims of Father Brendan Smyth, one of Ireland’s most notorious paedophiles.
    Smyth’s arrest and conviction opened the floodgates for dozens of cases concerning priests abusing children in dioceses all over Ireland, alongside widespread and systemic abuse in church-run orphanages and industrial schools.
    Brady has confirmed that he was present at a closed canonical tribunal into the activities of Smyth, who died in jail 13 years ago while serving 12 years for 74 sexual assaults on children.
    “Smyth’s victims will argue that the church knew as far back as 1975 that he was abusing children. But the hierarchy’s secret deal with two of his young victims that year left Smyth free to abuse others many years afterwards,” one senior legal source told the Observer.
    “The cardinal now faces being named in hundreds of cases, some of which will go through the courts.”
    Asked if the church was aware that Brady had been named in so many civil actions through the Irish courts, a spokesman for the Catholic Press Office in Ireland said: “The bishop who occupies the position of primate of all Ireland [Brady] is often named as co-defendant in judicial proceedings by people who mistakenly presume him to be the ‘CEO’ for the Catholic church in Ireland. In answer to your query, I do not know the exact number of cases taken by alleged victims of clerical sex abuse who have named Cardinal Seán Brady in their actions.”
    Voice of the Faithful, an international lay Catholic organisation campaigning for reforms in the church, said it was “deeply significant” that Brady has said he is spending the run-up to Easter reflecting on his position.
    Seán O’Connaill, the group’s Irish co-ordinator, said: “The situation regarding the church in Ireland and Cardinal Brady’s position is very confused and fluid.
    “The problems facing the Catholic church, however, will not be resolved alone by heads rolling. Both the people and the leadership have to realise that there has to be a major reform programme within the church to turn this around.”

    http://www.guardian.co.uk/world/2010/mar/2…e-priests-italy

    http://www.corrierediaversaegiugliano.it/i…11477&Itemid=66

    Sergio Cavaliere la law firm antipedofili intervistato dal Guardian PDF Stampa E-mail
    Scritto da s.p.
    martedì 30 marzo 2010
    L’avvocato Sergio Cavaliere di San Cipriano d’Aversa è stato intervistato dal Guardian, il famoso giornale inglese lo ha contattato in quanto la law firm sancprianese è uno dei massimi esperti italiani nella difesa delle vittime di preti pedofili, una piaga presente nella chiesa cattolica che in questi giorni sta venendo alla ribalta in maniera eclatante. Infatti il Guardian ha scritto che Cavaliere ha documentato ben 130 casi di pedofilia clericale. Cavaliere ha detto al giornalista Tom Kingdom:
    “I casi che ho trovato sono solo la punta di un iceberg dato la riluttanza di molte vittime a farsi avanti per denunciare”. Sergio Cavaliere recentemente si è occupato del caso di Don Marco Cerullo, parroco di Casal di Principe, trovato dai carabinieri in flagranza di reato mentre abusava di un bambino ed arrestato dopo un inseguimento. Cerullo è stato condannato a 6 anni e 8 mesi in appello.
    s.p.

  • Nella ricostruzione del New York Times le esitazioni del Vaticano

    Nella ricostruzione del New York Times le esitazioni del Vaticano

    Pedofilia/ Il caso di padre Murphy – scheda

    Nella ricostruzione del New York Times le esitazioni del Vaticano

    1950: il reverendo Murphy arriva lalla St. John’School for the Deaf. Qui, dopo essere stato ordinato sacerdote, assume l’incarico di cappellano. 1955 Emergono le prime prove di abuso. In una lettera invita nel 1997 all’arcidiocesi di Milwaukee, David Walsh, cappellano nell’istituto dei sordi di Chicago dal 1955 al 1963 riporta di alcune rivelazioni di alcuni ex alunni della scuola St John. Molti raccontano di aver subito abusi da parte di Murphy. Murphy in un primo momento nega, poi ammette le accuse. 1963: Murphy è nominato direttore della scuola st. John e la dirigerà per 11 anni consecutivi anche se i suoi superiori ricevono denunce dei suoi abusi nei confronti di alcuni allievi. 1974: un gruppo di ex studenti cerca di lanciare l’allarme. La forma scelta è quella di un poster “wanted” con l’immagine di padre Murphy che viene affisso davanti alla cattederale di Milwaukee. Gli ex studenti chiedono alla chiesa che impedisca al sacerdote di lavorare a contatto con i ragazzi. 1974, 12 settembre. Padre Murphy è trasferito in una residenza di campagna nel nord del Wisconsin. Ufficialmente è un trasferimento temporaneo per motivi di salute, di fatto non tornerà mai più alla st John’s School. 1993, 12 dicembre: un esperto in disturbi sessuali assunto dalla diocesi di Milwaukee esamina padre Murphy. Dopo quattro giorni di colloqui scrive che il sacerdote ammette di aver abusato di 19 bambini ma probabilmente, aggiunge , le vittime sono state almeno 200. Conclude che il prete non si rende conto del male fatto e che non è pentito mentre sembra insensibile alle cure. 1996, 17 luglio: l’arcivescovo di Milwaukee scrive al cardinale Ratzinger allora capo della congretazione della fede notificandogli delle accuse nei confronti di due preti della sua diciocesi. Aggiunge che a suo avviso dovrebbero essere sottoposti a processo canonico. 1997 10 marzo: l’arcivescovo Weakland scrive al Tribunale supremo Vaticano della Signatura apostolica. Il cardinale dice di non aver ricevuto alcuna risposta dal cardinale Ratzinger e ricorda che la questione è urgente perché “uno scandalo nel prossimo futuro è altamente probabile”: 1997, 24 marzo: l’arcivescovo Tarcisio Bertone scrive alla diocesi di Milwaukee. Il Vaticano suggerisce un processo di diritto canonico contro Murphy. Bertone raccomanda di attenersi alle norme di diritto canonico del 1962 che prescrivono la segretezza del procedimento penale. 9 aprile 1997 Il cardinale Augustoni risponde all’arcivescovo Weakland dicendo che il caso resta sotto la giurisidizione della congregazione per la Dottrina della fede diretta dal cardinale Tatzinger. 1998, 12 gennaio: Murphy scrive una lettera persononale al cardinale Ratzinger chiedendogli di annullare il decreto del suo vescovo Seperiore del Wisconsin. Murphy ricorda di essere malato e precisa di non aver ricevuto nessuna nuova accusa dal 1974 1998, 6 aprile, Il cardinale Tarcisio Bertone, ora segretario della dottirna della fede, scrive alla’arcivescovo Fliss dicendo di non aprire un processo canonico contro Murphy e di non privarlo della dignità sacerdotale. Piuttosto Bertone raccomanda il ricorso a “misure pastorali”. Bertone spiega la sua scelta citando la lettera di Murphy e il suo stato di salute. 13 maggio 1998 – il vescovo Fliss risponde a Bertone dicendogli che “tutti i ragionevoli metodi pastorali” sono già stati tentati e che non si potrà evitare lo scandalo senza un processo. 39 maggio 1998 – I vescovi dell’arcidiocesi di Milwaukee e del Wisconsin hanno un incontro in Vaticano con Bertone e altri cardinali. Dopo l’incontro uno dei vescovi americani sottolinea che il Vaticano “non incoraggia” gli americani ad aprire un procedimento legale nei confronti di Murphy. L’arcivescovo Weakland “riafferma che avrà delle difficoltà a spiegare tale scelta alla sua comunità di sordi”. 1998, 19 agosto: l’arcivescovo Weakland informa il vaticano che il processo contro Murphy intentato dalla diocesi di Milawaukee è stato formalmente fermato. L’arcivescovo aggiunge che è stata invece decisa l’apertura di un processo amministrativo per dichirare “Inadatto al ministero” padre Muprhy. 21 agosto 1998: padre Murphy muore. Nella messa funebre il vescovo ausiliario Richard Sklba ricorda il suo buon lavoro ma accenna anche “ad alcune ombre sul suo sacerdozio”.

  • Prete pedofilo, la verità di Vecchi “La Curia non era al corrente”

    Prete pedofilo, la verità di Vecchi “La Curia non era al corrente”

    http://bologna.repubblica.it/cronaca/2010/…rrente-2666545/

    Prete pedofilo, la verità di Vecchi
    “La Curia non era al corrente”
    Sull’inserto di Avvenire la replica di via Altabella alla ricostruzione del caso giudiziario fatta da Repubblica. Il vescovo: “Fino alla denuncia mai avvisati dei sospetti sul parroco”
    di MICHELE SMARGIASSI

    Prete pedofilo, la verità di Vecchi “La Curia non era al corrente” Monsignor Ernesto Vecchi

    Cinque anni dopo i fatti, due anni dopo la sentenza, un mese dopo le ricostruzioni di Repubblica, la Curia informa finalmente i suoi fedeli che un sacerdote della diocesi fu condannato in primo grado (a sei anni e dieci mesi) per molestie pedofile ai danni di dieci bambine dai tre ai sei anni che frequentavano il suo asilo nido parrocchiale. Lo fa con un articolo non firmato su Bologna Sette (l´inserto bolognese di Avvenire) di ieri, che è in realtà la lunga autogiustificazione personale di monsignor Ernesto Vecchi, vicario generale della diocesi, riguardo ai rapporti da lui intrattenuti con le insegnanti dell´asilo che sporsero denuncia o testimoniarono contro il sacerdote.

    L´articolo di Avvenire si presenta infatti come «la ricostruzione puntuale degli incontri avvenuti presso la Curia di Bologna con rappresentanti delle famiglie dei minori, tratta dagli appunti del vescovo ausiliare mons. Vecchi redatti all´epoca dei fatti». Il diario di Vecchi prende le mosse dal luglio del 2004, quando tra il parroco e le insegnanti scoppiarono forti contrasti di natura didattico-amministrativa che portarono al licenziamento delle maestre, poi riassunte grazie alla mediazione della Curia. In quell´occasione, ricorda Vecchi, nessuno fece cenno a sospetti di altra natura. Quando poi, il 15 novembre, la nuova coordinatrice dell´asilo gli chiese via fax un incontro, Vecchi annota di averla convocata per la settimana dopo, ma che la coordinatrice non si presentò «per malattia»; in realtà perché già «sotto segreto istruttorio», essendo intanto scattata la denuncia. Un incontro tra Vecchi, la coordinatrice e un genitore si tenne però l´8 gennaio, e anche dagli appunti del vicario ne trapela la tensione. L´incontro si concluse, secondo i due ospiti, con una frase pronunciata da Vecchi: «Questo incontro non è mai avvenuto», che l´interessato ha sempre smentito d´aver detto, ma che nei suoi appunti riemersi improvvisamente viene ora «collocata nel suo contesto: la preoccupazione della psicologa di mantenere il silenzio su questo incontro».

    La ricostruzione di Vecchi rivendica la propria sincerità rispetto alle «opinioni di parte», come vengono definite le deposizioni rilasciate dai testimoni al tribunale di Ferrara, che per Vecchi «stravolgono la verità dei fatti». Effettivamente fra le versioni del vicario e quelle dei testimoni ci sono alcune divergenze: Vecchi nega che prima del fax del 15 novembre ci fossero state altre richieste telefoniche d´incontro senza esito, come invece messo a verbale dalla coordinatrice. Vecchi nega poi che quel fax contenesse accenni allarmati «alla questione morale», mentre (ma qui c´è un documento che lo prova) la coordinatrice vi scrisse di «un problema che può portare, vista la gravità delle accuse, a estreme conseguenze: denunce alle autorità, stampa ecc.».

    Il vicario non contesta altro della ricostruzione ben più ampia di Repubblica, che parte da prima della cronologia del suo “diario”, cioè dalla primavera del 2004, quando la Curia venne informata per la prima volta dei sospetti a carico del sacerdote, e arriva al processo diocesano recentemente svolto, ma tenuto rigorosamente segreto. Di questi e di altri aspetti dell´atteggiamento tenuto dalla Chiesa bolognese sulla vicenda, Avvenire non si occupa.

    (15 marzo 2010)

    http://retelaicabologna.wordpress.com/2010…giornalistiche/

    Bologna, prete pedofilo. Nome svelato da inchieste giornalistiche | J marzo 2010

    Comunicato stampa, 15 Marzo 2010
    (Scarica e diffondi)

    PRETE PEDOFILO. CECCONI: “NOME SVELATO
    DA INCHIESTE GIORNALISTICHE. CURIA DICA
    DOVE E’ STATO TRASFERITO DON ANDREA AGOSTINI”

    Maurizio Cecconi, portavoce della Rete Laica Bologna,
    in merito al prete pedofilo protetto dalla Curia di Bologna
    e condannato per molestie sessuali su bambine.

    “Come Rete Laica abbiamo più volte chiesto alla Curia di rivelare il nome del prete pedofilo, condannato per molestie sessuali su bambine di un asilo. Non per morbosità, bensì per trasparenza e per tutela dei minori che in futuro potessero venirne in contatto; come avviene negli USA, come è avvenuto in Irlanda, in Austria e in Germania. Non abbiamo mai ricevuto risposta, né noi né, ancor peggio, le molte famiglie che affidano i loro figli alle scuole gestite da religiosi”, così Maurizio Cecconi, portavoce della Rete Laica Bologna, che continua: “Il nome è stato finalmente rivelato non dalla Curia, che continua a trincerarsi dietro un muro di bugie e di silenzi, bensì dalle inchieste giornalistiche condotte dal quotidiano “La Repubblica”, che ieri, a pagina 15 dell’edizione nazionale, riportava un elenco di vari casi di preti pedofili in tutta Italia, tra cui quello del prete sotto la responsabilità dell’Arcidiocesi di Bologna, indicandolo per nome e cognome”.

    Questo il passo dell’articolo: “Altre storie riemergono, descritte in dettaglio nel libro “Il peccato nascosto” (Editore Nutrimenti, curato da Luigi Irdi) in uscita mercoledì. L’autore, che si firma come Anonimo — sigla che comprende il contributo di più mani fra cui quella di un sacerdote che ha preferito non comparire in prima persona — raccoglie le tante denunce arrivate di recente in varie Procure d’Italia. C’è la vicenda di un gruppo di bambine di un paese vicino a Cento, diocesi di Ferrara [in realtà, di responsabilità della Diocesi di Bologna, ndr], abusate da don Andrea Agostini, condannato nel 2008 a 6 anni e 10 mesi di reclusione, e al risarcimento di 28mila euro. Il loro avvocato, Claudia Colombo, aveva anche scritto al cardinale di Bologna, Carlo Caffarra, chiedendo una presa di responsabilità della curia locale. Nel dispositivo della sentenza i giudici di primo grado hanno denunciato “il silenzio dei vertici ecclesiastici e la loro ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano””.

    Il libro citato uscirà nelle librerie Mercoledì 17 Gennaio e Rete Laica lo presenterà in anteprima a Bologna Martedì 23 Marzo, alle ore 18.00, presso la Libreria Melbookstore. Insieme a Maurizio Cecconi, sarà presente Luigi Irdi, curatore del libro. Nel testo, un capitolo è dedicato alle molestie compiute da don Andrea Agostini.

    “Abbiamo fatto delle ricerche anche per conto nostro”, spiega Cecconi, “E abbiamo scoperto, sfogliando l’archivio elettronico di BolognaSette, un fatto curioso che vale la pena ricordare. Sul numero di Domenica 8 Febbraio 2004, interamente dedicato all’arrivo in città del nuovo Cardinale, Carlo Caffarra, si può leggere che il primo prete incontrato è stato proprio don Andrea Agostini”.

    Questo l’articolo apparso su BolognaSette (e rintracciabile a questo indirizzo web):

    “Gallo Ferrarese: il primo incontro con la diocesi (L.T.) – Sarà Gallo Ferrarese la prima parrocchia in territorio bolognese, sulla strada da Ferrara, ad accogliere domenica prossima il nuovo Arcivescovo. Un corteo di auto proveniente dalla città estense farà sosta alle 14.50 davanti alla chiesa parrocchiale di Santa Caterina de’ Vigri. Qui un momento di accoglienza da parte dei fedeli della zona sarà aperto dalle parole di benvenuto nella diocesi petroniana da parte del provicario generale della diocesi di Bologna monsignor Ernesto Vecchi. Saranno presenti inoltre – oltre al parroco di Gallo Ferrarese don Andrea Agostini – i parroci dei paesi confinanti e il sindaco di Poggio Renatico. Un bambino e una bambina della comunità, con semplici parole e un mazzo di fiori, renderanno omaggio a monsignor Carlo Caffarra a nome dei presenti. “Un po’ tutte le realtà parrocchiali saranno presenti quel giorno – spiega don Agostini – e con impegno stanno organizzando questo momento straordinario per la nostra piccola comunità. I bambini del catechismo, i giovani che di solito animano la Liturgia domenicale, e anche una piccola banda, stanno facendo del loro meglio per questo semplice ma bellissimo incontro”. I preparativi per domenica non sono solamente esterni: il ricordo nella Celebrazione eucaristica quotidiana e altri momenti di preghiera dispongono la comunità ad una accoglienza del nuovo Arcivescovo a 360 gradi. Terminata la breve cerimonia di saluto, il corteo riprenderà poi la via Ferrarese alla volta di Bologna per l’ingresso da Porta Galliera alle 15.30 circa. L’antica chiesa parrocchiale, dinanzi alla quale monsignor Caffarra bacerà la terra bolognese, è un antico oratorio costruito nel 1712 in onore di santa Caterina de’ Vigri, scelta ufficialmente come patrona di Gallo nel 1792”.

    “Come possiamo vedere, sono presenti fin dal primo giorno d’insediamento di Caffarra tutti i protagonisti di questa triste vicenda fatta di omissioni di intervento e di omertà: Vecchi, Caffarra, Agostini, i bambini e le bambine”, conclude Cecconi, “Per Caffarra e Vecchi, don Andrea Agostini rappresenta la nemesi della loro cattiva coscienza: appare sulla scena fin dal primo giorno di attività del nuovo Arcivescovo e qui rimane. E non se ne andrà finché non risponderanno alle legittime richieste di trasparenza e di giustizia: dove è stato trasferito don Andrea Agostini? Lavora ancora a contatto con minori?”.

  • Prete pedofilo, sit in sotto la curia di Bologna

    Prete pedofilo, sit in sotto la curia di Bologna

    venerdì, 12 febbraio 2010, 20:05

    Anche Rete Laica Bologna ha aderito al sit-in indetto dall’Associazione radicale Anticlericale.Net, oggi alle ore 18 sotto la Curia di Bologna, per protestare contro la diocesi felsinea attorno alla vicenda del prete pedofilo, condannato a Ferrara in primo grado per molestie sessuali su bambine tra i 3 e i 6 anni.

    L’associazione si è recata sotto l’ufficio di Monsignor Vecchi e del Cardinale Caffarra “per portare fisicamente le domande a cui devono rispondere di fronte all’opinione pubblica”, spiega il portavoce Maurizio Cecconi, che afferma come “il documento vaticano “De delictis gravioribus” impone che la diocesi che apprende di casi di pedofilia al proprio interno informi tempestivamente la “Congregazione per la Dottrina della Fede” a Roma. Quali direttive hanno trasmesso dal Vaticano alla Curia di Bologna?”.

    “Nel 2009 il Cardinale Caffarra . continua Cecconi – ha curato e pubblicato la “Carta formativa della Scuola Cattolica dell’infanzia”, in cui si legge che “il gestore e gli insegnanti delle scuole materne parrocchiali debbono condurre un’esemplare vita cristiana”. Un’esemplare vita cristiana comprende anche le molestie sessuali sui minori? Il documento vaticano “Crimen sollicitationis” impone a “tutti coloro che a vario titolo entrano a far parte del tribunale o che per il compito che svolgono siano ammessi a venire a conoscenza dei fatti sono strettamente tenuti al più stretto segreto, su ogni cosa appresa e con chiunque, pena la scomunica “latae sententiae”, per il fatto stesso di aver violato il segreto”. E’ stato imposto il silenzio, dalla Curia di Bologna, alle educatrici, dipendenti della Curia stessa, e ai genitori delle vittime, con la minaccia della scomunica?”.

    Le domande che la Rete Laica rivolge alla curia felsinea continuano chiedendo dove si trovi attualmente il prete condannato, se esercita ancora una professione a contatto con minori, qual è il suo nome e cognome (qui va detto che è la stessa legge, proprio a tutela della riservatezza delle piccole vittime, a imporne l’anonimato, ndr), se ci sono stati altri casi di pedofilia nelle scuole cattoliche della diocesi di Bologna, e perché – questa la domanda rivolta in una lettera pubblica dall’avvocato difensore delle famiglie costituitesi parti civili nel processo – la Curia non paga le provvisionali alle famiglie delle bambine vittime di molestie.

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  • Prete pedofilo: Rete Laica aderisce al sit-in indetto da anticlericale.net sotto la curia

    Prete pedofilo: Rete Laica aderisce al sit-in indetto da anticlericale.net sotto la curia

    Prete pedofilo: Rete Laica aderisce al sit-in indetto da anticlericale.net sotto la curia

    • venerdì, 12 febbraio 2010, 12:06

    Maurizio Cecconi: “Caffarra dica la verità e risponda alle nostre domande”

    “Rete Laica Bologna aderisce al sit-in indetto dall’Associazione radicale Anticlericale.Net, oggi alle ore 18.00 sotto la Curia, per protestare contro il silenzio della Chiesa bolognese attorno alla vicenda del prete pedofilo, condannato in primo grado per molestie sessuali su bambine tra i 3 e i 6 anni”, così Maurizio Cecconi, portavoce della Rete Laica, che continua: “Oggi andremo a portare fisicamente sotto l’ufficio di Monsignor Vecchi e del Cardinale Caffarra le domande a cui devono rispondere di fronte all’opinione pubblica.

    1) Il documento vaticano “De delictis gravioribus” impone che la diocesi che apprende di casi di pedofilia al proprio interno informi tempestivamente la “Congregazione per la Dottrina della Fede” a Roma. Quali direttive hanno trasmesso dal Vaticano alla Curia di Bologna?

    2) Nel 2009 il Cardinale Caffarra ha curato e pubblicato la “Carta formativa della Scuola Cattolica dell’infanzia”, in cui si legge che “il gestore e gli insegnanti delle scuole materne parrocchiali debbono condurre un’esemplare vita cristiana”. Un’esemplare vita cristiana comprende anche le molestie sessuali sui minori?

    3) Il documento vaticano “Crimen sollicitationis” impone a “tutti coloro che a vario titolo entrano a far parte del tribunale o che per il compito che svolgono siano ammessi a venire a conoscenza dei fatti sono strettamente tenuti al più stretto segreto, su ogni cosa appresa e con chiunque, pena la scomunica “latae sententiae”, per il fatto stesso di aver violato il segreto”. E’ stato imposto il silenzio, dalla Curia di Bologna, alle educatrici, dipendenti della Curia stessa, e ai genitori delle vittime, con la minaccia della scomunica?

    4) Dove si trova attualmente il prete pedofilo condannato?

    5) Qual è il suo nome e cognome?

    6) Esercita ancora una professione a contatto con minori?

    7) Perché la Curia non paga le provvisionali alle famiglie delle bambine vittime di molestie, come richiestoLe dal loro avvocato?

    8) Ci sono stati altri casi di pedofilia nelle scuole cattoliche della diocesi di Bologna?

    9) Non ritiene la Curia doveroso informare la famiglie e la cittadinanza in questi casi?

    10) Le famiglie dei tanti bambini e delle tante bambini affidati a istituti scolastici cattolici come possono dormire tranquilli se chi ha responsabilità dei loro figli e commette dei reati di pedofilia è protetto dalla Curia?

    http://retelaicabologna.wordpress.com/2010…-febbraio-2010/

    Bologna, la Curia e il prete pedofilo – Rassegna stampa 12 Febbraio 2010 | J febbraio 2010

    Rete Laica continua a porre delle domande alla Curia, la quale si trincera dietro il silenzio e le intimidazioni alla stampa locale.

    In uno scarno comunicato stampa, la Curia fa sapere di aver chiesto “una rettifica a norma della legge sulla stampa” a “Il Manifesto” e “La Repubblica”, in merito a quella che l’Arcidiocesi definisce “una ricostruzione gravemente parziale e tendenziosa” fatta dai due quotidiani.

    Stamane dalle pagine di Repubblica, Michele Smargiassi risponde affermando che le notizie contenute negli articoli sono tratte dai documenti processuali, quindi l’avvocato della Curia, nel chiedere una smentita, in realtà chiede di smentire il tribunale stesso.

    Ecco la rassegna stampa odierna.

  • Prete pedofilo. Esigiamo trasparenza sulle responsabilità della Curia di Bologna

    Prete pedofilo. Esigiamo trasparenza sulle responsabilità della Curia di Bologna

    Prete pedofilo. Esigiamo trasparenza sulle responsabilità della Curia di Bologna
    Comunicato stampa, 02 Febbario 2010
    PRETE PEDOFILO. CECCONI: “ESIGIAMO TRASPARENZA
    SULLE RESPONSABILITA’ DELLA CURIA.
    INAMISSIBILE L’ASSENZA DI AIUTO
    ALLE VITTIME MINORENNI”

    Maurizio Cecconi, portavoce della Rete Laica Bologna, in merito al prete accusato di molestie sessuali nei confronti delle bambine di un asilo cattolico e al comportamento tenuto dalla Curia di Bologna.

    “Secondo le testimonianze rese in aula da diverse persone che frequentavano la scuola materna all’interno della struttura parrocchiale di cui il prete era responsabile (maestre trimestrali, bidelle, cuoche), l’uomo era stato visto palpeggiare alcune bambine nelle parti intime, accompagnarle in bagno per guardarle orinare, baciarle sulla bocca, infilare una caramella nelle mutandine per poi farla leccare. Le vittime avevano tutte tra i 3 e i 6 anni e frequentavano l’asilo in provincia di Ferrara, ma ricadente nella diocesi di Bologna“.

    “In primo grado di giudizio, il tribunale di Ferrara ha condannato il prete a 6 anni e 10 mesi di reclusione, per aver commesso, in veste di educatore, reiterati atti di pedofilia su numerose piccole alunne”.

    “Il giorno 11 Novembre 2004 le educatrici informarono i genitori di quanto accadeva nell’asilo. Decisero di avvisare i superiori del prete e la direttrice, insieme a un rappresentante dei genitori, si recarono a Bologna per incontrare i responsabili della Curia. L’incontro avvenne il giorno 8 Gennaio 2005, alla presenza di Mons. Ernesto Vecchi, numero due della Chiesa bolognese”.

    “Secondo quanto riportato dall’educatrice, Vecchi disse: “Quell’uomo è malato e questo incontro non è mai avvenuto“. Quando Mons. Vecchi seppe poi che era già scattata una denuncia, si arrabbiò moltissimo, urlò contro la maestra, sostenendo che era pagata da loro”.

    “I giudici Caruso, Oliva e Bighetti, nella sentenza di condanna del prete pedofilo, hanno precisato che “il silenzio dei vertici ecclesiastici e la loro ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano sul conto del parroco, e di cui i rappresentanti dei genitori e l’educatrice intendevano discutere, equivale a implicita ammissione di conoscenza di quei fatti da parte delle gerarchie e consente di leggere tutta la vicenda come un tentativo di evitare uno scandalo che si considerava inevitabile perché fondato su fatti inoppugnabili”“.

    “Per i giudici ferraresi siamo di fronte a un “muro di gomma delle autorità ecclesiastiche”, che influì anche sulla tempestività delle denunce e quindi direttamente sul numero di bambine che sono rimaste vittime di molestie sessuali”.

    “Alla luce dei fatti riportati e che hanno trovato conferma nel processo di primo grado, a cui vanno aggiunti i documenti vaticani “Crimen sollicitationis” e “De delictis gravioribus”, che indicano alle diocesi cattoliche di tutto il mondo come comportarsi nei casi di pedofilia tra i sacerdoti”, così Maurizio Cecconi, portavoce della Rete Laica Bologna, che continua: “Chiediamo che la Curia di Bologna, responsabile dell’asilo in cui lavorava il prete condannato, risponda alle seguenti domande di fronte all’opinione pubblica:

    • Il “De delictis gravioribus” impone che la diocesi che apprende di casi di pedofilia al proprio interno informi tempestivamente la “Congregazione per la Dottrina della Fede” in Vaticano. Quali direttive hanno trasmesso dal Vaticano alla Curia di Bologna?
    • Nel 2009 il Cardinale Caffarra ha curato e pubblicato la “Carta formativa della Scuola Cattolica dell’infanzia”, in cui si legge che “il gestore e gli insegnanti delle scuole materne parrocchiali debbono condurre un’esemplare vita cristiana”. Un’esemplare vita cristiana comprende anche le molestie sessuali sui minori?
    • Il “Crimen sollicitationis” impone a “tutti coloro che a vario titolo entrano a far parte del tribunale o che per il compito che svolgono siano ammessi a venire a conoscenza dei fatti sono strettamente tenuti al più stretto segreto, su ogni cosa appresa e con chiunque, pena la scomunica “latae sententiae”, per il fatto stesso di aver violato il segreto”. E’ stato imposto il silenzio, dalla Curia di Bologna, alle educatrici, dipendenti della Curia stessa, e ai genitori delle vittime, con la minaccia della scomunica?
    • Dove si trova attualmente il prete pedofilo condannato?
    • Esercita ancora una professione a contatto con minori?
    • Perché la Curia non paga le provvisionali alle famiglie delle bambine vittime di molestie, come richiestoLe, anche ieri, dal loro avvocato?
    • Ci sono stati altri casi di pedofilia nelle scuole cattoliche della diocesi di Bologna?
    • Non ritiene la Curia doveroso informare la famiglie e la cittadinanza in questi casi?”

    “Come Rete Laica e come cittadini riteniamo che il comportamento omertoso della Curia di Bologna sia gravissimo e la qualifica come un’istituzione che protegge chi commette un reato piuttosto che le vittime del reato stesso. Non si potrà non tener conto di questa vicenda”, conclude Cecconi, “quando si andrà a discutere del possibile rinnovo della convenzione tra il Comune e le scuole private cattoliche“.

    Prete pedofilo. Esigiamo trasparenza sulle responsabilità della Curia di Bologna

  • Don Luciano a Sanremo: è un detenuto guardato a vista

    Don Luciano a Sanremo: è un detenuto guardato a vista

    Rinchiuso nella sezione protetta del carcere di Valle Armea a Sanremo e soprattutto sorvegliato a vista dagli uomini della polizia penitenziaria. La detenzione comincia a pesare sul fisico e sulla mente di Don Luciano Massaferro, il prete quarantacinquenne arrestato il 29 dicembre per tre presunti episodi di violenza sessuale su una parrocchiana minorenne.

    Ogni quindici minuti, gli agenti del penitenziario controllano il sacerdote rinchiuso in una cella singola, nella sezione di chi ha commesso reati a sfondo sessuale. Il trasferimento dal carcere di Chiavari a quello ponentino sembra quindi essere stato dettato da esigenze di tutela del detenuto, piuttosto che da sovraffollamento.

    Nella cella, don Luciano ha portato il vangelo e il breviario a tenergli compagnia nelle lunghe giornate da trascorrere con mille pensieri che gli ronzano per la testa. Gli inquirenti hanno quindi voluto garantire la sicurezza di don Luciano in un carcere con una copertura maggiore di personale d’assistenza. Ma non è escluso anche che la scelta sia stata dettata da esigenze di carattere psicologico.

    Il tutto in attesa dell’incidente probatorio con la ragazzina, presunta vittima delle morbose attenzioni del sacerdote, che il giudice delle indagini preliminari non ha ancora fissato. Si tratta di una scadenza considerata determinante in fase di istruttoria e che potrebbe svolgersi già la prossima settimana. Per quella data gli investigatori confidano anche di avere le prime indiscrezioni sul contenuto del quarto personale computer sequestrato ad un’amica del prete e da un paio di giorni al vaglio del tecnico informatico incaricato dalla procura di ispezionare il materiale informatico in possesso del sacerdote.

    Sul contenuto neanche un’indiscrezione, ma i dubbi sul fatto che possa esserci materiale interessante per l’inchesta sono cresciuti di fronte ai tentativi di don Luciano di negarne l’esistenza. Se i contenuti fossero stati lineari perché farlo sparire dopo il contatto con la famiglia della parrocchiana? Perché continuare a negarne l’esistenza fino al blitz della polizia?

    Quesiti ai quali il procuratore Francantonio Granero vuole dare una risposta, anche se ieri è stato ribadito come il ritrovamento sua stata una picconata alla credibilità del prete che nelle fasi iniziali della vicenda aveva addirittura negato di essere un intenditore di apparecchiature informatiche. Le varie fasi degli interrogatori hanno poi smontato le varie tesi presentate via via dall’indagato.

    Il lavoro degli investigatori della squadra mobile di savona e del Commissariato di Alassio ora si è concentrato sulla veridicità dei racconti sui due altri presunti casi di attenzioni morbose riservate da don Luciano ad altre due parrocchiane. Così è venuto fuori dagli interrogatori degli altri bambini, così è saltato alla luce dalle testimonianze di altri parrocchiani. Anche in questo ambito l’incidente probatorio con la testimonianza della ragazzina, potrebbe rappresentare lo spartiacque, il momento in cui anche gli altri filoni della vicenda potrebbero conoscere un’accelerazione improvvisa ed attesa dagli inquirenti. Insomma la prossima, potrebbe essere la settimana decisiva per la vicenda.

  • Savona: e-mail di un lettore sul caso Massaferro

    Savona: e-mail di un lettore sul caso Massaferro

    Riceviamo e pubblichiamo l’e-mail di un lettore sul caso di Don Luciano Massaferro:

    “Gent.mo Direttore buonasera.

    Ho letto adesso il Vostro articolo sulla “serata di preghiera straordinaria” per i Sacerdoti e – ma guarda un po’ che caso – per don Luciano Massaferro. Che bella solidarietà…..

    Pregare per quella bambina, perchè superi indenne certi traumi no, eh…. pregare per il Magistrato che sta indagando su un caso così delicato, perchè venga fuori la verità senza ombra di dubbio no, eh….Sono lontano dalla Chiesa ormai da molto tempo; e credo che queste cose allontanino sempre più gente, non solo dalla Chiesa, ma dalla fede stessa. E’ come se passasse l’equazione “Dio permette queste cose da parte dei Suoi Sacerdoti = Dio è di fatto complice.” Oppure “I Vescovi non prendono provvedimenti = sono tutti così”. Sarebbe ingiusto e fuorviante. Ma a volte viene da pensarlo.

    Non dico che non sia giusto manifestare la propria incredulità di fronte a certe accuse; personalmente sono convinto che una persona sia innocente sino a sentenza definitiva, e ci mancherebbe altro. Ma se anche fossi assolutamente certo dell’innocenza di quella persona sono altrettanto convinto che non ne prenderei le difese (a meno di non avere prove certe), perchè il Magistrato deve fare serenamente e fino in fondo il proprio lavoro.

    Soprattutto facciamo in modo che non si scambino i ruoli tra chi è vittima di un reato e chi lo compie… chi difende pubblicamente con tanta “convizione di innocenza” don Luciano Massaferro forse – fortunatamente – non è mai stato a contatto con una vittima di un tale reato, non ha mai veramente avuto un “contatto ravvicinato” con le famiglie di chi ha subito tali traumi.
    Se questi signori soltanto avessero provato a stare a contatto con le vittime di violenza sessuale, molto probabilmente si sarebbero astenuti da quelle pubbliche esternazioni almeno sino alla sentenza. Per la serenità di tutti. Potevano dimostrare la propria solidarietà a quel Sacerdote ad esempio scrivendogli in privato, andando a trovarlo in carcere; scrivere sui giornali – in questi casi – serve solo a far rumore e polvere.

    Se poi don Luciano Massaferro sarà ritenuto innocente dal Giudice, sarò il primo – se lui lo vorrà – a stargli vicino ed a dimostrargli fattivamente la mia solidarietà per aver subito un’ingiusta calunnia. Anche se non sono “uomo di Chiesa”.
    Per il momento mi auguro – ed auguro a tutte le parti in causa – che la verità arrivi in fretta, per tutti.

    Mi consenta di aggiungere che la Vostra informazione è sempre stata imparziale e lo è stata anche in questa occasione, malgrado l’estrema difficoltà intrinseca a queste vicende. Siete davvero degli ottimi professionisti.

    Mi perdoni lo “sfogo”, è solo la piccola opinione di un uomo qualunque; piuttosto mi permetta di complimentarmi ancora con Lei ed i Suoi collaboratori per l’ottimo – e difficile – lavoro che state facendo per un servizio di informazione efficiente e corretto.

    Distinti saluti

    Moreno Masante
    Sanremo

    Lunedì 04 Gennaio 2010 ore 17:05

  • Esclusiva IVG, parla una giovane moglie: “Non ci credo… però quegli SMS”

    Esclusiva IVG, parla una giovane moglie: “Non ci credo… però quegli SMS”

    Esclusiva IVG, parla una giovane moglie: “Non ci credo… però quegli SMS”

    Don Luciano Massaferro

    Alassio. Incredulità e stupore, ma anche qualche persona che, preoccupata per la notizia letta, ha il coraggio di dire che, forse, qualche segnale che don Luciano non fosse il prete perfetto c’era già stato.

    La telefonata ricevuta ieri sera in redazione era di una giovane donna sposata che chiedeva più informazioni, voleva sapere se “sapevamo qualcosa di più” di quello che aveva appena letto sul nostro sito. La risposta era ovviamente negativa: “Siamo giornalisti, se abbiamo delle notizie le scriviamo subito”.

    Allora Marta – nome di fantasia per garantire la privacy – incomincia a raccontarci il “suo” rapporto con don Luciano, iniziato parecchi anni fa quando lei e il suo attuale marito hanno frequentato il corso prematrimoniale dal prelato al centro della terribile vicenda.

    “Lo abbiamo conosciuto in occasione del corso prematrimoniale, e siamo diventati molto amici. Il corso si è concluso bene e dopo abbiamo mantenuto i contatti con Don Luciano, ci siamo anche frequentati per un certo periodo partecipando anche a suoi piccoli incontri ed eventi”.

    Una frequentazione che, col passare del tempo, diventa sempre più assidua. “E’ venuto molte volte a casa nostra, – prosegue Marta – parlavamo dei nostri problemi di giovane coppia alle prese con le difficoltà della casa, del mutuo del lavoro. Questo nonostante mio marito sia allergico alla chiesa e ai preti, lo consideravamo un amico e poi un prete, tanto che se non fosse stato impegnato avremmo voluto che celebrasse il nostro matrimonio. Poi però sono successe cose strane, che mi hanno fatto fare qualche passo indietro. Niente di esplicito o grave, ma semplici sensazioni che mi hanno fatto essere più cauta”.

    E poi la precisazione tipica di una persona che non vuole muovere accuse, ma che è comunque assalita dai dubbi: “Guardi, io credo che non sia possibile che abbia fatto quello di cui è accusato, non è la persona, mi scusi, non è il prete che ho conosciuto. Però abbiamo troncato il rapporto poco dopo il nostro matrimonio, perchè mentre prima gli sms che ricevevamo parlavano al plurale, poi sono diventati al singolare e sempre sul mio cellulare”.

    “All’inizio non ci feci caso – prosegue Marta – ma poi parlandone anche con mio marito, quei messaggini che parlavano di feeling eccezionale, di un rapporto speciale tra lui e me, di voglia di una maggiore intesa mi insospettirono e quindi decidemmo di troncare, sfruttando il fatto che stavamo per trasferirci lontano dall’albenganese. Però, nonostante questo, non credo assolutamene che possa aver fatto una cosa così terribile, non è lui, o almeno non è il prete che ho conosciuto io”.

    Alassio:esclusiva Sn,nonno fa conoscere nipote al prete

    Sarebbe figlia di una ragazza madre, sostenuta economicamente dal nonno, la bambina oggetto delle attenzioni particolari di don Luciano Massaferro, il parroco di Alassio arrestato ieri dalla polizia con la pesante accusa di violenza sessuale. Proprio il nonno, vicino agli ambienti religiosi, avrebbe fatto conoscere la piccola al parroco ora in carcere a Chiavari. Il prete è detenuto in isolamento. E’ la storia raccolta da Savonanews negli ambienti cattolici del ponente che si stanno interrogando sull’effettiva colpevolezza del sacerdote finito dietro le sbarre dopo un’indagine durata un paio di mesi.

    La bambina e la mamma erano seguiti da un educatore sino a qualche anno fa poi improvvisamente si sono troncati i rapporti e ad occuparsi della piccola è stato appunto il nonno. I servizi sociali non hanno più avuto alcun contatto diretto con la madre e la bambina che aveva avuto anche qualche problema nell’apprendimento scolastico. Una vicenda che ovviamente trapela dal più stretto riserbo dovuto al fatto che il caso interessa una minore e che deve essere tutelata. Pare inoltre che la polizia abbia sentito altri bambini per cercare conferme sull’attendibilità dei racconti fatti dalla bambina vittima delle attenzioni del prete.

    Mercoledì 30 Dicembre 2009 ore 11:03