Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: corte d’appello

  • Cassazione: ‘matrimonio rom’ con quindicenne è reato

    Cassazione: ‘matrimonio rom’ con quindicenne è reato

    Confermata la condanna a un anno a un giovane all’epoca ventiduenne

    Sarebbe stato diverso, invece, se la ragazza avesse già compiuto i 16 anni e avesse potuto dare un valido consenso agli atti sessuali con il proprio convivente.
    http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2017/11/22/cassazione-matrimonio-rom-con-quindicenne-e-reato-_91939c85-019b-4199-839f-6f1bb0473302.html
  • Forteto, nuovo rinvio in Cassazione: sentenza il 22 dicembre

    Forteto, nuovo rinvio in Cassazione: sentenza il 22 dicembre

    Il nuovo rinvio per attendere una pronuncia delle sezioni unite che può influire sul processo

    Firenze, 20 novembre 2017 – Sarà emesso probabilmente il 22 dicembreprossimo il verdetto della Cassazione sui presunti abusi nella comunità di recupero del Forteto a Vicchio del Mugello. Il rinvio è stato deciso dal presidente della terza sezione penale della Cassazione, Aldo Fiale. Il motivo del nuovo rinvio è dettato dall’attesa di una pronuncia delle sezioni unite della Cassazione in merito ai “sostituti processuali”, in programma il giorno precedente, il 21 dicembre, che potrebbe influire anche sulle sorti di questo dibattimento.

    Per questo il presidente della corte Aldo Fiale ha proposto una soluzione che consenta una decisione successiva e che comunque, ha assicurato in apertura di udienza questa mattina, non andrà a modificare la decorrenza delle prescrizioni. Il presidente della terza sezione penale della Cassazione, Aldo Fiale, ha sottolineato che il 1° gennaio prossimo andrà in pensione, assicurando, però, di voler chiudere il processo prima di quella data.

    Gli imputati principali sono Rodolfo Fiesoli, che fondò la comunità nel 1977, e il suo più stretto collaboratore, Luigi Goffredi. I reati contestati partono dal 1° gennaio 1997. Il 15 luglio del 2016 la corte d’appello di Firenze li ha condannati, infliggendo a Fiesoli 15 anni e 10 mesi di reclusione e a Goffredi 6 anni. Per entrambi le pene erano state ridotte per la prescrizione delle accuse per alcuni episodi contestati. In appello gli imputati erano complessivamente 16. Tra questi vennero assolti Stefano Pezzati, ex presidente della cooperativa agricola Forteto, che in primo grado aveva invece avuto 4 anni e mezzo, l’ex presidente dell’associazione Forteto Silvano Montorsi, a cui il tribunale aveva inflitto una pena di 3 anni e mezzo, e Stefano Sarti, che aveva avuto 3 anni. Pena ridotta da 7 a 3 anni e due mesi a Daniela Tardani.

    L’inchiesta, condotta dal pubblico ministero Ornella Galeotti, ha retto nei primi due gradi di giudizio: Fiesoli ha incassato due pesantissime condanne, 17 anni e mezzo in primo grado, 15 anni e 10 mesi in appello. Nonostante i quasi 80 anni di età, se la condanna diventasse definitiva, il profeta, non più rientrato al Forteto dopo l’arresto del 2011 ma esiliato a Pelago (anche se formalmente adesso non c’e’ nessuna misura cautelare in essere) rischia di finire in carcere. Ma l’iter processuale è stato assai tortuoso. Il processo di primo grado subi’ infatti un lungo stop per la ricusazione del giudice, prima accordata dalla corte d’Appello, poi ribaltata dalla Cassazione.

    Dopo alcuni mesi di stop, il processo riprese, davanti allo stesso tribunale “riabilitato” dalla Suprema Corte. Cosi’, nel luglio del 2015, arrivo’ la prima sentenza, sostanzialmente ribadita l’estate successiva, limata soltanto da qualche prescrizione nel frattempo maturata. Per il caso Forteto si sono innescate anche due commissioni regionali d’inchiesta e delle storture della comunita’ del Mugello (e pure di certi appoggi e coperture che le hanno permesso di diventare una piccola potenza economica in Toscana), si e’ interrogato anche il Parlamento.

    http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/forteto-cassazione-1.3547516

  • Violenza su minore, confermati i 6 anni di carcere al teologo Paolini

    Violenza su minore, confermati i 6 anni di carcere al teologo Paolini

    La Corte d’appello ribadisce la pena inflitta in primo grado allo studioso dei segreti di Fatima. Dovrà risarcire la vittima di 50mila euro

    di Federica Serfilippi
    Violenza sessuale su minore, la Corte d’Appello conferma la condanna a 6 anni e 8 mesi di reclusione per Solideo Paolini, esperto di teologia e molto noto negli ambienti cattolici per essersi occupato dei segreti di Fatima. La sentenza di secondo grado è arrivata questo pomeriggio e replica in toto quella emessa lo scorso maggio dal gup Paola Moscaroli con il rito abbreviato. Per il 46enne, da quasi due anni recluso nel carcere di Pesaro, rimane solo la Cassazione. Alla sentenza era presente la vittima di Paolini, una ragazza
    della Vallesina, minore all’epoca dei fatti e ora maggiorenne. A lei, assistita dal legale Alessio Giovanelli, andrà un risarcimento di 50 mila euro.

    Paolini, legato alla famiglia della ragazza da un rapporto di fiducia, si sarebbe dovuto avvicinare a lei con un intento educativo e fungere da punto di riferimento nel percorso che l’avrebbe portata alla Cresima. La vicinanza tra i due, però, si sarebbe fatta morbosa tanto che lui – secondo l’accusa – avrebbe approfittando dei tanti momenti passati con la minore per abusarne sessualmente.
    Almeno due gli episodi, avvenuti tra il 2008 e la primavera del 2014, raccontati dalla vittima durante l’incidente probatorio svoltosi lo scorso anno. Il primo si sarebbe verificato in un circolo religioso dell’Anconetano quando la ragazza aveva solo 10 anni. Lui avrebbe allungato le mani fino ad abbassarle i pantaloni e sfiorarle le parti intime. Nel giugno 2014 il secondo approccio, a seguito del quale iniziarono poi le indagini da parte dei carabinieri. In quest’occasione, si sarebbe consumato un rapporto sessuale in una stanza d’albergo del Fabrianese.

    Paolini venne arrestato un anno dopo. Sull’esito del procedimento hanno inciso fortemente le dichiarazioni della vittima e le pagine contenute in due diversi diari scritti dalla minore durante il periodo delle presunte violenze. Il 46enne, oggi non presente all’udienza, si è sempre difeso dalle contestazioni, sostenendo l’inconsistenza delle parole della ragazzina. Le sue accuse sarebbero state il frutto di una montatura congeniata ad hoc per liberarsi della presenza dello scrittore, considerata troppo insistente. «Non l’ho mai toccata con intenti sessuali. Mi ha voluto incastrare» ha sempre detto l’uomo, difeso dall’avvocato Luca Bartolini. Quando uscirà dal carcere, dovrà sottostare a una misura di sicurezza: per 5 anni non potrà avere accesso a luoghi frequentati da minori.

    Violenza su minore, confermati i 6 anni di carcere al teologo Paolini

  • L’EX SACERDOTE MAURO INZOLI GIOVEDÌ DAVANTI AI GIUDICI

    L’EX SACERDOTE MAURO INZOLI GIOVEDÌ DAVANTI AI GIUDICI

    Crema, 17 settembre 2017

    E’ la settimana del giudizio. Giovedì mattina a Brescia, i giudici della Corte d’appello di quel tribunale discuteranno il ricorso presentato dagli avvocati Corrado Limentani e Nerio Diodà contro la condanna a 4 anni e nove mesi per abusi sessuali nei confronti del loro assistito, l’ex sacerdote Mauro Inzoli, ridotto allo stato laicale da papa Francesco nello scorso mese di maggio. Come ribadito più volte, il ricorso non mira a ottenere il cambio del giudizio, da colpevole a innocente, ma a una riduzione della pena. Infatti, Inzoli prima di andare davanti al giudice delle udienze preliminari del tribunale di Cremona, ha sanato la sua posizione, risarcendo le sue vittime con 150mila euro. Questo significa che ha riconosciuto la sua colpevolezza per il reato per il quale poi il giudice l’avrebbe condannato. La strategia difensiva dei suoi difensori punta a una riduzione della pena perché se il collegio che giudicherà l’imputato lo condannerà a una pena inferiore ai quattro anni, l’ex sacerdote potrebbe chiedere di evitare il carcere e di essere ammesso ai servizi sociali. In caso di risposta positiva l’ex parroco della SS. Trinità di Crema non vedrebbe aprirsi le porte del carcere. Se invece la pena venisse confermata o addirittura maggiorata, allora resterebbe sempre la strada del ricorso in Cassazione, che aprirebbe altre prospettive, tra le quali quella della prescrizione. Ricordiamo che l’ex sacerdote è a giudizio solo per una parte dei reati commessi, in quanto altri erano già finiti in prescrizione.

    http://www.crema-news.it/articoli/lex-sacerdote-mauro-inzoli-giovedi-davanti-ai-giudici

  • Abusi all’Istituto Provolo: la strategia per “confondere” le indagini non è riuscita

    Abusi all’Istituto Provolo: la strategia per “confondere” le indagini non è riuscita

    La Camera d’appello ha deciso di respingere il ricorso presentato dalla difesa di Corradi e Corbacho per chiudere l’indagine, annullando le prove e le testimonianze raccolte dalla fine di febbraio.

    L’indagine sugli abusi avvenuti per anni presso l’Istituto Provolo di Luján continueranno normalmente, almeno fino a giugno, quando si potrà richiedere una ulteriore proroga di 12 mesi. Questa la risposta data dalla Camera d’appello nel corso della mattinata.
    Momenti di ansia circa la possibilità di una decisione contraria da parte del giudice, che potrebbe annullare prove importanti e testimonianze ottenute negli ultimi due mesi che hanno fatto avanzare in modo significativo la causa.
    Attraverso una scappatoia legale, gli avvocati dei sacerdoti Corradi e Corbacho hanno tentato di far chiudere l’indagine facendo annullare tutte le prove raccolte dalla fine di febbraio, sostenendo che la gestione del caso da parte del pm Gustavo Stroppiana che aveva chiesto una proroga delle indagini, dovesse essere dichiarata nulla e con lei tutte le prove raccolte in quel periodo.
    L’indagine preliminare in un procedimento penale dovrebbe durare tre mesi, si può chiedere poi un’ulteriore proroga di tre mesi e una estenzione straordinaria di 12 mesi, una volta che il termine è scaduto. Il problema è sorto perché il giorno in cui il termine iniziale è scaduto ha coinciso con le vacanze di Carnevale e il pubblico ministero Stroppiana ha chiesto la proroga nelle prime ore della giornata lavorativa successiva. Una mossa da parte degli avvocati di Corradi e Corbacho per tentare di interrompere l’avanzamento delle indagini.
    Uno degli avvocati delle vittime, Oscar Barrera , ha parlato con MDZ e ha detto di essere rimasto soddisfatto dalla decisione della Corte d’Appello. ” Non esistevano basi per giustificare la chiusura delle indagini, non vi era alcuna motivazione di presentare questa richiesta, l’estensione è stata chiesta in un modo tempestivo e così inteso alla Camera , “.
    La situazione Kumiko
    La suora giapponese Kumiko Kosaka, che diventa la sesta detenuta nel processo in cui il Venerdì scorso ha deposto e che continuerà per almeno 20 giorni, nonostante la richiesta di arresti domiciliari fatta dalla sua difesa .
    L’ecclesiastica, in mattinata riprenderà la sua deposizione giurata al pubblico ministero e nei prossimi giorni verrà sottoposta a una perizia psichiatrica e psicologica, attraverso diverse fasi; una procedura standard per persone accusate di reati contro l’integrità sessuale.

    Nuove vittime e le ispezioni
    Nelle prossime settimane potrebbero aggiungersi nuove vittime alle 27 confermate, dal momento che sono in programma almeno cinque nuove camere Gesell pe l’accusa.
    Allo stesso modo, il pubblico ministero sta cercando di ottenere gli elementi tecnici per effettuare una perizia geologica nelle strutture Provolo, finalizzate alla ricerca di oggetti sepolti citati da una delle vittime nella sua testimonianza. Il 21 aprile, il procuratore Stroppiana ha ordinato una ispezione con delle ruspe presso l’ istituto ma con esito negativo, in quanto cercato sepolta la presunta prova non è stata trovata.

    http://www.mdzol.com/nota/732847-provolo-fracaso-la-estrategia-para-embarrar-la-causa/

  • Tutti assolti nel caso Suor Soledad: attesa Cassazione su ricorso contro sentenza di appello

    Tutti assolti nel caso Suor Soledad: attesa Cassazione su ricorso contro sentenza di appello

    A breve – nella giornata di lunedì 10 aprile – la decisione della Cassazione sul ricorso delle parti civili contro la sentenza della Corte d’appello di Salerno che ha assolto tutti gli imputati coinvolti nel processo di Suor Soledad. I genitori dei bambini credono alle violenze sessuali nell’asilo gestito dalle suore a Vallo della Lucania. E su questa ipotesi è stato formulato il ricorso in Cassazione dalle parti civili contro l’assoluzione degli imputati da parte dei giudici per insussistenza del fatto.

    La vicenda risale al 2006 quando l’asilo ‘Paolo VI’ venne travolto da un’inchiesta per pedofilia. Coinvolta Suor Soledad, la novizia peruviana Carmen Soledad Bazan Verde, il muratore Aniello La Bruna (presunto fidanzato di Soledad) e il fotografo Antonio Rinaldi, accusato di foto pedopornografiche. Poi accusate anche le consorelle Agnese Cafasso e Giuseppina De Paola, per favoreggiamento. La Bruna e Rinaldi sono stati assolti già in primo grado dal tribunale di Vallo della Lucania, che ha invece condannato a 8 anni suor Soledad per pedofilia e a 16 mesi le consorelle.

    A marzo scorso la sentenza d’appello ha, invece, assolto tutti perchè «il fatto non sussiste».  Ma nelle motivazioni arrivate dopo 90 giorni, gli stessi giudici sospettano che i bambini abbiano potuto subire dei maltrattamenti.

    http://www.giornaledelcilento.it/it/10_04_2017_tutti_assolti_nel_caso_suor_soledad_attesa_cassazione_su_ricorso_contro_sentenza_di_appello_38708.html#.WOufoojyi71

  • Suor Soledad: Cassazione accoglie ricorsi solo contro la novizia e le suore

    Suor Soledad: Cassazione accoglie ricorsi solo contro la novizia e le suore

    La Corte d’appello di Salerno deve riesaminare la questione, sollevata dalla difesa delle parti civili, sul processo relativo al caso di Suor Soledad. Lo ha stabilito la Corte suprema, che, dopo una camera di consiglio svolta lunedì, ha annullato con rinvio alla Corte d’appello per gli interessi civili limitatamente ai reati di violenza sessuale contestati a Suor Soledad e favoreggiamento alle due consorelle. Rigettati invece i ricorsi contro La Bruna e Rinaldi, fuori definitivamente dal processo già assolti con formula piena in Appello.

    Bisognerà attendere il deposito delle motivazioni per capire quali siano i perché che hanno convinto la Suprema Corte ad accogliere i ricorsi delle parti civili e quali siano dunque i punti da chiarire. I fatti risalgono al 2006 quando l’asilo ‘Paolo VI’ venne travolto da un’inchiesta per pedofilia. Coinvolta Suor Soledad, la novizia peruviana, il muratore Aniello La Bruna (presunto fidanzato di Soledad) e il fotografo Antonio Rinaldi, accusato di foto pedopornografiche. Poi accusate anche le consorelle Agnese Cafasso e Giuseppina De Paola, per favoreggiamento. La Bruna e Rinaldi sono stati assolti già in primo grado dal tribunale di Vallo della Lucania, in Appello, e ora in via definitiva, mentre in primo grado erano state condannate a 8 anni suor Soledad per pedofilia e a 16 mesi le consorelle, poi assolte dalla corte d’appello.

    L’annullamento con rinvio della Cassazione ora riapre il caso. Per saperne di più, occorre attendere il deposito delle motivazioni del verdetto emesso nel pomeriggio di oggi. Il caso si chiude definitivamente solo per La Bruna e Rinaldi. «La Corte Suprema ha rigettato i ricorsi contro un umile lavoratore, Aniello La Bruna, proposti sebbene nei suoi confronti fosse già stata pronunciata una doppia sentenza di assoluzione dei giudici di merito – ha commentato il legale, l’avvocato Franco Maldonato – Si chiude così una vicenda che non avrebbe dovuto mai aprirsi e che ha provocato dolori insanabili e danni non ristorabili, anche per effetto della risonanza assicurata da un sistema d’informazione non consapevole del proprio ruolo».

    http://www.giornaledelcilento.it/it/10_04_2017_suor_soledad_cassazione_accoglie_ricorsi_solo_contro_la_novizia_e_le_suore_38729.html#.WOvXSIjyi71

  • Violenza sessuale, confermata la condanna a un prete

    Violenza sessuale, confermata la condanna a un prete

    La corte d’appello di Palermo ha confermato la condanna a 9 anni di reclusione per l’ex direttore della Caritas di Trapani, don Sergio Librizzi, accusato di concussione e violenza sessuale. Librizzi, arrestato nel giugno 2014 e sospeso da ogni incarico, nella qualità di membro del comitato per il riconoscimento dello status di rifugiato politico avrebbe preteso prestazioni sessuali in cambio del visto. Dalle indagini della sezione di pg della Forestale presso la Procura sarebbero emersi almeno 8 casi.

    http://www.gazzettadelsud.it/news/sicilia/240139/violenza-sessuale-confermata-la-condanna-a-un-prete.html

  • La Cassazione ha annullato l’assoluzione di don Temporin

    La Cassazione ha annullato l’assoluzione di don Temporin

    di Carlo Bellotto

    PADOVA. Doveva essere l’ultimo atto che metteva la parola fine ad anni di accuse infamanti per l’allora rettore del Seminario di Rubano: violenza sessuale verso un suo allievo. Non è stato così.

    La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d’Appello che assolveva don Gino Temporin, rinviandola ad una nuova sezione della Corte d’Appello. Sia la procura generale che l’avvocato Emanuele Fragasso Jr (che tutela la parte offesa, un ragazzo veneziano ora maggiorenne) avevano sostenuto c’era stata una mancanza di motivazioni nella sentenza della Corte d’Appello e che c’era una motivazione manifestamente illogica: ossia veniva riportato che c’erano dubbi sulle accuse mosse dal ragazzo all’epoca tredicenne perchè raccolte quando lo stesso era ricoverato in ospedale e quindi in condizioni psocofisiche provate. Pare non essere vero, le aveva rese due anni prima. Il procuratore generale della Cassazione scrive «di una sentenza di Appello sviluppata lungo una linea di ipocrisia».

    Parole pesanti che potrebbero riaprire scenari che sembravano ormai chiusi. Le accuse che gli venivano rivolte, pesantissime, sono state ritenute false, formulate solo per screditare il sacerdote. Non la pensava così la pubblica accusa nei due diversi gradi di giudizio, visto che il pubblico ministero Maria D’Arpa aveva chiesto la condanna a 7 anni di reclusione. Per il magistrato la vittima era credibile: un mese di collegio gli era costato un trauma che il ragazzo, da tempo in terapia, stava scontando con seri problemi di salute di tipo psichiatrico, dopo aver tentato in più occasioni il suicidio.

    L’indagine era stata avviata in seguito alla denuncia del ragazzo presentata dopo essersi confidato, nel 2009, con una psicologa della clinica “Le betulle” di Como dov’era ricoverato. Nessun testimone di quella (presunta per ora) violenza: in aula un paio di ex compagni hanno raccontato che lo studente era stato coinvolto da altri seminaristi in pratiche sessuali.

    I periti nominati dal tribunale (il medico legale Claudio Rago, la psicologa Magda Tura e il neuropsichiatra Marziano Cerisoli) avevano concluso per un’alta improbabilità circa la certezza storica dell’accaduto, pur riconoscendo capacità di testimoniare nel giovane, affetto da un disturbo psicotico, da un disturbo di personalità e di identità di genere.

    Fatto sta che il 18 dicembre 2013 arriva l’assoluzione perchè il fatto non sussiste, decisa dal collegio presieduto dal giudice Claudio Marassi. C’era stato il ricorso all’Appello che si era espresso il 21 luglio del 2016: la terza sezione dei giudici lagunari ha assolto il sacerdote confermando che il fatto non sussiste. Il conseguente appello alla Cassazione ha riportato all’annullamento anzidetto.

    Questa vicenda inizia nel 2009 quando il ragazzino racconta dei fatti che a suo dire sarebbero accaduti 5 anni prima. Parla di carezza sulle parti intime e di un rapporto sessuale. Viene decisa la perquisizione dell’abitazione del sacerdote, il sequestro del suo personal computer, scattano delle intercettazioni telefoniche e ambientali (anche nel suo ufficio al Seminario minore) e vengono interrogati quasi trenta ex allievi del Seminario. Pare non emergere nulla di che. Ci sono solo le accuse di quel ragazzo.

    Dal gennaio del 2014 don Gino è diventato monsignore della parrocchia del Duomo di San Martino a Piove di Sacco. Il sacerdote è originario di Conselve, e nei suoi 46 anni di servizio religioso non c’è mai stata una macchia o un’ombra.

    http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2017/04/01/news/la-cassazione-ha-annullato-l-assoluzione-di-don-temporin-1.15126428

  • Pedofilia, sacerdote novarese condannato per violenza sessuale su minori

    Pedofilia, sacerdote novarese condannato per violenza sessuale su minori

    Per don Marco Rasia, ex coadiutore nelle parrocchie di Omegna e Castelletto, è arrivata la condanna definitiva: sconterà 3 anni e 10 mesi di carcere per abusi sessuali, anche su minori.

    A stabilirlo è stata la Cassazione: in primo grado il sacerdote, oggi 47enne, era stato condannato a 6 anni , mentre era stato assolto per alcuni capi d’imputazione. La Corte d’Appello aveva poi ridotto la pena a 4 anni, che in ultimo grado sono diventati 3 anni e 10 mesi perchè uno degli episodi è andato in prescrizione.

    Don Rasia era stato arrestato il 13 aprile del 2013 dalla Squadra Mobile di Novara per abusi sessuali su minori commessi mentre prestava servizio nella parrocchia di Castelletto Ticino. Ordinato sacerdote nel 1997, il prete aveva lavorato a Castelletto Ticino sino al 2009 e poi era stato coadiutore dell’oratorio di Omegna fino a pochi giorni prima dell’arresto. A inchiodarlo le intercettazioni telefoniche e le testimonianza di alcuni ragazzi.

    http://www.novaratoday.it/cronaca/don-rasia-condanna-pedofilia.html