Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: famiglie

  • Abusi sessuali I drammi nascosti dei genitori

    Abusi sessuali I drammi nascosti dei genitori

    Il calvario della milanese Jolanda è iniziato quando il figlio, a 14 anni, ha raccontato di aver subito dall’età di 12 anni abusi sessuali nel seminario di Gozzano, da parte di un sacerdote della congregazione dei Legionari di Cristo. “A Milano frequentavo la parrocchia – racconta – e quando abbiamo scelto di denunciare siamo rimasti isolati. Mio figlio, che ora vive a Valencia, ha tentato per due volte il suicidio. Il sacerdote è stato condannato ed è stato mandato in Messico, noi stiamo ancora portando avanti una causa civile perché, dopo tutto quello che è successo, non abbiamo ottenuto neanche un risarcimento”.

    Raccontano il loro dramma i genitori di Eva Sacconago, che nel 2011 si è tolta la vita all’età di 26 anni dopo aver subito, da quando era ancora minorenne e frequentava l’oratorio a Busto Arsizio, violenze sessuali da parte di Maria Angela Faré, ormai ex suora: “Cercate di stare vicini ai vostri figli – è il loro messaggio – perché noi abbiamo perso la nostra Eva, e ci restano solo i ricordi. Quattro pacchi, con le sue cose e i suoi scritti, non li abbiamo ancora aperti”.

    Storie che si incrociano, seguendo un drammatico copione, tra i genitori che fanno parte del neonato Coordinamento famiglie sopravvissuti, promosso da Rete L’Abuso, associazione che da anni tutela le vittime di violenze sessuali in ambiente ecclesiastico (la rete ha censito solo in Lombardia 370 casi in 15 anni e 30 preti condannati in via definitiva). Un progetto “unico in Italia”, che per ora riunisce una trentina di famiglie di diverse regioni, coordinato da Cristina Balestrini e dedicato alla memoria di Alessandro Giacoletto e Cristina Masera, coppia che si è tolta la vita dopo il suicidio della figlia Chiara, abusata da un parente. Si incontrano online, si confrontano sui drammi vissuti dai figli, offrono supporto a chi non ce la fa (per contattare il gruppo: coordinamento@retelabuso.org).

    “In Italia nessuno pensa ai genitori dei sopravvissuti– spiega Francesco Zanardi, fondatore di Rete L’Abuso – che da un giorno all’altro vengono messi di fronte a una situazione impensabile”. Genitori che hanno pagato la scelta di denunciare con l’isolamento. Poi lunghi processi, tentativi di insabbiare i casi mentre le ferite dei figli non si rimargineranno mai. “Nostro figlio è stato molestato da un sacerdote che era amico di famiglia – racconta una coppia – ora va in giro come se non fosse successo niente, mentre noi viviamo chiusi in casa”.

    Tra loro c’è anche una ex suora, stuprata quando era missionaria in Congo da parte di un sacerdote africano. “Non ne parlai con nessuno – racconta – e avevo il terrore di essere rimasta incinta”.

    https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/abusi-sessuali-i-drammi-nascosti-310a3820

  • “In tribunale venivano con i bus per sostenere il parroco”

    “In tribunale venivano con i bus per sostenere il parroco”

    In Sicilia, negli ultimi 15 anni sono state 90 le vittime di abusi sessuali dal clero riconosciute come tali con sentenza pronunciata dalla Corte di Cassazione.

    Questi casi, ormai chiusi per la giustizia ordinaria, hanno portato sul banco degli imputati 27 sacerdoti e 6 laici attivi in parrocchie siciliane e contesti a queste collegati. Ancora in attesa di completare i tre gradi di giudizio ci sono attualmente circa una decina di casi tra sacerdoti e laici.

    Durante la conferenza stampa di presentazione del coordinamento delle famiglie dei sopravvissuti agli abusi clericali, a raccontare la sua storia, chiedendo l’anonimato e lasciando la telecamera spenta c’è un padre siciliano.

    A quest’uomo non manca il coraggio di esporsi, lo ha già fatto il giorno che, assieme alla moglie, di sostenere la richiesta di verità del figlio abusato da un sacerdote che però, dopo essere stato condannato in primo grado ed in appello, esce dalla Cassazione con il reato prescritto per soli 9 giorni. Quel sacerdote “era un amico di famiglia, pranzava e cenava a casa nostra”, una fiducia piena che era tale da sostenerlo e proteggerlo quando si mostrava fragile e che mai avrebbero pensato potesse venire meno.

    Di quella confidenza ricevuta dal figlio sugli abusi subiti parla con un amico ex sacerdote e poi con il vescovo, non immaginando che la vita dell’intera famiglia non sarebbe mai più stata la stessa. “ Ho ancora un rimorso. Non siamo stati pronti ad aiutarlo, siamo rimasti in quella chiesa, il vescovo ha minimizzato più che pativamo. Mio figlio una volta maggiorenne ha denunciato e siamo diventati lo zimbello del paese non solo della parrocchia.”

    L’uomo con dolore e rabbia racconta “ hanno fatto una fiaccolata a suo sostegno, immaginate come ci siamo sentiti. Alle udienze venivano con i pullman per sostenerlo e noi siamo rimasti soli ed isolati da tutti. Il ruolo dei vescovi è molto importante, perché avrebbero potuto fermare tutto questo e non soltanto per noi. Le storie sono tutte uguali, fotocopie l’una dell’altra. Che oggi esista e ci sia questo nuovo coordinamento genitori ci da sostegno e speranza perché qualcosa cambi all’interno della chiesa”.

    Questo padre, questa madre, lo scorso ottobre erano ad Enna al fianco di Antonio Messina, a chiedere verità al vescovo della Diocesi di Piazza Armerina sul caso Rugolo. Tra le famiglie che hanno aderito al comitato delle famiglie dei sopravvissuti agli abusi clericali c’è anche quella di Antonio ed il padre racconta al nostro quotidiano “ sono una persona che si sforza di vedere il lato positivo anche dove è più difficile o dove sembra che non possa esserci, come in questo caso.

    Anche noi abbiamo vissuto il silenzio delle persone che abbiamo avuto sempre accanto, il loro allontanamento, ma abbiamo visto entrare nella nostra vita alcune persone che spontaneamente hanno scelto di esserci accanto e gliene sono e siamo grati. Non lascerò mai mio figlio da solo e con mia moglie lo sosterremo sempre”. T.T.

  • “Perchè chi denuncia resta solo?” Sos delle vittime di abusi dei preti

    “Perchè chi denuncia resta solo?” Sos delle vittime di abusi dei preti

    Occhi lucidi e sorrisi di speranza, nonostante tutto, ancora possibile. I genitori delle vittime degli abusi clericali si raccontano sgranando un “rosario” ideale fatto di parole, dolore e domande martellanti “perché siamo rimasti soli?” “Dov’è la Chiesa, la giustizia?”.

    Ieri mattina, si sono presentati, durante una conferenza stampa online, per la prima volta in Italia, come coordinamento con il sostegno di “Rete l’abuso” unica associazione che sostiene i sopravvissuti alle violenze clericali. Un fronte comune, quello del coordinamento per le famiglie dei sopravvissuti che conta già una trentina di adesioni, anche dalla Sicilia con alcune delle famiglie presenti alla conferenza stampa, e che lavora, garantendo riservatezza, ascolto e scambio di esperienze, per raccogliere ed accogliere quel dolore vicario di chi ha visto il corso della propria vita uscire dai binari della sicurezza quotidiana dopo avere ascoltato il racconto di quanto patito dal proprio figlio ancora bambino o adolescente.

    Alcuni di loro vivono nel buio senza fine dopo il suicidio del proprio figlio. Grano dopo grano, quel “perché a mio figlio?”, “perché a me?” si leva come una preghiera laica per una Chiesa pulita, che segua e realizzi quella che è la sua essenza chiudendo per sempre a questa parte oscura. Il coordinamento gestito da Cristina Balestrini, affiancata da due collaboratori esterni non è un semplice gruppo di auto aiuto “ Da una parte c’è una chiesa cattolica italiana che non ha agito attivamente per fermare gli abusi, mentre in altre parti del mondo questa richiesta avviene anche scendendo in piazza.

    Tra i dimenticati in Italia ci sono anche le famiglie delle vittime”. Il coordinamento è dedicato alla famiglia di Chiara Giacoletto abusata da bambina e che da adulta si toglierà la vita, seguita due anni dopo dai genitori che non hanno mai superato la sua scomparsa. Balestrini aggiunge “essere genitori non e facile ed esserlo di vittima di abusi lo è ancora meno. Senti un dolore che non puoi spiegare e che non è facile da spiegare agli altri, che non trova dove essere depositato”.

    I componenti del coordinamento si dicono “cattolici delusi dalla Chiesa”, molti di loro sono passati dall’aver “vissuto la parrocchia come una seconda casa” all’ essere “sgraditi ed allontanati per avere denunciato”. Si descrivono “delusi e feriti due volte”, davanti al “copione delle denunce ecclesiastiche che si ripete uguale nel suo chiudersi con il silenzio”.

    Con loro c’è Francesco Zanardi, presidente e fondatore di “rete l’Abuso”che durante la presentazione del coordinamento chiede senza mezzi termini “ come è possibile che tra comunità, Stato, Vaticano nessuno abbia un senso di vergogna per quello che accade ?”

    Mentre le famiglie si raccontano, con loro ci sono anche Dante Ghezzi, psicologo psicoterapeuta, Anna, sopravvissuta agli abusi del clero e Daniele, cittadino con un vissuto assimilabile che ha deciso di mettersi a loro disposizione. Un contenitore per il dolore è nato per farsi culla di speranza.

  • Abusi su due fratelli, la madre dal Papa

    Abusi su due fratelli, la madre dal Papa

    Nasce oggi il «Coordinamento nazionale delle famiglie dei sopravvissuti» agli abusi sessuali sui minori, in collaborazione con la «Rete l’abuso», fondata anni fa da Francesco Zanardi, che vuole riunire tutti i familiari che hanno subito e vissuto questo tipo di violenza, per far fronte comune, aiutarsi a vicenda, e contrastare quanto più possibile tutte le forme di pedofilia.

    Gli abusi e le molestie sessuali su minori sono un capitolo preciso dell’attuale legge sulla violenza sessuale, il 609
    quater del codice penale che prevede condanne specifiche e aggravate per chi commette atti sessuali su chi ha menodi 14 anni.

    Quando questi reati vedono protagonisti preti, sacerdoti e religiosi suscitano ancora più indignazione anche per i silenzi del passato da parte dei vertici ecclesiastici, in Italia e nel mondo.

    A Pisa qualche anno fa venne alla ribalta una vicenda di abusi sessuali su due fratelli compiuti da monsignor Luigi
    Gabbriellini, quando i due erano solo dei ragazzini di10 e 13 anni. Il prete alla fine confessò durante il processo ca
    nonico nel 2022, e fu prima sospeso e poi allontanato dal vescovo Benotto, per poi fini re in un istituto romano di cura per religiosi. Provvedimento riconosciuto definitivo lo scorso anno dal Dicastero per la dottrina della Fede del Vaticano.

    Perquesti fatti è stato avviato un procedimento giudiziario di risarcimento in sede civile, perché a livello penale i
    reati erano andati ormai in prescrizione.

    La madre dei due fratelli, con il marito e uno dei suoi figli vittima degli abusi sessuali, è stata ricevuta in Vaticano daPapaFrancesco che ha rinnovato le scuse alla famiglia e rimarcato il massi mo impegno al contrasto del fenomeno in seno alla Chiesa cattolica.

    «È stato un incontro che è avvenuto dopo una mia lettera — racconta la signora Claudia — ho trovato grande
    conforto nelle sue parole per ché il Papa sin dalle prime battute concordavaconnoisu tutto quello che gli dicevamo, ringraziandoci di aver denunciato, appena ne sono venuta a conoscenza. Inoltre ha confermato il suo massimo impegno per far sì che certe cose non si ripetano mai più, soprattutto all’interno della chiesa cattolica.

    Che è poi quello che vogliamo noi familiari: tutto il dolore che abbiamo vissuto deve servire a qualcosa, deve essere utile per unfuturo diverso»

    Il Corriere

  • In diretta ADESSO la presentazione del “COORDINAMENTO Famiglie Sopravvissuti”

    In diretta ADESSO la presentazione del “COORDINAMENTO Famiglie Sopravvissuti”

    Executive Summary
    • Quale impatto sulla famiglia?
    • Livello di sostenibilità e condivisione
    • Risorse sociali e collettive
    • Quali differenze tra l’Italia e gli altri paesi
    • Affidabilità della “linea italiana” della Cei?

    Relatori:
    • Introduce – Francesco Zanardi – portavoce Rete L’ABUSO
    • Illustra il COORDINAMENTO – Cristina Balestrini – Responsabile e coordinatrice del gruppo Famiglie, membro dell’Ufficio Direttivo della Rete L’ABUSO
    • Aspetti psicologici – Dottor Dante Ghezzi – Psicologo, psicoterapeuta, supervisore Emdr, membro dell’équipe Tiama e membro del coordinamento italiano CISMAI
    • Intervento famiglie – Giovanna, Claudia, Yolanda, Luisa, Roberto, Silvio… sono alcuni dei familiari del coordinamento che interverranno con la loro testimonianza
    • Lo staff – Anna Ipata (sopravvissuta) e Daniele Colonnelli che seguono il progetto e la sua organizzazione.

  • Essere genitori non è facile.

    Essere genitori non è facile.

    Essere genitori di una vittima o sopravvissuto è ancora meno facile.

    Attraversi momenti di sconforto, di rabbia, vuoi piangere, sei deluso, senti un dolore profondo che “gli altri” non capiscono… ma in tutto questo c’è un filo conduttore: NON PUOI MOLLARE!

    Tuo figlio, tua figlia, il tuo familiare È PIÙ IMPORTANTE DI TE.

    Ci tenevo a fare questa piccola introduzione prima di presentarmi.

    Sono Cristina Balestrini, mamma di un sopravvissuto. Opero nel Direttivo della Rete l’ABUSO da diversi anni, e lavoro da più di 30 anni nel campo psichiatrico.

    Con Francesco Zanardi è da un po’ di tempo che ragionavamo sulla possibilità di creare un gruppo di familiari, proprio per riconoscere quel ruolo fondamentale e peculiare che assume una famiglia nella quale avviene un trauma così grande quale un abuso sessuale.

    Mio figlio ha fatto 4 tentativi di suicidio prima di conoscere la Rete.

    Poi c’è stata la svolta: è stato invitato a Berlino ad un incontro di sopravvissuti organizzato da Eca, dove ha potuto conoscere decine e decine di persone che avevano vissuto il suo stesso dramma, provenienti da tutto il mondo. Lì ha visto un muro sul quale vi erano tanti nomi. Ha chiesto chi fossero e gli è stato spiegato che erano nomi di vittime che non ce l’avevano fatta a convivere con il dolore di quello che avevano subìto. In quel momento mio figlio ha scelto: HA DESIDERATO CHE QUELLA LISTA NON AVESSE PIÙ ALTRI NOMI AGGIUNTI, ha fatto il “passaggio” da VITTIMA a SOPRAVVISSUTO.

    Ma non tutti riescono. Qualche settimana fa abbiamo seguito la vicenda della famiglia GIACOLETTO, la triste e drammatica vicenda che ci ha dato il LA per costituire il GRUPPO FAMILIARI.

    Personalmente ho conosciuto Alessandro e Cristina Giacoletto a Milano, due anni fa, durante un incontro al quale ha partecipato anche la Rete L’ABUSO, abbiamo pranzato insieme, abbiamo parlato parecchio.

    Il loro SUICIDIO mi ha profondamente scossa, ho immaginato la loro profonda solitudine e il dolore che non ha trovato un luogo dove essere depositato dopo il suicidio della loro figlia.

    È nato quindi questo GRUPPO DI FAMILIARI, oggi è qui presente una piccola rappresentanza.

    È un gruppo AUTONOMO, RISERVATO, formato da cattolici scontenti e delusi.

    È triste riconoscere che molti di noi hanno perso la Fede proprio a causa della chiesa stessa. Chiarisco meglio questo ultimo punto: a parte RARISSIME ECCEZIONI, tutti noi siamo passati dal considerare la Parrocchia come la nostra seconda casa, all’essere allontanati perché “persone sgradite”, soprattutto dopo aver denunciato il fatto. Qualcuno è anche stato minacciato e ha subìto “dispetti” per usare un eufemismo.

    Quindi VITTIME DUE VOLTE.

    Molti di noi hanno perso amici, siamo stati giudicati e additati proprio dalle persone che consideravamo una sorta di famiglia.

    Il copione della prima denuncia alle autorità ecclesiastiche per poi scoprire la totale inutilità, se non un danno nei nostri confronti, ci accomuna tutti.

    Giustamente ci si prende cura delle vittime, qualcuno riesce ad accedere a percorsi di cura specialistici, qualcuno CE LA FA, pur rimanendo una persona fragile e comunque affetta da un disturbo post traumatico da stress.

    E LE FAMIGLIE? Difficile spiegare e comprendere che il dramma di un ABUSO SESSUALE crea una vittima ma anche tante altre vittime nelle persone a lui vicine. La famiglia intera SOFFRE. Il DOLORE dei familiari è incompreso: “ce la devi fare, non puoi mollare, sempre e comunque”.

    ESSERE ACCANTO a un familiare che soffre è un dolore DOPPIO, un dolore che NON SAI DOVE METTERE. Anche noi familiari siamo dei SOPRAVVISSUTI.

    E ti è sempre più chiaro che può capirti DAVVERO solo chi ci è passato.

    Questa è la forza del GRUPPO: sapere che si parla la stessa lingua.

    Ci si può sostenere in una sorta di auto-aiuto. Ognuno ha la sua storia e il suo “percorso”, le sue fasi di malessere/benessere, il suo iter processuale… si può esprimere la propria rabbia, il proprio dolore, si possono condividere esperienze, chiedere consigli, sostenerci a vicenda. Si pensa ad iniziative e progetti.

    In Italia non ci risulta essere un altro Gruppo di questo tipo, e posso da qui confermare che è aperto ad altri familiari che volessero unirsi a noi. Ovviamente garantiamo riservatezza, e non vi è nessun obbligo. Qui ognuno deve potersi SENTIRE A CASA.

    Grazie.

  • Venerdì 7 ore 10,30 conferenza stampa e presentazione – COORDINAMENTO  Famiglie Sopravvissuti

    Venerdì 7 ore 10,30 conferenza stampa e presentazione – COORDINAMENTO Famiglie Sopravvissuti

    Le vittime e i sopravvissuti agli abusi hanno anche loro delle famiglie!
    Hanno madri, padri, fratelli, mogli e figli anche se nessuno ci pensa e, come loro sono vittime indirette di quanto hanno subito.

    Persone che da un giorno all’altro si trovano a dover supportare un famigliare vittima di un crimine violentissimo, senza però il tempo per maturare l’evento traumatico, in quanto devono per forza
    intervenire.

    Executive Summary
    • Quale impatto sulla famiglia?
    • Livello di sostenibilità e condivisione
    • Risorse sociali e collettive
    • Quali differenze tra l’Italia e gli altri paesi
    • Affidabilità della “linea italiana” della Cei?

    Relatori:
    • Introduce – Francesco Zanardi – portavoce Rete L’ABUSO
    • Illustra il COORDINAMENTO – Cristina Balestrini – Responsabile e coordinatrice del gruppo Famiglie, membro dell’Ufficio Direttivo della Rete L’ABUSO
    • Aspetti psicologici – Dottor Dante Ghezzi – Psicologo, psicoterapeuta, supervisore Emdr, membro dell’équipe Tiama e membro del coordinamento italiano CISMAI
    • Intervento famiglie – Giovanna, Claudia, Yolanda, Luisa, Roberto, Silvio… sono alcuni dei familiari del coordinamento che interverranno con la loro testimonianza
    • Lo staff – Anna Ipata (sopravvissuta – neuropsichiatra infantile alla ColumbiaUniversitydiNew York) e Daniele Colonnelli che seguono il progetto e la sua organizzazione.

    La conferenza è programmata per venedì 7 febbraio, ore 10,30 su piattaforma ZOOM e sarà trasmessa in diretta sul Portale della Rete L’ABUSO (in differita sui social).
    PRESS: solo per accrediti stampa accrediti@retelabuso.org
    Per INFO: 3927030000

  • CONFERENZA STAMPA – Al fianco dei figli scendono in campo le famiglie. Nasce il “COORDINAMENTO Famiglie Sopravvissuti”, dedicato alla famiglia Giacoletto

    CONFERENZA STAMPA – Al fianco dei figli scendono in campo le famiglie. Nasce il “COORDINAMENTO Famiglie Sopravvissuti”, dedicato alla famiglia Giacoletto

    “C’è un termine che congiunge le vittime di abusi con i genitori, è survivors.

    Siamo tutti dei sopravvissuti, ma non sappiamo fino a quando e, anche quelli che attualmente soffrono, sono ancora a rischio di suicidio se il loro dolore non viene visto, non viene riconosciuto e non viene condiviso.”

    …“C’è una bella frase che ho sentito… dice: Quando a una farfalla tocchi le ali smette di volare.”

    Cristina e Alessandro Giacoletto, genitori di Chiara

    EXECUTIVE SUMMARY

             Quasi fantasmi le famiglie dei sopravvissuti.

    Genitori che in un secondo si sono trovati catapultati e costretti ad affrontare qualcosa che nessuno è preparato ad affrontare, lo stupro del proprio figlio.

    Elementi fondamentali nel sostegno della vittima ma al tempo stesso anch’essi vittime, spesso nel dramma, isolate a loro volta da chi fino al giorno prima aveva pregato con loro ma oggi, diventati colpevoli di aver denunciato l’abuso.

    Famiglie cattoliche che avevano mandato in chiesa i propri figli perché avessero quell’educazione e che invece glieli ha resi stuprati.

    Una chiesa che li ha isolati, che ha affiancato chi accusato persino nei tribunali affossando la vittima, senza rendergli neppure il risarcimento umano della verità.

    Famiglie rimaste sole come Chiara, Cristina e Alessandro Giacoletto, prova di quanto la pedofilia possa arrivare a sterminare un’intera famiglia.

    Per questo nasce e si ispira ai Giacoletto il “COORDINAMENTO Famiglie Sopravvissuti”, perché questi eroi fantasma, i genitori dei sopravvissuti, possano non solo trovare un gruppo di persone che avendo subito le stesse esperienze possano sostenersi a vicenda, ma anche dare forza ai loro stessi figli e sostenerli.

    Al tempo stesso, il COORDINAMENTO concretizza finalmente, anche in Italia, un importante segnale di coscienza ed opposizione che parte da dentro la chiesa, ad oggi, tranne per il puntuale isolamento di chi denuncia, rimasta immobile, chiusa nel più assordante silenzio, quasi ignara che tutti “in un secondo”, potrebbero trovarsi anche loro catapultati…

                    La presentazione è programmata per venerdì 7 febbraio, ore 10,30 su piattaforma ZOOM e trasmessa in diretta sul Portale della Rete L’ABUSO (in differita sui social).

    PRESS: solo per accrediti stampa accrediti@retelabuso.org

    INFO: 3927030000

  • La tragedia e il coraggio dei genitori di Chiara Giacoletto. “A Milano per chiedere tutele. Ora hanno raggiunto la loro figliola”

    La tragedia e il coraggio dei genitori di Chiara Giacoletto. “A Milano per chiedere tutele. Ora hanno raggiunto la loro figliola”

    Milano, 28 dicembre 2024 –  Il ricordo di Francesco Zanardi, fondatore dell’associazione Rete L’Abuso, torna al 23 marzo 2023, quando i genitori di Chiara Giacoletto, che aveva subito abusi sessuali da parte di un parente da bambina e si era tolta la vita all’età di 28 anni, si presentarono nella sede milanese di Emergency e resero pubblica, per la prima volta, la loro storia. Nonostante il dolore, avevano scelto di dare il loro contributo alla petizione lanciata in quei giorni a Milano per chiedere maggiori tutele per i minori nell’Ue. 

    “Avevano scelto di intervenire – ricorda Zanardi – perché erano convinti potesse essere un contributo utile per sensibilizzare l’opinione pubblica, per arrivare a un cambio di passo sul fronte della prevenzione e delle tutele. Sono rimasto sconvolto per quello che è successo e, conoscendoli, credo sia stata una scelta presa razionalmente e pianificata, che va rispettata in tutta la sua tragicità”.

    Il medico di 64 anni Alessandro Giacoletto e la moglie 59enne Cristina Masera si sono tolti la vita insieme a Orbassano, piccolo comune alle porte di Torino dove abitavano. Per loro l’esistenza, senza la loro unica figlia, non aveva più senso. “Hanno vissuto un dramma enorme, che può colpire chiunque, e la famiglia è rimasta comprensibilmente sconvolta”, spiega Zanardi, che a sua volta subì abusi da minorenne e ha fondato l’associazione che tutela le vittime di violenze avvenute in ambiente ecclesiastico. “Questa tragedia deve invitare lo Stato a non abbandonare i familiari di persone che subiscono abusi – spiega – perché dopo il suicidio della figlia sono stati lasciati soli con la loro sofferenza e anche per noi è stato impossibile intervenire”.

    Nell’ambito della Rete L’Abuso è nato anche un gruppo dedicato proprio ai parenti delle vittime, con una ventina di famiglie coinvolte, diretto da Cristina Balestrini, la mamma di un giovane milanese che subì violenze da parte di un sacerdote. Quel giorno, il 23 marzo 2023, Alessandro Giacoletto e Cristina Masera avevano reso la loro drammatica testimonianza a Milano con la speranza di innescare un cambiamento. Gli abusi sessuali che la figlia Chiara aveva subito da bambina, commessi in casa da un parente “insospettabile” che negli anni successivi è morto, sono stati per lei “un cancro dell’anima”, raccontavano in un’intervista al Giorno.

    “Chiara era una splendida persona – ricordava il padre – amava la letteratura, la fotografia, lo sci alpinismo e l’arrampicata. Era sensibile, intelligente e bella”. L’autore delle violenze, un parente stretto che rimaneva spesso solo in casa con la bambina, deceduto per un tumore al polmone, “se fosse in vita non sarebbe perseguibile, a causa di una legge che fa cadere in prescrizione i reati di abuso dopo 10 anni”. Il 4 febbraio, giorno del suicidio di Chiara, “siamo morti anche noi”.

    https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/abusi-chiara-giacoletto-b813d9ac
  • La coppia che si suicida come la figlia, molestata da bambina da un parente. L’ultima intervista al papà: «Quell’uomo un assassino»

    La coppia che si suicida come la figlia, molestata da bambina da un parente. L’ultima intervista al papà: «Quell’uomo un assassino»

    Ripubblichiamo per gentile concessione dell’Eco del Chisone di Pinerolo l’intervista integrale al padre di Chiara Giacoletto, Alessandro. L’uomo è morto il 9 dicembre, a pochi giorni di distanza dalla moglie, per le conseguenze di un tentativo di suicidio nella loro casa, non reggevano la memoria della figlia suicida dopo un abuso subito anni prima.

    ORBASSANO – Chiara è andata via. L’ha fatto in una gelida sera d’inverno. Con un viaggio di sola andata ha deciso, in silenzio, di non tornare indietro. Sopraffatta da un peso troppo grande, ha aspettato che i suoi genitori uscissero a cena con dei loro amici per mettere in atto quanto aveva progettato. Ha assunto degli psicofarmaci e si è tolta la vita impiccandosi ad un termosifone a parete. In casa ha lasciato cinque lettere, destinate alle persone a lei care, chiedendo loro scusa per il suo gesto. Aveva solo 28 anni, un sorriso radioso e un amore per la montagna che la portava a scalare vette e rincorrere sogni.

    A pochi giorni dalla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, Giacoletto racconta la tragedia che ha distrutto la sua famiglia.
    E non si rassegna a considerare quello di Chiara un suicidio: «Oltre ai terribili casi che la cronaca ci espone a ritmo impressionante e che tutti conoscono e condannano – dice – esiste un mondo sommerso di situazioni esistenziali meno visibili, ma infinitamente più vasto. Mi riferisco alle donne che subiscono molestie o abusi in età infantile o adolescenziale, talora in contesti di degrado, talora all’interno di famiglie cosiddette “normali”. L’esperienza ci insegna che, fino a quando non si subisce in modo diretto un dramma, non è possibile comprenderne sino in fondo la profondità o l’intensità».

    Chiara ha deciso di farla finita al termine di una giornata apparentemente “normale”. A detta di papà Alessandro, somigliava molto – anche fisicamente – a Giulia Cecchettin, studentessa 22enne uccisa poco più di un anno fa dalle mani assassine del suo ex fidanzato. «Stesso sorriso solare, altrettanto bella e sognatrice». Amante dello studio e della letteratura, dopo una infanzia ed una adolescenza apparentemente “normali”, il suo malessere venne fuori solo nel 2016 alla età di 23 anni, quando la ragazza stava frequentando la facoltà di Medicina.

    «Venne alla luce con attacchi di panico, ansia, insonnia, incubi. Chiese aiuto. Venne supportata inizialmente da una brava psicologa, poi da un ottimo psicoterapeuta con la collaborazione di uno psichiatra del servizio pubblico e poi ancora da un’altra psicoterapeuta molto brava con cui Chiara aveva un rapporto di amicizia», ricorda il genitore.

    La giovane aveva trovato ascolto e conforto ma non era stata in grado di rompere completamente il muro del silenzio. E dietro il suo sorriso nascondeva un dolore antico, un grido soffocato che non riusciva a emergere. Le parole non dette l’hanno divorata dentro.

     Per anni, i suoi genitori hanno cercato di comprendere, di aiutare, di salvarla. Ma quel dolore, radicato in un’infanzia violata, era un abisso troppo profondo. Solo nel 2018 i suoi genitori avevano scoperto l’entità del suo dramma, leggendo un diario lasciato aperto quasi per caso. Una volta confidò a suo padre quel tarlo che le divorava l’anima: «Sarebbe meglio il cancro: quello potrei toglierlo, questo no».

    Da allora iniziò un calvario comune a tante famiglie, alla rincorsa di una speranza di riscatto e di salvezza. Chiara era stata vittima di molestie da bambina. L’aguzzino? Una figura familiare, una persona apparentemente insospettabile, un uomo che raccontava con leggerezza le sue vicende passate, ignorando il male che portava dentro e le violenze subite che aveva riversato su una bambina indifesa. «Come emerge dalle parole di Chiara e dalle testimonianze dei professionisti che l’hanno avuta in terapia, il responsabile era un parente insospettabile, che viveva con noi a Pasta di Rivalta, morto anni fa per un tumore ai polmoni». Come troppo spesso accade, il trauma era rimasto nascosto, sepolto sotto strati di vergogna, ricatti emotivi e paura. E quando il dolore era finalmente emerso, aveva già eroso troppo.

    Dopo il dramma di quella tragica notte di quasi tre anni fa, la famiglia Giacoletto ha deciso di vendere la propria quota della farmacia di Orbassano e devolvere il ricavato in beneficenza, anche per aiutare i bambini in Etiopia.

    Di fronte a una tragedia così grande, hanno scoperto non solo l’affetto di tante persone ma anche numerose dolorose narrazioni: «Storie mai raccontate fatte di silenzio e di dolore. Parole non dette che fanno parte di questo infinito mondo sommerso. Oggi vorrei dare voce a queste vicende. Suicidio è, in questi casi, un termine inesatto. Chi pone fine alla sua vita a causa di una violenza è vittima di un “omicidio psichico” e il suo aguzzino è un assassino. Ancora oggi, se il reato di abuso o molestia contro un minore è antecedente di dieci anni alla denuncia o al ricordo del fatto, questo cade in prescrizione e il responsabile non è perseguibile».

     Lo scorso anno i coniugi Giacoletto sono stati invitati alla sede di Emergency a Milano a sostenere una petizione europea per rendere giustizia ai sopravvissuti alle molestie subite in età infantile e adolescenziale. “Justice Initiative”, si chiama così la raccolta firme sostenuta dalla Fondazione Guido Fluri con la partecipazione delle “Rete l’Abuso” fondata da Francesco Zanardi, promossa per potenziare la difesa dei minori vittime di abusi. In quell’occasione il fotografo e psicologo Simone Padovani ha presentato la sua mostra itinerante “Shame European Stories”, una rassegna di 60 scatti in bianco e nero con i volti e i racconti di sopravvissuti: tra le immagini, anche quelle di Alessandro e Cristina, gli unici due genitori che hanno avuto il coraggio di affrontare pubblicamente un’esperienza estremamente dolorosa e dare voce a chi non c’è più.

    «Quando a una farfalla si toccano le ali, smette di volare», dicono.
    Oggi loro due si sentono delle “ombre” che hanno smesso di vivere quella sera di febbraio. Ma il loro desiderio è che a nessun’altra farfalla venga impedito di librarsi in cielo. E che il dolore possa trovare parole e salvare altre vite. Chiara non c’è più, ma la sua storia è un grido potente che non può passare inosservato.

    Paolo Polastri

    https://torino.corriere.it/notizie/cronaca/24_dicembre_26/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-l-intervista-del-padre-poche-settimane-fa-quell-uomo-57d64b2c-e425-4863-8526-a6dc35586xlk.shtml