Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Un Osservatorio sostiene che Papa Francesco abbia coperto casi di abusi sessuali.

    Un Osservatorio sostiene che Papa Francesco abbia coperto casi di abusi sessuali.

     Buenos Aires – Papa Francesco è accusato di avere distolto lo sguardo dagli abusi sessuali avvenuti mentre era Arcivescovo di Buenos Aires.

    Papa Francesco è al primo anno di pontificato ed è considerato da tanti un paladino dei poveri e degli emarginati; , il rapporto redatto da Bishop Accountabilty non sarebbe potuto arrivare in un momento peggiore del giorno in cui il Vescovo di Roma incontra le vittime di abusi sessuali per mano di preti Jorge Mario Bergoglio, ora conosciuto in tutto il mondo come Papa Francesco, è stato Arcivescovo di Buenos Aires dal 1998 al giorno in cui è stato eletto Papa, l’anno scorso.

    Prima ancora, è stato Vescovo di Buenos Aires e Auca dal 1992 al 1997. Durante quel periodo, secondo la conversazione da lui tenuta con il Rabbino argentino e amico Abraham Skorka, la sua diocesi non ha dovuto confrontarsi con casi di abusi sessuali su minori. “Nella mia Diocesi non è mai successo, ma una volta mi ha chiamato un vescovo per chiedermi come comportarsi in una situazione come questa e io gli ho risposto di togliere al prete le facoltà clericali, di non permettergli più di esercitare il ministero e di dare inizio a un processo canonico.”

    Non tutti credono alla sua versione, comunque: secondo BishopAccountability.org più di 100 preti dell’arcidiocesi di Buenos Aires avrebbero abusato di minori; l’Osservatorio inoltre sostiene, nel suo rapporto, che almeno una dozzina di questi casi erano noti a Bergoglio.

    Cinque casi degni di nota vengono segnalati da Bishop Accountability come conosciuti dall’Arcivescovo Bergoglio.

    Nel 2009, padre Julio César Grassi, un prete della Diocesi suffraganea di Moron è stato dichiarato colpevole di avere molestato tre bambini presso una comunità di bambini di strada gestita dalla Fondazione Felices los Ninos, fondata da Grassi nel 1993. Essendo una diocesi suffraganea, a Moron Bergoglio aveva un’autorità limitata e secondo il diritto canonico sarebbe potuto intervenire soltanto a seguito di negligenza da parte delle autorità clericali, ” Grassi fu dichiarato colpevole di 32 abusi sessuali in uno dei più lunghi processi mai avvenuti nella storia dell’Argentina. Per tutto il periodo del processo, Grassi si vantò del sostegno che riceveva da numerosi vescovi e in particolare di quello che riceveva dal Cardinal Bergoglio. “(Il Cardinal Bergoglio) non ha mai smesso di tenermi la mano ed è sempre al mio fianco”, ha detto.

    Come Presidente della Conferenza dei Vescovi di Buenos Aires, Bergoglio approvò l’incarico all’eminente avvocato e accademico Marcello Sancinetti volto a condurre una ricerca privata sulla condanna di Grassi. Questa ricerca portò alla conclusione che Grassi era innocente riguardo a tutte le accuse. “La giustizia stabilirà l’innocenza di Grassi nonostante la campagna mediatica contro di lui e la condanna degli organi di informazione” disse il Cardinal Bergoglio alla rivista Veintitres, nel 2006.

    Nel 2003, padre Rubén Pardo, un prete cattolico di Berazategui, venne scoperto dall’esercito argentino mentre si nascondeva in un vicariato di Buenos Aires: insegnava in una scuola della vicina Flores e svolgeva confessioni. Solo un anno prima, Pardo aveva ammesso, con il Monsignor Luis Stoeckler, lo stupro di un quindicenne, Gabriel Ferrini, in un “momento di debolezza”. A Pardo venne imposto da un tribunale ecclesiastico di abbandonare la giurisdizione della sua parrocchia e astenersi dal parlare del fatto sia in pubblico che in privato. A due anni dall’apertura del fascicolo, Pardo morì di Aids. Il Cardinal Bergoglio fu moderatore all’udienza del tribunale ecclesiastico in cui, secondo quanto riportato, vennero poste alla vittima domande “lascive” riguardanti la sua sessualità, anche se non fu presente durante l’udienza.

    Sebastiàn Cuattromo riportò al Vicario del distretto Flores padre Mario Poli che, quando aveva 13 anni, fratello Fernando Enrique Picciochi della Society of Mary lo molestò due volte, nel 1989 e nel 1990, insieme a un altro ragazzo che era nella settima classe. Picciochi fuggì dall’Argentina e venne arrestato nel 2007. Tre anni dopo venne estradato dal Texas e rispedito in Argentina dove, nel 2012, venne condannato a una pena di12 anni per avere abusato sessualmente di quattro bambini. Cuattromo sostiene che padre Poli non diede alcun seguito alle sue accuse nei confronti di Picciochi. Nel 2013, Papa Francesco nominò Poli Arcivescovo di Buenos Aires.

    Padre Mario Napoleon Sasso venne giudicato pedofilo da un centro di terapia gestito dalla chiesa. L’anno seguente, Sasso venne assegnato alla parrocchia di san Miguel de La lonja nella Diocesi di Zarate-Campana; la parrocchia fungeva anche da mensa per i poveri. Fu là che Sasso, tra il 2002 e il 2003, venne accusato di avere stuprato cinque ragazze nella sua stanza presso il centro di accoglienza. Sasso fuggì dall’Argentina, si suppone con l’aiuto di alcuni colleghi della parrocchia. Sasso venne arrestato nel 2006 dopo essere tornato in Argentina dal Paraguay per rinnovare il passaporto.

    Poiché il suo caso iniziò a languire nei vari tribunali, le famiglie delle vittime fecero un appello al Cardinal Bergoglio, senza ricevere risposta.

    All’Istituto Monseñor Stillo, una scuola cattolica di Flores, il rev. Carlos Maria Gauna venne denunciato di molestie nei confronti di due adolescenti. Nel 2001 l’Arcivescovo Bergoglio dichiarò che avrebbe personalmente “risolto la situazione del prete”.

    A giudicare dal sito web dell’Arcidiocesi di Buenos Aires, lo stesso ora è diacono attivo e cappellano presso un ospedale.

    In un momento in cui diversi Vescovi negli Stati Uniti e in tutto il mondo attuano energici interventi contro gli abusi sessuali sui bimbi compiuti da membri della Chiesa Cattolica, durante il suo periodo da Arcivescovo Bergoglio non si è mai scusato pubblicamente, non ha mai messo a disposizione documenti e non ha mai fatto un elenco dei preti accusati di abusi, o delineato alcuna politica riguardante il modo in cui gestire le denunce di abusi.

    Oggi, come Papa Francesco, Bergoglio ha incontrato sei vittime di abusi, paragonando l’abuso di bambini per mano dei preti cattolici all’esecuzione di una messa nera satanica. “Di fronte a Dio e ai fedeli, esprimo il mio dolore per i peccati e i terribili crimini degli abusi sessuali clericali commessi su di voi” ha detto Francesco durante la sua omelia, secondo il testo diramato dal Vaticano “e umilmente io vi chiedo di perdonare, io vi imploro di perdonare – anche – il peccato di omissione da parte dei capi della Chiesa che non hanno risposto adeguatamente alle segnalazioni sporte dai familiari e dalle stesse vittime di abusi.”

    Traduzione Pia F.

    Fonte http://www.digitaljournal.com/news/religion/watchdog-group-alleges-pope-francis-covered-up-sex-abuse/article/388836#ixzz36rEW0hL0

  • Salta la visita di papa Francesco al Divino Amore. Motivazioni misteriose, Nessun rischio di incontrare preti pedofili dell’Oasi di Elim, vicino all’asilo

    Salta la visita di papa Francesco al Divino Amore. Motivazioni misteriose, Nessun rischio di incontrare preti pedofili dell’Oasi di Elim, vicino all’asilo

    15/05/2014
    Rimandata la visita del Papa al Divino Amore per il viaggio in Terra Santa

    Il Pontefice(©LaPresse)
    (©LAPRESSE) IL PONTEFICE
    Doveva recarvisi domenica. Lombardi: “Decisione per alleggerire gli impegni del Santo Padre nel corso della preparazione all’imminente viaggio”

    IACOPO SCARAMUZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    Papa Francesco non si recherà domenica prossima, come inizialmente previsto, al santuario del Divino Amore.

    “La visita del Papa al santuario-parrocchia del Divino Amore, che era stata prevista per domenica 18 maggio nel pomeriggio, non avrà luogo, al fine di alleggerire gli impegni del Santo Padre nel corso della preparazione all’imminente viaggio in Terra Santa”, ha detto il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. “La visita è quindi rinviata a data ancora da stabilire, verosimilmente dopo l’estate”.



    Viaggio nella clinica dove curano i preti orchi
    19-04-201011:27

    PANORAMA IN EDICOLAPRETI-PEDOFILIURBI ET ORBI
    L’istituto Oasi di Elim si occupa della riabilitazione dei preti pedofili e sorge a breve distanza dall’asilo Madre del Divino Amore (foto più in basso)
    L’istituto Oasi di Elim si occupa della riabilitazione dei preti pedofili e sorge a breve distanza dall’asilo Madre del Divino Amore (foto più in basso)

    La «clinica» per i preti orchi della diocesi di Roma sorge ad appena 100 metri di distanza da una scuola materna (l’asilo Madre del Divino Amore sulla via Ardeatina). Ma le famiglie dei bimbi non lo hanno mai saputo. Panorama invece lo ha scoperto recandosi al Santuario del Divino Amore dove si trova l’Oasi di Elim: una struttura protetta con otto posti letto per sacerdoti e religiosi afflitti da problemi psichici, depressione, alcolismo, burn-out e pedofilia. Fondata 16 anni fa su iniziativa dell’Apostolato accademico salvatoriano, l’Oasi di Elim è sostenuta dalla diocesi di Roma e dalla Cei.

    Fino a oggi la sua esistenza era nota solo agli addetti ai lavori. La casa di cura per i preti orchi sorge a fianco del vecchio Santuario del Divino Amore. Però basta scendere le scale, attraversare il parcheggio del santuario, pochi passi, e ci si trova di fronte alla scuola materna. Una vicinanza certo non voluta, ma che può provocare sconcerto. Anche perché nell’Oasi di Elim si svolgono attività di ambulatorio e psicoterapia per sacerdoti e religiosi che quasi ogni giorno arrivano da Roma e dintorni.

    All’entrata della casa c’è solo una piccola targa anonima: «Opera salvatoriana per il clero e la vita consacrata. Oasi di Elim». Un piccolo cancello, con un vistoso cartello rosso («vietato l’ingresso»), dà su una scala che conduce alla porta di ingresso. Non c’è citofono, né campanello: per entrare occorre digitare la combinazione sulla tastiera. Finalmente dentro, la pace e il silenzio che si respirano contrastano con i rumori all’esterno e soprattutto con il clamore degli scandali che hanno travolto la Chiesa in queste settimane. Un piccolo corridoio conduce alle stanze, tutte singole e piuttosto spartane: letto, scrittoio, armadio, comodino e un piccolo bagno. Niente radio, tv o computer. In fondo al corridoio la statua della Madonna. Poco distante la cappellina per pregare e celebrare la messa lontano da occhi indiscreti. Quindi una sala per la comunità con qualche poltrona, un televisore, l’occorrente per preparare il caffè.

    Comincia da qui il percorso di risalita dall’orrore per i sacerdoti affidati alle cure di Marco Ermes Luparia, diacono permanente, psicologo e psicoterapeuta, insieme con la sua équipe integrata da confessori e direttori spirituali. La vita nell’Oasi di Elim, infatti, alterna la psicoterapia individuale e di gruppo ai tipici momenti della vita sacerdotale: celebrazione della messa, recita delle Lodi e dei Vespri, sempre all’interno della casa. Si tenta così di ricostruire personalità distrutte dall’ansia, dall’angoscia o dalla depressione; liberare pastori d’anime divenuti schiavi dell’alcol o del sesso; fermare orchi in tonaca in preda a disturbi compulsivi, come la pedofilia e l’efebofilia. Se necessario si ricorre anche a terapie farmacologiche. Ci sono poi le migliaia di ore di ascolto e terapia individuale per preti, religiosi e suore che l’équipe di Luparia garantisce presso l’Oasi di Elim e altri centri.

    La richiesta di aiuto è così vasta e crescente che l’anno scorso, su iniziativa del vescovo di Albano, Marcello Semeraro, in un vecchio casale immerso in un parco in via della Solfatara a Pomezia è sorta un’altra struttura con sei posti letto per accogliere i preti con disturbi psichici. È il Centro Monte Tabor, non distante dall’Oasi di Elim e affidato allo stesso gruppo di esperti.

    L’asilo Madre del divino Amore sorge a breve distanza dall’istituto per i preti pedofili
    L’asilo Madre del divino Amore sorge a breve distanza dall’istituto per i preti pedofili

    Ma dalla pedofilia si può guarire? Lo psichiatra Tonino Cantelmi, fondatore dell’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici, è scettico: «Bisogna distinguere due tipi di pedofilia. Una è di tipo sociale, cioè segnata da profondi sensi di colpa. In questi casi il soggetto rivolge le sue attenzioni principalmente verso gli adolescenti e una corretta terapia può portare dei risultati nel tempo». L’altra, prosegue Cantelmi, «è la pedofilia antisociale, priva di sensi di colpa, caratterizzata da un narcisismo maligno che rivolge le sue attenzioni a bambini, pre-adolescenti, perché punta al dominio e alla manipolazione dei più deboli. Si tratta di soggetti molto abili a dissimulare e capaci di conquistare con facilità la fiducia dei bambini e l’apprezzamento degli adulti (maestri, pediatri, educatori). Sono personalità sdoppiate che, una volta compiuto il crimine, tendono a reiterarlo, compulsivamente. Giungono in terapia solo a seguito di una denuncia e sono poco motivati perché non avvertono alcuna remora etica. In questi casi si può puntare solo al contenimento sociale, difficilmente si ottiene un recupero».

    Per Cantelmi nella popolazione italiana sono ormai circa 100 mila gli adulti con fantasie pedofile, alimentate da un mercato pedopornografico sempre più diffuso su internet. Di questi, almeno 10 mila passano poi all’atto sessuale e la pericolosità sociale è altissima, perché «un singolo soggetto è in grado di fare centinaia e centinaia di vittime». Ma «l’incidenza del fenomeno nelle comunità religiose è pari al resto della società».

    Il cardinale Angelo Bagnasco, appena eletto presidente della Cei, ha incaricato il sottosegretario monsignor Mauro Rivella di occuparsi del problema. Così nell’ottobre del 2007, su spinta della Cei, è stata fondata a Roma l’associazione Ministri della Misericordia, alla quale hanno aderito sette congregazioni religiose maschili e femminili e sei comunità terapeutiche. L’obiettivo dell’associazione è favorire la nascita di una rete di strutture per l’accoglienza di sacerdoti e religiosi in difficoltà e l’adozione di protocolli comuni di terapia. Anche il cardinale Agostino Vallini, vicario della diocesi di Roma, sta dando un grande impulso in questa direzione. E i responsabili di diversi centri si sono riuniti lo scorso 12 aprile per fare il punto della situazione.

    Però tutto questo non basterà a far voltare pagina alla Chiesa se non si investirà nella prevenzione, osserva padre Franco Imoda, già rettore della Pontificia università gregoriana nonché psicologo e psichiatra. Quarant’anni fa Imoda ha fondato alla Gregoriana il primo istituto di psicologia e psicoterapia di un’università pontificia, mentre Sigmund Freud e la psicoanalisi erano ancora vietati dal Sant’Uffizio. «Già allora avvertivamo l’esigenza di investire nella formazione degli educatori dei futuri sacerdoti, offrendo loro competenze di tipo psicologico per accompagnare la crescita dei seminaristi» spiega Imoda. «Se la Chiesa avesse investito nella preparazione dei formatori appena una piccola parte di quello che poi ha speso in risarcimenti per le vittime dei preti pedofili, non ci troveremmo oggi in questa situazione, non solo per quanto riguarda gli abusi sessuali, che sono una piccola percentuale, ma anche per gli abbandoni e per le crisi dei sacerdoti».

    Per Imoda psicologia, teologia e spiritualità devono andare di pari passo: «In seminario arriva un 20 per cento di giovani già maturi dal punto di vista psicologico e affettivo. Un altro 10 per cento invece ha problemi tali da dover essere curato e non è detto che potrà diventare prete. Ma c’è un 70 per cento dei giovani seminaristi nella zona grigia che va aiutato a conoscersi e a crescere, anche con l’aiuto degli psicologi, se si vuole evitare che un giorno possa cadere vittima delle proprie fragilità». Per formare a livello psicologico gli educatori dei seminari la Gregoriana ha fondato 15 scuole in giro per il mondo. Gli stessi Cantelmi e Luparia hanno creato master per formatori di preti.

    Mario De Maio, sacerdote e psicoanalista, impegnato a conciliare psicologia e spiritualità con l’associazione Ore undici, accusa con forza: «Nonostante gli scandali, continuiamo a formare i futuri preti prevalentemente sui libri, basandoci sugli esami che sostengono, senza fare caso ai percorsi di maturazione umana e affettiva. Non dobbiamo avere paura degli psicologi nei seminari perché la psicologia aiuta a purificare la spiritualità». Ma don De Maio invita a guardare al futuro: «È inutile recriminare sugli errori del passato: la comunità cristiana deve inventare soluzioni nuove per formare i presbiteri. Perciò sono convinto che anche il ripensamento del celibato obbligatorio potrebbe contribuire a una migliore qualità umana dei preti». Dalle ceneri degli scandali, insomma, si affaccia una Chiesa che ha voglia di pulizia e rinnovamento.

  • Como. Abusi su bimbo di 10 anni. Diacono Antonio Rombo a processo, Insegnante di religione 35enne risarcisce vittima e tenta patteggiamento. Diocesi omertosa

    Como. Abusi su bimbo di 10 anni. Diacono Antonio Rombo a processo, Insegnante di religione 35enne risarcisce vittima e tenta patteggiamento. Diocesi omertosa

    Diocesi omertosa: “andato via per esigenze personali”

    L’uomo era insegnante di religione. I fatti nella primavera del 2013

    Prestava servizio come diacono all’interno di un oratorio della Brianza Comasca. In più era anche insegnante di religione per i bambini delle scuole medie. Secondo la Procura della Repubblica lariana, è però responsabile di due episodi di molestie e palpeggiamenti ai danni di un bambino di appena 10 anni. Una vicenda per cui gli è stata contestata la violenza sessuale. Una brutta storia, quella emersa solo in queste ore dopo che per mesi era rimasta sotto silenzio.
    Un fascicolo di indagine che è arrivato al suo sbocco processuale in Tribunale senza che nessuno ne sapesse niente. Con tanto di parte civile già risarcita e un tentativo di patteggiamento che tuttavia non sarebbe stato accolto.
    L’epilogo in questi giorni, con la richiesta di rinvio a giudizio da parte del pubblico ministero che ha curato il fascicolo e che è stata accolta dal giudice dell’udienza preliminare. L’appuntamento è adesso di fronte al collegio di Como che ha fissato la data della prima udienza il 2 ottobre 2014.

    La storia risale alla scorsa primavera.
    Nel mirino delle indagini – scattate da una denuncia presentata dalla famiglia della vittima – due distinti episodi in cui il diacono, nonché insegnante di religione, di 35 anni avrebbe molestato un bambino di appena 10 anni amico di famiglia.
    Atti che sarebbero andati in scena nella casa dell’uomo.
    A far esplodere la vicenda, il racconto della vittima alla madre, poi girato alle forze dell’ordine.
    Da qui la segnalazione alla Procura di Como e il fascicolo aperto per violenza sessuale.
    Che qualcosa non andasse per il verso giusto, chi frequentava l’oratorio dove il diacono operava l’aveva capito da tempo. Anche perché il 35enne, la scorsa estate, era praticamente scomparso nel nulla nonostante fosse già stato fissato un campo estivo con l’oratorio stesso a cui all’improvviso aveva deciso di non partecipare.
    Anche sul fronte scolastico i genitori non avevano più avuto notizie dell’insegnante di religione che in quelle ore, probabilmente, era già indagato dalla Procura della Repubblica di Como per i due episodi contestati.
    In questi mesi le indagini sono proseguite sotto il riserbo più assoluto, tanto che anche le voci di paese alla fine piano piano si erano spente.

    Ma nelle scorse ore la questione è riemersa con maggiore chiarezza, perché come detto è già stata fissata una udienza di fronte al collegio di Como. Processo per violenza sessuale che scatterà a ottobre di quest’anno.
    Una decisione presa dal giudice dell’udienza preliminare accogliendo la richiesta del pubblico ministero titolare del fascicolo. Non si conosce il perché di questa conclusione.

    Di certo c’è solo il fatto che la difesa sfiderà un’aula di Tribunale senza scegliere riti alternativi come il patteggiamento oppure il rito abbreviato, che avrebbero portato a sconti di pena.
    L’imputato, da quanto è stato possibile appurare, non avrebbe più alcun incarico da tempo in seno alle parrocchie.

    M.Pv.

    www.corrieredicomo.it/index.php?opt…14:prima-pagina

  • Indagine su vescovo presunto pedofilo. Vaticano a Polonia: non estradiamo nostri cittadini

    Indagine su vescovo presunto pedofilo. Vaticano a Polonia: non estradiamo nostri cittadini

     La Procura distrettuale di Varsavia chiede alla Santa Sede informazioni sullo status legale di monsignor Jozef Wesolowski, ex nunzio della Santa Sede nella Repubblica Dominicana indagato per presunti abusi sessuali su minori. Padre Lombardi: “Non è stata una richiesta di estradizione. Il monsignore gode di immunità diplomatica ed è già indagato dalla Congregazione per la dottrina della fede”

    CITTA’ DEL VATICANO – La Polonia ha chiesto informazioni al Vaticano sullo status legale dell’arcivescovo Jozef Wesolowski, ex rappresentante diplomatico della Santa Sede nella Repubblica Dominicana indagato per presunti abusi sessuali su minori. La richiesta è giunta dalla Procura distrettuale di Varsavia.

    Alla magistratura polacca, riferisce un portavoce della procura, il Vaticano ha risposto che l’ex nunzio Wesolowski gode di immunità diplomatica e, in ogni caso, la Santa Sede non autorizza l’estradizione dei suoi cittadini. Monsignor Wesolowski lo scorso agosto è stato richiamato in Vaticano dopo che l’arcivescovo di Santo Domingo, cardinale Nicols Lopez Rodriguez, aveva informato Papa Francesco delle accuse di pedofilia che lo interessavano.

    L’ex nunzio potrebbe essere processato da quattro diversi tribunali: oltre a due vaticani, sono competenti sui suoi reati i giudici della Repubblica Domenicana e quelli della Polonia, la sua patria, che in base ad accordi internazionali persegue i reati di abuso compiuti all’estero dei suoi cittadini.

    Padre Federico Lombardi, capo della Sala Stampa vaticana, ha confermato la richiesta della procura, inoltrata tramite l’ambasciata vaticana a Varsavia, sottolineando come si sia trattato di una richiesta di informazioni e non di estradizione. Lo stesso Lombardi ha inoltre spiegato che l’arcivescovo Jozef Wesolowski è già indagato dalla magistratura vaticana per le gravissime violazioni al diritto canonico e al codice penale della Santa Sede.

    “Non c’è stata, ed è priva di fondamento, qualsiasi richiesta alla Santa Sede di estradizione e non si può parlare neanche di canali diplomatici”, ha precisato il direttore della Sala Stampa vaticana. “Contrariamente a quanto circolato in alcune notizie di stampa – ha ribadito padre lombardi – non si può quindi assolutamente parlare di richiesta di estradizione”. La nunziatura, ha spiegato ancora padre lombardi, “ha dato risposte relative allo status diplomatico di monsignor Wesolowski e alla sua attuale residenza”.

    Lombardi non ha rivelato il luogo dove attualmente risiede l’arcivescovo inquisito per gravissimi reati, ma ha tenuto a sottolineare che “Wesolowski è a disposizione dei superiori”, quindi non si è reso irreperibile. Dal punto di vista canonico, monsignor Wesolowski è sottoposto all’indagine della Congregazione per la dottrina della fede ed è in attesa di giudizio. Essendo anche cittadino vaticano e in quanto membro del servizio diplomatico, ha rilevato padre Lombardi, “la competenza penale sul suo caso appartiene anche agli organi giudiziari della Stato della Città del Vaticano, che stanno compiendo l’iter documentario e testimoniale necessario per il giudizio di loro competenza”.

    Tra le dichiarazioni contro l’ex-nunzio Wesolowski, quelle di un diacono suo collaboratore che ha riferito di avergli procurato giovani per rapporti sessuali. Accuse contestate dalla Conferenza episcopale dominicana, secondo cui non ci sono prove di abusi su minori. La gestione del caso appare molto delicata per lo stesso Papa Francesco, promotore tra l’altro di una commissione internazionale contro la pedofilia. Sicuramente la vicenda sarà al centro anche dei colloqui con i vescovi polacchi in visita Ad Limina che Bergoglio riceverà il mese prossimo.

    http://www.repubblica.it/esteri/2014/01/11/news/vaticano_a_polonia_non_estradiamo_nostri_cittadini-75655118/

  • L’orrore e il sangue nell’albergo infantile di Higüey

    L’orrore e il sangue nell’albergo infantile di Higüey

    Abusi sessuali e orge su bambine in un orfanotrofio cattolico (10 anni di impunitá)

    PROVINCIA DE HIGUEY, REPUBLICA DOMINICANA, Preso Amontonado en la Carcel Publica de la provincia de Higuey
    Lugar:Provincia de Higuey
    Foto:Cesar de la Cruz
    Fecha:

    Gli ultimi casi di abuso sulle bambine della Casa Infantile Cattolica Francisco Javier, di San Rafael del Yuma, Higüey sono stati registrati nell’anno 2003.

    04 DI GIUGNO DEL 2013 GustavoOlivo Peña/Acento.com.do
    nel carcere di Higüey sono morti 136 prigionieri, tra loro vari accusati del caso dell’orfanotrofio.Acento.com.do/Archivo.
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    SANTO DOMINGO, Repubblica Dominicana.- Oggi, 4 di giugno, é il Giorno Internazionale dei Bambini Vittime Innocenti di Aggressione, dichiarato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU).

    “Il proposito del giorno é riconoscere il dolore che soffrono i bambini in tutto il mondo che sono vittime di maltrattamenti fisici, mentali ed emozionali. Questo giorno afferma l’impegno delle Nazioni Unite di proteggere i diritti del bambino”, ha dichiarato l’ ONU.

    Prendendo occasione di questa importante data, Acento.com.do ricorda che dieci anni fa la Repubblica Dominicana assisteva con stupore alla denuncia del fatto che decine di bambine e bambini sono stati violentati e sottomessi ad altri abusi, incluso essere obbligati a partecipare a riti “satanici” e omicidi, nell’orfanotrofio Casa Infantile Cattolica Francisco Javier, di San Rafael del Yuma, Higüey.

    La giornalista Edith Febles, allora giornalista investigatrice del quotidiano El Caribe, ha pubblicato nel 2005 una serie di reportage su questo fatto orrorifico.

    Gli abusi e le violenze sessuali sulle bambine sono state commesse negli anni 2002 e 2003. Nelle indagini del Pubblico Ministero sono stati presentati esami medici di 12 bambine, che hanno rivelato che per lo meno quattro sono state vittime di “deflorazione della membrana dell’imene” . Altre presentavano “membrana dell’ imene intatta, peró con lacerazioni e manipolazioni vaginali”.

    Per dieci anni, l’ impunitá ha coperto la chiesa cattolica e coloro che avrebbero dovuto rispondere davanti alla giustizia per questi atti.

    Uno degli indagati, il diacono Rigoberto de Jesús González Padial, cubano – americano, é morto nel 2006, dopo essere stato favorito da un “Non luogo a procedere”.

    Altri accusati sono morti in un incendio che ha distrutto il carcere di Higüey, dove sono morti 136 reclusi. Ci sono stati seri sospetti del fatto che l’incendio sia stato provocato da parti interessate a che lo scandalo dell’orfanotrofio non venisse debitamente chiarito.

    “Violentavano tutte le bambine e i bambini. E ci violentavano tutti quelli che stavano lá, nella casa…Sí; io ho visto il padre Cirilo e il padre Betances e Joel che si mettevano costumi, parrucche, gonnelline, reggiseni, magliettine; loro mettevano musica, si mettevano a ballare, violentavano bambine e uccidevano anche persone”

    Dalla fine del 2005 il caso é rimasto chiuso, a prescindere da tutte le prove e le rivelazioni delle vittime, fino a che nel 2010 il Secondo Tribunale Collegiato della Camera Penale de La Altagracia ha fissato per il 22 di novembre di quest’anno l’udienza a due preti ed altri accusati di violentare sessualmente nove minorenni della casa infantile cattolica.

    I giudici Sagrario del Río, presidente, Vicente Marte Jiménez ed Arístides Heredia Sena si sono decisi a processare i sacerdoti Cirilo Antonio Núñez e Ramón Antonio Betances, e i salariati ed impiegati dell’orfanotrofio Margarita Gardin vedova González, Alejandro del Rosario Divison e Rosa Elena Mota. Il diacono Rigoberto González Padial, principale responsabile dell’ orfanotrofio “La Cittá dei Bambini, San Francisco Javier”, é morto il 7 di gennaio del 2006 in una clinica di Santiago. Non é stata ancora emessa una sentenza definitiva sul caso.

    L’orfanotrofio é stato chiuso. I sacerdoti riposizionati in altre responsabilitá. Il vescovo Ramó Benito de la Rosa Carpio é stato trasferito dalla Diocesi de La Altagracia all’ Arcidiocesi di Santiago de los Caballeros (in pratica, una promozione).

    E intanto gli anni passano e questi crimini rimangono in una vergognosa dimenticanza, la cupola della chiesa cattolica pretende continuare ad erigersi nella direttrice morale di tutta la societá dominicana, e decidere che cosa si insegna o non si insegna sull’educazione sessuale e la salute ed i diritti di riproduzione. Appoggia anche l’ordine di imporre la mano dura (uccidere) i delinquenti di strada, mai quelli in colletto bianco.

    Per testimonianza per la storia e la coscienza nazionale, qui avanti riproduciamo parte degli interrogatori eseguiti sulle minorenni violentate e torturate nella Casa Infantile Cattolica Francisco Javier, di San Rafael del Yuma, Higüey. Anche parte degli interrogatori ai sospettati e a persone relazionate con l’orfanotrofio.

    I nomi delle minori sono stati omessi per ragioni legali. Avvertiamo che si tratta di un contenuto esclusivamente per lettori adulti, a causa della crudezza dei fatti narrati.

    Si tratta di un documento realista, con un contenuto forte, crudo. Portanto, raccomandiamo alle persone molto sensibili che si astengano dal leggerlo.

    Questi interrogatori sono stati fatti dal Tribunale della Prima Istanza di Bambini, Bambine ed Adolescenti nel Distretto Nazionale. Hanno la data del 31 di maggio del 2005, e sono stati diretti dal magistrato Carmen Mancebo, giudice presidente.

    Bambina 1:

    P. “Quanti anni hai?”

    R. “12 anni”.

    P. “Cosa faceva o diceva Rigoberto (il diacono)?”

    R. “Lui chiamava nel suo ufficio (menziona il nome di 4 bambine) per domandare loro perché dicevano questo (parlare delle violenze sessuali e dei maltrattamenti). Lui le chiamava una per una.”

    P. “Ricordi qual’era l’attitudine delle bambine dopo essere uscite dall’ufficio?”

    R. “Dopo questo, loro hanno smesso di parlare di questo”.

    P. “A cosa credi che sia dovuto che loro hanno smesso di parlare di questo, dopo che Rigoberto ha parlato con loro?”.

    R. “La cosa piú sicura é che lui gli abbia detto di non dire niente”.

    P. “Credi che Rigoberto credesse in quello che le bambine dicevano?”.

    R. “No; lui credeva solo a me e a …., perché eravamo le piú grandi, per questo lui ci chiamava e ci domandava se era vero, e noi gli dicevamo che no, che non lo sapevamo”.

    P. “Perché voi gli dicevate di no, se voi vedevate che sí, che stavano facendo danno alle bambine?”

    R: “Perché loro dicevano delle feste e noi non sapevamo delle feste.”

    P. “Perché non le dicevate delle violenze che dici che vedevi nella casa di Ventura?”.

    R. “Joel mi diceva di non parlare”.

    P. “Cosa ti diceva esattamente Joel?”.

    R. “Di non parlare, che se parlavo mi avrebbe tagliato la lingua”.

    Bambina 2:

    P. “Cosa facevano alla figlia di ( ….) e chi glielo faceva?”

    R. “Le mettevano le dita nella vulva e le davano da bere qualcosa perché dormisse. Mettevano anche le bambine a metterle  le dita …”.

    P. “Quante volte siete andati a fare questo che dici?”.

    R. “Varie volte”.

    P. “Sai dire perché hanno smesso di lavorare nella casa Dolores, Elena Marcela e Magali?”.

    R.“Elena ha detto che se ne andava perché doveva operarsi un seno. Magaly se n’é andata perché io dicevo a Rigoberto che lei colpiva le bambine. Dolores, perché dicevano che lei aveva violentato … e … e Marcela se n’é andata perché ha avuto paura che dicessero che anche lei stava in questo”.

    P. “Conosci Adocinda?”

    R. “Sí, lei é la moglie di Ventura, che vive al lato della casa”.

    P. “Quando Joel portava le bambine a casa sua a fare loro “porcherie”, dove stava Adocinda?”.

    R. “Stava nella sua casa”.

    P. “Lei si rendeva conto di quello che si faceva?”

    R. “Sí”.

    P. “Cosa faceva lei?”

    R. “Lei solo guardava”

    P. “Quando terminavano di violentare le bambine, cosa facevano?”

    R. “Ci portavano alla casa e ci mettevano a letto”.

    P. “Ricordi di aver visto animali nella casa di Ventura?”.

    R. “Sí, lui aveva cavalli, vacche, porci e una cagna”.

    P. “Ricordi di aver visto uno di quegli animali dentro alla casa di Ventura quando stavano violentando le bambine?”.

    R. “No. Peró … diceva che Joel lo lo metteva a fare sesso con la cagna”.

    P. “Chi é….?”

    R. “Il fratellino di  … che ha 7 anni”.

    P. “Hai udito dire a una delle bambine che portavano alla casa di Ventura, che si uccidevano (sacrificavano) persone o animali?”.

    R. “Sí … e … dicevano che Joel e Ventura uccidevano neonati e mettevano il sangue in una latta, e che la notte facevano una circolo fuori dalla casa di Ventura (nel patio), che mettevano una di loro in mezzo al circolo, a lato della candela, che dicevano molte cose e poi le tiravano addosso il sangue e poi si mettevano a fare “porcherie” tra loro”.

    P. “Se queste bambine dicevano questo, perché non lo dicevi agli incaricati della casa?”

    R. “Perché loro lo dicevano davanti a loro, a Rigoberto e  Margarita”.

    P. “Cosa facevano loro quando le bambine dicevano questo?”

    R. “Margarita diventava come nervosa, alcune volte non poteva parlare né camminare. Rigoberto non faceva niente, rimaneva uguale”.

    P. “Quante volte hai udito le bambine parlare di questo davanti a Rigoberto e Margarita?”

    R. “Tutti  i giorni loro parlavano di questo davanti a loro.”

    Bambina 3:

    P. “Spiegaci, cos’é successo?”

    R. “Violazioni”.

    P. “Cosa vuoi dire con “violazioni”?”.

    R. “Che ci violentavano”.

    P. “Chi violentava e chi violentavano?”

    R. “Violentavano tutte le bambine e i bambini. E ci violentavano tutti quelli che c’erano lá, nella casa”.

    P. “Puoi darci i nomi delle persone che stavano nella casa?”.

    R. “Raysa, Yoly, Jesenia, Joel, Ventura, Adocinda, Caco (Charo, la mamma di Raysa), Felicia (che era innamorata di Joel), Dolores, Eliseo”.

    P. “In che luogo succedevano gli abusi?”

    R. “Nelle stanze delle bambine e dei bambini, nella casa di Margarita e Rigoberto, e nella casa di Adocinda e Ventura”.

    P. “Quando questo succedeva nella casa di Margarita e Rigoberto, dove stavano loro?”

    R. “Lí; perché era che loro (Joly e Yesenia) li ubriacavano e glielo facevano anche a loro”.

    P. “Cos’ era quello che facevano a Margarita e a Roberto?”

    R. “Che gli salivano sopra e cominciavano a fargli oziositá”.

    P. “Hai potuto vedere il pene di Rigoberto?”.

    R. “Sí”.

    P. “Come ce l’aveva?”

    R. “Quando lo intontivano, ce l’aveva basso; ma poi lui si svegliava e faceva finta di essere intontito e gli si alzava”.

    P. “Cosa facevano a Margarita e a Rigoberto per ubriacarli?”

    R. “Gli davano qualcosa da annusare o da bere”.

    P. “Chi gli faceva questo?”

    R. “Joly e Yesenia”.

    P. “Quando loro andavano alla casa di Rigoberto, come stavano Rigoberto e Margarita?”.

    R. “Dormendo”.

    P. “Chi apriva loro la porta?”

    R. “Rigoberto e Margarita lasciavano sempre aperta la porta di dietro.”

    P. “In qualche occasione hai visto qualche persona mascherata che violentava qualcuna delle bambine?”.

    R. “Sí; io ho visto il padre Cirilo e il padre Betances e Joel che si mettevano costumi, parrucche, gonnelline, reggiseni, “magliettine”; loro mettevano musica, si mettevano a ballare, violentavano bambine ed anche uccidevano persone”.

    P. “Questo che ci racconti, lo hai visto o qualcuno te lo ha raccontato?”

    R. “Io l’ho visto. Loro ci mettevano ad uccidere bambinie gente anziana, perché loro prendevano foglietti e li distribuivano nel quartiere perché venisse gente incinta, bambini piccoli… loro li invitavano come ad una festa.

    “Il primo rituale lo hanno fatto con me, che hanno ucciso un chichí (bebé). Mi hanno messo a prenderlo tra le braccia, poi hanno messo legna, hanno fatto un fuoco, mi hanno tolto il bimbo dalle braccia. Un uomo lo ha violentato e poi lo ha ucciso infilandogli un coltello nella schiena.

    “Poi un uomo e Yesenia gli hanno tolto il cuore e lo hanno buttato in una latrina, gli hanno tolto gli occhi e li hanno dati ad una donna che non so come si chiama, ma é la sorella di un’amica di Yesenia, che si chiama Jesennolie. Poi gli hanno tolto il sangue e hanno spruzzato tutti noi, ce lo hanno tirato addosso.

    “Per ultimo, hanno bruciato il corpo ed hanno buttato le ceneri. Quando é terminato il rituale, le persone che stavano nel circolo si sono messi i loro vestiti perché eravamo nudi”.

    “Dopo aver bruciato il corpo del bambino, é arrivata una signora incinta, l’hanno intontita e l’hanno sdraiata in un letto. Al letto hanno fatto un buco ed hanno messo un  cubo sotto al buco. Poi hanno messo … una delle bambine perché la uccidesse; Joel le ha dato un coltello ma lei non la voleva uccidere e stava tremando e quindi Joel le ha picchiato sulla mano … perché le cadesse il coltello … a (la bambina) é scappato il coltello ed ha ucciso la donna.

    Poi ci hanno messo (le cinque bambine) a toglierle la pelle. Dopo averle tolto la pelle, loro hanno preso la carne della donna e l’hanno fritta e l’hanno data alla gente (presente) perché la mangiassero. Le hanno anche tolto gli occhi e li hanno fritti. Le ossa le buttavano lontano”.

    “Questa stessa notte hanno intontito anche un uomo ed hanno messo … perché lo uccidesse, ma neanche lei voleva uccidere, ma lo ha ucciso. All’uomo hanno tolto la pelle e gli hanno tagliato il pene. In quel luogo c’era anche … che é una bebé; lei era seduta sulle gambe di … ed hanno messo a congelare il pene dell’uomo morto e quando é diventato duro lo hanno dato alla bebé perché lo succhiasse.”

    P. “Alcune delle bambine parlavano con Rigoberto e Margarita di quello che stava succedendo?”

    R. “Sí, io, …, …, … e … . Loro ci hanno messo a scrivere tutto quello che succedeva, dall’inizio fino all’ultimo, abbiamo fatto cinque quaderni, lí abbiamo messo tutti i nomi delle persone che ci violentavano, tutte le cose del diavolo, tutto quello che ci facevano”.

    P. “Cos’hanno fatto Rigoberto e Margarita quando voi gli avete scritto questo che dici?”.

    R. “Rigoberto si suppone che stava piangendo, con le mani sulla faccia, ma stava fingendo; e nemmeno Margarita ha fatto nulla”.

    P. “Dove stanno questi quaderni?”

    R. “Li abbiamo lasciati lá, nella casa. Un vescovo che difendeva il padre Cirilo, ci voleva confondere, come per far sí che non parlassimo del fatto che c’era il padre Cirilo. Un giorno, il padre Cirilo e Rigoberto si volevano uccidere, perché il padre Cirilo tutti i sabati andava a dire messa nella cappella e Rigoberto non voleva che andassimo, perché io sapevo quello che stava succedendo. E Cirilo ci chiamava ma noi non andavamo, quindi Rigoberto voleva dare un pugno sui denti e una pugnalata a Cirilo, ma Alejandro lo ha afferrato e per questo non lo ha fatto”.

    P. “Dici che il padre Cirilo e il padre Betances hanno partecipato nelle cose cattive che hanno fatto a voi. Quante volte li hai visti partecipare?”

    R. “Due volte, nella casa di Adocinda. Loro, Betances e Cirilo, prendevano il pane della chiesa e lo portavano alla casa di Adocinda e dicevano: “Questo é il corpo di Satana” e lo passavano sul pene e la vagina di tutti noi che stavamo lí, anche delle bambine, e poi ce lo davano da mangiare a tutti. Prendevano anche il vino e lo mescolavano con pipí e ce lo davano da bere.”

    P. “Cirilo e Betances hanno abusato di voi?”

    R. “Sí, ci mettevano il pene nella vagina”.

    P. “Questi padri vi facevano regali?”

    R. “No. Quando il padre Chirlillo dava messa, quando terminava la messa, Rigoberto ci tirava delle foto nella cappella e il padre Cirilo approfittava e ci toccava i glutei, lui ci abbracciava sempre e ci sedeva sempre sulle sue gambe”.

    Seconda parte:

    Interrogatorio a Rigoberto De Jesús González Padial

    Domanda: “Quando lei ha ricevuto la notizia delle violenze alle bambine della casa San Francisco Javier, qual’é stata la sua reazione?”

    Risposta: “L’ho ricevuta il 29 di febbraio, io ero arrivato il giorno prima, ed eravamo riuniti in una festina Alejandro, Elena, Margarita, che é mia moglie, ed io, ed hanno  interrotto 3 o 4 bambine dicendo a Margarita che avevano qualcosa da dirle. Quindi lei ha detto loro che era occupata, é uscita con le bambine ed é tornata, ed ha detto che quello che le avevano detto a lei lo ripetessero a noi. E le bambine ci hanno manifestato che erano state abusate sessualmente da Yesenia, la haitiana. Quindi il giorno dopo era il primo di marzo, ed io ho mandato a cercare Joel, e gli ho ordinato di dire a Yesenia di non tornare al centro a lavorare, nonostante questo lei si é presentata al centro e l’abbiamo confrontata, l’amministrazione insieme alle bambine e poi abbiamo chiamato il poliziotto assegnato al centro, capo Jenry (sic) Concepción, e l’ha arrestata mentre io e Alejandro formalizzavamo la denuncia”.

    Domanda: “Cosa intende lei che fa cambiare la dichiarazione delle bambine, quando poi implicano altre persone in questo fatto?”

    Risposta: “Per quello che capisco le bambine erano sotto pressione o minacciate e mentre vedevano intorno le altre persone, non si azzardavano a menzionarle”.

    Domanda: “In uno scritto che lei ha passato al Ministero Pubblico di questo Distretto Giudiziale, lei attribuisce responsabilitá penali ai padri Betances, Cirilo e Antonio?”.

    Risposta: “Io ho consegnato una denuncia basata sulle dichiarazioni, nomi e fatti che ci hanno dato le bambine, non posso accusare direttamente nessuno perché io non sono stato testimone di  nessuno dei fatti, mi sono dedicato solamente ad informare il Ministero Pubblico perché attuasse sui fatti.”

    Domanda: “Con quali intenzioni lei voleva andarsene dal paese sabendo che su di lei pesava un ordine di divieto di uscita?”

    Risposta: “Perché nella mio giudizio interno credo che sia stata commessa un’ingiustizia, non so nemmeno le leggi vigenti, non sono un legale, non sono mai stato coinvolto in nessun momento della mia vita e mi sento libero”.

    Domanda: “Qual’é il nome di sua moglie?”

    Risposta: “Margarita Gardin De González”.

    Domanda: “Lei potrebbe dire a sua moglie che a noi interessa interrogarla?”

    Risposta: “Non c’é nessun problema, perché mia moglie venga al paese per essere interrogata, ma in questo momento lei non puó camminare.”

    Domanda: “Quali sono i responsabili di queste violenze?”

    Risposta: “Non lo so, sono solo un interlocutore di queste bambine, quello di cui sono sicuro é che sono state violentate”.

    Domanda: “Peró lei crede che ci sia stato una trascuratezza vostra o degli incaricati della Casa?”.

    Risposta: “No, so solo che mi hanno ingannato i miei impiegati, tra loro Joel, Yoly, Ludy e Leticia.

    Domanda: “Qual’é la ragione per la quale le bambine, nell’interrogatorio che gli é stato fatto dalla Procura Generale della Repubblica, hanno menzionato il direttore di questo centro come una delle persone che hanno partecipato nelle violenze?”.

    Risposta: “Nella nostra denuncia noi menzioniamo, nonostante la vergogna che ho sentito verso la mia famiglia e la societá, che le bambine ci hanno detto che anche noi siamo stati violentati sessualmente, incoscienti e drogati, ossia che ci hanno portati via addormentati.”

    Domanda: “Per quale ragione é venuto in un paese come il nostro e si é collocato nel paesino di Yuma a contribuire o edificare la Casa San Francisco Javier?”

    Risposta: “Per me sono cose di Dio.”

    Terza parte:

    Interrogatorio a Alejandro Del Rosario Divison

    D.“Perché le bambine e Rigoberto dicono che lei partecipava in questi atti (violenze e torture)?”.

    R.“Non lo so, dato che loro dicono che portavano anche noi addormentati a questi riti satanici.”

    D. “Quale crede che sia il motivo che induce la bambina (…) a mencionare lei e sua moglie?”.

    R. “All’inizio di settembre del 2003 noi abbiamo consegnato al Pubblico Ministero le informazioni che noi avevamo a nostra disposizione e abbiamo detto alle autoritá che ci aiutassero in questa situazione.”

    Quarta parte:

    Interrogatorio al sacerdote Cirilo Antonio Núñez

    D. “Quali erano le sue relazioni d’amicizia con il padre Betances in Yuma?”

    R. “Non ho mai avuto relazioni con lui lá.”

    D. “Perché il diacono Rigoberto la menciona in questo fatto, il padre Betances e il padre Antonio?”

    R. “Non intendo per quale ragione”.

    D. “Le bambine negli interrogatori dicono che lei partecipa negli atti sessuali”

    R. “Non ho coscienza di questo”.

    D. “Qual’era il padre che andava al centro con una pistola?”.

    R. “Non ho evidenza di questo”.

    D. Lei non ha ascoltato se il diacono Rigoberto participava in questi abusi?”.

    R. “No, non ho evidenza di questo”.

    D. “Lei é cosciente del fatto che sono stati perpetrati abusi sessuali nella Casa San Francisco Javier?”.

    R. “Sí, dovuto al fatto che portavano i certificati medici, ma non si sa se queste bambine sono arrivate al centro giá abusate”.

    Quinta parte:

    Interrogatorio al padre Ramón Antonio Betances De Jesús

    D. “Quanti giorni visitava il centro dei bambini?”.

    R. “Io sono stato lí molte poche volte. Non ho mai ufficiato una messa lí”.

    P. “Il diacono Rigoberto González menziona il padre Cirilo, il padre Antonio e il ex padre Ramón Betances, é certo che voi avete partecipato negli abusi delle bambine?”

    R. “Saremmo incapaci di partecipare in qualcosa cosí”.

    Sesta parte:

    Interrogatorio a Rosa Elena Mota

    D. “Anche lei é stata abusata?”

    R. “Le bambine dicono questo, ma io non lo so.”

    D. “Per lei i responsabili di questi fatti stanno in carcere?”.

  • UGANDA: SOSPESO PRETE CHE CONTESTA IL CELIBATO. «SUSCITA ODIO CONTRO LA CHIESA».

    UGANDA: SOSPESO PRETE CHE CONTESTA IL CELIBATO. «SUSCITA ODIO CONTRO LA CHIESA».

    KAMPALA-ADISTA. Il celibato dei preti cattolici è «più una forzatura che una libera scelta, e i suoi effetti sono tutt’altro che positivi». Lo scrive, nero su bianco, don Anthony Musaala, sacerdote ugandese, in una lunga lettera aperta, inviata il 12 marzo a vescovi, consacrati e laici per suggerire l’avvio di una riflessione interna sul «fallimento del celibato tra i preti diocesani», «che potrebbero diventare uomini felicemente sposati, prima o dopo l’ordinazione, piuttosto che restare tristi e soli».
    Un’opinione probabilmente scioccante – soprattutto per i cattolici africani tendenzialmente conservatori – ma inderogabile: continuare a far finta di niente non farà altro che provocare danni sempre più gravi, prosegue Musaala, legati tanto alla sofferenza dei preti quanto a derive “scandalose” e criminali. L’«auto-inganno», la negazione del problema, spiega ancora il sacerdote, si può protrarre ancora per una decina d’anni, ma poi troppi scandali verranno alla luce e allora il sistema imploderà, provocando l’abbandono della Chiesa cattolica e la migrazione di larga parte dei fedeli verso altre comunità di fede, «i cui pastori non saranno certo migliori, ma sembreranno comunque meno ipocriti». Il tutto in un contesto ecclesiale di crescente disaffezione, soprattutto da parte dei ceti medi.
    Tutti in Uganda parlano delle relazioni amorose dei preti, si legge nella missiva: dal parrucchiere o al bar, in confessione o in casa. Si tratta di legami più o meno nascosti che i sacerdoti intrattengono fugacemente o stabilmente con parrocchiane, cameriere, studenti, preti, suore, anche religiosi che offrono sesso in cambio di denaro. E – è la triste postilla – purtroppo anche con minori, senza che in Africa lo scandalo pedofilia desti pubblica indignazione come è accaduto in Europa e Nord America. Completa il quadro un’imprecisata quantità di figli sparsi in giro per il Paese o abortiti per non “sporcare” l’immagine dello stesso prete. «Emerge così tutta una debolezza umana – conclude Musaala – dalle conseguenze catastrofiche sia per il sacerdote che per il partner. Debolezza che non può essere nascosta dietro un voto di celibato, riti e preghiere».
    È «la nuda verità» che la Chiesa africana tratta come polvere sotto il tappeto, ben rappresentata da alcuni “casi” che don Anthony racconta nella lettera: un ragazzo di 21 anni che ha tentato il suicidio, figlio di un prete che finge di essere lo zio e che esercita nell’arcidiocesi di Kampala; un suo amico, nato della violenza di un padre bianco ormai deceduto, che non ha mai superato l’ingiustizia subita dalla madre, nonostante il risarcimento economico da parte della congregazione; una ragazza di Old Kampala caduta in miseria e poi raggirata e messa incinta da un prete; una donna che andava a confessarsi solo per farsi accarezzare nel buio del confessionale; lui stesso infine, che da giovanissimo ha scoperto il trafficato mondo del sesso tra gli studenti delle scuole cattoliche. «Casi non isolati, sintomatici di un sistema malato che ha perso la sua integrità, ma non intende ammetterlo».

    La proposta
    I casi di abuso su minore devono essere trattati con azioni legali alla stregua di tutti gli altri delitti, scrive Musaala, ricordando che nel frattempo – e ovviamente in totale autonomia dalla Chiesa – ha deciso di dar vita ad una rete di figure professionali in sostegno alle vittime della pedofilia ecclesiastica.
    «Si rende necessaria – aggiunge – una campagna di sensibilizzazione per il celibato facoltativo», «visto che non esistono argomenti teologici», «ma solo vincoli di tradizione e disciplina della Chiesa». «Sono consapevole del fatto che la lotta sarà dura. Sfortunatamente il celibato serve anche alcuni interessi nella struttura di potere della Chiesa, e, naturalmente, per l’autorità ecclesiastica i sacerdoti celibi sono meno costosi, più facili da gestire e anche da manipolare. Credo che nel tempo saremo liberati da questo giogo inutile e tanto più grave in Africa, dove i legami familiari sono cruciali per l’equilibrio psicologico delle persone». Una regola, conclude togliendosi un sassolino dalla scarpa, che tra l’altro vale solo per quei preti che non hanno abbastanza potere da godere della copertura compiacente delle gerarchie cattoliche locali.

    La risposta
    Secondo l’arcivescovo di Kampala Cyprian Kizito Lwanga – il testo della sua risposta, del 19 marzo, è disponibile sul sito del quotidiano ugandese Daily Monitor, 20/3 – lo scritto di don Anthony Musaala ha provocato grande turbamento tra i fedeli e ha gettato in cattiva luce la Chiesa ugandese, da sempre impegnata nella difesa dei diritti dei minori e dei più deboli. Il celibato è un obbligo previsto dal codice di diritto canonico, ma anche un giuramento del diacono che prende i voti, aggiunge il prelato. Nessuno è costretto a farsi prete e, quindi, le critiche mosse da don Musaala sono scorrette. Il suo insegnamento, inoltre, dice ancora l’arcivescovo, «suscita l’odio e il disprezzo contro la Chiesa», e quindi «egli incorre nella sospensione ferendae sententiae come prescritto dal Can. 1314». (giampaolo petrucci)

    http://www.adista.it/?op=articolo&id=52656

  • Dopo le ‘voci’ su don Rialti scatta l’inchiesta su presunta pedofilia. Tutti sorpresi: parrocchiani, curia e Madonnina del Grappa

    Dopo le ‘voci’ su don Rialti scatta l’inchiesta su presunta pedofilia. Tutti sorpresi: parrocchiani, curia e Madonnina del Grappa

    Dopo le ‘voci’ su don Rialti scatta l’inchiesta su presunta pedofilia. Tutti sorpresi: parrocchiani, curia e Madonnina del Grappa
    Adesso la procura cerca le prove dei gravi fatti che sarebbero contestati all’ex parroco di San Giovanni Evangelista in via Masini che domenica dirà la messa di Pasqua a Scandicci
    05/04/2012 – 23:30
    5 commenti

    Tutti sorpresi dall’articolo di Panorama sulla curia fiorentina. Un pezzo a metà fra l’agguato al cardinale Giuseppe Betori, all’epoca vescovo, e al suo segretario don Paolo Brogi, e la vicenda don Daniele Rialti, un parroco a cui è stata affibbiato il sospetto della pedofilia.

    Tutti sorpresi, anche la procura di Firenze che da qualche tempo stava indagando e sul ferimento di don Brogi, giovane sacerdote di Castelfiorentino, e sulle voci che si erano susseguite rispetto a certi atteggiamenti di don Rialti che fino a 3 anni fa era vice parroco alla chiesa di San Giovanni Evangelista di via Masini a Empoli.

    Procura sorpresa dall’anticipazione dei giornalisti di Panorama e quindi questa mattina via alle perquisizioni, forse per cercare di evitare l’occultamento di ipotetiche prove o indizi, la cancellazione di file informatici o altro.

    Sorpresi i parrocchiani di Scandicci, gli ex parrocchiani di Empoli, i ‘colleghi’ sacerdoti, i rappresentanti della Madonnina del Grappa, di cui don Rialti fa parte.

    Va sottolineato che si sta parlando di un’inchiesta su un presunto caso di pedofilia tra i preti della diocesi fiorentina.

    Ancora non è chiaro se le voci arrivate agli inquirenti mentre stavano lavorando all’agguato all’arcivescovo siano state confermate da qualche riscontro. Per ora si tratta di una raccolta di indiscrezioni, episodi, parole, ma da quella che al momento emerge non c’è niente di veramente concreto. Don Rialti professa la sua innocenza e la sua estraneità ai fatti, la curia lo lascia dove è, nella parrocchia San Bartolomeo in Tuto, dove domenica dirà la messa di Pasqua, e la Madonnina del Grappa ha aperto questa mattina le sue porte della sede di Firenze agli inquirenti senza problemi e con la massima disponibilità.

    Oggi è stata perquisita a Scandicci l’abitazione di don Daniele, spostato lì nel 2009 da via Masini di Empoli dall’arcivescovo Giuseppe Betori.

    A quest’ultimo erano arrivate le accuse di presunti abusi su minori, presentate da un altro sacerdote e da alcuni fedeli ma l’arcivescovo, che avrebbe ascoltato numerose persone, non avrebbe trovato nessuna prova per aprire un procedimento così come previsto dal Codice canonico.

    La stessa Madonnina del Grappa era a conoscenza delle voci, calunnie o verità sarà la magistratura a chiarirlo, sul conto di don Rialti, ma di prove nessuna.

    Anzi, anche oggi le reazioni di molti parrocchiani empolesi, che hanno vissuto la chiesa di via Masini fianco a fianco con don Rialti, sono di assoluta difesa dell’ex vice parroco, prima con sacerdote don Guido Engels, ora proposto di Empoli, poi con don Paolo Cioni, ora a Calenzano.

    Proprio don Cioni e un gruppo di parrocchiani, secondo Panorama, avrebbero segnalato quelli che sarebbero gli strani rapporti di don Rialti con alcuni ragazzini che frequentavano la comunità di San Giovanni Evangelista.

    Sempre Panorama ha ascoltato Fabrizio Sestini, coordinatore della Misericordia di Empoli che gestisce il centro Emmaus accanto alla chiesa. Si sarebbe parlato, secondo il settimanale, di un ragazzo che lamentava il patto che don Rialti entrava in bagno spesso mentre faceva la doccia.

    Da qui alla pedofilia ce ne passa, ma intanto oggi gi uomini della squadra mobile di Firenze, coordinati dal pm Giuseppina Mione titolare dell’inchiesta, hanno perquisito anche la casa di don Rialti quando era a Empoli; quella di un giovane di origine albanese, sempre a Empoli, e acquisito materiale informatico nella sede dell’Opera della Madonnina del Grappa a Firenze, alla quale don Rialti è legato.

    In particolare gli agenti avrebbero cercato nominativi di persone che poi vorrebbero ascoltare come possibili testimoni. Dopo la perquisizione dell’abitazione dove vive, il giovane albanese è stato subito ascoltato in questura.

    Oggi è maggiorenne ma all’epoca dei fatti, un periodo che andrebbe tra il 2007 e il 2009, aveva meno di 18 anni.

    Il difensore di don Rialti, l’avvocato Alberto Corsinovi, preferisce rimandare ogni commento sulla vicenda, “anche perché al momento abbiamo in mano pochissimo materiale, e soprattutto molto generico”.

    Ieri sera il sacerdote aveva negato ogni accusa e parlato di “calunnie”.

    Ambienti vicini alla curia e anche alla Madonnina del Grappa fanno sapere che c’è l’esigenza di scoprire la verità e la massima disponibilità nei confronti delle indagini della magistratura.

    Come detto il presunto caso di pedofilia sarebbe stato scoperto dalla procura di Firenze mentre indagava sull’attentato subito, il 4 novembre 2011, dall’arcivescovo di Firenze.

    I due episodi non sono collegati tra loro anche se alcuni testimoni si sarebbero presentati spontaneamente agli inquirenti dopo l’attentato, collegando l’episodio a possibili problemi legati a casi di pedofilia nella diocesi.

    A Firenze si è spenta da poco l’eco dell’inchiesta della Chiesa che portò alla riduzione allo stato laicale nel 2008 di Lelio Cantini, l’ex sacerdote morto il 15 febbraio scorso, riconosciuto colpevole ‘di abuso plurimo e aggravato nei confronti di minori’, peraltro sepolto proprio nel cimitero della Misericordia di Empoli.

    Ipotesi pedofilia, indagato sacerdote Le parrocchie sono sotto choc
    Il caso Don Rialti, una comunità è incredula
    Video Attentato a Betori, parla l’arcivescovo

    Le testimonianze di chi ha conosciuto il sacerdote accusato di pedofilia

    Pedofilia, perquisita l’abitazione di don Daniele Rialti Pedofilia, parroco sotto accusa

    Firenze, 6 aprile 2012 – La comunità che si raccoglie attorno alla parrocchia di S.Giovanni Evangelista e alla Madonnina del Grappa, a Empoli, è sotto choc. Ieri, Giovedì santo, c’era un’aria pesante in via Masini.
    Una montatura, una vendetta subdola, attacchi privi di ogni fondamento: queste le reazioni alla notizia delle accuse di pedofilia rivolte a don Daniele Rialti, che per un biennio, sino a tre anni fa, ha prestato servizio proprio in questa parrocchia.

    Si comincia con don Guido Engels, proposto di Empoli e vicario del Vescovo: «Siamo di fronte ad un processo mediatico, invece bisogna dare modo alla persona di potersi difendere. Sono stato al fianco di don Daniele per due anni alla Madonnina del Grappa: mai, e sottolineo mai, sono arrivate alla mia attenzione questioni del genere, accuse così gravi. Mi sembra un’assurdità.

    Alla Madonnina del Grappa c’era e c’è l’oratorio estivo con tanti ragazzi, mai nessuno è venuto ad esporre lamentele. Ora, se c’è un’inchiesta, la magistratura farà il suo corso, ma penso proprio che si sia di fronte ad accuse infondate. Oltretutto, don Rialti, pur molto presente in parrocchia, aveva da seguire anche altri incarichi importanti, come quello al Tribunale Ecclesiastico». In S.Giovanni si incontra il diacono, Giuseppe Aiello: «Sono qui da solo un anno e non ho conosciuto don Rialti. Ad ogni modo, non sono mai venuto a conoscenza di fatti del genere».

    Chi conosce bene don Rialti è Marcello Ciampolini, affermato artista empolese che ha realizzato numerose opere per la Madonnina del Grappa: «Accuse infamanti — dice — lo conosco da 14 anni, da quando cioè ho fatto il primo dipinto per la Madonnina nel lontano 1998, e non ho mai sentito nulla sul suo conto, neppure come voci. Quell’opera venne presentata a Palazzo Vecchio, e in quell’occasione lui era con me. Ripeto: mai un sentore per giustificare un’accusa così terribile».

    E arriviamo a Michele Barberi, che è catechista e che suona la chitarra nel coro di S.Giovanni: «Questa bufera mi provoca una grande amarezza. Ho la massima fiducia in don Rialti; ho mandato i miei due figli in parrocchia al catechismo, io stesso sono catechista. Per me è una turpe vendetta di qualcuno. Rinnovo la mia stima in don Rialti, che ha sempre portato avanti le attività della Madonnina del Grappa con grande coerenza».

    http://www.lanazione.it/toscana/cronaca/2012/04/06/693233-betori-attentato-baschini-curia-pedofilia.shtml

  • FONDATORE E LEADERS DELLA COMUNITÀ DELLE BEATITUDINI VIOLENTAVANO BIMBI, SUORE E RAGAZZE MINORENNI, BEATI VIOLENTATORI. IL VATICANO INTERVIENE, CON 30 ANNI DI RITARDO

    FONDATORE E LEADERS DELLA COMUNITÀ DELLE BEATITUDINI VIOLENTAVANO BIMBI, SUORE E RAGAZZE MINORENNI, BEATI VIOLENTATORI. IL VATICANO INTERVIENE, CON 30 ANNI DI RITARDO

    Il fondatore accusato di abusi sessuali. L’intervento del Vaticano

    Giacomo Galeazzi

    Il fondatore e altri leader della «Comunità delle Beatitudini» (attiva in una sessantina di diocesi nel mondo) hanno commesso abusi sessuali. Ad ammettere le responsabilità dei propri vertici è lo stesso movimento cattolico che ha base in Francia e che è stato ispezionato un anno fa dalla Santa Sede. Il fondatore, l’ex pastore protestante Gerard Croissant, divenuto cattolico e ordinato diacono permanente nel 1978, ha «commesso crimini contro la legge morale della Chiesa». Tra le vittime ci sono religiose della comunità: «Molte sorelle hanno lasciato a causa degli abusi». Una delle ragazze abusate era minorenne all’epoca dei fatti. Una replica, insomma, dello scandalo che ha scosso i Legionari di Cristo in seguito alle violenze sessuali commesse dal loro fondatore padre Marcial Maciel.

    La Comunità delle Beatitudini, guidata da un Moderatore generale eletto e coadiuvato da un Consiglio, è costituita da case raggruppate in province. Alla Comunità si può aderire come consacrati, uomini e donne che «vivono i consigli evangelici della povertà, dell’obbedienza e della castità e, liberi dalle preoccupazioni del mondo, si dedicano con zelo alla preghiera, alle letture spirituali e al servizio del prossimo»; come familiari, persone che vivono stabilmente in una casa della Comunità, ne condividono la vita e fanno parte integrante della “famiglia”, pur senza assumerne tutta la vocazione comunitaria; come amici dell’Agnello, fedeli di tutte le condizioni «desiderosi di condividere la spiritualità della Comunità che, inseriti pienamente nel mondo, pongono al centro della propria esistenza la fedeltà al Vangelo, la preghiera, il servizio, facendo riferimento a una casa della Comunità, con la quale stabiliscono legami di comunione spirituale e di aiuto fraterno». Oppure «come membri delle Beatitudini della Santa Famiglia, famiglie o persone non sposate che vivono in prossimità di una casa della Comunità con la quale hanno stretti legami e, desiderose di vivere un impegno nello spirito della Comunità delle Beatitudini, collaborano alle sue attività apostoliche».

    La Comunità delle Beatitudini conta circa 1.500 membri ed è presente in 29 Paesi così distribuiti: Africa (6), Asia (4), Europa (11), Medio Oriente (2), Nordamerica (3), Sudamerica (1), Oceania (2). Dall’iniziativa della Comunità delle Beatitudini sono nati Alliance de la Charité, organizzazione non governativa di aiuto alle Chiese dei Paesi in via di sviluppo e alle missioni; un ospedale a Kabinda, in Congo; orfanotrofi in Congo e Gabon; Mère de Miséricorde, opera per la difesa della vita; le Fraternités Saint Camille, centri diocesani di accoglienza e di ascolto; una casa editrice e una emittente radio; l’Oeuvre Saint Bernard, per lo sviluppo dell’arte sacra e delle opere artistiche d’ispirazione cristiana; seminari interdiocesani in Costa d’Avorio e Congo; centri di formazione rurale e strutture di recupero per bambini di strada nella Repubblica Centrafricana; l’associazione Soleil de Justice, che raggruppa uomini politici cristiani africani.

    La Comunità delle Beatitudini nasce a Montpellier, in Francia, con il nome di «Léon de Juda et Agneau Immolé», per iniziativa dei coniugi Gérard (Ephraïm) e Josette Croissant che, con una coppia di amici, si sentono chiamati a una vita comunitaria di preghiera e di condivisione. Il nome di «Comunità del Leone di Giuda e dell’Agnello Immolato» si riferisce al passaggio dell’Apocalisse che riflette i due volti di Gesù: Leone e Agnello, Forza e debolezza, onnipotente e bambino, vita abbondante e annientamento, morte che vince la morte per aprire le porte della vita eterna. Nel 1975 la Comunità si trasferisce a Cordes. Riconosciuta come Pia Unione nel 1979, diviene associazione di fedeli di diritto diocesano nel 1985, con l’approvazione ad experimentum degli statuti da parte dell’Arcivescovo di Albi. Nel 1991 i responsabili, anche per rendere più esplicita l’apertura della Comunità ai poveri, decidono di adottare la denominazione attuale, più semplice da portare nelle culture dei diversi Paesi del mondo dove essa è ormai presente.

    L’associazione è membro della Catholic Fraternity of Charismatic Covenant Communities and Fellowships. L’8 dicembre 2002 il Pontificio Consiglio per i Laici decreta il riconoscimento della Communauté des Béatitudes come associazione internazionale di fedeli di diritto pontificio. Infatti la Comunità custodisce il suo nome originale come un «nome nascosto» esprimendone degli aspetti essenziali ed invariabili della sua vocazione e un mistero al quale essa vuole restare fedele nella sua preghiera e nella sua adorazione. Fa parte delle «nuove Comunità» nate nel mondo cattolico dopo il Concilio Vaticano II.

    La vocazione della Comunità è «una chiamata ad essere vero popolo di Dio che aspira alla vita Trinitaria, e come Teresa del Bambin Gesù che scelse tutto, si situa nel cuore della Chiesa per essere l’amore». Raggruppa fedeli di tutte le condizioni (laici sposati e non, seminaristi, sacerdoti, diaconi permanenti, uomini e donne consacrati nel celibato), «desiderosi di conformarsi il più fedelmente possibile al modello della comunità cristiana primitiva attraverso la vita comune, la condivisione dei beni, la povertà volontaria e una intensa vita sacramentale e liturgica». I membri della Comunità, che ha una vocazione contemplativa d’ispirazione carmelitana, sono attivamente impegnati nel servizio ai poveri e nell’annuncio del Vangelo.

    L’itinerario formativo, che inizia con una introduzione alla vita comunitaria, allo spirito e alla regola della Comunità, comprende una formazione comune nell’ambito dottrinale, spirituale, umano e professionale, nel periodo del postulato e dell’impegno temporaneo che è momento di discernimento della propria vocazione e di rafforzamento dell’unità comunitaria; una formazione specifica per ogni stato di vita, che precede le grandi tappe che segnano l’impegno in seno alla Comunità e punta ad aiutare i membri a vivere in pienezza e nel tempo la propria vocazione. Infine, «una formazione permanente per tutti che abbraccia tra l’altro lo studio della liturgia, della iconografia, della Sacra Scrittura, dell’ebraico e delle radici ebraiche del cristianesimo, delle lingue moderne, delle metodologie di evangelizzazione».

    FONTE: http://vaticaninsider.lastampa.it/

    SCANDALO PEDOFILIA: LA COMUNITÀ DELLE BEATITUDINI FA MEA CULPA. O QUASI

    Da ADISTA NOTIZIE N. 89 del 03 Dicembre 2011

    36418. PARIGI-ADISTA. Travolta in Francia dalle accuse di pedofilia – con un processo che si apre il 30 novembre, con il libro di una “fuoriuscita” pubblicato in questi giorni e con 2 trasmissioni televisive seguitissime (v. Adista n. 82/11) – la Comunità delle Béatitudes fa pubblica ammenda, o quasi. In un lungo comunicato stampa diffuso il 15 novembre scorso, il Consiglio generale della Comunità e il commissario pontificio nominato dalla Santa Sede nel 2010, p. Henry Donneaud, prendono atto con «lucidità, umiltà e pentimento» dei «gravi delitti» che un gruppo «ristretto» di componenti, tra cui il fondatore Ephraïm (Gérard) Croissant, ha commesso.

    Secondo la ricostruzione dei vertici della Comunità, è dal 2002, anno in cui la Santa Sede le ha conferito lo statuto di Associazione Privata Internazionale di Fedeli di Diritto Pontificio, che cominciano ad apparire «più nettamente fragilità, errori e derive»: «Pratiche psico-spirituali poco equilibrate, confusione tra i differenti stati di vita (laici e consacrati), problemi di governo e gravi delitti commessi da alcuni suoi componenti». Nel 2007 la Santa Sede fissa l’obbligo di rifondazione dando direttive precise e, di fronte «alle divisioni interne provocate da questo processo» e «da alcune reticenze a entrare nello spirito delle direttive romane», nel 2010 nomina p. Donneaud commissario pontificio, con il compito di portare a termine la ristrutturazione. Un processo che, prosegue il comunicato, ha portato nel 2011 all’approvazione di nuovi statuti e alla sua rifondazione come Associazione pubblica di fedeli di diritto diocesano. A dimostrazione che, prosegue il comunicato, l’attenzione ora rivolta alla questione «non è stata suscitata dall’attuale ondata mediatica, perché sono già diversi anni che le autorità ecclesiastiche spingono alla chiarezza e alla ristrutturazione».

    Il comunicato passa quindi in rassegna i casi di Pierre-Etienne Albert, Ephraïm Croissant e Philippe Madre. Pierre-Etienne, accusato di pedofilia nel 2003 e reo confesso nel 2008, è imputato al processo che si apre a Rodez il 30 novembre, al quale sono chiamati a comparire in qualità di testimoni gli allora dirigenti della Comunità, le cui eventuali inadempienze, si legge nel comunicato, «sebbene deplorevoli», «devono essere considerate nel contesto generale di impreparazione, di cecità degli spiriti e della società, di fronte al dramma della pedofilia».

    Quanto al fondatore Ephraïm, che ha riconosciuto di aver compiuto gravi violazioni del suo status in materia sessuale, la Comunità si dice sofferente per «i delitti da lui commessi contro la legge morale della Chiesa». Peccato che tra i «delitti contro la legge morale», figuri anche il caso di una minorenne. «Il suo prestigio di fondatore carismatico, unito alla seduzione della sua parola, ha condotto la maggior parte delle sue vittime a lasciarsi abusare attraverso un discorso dalle pretese mistiche, coprendo con motivi spirituali gravi strappi alla morale evangelica. Giustificazioni errate di atti delittuosi che potrebbero aver fatto scuola nella cerchia delle persone a lui più prossime».

    E infine il caso di Philippe Madre, successore di Ephraïm alla guida della Comunità come primo moderatore generale, che «in seguito a numerose denunce, nel maggio del 2010 è stato dichiarato colpevole di fatti moralmente gravi e dimesso dallo stato clericale con una sentenza di prima istanza dall’Ufficio interdiocesano di Tolosa». Sentenza confermata nel gennaio scorso dal Tribunale ecclesiastico di appello di Rodez, mentre una denuncia contro di lui è stata depositata anche presso il Tribunale civile.

    Delitti gravi, conclude il comunicato, che «non devono però condurre a disconoscere il valore della Comunità riconosciuto dalla Chiesa né la qualità della sua azione spirituale, apostolica e umanitaria, apprezzata da tutti i vescovi che l’accolgono nelle loro diocesi». (ingrid colanicchia)

  • SCANDALO PEDOFILIA: LA COMUNITÀ DELLE BEATITUDINI FA MEA CULPA. O QUASI

    SCANDALO PEDOFILIA: LA COMUNITÀ DELLE BEATITUDINI FA MEA CULPA. O QUASI

    Da ADISTA NOTIZIE N. 89 del 03 Dicembre 2011

    PARIGI-ADISTA. Travolta in Francia dalle accuse di pedofilia – con un processo che si apre il 30 novembre, con il libro di una “fuoriuscita” pubblicato in questi giorni e con 2 trasmissioni televisive seguitissime (v. Adista n. 82/11) – la Comunità delle Béatitudes fa pubblica ammenda, o quasi. In un lungo comunicato stampa diffuso il 15 novembre scorso, il Consiglio generale della Comunità e il commissario pontificio nominato dalla Santa Sede nel 2010, p. Henry Donneaud, prendono atto con «lucidità, umiltà e pentimento» dei «gravi delitti» che un gruppo «ristretto» di componenti, tra cui il fondatore Ephraïm (Gérard) Croissant, ha commesso.

    Secondo la ricostruzione dei vertici della Comunità, è dal 2002, anno in cui la Santa Sede le ha conferito lo statuto di Associazione Privata Internazionale di Fedeli di Diritto Pontificio, che cominciano ad apparire «più nettamente fragilità, errori e derive»: «Pratiche psico-spirituali poco equilibrate, confusione tra i differenti stati di vita (laici e consacrati), problemi di governo e gravi delitti commessi da alcuni suoi componenti». Nel 2007 la Santa Sede fissa l’obbligo di rifondazione dando direttive precise e, di fronte «alle divisioni interne provocate da questo processo» e «da alcune reticenze a entrare nello spirito delle direttive romane», nel 2010 nomina p. Donneaud commissario pontificio, con il compito di portare a termine la ristrutturazione. Un processo che, prosegue il comunicato, ha portato nel 2011 all’approvazione di nuovi statuti e alla sua rifondazione come Associazione pubblica di fedeli di diritto diocesano. A dimostrazione che, prosegue il comunicato, l’attenzione ora rivolta alla questione «non è stata suscitata dall’attuale ondata mediatica, perché sono già diversi anni che le autorità ecclesiastiche spingono alla chiarezza e alla ristrutturazione».

    Il comunicato passa quindi in rassegna i casi di Pierre-Etienne Albert, Ephraïm Croissant e Philippe Madre. Pierre-Etienne, accusato di pedofilia nel 2003 e reo confesso nel 2008, è imputato al processo che si apre a Rodez il 30 novembre, al quale sono chiamati a comparire in qualità di testimoni gli allora dirigenti della Comunità, le cui eventuali inadempienze, si legge nel comunicato, «sebbene deplorevoli», «devono essere considerate nel contesto generale di impreparazione, di cecità degli spiriti e della società, di fronte al dramma della pedofilia».

    Quanto al fondatore Ephraïm, che ha riconosciuto di aver compiuto gravi violazioni del suo status in materia sessuale, la Comunità si dice sofferente per «i delitti da lui commessi contro la legge morale della Chiesa». Peccato che tra i «delitti contro la legge morale», figuri anche il caso di una minorenne. «Il suo prestigio di fondatore carismatico, unito alla seduzione della sua parola, ha condotto la maggior parte delle sue vittime a lasciarsi abusare attraverso un discorso dalle pretese mistiche, coprendo con motivi spirituali gravi strappi alla morale evangelica. Giustificazioni errate di atti delittuosi che potrebbero aver fatto scuola nella cerchia delle persone a lui più prossime».

    E infine il caso di Philippe Madre, successore di Ephraïm alla guida della Comunità come primo moderatore generale, che «in seguito a numerose denunce, nel maggio del 2010 è stato dichiarato colpevole di fatti moralmente gravi e dimesso dallo stato clericale con una sentenza di prima istanza dall’Ufficio interdiocesano di Tolosa». Sentenza confermata nel gennaio scorso dal Tribunale ecclesiastico di appello di Rodez, mentre una denuncia contro di lui è stata depositata anche presso il Tribunale civile.

    Delitti gravi, conclude il comunicato, che «non devono però condurre a disconoscere il valore della Comunità riconosciuto dalla Chiesa né la qualità della sua azione spirituale, apostolica e umanitaria, apprezzata da tutti i vescovi che l’accolgono nelle loro diocesi». (ingrid colanicchia)

    www.ildialogo.org/pretipedofili/Notizie_1322589743.htm

    30/11/2011
    La comunità delle beatitudini come i Legionari di Cristo

    Il fondatore accusato di abusi sessuali. L’intervento del Vaticano
    Giacomo Galeazzi

    città del Vaticano

    Il fondatore e altri leader della «Comunità delle Beatitudini» (attiva in una sessantina di diocesi nel mondo) hanno commesso abusi sessuali. Ad ammettere le responsabilità dei propri vertici è lo stesso movimento cattolico che ha base in Francia e che è stato ispezionato un anno fa dalla Santa Sede. Il fondatore, l’ex pastore protestante Gerard Croissant, divenuto cattolico e ordinato diacono permanente nel 1978, ha «commesso crimini contro la legge morale della Chiesa». Tra le vittime ci sono religiose della comunità: «Molte sorelle hanno lasciato a causa degli abusi». Una delle ragazze abusate era minorenne all’epoca dei fatti. Una replica, insomma, dello scandalo che ha scosso i Legionari di Cristo in seguito alle violenze sessuali commesse dal loro fondatore padre Marcial Maciel.

    La Comunità delle Beatitudini, guidata da un Moderatore generale eletto e coadiuvato da un Consiglio, è costituita da case raggruppate in province. Alla Comunità si può aderire come consacrati, uomini e donne che «vivono i consigli evangelici della povertà, dell’obbedienza e della castità e, liberi dalle preoccupazioni del mondo, si dedicano con zelo alla preghiera, alle letture spirituali e al servizio del prossimo»; come familiari, persone che vivono stabilmente in una casa della Comunità, ne condividono la vita e fanno parte integrante della “famiglia”, pur senza assumerne tutta la vocazione comunitaria; come amici dell’Agnello, fedeli di tutte le condizioni «desiderosi di condividere la spiritualità della Comunità che, inseriti pienamente nel mondo, pongono al centro della propria esistenza la fedeltà al Vangelo, la preghiera, il servizio, facendo riferimento a una casa della Comunità, con la quale stabiliscono legami di comunione spirituale e di aiuto fraterno». Oppure «come membri delle Beatitudini della Santa Famiglia, famiglie o persone non sposate che vivono in prossimità di una casa della Comunità con la quale hanno stretti legami e, desiderose di vivere un impegno nello spirito della Comunità delle Beatitudini, collaborano alle sue attività apostoliche».

    La Comunità delle Beatitudini conta circa 1.500 membri ed è presente in 29 Paesi così distribuiti: Africa (6), Asia (4), Europa (11), Medio Oriente (2), Nordamerica (3), Sudamerica (1), Oceania (2). Dall’iniziativa della Comunità delle Beatitudini sono nati Alliance de la Charité, organizzazione non governativa di aiuto alle Chiese dei Paesi in via di sviluppo e alle missioni; un ospedale a Kabinda, in Congo; orfanotrofi in Congo e Gabon; Mère de Miséricorde, opera per la difesa della vita; le Fraternités Saint Camille, centri diocesani di accoglienza e di ascolto; una casa editrice e una emittente radio; l’Oeuvre Saint Bernard, per lo sviluppo dell’arte sacra e delle opere artistiche d’ispirazione cristiana; seminari interdiocesani in Costa d’Avorio e Congo; centri di formazione rurale e strutture di recupero per bambini di strada nella Repubblica Centrafricana; l’associazione Soleil de Justice, che raggruppa uomini politici cristiani africani.

    La Comunità delle Beatitudini nasce a Montpellier, in Francia, con il nome di «Léon de Juda et Agneau Immolé», per iniziativa dei coniugi Gérard (Ephraïm) e Josette Croissant che, con una coppia di amici, si sentono chiamati a una vita comunitaria di preghiera e di condivisione. Il nome di «Comunità del Leone di Giuda e dell’Agnello Immolato» si riferisce al passaggio dell’Apocalisse che riflette i due volti di Gesù: Leone e Agnello, Forza e debolezza, onnipotente e bambino, vita abbondante e annientamento, morte che vince la morte per aprire le porte della vita eterna. Nel 1975 la Comunità si trasferisce a Cordes. Riconosciuta come Pia Unione nel 1979, diviene associazione di fedeli di diritto diocesano nel 1985, con l’approvazione ad experimentum degli statuti da parte dell’Arcivescovo di Albi. Nel 1991 i responsabili, anche per rendere più esplicita l’apertura della Comunità ai poveri, decidono di adottare la denominazione attuale, più semplice da portare nelle culture dei diversi Paesi del mondo dove essa è ormai presente.

    L’associazione è membro della Catholic Fraternity of Charismatic Covenant Communities and Fellowships. L’8 dicembre 2002 il Pontificio Consiglio per i Laici decreta il riconoscimento della Communauté des Béatitudes come associazione internazionale di fedeli di diritto pontificio. Infatti la Comunità custodisce il suo nome originale come un «nome nascosto» esprimendone degli aspetti essenziali ed invariabili della sua vocazione e un mistero al quale essa vuole restare fedele nella sua preghiera e nella sua adorazione. Fa parte delle «nuove Comunità» nate nel mondo cattolico dopo il Concilio Vaticano II.

    La vocazione della Comunità è «una chiamata ad essere vero popolo di Dio che aspira alla vita Trinitaria, e come Teresa del Bambin Gesù che scelse tutto, si situa nel cuore della Chiesa per essere l’amore». Raggruppa fedeli di tutte le condizioni (laici sposati e non, seminaristi, sacerdoti, diaconi permanenti, uomini e donne consacrati nel celibato), «desiderosi di conformarsi il più fedelmente possibile al modello della comunità cristiana primitiva attraverso la vita comune, la condivisione dei beni, la povertà volontaria e una intensa vita sacramentale e liturgica». I membri della Comunità, che ha una vocazione contemplativa d’ispirazione carmelitana, sono attivamente impegnati nel servizio ai poveri e nell’annuncio del Vangelo.

    L’itinerario formativo, che inizia con una introduzione alla vita comunitaria, allo spirito e alla regola della Comunità, comprende una formazione comune nell’ambito dottrinale, spirituale, umano e professionale, nel periodo del postulato e dell’impegno temporaneo che è momento di discernimento della propria vocazione e di rafforzamento dell’unità comunitaria; una formazione specifica per ogni stato di vita, che precede le grandi tappe che segnano l’impegno in seno alla Comunità e punta ad aiutare i membri a vivere in pienezza e nel tempo la propria vocazione. Infine, «una formazione permanente per tutti che abbraccia tra l’altro lo studio della liturgia, della iconografia, della Sacra Scrittura, dell’ebraico e delle radici ebraiche del cristianesimo, delle lingue moderne, delle metodologie di evangelizzazione».

  • Pedofilia in parrocchia, arriva il “colpo di spugna”

    Pedofilia in parrocchia, arriva il “colpo di spugna”

    Giovanni Ciolina – Il Gip del tribunale costretto ad archiviare il fascicolo perchè i reati sono ormai prescritti. Il diacono Briano non pagherà per gli abusi dei quali era accusato

    Savona. Archiviato per sopraggiunta prescrizione dei reati. Una pietra tombale, un “colpo di spugna” sulle accuse di pedofilia nei confronti di Franco Briano, 63 anni, diacono e assistente di don Lupino nella parrocchia di San Dalmazio a Lavagnola.

    Il giudice delle indagini preliminari Fiorenza Giorgi ieri non ha potuto far altro che ratificare le conclusioni a cui era giunto il sostituto procuratore della Repubblica Alessandra Coccoli a seguito dell’inchiesta avviata in seguito alle denunce di Francesco Zanardi, una delle vittime della pedofilia che alla fine degli anni ’90 ha infestato la curia savonese.

    «Si tratta di fatti accertati e ammessi da Briano che risalgono al ’76. È tutto prescritto, anche l’ultimo episodio che ha coinvolto un maggiorenne nel 1996» ha spiegato il gip. Briano in un drammatico interrogatorio di un anno fa in procura ha ammesso gli addebiti, ha raccontato di aver toccato i ragazzini che frequentavano la parrocchie, i campi scout, i campi estivi, infilandosi nelle brande al momento di andare a dormire. E per convincere le sue giovani potenziali vittime a partecipare all’attività esterna non esitava a fare regali.

    Per poi entrare in azione con i suoi squallidi giochini al momento dell’adunata per andare a letto. E quei terribili momenti sono stati raccontai da Briano, ma anche dalle vittime dell’epoca che ora sono quarantenni di successo. Briano che non sembra essere sfuggito allam terribile “legge” che «gli abusanti di oggi sono gli abusati di ieri»,

    La prescrizione ha cancellato quei reati, non assolto Franco Briano che invece dovrà rispondere di possesso di materiale pedopornografico, reati di competenza della procura di Genova. Sul pc di Briano, infatti, sono state ritrovate immagini di bambini nudi che l’assistente della parrocchia di san Dalmazio ha scaricato da internet. E per quel reato sarà processato.

    Ma il buco nero della curia savonese nel campo della pedofilia ha coinvolto anche altri parroci: don Nello Giraudo, don Achille, don Rebagliati, quest’ultimo sotto inchiesta per favoreggiamento della prostituzione.

    E i destini giudiziari di molti di loro pauiono destinati tutti alla stessa conclusione: prescrizione. Al momento il sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro non ha ancora adottato provvedimento ufficiali, ma nonostante la gravità dei fatti contestati anche le accuse nei confronti di don Nello Giraudo, ora fuori dalla Curia, sono prescritte. Al pari di quelle per don Achille. Violenze datate nel tempo che se penalmente non avranno ripercussioni, dal punto di vista sociale mettono in luce uno spaccato preoccupante all’interno della chiesa savonese negli anni ’80 e ’90.

    Don Rebagliati, infine. Sarà interrogato forse la settimana prossima dal pm.