Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: corte d’appello

  • Don Temporin, l’assoluzione anche in appello

    Don Temporin, l’assoluzione anche in appello

    La Procura generale aveva chiesto una pena modesta

    È il secondo verdetto assolutorio. Don Gino Temporin, 69enne arciprete della parrocchia di San Martino di Piove di Sacco ma all’epoca dei fatti rettore del Seminario Minore di Padova, è stato scagionato per la seconda volta dall’infamante accusa di aver abusato di un allievo. Assolto perchè il fatto non sussiste, a conferma della sentenza di primo grado, pronunciata dal Tribunale di Padova il 18 dicembre 2013. Questo il dispositivo letto dal presidente della terza sezione della Corte d’Appello di Venezia Gioacchino Termini. I giudici non… http://ilgazzettino.it/pay/padova_pay/don_temporin_l_assoluzione_anche_in_appello-1870013.html

  • Pedofilia, confermata la sentenza all’ex fonico dei Modà: Paolo Bovi tradì la figura di educatore

    Pedofilia, confermata la sentenza all’ex fonico dei Modà: Paolo Bovi tradì la figura di educatore

    Milano, 16 luglio 2015 – “Gli atti compiuti non concretavano per i minori soltanto una abusiva intrusione nella loro sfera sessuale ma anche un oltraggioso tradimento della figura dell’ educatore che Bovi assumeva per tutti loro». Queste le parole contenute nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso primo luglio i giudici della prima sezione penale della Corte d’Appello hanno confermato la condanna a cinque anni e mezzo di carcere inflitta dal gup ex fonico dei Modà Paolo Bovi, accusato di molestie sessuali su quattro ragazzi di età compresa tra i 13 e i 16 anni che attualmente si trova agli arresti domiciliari in una comunità della Fondazione Exodus di don Antonio Mazzi a Milano.

    Gli abusi sarebbero avvenuti nel 2011, quando l’uomo ricopriva il ruolo di educatore in un oratorio nell’hinterland milanese, nel suo studio di registrazione nel Milanese e in un campeggio durante una gita in Val d’Aosta. I giudici della Corte d’Appello hanno deciso quindi una «integrale conferma» della sentenza emessa nel processo di primo grado in quanto «l’attenta analisi» dei racconti delle sue presunte vittime, che si erano costituite parti civili assistite dagli avvocati Ilaria Scaccabarozzi e Monica Borsa, «ha consentito di comprendere appieno la natura degli atti compiuti dall’imputato, la serialità delle sue condotte, gli ingannevoli pretesti utilizzati per costringere i minori a denudarsi fino al raggiungimento del contatto corporeo e delle zone erogene di questi».

    Racconti che i giudici definiscono «lineari» e «attendibili». «La condotta si consumava in tutti i casi con l’approfittamento delle condizioni di inferiorità delle vittime e del rapporto fiduciario in essere con l’imputato – si legge nelle motivazioni della sentenza -. Bovi attentò indiscutibilmente alla libertà sessuale dei minori in questione violando, contro il consenso di questi, zone erogene del loro corpo, utilizzando come strumento invasivo le mani». L’ex musicista, tra i fondatori di una delle band più amate nel panorama pop-rock italiano, secondo i giudici, inoltre, aveva «pienamente coscienza e volontà di compiere atti lesivi della libertà sessuale delle vittime».

    L’ex fonico dei Modà Paolo Bovi attualmente si trova agli arresti domiciliari in una comunità della Fondazione Exodus di don Antonio Mazzi a Milano. È quanto emerge dalle motivazioni della sentenza con cui i giudici della prima sezione penale della Corte d’Appello di Milano, lo scorso primo luglio, hanno confermato la condanna inflitta in primo grado. Bovi, si legge nel provvedimento, sta seguendo da tempo un «percorso terapeutico». Don Mazzi, nel gennaio scorso, aveva scritto una lettera all’ex musicista, spiegando che la sua Fondazione sarebbe stata pronta ad accoglierlo per un percorso di rieducazione. Nel giugno scorso le porte di Exodus si erano aperte anche per l’ex re dei paparazzi Fabrizio Corona, scarcerato e affidato alla comunità di Lonate Pozzolo.

    http://www.ilgiorno.it/milano/paolo-bovi-mod%C3%A0-pedofilia-1.1151398#!kalooga-16897/~Cronaca%20~%22Paolo%20Bovi%22%5E0.75%20~MIlano%5E0.56

  • Violenza sessuale: confermata la condanna a don Vito Caradonna, prete di Marsala

    Violenza sessuale: confermata la condanna a don Vito Caradonna, prete di Marsala

    La Corte d’appello di Palermo ha confermato la sentenza con cui, il 18 febbraio scorso, il Tribunale di Marsala condannò a due anni di reclusione, per tentata violenza sessuale, un prete di 40 anni, don Vito Caradonna, ex parroco della chiesa di contrada San Leonardo ed ex cappellano del carcere di Marsala. I fatti contestati al religioso risalgono al febbraio 2005.

    Ad accusare il prete un uomo di 37 anni che nel corso del processo ha ribadito che don Vito lo invitò nella canonica della chiesa di San Leonardo per prendere un caffè e che mentre era “stordito” (l’uomo ha sempre avuto il sospetto che nel caffe’ sia stato messo del sonnifero) avrebbe tentato di abusarne sessualmente.

    All’uomo che ha accusato il prete, il Tribunale di Marsala riconobbe un risarcimento danni di 25 mila euro. All’indomani della condanna in primo grado, don Vito Caradonna, che nel 2012 era già stato trasferito a Santa Ninfa, fu “sospeso a divinis” dal vescovo della Diocesi di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero. Provvedimento che comporta l’esclusione di ogni atto legato all’ordine sacerdotale e, quindi, l’impossibilita’ di celebrare sacramenti e di impartire benedizioni.

    Non comporta, invece, la privazione dell’abito ecclesiastico e non esonera dagli obblighi connessi con lo stato di vita di “ministro ordinato” di Dio.

  • Don Seppia, condanna annullata e nuovo processo

    Don Seppia, condanna annullata e nuovo processo

    La Cassazione: cade l’accusa di induzione alla prostituzione, alla sbarra per rapporti sessuali con minori.

     La notizia è arrivata nella tarda serata di ieri: don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente condannato per pedofilia e induzione alla prostituzione, dovrà avere un nuovo processo. Ma questa volta, secondo la Corte di Cassazione che ha annullato la precedente sentenza della Corte d’Appello che confermava una pena di nove anni e sei mesi di carcere, l’ex parroco non dovrà affrontare anche l’accusa di induzione alla prostutuzione, ma solo quella di rapporti sessuali con minori. Nella condanna – la stessa in primo grado e in apppello – avevano avuto un peso forte anche le accuse di cessioni plurime di droga e fornitura di cocaina agli stessi minori.

    E’ una sentenza che colpisce perchè riapre una vicenda tra le più drammatiche tra quelle legate alla pedofilia che hanno scosso la Chiesa e le comunità interessate. Il caso era scoppiato nel maggio 2011 con l’arresto di don Seppia, parroco della chiesa di Santo Spirito a Sestri Ponente e, una ventina di giorni dopo, dell’ex seminarista Emanuele Alfano, suo complice, che aveva avuto una condanna a 5 anni e tre mesi poi diminuita di un anno. Insieme, erano accusati di aver coinvolto degli adolescenti provenienti da situazioni di particolare disagio, ospiti di una casa famiglia, in rapporti sessuali e e consumo di droga.

    La Corte d’appello di Genova, il 22 marzo 2013, aveva confermato la sentenza di primo grado a 9 anni, 6 mesi e 20 giorni di reclusione. Don Seppia, difeso dall’ avvocato Paolo Bonanni, era stato accusato di violenza sessuale su minore, tentata induzione alla prostituzione minorile, offerte plurime di stupefacenti a minori e cessione di cocaina all’ex seminarista Emanuele Alfano, anche lui arrestato nell’ambito della stessa inchiesta con l’accusa di induzione alla prostituzione minorile. Il difensore dell’ex parroco, aveva fatto ricorso in Cassazione chiedendo l’annullamento della sentenza d’Appello e che si ricelebrasse il processo.

    L’inchiesta era partita da Milano dove i carabinieri stavano indagando su un giro di droga spacciata in palestre e saune frequentate in particolare da omosessuali. A inchiodare l’ex parroco vi furono le testimonianze di alcuni ragazzini tra i quali un chierichetto quindicenne che aveva raccontato di aver subito, in sacrestia, “attenzioni particolari” del sacerdote mai sconfinate, però, in atti sessuali veri e propri. E poi, a smascherare le responsabilità dell’ex sacerdote, vi furono le intercettazioni e gli sms, oltre alle chiamate con l’amico Emanuele Alfano al quale don Seppia avrebbe confidato le sue fantasie sessuali con i ragazzini.
    Riccardo Seppia è rinchiuso nel carcere di Sanremo nel reparto dei “sex offenders”.
    http://genova.repubblica.it/cronaca/2014/11/20/news/don_seppia_condanna_annullata_e_nuovo_processo-100986626/

  • Don Luciano Michelotti, arrestato e condannato per pedopornografia, dice tranquillamente messa,

    Don Luciano Michelotti, arrestato e condannato per pedopornografia, dice tranquillamente messa,

    —————————————————————– Pedofilia, parroco finisce in manette Perquisita la canonica: spuntano floppy – disk con immagini proibite e foto equivoche di un minore La vicenda nel Cuneese Il sacerdote: “E’ un errore non ho fatto niente di male” DAL NOSTROINVIATO MONDOVI‘ (Cuneo) – Ci sono le foto di un bambino di otto anni, ci sono ventitre’ dischetti da computer con immagini di pornografia infantile.

    E c’ e’ Don Luciano Michelotti, 59 anni, parroco di Fiamenga – 1500 abitanti, una piccola frazione di Mondovi’ – arrestato per sfruttamento minorile, detenzione e diffusione di materiale pornografico riguardante minorenni. Accuse tremende. Infamanti per tutti, figurarsi per un sacerdote di paese. Quando lo sono venuti a prendere, ha salutato la sua perpetua dicendole soltanto: ” + un equivoco, io non ho fatto niente di male, vai in paese a dire che domani saro’ qui a dir messa”. Si sbagliava: ieri il gip di Mondovi’ Luigi Acquarone gli ha concesso gli arresti domiciliari, ma Don Luciano ha ancora molto da spiegare al pm Ezio Basso.

    Comincia tutto quattro mesi fa, da Biella: inchiesta di una vicenda di sfruttamento di minori, durante un’ intercettazione ambientale spunta il nome di uno sconosciuto parroco del Cuneense. Si muove la Procura di Mondovi’ : anche qui intercettazioni telefoniche e ambientali, finisce sotto controllo anche l’ utenza del computer del religioso, il 10 settembre viene perquisita la canonica della chiesa di Semenga, sabato Don Luciano finisce in manette. Ieri, l’ interrogatorio e poi la concessione degli arresti domiciliari: il sacedote ammette che i floppy – disk contenenti il materiale porno sono stati “scaricati” dal suo computer. “Io non lo so usare – dice – evidentemente e’ stato utilizzato da qualcuno a mia insaputa. + una persona che mi ha confessato di aver problemi di pedofilia. Una persona molto in vista, non posso rivelarne il nome.

    E lui che mi ha dato quei dischetti, che io avrei provveduto a distruggere”. Di piu’ non dice, Don Luciano. L’ aspetto piu’ controverso di questa brutta storia pero’ riguarda un bambino. Otto anni, figlio di un tossicodipendente che in passato sarebbe stato aiuto dal sacerdote: a lui sono dedicati due album fotografici nel quale appare nudo. “Innocue foto scattate su una spiaggia di Fregene in compagnia di papa’ e mamma” dicono i legali di Don Michelotti. Il papa’ del bambino adesso vive in Toscana, considera don Luciano come il suo padre spirituale, e appena puo’ viene a trovarlo, in compagnia del figlio. “Tutte le foto sono state ritoccate ad hoc, isolando il corpo del bambino e affiancandolo ad oggetti simboli inequivocabili”, dice il pm Basso. Dalle intercettazioni emergono parole che andranno soppesate a fondo: “Guarda come e’ venuto bene – dice il religioso a un misterioso interlocutore -; gli ho tolto lo sfondo”. Per i legali si tratta di una faccenda “strettamente connessa al ruolo che questo prete ha sul territorio”.

    Don Michelotti – spiegano – da sempre si adopera per aiutare i tossicodipendenti. Ci sono e ci saranno punti da chiarire in questa storiaccia: il sacerdote dice di non saper usare il computer, a Fiamenga i ragazzi dell’ oratorio hanno imparato a navigare in rete grazie a corsi di Internet che lui teneva personalmente ormai da due anni. In attesa di scoprire l’ eventuale esistenza della persona citata dal religioso, restano i 23 dischetti. Contengono materiale di “pedofilia minorile omosessuale”. Sull’ etichetta di ognuno ci sono poche righe scritte a mano da don Luciano. “Come fosse la mini recensione di un film”, dicono gli investigatori. Comunque vada, un bruttissimo film. Marco Imarisio —————————————————————– IN PAESEIN PAESE La gente: “Non puo’ essere un mostro e’ soltanto la vittima di un complotto” DAL NOSTRO INVIATO MONDOVI‘ (Cuneo) – A Fiamenga fino a cinque anni fa c’ erano una tabaccheria, un negozio di alimentari e un ristorante, e basta. Poi era arrivato don Luciano e aveva creato l’ oratorio, dove aveva ridato vita, organizzando manifestazioni, facendo una cosa che qui nessuno aveva mai visto: “Si occupava dei giovani, dei loro problemi. E adesso non ci crede nessuno, non puo’ essere un mostro”. Corrado Guiseri annuncia la mobilitazione dei boy – scout, con i quali lavorava il religioso: “Raccoglieremo firme, faremo manifestazioni perche’ don Luciano e’ solo vittima di una macchinazione assurda”. Vola anche la parola “complotto”, ma nessuno sa dire di chi, e perche’ . Alessio e Fabio, 15 e 16 anni, hanno sentito dai telegiornali la storia di quel bambino: ” + vero – raccontano – veniva qui spesso con il padre e si fermava in canonica a fare i compiti, ma la storia del padre qui la sanno tutti”. Appena finita la messa, la racconta con le lacrime agli occhi Anna Trombetta: “Don Luciano aveva denunciato quell’ uomo, per liberarlo dalla tossicodipendenza. E quando era entrato in comunita’ aveva continuato a seguirlo. Si era affezionato: era orgoglioso della sua nuova vita, lontano da qui. E teneva molto anche al bambino, l’ aveva visto crescere. Le sue foto le mostrava anche a noi, che male c’ e’ ?”. Di Internet e di pedofilia, gli anziani parrocchiani di don Luciano non sanno e non vogliono sapere niente: “Quel sacerdote dai modi gentili non puo’ essere un mostro, e basta”. Cecilia Rocca tira giu’ la serranda del suo negozio di alimentari: “Sa, a noi in fondo importa solo che il prete dica messa. Don Luciano lo faceva bene, e questo ci bastava”. M.I.

    Imarisio Marco

    Pagina 19
    (21 settembre 1999) – Corriere della Sera

    http://archiviostorico.corriere.it/1999/settembre/21/Pedofilia_parroco_finisce_manette_co_0_9909214636.shtml


    www​.cdbchieri​.it/​r​a​s​s​e​g​n​a​_​s​t​a​m​p​a​_​2​0​.​.​.​i​_​i​n​_​i​t​a​l​i​a​.​htm

    L’1 ottobre la Corte d’Appello di Torino conferma la condanna inflitta in primo grado a don Luciano Michelotti, ex parroco di una frazione di Vicoforte (Cuneo) per la detenzione di materiale pedopornografico.

    www​.diocesimondovi​.it/​p​l​s​/​m​o​n​d​o​v​i​/​b​.​.​.​f​i​=​&​a​m​p​;​r​i​f​p​=​&​a​m​p​;​v​i​s=1

    Don Luciano MICHELOTTI
    Indirizzo: Via San Pio V 4 MONDOVI‘ 12084 CN
    Tel: 0174 553205

    Gli Incarichi:
    Parroco presso: MARIA V. ASSUNTA – Comune di TORRE MONDOVI‘
    Parroco presso: SANTI BARTOLOMEO E PLACIDO – Comune di TORRE MONDOVI‘
    Parroco presso: SANTI LUIGI E CARLO – Comune di TORRE MONDOVI‘
    Parroco presso: MARIA V. ASSUNTA – Comune di MONTALDO DI MONDOVI‘

    http://​laici​.forumcommunity​.net/​?​t​=​5​6​7​9​8​615

     

  • “Sesso con dei ragazzini”  Aldo Nuvola condannato a 6 anni. E’ la terza volta

    “Sesso con dei ragazzini” Aldo Nuvola condannato a 6 anni. E’ la terza volta

     PALERMO – Avrebbe fatto leva sui bisogni dei ragazzini. Con loro parlava di amore. Un amore “deviato” che ad Aldo Nuvola è costato una condanna a sei anni. Il giudice per l’udienza preliminare Riccardo Ricciardi ha accolto la richiesta di pena dei pubblici ministeri Claudio Camilleri e Calogero Ferrara. Per l’ex prete è scatatta anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il divieto di accivinarsi per due anni a luoghi frequentati da minori.

    Gli investigatori hanno individuato quattro ragazzini con i quali il prete, sospeso a divinis dopo l’arresto, avrebbe avuto rapporti a pagamento o avrebbe tentato di averli. Le relazioni del sacerdote vennero fuori nel corso dell’indagine sull’omicidio dell’imprenditore Massimo Pandolfo, ucciso il 24 aprile dello scorso anno. I carabinieri intercettarono una telefonata tra il diciassettenne arrestato per il delitto e il prete. I due avrebbero avuto una relazione. Il minorenne chiamò don Nuvola pochi minuti dopo l’assassinio.

    Interrogato dai carabinieri il 17enne confessò i suoi rapporti col sacerdote che venne intercettato: da qui la scoperta del giro di prostituzione minorile che padre Nuvola frequentava. Come ha puntualizzato il pm nella sua requisitoria, il prete avrebbe regalato i soldi per le sigarette o per la spesa e li convinceva a prostituirsi. E tra un sms hard e l’altro assicurava che avrebbe pregato per loro. Il prete è stato già condannato dalla corte d’appello a un anno di reclusione per atti sessuali a pagamento con un altro minorenne. Inizialmente il reato contestato all’ex parroco della chiesa Regina Pacis, in centro a Palermo, comprendeva anche l’induzione alla prostituzione. 

    Un recente pronunciamento delle sezioni unite della Suprema corte ha, però, risolto il contrasto sull’interpretazione dell’articolo 600bis del codice penale stabilendo che “la condotta consistente nel promettere o dare denaro o altra utilità, attraverso cui si convinca una persona tra i 14 e i 18 anni a intrattenere rapporti sessuali esclusivamente con il soggetto agente, non integra l’induzione alla prostituzione minorile”. Su questa base, la difesa dell’imputato ne ha chiesto e ottenuto la scarcerazione, avvenuta nel maggio scorso.

    Il giudice Ricciardi ha inoltre condannato Aldo Nuvola a pagare una provvisionale immediatamente esecutiva di dieci mila euro ciascuno per i quattro minorenni costituiti parte civile con l’assistenza degli avvocati Luciano Maria Sarpi, Daniele Sampino, Francesco Crescimanno, Loredana Alicata.

    http://livesicilia.it/2014/07/14/sesso-ragazzini-aldo-nuvola-condannato-palermo-prete_515997/

  • USA: fedele al segreto del confessionale, sacerdote rischia il carcere.

    USA: fedele al segreto del confessionale, sacerdote rischia il carcere.

    La diocesi di Baton Rouge difende con fermezza l’atteggiamento del suo presbitero di fronte a un ordine giudiziario.

     Facendo un’eccezione alla sua politica di non commentare casi giudiziari ancora non conclusi, la diocesi di Baton Rouge (Stati Uniti) ha diffuso una dichiarazione ufficiale per respingere un giudizio della Corte Suprema della Louisiana che ha chiamato un sacerdote a rilasciare delle dichiarazioni per chiarire un caso.

    Al sacerdote è stato chiesto di rivelare il contenuto della confessione sacramentale di una presunta vittima. “Una dottrina fondamentale della Chiesa cattolica romana per migliaia di anni ordina che il segreto della confessione è assoluto e inviolabile”, ha indicato la diocesi in una nota di risposta ufficiale.

    Di fronte a questo, “un sacerdote è obbligato a non infrangere mai questo sigillo. Non gli è permesso neanche ammettere se qualcuno è andato a confessarsi da lui”. Per questo motivo, padre Jeff Bayhi, che opera in quella diocesi, deve astenersi dal rilasciare qualsiasi dichiarazione nel processo relativo a una bambina che – questa è la tesi sostenuta – avrebbe rivelato al sacerdote in confessionale alcuni dettagli riguardanti un crimine da lei subito. Il sacerdote, che non si è rifiutato di parlare sul caso, deve anche affrontare senza piegarsi le accuse di non aver denunciato i fatti qualora ne fosse stato a conoscenza.

    Il segreto della confessione va difeso ad ogni costo

    “Se fosse necessario, il sacerdote dovrebbe subire un processo di fronte a un tribunale civile e una condanna al carcere prima di violare il suo dovere sacro, violare il segreto della confessione e il suo dovere nei confronti del penitente”, ha affermato la diocesi in termini chiari parlando di quello che potrebbe essere il futuro di padre Bayhi, che continua a rifiutarsi di testimoniare. “Questa non è un’area grigia nella Dottrina della Chiesa cattolica romana”, aggiunge il comunicato.

    “Un sacerdote/confessore che viola il sigillo della confessione incorre in una scomunica immediata il cui perdono è riservato alla Sede Apostolica nella Città del Vaticano”.

    La libertà religiosa del sacerdote e il segreto della confessione erano stati difesi dalla Corte d’Appello del Primo Circuito, ma è stato presentato un ricorso presso la Corte Suprema della Louisiana, che a sua volta ha ordinato al Tribunale di Distretto di realizzare l’udienza e determinare se ci sia stato un sacramento della confessione suscettibile di essere difeso nel caso in esame. “La Corte Suprema della Louisiana non può ordinare al Tribunale di Distretto di fare quello che nessun tribunale civile potrebbe arrivare a fare: determinare in cosa consiste il sacramento della riconciliazione nella Chiesa cattolica”, ha protestato la diocesi.

    “La giurisprudenza statale e federale chiarisce che non c’è giurisdizione che possa arrogarsi reclami che rispondono a domande puramente religiose di questa natura”, ha ricordato.

    La diocesi ha allora sostenuto l’azione del sacerdote ed ha affermato che la legge della Chiesa non permette nemmeno che il penitente o un’altra persona riveli il contenuto della confessione sacramentale. Ha inoltre denunciato che il fatto che un tribunale civile pretenda di determinare se una situazione è o meno protetta dal segreto confessionale rappresenta “una violazione chiara e smisurata della Clausola fondamentale della Costituzione degli Stati Uniti”.

    “Questa materia ha serie conseguenze per tutte le religioni, non solo per la fede cattolica”, ha aggiunto la diocesi. “Gli statuti coinvolti nella questione si riferiscono alle ‘comunicazioni sacre’ che sono confidenziali ed esenti da un rapporto obbligatorio”. La Chiesa locale ha chiesto il rispetto della libertà religiosa ed ha invocato la separazione tra Chiesa e Stato, annunciando al tempo stesso che metterà in atto tutte le azioni legali possibili per difendere il libero esercizio della religione da parte dei suoi membri.


    [Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

    http://www.aleteia.org/it/sources/gaudium-press

  • Processo Suor Soledad, procuratore chiede assoluzione

    Processo Suor Soledad, procuratore chiede assoluzione

     Colpo di scena al processo d’appello per suor Soledad. Il procuratore generale Maddalena Russo ha chiesto l’assoluzione per la suora condannata in primo grado a 8 anni per presunti abusi sessuali nell’asilo Paolo VI di Vallo della Lucania.

    Il magistrato ha chiesto in Corte d’Appello di assolvere anche le altre due consorelle, Agnese Cafasso e Giuseppina De Paola, a cui era stata inflitta la pena di 16 mesi per favoreggiamento, e i il muratore Aniello la Bruna e il fotografo Antonio Rinaldi. Il procuratore ne chiede l’assoluzione per «insussistenza del fatto», anche se secondo la Russo qualcosa in quell’asilo è successo.

    Ma secondo il pg la Procura allora «ha seguito una pista a senso unico, senza procedere per imputazioni alternative». Alla richiesta del procuratore farà da contraltare a luglio quella delle parti civili, durante l’aggiornamento dell’udienza. Si tratta di dodici famiglie che si sono costituite parte civile nel processo e a settembre le difese.

    http://www.giornaledelcilento.it/it/28-05-2014-processo_suor_soledad_procuratore_chiede_assoluzione-23908.html#.VoFWdxXhDIU

  • Scaduti i termini cautelari  Padre Nuvola torna libero

    Scaduti i termini cautelari Padre Nuvola torna libero

     PALERMO – E’ di nuovo un uomo libero. Non più prete libero perché è stato sospeso a divinis.Aldo Nuvola ha lasciato il carcere dell’Ucciardone per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Un recente pronunciamento delle sezioni unite della Cassazione ha risolto il contrasto sull’interpretazione dell’articolo 600 bis del codice penale stabilendo che “la condotta consistente nel promettere o dare denaro o altra utilità, attraverso cui si convinca una persona tra i 14 e i 18 anni a intrattenere rapporti sessuali esclusivamente con il soggetto agente, non integra l’induzione alla prostituzione minorile”.

    Su questa base, i difensori dell’indagato, gli avvocati Nino Caleca e Mario Zito ne hanno chiesto la scarcerazione. I pubblici ministeri Claudio Camilleri e Calogero Ferrara hanno dato parere favorevole. Ad una condizione, però, accolta dal giudice: l’obbligo di non allontanarsi da casa tra le 19 e le 9 del mattino. Proprio per evitare quegli incontri sessuali che rischiano di costargli una condanna a sei anni.

    A tanto ammonta la pena chiesta per Aldo Nuvola, arrestato a luglio scorso, per atti sessuali con minori. Il 9 giugno la sentenza davanti al Gup Riccardo Ricciardi. Gli investigatori hanno individuato cinque ragazzini con i quali il prete avrebbe avuto rapporti a pagamento o avrebbe tentato di averli. Le relazioni del sacerdote vennero fuori nel corso dell’indagine sull’omicidio dell’imprenditore Massimo Pandolfo, ucciso il 24 aprile dello scorso anno. I carabinieri intercettarono una telefonata tra il diciassettenne arrestato per il delitto e il prete. I due avrebbero avuto una relazione. Il minorenne chiamò don Nuvola pochi minuti dopo l’assassinio. Interrogato dai carabinieri il 17enne confessò i suoi rapporti col sacerdote che venne intercettato: da qui la scoperta del giro di prostituzione minorile che padre Nuvola frequentava. Come ha puntualizzato il pm nella sua requisitoria, il prete regalava i soldi per le sigarette o per la spesa e li convinceva a prostituirsi. Faceva leva sui bisogni delle vittime – adolescenti cresciuti tra povertà, ignoranza e degrado – le riempiva di sms, parlava di sentimenti, di amore. E tra un messaggio hard e l’altro assicurava che avrebbe pregato per loro. Il prete è stato già condannato dalla corte d’appello a un anno di reclusione per atti sessuali a pagamento con un altro minorenne.

    http://livesicilia.it/2014/05/13/scaduti-i-termini-cautelari-padre-nuvola-torna-libero_486718/

  • Don Walter non è più in isolamento. Trasferito a Bollate

    Don Walter non è più in isolamento. Trasferito a Bollate

     Per il sacerdote è finito il periodo dell’isolamento che ha dovuto sopportare alla casa circondariale di Bergamo dopo la condanna per violenza sessuale.

    Don Walter Mariani è stato trasferito nelle carceri di Bollate. Per il sacerdote è finito il periodo dell’isolamento che ha dovuto sopportare alla casa circondariale di Bergamo, dopo la condanna a sei anni sancita dalla Cassazione per violenza sessuale nei confronti di due prostitute. Il sacerdote, che al momento non potrà celebrare messa, sarà affidato ai servizi sociali per gli ultimi quattro anni della pena inflitta, purché ci sia un anno di osservazione positiva in carcere.

    Un percorso ancora molto lungo e che metterà il prete a dura prova.

    Le violenze per le quali è finito in carcere sono avvenute tra il 2004 e il 2006 su due giovani straniere (per una terza, di origine lituana, la Corte d’appello lo ha prosciolto): una russa e una romena ospiti della Casa di Ruth di Curtatone per un programma di recupero di cui era responsabile lo stesso sacerdote.

    Don Walter, però, non ha ancora saldato tutti i suoi conti con la giustizia. A fine marzo 2012, infatti, il prete aveva subito una seconda condanna dal tribunale di Ferrara: otto mesi di reclusione per aver indotto una testimone – una ragazza che lo accusava di violenza sessuale – a dire il falso, offrendole tremila euro per ritrattare di fatto le accuse. Per questo l’avvocato Sandro Somenzi ha presentato ricorso in Corte d’Appello a Bologna.

    A Bergamo, lo ricordiamo, era finito in cella con altri detenuti e questo, secondo il suo legale, lo aveva molo provato. Il trasferimento a Bollatre potrebbe alleggerire la sua situazione.

    http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2014/04/14/news/don-walter-non-e-piu-in-isolamento-trasferito-a-bollate-1.9050352