Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: diacono

  • Funerale Casamonica imbarazza, quello del vescovo pedofilo no?

    Funerale Casamonica imbarazza, quello del vescovo pedofilo no?

    Del funerale di Vittorio Casamonica ne hanno parlato tutti. Tra l’indignato e il sarcastico, chiunque si è sentito in dovere di dare la propria opinione in merito. Tutto tace (o quasi) dopo il funerale di ieri del vescovo pedofilo Josef Wesolowski: 8 minuti di silenzio e sepoltura con abito talare (nonostante fosse “spretato”).

    Il funerale ha avuto luogo ieri pomeriggio nella chiesa di Santa Maria Regina della Famiglia, all’interno della Città del Vaticano, celebrato da un suo connazionale, il polacco Konrad Krajewski, elemosiniere di papa Bergoglio, insieme ad altri 25 preti, tra cui il cardinale americano James Michael Harvey.

    Il vescovo, morto venerdì a 67 anni, è stato al centro di uno dei più grandi scandali di pedofilia che ha investito la Chiesa negli ultimi anni. Verrà sepolto in Polonia, la sua patria, chiuso nella bara con abito talare e anello da vescovo. Peccato però che non fosse più un “uomo di Chiesa” visto che era stato ridotto allo stato laicale dopo le accuse.

    Il 23 settembre 2014 Wesolowski fu arrestato dalla Gendarmeria vaticana su espressa volontà di Papa Francesco con l’accusa di pedofilia (almeno tre minori lo hanno denunciato) e possesso di materiale pedopornografico (sul suo pc sono stati trovati 100 mila file e altri 45mila cancellati).

    Oltre a questo era accusato di ricettazione (per aver acquistato o ricevuto il materiale pedopornografico), lesioni gravi (per il perturbamento provocato agli adolescenti) e di condotta che offende la religione e la morale cristiana (per l’accesso ai siti pornografici).

    I fatti ebbero inizio nella Repubblica Domenicana dove Wesolowski fu nunzio apostolico dal 2008 al 2013: secondo gli investigatori adescava ragazzini sulle spiagge con il suo ex diacono Francisco Occi Reyes.

    Il 15 giugno 2015 il presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano ne aveva disposto il rinvio a giudizio in accoglimento della richiesta avanzata dall’ufficio del promotore di giustizia. La prima udienza del processo si doveva tenere l’11 luglio 2015, ma è stata rinviata a causa di un malore improvviso dell’imputato.

    Venerdì scorso la morte, probabilmente per problemi cardiaci. Durante le esequie non è stata recitata alcuna omelia, ma ci sono stati otto minuti di silenzio. Durante la liturgia è stata chiesta la benedizione per “fratello Giuseppe” affinché “cancelli i peccati commessi per la fragilità della vita umana“. Al termine della messa è stata recitata una preghiera polacca da religiosi suoi connazionali che hanno così accompagnato la bara del monsignore verso il carro funebre. Oggi la salma è partita per Cracovia.

  • Chiesa e pedofilia, se un vescovo muore alla Penitenzeria

    Chiesa e pedofilia, se un vescovo muore alla Penitenzeria

    L’improvvisa morte del vescovo pedofilo Wesolowski, ai domiciliari in Vaticano proprio di fronte all’abitazione di Bergoglio, in attesa di essere giudicato anche penalmente.

    La notizia della morte del vescovo polacco mons. Wesolowski mi ha colto di sorpresa. L’ex nunzio vaticano a Santo Domingo, sottoposto a un processo penale per pedofilia dalla Santa sede, l’11 luglio scorso alla vigilia della prima udienza era stato colto da un leggero malessere costringendo il tribunale di Bergoglio a rinviare lo storico appuntamento “a data da destinarsi”. Wesolowski a quanto pare era stato messo ko da qualche pillola e una abbondante dose di alcool. Dopo pochi giorni di ospedale e, immagino, i dovuti accertamenti medici, è stato dimesso. A metà luglio il vescovo 67enne stava di nuovo bene e si trovava agli arresti domiciliari nel Collegio dei Penitenzieri, di fronte a Santa Marta, l’abitazione di papa Francesco. Venerdì 28 agosto, alle prime ore della mattina, è stato trovato morto nella sua stanza. “Per cause naturali”, recita la sintetica nota emessa dalla sala stampa della Santa sede. Per poi aggiungere: “Il Promotore di Giustizia ha ordinato un’autopsia, che sarà effettuata oggi stesso e i cui risultati saranno comunicati appena possibile. Il Santo Padre è stato doverosamente informato di tutto”.

    Pochi minuti dopo aver letto il comunicato ho ricevuto una telefonata dalla Polonia. Era la collega Aleksandra Maniewska di Tvn24 che mi chiedeva un commento da mandare in onda in giornata. “Quale è stata la prima cosa a cui hai pensato quando hai saputo?”. Mi sono chiesto perché fanno l’autopsia a una persona dichiarata morta per cause naturali, le ho risposto. E poi le ho detto quello che ho appena scritto e perché sono sorpreso. Prima il rinvio del processo penale e ora un processo che non si fa più. Sarebbe stato il primo al di fuori del Sant’Uffizio, nella lunga storia della pedofilia clericale (circa 1700 anni da San Damaso). In base alle nuove norme penali emanate da Bergoglio nel 2013, come ricostruisce repubblica.it l’ex presule era sotto processo per atti di pedofilia commessi a Santo Domingo (nei 5 anni in cui ha ricoperto l’ufficio di nunzio apostolico, dal 24 gennaio 2008 alle sue dimissioni del 21 agosto 2013) e per detenzione di materiale pedopornografico (anche durante il suo soggiorno a Roma dagli ultimi giorni di agosto 2013 sino al suo arresto in Vaticano, il 23 settembre 2014). I capi di accusa a lui contestati erano cinque: detenzione di materiale pedopornografico, pedofilia in concorso con il diacono Francisco Occi Reyes, ricettazione di materiale pedopornografico, lesioni gravi alle sue vittime adolescenti, condotta che offende la religione e la morale cristiana per aver visitato siti pornografici. Rischiava almeno 7 anni di carcere e nuove richieste di estradizione da parte della Rep. Dominicana e della Polonia. E forse anche da altri. Segnalazioni di possibili abusi erano giunte in questi due anni da Paesi di tre continenti in cui Wesolowski aveva svolto la sua carriera diplomatica, o nei quali era entrato e uscito a suo piacimento grazie al passaporto diplomatico della Santa sede. Fatti comunque da accertare (ora non più).

    “La pedofilia è un crimine seriale, gli abusi di Wesolowski sono andati avanti per anni. Quando è stato richiamato in Vaticano era appena partita un’inchiesta a Santo Domingo. Quando è stato arrestato dai gendarmi di Bergoglio, su di lui pendeva un mandato di cattura internazionale – ho detto alla TV polacca -. Difficile pensare che tra i suoi collaboratori o superiori nessuno abbia mai ricevuto una segnalazione. Una cosa però è sicura: Wesolowski porta con sé nella tomba la sua versione dei fatti. Una versione che non è mai uscita né uscirà dalle Mura leonine”. Quindi molto probabilmente non conosceremo mai i nomi ‘illustri’ di chi ha coperto i suoi crimini. Crimini per i quali era stato già condannato secondo il diritto canonico dalla Congregazione per la dottrina della Fede (l’ex Sant’Uffizio), e ridotto allo stato laicale da Bergoglio. A proposito dello stato laicale contro cui Wesolowski aveva fatto appello, segnalo un’ultima cosa che mi ha colpito leggendo le cinque righe del comunicato ufficiale emesso dalla Santa sede. Precisamente nel titolo, che nella seconda parte recita così: “Decesso di S.E. Mons. Józef Wesołowski”. Eminenza e Monsignore, due titoli oggettivamente poco coerenti con uno status laicale …. e che affibbiati ufficialmente a un pedofilo punito da un tribunale canonico lasciano intuire forse anche ai meno accorti quale sia l’effettiva portata dei proclami e degli anatemi lanciati dal gesuita argentino contro i cacciatori di bambini in abito talare.

    Federico Tulli

    Aggiornamento: In seguito alle “prime conclusioni tratte dall’esame macroscopico”, il 29 agosto una nota della Sala stampa vaticana ha confermato la versione del decesso per cause naturali (infarto).

  • Morto prima del processo. Wesolowski: mistero attorno ai motivi del decesso

    Morto prima del processo. Wesolowski: mistero attorno ai motivi del decesso

    L’ex nunzio polacco, sotto inchiesta in Vaticano per presunti abusi su minori, è stato trovato senza vita nella sua abitazione.

    I primi accertamenti indicano una scomparsa per cause naturali, ma l’autorità giudiziaria della Santa Sede ha ordinato l’autopsia. Si aspettano i risultati.

    Jòzef Wesolowski, già nunzio apostolico nella Repubblica Domenicana, sotto processo per presunti abusi su minori a Santo Domingo, è stato trovato esamine nella sua abitazione in Vaticano. Ma sulla morte del presule polacco, che secondo i primi accertamenti se n’è andato per cause naturali, aleggia un vero e proprio giallo che presto verrà risolto. Il Promotore di Giustizia del tribunale vaticano ha infatti ordinato un’autopsia (già effettuata) per far luce sulla vicenda, misteriosa. I risultati saranno comunicati il prima possibile, con il Santo Padre informato di tutto. Tant’è, grandissima è l’attesa per scoprire i risultati degli esami. Le malelingue sostengono che l’ormai ex arcivescovo fosse a conoscenza di segreti indicibili che avrebbero potuto letteralmente far saltare il banco. Con rivelazioni misteriose capaci di colpire veri e propri eccellenti. E non solo del mondo ecclesiastico. Ma si tratta di accuse tutte da decifrare.

    Trovato senza vita davanti alla tv accesa da un religioso francescano del Collegio dei Penitenziari, non più agli arresti domiciliari (ma sottoposto a un provvedimento che gli imponeva il divieto di espatrio), Wesolowski era stato già ridotto allo stato laicale dell’ex Santo Uffizio dalle autorità della Santa Sede.

    E così il primo processo penale in Vaticano per pedofilia e pedopornografia con la nuova legge voluta da Papa Francesco, non potrà celebrarsi. Un procedimento iniziato lo scorso luglio, con l’udienza immediatamente sospesa per via di un improvviso malore subito dall’ex monsignore, ricoverato in una struttura pubblica ospedaliera di Roma. Per presunti fatti venuti alla luce nel settembre 2013, quando le autorità domenicane decisero di avviare a carico dell’ex nunzio polacco un’inchiesta penale per reati di abusi su minori. Che secondo gli inquirenti sarebbero avvenuti durante i cinque anni di servizio prestati in qualità di rappresentante della Santa Sede nello stato caraibico. Oltre a questi pesantissimi addebiti, il Tribunale vaticano gliene contestava altri analoghi, forse commessi duranti il suo soggiorno a Roma, dall’agosto del 2013 fino al momento dell’arresto. Cinque i capi di accusa contro di lui: detenzione di materiale pedopornografico, pedofilia in concorso con il suo assistente ed amante, l’ex diacono Francisco Occis Reyes. E ancora: ricettazione, lesioni gravi alle sue presunte vittime adolescenti. E condotta che offende la religione e la morale cristiana per aver visitato siti osceni.

    Wesolowski se n’è andato, ma attorno alla sua improvvisa morte soffia un vento di mistero che solo l’autopsia sarà in grado di spazzare via.

    M.Z.

  • Pedofilia, Wesolowski ricoverato, stop al processo. Il prelato piantonato in ospedale

    Pedofilia, Wesolowski ricoverato, stop al processo. Il prelato piantonato in ospedale

    L’ex arcivescovo, ridotto allo stato laicale, si sarebbe sentito male ieri pomeriggio. Tra le accuse a suo carico anche la pedopornografia. E’ la prima volta per un presule viene giudicato in Vaticano da tribunale composto da soli laici.

    CITTA’ DEL VATICANO – Non ha fatto in tempo ad iniziare che è stato subito sospeso, dopo appena 6 minuti, il processo all’ex nunzio apostolico a Santo Domingo Jozef Wesolowski: il prelato, ridotto allo stato laicale dall’ex Sant’Uffizio per le accuse di pedofilia e pedopornografia a suo carico, è stato ricoverato ieri, in seguito ad un malore, in una struttura ospedaliera di Roma e si trova in terapia intensiva.

    Wesolowski, secondo quanto riferito dal vicedirettore della Sala Stampa della Santa Sede padre Ciro Bendettini, è piantonato dalle forze dell’ordine italiane, in base ad accordi di collaborazione tra Vaticano e Italia in materia di giustizia penale.

    Cinque i capi di accusa contro di lui: detenzione di materiale pedopornografico; pedofilia in concorso con il diacono Francisco Occi Reyes; ricettazione di materiale pedopornografico; lesioni gravi alle sue vittime adolescenti; condotta che offende la religione e la morale cristiana per aver visitato siti pornografici. La prima udienza è durata appena sei minuti giusto il tempo di decidere il rinvio senza una data precisa “dovendosi attendere la cessazione della causa che ha dato luogo al rinvio”. Per volontà di Papa Francesco, il giudizio a Wesolowski è affidato a tre laici, il presidente del Tribunale Vaticano Giuseppe Dalla Torre, e i giudici a latere Antonio Bonnet e Paolo Papanti-Pellettier, mentre il giurista Venerando Marano è supplente. E’ la prima volta che un presule viene sottoposto in Vaticano ad un processo penale in un tribunale composto solo da laici.

    L’arresto di Wesolowski, avvenuto lo scorso settembre su disposizione di Papa Francesco, aveva destato grande scalpore. I vescovi dominicani e il loro primate, cardinale Lopez Rodriguez, avevano inviato numerosi documenti circa i reati commessi dal nunzio apostolico, ottenendone solo successivamente prima la rimozione e poi, dopo l’intervento delle magistrature dominicana e polacca, anche l’arresto.

    La misura cautelare è stata decisa in considerazione della spiccata attitudine criminale dell’imputato, che, secondo quanto emerso nel processo canonico di primo grado presso la Congregazione della Dottrina della Fede, che lo ha condannato in primo grado alla riduzione allo stato laicale, si è dimostrato capace di condurre per anni una doppia vita.

    Nei giorni scorsi il presule polacco, consacrato da San Giovanni Paolo II, era stato notato passeggiare in buona forma nei Giardini Vaticani. E solo ieri avrebbe subito un attacco cardiaco, dovuto forse allo stress della vigilia del processo penale. Il malore, secondo fonti vaticane, sarebbe da attribuire ad un grave calo pressorio dovuto al caldo, alla tensione, all’età, tale comunque da obbligare i medici al ricovero in una clinica.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2015/07/11/news/wesolowski_ricoverato_processo_rinviato_il_prelato_piantonato_in_terapia_intensiva-118877290/

  • Lo schiaffo del Papa al nunzio: sarà processato da un tribunale di laici

    Lo schiaffo del Papa al nunzio: sarà processato da un tribunale di laici

    L’appuntamento è fissato per la mattina dell’11 luglio presso il Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, a due passi da Casa Santa Marta dove vive Papa Francesco. Mentre il pontefice è in viaggio in America Latina a migliaia di chilometri di distanza, si apre una pagina nuova nella storia della giustizia vaticana: per la prima volta all’interno delle mura leonine viene giudicato un arcivescovo accusato di pedofilia. Si tratta dell’ex nunzio polacco nella Repubblica Domenicana, monsignor Jozef Wesolowski. Non solo. Per la prima volta nella storia un arcivescovo di Santa Romana Chiesa sarà processato da un collegio giudicante interamente composto da laici: il presidente sarà infatti Giuseppe Dalla Torre, affiancato dai giudici Piero Antonio Bonnet e Paolo Papanti Pelletier. Giudice supplente: Venerando Marano. Cancelliere: Raffaele Ottaviano. L’accusa sarà impersonata dal promotore di giustizia Gian Piero Milano e dai suoi due «aggiunti»: Alessandro Diddi e Roberto Zannotti. La difesa del monsignore è affidata all’avvocato Antonello Blasi che era stato indicato come legale d’ufficio all’atto dell’arresto (il 22 settembre 2014) e poi è stato confermato come avvocato di fiducia.

    Di cosa è accusato il monsignore polacco?
    I fatti sono noti: l’arcivescovo Wesolowski, buon amico di san Giovanni Paolo II e del suo segretario, il cardinale Stanislaw Dziwisz, è stato nominato nunzio nella Repubblica Domenicana e delegato apostolico a Porto Rico il 24 gennaio 2008. Cinque anni dopo, il 21 agosto 2013 è costretto a dimettersi travolto dalle accuse di aver ripetutamente abusato negli anni di bambini domenicani costretti a prostituirsi e di possedere nei suoi computer una mole ingente di foto e filmati pedopornografici. Il grande accusatore è un diacono locale, suo assistente, che ha denunciato di essere stato costretto dall’arcivescovo a procurargli continuamente bambini per rapporti sessuali. Wesolowski, nonostante le accuse, è rimasto a lungo al suo posto, finché un’inchiesta condotta dalla giornalista televisiva Piera Nuria e le proteste dei vescovi locali, non hanno spinto la Santa Sede a sollevarlo dall’incarico e richiamarlo a Roma nell’agosto 2013. Nel frattempo era già stato aperto un fascicolo a suo carico anche dalla procura della Repubblica Domenicana. Ma a quanto pare neppure durante il suo soggiorno a Roma, presso la Casa internazionale del Clero a via della Scrofa, Wesolowski ha smesso di compiere i suoi crimini: secondo l’accusa pure in quel periodo avrebbe continuato a raccogliere e immagazzinare nel suo computer materiale pedopornografico, costringendo così la magistratura vaticana ad arrestarlo e a rinchiuderlo nella Casa dei Penitenzieri. Attualmente, per ragioni di salute in attesa del processo, la carcerazione preventiva dell’arcivescovo polacco è stata convertita in obbligo di dimora, nello stesso luogo, senza la possibilità di allontanarsi dalla Città del Vaticano.

    Wesolowski ha già subito un processo canonico?

    L’arcivescovo è già stato processato dalla giurisdizione canonica: la Congregazione per la dottrina della fede (l’organismo competente a giudicare i cosiddetti «delicta graviora» come le violenze sui minori) ha acquisito dalla magistratura domenicana le prove a carico di Wesolowski (i verbali delle testimonianze dei bambini e dei suoi collaboratori, le testimonianze dei vescovi del luogo, le perizie informatiche) e lo ha condannato alla pena più grave, cioè la riduzione allo stato laicale. Si è trattato di un processo «penale amministrativo canonico». Ora si attende il deposito della sentenza contro la quale, molto probabilmente, il presule farà appello. Intanto però la decisione dell’ex sant’Uffizio è già esecutiva: il monsignore polacco non solo è stato dimesso dal corpo diplomatico della Santa Sede ma gli è stato anche tolto lo stato clericale.
    Tuttavia il Papa, anche come segnale da dare all’esterno, ha fortemente voluto che Wesolowski venisse processato pure dinanzi a un tribunale civile come è, a tutti gli effetti, quello presso lo Stato della Città del Vaticano. Per fare questo ci sono voluti due precisi atti normativi: il primo è un «Motu Proprio» (cioè una legge emanata direttamente dal Papa) dell’11 luglio 2013, intitolato «Ai nostri tempi», che estende la giurisdizione del tribunale vaticano anche ai pubblici ufficiali della Santa Sede, come era il nunzio polacco. Il secondo è un «rescritto di udienza» di Francesco del settembre scorso che ha autorizzato il Tribunale vaticano a processare l’arcivescovo. Di norma, infatti, arcivescovi e vescovi potrebbero essere giudicati solo da un’apposita commissione di tre membri nominata personalmente dal Papa. Il «rescritto» papale invece demanda il giudizio al Tribunale composto da soli laici.

    L’ex nunzio può essere processato due volte?
    Tra la giurisdizione penale canonica e quella penale civile, di fronte al Tribunale vaticano non vi è alcuna sovrapposizione né interferenza, ha sottolineato il promotore di giustizia, Gian Piero Milano, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, il 31 gennaio scorso. Ha respinto così la tesi di quanti sostengono che il prelato polacco non può essere giudicato dalla giurisdizione vaticana perché già condannato dalla Congregazione per la dottrina della fede. «Ci si è posti il dubbio se l’esistenza di una concorrente giurisdizione di organi statuali vaticani (il nostro Tribunale) e di organi canonici (la Congregazione per la dottrina della fede) su una medesima fattispecie penale potesse costituire violazione del principio generale “ne bis in idem” (“non due volte per la stessa cosa”, ndr)», riferisce Milano. E risponde che tale dubbio è da fugare poiché «altro sono le sanzioni previste dalle leggi penali vaticane, altro le sanzioni canoniche attribuite alla competenza della Congregazione per la dottrina della fede nei confronti dei chierici. Nelle prime si realizza la giurisdizione dello Stato, per le seconde opera la giurisdizione sullo status (del sacerdote, del vescovo ecc. ndr)».

    Quali pene rischia Wesolowski?
    Sono due i principali capi di accusa a carico del monsignore: anzitutto la detenzione di materiale pedopornografico con l’aggravante dell’ingente quantità. Si parla di centinaia di migliaia di file di foto e filmati rinvenuti nel computer della nunziatura e nel portatile dell’arcivescovo, che Wesolowski avrebbe continuato a raccogliere anche quando ormai era stato richiamato a Roma a partire dall’agosto 2013. In questo caso si applica la legge VIII emanata da Papa Francesco nel luglio 2013 che sanziona proprio questo tipo di reati. Il presule rischia fino a 24 mesi di carcere che possono però essere aumentati a discrezione del giudice a causa delle aggravanti.
    Per i reati di violenza sui minori, che il monsignore polacco avrebbe compiuto invece nella Repubblica Domenicana, si deve applicare il codice penale Zanardelli del 1889, che il Vaticano recepì nel suo ordinamento ed è tuttora vigente. Si può ben immaginare che quel codice non prevedeva i reati di pedofilia come li intendiamo oggi. Tuttavia al caso di Wesolowski si possono applicare gli articoli 335 e 372 che sanzionano «la corruzione mediante atti di libidine» (pena prevista: fino a 30 mesi di reclusione) e le «lesioni personali gravi» comminando pene che possono andare da uno a cinque anni secondo la gravità. Nelle lesioni personali gravi sono compresi anche i danni psicologici. Sommando tutte le pene previste, Wesolowski rischia fino a 9 anni di carcere.

    Quanto durerà il processo?

    Le indagini, ormai concluse, sono durate oltre otto mesi: sono state coordinate dal promotore di giustizia Milano e condotte dalla gendarmeria vaticana sotto la responsabilità del comandante, Domenico Giani. Gli inquirenti vaticani hanno acquisito dalla Congregazione per la dottrina della fede il materiale probatorio che era giunto dalla Repubblica Domenicana. Tuttavia, poiché il processo si svolgerà secondo le norme del codice di procedura penale Finocchiaro-Aprile del 1913, ammodernato con la legge IX del 2013, la fase dibattimentale sarà molto importante. Fondamentali saranno le prove che verranno portate dinanzi al tribunale. Non è da escludere che la difesa chieda la perizia psichiatrica per il monsignore, mentre l’accusa potrebbe portare in aula dei testimoni. La magistratura domenicana ha fornito documenti e verbali con i racconti delle vittime ma il Vaticano potrebbe presentare richiesta di rogatoria per portare altre prove e testimonianze: a cominciare dal diacono Francisco Javier Occi Reyes, ex collaboratore del nunzio e ora suo grande accusatore. Arrestato dalla polizia domenicana, il diacono avrebbe rivelato di essere stato lui ad avvicinare i bambini poveri per portarli all’arcivescovo. Per questa ragione potrebbe essere chiesta anche una rogatoria alla Repubblica Domenicana.
    La prima udienza del processo, l’11 luglio, sarà certamente pubblica ma è molto probabile che, riguardando reati su minori, la difesa chieda che le udienze successive si svolgano a porte chiuse. Il processo entrerà nel vivo tra settembre e ottobre. Si prevede che per giungere alla sentenza ci vorrà almeno un anno. Se condannato, Wesolowski avrà facoltà di appello.

    http://www.panorama.it/news/urbi-et-orbi/lo-schiaffo-del-papa-al-nunzio-pedofilo-sara-processato-da-un-tribunale-di-laici/

  • Chiesa tra pedofilia, veleni e arresti In campo gli ispettori del Vaticano

    Chiesa tra pedofilia, veleni e arresti In campo gli ispettori del Vaticano

    L’arresto di don Pascal Manca ha aperto una breccia. Accuse di pedofilia, diffamazioni, veleni, inchieste, arresti, ombre nel passato di alcuni sacerdoti, il giallo sull’allontanamento di don Alberto Manca da parroco della Cattedrale di Cagliari.

    Si espande a macchia d’olio l’inchiesta su pedofilia e dintorni. E tornano a galla vecchi “cold case” nati sull’asse Cagliari-Vallermosa-Mandas e forse archiviati troppo in fretta.

    C’è il tanto per scomodare gli ispettori del Vaticano che starebbero per arrivare nell’Isola per fare luce e tentare di riportare serenità nella comunità cattolica isolana.

    Sono settimane difficili per i vertici della Chiesa cagliaritana. L’ultimo sofferto conflitto è quello che si sta consumando all’interno della Cattedrale, nel cuore di Castello, a Cagliari. Un posto da sempre molto ambito. Tradizionalmente riservato a preti giunti a fine sacerdozio, dunque esperti e meritevoli di un riconoscimento per il loro servizio nella Chiesa. Ma anche una parrocchia dai tanti misteri come lo strano incidente stradale, nel 1988, in cui morì l’allora parroco don Antonio Pittau (mai del tutto chiarita) e il clamoroso furto, miliardario (in lire) di un ostensorio d’oro tempestato di diamanti e un boccale del Cellini.

    Nel 2009 un nuovo fatto di cronaca aveva riportato le attenzioni sulla Cattedrale: l’auto di don Alberto Pala, giovane parroco pronto per una brillante carriera (monsignor Giuseppe Mani lo aveva anche nominato direttore dell’ufficio liturgico Diocesano), era stata distrutta in un attentato incendiario. Il parroco aveva fatto il nome di Michele Piras, all’epoca diacono (mai nemmeno indagato per quella vicenda), diventato poi uno degli accusatori di don Pascal Manca. Lo stesso don Alberto al centro in questi giorni di una sospensione per motivi di salute che assomiglia molto a un allontanamento.

    Oggi don Pascal Manca, ex parroco di Villamar, trascorre il compleanno in carcere. Da una settimana si trova in una cella ad Uta con l’accusa di abusi sessuali su minori. Intanto un gruppo di cittadini di Villamar ha pronta una lettera da inviare a papa Francesco per chiedergli di fare luce ed individuare eventuali responsabilità «in una brutta vicenda dalla quale il paese si è ritrovato travolto». Nessun intento di condanna per il sacerdote. Ma bensì quello di individuare colpe ed omissioni dei superiori che, secondo il comitato spontaneo villamarese, pur a conoscenza dei fatti, non avrebbero agito. Dito puntato soprattutto contro l’arcivescovo di Cagliari monsignor Arrigo Miglio.

    http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2015/05/15/cagliari_uno_007_del_vaticano_dopo_gli_scandali_in_parrocchia-68-418997.html

     

  • Diacono abusa minore. Succede a Napoli in un internet point

    Diacono abusa minore. Succede a Napoli in un internet point

    Diacono abusa minore a Napoli in un internet point di Piazza Garibaldi. Il religioso sorpreso ed arrestato mentre aveva un rapporto sessuale con un minore.

    Diacono abusa minore in un internet point di Piazza Garibaldi a Napoli.  Dopo gli episodi verificatisi nel Parco Verde di Caivano (Leggi: Continuano gli orrori del Parco Verde di Caivano), ecco un nuovo e sconcertante episodio che vede un religioso autore del più efferato dei crimini contro i bambini.

    Diacono abusa minore, il pedinamento e l’arresto dei Vigili

    Il diacono, cappellano di bordo sulle navi da crociera, è stato sorpreso in flagranza di reato mentre aveva unrapporto sessuale con il minorenne. Immediatamente è scattato l’arresto eseguito dagli agenti del Nucleo tutela minori della Polizia municipale, sotto il comando del capitano Sabina Pagnano. I vigili avevano precedentemente notato l’uomo che contrattava il prezzo della prestazione con il ragazzino e hanno iniziato a pedinare i due.

    Dopo aver stabilito le modalità dell’incontro, il minorenne è entrato per primo nell’internet point, seguito, poco dopo qualche minuto, dal diacono. Subito è scattato il blitz dei vigili. Gli agenti hanno aperto una delle cabine dell’internet point e hanno scoperto il ragazzino con i pantaloni già abbassati e l’uomo che lo toccava mentre guardava un filmato pornografico al computer. Quando è stato arrestato il diacono è scoppiato in lacrime e ha implorato agli agenti di non denunciarlo. “Non fatelo sapere a mia mamma” avrebbe detto poi il cinquantenne quando oramai era in manette. L’uomo subito ha dichiarato di essere un cappellano sulle navi da crociera, quasi facendosi scudo dell’attività svolta.

    Già nei mesi scorsi erano stati effettuati degli arresti, sequestri e perquisizioni in relazione a torture ed abusicompiuti sul territorio. Tali episodi sono in crescita e tali atti molte volte non vengono denunciati per paura o per la vergogna.

    http://www.roadtvitalia.it/cronaca/diacono-abusa-minore-succede-napoli-in-internet-point/

  • Napoli. Arrestato diacono 50enne, stava abusando di un ragazzino. Era cappellano sulle navi da crociera

    Napoli. Arrestato diacono 50enne, stava abusando di un ragazzino. Era cappellano sulle navi da crociera

    Con le manette ai polsi l’uomo ha implorato: «Non fatelo sapere a mia mamma»

    Un diacono di 50, cappellano di bordo sulle navi da crociera, è stato arrestato a Napoli sorpreso in flagrante mentre aveva un rapporto sessuale con un minorenne all’interno di un internet point di piazza Garibaldi.

    L’arresto è stato eseguito dagli agenti el nucleo tutela minori della polizia municipale, retto dal capitano Sabina Pagnano. I vigili hanno notato l’uomo che contrattava con il ragazzino e hanno iniziato a seguire i movimenti dei due. Quando il minorenne è entrato nell’internet poit, seguito dopo qualche minuto dal diacono, è scattato il blitz.

    Gli agenti hanno aperto una delle cabine dell’internet point e hanno scoperto il ragazzino con i pantaloni già abbassati e l’uomo che lo toccava mentre guardava un filmato pornografico al computer. Quando è stato arrestato il diacono cinquantenne ha implorato: “non fatelo sapere a mia mamma”. L’uomo ha detto di essere stato cappellano di bordo sulle navi da crociera.

    http://www.ilmattino.it/NAPOLI/CRONACA/pedofilo-diacono-arrestato-napoli-cappellano-vani-crociera/notizie/1110488.shtml

  • ABUSI, NON SOLO WESOLOWSKI VATICANO A TOLLERANZA ZERO

    ABUSI, NON SOLO WESOLOWSKI VATICANO A TOLLERANZA ZERO

     di Valeria Pacelli

    Non c’è solo Jozef Wesolowski nel “giro di vite” voluto da Papa Francesco, che ieri ha messo uno dei primi tasselli al cosiddetto nuovo corso in Vaticano, targato “tolleranza zero”.

    Da oltretevere altri due sono i casi di vescovi finiti nel mirino di Bergoglio per abusi sessuali sui quali c’è il massimo riserbo. E non solo. Perché non ci sarà alcuna tolleranza neanche nei confronti di chi ha coperto abusi. Infatti, secondo indiscrezioni, sarebbe stato acceso un faro sulla diocesi di Varsavia, di cui è arcivescovo dal 2007 il cardinale Kazimierz Nycz, dopo esser stato ordinato diacono nel 1972 da Karol Wojtya. Ed è proprio sulla rete polacca, legata a Giovanni Paolo II, che si concentrano le indagini del tribunale vaticano. Circostanza che il portavoce Padre Federcio Lombardi né conferma né smentisce: “Non ne ho prontezza”.

    ALTRO PROBLEMA da risolvere, per contrastare il problema della pedofilia, però riguarda anche le misure da prendere nei casi di denunce contro ecclesiastici, finiti sotto inchiesta delle procure italiane. E di casi già ne esistono parecchi. Nei loro confronti, la posizione di Papa Francesco di certo non sarà particolarmente morbida. Basti ricordare il trattamento riservato a Bernard Law, arcivescovo di Boston, trasferito a Roma alla basilica di Santa Maria Maggiore da Giovanni Paolo II. L’ar – civescovo Law era stato accusato di aver coperto i preti pedofili nell’arcidiocesi di Boston. Accuse che Bergoglio non ha dimenticato, tanto che quando lo ha incontrato nella Basilica di Santa Maria Maggiore, non lo avrebbe salutato. L’accusa mossa a Law in realtà per anni è un cruccio per la chiesa cattolica.

    Basti pensare all’inchiesta pubblicata dal New York Times, che sulla base di alcuni documenti accusò i vertici del Vaticano, tra cui Benedetto XVI, di aver occultato gli abusi di un prete americano, sospettato di aver violentato circa 200 bambini sordi di una scuola del Wisconsin. Circostanza sempre smentita. Ma di scandali legati agli abusi ce ne sono stati parecchi. E significati sono i numeri delle denunce presentate: 600 nel 2013 soltanto presso la Congregazione per la dottrina della fede, l’ex Sant’Uffizio. Ne sa qualcosa Re – te l’abuso, una onlus che segue le vittime di violenze. Sul sito, addirittura, c’è una mappa dei casi divisi per regioni e l’immagine che ne viene fuori è davvero imbarazzante.

    C’è ad esempio la storia di don Marino Genova, ex parroco di Portocannone (Termoli), accusato da una parrocchiana (all’epoca dei fatti minore) di abusi sessuali. La giustizia canonica ha confermato nei suoi confronti la sospensione ‘a divinis’, ossia l’impossibilità di somministrare sacramenti e di incontrare persone in qualità di sacerdote. Una punizione troppo leggera, accusa Francesco Zanardi, fondatore di Rete l’abuso: “gira ancora a piede libero”. Nei confronti di Don Marino però non c’è una sentenza e le indagini della magistratura sono ancora in corso. Il 10 ottobre invece ci sarà l’udienza davanti al Tribunale di Roma a don Vito Beatrice, della Congregazione dei Chierici Regolari di Somasca, accusato di abusi sessuali da parte di un giovane che a 28 ha trovato il coraggio di denunciare gli abusi subiti per dieci anni. Ha fatto perdere le tracce di se, invece, Don Silverio Mura, insegnante di religione in una scuola di Ponticelli (Napoli).

    Dopo le denunce di un ragazzo che ha rivelato gli abusi solo dopo aver compiuto 38 anni e quando il reato era ormai prescritto, il parroco era stato spostato. “Lo abbiamo rintracciato a Nola – racconta Zanardi – e faceva lo stesso lavoro. Lo abbiamo segnalato e adesso nessuno sa più dove si trova”. È fuggito pure don Roberto Mastro, ex prete di Belcastro (Catanzaro). Avrebbe abusato di 17 ragazzini, quando era parroco tra il 2007 e il 2010. L’indagine nei suoi confronti è stata chiusa, dalla Procura di Catanzaro, a novembre del 2013, ma di lui non si hanno più tracce dal 2010. E sono solo alcune delle storie di chiesa e abusi. Adesso sembra che le cose, su questo tema, stiano cambiando. Lo sa bene Josef Wesolowski, ai domiciliari (ora rischia 7 anni di carcere) per aver abusato di alcuni minori mentre si trovava a Santo Domingo. C’è infatti il pericolo che potesse scappare.

    Il FAtto Quotidiano

  • Con il via libera del Papa arrestato arcivescovo accusato di abusi sui minori

    Con il via libera del Papa arrestato arcivescovo accusato di abusi sui minori

    Si tratta dell’ex nunzio Jozef Wesolowski già condannato allo stato laicale dall’ex Sant’Uffizio per abusi sessuali su minori. Dal pomeriggio è agli arresti domiciliari.

    ROMA – L’ex nunzio Jozef Wesolowski, 66 anni, sotto inchiesta per pedofilia, è stato arrestato oggi in Vaticano. L’arresto, reso noto dal Tg de La 7, è stato realizzato secondo le indicazioni di Papa Francesco, ha dichiarato padre Federico Lombardi: “L’iniziativa assunta dagli organi giudiziari dello Stato è conseguente alla volontà espressa del Papa, affinché un caso così grave e delicato venga affrontato senza ritardi, con il giusto e necessario rigore, con assunzione piena di responsabilità da parte delle istituzioni che fanno capo alla Santa Sede”.

    Mons. Wesolowski, che ha già avuto una condanna canonica di primo grado che lo ha visto ridotto allo stato laicale dall’ex Sant’Uffizio per abusi sessuali su minori, è stato arrestato questo pomeriggio intorno alle 17.

    Le accuse. Jozef Wesolowski, confermano fonti Oltretevere, è stato arrestato dagli agenti della Gendarmeria vaticana su ordine del promotore di giusitizia che lo accusa di reati di pedofilia quando era nunzio della Repubblica Dominicana tra il 2008 e il 2013. Wesolowski avrebbe adescato alcuni ragazzini su una spiaggia di Santo Domingo pagandoli per fare sesso. Un diacono, suo ex collaboratore, ha riferito di avergli procurato giovani per rapporti sessuali. Anche altri quattro testimoni hanno puntanto il dito contro il monsignore, indagato, oltre che Santo Domingo, anche in Polonia dove, in base ad accordi internazionali, Varsavia persegue i suoi cittadini anche per reati commessi all’estero.

    Wesolowsky era stato richiamato in Italia nell’estate di un anno fa, dopo che l’arcivescovo di Santo Domingo aveva informato della vicenda Papa Francesco. Nel frattempo la procura distrettuale di Varsavia aveva chiesto informazioni sul suo status legale. Dal Vaticano nel gennaio di quest’anno era giunta la risposta: godendo di immunità diplomatica e in ogni caso essendo cittadino vaticano non poteva essere estradato, perché tra Santa Sede e Polonia non ci sono accordi in tal senso. Il 26 giugno la Congregazione per la dottrina della fede avava processato il 66enne ai fini della giurisdizione canonica, decretandone la restituzione allo stato laicale. Contro questa sentenza è stato promosso appello, ma il giudizio ancora non è stato emesso e arriverà nelle prossime settimane.

    Così l’alto prelato polacco, privo dell’immunità diplomatica era tornato a Roma, vivendo in un convento. Nel frattempo, autorizzata dal Pontefice, era partita anche l’indagine penale dell’autorità Vaticana. Qualche giorno fa i gendarmi vaticani hanno informato il promotore di giustizia che era in Italia e stamattina è stato convocato negli uffici del tribunale vaticano: quindi la notifica, le formalità di rito e l’arresto.

    Anche Onu aveva chiesto intervento. Il caso Wesolowski era stato al centro anche delle dure critiche del Comitato Onu contro la tortura nei confronti della Senta Sede. In più occasioni il Comitato di Ginevra aveva chiesto al Vaticano  di garantire indagini immediate e imparziali sulla condotta del Nunzio a Santo Domingo. L’ultima richiesta dell’Onu risale a maggio scorso. Con il nuovo corso voluto da Papa Francesco, a giugno la condanna allo stato laicale, oggi l’arresto.

    SCANDALO IN VATICANO

    Il precedente del maggiordomo di Ratzinger. Dopo l’ex maggiordomo di Papa Ratzinger, Paolo Gabriele, questo è il secondo clamoroso arresto in Vaticano, anche se la situazione è molto diversa. L’arresto di Gabriele, nel maggio 2012, il processo per il furto dei documenti dall’appartamento papale e la successiva detenzione hanno fatto il giro del mondo. Come anche la grazia che Benedetto XVI ha concesso al suo ex strettissimo collaboratore prima del Natale 2012.

    http://www.repubblica.it/esteri/2014/09/23/news/pedofilia_arrestato_in_vaticano_arcivescovo_accusato_di_abusi_col_s_del_papa-96500566/