Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: corte d’appello

  • Sesso durante il pellegrinaggio: primo faccia a faccia tra don Barone e la sua vittima

    Sesso durante il pellegrinaggio: primo faccia a faccia tra don Barone e la sua vittima

    Dopo l’arresto di Michele Barone, l’ex prete del Tempio di Casapesenna, non lo aveva più visto fino all’udienza celebrata in Corte d’Appello. C’è stato davanti ai giudici di Napoli il primo confronto ‘diretto’ tra l’ex sacerdote ed una delle due ragazze che hanno denunciato abusi sessuali, reato per il quale Barone è stato assolto in primo grado e per il quale c’è stato l’Appello sia della Procura che delle parti civili.

    Ad anticipare l’escussione di una delle due ragazze è stata la questione dei 3 telefoni cellulari dell’ex prete, rinvenuti dopo la sentenza di primo grado. All’interno dei dispositivi per i difensori – gli avvocati Carlo De Stavola, Elisabetta Carfora e Maurizio Zuccaro – ci sarebbero prove per dimostrare l’innocenza del loro assistito. Messaggi e soprattutto video che si cerca di far entrare nel processo e che potrebbero cambiare l’intero corso del ‘mini dibattimento’ dell’Appello. Da una prima analisi dei messaggi – sui quali ancora c’è la riserva per l’ammissione – i giudici li hanno ritenuti poco ‘pertinenti’ rispetto alle testimonanze, in programma per l’udienza, delle ragazze che avrebbero subito le avances dell’uomo di chiesa.

    Così si è deciso di andare avanti e sentire almeno una delle due giovani. Un’escussione avvenuta per la prima volta alla presenza di Barone (la prima si era svolta in modalità protetta). La ragazza – fervente religiosa – ha confermato di essere stata soggiogata dal prete. Una condizione di soggezione psicologica che l’avrebbe resa “incapace di reagire” agli approcci sessuali (poi consumati) sia sulla nave sia in albergo durante un pellegrinaggio a Medjugorje e poi replicati presso la Cappellina di Casapesenna. La giovane ha comunque evidenziato di averlo in seguito perdonato in quanto “lo ha perdonato anche la Madonna”.

    Comunque, è stata proprio la reiterazione degli episodi che i giudici di primo grado avevano valutato come consenso mentre per la Procura la giovane sarebbe stata “coartata psicologicamente”. E sul consenso non dato dalle vittime che verte l’Appello, una questione va riesaminata dalla corte partenopea e che è stata al centro della testimonianza.

    In primo grado Barone era stato condannato a 12 anni di reclusione solo per i maltrattamenti e le lesioni subite da una ragazzina di Maddaloni durante pratiche esorcistiche che si sarebbero concluse con una lesione ad un orecchio della giovane. Con il prete erano stati condannati anche i genitori della ragazza, a 4 anni e 5 mesi e 4 anni a testa.

    Nel collegio difensivo sono impegnati anche gli avvocati Giuseppe Stellato, Umberto Pappadia e Carlo Taormina (che difendono i genitori). Tra le parti civili, invece, si sono costituiti gli avvocati Rossella Calabritto e Luigi Ferrandino. Si torna in aula a inizio febbraio quando in aula tocca alla seconda ragazza.

    https://www.casertanews.it/cronaca/sesso-pellegrinaggio-appello-processo-barone-casapesenna.html

  • Abusi sessuali su un minore, don Mauro Galli condannato in appello a 5 anni e 6 mesi

    Abusi sessuali su un minore, don Mauro Galli condannato in appello a 5 anni e 6 mesi

    È stato condannato anche in appello don Mauro Galli, ex sacerdote dell’oratorio di Rozzano ritenuto colpevole di abusi sessuali su un ragazzino che all’epoca dei fatti aveva 15 anni. I giudici della prima sezione penale della Corte d’Appello di Milano hanno condannato il sacerdote a cinque anni e sei mesi. In primo grado don Galli, che si è sempre professato innocente, era stato condannato a 6 anni e 4 mesi e la sostituta procuratrice generale Bianca Bellucci durante la scorsa udienza aveva chiesto di confermare in toto la sentenza, affermando: “La sofferenza della parte lesa è stata così evidente che non c’era necessità di fare appello”. I giudici hanno però riconosciuto al sacerdote le attenuanti generiche, diminuendo così leggermente la pena.

    Gli abusi risalgono al dicembre del 2011

    I fatti contestati al sacerdote risalgono al dicembre del 2011: in quella circostanza don Galli avrebbe secondo i giudici abusato di un ragazzino che aveva ospitato per la notte nell’oratorio di Rozzano, nell’hinterland di Milano. Don Galli nel corso del processo di primo grado aveva ammesso di aver dormito nello stesso letto con Fausto (nome di fantasia, ndr), ma aveva negato gli abusi. In sede extragiudiziale il sacerdote però aveva risarcito con 100mila euro i famigliari del ragazzo, che non si sono mai costituiti parte civile e hanno cercato invano in questi anni di essere ascoltati dalle autorità ecclesiastiche. Una circostanza che era stata ritenuta “una discrasia evidente” dal pubblico ministero del primo processo, dal momento che era stato “risarcito un danno che si ritiene di non avere cagionato”.

    L’avvocato della vittima: Soddisfatti

    La sentenza è stata pronunciata a porte chiuse. In aula non erano presenti né don Galli né la sua giovane vittima, che secondo quanto affermato dalla madre sta cercando di voltare pagina. All’uscita dall’aula, la famiglia della vittima ha tirato un sospiro di sollievo: “Siamo decisamente sollevati”, ha detto la madre del ragazzo a Fanpage.it. La donna temeva infatti che la ricostruzione parziale dei fatti riferita durante la precedente udienza dall’avvocato del sacerdote potesse fare breccia tra i giudici. L’avvocato della famiglia, Fulvio Gaballo, al termine del processo ha detto a Fanpage.it e alle altre : “Siamo soddisfatti, il fatto è stato cristallizzato. Hanno concesso le attenuanti generiche, che erano state escluse nella sentenza di primo grado ma ci potevano stare. Speravamo di no perché i fatti sono molto gravi, però la Corte d’appello emette le sentenze a distanza di tempo e quindi ce lo potevamo aspettare. Comunque cinque anni e sei mesi è una sentenza sostanzialmente confermata, ci ragioniamo su 90 giorni per la motivazione. Il fatto è rimasto, questa è la cosa importante: il fatto non l’hanno toccato”.

    La madre della vittima si è poi soffermata con i cronisti sul pronunciamento del tribunale ecclesiastico che aveva “assolto”, anche se non con formula piena, don Galli: “L’unica risposta scritta che ci è arrivata è che può continuare a fare il prete”. La donna ha poi aggiunto di non avere notizie di don Galli, col quale comunque non c’è stato “nessun contatto di nessun tipo in nessun momento della vicenda, né il giorno dopo, né un anno né cinque anni dopo”. La madre di Fausto ha poi riferito dell’incontro avuto a gennaio con l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini: “Ci ha concesso un colloquio di 8 minuti e 59 secondi durante il quale non ha praticamente proferito parola, il nulla. Gli abbiamo chiesto com’è possibile che da parte della Chiesa non ci sia stato nulla per riavvicinare nostro figlio alla fede, e su questo lui ha detto: ‘Io su questo tema non so proprio cosa dire’. E sinceramente da un arcivescovo facendogli una domanda sulla fede mi aspettavo molto di più del nulla. Gli abbiamo chiesto come mai tutta la vicenda era andata in questo modo, e lui ha detto: ‘Si poteva scrivere un’altra storia’”.

    (Ha collaborato Simone Giancristofaro)

    https://www.fanpage.it/milano/abusi-sessuali-su-un-minore-don-mauro-galli-condannato-in-appello-a-5-anni-e-5-mesi/

  • Abusi sessuali su un 15enne, fissato il processo d’appello per don Mauro Galli

    Abusi sessuali su un 15enne, fissato il processo d’appello per don Mauro Galli

    Abusi sessuali, si apre il processo d’appello a carico di don Mauro Galli, sacerdote cislaghese che ha prestato servizio anche a Legnano.

    Abusi sessuali su un 15enne, don Galli davanti alla Corte d’appello

    Fissato il processo d’appello per don Mauro Galli, il sacerdote cislaghese condannato per aver abusato sessualmente di un ragazzo che all’epoca dei fatti, risalenti al 2011, aveva 15 anni.
    In primo grado la quinta sezione penale del Tribunale di Milano lo ha condannato a sei anni e quattro mesi. Martedì 22 giugno 2021 il prete sarà chiamato a comparire davanti ai giudici della prima sezione penale della Corte d’appello di Milano.

    L’incarico di responsabile della pastorale giovanile a Legnano

    Don Galli, 42 anni, nativo di Cislago, ha prestato servizio anche a Legnano: nel 2012 fu vicario nella parrocchia di San Pietro al quartiere Canazza e responsabile della pastorale giovanile nelle parrocchie di Santa Teresa, dei Santi Magi e del Santissimo Redentore. I fatti contestati avvennero a Rozzano nel 2011, e il suo trasferimento nella città del Carroccio sarebbe stato motivato proprio dalla decisione, presa dall’attuale arcivescovo di Milano Mario Delpini, all’epoca vicario di zona, di trasferire il prete ad altro incarico dopo la segnalazione fatta dai genitori del ragazzo ai parroci della cittadina (don Galli aveva ammesso subito di aver dormito nello stesso letto con il minorenne, negando però gli abusi).

    La condanna a sei anni e quattro mesi in primo grado

    In primo grado, il pubblico ministero Lucia Minutella aveva chiesto una condanna a dieci anni e otto mesi di reclusione. L’imputato, fuori dal processo, aveva versato 100mila euro di risarcimento ai famigliari del ragazzo, che non si sono costituiti parti civili. Il collegio, presieduto da Ambrogio Moccia, oltre a condannare il prete a sei anni e quattro mesi di reclusione, aveva anche disposto il divieto per l’ex parroco di avere contatti con minorenni, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. La difesa, rappresentata dall’avvocato Mario Zanchetti, aveva preannunciato subito l’intenzione di ricorrere in appello.

    I fatti avvennero a Rozzano tra il 19 e il 20 dicembre 2011

    I fatti avvennero tra il 19 e il 20 dicembre 2011, nella canonica di Rozzano dove abitava don Galli, che aveva l’incarico di vicario parrocchiale nel comune dell’hinterland milanese. Lì il ragazzo aveva trascorso la notte, su invito del sacerdote, «in vista delle attività di preghiera previste per il giorno successivo». Davanti ai giudici il prete aveva ammesso di aver dormito nel letto matrimoniale con il 15enne, nonostante ci fossero altri letti a disposizione, ma aveva negato ogni contatto: stando alla deposizione resa in aula, don Galli si era difeso sostenendo di non aver mai «abbracciato» né «toccato» il giovanissimo. Il quale ha sempre raccontato un’altra verità, poi sancita dalla sentenza di primo grado.

    Abusi sessuali su un 15enne, fissato il processo d’appello per don Mauro Galli

  • Abusi sessuali su un ragazzino 15enne, fissato il processo d’appello per don Mauro Galli

    Abusi sessuali su un ragazzino 15enne, fissato il processo d’appello per don Mauro Galli

    di Francesco Loiacono

    Inizierà il prossimo 22 giugno, davanti alla Sezione I penale della Corte d’Appello di Milano, il processo di secondo grado nei confronti di don Mauro Galli. L’ex parroco di Rozzano, comune nell’hinterland del capoluogo lombardo, deve rispondere dell’accusa di aver abusato sessualmente di un ragazzo che all’epoca dei fatti, risalenti al 2011, aveva appena 15 anni. In primo grado il sacerdote era stato condannato a sei anni e quattro mesi dalla quinta sezione penale del tribunale di Milano, condanna inferiore rispetto a quanto aveva chiesto il pubblico ministero Lucia Minutella (dieci anni e otto mesi).

    Il ragazzo vittima degli abusi: “I 6 anni e 4 mesi sono una pena esemplare”

    “I sei anni e quattro mesi per me sono una pena esemplare” aveva detto a Fanpage.it Fausto (nome di fantasia della vittima, ndr) subito dopo la sentenza, raccontando il calvario vissuto a causa di quegli abusi: tentativi di suicidio, il peso di non essere creduto e soprattutto l’amarezza di tutta la famiglia, profondamente religiosa, per l’atteggiamento avuto nella vicenda dalle più alte cariche ecclesiastiche, ritenuto gravemente omissivo.

    La madre: La speranza è che venga confermata la condanna

    Don Galli non ha mai ammesso gli abusi, anche se ha confermato che la notte incriminata, quella del 19 dicembre 2011, aveva dormito insieme a Fausto su un letto matrimoniale dell’oratorio nonostante vi fossero altri letti a disposizione. Pur non ammettendo la propria colpevolezza il sacerdote aveva però risarcito in sede extragiudiziale con 100mila euro la famiglia della vittima, che non si è costituita parte civile: una circostanza ritenuta “una discrasia evidente” dal pm, dal momento che era stato “risarcito un danno che si ritiene di non avere cagionato”. In vista del processo d’appello la madre del ragazzo si è confidata a Fanpage.it: “La speranza è che venga confermata la condanna, il dubbio è poi rappresentato dai tempi per la Cassazione e dunque dal rischio della prescrizione, ma affrontiamo una cosa per volta”. Adesso saranno i giudici a doversi esprimere sulla vicenda.

    https://www.fanpage.it/milano/abusi-sessuali-su-un-ragazzino-15enne-fissato-il-processo-dappello-per-don-mauro-galli/

  • Padre Preynat contro Ozon: la giustizia francese respinge

    Padre Preynat contro Ozon: la giustizia francese respinge

    Respinto il ricorso presentato dall’ex cappellano scout condannato per pedofilia. Il film ‘Grazie a Dio’ fa parte di ‘un dibattito d’interesse generale’

    La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato da padre Bernard Preynat contro la diffusione del film ‘Grazie a Dio’ di François Ozon. All’inizio del 2019, tramite i propri legali, il sacerdote aveva chiesto la sospensione dello sfruttamento del lungometraggio, accusato di avere infranto la sua presunzione d’innocenza mentre egli non era stato ancora processato in quello che sarebbe diventato il caso di pedofilia più clamoroso di Francia.

    Ispirato alla storia di tre uomini che accusano l’ex cappellano scout di avere abusato di loro trent’anni fa, il film di Ozon racconta la lotta dei sopravvissuti a Preynat condotta tramite l’associazione La Parole Libérée, per portare il caso alla giustizia e denunciare l’inerzia della Chiesa. Premiato al festival di Berlino, il film ha chiamato nelle sale francesi oltre 900mila spettatori.

    Nel marzo 2020, Bernard Preynat è stato condannato a cinque anni di carcere per innumerevoli aggressioni sessuali commesse tra il 1971 e il 1991 nella diocesi di Lione. Il religioso e ha rinunciato in appello lo scorso autunno. L’anno precedente, nel febbraio 2019, due giorni prima dell’uscita del film, il tribunale di Parigi aveva respinto la sua richiesta di vietare la diffusione del film fino alla decisione finale del tribunale. Richiesta respinta anche in appello, nel giugno dello stesso anno. Padre Preynat ha quindi presentato ricorso, respinto lo scorso mercoledì: ricordando la motivazione della corte d’appello, ovvero il fatto che film fa parte di un “dibattito d’interesse generale”, la Corte ha confermato che una sospensione della sua diffusione avrebbe costituito una misura “sproporzionata”.

    “La presunzione d’innocenza vieta di presentare un uomo come colpevole e non solo come colpevole. Purtroppo la Corte ha deciso il contrario”, si è rammaricato Emmanuel Mercinier-Pantalacci, avvocato del sacerdote.

    https://www.laregione.ch/culture/societa/1484815/film-preynat-respinto-padre-ozon-giustizia

  • MALTA – Prete incarcerato per aver abusato sessualmente di un adolescente

    MALTA – Prete incarcerato per aver abusato sessualmente di un adolescente

    Donald Bellizzi è stato condannato per aver abusato sessualmente dell’allora ragazzo di 13 anni, che frequentava un gruppo speciale per coloro che desideravano diventare preti.

    I reati sono iniziati nel 2010 quando il ragazzo ha iniziato a frequentare le adunanze per scoprire se avesse la vocazione a diventare prete e sono durati fino all’età di 16 anni.

    Bellizzi, che ora ha quasi 50 anni, ha avuto la sua condanna a tre anni di reclusione confermata in appello dalla giudice Consuelo Scerri Herrera che lo ha ritenuto colpevole di aver contaminato il minore e di aver partecipato ad attività sessuali con lui.

    La Corte d’Appello ha respinto la sua argomentazione secondo cui le attività sessuali erano consensuali e che non si era imposto su di lui, dicendo che questo non significava che non equivalessero a contaminazione. Inoltre, c’è stata una violazione della fiducia.

    Il giudice ha osservato che le attività sessuali, che hanno assunto le forme del sesso orale, sono durate più di tre anni e hanno avuto un effetto drastico sul giovane, tanto che la verità è emersa solo quando ha parlato ai suoi genitori della sua attrazione per gli uomini, dicendo loro che l’abuso ha avuto un effetto sul suo orientamento sessuale.

    “Quello che ha fatto l’accusato è stato deplorevole e condannabile perché questi giovani erano soliti partecipare a riunioni di gruppo e live-in al convento per scoprire se avevano la vocazione a diventare sacerdoti e lui era il loro modello di cui si fidavano e si fidavano persino dei loro genitori “, Ha detto la giudice Scerri Herrera confermando la pena detentiva di tre anni.

    Il tribunale ha anche confermato l’ordine di protezione a favore della vittima, ordinando all’ex sacerdote di non parlare o di non avvicinarsi e ha anche ordinato che il nome dell’uomo fosse elencato nel registro pedofilo.

    Non è chiaro se don Bellizzi abbia da allora lasciato il sacerdozio, ma il caso è stato indagato per la prima volta dalla Commissione di salvaguardia della Chiesa che ha deferito la questione alla polizia. Il caso originariamente riguardava tre giovani, ma è stato giudicato colpevole solo di aver contaminato uno di loro. Era stato anche accusato di possesso di pornografia infantile, ma il tribunale non lo ha ritenuto colpevole di questa accusa.

    Gli ispettori Joseph Busuttil e John Spiteri sono stati perseguiti. L’avvocato Joe Giglio è stato difensore mentre l’avvocato Stefano Filletti è apparso parte civile per la vittima.

    https://timesofmalta.com/articles/view/priest-jailed-for-sexually-abusing-teenage-boy.832594

  • Santa impunità: sacerdoti violentatori del Provolo de la Plata, salvati dalla prescrizione

    Santa impunità: sacerdoti violentatori del Provolo de la Plata, salvati dalla prescrizione

    I giudici Violini e Borinsky della Camera di Cassazione si sono arresi all’atrio della Chiesa cattolica e hanno affermato che Nicola Corradi, Eliseo Pirmati e Jorge Brítez non dovrebbero essere perseguiti nonostante le prove schiaccianti, le testimonianze dei superstiti e le indagini della procura Cecilia Corfield.

    Nel pomeriggio di questo venerdì il Potere Giudiziario della provincia di Buenos Aires ha dato un duro schiaffo ai sopravvissuti agli abusi, alle torture e ad altri tormenti praticati dalla banda dell’Istituto per bambini sordi Antonio Provolo de La Plata, composta dal i sacerdoti Nicola Corradi ed Eliseo Pirmati insieme a dipendenti come Jorge Brítez.

    Secondo i giudici, le innumerevoli prove e le testimonianze dirette di sopravvissute agli abusi e alle torture che Corradi, Pirmati, Brítez e altri membri del Provolo hanno commesso negli anni ’80 e ’90, non bastano a stravolgere la sacrosanta (e sempre malleabile) prescrizione “Di crimini.

    I giudici della Camera di Cassazione non si sono fatti cambiare idea nemmeno dalle storiche condanne di Corradi (42 anni di carcere) e del sacerdote Horacio Corbacho (45 anni di condanna), avvenute a Mendoza un anno fa.

    E tanto meno l’inchiesta della procura Cecilia Corfield, che dopo aver ascoltato le vittime, aver fatto irruzione nel Provolo platense e verificato che stessero dicendo la verità , vedendo l’insabbiamento dell’arcidiocesi di La Plata contro i suoi criminali e dimostrando che i crimini sono ancora in vigore, ha chiesto nell’ottobre 2019 l’elevazione a processo per Corradi, Pirmati e Brítez (nella prima fase di una causa che coinvolge molti più colpevoli).

    Come se fossero veri avvocati di Monsignor Héctor Aguer e Víctor Fernández (perché no, lo stesso Papa Francesco), i giudici Víctor Violini e Mariano Borinsky hanno firmato una sentenza in cui hanno deciso di accogliere la richiesta di difesa del professor Brítez, il l’unico degli imputati che è detenuto a La Plata. Vale la pena ricordare che Corradi (oggi 85 anni) sta scontando la sua pena a Mendoza e Pirmati è stato inviato a Verona (Italia) dall’arcivescovado di La Plata alla fine del 2017, quando si sapeva che sarebbe stato raggiunto dal caso giudiziario.

    Nella loro sentenza, scandalosa sotto ogni punto di vista, giovedì Violini e Borinsky hanno affermato che poiché gli abusi e le torture citati sono avvenuti tra il 1982 e il 1993, non è possibile processare gli accusati perché i crimini sono anteriori alla promulgazione. della legge sull’imprescrittività dei reati sessuali. “L’applicazione retroattiva della legge penale nei confronti degli imputati viola i principi di legalità e giusto processo”, si sono schermati i giudici in chiaro allineamento con la Curia e la sua “pecora smarrita”.

    Ciò significa che per i giudici non è che i crimini non esistessero lontano da esso, ma che non possono essere giudicati da una formalità legale. Così? Quindi il professor Brítez può essere rilasciato, il sacerdote Corradi può sentirsi soddisfatto dal suo luogo di detenzione domiciliare e Pirmati, che è stato oggetto di una richiesta di estradizione dal pm Corfield, può continuare a godersi le sue giornate (e notti) a Verona senza chiedere scusa a chiunque.

    Corradi è stato negli anni ’70, ’80 e ’90 il boss del Provolo platense, governando la vita e i desideri di decine di giovani sordi che vivevano da “alunni” nell’istituto. Il sacerdote italiano era stato trasferito dall’altra parte dell’Oceano Atlantico quando gli abusi commessi per decenni a Verona erano divenuti palesi (molte delle sue vittime erano già adulte e avevano cominciato a parlare).

    Per molti anni, a causa della prevalente impunità (l’arcidiocesi di La Plata era a conoscenza di questi crimini e non li ha mai denunciati), le vittime della banda sacerdotale del Provolo de La Plata hanno tenuto segrete le loro orribili esperienze. E ‘quanto ha raccontato a questo giornale Daniel Sgardelis di Salta , ormai adulto, uno degli ex studenti di Provolo che ha deciso di diventare attore dopo che sono venute alla luce le testimonianze aberranti delle vittime di Mendoza.

    Le storie dei bambini del Provolo de Luján de Cuyo sono state il fedele “specchio” in cui Sgardelis e altri sopravvissuti si sono visti riflessi e hanno deciso di infrangere i loro subdoli segreti e denunciare gli stessi criminali di cui si parlava a Mendoza e in Italia .

    Alla domanda sulla sentenza della Corte d’Appello di La Plata, la superstite Platense Julieta Añazco (pioniera in Argentina degli abusi anti ecclesiastici e fondatrice dell’organizzazione Church No Abuses), ha detto a Left Journal ripudiando “Assolutamente questo arbitrario sentenza, poiché i giudici non applicano la Legge 27.206 sul rispetto dei tempi delle vittime. Non possiamo credere che questa istanza sia stata raggiunta ”.

    Riguardo alle conseguenze di sentenze come questa sulle vittime, Añazco ha affermato che “i giudici sanno che è così che fanno smettere di parlare e comparire in tribunale possibili querelanti, vittime e sopravvissuti. Anche le persone che hanno già denunciato i sacerdoti per abusi sessuali, di fronte a queste sentenze, spesso rinunciano a continuare. Non possiamo permetterlo, chiediamo giustizia, verità e riparazione ”.

    Inutile dire che la ricerca della “prescrizione” giudiziaria dei reati di abusi sessuali e altre torture praticati da preti, suore e laici legati alla Chiesa cattolica è una delle strategie di difesa più utilizzate dalla curia. Non potendo negare l’esistenza dei crimini, a meno che non possano essere processati e condannati.

    Non sorprende che la notizia della sentenza dei giudici Violini e Borinsky sia giunta in Vaticano senza indugio. Lì hanno celebrato questa nuova pietra miliare nella lunga storia di impunità accumulata dalla Chiesa cattolica. Jorge Bergoglio, lui stesso un insabbiamento per diversi stupratori e torturatori, sicuramente oggi ha gridato “alleluia”. E il suo amico personale, l’arcivescovo di La Plata, Víctor “Tucho” Fernández, per non parlare.


    https://www.laizquierdadiario.com/Santa-impunidad-curas-violadores-del-Provolo-de-La-Plata-salvados-por-prescripcion

  • Violentata a 13 anni da un prete, la diocesi e la parrocchia chiamate a risarcire

    Violentata a 13 anni da un prete, la diocesi e la parrocchia chiamate a risarcire

    Città del Vaticano – La feroce storia di una ragazzina, violentata da un parroco all’età di 13 anni, è la prova provata che le riforme di Papa Francesco anti-pedofilia non sempre funzionano. Almeno non in Italia, dove nonostante i Motu Proprio promulgati, gli aggiornamenti continui alla legislazione canonica, la pubblicazione di vademecum contenenti consigli pratici per i vescovi su come agire (altro…)

  • In Appello dimezzata la pena al prete pedofilo: due anni e due mesi per aver violentato una bambina

    In Appello dimezzata la pena al prete pedofilo: due anni e due mesi per aver violentato una bambina

    La corte d’Appello ha dimezzato la condanna a Paolo Glaentzer, l’ex parroco di San Rufignano a Sommaia a Calenzano, oggi settantaduenne, arrestato il 23 luglio 2018 per violenza sessuale su una bambina di 10 anni, figlia di suoi parrocchiani, con la quale fu sorpreso in macchina. Oggi, martedì 23 giugno, i giudici di secondo grado hanno ridotto la pena da 4 anni e 4 mesi a 2 anni, 2 mesi e 20 giorni di reclusione per effetto del riconoscimento delle attenuanti generiche prevalenti sull’aggravante. L’Appello ha ampliato il ventaglio della parte civile: confermata la provvisionale di 50mila euro alla bambina, assistita dall’avvocato Olivia Nati nominata dal curatore speciale (la piccola non vive più in famiglia ma in una struttura protetta) e riconosciuta una provvisionale di 2.500 euro a ciascuno dei genitori che, invece, in primo grado erano stati esclusi dal risarcimento. Legittimati al risarcimento anche l’Arcidiocesi di Firenze e il Comune di Calenzano che però, come già stabilito dal tribunale di Prato, dovranno avanzare le proprie richieste in sede civile.

    L’ex sacerdote, difeso dall’avvocato Salvatore Bottiglieri, dimesso dallo stato clericale da Papa Francesco, fu arrestato dai carabinieri chiamati da alcuni passanti che lo notarono chiuso in macchina insieme alla bambina in atteggiamenti intimi. “Ritengo la condanna non parametrata alla gravità dei fatti e alla veste dell’imputato – il commento dell’avvocato Nati – si tratta, secondo me, di una pena non congrua. Come parte civile devo anche esprimere soddisfazione rispetto alla conferma dei risultati economici conseguiti in primo grado in favore della minore e disappunto per non aver avuto la possibilità di discutere la posizione dei genitori. Ora aspettiamo che il tribunale dei Minori concluda il procedimento di revoca della potestà genitoriale”.

    Glantzer conosceva la bambina fin dalla più tenera età. Le indagini ricostruirono che frequentava regolarmente la casa dei suoi parrocchiani che qualche volta aveva aiutato a superare le difficoltà economiche. Interrogato, disse che altre volte si era appartato con la bambina e che era sempre stata lei a prendere l’iniziativa; disse anche di credere che in realtà la minore fosse più grande dei suoi appena 10 anni. L’ex sacerdote fu messo agli arresti domiciliari. L’inchiesta del sostituto procuratore Laura Canovai si concluse con il processo e con l’allontanamento della bimba e degli altri fratelli ancora minorenni dalla casa dei genitori. I servizi sociali trovarono una sistemazione in una casa protetta ed è lì che la bambina si trova ancora adesso.

    In Appello dimezzata la pena al prete pedofilo: due anni e due mesi per aver violentato una bambina

  • Papa: accetta dimissioni card. Barbarin

    Papa: accetta dimissioni card. Barbarin

    Era stato assolto in appello da accuse copertura pedofilia

    (ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO, 6 MAR – Il Papa ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Lione (Francia) presentata dal cardinale Philippe Barbarin.
    La Corte d’appello di Lione aveva assolto il cardinale francese dall’accusa di omessa denuncia per le violenze sessuali commesse nei confronti di minori da un ex prete della sua diocesi.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2020/03/06/papa-accetta-dimissioni-card.-barbarin_b8af8017-3540-4444-b5b3-dbbf8ebfb004.html