Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: corte d’appello

  • Ordini vaticani ai vescovi Usa: un precedente grave

    Ordini vaticani ai vescovi Usa: un precedente grave

    L’inedito blocco del voto Vaticano su due misure di contrasto agli abusi all’Assemblea della Conferenza Episcopale Usa a Baltimora, può costituire un precedente giuridico pericoloso. Infatti, finora, nelle cause risarcitorie, il Vaticano si era ritenuto non responsabile per la politica dei vescovi Usa sulla protezione dei bambini. Ora non può più.

    Marco Tosatti

    L’inaspettato e inedito blocco del voto Vaticano su due misure di contrasto agli abusi all’Assemblea della Conferenza Episcopale Usa a Baltimora potrebbe avere conseguenze di portata grandissima nell’immediato futuro per la Santa Sede. Lo scrive, in un commento su Breitbart, Ben Harnell, direttore del Dignitatis Humanae Institute, che mette in rilievo i rischi di carattere internazionale dell’interferenza vaticana sui vescovi USA.

    Secondo Harnwell, ordinando ai vescovi americani di astenersi dal votare su misure volte a contrastare gli abusi sessuali del clero, Papa Francesco potrebbe aver inavvertitamente compiuto l’atto più ricco di conseguenze, e costoso, del suo pontificato. La Conferenza degli Stati Uniti dei vescovi cattolici (Usccb) come sappiamo intendeva votare su due misure che rispondevano alla crisi di abuso sessuale in corso nella sua riunione annuale autunnale, che si è conclusa a Baltimora mercoledì.  Un intervento dell’ultimo minuto, tuttavia, della Congregazione per i Vescovi del Vaticano, ha intimato ai vescovi di astenersi dal votare, e di attendere invece il summit di tutte le conferenze episcopali del mondo, convocato da Papa Francesco per febbraio, per discutere sul tema degli abusi sessuali. L’intervento diretto del Vaticano sulla governance dei vescovi potrebbe compromettere quello che fino ad oggi è stato il primo pilastro della difesa legale della Santa Sede quando è stata accusata di negligenza nel trattare gli abusi sessuali; e cioè l’indipendenza delle diocesi cattoliche dalla supervisione del Vaticano.

    Quando il processo del 2010, O’Bryan contro la Santa Sede, ha cercato di ottenere una deposizione da parte di papa Benedetto XVI in un tribunale degli Stati Uniti, l’avvocato del Vaticano, Jeffrey Lena, ha utilizzato un argomento organizzato in maniera estremamente stringente davanti alla corte distrettuale degli Stati Uniti nel Kentucky. La tesi di base era la dimostrazione che il Vaticano non era responsabile per la politica dei vescovi statunitensi sulla protezione dei bambini, e non era di conseguenza responsabile della politica operativa quotidiana. L’avvocato del querelante, William McMurray riteneva che il suo caso avesse un potenziale di class action, sperando che in quel modo ne potessero beneficiare anche le migliaia di vittime di abusi sessuali su minori in tutti gli Stati Uniti, cercando di ottenere enormi somme di risarcimento direttamente da Roma.

    Di solito, in base alla legge Foreign Sovereign Immunities del 1976, i governi stranieri godono dell’immunità dall’azione legale nei tribunali degli Stati Uniti. Tuttavia, ci sono nove eccezioni a questa immunità, una delle quali è la cosiddetta clausola “eccezione di torto”. Due anni prima dell’audizione del Kentucky, una corte d’appello federale aveva dichiarato che il processo avrebbe potuto continuare, in esenzione dalle norme di salvaguardia del 1976, se si fosse potuto dimostrare che i vescovi americani avevano agito seguendo la politica ufficiale del Vaticano. E cioè il Vaticano sarebbe stato in realtà il responsabile da chiamare in causa nel procedimento. Questo è ciò che rende l’intervento dell’undicesima ora del Vaticano a Baltimora così potenzialmente importante. Sembra che spazzi via i confini legali, attentamente elaborati, che il Vaticano ha energicamente utilizzato per difendersi dalle procedura di accusa internazionali.

    Il fatto che non abbiano voluto contestare l’ordine della Congregazione vaticana per i Vescovi suggerisce che i vescovi in realtà rispondono alla Santa Sede su questioni operative che riguardano la politica di gestione degli abusi sessuali commessi da sacerdoti e vescovi. Questa tacita ammissione avrà quasi certamente enormi conseguenze in un futuro contenzioso. Considerando l’aumento delle denunce di abuso nei confronti della Chiesa negli Stati Uniti, è difficile immaginare che il Vaticano non vedrà un drammatico aumento delle azioni legali, che potrebbero esporre la Santa Sede a richieste di risarcimento per milioni di dollari in crediti. L’azione penale di O’Bryan fu ritirata nel 2011, in parte perché 243 vittime di abusi avevano già raggiunto un accordo diretto con l’arcidiocesi di Louisville, e in parte a causa del precedente delle precedenti sentenze giudiziarie che riconoscevano l’immunità della Santa Sede.

    Secondo una ricerca compilata da Bishop-Accountability.org, fino ad oggi 15 diocesi degli Stati Uniti hanno dichiarato fallimento in seguito agli accordi di risarcimento seguiti allo scandalo di Boston, e il totale dei risarcimenti pagati dopo il 1980 ha raggiunto i tre miliardi di dollari. Quindi l’intervento della Congregazione per i vescovi, e il conseguente apparente abbandono da parte del Vaticano di un antico principio di difesa legale ha conseguenze potenzialmente rivoluzionarie per il futuro. L’intervento diretto del Vaticano nella risposta dei vescovi statunitensi alla crisi degli abusi sessuali potrebbe facilmente essere l’atto più gravido di conseguenze del papato di papa Francesco, il che non è precisamente l’eredità che i suoi seguaci vorrebbero.

    La crisi attuale, che si prolunga ormai dall’estate, con la pubblicazione del Rapporto del Grand Jury di Pennsylvania, le inchieste aperte in numerosi Stati e la testimonianza dell’arcivescovo Viganò, e il silenzio tenuto dal Pontefice e dal Vaticano, seppure chiamati in causa direttamente, stanno avendo un effetto negativo sull’immagine del papa e della Chiesa. Secondo il direttore del Pew Research Center, per il pontefice argentino si sono triplicate le sue valutazioni negative per il modo in cui  gestisce gli abusi sessuali del clero e oggi viene classificato sotto il Papa emerito Benedetto XVI nel momento della sia stima più bassa. Parlando con Crux of the Matter, che va in onda ogni lunedì su un canale cattolico, Alan Cooperman ha detto che il calo dei consensi del papa è direttamente correlato alla sua gestione della crisi degli abusi sessuali da parte del clero. La percentuale di cattolici che pensano che il papa stia facendo un “povero lavoro” è triplicata rispetto a quello che era nel 2015, secondo il Pew, raggiungendo il 36% dei cattolici americani. “Nel 2014, il 54% dei cattolici americani pensava che stesse facendo un lavoro buono o eccellente [gestendo la crisi degli abusi]”, ha detto Cooperman. “Oggi sono solo 3 su 10, il 30 percento dei cattolici americani a dargli un punteggio buono o eccellente, facendolo cadere di 24 punti in quattro anni, e di 14 punti solo dall’inizio del 2018.”

    http://lanuovabq.it/it/ordini-vaticani-ai-vescovi-usa-un-precedente-grave

  • Il processo Forteto, Fiesoli condannato a quattordici anni e dieci mesi nel nuovo appello

    Il processo Forteto, Fiesoli condannato a quattordici anni e dieci mesi nel nuovo appello

    Firenze, il caso degli abusi sessuali all’interno della comunità mugellana. La difesa: “Faremo ricorso in Cassazione”

    Firenze, 26 ottobre 2018 – Rodolfo Fiesoli è stato condannato a 14 anni e 10 mesi per i casi di abusi sessuali nella struttura mugellana del Forteto. Lo ha deciso la Corte d’appello di Firenze. Si è trattato del “nuovo” processo d’appello dopo il rinvio disposto dalla Cassazione per un ricalcolo della pena complessiva che scaturisce da una diversa valutazione del reato “base”, cioè quello più grave.

    Il procuratore generale Bocciolini aveva chiesto 17 anni, con il ripristino della pena inflitta in primo grado. L’avvocato difensore di Fiesoli, ricordando la sua età, 77 anni, aveva chiesto una pena “che non lo condannasse di fatto all’ergastolo“.

    L’altra imputata, Daniela Tardani, è stata condannata a 6 anni e 4 mesi. La Corte d’appello ha inoltre accolto quattro concordati a due anni di pena di altrettanti imputati di maltrattamenti, persone appartenuta alla comunità del Forteto. Altri 4 imputati, membri della comunità mugellana, hanno patteggiato una pena di due anni.

    Rodolfo Fiesoli, al centro di varie inchieste e condanne per maltrattamenti e violenza sessuale, è stato scarcerato l’8 luglio scorso a seguito di una decisione della Cassazione del precedente 5 luglio, dopo un ricorso presentato dal suo difensore, l’avvocato Lorenzo Zilletti. «Attenderemo le motivazioni e presenteremo ricorso per Cassazione», ha detto il legale di Fiesoli dopo la lettura della sentenza. Le motivazioni saranno depositate fra trenta giorni.

    Fiesoli era stato condannato a 15 anni e 10 mesi, ma la Cassazione aveva stabilito che dovesse scontare un residuo di pena di 14 anni, 8 mesi e 17 giorni.

  • Forteto, chiesti 17 anni e mezzo per Fiesoli

    Forteto, chiesti 17 anni e mezzo per Fiesoli

    Si celebra il nuovo processo processo d’appello dopo il rinvio disposto dalla Cassazione

    Firenze, 26 ottobre 2018 – Il procuratore generale Luigi Bocciolini ha chiesto 17 anni e mezzo per Rodolfo Fiesoli, il “profeta” della comunita’ del Forteto accusato di abusi sessuali, anche su minori, e maltrattamenti sugli ospiti della comunità di Vicchio (Firenze) di cui era il capo.

    Si sta infatti celebrando il “nuovo” processo d’appello dopo il rinvio disposto dalla Cassazione per un ricalcolo della pena complessiva che scaturisce da una diversa valutazione del reato “base”, cioe’ quello piu’ grave.

    L’accusa ha chiesto anche 6 anni e 10 mesi per l’altra imputata, Daniela Tardani, accusata di violenza sessuale di gruppo con Fiesoli. In pratica, il pg Bocciolini ha chiesto di ripristinare la pena inflitta in primo grado ai due imputati, togliendo due mesi a Tardani per un episodio nel frattempo prescritto.

    Altri imputati minori, membri della comunità mugellana capeggiata da Rodolfo Fiesoli, hanno avanzato istanza di concordato, ‘patteggiando’ una pena di due anni. Non è presente nessuno degli imputati mentre sono in aula, tra il pubblico, alcune vittime. Il processo prosegue nel pomeriggio con le arringhe dei difensori. In apertura di processo, è stata sollevata un’eccezione, rigettata dalla Corte d’appello, su un difetto di notifica dell’udienza all’imputato Fiesoli.

  • Il don e il talent scout adescavano ragazzini

    Il don e il talent scout adescavano ragazzini

    Luca Fazzo

    Un anno e dieci mesi al prete, don Alberto Lesmo, che pagava i ragazzini per andarci a letto, ma almeno non li costringeva; quattro anni e mezzo al regista e talent scout, Guido Milani, che rimorchiava adolescenti con il miraggio del cinema, e poi abusava di loro. La Corte d’appello, con una sentenza depositata ieri, conferma le condanne scaturite dalla denuncia di un diciassettenne, ricoverato in ospedale dopo un tentativo di suicidio e confidatosi con la psicologa. Nel corso del processo sono emersi numerosi altri nomi di ragazzi – minorenni o appena maggiorenni – rimorchiati dai due imputati. Ma sia Lesmo che Milani restano per ora a piede libero. E l’aspetto preoccupante è che il secondo è ora accusato di avere continuato sulla stessa strada: indagini a suo carico sono in corso da parte della Procura di Lecco dopo la denuncia di un giovane aspirante attore. E con la società «Ragazzi e Cinema», attiva sulla riviera romagnola, continua a lavorare a stretto contatto con gli adolescenti.

    La sentenza depositata ieri riconosce piena attendibilità al racconto del ragazzo, un adolescente problematico che aveva iniziato a prostituirsi on line dall’età di sedici anni, e che raccontava di avere incontrato don Lesmo – prete nella parrocchia milanese di Santa Marcellina – almeno venti volte, compresi diversi appuntamenti in canonica, al prezzo tra i 150 e 250 euro per volta; da Milani spiegava di avere ricevuto in pagamento anche cocaina, e soprattutto di essere stato costretto una volta a subire un rapporto passivo contro la propria volontà: «Durante questo rapporto lui mi ha girato di peso, mi ha disteso sul letto a pancia in giù tenendomi le mani avanti con le sue e io mi dimenavo perché non volevo». Da qui, anche l’accusa per Milani di violenza carnale, oltre a quella di utilizzo della prostituzione minorile mossa a entrambi gli imputati.

    Milani ha parlato di «incontri platonici consistenti perlopiù in abbracci» e ha comunque negato di sapere che il ragazzo era minorenne. I giudici ritengono che un riscontro importante alle dichiarazioni della vittima siano i controlli effettuati presso l’albergo dove nel 2010 il ragazzo diceva di essere stato portato da Milani la notte dello stupro, e che hanno confermato la presenza dei due: «E l’approccio esula da ragioni altrimenti identificabili rispetto alla sfera sessuale, considerato anche il sito internet sul quale hanno fatto conoscenza», cioè una pagina specializzata proprio in incontri hard. «Non può non rilevarsi come la persona offesa nel corso del giudizio avesse reso dichiarazioni molto dettagliate, sempre concordi nel loro nucleo essenziale e che le leggere sbavature evidenziate dalle difese non attengono a punti essenziali delle imputazioni». In ogni caso «nessuno dei due imputati ha svolto alcuna doverosa indagine per accertarsi dell’età effettiva del ragazzo, considerato il suo aspetto imberbe».

    http://www.ilgiornale.it/news/milano/don-e-talent-scout-adescavano-ragazzini-1557081.html

  • Abusi su minori, l’ex don Mauro Inzoli si consegna in carcere a Bollate

    Abusi su minori, l’ex don Mauro Inzoli si consegna in carcere a Bollate

    Cremona, 7 aprile 2018 – Si è presentato questa mattina al carcere di Bollate, consegnandosi spontaneamente, Mauro Inzoli, l’ex sacerdote – è stato ridotto allo stato laicale nel maggio 2017 – condannato per abusi ai danni di cinque ragazzi, tutti minorenni, commessi fra il 2004 e il 2008.

    Lo scorso 14 marzo la Corte di Cassazione aveva confermato la condanna a 4 anni, 7 mesi e 10 giorni pronunciata il 21 settembre 2017 dalla prima sezione penale della Corte d’Appello di Brescia. L’ex don Mauro Inzoli è ora detenuto nel carcere milanese in un reparto per “sex offender”, gli autori di reati sessuali.

  • Card. Mueller contesta richiesta di processi su abusi più veloci

    Card. Mueller contesta richiesta di processi su abusi più veloci

    Città del Vaticano, 2 mar. (askanews) – Processi più rapidi nei casi dei preti pedofili. E’ quanto hanno discusso il Papa e il consiglio di nove cardinali che lo coadiuvano nella riforma della Curia. Ma il cardinale Gerhard Ludwig Mueller, prefetto della congregazione per la Dottrina della fede che Papa Francesco ha prepensionato la scorsa estate, contesta questa idea e torna ad accennare al licenziamento – deciso dal Papa – di tre suoi collaboratori. Il porporato tedesco, in passato accusato di boicottaggio passivo da Marie Collins, donna irlandese che da bambina fu abusata da un prete ed ha poi fatto parte della commissione vaticana per la tutela dei minori, critica anche la novità, introdotta da Jorge Mario Bergoglio, di una corte d’appello sui casi di pedofilia che è stata affidata all’arcivescovo maltese Charles Scicluna.

    “La congregazione ha fatto un lavoro altamente professionale per anni e merita la più grande gratitudine da tutte le persone coinvolte. Le difficoltà per la Chiesa emergono sempre quando si cerca un qualsiasi gentleman agreement al di fuori del processo che interferisce con la procedura giudiziale. Il procedimento di ricorso ad un Collegio all’interno della congregazione per la Dottrina della fede, il cui presidente incomprensibilmente non il prefetto, dovrebbe essere ridotta al controllo della correttezza formale della procedura nella diocesi e della prima istanza della congregazione per la Dottrina della fede. Interferire con la rimozione – se la colpevolezza è provata – per pietà nei confronti dell’abusatore dovrebbe essere evitato il più possibile perché causa grande male alla Chiesa ed è un’ingiustizia nei confronti delle vittie. Una tale offesa non può essere equiparata con gli errori e i peccati che tutti noi compiamo. Ovviamente, ogni colpa può essere perdonata al peccatore è penitente. Ma non si può chiedere che un pastore torni alla posizione di fiducia della quale ha abusato in modo aberrante”.

    Il 21 gennaio 2015 Papa Francesco ha nominato Scicluna presidente del Collegio per l’esame dei ricorsi alla Sessione Ordinaria della Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Secondo Mueller, “la congregazione per la Dottrina della fede ha bisogno di un maggior numero di preti ben formati e che conoscono diverse lingue che svolgano le procedure tempestivamente. Purtroppo molti impiegati competenti sono stati licenziati senza ragione e contro la mia espressa volontà. Poi uno sente lamentele circa il fatto che alla congregazione manca rapidità nelle procedure. Ma non puoi separarti dai tuoi migliori cavalli e al tempo stesso chiedere che la carrozza vada a velocità maggiore. Le leggi della logica e della fisica valgono anche nella Chiesa”.

  • Scarcerazione in vista. A breve don Walter lavorerà in parrocchia

    Scarcerazione in vista. A breve don Walter lavorerà in parrocchia

    Attesa per l’udienza, poi i servizi sociali lontano da Mantova. Il sacerdote è in carcere da quattro anni. Visita di Buscadi Giancarlo Oliani

    MANTOVA. Scarcerazione in vista per l’ex parroco di San Leonardo don Walter Mariani, dopo la condanna a sei anni di reclusione sancita dalla Corte di Cassazione per violenza sessuale nei confronti di due prostitute.

    Il sacerdote infatti è in attesa dell’udienza, che si terrà a breve davanti al tribunale di sorveglianza, per l’affidamento ai servizi sociali.

    Una misura che viene concessa quando il residuo di pena è inferiore ai quattro anni, purché ci sia un anno di osservazione positiva in carcere.

    Il sacerdote, in questi mesi, ha ricevuto la visita anche dell’attuale vescovo di Mantova Marco Busca, oltre che di numerosi mantovani che non hanno mai smesso di sostenerlo e di credere nella sua innocenza. Più volte è andato a trovarlo anche il vescovo emerito Roberto Busti. Don Walter, però, anche quando sarà un uomo libero non tornerà più a Mantova. L’avrebbe confidato ai suoi parenti e al suo legale di fiducia.

    Con tutta probabilità, se otterrà di essere affidato ai servizi sociali – cosa pressoché certa – andrà a fare il volontario in qualche parrocchia lontana dalla nostra città.

    Don Mariani è in cella dal marzo 2014. Le violenze per le quali è finito in carcere sono avvenute tra il 2004 e il 2006 su due giovani straniere (per una terza, di origine lituana, la Corte d’appello lo ha prosciolto): una russa e una romena ospiti della Casa di Ruth di Curtatone per un programma di recupero di cui il sacerdote era responsabile.

    Quello non era stato il suo unico guaio giudiziario. A fine marzo 2012, infatti, aveva subito una seconda condanna dal tribunale di Ferrara: otto mesi di reclusione per aver indotto una testimone – una ragazza che lo accusava di violenza sessuale – a dire il falso, offrendole 3mila euro per ritrattare le accuse.

    Per questo l’avvocato Sandro Somenzi aveva presentato ricorso in Corte d’Appello a Bologna. Un procedimento che non ha avuto seguito per avvenuto prescrizione del reato.

    http://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca/2018/01/12/news/scarcerazione-in-vista-a-breve-don-walter-lavorera-in-parrocchia-1.16342951

  • “Violenza sessuale sui migranti”  Condanna annullata a don Librizzi

    “Violenza sessuale sui migranti” Condanna annullata a don Librizzi

    PALERMO – Senza annullata. Processo da rifare per don Sergio Librizzi, ex direttore della Caritas di Trapani. Lo ha deciso la Cassazione accogliendo il ricorso degli avvocati Donatella Buscaino e Vincenzo Lo Re.

    La Corte d’appello di Palermo aveva confermato la condanna a 9 anni di reclusione per le accuse di concussione e violenza sessuale.Librizzi, arrestato nel giugno 2014 e sospeso da ogni incarico, nella qualità di membro del comitato per il riconoscimento dello status di rifugiato politico avrebbe preteso prestazioni sessuali in cambio del visto.

    Dalle indagini della sezione di polizia giudiziaria della Forestale presso la Procura sarebbero emersi una quindicina di casi. I legali hanno sempre sostenuto che i rapporti sono consensuali, come emergeva dalle stesse intercettazioni ambientali. Così come hanno contestato la qualificazione del reato di concussione. Adesso dovrà essere celebrato un nuovo processo di appello. Librizzi si trova detenuto agli arresti domiciliari.

    http://livesicilia.it/2017/12/15/violenza-sessuale-prete-librizzi-migranti-trapani-caritas_915426/

  • Prete svizzero condannato per abusi sessuali

    Prete svizzero condannato per abusi sessuali

    La Corte d’Appello di Bruxelles ha inflitto 5 anni di reclusione all’uomo per i fatti commessi su un giovane ospitato nell’internato della Confraternita S. Pio X

    BRUXELLES – Cinque anni di reclusione, in parte a beneficio della condizionale. È la condanna inflitta oggi dalla Corte di appello di Bruxelles a un prete svizzero per abusi sessuali commessi su un giovane ospitato nell’internato della Confraternita S. Pio X ubicata nella capitale belga.

    La sentenza ribalta l’assoluzione pronunciata nel processo di prima istanza. Il religioso ha sempre proclamato la sua innocenza. Oggi, il condannato non si è presentato in tribunale adducendo quale motivo un malore e il susseguente ricovero in ospedale, come riportato dalla sua legale.

    Questa volta i giudici della corte d’appello hanno dato ragione all’accusa che chiedeva cinque anni di reclusione, con parziale beneficio della condizionale (due anni). I fatti risalgono al 2010-2011; la vittima aveva all’epoca meno di sedici anni. Per due fatti simili accaduti sempre nell’internato, l’uomo è stato assolto per mancanza di prove.

    Il religioso era già sospettato in Svizzera per fatti analoghi. Un tribunale ecclesiastico lo aveva assolto nel 2006, imponendogli però di non avere più contatti con bambini per dieci anni.

    http://www.tio.ch/svizzera/cronaca/1229108/prete-svizzero-condannato-per-abusi-sessuali

  • Pedofilia: vescovo a processo «mentalmente abile»

    Pedofilia: vescovo a processo «mentalmente abile»

    Philip Wilson è il più alto prelato cattolico al mondo imputato di aver occultato reati di pedofilia commessi da un sacerdote

    SYDNEY – È stato dichiarato mentalmente abile a sostenere un processo, ed è comparso oggi per la prima volta davanti a un tribunale di Newcastle a nord di Sydney, l’arcivescovo di Adelaide Philip Wilson, il più alto prelato cattolico al mondo imputato di aver occultato reati di pedofilia commessi da un sacerdote.

    Il processo doveva iniziare il 28 novembre, ma i suoi avvocati avevano riferito che l’arcivescovo soffre di Alzheimer e ha difficoltà cognitive. Dopo un rinvio dell’udienza una neuropsicologa incaricata dal tribunale ha riferito di aver individuato alcune aree di deterioramento cognitivo ma che il prelato “nell’insieme è mentalmente abile a sostenere un processo”.

    In quello che è visto come un banco di prova per la potenziale incriminazione di altri religiosi accusati di non aver rivelato tali crimini di cui erano a conoscenza, Wilson, 67 anni, è passibile di una pena detentiva fino a due anni se condannato per “aver occultato un grave reato perseguibile”.

    Secondo l’accusa Wilson aveva ricevuto informazioni fra il 2004 e il 2006 che il sacerdote della zona di Newcastle James Fletcher, poi deceduto, aveva abusato sessualmente di un chierichetto di 10 anni nel 1971. Informazioni che avrebbero consentito di perseguire legalmente il sacerdote, ma Wilson non aveva informato la polizia.

    Lo scorso giugno la Corte d’appello del New South Wales aveva respinto un terzo tentativo di Wilson di far annullare o di far archiviare il caso. I suoi legali avevano argomentato senza successo che le prove raccolte dalla polizia stabilivano solo che egli aveva ricevuto le informazioni ma non c’erano prove che vi avesse creduto, e quindi non aveva la responsabilità legale di riferirle alla polizia.

    http://www.tio.ch/estero/cronaca/1177394/pedofilia–vescovo-a-processo–mentalmente-abile-